Teste di minchia part 12 – Un dialogo con uno delle Risorse Umane

Cari amici, mi sono trovato a leggere un articolo scritto da uno che lavora nel campo delle Risorse Umane.

Premettiamo che da tecnico ho sempre avuto un rapporto particolare con quelli delle Risorse Umane (HR). Mentre il tecnico parla di macchinari, di costi, di pezzi di ricambio e di consumi energetici, lo HR ammorba la minchia con cose utilissime tipo sinergia, empowermentnetworking e domande stile “che tipo di dinosauro vorresti essere?” Forse avrete capito che il mio rapporto con le HR è problematico. Mettiamola così:

 

Questo sono io
Questi sono gli addetti alle HR. Chiaro, no?

 

 

L’articolo in questione era questo:

https://nichilismomonamour.wordpress.com/2017/03/25/il-lavoro-e-la-forza-dei-legami-deboli/

Per chi non avesse lo stomaco di leggerlo, in generale dice che la raccomandazione è una cosa buona e giusta, dato che una percentuale molto alta di raccomandati viene chiamata al colloquio di lavoro, oltre ad avere più successo al colloquio.

Ma in nome di San Giuseppe santo patrono dei mariti cornuti e dei segaioli, siamo nel ventunesimo secolo del cazzo e mi trovo a leggere puttanate simili? Proviamo a fare opera di carità, facciamo finta di trovarci di fronte a un addetto alle HR e di dovergli spiegare come funzionano le cose al di fuori dei suoi sogni malati causati dallo sniffare continuo di bianchetto e di toner da stampante.

Il dialogo

Addetto alle HR

Ciao, sono Gianpiero Brambilla, milanese doc e addetto alle HR! Penso che l’inserimento dei raccomandati sia una cosa buona, dato che le statistiche mostrano che i raccomandati hanno più successo ai colloqui. Abbiate pietà di me se non ho capito un cazzo delle statistiche, sono laureato in Psicologia! E’ già tanto se so contare fino a dieci!

Lavoratore non raccomandato

Tranquillo, Gianpiero, siamo qui per aiutarti! Allora, il fatto che i raccomandati vengano ammessi ai colloqui e che li passino più dei non raccomandati vuol dire solo che il Manager (di solito un coglione tale da fare sembrare te una persona intelligente) si fida della raccomandazione e non sa valutare il candidato, o non ha voglia di farlo. Oppure, deve assumerlo perchè sennò quello che gli ha “referenziato” il candidato si incacchia.

Ah, davvero? Rimane il fatto che le referenze vengono usate da tantissime aziende nel mondo anglosassone! Inoltre, nessuno lascia una referenza sbagliata per non fare brutta figura! Il sistema delle referenze è razionale!

La razionalità direbbe che proprio perchè questo sistema viene usato nel mondo anglosassone non andrebbe usato in un paese civile. Ma veniamo al punto: assumere un raccomandato significa trovarsi in ditta uno che non può essere licenziato per non fare uno sgarbo a quello che lo ha “presentato”. Come risultato, avrai un lavoratore che se la prende comoda, che avrà le promozioni e gli incarichi prestigiosi perchè si, e che non potrà mai essere punito o rimproverato quando farà cazzate. Questo aumenta il carico di lavoro su tutti gli altri lavoratori, facendo perdere produttività all’azienda.

Ma ma ma ma… Col sistema delle raccomandazioni si perde molto meno tempo con lo screening dei candidati e dei curricula!

Fare lo screening dei candidati e dei curricula è proprio il tuo lavoro. Capisco che non hai voglia di lavorare perchè sei un obeso di merda e hai a malapena il cervello per laurearti in Psicologia, ma almeno il tuo lavoro, fallo! A parte l’aspetto morale della faccenda, se assumi il raccomandato stai lasciando a casa una persona più qualificata e motivata del raccomandato, facendo perdere altra competitività all’azienda.

Che c’entra? Io faccio il mio lavoro! Non è compito mio rendere l’azienda competitiva!

Ti capisco. Mi rendo conto che ti sei laureato in Psicologia e hai scelto la carriera delle HR proprio perchè sei troppo obeso, stupido e patologicamente pigro per fare un lavoro vero. Fatti dire un’ultima cosa. Secondo te, tutti i lavoratori capaci e competenti che avete lasciato a casa per assumere incapaci raccomandati, dove sono finiti?

Ah, lo sai? Ti prego, dimmelo! Sono mesi che cerco qualcuno che sappia fare il suo lavoro! Metto annunci dappertutto, mi rispondono solo sedicenni con la terza media e laureati al DAMS!

SONO ANDATI TUTTI ALL’ESTERO! E COL CAZZO CHE TORNERANNO! SUCA STA MINCHIA, TU E LA TUA FABBRICHETTA DI MERDA PIENA DI INCAPACI RACCOMANDATI! IL GIORNO IN CUI FALLIRETE E SARETE RILEVATI DAI CINESI PER DIECI EURO IO MI FARO’ LE MIGLIORI RISATE!

Non ho capito un cazzo.

Tranquillo, non mi aspettavo altro da te. Con questo, abbiamo finito. Grazie per l’intervista.

Grazie a te.

Conclusioni

Si dice che le Risorse Umane siano cancro, ma ciò è sbagliato. Non sono cancro, sono cancro misto a Ebola, AIDS e peste bubbonica! Quando il responsabile alle HR dice tranquillamente che preferisce affidarsi alle raccomandazioni invece di smuovere il culone elefantiaco dalla seggiolina e valutare il candidato per quello che vale (ossia fare il cazzo di lavoro per cui viene pagato), vuol dire che si può tranquillamente sostituire il reparto HR delle ditte con uno scimpanzè morto. I rest my case.

Per i laureati in Psicologia qui presenti: sono sicuro che non avete capito un cazzo. Eccovi un bel paio di tettone per distrarvi.

Post Scriptum

Incredibilmente, lo HR mi ha risposto, dicendo che non ho capito la differenza tra il “raccomandato” e il “referenziato”. Secondo lui in un sistema sano il “referenziato” è una cosa differente dal raccomandato, ossia è una persona che ha avuto l’aggancio per entrare ma quando si trova dentro viene trattata alla pari degli altri.

In tanti anni, tutti i “referenziati” che ho visto erano anche dei raccomandati intoccabili che mandavano in merda l’azienda. Ciò vale sia per l’UK che per l’Italia. Non escludo che possa esistere un “referenziato” non raccomandato, e che in caso non sarebbe la sciagura che è. Io non ne ho mai visto uno.

10 thoughts on “Teste di minchia part 12 – Un dialogo con uno delle Risorse Umane

  1. Mi par di ricordare che anche il Sommo avesse lavorato alle risorse umane. Lui che però era speciale specialissimo, invece di essere laureato in psicologia era semplicemente una testa di cazzo che discriminava qualunque lavoratore italiano per sua stessa ammissione. Non dico che sia un male di per sé discriminare gli italiani, lo farei anche io se vivessi all’estero, ma ci vuole se non altro l’onestà di ammettere che discrimini l’italiano perché sì, è un tuo pregiudizio fondato o meno che sia, invece di inventarsi i peggiori pretesti deontologico-tecnici per giustificarsi come faceva lui. Dai suoi discorsi in pratica non contavano tanto le tue competenze quanto la tua capacità di raccontare te stesso, la tua motivazione, la fedeltà alla mission aziendale e tutte queste altre puttanate che qualunque faccia di merda con un passato da venditore porta a porta potrebbe snocciolare. E secondo lui gli italiani non ce le avevano mentre tutti gli altri sì. Sono cose che mi fanno un po’ incazzare, perché se veramente hai la minima idea di come funzioni il mondo del lavoro, specie in Italia, allora dovresti sapere meglio di chiunque altro che i lecchini e i paraculo sono sempre quelli che si presentano meglio e che parlano bene ma quando poi bisogna passare ai fatti non sono capaci di fare un cazzo. E in Italia se c’è una cosa sovrabbondante in qualunque azienda è proprio questo genere di persone.

    Mi sa che l’essere fondamentalmente uno stronzo con manie di grandezza, pieno di idee distorte e convinto di saper entrare nella testa altrui è una caratteristica che viene richiesta a tutti quelli delle HR, laureati in scienza dello strizzamento cerebrale o meno.

    1. Non saprei, ho perso il conto delle palle del Sommo. Alla fine lo prendo come un bel romanzo di uno scrittore cazzaro: bello da leggere, se lo si prende come un romanzo e non come LA VERITA’ SUPREMA.

      1. wtf, avevo citato questa parte, deve essersi imputtanato l’html:

        Mi sa che l’essere fondamentalmente uno stronzo con manie di grandezza, pieno di idee distorte e convinto di saper entrare nella testa altrui è una caratteristica che viene richiesta a tutti quelli delle HR, laureati in scienza dello strizzamento cerebrale o meno.

  2. ho letto sia il suo articolo che la discussione fra voi due. Se si considera che c’è una differenza fra referral e raccomandazione, allora ha ragione lui.
    io comunque da aspirante lavoratore (cioè che sto studiando e sto cercando di reinventarmi in un altro settore) mi chiedo come cazzo dovrei fare per farmi conoscere “da zero”. Non è necessariamente semplice come creare un “legame debole”.

      1. E se mia nonna avesse le ruote sarebbe una bicicletta. Ma diocane, e’ ovvio che un referral sia una cosa giusta. Il problema e’ che nel mondo reale referral significa raccomandazione.

        1. si ma solo in Italia perché sono raccomandati bocchinari nel cuore e nell’anima. Un po’ come la madonna, dalla quale evidentemente prendono esempio di virtù

    1. Minchia, oggi ho scoperto di avere pure la laurea tecnica! Grazie, non lo sapevo! Piuttosto, i miei migliori auguri a te, laureato umanistico! Quelli come te sono i migliori laureati! E’ vero che il laureato umanistico medio puo’ permettersi di mangiare quasi tutti i giorni e di solito non deve neanche lavorare come webcam boy gayo sadomaso per pagare l’affitto?

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