2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.51 – L’Islam è compatibile con la democrazia?

2.51 L’Islam è compatibile con la democrazia?

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! – Corano, 8.12[1]

L’Apostolo di Allah disse: “Sono stato reso vincitore dal terrore inflitto al cuore del nemico” – Hadith Bukhari[2], Volume 4, Libro 52, Numero 220

Colui che semina il terrore negli altri vive egli stesso continuamente nella paura.” – Claudiano, poeta latino

A volte sono infastidito dal dovere passare un sacco di tempo a confutare l’Islam, un’ideologia malata fino al midollo che dovrebbe essere irrilevante nel ventunesimo secolo. Però c’è un lato positivo: il confronto con l’Islam ci costringe ad affrontare i difetti della nostra stessa società. Ad esempio, ci ha fatto notare come il nostro sistema educativo e i nostri media siano pieni di odio anti occidentale e di idiozie ideologiche, lasciti della rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70[3], che ci hanno reso incapaci di percepire l’Islam come la minaccia che è. Quindi, prima di chiederci se l’Islam sia compatibile con la democrazia, dobbiamo chiederci quali siano le condizioni per fare funzionare un sistema democratico.

Quali sono le forze e le debolezze di un sistema democratico? Cosa sono le “libertà democratiche”? Suffragio universale è sinonimo di libertà? Con “democrazia” si intende la capacità di un popolo di influenzare le politiche del proprio governo tramite mezzi non violenti, ma questa è solo una definizione astratta. Nelle città stato dell’antica Grecia solo un decimo della popolazione aveva diritto al voto. La democrazia descritta nella Repubblica di Platone è vicina all’anarchia. Platone metteva in evidenza i difetti del sistema democratico, senza dubbio seguendo l’esempio del suo maestro Socrate che criticava gli ateniesi quando qualcuno usava i trucchetti retorici per arrivare al potere. Le critiche di Socrate gli valsero un’accusa di avere “corrotto i giovani”, un processo e una condanna a morte. Questa esperienza portava Platone a definire la democrazia ateniese come un sistema di governo ingiusto. Platone vedeva un governo giusto sotto la guida di una casta di filosofi o di un re-filosofo. Nel suo “mito della caverna”, le persone erano incatenate in una caverna con un fuoco dietro di loro. Queste persone scambiavano le ombre sulle pareti della caverna per la realtà. Secondo Platone, il compito del regnante era illuminare le masse e mostrare la realtà dietro le ombre.

Nel suo libro “Politica”, Aristotele[4], criticava il sistema democratico e descriveva i vari metodi di governo:

“Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politica. (…) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.”

Tutti i tipi di governo hanno la possibilità di essere corrotti in tirannie e in abusi di potere. Platone non capiva che sarebbe stato possibile istituire regole per attenuare gli effetti negativi della democrazia, anche se non per eliminarli del tutto. Anche i padri fondatori della costituzione americana erano scettici riguardo alla democrazia diretta e temevano che sarebbe degenerata in un governo della plebaglia. Il loro ideale era una repubblica costituzionale con una democrazia rappresentativa definita dalla costituzione. I cittadini sarebbero stati governati dalla legge, impedendo così alla maggioranza di tiranneggiare sulle minoranze. John Adams chiamava questo governo un “governo dato dalle leggi, non dalle persone”.

La Costituzione americana si era ispirata al pensatore francese illuminista Montesquieu, famoso per la sua teoria della separazione del potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, con sistemi per evitare che ognuno dei tre rami potesse prendere il sopravvento sugli altri. Gli Stati Uniti hanno una forte separazione tra i poteri, mentre gli stati europei hanno democrazie parlamentari con meno separazione in cui il governo (potere esecutivo) dipende dalla legislatura. La democrazia con questi sistemi di controllo ha funzionato decentemente bene, ma come tutte le invenzioni umane non è perfetta. Il sistema ha i suoi critici. Nel suo libro How the West Was Lost[5], Alexander Boot descrive i difetti dell’occidente moderno. Non sono pienamente d’accordo con lui, ma alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti.

Ad esempio, per lui nel mondo greco-romano la parola “democrazia” aveva le stesse implicazioni di quello che noi chiameremmo un “governo della mafia”. “I padri fondatori della repubblica americana non hanno mai usato quella parola, così come non l’ha mai usata Lincoln. Un cittadino francese o britannico vive una vita completamente controllata da un governo centrale che agisce al di fuori del suo controllo. Il cittadino paga metà del suo stipendio a uno stato che incrementerà sempre il suo potere pur di estorcergli altri soldi. Lo stesso cittadino apre il giornale e ogni volta scopre che lo stato gliene ha fatta un’altra, che si tratti di distruggere l’educazione dei suoi figli, alzargli le tasse, decimare le forze armate che lo proteggono, chiudere il suo ospedale o lasciare libero un assassino. In breve, se definiamo la democrazia come una condizione che permetta agli individui di esercitare la loro libertà di scelta, allora la democrazia col suffragio universale non mantiene questa promessa.”

Boot descrive il pericolo proveniente dalle leggi censorie del Politically Correct: “Le leggi contro il razzismo non servono a punire atti criminali. Servono ad affermare il potere dello stato nel controllo dei pensieri e delle opinioni dei cittadini, oltre che delle loro azioni. Uno stato capace di perseguire una persona per i suoi pensieri potrà perseguirne migliaia, e lo farà appena sarà abbastanza potente per farlo. Possiamo predire che in una decina di anni sempre più persone in Europa e in Nord America saranno mandate in prigione non per avere fatto qualcosa di sbagliato, quanto per avere avuto un’opinione sbagliata.”

Lee Harris[6], autore di “The Suicide of Reason”, si chiede quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della ragione moderna. La domanda fatta da Johann Herder è:

Quale tipo di cultura ci vuole per creare un pensatore critico come Immanuel Kant? Quando Kant ha scritto la Critica della ragion pura ha demolito sistematicamente tutte le prove tradizionali dell’esistenza di Dio, eppure non è stato fatto a pezzi dai credenti di Koningsburg.”

I cinici potrebbero dire che non lo hanno fatto perchè non hanno capito quella tesi di ottocento pagine, di certo non facili da leggere. Rimane il fatto che Kant ha potuto scrivere la sua tesi nell’Europa ottocentesca, e che sarebbe stato ucciso se avesse provato a scrivere nel mondo musulmano. Questa è una delle ragioni per cui la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica sono avvenute in Europa e non nel mondo islamico. Quindi, come vengono trattati i liberi pensatori nell’Europa occidentale del ventunesimo secolo? Nel mio paese il garante per l’uguaglianza tra i sessi è diventato il garante contro le discriminazioni. I suoi doveri includono la vigilanza contro le discriminazioni verso altre culture e religioni. Chi viene accusato di queste discriminazioni deve fornire prove della sua innocenza. Questa istituzione è un’inquisizione multiculturalista, la negazione della verità in favore di una menzogna ideologica. Galileo Galilei ha dovuto subire lo stesso trattamento secoli fa. L’inquisizione moderna non potrà uccidere, ma potrà rovinare una carriera e una vita professionale, il tutto per avere osato affermare che non tutte le culture sono uguali. Cosa è successo alla libertà negli ultimi duecento anni? E’ possibile che Kant, che viveva in uno stato tedesco senza democrazia, potesse criticare gli aspetti basilari della religione locale, mentre nell’occidente del ventunesimo secolo ci sono conseguenze sociali e legali per avere criticato altre religioni e altre culture? La libertà di coscienza e di parola non sono una conseguenza automatica della democrazia. Ci serve un nuovo illuminismo per riempire il vuoto causato dalla Political Correctness.

Ho steso una lista di condizioni per un sistema democratico funzionante:

Ci deve essere un popolo, ossia un gruppo di persone con un legame che prescinda dalla politica. Questo legame deve includere qualcosa in comune tra i cittadini e un rapporto di fiducia tra i governanti e il popolo. Ci deve essere un sistema di sanzioni per permettere al popolo di rimuovere politici incompetenti o corrotti. La crescita delle istituzioni sovranazionali ha indebolito il legame tra i membri dell’elitè e gli stati nazionali che sono chiamate a rappresentare. Il popolo è stato diluito dal multiculturalismo e dall’immigrazione. Nel popolo ci deve essere libertà di parola assoluta, con la possibilità di discutere di tutti gli argomenti. Per vari motivi, questa libertà ora non esiste più. Gli attivisti della sinistra chiedono una censura formale e informale di tutti gli argomenti seri. Nel frattempo, i media non fanno più da contrappeso ai politici dato che sono dalla stessa parte. Nel popolo, la presenza musulmana deve essere minima. L’Islam è nocivo alla società democratica per vari motivi che spiegherò più avanti. Uno di questi è la paura di attacchi fisici contro coloro che criticano l’Islam. Il clima di terrore impedisce ogni possibilità di tenere un discorso libero e civile. Un altro motivo è il risentimento causato dalle continue richieste dei musulmani per leggi speciali e trattamenti di favore. Un altro motivo è dato dalle discriminazioni verso i non musulmani, anche verso quelli che non criticano l’Islam. Questo comportamento aggressivo è parte integrante della Jihad. L’entità territoriale che ospita il popolo deve controllare i propri confini. Una nazione che non riesce a distinguere tra cittadini e non cittadini cesserà di funzionare.

Quello che fa paura di questa lista di condizioni è che ormai nella società europea queste condizioni non esistono più. Non siamo cittadini ma sudditi, vittime di un destino scelto da altri. Siamo cittadini solo se possiamo influenzare il modo in cui si spendono i soldi delle nostre tasse. Siamo sudditi se paghiamo tasse che altri decideranno come spendere. Il controllo dei confini e la sovranità della nazione sono condizioni indispensabili. Non ha senso avere un processo democratico se un’autorità esterna può decidere al posto nostro. Questa nozione di sovranità è stata distrutta dall’influenza delle Nazioni Unite e dalle leggi internazionali. Non si può avere sovranità in un’Europa in cui il settanta per cento delle leggi vengono decise dall’UE. I parlamenti nazionali sono ridotti a figure insignificanti. Si può affermare che le nazioni europee non sono più democrazie in senso stretto. Gli europei hanno diritto al voto, ma non hanno democrazia e non hanno nemmeno un poco di libertà.

Come mai l’Unione Europea non è democratica? Primo, per la sua estensione, secondo per l’enorme strato di burocrazia che si porta dietro. Nel suo libro The Road to Serfdom, lo scrittore F.A. dichiara che[7]:

Come possiamo preservare la democrazia o portare avanti lo sviluppo se le decisioni vengono prese da un’organizzazione troppo grande per essere compresa dalla persona media? La democrazia funziona solo se c’è una possibilità di autogoverno locale per i cittadini e per i leader locali. Quando la scala della politica diventa così grande che le conoscenze richieste per capirla sono appannaggio esclusivo della classe burocratica, essa perde di vista il senso di responsabilità verso i problemi dell’uomo comune.”

Non è solo una faccenda di dimensioni, dato che lo stesso sistema funziona meglio negli USA. La causa principale per la perdita della democrazia in Europa è la mancanza di freni al potere degli organi UE. Nel 2006[8], la European Court of Auditors, ossia il garante finanziario UE, si è rifiutata di approvare il bilancio UE dato che era pieno di ruberie e di errori. Ciò è avvenuto per dodici anni di fila. [9]. Metà dei progetti finanziati dalla Commissione Europea non sono stati monitorati correttamente. Queste storie di corruzione non appaiono nei media europei. La Commissione Europea è il “governo” UE, ossia il governo di circa mezzo miliardo di persone in tutta Europa, eppure non è riuscita a tenere i conti del bilancio per dodici anni di fila. Una cosa simile sarebbe stata impensabile negli USA. La Commissione Europea riesce a evitare di rispondere dei propri errori dato che non è controllata da nessuno, ed è stata progettata così fin dall’inizio. Così come il Politburo della vecchia URSS, la Commissione non deve rendere conto a niente e nessuno. Ovviamente è più facile mantenere una democrazia in uno stato piccolo e trasparente che in uno stato più grande. Nonostante ciò la Svezia, il paese europeo con le tasse più elevate, è la nazione più dittatoriale di tutte e non ha libertà di parola. Il problema della Svezia non è dato dalle sue dimensioni, quanto dal suo enorme apparato statale. Forse la democrazia ha bisogno di un limite all’influenza dello stato e della burocrazia. In uno stato tradizionale preindustriale, il regnante non aveva il consenso popolare, ma lasciava i cittadini in pace finché pagavano le tasse. Ciò non vale nelle nostre nazioni democratiche. Le nostre scuole sono piene di corsi che disprezzano la nostra cultura ed esaltano la “tolleranza” verso l’Islam. Abbiamo il divieto di insegnare la nostra cultura e i nostri valori ai nostri figli. Questa la chiamate libertà?

Øystein Djupedal[10], ex ministro dell’educazione e ricerca del partito socialista di sinistra norvegese, ha affermato pubblicamente che: “Penso che sia sbagliato dire che i genitori debbano crescere i figli. Hilary Clinton diceva che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma io penso che il villaggio dei nostri tempi sia l’asilo nido.” In Norvegia il ministro dell’educazione si occupa di tutta l’educazione, dagli asili alle università.

C’è una ragione cruciale per la mancanza di democrazia nell’Unione Europea, ossia l’inesistenza di un popolo “europeo”. Le persone in Europa si definiscono italiane, inglesi, polacche, spagnole e così via, ma non europee. Invece gli statunitensi si considerano prima di tutto americani, anche se il multiculturalismo incoraggia le doppie culture come la cultura afroamericana o asiatico-americana. Questo tipo di tribalismo culturale rappresenta una minaccia verso la democrazia americana. Se la maggioranza bianca decidesse di considerarsi europeo-americana ci sarebbe il crollo del paese. Il politico Carl I. Hagen[11] del Progress Party critica il fatto che un cittadino straniero sia alla guida dell’ufficio per l’immigrazione in Norvegia. Eva Joly, magistrato francese nata in Norvegia e nota per le sue battaglie contro la corruzione, critica Hagen: “Dare per scontato che la cittadinanza o la nazionalità di una persona influiscano sulla sua capacità di svolgere un compitò è un modo di pensare superato. Non pensiamo più in termini di nazione, quanto in termini di Europa o di mondo. Abbiamo il dovere di assumere gente da altri paesi.” La Joly ha cittadinanza francese e norvegese, ma si considera europea. Quando incarichiamo qualcuno di svolgere un compito importante, gli chiediamo di prendersi cura dei nostri interessi e non dei cosidetti “interessi globali”. Come possiamo dare la fiducia a qualcuno che non ha alcuna lealtà verso il nostro paese? Secondo il filosofo inglese Roger Scruton, i membri delle elites liberali non soffrono di xenofobia, ma di oikofobia, ossia paura e odio morboso verso la propria casa. Scruton scrive nel suo libro The West and the Rest: Globalization and the Terrorist Threat, che la caratteristica dell’occidente è la nostra idea di Stato[12]:

Lo stato personale è caratterizzato da una costituzione, dalle leggi e da rappresentanti con un mandato fisso. Le decisioni arrivano tramite un processo che può non essere completamente democratico, ma che include ogni cittadino e che ogni cittadino può influenzare. Gli Stati preferiscono negoziare piuttosto che costringere, e sono portati alla pace più che alla guerra. Lo Stato deve rispondere ai propri cittadini, e i suoi cittadini devono rispondere delle sue decisioni dato che hanno partecipato al processo politico.

Per fare funzionare questo processo democratico ci devono essere un legame e un’identità che vadano oltre il colore politico. Ci deve essere una comunità con degli interessi in comune. Ciò non vale nei paesi islamici, dove l’ideale è la comunità globale dei fedeli musulmani (Ummah) e il Califfato. I concetti come stato nazionale o integrità territoriale non hanno corrispondenti nella giurisprudenza islamica, cosa che spiega la difficoltà nello stabilire la democrazia nei paesi musulmani.

Secondo Scruton, lo stato personale occidentale è sotto attacco da due fronti. Le istituzioni sovranazionali stanno distruggendo il senso di comunità dall’alto, mentre l’immigrazione selvaggia lo sta distruggendo dal basso. L’UE, tra le altre istituzioni, sta “distruggendo velocemente le giurisdizioni territoriali e le identità nazionali che hanno legittimato gli stati europei fin dall’Illuminismo, senza sostituirle con qualcosa d’altro.” Anche se per gli individui del terzo mondo ha senso trasferirsi in Occidente, tale immigrazione sta distruggendo ciò che erano venuti a cercare:

I vantaggi politici ed economici che portano le persone ad immigrare in Occidente sono dovuti alle sovranità nazionali. Purtroppo tali sovranità possono resistere solo fino a che i confini sono controllati. Le legislazioni sovranazionali, insieme alla cultura del ripudio delle sovranità, stanno mettendo fuori uso le condizioni che rendono possibili le libertà occidentali.”

Scruton commenta che per la prima volta da secoli l’Islam si sta comportando come “un singolo movimento diretto verso uno scopo” e che “il fattore principale in questa unità è il processo di globalizzazione diretto dalla civiltà occidentale.” Secondo lui ciò è il risultato della prosperità occidentale, del sistema legale occidentale, del commercio bancario occidentale e del sistema di comunicazioni occidentale che ha permesso a gente da tutto il globo di comunicare le proprie idee. E’ ironico come la civiltà occidentale dipenda da un’idea di cittadinanza che non ha niente di globale, anzi si basa sulla sovranità territoriale e sulla giurisdizione locale, mentre l’Islam militante (del tutto sconosciuto in Occidente fino a pochi anni fa) dipenda da un’idea globale. La globalizzazione “permette all’islam militante di fare ciò che voleva fare fin dai tempi della sconfitta degli Ottomani.” Grazie alla globalizzazione ora esiste “una Umma globale, che si identifica attraverso i confini in una forma globale e che si attacca come un parassita alle istituzioni e alle tecnologie prodotte dal mondo occidentale.”

Scruton si pone due domanda difficili: La globalizzazione ha reso possibile una comunità musulmana globale, da sempre un ideale irrealizzabile per i musulmani? La globalizzazione ha messo in difficoltà le integrità territoriali degli stati nazionali? Se la risposta a queste domande è positiva, allora la globalizzazione ha aiutato l’Islam e indebolito le democrazie occidentali. Queste due domande sono difficili, ma per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare una risposta ad esse.

La globalizzazione non ha garantito la vittoria all’Islam. Alla lunga, è probabile che le possibilità di comunicare e l’esposizione alle critiche riescano a distruggere l’Islam, anche se potrebberlo renderlo ancora più pericoloso nel breve termine. L’Islam è compatibile con la democrazia? Il ministro di grazia e giustizia Piet Hein Donner[13] dice di no, chiedendo la messa al bando dei partiti che vogliono la legge islamica nei Paesi Bassi: “Per me è chiaro, se due terzi della popolazione volessero introdurre la Shariah domani, potrebbero averla.”

Questo dilemma si può risolvere affermando che la nostra piorità non è la democrazia intesa come elezioni in cui un voto vale uno, ma la libertà di opinione e di parola, il rispetto per i diritti di proprietà e delle minoranze, il diritto alle armi e all’autodifesa, l’uguaglianza davanti alla legge e lo stato di diritto (inteso come stato secolare), oltre ai principi di controllo del potere dei governanti e di approvazione popolare. Le elezioni possono essere un mezzo per arrivare a ciò, ma non sono di importanza vitale. Non dobbiamo confondere il fine con i mezzi.

Nella Sharia ci sono due concetti centrali, la blasfemia e l’apostasia, entrambe punite con la pena capitale. Queste leggi sono incompatibili con le idee fondamentali dell’occidente, ossia libertà di parola e di pensiero. La Shariah è la negazione della democrazia. Inoltre, la Shariah è nemica del concetto di eguaglianza di fronte alla legge, dato che pratica l’ineguaglianza tra musulmani e non musulmani, uomini e donne, liberi e schiavi. Inoltre, la Shariah non fornisce alcuna protezione per le minoranze religiose, dato che i non musulmani sono costretti a essere disarmati e a vivere alla mercé dei capricci dei musulmani. Anche se l’Islam accetta l’idea di shura, il consulto, non lo ha mai formalizzato. Ciò significa che i governanti non hanno alcun limite al loro potere. Un despota islamico può fare assolutamente quello che vuole, a parte rifiutare apertamente l’Islam.

Secondo Salim Mansur[14], professore associato di scienze politiche presso l’università di Western Ontario, in Canada, “La democrazia in senso culturale è un’espressione del mondo liberale moderno, che pone l’individuo al centro morale della politica e della società (…) E’ il concetto di diritti inalienabili dell’individuo, diritti che devono essere protetti, curati e resi in condizione di funzionare. Ciò rende la democrazia un sistema moralmente differente dagli altri sistemi. Da questo punto di vista liberale, l’errore più comune quando si parla di democrazia è credere che sia un sistema di governo basato sul volere della maggioranza. Al contrario, la democrazia protegge i diritti degli individui, delle minoranze e dei malcontenti.” Questa definizione è l’opposto di una democrazia illiberale, una finzione di democrazia propagandata da una piccola élite al potere per legittimarsi e conservare la propria autorità

Il fatto che i musulmani vengano abituati fin dalla nascita all’idea che un non musulmano non possa godere degli stessi diritti dei musulmani è un grosso ostacolo alla fondazione di una democrazia in un paese musulmano. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo[15] intitolato “Reviving Mideastern Democracy: We Arabs Need the West’s Help to Usher in a New Liberal Age” a opera di Saad Eddin Ibrahim, presidente del Ibn Khaldun Center for Development Studies nel Cairo, arrestato varie volte per il suo impegno verso la democrazia in Egitto. Mr. Ibrahim pensa che ci siano buone possibilità di avere una democrazia in Medio Oriente:

“Nei decenni precedenti le autorità dicevano che la Germania, il Giappone, i paesi slavi e persino le società cattoliche non sarebbero mai state democratiche. Non sto parlando dei pregiudizi popolari, ma dell’opinione informata di studiosi di alto livello. Interi gruppi di esperti pensavano onestamente che ci fosse qualcosa nelle società tedesche, giapponesi, slave, o addirittura nel cristianesimo, che fosse radicalmente ostile alla democrazia e ai valori democratici.”

Secondo le parole del grande storico del quattordicesimo secolo Ibn Khaldun: “nelle comunità musulmane la guerra santa è un dovere sacro, data la natura universale della missione musulmana e dell obbligo alla conversione volontaria o forzata di tutta l’umanità.” Secondo Ibn Khaldun, nell’Islam la persona al comando della struttura religiosa deve occuparsi delle “politiche di potere”, dato che l’Islam ha l’obbligo di guadagnare il potere sulle altre nazioni (Muqaddimah[16], trans. Rosenthal, p. 183). Secondo Robert Spencer “queste non sono parole di tolleranza e di democrazia. Queste parole sono ancora vive nel mondo musulmano.”

Ibn Khaldun diceva riguardo ai cristiani: “Pensiamo di non dovere sporcare le pagide di questo libro [Muqaddimah] con discussioni riguardo alle miscredenze [cristiane]. In generale, esse sono conosciute. Tutto riguardo a loro è miscredenza. Ciò è stabilito nel nobile Corano. Discutere o confutare queste cose non è per noi. E’ loro destino scegliere tra la conversione all’Islam, il pagamento della tassa, o la morte.”

Secondo il Dr. Andrew Bostom nel libro The Legacy of Jihad (pagina 29), “Nella legge del governo islamico al-Mawardi (d. 1058), esamina le leggi relative alle terre e alle popolazioni infedeli sottomesse dalla Jihad. Questa è l’origine del sistema dei Dhimmi. La popolazione nativa infedele deve riconoscere la sovranità islamica sul territorio, sottomettersi alla legge islamica e accettare il pagamento della tassa. Al-Mawardi ricorda l’aspetto più significativo di questa visione della tassa sugli infedeli nella giurisprudenza islamica: la connessione tra essa e la Jihad. “Il nemico presenta un pagamento in cambio della pace e della riconciliazione.” Al-Mawardi distingue due casi: il primo è quando il pagamento è immediato e viene considerato come bottino di guerra, cosa che non previene la dichiarazione di un’altra Jihad nel futuro. Il secondo è il pagamento annuale e costituisce un tributo continuo che garantisce la sicurezza del pagante. La riconciliazione e la sicurezza valgono solo fino a che il pagamento viene continuato. Al cessare del pagamento, la Jihad ricomincia.

Ci sono anche altre limitazioni per i Dhimmi. Nel 2005[17] è stato rilasciato il permesso di costruzione per la prima chiesa cristiana nel Qatar dal settimo secolo. La chiesa è stata fondata su un terreno donato dall’emiro riformista, e non avrà una croce o un campanile, nel rispetto delle leggi islamiche che proibiscono l’esposizione della Croce da parte dei cristiani. Clive Handford, il vescovo anglicano del Golfo annuncia da Nicosia (Cipro) che “Siamo gli ospiti di un paese musulmano e dobbiamo essere rispettosi dei padroni di casa. Ma una volta che si entri nel centro, sarà inequivocabile che si tratti di un centro cristiano.” Il cristianesimo è stato spazzato via dagli stati del Golfo nei secoli successivi alla conquista islamica.

Persino in Malesia[18], un paese a maggioranza musulmana definito “moderato e tollerante”, centinaia di fedeli indù sono stati costretti ad assistere terrorizzati mentre operai musulmani hanno sfondato il soffitto del loro templio e hanno fatto a pezzi le statue delle divinità portate dagli immigranti indiani. “Siamo poveri, il nostro unico conforto era il nostro templio e ci hanno tolto anche quello.”, dichiara Kanagamah parlando in Tamil, la lingua parlata dai malesi di origine indiana e fede induista.

Le demolizioni sono indiscriminate, illegali e contro tutte le garanzie costituzionali di libertà di religione”, dichiara l’attivista per i diritti umani P. Uthayakumar. I templi e le altre strutture demolite erano abusive, ma le autorità hanno reso impossibile avere i permessi di costruzione per nuove strutture. Una comunità cattolica ha dovuto aspettare trent’anni prima di avere il permesso di costruire una chiesa. Cosa ci dice ciò riguardo alla libertà di culto? In verità, le autorità musulmane continuano a ragionare secondo le vecchie logiche Dhimmi, in base alle quali i non musulmani non possono costruire nuovi edifici di culto o riparare quelli esistenti.

Secondo Sita Ram Goel[18], l’Imam Hanifa “ha raccomandato che gli indù, anche se idolatri, vengano accettati come gente del libro e trattati alla stregua di ebrei, cristiani e zoroastriani sotto la legge dei Dhimmi. Ciò ha rappresentato un miglioramento per gli induisti, che hanno potuto salvarsi la vita e parte delle loro proprietà, anche se non l’onore e i luoghi di culto. Come Dhimmi, gli induisti potevano sopravvivere accettando il pagamento della tassa e condizioni di cittadini di seconda classe. Gli altri tre grandi Imam islamici, Malik, Shafi e Hanbal, fondatori delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, offrivano solo la scelta tra la conversione e la morte.”

Alcuni apologeti occidentali insistono nel dire che nel subcontinente indiano le ostilità sono reciproche. In questo caso, come mai i non musulmani in Pakistan sono stati spazzati via? Come mai i pochi cristiani e induisti rimasti soffrono abusi e oppressioni continue? La popolazione del Bangladesh[19] aveva circa un trenta per cento di non musulmani fino a pochi decenni fa. Oggi la percentuale è attorno al dieci per cento. Aggiungete il fatto che la forte natalità delle famiglie musulmane in India ha fatto si che il numero dei musulmani aumentasse. Secondo voi queste statistiche indicano “ostilità reciproche” o semplice persecuzione degli infedeli?

Nella provincia pakistana del Sindh i musulmani hanno l’abitudine di rapire ragazze di fede induista[20] e costringerle alla conversione. Le comunità induiste si sono ridotte a fare sposare prestissimo le loro figlie, oppure a farle emigrare in India, Canada o altrove.

“Avete mai sentito di una ragazza musulmana costretta a convertirsi all’induismo?[21] I musulmani stanno vincendo tramite l’intimidazione, stanno abbattendo una cultura terrorizzandola. I rapimenti delle ragazze costringono le comunità a scappare o a sottomettersi ai musulmani.”, dichiara l’attivista per i diritti umani Hina Jillani. In Pakistan gli induisti e i cristiani sono discriminati e costretti ad accontentarsi di lavori di basso livello e a non aspirare ad altro. Il complesso di superiorità dei musulmani è molto radicato: nel suo libro Milestones[22], l’egiziano Egyptian Sayyid Qutb scrive che “il cuore del credente deve essere sempre in uno stato trionfale”, anche di fronte alle avversità. “Significa sentirsi superiori agli altri anche quando si è in pochi, poveri e deboli, non solo quando si è in tanti, ricchi e potenti.”

“Quando il credente osserva gli insegnamenti dell’uomo antico e moderno e li paragona al suo sistema, gli appaiono come il brancolare dei ciechi o i giochi dei bambini al confronto con la perfeszione della legge islamica. Quando osserva con compassione gli errori e le sconsideratezze del resto dell’umanità, prova senso di trionfo verso i loro errori. Le condizioni cambiano, i musulmani perdono il loro potere e vengono conquistati, ma non perdono la consapevolezza di essere superiori. Se il credente rimane tale, guarda il suo conquistatore dall’alto in basso, sicuro del fatto che la sua condizione è temporanea e che la fede è come un’ondata inevitabile”

Oltre all’idea di supremazia musulmana, esiste anche un’idea di supremazia araba. Secondo Qutb[23], “Cosa sarebbero gli arabi senza l’Islam? Che ideologia potrebbero dare all’umanità se abbandonassero l’Islam? L’unica ideologia creata dagli arabi è la fede islamica, che li ha elevati al rango di signori dell’umanità. Se abbandonassero l’Islam non avrebbero più alcun valore nella storia. Ovviamente ci sono quelli che direbbero che Sayyid Qutb è “solo un estremista,” dato che le sue opere come Milestones o In the Shade of the Qur’an[24] hanno ispirato tantissimi jihadisti fin dalla sua esecuzione capitale per mano del regime di di Gamal Abdel Nasser nel 1966. Le idee di Qutb’s riguardo alla supremazia musulmana sono una delle basi dell’Islam.

Secondo Hugh Fitzgerald[25], “nell’Islam, una religione che afferma di essere universale e di trattare tutti i musulmani in maniera uguale, c’è un posto speciale per gli arabi.” Il Corano è scritto in arabo ed “è stato rivelato agli arabi, il popolo eletto. Il migliore degli uomini, Muhammad, era un arabo così come i suoi compagni. In teoria il Corano non andrebbe letto se non in Arabo (la versione originale dell’Arabo, non l’Arabo moderno o semplificato.) La recitazione coranica avviene in Arabo. Gli studenti in Indonesia o in Pakistan imparano a memoria versetti in Arabo, lingua che non conoscono o che conoscono male. Eppure, c’è gente che si fa guidare nella vita da un arabo del settimo secolo. (…) In Arabia Saudita vige la separazione: le cose sono separate tra “per musulmani” e “per non musulmani”, ma le cose per musulmani sono separate tra “per arabi” (prima classe) e “per non arabi (seconda classe). Ciò è evidente per tutti i musulmani non arabi che vivono in Arabia Saudita.”

Questo razzismo arabo è un’arma contro l’Islam che molti infedeli non conoscono: “Mostrare ai musulmani che l’Islam è solo un’invenzione araba volta a distruggere le altre civiltà è un modo per indebolirlo. Questo è particolarmente efficace verso i molti iraniani che non ne possono più della Repubblica Islamica, ossia quasi tutti.” In Marocco, gli attivisti si lamentano della poca influenza berbera[26] sulla politica e sull’economia: “Non siamo arabi, dateci la nostra vera storia”, cantavano centinaia di berberi marocchini durante le marce del primo maggio. I loro slogan erano scritti in lingua Tamazight con l’alfabeto berbero Tifinagh. I Berberi sono gli abitanti originari del Nord Africa, da prima dell’invasione araba del settimo secolo. La costituzione marocchina dice che il paese è arabo e che la religione è l’Islam. Non si conosce la percentuale di berberi, ma fonti indipendenti dicono che siano la maggioranza assoluta. Si stima che ci siano circa venticinque milioni di berberi in tutto il mondo, concentrati in Algeria, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria e Tunisia.

Le idee razziste dell’Islam stanno già venendo esportate in Europa. Nel 2005, a Copehagen, due uomini sono stati uccisi durante una rissa tra immigranti di seconda generazione. Secondo l’imam Abu Laban[27] (poi ritenuto responsabile per avere scatenato le violenze dei fanatici durante il caso delle vignette su Muhammad del giornale danese Jyllands-Posten) la sete di vendetta potrà essere spenta solo tramite il pagamento di 200,000 corone da parte della famiglia dell’assassino, un risarcimento paragonabile a quello stabilito da Muhammad nel Corano. L’idea di “legge del taglione” viene descritta nel versetto 2.178 del Corano: O voi che credete, in materia di omicidio vi è stata prescritta la legge del taglione: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo: questa è una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene, chi di voi, dopo di ciò, trasgredisce la legge, avrà un doloroso castigo.

Politiken, un giornale di sinistra multiculturalista danese, ha provato a scrivere che si dovrebbe considerare l’applicazione della legge del taglione. Per fortuna, l’opinione pubblica è stata contraria alla proposta. Ci sono almeno due problemi riguardo a questa forma di “giustizia” islamica. Il primo è che è un sistema in cui la giustizia si amministra tra famiglie, clan e tribù, non un sistema in cui la legge è regolata dall’autorità. Il secondo è che coinvolge i clan e le famiglie anche in faccende che riguardano i singoli individui. Avevamo un sistema di vendette tribali in Europa tempo fa, ma ce lo siamo lasciati indietro e i musulmani dovrebbero fare lo stesso. Il problema si ha quando tale sistema tribale cerca di infiltrarsi nel sistema giuridico europeo e i cittadini si trovano costretti a seguire le leggi tribali per difendersi. Molti danesi non capiscono che la legge del taglione non è solo antica e collettivistica, ma è anche profondamente ingiusta. I maschi musulmani sono gli unici membri a pieno titolo della comunità musulmana. Tutti gli altri valgono meno, e le differenze tra i pagamenti della legge del taglione lo dimostrano. Un tribunale saudita ha dichiarato che il valore della vita di una donna vale quanto il valore della perdita della gamba di un uomo. Il tribunale ha ordinato a un saudita di pagare il prezzo per l’omicidio della moglie di un siriano e per la perdita di entrambe le sue gambe. Il pagamento è stato tredicimila dollari per la vita della moglie e lo stesso ammontare per la perdita delle gambe dell’uomo. Sotto la Shariah la vita di un ex musulmano non vale niente dato che si tratta di un traditore e di un apostata che può essere ucciso impunemente. Il 9 Aprile 1992 il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si elencavano i prezzi di sangue per l’omicidio in Arabia Saudita:

100,000 riyals per la morte di un uomo musulmano
50,000 riyals per la morte di una donna musulmana
50,000 riyals per la morte di un uomo cristiano
25,000 riyals per la morte di una donna cristiana
6,666 riyals per la morte di un uomo induista
3,333 riyals per la morte di una donna induista

In un libro di scuola media saudita[28], si dice che “Il prezzo di sangue per un infedele libero è la metà del prezzo per un musulmano, sia che appartenga a uno del popoli del Libro o no. (…) Il prezzo di sangue per una donna è metà di quello di un uomo della sua stessa religione.” Come dice Ali Sina [29], “Secondo questa gerarchia, la vita di un uomo musulmano vale quanto quella di 33 donne induiste. Tale gerarchia si basa sulla definizione islamica di diritti umani presa dal Corano e dalla Shariah. Come possiamo parlare di democrazia se nell’Islam non esiste il concetto di eguaglianza?” Secondo Ali Sina, il sistema di governo islamico è paragonabile a quello fascista:

Centralizzazione dell’autorità sotto un dittatore assoluto investito da un dio.
Controllo socioeconomico su tutti gli aspetti della vita dei soggetti, anche quelli di fede diversa.
Opposizione soppressa tramite terrore e censura.
Belligeranza verso i non credenti.
Separatismo religioso.
Disprezzo verso la ragione.
Imperialismo.
Oppressione.
Dittatura.

Secondo Sina, “L’Islam è politica e l’islam politico è fascismo.” A Toronto, in Canada, i musulmani hanno mostrato il loro complesso di superiorità presso la Ryerson University [30]. Il gruppo studentesco più grande del campus, la the Muslim Students’ Association, ha preso il controllo della sala multiconfessionale. Eric Da Silva, presidente della Catholic Student Association, ha dichiarato che il gruppo ha cercato di usare la sala per dire Messa, ma gli è stato detto che la sala è stata data in “gestione continuata” agli studenti musulmani. Secono Da Silva “Nessuno si arrischia a mettersi contro i musulmani.” Il gruppo cattolico ha trovato un altro spazio dove dire Messa e il conflitto è stato risolto. La sala multiconfessionale è divisa tra maschi e femmine ed è decorata in stile islamico in modo da accogliere solo musulmani. Un gruppo universitario di controllo sulle discriminazioni culturali e religiose ha esaminato il campus, ma si è occupato solo dell’islamofobia. Raymond Ibrahim[31], bibliotecario presso la biblioteca del Congresso, parla dei fondamentalisti musulmani dal Los Angeles Times:

“Durante i giorni precedenti la visita di Papa Benedetto XVI presso Hagia Sophia a Istanbul, i musulmani e i turchi hanno espresso rabbia, paura e ansietà. Secondo il giornale turco Vatan, il rischio era che Benedetto avrebbe potuto causare un’ondata di furia fanatica in tutto il mondo musulmano se avesse provato a riappropriarsi un un centro del mondo cristiano caduto in mano musulmana. Sembra che solo l’atto di farsi il segno della croce o compiere un atto di devozione cristiana nella basilica di Hagia Sophia sia un sacrilegio. Tale basilica, costruita nel sesto secolo, è stata la chiesa più grande e più importante di tutta la cristianità. Dopo secoli di attacchi da parte degli arabi Costantinopoli è stata saccheggiata dai turchi e rinominata Istanbul. Le croci di Hagia Sophia sono state abbattute, le icone vandalizzate.”

I turchi hanno avuto poco di che preoccuparsi. Il Papa si è comportato come un bravo dhimmi durante le sue visite in Turchia. Ibraim crede che “L’Occidente fa di tutto per confermare queste idee. Facendo autocritica, offrendo scuse e concedendo accordi, tutte cose che il mondo islamico deve ancora fare, l’Occidente conferma che l’Islam gode di uno stato di privilegio.” La mancanza di consapevolezza riguardo al complesso di superiorità islamico rende impossibile esportare la “democrazia” in paesi islamici come l’Iraq.

Nel settembre 2005, il patriarca caldeo di Baghdad[32] ha dichiarato alle autorità irachene il suo timore per la possibilità di abusi contro i non musulmani. L’articolo 2.1(a) della costituzione afferma che: “Nessuna legge può andare contro le regole indiscutibili dell’Islam.” Il patriarca ha affermato che: “Ciò rende possibile approvare leggi che siano ingiuste verso i non musulmani.” Glyn Ford, europarlamentare britannico, ha unito la sua voce a quella dell’editore del Tribune Mark Seddon e a quella di Andy Darmoo, segretario di Save the Assyrians, per dare l’allarme riguardo alle condizioni dei cristiani assiri[33]: “I cristiani assiri non possono votare alle elezioni, hanno avuto le loro terre occupate, le loro chiese bombardate e le loro famiglia assalite. Non è il momento per la comunità internazionale di mobilitarsi per i loro diritti e i diritti delle altre minoranze?”

Un gruppo di musulmani ha rapito un bambino mandeo di sette anni[34], appartenente a una setta gnostica irachena, lo ha annaffiato di petrolio e arso vivo. Mentre il bambino urlava tra le fiamme, i musulmani cantavano “Brucia, lurido infedele!” Molte donne medico, poliziotte, giornaliste e reporter sono state uccise, dichiara Rajaa al-Khuzai, presidentessa del Iraqi National Council of Women. Le donne sono bersagli facili, specialmente quelle di alto profilo come lei. L’oppressione delle donne e dei non musulmani è sancita dalla Shariah ed è un fatto comune.

Anche se i cristiani sono meno del 4% della popolazione, sono il gruppo di maggioranza tra i rifugiati arrivati ad Amman in Giordania durante i primi mesi del 2006. In Siria, il 44% dei rifugiati iracheni sono cristiani. Questi rifugiati scappano da omicidi, rapimenti e minacce di morte. Il vescovo cattolico di Baghdad, Andreos Abouna, ha dichiarato che metà dei cristiani iracheni sono scappati dal paese dal 2003 a ora. In vent’anni non ci saranno più cristiani[35]. “Gli americani e gli inglesi avrebbero potuto proteggerci mentre le nostre chiese venivano bombardate, sarebbe stato un atto storico, ma non lo hanno fatto. Se ci avessero dato aiuti economici avremmo potuto proteggere tutte le famiglie cristiane a Mosul.”

Il presidente americano George W. Bush[36] ha dichiarato che se gli iracheni avessero votato un governo islamico lui lo avrebbe accettato: “Ne sarei dispiaciuto, ma la democrazia è democrazia.” Davvero, Mr. Bush?

Questo ci riporta alla critica platonica della democrazia come una forma di governo della plebaglia. Senza un sistema di controlli e di tutele, tale definizione è corretta. Benjamin Franklin diceva che: “La democrazia è quando due lupi e un agnello votano per decidere chi deve essere mangiato. La libertà è quando l’agnello è armato e contesta il voto!” Questo è il motivo per cui lui e i padri fondatori volevano che gli USA fossero una repubblica costituzionale, non una democrazia diretta. Stranamente, gli USA volevano esportare in Iraq un modello ingenuo di democrazia, lo stesso che era stato rifiutato dai padri fondatori dato che non assicurava abbastanza diritti e protezioni a minoranze e individui. Inoltre, non avevano neanche tenuto conto dell’Islam, religione che perseguita minoranze e individui per principio.

I non musulmani e le donne irachene stanno pagando questo errore con le loro vite[37]

Nel 1970 il futuro presidente bosniaco Alija Izetbegovic[38] stendeva una dichiarazione islamica in cui si diceva che “in generale un musulmano non esiste come individuo. Se vuole vivere come musulmano, deve creare un ambiente, una comunità, un sistema. Deve cambiare il mondo o farsi assimilare. La storia non ricorda alcun movimento veramente islamico che non fosse anche un movimento politico.”

Franz Rosenthal, studioso americano di questioni islamiche, diceva che “un islamico deve subordinare la sua libertà alle credenze, alla moralità e alle tradizioni del gruppo a cui appartiene (…) L’islamico non si deve aspettare di poter fare alcuna scelta su come sarà governato. In generale, il governo non consente a nessun cittadino di partecipare e non gli concede alcuna libertà effettiva.”

L’apostata ex musulmano iraniano Ali Sina[39] afferma che “la spersonalizzazione è caratterizzata da una diminuzione della coscienza del sé e dell’individualità. Nell’Islam l’individuo viene negato e la sua vita è integrata nella Umma. La spersonalizzazione riduce le inibizioni e le regole di comportamento dell’individuo, e contribuisce ai comportamenti collettivi delle folle urlanti, delle bande di delinquenti e delle rivolte urbane.” Secondo Sina, “è ironico come la natura brutale, repressiva e completamente irrazionale dell’Islam sia ciò che gli ha consentito di sopravvivere così a lungo.

Come scrive lo scrittore F.A. Hayek nel suo The Road to Serfdom:

“La nostra generazione rischia di dimenticare che la moralità non è solo una necessità della condotta individuale, ma che può esistere solo in un ambiente nel quale l’individuo è libero di scegliere volontariamente di rinunciare a vantaggi personali per una regola morale. Non si può essere buoni o cattivi in un ambiente nel quale non si è liberi di scegliere se sacrificare i propri desideri in cambio di ciò che è giusto. Le nostre decisioni hanno valore morale solo quando siamo liberi di sacrificare i nostri interessi per provare le nostre convinzioni. Anche se ci sono buone intenzioni o un’organizzazione efficiente, non si può mantenere la moralità in un ambiente in cui non ci sono responsabilità e libertà personali.”

Secondo un rapporto della polizia inglese[40] ci sono dieci volte più casi di corruzione tra gli agenti di polizia di cultura musulmana che tra i loro colleghi non musulmani. Secondo il rapporto, i pakistani in Inghilterra vivono in una cultura in cui assistere economicamente la propria famiglia è considerato un dovere, e in cui è normale prestare grosse somme di denaro tra parenti e amici. La conclusione è stata l’assegnazione di addestramento speciale anti corruzione per gli agenti di origine pakistana.

In Pakistan e in molti altri paesi musulmani, pochi cittadini pagano le tasse. Secondo la loro filosofia, che non da alcun valore all’individuo, il clan è tutto e lo stato è il nemico. Questa mentalità è alla base del comportamento degli immigranti da quei paesi, e porta nei paesi non musulmani la corruzione e la violenza tribale associata al mondo musulmano. Ali Sina[41] scrive che: “Abu Hamid Al-Ghazali, (1058 – 1111 CE) è probabilmente il più grande tra gli studiosi islamici. Nel suo libro ‘L’incoerenza dei filosofi’, attacca violentemente Aristotele, Platone, Socrate e gli altri pensatori greci definendoli come miscreditenti e corruttori della fede islamica. Per lui, Avicenna, il grande filosofo e fisico persiano dell’undicesimo secolo, era un razionalista che prendeva spunto dagli antichi greci. Ghazali ricordava l’incompatibilità tra fede e ragione, e l’impossibilità del sottomettere la fede alla ragione. Ghazali lodava la fede senza pensiero e la stupidità eletta a sistema di pensiero.”

I razionalisti islamici come i Mutazili ponevano la ragione al di sopra della rivelazione, ma la loro scuola è stata attaccata e distrutta dai fondamentalisti islamici del gruppo Ashariyya, a cui appartenevano i poeti al-Ghazali e Rumi. Rumi prendeva in giro i razionalisti e dichiarava nei suoi versi che il razionalista ha le gambe di legno.”

Secondo Sina[42] le “ basi della democrazia sono libertà di pensiero, libertà di parola, rispetto per le minoranze e separazione tra stato e religione.” L’occidente deve sostenere la libertà di parola e di pensiero sia sul proprio territorio che all’estero. “La gente deve avere la possibilità di criticare le idee della maggioranza senza temere per la propria vita. Non ci può essere democrazia senza libertà di espressione o senza opposizione. Prima di portare la democrazia nei paesi islamici bisogna proteggere quella che abbiamo a casa.”

Secondo Ibn Warraq, un altro apostata ex islamico[43], “L’islam è una ideologia totalitaria che vuole controllare la vita religiosa, politica e sociale di tutta l’umanità. Le vite degli islamici sono completamente controllate, e le vite dei non islamici controllate a tal punto da rendergli impossibile interferire con l’Islam. Non accetto alcuna distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico o terrorismo islamico. Data la natura totalitaria della legge islamica, l’Islam non da alcun valore all’individuo, che si deve sacrificare per il bene della comunità islamica. L’Islam è una ideologia collettivista.”

Molti ex musulmani come Ali Sina e Ibn Warraq scrivono sotto falso nome perchè l’Islam è una religione talmente ostile all’individualismo e alla libertà di parola, che il crimine peggiore per un musulmano è quello di cambiare religione e criticare l’Islam. Lasciare l’Islam è un atto punito con la pena capitale. Lo scrittore Ibn Warraq scrive nella sua antologia Leaving Islam – Apostates Speak Out[44](p. 31):

L’apostasia è un tradimento ideologico, che viene dall’ostilità e dall’ipocrisia. Il destino di una persona nata con un handicap è diverso da quello di uno che ha dovuto subire un’amputazione per via di una malattia. L’apostasia di un musulmano nato in una famiglia musulmana è una malattia pericolosa, contagiosa e incurabile per il corpo della comunità (umma), che minaccia la salute delle persone. Gli apostati sono come degli arti infetti che devono essere amputati.”

La pena di morte per gli apostati è confermata dai testi islamici, Hadith e Corano. Il versetto 4:89 dice che:

Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati,

Il commento al Corano di Kathir (1373) di questo versetto conferma la pratica dell’uccidere gli apostati, dato che sono miscredenti che hanno manifestato la loro miscredenza e meritano la morte. Le hadith accettano la pena di morte senza problemi. Ad esempio, nella raccolta delle hadith di Bukhari, Mohammed afferma “uccidete chi cambi la sua religione.” Secondo il Dr. Andrew G. Bostom, tutte e quattro le scuole di giurisprudenza Sunnita[45] (Maliki, Hanbali, Hanafi, e Shafi’i), sono d’accordo con i giuristi Sciiti nel dire che gli apostati vanno messi a morte. Il filosofo aristotelico e giurista malikita Averroè dava la sua opinione legale riguardo al trattamento da riservare agli apostati (vol. 2, p. 552):

“Un apostata deve essere giustiziato immediatamente, dato che il Profeta ordinava di uccidere chi cambiava la sua religione. Prima dell’esecuzione si deve chiedere all’apostata se intende pentirsi.”

Questa opinione non è limitata alla giurisprudenza medievale. Il manuale di legge islamica del 1991 Umdat al-Salik, approvato dalla Islamic Research Academy di Al-Azhar, il centro culturale più importante del mondo sunnita, afferma che:

Lasciare l’Islam è la forma di miscredenza più brutta e la peggiore. Se una persona adulta e sana di mente lascia volontariamente l’Islam, deve essere uccisa. In questo caso è obbligatorio chiedergli se vuole pentirsi e ritornare nell’Islam. Se accetta, dovrà essere risparmiato. Se si rifiuta, deve essere ucciso immediatamente.”

Ne 2003, la scrittrice egiziana Dr. Nawal Al-Sa’dawi[46], nota per il suo nazionalismo arabo e per le sue idee femministe, ha chiesto la revoca dell’articolo della Costituzione egiziana che dichiara l’Islam come religione di stato, dato che “abbiamo i cristiani copti tra noi. La religione è una faccenda tra uomo e Dio, quindi nessuno ha il diritto di imporre la sua fede, il suo Dio e i suoi rituali su altri.” Secondo lei, la cosa più importante è la lotta politica e militare contro gli USA e contro Israele.[47]

Ci sono state varie reazioni contro i commenti della Sa’dawi, ma il capo del fronte dei chierici di Al-Azhar, il Dr. Abd Al-Mun’im Al-Berri, ha dichiarato che “lei deve avere tre giorni per pentirsi di quello che ha detto. Se continuerà con le sue idee, dovrà essere punita secondo le regole della Shariah per chi abbandona l’Islam. Il regnante, ossia il capo di stato, dovrà eseguire la sentenza.” Lo sceicco Mustafa Al-Azhari ha spiegato che “la punizione per chiunque combatta contro Allah e il suo Profeta è la morte, la crocefissione, l’amputazione di due arti opposti o l’esilio” Daveed Gartenstein-Ross[48] afferma che “anche se i processi ufficiali contro gli apostati sono abbastanza rari – sicuramente perchè molti mantengono il silenzio sulla loro decisione – l’apostasia viene punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen. L’apostasia è illegale anche in Giordania, Kuwait, Malesia, nelle Maldive, in Oman e in Qatar. (…) Gli apostati sono minacciati non solo dallo stato, ma anche da privati cittadini che decidono di farsi giustizia da soli. Ad esempio, nel 2003 in Bangladesh un evangelista cristiano di origine musulmana è stato accoltellato a morte mentre tornava a casa dopo aver partecipato alla visione di un film sul Vangelo di Luca. Un altro apostata del Bangladesh ha dichiarato al Newswire americano che se un musulmano si converte al cristianesimo non può vivere qui. I fondamentalisti sono sempre più forti.”

Nel 2004 il principe Carlo di Inghilterra[49] ha cercato di tenere un incontro tra leader cristiani e musulmani per fermare le condanne capitali verso gli apostati. Il gruppo musulmano ha intimato al principe e ai leader cristiani di non parlare pubblicamente della proposta. Un membro del gruppo cristiano si è detto molto insoddisfatto dei risultati. Patrick Sookhdeo, direttore internazionale del Fondo Barnabas che si occupa di proteggere i cristiani oggetto di persecuzioni nel mondo, ha chiesto al principe e ai leader delle comunità musulmane inglesi di condannare apertamente la legge sull’apostasia, chiedendone l’abolizione. Secondo Sookhdeo, “l’importanza morale della libertà di scelta individuale è una delle basi della società secolare. Nell’Islam tale scelta non è possibile. Non si può decidere quali aspetti della religione accettare e quali no, dato che sono tutti ordine divino. Allah ha dato gli ordini, e l’uomo deve ubbidire.”

Anthony Browne[50] ha scritto un articolo sul London Times riguardo a Mr Hussein, un infermiere di 39 anni di Bradford che ha rischiato non solo l’ostilità della famiglia e della comunità, ma anche il rapimento e l’omicidio per avere lasciato l’Islam. Mr. Hussein ha dichiarato che: “E’ orribile. Questa è l’Inghilterra, dove sono nato e cresciuto. Non mi sarei mai aspettato che un cristiano potesse soffrire in tale modo.” La polizia non ha effettuato arresti, ma ha suggerito a Mr. Hussein di lasciare la città. Si stima che almeno il quindici per cento dei musulmani in Occidente abbia perso la fede.

Anwar Sheikh, ex insegnante in una moschea in Pakistan, è diventato un ateo dopo essersi trasferito in UK. Sheikh si è trasferito a Cardiff, in una casa piena di allarmi anti intrusione dopo avere ricevuto minacce per avere criticato l’Islam in una serie di libri. “Ho ricevuto 18 fatwa. Mi hanno chiamato al telefono, non si arrischiano a mettere niente per iscritto. Ho ricevuto l’ultima chiamata due settimane fa. Mi hanno detto di pentirmi o di prepararmi ad essere impiccato”, dichiara Hussein, “Credo in quello che ho scritto e non me lo rimangerò. Ne soffrirò le conseguenze. Se questo è il prezzo, lo pagherò.” Anwar Sheikh è morto di morte naturale nella sua casa in Galles, nel Novembre del 2006.

Aluma Dankowitz[51], direttore del Middle East Media Research Institute (MEMRI) Reform Project, descrive le accuse rivolte agli intellettuali, agli artisti e agli scrittori musulmani di “miscredenza”, detta “takfir”. Tale accusa è frequente nel mondo islamico, e viene punita con la morte come veniva fatto nel periodo seguente alla morte di Mohammed, quando il suo successore Abu Bakr combatteva le guerre contro le tribù che avevano abbandonato l’Islam. Lo Sceicco Yousef Al-Qaradhawi, uno dei chierici più importanti del mondo sunnita, descrive la differenza tra i due tipi di apostasia: “La ridda è l’apostasia di chi lascia l’Islam ma non è interessato a parlarne con altri. Tale tipo di apostasia è punito con l’inferno dopo la morte. L’altro tipo di apostasia [ridda] è l’apostasia di chi chiama gli altri a lasciare l’Islam, creando un gruppo di persone che non segue il percorso della società islamica. Questi individui mettono tutta la società in pericolo e sono come gli apostati [murtaddoon] che hanno combattuto contro il primo Califfo e i compagni del Profeta.”

In altre parole, chi lascia pubblicamente l’Islam costituisce una minaccia per il morale della comunità islamica, come un soldato che diserta da un esercito, e quindi deve essere punito prima che avvenga una diserzione di massa. Al-Qaradhawi conferma la necessità di trattare i musulmani che lasciano l’Islam secondo la tradizione: “la società musulmana deve combattere contro la ridda in ogni sua forma se vuole mantenere la sua esistenza. I saggi musulmani concordano nel dire che la punizione per il murtadd [apostata] è la morte.”

Nei paesi islamici c’è un’enorme pressione sociale contro l’espressione di dubbi riguardo alla religione islamica. Razi Azmi[52], uno dei giornalisti più esperti del Daily Times Online pakistano, ha menzionato questo problema:

“Immaginiamoci un musulmano in un paese musulmano che si converta al cristianesimo o, che il cielo non voglia, all’induismo o al buddismo. E’ una cosa inimmaginabile. I chierici delle varie scuole islamiche concordano nel dire che un apostata deve essere messo a morte, l’unica discussione è se la condanna deve avvenire immediatamente o dopo aver dato una possibilità di pentimento. La punizione è così dura e la pressione sociale e familiare è così forte, che è impensabile che un musulmano possa esprimere un dubbio sulla propria religione, figuriamoci convertirsi a un’altra o praticare l’ateismo o l’agnosticismo.”

L’ostilità islamica verso la libertà di parola non è rivolta solo ai musulmani, ma anche verso tutti quelli che osino criticare minimamente l’Islam. I musulmani hanno già iniziato a boicottare la libertà di parola nelle nazioni occidentali attraverso l’uso di battaglie legali o di intimidazione fisica. Il giorno 2 Novembre 2004 Mohammed Bouyeri[53], un musulmano di Amsterdam di origine marocchina, ha assassinato il regista olandese Theo van Gogh perchè aveva diretto un film di critica verso l’Islam insieme all’apostata ex musulmano Ayaan Hirsi Ali. Bouyeri ha sparato a van Gogh mentre andava al lavoro, lo ha inseguito, gli ha tagliato la gola e lo ha trafitto con due coltelli, di cui uno con una lettera di cinque pagine. Stingendo il Corano al petto, Bouyeri ha dichiarato ai giudici di averlo fatto per la sua fede, dato che van Gogh aveva insultato l’Islam.

L’orientalista Hans Jansen[54] dell’università di Leiden ha scritto un’analisi della lettera[55] di Bouyeri, in cui diceva che “il parlamentare Ayaan Hirsi Ali, così come tutti gli altri parlamentari, non ha voglia di morire per difendere il suo seggio al Parlamento. I musulmani come Bouyeri, invece, sono felici di dare la loro vita per quella che credono essere la giusta causa. Ciò è un vantaggio strategico dell’Islam contro i suoi oppositori. Quelli che non credono nel martirio non hanno alcuna voglia di diventare martiri, cosa che influisce nel conflitto tra Islam e non musulmani.”

Uno studio del 2006[56] ha rivelato che il quaranta per cento dei giovani marocchini nei Paesi Bassi rifiuta i valori occidentali e la democrazia. Il sei o sette per cento è pronto a usare la forza per difendere l’Islam. La maggioranza di loro si oppone alla libertà di parola per le affermazioni offensive, particolarmente le critiche verso l’Islam. Si suppone che i musulmani degli altri paesi abbiano idee simili.

Questo tipo di intimidazioni ha dato i suoi frutti. Nel novembre 2006, l’editore Scholastic Australia ha deciso di smettere di pubblicare il suo libro Army of the Pure[57] dopo che le librerie hanno smesso di venderlo dato che il “cattivo” della storia era un terrorista islamico, due personaggi erano di origine araba e la trama parlava di un gruppo di terroristi islamici. Questa decisione è ancora più strana se paragonata alla scelta di pubblicare The unknown terrorist di Richard Flanagan e Underground di Andrew McGahan in cui i terroristi erano rappresentati come vittime di malvagità da parte dell’occidente. The Unknown Terrorist descrive Gesù come il primo attentatore suicida della storia. In Underground, i musulmani vengono massacrati o deportati nei ghetti mentre l’Australia viene devastata dalla guerra al terrorismo.

Il poeta siriano Ali Ahmad Sa’id, noto con lo pseudonimo di Adonis[58], scriveva che “se gli arabi sono così inetti da non riuscire a essere democratici da soli, allora non lo saranno mai tramite gli interventi degli altri. Se vogliamo essere democratici, dobbiamo diventarlo per conto nostro.” Secondo Adonis, la struttura stessa della società araba è basata sulla schiavitù e non sulla libertà: “Alcuni hanno paura della libertà. Quando sei libero, devi affrontare la realtà, il mondo intero. Devi risolvere tutti i problemi da solo. Invece, gli schiavi possono stare tranquilli e non doversi gestire i problemi. Così come Allah risolve tutti i nostri problemi, così tutti i nostri problemi sono gestiti dal dittatore.”

Ciò è vero, ma questa paura della libertà non è prerogativa dei musulmani. Nel suo libro The True Believer, il filosofo Eric Hoffer scrive:

La libertà causa quanti problemi quanto ne risolva. La libertà di scelta piazza tutta la colpa dei nostri fallimenti sulle nostre spalle. Dato che con la libertà si possono fare tanti tentativi, si possono anche ricevere fallimenti e frustrazioni. (…) Ci uniamo a un movimento per sfuggire alle responsabilità individuali oppure, come dicevano i giovani nazisti, per essere liberi dalla libertà. I gerarchi nazisti si sono dichiarati non colpevoli dei crimini che hanno commesso, e non lo hanno fatto per ipocrisia. Loro stessi si sentivano indignati quando si provava a fargli assumere la responsabilità degli ordini che seguivano. Loro si erano uniti al partito nazista proprio per essere liberi dalle responsabilità.”

Secondo Adonis, “Perdonatemi se lo dico, ma il musulmano di oggi con la sua interpretazione dei testi religiosi è il primo a distruggere l’Islam, mentre quelli che criticano l’Islam, per quanto li si chiami infedeli o miscredenti, sono quelli che percepiscono nell’Islam la vitalità che potrebbe adattarlo alla vita. Questi infedeli servono l’Islam meglio dei credenti.”

Non sono sicuro se sono d’accordo. Anche se forse la paura della libertà è un tratto comune, sembra più frequente nelle società islamiche. Forse questa mentalità da schiavo di cui parla Mr. Adonis è causata proprio dall’Islam?

Ibn Arabi (d. 1240), il “più grande tra i maestri Sufi,” chiamava hurriyya [libertà] “la schiavitù perfetta verso Allah”. Il sito islamico Islam Q & A[59] definisce la nozione di schiavitù nell’Islam:

Lo al-’aabid, è uno che ubbidisce ad Allah e ne segue gli ordini. Tale termine si usa solo per i credenti, perché il credente è il vero schiavo di Allah e si sottomette solo a Lui e Lo riconosce dai Suoi Nomi e dai Suoi Attributi, e non associa niente a Lui. Essere schiavi di Allah è un onore, non un’umiliazione. Chiediamo ad Allah di prenderci tra i Suoi schiavi.”

Se i musulmani sono gli “schiavi di Allah”, allora per loro gli apostati sono schiavi fuggitivi da rintracciare e punire, come veniva fatto per gli schiavi fuggitivi del passato. Il Dr. Younus Shaikh[60], razionalista pakistano e fondatore dell’organizzazione dei razionalisti del Pakistan, è stato condannato per blasfemia, un crimine che in Pakistan viene punito con la pena capitale. Tale accusa deriva dal fatto che ha affermato che Muhammad non è diventato musulmano fino ai quarant’anni, nel 610. I suoi genitori, invece, non sarebbero stati mai musulmani dato che sono morti prima che l’Islam nascesse. Grazie alle pressioni internazionali la condanna è stata revocata e adesso Shaikh vive in esilio in Svizzera.

Secondo il Dr. Shaikh, “L’Islam è un crimine organizzato contro l’umanità!” Queste potrebbero essere parole brusche, ma ha tutto il diritto di dirle. Come dice Mr. Adonis, “Non ci può essere una cultura vivente se non è possibile criticarne le basi, ossia la religione.” Ciò significa che i musulmani devono imparare ad accettare le critiche alla loro religione prima di poter avere una società libera. La libertà di parola è la più importante di tutte, ed è necessaria per una società democratica. Il mondo islamico non conoscerà mai la libertà fino a che i musulmani non potranno criticare apertamente la religione o lasciarla senza timore per le proprie vite. Questa libertà deve essere valida non solo in posti come la Svizzera o gli USA, ma anche in Pakistan, Iran o Arabia Saudita. Tale idea rimane ancora un’illusione all’orizzonte. Molti musulmani cercano di inventarsi un’interpretazione distorta dei concetti islamici nel tentativo di renderli compatibili con la democrazia. Tale interpretazione non ha niente a che vedere con la versione originale del Corano o delle Hadith.

Muhammad Al-Mukhtar Ash-Shinqiti[61], direttore del centro islamico del Texas, afferma che: “Un altro dei valori importanti è il sistema di controlli con cui i poteri sono distribuiti e separati in modo che ognuno sia indipendente e possa tenere gli altri sotto controllo. Nella terminologia coranica, ciò si chiama al-mudafa’ah, un concetto islamico molto importante dato che protegge la società dalla corruzione. L’onnipotente Allah dice Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature. (Corano, 2:251)”

Questa idea del porre gruppi di persone in opposizione non ha niente a che fare con l’idea occidentale di una serie di leggi e regole scritte in una Costituzione. Con “corrotta” in questo caso si intende dire “inquinata da influenze non islamiche”, non “soggetta ad abusi di potere”.

Un altro di questi concetti è lo shura, traducibile come “consultazione”, e si trova nel versetto 42:38, “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…” e nel versetto 3:159 “… Consultati con loro sugli ordini da impartire …” Secondo Ja’far Sheikh Idris[62], professore di studi islamici a Washington, “in generale, la democrazia è la stessa cosa dello Shura.”

In realtà, lo shura non è mai stato formalizzato. Anche i dittatori più autoritari e brutali, come Stalin o Mao, si “consultavano” con alcuni di tanto in tanto. Anche Genghis Khan si “consultava” con qualcuno mentre massacrava mezza Asia. Il fatto di “consultarsi” di per sé è senza senso. La “consultazione” è solo retorica, se non ci sono regole formali che costringono il dirigente a tenere conto del bene del popolo e sanzioni che lo colpiscano se non lo faccia.

I Sunniti parlano dei quattro califfi ortodossi, Abu Bakr, Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib, tutti quanti ex amici personali di Muhammad. Il loro regno terminò con l’assassinio di Ali nel 661. A questo punto il Califfato passa da Medina alla dinastia Umayyid a Damasco. Nel 750 la dinastia Abbasid a Baghdad prende il Califfato, dove rimarrà fino al saccheggio di Baghdad da parte dei Mongoli. Formalmente, il califfato resterà vivo per secoli, anche se i califfi non avevano alcun potere vero e proprio. Nel 1924 il leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk lo abolirà formalmente.

In un saggio pubblicato sul giornale The Guardian[63], Osama Saeed, portavoce della Muslim Association of Britain proponeva la restorazione del califfato, affermando che tale istituzione sarebbe perfettamente compatibile con le istituzioni democratiche:

“Per ora la visione di un nuovo califfato riconosciuto dai musulmani di tutto il mondo sembra un’utopia. Persino l’idea di instaurare un’area di libera circolazione di merci e personale attraverso gli stati islamici sembra troppo estremista. Però è un’utopia che ci serve, e che dovrebbe essere sostenuta dal supporto americano e britannico, se vogliono veramente aiutarci nello sviluppo del mondo musulmano. La rinascita di una civiltà musulmana sarebbe un miglioramento per tutto il mondo.

Irfan Husain[64] ha criticato il saggio di Saeed nel giornale pakistano Dawn. Secondo lui ci sono delle grosse omissioni:

“Intanto, chi deciderebbe qual’è il candidato più adatto? Un indonesiano ha poco in comune con un turco, a parte la fede. In verità, la religione è solo uno degli aspetti dell’identità di una persona. Esistono altri fattori altrettanto importanti, come la lingua, il gruppo etnico, le condizioni socioeconomiche e tante altre cose. Non ha senso dare per scontato che solo perchè uno è un musulmano dovrebbe ubbidire a una persona dall’altra parte del mondo solo perché si fa chiamare Califfo. Forse ci si dimentica di quanto fosse tenue l’autorità di molti dei Califfi.”

The Christian Science Monitor[65] ha intervistato un gruppo di seguaci di Hizb ut-Tahrir, il partito della liberazione in Giordania. Secondo loro, un singolo stato islamico che vada dall’Indonesia al Marocco porterebbe la prosperità ai musulmani e gli permetterebbe di conquistare l’occidente. “L’Islam obbliga i musulmani a raggiungere posizioni di potere in modo che possano intimidire, non dico terrorizzare, i nemici dell’Islam”, dichiara Abu Mohammed, un attivista di Hizb ut-Tahrir. “Se dopo le discussioni e le negoziazioni continuano a rifiutarsi, la nostra ultima risorsa sarà una Jihad per la diffusione dello spirito islamico e del dominio islamico”, continua sorridendo. “Questo è nell’interesse di tutte le genti, per liberarle dall’oscurità e portarle verso la luce.”

Durante una conferenza in Australia del gennaio 2007, Ashraf Doureihi[66], ha sottolineato l’importanza della fondazione di uno stato islamico:

“E’ importante che ci si muova in tutto il mondo musulmano per arrivare a questo cambiamento, anche se ciò richieda una rivolta urbana o un colpo di stato militare.” Secondo Wasim Durie, portavoce di Hizb ut-Tahrir la conferenza era rivolta alla discussione di metodi per la creazione di un’entità sovranazionale islamica. “Quello di cui stiamo discutendo oggi non è solo il destino del mondo islamico, ma di tutta l’umanità.” Il governo australiano si è rifiutato di rendere illegale il gruppo, nonostante esso incitasse varie volte alla guerra civile [67].

E’ facile dire che si tratta solo di estremisti, ma come dice Robert Spencer[68], anche se questi estremisti non hanno alcuna possibilità di fondare un califfato non vuol dire che non siano pericolosi:

“Il fatto che l’URSS non avesse alcuna possibilità di diffondere il comunismo in tutto il mono non vuol dire che non fosse pericolosa. Queste persone così istruite non hanno capito che Al-Qaeda e gli altri gruppi sono in grado di causare problemi enormi e gravissimi nel loro tentativo di fondare un califfato mondiale. Il fatto che non abbiano alcuna possibilità di successo non vuol dire che non possano causare danni.”

Lo scrittore Abid Ullah Jan ha scritto un libro chiamato The End of Democracy, molto popolare nel mondo islamico. Jan cita al-Mawardi, un giurista islamico dell’undicesimo secolo che descriveva i doveri del Califfo (pagina 189):

“Second Al-Mawardi, i doveri del Califfo sono la protezione della religione islamica, la soppressione dell’eresia, l’interpretazione e applicazione della legge islamica, la gestione di eserciti alle frontiere per la difesa dell’impero, la promozione della causa islamica tramite l’apostolato verso i non musulmani o la guerra, la gestione di un sistema finanziario efficiente, la nomina e la paga di ministri, governatori, esattori, giudici e altri pubblici ufficiali e infine la supervisione di tutti i dipartimenti dello stato.”

Abid Ullah Jan cita anche il teologo del ventesimo secolo Abul A’la Mawdudi, fondatore del Jamaat-e-Islami in Pakistan (pagina 132):

“Lo stato islamico deve manipolare tutti gli aspetti della vita e delle attività in concordanza con le norme morali e le riforme sociali. In uno stato simile nessuno può dire di avere degli affari privati e personali. Nonostante tutto, questi concetti non rendono lo stato islamico uno stato autoritario o fascista, dato che esso è totalmente differente da uno di quegli stati.” Secondo Mawdudi: “La libertà individuale non viene soppressa e non ci sono segni di dittatura, anzi prende il meglio dei due mondi e rappresenta la società migliore che sia mai stata creata.”

Secondo Jan, “Non vogliono darci la possibilità di sederci con calma e creare uno stato islamico solo perché lo stato islamico ha le potenzialità di mostrare a tutti quale deve essere una società giusta e con tutti i vantaggi che gli stati democratici promettono e basta.”

Qualcuno potrebbe dire che forse il motivo è che lo stato islamico, come Jan stesso dice, ha l’obiettivo di uccidere, sottomettere o convertire tutti i non musulmani del mondo. Inoltre, Jan ammette che non è mai stato trovato un modo adatto per eleggere il Califfo (pagina 191):

“Il Profeta non ha designato un successore e non ha mai suggerito un metodo per eleggerne o deporne uno, agendo in conformità col Corano che non dice assolutamente niente al riguardo.”

Muhammad, nonostante avesse tante mogli, non ha mai generato un erede maschio e non ha neanche designato un successore, oltre a non avere mai ordinato un modo per designarlo. Per questo motivo, alla sua morte i primi musulmani si divisero. Alcuni volevano che il comando passasse ad Husayn, nipote di Muhammad per via di sua figlia Fatima. Husayn diventerà il primo imam degli Sciiti.

Per quanti gli apologeti moderni cerchino di indorare la pillola, è difficile vedere il Califfato se non come una dittatura imposta per diritto divino. Il principio di Montesquieu della separazione dei poteri è del tutto sconosciuto, anzi sarebbe considerato eretico. Anche se con qualche dissenso, l’opinione generale dei giuristi islamici è che fino a che il califfo segue le regole islamiche deve essere ubbidito, dato che una dittatura è sempre meglio dell’anarchia. Anche se il Califfo ha il dovere di “consultarsi” con altri riguardo agli affari di stato, è comunque libero di ignorare i loro consigli. La natura primitiva del governo islamico è terrificante.

Forse gli storici del futuro si chiederanno come mai i leader dell’UE abbiano potuto essere così stupidi nel creare l’Eurabia. Alcuni risponderanno che lo hanno fatto perchè glielo hanno permesso.

Ho sentito alcuni comunisti dire che il sistema sovietico avrebbe potuto funzionare, se non fosse arrivato al comando uno come Stalin. Questa idea è fondamentalmente sbagliata, perché è stato il sistema stesso a invitare leader come Stalin o Mao. Non ci sono leggi e regole che limitino il potere del leader in un sistema comunista. Lo stesso principio vale per il califfato. Secondo Lord Acton: “Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.” Il sistema islamico porta per forza a corruzione e abuso di potere.

Nel 2006 la Commissione Europea[69] (il governo della CE) ha annunciato che avrebbe inviato le proposte per le leggi europee ai parlamenti nazionali per i commenti, ma ha reso chiaro che Bruxelles avrebbe solo “preso nota” dei commenti dei parlamentari nazionali. Il concetto di “consultazione” della UE è che i popoli o i loro rappresentanti possono dare i loro “consigli” e che i governanti possono anche ignorarli. L’UE sarà in grado di integrarsi perfettamente col Califfato, dato che funzionano secondo gli stessi principi.

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) cita il Dr. Shaker Al-Nabulsi[70], intellettuale giordano, nella critica all’affermazione di Yusuf Al-Qaradawi’s che “la democrazia è l’essenza dell’Islam.”

Secondo Nabulsi, “Lui è uno di quelli che dice che lo Shura [consultazione] significa dare un consiglio al regnante ma non obbligarlo. [Secondo Al-Qaradhawi] il regnante non deve essere deposto nemmeno se pecca o se opprime il popolo, e deve essere ubbidito anche se ti picchia o ti rapina. Il Califfato è rimasto lo stesso dal 632 al 2004, è una forma di governo tribale in cui i potenti si alleano al sovrano, un sistema dispotico, antidemocratico e sanguinario, a parte per i 12 anni in cui hanno regnato Abu Baker e Omar Bin Al-Khattab [primo e secondo califfo]. Dal 661 al 1924 il califfato islamico è stato sanguinario e violento, e il governo di molti paesi islamici è così ancora oggi.”

Nabulsi cita al-Qaradawi dicendo che: “Ci sono quelli che dicono che la democrazia è il governo del popolo, ma il popolo vuole in governo di Allah. Sayyid Qutb nel suo libro The Milestones scrive che l’autorità è quella di Allah, non quella del popolo e che il sovrano è solo il segretario di Allah e il suo rappresentante sulla terra.”

Hassan al-Banna ha fondato la Muslim Brotherhood nel 1928 con l’obiettivo della restaurazione del Califfato. Secondo alcuni, il suo discepolo e successore Yusuf al-Qaradawi non ha cambiato obiettivo. Durante un’intervista col settimanale tedesco Der Spiegel[71], Qaradawi ha dichiarato che: “L’Islam è una sola nazione, esiste solo una legge islamica e tutti i musulmani pregano un solo Dio. Prima o poi, tale nazione diventerà una realtà politica. Rimane da vedere se sarà una federazione di stati, una monarchia o una repubblica islamica.”

In un altro articolo[72], Al-Qaradawi afferma che: “Una società cristiana può accettare la separazione tra Stato e Chiesa, ma una società islamica non può. Il cristianesimo non ha una Shariah o un sistema legislativo a cui i fedeli debbano aderire.” Secondo la legge del Nuovo Testamento, la società cristiana deve: “Dare a Cesare quel che è di Cesare.” (Matteo 22:21).

Invece dato che l’Islam ha un sistema di devozione (’ibadah) e un sistema legale (Shari’ah), accettare la separazione tra Stato e Chiesa significa abbandonare la Shari’ah e per un musulmano ciò equivale all’ateismo e al rifiuto dell’Islam. Accettare la separazione tra Stato e Chiesa invece della Shari’ah è un atto di riddah [apostasia]. Accettare un sistema di leggi secolari e l’uguaglianza di fronte alla legge tra musulmani e non musulmani equivale all’apostasia, e l’apostasia è punita con la morte.

L’intellettuale iraniano l Amir Taheri[73] scrive che, “Nelle lingue musulmane non è esistita una parola per democrazia fino al 1890. I musulmani sono stati costretti ad adottare la parola greca per indicare il concetto:democrasi in Persiano, dimokraytiyah in Arabo, demokratio in Turco. Non è un caso se i musulmani dell’antichità hanno tradotto molti testi greci, ma non quelli sulla politica. Il grande Avicenna ha tradotto la Poetica di Aristotele, ma nessuno ha tradotto la Politica in Persiano fino al 1963.” Secondo Taheri, il concetto che causa più problemi è quello dell’uguaglianza di fronte alla legge: “Questa è un’idea inaccettabile nell’Islam, in cui l’infedele non può essere uguale al fedele.”

“Democrazia significa governo del popolo, oggi detto sovranità popolare. Nell’Islam il potere appartiene solo ad Allah: al-hukm l’illah. L’uomo che esercita questo potere è detto Khalifat al-Allah, il reggente di Allah. Nemmeno il Califfo può dettare legge, la legge è quella di Allah. (…) L’Islam ha il concetto di consultazione, ma solo per i casi specifici e non per l’andamento generale della società.” La sua conclusione è che “L’Islam è incompatibile con la democrazia.” Eppure, in un altro dei suoi saggi, Amir Taheri chiede agli europei la restaurazione dell’Impero Romano[74]:

“Il nord Africa, con le sue spiagge tra le più belle del Mediterraneo, potrà diventare come la Florida, il luogo adatto per i vecchi pensionati europei che vogliono godersi la pensione. In cambio, milioni di giovani potrebbero emigrare verso nord per fornire la forza lavoro necessaria alle economie europee (…) Unire la tecnologia e la ricchezza del nord con la forza lavoro del sud potrebbe rendere la zona euromediterranea l’economia più grande e prosperosa del pianeta.”

Questa idea esiste già, si chiama “Eurabia” ed è già in fase di realizzazione, come dimostra la Bat Ye’or[75]. Non è stata una buona idea. Se Taheri stesso ammette che l’Islam è incompatibile con la democrazia, quale sarà l’impatto di masse di persone con ideologie incompatibili con la democrazia sulle democrazie? In generale Amir Taheri scrive brillantemente, ma in questo caso ha perso la coerenza. Secondo il sito Islam Online[76], “L’Islam non è una religione nel senso moderno e corrotto del termine, ossia una che rientra solo nella sfera privata dell’individuo. L’Islam è uno stile di vita, ossia qualcosa che influisce su tutti i campi dell’esistenza. L’Islam offre una guida per tutti gli aspetti della vita, individuale e sociale, materna e morale, economica e politica, legale e culturale, nazionale e internazionale.”

Una frase comune tra i musulmani è Din wa Dawlah, religione e Stato. Nel 2005, dopo le elezioni parlamentari, Younus Qanooni[77], membro fondatore dell’alleanza afghana che ha aiutato gli USA ad abbattere il regime talebano nel 2001, ha dichiarato che il suo paese non avrà mai una democrazia secolare. “Gli afghani non accetteranno mai un sistema secolare o liberale. L’Islam è il sistema presente e futuro dell’Afghanistan.” Nonostante ciò, ci sono soldati che rischiano la vita e civili che pagano le tasse pur di fondare tale sistema.

Questa idea così ingenua di democrazia è la regola, non l’eccezione. In un memo, il dipartimento di stato americano[78] ha ordinato all’ambasciata al Cairo di stabilire un dialogo con i gruppi religiosi, dato che scontrarsi con loro porta solo ad altri attacchi contro gli interessi americani. Inoltre, hanno consigliato Washington di fare pressione sul governo egiziano per la concessione di più potere politico alla Muslim Brotherhood. Tutto questo, nonostante molti dei peggiori terroristi al mondo siano stati addestrati dalla Muslim Brotherhood. Il Dr. Ahmad Al-Rab’i[79], ex ministro dell’educazione del Kuwait, ha dichiarato che “I fondatori dei gruppi fondamentalisti sono stati addestrati dalla Muslim Brotherhood, e quelli che hanno lavorato con Bin Laden e Al-Qa’ida sono stati sostenuti dalla Muslim Brotherhood.”

Anche lo scrittore Tarek Heggy, dichiara che: “La Brotherhood si oppone alla nozione di uno stato democratico, chiedendo invece un governo islamico basato sulla Shura (assemblea costituente), la venerazione del sovrano e l’investitura di una Guida Suprema. In questo, sono vicini al modello stabilito dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini in Iran. (…) La Brotherhood chiede un sistema costituzionale e legale basato sui principi della Shariah, incluse le punizioni corporali (lapidazioni, frustate, amputazioni.)

L’unico luogo dove c’è stato un movimento verso un Islam democratico è la Danimarca. Tra tutte le nazioni occidentali, la Danimarca è quella che ha organizzato maggiore resistenza popolare contro l’islamizzazione. Il parlamentare di origini siriane Naser Khader[80] ha lanciato una rete chiamata Democratic Muslims, i cui membri devono firmare una dichiarazione in cui affermano di opporsi alla Shariah. Secondo Khader “La libertà di parola è l’anima della democrazia, e se la togli la democrazia muore.” Sembra che l’impegno di Mr. Khader sia sincero. Il problema è che i suoi oppositori musulmani siano altrettanto sinceri nelle continue minacce di morte che gli hanno inviato. Un documentario francese girato con telecamera nascosta[81] ha ripreso un imam mentre suggeriva che se Khader fosse stato nominato ministro per l’integrazione avrebbe potuto attrarre un attentatore suicida. Raggiunto in un secondo momento, l’Imam ha detto che stava scherzando. La rete ha delle buone idee, tra le altre i Dieci Comandamenti della Democrazia[82], tra i quali:

1. Separazione tra politica e religione, in cui la religione non sia sopra le leggi della democrazia.

2. Rispetto per l’uguaglianza di fronte alla legge, quale che sia il sesso, il gruppo etnico, l’orientamento sessuale o le credenze religiose.

3. Nessuna incitazione all’odio, e nessun odio nei nostri cuori.

4. Nessun incoraggiamento alla violenza, non importa quanto sia grande la frustrazione o giusta la causa.

5. Rispetto verso tutte libertà di espressione, anche per quelle che non ci piacciono.

Il problema è che solo una piccola minoranza[83] dei membri dei Democratic Muslims sono musulmani. Gli altri sono tutti non musulmani. Inoltre, i musulmani in Danimarca sono più interessati ad approfittare del sistema democratico che nel sostenerlo. Secondo il Copenaghen Post[84], Wallait Khan è stato eletto consigliere per il Liberal Party a Copenaghen, solo per passare al the Socialist People’s Party, cosa che gli ha permesso di fondare una coalizione di sinistra. Khan ha fatto campagna elettorale anche in Pakistan. Secondo Khan ci sono state sei persone elette in Pakistan nonostante avessero residenza in Danimarca. “Noi pakistani in Europa abbiamo una competizione tra chi ha più posti di sindaco tra città in Danimarca, in Norvegia e in Inghilterra.”

Il European Council for Fatwa and Research, comandato da Yusuf al-Qaradawi, sta scrivendo una costituzione musulmana per l’Europa[85], con legislazione sovranazionale. Secondo Tina Magaard dell’università di Aarhus, ci sono decine di anni di lavoro dietro queste ambizioni. Sono anni che i gruppi islamici cercano di stabilire il controllo tra le comunità di immigranti, e in alcuni casi hanno ottenuto il supporto dei governi locali. Secondo la Magaard, “Gli imam e gli islamici considerano questa cooperazione come un trasferimento di poteri. Ora sono loro a comandare.”

Anche senza l’Islam, una democrazia diretta senza regole non è sempre una buona idea. Ad esempio, si può ottenere il voto di una grossa fetta della popolazione promettendogli di dargli i soldi appartenenti ad un’altra fetta della popolazione. Appena arrivato al potere, un presidente può dissolvere le regole e fare in modo da ottenere una rielezione assicurata. Nel febbraio 2007, il presidente venezuelano Hugo Chavez[86] ha avuto il comando per decreto presidenziale, in modo da creare uno stato socialista. Secondo alcuni, ciò manderà il Venezuela in uno stato di dittatura. Il presidente dell’assemblea nazionale Cilia Flores ha applaudito con le parole “Patria, socialismo o morte”, mentre centinaia di seguaci di Chavez sventolavano striscioni con su scritto “Il socialismo è democrazia”.

Bruce Bawer[87], autore del libro While Europe Slept, ha notato che il The Economist Intelligence Unit ha assegnato il titolo di paese più democratico del 2006 alla Svezia. Secondo Bawer, “Per chi conosce la situazione, ciò non è solo sbagliato, è orribilmente male informato. Anche se due terzi degli svedesi non credono che l’Islam sia compatibile con la società occidentale, non si può parlare pubblicamente di questo argomento.” Per citare il commentatore Jonathan Friedman, “non si può parlare di immigrazione perché i politici svedesi si rifiutano semplicemente di farlo.”

Secondo Bawer, la città di Stoccolma ha “organizzato un sondaggio tra gli studenti delle medie nel sobborgo di Rinkeby, prevalentemente musulmano. I risultati hanno mostrato che il 17% dei ragazzi ha commesso molestie sessuali, il 31% ha mandato qualcuno in ospedale e il 24% ha commesso furti o ha rubato da un’auto parcheggiata. Queste statistiche sono eccezionali, ma sono state nascoste al pubblico. La Svezia è l’unico paese europeo in cui non c’è nemmeno un membro di un partito critico verso l’immigrazione in tutto il Parlamento.”

I membri del partito Sweden Democrats, che critica le politiche di immigrazione incontrollata, non possono tenere incontri pubblici senza essere attaccati. Ciò avviene da anni, con l’approvazione silenziosa dei politici svedesi. Il giornale svedese Expressen avverte riguardo alla situazione di terrorismo causata dagli estremisti di destra e di sinistra. Il dottore di scienze politiche Peter Esaiasson ha fatto delle ricerche su tutti i movimenti elettorali in Svezia dal 1866 a oggi. Secondo lui, gli attacchi organizzati durante i comizi elettorali del 2006 non hanno precedenti nella storia contemporanea.

Oltre alla censura a livello nazionale, c’è il fatto che le decisioni importanti ormai vengono prese da un’élite di burocrati UE. Se “democrazia” significa un regime in cui i cittadini possono votare per decidere il futuro, allora la Svezia non è una democrazia ma una dittatura multiculturale. Si può votare per un partito piuttosto che per un altro, ma alla fine sono tutti a favore di multiculturalismo e immigrazione incontrollata. Gli svedesi hanno poca influenza riguardo al loro futuro, e non esiste libertà di parola. La Svezia ha solo l’aspetto formale della democrazia, ossia le elezioni. Ciò ci deve ricordare che avere le elezioni non porta automaticamente a una società libera.

Nel 2007 lo storico Bernard Lewis[88], che sembra avere influenzato le decisioni americane di portare la democrazia in Iraq, ha dicharato al The Jerusalem Post that Islam che probabilmente l’Islam sarà presto la forza dominante in Europa[89] e ha consigliato democraticamente di assistere l’islamizzazione tramite “immigrazione e democrazia.”

Nel dicembre del 2006 le autorità austriache[90] hanno fatto rimuovere i Babbi Natale dagli asili. Secondo le autorità, ciò è stato fatto per non fare intimorire i bambini da un estraneo barbuto in piedi davanti all’ingresso, ma molti li hanno accusati di cercare il favore della popolazione musulmana. La battaglia di Vienna del 1683, in cui una coalizione guidata da Re Jan III Sobieski di Polonia ha battuto i turchi Ottomani, è stata l’ultima volta in cui i musulmani hanno minacciato l’Occidente tramite tecniche di guerra tradizionali. Dopo la sconfitta, l’Impero Ottomano sprofondò nella povertà data l’arretratezza tecnologica, causata dal disprezzo musulmano verso il libero pensiero che fa da base per la scienza. La loro mancanza di curiosità è il loro tallone d’Achille, e forse loro hanno trovato il nostro. Questa volta sono già dentro le mura di Vienna.

Alla fine, i musulmani sono stati più bravi nell’infiltrarsi pacificamentre nell’occidente democratico che nel combattere militarmente l’occidente prima della democrazia.

Ibn Warraq avverte che gli islamici vedono la nostra società aperta come un mezzo per infiltrarsi, e teme che finiremo con l’islamizzare la democrazia piuttosto che con il democratizzare l’Islam. Walid al-Kubaisi[91], norvegese di origini irachene e critico della Shariah, crede che Yusuf al-Qaradawi sia più pericoloso di Osama bin Laden:

“In Europa, la Muslim Brotherhood ha scoperto un’opportunità unica, la democrazia. Il sistema democratico lascia spazio alla libertà di religione e di parola, al punto da finanziare le comunità religiose e le organizzazioni religiose. Questo sistema è stato usato dalla Muslim Brotherhood per infiltrarsi nelle comunità musulmane, reclutare membri e costruire la rete di contatti islamici che abbiamo oggi.” Dove Bin Laden usa le bombe, al-Qaradawi usa la democrazia come un cavallo di Troia. La Brotherhood si fa finanziare dai governi europei e usa i finanziamenti per infiltrarsi nel sistema democratico.

Patrick Poole[92] descrive la discussione di un documento chiamato “The Project”, finora riservato ai leader delle agenzie di spionaggio europee. Solo grazie al lavoro di Sylvain Besson, un intrepido reporter svizzero, che le informazioni relative al The Project sono state rese pubbliche. Il documento, trovato durante una perquisizione in una villa di Campione, in Svizzera il 7 Novembre del 2001, include una strategia su dodici punti per una gestione a lungo termine dell’invasione culturale dell’occidente. Tra le strategie raccomandate ci sono:

coinvolgere musulmani idealisti tramite le istituzioni occidentali.

Coinvolgerre governi, ONG e organizzazioni private.

Mettere istituzioni occidentali al servizio dell’Islam

istituire alleanze con organizzazioni progressiste occidentali con obiettivi simili.

Sylvain Besson e Scott Burgess forniscono grossi paralleli tra l’opuscolo di Qaradawi, Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase del 1990, e il The Project. I due documenti sono simili. Nel frattempo, Yusuf al-Qaradawi è stato definito come un “moderato” da gente come il sindaco di Londra Ken Livingstone, durante le cerimonie di una conferenza in UK. Tutto ciò nonostante Qaradawi avesse difeso gli attentatori suicidi, si fosse vantato di come l’Islam avrebbe conquistato l’Europa e avesse incitato l’odio durante le rivolte per i fumetti danesi del 2006. Mohammad Mahdi Akef, leader della Muslim Brotherhood, ha dichiarato di avere fede completa nella conquista islamica di Europa e America. Secondo il Dr. Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, la Brotherhood e le sue organizzazioni satellite usano la strategia della flessibilità:

“Questa strategia richiede che un gruppo di minoranza di musulmani usino tutti i mezzi legali per infiltrarsi nelle istituzioni secolari non musulmane, a partire dalle università. Come risultato, ci saranno laureati musulmani o a favore dell’Islam nella forza lavoro, che si tratti del governo, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, dello spionaggio, delle forze armate e delle istituzioni finanziarie.”

Lorenzo Vidino scrive riguardo alla conquista della Muslim Brotherhood: “Fin dai primi anni ’60, i membri e i simpatizzanti della Muslim Brotherhood hanno cominciato a trasferirsi in Europa e a fondare una rete di moschee, associazioni caritatevoli e organizzazioni islamiche. La cosa assurda è che il fondatore della Muslim Brotherhood, Hassan al-Banna, sperava di usare questi metodi per diffondere il potere dell’Islam in Egitto. Al-Banna non si sarebbe mai sognato che la sua visione sarebbe diventata realtà anche in Europa.”

Douglas Farah nota che una delle attività più importanti tra i gruppi islamici è l’acquisto di beni immobili: “Noi non abbiamo un piano. Loro lo hanno. La storia dimostra che quelli che pianificano, anticipano e hanno una strategia coerente di solito vincono. Noi non stiamo vincendo.”

Nel 2006[93], un giornale norvegese di ispirazione cristiana, il Magazinet, ha ristampato le vignette danesi su Muhammad. Dopo che il leader della Muslim Brotherhood, Yusuf al-Qaradawi, ha incitato agli attacchi verso le ambasciate danesi e norvegesi in Siria con i suoi proclami infiammatori sulla TV araba, il ministro del lavoro e delle politiche sociali norvegese Bjarne Håkon Hanssen ha indetto una conferenza stampa a Oslo. Durante la conferenza Velbjørn Selbekk, editore di Magazinet, ha chiesto perdono in maniera umiliante per avere ristampato quelle vignette. Al suo fianco c’era Muhammad Hamdan leader del consiglio islamico norvegese, che ha accettato le scuse e ha chiesto la cessazione delle ostilità. Il giornalista Bruce Bawer[94] ha scritto che sembrava una scena uscita da una corte di giustizia islamica.

Trond Giske, ministro della cultura e degli affari religiosi, ha incontrato Mr. Muhammad Hamdan pochi mesi dopo e ha annunciato che i finanziamenti statali verso il consiglio islamico sarebbero stati portati da 60,000 corone all’anno a mezzo milione. Ciò rappresenta un incremento del 700% in un anno, e di certo i musulmani lo hanno visto come il pagamento di una jizya. In pratica, le autorità norvegesi hanno riconosciuto formalmente che il paese è sotto dominio islamico. Successivamente, il ministro per il lavoro Bjarne Håkon Hanssen del Labour Party ha dichiarato che l’incremento dell’immigrazione dal Pakistan verso la Norvegia sarebbe favorevole per l’economia. Nel 2005, la maggioranza dei musulmani norvegesi ha votato per il suo Labour Party in 2005, e l’83% di loro ha votato a sinistra. Samira Munir[95], membro del consiglio comunale della città di Oslo, ha avvertito che durante la campagna elettorale c’è stata cooperazione tra i partiti socialisti e le comunità musulmane. “I capifamiglia e le moschee hanno deciso come fare votare le comunità di immigranti, vendendo letteralmente i voti in cambio di finanziamenti. Tali accordi sono sempre avvenuti con i partiti di sinistra.”

La Norvegia è una nazione incredibilmente ingenua. Anche se non tutte le infiltrazioni musulmane sono così, in generale i fatti avvenuti in Norvegia sono simili a quelli successi in molte nazioni democratiche. Forse l’idea più geniale dei partiti di sinistra è stata quella di riinventarsi dopo la Guerra Fredda e trasformarsi in partiti multiculturali e importare i votanti dall’estero[96]. Comprarsi i voti promettendo ai votanti i soldi dei non votanti è una pratica antica, ma che diventa ancora più pericolosa se combinata con l’immigrazione selvaggia. L’immigrazione musulmana può trasformare le democrazie europee in sistemi fallati che crolleranno perchè i nativi non credono di esserne rappresentati.

Il governo turco ha provato a influenzare le elezioni olandesi del 2006 tramite email inviate ai turchi residenti in Olanda. Secondo Paul Belien del The Brussels Journal[97], “Ciò ha creato una situazione in cui gli immigranti nei paesi occidentali sono diventati cavalli di Troia pieni di nazionalismo straniero e di fanatismo religioso.”

Nel 2007, il primo ministro indiano Manmohan Singh, un Sikh, ha dichiarato che le minoranze, in particolare i musulmani, devono avere la precedenza nella distribuzione delle risorse per fare si che i benefici dello sviluppo economico li raggiungano allo stesso modo degli altri. Singh si è dimenticato di dire che quello che gli interessa è il successo elettorale del suo Congress Party, che sta corteggiando il voto degli islamici fin dai tempi del Mahatma Gandhi e di Nehru. I musulmani sono economicamente poveri dappertutto, dall’Europa alla Malesia, cosa che fa pensare che la loro povertà sia dovuta alla loro arretratezza culturale.

I musulmani in India hanno la licenza di praticare una forma ridotta della Sharia[98], e hanno richiesto la possibilità di fare abbassare l’età minima per il matrimonio[99] e per fare decidere le dispute familiari tra musulmani secondo la loro legge. Nel gennaio 2007, il governo indiano ha dato la possibilità di stabilire corti di giustizia islamiche per risolvere dispute tra loro, e che le fatwa emesse da quelle corti non sono in contrasto con le leggi indiane.

Lo studioso K.S. Lal[100] ha analizzato la demografia indiana nel periodo tra l’anno 1000 e il 1525, e ha stimato che durante quel periodo circa 80 milioni di indiani hanno perso la vita durante le guerre con gli islamici. Secondo lo storico N.S. Rajaram[101], “L’India è il luogo dove il dominio islamico ha inflitto tante di quelle ferite sulla classe politica e sulle persone istruite che si continua a vivere in uno stato di terrore continuo (…) L’India ha la libertà politica ma non quella spirituale, i politici e le persone di cultura continuano a comportarsi come sudditi oppressi e non hanno il coraggio di affrontare la verità del loro passato coloniale.”

F. Gregory Gause III, professore associato di scienze politiche presso l’università del Vermont, scrive nella rivista Foreign Affairs[102] che non ci sono prove del fatto che la democrazia riduca il terrorismo, e a tale scopo indica il gran numero di attacchi terroristici in India:

Si può dire che molti di questi attacchi sono stati commessi da pakistani, particolarmente nel Kashmir, ma non tutti gli attentatori erano stranieri. Molti degli attacchi terroristici in India sono avvenuti fuori dal Kashmir e sono stati causati da frizioni tra il governo locale e quello centrale.”

Nonostante i musulmani abbiano massacrato decine di milioni di non musulmani in India negli ultimi mille anni, i musulmani in India godono di diritti speciali e possono seguire una legge religiosa in un paese apparentemente secolare. L’India è stato uno dei primi paesi a bandire i Versetti Satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’Ayatollah Khomeini issued nel 1989, censurando la libertà di parola di quasi un miliardo di non musulmani per il timore della violenza dei musulmani.

L’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra era al centro di molte controversie, ma certo che i suoi disaccordi con la comunità musulmana hanno contribuito molto al colpo di stato che lo ha rimosso dal potere nel 2006. Buona parte degli abitanti della Thailandia sono buddisti, ma le provincie meridionali adiacenti alla Malesia hanno una maggioranza musulmana che ha sfollato molti buddisti dalle loro case, decapitato monaci e ucciso insegnanti. Il governo è stato costretto a chiudere circa un migliaio di scuole pubbliche dopo un’ondata di attacchi incendiari e l’omicidio di dozzine di insegnanti[103]. Intanto, un volantino distribuito nella zona[104] dichiarava che “Questa zona dovrà essere liberata e posta sotto il dominio islamico. Questa terra non appartiene alla Thailandia, ma è una zona di guerra come la Palestina e l’Afghanistan. I credenti e i non credenti devono vivere separatamente.” Chulanont Surayud, ufficiale, primo ministro pro tempore e capo della giunta militare che ha deposto il governo regolare nel 2006, ha chiesto pubblicamente scusa[105] per gli eccessi del governo precedente e ha promesso di concedere una legge islamica al sud, particolarmente per il diritto familiare. A giudicare da quello che è successo in India, è poco probabile che concedere la Shariah ai musulmani calmerà le violenze verso i non musulmani. E’ più probabile che i buddisti thailandesi [106] finiranno come profughi nel loro stesso paese mentre il loro governo si piega di fronte ai musulmani, proprio come è successo con gli indù del Kashmir.

Alcuni hanno commentato che “Appena i musulmani saranno una maggioranza, indiranno le elezioni e voteranno per la Shariah.” Tutto il contrario, la Shariah arriva molto prima. Le minoranze organizzate e agguerrite possono ottenere grandi concessioni dalle democrazie. La Shariah è stata già parzialmente stabilita in India, Thailandia, nelle Filippine e in UK. L’aggressività dei musulmani pretende che i non musulmani si sottomettano a loro pur di evitare la guerra civile.

Nel Policy Review, lo scrittore Lee Harris commenta il libro di Andrew G. Bostom’ The Legacy of Jihad. Harris vuole avvertire quelli che non credono nella minaccia della Jihad verso l’occidente, data l’inferiorità tecnologica del mondo musulmano:

“I musulmani non sono interessati a vincere nel senso comune del termine. I musulmani possono vincere semplicemente rendendo impossibile fare funzionare il sistema democratico, creando condizioni tali che la democrazia non possa più funzionare e costringendo l’occidente a scegliere tra il sottomettersi alle loro pretese o la discesa nell’anarchia e nel caos. Si potrebbe chiamare questa situazione come uno scontro tra civiltà.”

Seconod Harris, “In questo tipo di scontro il nemico di un ordine non ha bisogno di essere forte ed efficiente quanto il sistema che vuole combattere, ma gli basta impaurire abbastanza l’ordine da impedirgli di usare il suo potere per il timore di una guerra civile. Si può usare la paura dell’anarchia per paralizzare il sistema politico al punto da rendergli impossibile il controllo del suo stesso territorio.”

Nel settembre del 2006, il professore di filosofia francese Robert Redeker ha pubblicato un articolo in cui dichiarava che: “A differenza di Ebraismo e Cristianesimo, l’Islam è una religione che esalta odio e violenza nei suoi testi sacri e nei suoi rituali.” Per avere affermato che l’Islam è violento, il professor Redeker ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto andare a vivere in incognito con tutta la sua famiglia. Secondo lo scrittore Christian Delacampagne[107], “ci sono parecchi intellettuali e politici francesi che sono disposti a discutere di tutto, tranne che dell’Islam. Riguardo all’Islam, la libertà di parola non esiste più.”

L’avvocato Seyran Ates, ha subito anni di minacce da tedeschi di origine turca per avere difeso in tribunale mogli che accusavano i loro mariti di violenza domestica, e ha dovuto lasciare il suo studio di Berlino perché era diventato troppo pericoloso. La parlamentare italiana Daniela Santanché ha ricevuto minacce di morte per la sua opposizione al velo islamico. In Spagna lo scrittore Gustavo de Arístegui[108], portavoce per il Partido Popular, vive sotto protezione della polizia per aver ricevuto minacce dopo essere stato dichiarato un nemico dell’Islam. Con l’immigrazione musulmana arriva anche una cultura di minacce, denunce e intimidazioni che si diffonde gradualmente nei paesi non musulmani. Quando i musulmani non possono vincere tramite la spada, lo fanno tramite avvocati pagati da finanziatori sauditi. Pochi se la sentono di affrontare un processo lungo e costoso solo per avere criticato l’Islam.

Nel 1998, in Canada, Mark Harding[109] è stato condannato a 340 ore di lavoro socialmente utile (indottrinamento) sotto la guida di Mohammad Ashraf, segretario generale del Islamic Society of North America a Mississauga, Ontario. La sentenza del giudice Sidney B. Linden, motivata dalle leggi canadesi riguardo all’incitamento all’odio, definiva Harding colpevole di “diffusione di notizie false riguardo agli aderenti all’Islam, studiate in modo da diffondere odio e paura tra i non musulmani.” Il crimine di Harding è stato quello di aver distribuito volantini fuori da una scuola pubblica in cui si elencavano atrocità commesse dai musulmani nei paesi islamici e avvertimenti come: “I musulmani che commettono questi crimini non sono diversi da quelli che vivono qui.” oppure “Toronto è sulla loro lista nera.” Nel 2006 la polizia canadese ha arrestato un gruppo di musulmani intenti a pianificare un attentato terrorista contro vari bersagli, tra cui la metropolitana di Toronto. Secondo il controspionaggio, buona parte dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche sono nati in Canada.

Il caso di Harding dimostra che ormai dire la verità sui pericoli dell’immigrazione musulmana è un crimine. Queste leggi contro il razzismo sono solo una versione leggera della Sharia, usate per intimidire gli infedeli come Harding quando vogliono criticare l’Islam. La political correctness è solo un assaggio della Shariah che sarà instaurata in occidente. Le leggi contro il razzismo non sono altro che political correctness legalizzata e costituiscono una violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Se si commette lo stesso crimine contro un uomo musulmano si avrà una punizione diversa da quella che si avrebbe attaccando un cristiano, un induista o un ebreo. Alcuni dicono che ciò avviene già nella vita reale, al punto che l’ingiustizia è diventata una cosa comune. Ciò costituisce una perversione della giustizia, simile alla Sharia, che chiede punizioni diverse a seconda della religione e del sesso del colpevole e della vittima. L’Islam è sempre stato ingiusto, e tale ingiustizia sta venendo legalizzata in occidente.

L’omicidio è sempre omicidio, e la vita umana deve essere valutata allo stesso modo. Secondo il multiculturalismo, dobbiamo considerare tutte le culture e le religioni come valide allo stesso modo, anche se non lo sono. Questa perversione dei valori indica che il sistema occidentale di giustizia sta crollando e che il sistema legale sta venendo infiltrato dalla legge islamica.

Zachariah Anani, ex jihadista convertito al cristianesimo, ha tenuto una conferenza a Windsor, in Ontario, sui pericoli dell’estremismo. I gruppi musulmani, tra cui il CAIR (Council on American-Islamic Relations) lo hanno citato in giudizio per avere “diffuso odio nella comunità.” L’ex musulmano Walid Shoebat[110] crede che mettere a tacere Anani crei un precedente legale con conseguenze pericolose sulla libertà di parola in Canada e negli USA. Secondo lo studioso e scrittore americano Daniel Pipes[111], nel 1998 Omar Ahmad, il segretario del CAIR, ha dichiarato davanti ai musulmani californiani che “L’Islam non è in America per essere uguale alle altre fedi, ma dominante. Il Corano dovrà essere la più alta autorità in America e l’Islam l’unica religione.”

Pipes afferma che il CAIR adora fare la vittima [112] ed è “sempre in cerca di offese anti musulmane, che siano reali o immaginarie, spontanee o provocate, grandi o piccole.” Secondo Pipes lo scopo dell’organizzazione è “Rendere gli USA un paese come tanti altri, dove non si può discutere liberamente dell’Islam.” Il CAIR riceve grandi finanziamenti. Nel 2006 i magnati sauditi come il principe Alwaleed ibn Talal hanno contribuito circa 50 milioni di dollari al CAIR. Buona parte di quei fondi sono stati spesi in una campagna mediatica [113] sui media americani. Il CAIR e altre organizzazioni musulmane hanno avuto grande successo nel diffondere il concetto di “Islamofobia” [114] e hanno avuto incontri con rappresentanti di varie istituzioni federali [115], tra cui l’FBI, al riguardo.

Insomma, cosa è esattamente la democrazia? Karl Popper diceva che “personalmente definisco quel tipo di governo che si può cambiare senza la violenza come democrazia, e gli altri come tirannia.” Anche Ludwig von Mises la pensava così: “L’essenza della democrazia non è il fare emettere ed amministrare la legge a tutti, ma il fatto che i legislatori e i dirigenti possano essere cambiati in maniera pacifica senza che avvenga un conflitto.” Storicamente, le democrazie dirette sono state comunità piccole, come le città stato greche in cui è stato coniato il termine. La democrazia più famosa era quella ateniese del quinto secolo prima di Cristo, dove a poco a poco tutti i cittadini hanno avuto diritto al voto (si trattava comunque di una minoranza rispetto a tutti gli abitanti.)

Lo storico John Dunn[116] ha seguito questo processo democratico nel suo libro Setting the People Free: The Story of Democracy, un titolo molto ironico. Secondo Dunn, “Sotto la democrazia i cittadini ateniesi pensavano, a ragione, di governarsi da soli. Le democrazie moderne sono sistemi in cui i cittadini scelgono l’opzione meno sgradevole tra le poche che hanno.”

Platone odiava la democrazia. Aristotele la criticava, ma in modo meno estremista, e approvava il governo dei molti come un buon sistema:

Pagina 47: “Aristotele stesso decise di non chiamaarla democrazia ma politeia, (governo costituzionale). La Politeia si distingueva dalla democrazia non solo da una differenza nello scopo e negli obiettivi (il bene comune, non il bene di un gruppo), ma anche nella struttura.”

James Madison, il primo scrittore della Carta dei Diritti, ha scritto buona parte della costituzione americana e dell’organizzazione del governo, insieme a Thomas Jefferson. Entrambi disapprovavano la democrazia diretta, e Jefferson temeva un “dispotismo elettivo”. Per loro, la forma di democrazia migliore era quella rappresentativa o indiretta. Secondo Dunn, tale sistema non può essere chiamato una democrazia nello stile dell’antica Grecia, dove i cittadini erano coinvolti direttamente nelle decisioni.

Pagina 79: “Non so come si possa chiamare lo stato americano, ma non col nome di democrazia. Un governo rappresentativo è differente da una democrazia non solo nell’autorità che segue, ma anche nei meccanismi istituzionali che lo fanno funzionare nel tempo.”

John Dunn pensa che l’idea del presidente americano Bush di portare la democazia in Iraq e in Medio Oriente per sconfiggere il terrorismo sia un atto di ignoranza ideologica. Forse la parola “democrazia” è diventata così diluita da non avere più senso. Dobbiamo saper fare la distinzione tra la democrazia diretta, che non è sempre un buon sistema, oltre ad essere vulnerabile all’Islam, e la democrazia rappresentativa che deve giostrarsi tra i populismi a breve termine e gli obiettivi a lungo termine.

Nel suo The Case for Sovereignty, Jeremy A. Rabkin descrive come il filosofo tedesco Jürgen Habermas, parla di strutture della legge internazionale e di un’autorità internazionale che controlli e diriga i governi. Rabkin si chiede: “Chi potrebbe controllare o sfidare un’autorità con un potere simile? Anche se ci fosse una Costituzione, chi potrebbe assicurarsi che l’autorità mondiale la segua? Come si potrebbe assicurare la democrazia? Sarebbe giusto se un centinaio di nazioni minori potessero combinare i voti e dettare legge al resto del mondo? Sarebbe giusto se un miliardo di cinesi, un miliardo di indiani e mezzo miliardo di asiatici si unissero in una maggioranza permanente e dettassero legge?”

Nel diciottesimo secolo non esisteva l’ONU o altre leggi sovranazionali. Secondo Rabkin i padri fondatori: “sarebbero stati nauseati al pensiero che il loro governo federale sarebbe stato sottomesso a un’entità internazionale abbastanza potente da dettare legge in territorio americano.” La combinazione di media, legislazioni internazionali e feudalesimo burocratico ha trasformato l’Europa in Eurabia[117]. Ci sono state migliaia di pagine di legislazioni passate senza la conoscenza o il consenso dei cittadini europei. Intanto, l’immigrazione sta cambiando drammaticamente il profilo demografico del continente, nonostante la volontà contraria dei cittadini.

Le rivolte jihadiste in Francia[118] del 2005 hanno dimostrato che ci sono centinaia di ghetti sotto controllo islamico, dove la Francia non ha il controllo del territorio. Lo stato di diritto in Francia è stato seriamente compromesso. I cittadini hanno notato che le tasse che pagano vanno a dei governi che non hanno il controllo delle frontiere, non hanno il controllo del territorio e non riescono nemmeno a offrire un minimo di sicurezza ai propri cittadini.

Bisogna riportare le condizioni necessarie a un sistema democratico, oppure il sistema crollerà. Molti commentatori temono che[119] abbiamo già passato il punto in cui le tensioni possono essere gestite da un sistema democratico e che siamo diretti verso una guerra civile.

La “Racial and Religious Hatred Bill[120]” nell’Inghilterra del 2005 è un esempio da manuale delle vulnerabilità di una democrazia verso l’Islam. Le minoranze possono avere un’influenza spropositata in un sistema democratico, se sono in posizione da fare da “ago della bilancia” in favore di un partito o di un’alleanza. In quel caso, il Labour Party voleva vendere la libertà di parola dei cittadini in cambio del voto dei musulmani. La Camera dei Lords, ossia quella parte del Parlamento inglese che non è stata eletta da nessuno, ha perso sempre più potere negli ultimi decenni ma può respingere le proposte della House of Commons. Alla fine, la Racial and Religious Hatred Bill è passata ma in forma molto diluita grazie all’opposizione della Camera dei Lords. E’ strano come un’istituzione anacronistica e non eletta democraticamente sia quella che si sia comportata in maniera più sensata in questo caso.

I padri fondatori americani temevano un governo della plebaglia, e volevano isolare i rappresentanti eletti in Parlamento da quelli che vedevano come cittadini capricciosi. Capisco questo punto di vista. Dovremmo vedere la democrazia come un mezzo, non come un fine da perseguire religiosamente. Ad esempio, non si dovrebbe basare la legislazione sui capricci di una maggioranza che cambia idea in continuazione. Quello che ci vuole è un sistema bilanciato e ben funzionante. I cittadini non sono sempre stupidi, e la classe dirigente non è sempre intelligente. Sono stati i dirigenti a creare l’Eurabia, non i cittadini. Nel diciottesimo secolo i padri fondatori americani non hanno previsto che i dirigenti stessi potessero decidere di smettere di sorvegliare i propri stessi confini nazionali.

Fino a circa un secolo fa, gli interessi della classe dirigente erano gli stessi delle loro nazioni[121]. In questa società globalizzata, ciò non è più il caso. Molti politici e burocrati non sentono alcun legame sentimentale verso le loro nazioni, ma sono più interessati a corteggiare le organizzazioni sovranazionali e le corporazioni multinazionali, dato che sono quelli che pagano di più. Questa situazione è un fattore importante nella perdita di fiducia tra la classe dirigente e i cittadini di molte nazioni occidentali. Molti cittadini credono, a ragione, di essere stati abbandonati dai loro politici. Il fattore più importante delle democrazie moderne non è il soddisfare i capricci dei cittadini, ma il costringere i rappresentanti dei cittadini a difendere i confini della nazione e a tenere conto della volontà di sovranità popolare da parte della popolazione. Ciò non sarà facile.

Il blogger cinese Ohmyrus[122] (che scrive articoli molto ben informati riguardo all’Islam) scrive sul suo blog “Reforming Democracy” in cui parla dei difetti della democrazia: “Ci sono semplicemente più poveri che ricchi. Ciò significa che i politici possono farsi eleggere semplicemente promettendo di togliere soldi ai ricchi per darli ai poveri. Il risultato è una tassazione ingiusta.” Secondo Thomas Jefferson, “La democrazia cesserà di esistere quando sarà tolta a quelli che vogliono lavorare e data a quelli che non vogliono.” Citazioni come questa, secondo Ohmyrus, mostrano come i padri fondatori della repubblica americana fossero più interessati al concetto di libertà che a quello di democrazia.

Secondo Ohmyrus, le democrazie producono solo soluzioni a breve termine, incapaci di sopportare uno svantaggio momentaneo per avere un vantaggio futuro. In generale, si cerca l’opposto, ossia un vantaggio momentaneo che sarà pagato con brutte conseguenze nel futuro. Le monarchie del diciannovesimo secolo gestivano la macroeconomia meglio dei politici del ventesimo. Le statistiche mostrano come i tassi di interesse, le tasse e l’inflazione fossero più basse, così come il rapporto tra debito pubblico e PIL.

Per lui, ciò avviene percheè i monarchi e i nobili tendono a pianificare sul lungo termine, e non godendo di potere assoluto devono tenere conto della volontà popolare. Il nostro problema non è nei politici, ma nel sistema con cui lavorano. Ohmyrus propone vari rimedi per questa situazione. Ad esempio, il mandato del presidente americano potrebbe essere incrementato a otto anni non rinnovabili.

Secondo il presidente di Singapore Lee Kuan Yew[123], l’economia e la sicurezza del ventunesimo secolo saranno condizionate dalla demografia, non dalla democrazia. Non sono del tutto d’accordo, ma concordo nel credere che nessun sistema politico, democratico o no, può sopravvivere a lungo senza il controllo della sua integrità territoriale e del suo futuro demografico. Tale perdita di controllo è la realtà in molte nazioni moderne. Il pianeta è in mezzo a un’esplosione demografica senza precedenti, oltre che ad un’ondata di migrazioni mai viste prima. Molte nazioni democratiche sono state talmente immobilizzate da leggi senza senso e da ideologie ingenue da avere perso il controllo sulle proprie frontiere. Ciò non potrà durare a lungo senza conseguenze serie.

Un sondaggio del gennaio 2007 ha mostrato che l’82% del popolo inglese credeva che il governo avesse perso il controllo dell’immigrazione, e una percentuale simile di cittadini credeva che il governo stesse mentendo al riguardo. Secondo Sir Andrew Green, presidente del gruppo Migrationwatch[124], ciò rifletteva “un forte risentimento tra il pubblico che sentiva di non avere potuto esprimere le proprie opinioni e di non essere stato consultato su una faccenda di tale importanza per il futuro del paese.” Ciò rappresenta una drastica perdita di fiducia nel governo, particolarmente pericolosa in un momento in cui le autorità stanno ponendo restrizioni sulla libertà di parola. Questa combinazione di fatti potrebbe portare ad un’esplosione di violenza. Come diceva il presidente americano John F. Kennedy, “coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta”,

Anche il blogger Ohmyrus[125] teme questo sviluppo: “Gli europei ci hanno messo un sacco di tempo prima di imparare a risolvere le loro dispute tramite la cabina elettorale. Ciò sta venendo dimenticato a poco a poco. La storia dei cartoni danesi ci mostra che la violenza funziona. Molti governi occidentali si sono fatti intimidire e hanno chiesto scusa o hanno condannato l’autore invece di difendere la libertà di parola. Presto i gruppi che si oppongono all’immigrazione inizieranno a usare la violenza, dato che funziona. Se le democrazie europee non impareranno a gestire le loro tensioni etniche, la democrazia crollerà e si tornerà alla dittatura.”

Alla tirata delle somme, ritengo che il sistema democratico non sia perfetto e che non porti automaticamente alle libertà individuali. Probabilmente le nazioni democratiche dovranno passare attraverso grossi cambiamenti se vorranno sopravvivere come tali. Gli obiettivi da seguire sono:

Un sistema equilibrato e ben funzionante, che garantisca la libertà di parola

Limitazioni al potere dei dirigenti

Una legge uguale per tutti.

Nessuno di questi concetti è compatibile con la Shariah.

I musulmani non temono il voto. Ad esempio, l’organizzazione terrorista palestinese Hamas è arrivata al potere tramite le elezioni. Secondo lo storico Niall Ferguson[126], un sondaggio del 2007 svolto tra diecimila musulmani in dieci paesi differenti ha rivelato che i fondamentalisti islamici sono più a favore della democrazia dei moderati: “più diventano ricchi, più preferiscono il fondamentalismo. I fondamentalisti vedono la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere.”

I musulmani temono la libertà di parola, vogliono intimidire i critici mentre continuano con la loro conquista demografica tramite immigrazione e famiglie numerose. Finora i musulmani hanno avuto successo. Il nostro sistema demografico premia i gruppi con alto tasso di natalità, e i musulmani hanno il tasso di natalità più alto di tutti. Non si può fare funzionare una democrazia in un paese islamico, a meno che con “democrazia” non si intenda il semplice atto del voto senza restrizioni al potere statale e senza protezioni per le opposizioni. Tale forma di “democrazia” è solo una folla urlante. La democrazia nel suo senso vero e proprio include un governo costituzionale, una giurisprudenza secolare, uno stato di diritto e uguaglianza di fronte alla legge, oltre che libertà di parola. La vera democrazia è incompatibile con l’Islam, e cercare di esportarla nei paesi islamici è uno spreco di tempo e di soldi.

I non musulmani hanno sbagliato obiettivo. Cercare di esportare la democrazia in un paese islamico come l’Iraq è inutile. Come dice il blogger americano Lawrence Auster[127], dobbiamo proteggere le nostre democrazie contro l’Islam. La scrittrice Diana West[128] ha scritto che ci vuole una difesa contro la Sharia, non una diffusione della democrazia. L’Islam è incompatibile con tutte le libertà umane, ma è capace di approfittare delle debolezze del sistema democratico e distruggerlo dall’interno.

Ho suggerito una strategia di contenimento globale [129] verso il mondo islamico, includendo la cessazione dell’immigrazione musulmana. Ciò costringerebbe i musulmani ad affrontare i fallimenti del loro sistema culturale. Bisogna sfidare il proprio nemico dove è debole. L’Islam non tollera la libertà di parola, dato che è la sua debolezza più grande. Gli USA sono in condizioni di affrontare questa sfida, hanno ancora una percentuale relativamente bassa di musulmani e un sistema di protezione della libertà di parola. La cosa che i musulmani temono di più in America è il primo emendamento. Questa regola, inclusa saggiamente dai padri fondatori nella Carta dei Diritti, assicura che l’individuo abbia libertà di parola contro la tirannia della maggioranza.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere il loro primato morale, devono sfidare la censura e le intimidazioni dei musulmani. La Cina e la Russia non sono interessate ad aiutarci, e l’India deve gestire la “quinta colonna” dei suoi cittadini islamici. L’Europa è controllata da un’élite Eurabica che non ha voglia e tempo per proteggere la libertà di parola dalle intimidazioni dei musulmani. Questo è il motivo per cui ci sono europei che sono andati a cercare libertà di parola e opinione sui siti americani, come Robert Spencer su JihadWatch.org o Charles Johnson su Little Green Footballs[130].

Proteggere formalmente la libertà di parola è importante, ma va combattuta anche la censura sociale e informale. Insomma, dobbiamo liberarci dalle catene del multiculturalismo e della Political Correctness se vogliamo che il nostro sistema democratico sopravviva agli attacchi musulmani contro la nostra libertà.

Fonti:

http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/04/is-islam-compatible-with-democracy.html

1. http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/008.qmt.html#008.012
2. http://www.usc.edu/dept/MSA/fundamentals/hadithsunnah/bukhari/052.sbt.html#004.052.220
3. http://www.brusselsjournal.com/node/1650
4. http://52.571.13.320subf02:LRdpxjk781698196548ВЧ
http://ancienthistory.about.com/gi/dynamic/offsite.htm?zi=1/XJ&sdn=ancienthistory&zu=http://www.fordham.edu/halsall/ancient/aristotle-politics1.html
5. http://www.amazon.com/How-West-Lost-Alexander-Boot/dp/1850439850/
6. http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/012/736fyrpi.asp?pg=1
7. http://www.amazon.com/Road-Serfdom-Fiftieth-Anniversary/dp/0226320618/
8. http://www.brusselsjournal.com/node/1624
9. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/11-years-chaos-for-eu-accounts.html
10. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/08/welfare-state-is-dead-long-live.html
11. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/07/let-them-eat-kebab-new-marie.html
12. http://www.brusselsjournal.com/node/1101
13. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/013083.php
14. http://www.meforum.org/article/734
15. http://www.jihadwatch.org/archives/000250.php
16. http://www.muslimphilosophy.com/ik/Muqaddimah/
17. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008946.php
18. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/011752.php
19. http://fjordman.blogspot.com/2005/10/bangladesh-non-muslim-ethnic-groups_19.html
20. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/pakistan-hindu-girls-forced-to-convert.html
21. http://www.pakistanchristianpost.com/newsviewsdetails.php?newsid=437
22. http://www.youngmuslims.ca/online_library/books/milestones/hold/chapter_11.asp
23. http://www.islamicawakening.com/viewarticle.php?articleID=619
24. http://www.muhammad.net/quran/shadeofQuran/index.htm
25. http://www.jihadwatch.org/archives/008758.php#more
26. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/000687.php
27. http://fjordman.blogspot.com/2005/07/camel-economics.html
28. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/05/19/AR2006051901769_pf.html
29. http://www.jihadwatch.org/archives/005810.php
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La felicità dell’emigrante (bestemmiante)

Ultimamente ho avuto poco da fare, e ho provato ad occupare il tempo frequentando alcuni gruppi di emigranti italiani.

OK, è stata un’idea degna di Tafazzi, lo ammetto. Contenti?

 

Una cosa che mi ha fatto pensare è il fatto che non tutti tutti sono andati via semplicemente per lavoro, soldi e così via. OK, il lavoro e i soldi sono fondamentali, ma non sono il 100% della vita di una persona (almeno non di una persona con un minimo di umanità). Per molti la scelta di emigrare è anche una faccenda di felicità.

In che senso?

Quando passa la fase iniziale, in cui l’emigrante è convinto di avere trovato il Paradiso, cominciano a venire fuori le magagne del paese in cui si è emigrati. Diciamo la verità, il paese perfetto non esiste, e ci sono paesi con problemi GROSSI. In qualunque paese si vada, ci sarà sempre qualcosa che non andrà bene e che in Italia funziona indiscutibilmente meglio. Per dirne una, qui in UK c’è una cultura decisamente di merda: l’inglese medio è stronzissimo, arrogante, chiuso e vanitoso come se fosse chissà chi. Gli stessi inglesi sono i primi a dire “British people are cunts” e a consigliare di non prendersela troppo quando gli altri si comportano male senza alcun motivo sensato. Se dovessi fare i conti, potrei elencare un sacco di cose che proprio non vanno in Inghilterra:

  • Gli inglesi sono una razza di bevitori, ma non bevitori allegri come i veneti o i polacchi. L’inglese non beve per apprezzare la serata o per godersi la bevuta, l’inglese beve di brutto in modo da stordirsi, vomitare e collassare, magari dopo avere preso a legnate un poveraccio che passava da quelle parti per caso. Avete presente Begbie di Trainspotting? E’un buon esempio di inglese.
  • Se si escludono le grandi città, in generale la provincia inglese è un cagaio post-industriale soffocato da miseria, disperazione e fabbriche dismesse.
  • L’underclass inglese è orrenda, una massa di miserie umane perpetrate da un sistema di benefits che ha dato di matto e ha reso impossibile uscire dalla condizione di povertà e di dipendenza dagli aiuti statali.
  • Il fondamentalismo islamico è una minaccia seria.
  • In città, la qualità dell’aria è tremenda, anche se non al livello di Roma o Milano.

E tante altre che non vi sto a raccontare. Come mai rimango qui, nonostante ci siano tutti questi problemi?

PERCHE’ QUI SONO FELICE, CAZZO!

Questo è quello che conta. Ci sono cose che non vanno ovunque. Se uno dovesse stare a pensare alle cose che non vanno, troverebbe difetti ovunque. Ci sono persone emigrate in posti che hanno problemi gravissimi, oppure in posti oggettivamente più poveri dell’Italia. Ma sono felici, stanno bene, e questo è quello che conta. Ognuno ha i suoi motivi per emigrare (o per non emigrare), e se riesce a trovare la felicità in un altro posto, allora ha fatto bene ad andarsene. Questo è il motivo per cui sono critico verso quelli che se ne partono per emigrare solo per motivi di lavoro. Uno che se ne va solo per il lavoro si troverà malissimo, non si integrerà mai, e appena possibile se ne tornerà in Italia. L’unico che è disposto a sconvolgere completamente la sua vita e a cambiare tutto, è quello che in Italia si trovava male. Vuoi per la corruzione, vuoi per la mentalità della gente, vuoi per la politica, vuoi per il familismo amorale, vuoi per l’ignoranza, vuoi per il calcio, il motivo non conta. Solo l’irrequieto che si è irrimediabilmente scassato la minchia dell’Italia se ne andrà e riuscirà a prosperare. Quello che va via per lavoro, tornerà indietro presto o tardi.

Questo è il motivo per cui si vedono tanti emigranti felicissimi, anche se fanno un lavoro non molto diverso da quelli che facevano in Italia. Probabilmente non tornerebbero in Italia nemmeno se gli offrissero un posto migliore e un costo della vita più basso. Ovviamente, non se la sentono di fare questo discorso agli italiani che sono rimasti in Italia, quindi rispondono sempre di essersene andati via per motivi di lavoro. Ci sono molti italiani che si trovano bene nella cultura italiana, e a questi è inutile spiegare che tale cultura a molti può semplicemente non piacere e apparire come una tortura cinese. Ricordo quando un terrone mi ha detto: “Palermo fa schifo, ma mi ci trovo bene. Qui a Palermo sono felice come un porco in mezzo alla merda!” Mai paragone fu più azzeccato!

In tutte le culture ci sono gli “irrequeti” che non si trovano bene con la cultura locale, o che hanno voglia di provare un altro tipo di vita. Chi si trova bene nella cultura italiana ci starà, anche senza soldi e senza lavoro. Chi ci si trova male se ne vorrà andare, anche se fuori dall’Italia ci sono situazioni brutte e cose che non vanno. Questo significa che gli italiani della “diaspora” non torneranno mai, se non in vacanza.

Conclusioni

Concludendo, finitela di scassare la minchia riguardo all’emigrazione. Chi vuole andare va, e non torna. Chi non vuole andare resta, oppure va via per il minimo necessario. Questa generazione si è persa, la vita in Italia è diventata talmente opprimente che se ne sono scappati tutti proprio perchè gli avete triturato la minchia.

Non avete caputo un cazzo? Vabbè, non preoccupatevi, metto una bella cicciona tettona così almeno vi rifate gli occhi!

Attacco a Westminster – Il terrorismo Open Source

OK, ragazzi, tanto per cambiare abbiamo avuto un attacco terroristico a Londonistan. Intendiamoci, ritengo Londonistan un tale cagaio che non credo sia possibile peggiorarla se non con un’invasione da parte dei Supplizianti di Hellraiser, ma prendiamo comunque in esame il caso dato che ci tocca un poco tutti.

Il fatto

Il 22 Marzo 2017 il signor Khalid Masood ha noleggiato un SUV Hyundai Tucson ed ha guidato fino a Londonistan. Arrivato al ponte di Westminster è salito sul marciapiedi e ha iniziato a investire pedoni a casaccio. Da notare una rumena che ha fiutato il pericolo e si è tuffata nel Tamigi, salvandosi le chiappe. Come al solito, i rumeni sanno sempre cosa fare quando arrivano i musulmani! Continuando sulla strada Khalid ha girato a sinistra, ha fermato il SUV e ha accoltellato il povero sbirro inglese in servizio al casello d’entrata. Nel caso non lo sapeste, qui in generale gli sbirri sono disarmati. Khalid non ha avuto il tempo di farsi i selfie col cadavere perchè sono arrivati vari agenti in borghese (molto armati) che lo hanno ridotto a un gruviera. Nella foto, le ultime parole del terrorista:

Ciao ciao, Khalid! Che la terra ti sia pesante, e che le 71 vergini siano capre!

L’attentatore

Contrariamente a quanto molti geniacci potrebbero pensare, Khalid non era un immigrato arrivato fresco fresco dal Pakistan, e nemmeno un fanatico religioso. Il nostro amicone è nato e cresciuto in UK, era cittadino UK a tutti gli effetti e aveva condotto una vita normalissima: 52 anni, moglie e figli, convertitosi all’Islam in età adulta e mai coinvolto in attività terroristiche o in episodi di fanatismo religioso. In vita sua aveva avuto varie condanne, ma tutte per reati comuni tipo risse, lesioni personali e possesso di arma da taglio. Insomma, Khalid Masood era tutto tranne che la figura tipica del terrorista, anzi era il prototipo del musulmano occidentalizzato e integrato che se ne fotte altamente dell’Islam e della religione in generale.

Conseguenze

Bene, spero che questo fatto vi sia piaciuto, perchè è meglio se ci facciamo l’abitudine. Gli attacchi del genere saranno sempre più comuni, e non ci si potrà fare mai niente. Khalid era insospettabile fino all’ultimo, anche se un poliziotto lo avesse fermato cinque minuti prima dell’attentato non avrebbe trovato niente di strano in un cittadino inglese di Birmingham che affitta un SUV e va a Londra per farsi i cazzi propri. Anche a perquisirlo, non gli avrebbero trovato addosso nulla di illegale

Mi fanno morire dal ridere quelli che urlano “A E’ COLPA LORO BISOGNA RIMANDARLI TUTI A KASA LORO BASTA KN BUONISMO PADRONI HA KASA NOSTRA”. Ma dove cazzo li vuoi rimandare? Khalid era cittadino inglese nato in UK. Gli attentatori di Parigi erano parigini nati e residenti a Parigi. Che fai, li rimandi a casa? A letto senza cena?

Ci stiamo trovando di fronte un fenomeno pressochè unico nella storia. Di solito gli immigranti delle generazioni successive tendono ad integrarsi e a fregarsene della cultura dei genitori. Invece noi ci troviamo di fronte degli immigranti di seconda o terza generazione assai più radicalizzati dei loro genitori, al livello da rimproverare le loro madri perchè girano senza velo. E’ una generazione perduta, radicalizzata dagli imam locali finanziati dai sauditi, piena di disprezzo per la cultura occidentale e senza neanche la possibilità di tornarsene nei paesi dei loro genitori, con cui non hanno nessun legame.

In pratica, viviamo in una società dove basta veramente un niente per trasformare un cittadino normalissimo in un attentatore suicida disposto a morire, anzi felice di morire, pur di fare danni e andarsene in un lampo di gloria. Come si ferma un nemico del genere? E’invisibile, mortale, e non si fa intimidire da niente e da nessuno. Nessuna condanna penale e nessuna galera lo fermerà nemmeno per un secondo, lui sa benissimo che non ci andrà mai.

Un attentato del genere ha fatto relativamente pochi danni, e nessun danno alle istituzioni. Khalid non è neanche riuscito ad entrare a Westminster. Nonostante ciò, il suo attentato è stato un successo: ha sparso terrore a piene mani, è costato una quantità enorme di soldi e di manodopera allo stato, e ha dimostrato che nessuno è al sicuro. OK, il Parlamento è blindato e non ci entra nessuno, ma non si possono blindare tutte le strade d’Europa e il cittadino europeo ha molta più paura di un terrorista che lo spiaccica per strada che del terrorista che fa saltare in aria il parlamento (anzi, è probabile che nel secondo caso gli darebbe pure una mano).

Il terrorismo “Open Source”

Il cosiddetto terrorismo Open Source è il modo in cui il terrorismo si è adattato alla società blindata e ultracontrollata di oggi. Le forze dell’ordine hanno sventato la quasi totalità degli attentati in grande stile degli ultimi anni. I commandos terroristi con l’appartamento trasformato in officina bombarola vengono arrestati, fatti parlare e incarcerati per anni. I gruppi di terroristi con i capi e gerarchia finiscono SEMPRE per essere scoperti, e i loro capi finiscono SEMPRE in carcere duro. Il terrorista che si organizza da solo senza parlare con nessuno è introvabile. Quello che si scarica i piani per un’arma da Internet è difficile da trovare tra le migliaia che lo fanno, e in ogni caso basta poco per essere introvabili. Quello che usa oggetti di uso comune, come un’auto o un coltello da macellaio è introvabile fino a che non ammazza qualcuno, ma a questo punto il danno è già fatto. Per la cronaca, l’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ciò non è molto credibile.

Alcuni idioti si chiedono come mai il terrorismo colpisce sempre la gente comune e mai “i potenti”. Ma cazzo, che ci vuole a capirlo? Cercare di colpire un potente equivale a farsi seccare dalle sue bodyguards o a farsi mettere in galera appena si pensa di attentare alla vita di un VIP. Un atto di terrorismo che colpisce persone comuni a casaccio spande terrore, e incorre in molti meno rischi dato che le persone comuni sono meno protette dalle forze dell’ordine e non hanno sicurezza privata.

Insomma, non c’è alcuno scampo, a meno che non si trasformi la società in una specie di distopia nazistoide in cui sono tutti controllati ancora più di quanto non siano adesso. Prepariamoci ad un’era di paranoia continua e di panico animalesco, in cui il primo che ti trovi davanti può compiere un massacro senza nessun preavviso e nessun motivo apparente. Siamo nella merda.

Grazie, culona inscopabile!

 

UPDATE

Sembra che il nostro amico sia stato radicalizzato da un predicatore durante un suo soggiorno in galera, ambiente in cui i predicatori wahhabiti amano fare proseliti. Durante il soggiorno al gabbio, sembra che Khalid abbia avuto una “illuminazione” che lo abbia portato a lasciare la moglie, fregarsene delle figlie, andarsi a mettere con una pazza fanatica e dedicarsi all’estremismo. Non sarebbe l’unico ad avere seguito un percorso simile.

 

Fonti

http://www.birminghammail.co.uk/news/midlands-news/khalid-masood-named-birmingham-terrorist-12787878

https://www.theguardian.com/uk-news/ng-interactive/2017/mar/22/westminster-attack-visual-guide-parliament

https://www.theguardian.com/uk-news/2017/mar/23/no-surprise-that-london-attacker-was-born-in-uk

Life in modern England part 20 – il lavoro

Cari mongolini, riprendiamo con i post sull’immigrazione, nella vana speranza che qualcuno di voi inutili cazzari si decida ad emigrare. Oggi parleremo del mercato lavorativo inglese.

Versione breve

E’ un merdaio. Restate a casa.

Versione lunga per utenti alfabetizzati

Negli ultimi anni l’UK ha avuto la stessa mentalità idiota degli italiani degli anni ’80. Le famiglie si sono imborghesite e hanno iniziato a credere di potere fare la scalata sociale facendo studiare i figli. Come risultato, se il figlio aveva il numero giusto di cromosomi e abbastanza cervello per vestirsi da solo, allora “mio figlio deve studiare e diventare qualcuno! Non si deve sporcare le mani coi mestieri!” Il risultato è che tantissimi sono andati all’università, lasciando gli istituti e i corsi professionali a gente che aveva fallito tutti i percorsi scolastici: deficienti, drogati, delinquenti, disadattati e così via. Se ci pensate, nell’Italia dei tempi c’era l’idea che il figlio intelligente doveva andare al Liceo e poi all’università, e che solo i deficienti dovessero frequentare scuole come ITIS, IPSIA o Alberghiero. Ai vecchi tempi ebbi una lite tremenda con mio padre perchè non voleva che frequentassi l’ITIS, una scuola che a detta sua andava bene solo per i figli dei delinquenti. Purtroppo non era l’unico a pensarla così, i primi due anni di ITIS sembravano una classe di riformatorio.
Quale è stato il risultato di questa politica intelligentissima?
Da una parte, abbiamo una quantità enorme di laureati, molti dei quali laureatisi in materie del cazzo. Tali laureati faranno a pugni per i pochi posti da laureato disponibili, e come risultato si troveranno a lavorare in ufficio, in giacca e cravatta, ma con lo stesso stipendio di un lavapiatti. Non scherzo, molti laureati in ufficio guadagnano la “minimum wage” e hanno un debito studentesco di ventimila sterline. Quelli che non riescono a entrare in questi posti meravigliosi finiscono così:
Tipica laureata in lettere classiche
Inoltre, negli ultimi decenni molti posti da ufficio sono stati trasferiti in India o in Cina. Non ha senso pagare un contabile inglese, quando puoi farti fare la contabilità da una ditta indiana o cinese a un ventesimo del prezzo. La lower middle class da ufficio è stata letteralmente sterminata, anche perchè con le tecnologie moderne un impiegato di oggi fa lo stesso lavoro di dieci impiegati degli anni ottanta.
Dall’altra parte abbiamo una massa informe (ma molto puzzolente) di gente con la terza media, ma tanta voglia di impegnarsi e tanta flessibilità. Potete immaginarvi come vengano trattati dai datori di lavoro inglesi.
In questa immagine, Jamal si rende conto di essere uno dei tantissimi analfabeti in fila per un posto da operaio, e capisce che dovrà dare di nuovo il culo in cambio di un contratto da tre mesi.
Anche qui, l’automazione industriale ha reso superflui tantissimi operai. Ormai l’operaio stile “Tempi moderni” non esiste più se non in Cina o in India. L’operaio di oggi deve essere esperto, qualificato e abbastanza affidabile da dargli in mano i comandi di un macchinario da trecentomila euro.
Insomma, in UK come in Italia, quello che manca sono i diplomati qualificati.

Il lavoratore immigrato in UK

Intanto dobbiamo rendere chiara una cosa. Mentre in italia “immigrante” significa automaticamente “negro che fa lavori di merda in condizioni di illegalità”, in UK esistono immigranti di tutti i livelli, anche quelli più elevati. Il problema è la convalida delle qualifiche professionali. Mentre un immigrante ex-Commonwealth avrà la strada facile, per un italiano le cose tendono ad essere molto rognose. Prima di partire, fate in modo di avere informazioni sicure su cosa fare per rendere le vostre qualifiche compatibili con quelle locali. In molti casi vi converrà prendere una qualifica locale.

Sbocchi professionali

Come ho detto, in UK mancano i lavoratori qualificati. Se non siete qualificati, o se avete la laurea al DOWNS, tanto vale che ve ne stiate a casa. Ciò ovviamente non vale se siete giovanissimi e disposti a mettervi a studiare per bene.
Lasciate pure perdere i lavori da ufficio. A meno che non siate già stati a lungo in UK, non conoscete la lingua e la cultura locale e sarete sempre messi in secondo piano davanti ai locali. Magari con una laurea seria potete avere qualche possibilità, ma preparatevi a vedervi passare davanti l’inglesino semianalfabeta solo perchè lui è stato nell’università fighetta british.
Uno degli sbocchi tipici degli immigranti è il servizio sanitario. C’è una carenza ENORME di personale sanitario. Molti ospedali e molte cliniche sono letteralmente disperate pur di avere infermieri, badanti, e tutto il personale medico vario.
Il personale tecnico è molto richiesto. Ho visto parecchie officine, e sono tutte piene di immigranti. Meccanici, saldatori, tornitori, elettricisti, mulettisti, muratori, carpentieri, idraulici, e tutto il resto del popolo tecnico, sono tutti richiestissimi e ben pagati. Ci si può organizzare con una qualifica italiana, ma è difficile. E’ meglio prendersi una qualifica inglese, ma tanto ne prendi una in sei mesi senza spendere più di qualche centinaio di sterline. In generale, lavorare nell’edilizia o nel campo tecnico è molto redditizio, ma considerato un lavoro da immigranti. Chissenefotte, guadagno tre volte quello che guadagnano i fighetti da ufficio! Ovviamente qui si parla di personale tecnico qualificato. Qui non c’è il muratore annero con la terza elementare, se non tra i pakistani.
L’IT è un campo che non conosce crisi, ma è necessaria una qualifica locale di quelle costose. Programmatori e altri geek del genere sono sempre richiesti, e quello è un ambito in cui gli immigranti sono bene accetti. Ovviamente non ti devi infastidire nel lavorare accanto a Pajeet l’indiano che non usa la carta igienica perchè è “impura”.
Insomma, l’UK non è il paradiso, ma ci sono le opportunità lavorative che mancano in Italia. In molti casi si tratta di lavori da immigrante, cioè lavori di merda, faticosi, pericolosi e con orari di merda, ma se non vi piace siete liberi di restare a Secondigliano a fare i pattumini. Anzi, il mio consiglio è di restare a casa, evitate di emigrare che abbiamo già fin troppi napulielli in giro.

Prospettive a lungo termine

La cosa che più importa sono le prospettive a lungo termine. In Italia puoi ancora sperare di saltellare da un posto di lavoro all’altro, ma ti troverai a 65 anni con gli acciacchi, troppo vecchio per lavorare e senza pensione. Almeno qui in UK il sistema pensionistico funziona ancora, l’assistenza sociale funziona (anche se meno di prima), e l’economia gira ancora. Il futuro è una grossa incognita ma sempre meglio del merdaio assoluto che aspetta coloro che resteranno in Italia!

Post Scriptum

Mi sono arrivate varie richieste di aiuto da tipi che lavorano in un ambito completamente diverso dal mio. Grazie per la fiducia, ma io sono un elettricista, cosa cazzo ne posso capire di altri ambiti? Posso solo augurarvi il massimo del successo nelle vostre carriere di collaudatori di preservativi anali, ma non so proprio come aiutarvi. Al  limite, provate a fare una ricerca con il Jobmatch inserendo il tipo di lavoro che cercate o la zona in cui volete andare. Guardando le offerte vi farete un’idea su quali titoli vengano richiesti, sempre che il tutto non sia troppo complesso per i vostri cervellini sminchiati dal Lexotan!

Perchè questo blog? – Parole di saggezza

Perchè questo blog? – Parole di saggezza

Mi è stata fatta una domanda interessante: “Ma chi te lo fa fare di scrivere questo blog? Non hai neanche la pubblicità, non ci guadagni un cazzo!” Ottima domanda, anonimo scrittore!
Io ricordo la mia giovinezza perduta, nell’era pre-Internet in Terronia Saudita. La cosa peggiore non era la povertà, non era l’inciviltà e nemmeno la munnezz. La cosa peggiore era la solitudine. Ero l’unico a leggere, ad essere interessato allo studio, a non sopportare il calcio e a schifare la cultura dei miei coetanei. A quei tempi se volevi uscire avevi a disposizione tre comitive:
  • Fighetti di merda, tutti musica tunztunz e vestiti firmati. Se non avevi addosso l’equivalente di uno stipendio mensile eri merda e non meritavi di vivere.
  • Cattobigotti del cazzo. Facevano discorsi pari a quelli di Adinolfi. Se deviavi un minimo dall’ortodossia cattobigotta terrona eri merda e non meritavi di vivere.
  • Delinquenti violenti. Veneravano Totò Riina come un dio e vivevano tra corse di scooter truccati e varie attività malavitose. Se non avevi fatto almeno un anno di riformatorio eri merda e non meritavi di vivere.
Internet ancora non c’era, quindi tutti si conformavano a questi tre modelli di vita. Se provavi a deviare minimamente, venivi escluso e schifato. Io mi sentivo come Will Smith in “Io sono leggenda”, ma senza neanche l’attenuante di essere negro. Pensavo di essere l’unico al mondo a leggere, ad ascoltare musica che non fosse il tunztunz da discoteca, le lagne di Radio Maria o Gigi d’Alessio su RadioCamorra. La cosa che sognavo era che ci fosse qualcuno, possibilmente più grande, che mi dicesse: “non sei l’unico al mondo, non sei malato, quella è una cultura di merda e hai ragione a schifarla“.
Ovviamente, era inutile rivolgersi ai “grandi”. Quasi tutti gli adulti che vedevo erano delle larve umane che sembravano uscite dai film di Fantozzi. A quei tempi l’Italia stava cominciando a uscire dagli effetti del dopoguerra. Molti italiani erano figli di contadini analfabeti, appena arrivati in città e completamente confusi dalla vita urbana che non conoscevano. La TV era la grande maestra di vita per tutti, anche quando era palese che dicesse minchiate. Erano i tempi di Bossi padre e della “latitanza” di Totò Riina, per capirci.
Insomma, quello che volevo era una pacca sulla spalla e la rassicurazione di non essere io a sbagliare nello schifare la cultura mainstream. Adesso, ho la speranza che qualche giovane o meno giovane finisca su questo blog e si dica: “Porco il dio! Allora non sono l’unico a pensare queste cose!”
Cazzo, sappiamo tutti come vanno le discussioni tra italiani. Bisogna usare frasi di cinque parole al massimo, altrimenti iniziano tutti a ignorarti, a parlarti di sopra o a fare scenette cretine per mandare tutto in caciara. Non esiste modo di fare un discorso serio con più di cinque parole per volta. La maggior parte della gente ripete slogan idioti a memoria, spesso senza sapere cosa diavolo stia dicendo. Eppure, sembra che ci sia la volontà nascosta di pensare e di fare una discussione seria. Guardate qua:
E’ un post lunghissimo, filosofico, pieno di idee offensive e molto pesante da leggere. Anche ammettendo che metà delle visualizzazioni siano bots o persone che ci sono finite per caso dopo avere cercato “Aiuto preservativo incastrato ano vaselina aiuto” su Google, si tratta comunque di un sacco di visualizzazioni.
Oppure, guardate questo:
Un post in cui sto dando essenzialmente del coglione a tutti, usando un linguaggio volutamente complesso per tenere lontani i bimbiminkia. Tremilanovecento visualizzazioni? Scherziamo?
Come al solito, sono troppo ottimista. La mia opinione è che ci siano tante persone in Italia che non si accontentano di raccontare barzellette idiote e di fare versi animaleschi, ma che vogliano pensare e riflettere. Probabilmente stanno zitti per non farsi prendere per il culo dai maiali con cui vivono, ma ci sono. Se scrivo è per loro.
Come omaggio per la vostra pazienza, eccovi una serie di aforismi. Sono tutte perle di saggezza che mi hanno fatto dire: “Diocane, se mi avessero detto queste cose quando avevo 14 anni la mia vita sarebbe stata migliore!” Forse faranno effetto anche su di voi.

  • Se vi trovate male in un posto, è probabile che non siate voi ad essere sbagliati, ma che siate la persona giusta nel posto sbagliato. Forse state cercando di fare qualcosa per cui proprio non siete portati. Se proprio le cose vanno male e non migliorano, cambiate posto.
  • La donna innamorata perdona tutto, anche i crimini più orrendi. L’unica cosa che la donna non perdonerà mai è l’indecisione. La donna ha bisogno di qualcuno che tenga il timone e conduca la nave in una direzione, anche se è una direzione completamente idiota. E’ mille volte meglio un uomo che faccia scelte idiote con la convinzione, che un finocchietto indeciso che non sa dove andare.
  • Quando una donna è di umore giusto, qualunque maschio decente le andrà bene. Quando una donna sta male, dirà di no anche a Tom Cruise. Se una donna sta male non ci riuscirete mai con lei. Cambiate bersaglio, o riprovateci l’anno prossimo. Questa è una delle differenze più grandi tra uomo e donna.
  • Onore, logica e lealtà sono concetti maschili. La donna non è in grado di capirli, per lei l’unica cosa importante sono le emozioni. Quando una cosa fa sentire bene una donna, è giusta, quando la fa sentire male è sbagliata. La donna fa le cose che le sue emozioni le dicono di fare, poi si inventa una giustificazione senza senso. Per una donna frasi come “non mi piace, non so perchè” oppure “sento che questo è giusto”  sono giustificazioni valide per tutto.
  • L’unica donna con cui puoi vivere per tutta la vita è la donna che ti ami più di quanto non ami se stessa.
  • Relazioni a distanza uguale no. Punto e basta. Senza il contatto fisico, la vicinanza e la possibilità di confrontarsi di persona, la relazione non ha alcun senso. Se le circostanze vi dividono, tagliate subito. E’ meno doloroso che vedere una relazione andare lentamente in malora.
  • A meno che tu non lo faccia per lavoro, non hai il dovere di rendere felici gli altri. Se uno ti rompe i coglioni perchè non è contento, mandalo a cagare. Deve essere lui a cambiare la sua situazione e a procacciarsi la sua felicità, non tu a fare qualcosa, a meno che non ti stia pagando per questo.
  • Psicologi, psichiatri, assistenti sociali, terapisti e gente simile di solito sono quanto di peggio l’umanità possa offrire. Prova tu a passare anni e anni parlando ogni giorno con pazzi, allucinati, drogati, pedofili, spacciatori, maniaci sessuali, delinquenti violenti, fanatici religiosi e gente simile: dopo un poco sarai più fottuto di testa di loro. Quando avrai a che fare con gente simile, tieni conto che in molti casi hai di fronte un poverino completamente traumatizzato che dovrebbe farsi almeno sei mesi di terapia intensiva.
  • Non tutte le situazioni hanno una soluzione, non siamo in un videogioco Bethesda. Ci sono situazioni che proprio non si possono aggiustare. In questi casi, l’unica cosa è andarsene. Che sia cambiare città, lasciare una relazione, cambiare lavoro o cambiare comitiva, a volte la cosa migliore è semplicemente girarsi e andarsene.
  • Certe persone sono proprio impossibili da aiutare. Il loro destino è finire malissimo, e voi non potrete mai farci niente. Nemmeno gli sforzi di tutta la vostra vita li rallenteranno nella loro corsa verso l’autodistruzione. Lasciateli andare.
  • Gli atei militanti tendono a scassare la minchia quanto i cattobigotti più fanatici. Se avete una fede (o una mancanza di fede) tenetevelo per voi a meno che qualcuno non vi chieda esplicitamente di parlarne. OK, sei riuscito a liberarti dal condizionamento religioso della tua infanzia, ed è una cosa che ti rende felice e che ha definito la tua personalità. Peccato che non ne freghi assolutamente un cazzo di niente a nessuno.
  • Non mischiare mai amicizie o parentele con faccende di soldi. Si finisce sempre per litigare e mandare al diavolo un’amicizia o un rapporto di parentela. Se un amico o un parente ti propone di fare un affare o di comprare o vendere qualcosa, rifiuta con una scusa. “Mai prestare soldi a un amico, ti perdi i soldi e ti perdi pure l’amico” oppure “Amici e parenti, non ci comprare e non ci vendere niente”.
  • Never stick your dick in crazy. MAI scoparti una pazza, mai, a meno che non sia una trombata fugace con una tipa che non rivedrai mai più. OK, le pazze sono le più interessanti. OK, le pazze trombano come animali posseduti dal diavolo. OK, le pazze non sono noiose come le ragazze normali. Rimane il fatto che vivere con una pazza è impossibile. Non sei in grado di sistemarla, e le sue mattane faranno diventare pazzo anche te.
  • Stai lontano dalle persone con problemi psichici. Chi ha un problema psichico finirà per andare a fondo, e per portare a fondo tutti quelli attorno a lui, magari senza neanche volerlo. Non sei un terapista, uno psichiatra o un assistente sociale, quindi non hai il dovere di aiutare chi ha problemi mentali. In quasi tutti i casi, cercare di salvare un malato di mente dai suoi problemi è come cercare di salvare un’incudine in un naufragio. L’incudine andrà a fondo comunque, e tu con lei.
  • Non cominciare a fumare. Magari pensi che ti darà l’aria del maturo e del vissuto, ma prova a confrontare un quarantenne che ha fumato con uno che non ha mai fumato. La differenza è abissale.
  • Passa il tuo tempo libero con altri uomini, facendo cose da uomo. Calcio, caccia, pesca, atletica, trekking, bici e altre attività simili fanno bene, ti mettono a contatto col tuo lato maschile e sono utilissime per fare amicizie nei posti giusti.
  • Da giovani la donna la fa da padrona. Intorno ai 30 anni basta essere decenti e con un lavoro decente per essere assediati. A 40 te la tirano letteralmente dietro (se non somigli allo Zio Fester e se non sei disoccupato). Pensateci bene prima di impegnarvi, andando avanti con gli anni il valore dell’uomo aumenta, quello della donna cala a picco.
  • Se la donna ti friendzona è perchè ti vede come emotivo e lagnoso, quindi femminile. Le donne sono emotive, nevrotiche e bisognose di un uomo che abbia passione, razionalità e che dia sicurezza. A nessuna donna interessa fare da baby sitter a una checca isterica. Se la donna inizia con le sue lagne emotive, non starla MAI a sentire: prendila e baciala, portala fuori, distraila, falla sentire desiderata. Se non funziona, lasciala fottere finchè non le passa. Se non va, cercane un’altra.
  • Non hai nessuna responsabilità nella vita se non verso te stesso. Ci sono solo due eccezioni: se sei il guardiano legale di un minorenne o di un invalido, oppure se hai fatto un figlio. In quei casi ci devi badare tu. In tutti gli altri, non devi rovinare la tua vita per il bene altrui. Non fare il supereroe, non lo sei.
Non avete capito un cazzo di niente? Vabbè, eccovi un bel paio di tettone, e non ditemi che non vi voglio bene e che non penso a voi!
Elmos Empire

 

Europa e famiglia

L’altro giorno pensavo a una cosa: tra i miei amici e conoscenti, nessuno di loro ha un figlio, a parte i seguenti elementi:

1) Terrone con IQ di 75, fa l’imbianchino e il piastrellista annero. La sua famiglia campa stile branco di zingari in una stamberga.

2) Terrona con IQ di 65, si e’ fatta mettere incinta da un terrone per non farlo scappare. E’ scappato comunque. Lei fa la lavapiatti e la lavacessi lasciando il figlio ai genitori. Il giorno in cui i suoi genitori muoiono o smettono di foraggiarla può morire di fame.
3) Polacca pluripregiudicata. Si è fatta ingravidare dal Totò Riina polacco, ora campa grazie ai sussidi dello stato inglese.
4) Parmensi di buona famiglia. Si sono decisi a fare un figlio alla verde età di 45 anni. L’ho visto appena, ma secondo me non ha un grande futuro davanti. Ovviamente, sono gli unici della comitiva ad avere figliato.

In pratica, gli unici ad essersi riprodotti sono stati gli esemplari peggiori della specie umana. Sembra che ci sia stato un processo di selezione naturale al contrario, in cui tutte le persone di successo siano arrivate intorno ai quarant’anni senza riprodursi (il che significa che un figlio non lo avranno MAI, o che al massimo faranno un povero down), mentre gli untermensch hanno figliato come conigli.

Insomma, siamo una versione reale del film Idiocracy – LINK. A questo aggiungiamo l’immigrazione e il tasso assurdo di natalità degli immigranti. Entrambe le cose non sarebbero avvenute se i locali non gli avessero lasciato tutto quello spazio vuoto da occupare.
Intendiamoci, negli ultimi anni il mondo è diventato una tale merda che solo una persona completamente rincoglionita e inconsapevole potrebbe dire: “Minchia, questo è proprio il posto e il momento giusto per fare un figlio! Sarà felicissimo di crescere qui!” Ciò non toglie che servono nuove leve per evitare che una cultura muoia.

Io ho potuto notare queste cose:
1) In Terronia saudita sono più ignoranti, più poveri, fanno più figli (ma sempre molto sotto il livello di sussistenza), e si accollano condizioni di vita degne dei campi Rom.
2) In Polentonia ci sono più soldi e più civiltà, anche se meno rispetto a dieci anni fa. Trovare una coppia italiana con figli è una vera impresa, in generale i pulenta convivono e non fanno figli manco a pagarli.
3) I napoletani in generale figliano come le bestie, quali che siano le loro condizioni. I napos sono gli unici in grado di battere gli africani e i mediorientali al loro stesso gioco!
4) In UK i negri praticano la nobile arte dello “sborra e scappa”. Quasi tutti quelli che conosco sono cresciuti senza padre, e si vantano di avere vari figli sparsi a destra e a manca. Le negre se ne strafottono, tanto a loro conviene farsi ingravidare per godere dei generosissimi sussidi sociali inglesi. Il padre e’ un optional.
5) I musulmani in UK figliano tanto, e si danno da fare per fare immigrare i loro parenti dai loro paesi. Basti guardare in un ospedale: un paziente inglese avrà al massimo una o due persone che gli fanno visita. Ogni volta che c’è un musulmano malato, ha una vera casbah di fratelli, cugini, nipoti, bambini, donne più o meno velate, vecchi, gente varia che fa un casino indescrivibile e pari solo al parentame dei terroni!
Insomma, se le cose continuano in questo modo non ci sarà bisogno di guerre, rivoluzioni, islamizzazioni o altro. I popoli europei saranno sostituiti nel modo più indolore ed efficace possibile: si lasceranno estinguere a poco a poco e gli spazi vuoti che loro stessi hanno lasciato saranno riempiti dagli immigrati. Nel giro di un’altra generazione o due le città europee saranno indistinguibili dalle città indiane o africane.

Come mi sento quando vado a Londra (Londonistan)
Non è una situazione che vedo come risolvibile. Non c’è modo di sbattere fuori una fetta consistente della popolazione, anche perchè loro sono i giovani, noi i vecchi. E poi, dove mandarli? Sono nati in Europa, sono cittadini europei a pieno titolo, non hanno alcun legame con la cultura dei paesi di origine dei loro genitori. In ogni caso, è gente turbolenta che nemmeno il Pakistan o l’Iran accetterebbe. Quantomeno la nostra fine sarà indolore: spariremo a poco a poco dopo essere sprofondati nell’irrilevanza più totale. I nuovi padroni d’Europa non perderanno neanche il tempo per andarci a sterminare.
Ora, mi piacerebbe se qualcuno di voi mi riportasse la sua esperienza personale nei commenti. Quanti anni avete? Quanti dei vostri coetanei hanno figliato? Soprattutto, quelli che hanno figliato sono persone decenti, o sono la feccia della razza umana?

Life in modern England part 19 – i Property Guardians

Cari amici leggermente rincoglioniti dagli psicofarmaci e dal superskunk, oggi parleremo di una delle tante cose che rendono l’Inghilterra un posto diverso (ma non necessariamente migliore) dell’Italia, ossia il concetto di “Property Guardians”

Versione corta per utenti monghi

Con lo schema propery guardian si può affittare casa a prezzo decisamente basso, ma c’è parecchio rischio di inculata. Fate attenzione.

Versione lunga per utenti alfabetizzati

Chiunque abbia avuto seriamente intenzione di trasferirsi in UK avrà notato come i prezzi delle case siano ATROCI, ASSURDI, GIUDAICAMENTE ALTI E INSOSTENIBILI DA CHIUNQUE NON FACCIA LA ESCORT DI ALTO BORDO!
Padrone di casa inglese il giorno uno del mese!

 

Seriamente, soprattutto se vivete a Londonistan rischiate di spendere più di metà dello stipendio per l’affitto di una stanzetta grande quanto uno sgabuzzino e situata in un posto dove è meglio blindare la porta e non uscire di casa dopo il tramonto. Aggiungete bollette, riscaldamento (qui NON è un optional) e council tax, e rischiate di finire per lavorare solo per pagare l’affitto. Se vi sembra che Milano abbia problemi da questo punto di vista, non avete visto Londonistan.
Dato che la situazione è insostenibile, ci sono alcuni che si arrangiano vivendo in situazioni deliziose tipo questa: LINK – I lavoratori Amazon vivono in tenda perchè l’affitto costa troppo. In Scozia, a Dicembre. Questo è liberismo, baby! Altri fanno gli squatters nei centri sociali, altri ancora vivono in situazioni interessanti o leggermente affollate.
Insomma, mettiamo che siate esseri umani dotati di dignità, e che non vi accolliate di vivere in un sottoscala stile Harry Potter o in una stanza di tre metri per tre con due negri, sei slavi, quattro indiani e una salamandra. Come fare?

Una soluzione

Una soluzione è lo schema “Property Guardian”. Secondo la legge inglese, se degli squatters si impossessano di un luogo disabitato sbatterli fuori diventa un’impresa, particolarmente se l’edificio è di proprietà statale. Anche se li si sbatte fuori, quelli nel frattempo avranno messo l’edificio a ferro e fuoco, sventrandolo per fottersi il rame dai fili e dai tubi dell’acqua. Se, invece, le zecche cercano di introdursi in un luogo abitato e i residenti chiamano gli sbirri, tali sbirri arriveranno subito e impartiranno alle zecche una tale serie di manganellate da fargli rimpiangere di non avere fatto la fine di Cucchi!
Ci sono delle ditte che piazzano delle persone in questi edifici abbandonati, facendogli pagare un affitto molto più basso della media e dandogli il compito di chiudersi nella stanza e chiamare gli sbirri in caso di intrusione. In quasi tutti i casi, gli squatters conoscono la situazione e se ne vanno da soli appena vedono che il posto è abitato. Mi è già capitato una volta di vedere un esploratore degli squatters andarsene via scornato dopo avere notato che c’era gente nel posto che voleva okkupare!

Vivere come un property guardian

Il tipo di edificio in cui si vive può variare nel modo più totale. Vi potrà capitare una scuola abbandonata, un vecchio ufficio statale, un pub chiuso al pubblico, un magazzino o qualunque altra cosa. In generale le condizioni sono fetide, poco salubri e di vecchiume generale, ma per quello che si paga non ci si può lamentare troppo. Se siete fortunati vi può capitare una locazione centralissima che normalmente non potreste mai permettervi, o un posto con acqua, elettricità e riscaldamento a gratis. In certi casi c’è davvero tanto spazio.
Può capitarci anche un posto così!

L’inculata

Troppo bello per essere vero, eh? Come al solito, l’inculata è sempre dietro l’angolo. Il property guardian è ancora una zona grigia dal punto di vista legale, quindi non si sa bene quali siano effettivamente i vostri diritti. Una delle clausole più importanti è “appena ti diciamo che vai fuori, tu vai fuori punto e basta.” Di solito la ditta è interessata a trovarvi un altro posto dove stare (dei property guardians civili e decenti sono difficili da trovare), ma non è legalmente tenuta a farlo. Accettate solo contratti in cui ci siano almeno tre settimane di preavviso prima della cacciata, se non volete trovarvi con i bagagli in mezzo a una strada!
Per il resto, tenete conto che si tratta di un edificio abbandonato e che alla ditta non fotte assolutamente niente di renderlo carino e abitabile. Potreste trovarvi con munnizza, topi, tubi che perdono, riscaldamento che non funziona, insetti, cessi guasti o coinquilini animaleschi. La ditta non è tenuta a fare riparazioni, quindi i danni non saranno MAI riparati. Tanto, è probabile che l’edificio sarà demolito da un momento all’altro, e in ogni caso gli conviene cercare un guardian meno schizzinoso che perdere tempo e soldi a fare riparazioni. Tenetevi pronti a improvvisarvi muratori, piastrellisti, idraulici o elettricisti alla bisogna.
Di solito la ditta fornisce uno spazio letto, vuoto, e un’area cucina altrettanto vuote. I mobili sono a carico vostro, così come lavatrice, frigo, cucina e tutto il resto.
In molti casi la ditta affitta varie stanze di un edificio grosso a varie persone. Tali persone possono andare dal Lord inglese al coprofilo che svolge sessioni di scat fetish in cucina. In generale è opportuno tenere tutto in privato, non lasciare nulla nelle zone pubbliche e stare bene in guardia, dato che non c’è alcuna garanzia di trovarsi a vivere con gente decente.

Conclusioni

Se siete giovani, avventurosi e senza soldi, lo schema del Property Guardian è un buon modo per risparmiare sulle spese e guardarsi attorno in attesa di andare a vivere in un posto decente. In generale le ditte sono ben disposte verso gli immigranti, almeno quelli che lavorano. Ci sono molte ditte che offrono questo servizio, tutte contattabili comodamente su Internet cercando “property guardian” seguito dal nome della città in cui volete andare. Cercare il nome della ditta prima di andarci a parlare è una buona idea, così come spulciare MOLTO bene il contratto prima di firmarlo. Ah, non accettate nessuna promessa da parte dell’agente. Se vi dice: “Tranquillo, questa pila di immondizia marcia e fetida la togliamo domani“, non fidatevi, probabilmente è li da anni e ci resterà. Preparatevi a levarla voi a gratis. Fargli problemi non è una buona idea, finirete per farvi etichettare come “rompicoglioni” e farvi mandare via nelle peggiori condizioni possibil. Ricordate sempre che avrete a che fare con gente che mente come respira, che va al risparmio e che se ne fotte altamente degli affittuari!
L’agente immobiliare parla sempre con lingua biforcuta!

Per non dimenticare – Il caso del Dr. Roberto Burioni

Cari mongolini, oggi parleremo di un caso mediatico apparentemente banale, ma che rivela come la mente degli italiani non sia ancora andata completamente in merda. Il caso di cui parleremo è un post FB da parte del Dottor Roberto Burioni, medico e docente di virologia e immunologia.
Tale uomo, oltre a capirne parecchio del suo lavoro, è noto perchè fa una cosa completamente fuori da tutte le norme di Internet. Credeteci o no, il Dr. Burioni ha un profilo Facebook che usa per diffondere informazione, rispondere garbatamente a domande e in generale diffondere la conoscenza. Con quale coraggio quest’uomo usa Internet e soprattutto Facebook per uno scopo contrario allo scopo originale (ossia spandere merda e vendere spazi pubblicitari)
Tornando a noi, Burioni parlava dei casi di meningite e i suoi consigli erano molto semplici, ossia: “vaccinate i vostri figli contro la meningite se non volete che diventino così:
Ecco cosa ti può capitare con la meningite: puoi finire davanti a una bandiera con un bambino non tuo in mezzo ai coglioni!

Gli sfidanti

 Il messaggio era chiaro e semplice, cosa può andare male nel comunicare una cosa del genere?
Grandi esempi di guerrieri ariani e di paladini della razza bianca!
Vi presento i forzanovisti, ossia i peggiori sfigati tra tutti i gruppi skinhead d’Europa. La loro strategia comunicativa consiste nello sparare idiozie degne di un ricoverato al Cottolengo, sperando che qualcuno le senta, si incazzi, gli dia corda e li salvi dal loro destino di irrilevanza e di sfiga inguaribile. Tra le loro ultime sparate c’era il dare la colpa dei casi di meningite agli immigranti. Il Dr. Burioni gli ha fatto notare amichevolmente che ciò non è vero, dato che la meningite diffusa nei paesi africani è di tipo diverso da quella dei casi italiani:
Caso chiuso, a meno che non siano immigranti canadesi.
Intendiamoci, io sono contro l’immigrazione. Il problema è che ci sono tantissimi motivi seri e validi per essere contro l’immigrazione. Aggrapparsi alle minchiate non ti fa guadagnare consensi se non tra i forzanovisti e le persone sofferenti di gravi tare genetiche.

Lo scontro

A questo punto i nostri amiconi sofferenti di alopecia hanno iniziato a riempire la bacheca del medico di messaggi deliranti, accuse, insulti e articoli scientifici citati a cazzo di cane da parte di gente che non sa neanche l’italiano. Il dottore, molto intelligentemente, ha capito di avere a che fare con degli svantaggiati e che discutere con loro sarebbe stata solo una perdita di tempo. Non vale la pena andare a litigare con un porco nel porcile: tu ti smerdi di liquame, e lui si diverte. Ecco cosa è successo:

 

Un genio. Punto.

I risultati dello scontro

 

Tale post ha generato una reazione enorme nel Web italiano, del tutto sproporzionata rispetto al contenuto. La cosa che ha impressionato molti è stata come un uomo abbia finalmente avuto il coraggio di dire: “No, ignoranti del cazzo. Non avete diritto di spandere la vostra merda qui. La vostra ignoranza non va giustificata, non va coccolata e soprattutto non va esaltata. E ora piantatela di rompermi i coglioni, la mia parola vale più della vostra perchè ho studiato.
Vi rendete conto? In un’Italia dove da decenni si celebra l’ignoranza come se fosse un merito, e dove si insulta ferocemente quello che ha studiato perchè è uno “sfigato” o un “secchione”, quest’uomo ha osato dire che l’ignoranza vale meno della cultura! L’Italia di oggi è un posto dove se provi a vantarti di avere letto o studiato qualcosa diventi uno stronzo vanitoso, ma se ti vanti di avere comprato un cellulare indebitandoti per i prossimi 10 anni, allora sei troppo figo.
Il terrone si è comprato il cellulare! Finirà di pagarlo nel 2039!

Conclusioni

Per una volta le conclusioni sono positive. C’è ancora qualcuno che riconosce il valore della cultura e che ha le palle di dirlo in pubblico. A giudicare dal numero di likes e di condivisioni, tanti altri condividono le sue idee anche se magari non le possono esprimere in pubblico per non farsi linciare.
Ovviamente, grullini e altri che campano sull’ignoranza altrui hanno il bruciaculo, ma ciò è un bene. Non si può fare felici tutti al mondo, bisogna scegliere. Preferite che avvenga qualcosa che renda felice questo:
O questo?

Ah, dimenticavo, seguendo l’esempio del compianto Fanelli, questo blog continua a censurare orgogliosamente i commenti contenenti eccesso di idiozia. Anzi, in generale il commento dell’italiano medio viene cancellato a priori, quindi se vi vedete pubblicati vuol dire che avete scritto qualcosa di sensato. Se non vi sta bene, rivolgetevi a siti più adatti al vostro livello intellettivo:

www.youporn.com
www.xhamster.com
www.ilsacroplogdipepegrullo.it
http://g.e-hentai.org/

www.facebook.it

UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE

Grazie all’eroico intervento di uno scienziato di Facebook, l’identità segreta del Dr. Burioni è venuta alla luce!

 

Che sia chiaro a tutti: da bravo rettiliano purosangue di Delta Reticuli, il Rettiliano Verace si dissocia pubblicamente dalle opinioni del Dr. Burioni, pessimo rettiliano di seconda classe proveniente da Alpha Draconis, la Napulè dell’Impero Rettiliano!

 

 
 

UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE— UPDATE

Sembra che le chiavi di ricerca più usate per cercare questo articolo siano “Burioni faccia di merda”. Come al solito ho sopravvalutato l’intelletto dei miei lettori. Ogni scrittore ha i lettori che si merita. 

Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

Secondo i Salafiti, i non musulmani sono meno che esseri umani. Dicendo questo, giustificano i comportamenti dei giovani criminali che attaccano gli infedeli, senza mai toccare altri musulmani. Secondo loro, lo spaccio di droga è perfettamente accettabile se si vende droga solo agli infedeli. Un giorno, uno dei nostri uffici è stato svaligiato e tutti i computer sono stati rubati, a parte quelli dei due musulmani dell’ufficio. I colpevoli erano due membri della YfI, che non rubano a fratelli e sorelle musulmani.
Molte vittime di furti, rapine, pestaggi e altre forme di violenza possono testimoniare che la violenza non viene mai rivolta verso altri musulmani. I delinquenti giustificano il loro comportamento verso le donne che non indossano il velo con gli insegnamenti Salafiti che definiscono queste donne come “puttane”. L’ho scritto più di una volta, l’ho riferito alle autorità, ma senza successo.
Ovviamente Mr. Ramadan non approva il comportamento di questi delinquenti, e i dirigenti della YfI dicono la stessa cosa. Secondo me, mentono entrambi. In pubblico, quando parlano con gli occidentali, con i media e con le autorità criticano i criminali, ma continuano a diffondere le idee usate da quegli stessi criminali per giustificare le loro azioni.
Fonti:
 http://www.brusselsjournal.com/node/1970