Post su richiesta, la storia della mia vita!

Non ci crederete, ma mi è arrivata una richiesta: qualcuno ancora più depresso, disperato e annoiato di me mi ha chiesto di raccontargli la storia della mia vita! Accetto volentieri, ma vi avverto che è una noia mortale. A differenza del Sommo io non ho voglia di inventarmi minchiate a raffica, quindi mi limiterò alla triste (e noiosa) verità.
Sono nato in una delle zone più fetide della Terronia Saudita, la Siculia occidentale. I miei erano i tipici impiegati fantozziani, gente di famiglia contadina che si trovava di botta in mezzo alla “città” e ne era completamente spaesata. I genitori di quei tempi erano combattuti tra il fatto di non potere più educare i loro figli secondo i metodi contadini che conoscevano, e la confusione di chi non sapeva proprio cosa fare e a chi rivolgersi. Diciamo che a quei tempi non ci capiva un cazzo nessuno! Alla fine, i genitori mandavano i figli all’oratorio o li parcheggiavano davanti alla TV, la loro grande maestra di vita.
Ho passato una giovinezza di merda, come descritta nell’articolo precendente. Delinquenza, munnezz, solitudine, problemi parecchio gravi di salute. Per fortuna mia madre era una quasi insegnante (mai riuscita ad assicurarsi una cattedra dato che non le andava di emigrare) e aveva riempito la casa di libri. A quei tempi la Terronia grondava eroina, le guerre di mafia avevano ridotto la Siculia a un campo di battaglia, i giovani ammiravano le gesta di condottieri come Provenzano, Riina, Matteo Messina Denaro e volevano diventare tutti come loro. Intanto, Falcone e Borsellino saltavano in aria, tra il sollievo di quelli che prima andavano alla manifestazione antimafia, poi avevano l’amicuzzo in Comune che gli “faceva i favori”. Dalle mie parti si dice che abbiano “ammazzato più persone che conigli”, ed è vero. Intanto i condoni edilizi trasformavano un paesaggio decisamente bello in una desolazione postatomica.

 

Pizzo Sella, a Palermo, la “collina del disonore”. E’ tutto abusivo, tutto!

Fatevi una cultura sugli ecomostri QUI. Leggete e piangete, bestie!

Ho cazzeggiato vivendo alla giornata fino a 29 anni, poi ho dato una svolta radicale. Sono emigrato a Parma, città noiosa se mai ne è esistita una. Il boom economico era ancora in corso, ho fatto un corso ENAIP ed ero già pronto a lavorare. Lo stipendio era ottimo, le condizioni di vita decenti. Per la prima volta potevo iniziare a pensare al futuro e non solo a sopravvivere fino al mese successivo.
Poi c’è stato il crac Parmalat. Mezza Parma campava di indotto per le loro industrie. Il crollo è stato velocissimo, quasi incredibile a vedersi. In pochi mesi, un posto che aveva un tenore di vita pari a quello della Germania è andato a puttane. Ora Parma è diventata un posto povero come la Siculia, ma senza sole e con un costo della vita assurdo.
Dopo avere tentato inutilmente di sistemare la situazione, sono tornato in Terronia per raccogliere le idee. Il mio paese natale non era migliorato, anzi era diventato ancora più fetido, chiuso, provinciale e arrogante

Intendiamoci, NON SONO DI ACERRA, ma la situazione è quella.
Qualche mese dopo ho deciso di tentarmi il tutto per tutto. Alla fine, cosa avevo da perdere? Dopo qualche mese di ricerche su Internet mi sono deciso a emigrare in UK, il paese più praticabile per lingua, vicinanza e possibilità lavorative. Ho dovuto passare qualche mese a studiare per una qualifica locale, dato che le mie qualifiche italiane non valevano e che avevo difficoltà serie con la lingua parlata, oltre che con la loro cultura di imbecilli cronici.
Scene di vita in Inghilterra
Dopo un periodo “instabile” ho trovato un ottimo lavoro e stavo iniziando a sistemarmi di nuovo. Purtroppo, dovevo ancora pagare la pena per essere nato in Terronia: un difetto cardiaco ignorato dai medici terroni mi ha mandato in ospedale. Per fortuna qui mi hanno dato subito l’invalidità civile e mi hanno operato d’urgenza. Il lavoro è andato a puttane, ma almeno le operazioni hanno avuto successo e lo Stato si occupa di mantenermi. Fossi rimasto in italia a quest’ora sarei in mezzo a una strada o molto morto.
Adesso mi trovo qui, a godermi la vita dell’invalido civile fino a che non potrò riprendere a lavorare. Tra tutti i membri della mia vecchia comitiva sono l’unico che se l’è passata bene; tutti gli altri sono morti, in galera, in mezzo a una strada a mendicare, in manicomio o peggio. Alla fine, ho fatto la vita di Mark Renton: me ne sono fottuto di tutti, me ne sono andato lasciandoli nel loro brodo e per questo sono l’unico a essere sopravvissuto. Se avessi avuto un minimo di empatia sarei finito nella merda insieme a loro.
Mark Renton, sei il mio idolo!

 

La mia idea? Per me dio, se esiste, è la geografia. Altrimenti, come mai una persona deve fare una vita di merda, per quanto si sforzi e si impegni, solo perchè è nata in un posto di merda? E perchè un’altra deve avere la possibilità di realizzarsi, di studiare, di farsi una vita piacevole solo perchè è nata in un posto civile? Evidentemente, dio odia le persone nate nei posti sbagliati e le vuole fare soffrire, riuscendoci benissimo. Un dio del genere non merita preghiere e non necessita di bestemmie, dato che fa soffrire o gioire le persone solo in base al luogo di nascita. Già il fatto che io sia davanti a un computer e con la panza piena dimostra come dio mi voglia più bene di come ne voglia a buona parte della popolazione terrestre. Evidentemente ero un feto buono e devoto!
Le mie conclusioni? Sono l’unico sopravvissuto a un massacro. Non ho empatia, non ho umanità, non ho alcun legame e non me ne fotte niente di niente. Non venite a chiedermi aiuto e consiglio, vi manderò a cagare (a meno che non mi chiediate come suicidarvi).
Questo sono io. Il mondo mi brucia davanti, io me ne fotto!
Cosa dico di me stesso? Non sono uno dei “buoni”. Ho fatto un sacco di cose orribili, disgustosamente immorali e decisamente illegali, e le rifarei tutte. Molte le ho fatte perchè erano la mia unica possibilità di sopravvivenza, ma molte altre solo perchè ci avevo preso gusto. Ho smesso di farmi illusioni su me stesso e sul resto dell’umanità già da molti anni.
Il Survivor Guilt è una cosa seria.

 

Perchè questo blog? – Parole di saggezza

Perchè questo blog? – Parole di saggezza

Mi è stata fatta una domanda interessante: “Ma chi te lo fa fare di scrivere questo blog? Non hai neanche la pubblicità, non ci guadagni un cazzo!” Ottima domanda, anonimo scrittore!
Io ricordo la mia giovinezza perduta, nell’era pre-Internet in Terronia Saudita. La cosa peggiore non era la povertà, non era l’inciviltà e nemmeno la munnezz. La cosa peggiore era la solitudine. Ero l’unico a leggere, ad essere interessato allo studio, a non sopportare il calcio e a schifare la cultura dei miei coetanei. A quei tempi se volevi uscire avevi a disposizione tre comitive:
  • Fighetti di merda, tutti musica tunztunz e vestiti firmati. Se non avevi addosso l’equivalente di uno stipendio mensile eri merda e non meritavi di vivere.
  • Cattobigotti del cazzo. Facevano discorsi pari a quelli di Adinolfi. Se deviavi un minimo dall’ortodossia cattobigotta terrona eri merda e non meritavi di vivere.
  • Delinquenti violenti. Veneravano Totò Riina come un dio e vivevano tra corse di scooter truccati e varie attività malavitose. Se non avevi fatto almeno un anno di riformatorio eri merda e non meritavi di vivere.
Internet ancora non c’era, quindi tutti si conformavano a questi tre modelli di vita. Se provavi a deviare minimamente, venivi escluso e schifato. Io mi sentivo come Will Smith in “Io sono leggenda”, ma senza neanche l’attenuante di essere negro. Pensavo di essere l’unico al mondo a leggere, ad ascoltare musica che non fosse il tunztunz da discoteca, le lagne di Radio Maria o Gigi d’Alessio su RadioCamorra. La cosa che sognavo era che ci fosse qualcuno, possibilmente più grande, che mi dicesse: “non sei l’unico al mondo, non sei malato, quella è una cultura di merda e hai ragione a schifarla“.
Ovviamente, era inutile rivolgersi ai “grandi”. Quasi tutti gli adulti che vedevo erano delle larve umane che sembravano uscite dai film di Fantozzi. A quei tempi l’Italia stava cominciando a uscire dagli effetti del dopoguerra. Molti italiani erano figli di contadini analfabeti, appena arrivati in città e completamente confusi dalla vita urbana che non conoscevano. La TV era la grande maestra di vita per tutti, anche quando era palese che dicesse minchiate. Erano i tempi di Bossi padre e della “latitanza” di Totò Riina, per capirci.
Insomma, quello che volevo era una pacca sulla spalla e la rassicurazione di non essere io a sbagliare nello schifare la cultura mainstream. Adesso, ho la speranza che qualche giovane o meno giovane finisca su questo blog e si dica: “Porco il dio! Allora non sono l’unico a pensare queste cose!”
Cazzo, sappiamo tutti come vanno le discussioni tra italiani. Bisogna usare frasi di cinque parole al massimo, altrimenti iniziano tutti a ignorarti, a parlarti di sopra o a fare scenette cretine per mandare tutto in caciara. Non esiste modo di fare un discorso serio con più di cinque parole per volta. La maggior parte della gente ripete slogan idioti a memoria, spesso senza sapere cosa diavolo stia dicendo. Eppure, sembra che ci sia la volontà nascosta di pensare e di fare una discussione seria. Guardate qua:
E’ un post lunghissimo, filosofico, pieno di idee offensive e molto pesante da leggere. Anche ammettendo che metà delle visualizzazioni siano bots o persone che ci sono finite per caso dopo avere cercato “Aiuto preservativo incastrato ano vaselina aiuto” su Google, si tratta comunque di un sacco di visualizzazioni.
Oppure, guardate questo:
Un post in cui sto dando essenzialmente del coglione a tutti, usando un linguaggio volutamente complesso per tenere lontani i bimbiminkia. Tremilanovecento visualizzazioni? Scherziamo?
Come al solito, sono troppo ottimista. La mia opinione è che ci siano tante persone in Italia che non si accontentano di raccontare barzellette idiote e di fare versi animaleschi, ma che vogliano pensare e riflettere. Probabilmente stanno zitti per non farsi prendere per il culo dai maiali con cui vivono, ma ci sono. Se scrivo è per loro.
Come omaggio per la vostra pazienza, eccovi una serie di aforismi. Sono tutte perle di saggezza che mi hanno fatto dire: “Diocane, se mi avessero detto queste cose quando avevo 14 anni la mia vita sarebbe stata migliore!” Forse faranno effetto anche su di voi.

  • Se vi trovate male in un posto, è probabile che non siate voi ad essere sbagliati, ma che siate la persona giusta nel posto sbagliato. Forse state cercando di fare qualcosa per cui proprio non siete portati. Se proprio le cose vanno male e non migliorano, cambiate posto.
  • La donna innamorata perdona tutto, anche i crimini più orrendi. L’unica cosa che la donna non perdonerà mai è l’indecisione. La donna ha bisogno di qualcuno che tenga il timone e conduca la nave in una direzione, anche se è una direzione completamente idiota. E’ mille volte meglio un uomo che faccia scelte idiote con la convinzione, che un finocchietto indeciso che non sa dove andare.
  • Quando una donna è di umore giusto, qualunque maschio decente le andrà bene. Quando una donna sta male, dirà di no anche a Tom Cruise. Se una donna sta male non ci riuscirete mai con lei. Cambiate bersaglio, o riprovateci l’anno prossimo. Questa è una delle differenze più grandi tra uomo e donna.
  • Onore, logica e lealtà sono concetti maschili. La donna non è in grado di capirli, per lei l’unica cosa importante sono le emozioni. Quando una cosa fa sentire bene una donna, è giusta, quando la fa sentire male è sbagliata. La donna fa le cose che le sue emozioni le dicono di fare, poi si inventa una giustificazione senza senso. Per una donna frasi come “non mi piace, non so perchè” oppure “sento che questo è giusto”  sono giustificazioni valide per tutto.
  • L’unica donna con cui puoi vivere per tutta la vita è la donna che ti ami più di quanto non ami se stessa.
  • Relazioni a distanza uguale no. Punto e basta. Senza il contatto fisico, la vicinanza e la possibilità di confrontarsi di persona, la relazione non ha alcun senso. Se le circostanze vi dividono, tagliate subito. E’ meno doloroso che vedere una relazione andare lentamente in malora.
  • A meno che tu non lo faccia per lavoro, non hai il dovere di rendere felici gli altri. Se uno ti rompe i coglioni perchè non è contento, mandalo a cagare. Deve essere lui a cambiare la sua situazione e a procacciarsi la sua felicità, non tu a fare qualcosa, a meno che non ti stia pagando per questo.
  • Psicologi, psichiatri, assistenti sociali, terapisti e gente simile di solito sono quanto di peggio l’umanità possa offrire. Prova tu a passare anni e anni parlando ogni giorno con pazzi, allucinati, drogati, pedofili, spacciatori, maniaci sessuali, delinquenti violenti, fanatici religiosi e gente simile: dopo un poco sarai più fottuto di testa di loro. Quando avrai a che fare con gente simile, tieni conto che in molti casi hai di fronte un poverino completamente traumatizzato che dovrebbe farsi almeno sei mesi di terapia intensiva.
  • Non tutte le situazioni hanno una soluzione, non siamo in un videogioco Bethesda. Ci sono situazioni che proprio non si possono aggiustare. In questi casi, l’unica cosa è andarsene. Che sia cambiare città, lasciare una relazione, cambiare lavoro o cambiare comitiva, a volte la cosa migliore è semplicemente girarsi e andarsene.
  • Certe persone sono proprio impossibili da aiutare. Il loro destino è finire malissimo, e voi non potrete mai farci niente. Nemmeno gli sforzi di tutta la vostra vita li rallenteranno nella loro corsa verso l’autodistruzione. Lasciateli andare.
  • Gli atei militanti tendono a scassare la minchia quanto i cattobigotti più fanatici. Se avete una fede (o una mancanza di fede) tenetevelo per voi a meno che qualcuno non vi chieda esplicitamente di parlarne. OK, sei riuscito a liberarti dal condizionamento religioso della tua infanzia, ed è una cosa che ti rende felice e che ha definito la tua personalità. Peccato che non ne freghi assolutamente un cazzo di niente a nessuno.
  • Non mischiare mai amicizie o parentele con faccende di soldi. Si finisce sempre per litigare e mandare al diavolo un’amicizia o un rapporto di parentela. Se un amico o un parente ti propone di fare un affare o di comprare o vendere qualcosa, rifiuta con una scusa. “Mai prestare soldi a un amico, ti perdi i soldi e ti perdi pure l’amico” oppure “Amici e parenti, non ci comprare e non ci vendere niente”.
  • Never stick your dick in crazy. MAI scoparti una pazza, mai, a meno che non sia una trombata fugace con una tipa che non rivedrai mai più. OK, le pazze sono le più interessanti. OK, le pazze trombano come animali posseduti dal diavolo. OK, le pazze non sono noiose come le ragazze normali. Rimane il fatto che vivere con una pazza è impossibile. Non sei in grado di sistemarla, e le sue mattane faranno diventare pazzo anche te.
  • Stai lontano dalle persone con problemi psichici. Chi ha un problema psichico finirà per andare a fondo, e per portare a fondo tutti quelli attorno a lui, magari senza neanche volerlo. Non sei un terapista, uno psichiatra o un assistente sociale, quindi non hai il dovere di aiutare chi ha problemi mentali. In quasi tutti i casi, cercare di salvare un malato di mente dai suoi problemi è come cercare di salvare un’incudine in un naufragio. L’incudine andrà a fondo comunque, e tu con lei.
Non avete capito un cazzo di niente? Vabbè, eccovi un bel paio di tettone, e non ditemi che non vi voglio bene e che non penso a voi!
Elmos Empire

 

Europa e famiglia

L’altro giorno pensavo a una cosa: tra i miei amici e conoscenti, nessuno di loro ha un figlio, a parte i seguenti elementi:

1) Terrone con IQ di 75, fa l’imbianchino e il piastrellista annero. La sua famiglia campa stile branco di zingari in una stamberga.

2) Terrona con IQ di 65, si e’ fatta mettere incinta da un terrone per non farlo scappare. E’ scappato comunque. Lei fa la lavapiatti e la lavacessi lasciando il figlio ai genitori. Il giorno in cui i suoi genitori muoiono o smettono di foraggiarla può morire di fame.
3) Polacca pluripregiudicata. Si è fatta ingravidare dal Totò Riina polacco, ora campa grazie ai sussidi dello stato inglese.
4) Parmensi di buona famiglia. Si sono decisi a fare un figlio alla verde età di 45 anni. L’ho visto appena, ma secondo me non ha un grande futuro davanti. Ovviamente, sono gli unici della comitiva ad avere figliato.

In pratica, gli unici ad essersi riprodotti sono stati gli esemplari peggiori della specie umana. Sembra che ci sia stato un processo di selezione naturale al contrario, in cui tutte le persone di successo siano arrivate intorno ai quarant’anni senza riprodursi (il che significa che un figlio non lo avranno MAI, o che al massimo faranno un povero down), mentre gli untermensch hanno figliato come conigli.

Insomma, siamo una versione reale del film Idiocracy – LINK. A questo aggiungiamo l’immigrazione e il tasso assurdo di natalità degli immigranti. Entrambe le cose non sarebbero avvenute se i locali non gli avessero lasciato tutto quello spazio vuoto da occupare.
Intendiamoci, negli ultimi anni il mondo è diventato una tale merda che solo una persona completamente rincoglionita e inconsapevole potrebbe dire: “Minchia, questo è proprio il posto e il momento giusto per fare un figlio! Sarà felicissimo di crescere qui!” Ciò non toglie che servono nuove leve per evitare che una cultura muoia.

Io ho potuto notare queste cose:
1) In Terronia saudita sono più ignoranti, più poveri, fanno più figli (ma sempre molto sotto il livello di sussistenza), e si accollano condizioni di vita degne dei campi Rom.
2) In Polentonia ci sono più soldi e più civiltà, anche se meno rispetto a dieci anni fa. Trovare una coppia italiana con figli è una vera impresa, in generale i pulenta convivono e non fanno figli manco a pagarli.
3) I napoletani in generale figliano come le bestie, quali che siano le loro condizioni. I napos sono gli unici in grado di battere gli africani e i mediorientali al loro stesso gioco!
4) In UK i negri praticano la nobile arte dello “sborra e scappa”. Quasi tutti quelli che conosco sono cresciuti senza padre, e si vantano di avere vari figli sparsi a destra e a manca. Le negre se ne strafottono, tanto a loro conviene farsi ingravidare per godere dei generosissimi sussidi sociali inglesi. Il padre e’ un optional.
5) I musulmani in UK figliano tanto, e si danno da fare per fare immigrare i loro parenti dai loro paesi. Basti guardare in un ospedale: un paziente inglese avrà al massimo una o due persone che gli fanno visita. Ogni volta che c’è un musulmano malato, ha una vera casbah di fratelli, cugini, nipoti, bambini, donne più o meno velate, vecchi, gente varia che fa un casino indescrivibile e pari solo al parentame dei terroni!
Insomma, se le cose continuano in questo modo non ci sarà bisogno di guerre, rivoluzioni, islamizzazioni o altro. I popoli europei saranno sostituiti nel modo più indolore ed efficace possibile: si lasceranno estinguere a poco a poco e gli spazi vuoti che loro stessi hanno lasciato saranno riempiti dagli immigrati. Nel giro di un’altra generazione o due le città europee saranno indistinguibili dalle città indiane o africane.

Come mi sento quando vado a Londra (Londonistan)
Non è una situazione che vedo come risolvibile. Non c’è modo di sbattere fuori una fetta consistente della popolazione, anche perchè loro sono i giovani, noi i vecchi. E poi, dove mandarli? Sono nati in Europa, sono cittadini europei a pieno titolo, non hanno alcun legame con la cultura dei paesi di origine dei loro genitori. In ogni caso, è gente turbolenta che nemmeno il Pakistan o l’Iran accetterebbe. Quantomeno la nostra fine sarà indolore: spariremo a poco a poco dopo essere sprofondati nell’irrilevanza più totale. I nuovi padroni d’Europa non perderanno neanche il tempo per andarci a sterminare.
Ora, mi piacerebbe se qualcuno di voi mi riportasse la sua esperienza personale nei commenti. Quanti anni avete? Quanti dei vostri coetanei hanno figliato? Soprattutto, quelli che hanno figliato sono persone decenti, o sono la feccia della razza umana?

Porco ateo!

Il porco ateo torna a farci visita! Tranquilli, niente watermarks o altre cosette patetiche. Copiate pure per i vostri merdosissimi gruppettini FB pieni di tredicenni, mi raccomando! E dite di avere trovato e tradotto le vignette voi, non voglio i branchi di tredicenni rincoglioniti e arrapati sul mio blog.

ATTENZIONE – SERVIZIO INFORMAZIONI PER I PICCOLI BIMBIMONGHI CON TANTI CROMOSOMI E PER GLI  ISCRITTI AL CINQUE STALLE!  – SE IL TESTO NON SI LEGGE BASTA CLICCARE SULLA VIGNETTINA PER INGRANDIRLA –

Il porco ateo è in gran forma!

Il modo migliore per contestare il cristianesimo è fare notare educatamente come il cristiano medio si comporti da pezzo di merda totale e assoluto, assai peggio degli atei. 

La versione americana della sentinella in piedi 

Il caso a cui si riferisce è questo:
Grande esempio di moralità cristiana…
Non ci crederete, ma ho visto e sentito più di un cristiano usare la motivazione “cazzinculo non fa figli” per dire che secondo loro il matrimonio omo è sbagliato. In questi casi discutere è inutile, la stupidità rischia di aprire un buco nero e di risucchiare il pianeta stile malfunzionamento del LHC.

Un porco ateo

Eccovi altre vignette del porco ateo! Non vi preoccupate, non ho messo watermarks, quindi potete copiarvele sui vostri merdosissimi gruppetti facebook senza dovermi dare credito! Almeno lasciate il marchio dell’autore originale, branco di parassiti. Solo il cancro a chi fa crop col Paint per togliere il nome dell’autore.

Capelli viola uguale troia e/o pazza, SEMPRE. Non cascateci anche voi, ragazzi!

Il ritorno del porco ateo!

Il porco ateo è tornato! Per nostra grande fortuna il cartoonist americano è tornato in circolazione e ha ripreso a pubblicare. Passate dal suo sito e ringraziatelo per il lavoro che sta facendo. Ovviamente lui è americano, quindi molte delle sue battute sono del tutto senza senso per noi.

http://theatheistpig.com/

Centesimo post! Internet: istruzioni per l’uso

Mongolini miei, questo è il centesimo post di questo blog! Per festeggiare, pubblicherò un articolo che avevo in mente da tanto tempo ma che non avevo mai completato, ossia le istruzioni per l’utilizzo di questa cosa strana chiamata Internet. Buona lettura!
Cari mongolacci, l’altro giorno mi sono trovato a parlare con una persona decisamente intelligente nonostante l’età avanzata ed una predilezione per stronzate comunistoidi che ritenevo morte e sepolte almeno 50 anni fa. Ci siamo trovati a parlare faccia a faccia, cosa molto strana in quest’epoca dove tutte le “interazioni sociali” passano da Jewbook o da Tinder, e la discussione ha dato spunti interessanti. In pratica, io gli ho spiegato come funzionano i social network e lui mi ha spiegato come funzionava la cultura ai suoi tempi:

I nostri nonni

Ai tempi dei nostri nonni quasi tutti erano ingenui e ignoranti. Quasi nessuno aveva esperienza del mondo al di fuori della sua famiglia e del suo paesino. Quasi tutti si fidavano del prete e della chiesa, gli altri si fidavano di Stalin e dell’URSS. Il giornale e la radio dicevano SEMPRE la cosa giusta perchè si, anche quando dicevano minchiate assolute e palesi.
“Minchia, talè che scrissero! Un’ponno esseri minchiate, è scritto nu junnale!”
Insomma, a quei tempi si credeva a qualunque minchiata, purchè fosse scritta sul giornale o detta alla radio. Evabbè, poverini, erano ignoranti.

I nostri genitori

Ai tempi dei nostri genitori c’era ancora molta ignoranza in giro. Molti avevano solo la scuola dell’obbligo. Il mondo esterno si stava facendo vedere, ma era ancora “laffuori” e alla fine si vedevano sempre le stesse persone e le stesse cose. La gente aveva meno fiducia nel parroco, ma stava iniziando a predere sul serio sindacalisti e politici di sinistra (dalla padella alla brace). Per fortuna c’era la TV che ti portava il mondo a casa e ti informava, anche quando diceva minchiate assolute e palesi.
“Ma ù risse a televisione!”
Insomma, a quei tempi si credeva a qualunque minchiata, purchè fosse detta alla TV. Il telespettatore era prosternato davanti alla TV come un suino maomettano davanti alla Kaaba (il pisciatoio di forma cubica in cui Maometto ebbe il suo primo rapporto anale con Sergio, famoso maiale da monta). Evabbè, poverini, erano appena alfabetizzati.

La nostra generazione

Oggi, quasi tutti hanno studiato e hanno avuto la possibilità di leggere e di seguire i propri interessi. Il mondo esterno ci è entrato in casa e ha costretto tutti ad avere a che fare con persone e culture differenti. Ormai solo i peggiori rincoglioniti danno ancora ascolto a preti e a politicanti. Per fortuna, adesso abbiamo Internet che ci porta a casa il mondo!
“Oddio, guarda questa! Me l’hanno appena condivisa sulla bacheca! DEVE essere vera!”
Insomma, i ggggiovani credono a qualunque minchiata, anche alla più assurda, purchè gli sia stata condivisa sulla bacheca.
Prima verificare una notizia era un lavoro lungo e difficile, mentre oggi per verificare una delle notizie condivise sui social è un lavoro da cinque secondi di google. Questo non preoccupa i nostri eroi: una notifica figa viene SEMPRE copiata e ricondivisa. Passare dieci secondi a cercare su Google è da secchioni sfigati! Dire a qualcuno che ha condiviso una minchiata è un comportamento disdicevole che ti farà perdere tutti gli amici!

Tale comportamento, ovviamente, non è esclusivo dei minorenni del cazzo. Ho degli accounts fake di Google + che uso per leggere i post nei gruppi cristiani, e ci vedo cose spaventose. In pratica, il cristianaccio cinquantenne medio è completamente in balia di idiozie complottarde degne del peggiore dei rincoglioniti vegani. Anzi, qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai ultimamente tutti i cristianacci sono totalmente in preda al panico per la “teoria gender” che dovrebbe rendere tutti i bimbi finocchi, trans o lesbiche. Soprattutto perchè ci sono mille altre minacce molto più serie e più reali. Però i genitori manifestano contro i libri a tematica omisessuale e contro le lezioni di masturbazione per i bambini da zero a tre anni (con esame finale). D’accordo essere cristiani, ma credere a minchiate del genere è folle.

Forza Nuova. Molto obiettivo e affidabile. Verità è.

La laurea in minchiologia di Youtube

Un’altra differenza è data dal fatto che ormai tutti possono scrivere e commentare. Mentre prima lo spettatore doveva starsi zitto e ascoltare, ora tutti pensano di avere il diritto di dire la loro. Ciò ha portato al fenomeno che chiamo il “laureato di youtube”, ossia il giardiniere di Codroipo che ritiene di saperne più di tutti dato che ha una tastiera davanti. Ormai lo spettatore non tollera l’idea che il parere di un altro valga più del suo, soprattutto se l’altro ha studiato o lavorato nel campo. La commessa si crede di saperne più del medico, il lavacessi si crede di saperne più dell’architetto e così via. Internet ha dato voce agli utenti, ma non il cervello!
Insomma, Internet ha reso la gggente del bobbolo molto più arrogante e sicura di sè. Mentre prima il popolano si sottometteva fantozzianamente al Dr. o all Avv., oggi si è all’eccesso opposto con il lavapiatti che si crede di spiegare la medicina hameriana al medico, le scie chimiche al fisico e il signoraggio al commercialista!
Alla fine, si può dire che questa sia una deformazione caricaturale del concetto di democrazia: in una società democratica il cittadino vuole che tutti i voti siano uguali. Il problema arriva quando il cittadino ignorante come una zappa vuole che il suo parere valga quanto quello del professionista o del professore.

L’ignoranza

Prima di Internet, l’ignoranza era uno handicap grave. Molti non avevano studiato e non avevano modo per reperire e per capire le informazioni. Una persona con un pò di parlantina poteva fargli credere di tutto, e non c’era modo di difendersi se non pagando un vero esperto o esercitando l’arte della diffidenza testarda tipica del contadinazzo ignorantissimo.
Ora anche l’ultimo dei negri ha l’Iphone e il collegamento a Wikipedia, con cui può verificare qualunque cosa in pochi secondi. Con cinque minuti di Google si possono trovare recensioni, descrizioni e articoli su qualunque argomento, anche quello più astruso. Se uno oggi rimane ignorante è perchè è fiero di essere ignorante, quindi non va più compatito. 

Conclusioni

Sembra che ci sia stato un grande aumento degli strumenti per la circolazione delle idee, a cui non è corrisposto un miglioramento degli utenti. In pratica, abbiamo a disposizione uno strumentino economico, semplice da usare e in grado di portarci davanti tutto lo scibile umano in pochi secondi.
E noi lo usiamo per l’equivalente di Amici di Maria de Filippi.
Da ragazzo avevo la passione per la fantascienza, ma i libri erano COSTOSISSIMI e occupavano spazio che non avevo. Ricordo gli sforzi assurdi per trovare libri usati, le giornate passate nelle biblioteche comunali nei paesini più sperduti e persino le vecchie edizioni Urania che sembravano stampate sugli Scottex. Solo molti anni dopo ho scoperto che alcuni Urania erano stati tradotti davvero a cazzo di cane e che gli autori che avevo definito “coglioni analfabeti” in realtà erano degli ottimi scrittori. 
Oggi vedo i ggggiovani che avrebbero a disposizione tutta la letteratura mondiale praticamente a gratis, ma preferiscono farsi i seghini sui video delle compagne di classe in costume e ridere sui video del cazzo pieni di battute monghe degli youtubers. Ma si rendono conto di quanto sono fortunati e di cosa si stanno perdendo?

Il futuro

A questo punto la mia curiosità è quella di vedere cosa succederà fra qualche anno, quando la prima generazione cresciuta con Internet e senza nessuna memoria del mondo prima di Internet inizierà a entrare nel mondo del lavoro. Le prospettive sono inquietanti:
Tipico utente FB o Google+ di 16 anni
Ma sempre meglio di queste:
Tipica società/ porcile musulmana

Suicidio indolore parte 3 – Suicidio ferroviario, ergo saltare sotto a un treno

Cari amici, continuiamo con la lunga e fortunata serie del suicidio per checche e amebe varie. Data la condizione di orribile miseria umana e materiale dei richiedenti aiuto, continuerò a descrivere metodi di suicidio praticabili anche dal peggiore dei morti di fame e dalla persona meno abile che esista. Non dite che non vi voglio bene e che non penso a voi!

Premessa

Dio carta igienica usata.

 

Metodologia

 

Saltare sotto un treno in corsa è uno dei metodi di suicidio più semplici che esistano. Basta andare alla stazione, aspettare il momento giusto e saltare. I dati statistici danno una mortalità elevatissima e un’agonia decisamente breve, sempre che si faccia tutto con la dovuta decisione. Ci si potrebbe chiedere come mai tale metodo non venga praticato più spesso (soprattutto in un’Europa dove le armi da fuoco sono difficilissime da trovare), ma bisogna tenere conto della vigliaccheria e dell’inutilità assoluta di quelli che dicono di volersi suicidare. Inoltre, tale metodo è praticamente infallibile e non va bene per compiere il tipico “finto suicidio per ottenere attenzioni e coccole” che piace tanto alle mezzeseghe.
Tipico “suicida” di Facebook
Il modo migliore per assicurarsi il successo è saltare davanti a un treno che non faccia scalo alla stazione. Anche se il conducente vi vedesse, non farebbe mai in tempo a frenare. Buttarsi sulle rotaie significa farsi tagliare in due dalle ruote rese incandescenti dall’attrito, causando un’amputazione netta, immediata e relativamente pulita. Invece, buttarsi di fronte alla motrice spiaccicherà il corpo come un chicco d’uva sotto una martellata, spruzzando sangue, interiora e brandelli per una distanza molto grande. E’ stato riportato il caso di una testa trovata a cinquanta metri di distanza dopo una lunga ricerca e una lunga serie di bestemmie da parte dei ferrovieri.
SPLAAAAAAAAAAT!

Per assicurarsi il decesso si consiglia di usare una stazione ferroviaria e non una stazione della metropolitana, dove il treno è molto più lento e il conducente è meno strafatto e ha più tempo per frenare. In ogni caso bisogna saltare sui binari all’ultimo momento in modo da non dare tempo di reagire al conducente o ai benintenzionati.

Non si fa così. Se il conducente è sveglio potrebbe anche frenare, anche perchè lei è una bella figa

Variante a – suicidarsi come un bravo ragazzo

Per chi si voglia suicidare dando meno problemi possibile alla collettività, si consiglia di impiegare una stazione secondaria e di fare il tutto di notte. A tale scopo, il bravo ragazzo potrebbe anche lasciare una busta contenente un documento di identità e una breve spiegazione del fatto, in modo da non costringere la polizia locale a un lungo e laborioso lavoro di identificazione dei pezzettini.

Variante b – suicidarsi come un vero pezzo di stronzo

Per chi voglia farla pagare al resto dell’umanità, la scelta è d’obbligo: raggiungere la stazione più grande e più centrale possibile e lanciarsi sotto uno dei primi treni del mattino, bloccando la stazione per ore e rovinando la giornata a migliaia di pendolari! Per migliorare ulteriormente l’atto, vestitevi con un caftano islamico e urlate “ALLAH AKBAAAAR!” mentre vi lanciate sulle rotaie nella stazione affollatissima. Ovviamente, cinque minuti prima di buttarvi mandate una mail alla polizia e ai giornali in cui rivendicate l’attentato in nome dei Fratelli Musulmani o del gruppo di Avanguardia Rivoluzionaria Omosessuale Musulmano Anarchica (A.R.O.M.A.) Tanto, siete già morti, cosa minchia avete da perdere?

Considerazioni

Tra i metodi di suicidio descritti questo è quello con una mortalità del 100%, sempre che abbiate le palle di buttarvi. Il cadavere sarà ridotto a uno scarto di macelleria, ma almeno sarete sicuri di non ritrovarvi mutilati a vita.
Se siete dolci e sensibili, potreste anche pensare al trauma psicologico sofferto dal povero conducente del treno. Secondo me se ne fotterà altissimamente di voi (così come tutti quelli che hanno mai avuto a che fare con voi) e farà finta di avere il trauma psicologico solo per passarsi qualche settimana a grattarsi le palle a casa a spese dello Stato. A questo si deve aggiungere la botta di paura che capiterà agli eventuali spettatori, oltre agli straordinari dei ferrovieri che dovranno ripulire stazione e binari.

Considerazioni finali

Per l’amore di quel porco fottuto di Cristo, vi prego di non fare come questo pirla:

Note legali

Con questo articolo non intendo spingere nessuno al suicidio. Il mio intento è documentare questo fenomeno terrificante e scoraggiare i miei lettori dal suicidarsi. Il suicidio è una soluzione estrema a problemi che possono apparire insormontabili sul momento, ma che poi si rivelano essere fesserie temporanee. Suicidarsi è sbagliato, non fatelo. Quando vi suicidate fate piangere quel porco fottuto di Cristo e quella troia plurisfondata della madonnaccia!

La questione dei rifugiati siriani

Cosa dire della questione dei rifugiati siriani? Come parlare di centinaia di migliaia di persone in movimento, di cui quasi tutti uomini e quasi tutti con una cultura e una fede che li rende incompatibili con la vita nell’occidente moderno? I primi dati statistici indicano che il 33% di loro è completamente analfabeta, il 33% legge e scrive solo nella propria lingua e solo il restante di loro è in grado di esprimersi in una lingua europea. D’accordo che queste sono le stesse percentuali che si trovano tra i terroni, ma ciò rende il trattare con loro molto più complesso e costoso. Ci sono quelli che sono legittimamente rifugiati in fuga dalla guerra (anche se storicamente tali persone sono di solito donne, bambini e anziani, quasi del tutto assenti nel caso odierno), ma ci sono moltissimi che hanno motivazioni meno nobili:
Prendiamo l’esempio di Hamza, spacciatore algerino in fuga dalla legittima giustizia del suo paese, non dalla guerra:
Sono un clandestino, non un rifugiato”, ammette candidamente Hamza: “Nel mio paese puoi solo spacciare o fare il delinquente. Sono stato in galera varie volte per spaccio e per tentato omicidio.
Cosa succederà al nostro caro Hamza? Una volta arrivato in Europa farà domanda di asilo politico, che impiegherà almeno sei mesi per essere valutata. Anche se le autorità riuscissero a scoprire che non si tratta di un siriano, Hamza potrà dire di essere un perseguitato politico o religioso. Nel suo paese i dissidenti politici vengono incarcerati, e Hamza può dare prova di essere stato in prigione. Con un po’ di furbizia, Hamza potrà fare la parte del politico dissidente e avere asilo politico, ad esempio affermando che le accuse di spaccio erano montate ad arte dal regime. Oppure, Hamza potrebbe dire di essere uno Sciita condannato a morte dalla maggioranza Sunnita.
Immaginiamo che le autorità europee mangino la foglia e gli ordinino di tornare a casa. Hamza non è certo il tipo da farlo, particolarmente se ha conti in sospeso con la giustizia o con la mafia algerina. Hamza farà appello e nel frattempo continuerà a ricevere cibo, alloggio e assistenza.
Il governo cerca sempre di togliere i rifugiati dai campi di accoglienza per farli ospitare da alberghi o da padroni di casa locali, pagandogli l’affitto. In generale, la cifra è di 35 euro a notte. Ora fatevi un paio di calcoli: secondo voi un padrone di casa non ha tutta la convenienza a buttare fuori la famigliola italiana che gli pagava 800 euro di affitto per sostituirla con quattro rifugiati che gli frutteranno 4500 euro al mese pagati dallo Stato?
 
Ora, torniamo al nostro Hamza. Se Hamza è furbo farà appello finchè possibile, approfittando della congestione cronica del sistema. Se gli andrà bene, tra appelli vari rimarrà in Europa per almeno altri due anni. Sommati ai primi sei mesi, sono 912 giorni di permanenza, il tutto per decidere di sbattere fuori uno che non aveva alcun diritto a entrare fin dal primo giorno.
Con una media di 50 euro al giorno, fanno 45600 euro come prima stima. Dobbiamo sommare a tale spesa gli stipendi degli assistenti sociali, degli interpreti, dei giudici che prenderanno in esame il suo caso e dei suoi avvocati d’ufficio. Aggiungiamo il fatto che Hamza riceverà assistenza sociale e medica a spese dello stato e che non lavorerà nemmeno un giorno (anche volendo non potrebbe). Ovviamente, dobbiamo sperare che ad Hamza piaccia molto la TV italiana, perché niente gli impedisce di uscire di casa e di delinquere certo di una relativa impunità.
La stima dei costi per mantenere Hamza, un uomo che non aveva assolutamente alcun diritto a entrare in Europa (un delinquentello, non un rifugiato) e assolutamente niente di buono da contribuire alla società europea, è di circa duecento mila euro. Questo è il migliore dei casi possibili: se Hamza si mette a delinquere bisogna aggiungere i costi sociali di un delinquente in libertà che non teme la giustizia italiana. Se Hamza ha una moglie e un figlio, il processo di espulsione sarà rallentato enormemente. Anche ammettendo che Hamza riceva il “foglio di via”, pensate veramente che se ne tornerà in Algeria a testa bassa? Hamza farà appello contro la deportazione, giurando che le autorità algerine lo aspettano per torturarlo e ucciderlo. Anche se ciò fallisse, Hamza avrà già capito quanto sono coglioni gli europei e se ne sarà andato a fare il clandestino.
Insomma, nel caso migliore possibile, ognuno dei “poveri rifugiati” costa almeno 200mila euro a persona, tutte pagate dalla collettività. Un simile giro di soldi fa gola a molti: COOP rosse, enti religiosi, Caritas, ONLUS, “volontariato” e così via. Il problema è che una spesa simile è assurda, insostenibile. Scommetto che i regimi europei manterranno i “rifugiati” per qualche mese prima di rendersi conto di avere fatto il passo più lungo della gamba e di trovarsi in una situazione impossibile da gestire. A questo punto, presi dalla disperazione, cercheranno di mettere una pezza sul buco enorme che avranno causato.
Nel frattempo, cattolici, comunisti e altra feccia del genere sarà in festa per avere aiutato un “fratello perseguitato dal sistema”, fregandosene del fatto che si trattava di un delinquente che era venuto solo per rubare. Come se non bastasse, la sua presenza ha tolto soldi e assistenza a quelli che scappavano veramente dalla guerra.
Whitegenocideproject.com

Speravo di avere ancora qualche anno prima che la civiltà europea andasse a puttane. Non vedo più il motivo di aggiornare ulteriormente il blog. Il mio obiettivo era diffondere le idee giuste e  di ritardare (o forse scongiurare) il crollo, ma sono arrivato vari anni troppo tardi. Probabilmente lascerò qui il blog come monito perenne del fallimento della civilta occidentale, almeno fino a che non arriverà la Shari’ah e tenere un blog come questo non sarà un reato penale. Spero di essere già morto per allora, ma è meglio se mi sbrigo.

 

UPDATE: Lasciando perdere le stronzate salviniane, ho trovato un pò di dati relativi ai primi mesi del 2015. Lo status di “rifugiato politico” è stato riconosciuto al 6% dei richiedenti. In generale, circa il 50% dei richiedenti hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato. Ora inizerà la trafila per ricorsi e controricorsi. La situazione legale viene spiegata magistralmente da un giornalista dell’ International Business Times:
UPDATE 2: Circa il 60 per cento dei “rifugiati” sono semplici emigranti che non sanno nemmeno dove stia la Siria: