2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.28 Il costo dell’immigrazione maomettana per l’Europa

2.28 Il costo dell’immigrazione maomettana per l’Europa

Autore: Fjordman
Secondo voi gli stupri migliorano il PIL? Vi sembra una domanda offensiva, vero? Secondo il ministro delle finanze svedese Pär Nuder[1] servono altri immigranti in Svezia per mantenere il sistema dello stato sociale. In realtà, l’immigrazione pesa 40-50 miliardi di corone svedesi all’anno e ha portato lo stato sociale svedese sulla soglia della bancarotta[2]. Nel 2004 l’immigrazione è costata circa 224 miliardi di corone, cifra equivalente al 17.5 per cento degli introiti fiscali svedesi per quell’anno. Ciò è un peso assurdo su un paese che ha uno dei livelli di tassazione più alti del mondo. Nello stesso periodo, il numero di condanne per violenza sessuale[3] in Svezia è quadruplicato rispetto a vent’anni prima. I casi di violenza sessuale su bambini sotto i 15 anni sono sei volte più alti rispetto a una generazione prima. La maggior parte dei colpevoli sono immigranti provenienti da Algeria, Libia, Marocco e Tunisia. L’avvocatessa Christine Hjelm ha investigato sui crimini violenti e ha dichiarato che l’85 per cento degli stupratori erano immigranti o figli di immigranti. I politici svedesi vogliono l’immigrazione dai paesi maomettani dato che aumenta il PIL, ma i fatti dicono che finora ha aumentato solo i tassi di violenza carnale. Nel frattempo,molte figlie di immigranti vivono nel terrore del delitto d’onore. Circa centomila ragazze nate in Svezia vivono come prigioniere in casa[4].
In Norvegia la grande maggioranza degli immigranti extracomunitari vive di sussidi [5], come dimostrato da uno studio di Tyra Ekhaugen[6] del centro per la ricerca economica dell’università di Oslo. Lo studio di Ekhaugen contraddice chi afferma che il mercato del lavoro norvegese dipende dagli immigranti, anzi afferma il contrario. Se la situazione continuerà in questo modo, l’immigrazione aumenterà la pressione sullo stato sociale dato che molti immigranti non pagano tasse[7]. Gli immigranti extracomunitari in Norvegia ricevono dieci volte i sussidi [8] dei norvegesi autoctoni, e ciò include gli immigranti di origine cinese, indiana e non maomettana, noti per essere grandi lavoratori. Ciò dimostra quale sia il peso dei  maomettani sullo stato sociale.
Nel giugno del 2006, il giornalista Halvor Tjønn[9] del giornale Aftenposten, uno dei pochi giornalisti che critica l’immigrazione, ha citato un rapporto del NHO, la confederazione delle imprese
norvegesi. Secondo il rapporto, le politiche di immigrazione odierne sono una minaccia all’economia della nazione. La Norvegia è il terzo esportatore di petrolio al mondo, dopo Arabia Saudita e Russia, eppure la Norvegia ha difficoltà a pagare le spese dello stato sociale per la popolazione di immigranti. Un comitato danese ha stimato il costo dell’immigrazione in 50 miliardi di corone all’anno, ed era una stima al ribasso. La Danimarca potrebbe risparmiare una spesa enorme fermando l’immigrazione[10], anche perché buona parte degli immigranti extracomunitari è incapace di svolgere un qualunque lavoro nell’economia moderna, anche quelli più semplici[11]. Kjetil Storesletten, insegnante all’università di Oslo, dichiara che è  probabile che il contributo economico dato dai migranti sia negativo anche per la Norvegia. Secondo lui “Accogliere immigranti con un livello di scolarizzazione così basso non ci porta da nessuna parte. Le politiche migratorie che stiamo seguendo sono insostenibili.” In Norvegia i sussidi e i salari per i lavoratori a bassa specializzazione sono tra i più alti del mondo, mentre i salari per i professionisti sono bassi e la tassazione è elevata. Questa politica dei salari è il risultato di decenni di governi socialisti in Scandinavia e porta il paese ad attrarre figure poco specializzate e a respingere  professionisti e ricercatori. Nonostante ciò l’UDI, l’agenzia che regola l’immigrazione verso la Norvegia, ha deciso di implementare politiche per attrarre i migranti [12]. Nel 2005 Trygve Nordby, segretario dell’UDI ha dichiarato che “Abbiamo bisogno di altri immigranti, anche non professionisti. Ci vuole più flessibilità.” A dire il vero, molti burocrati dell’UDI sono stati così “flessibili” che hanno gestito le loro politiche per l’immigrazione in modo “liberale”. Nel 2005 l’UDI ha violato la legge e le politiche direttive quando ha offerto il permesso di residenza a 200 curdi iracheni [13]. Dopo un’inchiesta, il segretario dell’UDI e il suo successore si sono dimessi [14]. A Oslo si spende più di metà dei fondi per l’assistenza sociale a favore dei migranti extracomunitari[15] e la proporzione è aumentata molto negli ultimi anni. Il capo del consiglio cittadino Erling Lae[16] mette in guardia contro i pregiudizi e afferma che senza gli immigranti Oslo sarebbe completamente nel caos. Nel frattempo, i giornali norvegesi si lamentano del fatto che i dibattiti su Internet siano pieni di “commenti razzisti” verso i maomettani. Uno dei “commenti razzisti” che menzionavano era questo: “C’è un gran numero di maomettani che decide di vivere in una società parallela dove si parla solo la loro lingua, si guarda solo la loro TV e ci si sposa solo tra di loro. L’unico contatto che hanno con i nativi che disprezzano è quando devono andare negli uffici statali per farsi dare i sussidi.”
Secondo Esten O. Saether, direttore del giornale online di sinistra Dagbladet[17], “Spesso i dibattiti vengono compromessi dall’ignoranza. Non avete il diritto incondizionato di parlare in pubblico. Ci vuole un minimo di intelligenza sociale per partecipare al dibattito pubblico.” Saether avverte che i giornali dovrebbero imporre la censura sui forum online e sui commenti agli articoli. In generale, il giornale Dagbladet non riesce a capire come mai c’è tanta gente maldisposta verso i maomettani e le loro pretese continue. La sinistra non ammetterà mai di aver avuto torto nel lodare gli effetti positivi dell’immigrazione maomettana e nel demonizzare i partiti di destra quando si chiedevano quali fossero i costi reali dell’immigrazione. Tali costi erano noti al pubblico da anni, ma non se ne poteva parlare nei media, più impegnati a parlare della povertà in Norvegia e della necessità di ingrandire lo stato sociale. La Norvegia è uno degli stati più ricchi del mondo ed è anche lo stato europeo con gli ammortizzatori sociali più sviluppati.  Secondo Aarebrot [18], insegnante di politiche comparate all’università di Bergen, il comportamento dei media norvegesi durante le elezioni rivela molto delle loro idee politiche: con poche eccezioni, i media norvegesi sono orientati verso la sinistra radicale e verso il politically correct. Circa il 70 per cento dei gionalisti vota Labour (Ap), Sinistra Socialista (SV) o l’Alleanza Rossa(RV), cosa che si riflette nel loro comportamento. Se le cose continuano con questo ritmo, Oslo avrà una maggioranza extracomunitaria in pochi decenni. Ci sono varie ricerche che prevedono l’arrivo di una maggioranza alloctona in Norvegia, Svezia e Danimarca nel giro di pochi decenni. L’unica incertezza è il quando. Dato che i maomettani tendono a diventare molto più aggressivi e violenti non appena raggiungono una percentuale del 10 o 20 per cento, è probabile che in Scandinavia la popolazione nativa se la passerà molto male. Forse il comportamento dei maomettani in Scandinavia sarà diverso da quello dei loro colleghi in Thailandia, nelle Filippine o in Nigeria, dove hanno massacrato gli infedeli. Forse.
Alcuni dicono che il problema è causato dal sistema di welfare europeo[19] e non solo dagli immigranti. Nima Sanandaji, iraniana, parla di come lei e la sua famiglia sono state accolte dal sistema svedese[20]: “In Svezia abbiamo incontrato un sistema politico davvero strano. L’interprete ci ha detto che in Svezia lo Stato ti manda un assegno ogni mese, anche se non lavori. Non c’è alcuna ragione per cercarsi un lavoro. (…) Mia madre ha avuto vari posti di lavoro, ma alla fine abbiamo visto che non le conveniva lavorare. Nei sedici anni che abbiamo passato in Svezia, lei ha lavorato per meno di un anno” Uno dei problemi del sistema è la mentalità di alcuni dei maomettani che emigrano, ma non hanno alcun rispetto per il paese in cui sono emigrati. Secondo Erik Simonsen, l’amministratore della città di Odense, in Danimarca[21], ci sono molti immigranti che divorziano legalmente dalla loro moglie, ma continuano a vivere come se fossero sposati. Come risultato, ci sono molte donne “divorziate” che ricevono aiuti dallo stato. Alcuni maomettani sono poligami e fanno questo imbroglio con varie donne alla volta. Lo scrittore Mark Steyn ha osservato le rivolte maomettane nella Francia del 2005 e le ha definite: “Il primo caso nella storia di Jihad pagata con i sussidi statali”. Neanche gli immigrati che lavorano si comportano onestamente: secondo Simonsen. “L’80 per cento dell’economia degli immigranti a Odense è un’economia sommersa. Ciò è intollerabile, la legge è uguale per tutti” 
Un maomettano norvegese ha dichiarato che [22]: “Ho lavorato in un negozio pakistano, dove si faceva tutto in nero. Nessuno pagava le tasse, e io ricevevo il sussidio per l’invalidità civile al 100%. Voglio fare più soldi possibile, è l’unica cosa che mi interessa qui in Norvegia”. Molti maomettani vedono i sussidi statali come una forma di Jizya, la tassa coranica per gli infedeli, data la loro situazione di inferiorità e di sottomissione ai maomettani. In Inghilterra, c’è stato un giornalista in incognito che ha chiesto consiglio a un imam, per sentirsi dire che lavorare e pagare le tasse era sbagliato dato che avrebbe contribuito all’economia degli infedeli[23].
Una delle ragioni per la disoccupazione tra i maomettani è il tasso di abbandono scolastico, particolarmente tra i maschi. I maomettani danno la colpa alla “poca integrazione” e all’essere messi da
parte, ma molti di loro sono i primi a scoraggiare i loro figli dallo studio, per timore che si possano occidentalizzare. Migliaia di famiglie in Scandinavia mandano i loro figli alle scuole coraniche in Pakistan per evitare che “diventino come gli infedeli”. Quando l’organizzazione per i diritti umani norvegese ha criticato la pratica[24], i pakistani in Norvegia hanno avuto il coraggio di chiedere la fondazione di una scuola coranica in Norvegia, pagata dallo stato norvegese[25]. E’ probabile che la riceveranno.
Secondo il giornale danese Copenhagen Post, quando le scuole riaprono dopo le vacanze estive, non tutti gli studenti tornano. Alcune scuole notano un tasso di abbandono scolastico di uno su cinque[26]. Il quotidiano Berlingske Tidende riporta che molti bambini non tornano a scuola dopo aver passato le vacanze estive nei loro paesi natali: “Quando gli studenti mancano l’inizio dell’anno scolastico, ne soffrono dal punto di vista scolastico e dal punto di vista dell’integrazione”, riporta il ministro dell’integrazione Rikke Hvilshøj. Secondo lei ci vuole un comitato che spieghi ai genitori che mandare i propri figli a scuola fin dal primo giorno sia importante: “Questi bambini hanno problemi nel seguire le lezioni e nell’integrarsi. Mancare i primi giorni di scuola non li aiuta per niente. Dobbiamo fare capire ai genitori che se i loro figli vogliono vivere in Danimarca, allora devono darsi da fare con la scuola”. La giornalista Rushy Rahsid ricorda di avere passato lunghe vacanze in Pakistan con i suoi genitori quando era bambina: “Le famiglie fanno questi viaggi così lunghi proprio per dare una dose di religione, cultura, tradizioni e valori familiari ai loro figli. Il viaggio è costoso, quindi ne approfittano per fargli conoscere tutta la famiglia.” Anche quando si riesce a fare frequentare la scuola ai figli, la situazione non migliora molto. Le scuole di Copenhagen sono luoghi ostili, dove gli studenti rischiano pestaggi, violenze[27], rapine e minacce,  spesso perpetrate da bambini della loro stessa età. Alcune scuole, come le medie di Malmoe, in Svezia, hanno tali problemi di violenza da essere costrette ad installare telecamere e ad assumere vigilanti. Il consigliere comunale Matz Nilsson ha dichiarato che nelle scuole di Malmoe, città che ospita alcuni dei ghetti peggiori della Scandinavia, le violenze sono diventate un problema comune. Nella primavera del 2006, c’è stato bisogno di un intervento della polizia in una scuola di Berlino [29] dato che gli insegnanti non riuscivano più a gestire l’aggressività e le violenze degli studenti. Un ex insegnante ha dichiarato al giornale Tagesspiegel che gli studenti di origine araba [30] picchiavano i turchi, i tedeschi e tutti quelli che non fossero arabi. Petra Eggebrecht, ex preside della scuola di Rütli ha dichiarato: “per loro la scuola è solo un posto dove combattere per farsi rispettare, dove si prendono i delinquenti come modelli da imitare”. In quei luoghi i giovani sono a rischio di essere reclutati da organizzazioni estremiste. Fuori dalla scuola di Rütli gli studenti salutano i visitatori in arabo.
Quando i giornalisti sono andati a visitare la scuola[31] sono stati presi asassate dagli studenti, mentre il sindaco assisteva impotente. Un  altro problema per le scuole tedesche è che gli studenti di origine araba rifiutano di ubbidire alle insegnanti. Gli studenti della scuola media di Ruetli non hanno avuto problemi ad ammetterlo: “Gli studenti tedeschi ci leccano il culo, ci danno i soldi e ci servono perchè altrimenti gli spacchiamo la faccia.” Ci sono anche conflitti tra studenti arabi e turchi, che riflettono le battaglie delle bande giovanili per le vie della città. I giovani immigrati non si integrano e non parlano tedesco, nemmeno quelli di seconda e terza generazione. Tra loro l’abbandono scolastico è elevatissimo, cosa che li condanna alla disoccupazione. Le famiglie di tedeschi si stanno trasferendo in massa dai distretti pieni di immigrati come Neukoelln. L’immigrazione maomettana ha portato anche a un aumento del crimine. Fin dal 2002 Lars Hedegaard e il Dr. Daniel Pipes[32] dichiaravano che gli immigranti dal terzo mondo, molti dei quali provenienti da Turchia, Somalia, Pakistan, Libano e Iraq – erano meno del 5 per cento della popolazione ma consumavano fino al 40 per cento del welfare. Inoltre, i maomettani erano il 4 per cento della popolazione danese, ma erano la grande maggioranza tra i condannati per violenza carnale, in quasi tutti i casi perpetrata verso donne non maomettane. Tale sproporzione era comune anche tra gli altri crimini violenti. Nel 2005 è stato riportato che l’82 per cento[33] dei crimini perpetrati a Copenhagen erano stati commessi da immigranti di prima e seconda generazione, e che la polizia perseguiva cinque crimini commessi da immigranti per ogni crimine commesso da un danese[34]. I buttafuori nei club di Copenhagen sono costretti a girare armati per difendersi dalle aggressioni delle bande di immigranti[35], che in certi casi sono andati a cercarli fino a casa. Le bande di immigranti sono violente e pericolose, molto più delle bande di bikers[36] come gli Hell’s Angels e i Bandidos. Un ricercatore norvegese ha avvertito che le bande di stranieri potrebbero dare vita a un’ondata di crimine organizzato mai visto prima in Scandinavia[37]. Arne Johannessen[38], della polizia norvegese, avvertiva fin dal 2003 che il costo del crimine è raddoppiato durante gli ultimi dieci anni, in buona parte per via degli immigranti.
La Svezia ha visto un incremento del crimine e della violenza[39] durante l’ultima ondata di immigrazione. Ovviamente, i politici svedesi non hanno fatto il collegamento. In uno dei pochi casi in cui un giornale svedese ha detto la verità, lo Aftonbladet ha rivelatoche 9 tra i dieci gruppi criminali più attivi in Svezia sono  maomettani, [40] cosa riportata anche in altri paesi come la Francia, dove i maomettani sono il 10 per cento della popolazione, ma il 70 per cento della popolazione carceraria. Non che le prigioni europee facciano tanta paura agli immigranti. Ci sono state controversie per le condizioni di una prigione in cui sono detenuti alcuni tra i criminali più pericolosi di tutta l’Olanda[41]. Sono state pubblicate immagini di prigionieri tatuati che si godevano feste a base di birra, causando grande imbarazzo per le autorità carcerarie. Un carcerato presso la prigione di Esserheem, condannato a 14 anni per omicidio, ha dichiarato: “Abbiamo un bar e facciamo una festa ogni fine settimana. Abbiamo cibo pronto, gelati, birra, carte, biliardo e musica. Se il tempo è bello giochiamo a tennis.” Un altro detenuto ha fatto i complimenti per il cibo e ha detto di potersi godere cibo di tutti i tipi, anche sushi e sake. Nei Paesi Bassi[42] la tipica scusa dei multiculturalisti di sinistra e dei ricchi conservatori, ossia che gli immigranti lavorano, portano risorse alla popolazione e fanno ricambio generazionale, è completamente falsa. Non ci sono stati benefici economici dovuti all’ingresso di grandi quantità di gente senza scolarizzazione. Secondo Paul Scheffer, critico del multiculturalismo e insegnante di sociologia urbana all’università di Amsterdam, circa il 60 per cento degli immigranti turchi e marocchini sono disoccupati.
Andrew Bostom, editore di “The Legacy of Jihad”, cita le osservazioni del Dr. Muqtedar Khan, un maomettano moderato americano al ritorno dal Belgio[43]. Persino Khan ammetteva che lo stato belga fosse troppo generoso verso i maomettani: “L’assegno di disoccupazione è circa il 70-80 per cento del salario medio. Uno che è sposato e con figli ci può vivere tranquillamente e arrivare a comprarsi casa.” Lo scrittore americano Bruce Bawer, ora residente in Norvegia, scrive nel suo libro “While Europe Slept” che gli imam di Oslo predicano che i maomettani devono approfittare del welfare e rubare dai negozi, come forma di Jizya da parte degli infedeli. Bostom si chiede: “Questo atteggiamento, qualunque ne sia l’origine ci fa porre una domanda: come mai l’occidente continua a sopportare il bigottismo dei maomettani che arrivano al punto da negare l’ingresso alla Mecca e alla Medina agli infedeli, mentre i maomettani hanno la possibilità di essere ospitati generosamente in Europa e in America?”  Intanto, alcuni maomettani sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle attività jihadiste. Il Mullah Krekar è stato condannato per terrorismo in Giordania[44], è stato sospettato di legami con i terroristi di Madrid[45], ed è stato accusato dalla CIA di avere ordinato attacchi esplosivi [46] in Iraq. Nonostante tutto, è vissuto per anni a Oslo, dove riceveva i sussidi e veniva trasportato gratis dai tassisti maomettani che lo apprezzano per la sua devozione. Krekar ha minacciato il paese che lo ha ospitato e mantenuto [47] insieme alla sua famiglia per 14 anni, continua a lottare contro la sua estradizione in Iraq, e definisce tale ordine “un’offesa da punire. Io difendo i miei diritti in corte come un occidentale. Sono paziente come loro. Ma se la mia pazienza cede, reagisco come un orientale.” Quando gli è stato chiesto come reagiscono gli orientali, Krekar si è rifiutato di commentare. Finora, Krekar ha difeso il terrorista Osama bin Laden e il leader iracheno di al-Qaida leader Abu Musab al-Zarqawi[48].
In Gran Bretagna, la polizia ha investigato il fatto che i quattro attentatori di Londra [49] del Luglio 2005 abbiano ricevuto mezzo milione di sterline in sussidi statali, usando varie identità false. Uno di loro, Mr Ibrahim, aveva sei identità false. Gli altri avevano varie identità false, con nazionalità, età e codici fiscali differenti. Gli investigatori ritengono che le loro identità fasulle siano servite a chiedere benefits sotto falso nome. Due di loro avevano ottenuto lo stato di rifugiati usando passaporti e nazionalità false. Mr Ibrahim, l’attentatore del bus di Hackney, aveva usato due date di nascita, sei nomi falsi, due codici fiscali e due residenze. Mr Osman aveva cinque nomi falsi, alcuni eritrei e altri somali, usando quattro indirizzi differenti nella parte a sudovest di Londra. Mr Omar, collegato ad un attentato su un treno della metro vicino a Warren Street, aveva cinque identità. Il giornale London Times[50] riportava la paura che la Gran Bretagna stesse: “andando verso l’apartheid senza rendersene conto”, data la segregazione razziale sempre più pronunciata. Il giornale teneva conto delle situazioni di difficoltà economica e sociale dei quattro attentatori suicidi del 7 Luglio, senza tenere conto delle numerose incitazioni alla violenza del Corano e delle Hadith. Il London Times parlava dei problemi economici dei maomettani in UK, del loro tasso di abbandono scolastico e del tasso di disoccupazione, riportando che metà dei maomettani sono economicamente inattivi e che il loro tasso di disoccupazione è tre volte quello degli altri gruppi religiosi.  DP111, un commentatore britannico di siti come Jihad Watch, Little Green Footballs e del blog di Fjordman, scriveva che le famiglie maomettane sono molto grandi e che un solo stipendio non basta mai. Per loro è normale affidarsi ai benefits statali, al punto che circa l’80 per cento dei maomettani riceve soldi dallo stato: “Buona parte dei soldi donati ai maomettani dal contribuente inglese finiscono per finanziare la Jihad. Ciò avviene in tutti gli stati europei con una grossa popolazione maomettana (…) Siamo ridicoli: stiamo nutrendo e coccolando un popolo che ci odia e ci vuole morti. I maomettani non vogliono altro che rubare e saccheggiare quello che gli altri hanno guadagnato. Nel passato, lo facevano tramite conquiste e razzie. Ora, lo fanno tramite invasione, accattonaggio e crimine. Nel frattempo, l’occidente sta concedendo grossi prestiti alle nazioni maomettane, ben sapendo che non pagheranno mai. Dal punto di vista economico, i maomettani vivono di furto, prestito ed elemosina (…) Come mai l’occidente, che non ha mai amato farsi rapinare, ha deciso di finanziare un popolo nullafacente, aggressivo
e deciso a distruggerlo? Cosa è successo alla civiltà più avanzata del pianeta? Si è rimbecillita?” 
DP111 ricordava che il costo dell’immigrazione selvaggia è più alto del semplice welfare: “Bisogna tenere conto anche della mancanza di sicurezza dei mercati, della perdita di nuovi investimenti, della paura di volare e del fastidio verso le misure di sicurezza necessarie. Inoltre, anche del costo delle assicurazioni su tutte le attività.” Tutto ciò ci rende meno competitivi verso i paesi che non hanno una presenza maomettana sul territorio, come il Giappone, la Corea e Taiwan. Stiamo parlando di milioni di dollari all’anno per ogni maomettano sul territorio. Come se non bastasse, gli diamo enormi quantità di soldi come aiuti umanitari, mentre noi dobbiamo vivere nel terrore e avere le nostre libertà sospese o eliminate.
L’ex maomettano Ali Sina[51] afferma che persino negli USA, che hanno una popolazione maomettana più piccola e meno sicurezza sociale, i maomettani sono una perdita economica enorme: “Dato che ci sono circa 2 milioni di maomettani in America e dato che ci sono terroristi tra loro, gli americani sono costretti a spendere centinaia di miliardi di dollari per la sicurezza nazionale. Non conosco il costo esatto, ma lo posso stimare in 200 miliardi di dollari all’anno. Ogni maomettano finisce per costare al contribuente centomila dollari all’anno. Questo è il cosiddetto contributo dei maomettani all’economia americana, signor Presidente. Una volta aggiunti i costi degli attentati terroristici, il costo è ancora maggiore, e stiamo parlando solo dei costi monetari. Si possono quantificare le sofferenze delle famiglie delle vittime del terrorismo? Questa situazione è la stessa in tutti i posti dove i governi sono stati costretti a spendere soldi per la sicurezza nazionale”
Nel suo libro “Eurabia – The Euro-Arab Axis” la Bat Ye’or descrive il processo di trasformazione dell’Europa moderna come il risultato di una politica pianificata. Durante un’intervista con il giornale israelita Haaretz[52], la Bat Ye’or esprime il timore che l’Europa diventerà sempre più islamizzata, fino a diventare un satellite del mondo maomettano: “I governanti europei hanno deciso un’alleanza col mondo arabo, con cui hanno accettato l’atteggiamento maomettano verso Israele e gli USA. Ciò non vale solo per la politica estera, ma anche riguardo alle politiche interne come immigrazione, integrazione e il ruolo dell’islam in Europa”
Durante gli anni 60 l’ex primo ministro francese Charles de Gaulle, irritato dalle perdite delle colonie francesi in Africa e in Medio Oriente, oltre che dalla perdita di potere internazionale da parte della Francia, decise di creare un’alleanza strategica col mondo arabo contro le influenze americane e russe. Questa alleanza divenne la base della politica della Comunità Europea (l’antenato dell’UE) degli anni ’70, durante il dialogo Euro Arabo. Questa alleanza richiedeva l’immigrazione di milioni di maomettani in Europa, l’adozione di una politica anti americana e anti israelita, e trasformerà l’Europa in un continente sotto il dominio dell’Arabia Saudita. Come dice la Bat Ye’or, buona parte delle azioni dell’Eurabia sono nascoste al pubblico, ma a volte se ne possono vedere gli effetti. Il primo ministro Romano Prodi, presidente della Commissione Europea (il Politburo dell’UE) dal 1999 al 2004, voleva più cooperazione con i paesi arabi. Prodi parlava di una zona di libero scambio col mondo arabo, espandendo anche a loro le quattro libertà dell’UE, tra cui la libera circolazione degli individui. Questo è stato detto chiaramente in un documento del 2003[53], ma non è menzionato quasi mai nei media europei, soprattutto non nelle sue conseguenze. Durante la sesta conferenza ministeriale Euro-Med a Bruxelles, si affermava che questa iniziativa avrebbe offerto “un’integrazione graduale coi mercati interni europei e la possibilità di raggiungere le quattro libertà fondamentali europee, ossia libertà di movimento di beni, servizi, capitali e individui.” I ministri avevano il dovere di aiutare la Commissione Europea ad organizzare una fondazione Euro-Mediterraneana per il dialogo tra le culture, un’assemblea parlamentare Euro-Mediterraneana e una banca europea.
Nel giugno 2006, dopo che la sua coalizione di sinistra aveva annunciato che avrebbe reso più facile l’immigrazione dai paesi maomettani all’Italia, il primo ministro Romano Prodi ha dichiarato che: “E’ il momento di guardare al sud e rilanciare una nuova politica di cooperazione [54] mediterranea.” Prodi stava pensando al partenariato Euro Mediterraneo, lanciato a Barcellona nel 1994. Il primo ministro ha spiegato che il Processo di Barcellona, che includeva la creazione di una zona di libero scambio nel 2010, non era più sufficiente e che serviva un nuovo approccio, dichiarando che “I paesi della sponda meridionale del mediterraneo si aspettano questo da noi”.  L’immigrazione dei maomettani ha un costo enorme e sta devastando l’Europa. Nel frattempo, i burocrati dell’UE stanno facendo di tutto per importare altri maomettani in Europa, dato che i loro padroni sauditi glielo hanno ordinato. Grazie per averci avvisato, Romano Prodi: grazie a te abbiamo capito che l’UE deve essere distrutta [55] e che gli eurocrati sono una casta di traditori corrotti che deve essere spazzata via.
Fonti:
http://59.911.10.738subf36:EMlpoga918318646547НЖ

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.20 Le strategie mediatiche filo maomettane

2.20 Le strategie mediatiche filo maomettane

L’articolo seguente, pubblicato il 20 novembre 2008 dalla VG, la corporazione mediatica norvegese è un esempio tipico di “giornalismo” europeo. L’articolo mostra due tombe maomettane recentemente vandalizzate dagli ebrei.
I coloni ebrei vandalizzano una moschea a Hebron
20.11.08
Come capita spesso, l’articolo è stato scelto da un giornalista della VG tra gli articoli di un database di notizie, in questo caso la NTB. L’articolo non è firmato, quindi è stato pubblicato sotto la responsabilità della casa editrice. Questo tipo di propaganda di guerra va avanti da anni.
Adesso, controlliamo il database degli attacchi jihadisti localizzato presso il sito “religionofpeace”:
http://www.thereligionofpeace.com/attacks-2008.htm
Quello stesso giorno ci sono state 28 vittime di 5 attacchi jihadisti. Nello specifico:
Data
Paese
Area
Morti
Feriti
Commento
2008.11.20
Pakistan
Swat
1
0
Un residente locale ucciso dai Talebani per avere aiutato un
ingegnere cinese a scampare al rapimento.
2008.11.20
Pakistan
Bajaur
9
6
Un kamikaze si fa saltare in aria in una moschea rivale, uccidendo
nove innocenti.
2008.11.20
Afghanistan
Khost
8
13
Un kamikaze Fedayeen si fa saltare in aria davanti a un ufficio, uccidendo otto afgani.
2008.11.20
Iraq
Kut
5
0
Estremisti sunniti invadono una casa uccidendo cinque residenti, inclusi i bambini.
2008.11.20
Iraq
Mosul
5
0
I terroristi uccidono due uomini e tre donne.
Tra le atrocità commesse dai maomettani, queste sono solo quelle documentate dal sito. E’ probabile che in quello stesso giorno ci siano stati almeno un centinaio di europei assassinati, violentati,
picchiati o rapinati dai maomettani, fatti che non fanno notizia dato che non sono politicamente corretti.
Il fatto che i giornalisti ignorino gli attacchi dei maomettani e spandano quotidianamente fango sugli ebrei, è una prova del fatto che sono sul libro paga del progetto Eurabia della comunità europea. I giornalisti, gli editori e le agenzie stampa europee sono colpevoli del reato di favoreggiamento del crimine maomettano (ossia la Jihad in Europa) tramite la loro pratica dell’ignorarlo di proposito.
La popolazione europea viene imbottita di propaganda filo maomettana giorno dopo giorno. Ogni anno ci sono migliaia di casi simili in cui i crimini dei maomettani vengono ignorati. Non tutti i media danno un’immagine positiva dell’Islam, ma c’è una sproporzione enorme a favore di esso. Gli attacchi jihadisti vengono coperti, ignorati o sottovalutati. Ci sono più di 50 attacchi jihadisti al mese, molti contro civili non maomettani, ma sui giornali se ne vedono al massimo due al mese e sempre accompagnati da tonnellate di propaganda anti israelita e anti russa. I giornali vogliono dirci che tutti i “cattivi” tra i maomettani sono comunque meno dei “cattivi” tra i russi e gli israeliti.
Attacchi jihadisti al mese

Ogni mese vi sono circa cinquanta attacchi jihadisti contro i non maomettani, di solito in Europa e in Thailandia, Filippine, Cina, Dagestan, Cecenia, Turchia, Pakistan, Bangladesh, Somalia, Algeria). Molti di questi attacchi finiscono con le decapitazioni tipiche dell’Islam (non in Europa). Bisogna menzionare la schiavitù praticata al giorno d’oggi tra i non maomettani nei paesi a maggioranza maomettana. Ci sono centinaia di migliaia di persone che vengono considerate e trattate come schiave solo perchè vivono in paesi maomettani e si rifiutano di abbracciarne la fede. I giornalisti europei hanno scelto di ignorare sistematicamente queste persone. Ci sono centinaia di migliaia di cristiani e di animisti in Sudan che vengono massacrati in modo sistematico. Questa è la più grande Jihad moderna, un massacro finanziato sistematicamente dai sauditi e ignorato altrettanto sistematicamente dai giornalisti di tutto il mondo.
Come mai? Semplice. Parlare di queste cose potrebbe danneggiare il multiculturalismo, ossia l’islamizzazione europea. I giornalisti e l’ONU stanno ignorando il genocidio più grande dei tempi moderni e parlano solo del conflitto in Congo. L’Ummah non è coinvolta in quel conflitto, quindi è un argomento di cui si può parlare!
Ordini ministeriali: non usate parole offensive verso i maomettani!
Ci sono varie guide alla “political correctness” per le agenzie stampa e per tutti quelli che parlano in veste ufficiale (ad esempio politici, ministri, poliziotti).
La guida di Whitehall elenca le parole che non si debbono usare in pubblico quando si parla di terrorismo, ed elenca parole alternative da usare per rispettare la “politically correctness”
Ad esempio, non si può dire “musulmani estremisti ”, dato che ciò è collegare l’islam alla violenza. Invece, si deve dire “terroristi” o “estremisti violenti”. Non si può dire “fondamentalista” o
“Jihadista”, dato che questo è un collegamento esplicito tra Islam e terrorismo.
Non si può parlare di “musulmani violenti”, ma “criminali”, “assassini” o “delinquenti”. Non si può parlare di indottrinamento religioso o della divisione tra maomettani radicali e moderati.
Quando qualcosa offende i maomettani, diventa un caso di “Islamofobia”.
Questa guida, prodotta dall’unità Research, Information and Communications Unit, avverte che non si deve dire che ci sono delle comunità collegate al terrorismo, ma solo degli estremisti.
Paul Richards, ex consulente per il segretario alle comunità Hazel Blears, ha definito questa guida come una follia e ha aggiunto che: “Se non puoi neanche descrivere il tuo avversario non potrai mai sconfiggerlo. Quelli che dovrebbero guidare il dibattito contro l’estremismo islamico hanno le mani legate”
Secondo lo Home Office: “Questa guida serve ad usare un linguaggio appropriato in modo da fare qualcosa contro il terrorismo. Sarebbe stupido fare altrimenti”
Fonti:
http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/2759618/Ministers-told-Dont-call-Islamic-extremists-Islamic-extremists.html

2083 – An European declaration of independence – Libro 2.12 La civiltà senza padre

Cari amici, continuo con la traduzione del Compendio di Berwick. Non conosco la situazione americana o quella svedese, ma posso confermare al 100% quello che si dice riguardo al Regno Unito. Ci sono interi quartieri popolari pieni di ragazze madri con branchi di figli, perennemente strafatte e ubriache di cider alle otto del mattino. Buona lettura.




2.12 La civiltà senza padre

Autore:
Fjordman
Un’autopsia
della storia ci mostrerebbe che tutte le grandi nazioni hanno
commesso suicidio
Arnold
Toynbee
La
giornalista americana Diana West ha appena pubblicato il suo libro
The
death of the grown-up”,
la
morte degli adulti, in cui incolpa il declino della civiltà
occidentale alle ribellioni giovanili delle ultime due generazioni.
Il punto di passaggio della civiltà moderna è avvenuto nella prima
metà degli anni ’60, con l’inizio dell’immigrazione di massa, la
nascita del progetto Eurabia e l’inizio del multiculturalismo e del
femminismo radicale.
Il
paradosso è che i popoli che hanno attaccato la loro stessa civiltà
erano gli stessi popoli che si sono goduti i frutti del boom
dell’economia, eppure hanno abbracciato le ideologie marxiste che
volevano distruggere le società che gli avevano garantito pace e
sicurezza. Forse non è un caso se Marx è stato finanziato da
Engels, figlio di un industriale di successo.
La
situazione è stata simile a quella della decolonizzazione da parte
dell’Europa e della desegregazione in USA, in cui la cultura
occidentale è diventata sinonimo di malvagità. Qualunque sia la
causa, siamo diventati un popolo che attacca la sua stessa civiltà.
Alcuni di questi problemi erano già presenti, ma si sono aggravati
durante gli anni sessanta.
La
tesi del libro della West [1] è che “è
avvenuto un trasferimento dell’identità culturale dal mondo degli
adulti a quello degli adolescenti. Ciò avrà conseguenze gravi per
la sopravvivenza del mondo occidentale.

La società si comporta come un adolescente: aperto a tutte le
novità, imparziale, in cerca di un’identità che gli manca. Siamo
entrati in uno stato di adolescenza permanente, con la crisi di
identità che ne consegue. Secondo la West la maturità è andata
fuori moda durante le contestazioni degli anni ’60, che lei definisce
il più grande attacco di isterismo adolescenziale della storia.
La West crede anche che
anche se gli scontri più radicali sono avvenuti negli anni sessanta
e settanta, la ribellione giovanile è iniziata negli anni cinquanta,
con il rock’n roll, Elvis Presley e James Dean. I gruppi pop come i
Beatles hanno iniziato durante i primi anni sessanta, poi hanno
cambiato registro iniziando a dedicarsi alle droghe e al rifiuto
della cultura dominante.
Uno dei miei film preferiti
è Ritorno al Futuro. In una delle scene Michael J. Fox viaggia dal
1985 al 1955. Nel 1985 sente dire lo slogan “Votate il sindaco X
per il progresso”, slogan ripetuto nel 1955 con un nome differente.
La politica è rimasta la stessa. Gli sceneggiatori Roberti Zemeckis
e Bob Gale dicono di avere scelto l’anno 1955 perchè quello è
l’anno in cui è iniziata la cultura adolescenziale. In quell’anno
gli adolescenti hanno iniziato a dettare legge e non hanno ancora
smesso.
Secondo
la West [2] il boom economico del dopoguerra ha cambiato molte cose:
La
prosperità economica del dopoguerra ha orientato la cultura verso i
desideri adolescenziali. L’autorità è passata dagli adulti ai
giovani. Prima, un adolescente avrebbe accettato un lavoro per
contribuire al bilancio familiare. Durante il boom, gli adolescenti
hanno goduto di una quantità di soldi e di libertà che ha cambiato
completamente la cultura.”
Dopo
una generazione di dominio degli adolescenti, gli adulti non hanno
più alcuna sicurezza in loro stessi. I ragazzi vanno in vacanza da
soli, rifiutano di essere accompagnati, bevono, se la spassano, fanno
quello che vogliono e gli adulti dicono di non poterci fare nulla. I
genitori hanno rinunciato alle responsabilità e si sono arresi
davanti ai desideri adolescenziali.
Anche
la femminilità è stata condizionata dalla fine della maturità. Le
donne si comportano come ragazzine, non come adulte. Il sesso ormai è
disponibile dappertutto, cosa che toglie l’incentivo al matrimonio.
Storicamente, sposarsi era una delle motivazioni principali per
maturare e iniziare a comportarsi da adulti.
Secondo
voi la West ha ragione? Siamo diventati veramente una civiltà di
Peter Pan che si rifiutano di crescere? Abbiamo rinunciato alla
maturità dicendo che è fuori moda? Il blogger Conservative
Swede, seguace di Nietzsche, dice che soffriamo di “moralità da
schiavi”, ma secondo me noi soffriamo di moralità da bambini. Ci
sono altre forze al lavoro, secondo me.
Lo
stato sociale incoraggia l’infantilismo della società, in cui gli
adulti tornano allo stato di infanzia in cui altri si occupano di
loro. Ciò porta a una cultura in cui tutti sono ossessionati
dall’idea di giovinezza e di irresponsabilità tipica degli
adolescenti. Molti vivono in uno stato di ribellione adolescenziale
permanente contro i loro genitori, la loro nazione, la loro cultura e
la loro civiltà.
Secondo
lo scrittore Theodore Dalrymple[3] il senso di noia è una delle
cause per i comportamenti autodistruttivi della società moderna:
Quando
una persona non ha scopi trascendenti nella propria vita e non se ne
può inventare uno, ossia quando non ha una fede religiosa o un
interesse intellettuale, allora si inventerà problemi inesistenti e
comportamenti autodistruttivi pur di non morire di noia”
Secondo
lui, la società di oggi [4] è “una
società in cui tutti si vogliono comportare secondo i loro capricci,
ma vogliono essere protetti dalle conseguenze delle loro azioni. Il
risultato è una combinazione di Sodoma e Gomorra con una burocrazia
che organizza il welfare.”
Lo
stato sociale priva le persone della possibilità di compiere un
lavoro e ottenere autostima da ciò. Questo toglie autostima a tutti,
ma in particolare agli uomini, dato che l’identità mascolina è
legata al portare i soldi a casa. Senza questo, l’identità maschile
declina e con essa tutta la società. Secondo Dalrymple, i colpevoli
principali degli abusi infantili sono i governi che [5] danno luogo
alle situazioni in cui tali abusi sono più frequenti. Per lui, “Chi
diffonde l’idea di famiglia senza padre è indifferente al destino
dei bambini.”
La
paternità ormai non esiste più, nemmeno nel senso biologico:
Ho
lavorato in un ospedale in cui se non fosse stato per i figli degli
immigrati indiani ci sarebbe stato quasi il cento per cento di figli
orfani di padre. Ormai chiedere a un bambino “Dov’è tuo padre?”
è diventata una domanda inopportuna. In molti casi la risposta è
“Intendi dire il padre che ho per ora?”, come se fosse giusto e
naturale che cambi in continuazione.
Questo
avviene perché le donne ormai hanno figli solo perché hanno voglia
di farli ed è loro diritto averli, anche se non sono in grado di
mantenerli, di educarli e di crescerli. Il fatto che i figli possano
crescere male in un ambiente simile non le turba per nulla. Gli
uomini, nel frattempo, sono completamente infantili e sanno solo
spendere i loro stipendi in divertimenti, come adolescenti con la
paghetta settimanale. La loro unica responsabilità è il pagare le
tasse. Ormai lo stato è il padre del bambino, e il padre è il
figlio dello stato.
Lo
scrittore svedese Per Bylund scrive che[6]: “Molti
di noi non sono stati cresciuti dai loro genitori. Siamo stati
allevati dalle autorità negli asili infantili, poi nelle scuole
elementari pubbliche, nelle medie e nelle università pubbliche. Poi
siamo finiti a lavorare come statali e siamo stati addestrati dai
sindacalisti. Lo Stato è dappertutto e per molti è l’unico mezzo di
sopravvivenza. Per molti, i pagamenti del welfare sono l’unico modo
per avere l’indipendenza economica.”
La
Svezia è un caso limite, ma l’autrice Melanie Phillips [7] afferma
che in UK la tendenza è la stessa: “La
nostra cultura si trova a navigare in acque sconosciute. Dopo varie
generazioni di famiglie sfasciate, non c’è più uno che conosca le
basi del comportamento civilizzato. Per educare correttamente un
bambino ci vuole un padre che si dedichi alla sua educazione. Il
problema è che i nostri governi pensano che si possa fare a meno
della paternità. Le ragazze madri non si vergognano di esserlo, anzi
lo definiscono un diritto inalienabile. Lo stato ha fornito
tantissimi aiuti alle ragazze madri: case popolari, finanziamenti,
aiuti economici. Ormai è diventato conveniente avere un figlio senza
padre. Ci sono state generazioni intere di famiglie orfane di padre
in cui madri immature e infantili hanno trascurato e maltrattato i
loro figli, spesso destinati a diventare come loro. Per la cultura
locale, questo è un suicidio”
A
volte mi chiedo se l’Occidente e in particolar modo l’Europa non
siano diventati la civiltà orfana di padre, in cui la paternità è
diventata una caricatura e i valori maschili sono stati demonizzati.
Chiunque cerchi di stabilire delle regole e di esercitare
un’autorità, compiti tradizionali dell’uomo, viene visto come un
dittatore fascista. Siamo diventati una società dove dei padri
fantasma possono essere rimpiazzati dalla madre senza preavviso.
Anche le madri hanno rinunciato al loro ruolo, lasciando l’educazione
dei figli alle scuole, ai giardini d’infanzia e alla TV. Quando si
parla di moda e di stile di vita sono le madri ad imitare le figlie,
non viceversa.
Il
sistema di welfare europeo è stato soprannominato “lo stato
bambinaia”, anche se dovrebbe essere chiamato “lo stato marito”.
Come mai? Nella società tradizionale il marito ha il compito di
proteggere e mantenere la moglie. Nella nostra società tale compito
è subappaltato allo stato, cosa che spiega come mai le donne sono
politicamente schierate verso i partiti che favoriscono tassazione e
welfare. Secondo l’antropologo Lionel Tiger, la vecchia unità
familiare composta da madre, padre e figlio si è trasformata in una
unità composta da madre, figlio e burocrate statale. Lo stato è
diventato un marito sostitutivo, anzi, ha sostituito la famiglia nei
compiti della cura dei bambini e degli anziani.
Øystein
Djupedal, Ministro dell’educazione e della ricerca per il partito
socialista in Norvegia ha affermato che[8]: “Penso che la
vecchia idea che vuole i genitori come i migliori educatori per i
loro figli, sia sbagliata. Hillary Clinton dice che ci vuole un
villaggio per crescere un bambino, ma si sbaglia. Il villaggio di
oggi è l’asilo d’infanzia. L’asilo è un ottimo posto per educare i
bambini prima che inizino con la scuola.”
Più
avanti, Djupedal cambiò idea e disse che i genitori hanno la
responsabilità dell’educazione dei figli.
Il
problema è che molti dei suoi colleghi pensano che l’intera società
vada organizzata come un giardino di infanzia. Nel 2007 il governo
norvegese a maggioranza di sinistra redarguiva 140 compagnie perchè
non avevano ancora riempito le quote rosa del 40 per cento di donne
nel direttivo. La ministra dell’equalità Karita Bekkemellem
affermò[9] che le compagnie che non avessero riempito le quote rosa
sarebbero state dissolte, anche quelle che lavoravano in campi
tradizionalmente maschili come finanza, trasporti ed estrazione
petrolifera. La Bekkemellem ha affermato che si tratta di una legge
“storica e radicale” e che sarà applicata.
In
pratica, la Bekkemellem sta castigando quelli che si rifiutano di
fare quello che dice Mamma Stato, anche se sono ditte private. Lo
stato si comporta come un padre nel senso che mantiene
economicamente, ma si comporta come una madre nel senso che rimuove i
rischi e trasforma la società in un giardino d’infanzia tranquillo e
protetto.
Secondo
il blogger Tim W. [10] le donne tendono ad essere più egoiste degli
uomini quando si parla del rapporto tra i sessi: “Gli uomini si
preoccupano dei problemi delle donne e dei bambini, mentre le donne
pensano solo a loro stesse e ai bambini. Non dico che le donne siano
disinteressate riguardo ai problemi dei loro mariti o dei loro
fratelli, ma come gruppo (soprattutto in politica) non si interessano
granché dei problemi degli uomini. I problemi delle donne per loro
sono un problemi seri, quelli degli uomini no. I politici devono
prendersi cura dei problemi delle donne, ma se provassero solo a
parlare dei problemi degli uomini verrebbero sepolti dalle critiche.
Gli uomini vivono in media cinque anni meno delle donne, eppure a
nessuno sembra importare. Se fosse il contrario, non la finirebbero
più di protestare per l’ingiustizia”
Durante
un’intervista con Bernard Chapin, il Dr. John Lott[11] dichiarò al
Frontpage Magazine: “Penso
che le donne siano meno propense al rischio degli uomini. Le donne
vedono il governo come una rete di sicurezza contro le avversità
della vita, in particolar modo le donne divorziate con figli. Dare il
voto alle donne ha portato il governo a crescere così tanto negli
ultimi 45 anni.”
Secondo
Lott: “Ciò spiega la crescita del governo negli USA e nel resto
del mondo. Nei posti dove le donne hanno avuto il diritto al voto la
spesa governativa e le tasse sono cresciute in modo spropositato. Con
la crescita del voto femminile, è cresciuto anche il potere statale.
Ciò è stato causato dal fatto che negli ultimi 45 anni molte donne
che erano cresciute prima del suffragio universale sono state
sostituite da votanti più giovani che erano più interessate a
votare. Negli anni sessanta la legalizzazione del divorzio ha portato
alla crescita del governo, dato che le donne divorziate si rivolgono
spesso ai programmi di aiuto statale. Inoltre, la liberalizzazione
dell’aborto ha portato a molte famiglie mono genitoriali”
Diana
West pensa che la controcultura degli anni sessanta sia stata un
abbattimento di tutte le gerarchie[12], sociali e accademiche. Da ciò
è emerso l’abbattimento della cultura e la nascita del
multiculturalismo, oltre che dello stato sociale:
Quando
considero il legame tra lo stato paternalistico e la morte degli
adulti, vedo che Tocqueville aveva visto tutto in anticipo.
Tocqueville si era chiesto come sarebbe stata la dittatura negli USA,
e si era immaginato una moltitudine di uomini perennemente impegnati
nella ricerca di piaceri banali e senza senso, e uno stato
enormemente potente e protettivo. Questi concetti erano fantascienza
nell’ottocento, ma oggi sono fin troppo familiari. Parlando dello
stato, diceva che si sarebbe comportato con autorità assoluta, non
con l’autorità del padre che cerca di prepararti alla vita da
adulto, ma con un’autorità che ti vuole mantenere un bambino.”
Questo
problema è ancora peggio in Europa, un continente con uno stato
sociale ancora più elaborato degli USA e che ha vissuto sotto la
protezione militare americana per generazioni, cosa che ha
incoraggiato ulteriormente la tendenza al comportamento infantile.
Alexis
de Tocqueville nel 1830 scriveva il suo libro “Democracy in
America” in cui si faceva la domanda: se il suffragio universale
afferma che col voto l’opinione di ognuno vale quanto l’opinione di
chiunque altro, ciò non porterà al relativismo culturale?
Tocqueville scriveva in un momento storico in cui solo gli uomini
potevano votare. Forse il voto alle donne ci porterà in una
situazione in cui le donne voteranno per il possesso di tutte le
risorse degli uomini e per la creazione di uno stato superpotente che
regoli su tutto?
Non
conosco la risposta a questa domanda. So solo che la situazione
corrente è insostenibile. L’assenza di paternità ha creato una
società piena di patologie sociali. La mancanza di autostima degli
uomini ci ha reso preda facile per i nostri nemici. Se l’occidente
vuole sopravvivere, dovrà riaffermare l’autorità maschile, e per
fare ciò dovrà liberarsi dello stato sociale e degli eccessi del
femminismo[13].
Fonti:
http://www.brusselsjournal.com/node/2572
1.
http://www.frontpagemag.com/Articles/Read.aspx?GUID=1C138B13-6680-446B-AA80-FF317A0901B9
2.
http://www.msnbc.msn.com/id/20519355/site/newsweek/
3.
http://www.frontpagemag.com/Articles/Read.aspx?GUID={D2C70DCE-BF86-4761-9788-03AB7FAB2608}
4.
http://dansk-svensk.blogspot.com/2007/08/angst-der-nationer-op.html
5.
http://www.telegraph.co.uk/opinion/main.jhtml?xml=/opinion/2004/01/22/do2201.xml&sSheet=/opinion/2004/01/22/ixopinion.html’
http://48.864.2.327subf37:KTynmwf396737684766ЂЊ
6.
http://www.mises.org/story/2190
7.
http://www.melaniephillips.com/articles-new/?p=503
8.
http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/08/welfare-state-is-dead-long-live.html
9.
http://www.aftenposten.no/english/business/article2045491.ece
10.
http://www.amnation.com/vfr/archives/008277.html
11.
http://www.frontpagemag.com/Articles/Read.aspx?GUID=efa81694-2e09-4b51-ad36-19e1d125aef0
12.
http://tabacco.blog-city.com/diana_west_author_of_the_death_of_the_grownup_how_americ.htm
13.
http://www.brusselsjournal.com/node/1908

2083 an European declaration of independence – Libro 2.11 Qual’è la causa del crollo delle nascite?

Nota del traduttore: Secondo me questo passo contiene un sacco di stronzate. Lo includo solo per completezza e per porre l’accento sul problema demografico. Buona lettura.


2.11
Qual’è la causa del crollo delle nascite?

Autore:
Fjordman
Qual’è
la causa del crollo delle nascite? Ho trattato questo argomento con
il blogger “Conservative Swede”. Alcune
delle ragioni più citate sono il welfare, il femminismo e il
secolarismo. Analizzando le statistiche tra i vari paesi, la
situazione si rivela molto più complessa. Non sembra esserci una
relazione lineare tra il calo delle nascite e quei fattori. 

Gli
USA hanno il tasso di natalità più alto di tutto l’occidente, ma
ciò è dovuto in gran parte alle minoranze etniche. Il tasso di
natalità dei bianchi americani è più alto di quello degli stati
scandinavi, ma sempre al di sotto del livello di sostentamento. I
paesi scadinavi come Norvegia e Svezia hanno degli ottimi sistemi di
welfare, un alto tasso di femminismo e un tasso di religiosità molto
basso, eppure i loro tassi di natalità sono tra i più alti in
occidente (comunque sotto il livello di sostentamento). La Polonia è
il paese più religioso e conservatore in Europa, eppure i tassi di
natalità sono più bassi. In Corea del Sud il cristianesimo è in
espansione e i ruoli familiari sono quelli tradizionali, eppure i
tassi di natalità sono bassissimi. 

La
differenza tra la natalità in occidente e nel mondo maomettano [1]
è causata sicuramente dai fattori
religiosi, eppure le differenze tra i paesi industrializzati sono
molto più difficili da spiegare. Se la causa non è nel femminismo,
nel secolarismo e nel welfare, allora qual’è?


Fare
figli: possiamo pagare le mamme?
[2]
I
tassi di fertilità del Canada sono in caduta libera da decenni, ma
ultimamente si sono stabilizzati a 1.5 figli per donna (il livello
minimo di sussistenza è 2.1). I sociologi danno la colpa
all’educazione femminile, all’autonomia fiscale, alla
secolarizzazione, ai contraccettivi, a Sex
and the City
, a un
desiderio di libertà individuale e all’incertezza di avere un figlio
in un mondo pieno di minacce. In una cultura individualista e
commercializzata come la nostra, avere un figlio è sempre meno una
cosa inevitabile e sempre più una scelta facoltativa.
Tale
situazione è la stessa in tutto il mondo occidentale. Russia,
UK, Irlanda,
Australia, Spagna,
Italia e dozzine di altri paesi hanno la
natalità sotto il livello di sussistenza. Il quaranta per cento
delle donne laureate in Germania non ha figli. In Giappone la
fertilità è scesa a un record di 1.26, al punto che i gruppi di
pianificazione familiare hanno dato la colpa a Internet, affermando
che i giovani giapponesi passano troppo tempo su Internet e non
abbastanza a farlo.

Il
contributo del welfare alla crisi demografica
[3]
Il
motivo più antico per cui avere figli è che saranno i figli ad
occuparsi dei genitori durante la vecchiaia. Molti giovani d’oggi non
vedono il motivo per assicurarsi la vecchiaia tramite i figli, dato
che ci penserà lo Stato. Per molti, uno dovrebbe avere un figlio
solo se lo vuole veramente. Altri dicono che vorrebbero avere figli,
ma non se lo possono permettere. Nel frattempo, nei paesi in via di
sviluppo i giovani possono permettersi famiglie numerose, anche se
hanno a malapena da mangiare.
Qual’è la ragione
per queste affermazioni che sembrano essere in conflitto? Dove non
esiste la sicurezza sociale, la famiglia è un meccanismo di
sicurezza, cosa che rende conveniente avere una famiglia numerosa.
Nei paesi dove lo stato si occupa della sicurezza sociale, i giovani
non hanno più questo motivo per farsi una famiglia. La sicurezza
sociale rende economicamente svantaggioso avere una famiglia
numerosa.

Ovviamente,
la sicurezza sociale non è l’unico motivo per il calo delle nascite.
Il welfare danneggia la famiglia da molti punti di vista, ad esempio
con l’educazione obbligatoria che sostituisce la lealtà verso il
gruppo familiare con la lealtà verso lo stato.
Ci
sono anche le differenze tra i paesi europei. Non ci sono differenze
sostanziali in quanto a mortalità infantile, occupazione femminile o
altri fattori che potrebbero influenzare i tassi di natalità. Eppure
i tassi differiscono parecchio, esattamente in proporzione ai sistemi
di sicurezza sociale. Gli USA hanno un tasso di natalità di 2.09,
mentre l’UE ha una media di 1.47.

Ci
sono anche differenze in ambito europeo. Alcuni degli stati con
welfare più generosi sono la Germania, la Francia e i paesi del
Mediterraneo, dove i tassi sono i più bassi della regione. E’strano
vedere questi risultati in paesi che fino a poco tempo fa erano i più
cattolici e i più orientati alla famiglia, ma gli incentivi
economici cambiano i comportamenti, e i comportamenti cambiano la
cultura.

La soluzione più
semplice è anche la migliore: liberarsi dello stato sociale.

La
morte tramite il secolarismo: prove statistiche
[4]
Vari
scrittori hanno osservato il fatto che la mancanza di fertilità sta
uccidendo il mondo secolare. Uno di questi scrittori è Philip
Longman, autore
del libro “The
Empty Cradle”.
Nell’ex
URSS, la cui politica forzava l’ateismo di stato, è stato osservato
un crollo demografico completo. Le UN prevedono un calo del 22%
nell’ex URSS e del 50% in Ucraina. L’Europa occidentale secolarizzata
perderà dal 4% al 12% della popolazione, mentre gli USA
continueranno a crescere. Si potrebbe dire che il secolarismo ha
contribuito al crollo demografico, e i numeri lo confermano.
L’umanità non è in
grado di sopportare il terrore della mortalità senza una promessa di
immortalità. Quando non c’è la religione, la società umana crolla
in preda alla depressione. Dire “società secolare” è un
ossimoro, dato che la fine della religione porta velocemente alla
fine di tutta la società.

Perchè
l’Europa ha scelto l’estinzione?
[5]

La
demografia è il destino. Non è mai successo che una società che
godesse di pace e prosperità scegliesse di sparire dalla faccia
della Terra. Eppure, questo è quello che stanno facendo gli europei.
Nel 1348 l’Europa ha sofferto la Peste Nera, una combinazione di
peste bubbonica e di una forma di morbo della mucca pazza. Ben
Wattenberg, storico dello American Enterprise Institute ha
dichiarato: “La pestilenza ha ridotto
la popolazione europea di un terzo. Nei prossimi 50 anni l’Europa
vivrà la stessa esperienza della Peste Nera, perdendo un quinto del
suo popolo nel giro dei decenni”

Ridateci
la vecchia religione
[6]
Il
secolarismo promuove un atteggiamento edonistico e poco lungimirante
riguardo alla vita. Dato che i secolaristi non hanno fede in Dio o in
un’altra vita, la loro idea è quella di “Mangiamo,
beviamo e spassiamocela, tanto domani saremo morti!”
Ovviamente,
non tutti la pensano in questo modo, ma l’atteggiamento generale del
secolarismo è quello.

Per
un secolare, il massimo a cui si può guardare è la durata della
propria vita. Le persone religiose tendono a vedere più lontano,
dato che hanno l’idea di eternità. In Europa ci sono cattedrali che
sono state costruite nel corso dei secoli, ad esempio la cattedrale
di Cologne è stata costruita nel giro di trecento anni.

Perché i cristiani
del Medio Evo hanno iniziato un progetto che nessuno di loro avrebbe
mai visto arrivare a termine? Perché loro guardavano all’eternità.
Il loro desiderio era quello di rendere gloria a Dio e di andare in
Paradiso. Si dice che la fede muove le montagne e in questo caso è
letteralmente vero. I medievali hanno mosso intere montagne di pietra
per costruire le grandi cattedrali d’Europa.
Cosa si può dire
dei secolari dell’Europa post cristiana? Quali sono le conseguenze
del fatto che queste persone non vedono oltre le loro vite?
Innanzi
tutto, in generale queste persone vorranno godersi tutto della loro
vita. Per alcuni di loro , questo significa andare in pensione appena
possibile, con la perdita di lavoratori ancora produttivi. Per altri,
ciò può significare avere meno figli, dato che sono un peso per le
loro risorse, risorse che possono usare per fare la bella vita. Le
statistiche americane mostrano che le famiglie che frequentano più
spesso le chiese hanno più figli di quelle che non le frequentano.

Rimane
la domanda: dobbiamo costringere a forza gli individui a fare figli?
Introdurre incentivi economici? Investire nella creazione di uteri
artificiali? Subappaltare la riproduzione? Tornare alle condizioni da
terzo mondo in modo da avere fertilità pari a loro?
Un
altro problema è l’occupazione femminile. Non che sia contro, anzi
ne sono favorevolissimo. Il problema è che ci sono molte donne che
vorrebbero avere figli, ma non possono dato che la perdita del lavoro
sarebbe economicamente insostenibile. Molte preferiscono fare un
figlio in tarda età, anche se le statistiche di fertilità oltre i
30 anni calano a picco.
Personalmente,
penso che ci vorrebbe un incentivo di questo tipo:
Lo
stato dovrebbe costruire un numero di unità abitative progettate per
una famiglia con 3 figli. Tutte le coppie sposate con tre figli
avranno la precedenza su queste unità e potranno viverci gratuitamente finché il
loro figlio più giovane non compierà 18 anni. Se la coppia divorzia,
perderà il diritto all’unità abitativa. Questo funzionerà come
incentivo per mantenere le famiglie unite e per avere più di due
figli a coppia. Inoltre, ridurrà la pressione finanziaria dovuta al fatto che
la madre dovrà rinunciare al lavoro per occuparsi dei figli a tempo
pieno. L’unità abitativa dovrà essere più attraente della media
nazionale e includere un giardino d’infanzia gratuito per i
residenti. Se necessario, si potranno dare ulteriori incentivi alle
famiglie con più di tre figli, in modo da raggiungere il tasso di
natalità di 2.1. Ovviamente una soluzione del genere richiede dei
governatori dotati di lungimiranza, cosa che oggi manca.
Questa
soluzione non è perfetta, ma è un metodo semplice ed efficace per
incrementare il tasso di natalità e contribuire all’unità
familiare. Il problema di un metodo del genere è che farebbe perdere
l’unica giustificazione possibile al multiculturalismo, ossia il
fatto che ci servono i maomettani per sostituire la nostra
popolazione di vecchi senza figli!
Fonti:
http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/05/what-is-cause-of-low-birth-rates.html
1.
http://www.jihadwatch.org/archives/015598.php
2.
http://www.macleans.ca/article.jsp?content=20070528_105313_105313
3.
http://www.mises.org/story/2451
4.
http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/GH02Aa01.html
5.
http://www.atimes.com/atimes/front_page/ED08Aa01.html
6.
http://www.faithfreedom.org/oped/Ohmyrus50810.htm

2083 an European declaration of independence – Libro 2.10 Il femminismo causa l’oppressione femminile


2.10 Il femminismo causa l’oppressione femminile

Autore:
Fjordman
Secondo
Heather MacDonald[1], la
presa di potere delle femministe di Harvard
è imminente.
L’università sta per nominare come
presidente la femminista radicale Drew
Gilpin Faust, in successione a Lawrence
Summers. Le idee brutalmente oneste di
Summers hanno
messo le assunzioni e le promozioni in mano alle femministe. La Task
Force ha vinto un finanziamento di 50
milioni di dollari per la “diversità” ad Harvard.
Come
presidente della facoltà, Lawrence Summers
ha tenuto un discorso[2]
in cui osava suggerire che il fatto che ci
siano più scienziati uomini sia dovuto alle differenze innate tra i
sessi. Questa tesi è plausibile. Secondo il Dr. Paul
Irwing[3] dell’università di Manchester,
tra le persone con IQ maggiore di 120 gli
uomini sono il doppio. Tra quelle con IQ maggiore di 170 gli uomini
sono trenta volte le donne. Ci sono altri studi che indicano il
numero spropositato di uomini con intelligenza elevatissima.
Anche
se Summers avesse torto, rimane il fatto che non è una buona idea
trovarsi in un ambiente in cui alcuni argomenti non si possono
toccare. Uno dei punti di forza della civiltà occidentale è la
nostra voglia di farci domande su tutto. La “Political
Correctness” è anti occidentale nella
forma e nell’intento. E’ da notare che le femministe sono
l’avanguardia della PC[4], la
stessa ideologia che ha impedito alle nostre università di
difendersi contro la minaccia dei maomettani.
La
cosa peggiore è che ci sono femministe che affermano che il velo o
il burkha rappresentano “una forma alternativa di femminismo”. La
dottoressa Wairimu Njambi è
un’insegnante ausiliario di “studi femminili” presso la Florida
Atlantic University. Buona parte dei suoi
studi è relativa al fatto che la pratica della mutilazione genitale
femminile (FGM) è
un trionfo del femminismo e che dire altrimenti è razzista. Secondo
la Njambi le azioni contro la FGM perpetuano un affermazione
colonialista in cui si prende l’immagine della donna occidentale e la
si impone come normale e universale.
L’università
di Harvard ha
appena ricevuto una donazione da venti milioni di dollari[5]
dal principe Al-Waleed
bin Talal bin Abdul Aziz Al-Saud, membro
della famiglia reale saudita. Tale donazione servirà a finanziare
gli studi islamici. Non ci sono dubbi che quei fondi verranno usati
per influenzare i programmi ministeriali in modo da renderli meno
“islamofobi”. Le istituzioni universitarie come Harvard stanno
facendo da strumenti di propaganda saudita e da sostegno per le
femministe radicali. Questo può sembrare un paradosso, ma solo se
non si tiene conto del fatto che sauditi e femministe hanno in comune
l’odio per la cultura occidentale con la sua “storia di oppressione
e di ingiustizia”. Forse le femministe non hanno ascoltato il loro
collega di Harvard, il Charles Fried,
quando gli ha detto che [6]
Il più grande nemico della libertà
è sempre stato travestito da strada verso il bene superiore
.”
Il
femminismo ci ha danneggiati con le sue visioni ipocrite, che hanno
spianato la strada all’infiltrazione dei maomettani. Il loro credo
ufficiale è che uomini e donne non sono solo uguali, ma identici,
eppure da certi punti di vista le donne sono superiori. La logica
dice che queste due affermazioni non sono compatibili, ma ciò non
preoccupa le femministe. Questo sistema “due pesi e due misure” è
simile a quello del multiculturalismo, in cui tutte le culture sono
uguali, ma la cultura occidentale è inferiore e malvagia.
C’è
una tecnica inventata dal neo marxista Herbert Marcuse nel 1965,
chiamata “Tolleranza repressiva”. In breve, coloro che
appartengono al gruppo dominante della società dovranno perdere la
loro libertà di parola e dovrà essergli impedito di esprimersi, in
modo da rettificare l’oppressione istituzionale della società. Le
idee di Marcuse[7] hanno
avuto un grosso impatto negli anni ’60 e ’70, periodo in cui lui
consigliava il sesso libero come metodo per liberarsi dalla moralità
religiosa.
Il
Prof. Bernard Lewis nel
The Jerusalem Post
scrive che [8]
l’Islam potrebbe
diventare la forza dominante in un Europa in cui gli europei hanno
perso la sicurezza in sé stessi e non hanno rispetto per la loro
stessa cultura. Il Prof. Lewis non
lo dice, ma questo è il risultato di decenni di demonizzazione della
nostra cultura da parte degli accademici di sinistra, tra cui le
femministe radicali. L’obiettivo delle femministe radicali non è mai
stata la parità tra i sessi, ma la distruzione della famiglia
nucleare e di tutta la società occidentale in generale.
Nel
1981, Ellen Willis, socialista
democratica e fondatrice di Redstockings,
un gruppo femminista radicale, ha
dichiarato al
giornale di sinistra “The Nation” che: “Il
femminismo non è una lotta verso un obiettivo, ma il battistrada per
una rivoluzione nei valori morali e culturali (…) L’obiettivo di
ogni riforma femminista, dall’aborto (…) all’educazione infantile,
è la distruzione dei valori tradizionali della famiglia”.
La
femminista Simone de Beauvoir ha
affermato che[10] Nessuna
donna dovrebbe avere la possibilità di restare a casa a badare ai
bambini (…) dato che se potessero scegliere, molte donne
preferirebbero questa scelta.”
Dopo
due generazioni di femministe radicali la Willis e la Beauvoir
hanno avuto quello che volevano:
l’occidente ha tassi di divorzio altissimi e tassi di natalità
bassissimi, che hanno causato un vuoto culturale e demografico tale
da renderci vulnerabili all’attacco dell’Islam.
Con tutto questo, le femministe non sono
ancora soddisfatte.
Il
designer di giocattoli Anders Nelson,
dell’istituto svedese della tecnologia, ha
avvertito i genitori che [11] i
giocattoli sono sempre più differenti tra bambini e bambine: “Molti
credono che bambini e bambine vogliano cose differenti. Gli adulti
devono considerare le strutture delle differenze di genere, cosa che
per i bambini sono istintive e indiscutibili.”
In
pratica, il designer sta incoraggiando i genitori a comprare
giocattoli unisex, dato che le Barbie per le bambine e le
automobiline per i bambini sono sessiste. Questo è ciò che succede
in una cultura ammattita dalla Political
Correctness.
La
politica marxista svedese Gudrun Schyman ha suggerito una tassa[12]
sugli uomini svedesi, tassandoli collettivamente per le violenze
sulle donne. Nel 2002 la stessa Schyman dichiarava pubblicamente che
gli uomini svedesi erano come i Talebani. Un giornalista del giornale
Aftonbladet rispondeva dicendo che Schyman aveva ragione e che tutti
gli uomini sono come i talebani.

La
misandria, l’odio patologico verso gli uomini, non è meno comune
della misoginia, l’odio patologico verso le donne. La differenza è
che la prima è socialmente accettabile.

Quando
il politico Kjetil Vevle si
presentò a un’assemblea[13] che
doveva pianificare le dimostrazioni per le proteste dell’otto marzo a
Bergen, in Norvegia, si sentì dire che gli uomini non avevano
diritto al voto in assemblea, neanche i femministi più impegnati. Le
organizzatrici non ritenevano che ciò fosse un problema, dato che
per loro il fatto che gli uomini avessero la possibilità di parlare
gli sembrava già una concessione.
Un
altro punto da tenere in considerazione è il fatto che i paesi come
Svezia e Norvegia affermano di essere i paradisi dell’eguaglianza tra
i sessi [14],
eppure in quei paesi i due sessi vivono completamente separati, molto
più che negli altri paesi. Il femminismo radicale ha portato i sessi
a non fidarsi l’uno dell’altro, e non ha cancellato la tendenza
naturale all’attrazione tra uomini mascolini e donne femminili, anche
a costo di andare a cercare un partner in un altro paese. C’è un
numero enorme di scandinavi che ha trovato moglie in Asia, America
latina o in altri paesi dove il ruolo della donna è ancora quello
tradizionale. Ci sono anche molte donne che hanno trovato il loro
partner in un paese più conservatore. Non tutti fanno così, ma la
tendenza è ben visibile. Gli scandinavi si vantano di avere “la
parità dei sessi”, eppure sono costretti ad andare dall’altra
parte del mondo per cercare qualcuno che valga la pena sposare!
Norvegia
e Svezia hanno tassi di divorzio altissimi. I ragazzi crescono in un
ambiente in cui la mascolinità viene demonizzata e in cui vengono
visti come inferiori alle donne. A molti ragazzi viene detto che gli
uomini sono obsoleti e che presto saranno estinti.
Le
culture femministe finiscono sempre per essere distrutte, dato che i
loro uomini diventano troppo deboli e demoralizzati per proteggere le
loro donne, oppure perchè si sono talmente rotti le scatole di
essere maltrattati in continuazione che non gli interessa più
difenderle. Se “tutti gli uomini sono porci” e se “sono tutti
come i talebani”, allora che senso ha impegnarsi per difendere la
società? Gli uomini occidentali finiscono per essere distrutti da
gli uomini virili e aggressivi provenienti dalle altre culture, cosa
che sta già accadendo [15]. La cosa divertente è che quando le
donne hanno lanciato la seconda ondata del femminismo negli anni ’60
e ’70 erano in una condizione sicura e non erano oppresse per nulla.
Quando gli effetti a lungo termine del femminismo si faranno vedere,
le donne finiranno veramente oppresse sotto l’Islam. Le femministe
radicali avranno portato le donne ad essere veramente oppresse.
Mi
domando se Virginia Woolf
si sarebbe mai immaginata niente del
genere. Forse se fosse viva oggi acclamerebbe il velo maomettano come
“una nuova strada verso il femminismo” e scriverebbe un libro
chiamato “Un burkha tutto per sè”
che le
farebbe vincere una borsa di studio in multiculturalismo ad Harvard.
Fonti:
http://www.brusselsjournal.com/node/1908
1.
http://www.city-journal.org/html/eon2007-02-09hm.html
2.
http://www.dallasnews.com/sharedcontent/dws/dn/opinion/points/stories/040305dnediallen.35261.html
3.
http://education.independent.co.uk/higher/article2024763.ece
4.
http://www.globalpolitician.com/node/1300
5.
http://www.globalpolitician.com/node/1282
6.
http://www.news.harvard.edu/gazette/2006/12.07/11-fried.html
7.
http://www.globalpolitician.com/node/975
8.
http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/015022.php
9.
http://www.grecoreport.com/gramsci_a_method_to_the_madness.htm
10.
http://www.reason.com/news/show/33291.html
11.
http://www.spectator.se/stambord/index.php?p=412
12.
http://www.spectator.se/stambord/index.php?p=240
13.
http://hablog.motime.com/post/642151/Kj%C3%B8nnskampen+krever+nye+ofre
14.
http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/09/western-feminism-and-need-for.html
15.
http://fjordman.blogspot.com/2005/12/immigrant-rape-wave-in-sweden.html

Life in modern England part 7 – I branchi di struppatori pakistani

Cari amici, rieccomi dopo una lunga assenza.

Oggi parleremo di un fenomeno tipico dell’Inghilterra moderna: i branchi di pakistani del cazzo e la loro tendenza a struppare le giovani britanniche. Il fenomeno è molto interessante e permette di mettere alla luce alcune delle tante merdate dell’Inghilterra moderna. Come ho detto più volte, ci sono due tipi di italiani del cazzo che odio a morte: quelli che dicono che in Italia va tutto benissimo e che l’UK è l’inferno dantesco, e quelli che dicono che l’UK è il paradiso in terra. In UK si vive meglio che in Italia, ma ci sono tante, tantissime cose che proprio non vanno.

 

Antefatto

Dioporco.
Negli ultimi mesi è venuto fuori che in varie città britanniche, tra cui Rotherham (prontamente ribattezzata “Raperham”), sono avvenuti MIGLIAIA di episodi di stupro impuniti, molti dei quali perpetrati da branchi di pakistani e altri musulmani del cazzo, ai danni di ragazzine della working class e della underclass britannica.
Posti di fronte ad un fallimento tale da fare sembrare anche i peggiori caramba italiani dei geni al loro confronto, gli inossidabili sbirri britannici hanno preso la scusa della “political correctness” e hanno dato la colpa ai loro superiori che insabbiavano le cause per paura di apparire “razzisti” e “intolleranti”. Gli assistenti sociali affermano di avere denunciato gli abusi per anni e anni, senza alcun risultato. Inoltre, affermano che i paki (del cazzo) arrestati sono la punta dell’iceberg.
Articolo della BBC. Ovviamente la BBC (acronimo per Big Black Cock) si guarda bene dal dire che gli stupratori sono musulmerda pakimerda e usano il termine “Asian” per indicarli.
Articolo Wiki. Già qui siamo piu’ realisti e si tocca il punto dolente: pochi avevano e hanno il coraggio di ammettere la provenienza degli stupratori.
Articolo Guardian. Altro giornale da sinistrorsi del cazzo, che invece di sottolineare il comportamento scimmiesco, bestiale e subumano dei pakinegri, parla dei razzistoni della “far right” che osano denigrare l’immigrazione che i sinistroidi amano tanto.
Articolo Dailymail. Sarà pure un giornale del cazzo, ma è uno dei pochi ad avere avuto il coraggio di mostrare le facce e i nomi dei pakinegri.
Altro articolo Wiki. Da notare come i Sikh e gli Indù si sono sentiti offesi dalla denominazione “Asian” dato che li accomuna a quelle merde…
In generale la tattica dei paki era sempre la stessa: i paki cercavano ragazzine dei quartieri popolari e le invitavano a farsi un giro in macchina, offrendo un Iphone o una borsetta carina in cambio di una pompa e di un paio di foto al cellulare. Le ragazzine ci stavano, vuoi per ignoranza, vuoi per ingenuità, vuoi perché tanto sapevano che avrebbero fatto quelle cose in ogni caso, quindi tanto valeva farsi pagare…
A questo punto i paki usavano un misto di ricatti, lusinghe e minacce per ridurre in schiavitù sessuale le ragazzine, usandole come puttane per i loro connazionali. Le ragazzine erano fottute: chiedere aiuto alla polizia era inutile, denunciare lo stupro era una condanna a morte presso le loro comunità.
Di solito gli stupratori erano onestissimi padri di famiglia, amati e rispettati nelle loro comunità. Nei rari casi in cui venivano denunciati, le comunità musulpaki se la prendevano contro le ragazze, colpevoli di essersi fatte “disonorare” e di essersela cercata col loro comportamento scandaloso.
Ultimamente sembra che gli sbirri si siano svegliati dal loro lungo sonno e che abbiano finalmente iniziato a dare seguito alle migliaia di denunce.E’ strano come tutto ciò sia avvenuto in concomitanza con la scoperta di un grosso giro di pedofilia negli ambienti fighetti britannici. Sembra che negli ultimi decenni la Bretagna sia stata tutto un fotti fotti di pedofilia “bene”, con gente importante nel mondo dello spettacolo che passava il tempo a ingropparsi ragazzini/e. Per una volta, la chiesa cristianale non c’entra nulla!

Rolf Harris
Savile

Spiegazione

Per prima cosa bisogna tenere conto dello strato sociale da cui provengono le ragazzine stuprate: famiglie di merda della working class e del sottoproletariato inglese, ambienti disgustosi quanto quelli della peggiore provincia italiana. Presso le famiglie di quel tipo è normale vedere una tredicenne che esce di casa combinata come una mignotta slava e torna il giorno dopo ubriaca e strafatta. Qui si parla di famiglie dove i genitori (nei rari casi in cui il padre non è scappato o sconosciuto) passano le loro giornate a guardare la TV ubriachi di cider e strafatti di superskank con i soldi dei benefits. Qui si parla di situazioni stile Zen di Palermo o di vele di Secondigliano…
Aggiungete il fatto che, in confronto alla società inglese del tutto inesistente, abbiamo una comunità di musulnegri compatta e agguerrita, pronta a difendere i propri interessi. Ogni volta che c’era una denuncia, i membri della comunità musulnegra si difendevano a vicenda col massimo dell’energia. Una ragazza british che denunciava uno stupratore poteva aspettarsi di essere accoltellata a sorpesa, una ragazza paki poteva aspettarsi di essere spedita in Pakistan e sposata a un cugino, oppure di essere sbattuta in mezzo alla strada per avere “disonorato la famigghiiaaaa”. Questa è una delle tante occasioni in cui i pakistani del cazzo si comportano esattamente come i terroni, matrimonio riparatore incluso.

Conclusioni

I pulotti inglesi e i servizi sociali hanno dimostrato di valere ancora meno di quelli italiani.
Gli sciacalli dell’EDF e dell’UKIP hanno dimostrato di essere le iene e gli sciacalli che sono, cercando inutilmente di ottenere supporto alla loro causa facendo manifestazioni contro l’immigrazione: spiacente, branco di idioti. Voi siete dei fascistelli da stadio e i vostri capi sono peggio di Bossi figlio: queste cose vi danno automaticamente torto.
I sinistroidi fanno la loro dovutissima figura di merda, cercando inutilmente di coprire i fatti e impegnandosi in inutili risse contro quelli dell’EDF. Ragazzi, siete al loro stesso livello.
La comunità pakistana si è comportata esattamente secondo i dettami del Profeta cammellofilo, dimostrando di conoscere il Corano assai meglio dei tanti apologeti che insistono fino alla nausea nel dire che l’Islam è una religione di pace e che i fanatici sono pochi pazzi isolati. Per loro, il mio voto è 10/10 con lode e una bella fetta di bacon crudo infilata nel culo del loro Allah! 

Musulmano medio
Non è colpa loro, cazzo! Gli insegnano queste cose fin da piccoli!
Gli islamici, così amorevoli fin da ragazzini!

Questo caso ci mostra chi sono i due contendenti per il futuro della cultura inglese. Da una parte una cultura di imbecilli ubriachi, soli, isolati. Dall’altra abbiamo gente motivata, aggressiva e parte di una comunità decisa, compatta e pronta a difendere i propri membri a oltranza. Chi avrà il futuro della Britannia?

EDIT: Dedico questo ai complottardi in ascolto:

PC sta per Police Constable

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 10, la storia dell’impero ottomano e il massacro di Armeni, Greci e Assiri

1.15 Storia dell’Impero Turco Ottomano (1299-1876)

1. L’alba dell’Impero Ottomano
Nel 1300 i dieci principati Selgiuchidi avevano strappato buona parte dell’Anatolia all’impero Bizantino ormai indebolito.
Osma, figlio di Ertugrul divenne Bey nel 1281 e nel 1299 si proclamò sovrano dei Selgiuchidi stabilendo l’Impero Ottomano.
– Badiera dell’Impero Ottomano 1299-1453
– Bandiera degli Osmanli 1326-1517
– Cattura di Bursa – 1326
– Battaglia Plocnik – 1386
– Bandiera da battaglia Ottomana
– Battaglia del Kosovo – 1389
– Constantinopoli – 1452
– Cattura di Constantinopoli – 1453
– Bandiera Ottomana – 1453 – 1844
– Battaglia di Chaldiran – 1514
– Sultano Solimano I – 1520-1566
– Battaglia di Mohacs – 1526
– Battaglia di Preveza – 1538
– Battaglia di Lepanto – 1571
– Cattura di Yerevan – 1635
– Cattura of Baghdad – 1639
– Secondo assedio di Vienna – 1683
La società Ottomana comprendeva varie etnie: Greci, Armeni, Assiri, Arabi, Ebrei, Curdi, Persiani, Georgiani, Bulgari, Serbi, Ungheresi, Croati, Romani, Albanesi e altri ancora. I Turchi erano la classe dominante. Il Sultanato, gli ufficiali del governo, i visir, i pascià, i giudici e gli ufficiali dell’esercito dovevano essere Turchi e Maomettani. I Giannizzeri erano la spina dorsale dell’esercito. I membri di quella casta erano bambini strappati alle famiglie Cristiane, convertiti e cresciuti come Turchi. Gli Ottomani prendevano come mogli e schiave da harem le figlie delle famiglie Cristiane.
I non Maomettani dovevano indossare un colore differente e non potevano cavalcare o portare armi. I Cristiani e gli Ebrei venivano chiamati “Kafir” o “Gyavur” (Infedele). La legge era la Sharia Islamica.
2. L’Era del Declino(1683-1808)
Dopo la sconfitta del 1683, l’Impero Ottomano andò in declino, perdendo vari territori. I nuovi padroni del mondo erano Austria, Inghilterra, Francia e Russia. Pietro il Grande di Russia sconfisse gli Ottomani nel 1723 prendendo Dorbent, Baku, e il North Atrpatakan (Azerbaijan) ai Turchi e ai Persiani. Durante la guerra Russo-Turca del 1768-1774, Caterina II prese l’Ucraina, il Caucaso e la Crimea sotto l’influenza Russa. I Turchi cercarono di riprendersi i territori, ma vennero sconfitti nel 1791 e 1792 da una forza Russo-Austriaca che prese la Transilvania, la Bessarabia e l’Ungheria.
Napoleone invase l’Egitto nel 1798, prendendo il controllo di Malta e Palestina. L’Inghilterra decise di combattere i Francesi mettendosi dalla parte degli Ottomani. Napoleone si ritirò, lasciando l’Egitto ai Turchi e Malta agli Inglesi.
Nel 1807, dopo una breve battaglia in contro gli Inglesi, i Giannizzeri in rivolta deposero il Sultano Selim III e incoronarono suo cugino Mustafa IV. Mustafa venne spodestato dopo un anno da suo fratello Mahmud II. Da allora ogni Sultano fece uccidere suo fratello. L’Impero si stava sgretolando. I Russi batterono gli Ottomani durante una serie di guerre dal 1806 al 1812, fino alla stesura del Trattato di Bucarest. Il giorno dopo la stesura del trattato, Napoleone attaccò la Russia.
Dopo la “Seconda rivolta Serba” del 1815, la Serbia ottenne l’indipendenza dall’Impero Ottomano grazie a eroi come Karadorde Petrovic e Milos Obrenovic.
Ispirati dagli scritti e dall’omicidio dello scrittore Greco Rigas Feraios, i Greci si ribellarono durante la Guerra Greca per l’Indipendenza iniziata nel 1821 e durata quasi dieci anni. I Greci riuscirono a liberarsi dalla tirannia Ottomana e a ottenere l’indipendenza nel 1832.
Durante la Battaglia di Navarino, il Sultano chiuse lo stretto dei Dardanelli alle navi Russe e revocò la Convenzione di Akkerman.
Dopo le guerre Russo-Persiana e Russo-Turca del 1828-1829, gli Ottomani riconobbero la sovranità Russa sulla Georgia e sulla Armenia Orientale.
Nel 1830, l’Impero Ottomano era “Il vecchio malato d’Europa”
3. I Tre Sultani Riformisti (1808-1876)
Nonostante il clima di quegli anni, il Sultano Mahmud II ebbe il coraggio di introdurre una serie di riforme nell’impero. Il suo Visir, Mustafa Pasha, mise in pratica le riforme ma venne ucciso dai Giannizzeri. Mahmud fece abolire i Giannizzeri nel 1826 e stabilì un esercito moderno chiamato Nizam-i Cedid, (Ordine Nuovo).
Nel 1831 il Sultano Mahmud fece aprire il primo ospedale statale, nel 1833 introdusse varie riforme legali, eduvative e scientifiche in un editto chiamato “Tanzimat” (Riforme). Il Sultano Mahmud proibì gli abusi dei governatori e il vakifs (l’uccisione di cittadini secondo il capriccio dei Pascià e degli aga). Il Sultano morì nel 1839.
Il Sultano Abdulmejid continuò le riforme di suo padre, sostituendo la Sharia con un codice civile scritto secondo il modello europeo. Fece anche stabilire le prime università moderne, abolì le tasse sui non-Maomettani e fece varare varie riforme per una migliore amministrazione pubblica.
Nel 1854 Inghilterra, Francia e gli Ottomani andarono in guerra contro la Russia nella Penisola Crimea. Gli alleati sconfissero la Russia e imposero condizioni gravose tramite il Trattato di Parigi del 1856.
Con la fine della Guerra di Crimea, il Sultano Abdulmejid dichiaro lo “Hatt-i Humayun” promettendo anche ai non-Maomettani l’eguaglianza nell’educazione, nella giustizia e nel rapporto col governo. Il cambiamento più grande era il riconoscimento delle “minoranze religiose”.
Il governo e le scuole iniziarono ad accettare i cittadini non-Maomettani. Si iniziarono a scrivere i documenti ufficiali in altre lingue, oltre al turco, rendendo l’Impero una entità multi linguistica. I Patriarcati iniziarono ad amministrare la giustizia a livello statale. Il Sultano Abdulmejid morì a soli 39 anni nel 1861.
Il Sultano Abdulaziz continuò le riforme di suo fratello, autorizzando la costituzione Armena del 1863, permettendo loro libertà educativa, culturale, civica, sociale e religiosa. Nel 1871-76, il Sultano Abdulaziz doveva affrontare le opposizioni dai conservatori e dai fanatici Maomettani che chiedevano il ritorno della Sharia e del dominio Islamico. I Visir riformisti, Fuad e Ali morirono nel 1869 e nel 1871. A causa dei conflitti interni, il Sultano Abdulaziz venne deposto e assassinato nel 1876.
Dopo le guerre Franco-Tedesche del 1870-71, il Nazionalismo era diffuso in tutta Europa. Tutti i popoli sognavano l’indipendenza, anche i Turchi. Gli imperi Europei andavano verso la guerra.
I tre sultani riformisti si impegnarono per raccogliere tutti i loro soggetti sotto l’idea del cosiddetto “Ottomanismo”, per cercare di tenere insieme i pezzi dell’Impero. I sultani rifiutavano l’idea dell’indipendenza Turca, come affermano gli storici E. Chelebi e I. M. D’Ohson.
Uno dei risultati delle guerre tra Russi e Turchi era il crescente nazionalismo, tanto che molti dei regnanti Ottomani iniziarono a chiamarsi “Turchi”. Il figlio di Abdulmejid, Murad V governò per 93 giorni nel 1876. Venne deposto, dichiarato infermo di mente e confinato in casa fino alla morte, nel 1904.
Storia dell’Impero Turco Ottomano (1876-1909)
4. Gli Armeni nell’Impero Ottomano
La maggioranza degli Armeni nell’Impero Ottomano viveva nella loro patria ancestrale, detta i “Sei Vilayet Orientali”, come comunità parzialmente indipendente. Altri Armeni vivevano in Cilicia e in altre città dell’Impero, in certi casi raggiungendo posizioni importanti negli affari e nell’alta finanza. Sotto il sistema dei Dhimmi, gli Armeni avevano la possibilità di vivere indisturbati e di praticare la loro religione ma erano cittadini di seconda classe. Gli Armeni avevano la proibizione di portare armi e di cavalcare, e i loro figli erano sottoposti al sistema della Devshirme, in cui alcuni giovani venivano rapiti per essere cresciuti come Turchi Maomettani. Le loro case non potevano essere più alte di quelle dei Maomettani, suonare le campane delle chiese era proibito, e non avevano la possibilità di testimoniare in tribunale contro i Maomettani. Violare il sistema del Dhimmi era punito dalla legge.
Nel diciannovesimo secolo molti gruppi erano frustrati da queste imposizioni e protestavano per avere più libertà. Nel 1839 gli Ottomani approvarono le riforme Tanzimat per migliorare la situazione, anche se con scarsi risultati. Anche se altri gruppi etnici dei Balcani si ribellavano alle imposizioni, gli Armeni rimanevano silenziosi, tanto che venivano chiamati i “millet-i sadika” ossia i “millet leali.”
Dal 1860 al 1870, sotto il regno riformista del Sultano Abdulmejid, gli Armeni iniziarono a chiedere un trattamento migliore. Il Consiglio Comunale Armeno chiese al governo di migliorare la situazione delle città, citando le ingiustizie subite: espropriazioni delle terre, conversioni forzate di donne e bambini, incendi dolosi, estorsioni, stupri e omicidi. Un altro problema era la disonestà degli esattori fiscali, insieme alla corruzione degli impiegati statali e al rifiuto di accettare le testimonianze dei Cristiani nei processi. Nonostante le nuove leggi, i Turchi, i Curdi e gli altri Maomettani trattavano i Cristiani sempre allo stesso modo.
5. Il Sultano Rosso (1876-1909)
In quel momento cruciale, salì al trono Abdulhamid II, diventando il trentaquattresimo Sultano. Abdullahmid era tirannico, spietato, paranoico e depravato. Salì al trono in un paese con la tesoreria vuota e debiti bancari. Mentre il potere era nelle mandi del Pascià Midhat e dei “Nuovi Ottomani” (un partito progressista), Abdulhamid promise a Midhat una Costituzione sul modello Europeo. La prima Costituzione Turca venne approvata nel 1876 alla vigiglia di una conferenza internazionale sulle riforme nei Balcani. Nel Gennaio 1877 alla fine della conferenza Abdullahmid fece silurare (e più tardi esiliare e uccidere) il Pascià Midhat e dissolvere il Parlamento. Abdulhamid decise che le strutture politiche Occidentali erano incompatibili con la cultura Ottomana. Per ricostruire le finanze impose una tassazione straordinaria sui civili, specialmente sui Cristiani.
La Bosnia si ribellò nel 1875, seguita dalla Bulgaria nel 1876. I Turchi massacrarono spietatamente circa 12.000 tra uomini, donne e bambini in Bulgaria, oltre a migliaia di persone per tutti i Balcani. Secondo il Trattato di Kucuk Kaynarca del 1774 la Russia aveva il diritto di intervenire nell’Impero Ottomano per difendere i sudditi Cristiani del Sultano. Il governo Britannico difese le azioni degli Ottomani e la Russia infuriata dichiarò guerra.
La guerra del 1877-78 infuriò nei Balcani e sul Caucaso. I Russi, insieme ad altri eserciti di volontari, inflisse una pesante sconfitta agli Ottomani. La vittoria fu assicurata da grandi generali di origine balcanica e armena, come Mikhail Loris-Melikov e Ivan Lazarev. Nel Marzo 1878 la Russia cedette alle pressioni Britanniche e accettò la resa sotto il trattato di Santo Stefano, in cui gli Ottomani riconoscevano l’indipendenza della Romania, della Serbia, e del Montenegro, oltre all’autonomia della Bulgaria.
L’articolo 16 del trattato affermava che i Russi avrebbero lasciato le province Armene quando il Sultano avrebbe concesso i miglioramenti e le riforme richieste dalle comunità locali, oltre a proteggerle dai Curdi e dai Circassi. Per difendere i loro interessi commerciali e politici, gli Austriaci e il ministro Britannico Disraeli chiesero la stesura di un nuovo trattato a Berlino.
Durante il Congresso di Berlino venne riconosciuta l’indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. L’autonomia Bulgara venne ridotta, e l’impero Austro-Ungarico occupò la Bosnia-Herzegovina. Una delegazione Armena guidata dal Vescovo Mkrtich Khrimian fece una richiesta formale per l’applicazione delel riforme, ma la Germania di Bismarck rifiutò di riceverli. La Gran Bretagna si accordò segretamente con l’Impero Ottomano promettendo la protezione dagli attacchi Russi e ricevette in cambio Cipro. Disraeli cancellò gli articoli dal 16 al 61, lasciando le province Armene senza alcuna protezione e lasciando lo stesso Sultano come “garante” della loro sicurezza.
Dopo la guerra tra Russia e Turchia il trattamento dei due milioni di Armeni da parte del Governo Ottomano divenne uno scandalo internazionale. Nonostante le promesse di riforme, la situazione divenne ancora peggiore. Non solo la Russia, ma anche le altre nazioni Europee volevano vigilare sull’applicazione delle riforme Armene.
Abdulhamid, infuriato, si diede da fare per peggiorare ancora le condizioni degli Armeni. In poco tempo divenne pericoloso anche solo dichiararsi Armeno. Mentre la struttura del Millet decadeva per le persecuzioni costanti, gli Armeni iniziavano a cambiare idea riguardo alla loro posizione riguardo alla Diaspora Armena e all’esempio degli altri popoli Balcanici.
Gli anni passavano e le masse chiedevano le riforme, sognando solo di avere una amministrazione normale sotto il regno Ottomano. Lo storico Osman Nuri scrive che “La sola menzione della parola riforme irritava AbdulHamid e ne incitava gli istinti criminali”. Gruppi di Armeni iniziarono a pubblicare opuscoli per informare il pubblico Armeno riguardo ai propri diritti e al modo di tutelarsi.
Le prime organizzazioni erano il Partito Armenakan del 1885, e il Partito Huntchak del 1887. Nel 1890 si formò la Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaksutyun) a Tbilisi, i cui membri si armavano per proteggersi dall’oppressione Ottomana e dai massacri nelle province Armene. Gli Armeni iniziarono a protestare per avere le riforme promesse. Le proteste a Merzifon e a Tokat nel 1892 e nel 1893 venivano represse duramente. Abdulhamid dichiarava che “senza gli Armeni non ci sarebbe il problema Armeno”
Nel 1894 i distretti dell’Armenia vennero spazzati dai pogrom. Gli Armeni vennero massacrati, convertiti forzatamente, rapinati e rapiti. Il Sultano Abdulhamid preparò una forza speciale chiamata “Hamidieh” composta da Curdi per affiancare l’Esercito Ottomano nell’attacco contro gli Armeni. Il Primo Segretario scriveva nelle sue memorie che Abdulhamid decise una politica di terrore contro gli Armeni, al punto da rifiutare ogni tentativo di discussione o di accordo. Più di 300.000 Armeni vennero massacrati tra il 1894 e il 1896. A Sasun gli Armeni fecero resistenza, ma vennero sconfitti. Un gruppo di volontari Dashnak assaltarono la “Banca Ottomana” nel 1896 per cercare di avvertire gli Europei. Hamid fece massacrare 6000 Armeni solo a Istanbul.
Nel 1897, Abdulhamid dichiarò risolta il problema Armeno. Tutti i rivoluzionari Armeni erano morti o fuggiti in Russia. Il governo Ottomano chiuse le società Armene e vietò i movimenti politici Armeni. I gruppi di rivoluzionari Armeni iniziarono a formarsi verso la fine della guerra Russo-Turca del 1878 e si intensificarono con l’introduzione dell’articolo 166 nel Codice Penale Ottomano e con il saccheggio delal Cattedrale di Erzerum.
L’Articolo 166 doveva essere relativo al possesso di armi, ma in realtà era diretto al disarmare gli Armeni, mentre le tribù Curde circostanti venivano armate.
I partigiani Armeni tentarono di assassinare Abdulhamid nel 1905, che scampò alla morte solo per caso. Per questo, Abdulhamid allentò la persecuzione sugli Armeni.
Con la rivoluzione dei “Giovani Turchi” del 1908 si abrogò lo scioglimento del Parlamento del 1878, dando il via a una nuova Era Costituzionale, acclamata dagli Armeni. A Luglio Hamid riportò in vigore la Costituzione. Durante l’Aprile del 1909 Abdulhamid e gli integralisti Maomettani tentarono un colpo di stato che fallì. Durante le rivolte, più di 30.000 Armeni vennero massacrati ad Adana dai soldati e dai teologi Maomettani che chiedevano il ritorno alla Sharia. Hamid venne finalmente spodestato nell’Aprile del 1909 dopo 33 anni di tirannia. Suo fratell Resat Mehmet venne incoronato Sultano Mehmed V a 65 anni, in realtà un fantoccio per il nuovo governo.
a. I primi anni (1923-1934)
Col Trattato di Losanna venivano lasciati circa 200.000 Greci in Turchia dopo gli scambi di popolazione del 1923. Durante i genocidi gli Armeni erano passati da 2 milioni e mezzo a circa 150.000.
Mustafa Kemal divenne il primo presidente della repubblica, introducendo riforme radicali dal punto di vista politico, sociale, legale, educativo ed economico. Kemal invitava i Turchi a vestirsi e comportarsi da Europei. Il primo censimento avvenne il 28 Ottobre del 1927, contando circa 13.6 milioni di abitanti con un tasso di analfabetismo del 91%. Il primo Novembre 1928 venne approvato un nuovo alfabeto Turco basato sull’alfabeto Latino. Dopo 10 mesi vennero proibiti l’Arabo, il Persiano e il Curdo, rendendo il Turco l’unica lingua permessa.
I gruppi Jihadisti si unirono al “Liberal Republican Party”, ma vennero soppressi in maniera sanguinosa. Il “Liberal Party” si sciolse il 17 novembre 1930 e la Turchia rimase una dittatura a partito unico fino al 1945.
I Curdi dichiararono l’indipendenza nel 1927, ma la loro rivolta venne soppressa nel 1930 con 66.000 truppe e 100 aerei. La più grande ribellione Curda avvenne nel 1937-1938 nella regione Kizilbash di Dersim, soppressa dall’Esercito Turco con 50.000 soldati. I Turchi catturarono e massacrarono più di 40.000 abitanti. L’Anatolia del Sud-Est venne occupata militarmente e posta sotto legge marziale. Oltre alla distruzione dei villaggi e alla deportazione, il governo Turco incoraggiò gli Albanesi e gli Assiri a trasferirsi nelle aree Curde per cambiare l’etnia degli abitanti.
Durante la Guerra la Turchia riprese a imporre la Jizya, la tassa di proprietà sui Cristiani e sugli Ebrei (Greci e Armeni). La Jizya venne imposta anche sui Dönmeh (convertiti all’Islam). Chi non poteva pagare veniva condannato ai lavori forzati nelle cave di Askale, vicino a Erzurum. Tutto ciò era un piano per “turchificare” l’economia.
Nel 1942, prevedendo la caduta di Stalingrado, la Turchia concentrò le truppe sul confine col Caucaso, mise sotto quarantena tutti i Cristiani dai 18 ai 45 anni e comprò 3 grandi forni crematori dalla Germania. Dietro invito di Hitler, il Generale Cemil Cahit Toydemir e il suo stato maggiore visitarono il fronte orientale e il Canale della Manica durante il 1943, discutendo varie strategie.
Con la Germania praticamente sconfitta, la Turchia dichiarò guerra al fianco degli Alleati nel 23 Febbraio 1945, come puro gesto cerimoniale, entrando nelle Nazioni Unite nel 1945.
b. L’Occidente e la NATO (1945-1954)
Dopo la guerra i Sovietici cercarono di annullare i Trattati di Kars con la Turchia e di riprendersi l’Armenia. Questi sforzi vennero fermati dagli interventi di Churchill e di Harry S. Truman.
La vicinanza tra Turchia e Stati Uniti iniziò con la Seconda Conferenza al Cairo del 4-6 Dicembre 1943 e continuò con gli accordi del 12 Luglio 1947, che definirono la dottrina Truman. Dopo il 1945, data l’influenza Sovietica in Europa Orientale, gli USA aiutarono economicamente e militarmente la Grecia e la Turchia per impedire che cadessero sotto influenza Sovietica. Con ciò, la Turchia ricevette più di 100 milioni di dollari di finanziamenti.
Nel 25 Giugno 1950 iniziò la Guerra di Corea. La Turchia partecipò alla guerra per ottenere l’ingresso nella NATO, accordato nel 1952.
c. Pogroms, colpo di stato e deportazione dei Cristiani(1955-1961)
Il 6 e 7 Settembre 1955 iniziò un pogrom diretto alla minoranza Greca di Istanbul, composta da circa 100.000 persone, oltre che agli Ebrei e agli Armeni. Una banda di Turchi, molti dei quali trasportati in città in anticipo, assaltò la comunità Greca per nove ore, usando picconi, pale, piedi di porco e benzina. Dozzine di Greci, tra cui due preti Ortodossi e almeno un Armeno rimasero uccisi durante i pestaggi e gli incendi. Trentadue Greci rimasero gravemente feriti. Molte donne Greche vennero violentate e molti uomini Greci vennero circoncisi a forza dalla banda. Vennero distrutti 4348 negozi, 110 alberghi, 27 farmacie, 23 scuole, 21 industrie, 73 chiese e un migliaio di abitazioni Greche. La banda urlava “Morte ai Gavour”, “Massacrate i traditori Greci”, “Morte all’Europa”
La rivolta finì verso mezzanotte con l’intervento dell’esercito Turco e la proclamazione della legge marziale, anche se testimoni affermavano di avere visto poliziotti e ufficiali partecipare ai saccheggi e incoraggiare i rivoltosi.
Dopo avvenne uno scontro riguardo alla “separazione tra stato e religione” tra il “Republican People’s Party” di Inonu e i suoi avversari, il presidente Celal Bayar e il primo ministro Adnan Menderes; grazie all’influenza Islamica nel paese il 27 Maggio 1960 il Generale Cemal Gursel proclamò il colpo di stato rimuovendo il presidente e il primo ministro dopo averli fatti accusare di alto tradimento, appropriazione indebita e abrogazione della costituzione.
Secondo l’avvocato di Zorlu nel processo di Yassiada, la banda di rivoltosi che praticò il pogrom era composta da 300.000 Turchi reclutati in un raggio di 60 Km. Menderes e altri due vennero condannati a morte per impiccagione.
Dopo la deportazione di massa, la comunità Greca di Istanbul crollò dai 100.000 membri del 1955 ai 48.000 del 1965. Gli Armeni e gli Ebrei vennero deportati allo stesso modo.
d. Dividi et Impera (1961-1974)
Il censimento del 1960 dimostrò che a Cipro i Ciprioti Greci erano il 77%, i Ciprioti Turchi erano il 18% e il restante 5% erano altre etnie.
Cipro si dichiarò stato indipendente nel 16 Agosto del 1960, con l’Arcivescovo Makarios come Presidente, un Turco come vice-presidente e una classe politica parzialmente Turca, nonostante i Turchi fossero una minoranza. I Ciprioti Turchi si consideravano Turchi abitanti a Cipro, non Ciprioti, e si inventarono il concetto di Taksim, la divisione di Cipro in due zone controllate rispettivamente da Greci e da Turchi.
Gli accordi di Zurigo e di Londra, stesi da Grecia, Turchia e UK divennero complessi e atipici, offrendo ai Turchi facilitazioni politiche del tutto sproporzionate rispetto alla percentuale.
Nel 1965, il “Justice Party” di Suleiman Demirel vinse con maggioranza assoluta, reiterata nel 1969 con una polarizzazione tra il “Justice Party” a destra e il “Republican People’s Party” di Ismet Inonu e Bulent Ecevit a sinistra.
Nel 1969, Alparslan Turkes, membro Turco dell’esercito “stay behind” della Nato (la Gladio) fondò il partito di destra nazionalista “Nationalist Movement Party (MHP)”, i cui giovani erano noti come “Grey Wolves” .
Nel 12 Marzo 1971 l’esercito Turco minacciò l’intervento, costringendo il governo Demirel a cadere. Il colpo di stato del 1971 causò una ondata di violenza tra nazionalisti e comunisti nelle città Turche, con più di 5000 morti causate dal MHP.
Nel Luglio 1974, il malcontento tra i nazionalisti Greci che volevano la Enosis (unificazione) con la Grecia causò un colpo di stato contro il Presidente Makarios. Il colpo di stato era sostenuto dal governo militare Greco e dagli ufficiali Ciprioti.
Il 20 Luglio 1974, la Turchia lanciò un’invasione via aria e via mare contro Cipro. Un gran numero di Ciprioti Greci persero la vita nelle zone prese d’assalto dai soldati Turchi e 170.000 di loro furono sfollati dalle loro case e costretti a fuggire verso sud. Le città vennero attaccate col napalm, le chiese distrutte, sconsacrate o trasformate in alberghi. I Turchi catturarono e giustiziarono migliaia di soldati. Ancora oggi ci sono 1534 Ciprioti Greci dispersi, oltre a più di 150.000 sfollati.
La Turchia iniziò una campagna di colonizzazione, trasferendo più di 150.000 Turchi a Cipro. Il 15 Novembre 1983 i Ciprioti Turchi proclamarono uno stato indipendente, la Repubblica Turca di Cipro Nord (TRNC) sotto il comando di Rauf Denktas, riconosciuta solo dalla Turchia.
Oggi la Turchia occupa il 37% di Cipro, anche se nel 1960 i Turchi erano solo il 18%. Metà della capitale Nicosia rimane sotto occupazione.
e. Minoranze fuorilegge(1975-1990)
Negli anni ’70, mentre la Turchia era in preda ai conflitti tra Destra e Sinistra, il nazionalismo Curdo riprese vita. Il partito Marxista PKK chiedeva la formazione di uno stato Curdo sotto la guida del suo segretario, Abdullah Ocalan. I Curdi erano circa il 20% della popolazione della Turchia.
L’esercito Turco soppresse violentemente i nazionalisti Curdi, uccidendo migliaia di civili indiscriminatamente. Dopo il massacro di Kahramanmaras ad Alevis del 1978, venne dichiarata la legge marziale.
Il 12 Settembre 1980 avvenne un altro colpo di stato guidato dal Generale Kenan Evren.
Tra il 1983 e il 1991 vennero proibite la musica, le danze e la cultura Curda. Era proibito pubblicizzare, pubblicare o trasmettere via radio in qualunque lingua che non fosse il Turco. Gli Armeni in Turchia erano il bersaglio di persecuzioni costanti.
L’esercito Turco commetteva atti di violenza estrema per combattere il “terrorismo curdo”. Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini vennero imprigionati, torturati e uccisi. Nel 1991 il mondo era pronto a cambiare per sempre.
f. La Caduta della Cortina di Ferro(1991-1994)
Col crollo dell’Unione Sovietica del 1991, l’Armenia si liberò. Gli Armeni del Karabakh che avevano sempre voluto l’unificazione con l’Armenia, decisero di fare sentire la loro voce. Anche prima dell’indipendenza, l’Azerbaijan Sovietico (94% Maomettano, di maggioranza Turca) soppresse gli Armeni con pogrom e massacri, come a Sumgait nel 1988 e a Baku nel 1990. Nel 1992, dopo avere subito la brutalità Azeri, gli Armeni di Karabakh votarono per la secessione dall’Azerbaijan, che rispose con la guerra. La Turchia diede sostegno e aiuto militare all’Azerbaijan. Gli Armeni si difesero fieramente. Nonostante la mancanza di cibo e di elettricità e i bombardamenti Azeri sugli obiettivi civili, Karabakh prese l’offensiva e guadagnò vittorie importanti nel 1992 e nel 1993. L’Azerbaijan reclutò mercenari Afghani, Ceceni e Mujahedeen volontari.
In vista delle vittorie Armene, il primo ministro Turco Tansu Ciller minacciò l’invasione. La Russia minacciò la Turchia e schierò l’esercito per impedire l’invasione. Aliev provò con tutti i metodi di riprendere i territori perduti, senza successo. Dopo sei anni di combattimenti l’Azerbaijan chiese finalmente la cessazione delle ostilità nel 1994. Da allora la Turchia e l’Azerbaijan hanno chiuso le frontiere vero l’Armenia. Inoltre, l’Azerbaijan si “vendicò” radendo al suolo il cimitero Armeno di Julfa, Naxichevan e le chiese Armene..
La situazione dell’Armenia nel 2008, secondo la CIA: l’Armenia è il luogo di origine delle donne e delle bambine vendute in Turchia e negli Emirati Arabi per scopi di schiavitù sessuale. Donne e uomini Armeni vengono venduti come schiavi in Turchia e in Russia. Il mio commento personale: L’Unione Europea e gli USA non hanno mai dimostrato grande interesse nella difesa dell’Armenia. Gli Armeni sono gli ultimi sopravvissuti del Cristianesimo Bizantino, generalmente ignorati dal mondo Cristiano.
g. L’Unione Europea? (1995-2007)
Il 14 Aprile, 1987, la Turchia ha richiesto formalmente l’ingresso nella Comunità Europea. La richiesta è stata rifiutata, data la situazione economica e politica, i rapporti conflittuali con la Grecia e il conflitto con Cipro.
Le elezioni del 1995 hanno portato a una breve coalizione tra Yilmaz e Ciller al governo. Nel 1997 i militari hanno compiuto il quarto colpo di stato e hanno inviato un memorandum al governo di Erbakan chiedendo le sue dimissioni e lo scioglimento del suo partito religioso.
Una serie di crolli economici ha portato a nuove elezioni nel 2002, portando al potere il partito religioso “Justice and Development Party” di Recep Tayyip Erdogan, che ha introdotto una serie di riforme.
La Turchia di oggi:
La Turchia proibisce la libertà religiosa di Cristiani e di convertiti, al punto da incoraggiarne indirettamente l’omicidio. Milioni di Curdi, Assiri, Aleviti, Yezidi e di appartenenti ad altre minoranze non hanno diritti civili. Le donne sono spesso soggette a “delitti d’onore” e a discriminazioni.
La Turchia occupa il 37% di Cipro insieme alla capitale Nicosia, e si rifiuta di riconoscere la Repubblica di Cipro.
Cosa ci si può aspettare da un paese che assassina i suoi stessi intellettuali e giornalisti per avere osato pronunciare le parole “Genocidio Armeno”? E’lo stesso paese che poi ricopre gli assassini di onori. Cosa ci si può aspettare da un paese che rifiuta la libertà di parola, che incarcera chi osa “insultare la Turchia”? Dopo secoli di omicidi e oppressioni impunite, come si può credere che la Turchia sia adatta a entrare nell’Unione Europea? O forse la Turchia è ancora “il vecchio malato d’Europa”?
Tutti i politici che sostengono l’ingresso della Turchia nell’UE dovrebbero farsi un viaggio in Turchia indossando un crocefisso, solo per vedere quanto durerebbero prima di essere malmenati o uccisi. A questo punto potrebbero capire quanto sono “tolleranti” i Turchi.
Nei prossimi capitoli si esporranno le condizioni della Turchia contemporanea.
Fonti: Scritto da Hay Brountsk,
1. Are the Turks European?: B. Munnich
2. The Decline and Fall of the Ottoman Empire: Alan Palmer
3. Abdul Hamid II, The Red Sultan: K. Yazejian
4. A History of the Armenian People, Volume II: George A. Bournoutian
5. Haykakan Harts Encyclopedia
6. Seljuk, Tatar, Turkish History: P. Yeghyaian
7. The Burning Tigris: Peter Balakian
8. The Turks in World History: Findley, Carter Vaughn
9. Turchia: A Modern History, Revised Edition: Erik J. Zurcher
Storia dell’Impero Ottomano Turco I (1299-1876)
http://www.youtube.com/watch?v=dj4OkZgxTPE&feature=related
Storia dell’Impero Ottomano Turco II (1876-1909)
http://www.youtube.com/watch?v=95ff3hxzOHo
Storia della Repubblica Turca– 1923-2007
http://www.youtube.com/watch?v=76vor_I5RMk
Storia della Repubblica Turca 1961-2007
http://www.youtube.com/watch?v=eVGxIECjJMs

1.16 Jus Primae Noctis – Lo stupro sistematico delle donne Cristiane nell’Impero Ottomano

Lo Jus primae noctis o droit du seigneur è il diritto di portarsi a letto con una serva prima di concederle di sposarsi, anche se secondo la tradizione ciò si può evitare col pagamento di una tassa. Questo diritto era imposto sulle serve o sulle contadine Cristiane (Dhimmi). Le donne Maomettane erano esenti.
Questa legge era stata imposta dai governatori Ottomani ed era praticata nei paesi sotto il dominio Ottomano (in Grecia, Bulgaria, Serbia e Bosnia) fino alla fine del Novecento.
Il quadro, dipinto da Paja Jovanovic, mostra una donna che si prepara alla prima notte di nozze, che dovrà passare col suo proprietario terriero. I proprietari terrieri (beg, aga) erano Turchi oppure nobili locali convertitisi all’Islam per mantenere i loro privilegi sotto il dominio Ottomano.
Il giorno prima del matrimonio la donna Cristiana veniva visitata da un rappresentante del proprietario terriero (beg), di solito accompagnato dai soldati. Il rappresentante si portava la donna a casa per un giorno e una notte, la violentava ripetutamente e la riportava a casa sua all’alba del giorno delle nozze.
Un dettaglio interessante del quadro è che le donne sono vestite nello stile Turco tradizionale, che aveva influenzato l’abbigliamento locale. Tutte le donne a parte una hanno i capelli ricoperti da uno scialle (shamija o mahram) tipico della tradizione Islamica. Le donne indossano i “dimije” (pantaloni a palloncino) di seta fine intessuta d’oro.
Nel 1998 le Poste Yugoslave stamparono francobolli dedicati alle tradizioni nazionali. Il francobollo da 6,00 din riportava il “Dressing/Adornmnet of the Bride” di Paja Jovanovic
Fonte:
http://www.geocities.com/Eureka/Park/7313/primae_noctis_jus.htm
Jus Primae Noctis – I Dettagli
Forse lo stupro etnico nella guerra in Ex-Yugoslavia ha una base storica nello stupro etnico praticato storicamente nell’area locale. Ci sono stati altri fattori storici che l’hanno permesso e che hanno portato all’incoraggiamento degli stupratori in Serbia e in Bosnia-Herzegovina.
Sotto il dominio Ottomano, durato fino al 1830 in Serbia e fino al 1878 in Bosnia-Herzegovina, i Serbi e i Croati soffrivano un abuso continuo: la violenza sulle donne Serbo-Croate di religione Cristiana da parte degli uomini Maomettani, particolarmente i proprietari terrieri e gli ufficiali Ottomani.
I Maomettani praticavano poligamia e concubinato, prendendo le loro mogli e concubine dalle famiglie Maomettane e Cristiane per poi abbandonarle quando se ne stancavano. L’insicurezza di queste donne le portava ad avere pochi figli, ricorrendo ad aborti, infanticidi e altre misure di controllo delle nascite (Stoianovich 1994, p. 159).
Un altro abuso era lo jus primae noctis (diritto della prima notte) o droit de seigneur (diritto del signore feudale), secondo cui i Giannizzeri a guardia di un feudo o un proprietario terriero feudale avevano il diritto di prendere la verginità delle spose Cristiane.
Il ricordo di questi abusi è ancora vivo nella memoria popolare, tanto che sono stati citati dall’ex politica Serbo-Bosniaca Biljana Plavsic nel 1993 quando affermava che lo stupro etnico era una strategia bellica tra i Maomettani e i Croati.
La Biljana ha anche detto che nel periodo Ottomano “era normale tra i benestanti Maomettani godere dello jus primae noctis con le donne Cristiane.”
Secondo l’editore Belgradese Petar Zdazdic era comune tra i contadini e servitori Serbi essere costretti a fare il giro attorno alla casa con le scarpe in mano quando un ufficiale o un proprietario terriero Ottomano decideva di violentare sua moglie (Cohen 1998, p. 222), Levinsohn (1994, p. 274)
Durante la prima fase dell’occupazione Ottomana i Giannizzeri avevano la proibizione di sposarsi finché rimanevano in servizio attivo. Probabilmente le “prime notti” e il concubinato erano il surrogato del matrimonio.
Dopo in po’ i proprietari terrieri divennero una casta ereditaria. Circa tre secoli fa i feudatari erano costretti a importare contadini Serbi in Bosnia dal Montenegro per lavorare le loro terre, dato che i contadini Maomettani preferivano diventare piccoli proprietari che lavorare le terre di altri. Gli abusi divennero meno comuni, anche perché i proprietari terrieri erano solo il 5%-10% dei Maomettani, non la maggioranza. Inoltre, in Kossovo i Serbi lavoravano le terre dei loro capi tribali Albanesi, non quelle dei Turchi.
Fonte:
http://auspsa.anu.edu.au/proceedings/2001/Politics_and_Gender_Papers.htm

1.17 II Genocidi Jihadisti nell’Impero Ottomano e in Turchia – I Genocidi Armeni, Greci e Assiri

Il 7 Giugno 2006 Stephen Pound, membro della British House of Commons fece il collegamento tra i Greci Ottomani, gli Armeni e gli Assiri, affermando che “L’Impero Ottomano ha massacrato, fatto morire di fame o deportato tre milioni e mezzo di suoi sudditi, tra Greci, Armeni e Assiri”
In questo articolo intendo descrivere brevemente i tre Genocidi.
Genocidio Armeno – 1915-1918 – 1,500,000 di morti
Il Genocidio degli Armeni è stato una Jihad. Vi hanno preso parte solo i Maomettani, nonostante la disapprovazione di molti Maomettani Turchi e Arabi e il loro rifiuto di parteciparvi. Le spoglie del massacro sono state distribuite solo tra i Maomettani: le case, le terre e le proprietà del nemico sono state distribuite tra i muhajirun, così come le donne e i bambini presi come schiavi. Il massacro dei bambini oltre i dodici anni era ordinato dal Corano. Il massacro diviso in quattro fasi (eliminazione fisica, deportazione, riduzione in schiavitù e conversione forzata) riproduce le condizioni ordinate dalla Jihad nel dar-al-harb fin dal settimo secolo.
Le cronache da parte di vari autori, particolarmente Maomettani, offrono una descrizione dettagliata del massacro organizzato e della deportazione dei prigionieri, oltre che delle loro sofferenze nelle marce della morte. Essendo una Jihad, le moschee erano il punto di raccolta da cui i mullah e gli ufficiali del governo chiamavano al massacro. Ogni venerdì, dopo i discorsi dei mullah iniziavano i massacri, gli stupri di massa, i saccheggi e le riduzioni in schiavitù.
Il Genocidio Armeno, il primo del Ventesimo Secolo, avvenne quando due milioni di Armeni abitanti in Turchia vennero eliminati dalla loro madrepatria tramite massacri e deportazioni.
Da tremila anni, esisteva una fiorente comunità Armena nella regione del Medio Oriente tra il Mar Nero, il Mediterraneo e i Mar Caspio. L’area, conosciuta come Asia Minore, è l’incrocio di tre continenti, Europa, Asia e Africa. Nel corso della storia l’Asia Minore venne occupata da Persiani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi e Mongoli.
Nonostante le tante invasioni, l’orgoglio e l’identità culturale Armena non vacillarono. Il picco innevato del Monte Ararat divenne la loro capitale e nel 600 l’Armenia era una nazione, la prima ad accettare il Cristianesimo come religione di stato. A questo punto iniziò un’età dell’oro con la fioritura della letteratura, delle arti, del commercio e di uno stile di architettura unico al mondo. Nel decimo secolo gli Armeni avevano fondato una nuova capitale ad Ani, detta “la città dalle mille e una chiesa”
Nell’undicesimo secolo i Turchi invadevano per la prima volta l’Armenia, iniziando un dominio che sarebbe durato secoli. Nel sedicesimo secolo l’Armenia era stata assorbita dall’Impero Ottomano, che a questo punto includeva l’Europa Orientale, il Nord Africa e quasi tutto il Medio Oriente.
Nell’Ottocento l’Impero era in declino. Mentre l’Europa progrediva, gli Ottomani rifiutavano il progresso tecnologico ed economico. Gli eserciti Turchi, prima imbattibili, perdevano battaglie su battaglie contro gli eserciti Europei.
Mentre l’Impero si disintegrava, i popoli assoggettati si ribellavano e ottenevano l’indipendenza. Tra questi vi erano i Greci, i Serbi e i Rumeni. Solo gli Armeni e gli Arabi del Medio Oriente rimanevano sottomessi a un impero povero e arretrato, sotto il regno tirannico del Sultano Abdul Hamid.
Nel 1890 la gioventù Armena iniziava a chiedere riforme politiche, chiedendo un governo costituzionale, il diritto al voto e la fine delle discriminazioni, tra cui la “Jizya” – la tassa riservata ai Cristiani. Il Sultano rispose alle loro domande con persecuzioni brutali. Tra il 1894 e il 1896 oltre 100,000 abitanti dei villaggi Armeni venivano massacrati durante i pogrom condotti dai reparti speciali del Sultano.
Il Sultano aveva i giorni contati. Nel Luglio 1908, i “Giovani Turchi”, nazionalisti riformisti, costringevano il Sultano a varare un governo costituzionale e ad applicare i diritti civili. I “Giovani Turchi” erano giovani ufficiali dell’Esercito che speravano di fermare il declino del loro paese.
Gli Armeni erano felici per i cambiamenti che sembravano promettere un futuro radioso. I Turchi e gli Armeni manifestavano felicemente in piazza sperando in un futuro di libertà, uguaglianza e giustizia.
Le loro speranze venivano schiacciate quando tre “Giovani Turchi” prendevano il controllo del governo con un colpo di stato nel 1913. Il triumvirato, composto da Mehmed Talaat, Ismail Enver e Ahmed Djemal, aveva poteri dittatoriali e un piano per il futuro della Turchia. Il loro piano era unire tutti i popoli Turchi della regione in una espansione a Est attraverso il Caucaso fino all’Asia Centrale, creando un nuovo Impero Turco chiamato “Turan” con l’Arabo come unica lingua e l’Islam come unica religione.
Il problema era la presenza dell’Armenia proprio sul percorso della loro espansione, oltre che dei due milioni di Armeni Cristiani presenti in loco, componenti circa il 10% di tutta la popolazione della Turchia.
Oltre al “Turanismo” dei Giovani Turchi, c’era anche un ritorno del fondamentalismo Islamico in Turchia. Gli Armeni Cristiani venivano di nuovo definiti “Infedeli”. Gli estremisti inscenavano manifestazioni anti Armene che spesso sfociavano in violenza. Durante una di queste manifestazioni del 1909, in Cilicia, duecento villaggi venivano saccheggiati e 30.000 persone massacrate. In tutta la Turchia continuavano a capitare attacchi sporadici contro gli Armeni.
C’era una grossa differenza culturale tra Turchi e Armeni. Gli Armeni erano sempre stati una delle comunità più educate dell’Impero. Gli Armeni erano professionisti, uomini d’affari, avvocati, dottori, operai specializzati, da sempre aperti alle nuove idee scientifiche e sociali. Le famiglie più ricche tra gli Armeni mandavano i loro figli a studiare a Parigi, a Ginevra e persino in America.
Invece, la maggioranza dei Turchi era composta da contadini analfabeti e da bottegai. I regnanti dell’Impero Ottomano avevano sempre dato poca importanza all’educazione, tanto che non c’era una sola scuola superiore in tutto l’impero. Nella storia, i despoti e i tiranni hanno sempre apprezzato la lealtà e l’ubbidienza cieca. I sudditi ignoranti non hanno mai sentito parlare di democrazia e di diritti civili.
Questo non era il caso degli Armeni, che chiedevano riforme politiche e sociali tali da migliorare la vita a loro stessi e alle altre minoranze etniche in Turchia.
I Giovani Turchi volevano vantare le virtù dei paesani Turchi in modo da assicurarsene la lealtà, puntando sulla differenza religiosa, culturale, economica e politica tra Turchi e Armeni. Alla fine i Turchi consideravano gli Armeni degli stranieri.
Con la Prima Guerra Mondiale i Giovani Turchi presero le parti della Germania. L’inizio della Guerra era il momento ideale per risolvere il “problema Armeno” una volta per tutte. L’attenzione del mondo era tutta per i campi di battaglia di Francia e Belgio in cui la gioventù Europea stava morendo a centinaia di migliaia. Il fronte orientale toccava il confine tra Turchia e Russia. Con la guerra, era normale che i cittadini venissero trattati in modo diverso dal solito.

Come preludio, i Turchi disarmarono tutta la popolazione Armena col pretesto che si trattava di un popolo simpatizzante verso la Russia Cristiana. Tutte i fucili e le pistole venivano confiscati, con multe pesanti per chi non consegnava un’arma. Parecchi Armeni compravano armi dai Turchi o dai Curdi (nomadi tribali di fede maomettana) per avere qualcosa da consegnare.

In quel periodo c’erano circa 40.000 Armeni che servivano nell’esercito Turco. Nell’autunno del 1914 venivano disarmati e inquadrati in battaglioni di lavori forzati, costretti a costruire strade o a lavorare come animali da soma. Le condizioni di lavoro erano talmente brutali che morivano quasi tutti. I sopravvissuti venivano fucilati. A questo punto i Turchi se la presero contro i civili Armeni.
La decisione di annientare l’intera popolazione Armena era un’idea del triumvirato ultra nazionalista dei Giovani Turchi. L’ordine di sterminio venne trasmesso via telegrafo a tutti i prefetti della Turchia. Le ronde armate iniziarono la sera del 24 Aprile 1915, quando 300 insegnanti, politici, scrittori, sacerdoti e dignitari Armeni a Costantinopoli (Istanbul) vennero rapiti, incarcerati, torturati e impiccati.
Dopo arrivarono gli arresti di massa degli Armeni in tutta la Turchia da parte dei soldati, della polizia e delle squadre di volontari Turchi. Gli uomini venivano legati a gruppi, portati fuori città e fucilati o baionettati. Spesso c’erano squadre di Turchi e di Curdi locali che partecipavano agli omicidi.
A questo punto toccava alle donne, ai bambini e agli anziani, costretti a essere sfollati dalle loro case senza preavviso con la scusa del trasporto in una zona demilitarizzata. In realtà la loro destinazione erano le marce della morte verso il Deserto Siriano.
I Turchi Maomettani rubavano tutto quello che gli Armeni erano stati costretti a lasciare. In molti casi c’erano famiglie Turche che salvavano i bambini dal massacro prendendoli con sé. I bambini erano costretti a diventare Maomettani e ad assumere nomi turchi, oltre a subire la circoncisione.
I gendarmi Turchi scortavano le carovane composte da migliaia di Armeni sfollati. Queste guardie erano parte di unità governative di criminali incalliti chiamate “Special Organization” con la licenza di uccidere liberamente. I banditi Curdi avevano il permesso di attaccare i prigionieri indifesi e di uccidere e rapinare a volontà. Inoltre, banditi Curdi e delinquenti Turchi avevano il permesso di compiere abusi sessuali e di prendersi le prigioniere come schiave.
Le marce della morte duravano mesi e coprivano centinaia di chilometri, prendendo strade fuori mano tra le campagne e le montagne in modo da prolungare le sofferenze e tenere le carovane lontane dai villaggi. Le scorte di cibo finivano quasi subito e i prigionieri non ricevevano cibo e acqua. Tutti quelli che non riuscivano a proseguire venivano picchiati e uccisi. Una pratica comune era quella di far denudare i prigionieri e di farli marciare sotto il sole del deserto fino alla morte per sete.
Circa il 75 per cento degli Armeni costretti alle marce morivano, specialmente vecchi e bambini. I sopravvissuti venivano lasciati a morire di sete nel deserto, buttati giù nei precipizi, bruciati vivi o annegati.
Durante il Genocidio, le campagne Turche erano piene di corpi decomposti. A un certo punto Mehmed Talaat era costretto a inviare un messaggio in codice ai prefetti provinciali lamentandosi del gran numero di corpi insepolti e ordinandone la sepoltura, senza molto effetto. Gli assassini non avevano voglia di fermarsi per scavare fosse. I cadaveri per le strade e i deportati moribondi erano una vista scioccante per gli stranieri. Tra i testimoni c’erano diplomatici tedeschi, missionari e ufficiali governativi americani stanziati nel paese.
I missionari Cristiani ricevevano minacce di morte e non potevano far nulla per aiutare le vittime. I diplomatici statunitensi (paese ancora neutrale) mandavano comunicati sconcertanti al loro governo. L’ambasciatore USA in Turchia, Henry Morgenthau, scriveva a Washington: “Quando il governo Turco ha dato l’ordine per la deportazione, ha emesso la sentenza di morte per una razza intera…
Gli Alleati (Inghilterra, Francia e Russia) rispondevano alle notizie dei massacri con dei comunicati alla Turchia: “…I governi Alleati annunciano pubblicamente che riterranno tutti i membri del Governo Ottomano, oltre agli agenti coinvolti, personalmente responsabili per questi fatti.”
I comunicati non avevano effetti. I giornali occidentali, tra cui il “New York Times” pubblicavano continuamente articoli riguardo alle deportazioni. Alcuni titoli erano: Armenians Are Sent to Perish in the Desert – Turks Accused of Plan to Exterminate Whole Population (August 18, 1915) – Million Armenians Killed or in Exile – American Committee on Relief Says Victims of Turks Are Steadily Increasing – Policy of Extermination (December 15, 1915).
I soldati Russi attaccarono il fronte orientale e penetrarono fino alla Turchia centrale, dando temporaneamente sollievo agli Armeni. I Russi si ritiravano nel 1917 a causa della Rivoluzione russa. Circa 500.000 Armeni li seguivano fino in Russia, stabilendosi nella provincia dell’ex impero Russo di popolazione Armena. Nel Maggio 1918, gli eserciti Turchi attaccavano la provincia Russa per proseguire l’annientamento degli Armeni e per espandere l’Impero, causando quasi 100,000 morti.
Gli Armeni non erano più disarmati e riuscirono a combattere, respingendo l’invasione Turca durante la battaglia di Sardarabad, salvandosi dallo sterminio senza alcun aiuto dal resto del mondo. Dopo la vittoria, gli Armeni dichiararono l’indipendenza della Repubblica Armena.
Con la fine della Guerra nel Novembre 1918 la Turchia era sconfitta così come il resto dell’Asse. Poco prima dell’armistizio il triumvirato dei Giovani Turchi era scappato in Germania.
Nei mesi seguenti il nuovo governo moderato Turco e gli Alleati chiedevano inutilmente alla Germania l’estradizione dei Giovani Turchi. Alla fine gli attivisti Armeni risolvevano la situazione assassinandoli insieme ad altri due istigatori del massacro.
Nel frattempo, i rappresentanti della nascente Repubblica Armena seguivano la Conferenza di Pace di Parigi sperando che gli Alleati li aiutassero a recuperare i territori occupati dai Turchi. Gli Alleati rispondevano alle richieste chiedendo agli Stati Uniti di occuparsene, ma la proposta del Presidente Woodrow Wilson di rendere l’Armenia un protettorato USA veniva rifiutata dal Congresso. Nonostante ciò, Wilson riusciva a fare firmare il Trattato di Sevres il 10 Agosto del 1920 con cui gli Alleati, la Repubblica Armena e il nuovo governo moderato Turco riconoscevano lo stato Armeno indipendente .
I nazionalisti Turchi non erano sconfitti. Il governo Turco moderato che aveva firmato i trattati cadeva poco dopo, per essere sostituito da un altro leader nazionalista, Mustafa Kemal, che si rifiutava di riconoscere i trattati e faceva rioccupare i territori concessi agli Armeni, espellendone tutti gli Armeni sopravvissuti. Gli Alleati non aiutarono in alcun modo la Repubblica Armena, che crollava poco dopo. Solo una piccola parte dell’Armenia storica sopravviveva facendosi inglobare dall’Unione Sovietica.
Dopo l’eliminazione fisica degli Armeni i Turchi demolivano tutti i resti della cultura Armena, tra cui le librerie, gli archivi e tesori architettonici inestimabili. I Turchi arrivavano al punto da demolire intere città, tra cui Kharpert, Van e la capitale Ani, pur di annientare una civiltà antica di migliaia di anni.
Parlando del Genocidio Armeno, il giovane politico Tedesco Adolf Hitler prendeva nota del menefreghismo delle grandi potenze mondiali riguardo alle sofferenze degli Armeni. Dopo aver preso il potere in Germania, Hitler decideva di attaccare la Polonia nel 1939 dicendo ai suoi generali che avrebbe inviato le sue squadre della morte per uccidere senza pietà tutti gli uomini, le donne e i bambini di etnia Polacca. “Al giorno d’oggi, chi si ricorda qualcosa degli Armeni?
Fonti:
http://www.unitedhumanrights.org/Genocide/armenian_genocide.htm
Citazioni ispirate dal genocidio Armeno
Talat Pasha: 6/1/1915 – “La Turchia sta approfittando della guerra per liquidare completamente (grundlich aufzaumen) i suoi oppositori interni, ossia i Cristiani, senza timore di interventi stranieri.”
E che diavolo volete? Il problema è risolto. Non ci sono più Armeni.”
Jemal Pasha: “Gli 800.000 Armeni deportati in realtà sono stati assassinati. Il governo vuole prendersi la responsabilità del passato punendo i colpevoli del massacro.”
Mi vergogno della mia nazionalità”
Enver Pasha: 5/19/1916 – “L’impero Ottomano deve essere ripulito dagli Armeni e dai Libanesi. Abbiamo distrutto i primi con la spada, distruggeremo i secondi con la fame.”
Vi sbagliate. Il paese è assolutamente sotto il nostro controllo. Non intendo scaricare la colpa sui miei sottoposti. Intendo accettare personalmente la responsabilità per tutto quello che è successo.”
Principe Abdul Mecid: Quei massacri orrendi sono la più grande macchia sulla nostra nazione e sulla nostra razza. I responsabili sono Talat ed Enver. Li ho sentiti pochi giorni prima che iniziassero quello che volevano fare.
Sono andato a Istanbul e ho preteso di vedere Enver. Gli ho chiesto se era vero che intendeva ricominciare i massacri che sono stati il nostro disonore e la nostra disgrazia sotto Abdul Hamid. La sua unica risposta è stata che era già tutto deciso, era in programma.”
Damad Ferid Pasha: Il trattamento degli Armeni è “Un crimine che suscita la repulsione da parte di tutta l’umanità.”
Mustafa Arif: 12/13/1918 – “Di sicuro c’è stato qualche Armeno che ha aiutato il nemico e qualcun’altro che ha commesso crimini contro la nazione Turca. E’dovere del governo perseguire i colpevoli. Purtroppo i nostri capi hanno praticato la deportazione in misura tale da superare la malvagità dei banditi più assetati di sangue. Hanno deciso di sterminare gli Armeni e li hanno sterminati.”
Mustafa Kemal “Ataturk”: 8/1/1926 – “I resti del partito dei Giovani Turchi sono stati irrequieti sotto il governo Repubblicano. Costoro sarebbero dovuti essere condannati per il massacro di milioni dei nostri sudditi Cristiani.”
Citazioni Tedesche:
Hans Freiherr von Wangenheim: 6/17/1915 – La deportazione degli Armeni dalle loro case nei vilayets dell’Anatolia è stata praticata in maniera crudele. E’ovvio che la deportazione degli Armeni non è una necessità militare, come ha detto onestamente il Ministro Talat Bey al Dottor Mortsman, impiegato all’ambasciata Britannica.
Talat ha detto: “La Porta Sublime intende approfittare della Guerra come occasione per ripulire il paese dai dissidenti, ossia i Cristiani, così che i paesi stranieri non abbiano tempo per fare pressioni diplomatiche. Ciò farà gli interessi di tutti gli alleati della Turchia, specialmente la Germania…”
Conte Wolff-Metternich: 7/10/1916 – “Nel suo obiettivo della risoluzione della questione Armena tramite la distruzione della razza Armena, il governo Turco non si è fatto smuovere dalle nostre proteste, da quelle dell’Ambasciata Americana, da quelle del Papa, dalle minacce degli Alleati e nemmeno dal disgusto di tutto l’Occidente”
Adolf Hitler: 8/2/1939 – “Ho messo in allerta le divisioni “testa di morto” con l’ordine di mettere a morte senza pietà tutti gli uomini, donne e bambini di lingua e origine polacca. Solo così avremo lo spazio vitale (Lebensraum) che ci serve. Dopo tutto, chi si ricorda più dell’annientamento degli Armeni?”
Citazioni Inglesi:
Visconte James Bryce: 10/6/1915 – “I massacri sono il risultato delle politiche che, per quanto ne sappiamo, sono state messe in atto da quella banda di avventurieri senza scrupoli che ha preso il potere nell’Impero Turco. Costoro hanno esitato a mettere in pratica i loro piani fino al momento giusto, che sembra essere giunto nel mese di Aprile.”
Visconte James Bryce: 5/11/1918 – “Il massacro Armeno è stato il più grande crimine di questa guerra e il fallimento delle azioni contro la Turchia è stato complicità in esso. L’inazione di fronte all’orrore della Turchia significa che tutte i discorsi riguardo alla pace nel mondo per il futuro sono del tutto senza senso.”
Lord Robert Cecil: 11/16/1915 – “Penso che si possa dire senza esagerare che non sia mai stato commesso un crimine simile in tutta la storia del mondo. E’stato un crimine premeditato a lungo, una politica a lungo termine per spazzare via gli Armeni dalla Turchia. E’stato organizzato in modo sistematico e ordinato dall’alto”
Winston Chuchill: “Nel 1915 il Governo Turco ha iniziato e compiuto il massacro degli Armeni in Asia Minore. Non ci sono dubbi: il crimine è stato pianificato ed eseguito per motivi politici.”
Citazioni Americane:
Henry Morgenthau Sr.: 1/1/1919 – “Quando le autorità Turche diedero l’ordine per le deportazioni, hanno condannato a morte una razza intera. Ne erano consapevoli, e non cercavano di nasconderlo. Sono sicuro che nella storia della razza umana non c’è mai stato un avvenimento orribile come questo. I grandi massacri e le persecuzioni della storia passata sembrano insignificanti, se paragonate alle sofferenze degli Armeni nel 1915.”
Ronald Reagan: 4/22/1981 – “Così come i genocidi degli Armeni e dei Cambogiani… le lezioni dell’Olocausto non dovranno essere dimenticate”
Citazioni Russe:
S. D. Sazonov: Ho già dovuto parlare prima delle sofferenze di questa nazione sfortunata. Sotto il controllo della Germania, i Turchi vogliono mettere in pratica il loro sogno di sterminare gli Armeni che non si sottomettono all’influenza Musulmana e che intralciano i piani della Germania.
Envoy Smirnov dal Cairo: 6/25/1915 – “Continuano le crudeltà contro gli Armeni in Siria e nei vilayet vicini: omicidi, violenze e spesso veri e propri massacri nei villaggi, famiglie crudelmente divise tramite la deportazione. I preti Armeni sono oggetto di torture particolarmente feroci”
Citazioni Israelite:
Yossi Beilin: 4/27/1994 – “Non è stata guerra. E’ stato massacro e genocidio, qualcosa che il modo deve ricordare. Ci rifiuteremo per sempre di cancellarne la memoria, anche se ci offrissero vantaggi politici.”
Altre Citazioni:
Valery Brusov: 1916 – “I Turchi continuano nel loro modo di fare. Non si tireranno indietro davanti a massacri talmente orrendi che nemmeno Leng Timur avrebbe avuto il coraggio di fare.”
Prof. Stanley Cohen: 12/1/1995 – “L’esempio più vicino a noi (di negazione collettiva) dell’era moderna è dato dagli 80 anni di negazione ufficiale da parte dei governi Turchi riguardo al genocidio del 1915-17 contro gli Armenia in cui un milione e mezzo di persone ha perso la propria vita. Questo negazionismo è stato sostenuto da propaganda, bugie, coperture, falsificazione di documenti, cancellazione di archivi e corruzione di studiosi.”
Prof. Colin Tatz: 1/1/1996 – “Probabilmente il negazionismo Turco (del genocidio Armeno) è l’esempio più lampante di perversione storica. I Turchi hanno messo la marcia indietro alla memoria e alla storia usando un misto di sottigliezze accademiche e bullismo diplomatico, di cui noi della Macquarie University siamo stati bersaglio ”
Orhan Pamuk: Feb/2005 – “ un milione di Armeni sono stati uccisi in queste terre e solo io ho il coraggio di parlarne.”
Rep. Adam Schiff: 2007 – “Il lascito del Genocidio Armeno è parte della società americana. Chiamiamo le cose col loro nome. Non minimizziamo l’omicidio deliberato di un milione e mezzo di persone. Cerchiamo di ottenere una vittoria morale che ci faccia brillare tra le nazioni.”
Il mondo Maomettano, così come gli USA e l’UK non riconoscono queste atrocità come un genocidio
Anche se c’è stato molto riconoscimento accademico per il Genocidio Armeno, ci sono stati pochi riconoscimenti da parte dei governi e dei media.
Nonostante i ricatti e le negazioni da parte dei Turchi, il Genocidio Armeno è riconosciuto universalmente da parte dell’associazione internazionale degli studiosi dei genocidi e dalle nazioni che preferiscono la responsabilità morale al guadagno politico. Ancora oggi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Turchia e il resto del mondo Maomettano si sono rifiutati di riconoscere il Genocidio Armeno.
E’ovvio che i paesi Maomettani si rifiutino di condannare una Jihad, ma è evidente che ci sono governi che non credono granchè nell’etica e nella lealtà. Bisogna notare che il popolo Americano ha condannato il Genocidio in 40 dei 50 stati tramite i propri rappresentanti.
Fonte: Hay Brountsk
http://www.youtube.com/watch?v=tx1M82JsbbQ
Il Genocidio Greco 1914-23
Negli anni dal 1914 al 1923, mentre l’attenzione del mondo era concentrata sui disordini dopo la Guerra, l’Impero Ottomano commetteva un genocidio nei confronti della minoranza Greca.
Questo genocidio, orchestrato per ottenere la distruzione irreversibile della popolazione Greca della Turchia, è stato perpetrato da due governi consecutivi: il “Committee for Union and Progress”, meglio noto come i Giovani Turchi, e i nazionalisti Kemal guidati da Mustafa Kemal “Atatürk”. Ci sono stati un milione di morti causati da una combinazione letale di marce della morte, conversioni forzate, torture, mutilazioni, stupri, riduzioni in schiavitù e massacri. L’associazione internazionale degli studiosi dei genocidi, un comitato composto dai più grandi esperti mondiali in genocidi, ha riconosciuto l’esistenza del Genocidio Greco Ottomano.
Molte delle vittime sono state massacrate a partire dal 1895 (molto prima della Guerra) fino al 1955 (molto dopo la Seconda Guerra Mondiale). Le stime odierne parlano di un milione e quattrocentomila uomini, donne e bambini Greci uccisi in quel periodo.
In quegli stessi luoghi e tempi, i Turchi torturavano e massacravano milioni di Armeni e di Assiri di tutte le età. Il fatto che queste tre culture siano state massacrate dalla stessa Jihad è la prova di questi Genocidi. Non è stata “guerra” o “rivolta”. E’stato uno sterminio accuratamente pianificato.[1][2]
L’articolo del Dr. William C. King’s “1,500,000 Greek Christians Massacred or Deported by Turks”, pubblicato in Complete History of the World War (1922), parla dei massacri dei Greci Ottomani fino al 1918:
L’articolo è questo[3]:
1,500,000 di Cristiani Greci massacrati e deportati dai Turchi
La razza Ellenica ha subito un tentativo di sterminio incoraggiato dalla Germania Pagana
Sezione 19- 1918
Sotto la guida della Germania pagana, i Turchi innominabili hanno tentato di distruggere la popolazione Cristiana di origine Greca che, da tempi immemori, viveva sulle coste dell’Asia Minore e sulla costa della Marmora in Tracia.
I Maomettani hanno strappato questi Cristiani alle dimore ancestrali, confiscato le loro proprietà e li hanno deportati verso l’interno dell’Asia Minore, nel deserto Turco o nelle regioni ardenti della Mesopotamia. Si calcola che un milione e mezzo di Greci sono stati deportati in regioni desolate dove sono morti come mosche di fame e malattie.
Durante questo viaggio tremendo, 700.000 sono periti. I sopravvissuti si sono ritrovati senza cibo e rifugio in una terra straniera dove sono stati soggetti ad ogni offesa e tortura che i Turchi e i loro alleati Tedeschi, si sono potuti inventare. Solo coloro che tra i Greci hanno abiurato la Cristianità e hanno adottato la fede Maomettana sono stati risparmiati (enfasi mia). Gli altri sono stati fatti morire di fame.
La deportazione dei Greci dalla Tracia era iniziata sin dalla fine della guerra nei Balcani nel 1913. La permanenza dei Greci nella Turchia Europea non andava d’accordo con i progetti di conquista tedeschi. I Turchi ricevettero l’ordine di eliminare i Greci nel modo che preferivano.
Per giustificare le deportazioni, i Turchi si inventarono che i popoli Ellenici in Tracia e nella costa dell’Asia stavano meditando la rivoluzione. Le prime deportazioni, nell’ordine del quarto di milione, andavano dalla Tracia alla Grecia vera e propria.
Questa persecuzione continuò fino all’inizio della Guerra. In quel periodo il governo Greco faceva il possibile per proteggere i propri connazionali, ma dopo l’inizio della Guerra, il Re Costantino e sua moglie (la sorella di Kaiser Wilhelm di Germania), impedirono ogni tentativo di aiutare gli Ellenici esiliati. Il vescovo di Pera, dopo un viaggio ad Atene per implorare il Sovrano di prendere provvedimenti contro le atrocità Turche, venne ammonito dalla regina durante il suo ritorno in patria: “è il volere del Sovrano che voi viviate in pace con i Turchi”
Nello stesso momento le agenzie tedesche della Turchia, specialmente la Banca Tedesca della Palestina, incitavano i Maomettani a coltivare l’odio verso i Cristiani e a non aver rapporti commerciali con loro.
Il complotto Bulgaro-Ottomano
Nel Giugno del 1915 ad Adrianopoli, la Bulgaria e l’Impero Ottomano firmavano un piano per lo sterminio dei Cristiani Greci. Secondo questo accordo la Bulgaria acconsentiva a
  1. stabilire una unione politica e commerciale Turco-Bulgara
  2. togliere il commercio dalle mani dei Greci
  3. fondare delle agenzie commerciali Maomettane per l’importazione e l’esportazione dei beni a solo uso dei Maomettani, che dovevano tagliare tutte le relazioni commerciali con i Greci
  4. eliminare i privilegi del Patriarca Greco e la sua giurisdizione ecclesiastica
  5. proibire l’insegnamento del Greco nelle scuole
  6. La conversione forzata degli abitanti dei villaggi Cristiani e l’imposizione di matrimoni misti
La responsabilità tedesca dei massacri
Herr Lepsius, un inviato Tedesco in missione a Costantinopoli nel Giugno del 1915, ammetteva che i massacri Greci e Armeni erano le due fasi di un programma di sterminio della minoranza Cristiana, con l’obiettivo di rendere la Turchia uno stato puramente maomettano.
Nel 1917 divenne noto che la Germania era dietro a questi massacri. Il Ministro greco di Costantinopoli, M. Kallerghis, protestò davanti al Gran Visir turco, Talaat Bey, contro la deportazione dei Greci nel distretto di Aival. Talaat Bey promise di telegrafare al generale tedesco Liman von Sanders l’ordine di cessare le deportazioni. Von Sanders, comandante in capo di tutte le forze turche, rispose che il blocco delle deportazioni avrebbe messo in pericolo l’esercito turco, aggiungendo che lo stato maggiore tedesco aveva approvato le sue azioni.
Arruolamento forzato dei Greci
La persecuzione dei Cristiani Greci veniva pianificata dai Turchi e dai Tedeschi con astuzia diabolica. Dopo l’arruolamento forzato veniva tentata la conversione. Per quelli che non si convertivano erano deportazioni e massacri. Nel frattempo il turco sostituiva il greco nelle scuole, insieme alla storia e geografia turche. Il Patriarca venne abolito. Tutte le proprietà delle comunità civili e religiose Greche vennero confiscate dallo stato Turco.
Con l’ingresso della Turchia in guerra, tutti i cittadini fino a 48 anni erano passibili di chiamata militare. I cristiani venivano implotonati in battaglioni di lavori forzati e inviati nell’entroterra per lavorare come zappatori e scavatori nelle terre dei pascià. La loro razione giornaliera era mezza pagnotta con un paio di olive. Trattati come schiavi e malnutriti, ne morivano a centinaia di migliaia. Interi battaglioni venivano decimati da tifo e colera, oppure massacrati dalle guardie turche. Si stima che siano morti circa 150.000 Greci in questo modo.
Confisca dei beni
Centinaia di migliaia di Ellenici dalla Tracia e dall’Asia Minore riuscirono a scappare in Grecia, dove combattevano nell’esercito Greco. La loro diserzione era la scusa per ulteriori atrocità da parte dei Turchi. I beni dei disertori venivano confiscati e le loro famiglie deportate. Nel distretto di Kerassunda, da cui erano scappati 300 Greci, i Turchi diedero alle fiamme 88 villaggi. Trentamila abitanti, molti dei quali donne e bambini, vennero costretti a marciare fino ad Angora in pieno inverno. Di questi, 7000 morirono di stenti.
Nel frattempo, i beni dei Cristiani venivano confiscati e saccheggiati. I Cristiani venivano costretti a finanziare l’esercito e la marina Turche, oltre a dover pagare una forte tassa.
Secondo un sistema di lavori forzati, i Cristiani erano costretti a coltivare le terre dei maomettani, senza aver tempo per coltivare le loro terre. Se un Cristiano era scoperto nell’atto di coltivare le proprie terre veniva piazzato un cordone intorno al villaggio e l’intera area veniva privata di cibo e acqua.
Dopo vari giorni di tormenti, una banda di Bashi-Bazouks veniva inviata nei villaggi per saccheggiare e uccidere. I paesani potevano scegliere se essere deportati a varie centinaia di miglia di distanza o morire di stenti. Queste deportazioni, iniziate nel 1915, coinvolsero circa 450.000 persone nel periodo della guerra.
Durante le deportazioni i Greci erano picchiati dalle guardie, attaccati dai briganti e privati di cibo e acqua. Migliaia di loro morirono durante il tragitto. Le donne che partorivano durante la strada erano costrette a lasciare i loro neonati e riprendere a marciare.
Centinaia di ragazze venivano rapite dai Turchi e “convertite” a forza all’Islam. A Panderma, il Generale tedesco, Liman von Sanders, fece costruire un orfanotrofio per le ragazze Cristiane e costrinse i Cristiani a pagare 50,000 dollari per la costruzione.
Le colonie del Mar Nero
Anche i coloni Greci sulle coste del Mar Nero venivano deportati. Il responsabile delle deportazioni era il Governatore di Bitlis, Rafet Pasha. Più di 150,000 Greci vennero deportati e più di 100 villaggi vennero rasi al suolo. Centinaia di ragazze Greche preferirono commettere suicidio che vivere come schiave negli harem.
Gli ordini per la deportazione dei Greci
Questi erano gli ordini per la deportazione inviati al governatore di Smirne, firmati da Ali Riga, il capo del servizio di corrispondenza Turco.
E’politicamente necessario che i Greci che vivono lungo la costa dell’Asia Minore vengano costretti a lasciare i loro villaggi e a trasferirsi a Erzerum e in Chaldea. Se rifiutano di emigrare verso i luoghi a loro assegnati dovrete ordinare ai nostri fratelli Maomettani di compiere tanti di quegli eccessi da costringerli a lasciare le loro case. Non dimenticatevi di fare firmare agli emigranti dei documenti in cui si certifichi che stanno lasciando le loro terre e le loro case per loro spontanea volontà, in modo da non avere complicazioni politiche in futuro..”
Il Martirio dei Greci
Metà dei deportati Greci morirono di stenti, malattie e maltrattamenti, mentre i sopravvissuti soffrirono la condizione di schiavitù. I funzionari Turchi, con l’approvazione della Germania, dichiaravano che nessun Cristiano doveva avere il diritto di vivere in Turchia a meno che non si fosse convertito all’Islam.
I beni confiscati ai Greci avevano un valore oltre il miliardo di dollari dell’epoca.
Riconoscimento politico
Gli unici paesi che riconoscono gli eventi come un genocidio sono la Grecia e Cipro.
Fonti:
1. http://en.wikipedia.org/wiki/Pontic_Greek_genocide
2. http://www.hellenicgenocide.org/index.html
3. King, William C., King’s Complete History of the World War: Visualizing the Great Conflict in all Theaters of Aciton 1914-1918, The history Associates, Massachusetts, 1922 pp.436-438
http://www.greek-genocide.org/article_1500000_greek_christians.html
Il Genocidio Assiro (1914-1920)
Il Genocidio degli Assiri (detto anche Sayfo , in Turco: Süryani Soykırımı) è stato commesso contro i Cristiani Assiri e Siriaci dell’Impero Ottomano verso la fine della prima guerra mondiale da parte del partito “Young Turks Party”. La popolazione Assira della Mesopotamia settentrionale (Tur Abdin, Hakkari, Van, Siirt, corrispondenti al sud-est della Turchia moderna e alla regione Urmia dell’Iran) sono stati deportati e massacrati dagli Ottomani (Turchi e Curdi) fra il 1914 e il 1920 sotto il regime del partito “Giovani Turchi”.
Gli studiosi hanno stimato il numero delle vittime Assire tra i 500,000 e i 750,000 (75% della popolazione)[1][2][3][4]
Massacro a Khoi (testimonianza di un sopravvissuto)
All’inizio del 1918 molti Assiri scappavano dalla Turchia. Mar Shimon Benyamin aveva organizzato il trasferimento di circa 3,500 Assiri nel distretto di Khoi. Poco dopo il trasferimento la popolazione è stata massacrata quasi del tutto dalle truppe Curde dell’esercito Ottomano. Uno dei pochi sopravvissuti è stato il Reverendo John Eshoo. Dopo la fuga riuscì a scrivere la sua testimonianza [7]:
Avrete sentito parlare del massacro degli Assiri a Khoi, ma di certo non ne conoscete i dettagli.

Gli Assiri sono stati radunati in un caravanserraglio e fucilati. Il sangue scorreva letteralmente a fiumi e l’intero spazio del caravanserraglio era una pozza di liquido. Il posto era troppo piccolo per tutte le vittime, tanto che gli Assiri sono stati fucilati in gruppi che dovevano camminare sui corpi ancora sanguinanti delle altre vittime. Quel posto è diventato un mattatoio umano in cui le vittime venivano giustiziate a gruppi di dieci alla volta.

Nel frattempo gli Assiri che vivevano nei sobborghi della città venivano prelevati e imprigionati in un grande cortile. […] tenuti prigionieri per otto giorni senza mangiare e alla fine trasportati fino al luogo designato per il massacro. Gli Assiri marciavano come agnelli pronti per il macello, senza aprire la bocca se non per rivolgere le ultime preghiere a Dio […]
I boia iniziavano tagliando le dita alle vittime, dito per dito. I prigionieri venivano legati alla maniera degli animali pronti per la macellazione, con le gole tagliate per metà in modo da prolungare la loro agonia mentre i soldati li picchiavano con bastoni. Molti di loro venivano sepolti vivi.
I prigionieri giovani e in salute sono stati separati dagli altri, portati fuori città e usati come bersagli dai soldati. Uno degli ufficiali andò tra i morti e giurò nel nome dei profeti dell’Islam che coloro che erano ancora vivi potevano alzarsi e andarsene senza timore. Alcuni gli credettero e si alzarono in piedi, solo per essere bersagliati da un’altra scarica di proiettili.

Alcune tra le donne più giovani e tra le ragazzine più graziose chiedevano di essere uccise pur di non essere vendute agli harem. Altre sono state sottoposte a oscenità che non posso descrivere, anche se per fortuna la morte arrivava presto e le salvava dalle passioni lubriche di quei diavoli. Gli Assiri hanno subito un totale di 2.770 morti tra uomini, donne e bambini.

Rapporto dei missionari tedeschi sui fatti di Urmia.
Le ultime notizie dicono che negli ultimi cinque mesi quattro migliaia di Assiri e un centinaio di Armeni sono morti di malattie. Tutti i villaggi nei distretti circostanti sono stati saccheggiati, a parte due o tre. Venti mila Cristiani sono stati massacrati in Armenia e nell’area circostante. Sono stati trovati 750 corpi decapitati nelle cisterne e nei pozzi di Haftewan, un villaggio di Salmas. Perché? Solo perché gli ufficiali hanno messo una taglia sulla testa di ogni Cristiano. A Dilman i Cristiani vengono chiusi in prigione finché non accettano l’Islam. [6]
Riconoscimento
Il genocidio degli Assiri deve ancora essere riconosciuto dalle nazioni, anche perchè molti paesi non vogliono rischiare le loro relazioni commerciali con la Turchia.
Ad esempio, nel Giugno del As 2008, Yilmaz Kerimo e Ibrahim Baylan del partito socialdemocratico svedese hanno proposto al Parlamento svedese il riconoscimento del genocidio. Il Parlamento gli ha votato contro, 37 contro 245.
Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Assyrian_Genocide
1. The Plight of Religious Minorities: Can Religious Pluralism Survive? – Page 51 by Congresso degli Stati Uniti.
2. The Armenian Genocide: Wartime Radicalisation Or Premeditated Continuum – Page 272 edited by Richard Hovannisian
3. Not Even My Name: A True Story – Page 131 by Thea Halo
4. The Political Dictionary of Modern Middle East by Agnes G. Korbani
6. Abraham Yohannan The Death of a Nation: Or, The Ever Persecuted Nestorians Or Assyrian Christians ISBN 0524062358, pp. 126–127.
7. Joel Euel Werda. The Flickering Light of Asia: Or, the Assyrian Nation and Church, ch. 26
Genocidio Assiro in Iraq (1933)
Il massacro degli Assiri Cristiani nella città di Simmele, North Iraq e nei sobborghi è stato il secondo [9]. Dall’8 all 11 di Agosto nel 1933 l’esercito dell’Iraq, sotto il comando del Curdo Bakir Sidqi, ha ucciso 3000 tra uomini, donne e bambini in quel luogo. Questo è stato uno dei primi atti del nuovo Iraq dopo l’indipendenza del 1932.
E’stato il massacro di Simmele ad ispirare Raphael Lemkin, l’autore della Convenzione UN sul Genocidio, a coniare il termine Genocidio[10].
Massacro Assiro (Iraq e Syria nel 1829)
Nell’Ottobre del 1829 il generale Curdo Rwandez iniziò un pogrom contro gli Assiri della Chiesa Ortodossa siriaca nell’Iraq del nord e in Siria). Il primo villaggio ad essere attaccato è stato Bit-Zabda, in cui sono state uccise 200 persone. Successivamente, i Curdi hanno attaccato il villaggio di Asfas uccidendone il diacono e il reverendo. Ottanta bambini in fuga sono stati uccisi dai curdi, mentre le bambine venivano prese come schiave. I curdi si spostarono verso Nisibin, sul confine tra Turchia e Siria, commettendo altre atrocità.[11]
Massacrro Assiro (Turchia 1842)
Nel 842 Badr Khan Beg, un Amir Curdo della Turchia, insieme ad altri soldati Curdi guidati da Nurallah, attaccava gli Assiri con l’intento di sterminare tutti gli Assiri dalle montagne della Turchia. I Curdi devastavano tutto quello su cui riuscivano a mettere le mani. Le donne venivano portate presso l’Amir e assassinate a sangue freddo. La madre di Mar Shimun, il Patriarca della Chiesa Orientale, venne rapita, torturata in modo indicibile, tagliata in due parti che furono lanciate nel fiume Zab con le parole “vai a dire al tuo figlio maledetto che tra poco tocca a lui”. Circa dieci migliaia di Assiri vennero massacrati e un gran numero di donne e bambini vennero presi prigionieri e venduti come schiavi nei mercati di Jezirah [12]
30 casi documentati di genocidi fin dal 630 A.D.
Dal 630 A.D., l’anno dell’arrivo dei maomettani, gli Assiri hanno subito 30 genocidi per causa loro. In media, la metà delle generazioni degli Assiri hanno subìto genocidi.[14]
Inoltre, ci sono molto probabilmente centinaia di casi non riportati di massacri con centinaia di migliaia di morti.
Fonti:
9. The Simmele Massacre, http://www.aina.org/releases/20040805022140.htm
10. 1933 Assyrian Genocide in Iraq Inspired the Word ‘Genocide’, http://www.aina.org/news/20070115185021.htm
11. Deacon Asman Alkass Gorgis. Jirah Fi Tarikh Al-syrian, 1980, pp. 14. Translated by Subhi Younan
12. Abraham Yohannan. The Death of a Nation. G. P. Putnam’s Sons, 1916, pp. 111-112 http://www.aina.org/reports/ig.pdf
14. Genocides Against the Assyrian Nation, http://www.aina.org/martyr.html

1.18 Turchia: Ritorno al Futuro?

By Andrew G. Bostom
Ancora una volta i Turchi stanno assaltando l’Europa, ma questa volta non con la spada ma con l’ingresso nell’UE. Quando saranno dentro le porte, avranno accesso alle città, alla ricchezza e al potere dei loro antichi rivali. La loro strada è spianata dalla credenza infondata che la Turchia Ottomana sia stata una civiltà tollerante e multiculturale. Niente di più falso.
Poco tempo fa, l’analista di sicurezza Frank Gaffney ha coraggiosamente scritto un articolo sul Washington Times in cui si sconsigliava l’ingresso della Turchia nell’UE. Gaffney ha sottolineato la rinascita della Shari’a Islamica sotto il regime Erdogan. Nonostante le preoccupazioni di Gaffney riguardo il regime Erdogan, lui continua a ripetere la favola “tollerante” secondo cui gli antenati di quel regime fossero “tolleranti”.
Non è storicamente corretto parlare di “tolleranza Ottomana” distinta dall’Islamismo di Erdogan, dato che l’Impero Ottomano si è espanso tramite tre secoli di devastante guerriglia jihadista e che il concetto di “tolleranza Ottomana” in realtà era schiavitù come Dhimmi sotto la Shari’a.
In questo momento, in cui si discute l’ingresso della Turchia nell’UE, questo saggio vuole parlare di vari fenomeni storici: la Jihad e la dhimmitude sotto gli Ottomani, in particolare in Asia Minore e in Europa Orientale; il fallimento della cosiddetta riforma Tanzimat nell’abrogazione del sistema di dhimmitude; la dissoluzione dello stato Turco, culminata in una Jihad genocida contro la popolazione di Dhimmi che era la più docile e la più leale all’Impero, gli Armeni. Credo che una simile analisi sia necessaria, particolarmente dopo la conferenza UN che ha parlato della “tolleranza Ottomana” da adottare al giorno di oggi, e dopo gli errori di Gaffney, nonostante la sua coraggiosa opposizione all’ingresso della Turchia nell’UE.
Prima parte – La Jihad dei Selgiuchidi e degli Ottomani
Lo storico Michael il Siriano (Patriarca giacobita di Antiochia dal 1166 al 1199) scriveva nelle sue Cronache alcune osservazioni importanti sugli avvenimenti del tempo. In particolare:
“…l’inizio dell’esodo dei Turchi in Siria e verso la costa palestinese, dove sottomettevano le altre popolazioni tramite saccheggi e devastazioni” [1] Dopo di ciò, “I Turchi e gli Arabi si mischiarono tra loro come un solo popolo. Questa era la vita dei Turchi tra gli Arabi” [2]
Bat Ye’Or riassume tramite il suo studio delle altre fonti primarie [3] [4]
le due ondate di espansione maomettana, gli Arabi del settimo secolo e i Turchi quattro secoli dopo, sono molto simili. I grandi condottieri Arabi e Turchi usavano le stesse tattiche militari e le stesse politiche di consolidamento del potere islamico. Ciò è dovuto al fatto che entrambe le conquiste si basano sulla stessa ideologia comune (la Jihad) e sullo stesso apparato giudiziario e amministrativo (la shari’a). Questa uniformità si adatta a diverse terre e a diversi popoli, dato che viene integrata in una teologia comune. Nel corso delle operazioni militari i Turchi imponevano alla popolazione le regole della Jihad, strutturate quattro secoli prima dagli Arabi e cristallizzate nella legge religiosa Islamica.
Le avanguardie delle Jihad selgiuchide e ottomana erano guidate dai “Ghazi” (dalla parola ghazwa o “razzia”), “guerrieri della fede”, uniti sotto la bandiera dell’Islam per combattere gli infedeli e procurare bottino. Wittek [5] e Vryonis [6] hanno sottolineato l’importanza del movimento nel fronte più critico dell’Islam durante l’undicesimo e dodicesimo secolo, l’Anatolia. Vryonis scrive che, [7]
Quando al-Harawi , il viaggiatore Arabo del dodicesimo secolo passò attraverso il confine bizantino-turco notò un mausoleo (vicino Afyon-Karahisar) dedicato al martire maomettano Abu Muhammd al-Battal, oltre alle tombe dei caduti dell assedio della città di Amorium nel 838. Ciò testimonia che la tradizione ghazi-jihad era collegata con la società nomade di Phrygia. Non c’erano solo le prove di un invasione da parte dei nomadi, ma anche di una società epica in un’età eroica, da cui sono state tratte le opere epiche turche: Battalname, Danishmendname, Dusturname.
Wittek, citava la prima fonte Ottomana, la cronaca in versi di Ahmedi, affermando che anche gli Ottomani del quattordicesimo secolo la ritenevano fattuale:
erano una comunità di Ghazi, i campioni della religione maomettana; una comunità di guerrieri maomettani, devoti alla lotta contro i loro vicini infedeli” [8].
Lo studioso contemporaneo della storia Ottomana, il Turco Halil Inalcik, ha scritto dell’importanza dello zelo religioso maomettano espresso tramite la Jihad, il motivo dietro le conquiste dei Turchi Ottomani: [9]
L’ideale della ghaza, la Guerra Santa, era un fattore importante nella formazione e nello sviluppo dello stato Ottomano. La società nei principati di frontiera si conformava a una cultura dedita all’ideale della Guerra Santa permanente e dell’espansione permanente del Dar al Islam- i reami dell’Islam- fino ai confini del mondo.
I Ghazi, incitati dai teologi maomettani, erano l’avanguardia delle conquiste Selgiuchidi e Ottomane. Vacalopoulos scrive del ruolo dei dervisci durante le campagne Ottomane: [10]
i dervisci fanatici e gli altri regnanti fanaticamente maomettani… spingono continuamente per la diffusione dell’Islam. Hanno iniziato fin dalla fondazione dello stato Ottomano e hanno sempre giocato un ruolo importante. I dervisci sono particolarmente attivi nelle regioni disabitate delle frontiere orientali. Si sono stabiliti con le loro famiglie, hanno attratto altri coloni e hanno fondato interi villaggi, abitati solo da fanatici religiosi. Partendo da posti come quelli i dervisci e i loro seguaci lanciano spedizioni militari per estendere lo stato Islamico. In cambio, lo stato gli fornisce terre e privilegi con un accordo generoso che richiede solo che la terra venga coltivata e le comunicazioni mantenute costanti.
Qui si riporta un breve riassunto delle campagne Selgiuchidi e Ottomane che hanno islamizzato l’Asia Minore, a opera di Vryonis e Vacalopoulos. Per prima cosa, riportiamo il riassunto schematico di Vryonis: [11]
La conquista, o dovrei dire le conquiste, dell’Asia Minore sono avvenute nel corso di quattro secoli. Le società cristiane dell’Asia Minore sono state sottoposte ad un regime di guerriglia, incursioni e distruzioni volte a distruggere la Chiesa Cristiana. Nel primo secolo dell’invasione turca le fonti locali raccontano che sono stati distrutti 63 villaggi e città. Gli abitanti di quelle città e villaggi sono stati ridotti in schiavitù e portati nei mercati di schiavi dei maomettani.
Vacalopoulos descrive le conquiste in modo più dettagliato:[12]
All’inizio dell’undicesimo secolo i turchi Selgiuchidi portarono i loro eserciti in Armenia e distrussero le forze degli staterelli Armeni. Più di quattrocento mila anime scapparono verso l’Asia Minore per evitare i saccheggi dei Selgiuchidi. Durante l’undicesimo secolo, specialmente dopo la battaglia di Malazgirt [Manzikurt] (1071), i Selgiuchidi si diffusero attraverso le penisole dell’Asia Minore, seminando terroe, panico e distruzioni. Le fonti Bizantine e Turche dei tempi concordano nel descrivere la distruzione causata e le sofferenze della popolazione locale. Ci sono prove del fatto che le popolazioni Ellenice dell’Asia Minore, il cui vigore aveva finora sostenuto l’Impero, sono state spazzate via così rapidamente che nel quattordicesimo secolo erano scomparse o ridotte in poche aree. Nel frattemo, l’ Asia Minore aveva già preso il nome di Turchia…Vescovati e altre comunità cristiane venivano abbandonate una dopo l’altra. La sede vescovile di Calcedonia, ad esempio, scomparve nel 14mo secolo, così come le sedi di Laodicea, Kotyaeon (Kutahya) e Synada nel 15mo…Con la fuga o lo sterminio delle popolazioni locali le città, i villaggi e in certi casi intere provincie diventavano rovine. Esistevano delle aree fertili nella vallata del fiume Meandro, un tempo ricche di migliaia di pecore e capi di bestiame, ridotte in rovine sterili. Altri distretti sono stati trasformati in campagna, con rovi impenetrabili cresciuti in luoghi un tempo fiorenti di campi e pascoli. Questo è ciò che è successo nel distretto di Sangarius, prosperoso e fertile at tempi di Michele VIII Paleologo. Le regioni montane tra Nicea e Nicomedia vicino a Costantinopoli, un tempo piene di castelli e città, ora sono spopolate. Alcune città si sono salvate dalla distruzione, Laodicea, Iconium, Bursa (Prusa), e Sinope, ad esempio – ma in generale la devastazione è tale da impressionare chiunque visiti quelle terre. Il fato di Antiochia è un chiaro esempio del comportamento degli invasori Turchi: nel 1432 si potevano contare appena trecento abitazioni in città, molte delle quali occupate da pastori di capre e cammelli. Ci sono state altre città nel sudest dell’Asia Minore ridotte in questo stato.
L’islamizzazione dell’Asia Minore è stata affiancata da una campagna di Jihad Ottomane nei Balcani[13]. Nel 1326 la Tracia, la Macedonia e le aree costiere della Grecia meridionale erano sottoposte a razzie annuali degli emiri dell’Asia Minore. Intorno al 1360 gli Ottomani di Suleiman (figlio del Sultano Orchan), e di Murad I (1359-1389), lanciavano campagne jihadiste contro la Tracia bulgara e bizantina. Dopo la battaglia di Cernomen (26 Settembre, 1371) gli Ottomani andavano verso Ovest, occupando un gran numero di città in Bulgaria e in Macedonia. In quel periodo gli Ottomani invadevano il Peloponnesso, la Grecia centrale, l’Epiro, la Tessalonia, l’Albania e il Montenegro. Nel 1388 buona parte della Bulgaria settentrionale era conquistata, insieme alla Serbia dopo la battaglia del Kosovo (1389). Vacalopoulos ipotizza che le guerre intestine e i disordini politici tra Greci, Bulgari, Albanesi e Serbi impedirono loro di unirsi contro il nemico comune. [14]
Dopo la sconfitta dei Serbi a Cirmen (Cernomen) del 1371, Serbia, Bulgaria, e l’Impero Bizantino divennero tributari dell’Impero Ottomano con l’obbligo di assistenza militare.
Bayezid I (1389-1402) iniziò razzie devastanti verso Bosnia, Ungheria e Wallachia, oltre a rivolgersi verso la Grecia e il Peloponnesso. Dopo una breve pausa dovuta alle lotte contro gli invasori Mongoli gli Ottomani rinnovavano la loro offensiva nei Balcani nel 1421, lanciando campagne militari contro Peloponnesso, Serbia e Ungheria , fino alla vittoria della Seconda Battaglia del Kosovo(1448). Con l’ascensione al potere di Mehmed II, gli Ottomani iniziavano la conquista definitiva dei Balcani. Constantinople venne catturata nel 29 Maggio 1453, dichiarando la fine dell’impero Bizantino. Nel 1460 gli Ottomani avevano completamente conquistato Serbia e Peloponnesso. La Bosnia e l’Impero di Trebisonda caddero nel 1463, seguite dall’Albania nel 1468. Con la conquista dell’Erzegovina del 1483 gli Ottomani si impadronivano dell’intera penisola Balcana.
Vacalopoulos commentava riguardo agli attacchi Ottomani in Tracia durante il 14mo secolo e Angelov parlava delle campagne di Murad II (1421-1451) e Mehmed II (1451-1481), spiegando l’effetto della Jihad Ottomana sui popoli Balcani:
Fin dall’inizio l’assalto Turco [in Tracia] sotto Suleiman [figlio del Sultano Orchan], i Turchi cercavano di consolidare il loro potere tramite la conversione forzata all’Islam. Secondo lo storico Ottomano Sukrullah, quelli che rifiutavano la conversione venivano massacrati e le loro famiglie ridotte in schiavitù. Sukrullah scriveva che le campane delle chiese erano state fuse, le chiese distrutte o convertite in moschee. Dovunque vi fossero infedeli Cristiani si imponevano tasse e vassallaggi. I Cristiani non potevano più dire ‘kyrie eleison’ in pubblico e pregare Cristo era proibito.[15]
le conquiste della penisola balcanica nei due secoli avevano causato danni economici incalcolabili, massacri, esilio e schiavitù per buona parte della popolazione, un crollo globale della produttività simile a quello dell’Asia Minore sotto gli stessi invasori.
Questo crollo è ancora peggiore se si pensa che quegli stati, Bisanzio, Bulgaria e Serbia, avevano raggiunto un gran livello di sviluppo economico e culturale. Le campagne di Mourad II (1421-1451) e ancora di più quelle del suo successore , Mahomet II (1451-1481) in Serbia, Bosnia, Albania e Bisanzio, erano particolarmente devastanti. Durante le campagne Turche in Serbia nel 1455-1456, Belgrado, Novo-Bardo e altre città erano state distrutte. L’invasione Turca in Albania dell’estate del 1459 causò problemi enormi. Secondo i racconti scritti da Kritobulos, gli invasori distrussero l’intero raccolto e rasero al suolo la città conquistata. Il paese venne devastato ulteriormente nel 1466 quando gli Albanesi, dopo una resistenza eroica, furono costretti a rifugiarsi nelle regioni più inaccessibili.
Durante le campagne di Mahomet II del 1463 molte città Bosniache vennero distrutte, tra queste Yaytzé, la capitale. Il Peloponneso soffrì la peggiore sorte durante l’invasione Turca. All’inizio l’invasione del 1446 da parte di Murad II distrusse un gran numero di città e prese migliaia di prigionieri. Venti anni dopo, durante l’estate del 1458, la Penisola Balcana veniva invasa da un enorme esercito Turco sotto il comando di Mahomet II e del suo primo luogotenente Mahmoud Pasha. Dopo un assedio di quattro mesi Corinto cadde, le sue mura rase al suolo. Le opere di Kritobulos contengono un racconto delle campagne Ottomane che mostra chiaramente le distruzioni causate dagli invasori. Due anni dopo un altro esercito Turco attaccava il Peloponneso, distruggendo Gardiki e varie altre città. Alla fine, nel 1464 gli Ottomani batterono i Veneziani radendo al suolo la città di Argos. [16]
Dhimmitude Ottomana
Esaminiamo come se la passavano le popolazioni native non maomettane nei paesi conquistati dalla Jihad. Iniziamo con gli Ebrei, il popolo meno numeroso. Joseph Hacker ha studiato il fato degli Ebrei durante il loro assorbimento nell’Impero Ottomano nel quindicesimo e sedicesimo secolo. Le sue ricerche vogliono provare se la vita degli Ebrei nell’Impero fosse calma e pacifica. Hacker scrive che: [17]
Mi sembra che l’idea corrente delle relazioni pacifiche tra gli Ebrei e gli Ottomani vada modificata alla luce delle nuove ricerche e dei manoscritti.
Gli Ebrei, come gli altri abitanti dell’Impero Bizantino, soffrivano gravemente sotto gli Ottomani e le loro politiche di colonizzazione e trasferimento dei popoli (il sistema surgun). Ciò spiega la sparizione di varie comunità Ebraiche, tra cui Salonicco e la conseguente rifondazione da parte degli Ebrei emigrati in Spagna. Secondo Hacker: [18]
Possediamo lettere che parlano del destino degli Ebrei sotto le conquiste Ottomane. In una delle lettere scritte prima del 1470 c’è la descrizione del fato di un Ebreo e della sua comunità. Secondo questa descrizione, scritta a Rodi e inviata a Creta, il fato degli Ebrei era lo stesso di quello dei Cristiani: molti sono stati uccisi, altri presi prigionieri. I bambini venivano presi in schiavitù, convertiti a forza all’Islam e portati alla devshirme… Alcune lettere descrivono la tratta degli Ebrei prigionieri a Istanbul e sono piene di livore contro gli Ottomani. Abbiamo la descrizione del fato di un medico ebreo da Veroia (Kara-Ferya) fuggito da Negroponte quando la sua comunità venne cacciata in esilio nel 1455. Nella lettera si legge il racconto del suo esilio e del trasporto forzato a Istanbul, seguito dalla sua vita a Istanbul e dalle critiche contro gli Ottomani scritte nel 1468. Ci sono anche delle prove che gli Ebrei di Costantinopoli hanno sofferto per la conquista della città e che molti di loro siano stati ridotti in schiavitù.
Hacker trae tre conclusioni:
  1. Nei primi decenni dopo la caduta di Costantinopoli gli Ebrei Bizantini esprimevano forti sentimenti anti-Ottomani, espressi apertamente sotto il regno Latino e in certi casi anche sotto gli Ottomani;
  2. Le politiche economiche di Mehmed II verso i non Maomettani rendevano possibile lo sviluppo economico e sociale delle comunità Ebraiche, specialmente a Istanbul. Queste comunità erano protette contro l’odio popolare, ma le politiche non vennero continuate da Bayezid II . Ci sono prove che sotto il suo regno gli Ebrei soffrirono gravi restrizioni alla loro libertà religiosa;
  3. Le politiche amichevoli di Mehmed e la buona accoglienza data agli Ebrei spagnoli da parte di Bayezid II fecero dimenticare agli scrittori Ebrei del 16mo secolo sia le distruzioni patite dagli Ebrei Bizantini durante le conquiste che le oppressioni sotto Bayezid II e Selim I.
Ivo Andric analizzava [19] il “rayah” (“gregge”, oppure “fare brucare il gregge”), la condizione dei dhimmi Cristiani in Bosnia durante quattro secoli. I Cristiani nativi che rifiutavano di fare apostasia vivevano sotto il regnante Ottomano Kanun-i-Rayah, che si limitava ad applicare [20] le regole essenziali per i Dhimmi formulate dai giuristi e teologi Maomettani nel settimo e ottavo secolo. Secondo Andric: [21]
Ci sono molte prove certe che il Kanun, che incideva pesantemente sulla vita morale e economica dei Cristiani, è rimasto in forze fino alla fine del regno dei Turchi. E’inevitabile che i rayah decadessero in uno stato di inferiorità economica.
Andric cita un proverbio Bosniaco Maomettano e una canzone in cui si onora il Sultano Bayezid II, che fanno capire qual’era l’atteggiamento Maomettano verso i rayah Cristiani: [22]
[Proverbio] “I rayah sono come l’erba, tagliali quanto vuoi, tanto rispuntano sempre”
[Canzone] “Dopo aver rotto le corna alla Bosnia/ Hai tagliato via tutto quello che non si poteva potare / Lasciando solo la gentaglia dietro / Quelli che ci serviranno come schiavi e che piangeranno di fronte alla croce.”
Queste discriminazioni erano rese ancora peggiori dal fatto che la Bosnia era un campo di battaglia o un terreno di addestramento durante due secoli di razzie e Jihad contro l’Ungheria. Sottoposti a una tassazione eccessiva e a lavori forzati:
I Cristiani iniziarono ad abbandonare le loro case e terreni e a ritirarsi sulla montagne. Mentre si ritiravano verso i picchi più inaccessibili, i Maomettani si prendevano le loro terre. [23]
Nel frattempo, i Cristiani che vivevano in città soffrivano sotto il sistema dei raya che impediva la crescita commerciale da parte dei non Maomettani: [24]
Fin dall’inizio l’Islam impediva attività come la vinificazione e l’allevamento e macellazione dei maiali. Inoltre, i Cristiani Bosniaci non potevano lavorare come sellai, conciatori di pelli, candelai o vendere miele, burro o altri oggetti. In tutto il paese il giorno di mercato era la Domenica. I Cristiani erano costretti a scegliere se ignorare i precetti della loro religione o soffrire la perdita economica causata dal non partecipare al mercato. Fino al 1850 in “Wishes and Entreaties” Jusik implora “Vostra Grazia Imperiale” di porre fine alla legge che rendeva la Domenica il giorno di mercato.
I Cristiani erano costretti a pagare tasse molto più alte dei Maomettani, inclusa la tassa Jizya, intesa come un insulto.
Questa tassa veniva pagata da ogni maschio non maomettano dopo il compimento del quattordicesimo anno, un ducato all’anno. Dato che la Turchia non aveva mai tenuto il conto delle nascite l’esattore misurava il collo e la testa di ogni ragazzino per giudicare se fosse arrivato all’età tassabile. Nell’ultimo secolo di dominio Turco ogni bambino era costretto a pagare la tassa. Il monaco Prokopije Cokorilo scriveva che il visir di Herzegovina Ali-Pasa Stocevic tassava i morti per sei anni dalla morte e che i suoi esattori toccavano le donne incinte dicendo: “probabilmente sarà un maschio, devi iniziare a pagare la tassa fin da subito”. C’è un vecchio detto riguardo agli esattori in Bosnia che spiega come venivano considerati. Parlando di un uomo estremamente grasso si diceva: “E’ grasso come un esattore in Bosnia” [25]
Fino al 19mo secolo esistevano le leggi Kanun-i-Rayah che proibivano ai rayahs di cavalcare, portare una sciabola o un’altra arma, vendere vino, farsi crescere i capelli e indossare cinturoni. Nel 1794 Hussamudin-Pasa approvava la legge che ordinava ai rayah quale tipo e colore di abiti indossare. I barbieri avevano la proibizione di usare lo stesso rasoio per rasare Cristiani e maomettani. Persino nelle terme i Cristiani dovevano usare asciugamani e accappatoi speciali per distinguersi dai maomettani. Fino al 1850 (in certe parti della Bosnia fino al 1860) i Cristiani dovevano scendere da cavallo e aspettare sul ciglio della strada quando passava un maomettano. [26]
Andric nota che il simbolo più importante della Cristianità, le campane, venivano fuse e usate per forgiare cannoni [27]:
Fino alla seconda metà del Novecento in Bosnia non si poteva nemmeno parlare di campane o di campanili. Nel 1860 il prete di Sarajevo Fra Grgo Martic riuscì a ottenere il permesso dal Topal Osman-Pasa di avere una campana nella chiesa di Kresevo, con l’ammonizione di suonarla piano per fare abituare i Turchi al suono. Fino al 1875 i Turchi di Kresevo si lamentavano del suono, dicendo che l’orecchio Turco e la campana non possono andare d’accordo! Il 30 Aprile 1872 la nuova chiesa Ortodossa suonò la sua prima campana, nonostante le minacce di rivolta dei maomettani, sedate dai militari. [28]
Andric osserva che l’imposizione di queste angherie andava oltre le cerimonie ecclesiastiche [29], come dimostra un proclama del 1794 della chiesa Serba Ortodossa di Sarajevo che consigliava ai Cristiani:
non cantate mentre siete a casa vostra o fuori. Il detto “Non cantare troppo forte, questo è un villaggio Turco” testimonia quale sia la situazione per i Kanun [- i-Rayah], in chiesa o al di fuori di essa.
Andric conclude che [30]:
per i sudditi Cristiani, l’egemonia [dei Turchi Ottomani] era brutale e degradante sotto ogni aspetto.
Infine, Jovan Cvijic, il sociologo e geografo Serbo, osserva che:
Ci sono regioni in cui i Cristiani [Serbi] vivevano in un regime di paura, dalla nascita alla morte.
Nonostante la liberazione dei Balcani nel 1912, Cvijic notava che i Serbi non erano pienamente consapevoli della situazione, al punto che la paura era ancora incisa nei loro volti. [31]
Paul Ricaut, Console Britannico a Smyrna, viaggiò per tutto l’Impero Ottomano del Seicento osservandone attentamente le caratteristiche sociali e politiche. Nel 1679 (prima della sconfitta degli Ottomani a Vienna del Settembre 1683, vedi più avanti il trattato sulla “tolleranza” ottomana), Ricaut pubblicava queste scoperte importanti [32]:
  1. molti Cristiani erano stati cacciati dalle loro chiese, trasformate in moschee dai maomettani
  2. gli altari erano stati nascosti in caverne sotterranee o in sepolcri appena sopra la superficie
  3. i preti Cristiani, particolarmente in Asia Minore, erano costretti a vivere nascosti e a officiare i riti in gran segreto, temendo l’oppressione dei Turchi
  4. molti Cristiani commettevano apostasia verso l’Islam per sfuggire all’oppressione. Nonostante ciò, come dimostra Vrionis, tra l’undicesimo e il quindicesimo secolo [33] c’erano ancora Cristiani che praticavano di nascosto e martiri, soprattutto nei territori dell’Asia Minore conquistate dai Selgiuchidi e dagli Ottomani. Ad esempio, Vrionis cita una lettera pastorale del 1338 rivolta ai residenti di Nicea, in cui si parla di conversioni forzate: [34]
[I Turchi] hanno catturato e ridotto in schiavitù molti dei nostri, costringendoli ad andare con loro! Li hanno portati al male e alla miscredenza.
Il fenomeno delle conversioni forzate di massa continuò fino al Seicento, come descrive Constantelos nella sua analisi del martirio dei Cristiani nell’Impero Ottomano: [35]
durante i califfati di Selim I (1512-1520), Selim II (1566-1574), e Murat III (1574-1595) si hanno notizie di conversioni forzate di massa. Durante gli anniversari di occasioni importanti o durante le feste nazionali si costringevano molti rayahs a commettere apostasia. Durante il giorno della circoncisione di Mohammed III un gran numero di Cristiani Greci, Albanesi e Slavi veniva costretto alla conversione.
Costantelos osserva il martirio dei Cristiani dalla conquista di Costantinopoli del 1453 alla fine della guerra greca d’indipendenza del 1828, osservando che: [36]
gli Ottomani hanno condannato a morte undici Patriarchi di Costantinopoli, circa un centinaio di vescovi e diverse migliaia di preti, diaconi e monaci. E’impossibile dire quanti religiosi siano stati costretti all’apostasia.
Ci sono altri casi più mondani che mostrano le sofferenze dei Cristiani sotto l’oppressione maomettana. Nel 1867[37] avveniva che:
Alcuni venivano accusati di avere insultato la fede maomettana o di aver lanciato oggetti contro le mura della moschea. Altri venivano accusati di aver molestato una donna Turca, altri di aver promesso pubblicamente di voler diventare maomettani.
Constantelos conclude dicendo che: [38]
La storia dei nuovi martiri ci dice che non esisteva libertà di coscienza nell’impero Ottomano, anzi che la persecuzione religiosa non si è mai fermata. La giustizia era sottomessa alle passioni dei giudici e delle folle, applicando un giudizio indulgente verso i maomettani ma severo verso i non maomettani. La diceria che i Turchi Ottomani seguivano una politica di tolleranza religiosa e di integrazione con le popolazioni conquistate è del tutto priva di fondamento.
Persino Ubicini, il cronista viaggiatore turcofilo del Novecento, era costretto a riconoscere l’atteggiamento oppressivo della dhimmitude Ottomana in questa descrizione: [39]
La storia dei popoli in schiavitù è la stessa ovunque, dato che quei popoli non hanno storia. I secoli passano, ma la loro situazione non cambia. Le generazioni vanno e vengono in silenzio. Sembra che abbiano paura di svegliare i loro padroni, addormentati accanto a loro. Basta esaminarli da vicino per scoprire che la loro immobilità è solo apparente, in realtà sono in preda a un’agitazione segreta e costante, simili a quei fiumi che si sono ritirati sottoterra. Se poggi l’orecchio a terra puoi sentire il suono soffocato dell’acqua che scorre, pronta a riemergere. Questo è lo stato dei popoli Cristiani della Turchia Ottomana.
Vacalopoulos descrive come mai la dhimmitude imposta dagli Ottomani diede la motivazione alla Rivoluzione Greca: [40]
La Rivoluzione del 1821 è soltanto l’ultima fase della resistenza Greca contro il dominio Ottomano, una guerra senza regole iniziata durante il primo anno di schiavitù. La brutalità del regime autocratico, caratterizzato da rovina economica, intellettuale e culturale, ha provocato la rivolta. Restrizioni di tutti i tipi, tassazione ingiusta, lavori forzati, persecuzioni, violenze, imprigionamenti, assassinii, rapimenti di ragazzi e ragazze per gli harem Turchi, vari atti di oppressione e di molestie, oltre a tantissime offese minori, tutte queste cose erano una sfida all’istinto di sopravvivenza e un insulto ad ogni dignità. I Greci non tolleravano questi insulti e queste umiliazioni, al punto da arrivare fino alla ribellione. Non esagerava il bey Arta, quando spiegava le motivazioni della rivolta:
Abbiamo fatto dei torti ai Dhimmi (i sudditi Cristiani), distruggendo le loro proprietà e il loro onore. Sono arrivati alla disperazione e hanno preso le armi. Questo è solo l’inizio di ciò che distruggerà il nostro impero, le sofferenze dei Greci sotto il dominio Ottomano sono state le cause dell’insurrezione.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 7, la storia dell’Islam

Cari amichetti col cervello ridotto ad una nocciolina rinsecchita, continuo con la traduzione del Compendio di Berwick. Gli argomenti di oggi sono l’Islam nella storia, le crociate e la schiavitu’. Buona lettura.

Le
Crociate 1095-1270 AD
Serge
Trifkovic
Le
Crociate vengono viste nel mondo Maomettano nello stesso modo in cui
sono viste dalle università occidentali e dalla “casta” politica
occidentale. Tutti loro vedono le Crociate come una guerra di
conquista da parte dell’Europa Cristiana contro i Maomettani pacifici
e innocenti.
Ci
si potrebbe chiedere cosa ci facevano i Maomettani nella Terra Santa.
Muhammad e i suoi successori avevano condotto una serie di guerre di
conquista in cui la Terra Santa, ossia Gerusalemme in Palestina, era
stata conquistata dai Maomettani. I Turchi Selgiuchidi avevano
iniziato a impedire ai Cristiani il pellegrinaggio a Gerusalemme.
In
questo caso i Cristiani non erano solo i riconquistatori della Terra
Santa di loro proprietà, ma anche i giusti protettori dei loro
luoghi sacri.
Per
i Maomettani anche la guerra difensiva è una guerra di conquista. I
Maomettani sono obbligati a diffondere l’Islam, ma una terra che un
tempo è stata loro deve essere riconquistata in nome della Jihad.
Loro non accettavano la presenza degli stati Crociati ad Antiochia e
a Gerusalemme, perchè erano diventati di nuovo “Dar-al-Harb”, la
Casa della Guerra, dopo essere stati “Dar-al-Islam”, la Casa
dell’Islam.
Questo
è un aspetto della guerra tra Sionisti e Palestinesi che molti
occidentali non capiscono del tutto.
La
psicologia che motivava Saladino e gli altri a combattere i Crociati
è la stessa che ora motiva Hamas. In entrambi i casi non è solo una
faccenda di orgoglio nazionalista che spinge gli Arabi ad espellere i
coloni Europei prima ed Ebrei ora. E obbligo coranico per tutti i
Maomettani farei in modo che le terre che un tempo erano governate
dai Maomettani tornino sotto il loro dominio.
Dallo
storico Britannico Hilaire Belloc – Le Grandi Eresie – 1938
”… Mi
è sempre sembrato possibile, persino probabile, che ci sia una
resurrezione dell’Islam e che i nostri figli e nipoti vedranno di
nuovo la lotta tremenda tra la cultura Cristiana e il nemico che per
più di un millennio è stato il più grande avversario.” ”Sembrerà
assurda l’idea che l’Islam possa risorgere, ma solo perchè l’uomo è
influenzato dal suo passato prossimo: si potrebbe dire che è
accecato da esso…” ”Poco tempo fa, meno di cento anni prima
della Dichiarazione di Indipendenza, Vienna veniva quasi conquistata
e salvata solo dall’esercito Cristiano sotto il comando del Sovrano
di Polonia… in una data che dovrebbe essere la più famosa della
storia–”
11
Settembre 1683
Robert
Spencer
l’11
Settembre 1683 l’assedio di Vienna venne infranto. Questo è stato il
culmine della Jihad in Europa. Dopo quel giorno l’Islam cadde in
declino e il mondo Maomettano venne colonizzato e indebolito
dall’Europa. Sembra quasi certo che Osama Bin Laden scelse l’11
Settembre del 2001 per affermare che il declino del mondo Maomettano
era finito e che gli Jihadisti sono tornati, decisi a riprendere
quello che hanno interrotto a Vienna nel 1683.
Serge
Trifkovic
Se
guardiamo alla frattura tra il mondo Maomettano e quello
non-Maomettano possiamo notare qualcosa di molto interessante.
Anche
le società Islamiche più differenti tra loro, tanto che non
sembrano avere niente in comune, si comportano allo stesso modo nel
conflitto contro tutti i loro vicini.
I
Maomettani Indonesiani o di Timor Est hanno massacrato quel terzo
della popolazione dell’ex colonia che praticava la fede Cattolica.
Nelle
Filippine Meridionali ci sono violentissime rivolte Islamiche che
vanno a incrementare di anno in anno.
In
Indonesia ci sono i conflitti religiosi nelle Molucche, dove la
minoranza Cristiana è a rischio di estinzione.
Ci
sono violenti movimenti Islamici in Thailandia e in Xingjian, in
Cina.
Nel
subcontinente Indiano la storia è tragica, l’olocausto Indù del
periodo medievale è un episodio poco conosciuto in Occidente ma è
una ferita ancora aperta per gli Indiani del Kashmir.
In
Africa c’è una guerra continua in Sudan che dura dal 1987.
E’difficile stimare il numero di vite che sono state spezzate, ma è
probabile che sia nell’ordine delle centinaia di migliaia. La Nigeria
soffre di instabilità costante tra le province settentrionali che
premono sul governo per instaurare la legge Sharia.
Ovviamente,
in Mauritania i Maomettani fanno guerra continua ai non-Maomettani
del sud del paese.
Nell’ex
URSS i Maomettani Ceceni combattono, così come i Maomettani
Bosniaci, Serbi e Croati contro gli Albanesi, Serbi e Macedoni in
Ex-Yugoslavia.
Se
eliminassimo tutti questi conflitti il mondo diventerebbe un posto
decisamente pacifico. Se eliminassimo gli attacchi terroristici negli
ultimi cinque anni, quasi tutti causati da Maomettani, ci renderemmo
conto che alla fine la guerra al terrorismo è inutile perchè il
terrorismo non è poi tutto questo gran problema.
5.
La Guerra è inganno
Un
Senatore Americano del Nevada;
Sono
già stato qui per parlare dell’Islam e per dire che è una bella
religione. L’ho detto prima e lo ripeto; i medici di mia moglie,
ossia l’internista e il chirurgo che l’ha operata, sono due membri
della fede islamica. Li conosco bene, sono stato nelle loro case, ho
fatto amicizia con loro e ho parlato di argomenti molto seri con
loro. Ci siamo aiutati a vicenda per problemi familiari. Sono stato
con loro nella nuova Moschea di Las Vegas.
Sono
persone meravigliose con famiglie meravigliose che mi hanno fatto
capire che l’Islam è una buona religione con un modo di vivere sano
e igenico come la loro religione comanda. Hanno anche grandi valori
spirituali. E’un peccato che ci siano persone perverse nel mondo che
cercano di infangare questa religione così bella. Non credo che
riusciranno a infamare la loro religione. Credo che il potere di
questa religione e della gente che la pratica batteranno queste
persone che la usano per fare del male agni innocenti.
Robert
Spencer
L’Islam
è una religione e un sistema politico che ordina la guerra contro
gli infedeli fino alla loro conversione o sconfitta. Questa è la
giustificazione che usano tutti i terroristi del mondo: che il loro
comportamento è basato sugli elementi principali della religione
Musulmana.
Questo
è il caso; è davvero difficile per i Maomettani moderati e pacifici
dire alla loro comunità che cià non sia vero. Lo diranno soltanto
quando vorranno ingannare gli occidentali tramite la dottrina
islamica della “Taqiyya”, dissimulazione religiosa. Oppure, sono
onestamente ignoranti di ciò che l’Islam insegna.
Sahih
Al-Bukhari – Vol 4, Libro 52, Hadith 269
Il
Profeta disse ”La Guerra è inganno.”
Abdullah
Al-Araby
In
generale non è permesso mentire per un Maomettano. Però, a
differenza delle altre religioni, ci sono situazioni in cui un
Maomettano ha il permesso o addirittura l’incoraggiamento a mentire.
Questo concetto è chiamato “Al-Taqiyya”, che significa
“prevenzione”. Un Maomettano ha il permesso di mentire per
prevenire danni a sé, al suo gruppo o all’Islam.
Robert
Spencer
Chi
è sotto pressione può mentire per proteggere la religione. Così
insegna il Corano, Sura 23, Versetto 28 e Sura 16, Versetto 106.
Abdullah
Al-Araby
Ci
sono alcune licenze per mentire. Un Maomettano può mentire per la
causa Islamica, può mentire alla sua famiglia per mantenere la pace,
può mentire a sua moglie. Un Maomettano può mentire ad un altro
Maomettano per mantenere la pace nella società.
Mohammad
stesso ordinava alla gente di mentire. Quando ordinava la morte di
qualcuno gli assassini gli dicevano di non poterlo uccidere senza
usare le menzogne, cosa che il profeta permetteva.
La
vita di Muhammad – P 367
L’Apostolo
disse: “Chi mi libererà di Ibnul-Ashraf?” Muhammad bin
Maslama, fratello di Bani Abdu’l-Ashhal, disse, “Me ne occupero
io per te, Apostolo di Dio, lo ucciderò io.” Lui rispose,
“Fallo se ne sei in grado.” “L’importante è che tu ci
provi {disse il Profeta a Muhammad bin Maslama}. Lui disse ,
“Apostolo di Dio, per farlo dovremo mentire.” {Il Profeta}
gli rispose, “Dite quello che volete, in questo siete liberi.”

Serge
Trifkovic
Gli
ambasciatori dell’Islam nel mondo occidentale sanno come giocare i
loro giochi. Sanno come presentare la loro causa in una maniera che
non è solo accettabile dalla società occidentale, ma anche giusta e
ragionevole. Gli ambasciatori si appellano alle istituzioni
democratiche e ai diritti umani sapendo benissimo che quando avranno
il potere essi aboliranno queste istituzioni e negheranno i diritti
umani agli altri.
Sahih
Al-Bukhari – Vol 7, Libro 67, Hadith 427
”Per
Allah e ad Allah piacendo, se faccio un giuramento e dopo trovo
qualcosa di meglio, allora faccio quel che è meglio e rinnego il
giuramento.”
Walid
Shoebat – Esperienze personali sulla “al-Taqiyya”
Quando
lavoravo come traduttore presso il Luc College di Chicago
organizzavamo raccolte fondi per i movimenti Jihadisti, tra cui
l’OLP. Attaccavamo manifesti per pubblicizzare l’evento attorno al
College. Mi ricordo che in Arabo venivano scritti i fatti: portate i
vostri amici, stiamo raccogliendo fondi per sostenere i nostri
fratelli Jihadisti in Libano nella guerra contro Israele. Nella
traduzione in Inglese scrivevamo che stavamo organizzando un evento
culturale Mediorientale in cui tutti erano i benvenuti e avremmo
servito agnello e ”baklava”…

L’Occidente
non capisce il livello dell’inganno sociale che avviene in tutti gli
aspetti della vita sociale, anche da parte dei Maomettani moderati.
Quando siamo tutti insieme come gruppo le conversazioni sono
differenti. Appena arriva un occidentale l’intera conversazione
cambia per renderla compatibile con la mentalità occidentale.
Quando
lavoravo per una compagnia Americana durante la Guerra nel Golfo
tutti acclamavano la TV quando un missile SCUD colpiva Riad, mentre
quando uno SCUD colpiva i campi Americani erano tutti tristi. Io ero
insieme ai miei colleghi Americani e dicevo “Mi dispiace che ci
siano vittime tra gli Americani”. Per la frustrazione del dover
mentire su quello che sentivo davvero, aprivo il finestrino della
macchina durante la strada di ritorno e urlavo senza sosta; Allahu
achbar!, Allahu achbar!
Questa
è la frase che devi urlare quando il nemico viene ucciso e sei il
vincitore. Se era un giorno vittorioso per l’Iraq per me era “Allahu
achbar

sull’autostrada quando nessuno poteva sentirmi. Quando tornavo a casa
incontravo gli altri Medio-orientali del mio condominio. Guardavamo
la guerra del Golfo sulla TV via satellite del mio appartamento e
lodavamo Allah ogni volta che un Americano veniva ucciso. Ma non era
la stessa faccia che mostravamo in mezzo agli Americani. Quando
eravamo tra di loro facevamo finta di essere dalla loro parte. Era
tutta una facciata, la verità era nascosta agli occidentali.
Bat
Ye’or
E’stato
Edward Said, lo scrittore di “Orientalism”, il creatore dell’idea
che questa nuova versione dell’Islam sia una religione di pace e
tolleranza. Quest’idea è radicata in tutte le università
occidentali. Secondo questa visione la Dhimmitude e la Jihad sono
sparite.
Robert
Spencer
Edward
Said scrive nel suo libro “Orientalism” che gli occidentali che
criticano il mondo Islamico sono razzisti e imperialisti. Con
affermazioni simili si cerca di convincere gli Occidentali che i
Maomettani in Occidente non devono essere accusati di essere contro
la società secolare dell’Occidente. Tutto ciò è vero perchè
l’Islam è la religione della pace, nonostante la storia politica
dell’Islam dica tutto il contrario.
Questa
fantasia è diventata talmente comune nei discorsi pubblici in
Occidente che chiunque non sia d’accordo viene immediatamente
considerato un razzista, un bigotto e un fomentatore d’odio. Ciò è
un mezzo efficace in un paese dove il razzismo è un peccato
capitale, tanto che non è più possibile discutere seriamente sul
modo in cui gli immigranti Maomettani sono legati alla legge Sharia e
sulle loro intenzioni verso la società secolare in cui vivono.
6.
Più che una Religione
Portavoce
per l’amministrazione Bush:
Questo
non è uno scontrocon l’Islam o con gli Arabi, questa è una faccenda
di libertà, non di cultura. Qui si parla di lavorare insieme ai
governi Maomettani che vogliono entrare nel mondo moderno. Noi
lavoriamo con i governi Maomettani che vedono se stessi come governi
di di pace, contrari alla violenza, al terrore e a coloro che
vorrebbero tenere il mondo nel passato e distruggere la pace e la
libertà degli altri. Noi crediamo che il vero volto dell’Islam sia
quello di una religione di pace, con cui vogliamo collaborare.
Abdullah
Al-Araby
L’Islam
è sempre stato più che una religione. L’idea che l’Islam sia una
religione spirituale (come ad esempio il Cristianesimo) è
completamente sbagliata.
Serge
Trifkovic
Sarebbe
sbagliato descrivere l’Islam come una religione. Dai suoi inizi ai
tempi di Muhammad l’Islam è stato un progetto geopolitico, un
sistema di governo e una ideologia politica.
Robert
Spencer
Fin
dall’inizio l’Islam è stato insieme una religione ed un sistema di
governo. Ad esempio, il calendario Maomettano non inizia con la
nascita di Muhammad o con la sua prima rivelazione da Allah, come ci
si potrebbe aspettare da una religione. L’anno 1 per loro è l’anno
in cui Muhammad è diventato il generale di un esercito e un capo di
stato a Medina. Questo è l’inizio del calendario Maomettano perchè
nella loro mentalità l’Islam è un sistema sociale e politico, oltre
che una fede individuale.
Serge
Trifkovic
Nell’Islam
la separazione tra potere temporale e potere religioso non è solo
impossibile, ma persino eretica. Solo con la completa fusione di
tutti gli aspetti della vita umana e di tutte le funzioni legali e
politiche si può avere il Califfato, lo Stato correttamente
organizzato secondo il volere di Allah.
Walid
Shoebat
Quando
gli occidentali pensano a una religione, pensano ad un fatto privato.
Ad esempio, un Buddhista frequenta il suo tempio e prega, un Ebreo
dice il “mitzvah
alla sinagoga, un Maomettano paga la “zakat
alla moschea, un Cristiano frequenta la Messa di domenica.
Gli
occidentali pensano che la pratica di una religione sia una faccenda
privata e personale. Così, quando vedono l’Islam lo paragonano al
modo in cui vedono la religione. Questo è un grosso errore.
L’Islam
non è una religione personale, l’Islam è la legge Sharia, l’Islam è
PRIMA una forma di governo, POI l’applicazione personale di ciò. Non
è solo il modo di pregare e la direzione verso cui si prega, è il
modo in cui ci si veste e in cui si parla.
Per
l’Islam non puoi andare in paradiso se non preghi in Arabo, non puoi
leggere il Corano se non in Arabo. L’Islam è un sistema imperialista
in cui tutti devono parlare Arabo, pensare in Arabo e praticare la
religione in Arabo. E’una legislazione che comanda il modo in cui
devi mangiare, in cui devi sposarti, il modo in cui ti devi
rapportare allo Stato, all’esercito, ai giovani, alle donne. OGNI
ASPETTO DELLA VITA DIVENTA ISLAMICO. Per loro tutto è Islam.
Sahih
Al-Bukhari – Vol 2, Libro 23, Hadith 413
Gli
Ebrei portarono dinanzi al Profeta un uomo e una donna dei loro che
avevano commesso una relazione illecita (adulterio). Il Profeta
ordinò che venissero lapidati a morte entrambi vicino al luogo in
cui si offrivano le preghiere funebri dietro la moschea.
Sahih
Al-Bukhari – Vol 7, Libro 62, Hadith 88
Il
Profeta scrisse il contratto di matrimonio con Aisha quando lei aveva
sei anni e consumò il suo matrimonio con lei quando ne aveva nove.
Lei rimase con lui per nove anni (fino alla morte di lui)
Robert
Spencer
Non
c’è modo in cui la Sharia Islamica possa essere compatibile con i
concetti occidentali di diritti umani e di libertà di coscienza.
L’Islam tradizionale proibisce ai Maomettani di cambiare religione.
Non c’è modo di uscirne. E’proibito ai non-Maomettani il vivere in
società allo stesso livello dei Maomettani. E obbligatorio che i
Non-Maomettani siano cittadini di seconda classe (Dhimmi) e che non
possano avere alcuna autorità sui Maomettani. La storia insegna che
gli edifici religiosi dei Dhimmi non potevano essere costruiti o
riparati, costringendo le comunità a vivere in un costante stato di
declino.
Sura
5, Versetto 51
O
credenti! Non prendiate gli Ebrei o i Cristiani come Auliya (amici,
protettori, aiutanti), loro sono Auliya l’uno con l’altro. Se uno dei
nostri li prende come Auliya, di sicuro è uno di loro.
Serge
Trifkovic
E’impossibile
per un non-Maomettano che vive in una società Maomettana invocare i
suoi diritti civili e i suoi diritti umani, dato che essi sono
indipendenti dalla Sharia. Ci si aspetta che il non-Maomettano si
sottometta volentieri alla Sharia e che accetti il Dhimmi per la sua
protezione. Un Dhimmi è uno che si è subordinato volontariamente ai
suoi padroni Maomettani.
La
vita di Muhammad – P 368
Lo
salutammo mentre pregava e gli dicemmo che avevamo ucciso i nemici di
Allah. Lui sputò sulle ferite del nostro camerata e ce ne tornammo
alle nostre famiglie.
Il
nostro attacco ai nemici di Allah sparse il terrore tra gli Ebrei,
tanto che non c’era Ebreo nella Medina che non temesse per la sua
vita.
Walid
Shoebat
Muhammad
diceva chiaramente, come è documentato nelle Hadith, che; “Ho
avuto l’ordine di combattere finchè tutti non diranno che Allah è
l’unico Dio e che Muhammad è il suo Profeta”. Questo è il modo in
cui l’Islam è stato diffuso nel Nordafrica, in Indonesia e nel Medio
Oriente.
La
Siria e il Libano non erano Maomettane. Anche l’Arabia Saudita era
una moltitudine di tribù. L’Islam è stato diffuso in quei luoghi
con la spada. Non vedrai mai sinagoghe o chiese in Arabia Saudita. Il
Cristianesimo è inesistente. I Maomettani stanno conquistando anche
il villaggio di Betlemme, in cui i Cristiani sono solo il 20%.
In
Libano i Cristiani stanno scappando a frotte, dato che Hezbollah è
molto attiva. Il Libano era una nazione Cristiana, ma ora è in fase
di Islamizzazione.
Robert
Spencer
I
Maomettani che arrivano negli Stati Uniti o in Europa con l’idea che
la Sharia sia la legge di Allah vedono la nostra libertà di
religione e si accorgono che le leggi sono basate sul consenso
popolare e su rappresentanti eletti, non sul Corano.
Quando
vedono tutto questo lo classificano come “Jahelia
o ignoranza, il periodo di ignoranza delle nazioni che non hanno
ancora conosciuto l’Islam. Il Pakistan, l’Iran e le altre nazioni
simili definiscono il loro periodo pre-Islamico come la “Jahelia”.
I Maomettani considerano anche gli Stati Uniti e l’Europa come ancora
in fase di Jahelia.
Molti
Maomettani che emigrano in occidente vogliono stabilire un governo di
tipo Maomettano perchè per loro gli stati secolari e il governo
democratico non hanno legittimità.
Per
loro non c’è bisogno di elezioni per stabilire la legge, basta
obbedire a quello che dice Allah.
7.
La Casa della Guerra
Robert
Spencer
La
cosa più importante che l’Occidente deve capire sull’Islam di oggi è
che si tratta di un sistema politico, non solo di una religione.
E’una religione e un sistema di fede che obbliga alla guerra contro
gli infedeli e alla costruzione di una società del tutto
incompatibile con la società occidentale. Gli occidentali hanno
bisogno di capirlo, dato che i Maomettani stanno arrivando nel mondo
occidentale con questa fede e con tutte le intenzioni di agire in
base ai suoi dettami.
Queste
sono le motivazioni dietro al terrorismo moderno e gli obiettivi di
milioni di Maomettani in tutto il mondo. Questi fatti rimangono
generalmente nascosti agli occhi della gente per colpa della
“tolleranza”, del controllo dei media e della poca volontà del
governo di affrontare il terrorismo.
Walid
Shoebat
Il
fondamentalismo Islamico è ancora dormiente in occidente. Un esempio
di ciò è dato da Saladino, l’eroe Maomettano che ha sconfitto le
crociate.
La
storia è andata così: il diplomatico Arabo andò da Saladino e gli
disse: “Il Corano dice, se
chiedono la pace concedetegliela
”,
il che significa che se il nemico chiede la cessazione delle ostilità
bisogna accordagliela perchè così dice il Corano. Saladino rispose:
“Tu sei un Arabo mentre io sono Curdo, di sicuro conosci il Corano
meglio di me e saprai che esso dice Perchè
concedere la pace quando abbiamo il sopravvento?

Entrambi i versetti sono nel Corano. Devi concedere la pace quando
sei più debole, come dice il termine Hudna”.
La
Hudna è il “cessate il fuoco”. In Iraq,
Sadr chiedeva la Hudna perchè sapeva di non poter battere gli
Americani. La Hudna avviene in molti conflitti in cui l’Islam è il
più debole. Ma appena l’Islam diventa abbastanza forte non ha più
motivi per concedere la pace.
Per
questo il fondamentalismo Maomettano in occidente racconta la balla
che l’Islam è una religione di pace. I Maomettani stanno solo
aspettando di avere più immigranti, di avere il vantaggio numerico e
il potere politico. Quando lo raggiungeranno la storia si ripeterà.
Vedrete il vero volto del fondamentalismo Maomettano nel vostro
paese.
Robert
Spencer
Mi
dispiace, ma non c’è possibilità di trattare con gli Jihadisti. Non
ci si può venire a patti. L’Islam è molto chiaro sull’argomento,
tanto da non permettere relazioni pacifiche tra stati Maomettani e
non-Maomettani. Al massimo viene permesso un periodo di 10 anni in
cui si ha la Hudna (tregua), ma solo per permettere ai Maomettani di
radunare le forze. Questa non è la pace come noi la conosciamo, ma
solo una tregua temporanea.
Questa
è una guerra che gli Jihadisti hanno combattuto per 14 secoli e che
sono disposti a combattere per altri 14.
Sura
47, Versetto 4
Quando
[in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo
finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In
seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché
la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah]. Se Allah
avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla
prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute
le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah:
Serge
Trifkovic
Nella
mentalità Maomettana il mondo è diviso nella “Casa dell’Islam”,
dove è stata stabilita la legge Islamica e nella “Casa della
Guerra”, ossia il resto del mondo.
Questa
divisione ricorda le altre ideologie totalitarie, in particolare il
comunismo. Entrambi cercano di cambiare la storia del mondo. Il
cambiamento arriverà quando il mondo intero diventerà Maomettano o
quando la rivoluzione proletaria porterà i lavoratori al potere in
tutto il mondo, causando la fine dello stato, della moneta e
dell’oppressione di classe. Entrambe le ideologie ammettono la
possibilità di periodi di tregua. E’ possibile avere una coesistenza
pacifica con loro, ma questa coesistenza è solo una pausa di respiro
in una guerra senza fine, non una soluzione permanente.
Sahih
Al-Bukhari – Vol 4, Libro 52, Hadith 196
L’Inviato
di Allah ha detto, “Ho avuto l’ordine di combattere contro tutte le
genti finchè tutti diranno che non esiste altro Dio che Allah.
Robert
Spencer
Alcuni
credono che le cose sarebbero andate diversamente se avessimo
cambiato le nostre politiche verso Israele, verso l’Iraq o verso
qualcos’ altro, oppure se non avessimo abbattuto il regime Mossadegh
in Iran nel 1953… Queste idee sono ridicole, sono basate sulla
mancanza di comprensione dei motivi e degli obiettivi dei Jihadisti.
Questo
non è un conflitto creato con la creazione di Israele o con
l’ingresso dell’esercito USA in Iraq. La Jihad globale è andata
avanti senza sosta fin dal settimo secolo, con dei periodi di pausa
nei momenti in cui il mondo Maomettano era troppo debole per
combattere.
Bat
Ye’or
La
domanda da farci è: vogliamo conservare i nostri valori
Giudaico-Cristiani e la nostra civiltà o vogliamo andare verso lo
schiavitù dei Dhimmi per tutta l’Europa?
Questo
processo non coinvolge gli USA ma causerà l’isolamento degli USA nel
mondo, che dovranno affrontare la geopolitica di una Europa
Islamizzata. Questo è un problema che dovrà essere affrontato dagli
Europei e dagli Americani: la scelta tra libertà e Dhimmi.
Serge
Trifkovic
Nel
prossimo secolo l’occidente dovrà difendersi contro l’attacco
globale della Jihad e dovrà chiedersi qual’è lo spazio geografico e
culturale da difendere e in nome di cosa. Difendere l’occidente in
nome dell’ideologia del multiculturalismo è impossibile.
Il
multiculturalismo e il liberalismo post-moderno non sono cose per cui
vale la pena morire. Non sono ideologie in grado di ispirare la gente
a fare quel che i loro antenati hanno fatto a Poitiers durante la
prima ondata e alle porte di Vienna nel 1683 durante la seconda
ondata.
La
Jihad globale ha dalla sua parte la motivazione di milioni di persone
che vogliono diffondere la loro fede e migliorare la loro posizione
materiale alle spese degli infedeli. All’inizio ciò avverrà tramite
l’immigrazione, dopo se necessario tramite altri mezzi.
Walid
Shoebat
L’occidente
deve capire che l’Islam ha il potenziale di diventare pericoloso come
lo erano il Nazismo e il Comunismo. Come in queste due ideologie,
nell’Islam il fine giustifica sempre i mezzi. Non c’è rispetto per i
confini nazionali, dato che l’intera ideologia dell’Islam è quella
di diffondere il loro modo di vivere in tutto il mondo. Queste solo
le cose che vengono insegnate nelle scuole del Medio Oriente, in
Arabia Saudita e in tutto il mondo. L’Islam intende conquistare e
continuare a conquistare finchè tutto il mondo dirà: Allah è
l’unico Dio e Muhammad è il suo profeta.
Serge
Trifkovic
La
peculiarità dell’Islam deve essere guardata in faccia. Dico ciò con
la consapevolezza che offenderò alcuni occidentali: a differenza
degli Indù, dei Confuciani e dei nostri nemici dell’Africa
sub-sahariana, i Maomettani hanno una tendenza inerente
all’espandersi e a convertire il resto del mondo, non solo alla loro
religione ma anche alla loro mentalità e al loro sistema legale e
morale. Non lo diranno mai apertamente finchè sono in minoranza, ma
lo abbiamo già visto varie volte durante la storia. Appena avranno i
numeri per imporre la loro volontà lo faranno.
I
miracoli capitano. Non so se sarà un altro attacco terroristico
ancora più sanguinoso a fare da catalisi, o se sarà un conflitto
geopolitico nel Medio Oriente, forse con Israele in grave pericolo,
ma credo e spero che qualcosa svegli gli Europei e li avverta che è
il momento di alzarsi e farsi valere. Prima che sia troppo tardi…
Prodotto
e diretto da Gregory M. Davis e Bryan Daly. Prodotto e distribuito da
Quixotic Media, LLC USA 2006

1.8
Schiavi Europei, schiavisti
Arabi

By
Andrew G. Bostom
Una
protesta pubblica a Washington, DC, il 5 Aprile 2005 ha messo in
evidenza la situazione dei nativi Mauritani schiavizzati dagli
schiavisti Arabi. Negli ultimi due decenni del ventesimo secolo c’è
stato un vero genocidio Jihadista, tramite riduzioni in schiavitù,
perpetrato dal governo Maomettano Arabo di Khartoum contro i
Cristiani e gli animisti nel Sudan meridionale, mentre lo stesso
governo continua a praticare massacri e riduzioni in schiavitù verso
i Maomettani-Animisti del Darfur. Questi tragici fenomeni odierni
riflettono la brutalità ereditaria della schiavitù Jihadista.
Schiavitù
Jihadista
Il
legame tra la Jihad (una istituzione permanente dell’Islam) e la
schiavitù, fornisce la spiegazione per l’estensione e la durata di
essa nelle società Maomettana.
Questa
osservazione generale si applica anche per le forme specializzate di
schiavitù, tra cui gli eunuchi, i soldati schiavi (specialmente tra
gli adolescenti), la schiavitù infantile e gli harem. La schiavitù
Jihadista, in tutte le sue manifestazioni, è diventata una
istituzione importante per l’Islamizzazione espansionista e per il
sostentamento delle società Maomettane.
Ruolo
della schiavitù nell’Islamizzazione
Patricia
Crone, nella sua analisi recente delle origini e dell’evoluzione del
pensiero politico Maomettano, espone un legame importante tra la
riduzione in schiavitù di grandi masse di prigionieri durante la
Jihad e il ruolo di esse come Islamizazione forzata. Dopo una Jihad
vittoriosa:
I
prigionieri di sesso maschile venivano uccisi o ridotti in schiavitù,
quale che fosse la loro fede religiosa (i Popoli del Libro non erano
protetti dalla legge Maomettana finchè non accettavano il dhimma.)
A volte i prigionieri venivano costretti a scegliere tra l’Islam e la
morte, oppure erano loro stessi a dire di essersi convertiti per
evitare il patibolo: secondo i giuristi ciò era accettabile, anche
se si erano convertiti solo per paura. Le donne e i bambini venivano
ridotti in schiavitù allo stesso modo.
I
prigionieri erano importanti, tanto che i guerrieri Maomettani ne
prendevano un gran numero. A parte quelli che si convertivano, alcuni
venivano liberati sotto riscatto e il resto ridotti in schiavitù,
spesso per uso domestico.
Vivendo
in case Maomettane gli schiavi si convertivano quasi sempre,
incoraggiati o costretti dai loro padroni, bisognosi della loro
approvazione o lentamente abituatisi alla mentalità Maomettana.
Anche se il Dhimmi e lo schiavo non venivano costretti a scegliere
tra conversione o morte, le loro conversioni erano essenzalmente
forzate [1]
Gli
Indù, considerati idolatri e schiavizzati in gran numero durante le
ondate di conquiste Jihadiste che hanno devastato il subcontinente
Indiano per mezzo millennio (fin dall’ottavo secolo) venivano
costretti alla conversione senza alcuna remora. La schiavitù
Jihadista ha contribuito sostanzialmente alla crescita della
popolazione Maomettana in India. K.S. Lal spiega che: [2]
Gli
Indù che opponevano resistenza all’occupazione Maomettana erano
cosiderati ribelli. In ogni caso, si trattava di idolatri (mushrik)
che non potevano godere dello stato di Kaffir, ossia Popoli del
Libro. Le scritture Maomettane ordinavano la Jihad verso gli
idolatri, a cui poteva solo essere offerta la scelta tra conversione
o morte.
Coloro
che non venivano uccisi in battaglia venivano presi come schiavi e
convertiti a forza. La tratta degli schiavi in India era il commercio
più fiorente e la migliore attività di proselitismo per i
missionari (Maomettani). Ogni Sultano, come campione dell’Islam,
capiva la necessità del diffondere l’Islam in India in modo da
Islamizzare il paese e contrastare la resistenza dei nativi.
Vryonis
descrive come la schiavitù Jihadista , come veniva praticata dai
Selgiuchidi e dai primi Ottomani, fosse una strategia di
Islamizzazione in Asia minore dall’undicesimo al quattordicesimo
secolo[3]:
La
schiavitù contribuì al declino del numero dei Cristiani. Fin
dall’inizio delle razzie Arabe nella terra di Rum, il traffico di
uomini è sempre stato una parte molto importante del bottino. Ci
sono ampie testimonianze nei documenti contemporanei del fatto che
questa situazione non cambiò quando i Turchi presero il comando
della Jihad in Anatolia.
I
Turchi prendevano in schiavitù uomini, donne e bambini da tutti i
centri urbani e dalle campagne in cui le popolazioni erano indifese.
Nei primi anni, quando i Turchi non erano ancora stabiliti in
Anatolia, i prigionieri venivano mandati in Persia o in altri luoghi.
Dopo la fondazione dei principati Turchi Anatoli, una parte degli
schiavi rimaneva in Anatolia al servizio dei conquistatori.
Dopo
aver esaminato i metodi violenti e spesso brutali usati per imporre
la coscrizione infantile del devshirme e il declino conseguente delle
popolazioni Cristiane native del luogo (causato da espropri e fuga di
massa), Papoulia conclude che questa strategia Ottomana di
Islamizzazione era essenzialmente uno stato di guerra : [4]
Le
fonti parlano di piasimo (rapimenti) aichmalotos paidon (cattura) e
arpage paidon (rapimento di bambini), ammettendo che i bambini
perduti per la devshirme erano considerati vittime di guerra. Rimane
aperta la domanda: secondo la legge Islamica è possibile considerare
la devshirme come un atto di guerra? Gli storici Ottomani dell’età
aurea del loro impero cercavano di considerarla come be’anwa,
conseguenza della conquista militare.
E’vero
che i Greci e gli altri popoli dei Balcani non si erano arresi senza
combattere, quindi per il Corano andavano trattati secondo
l’Ahl-al-Qitâb: sterminio, conversione forzata oppure lo stato di
aman, ossia il pagamento perpetuo di tasse pro capite. In caso di
resa volontaria gli Ottomani concedevano l’esenzione da queste
condizioni, in particolare la tassazione, considerata una punizione
per la resistenza. La devshirme era un’espressione del continuo stato
di guerra tra conquistatori e conquistati, tanto che da sola la
devshirme è sufficiente per postulare un continuo stato di guerra.
Sotto
il regno di Shah Abbas I (1588—1626), la teocrazia Sciita Safavida
in Iran espandeva il suo sistema di razzie nelle zone Cristiane della
Georgia e dell’Armenia. I Cristiani Georgiani, Armeni e Circassi del
Caucaso venivano ridotti in schiavitù in gran numero e convertiti
all’Islam Sciita. Gli uomini venivano impiegati come schiavi militari
o amministrativi, le donne venivano mandate negli harems.
Probabilmente
avvene un cambiamento tra il 1700 e il1800, dato che gli schiavi
smisero di arrivare dal Caucaso per iniziare ad arrivare in gran
numero dall’Africa attraverso il Golfo Persico [5] Ricks scrive che
durante il regno dello Scià Sultano Husayn;
La
corte reale si era ampliata, a giudicare dal numero di schiave e
schiavi, tra cui diversi eunuchi bianchi e neri. Secondo uno storico
contemporaneo, lo Scià Sultano Husayn (d. 1722) aveva l’abitudine di
visitare i mercati di Isfahan nel primo giorno dell’anno Iraniano (21
Marzo) con tutta la sua corte a seguito. I cronisti contemporanei
stimavano che nella corte reale c’erano 5000 schiavi tra bianchi,
neri, donne e uomini. Tra questi bisogna includere 100 eunuchi di
pelle nera. [6]
Clement
Huart, scriveva nel 1907 che gli schiavi erano il bottino più
importante durante le razzie Jihadiste: [7]
Non
molto tempo fa, varie spedizioni hanno attraversato la Amoû-Deryâ,
la frontiera meridionale delle steppe e hanno devastato le regioni
orientali della Persia per rapire schiavi; ci sono state altre razzie
nel cuore inesplorato dell’Africa, che hanno dato fuoco alle aree
abitate e hanno massacrato le popolazioni animiste che vivevano in
pace in quei luoghi.
Willis
descrive la giustificazione Maomettana per la riduzione in schiavitù
degli animisti Africani: [8]
… mentre
emergeva l’odio da parte dell’Islam verso gli infedeli, le terre
degli infedeli diventavano il territorio di caccia preferito per la
“gente della fede e della ragione”. Nel cuore della Jihad i
concetti di infedele e di schiavo diventavano uno solo.
Secondo
la mentalità Maomettana in un luogo dove la maggioranza era
Maomettana (dar-al-Islam) l’infedele veniva automaticamente
considerato uno schiavo. Così come la schiavitù era un sinonimo per
la miscredenza, così come l’essere un Maomettano era sinonimo con
l’essere libero.
Questo
stato di schiavitù era imposto sui resti devastati dei villaggi
infedeli. Secondo il giurista Maomettano al—Wanshirisi (d.1508), la
schiavitù è la punizione (e l’umiliazione) per chi non professa la
Profezia e non si sottomette alla legge Maomettana.
Winston
Churchill nel 1899 scrive questa descrizione, basandosi su quello che
aveva visto durante il suo servizio militare durante la Jihad
Mahdista in Sudan da parte dei Maomettani Sudanesi Secondo i suoi
studi e le sue osservazioni sulle razzie dei Maomettani Sudanesi: [9]
Erano
tutti [i Maomettani Arabi delle tribù del Sudan], senza eccezioni,
cacciatori di uomini.
Nei
secoli un mare di prigionieri di razza nera è passato per i mercati
di schiavi di Jeddah. Il traffico è stato facilitato dalle armi da
fuoco degli Arabi. La situazione del Sudan durante i secoli si può
riassumere in poche frasi: La razza dominante degli invasori Arabi ha
diffuso la sua lingua, la religione, i suoi modi di vivere tra la
razza aborigena locale, mentre li attaccava e li schiavizzava. Le
tribù guerriere degli Arabi intanto combattevano tra di loro senza
sosta. I neri tremavano per la paura di essere catturati, oppure si
ribellavano ai loro oppressori.
Tutti
questi elementi della schiavitù Jihadista (la giustificazione
religiosa, l’islamizzazione forzata, particolarmente verso gli
animisti sub-sahariani) e la sua associazione alla devshirme (ad
esempio la coscrizione forzata di adolescenti per le forze armate)
sono evidenti nella Jihad moderna contro gli Animisti e i Cristiani
del Sudan meridionale da parte del regime di Khartoum, dominato dai
Maomettani Arabi. [10]
Durata
e persistenza
L’entità
e la durata della schiavitù Maomettana in Africa è paragonabile a
quella della tratta degli schiavi verso le Americhe, come osservava
Willis (con una certa ironia), [11] anche se la prima “è
durata decisamente più a lungo
”.

Si
stima che la tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico (dal 1600
alla fine del 1900) abbia coinvolto circa 10 milioni e mezzo di
individui (forse di più [12]).
Allo
stesso modo, il Professor Ralph Austen stima che tra il 650 e il 1905
i Maomettani abbiano venduto circa 17 milioni di schiavi attraverso
il Sahara, il Mar Rosso e l’Oceano indiano. [13] Inoltre, le
sofferenze degli animisti rapiti nella savana e nelle foreste
dell’Africa centrale e occidentale erano paragonabili a quelle patite
dalle vittime della tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico. [14]
Nel
diciannovesimo secolo gli schiavi arrivavano ai porti di Tripoli
attraverso tre rotte nel Sahara, tutte e tre così orribili che i
racconti degli schiavi costretti ad affrontarle erano pari a quelli
degli orrori degli schiavi durante la traversata dell’Atlantico.
Questo
commento, per quanto illuminante, ignora la vastità della schiavitù
Jihadista, praticata attraverso l’Europa, la Russia Moscovita
(tormentata dalle depredazioni dei Tartari), l’Asia minore (sotto le
dominazioni dei Selgiuchidi e degli Ottomani), la Persia, l’Armenia e
la Georgia (soggette agli assalti dei Safavidi), il subcontinente
Indiano (razziato dagli Arabi prima, poi dai Ghaznavidi durante il
Sultanato di Delhi e dai Mogul).
Ci
sono tre esempi da usare come introduzione allo schiavismo oltre il
continente africano: i Selgiuchidi in Asia Minore (undicesimo e
dodicesimo secolo), gli Ottomani nei Balcani (quidicesimo secolo) e i
Tartari nella Polonia meridionale e nella Russia Moscovita (dalla
metà del quindicesimo secolo fino al diciassettesimo).
Nell’undicesimo
e dodicesimo secolo i Turchi Selgiuchidi praticavano costantemente lo
schiavismo verso i Cristiani [15]. Durante il sacco di Edessa 16000
persone vennero ridotte in schiavitù [16]. Michele il Siriano,
patriarca ortodosso, racconta che quando i Turchi di Nur al—Din
arrivarono in Cilicia sotto Mleh l’Armeno presero in schiavitù
16.000 Cristiani e li vendettero ad Aleppo. [17]
Migliaia
di Greci vennero ridotti in schiavitù durante una serie di razzie
condotte nelle province Greche dell’Asia Minore (Vryonis afferma che
il racconto di 100.000 vittime da parte di un contemporaneo è
esagerato[18]) e portati fino in Persia per essere venduti, secondo
Michele il Siriano [19]. 26.000 abitanti della Cappadocia, Armenia e
Mesopotamia vennero rapiti dai Turchi durante le razzie del 1185 e
degli anni successivi. [20] Vryonis conclude dicendo: [21]
…queste
poche fonti indicano che il traffico degli schiavi era fiorente. Per
tutto il quattordicesimo secolo l’Asia Minore rimase la fonte
principale degli schiavi per il mondo Maomettano.
I
Sultani Ottomani, rispettando le prescrizioni della Sharia,
praticavano aggressivamente la schiavitù nei Balcani,
particolarmente durante i regni di Mehmed I (1402—1421), Murad II
(1421—1451) e di Mehmed II (1451—1481). [22] Alexandrescu—Dersca
riassume l’effetto della tratta degli schiavi e ne suggerisce
l’importanza dal punto di vista demografico: [23]
I
cronisti contemporanei Turchi, Latini e Bizantini sono unanimi nel
riconoscere che durante le campagne condotte in nome
dell’unificazione della Romania Greca e Latina e dei Balcani sotto
l’Islam, così come durante le loro razzie nei territori Cristiani,
gli Ottomani riducevano grandi masse di abitanti in schiavitù.
Il
cronista Ottomano Ašikpašazade raccontava che durante le spedizioni
del Pascià Ali Evrenosoghlu in Ungheria (1437), così come al
ritorno dalla campagna di Murad II contro Belgrado (1438), il numero
dei prigionieri superava quello dei combattenti.
Il
cronista Bizantino Ducas affermava che tutti gli abitanti di
Smederevo, occupata dagli Ottomani, vennero portati via in catene. La
stessa cosa avveniva quando i Turchi di Menteše calavano sulle isole
di Rodi e Cos, così come durante le spedizioni della flotta Ottomana
a Enos e a Lesbo. Ducas fornisce anche le cifre: 70,000 abitanti
ridotti in schiavitù durante la campagna di Mehmed II a Morée
(1460).
Il
Francescano Italiano Giano dell’Umbria parlava di circa 60,000 o
70,000 schiavi catturati durante due spedizioni degli akinğis in
Transilvania (1438) e di circa 300,000 o 600,000 prigionieri
Ungheresi. Anche se queste cifre sembrano esagerate ce ne sono altre
più accurate: 40.000 abitanti catturati dai Turchi di Menteše
durante una razzia
a Rodi, 7,000 abitanti tratti in schiavitù durante l’assedio di
Thessalonika (1430) secondo John Anagnostes e diecimila abitanti
portati via in schiavitù durante l’assedio di Mytilene (1462)
secondo Leonardo di Chios.
Data
la mancanza di documentazione non possiamo calcolare la quantità di
sciavi introdotti nella Romania Turca in quel periodo. Secondo
Bartholomé de Yano, si parla di circa 400,000 schiavi catturati nei
quattro anni tra il 1437 e il 1443. Anche includendo l’elemento di
esagerazione bisogna riconoscere il fatto che gli schiavi hanno
svolto un ruolo importante nell’espansione demografica Ottomana del
quindicesimo secolo.
Fisher
[24] ha studiato le razzie condotte dai Tartari Maomettani di Crimea
contro le popolazioni Cristiane della Polonia e della Russia
Moscovita dal 1500 alla fine del 1700 (1463—1794). Basandosi su
fonti incomplete (‘…è
indubbio che ci siano state più razzie di quelle che l’autore
descrive

[25]), le sue stime al ribasso indicano [26] che almeno tre milioni
di persone, tra uomini, donne e bambini, sono state catturate durante
la cosiddetta “mietitura della steppa”. Fisher descrive le
sofferenze dei prigionieri: [27]
…la
prima prova [per i prigionieri] è la lunga marcia verso la Crimea.
Spesso in catene e a piedi, molti dei prigionieri morivano per
strada. Dato che spesso i Tartari temevano gli agguati, specialmente
nel 1700 quando le bande di Cosacchi cercavano di liberare i
prigionieri, le marce erano forzate. I prigionieri malati o feriti
venivano uccisi per non rallentare la marcia. Heberstein scrive
che… ‘i vecchi e gli infermi che non sarebbe stato possibile
vendere a buon prezzo venivano regalati ai giovani Tartari per essere
lapidati, affogati o uccisi secondo i loro capricci.’ Un viaggiatore
Ottomano del Seicento che aveva visto una di queste marce, si
chiedeva se qualcuno di quegli schiavi sarebbe stato in grado di
raggiungere la destinazione, i mercati di schiavi di Kefe. Il
viaggiatore si lamentava perchè le perdite causate dal trattamento
così brutale avrebbero alzato il prezzo degli schiavi per gli
acquirenti come lui.
Un
proverbio Polacco diceva: “Meglio
nella bara che prigioniero dei
Tartari”
La
schiavitù Maomettana è impressionante e unica nella sua durata. La
schiavitù veniva praticata apertamente nella Turchia Ottomana [28],
e nell’Iran Shiita (Qajar) [29], fino ai primi anni del ventesimo
secolo. Come scrive Toledano [30] rispetto alla schiavitù negli
harem nella Turchia Ottomana,
…è
sorpavvissuta nell’elitè Ottomana fino al crollo dell’impero e della
casata di Osman all’inizio del ventesimo secolo.
Inoltre,
Ricks [31] scrive che nonostante le pressioni per la modernizzazione
e le riforme culminate nel Movimento Costituzionale Iraniano del
1905—1911, che ha abolito la schiavitù agricola e militare,
Non
è cessata la pratica della schiavitù domestica nelle regioni urbane
e rurali dell’Iran meridionale. Alcuni Iraniani di oggi testimoniano
che ci sono ancora schiave Africane e Indiane.
Nella
penisola Araba la schiavitù non è stata abolita fino al 1962 in
Arabia Saudita [32] e fino al 1970 nello Yemen e nell’ Oman. [33] Nel
1989, Gordon [34] scrive che anche se la Mauritania aveva abolito
ufficialmente la schiavitù nel 15 Luglio 1980,
…anche
il governo riconosce che questa pratica è ancora in vigore. Si stima
che circa 200.000 tra uomini, donne e bambini sono soggetti a
compravendita in questo paese del Nordafrica, lavorando come
domestici, pastori e nelle fattorie.
Inoltre,
come già detto prima, nel Sudan c’è stato un ritorno della
schiavitù Jihadista a partire dal 1983. [35]
La
schiavitù degli eunichi – il traffico più atroce
Gli
schiavi eunuchi, maschi castrati tra i 4 e i 12 anni (anche se di
solito verso gli 8 e i 12, data l’elevata mortalità) [36] erano
costantemente richiesti dalla società Maomettana. Di solito gli
eunichi servivano come sorveglianti per le donne degli harem dei
governanti e delle elitè dell’impero Ottomano e dei suoi vicini
(come l’Iran Safavida)
La
schiavitù degli eunuchi, iniziata circa 200 anni dopo le prime
conquiste della Jihad Araba [37] fino all’inizio del ventesimo secolo
[38] — è un tratto tipico della cultura are Maomettana ed è stata
chiamata “il trafffico più atroce”. Ad esempio, Toledano
documenta che fino al 1903 gli harem dell’Impero Ottomano contenevano
da 400 a 500 schiave, sorvegliate e protette da 194 eunuchi africani
di pelle nera.[39]
Un
tratto importante della schiavitù degli eunuchi è l’acquisizione
degli schiavi da paesi stranieri [40] , ossia zone non Maomettane che
confinavano con i Maomettani ed erano soggette a razzie. Come
commenta David Ayalon, [41]
…la
stragrande maggioranza degli eunuchi, così come la stragrande
maggioranza degli schiavi nel mondo Maomettano, è stata rapita fuori
dai confini del mondo Maomettano.
In
confronto, gli schiavi eunuchi in Cina erano locali. [42]
Hogendorn
[43] ha indicato tre regioni soggette a razzie, dall’ottavo secolo
fino al tardo ‘900:
Queste
regioni erano le parti boscose dell’Europa centrale e orientale,
chiamate dai Maomettani la ‘Bild as—Saqaliba’ (‘paese degli
schiavi’). La parola saqlab significa “schiavo” in Arabo, ed è
imparentata con la designazione etnica “Slavo”; le steppe
dell’Asia centrale erano chiamate la ‘Bilad al—Atrak’ (‘Paese dei
Turchi’ o Turkestan); e, più importante di tutti, la savana e i
confini delle boscaglie a sud del Sahara, chiamate le terre dei neri,
‘Bilad as—Sudan’.
Data
la chirurgia grossolana dei tempi, la castrazione aveva un tasso di
mortalità elevatissimo. Hogendorn descrive l’operazione e fornisce i
dati della mortalità: [44]
La
castrazione poteva essere parziale (lasciando il pene intatto) o
totale (rimuovendo pene e testicoli). Nel periodo posteriore, quando
l’Africa divenne la fonte principale per l’Islam mediterraneo, sembra
che tutti gli eunuchi sul mercato fossero soggetti a rimozione
totale. Questa operazione, cosiderata la più adatta per gli schiavi
in continuo contatto con le donne dello harem, causava spesso la
morte per due motivi. Il primo era l’emorragia, che causava morte
quasi istantanea. La ferita non poteva essere cauterizzata perchè
ciò avrebbe chiuso l’uretra causando la morte per impossibilità di
urinare. Il secondo pericolo era l’infezione dell’uretra, che causava
la formazione di pus e la morte in pochi giorni.
…nell’Africa
Subsahariana quando veniva praticata la castrazione c’era una
mortalità del 90%. In certi casi si riportava una mortalità ancora
più elevata, tipica delle aree tropicali in cui l’incidenza delle
infezioni era specialmente alta.
C’è
una prova contemporanea per dimostrare il tasso di mortalità. I
mercanti Turchi erano disposti a pagare da 250 a 300 talleri di Maria
Teresa per un eunuco del Borneo (Nigeria settentrionale) in un
periodo in cui uno schiavo giovane valeva meno di 20 talleri. Molte
fonti indicano che l’operazione aveva un tasso di mortalità
altissimo. Secondo Richard Millant’s [1908] in Sudan e in Etiopia il
tasso era del 90%.
Conclusioni
Le
manifestazioni contemporanee della schiavitù Maomettana riflettono
l’impatto dannoso della schiavitù Jihadista come istituzione
Maomettana. Tra esse ci sono le razzie dei Maomettani Arabi contro le
loro prede, gli animisti e i Cristiani di razza nera nel Sudan e nel
Darfur, la schiavitù in Mauritania (ancora una volta schiavi neri
per schiavisti Arabi).
La
società Ottomana, descritta come la più progressista della storia
Maomettana e come un paragone di ecumenismo Maomettano da una
conferenza delle Nazioni Unite, non ha mai generato un William
Wilberforce, figuriamoci un movimento abolizionista guidato da un
devoto ulema Maomettano.
E’ironico
che solo i liberi pensatori dell’Islam moderno, detti gli “apostati”,
hanno il coraggio intellettuale di ammettere l’esistenza della Jihad
e della schiavitù Jihadista, con le devastazioni sociali e militari
che ne conseguirono.
Quando
le voci di questi pensatori Maomettani sono messe a tacere, tramite
prigione, tortura ed esecuzione, i risultati sono tragici ma non
inaspettati. Il fatto che queste voci coraggiose e visionarie siano
state messe a margine o ignorate dall’Occidente denuncia l’ignoranza
della “casta” dei politici occidentali.
Fonti:

1.
Patricia Crone. God’s Rule. Government and Islam. New York: Columbia
University Press, 2004, pp. 371—722.
K.S. Lal, Muslim Slave System India, New Delhi, Aditya Prakashan,
1994, pp. 46, 69.3.
Speros Vryonis, Jr. The Decline of Medieval Hellenism and the
Islamization of Asia Minor, 11th Through 15th Century, 1971,
Berkeley: University of California Press, pp. 174—175.4.
Vasiliki Papoulia. ‘The impact of devshirme on Greek society’ in East
Central European society and war in the prerevolutionary eighteenth
century. Gunther E. Rothenberg, B�la
K. Kir�ly
and Peter F. Sugar, editors. Boulder : Social Science Monographs ;
New York : Distributed by Columbia University Press, 1982,  pp.
555—556.5.
Thomas Ricks. ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran, AD 1500—1900’,
Journal of Asian and African Studies, 2001, Vol. 36, pp. 407—418.6.
Ricks, ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran’, pp. 411—412. 7.
Clement Huart. ‘Le droit de la guerre’ Revue du monde musulman, 1907,
p. 337. English translation by Michael J. Miller. 8.
John Ralph Willis. “Jihad and the ideology of enslavement”,
in Slaves and slavery in Muslim Africa— vol. 1. Islam and the
ideology of enslavement, London, England; Totowa, N.J.: Frank Cass,
1985, pp. 17—18; 4.9.
Winston Churchill. The River War, Vol. II , London: Longmans, Green &
Co., 1899, pp. 248—50. 10.
John Eibner. ‘My career redeeming slaves’, Middle East Quarterly,
December, 1999, Vol. 4, Number 4, http://www.meforum.org/article/449
. Eibner notes:
…based
on the pattern of slave raiding over the past fifteen years and the
observations of Western and Arab travelers in southern Darfur and
Kordofan, conservatively puts the number of chattel slaves close to
or over 100,000. There are many more in state—owned concentration
camps, euphemistically called “peace camps” by the
government of Sudan, and in militant Qur’anic schools, where boys
train to become mujahidun (warriors of jihad).
11.
John Ralph Willis. Slaves and slavery in Muslim Africa, Preface, p.
vii.12.
This controversial topic is discussed here: Philip D. Curtin, Roger
Antsey, J.E. Inikori. The Journal of African History, 1976, Vol. 17,
pp. 595—627. 13.
John Ralph Willis. Slaves and slavery in Muslim Africa, Preface, p.
x. 14.
John Wright. ‘The Mediterranean Middle Passage: The Nineteenth
Century Slave Trade Between Triploi and the Levant’, The Journal of
North African Studies, 1996, Vol. 1, p. 44. 15.
Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245.16.
Bar Hebraeus. The chronography of Gregory Ab�’l
Faraj, the son of Aaron, the Hebrew physician, commonly known as Bar
Hebraeus; being the first part of his political history of the world,
translated from the Syriac by Ernest A. Wallis Budge, Oxford
University Press, 1932, Vol. 1, pp. 268—273; Michael the Syrian,
Chronique de Michel le Syrien, Patriarche Jacobite d’Antioche
(1166—1199), translated by J—B Chabot, 1895, Vol. 3, p. 331. 17.
Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, p. 331. 18.
Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245.19.
Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, p. 369. 20.
Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, pp. 401—402; Bar Hebraeus,
The Chronography, Vol. 1, p. 321.21.
Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245. 22.
M—M Alexandrescu—Dersca Bulgaru. ‘Le role des escalves en Romanie
turque au XVe siecle’ Byzantinische Forschungen, vol. 11, 1987, p.
15. 23.
Alexandrescu—Dersca Bulgaru, ‘Le role des escalves en Romanie
turque au XVe siecle’, pp. 16—17. 24.
Alan Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, Canadian
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Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, p. 579, note 17.26.
Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, pp. 580—582.27.
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Reuben Levy, The Social Structure of Islam, Cambridge University
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http://59.334.18.097plusf87:RQqljii569218397413КЂ
34.
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Jan Hogendorn. ‘The Hideous Trade. Economic Aspects of the
‘Manufacture’ and Sale of Eunuchs’, Paideuma, 1999, Vol. 45, p. 143,
especially, note 25. 37.
Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 137.38.
Ehud Toledano. ‘The Imperial Eunuchs of Istanbul: From Africa to the
Heart of Islam’, Middle Eastern Studies, 1984, Vol. 20, pp.
379—390.39.
Toledano. ‘The Imperial Eunuchs of Istanbul’, pp. 380—381.40.
Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 138.41.
David Ayalon. ‘On the Eunuchs in Islam’, Jerusalem Studies in Arabic
and Islam, 1979, Vol. 1, pp. 69—70.42.
Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 139, note 5.43.
Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 139.44.
Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, pp. 143, 145—146.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 4, il fallimento delle università occidentali

1.3 Il fallimento delle università occidentali

By Fjordman
Kari Vogt, storica delle religioni presso l’Università di Oslo, afferma che il libro di Ibn Warraq “Perché non sono un Musulmano” è irrilevante per lo studio dell’Islam così come i Protocolli dei Savi Anziani di Sion sono irrilevanti per lo studio dell’Ebraismo. Lei è considerata una delle maggiori esperte sull’Islam in Norvegia, spesso citata nei media nazionali quando si parla dell’Islam e dell’immigrazione Maomettana. La gente che si fida dei mass media (ossia la maggioranza della popolazione) viene sistematicamente ingannata riguardo all’Islam dalle nostre università che per la maggior parte hanno fallito nel mantenere l’ideale della libera ricerca. Sfortunatamente, ciò è vero per quasi tutte le università [1] e i college[2] occidentali[3].  La scuola per gli studi Orientali e Africani di Londra (SOAS[4]), teatro di incidenti antisemiti nel suo campus pro-Islamico, ha minacciato uno dei suoi studenti di origine ebraica perché protestava contro l’antisemitismo in ambito universitario. Gavin Gross, americano, guida una campagna contro il peggioramento delle condizioni per gli studenti ebrei al SOAS, che fa capo all’università di Londra. Il SOAS è teatro di attività antisemite sempre crescenti in frequenza e gravità. All’inizio dell’anno la Società Islamica aveva proiettato un video in cui equiparava l’ebraismo col satanismo. Nel frattempo per “promuovere la comprensione tra l’Islam e l’Occidente” l’Arabia Saudita ha donato circa 13 milioni di sterline a un museo Inglese [5]. Ufficialmente i fondi del Sultano serviranno per una galleria Saudita e Islamica diretta al raffigurare la cultura e la civiltà Islamica nella giusta prospettiva. Serviranno anche a finanziare borse di studio per gli studenti Sauditi presso l’università di Oxford. I Sauditi e altri petrolieri Arabi stanno comprando il controllo su quanto gli occidentali sapranno sull’Islam. Il Principe Al-Waleed bin Talal bin Abdul Aziz Al-Saud, membro della Famiglia Reale Saudita, è un investitore internazionale tra i 10 più ricchi del mondo. E’noto in America perché offrì un assegno da 10 milioni di dollari al sindaco di New York Rudolph W. Giuliani nell’Ottobre del 2001 per la ricostruzione delle Torri Gemelle. Il Sindaco Giuliani restituì l’assegno quando seppe che il principe aveva chiesto agli Stati Uniti di “riesaminare le politiche in Medio Oriente e adottare un atteggiamento più bilanciato rispetto alla causa Palestinese”. Il Principe Talal sta creando una rete TV, Al-Resalah[6], diretta ai Maomettani Americani e già attiva in Arabia Saudita. Nel 2005, Bin Talal ha comprato il 5.46% delle azioni della News Corp, la casa madre di Fox News. Nel December 2005 si vantò davanti al Middle East Online di poter cambiare a volontà i contenuti della Fox News[7]. Durante le rivolte in Francia[8] di quell’autunno, la Fox intitolò un servizio con “Rivolte Musulmane”. Bin Talal non ne era felice “Ho chiamato Murdoch al telefono […] [e gli ho detto] che quelle non sono rivolte musulmane, ma guerre di poveri” disse “In 30 minuti il titolo è stato cambiato in Guerriglia civile”.  Un sondaggio condotto dall’Università di Cornell rivelò che circa metà degli Americani ha una visione negativa dell’Islam[9]. Durante una conferenza stampa nel quartier generale dell’assemblea mondiale della gioventù islamica (WAMY), Paul Findley, un ex senatore americano, disse che il cancro dei sentimenti anti-Musulmani e anti-Islamici si era diffuso nella società Americana e richiedeva azioni correttive per essere eliminato. E’stato annunciato il lancio di una campagna mediatica da 50 milioni di dollari da parte del Consiglio per leRelazioni Americano-Islamiche (CAIR) “Vogliamo incontrare il Principe Alwaleed ibn Talal per ringraziarlo per il supporto finanziario al nostro progetto. E’stato generoso nel passato”. L’assemblea mondiale della gioventù islamica, fondata dal nipote di Osama Bin Laden in America, divide i suoi uffici con la Società Islamica per il Nord America e con il Centro Islamico Canades. Il WAMY Canada gestisce [10] una serie di campi Islamici e di pellegrinaggi giovanili. L’agente segreto americano Agent Kane citava una pubblicazione preparata per il WAMY che diceva testualmente “Ave! Ave! Oh Soldati Sacrificali! A Noi! A Noi! Dobbiamo difendere la bandiera in questa Giornata di Jihad! Avrete paura di versare il vostro sangue? Siete troppo attaccati alla vostra vita?” Secondo il suo rapporto, questi insegnamenti erano diretti a bambini dai 14 ai 18 anni. Le università di Harvard e di Georgetown hanno ricevuto 20 milioni di dollari in donazioni[11] dal Principe bin Talal per finanziare studi islamici. “Per  una università con aspirazioni globali, è critico che Harvard abbia un solido programma sull’Islam che sia mondiale e interdisciplinare nel suo approccio”, disse Steven E. Hyman, rettore di Harvard. Georgetown ha risposto che avrebbe usato il finanziamento – il secondo più grande mai ricevuto nella storia– per espandere il centro per il dialogo Islamico-Cristiano.
Martin Kramer, autore di “Torri di avorio nella Sabbia, il fallimento degli studi Mediorientali in America,” disse: “Il Principe Alwaleed sa che se vuoi fare una differenza devi puntare su posti nella Beltway, come Harvard o Georgetown”. Il professore di Georgetown John Esposito, direttore fondatore del Centro per il dialogo Islamico-Cristiano, contribuì nel sottovalutare [12] la minaccia della Jihad in Occidente. Kramer afferma che [13] negli anni ’70 Esposito aveva preparato la sua tesi sotto il suo mentore Maomettano Ismail R. Faruqi, un imperialista maomettano di origine palestinese teorico della “Islamizzazione della conoscenza”. Durante la prima parte della sua carriera John L. Esposito non ha mai studiato o insegnato nel Medio Oriente. Negli anni 80 ha pubblicato libri come Islam: The Straight Path, il primo di una serie di libri favorevoli all’Islam. Nel 1993, Esposito arrivò all’università di Georgetown University, affermando di essere un’autorità nel campo. Nel 2003, la società islamica del Nord America (ISNA) riconobbe Esposito[14] come il nuovo “Abu Taleb Islamico” non solo in Nord America ma in tutto il mondo. Ringraziando gli “innumerevoli sforzi per cancellazione delle leggende urbane sulla società e la cultura Musulmana” il Dr. Sayyid Syeed, Segretario Generale dell’ISNA paragonò Esposito ad Abu Taleb, lo zio non-Maomettano di Muhammad che aiutò la nascente comunità Maomettana della Mecca nel momento in cui era ancora debole e vulnerabile. La carriera di Esposito simbolizza il fallimento degli studi critici sull’Islam (e forse su tutti gli argomenti non Occidentali) delle università occidentali negli anni 80 e 90. Il Francese Olivier Roy nel 1994 pubblicò un libro intitolato Il Fallimento dell’Islam Politico e descrisse il Medio Oriente come “post-Islamico”. Come disse Martin Kramer, “Gli universitari erano tanto impegnati con i Martin Lutero mussulmani da non riuscire mai a produrre una sola analisi seria su bin Laden e la sua accusa all’America. Le azioni di Bin Laden, i suoi video e i suoi discorsi erano imbarazzanti per gli universitari che assicuravano gli Americani che l’Islam politico era ormai superato.” Quantomeno le università americane stanno ammettendo che bin Laden esiste. Bruce Lawrence, professore di religione alla Duke [15], ha pubblicato un libro sui discorsi e gli scritti di Bin Laden. Secondo lui “Se lo leggi secondo i suoi termini è una persona di alti ideali, che sarebbe benvenuta nella politica mondiale“. Lawrence afferma anche che Jihad significa essere “uno studente migliore, un collega migliore, un partner commerciale migliore. Sopratutto, significa controllare la propria rabbia.”
Altri credono che ci stiamo lamentando troppo della Jihad. John Mueller, insegnante di Scienze Politiche nell’Università dell’Ohio nel numero di settembre 2006 di Foreign Affairs[16] si chiedeva se la minaccia terroristica agli USA non fosse una finzione: “Una spiegazione credibile del fatto che gli Stati Uniti non hanno più subito attacchi dall’11 Settembre è che la minaccia terroristica sia stata esagerata, come avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale per i nippo-americani o per i Comunisti nel Dopoguerra (…) L’agenzia di sicurezza nazionale, enorme e costosissima, serve a perseguire alcuni, spiare molti, infastidire moltissimi e tassare tutti nella difesa degli Stati Uniti contro un nemico che nemmeno esiste.” Lee Kaplan durante una conferenza del [17] MESA, l’associazione degli studi sul medio oriente notò che: “Gli universitari tra il pubblico ricevevano copie gratuite di una rivista platinata chiamata Washington Report on Middle East Affairs. Molta gente, a una prima occhiata, potrebbe dire che la pubblicazione è simile al Newsweek o al Time.” “Quel che molti non sanno è che il sito e il giornale del Washington Report on Middle East Affairs – anzi, l’intera organizzazione – riceve finanziamenti dall’Arabia Saudita, un regime dispotico che si è tacitamente comprato l’influenza in ogni campus Americano, particolarmente attraverso i Centri di studi mediorientali.” Ho incontrato Nabil Al-Tikriti, un professore dell’università di Chicago e gli ho sentito dire: “Vorrei invitare quegli universitari che sostengono l’impegno bellico americano e le misure di sicurezza in America, gente come Daniel Pipes o Martin Kramer.”Io ho risposto, “E allora perché non sono qui alla conferenza MESA?”. “Perché li sbatteremmo fuori”, rispose Al-Tikriti. Il vice presidente della Commissione Jihad, Hugh Fitzgerald, condivide le sue preoccupazioni sul MESA[18]: “Come organizzazione il MESA è stato colonizzato negli ultimi due decenni da apologeti Maomettani.” “L’apologetica consiste nel ignorare argomenti come la Jihad, la dhimmitude, e addirittura nel negare agli studenti lo studio diretto del Corano, delle Hadith e della Sira.” “Vengono studiati libri al livello di [Karen] Armstrong ed Esposito, oppure idiozie buoniste come Principi, Poeti e Visir di Maria Rosa Menocal.” “Nessun membro del MESA ha mai fatto tanto quanto Ibn Warraq per rendere pubblica la vera storia delle origini dell’Islam. Nessuno ha mai parlato dell’istituzione del Dhimmi come la Bat Ye’or[19]. E’una situazione stupefacente, in cui il lavoro importante non viene svolto dalle università perché molti centri universitari sono stati conquistati da una storta di Internazionale Islamintern.” Hugh Fitzgerald ha ragione. The Legacy of Jihad, uno dei più importanti lavori sulla Jihad degli ultimi anno è stato scritto da Andrew Bostom, un medico insoddisfatto dal materiale disponibile sull’argomento all’alba degli attacchi dell 11 Settembre. Bat Ye’or, forse la maggiore esperta sull’istituzione della Dhimmitude è autodidatta. Ibn Warraq ha scritto vari libri eccellenti sulle origini del Corano e sui primi giorni dell’Islam, pur essendo al di fuori del sistema accademico. Ciò è molto onore per loro, ma è un disonore per le università occidentali.
E’difficile capire perché le autorità Americane o Europee permettano ai Sauditi di finanziare ciò che sarà insegnato riguardo l’Islam alla futuraclasse dirigente, nonostante abbiano finanziato il peggiore attacco terroristico di tutta la storia. Gli Stati Uniti non avevano permesso ai Nazisti di comprare l’appoggio delle università americane. Anche se i Sovietici avevano i loro apologisti e i loro agenti, gli Americani non gli permisero mai di sponsorizzare i college. Perché stanno permettendo ai Sauditi e agli altri Maomettani di farlo? I Sauditi sono nemici che non devono avere il permesso di influenzare le università o i media. E’ una faccenda di sicurezza nazionale. Anche se la bustarelle e i petroldollari dei Sauditi sono un forte ostacolo per chi vuole studiare criticamente l’Islam, non sono la totalità del problema. Molti docenti universitari sono talmente imbevuti di ideologie anti-occidentali che sarebbero lieti di attaccare l’Occidente e applaudire l’Islam anche a gratis. Poche opere hanno fatto di meglio nel corrompere il dibattito critico sull’Islam nelle scuole e università del libro del 1979 Orientalismo, di Edward Said. Ha generato un esercito di Saidisti, detti anche Terroristi Intellettuali Terzomondisti [20] da Ibn Warraq. Secondo Ibn Warraq, “quel libro ha insegnato a un intera generazione di Arabi l’arte del piangersi addosso, lamentandosi perché se non fosse per gli imperialisti, i razzisti e i Sionisti sarebbero di nuovo grandi come un tempo“. Quel libro ha incoraggiato la generazione dei fondamentalisti Maomettani degli anni 80 e ha messo a tacere ogni critica verso l’Islam.  “Il tono aggressivo di Orientalismo è quello che ho chiamato Terrorismo intellettuale, dato che non cerca di convincere tramite logica o analisi storica, ma urlando accuse di razzismo, imperialismo ed Eurocentrismo contro chiunque cerchi di contestarlo. Una delle tecniche preferite è dipingere l’Oriente come il nemico eterno dell’imperialismo, della dominazione e dell’aggressione Occidentale. L’Oriente non è mai dipinto come un’entità dotata di volontà propria.
Ibn Warraq critica Said perchè non vuole riconoscere la tradizione Occidentale del pensiero critico. Se avesse studiato meglio la civiltà e la storia Greca, in particolare le Storie di Erodoto “Said avrebbe incontrato due caratteristiche tipiche della cultura occidentale, che Said cerca spasmodicamente di negare: la ricerca della conoscenza fine a se stessa. La parola Greca Historia significa “ricerca” ed Erodoto credeva che il suo lavoro fosse il risultato della ricerca: quello che aveva visto, sentito e letto, ma verificato tramite lo studio.”  “La curiosità intellettuale è uno dei punti cardine della civiltà Occidentale. Come dice J.M.Roberts, è assurda la grandissima indifferenza di certe civiltà e la loro mancanza di curiosità riguardo al mondo. Perché gli studiosi Islamici non avevano alcuna voglia di tradurre i testi Europei o Latini in Arabo? Perché mentre il poeta Inglese Dryden scriveva un’opera teatrale sulla successione a Delhi dopo la morte dell’Imperatore mongolo Aurungzeb, nessun Indiano ha mai voluto scrivere qualcosa sulle politiche delle corti Inglesi di quei tempi? E’chiaro che la curiosità e lo spirito di avventura europeo hanno altre motivazioni oltre quella economica, per quanto essa sia importante
Martin Kramer indica quanto sia ironico che il novellista Salman Rushdie lodava il coraggio di Said: “Il Professore Said riceve minacce di morte dalla Lega Ebraica Americana” disse Rushdie nel 1986, “e penso sia importante ricordare che essere un Palestinese a New York – ed essere Palestinese in generale – non è il destino più tranquillo”. Come accadde, il destino di Said divenne molto più tranquillo di quello di Rushdie, dopo che Khomeini ordinò la sua morte nel 1989. E’ironico come Rushdie, un grande letterato postcoloniale con credenziali sinistrorse impeccabili, sia diventato la personificazione dell’ostilità da parte dell’Islam. Nel suo saggio “Gli intellettuali e il Socialismo”, F.A. Hayek scriveva decenni fa che il “Socialismo fin dall’inizio non è mai stato un movimento della classe operaia. E’una costruzione dei teorici e degli intellettuali, ossia i venditori di idee di seconda mano. L’intellettuale medio non ha bisogno di avere nessuna competenza particolare, non deve essere neanche particolarmente intelligente per fare il suo ruolo di intermediario nella diffusione delle idee. Questa casta è composta da giornalisti, insegnanti, preti, lettori, pubblicisti, radiofonici, scrittori di fiction, vignettisti e artisti. Include anche professionisti e tecnici, come scienziati e medici.” “Questi intellettuali sono gli organi con cui la società moderna diffonde le conoscenze e le idee, mentre i loro pregiudizi e opinioni sono il setaccio attraverso le idee devono passare prima di essere diffuse  alle masse.
Gli insegnanti più brillanti di oggi sono generalmente socialisti“. Secondo Hayek questo non deriva dal fatto che i socialisti sono più intelligenti, ma perché “una grossa fetta dei socialisti si dedica ai mestieri che gli consentono di influenzare l’opinione pubblica. Il pensiero socialista attrae molto i giovani data la sua natura visionaria. L’intellettuale, per sua natura, non è interessato ai dettagli tecnici o alle difficoltà pratiche. Quello che gli interessa sono le idee.” Hayek avverte che “Forse è vero che la società libera porta con sè il germe della propria distruzione, che la libertà venga data per scontata e considerata inutile, che la libera crescita delle idee che è l’essenza di una società libera porterà la distruzione della società che l’ha creata“. “Forse questo significa che la libertà viene apprezzata solo da chi l’ha persa, che ovunque è necessario attraversare una fase di totalitarismo socialista prima che le forze della libertà riprendano la voglia di combattere?” “Se vogliamo evitare una situazione simile dobbiamo offrire un nuovo programma liberale che stimoli l’immaginazione. Dobbiamo rendere la costruzione di una società libera un’avventura dell’intelletto, un atto di coraggio.”
Nel suo libro Modern Culture, Roger Scruton[21] spiega perchè le ideologie di sinistra siano ancora attraenti:
La teoria Marxista è una forma di determinismo economico, secondo cui i cambiamenti fondamentali nelle relazioni economiche sono sicuramente rivoluzionari e caratterizzati dalla distruzione violenta del vecchio sistema e da un crollo della “sovrastruttura” politica fondata su esso. La teoria è palesemente sbagliata, ma c’è qualcosa nell’immagine Marxista che la rende attraente, tanto che ci sono persone disposte a crederci. Spiegando la cultura come un sottoprodotto delle forze materiali, Marx accetta la visione materialista Illuministica. La vecchia cultura, con gli dei, le autorità e le tradizioni sembra una rete di illusioni, il cosiddetto oppio dei popoli che calma i dolori.”
Secondo Scruton, dopo l’Illuminismo “non avvenne solo la reazione incarnata da Burke ed Herder, abbellita dai romantici, ma anche un cinismo verso la vera idea di cultura. E’diventato normale vedere la cultura da fuori, non come un modo di pensare che definisce la nostra eredità morale ma come un travestimento con cui dei poteri innaturali si mostrano come se fossero il diritto naturale. Dopo Marx, sono sorte le teorie che smascheravano le culture. Queste teorie hanno la struttura costruita da Marx: identificano il potere come la realtà e la cultura come la maschera. Cercano anche di prevedere una liberazione futura dalle menzogne degli oppressori.” E’stupefacente notare che questa è esattamente lo stessa trama del libro di Dan Brown Il codice Da Vinci del 2003, uno dei più grandi best seller di tutti i tempi. Oltre ad essere un thriller, il libro afferma che tutta la storia del Cristianesimo moderno è una cospirazione della Chiesa per coprire la verità riguardo il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Lo scrittore Australiano Keith Windschuttle[22], ex Marxista, è stanco della ideologia anti-occidentale delle università: “Negli ultimi tre decenni molti degli opinionisti nelle università, nei media e nelle arti hanno considerato la cultura Occidentale come qualcosa di cui vergognarsi o a cui opporsi. La conoscenza scientifica Occidentale è diventata solo una delle tante strade che portano alla conoscenza” “Il relativismo culturale afferma che non ci sono standard assoluti per giudicare le culture umane. Tutte le culture devono essere giudicate equivalenti, anche se diverse. Questo atteggiamento tollerante non vale per la cultura Occidentale, la cui storia viene vista come un crimine contro il resto dell’umanità. L’Occidente non può giudicare le altre culture ma deve condannare la propria.
Windschuttle ci impone di ricordare gli elementi unici della nostra cultura: “I concetti di libertà di espressione e di ricerca, così come il diritto di critica, sono cose per noi talmente scontate che non ci facciamo caso. Dobbiamo riconoscere che questi sono fenomeni solamente Occidentali. Non sono contemplati nelle culture Confuciana o Indù. Senza questi concetti il mondo non sarebbe quello di oggi. Non avremmo avuto Copernico, Galileo, Newton o Darwin.
La riscrittura della storia Occidentale è stata così brutta che persino William Shakespeare è stato definito un Maomettano in incognito! “Shakespeare sarebbe stato deliziato dal Sufismo“, disse lo studioso maomettano Martin Lings, un Sufi. Secondo il Guardian, Ling ha affermato che le opere di Shakespeare “somigliano agli insegnamenti della setta Sufi“, durante la International Shakespeare Globe Fellowship Lecture nel Globe Theatre a Londra, durante la Settimana di Cultura Islamica. “Sarebbe stato impossibile per Shakespeare essere un Maomettano” ha risposto David N. Beauregard, uno studioso di Shakespeare e co-editore di “Shakespeare e la Cultura Cristiana nell’Inghilterra Moderna” Beauregard ha continuato “Shakespeare aveva credenze Cattoliche Romane su temi di importanza cruciale, questo non per dire che Shakespeare scriveva drammi religiosi, ma che il suo lavoro ha senso solo in una specifica tradizione religiosa.” Secondo Robert Spencer[23], “Shakespeare è solo l’ultima figura della Storia Occidentale a essere riscritta in maniera pro-Maomettana.” Recentemente il Dipartimento di Stato Americano ha asserito, senza uno straccio di prova che Cristoforo Colombo (che nel 1492 aveva lodato Ferdinando e Isabella per avere cacciato i Maomettani dalla Spagna) era stato aiutato nei suoi viaggi da un navigatore Maomettano. “Le scuole in America sono talmente disastrate che oggi nemmeno gli insegnanti sono in grado di rispondere a queste fantasie storiche.” Il blog The Gates of Vienna [24] ha citato un rapporto da parte del Consiglio Americano dei Laureati e Insegnanti (ACTA) delle università Americane. Il sondaggio rivelava “una grande uniformità nell’atteggiamento politico e pedagogico. In tutte le scienze umane e sociali ci sono sempre gli stessi temi, quale che sia la disciplina. Nei corsi di letteratura, filosofia, storia, antropologia, religione, (…) si parla sempre delle stesse cose: razza, classe sociale, sesso, sessualità, “la costruzione sociale dell’identità”, la globalizzazione, il capitalismo, l’egemonia Americana, l’oppressione, la distruzione dell’ambiente.” In tutte le classi si ripete lo stesso messaggio, in termini che a un non universitario sembrano incomprensibili. In breve, il messaggio è che lo status quo, patriarcale, razzista, egemonico e capitalista, deve essere interrogato e criticato per poter teorizzare e facilitare una rivoluzione la cui necessità è data per scontata. Le differenze tra le discipline stanno sparendo. I corsi su argomenti specifici come la letteratura, la sociologia o gli studi femminili sono diventati copie speculari

Le femministe e l’Islam

La scrittrice Charlotte Allen commenta [25] su come il Presidente Lawrence Summers dell’Università di Harvard ha causato un putiferio con il suo discorso in cui speculava che le differenze innate tra i sessi potrebbero essere la causa della minore presenza delle donne nei massimi livelli delle scienze. Summers si è licenziato nel 2006, in parte per le proteste causate dal suo discorso. “Anche per chi non comprenda la ricerca scientifica – Mr. Summers ha citato uno studio in cui si dimostra che in generale le donne hanno la stessa intelligenza degli uomini, ma che tra le persone estremamente intelligenti, quelle che raggiungono i massimi livelli della scienza, ci sono molte meno donne. Il buon senso dice che Mr. Summers aveva ragione. Recentemente la Facoltà di Arti e Scienze di Harvard ha censurato Mr. Summers. Non sarebbe bello poter parlare apertamente dei rispettivi pregi e debolezze di uomini e donne?” Si, Signora Allen, sarebbe bello. Forse Summers si sbaglia, ma è pericoloso prendere una strada in cui ci sono problemi importanti di cui non si può parlare. Uno dei punti cardine della civiltà occidentale è il desiderio di farsi domande su tutto. La “Tolleranza a senso unico” è anti-occidentale nella sua forma e nel suo intento. Si deve notare che in questo caso, le Femministe sono l’avanguardia dell’ideologia che ha accecato le università di fronte alla minaccia Maomettana. Questo è ancora peggio se si pensa che altre Femministe nelle università asseriscono che il velo o il burka rappresentano un Femminismo alternativo. La dottoressa Wairimu Njambi è una Assistente in “Studi Femminili” all’Università di Florida Atlantic. Buona parte delle sue ricerche si dedica alla nozione che la pratica crudele della mutilazione genitale femminile (FGM) è un trionfo Femminista e che dire il contrario è odioso. Secondo la Njambi “la propaganda anti-FGM perpetua l’assunto colonialista che vede l’immagine occidentale del corpo e della sessualità come universale” Ci sono ancora sacche di resistenza. Il Professore Sigurd Skirbekk[26] dell’Università di Oslo affronta molti dei postulati dietro le politiche di immigrazione in Occidente. Uno di questi è la nozione che i paesi ricchi hanno il dovere di accogliere tutte le persone delle altre nazioni che stanno soffrendo per disastri naturali, repressione politica o sovrappopolazione. Secondo lui, non è morale che i regnanti di quelle nazioni permettano la crescita incontrollata delle loro popolazioni per poi spingere il loro eccesso di popolazione verso altri paesi.
Skirbekk ricorda che i Paesi Europei hanno combattuto contro i nazisti nonostante usassero la scusa del Lebensraum (spazio vitale) per giustificare la loro politica estera. Dobbiamo fare la stessa cosa ora che altri paesi usano la scusa della mancanza di spazio per invaderci. Skirbekk ricorda che ci sono molti libri disponibili sui problemi ecologici che il mondo dovrà affrontare in questo secolo. Una politica di immigrazione troppo liberale, unita al rifiuto di confrontarsi con i problemi morali troppo scomodi, non è sostenibile nel futuro. Riusciremmo soltanto a scaricare il problema sulle generazioni future. In Danimarca, la linguista Tina Magaard[27] conclude che i testi Maomettani incoraggiano terrorismo e combattimento molto più dei testi sacri di qualunque altra religione. Lei ha ottenuto un Dottorato in Analisi del Testo e in Comunicazione Interculturale presso la Sorbona di Parigi, inoltre ha impiegato tre anni un un progetto di ricerca che comparava i testi sacri di dieci religioni. “testi dell’Islam si distinguono dai testi delle altre religioni incoraggiando la violenza e l’aggressività contro i non credenti in maniera sistematica. Inoltre ci sono ordini espliciti di compiere atti di terrorismo. Questo è un argomento tabù per chi compie ricerche sull’Islam, ma è un fatto che dobbiamo affrontare.” Ci sono centinaia di passi del Corano che ordinano la guerra contro i fedeli delle altre fedi. “Se è vero che molti Musulmani vedono il Corano come la parola letterale di Dio, non simbolica o narrativa, allora abbiamo un problema. E’indiscutibile che i testi incoraggiano terrorismo e violenza. Quindi è ragionevole chiedere ai Musulmani come si rapportano al testo, se lo leggono per come è“, si chiede Magaard. Gli esempi di Skirbekk, Magaard e altri sono incoraggianti, ma non sono abbastanza numerosi da cambiare l’immagine generale di una Università paralizzata dalle ideologie Neomarxiste e dai sentimenti anti-occidentali.
Lo scrittore Mark Steyn[28] commenta su come “nel mondo reale sembra che il più grande successo della globalizzazione degli anni 90 sia stata l’esportazione di una ideologia da un luogo sperduto del pianeta al cuore di ogni città occidentale.” Scrivendo a proposito del crollo di nazioni come la Somalia lo scrittore Robert D. Kaplan dell’Atlantic Monthly definiva i cittadini di quegli stati come uomini tornati all’età della pietra. “Quando persone nate a Toronto chiedono la decapitazione, quando persone nate in Yorkshire e cresciute a fish and chips e pessima musica pop inglese si fanno saltare in aria nella metropolitana di Londra, allora sembra che il fenomeno dell’uomo tornato all’età della pietra sia stato esportato in tutto il pianeta. E’la globalizzazione al contrario: le patologie di un paesino remoto sono diffuse in tutte le città occidentali
Qui si vede il collegamento. Mentre il multiculturalismo diffonde tribalismo ideologico nelle nostre università, diffonde anche il tribalismo fisico nelle città. Dato che tutte le civiltà per loro sono uguali, non c’è bisogno di salvare la civiltà occidentale o proteggere le nostre leggi. E’ vero che forse non arriveremo mai alla verità universale, dato che siamo tutti limitati dalle nostre esperienze e dai nostri pregiudizi personali. Questo non vuol dire che dobbiamo abbandonare l’ideale della verità. Questo è ciò che è accaduto negli ultimi decenni. Le nostre scuole non cercano neanche di arrivare alla verità. Hanno deciso che la verità non esiste e che ci sono solo diverse opinioni e diverse culture, tutte valide allo stesso modo. L’eccezione è la cultura occidentale, che è malvagia e si merita solo di essere “decostruita”. Le università occidentali sono passate dall’Età della Ragione all’Età della Decostruzione. Mentre le università Cinesi, Indiane, Coreane e Asiatiche stanno laureando milioni di ingegneri e scienziati ogni anno, le università occidentali sono diventate piccole comunità hippie, impegnate a denigrare l’occidente ed esaltare la barbarie. Questo è un grosso danno alla competitività delle nazioni Occidentali. Ciò è male, ma è l’ultimo dei problemi. L’università occidentale non riesce a vedere la minaccia da parte delle nazioni Maomettane che vogliono sottometterci e spazzare via la nostra civiltà. Questo è un fallimento con cui non possiamo convivere. E probabilmente non sopravviveremo a questo fallimento, se non troviamo una soluzione.
Fonti:
http://www.brusselsjournal.com/node/1282
1.http://www.brusselsjournal.com/node/849
2.http://www.brusselsjournal.com/node/1155
3.http://www.brusselsjournal.com/node/1145
4.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/006260.php
5.http://www.arabnews.com/?page=1&section=0&article=62487&d=21&m=4&y=2005
6.http://www.americanthinker.com/comments.php?comments_id=5418
7.http://frontpagemagazine.com/Articles/Printable.asp?ID=20490
8.http://amconmag.com/2005/2005_12_05/cover.html
9.http://www.arabnews.com/?page=1&section=0&article=84122&d=21&m=6&y=2006&pix=kingdom.jpg&category=Kingdom
10.http://littlegreenfootballs.com/weblog/?entry=8263
11.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/009405.php
12.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008907.php
13.http://www.geocities.com/martinkramerorg/IslamObscured.htm
14.http://www.campus-watch.org/article/id/773
15.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008113.php
16.http://www.foreignaffairs.org/20060901facomment85501/john-mueller/is-there-still-a-terrorist-threat.html
17.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/004191.php
18.http://www.jihadwatch.org/archives/004791.php
19.http://www.brusselsjournal.com/node/840
20.http://www.secularislam.org/articles/debunking.htm
21.http://www.brusselsjournal.com/node/1126
22.http://www.sydneyline.com/AdversaryCulture.htm
23.http://www.frontpagemag.com/Articles/ReadArticle.asp?ID=15701
24.http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/06/little-churchills-inhabiting-sterile.html
25.http://www.dallasnews.com/sharedcontent/dws/dn/opinion/points/stories/040305dnediallen.35261.html
26.http://folk.uio.no/sigurds/
27.http://fjordman.blogspot.com/2005/09/islam-is-most-warlike-religion.html
28.http://www.brusselsjournal.com/node/1142
29.http://52.068.4.309plusf24:KWimfhh436383717863МБ

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 3, l’Islam

Cari amici, sto iniziando a tradurre un certo libro scritto da un certo gentiluomo di Oslo. Ho deciso di pubblicarlo su questo blog come contributo alla cultura europea. Ovviamente non è una di quelle merdose traduzione di Google, l’ho tradotto io parola per parola, che ci crediate o no.
Questo capitolo parla dell’Islam e della sua storia e cultura. Cosa è, come averci a che fare, come e perché’ combatterlo per la nostra sopravvivenza.
Buona lettura
La Storia, il Marxismo e l’Islam – Cosa ci nasconde il governo, l’università e i media. Il revisionismo basato sulla sottomissione e sul pensiero anti-Europeo.
“Chi controlla il presente, controlla il passato.”
George Orwell

 

1.1 Il revisionismo storico (negazionismo)

Il revisionismo storico è il tentativo di cambiare le idee del pubblico riguardo al passato. [1]. Il negazionismo è il negare i crimini storici.
Da Islam and the West, Bernard Lewis:
Viviamo in un periodo in cui si fanno grandi sforzi per falsificare i documenti del passato e per rendere la storia un mezzo di propaganda. I governi, i movimenti religiosi e i partiti politici di ogni colore sono impegnati nel riscrivere la storia per come la vorrebbero e per come la vogliono insegnata ai loro seguaci. Tutto ciò è davvero pericoloso verso noi e verso l’intera umanità. Coloro che non sono in grado di confrontarsi col passato non sono in grado di capire il presente e di affrontare il futuro.
E’ ironico sapere che una simile critica al revisionsmo è stata scritta da un revisionista che nega il Genocidio Armeno e che ha minimizzato le brutalità dell’Impero Ottomano. Bernard Lewis è considerato un Orientalista moderato ed è spesso convocato da varie agenzie governative, tra cui la vecchia amministrazione Bush.
Data l’ignoranza con cui viene trattata, la storia degli ultimi 1400 anni di Jihad contro i non-Mussulmani e contro l’Europa è una delle forme più radicali di negazionismo storico. Il primo capitolo di questo libro è dedicato alla memoria di questa Jihad ancora in corso. Dovremo affrontare e combattere il processo di falsificazione voluto dallo stato preparandoci per il momento in cui la vera storia dell’Islam sarà rivelata. Quando i regimi Europei cadranno (e questo sistema basato sul multiculturalismo cadrà presto) sarà possibile re-introdurre e conoscere la vera storia dell’Islam, tra cui: la storia islamica, la giurisprudenza islamica e le vere descrizioni di Jihad, Dhimmitude e gli altri aspetti falsificati dell’Islam. E’essenziale impedire l’amnesia storica preservando la vera storia
senza censure. Fin dalla sua creazione nel settimo secolo e fino a oggi, la Jihad Islamica ha sterminato sistematicamente più di 300 milioni di non-Maomettani, ha torturato e schiavizzato più di 500 milioni di individui. Dal 9/11 2001, più di 12 000 attacchi di terroristi Jihadisti in tutto il mondo hanno portato alla morte di uno o più non-Maomettani per attacco. [2] In altre parole; ci sono circa 150 attacchi Jihadisti mortali al mese in tutto il mondo. Ciò continuerà finché ci saranno non-Maomettani al mondo e finché l’Islam continuerà ad esistere.
Devo ammettere, quando ho iniziato a studiare la storia Islamica e le atrocità Islamiche più di 3 anni fa avevo dubbi sulle informazioni che avrei trovato. Ho iniziato a esplorare sotto la superficie e sono rimasto scioccato nello scoprire le verità “orrende e sconosciute” riguardo alle atrocità Maomettane. Molti credono che il Cristianesimo sia allo stesso livello dell’Islam in quanto a crudeltà. Posso assicurare che ciò è assolutamente falso. La Jihad ha causato più di 10 volte il numero di omicidi, torture e riduzioni in schiavitù di quelle causate dal Cristianesimo. Ovviamente, i governi neomarxisti europei vorrebbero farci credere il contrario. L’essenza del multiculturalismo è: “tutte le culture e le religioni sono uguali“. In questo senso i governi Europei hanno lanciato una grande “campagna di inganno” contro il loro stesso popolo per creare una versione fasulla dell’Islam e della Civiltà Europea, in modo da farli apparire equivalenti Secondo loro, ciò è necessario per poter fare accettare il multiculturalismo. I Maomettani, i Nazionalisti Arabi e i Marxisti sono i primi falsificatori della storia fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Il libro di Edward Said Orientalismo pubblicato nel 1970 è un opera importante in questo senso.
Nel passato l’Europa aveva una visione stereotipata dell’Islam, così come l’Islam aveva una visione stereotipata di noi. Queste visioni erano decisamente ostili. Per secoli e secoli l’Islam era una minaccia enorme contro la civiltà Cristiana. La minaccia condizionava ogni aspetto della storia europea, ed era la causa principale degli gli imperi coloniali Europei. Fino al 1750 loro facevano concorrenza spietata ai nostri interessi. Gibbon intorno al 1780 fu il primo a pensare che il pericolo fosse ormai passato, ma su scala locale la minaccia continuò a lungo. I pirati barbareschi saccheggiarono le coste inglesi fino al 1830, riducendo interi villaggi in schiavitù. La loro minaccia imperversò a lungo lungo le coste occidentali dell’Irlanda e Islanda. Questo avveniva durante il periodo di massimo splendore dell’Impero Inglese. Fin dai tempi della prima invasione Jihadista in Andalusia più di un milione e mezzo di Europei vennero rapiti e ridotti in schiavitù, molti di essi portati in Nord Africa.
Enciclopedia Britannica
L’ Enciclopedia Britannica venne pubblicata per la prima volta nel 1768. I redattori spesso provenivano da altre nazioni e tra questi vi erano le autorità più rispettate nei rispettivi campi. Il negazionismo sanzionato dagli stati occidentali, anche detto “revisionismo storico per motivi politici” riguardo all’Islam iniziò in Gran Bretagna nel diciannovesimo secolo. La motivazione era la creazione di una base per la cooperazione e il commercio Britannico-Musulmano.
Durante la guerra Russo-Turca [3], la Russia sconfisse l’Impero Ottomano. Nel 1878, dopo il “Congresso di Berlino[4]”, Disraeli, Primo Ministro Britannico, decise di mettersi d’accordo con gli Ottomani, promettendogli la protezione contro gli attacchi Russi in cambio di “trenta danari”, in questo caso l’isola di Cipro. Per migliorare le relazioni tra Britannici e Ottomani si pensò di introdurre una revisione su larga scala dell’Enciclopedia Britannica (dalla decima edizione in poi) e di tutto il materiale che descriveva l’Islam, i musulmani e le pratiche Islamiche come “malvagie”. Questo fu l’inizio del processo di falsificazione storica in Europa.  Per comprendere ciò dobbiamo studiare le relazioni che c’erano tra la Gran Bretagna e la Russia di allora:
La Gran Bretagna, la superpotenza del diciannovesimo secolo, conduceva una guerra territoriale con l’altra superpotenza, la Russia. Nei Balcani (ai tempi occupati dagli Ottomani) gli interessi dei due imperi cozzavano. Sarebbe stato naturale per i Balcani vivere sotto influenza Russa. Molti dei popoli balcanici (Serbi, Greci, Rumeni e Bulgari) erano e sono Ortodossi, così come i Russi, ma ciò non andava d’accordo con gli interessi economici Britannici. Questo è il motivo per cui la Gran Bretagna si alleò con la Turchia e inventò il mito della tolleranza musulmana.
Anche se i turchi sgozzavano e violentavano le donne o rapivano i bambini dei cristiani balcanici ciò era considerata una espressione di tolleranza (e forse ciò non dispiaceva troppo all’ebreo Disraeli) . L’importante era che non fossero i Russi a comandare nei Balcani.
Esempi di bugie e di retorica apologista:
  • Esagerazioni nella descrizione della cultura e della scienza Islamica.
  • L’Impero Ottomano era tollerante (falso)
  • Gli ebrei erano stati trattati con calma e tolleranza nell’Impero Ottomano. (falso)
  • I giovani cristiani balcanici potevano godere di grandi avanzamenti sociali grazie al rapimento e alla conversione forzata nella casta dei Giannizzeri. (falso)
  • Il Genocidio Armeno non è mai accaduto. In realtà era una lotta tra due popolazioni per il possesso di un territorio. (falso)
  • L’ Andalusia musulmana (La Spagna dei Mori) viene spesso descritta dagli apologeti Islamici come un paradiso multiculturale in cui ebrei e cristiani venivano rispettati e ammessi nelle posizioni più elevate delle università e dell’amministrazione pubblica. (falso)
  • Jihad significa sforzo personale della volontà (parzialmente vero, ma solo in una Hadith “debole” e poco significativa. Nel Corano si dice ben altro. L’argomento sara’ spiegato più avanti.)
  • L’Islam è una religione di pace (la pace della morte, per i non maomettani)
  • La cristianità e l’islam sono uguali dal punto di vista delle atrocità storiche (falso, ma anche se fosse vero non conterebbe niente)
  • I cristiani Maroniti del Libano non sono mai stati sterminati. (infatti si sono suicidati tutti appena i maomettani hanno preso il potere)
Esempi di omissioni importanti
I governi Occidentali hanno dichiarato che parti importanti della storia debbono essere cancellate e ignorate nei programmi ministeriali. Ad esempio:
  • Il massacro dell’ Hindu Kush, il più grande genocidio della storia
  • I Genocidi Armeno, Greco, Assiro e Coptico
  • Le varie Jihads, le torture e le riduzioni in schiavitù dei Cristiani e degli altri popoli non Maomettani del Medio Oriente e dell’Asia
  • Lo stupro etnico usato come arma durante l’Impero Ottomano.
  • La codardia del mondo occidentale e il suo rifiuto di difendere i Cristiani del Libano contro le invasioni Jihadiste. Queste invasioni portarono al crollo totale dello stato Cristiano del Libano. Nel 1911 l’80% dei Libanesi era Cristiano, oggi sono meno del 25% e quei pochi sono ancora perseguitati.
  • Il vero scopo delle Crociate
  • Lo schiavismo degli Arabi. Più di 1 milione e mezzo di Europei sono stati ridotti in schiavitù da loro.
Esempi di propaganda anti Europea nei nostri programmi scolastici
  • Informazioni false sulle Crociate (erano una campagna militare difensiva, non un’invasione)
  • La storia del colonialismo Europeo, visto in maniera negativa nonostante fosse essenzialmente sfruttamento economico, nulla in confronto ai 1400 anni di Jihad accompagnati dal genocidio di più di 300 milioni di persone e dalla riduzione in schiavitù o dalla conversione forzata di più di 500 milioni di non maomettani.
Le informazioni di sopra sono una prova del fatto che gli apologisti dell’Islam e i falsificatori della Storia Europea devono essere affrontati e sconfitti.
Purtroppo per noi, più del 95% dei giornalisti, editori e delle case editrici sono pro-Eurabia e seguaci del Multiculturalismo. Ciò vale anche per l’85% dei politici europei e per più del 90% dei parlamentari europei. Non dobbiamo mai dimenticarci che l’Unione Europea [5] è il primo organo responsabile del revisionismo pro-Islamico in Europa!
Tratto da The Eurabia Code:
Il Simposio sul dialogo Euro-Arabo condotto a Venezia nel 1977 e ad Amburgo nel 1983 includeva indicazioni che sono state messe in atto.
4. La necessità della cooperazione tra esperti Europei ed Arabi per presentare un’immagine positiva della civiltà Arabo-Islamica e del mondo Arabo contemporaneo al pubblico Europeo.
Il Dialogo Euro-Arabo (EAD) è una istituzione politica, economica e culturale progettata per assicurare coesione tra Europei e Arabi. La sua struttura è stata progettata durante le conferenze di Copenhagen (15 Dicembre 1973), e Paris (31 Luglio 1974). L’agente principale di questa politica è l’associazione parlamentare europea per la Cooperazione Euro Araba, fondata nel 1974. Gli altri organi principali del dialogo sono l’istituto MEDEA e l’Istituto Europeo per la Ricerca sulla Cooperazione Euro-Araba nel Mediterraneo, creato nel 1995 col patrocinio della Commissione Europea.
In un intervista di Jamie Glazov del Frontpage Magazine, Ye’or spiegava come “nella politica interna, il EAD stabilisce una stretta cooperazione tra i media Arabi ed Europei, ossia televisione, radio, giornalisti, case editrici, scuole, accademie, centri culturali, libri di testo, scuole e organizzazioni giovanili, turismo, dialoghi interconfessionali tra le Chiese, tutti determinati nello sviluppo delle proprie politiche. L’Eurabia è questa rete organizzata di associazioni Euro-Arabe, una simbiosi con l’aiuto e la cooperazione della politica, economia, demografia e della cultura.
Il primo responsabile per la creazione dell’Eurabia, l’Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba, venne creato a Parigi nel 1974. Adesso conta oltre seicento membri, tutti provenienti dai più importanti partiti politici d’Europa, attivi nei loro parlamenti nazionali oltre che nel Parlamento Europeo. La Francia continua ad essere il protagonista di questa associazione.
Uno dei documenti che Bat Ye’or mi ha gentilmente spedito (menzionato solo nella versione francese del libro Eurabia) è la “Strategia Comune per il Consiglio Europeo – La visione dell’UE per la regione Mediterranea”, 19 Giugno 2000. Include molte direttive, ad esempio:
“elaborare tattiche di costruzione del partenariato, particolarmente nella promozione delle consultazioni regolari e dello scambio di informazioni con i Paesi partner Mediterranei, supporto della
connessione delle infrastrutture tra i partner Mediterranei e tra loro e l’UE. Usare tutti i mezzi necessari per facilitare e incoraggiare il coinvolgimento della società e lo sviluppo degli scambi culturali tra l’UE e i Paesi partner Mediterranei. Le Organizzazioni Non Governative saranno incoraggiate a partecipare nella cooperazione a livello bilaterale e regionale.
Sarà data particolare attenzione ai media e alle università [grassetto mio]”
La Strategia è anche quella di “stimolare il dialogo tra le culture e le civiltà per combattere l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia”
La Dichiarazione di Algeri [11] per una visione condivisa del futuro venne stipulata dopo un congresso tenuto ad Algeri nel Febbraio 2006. Il documento afferma che “è essenziale creare una entità
Euro-Mediterranea basata su Valori Universali” e che “è di importanza cruciale enfatizzare i punti comuni tra le culture, per quanto siano marginali o dimenticati” Il Piano di Azione Comune scrive una gran quantità di raccomandazioni su come costruire questa entità Euro-Mediterranea. Alcune di esse sono:
  • Adattare le organizzazioni già esistenti e i contenuti dei media all’obiettivo del dialogo Nord-Sud. Fondare un centro di giornalismo Euro-Mediterraneo
  • Fondare una rete composta da tutti i Paesi partner Mediterranei allo scopo di costruire un “sistema educativo compatibile”. [Unsistema educativo compatibile con quello Arabo? Cosa includerà? Sei sicuro di volerlo sapere? Ce lo diranno prima che sia già un fatto compiuto?]
Questi accordi, volti al riscrivere completamente i libri di Storia Europea per renderli pro-Islamici e al rendere l’Islamofobia un crimine razzista, sono in fase di sviluppo proprio in questo momento.
Nel Giugno 2005 a Rabat [14], in Marocco, si è tenuta una conferenza intitolata “Adottare il dialogo tra Culture e Civiltà con Iniziative Concrete e Sostenibili.” La Conferenza è stata organizzata dall’UNESCO, dall’ISESCO (Organizzazione per la cultura, educazione e la scienza dell’Islam), dall’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), dall’Organizzazione Araba per l’Educazione, la Cultura e la Scienza (ALECSO), dal Centro Danese per la Cultura e lo Sviluppo (DCCD) e dalla Fondazione Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture Euro-Mediterranee
Fra le proposte di Mr. Olaf Gerlach Hansen, Il Direttore Generale dell DCCD: “Siamo interessati in nuove azioni nei media, nella cultura e nell’educazione. Queste proposte includono: 
– Iniziative concrete per sviluppare competenze interculturali nella formazione delle nuove generazioni di giornalisti. Iniziative concrete per lo scambio tra i giornalisti, editori e i media per incoraggiare la cooperazione interculturale”. Iniziative concrete per il miglioramento dei programmi ministeriali attraverso nuovi materiali educativi e revisioni dei libri di testo
Anche se non viene detto esplicitamente, si può assumere che tra gli stereotipi negativi da rimuovere dai libri di testo ci saranno i 1300 anni di continua guerra Jihadista contro l’Europa. Queste proposte sono state accettate e incluse nell’Impegno di Rabat. L’ECRI (Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza) ha richiesto agli Stati membri dell’UE di adottare leggi che renderanno illegale discutere seriamente sul vero Islam, oltre a rendere i Maomettani una “categoria protetta”. I Paesi Europei dovranno:
  • Modificare i programmi ministeriali delle scuole per impedire una “interpretazione distorta della storia religiosa e culturale” e per evitare che l’Islam venga descritto in termini di ostilità e
    di minaccia.
  • Incoraggiare il dibattito sull’Islam nei media Europei e renderli responsabili sulla loro responsabilità nell’evitare i pregiudizi el’intolleranza.

1.2 Caratteristiche generali del Negazionismo Europeo sull’Islam

Quando un popolo rifiuta le sue legende, vede solo falsità nel proprio passato e vede i propri antenati come idioti e bugiardi, ciò è un segno del suo declino e della fine delle sue glorie. I rami con le radici marce non hanno linfa per produrre frutti
– Rudyard Kipling
 L’Europa ha la sua famiglia di negazionisti: un movimento volto a negare i ripetuti crimini contro l’umanità commessi dall’Islam. Questo movimento è guidato dagli apologisti dell’Islam e dai  marxisti universitari, seguiti dai giornalisti, dai politici e dagli intellettuali che si definiscono secolari. Come i negazionisti Turchi che negano il genocidio Armeno, i negazionisti Europei hanno
il pieno supporto del governo (sia i governi nazionali che l’UE) e il controllo completo sui media. I negazionisti comandano il governo riguardo alle politiche da adottare contro il problema comune (ossia il problema Islamico)
Le loro tecniche sono essenzialmente le stesse degli altri negazionisti.
1. Negare la realtà:
La forma più volgare di negazionismo è la semplice negazione della realtà. A tale scopo si usano slogan semplici e generici, tipo: “L’Islam è tollerante“, “La Spagna Islamica era un modello di armonia multiculturale“, “L‘antisemitismo era sconosciuto tra i Musulmani finché non vi è stato introdotto dall’Europa“. Dato che è raro che un crimine islamico venga diffuso al pubblico, non c’è molto bisogno di negare crimini particolari. Una eccezione è il genocidio degli Armeni, ufficialmente negato in Turchia e in tutto il mondo Maomettano.
Il caso Rushdie è stato un caso di negazionismo su larga scala. C’è solo una risposta chiara alla domanda: “E’pratica Islamica uccidere coloro che criticano il Profeta?“. Secondo i media e i loro “esperti” la risposta è: NO. Secondo le tradizioni Maomettane, la risposta è: SI. Mohammed, così come i suoi successori, hanno ucciso i loro critici tramite esecuzioni formali o assassinii spietati. Secondo la legge Maomettana l’esempio di Mohammed è un precedente valido. Al massimo si può discutere sulle procedure: alcuni giuristi affermavano che Rushdie doveva essere rapito, portato in un paese Islamico e avere la possibilità di abiurare davanti a un tribunale Islamico. Gli Ayatollah avevano decretato che nemmeno il pentimento avrebbe potuto salvarlo. Se non avesse abiurato, anche i cosiddetti maomettani moderati avrebbero ucciso lo scrittore. La legge Islamica punisce l’apostasia e l’insulto al Profeta con la pena capitale: non c’era speranza per Rushdie.
Nonostante tutto, molti “esperti” hanno affermato in pubblico che uccidere Rushdie non sarebbe stato un atto Islamico.
Negare in maniera spudorata può funzionare se i negazionisti hanno il controllo completo della stampa e dei media. Altrimenti, c’è il rischio di essere scoperti. In questo caso, ci sono delle tecniche
più raffinate.
2. Ignorare i fatti:
Il negazionismo passivo è il più sicuro e il più popolare. I media e gli scrittori semplicemente evitano di parlare dei fatti che per loro non è conveniente discutere. Questo include molti dei fatti inerenti il massacro, la tortura e la riduzione in schiavitù dei non-Maomettani nei contesti storici e contemporanei (tra cui i Genocidi e la Dhimmitude), gli sviluppi demografici che mostrano la conquista graduale e sistematica delle nostre società (tra cui il Kossovo, il Libano e ora buona parte dei Paesi Europei), la al-Taqiyya/ketman, la Nashkì e l’importanza della Jihad nell’Islam. Altri fatti da ignorare sono il ruolo dell’Arabia Saudita nella diffusione dell’Islam tradizionale (il cosiddetto nazismo Islamico, detto anche Wahhabismo). Gli “esperti” si sono dimenticati di informare il pubblico Europeo che l’Arabia Saudita ha speso più di 87 milioni di dollari negli ultimi 20 anni per propagandare il “Vero Islam”.
Buona parte di questi finanziamenti vanno nella costruzione e manutenzione di migliaia di moschee, madrassa e centri di cultura Maomettana in tutto il modo. Queste istituzioni ormai sono diffuse in ogni Paese occidentale, in tutta Europa.
3. Minimizzare i fatti:
Se un fatto è scomodo lo si può minimizzare. Ad esempio, se vari storici Maomettani hanno narrato di un massacro di infedeli, il negazionista dirà che ne hanno esagerato il numero per soddisfare la vanità del loro mecenate, come se non fosse già abbastanza il fatto che i regnanti Maomettani provassero soddisfazione nell’essere ricordati come grandi massacratori di infedeli. A parte il minimizzare la portata dei crimini Islamici, c’è anche la tecnica del relativizzare: rendere i fatti meno evidenti comparandoli con altri fatti accuratamente scelti. Ad esempio, uno può dire che “tutte
le religioni sono intolleranti
“, plausibile quanto falso: nell’Impero Romano le uniche sette che venivano perseguitate erano quelle che avevano ambizioni politiche (ad esempio gli Ebrei indipendentisti o i Cristiani perché si temeva che volessero prendere il controllo dell’Impero e cancellare le altre religioni, come effettivamente fecero), mentre le altre religioni avevano lo status di religio licita. Altri imperi religiosamente tolleranti erano l’Impero Persiano e molti altri.
Un altro argomento per favorire l’Islam è la lista degli atti di fanatismo Cristiano. E’noto il fatto che il Cristianesimo è colpevole di numerose distruzioni di templi e di persecuzioni religiose. La radice di questo fanatismo è il fondamento teologico comune di entrambe le religioni: il monoteismo profetico. I difetti del Cristianesimo sono gli stessi dell’Islam, ma nonostante la sua tendenza teologica all’intolleranza, il Cristianesimo ha dovuto passare una fase di “vivi e lascia vivere” perché nel suo periodo formativo era solo una delle tante sette religiose dell’Impero Romano.
L’Islam non ha mai avuto questa esperienza.
 
Il Cristianesimo ha dovuto subire l’influsso Islamico per poter esprimere il potenziale di fanatismo. Non è una coincidenza il fatto che Carlomagno, il vincitore dei Sassoni, fosse il nipote di Carlo Martello, il vincitore dei Maomettani a Poitiers. Non era una coincidenza il fatto che i cavalieri Teutonici che convertirono a forza i Baltici fossero veterani delle Crociate, ossia le campagne volte a liberare la Palestina dall’Islam. Non lo era nemmeno il fatto che l’Inquisizione Spagnola fosse emersa in un paese sottoposto per secoli al dominio islamico. Soprattutto, il Cristianesimo ha ammesso buona parte dei crimini della propria storia, anche se è ancora impegnato nell’assumersene la responsabilità. L’Islam non lo ha mai fatto e non lo farà mai.
Un altro modo per minimizzare il fanatismo Maomettano è il dire che dopo tutto nessuna guerra imperialista è mai stata corretta e gentile. Questo può essere vero, ma in ogni caso nessuno venera i massacratori o costruisce templi in loro onore, almeno al giorno d’oggi. Una religione dovrebbe aiutare l’uomo a trascendere i propri difetti, ad esempio l’avidità e la crudeltà, non ad approvarli e
glorificarli.
4.“Non è poi così male”:
Quando non si possono nascondere, minimizzare o negare i fatti, i negazionisti possono affermare che dopo un esame più attento non sono brutti come sembrano. Un negazionista può anche definire giusto quel che è visibilmente sbagliato. Ad esempio, nella sua biografia di Mohammed, Maxime Rodinson dichiarava spudoratamente che lo sterminio degli ebrei della Medina da Mohammed è stata indubbiamente la decisione migliore. In molte introduzioni popolari all’Islam, il fatto che l’Islam impone la pena capitale sugli apostati (in termini moderni, l’Islam si oppone alla libertà di religione nel modo più brutale possibile) è ammesso, ma si spiega che “Dato che l’Islam era in guerra con i politeisti, l’apostasia era equivalente al tradimento e alla diserzione, crimini puniti con la morte anche nella nostra società secolare”. Ciò è giusto, ma ciò dimostra che l’Islam ha scelto di essere in guerra con le religioni tradizionali Arabe e con tutte le altre religioni, tanto da condizionare il suo sistema legislativo ad uno stato di guerra permanente.
5. Giocare su fatti non rappresentativi:
Una tattica popolare dei negazionisti è il trovare un fatto positivo ma senza importanza e metterlo in evidenza, mentre la situazione generale viene tenuta fuori vista. Per esempio, è stato trovato un documento in cui un Cristiano il cui figlio era stato rapito e arruolato nei Giannizzeri si vantava perché suo figlio aveva raggiunto una posizione di comando nell’esercito. Il fatto che questa gente cercava di trovare qualcosa di positivo nel rapimento dei propri figli è usato per dimostrare che i non-Maomettani erano felici di vivere sotto il dominio Maomettano. In realtà la Devshirme, il rapimento con conversione forzata di un quinto dei bambini cristiani da parte delle autorità Ottomane era un terrore costante e formidabile per tutti, narrato in centinaia di storie e canzoni tristissime.
Come altro esempio, i negazionisti menzionano i casi di collaborazione da parte dei non-Maomettani (ad esempio l’aiuto Tedesco al genocidio Armeno) per suggerire che costoro erano trattati come pari e che il dominio Maomettano era pacifico. In realtà ogni occupazione, anche la più crudele, ha sempre avuto casi di collaborazionismo. Persino i Nazisti usavano collaborazionisti Ebrei come guardie nel ghetto di Varsavia.
6. Negare i motivi:
A volte i negazionisti accettano i fatti, ma negano la responsabilità dei loro eroi Maomettani. Ad esempio, Mohammed Habib cercò di discolpare l’Islam cercando di incolpare altri fattori: la brutalità dei Turchi, l’avidità, il bisogno di difendersi dai complotti. In realtà, i regnanti Maomettani che cercavano di evitare di opprimere gli infedeli venivano rimproverati dal clero perché non facevano il loro dovere di Islamici. Il clero non aveva alcun problema se il regnante opprimeva gli infedeli solo per arricchirsi, l’importante era che lo facesse. In ogni caso, il fatto che l’Islam è una
religione che può essere usata per giustificare saccheggio e riduzione in schiavitù (a differenza di altre, ad esempio il Buddhismo) è già abbastanza per farsi un’idea.
7. Fare confusione:
Un’altra tattica comune consiste nel fare confusione tra i termini del dibattito: “Un solo Islam non esiste, ci sono tanti Islam con grosse differenze tra paese e paese ecc.” In effetti è difficile criticare qualcosa di così indefinito. Il fatto è che l’Islam esiste: è la dottrina contenuta nel Corano, normativa per tutti i Maomettani, e nelle Hadith, normative per i Sunniti. Ci sono differenze tra le scuole di legge e ovviamente ci sono differenze sostanziali nel modo in cui gli individui sono sono effettivamente fedeli alle dottrine, così come nel modo in cui incorporano elementi non Maomettani in esse.
8. Dare la colpa agli estremisti:
Quando si trovano di fronte a fatti concreti di fanatismo Maomettano, i negazionisti danno la colpa ai fondamentalisti o ai Wahhabiti. Con ciò dicono che il fondamentalismo è colpa della frustrazione post-coloniale ed è una cosa diversa dal vero Islam. In realtà, i fondamentalisti come Maulana Maudoodi e l’Ayatollah Khomeini conoscevano il Corano meglio di quelli che li definiscono Maomettani indegni. Quello che chiamiamo fondamentalismo o Wahhabismo è l’Islam originale, come prova il fatto che i fondamentalisti sono esistiti fin da prima del colonialismo. Ad esempio il teologo del 13mo secolo Ibn Taimiya, ancora un punto di riferimento per i Maudoodi, Turabi, Madani e Khomeini di oggi.

Quando l’Ayatollah Khomeini dichiarava che l’obiettivo dell’Islam è la conquista di tutti i paesi non-Maomettani stava semplicemente riformulando la strategia a lungo termine di Mohammed e la profezia Coranica che promette il mondo intero all’Islam. Nel caso dei comunisti si può incolpare Marx, Lenin o Stalin, ma nel caso dei Maomettani il terrorismo è iniziato fin da Mohammed.

 
9.Argomenti ad hominem:
Se non si può negare l’evidenza, la si può distorcere citando solo alcune parti e attaccando i motivi dell’autore, oppure citando solo le parti che sembrano contraddire l’idea generale dell’autore. Basta focalizzare l’attenzione su alcuni difetti reali o immaginari in alcuni punti per fingere che l’intero corpo dei fatti sia inaffidabile. Per estendere il dubbio da un solo fatto a tutta la discussione è necessario creare sospetti contro chi la presenta: basta implicare che l’interlocutore abbia un piano di falsificazione storica e che, dato che uno dei suoi fatti è falso sarà logico affermare che tutta la discussione lo sarà.
Se non si può evitare il discutere di argomenti scomodi, si può disperdere la discussione parlando di altro, ad esempio i difetti naturali che hanno tutti, anche le vittime dei crimini (ad esempio la brutalità Israeliana contro i Palestinesi o la politica delle caste Indù). Oppure si può accusare chi cerca la verità come uno che in realtà vuole giustificare e coprire le proprie mancanze. A questo punto si può dare colpa alla vittima. Se la gente ignora o rifiuta la version distorta della storia, la si può accusare di distorsione e abuso politico della realtà storica. Si possono diffamare gli studiosi che fanno testimonianze scomode, imputando loro motivi politici per distrarre dalle prove materiali che presentano.
10. Slogans:
Alla fine, tutte le discussioni possono essere sabotate semplicemente urlando slogan: “razzista, fanatico, pazzo, intollerante, fascio di merda”. Bisogna spostare la battaglia dall’argomento discusso alla persona dell’avversario: chiunque soffre nella sua autostima quando viene accusato di cose orribili come pregiudizi ed islamofobia. Dopo tutto, l’attacco è la migliore difesa.
Dopo aver esposto le forme di negazionismo, possiamo esaminare le cause. I fattori sono i seguenti:
1. Orientalismo e Islamologia:
Dopo gli opuscoli medievali con i crimini di “Mohammed l’impostore“, la cui pubblicazione è durata fino al 19mo secolo, non è stato pubblicato molto sui crimini reali e ideologici dell’Islam. Libri su argomenti come “La schiavitù nell’Islam” sono estremamente rari: le informazioni storiche su un argomento simile sono disperse in pubblicazioni più generiche in cui l’Islam è menzionato di sfuggita e l’autore non si rende conto delle implicazioni di quello che scrive. Si dice spesso (mentre si propaganda il “rifiuto dei pregiudizi”) che la gente associa sempre l’Islam con l’intolleranza; tuttavia trovare un libro che parli proprio dell’intolleranza Maomettana è difficile. Quante decine di milioni di persone sono state uccise dall’Islam semplicemente perché “infedeli”? Nessuno ha mai fatto i conti necessari per una stima generale. Possiamo solo notare che la ricerca critica sull’Islam non è proprio incoraggiata, anzi c’è una tendenza nell’autocensura riguardo alla critica all’Islam. In parte ciò è dovuto ad una reazione contro l’atteggiamento polemico dei Cristiani contro l’Islam, anche se ormai esso è stato abbandonato da tempo.
Ora che i Dipartimenti di Studi Islamici in Europa sono pieni di Maomettani e sponsorizzati da Stati e fondazioni Maomettane, il clima è ancora peggiorato. Basta confrontare la prima versione dell’Encyclopaedia of Islam (Leiden, Olanda), precedente alla Guerra con la versione moderna per notare come le osservazioni critiche siano state censurate.
Anche nel passato l’Islam ha goduto di un trattamento di riguardo negli ambienti universitari. Parlando della schiavitù Islamica l’Islamologo olandese C. Snouck-Hurgronje scrisse nel 1887 (ossia
trenta anni dopo che gli americani avevano affrontato una guerra per imporre l’abolizione della schiavitù nei propri stati e settanta anni dopo l’abolizione della schiavitù nelle colonie): “Per molti schiavi il loro rapimento era stata una benedizione… Loro stessi erano convinti che la loro riduzione in schiavitù fosse la prima volta in cui si erano sentiti esseri umani
Il contesto politico della crescita dell’Islamologia può spiegare qualcosa. Il colonialismo maturo non era in guerra contro l’Islam, anzi cercava la cooperazione delle forze sociali della popolazione
colonizzata. La cooperazione britannica con i Maomettani dell’India è ben nota: ne è prova la fondazione nel 1906 della Lega Musulmana, che intendeva “inculcare la lealtà all’impero Britannico nei Maomettani in India“. Nell’Africa Francese, nello stesso periodo, l’Islam era accettato come un fattore di stabilità sociale, il Generale Lyautey inseguiva un sogno di sintesi culturale Franco-Islamica in Algeria. Negli anni 30, durante l’ultimo tentativo Europeo di colonialismo, i Fascisti italiani sostenevano la diffusione dell’Islam nel Corno d’Africa. Fin dal 1853 le potenze coloniali avevano sostenuto il Califfato contro la Russia cristiana, specialmente durante la guerra di Crimea (una guerra sbagliata se mai ve ne è stata una) e ciò contribuì al clima di benevolenza verso la cultura Maomettana.
2. Politica Ecclesiastica:
Per secoli il Cristianesimo ha intrapreso una polemica violenta contro l’Islam. Recentemente, questa critica si è spenta. Ancora peggio, i commenti polemici sono stati ritirati o ne è stata impedita la pubblicazione (come i lavori di Padre Henri Lammens che definiva le rivelazioni di Mohammed degli episodi psicotici). Una ragione per questo comportamento è la consapevolezza che le missioni di Gesù e di Mohammed sono simili, quindi una critica ai fondamenti dell’Islam si può ritorcere contro la Cristianità. La seconda ragione è la paura che i Cristiani che vivono nel mondo Maomettano vengano puniti per gli attacchi contro l’Islam (questo è il motivo per cui la Chiesa riserva le sue critiche più taglienti contro religioni innocue come l’Induismo). Questa paura motiva altra politiche della Chiesa, come il non riconoscimento dello stato di Israele.
Nel frattempo, il volto della Chiesa è cambiato. Un evento piccolo ma significativo del Concilio Vaticano II è stata la cancellazione della festa della patrona dell’Ordine per la redenzione degli schiavi, il 24 Settembre. Nel Medioevo c’era un ordine monastico e una campagna di finanziamenti dedicata alla redenzione (ossia al ricomprare e liberare) gli schiavi cristiani detenuti dai pirati barbareschi. Fino al diciannovesimo secolo in Italia i villaggi costieri avevano torri di guardia per allertare la gente dell’arrivo degli schiavisti barbareschi. Fin dal settimo secolo, i cristiani hanno provato un terrore costante della schiavitù Islamica, ma ora si cerca di cancellarne la memoria.
Oggi, i preti cristiani sono i primi a reclamare i diritti per i Maomettani, ai loro occhi i sostituti dei fedeli ormai spariti dalle loro chiese. Le scuole cristiane, la cui legittimità è stata messa in dubbio, hanno guadagnato in credibilità dato che i Maomettani stanno iniziando ad aprire scuole, fondazioni di carità e persino partiti politici. L’Islam è diventata una religione consorella, regolarmente lodata come una religione di pace.
3. Anti-colonialismo:
Uno dei dogmi dell’anti anti-colonialismo era: “Si può solo parlare bene delle ex colonie“. Per questo, menzionare il colonialismo e la schiavitù di massa dei Maomettani è diventato indesiderabile.
A questo tabù generico si può aggiungere che criticare l’Islam significa sostenere Israele, descritto da Maxime Rodinson come uno “Stato coloniale“. Se uno riconosce che l’Islam ha sempre perseguitato gli Ebrei, dovrà accettare che Israele era un rifugio necessario per gli Ebrei in fuga dall’antisemitismo Europeo e Maomettano. Non ci dobbiamo dimenticare che il decolonialismo è stato seguito immediatamente da attacchi e discriminazioni contro le minoranze Cristiane ed Ebree e che tutti gli Ebrei in grado di farlo fuggirono in Israele o in Francia. Non è una coincidenza il fatto che gli Ebrei Sefarditi sostengano la linea dura in Israele.
4.Il nemico del mio nemico è mio amico:
Molte persone cresciute nella cultura Cristiana o Indù non hanno mai superato la rivolta adolescenziale contro la religione dei loro genitori, quindi simpatizzano automaticamente con ogni minaccia ad essa. Dato che l’Islam è la minaccia più violenta, la apprezzano parecchio.
5.Ideologia di sinistra:
In questo secolo l’Islam è stato pubblicizzato come una religione di eguaglianza, adatta alla sinistra. Questa bugia è stata creata da apologisti Maomettani come Mohammed Habib, tanto da razionalizzare l’affermazione irrazionale di Mohammed in cui di proclamava “l’ultimo Profeta“. Dopo tutto, essendo “il profeta dell’uguaglianza“, aveva creato il messaggio definitivo che non poteva più essere migliorato.
Sir Mohammed Iqbal, uno dei fondatori del Pakistan, affermava che “L’Islam è il Comunismo con Allah“. Gli Ayatollah Iraniani, così come molti Maomettani dopo la guerra contro i Sovietici in Afghanistan, confermano la posizione ortodossa che vede il Comunismo come anti-Islamico non solo a causa dell’ateismo ma anche per il rifiuto della libertà di impresa. La versione corrente è che l’Islam fornisce una migliore “forma di eguaglianza” del Comunismo. Anche mentre i Comunisti venivano massacrati in Iran e mentre gli analisti politici classificavano l’Islam come “di estrema destra”, c’erano persone di sinistra che continuavano a provare simpatia verso l’Islam. Durante la guerra in Libano essi continuavano a parlare di “Cristiani di destra, Maomettani di sinistra” oppure “Maomettani progressisti, Cristiani retrogradi
Il negazionismo in Europa è praticato in gran parte dagli storici e scrittori che si sono fatti sedurre dal Marxismo. Lenin voleva usare i Maomettani contro gli imperi coloniali Francesi e Britannici. I Marxisti moderni vedono l’Islam come un alleato contro Israele e gli USA.
6. Tradizionalismo di destra:
Ci sono anche simpatie da destra verso l’Islam. La più ovvia è l’antisemitismo. Un altro tipo di simpatia è il cosiddetto tradizionalismo, rappresentato da convertiti come Renè Guenon e Frithjof Schuon: viene idealizzato l’Islam e specialmente il Sufismo come il guardiano della tradizione contro la modernità. In Russia, alcuni gruppi slavofili anti occidentali cercano di allearsi all’Islam contro l’americanizzazione della loro società. Negli USA i cristiani fondamentalisti e le organizzazioni Maomettane stanno trovando punti in comune nella loro lotta contro la decadenza morale (aborto, pornografia, ecc). Alcuni di questi fenomeni sono rispettabili, ma portano solo al negazionismo pro-Islamico.
7.Liberalisti Economici:
I Liberalisti vedono l’immigrazione come una fonte di manodopera a basso costo, da difendere in tutti i modi. Inoltre, sostengono l’ingresso della Turchia nell’UE.
8.Islam Liberale:
Nel mondo Maomettano non è molto saggio parlare male dell’Islam. Nonostante tutto ci sono persone in quei paesi che sentono il bisogno di opporsi a fenomeni come la violenza contro gli infedeli o le discriminazioni contro le donne. Per avere una possibilità queste persone devono usare il linguaggio Maomettano:
“Mohammed era contro la poligamia”, “La violenza contro gli altri è in conflitto con la tolleranza che insegna Mohammed”, “Il rispetto per le altre culture è parte della tradizione Maomettana”
Per poter sostenere le loro posizioni umanitarie devono identificarsi con l’Islam e mentire sui suoi stessi contenuti. Molti Maomettani hanno iniziato a credere alla loro stessa retorica. Se gli indichi che il Corano ordina esplicitamente l’intolleranza e la guerra contro gli infedeli molti di loro ne saranno sinceramente stupiti, al punto da non sapere cosa dire quando gli verranno indicati i passi del Corano. Indubbiamente l’autrice marocchina Fatima Mernissi è sincera quando afferma che le istruzioni Coraniche su come organizzare una casa poligama sono in realtà gli ordini per l’abolizione della poligamia (anche se scritti in modo velato perché Muhammad non voleva offendere la cultura di quei tempi, nonostante esso stesso attacchi senza problemi l’idolatria e il politeismo tipici della cultura locale.) Molti Maomettani hanno trasceso i valori dell’Islam e seguono valori moderni, ma il loro attaccamento sentimentale alla religione della loro infanzia gli impedisce di staccarsi dall’Islam e di vederlo per quello che realmente è. Preferiscono vederlo in modo più “soft”
Fra i commentatori Maomettani non sono di sicuro i fondamentalisti quelli che propongono il negazionismo. Sono i moderati come l’Ingegner Asghar Ali, che nega l’ordine Islamico di guerra contro gli infedeli. Questi sono quelli che vengono acclamati dagli Europei come bravi Maomettani “moderati”. Un Maomettano che voglia essere moderato non può esistere ed è falso e bugiardo verso se stesso. Un Islam “tollerante” è una contraddizione, così come la creazione di un Islam “tollerante” è una menzogna.
9.Maomettani che contestano l’Islam:
Molti hanno un vicino di casa Maomettano che è una bravissima persona. Da ciò deducono che l’Islam non può essere tanto male, basta guardare come si comporta bene il loro amico Mustafà. Questo fatto empirico causa una tremenda resistenza contro tutte le informazioni sull’Islam. La gente di solito riduce il mondo alla propria sfera di esperienza, quindi i fatti storici sul fanatismo Maomettano valgono meno della loro esperienza di buon vicinato. Molti Maomettani sono tali soltanto di nome, hanno mantenuto qualche vaga nozione della moralità Coranica ma si regolano secondo la loro coscienza e sensibilità, senza mai sviluppare l’ostilità verso gli infedeli che il Corano richiede. Queste sono brave persone, ma pessimi Maomettani dato che ignorano la dottrina Coranica (non potendola cambiare). Non possono impedire al messaggio di odio Coranico di infettare i più suscettibili tra i loro compatrioti o forse anche tra i loro figli e nipoti.
Ci sono state situazioni in cui dei Maomettani sani di mente hanno calmato i loro compatrioti più selvaggi, salvando la situazione. Non dobbiamo fare l’errore tipico dei Maomettani di giudicare le persone non secondo secondo l’appartenenza a una comunità invece che per le loro qualità umane. Rimane il fatto che la presenza di una dottrina che sanziona ufficialmente l’intolleranza esercita una pressione costante verso il separatismo e l’aggressività. Esistono Maomettani umanitari, ma ciò non deve negare la presenza oscura dell’aggressività Coranica. “Coloro che negano la storia sono condannati a ripeterla”: Mentre il Nazismo è semplicemente troppo disprezzato per avere una seconda chance, l’Islam ha la possibilità di poter costringere gli infedeli alla Dhimmitude (come succede in dozzine di stati Islamici, anche se a vari livelli) e persino di dichiarare nuove Jihad, questa volta con armi di distruzione di massa. Quelli che stanno cercando di chiudere gli occhi della gente davanti a questo pericolo distorcendo o nascondendo la storia Islamica sono complici della distruzione e delle ingiustizie che l’Islam causerà prima del suo crollo. Io considero un dovere per tutti gli intellettuali esporre e denunciare il fenomeno del negazionismo ovunque sia praticato.
Un altro esempio di falsificazione storica:
H. M. Elliot and John Dowson, The History of India as Told by Its Own Historians, (London, 1867-1877) descriveva la tirannia e barbarie Maomettana in dettaglio. Cento anni dopo, vari paesi occidentali avevano già implementato diverse riforme storiche:
Stanley Lane-Poole, Medieval India under Mohammedan Rule, 712-1764, G.P. Putnam’s Sons. New York, 1970. p. 9-10 veramente pro-Maomettano. Descrive le invasioni in modo totalmente amichevole e pacifico. I motivi per queste riforme devono essere visti in contesto. Durante la guerra fredda l’Inghilterra/ USA/ Francia/ Germania erano pro-Arabe /pro-Islam, mentre l’India/ Russia/ Cina erano l’impero del Male. Gli storici occidentali dopo il 1900 non potevano scrivere nulla di male contro i nuovi alleati Maomettani. Molte delle fonti posteriori al 1900 sono falsificate. Le fonti sono essenzialmente una collezione di favole volte a dare una bella immagine di un alleato strategico nella lotta contro i Sovietici. E’un fatto noto che gli storici Inglesi prima del 1900 avevano una visione totalmente differente rispetto a quelli dopo il 1900.
Fonti:
1.http://en.wikipedia.org/wiki/Negationism
2.http://www.thereligionofpeace.com/
3.http://en.wikipedia.org/wiki/Russo-Turkish_War_(1877%E2%80%931878)
4.http://en.wikipedia.org/wiki/Congress_of_berlin
5.See: The Eurabia Code
6.Alex Alexiev, “Terrorism: Growing Wahhabi Influence in the USA”, Testimony before the US Senate Committee on the Judiciary, Subcommittee on Terrorism, Technology and Homeland Security, 26 June 2003.