2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.51 – L’Islam è compatibile con la democrazia?

2.51 L’Islam è compatibile con la democrazia?

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! – Corano, 8.12[1]

L’Apostolo di Allah disse: “Sono stato reso vincitore dal terrore inflitto al cuore del nemico” – Hadith Bukhari[2], Volume 4, Libro 52, Numero 220

Colui che semina il terrore negli altri vive egli stesso continuamente nella paura.” – Claudiano, poeta latino

A volte sono infastidito dal dovere passare un sacco di tempo a confutare l’Islam, un’ideologia malata fino al midollo che dovrebbe essere irrilevante nel ventunesimo secolo. Però c’è un lato positivo: il confronto con l’Islam ci costringe ad affrontare i difetti della nostra stessa società. Ad esempio, ci ha fatto notare come il nostro sistema educativo e i nostri media siano pieni di odio anti occidentale e di idiozie ideologiche, lasciti della rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70[3], che ci hanno reso incapaci di percepire l’Islam come la minaccia che è. Quindi, prima di chiederci se l’Islam sia compatibile con la democrazia, dobbiamo chiederci quali siano le condizioni per fare funzionare un sistema democratico.

Quali sono le forze e le debolezze di un sistema democratico? Cosa sono le “libertà democratiche”? Suffragio universale è sinonimo di libertà? Con “democrazia” si intende la capacità di un popolo di influenzare le politiche del proprio governo tramite mezzi non violenti, ma questa è solo una definizione astratta. Nelle città stato dell’antica Grecia solo un decimo della popolazione aveva diritto al voto. La democrazia descritta nella Repubblica di Platone è vicina all’anarchia. Platone metteva in evidenza i difetti del sistema democratico, senza dubbio seguendo l’esempio del suo maestro Socrate che criticava gli ateniesi quando qualcuno usava i trucchetti retorici per arrivare al potere. Le critiche di Socrate gli valsero un’accusa di avere “corrotto i giovani”, un processo e una condanna a morte. Questa esperienza portava Platone a definire la democrazia ateniese come un sistema di governo ingiusto. Platone vedeva un governo giusto sotto la guida di una casta di filosofi o di un re-filosofo. Nel suo “mito della caverna”, le persone erano incatenate in una caverna con un fuoco dietro di loro. Queste persone scambiavano le ombre sulle pareti della caverna per la realtà. Secondo Platone, il compito del regnante era illuminare le masse e mostrare la realtà dietro le ombre.

Nel suo libro “Politica”, Aristotele[4], criticava il sistema democratico e descriveva i vari metodi di governo:

“Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politica. (…) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.”

Tutti i tipi di governo hanno la possibilità di essere corrotti in tirannie e in abusi di potere. Platone non capiva che sarebbe stato possibile istituire regole per attenuare gli effetti negativi della democrazia, anche se non per eliminarli del tutto. Anche i padri fondatori della costituzione americana erano scettici riguardo alla democrazia diretta e temevano che sarebbe degenerata in un governo della plebaglia. Il loro ideale era una repubblica costituzionale con una democrazia rappresentativa definita dalla costituzione. I cittadini sarebbero stati governati dalla legge, impedendo così alla maggioranza di tiranneggiare sulle minoranze. John Adams chiamava questo governo un “governo dato dalle leggi, non dalle persone”.

La Costituzione americana si era ispirata al pensatore francese illuminista Montesquieu, famoso per la sua teoria della separazione del potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, con sistemi per evitare che ognuno dei tre rami potesse prendere il sopravvento sugli altri. Gli Stati Uniti hanno una forte separazione tra i poteri, mentre gli stati europei hanno democrazie parlamentari con meno separazione in cui il governo (potere esecutivo) dipende dalla legislatura. La democrazia con questi sistemi di controllo ha funzionato decentemente bene, ma come tutte le invenzioni umane non è perfetta. Il sistema ha i suoi critici. Nel suo libro How the West Was Lost[5], Alexander Boot descrive i difetti dell’occidente moderno. Non sono pienamente d’accordo con lui, ma alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti.

Ad esempio, per lui nel mondo greco-romano la parola “democrazia” aveva le stesse implicazioni di quello che noi chiameremmo un “governo della mafia”. “I padri fondatori della repubblica americana non hanno mai usato quella parola, così come non l’ha mai usata Lincoln. Un cittadino francese o britannico vive una vita completamente controllata da un governo centrale che agisce al di fuori del suo controllo. Il cittadino paga metà del suo stipendio a uno stato che incrementerà sempre il suo potere pur di estorcergli altri soldi. Lo stesso cittadino apre il giornale e ogni volta scopre che lo stato gliene ha fatta un’altra, che si tratti di distruggere l’educazione dei suoi figli, alzargli le tasse, decimare le forze armate che lo proteggono, chiudere il suo ospedale o lasciare libero un assassino. In breve, se definiamo la democrazia come una condizione che permetta agli individui di esercitare la loro libertà di scelta, allora la democrazia col suffragio universale non mantiene questa promessa.”

Boot descrive il pericolo proveniente dalle leggi censorie del Politically Correct: “Le leggi contro il razzismo non servono a punire atti criminali. Servono ad affermare il potere dello stato nel controllo dei pensieri e delle opinioni dei cittadini, oltre che delle loro azioni. Uno stato capace di perseguire una persona per i suoi pensieri potrà perseguirne migliaia, e lo farà appena sarà abbastanza potente per farlo. Possiamo predire che in una decina di anni sempre più persone in Europa e in Nord America saranno mandate in prigione non per avere fatto qualcosa di sbagliato, quanto per avere avuto un’opinione sbagliata.”

Lee Harris[6], autore di “The Suicide of Reason”, si chiede quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della ragione moderna. La domanda fatta da Johann Herder è:

Quale tipo di cultura ci vuole per creare un pensatore critico come Immanuel Kant? Quando Kant ha scritto la Critica della ragion pura ha demolito sistematicamente tutte le prove tradizionali dell’esistenza di Dio, eppure non è stato fatto a pezzi dai credenti di Koningsburg.”

I cinici potrebbero dire che non lo hanno fatto perchè non hanno capito quella tesi di ottocento pagine, di certo non facili da leggere. Rimane il fatto che Kant ha potuto scrivere la sua tesi nell’Europa ottocentesca, e che sarebbe stato ucciso se avesse provato a scrivere nel mondo musulmano. Questa è una delle ragioni per cui la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica sono avvenute in Europa e non nel mondo islamico. Quindi, come vengono trattati i liberi pensatori nell’Europa occidentale del ventunesimo secolo? Nel mio paese il garante per l’uguaglianza tra i sessi è diventato il garante contro le discriminazioni. I suoi doveri includono la vigilanza contro le discriminazioni verso altre culture e religioni. Chi viene accusato di queste discriminazioni deve fornire prove della sua innocenza. Questa istituzione è un’inquisizione multiculturalista, la negazione della verità in favore di una menzogna ideologica. Galileo Galilei ha dovuto subire lo stesso trattamento secoli fa. L’inquisizione moderna non potrà uccidere, ma potrà rovinare una carriera e una vita professionale, il tutto per avere osato affermare che non tutte le culture sono uguali. Cosa è successo alla libertà negli ultimi duecento anni? E’ possibile che Kant, che viveva in uno stato tedesco senza democrazia, potesse criticare gli aspetti basilari della religione locale, mentre nell’occidente del ventunesimo secolo ci sono conseguenze sociali e legali per avere criticato altre religioni e altre culture? La libertà di coscienza e di parola non sono una conseguenza automatica della democrazia. Ci serve un nuovo illuminismo per riempire il vuoto causato dalla Political Correctness.

Ho steso una lista di condizioni per un sistema democratico funzionante:

Ci deve essere un popolo, ossia un gruppo di persone con un legame che prescinda dalla politica. Questo legame deve includere qualcosa in comune tra i cittadini e un rapporto di fiducia tra i governanti e il popolo. Ci deve essere un sistema di sanzioni per permettere al popolo di rimuovere politici incompetenti o corrotti. La crescita delle istituzioni sovranazionali ha indebolito il legame tra i membri dell’elitè e gli stati nazionali che sono chiamate a rappresentare. Il popolo è stato diluito dal multiculturalismo e dall’immigrazione. Nel popolo ci deve essere libertà di parola assoluta, con la possibilità di discutere di tutti gli argomenti. Per vari motivi, questa libertà ora non esiste più. Gli attivisti della sinistra chiedono una censura formale e informale di tutti gli argomenti seri. Nel frattempo, i media non fanno più da contrappeso ai politici dato che sono dalla stessa parte. Nel popolo, la presenza musulmana deve essere minima. L’Islam è nocivo alla società democratica per vari motivi che spiegherò più avanti. Uno di questi è la paura di attacchi fisici contro coloro che criticano l’Islam. Il clima di terrore impedisce ogni possibilità di tenere un discorso libero e civile. Un altro motivo è il risentimento causato dalle continue richieste dei musulmani per leggi speciali e trattamenti di favore. Un altro motivo è dato dalle discriminazioni verso i non musulmani, anche verso quelli che non criticano l’Islam. Questo comportamento aggressivo è parte integrante della Jihad. L’entità territoriale che ospita il popolo deve controllare i propri confini. Una nazione che non riesce a distinguere tra cittadini e non cittadini cesserà di funzionare.

Quello che fa paura di questa lista di condizioni è che ormai nella società europea queste condizioni non esistono più. Non siamo cittadini ma sudditi, vittime di un destino scelto da altri. Siamo cittadini solo se possiamo influenzare il modo in cui si spendono i soldi delle nostre tasse. Siamo sudditi se paghiamo tasse che altri decideranno come spendere. Il controllo dei confini e la sovranità della nazione sono condizioni indispensabili. Non ha senso avere un processo democratico se un’autorità esterna può decidere al posto nostro. Questa nozione di sovranità è stata distrutta dall’influenza delle Nazioni Unite e dalle leggi internazionali. Non si può avere sovranità in un’Europa in cui il settanta per cento delle leggi vengono decise dall’UE. I parlamenti nazionali sono ridotti a figure insignificanti. Si può affermare che le nazioni europee non sono più democrazie in senso stretto. Gli europei hanno diritto al voto, ma non hanno democrazia e non hanno nemmeno un poco di libertà.

Come mai l’Unione Europea non è democratica? Primo, per la sua estensione, secondo per l’enorme strato di burocrazia che si porta dietro. Nel suo libro The Road to Serfdom, lo scrittore F.A. dichiara che[7]:

Come possiamo preservare la democrazia o portare avanti lo sviluppo se le decisioni vengono prese da un’organizzazione troppo grande per essere compresa dalla persona media? La democrazia funziona solo se c’è una possibilità di autogoverno locale per i cittadini e per i leader locali. Quando la scala della politica diventa così grande che le conoscenze richieste per capirla sono appannaggio esclusivo della classe burocratica, essa perde di vista il senso di responsabilità verso i problemi dell’uomo comune.”

Non è solo una faccenda di dimensioni, dato che lo stesso sistema funziona meglio negli USA. La causa principale per la perdita della democrazia in Europa è la mancanza di freni al potere degli organi UE. Nel 2006[8], la European Court of Auditors, ossia il garante finanziario UE, si è rifiutata di approvare il bilancio UE dato che era pieno di ruberie e di errori. Ciò è avvenuto per dodici anni di fila. [9]. Metà dei progetti finanziati dalla Commissione Europea non sono stati monitorati correttamente. Queste storie di corruzione non appaiono nei media europei. La Commissione Europea è il “governo” UE, ossia il governo di circa mezzo miliardo di persone in tutta Europa, eppure non è riuscita a tenere i conti del bilancio per dodici anni di fila. Una cosa simile sarebbe stata impensabile negli USA. La Commissione Europea riesce a evitare di rispondere dei propri errori dato che non è controllata da nessuno, ed è stata progettata così fin dall’inizio. Così come il Politburo della vecchia URSS, la Commissione non deve rendere conto a niente e nessuno. Ovviamente è più facile mantenere una democrazia in uno stato piccolo e trasparente che in uno stato più grande. Nonostante ciò la Svezia, il paese europeo con le tasse più elevate, è la nazione più dittatoriale di tutte e non ha libertà di parola. Il problema della Svezia non è dato dalle sue dimensioni, quanto dal suo enorme apparato statale. Forse la democrazia ha bisogno di un limite all’influenza dello stato e della burocrazia. In uno stato tradizionale preindustriale, il regnante non aveva il consenso popolare, ma lasciava i cittadini in pace finché pagavano le tasse. Ciò non vale nelle nostre nazioni democratiche. Le nostre scuole sono piene di corsi che disprezzano la nostra cultura ed esaltano la “tolleranza” verso l’Islam. Abbiamo il divieto di insegnare la nostra cultura e i nostri valori ai nostri figli. Questa la chiamate libertà?

Øystein Djupedal[10], ex ministro dell’educazione e ricerca del partito socialista di sinistra norvegese, ha affermato pubblicamente che: “Penso che sia sbagliato dire che i genitori debbano crescere i figli. Hilary Clinton diceva che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma io penso che il villaggio dei nostri tempi sia l’asilo nido.” In Norvegia il ministro dell’educazione si occupa di tutta l’educazione, dagli asili alle università.

C’è una ragione cruciale per la mancanza di democrazia nell’Unione Europea, ossia l’inesistenza di un popolo “europeo”. Le persone in Europa si definiscono italiane, inglesi, polacche, spagnole e così via, ma non europee. Invece gli statunitensi si considerano prima di tutto americani, anche se il multiculturalismo incoraggia le doppie culture come la cultura afroamericana o asiatico-americana. Questo tipo di tribalismo culturale rappresenta una minaccia verso la democrazia americana. Se la maggioranza bianca decidesse di considerarsi europeo-americana ci sarebbe il crollo del paese. Il politico Carl I. Hagen[11] del Progress Party critica il fatto che un cittadino straniero sia alla guida dell’ufficio per l’immigrazione in Norvegia. Eva Joly, magistrato francese nata in Norvegia e nota per le sue battaglie contro la corruzione, critica Hagen: “Dare per scontato che la cittadinanza o la nazionalità di una persona influiscano sulla sua capacità di svolgere un compitò è un modo di pensare superato. Non pensiamo più in termini di nazione, quanto in termini di Europa o di mondo. Abbiamo il dovere di assumere gente da altri paesi.” La Joly ha cittadinanza francese e norvegese, ma si considera europea. Quando incarichiamo qualcuno di svolgere un compito importante, gli chiediamo di prendersi cura dei nostri interessi e non dei cosidetti “interessi globali”. Come possiamo dare la fiducia a qualcuno che non ha alcuna lealtà verso il nostro paese? Secondo il filosofo inglese Roger Scruton, i membri delle elites liberali non soffrono di xenofobia, ma di oikofobia, ossia paura e odio morboso verso la propria casa. Scruton scrive nel suo libro The West and the Rest: Globalization and the Terrorist Threat, che la caratteristica dell’occidente è la nostra idea di Stato[12]:

Lo stato personale è caratterizzato da una costituzione, dalle leggi e da rappresentanti con un mandato fisso. Le decisioni arrivano tramite un processo che può non essere completamente democratico, ma che include ogni cittadino e che ogni cittadino può influenzare. Gli Stati preferiscono negoziare piuttosto che costringere, e sono portati alla pace più che alla guerra. Lo Stato deve rispondere ai propri cittadini, e i suoi cittadini devono rispondere delle sue decisioni dato che hanno partecipato al processo politico.

Per fare funzionare questo processo democratico ci devono essere un legame e un’identità che vadano oltre il colore politico. Ci deve essere una comunità con degli interessi in comune. Ciò non vale nei paesi islamici, dove l’ideale è la comunità globale dei fedeli musulmani (Ummah) e il Califfato. I concetti come stato nazionale o integrità territoriale non hanno corrispondenti nella giurisprudenza islamica, cosa che spiega la difficoltà nello stabilire la democrazia nei paesi musulmani.

Secondo Scruton, lo stato personale occidentale è sotto attacco da due fronti. Le istituzioni sovranazionali stanno distruggendo il senso di comunità dall’alto, mentre l’immigrazione selvaggia lo sta distruggendo dal basso. L’UE, tra le altre istituzioni, sta “distruggendo velocemente le giurisdizioni territoriali e le identità nazionali che hanno legittimato gli stati europei fin dall’Illuminismo, senza sostituirle con qualcosa d’altro.” Anche se per gli individui del terzo mondo ha senso trasferirsi in Occidente, tale immigrazione sta distruggendo ciò che erano venuti a cercare:

I vantaggi politici ed economici che portano le persone ad immigrare in Occidente sono dovuti alle sovranità nazionali. Purtroppo tali sovranità possono resistere solo fino a che i confini sono controllati. Le legislazioni sovranazionali, insieme alla cultura del ripudio delle sovranità, stanno mettendo fuori uso le condizioni che rendono possibili le libertà occidentali.”

Scruton commenta che per la prima volta da secoli l’Islam si sta comportando come “un singolo movimento diretto verso uno scopo” e che “il fattore principale in questa unità è il processo di globalizzazione diretto dalla civiltà occidentale.” Secondo lui ciò è il risultato della prosperità occidentale, del sistema legale occidentale, del commercio bancario occidentale e del sistema di comunicazioni occidentale che ha permesso a gente da tutto il globo di comunicare le proprie idee. E’ ironico come la civiltà occidentale dipenda da un’idea di cittadinanza che non ha niente di globale, anzi si basa sulla sovranità territoriale e sulla giurisdizione locale, mentre l’Islam militante (del tutto sconosciuto in Occidente fino a pochi anni fa) dipenda da un’idea globale. La globalizzazione “permette all’islam militante di fare ciò che voleva fare fin dai tempi della sconfitta degli Ottomani.” Grazie alla globalizzazione ora esiste “una Umma globale, che si identifica attraverso i confini in una forma globale e che si attacca come un parassita alle istituzioni e alle tecnologie prodotte dal mondo occidentale.”

Scruton si pone due domanda difficili: La globalizzazione ha reso possibile una comunità musulmana globale, da sempre un ideale irrealizzabile per i musulmani? La globalizzazione ha messo in difficoltà le integrità territoriali degli stati nazionali? Se la risposta a queste domande è positiva, allora la globalizzazione ha aiutato l’Islam e indebolito le democrazie occidentali. Queste due domande sono difficili, ma per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare una risposta ad esse.

La globalizzazione non ha garantito la vittoria all’Islam. Alla lunga, è probabile che le possibilità di comunicare e l’esposizione alle critiche riescano a distruggere l’Islam, anche se potrebberlo renderlo ancora più pericoloso nel breve termine. L’Islam è compatibile con la democrazia? Il ministro di grazia e giustizia Piet Hein Donner[13] dice di no, chiedendo la messa al bando dei partiti che vogliono la legge islamica nei Paesi Bassi: “Per me è chiaro, se due terzi della popolazione volessero introdurre la Shariah domani, potrebbero averla.”

Questo dilemma si può risolvere affermando che la nostra piorità non è la democrazia intesa come elezioni in cui un voto vale uno, ma la libertà di opinione e di parola, il rispetto per i diritti di proprietà e delle minoranze, il diritto alle armi e all’autodifesa, l’uguaglianza davanti alla legge e lo stato di diritto (inteso come stato secolare), oltre ai principi di controllo del potere dei governanti e di approvazione popolare. Le elezioni possono essere un mezzo per arrivare a ciò, ma non sono di importanza vitale. Non dobbiamo confondere il fine con i mezzi.

Nella Sharia ci sono due concetti centrali, la blasfemia e l’apostasia, entrambe punite con la pena capitale. Queste leggi sono incompatibili con le idee fondamentali dell’occidente, ossia libertà di parola e di pensiero. La Shariah è la negazione della democrazia. Inoltre, la Shariah è nemica del concetto di eguaglianza di fronte alla legge, dato che pratica l’ineguaglianza tra musulmani e non musulmani, uomini e donne, liberi e schiavi. Inoltre, la Shariah non fornisce alcuna protezione per le minoranze religiose, dato che i non musulmani sono costretti a essere disarmati e a vivere alla mercé dei capricci dei musulmani. Anche se l’Islam accetta l’idea di shura, il consulto, non lo ha mai formalizzato. Ciò significa che i governanti non hanno alcun limite al loro potere. Un despota islamico può fare assolutamente quello che vuole, a parte rifiutare apertamente l’Islam.

Secondo Salim Mansur[14], professore associato di scienze politiche presso l’università di Western Ontario, in Canada, “La democrazia in senso culturale è un’espressione del mondo liberale moderno, che pone l’individuo al centro morale della politica e della società (…) E’ il concetto di diritti inalienabili dell’individuo, diritti che devono essere protetti, curati e resi in condizione di funzionare. Ciò rende la democrazia un sistema moralmente differente dagli altri sistemi. Da questo punto di vista liberale, l’errore più comune quando si parla di democrazia è credere che sia un sistema di governo basato sul volere della maggioranza. Al contrario, la democrazia protegge i diritti degli individui, delle minoranze e dei malcontenti.” Questa definizione è l’opposto di una democrazia illiberale, una finzione di democrazia propagandata da una piccola élite al potere per legittimarsi e conservare la propria autorità

Il fatto che i musulmani vengano abituati fin dalla nascita all’idea che un non musulmano non possa godere degli stessi diritti dei musulmani è un grosso ostacolo alla fondazione di una democrazia in un paese musulmano. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo[15] intitolato “Reviving Mideastern Democracy: We Arabs Need the West’s Help to Usher in a New Liberal Age” a opera di Saad Eddin Ibrahim, presidente del Ibn Khaldun Center for Development Studies nel Cairo, arrestato varie volte per il suo impegno verso la democrazia in Egitto. Mr. Ibrahim pensa che ci siano buone possibilità di avere una democrazia in Medio Oriente:

“Nei decenni precedenti le autorità dicevano che la Germania, il Giappone, i paesi slavi e persino le società cattoliche non sarebbero mai state democratiche. Non sto parlando dei pregiudizi popolari, ma dell’opinione informata di studiosi di alto livello. Interi gruppi di esperti pensavano onestamente che ci fosse qualcosa nelle società tedesche, giapponesi, slave, o addirittura nel cristianesimo, che fosse radicalmente ostile alla democrazia e ai valori democratici.”

Secondo le parole del grande storico del quattordicesimo secolo Ibn Khaldun: “nelle comunità musulmane la guerra santa è un dovere sacro, data la natura universale della missione musulmana e dell obbligo alla conversione volontaria o forzata di tutta l’umanità.” Secondo Ibn Khaldun, nell’Islam la persona al comando della struttura religiosa deve occuparsi delle “politiche di potere”, dato che l’Islam ha l’obbligo di guadagnare il potere sulle altre nazioni (Muqaddimah[16], trans. Rosenthal, p. 183). Secondo Robert Spencer “queste non sono parole di tolleranza e di democrazia. Queste parole sono ancora vive nel mondo musulmano.”

Ibn Khaldun diceva riguardo ai cristiani: “Pensiamo di non dovere sporcare le pagide di questo libro [Muqaddimah] con discussioni riguardo alle miscredenze [cristiane]. In generale, esse sono conosciute. Tutto riguardo a loro è miscredenza. Ciò è stabilito nel nobile Corano. Discutere o confutare queste cose non è per noi. E’ loro destino scegliere tra la conversione all’Islam, il pagamento della tassa, o la morte.”

Secondo il Dr. Andrew Bostom nel libro The Legacy of Jihad (pagina 29), “Nella legge del governo islamico al-Mawardi (d. 1058), esamina le leggi relative alle terre e alle popolazioni infedeli sottomesse dalla Jihad. Questa è l’origine del sistema dei Dhimmi. La popolazione nativa infedele deve riconoscere la sovranità islamica sul territorio, sottomettersi alla legge islamica e accettare il pagamento della tassa. Al-Mawardi ricorda l’aspetto più significativo di questa visione della tassa sugli infedeli nella giurisprudenza islamica: la connessione tra essa e la Jihad. “Il nemico presenta un pagamento in cambio della pace e della riconciliazione.” Al-Mawardi distingue due casi: il primo è quando il pagamento è immediato e viene considerato come bottino di guerra, cosa che non previene la dichiarazione di un’altra Jihad nel futuro. Il secondo è il pagamento annuale e costituisce un tributo continuo che garantisce la sicurezza del pagante. La riconciliazione e la sicurezza valgono solo fino a che il pagamento viene continuato. Al cessare del pagamento, la Jihad ricomincia.

Ci sono anche altre limitazioni per i Dhimmi. Nel 2005[17] è stato rilasciato il permesso di costruzione per la prima chiesa cristiana nel Qatar dal settimo secolo. La chiesa è stata fondata su un terreno donato dall’emiro riformista, e non avrà una croce o un campanile, nel rispetto delle leggi islamiche che proibiscono l’esposizione della Croce da parte dei cristiani. Clive Handford, il vescovo anglicano del Golfo annuncia da Nicosia (Cipro) che “Siamo gli ospiti di un paese musulmano e dobbiamo essere rispettosi dei padroni di casa. Ma una volta che si entri nel centro, sarà inequivocabile che si tratti di un centro cristiano.” Il cristianesimo è stato spazzato via dagli stati del Golfo nei secoli successivi alla conquista islamica.

Persino in Malesia[18], un paese a maggioranza musulmana definito “moderato e tollerante”, centinaia di fedeli indù sono stati costretti ad assistere terrorizzati mentre operai musulmani hanno sfondato il soffitto del loro templio e hanno fatto a pezzi le statue delle divinità portate dagli immigranti indiani. “Siamo poveri, il nostro unico conforto era il nostro templio e ci hanno tolto anche quello.”, dichiara Kanagamah parlando in Tamil, la lingua parlata dai malesi di origine indiana e fede induista.

Le demolizioni sono indiscriminate, illegali e contro tutte le garanzie costituzionali di libertà di religione”, dichiara l’attivista per i diritti umani P. Uthayakumar. I templi e le altre strutture demolite erano abusive, ma le autorità hanno reso impossibile avere i permessi di costruzione per nuove strutture. Una comunità cattolica ha dovuto aspettare trent’anni prima di avere il permesso di costruire una chiesa. Cosa ci dice ciò riguardo alla libertà di culto? In verità, le autorità musulmane continuano a ragionare secondo le vecchie logiche Dhimmi, in base alle quali i non musulmani non possono costruire nuovi edifici di culto o riparare quelli esistenti.

Secondo Sita Ram Goel[18], l’Imam Hanifa “ha raccomandato che gli indù, anche se idolatri, vengano accettati come gente del libro e trattati alla stregua di ebrei, cristiani e zoroastriani sotto la legge dei Dhimmi. Ciò ha rappresentato un miglioramento per gli induisti, che hanno potuto salvarsi la vita e parte delle loro proprietà, anche se non l’onore e i luoghi di culto. Come Dhimmi, gli induisti potevano sopravvivere accettando il pagamento della tassa e condizioni di cittadini di seconda classe. Gli altri tre grandi Imam islamici, Malik, Shafi e Hanbal, fondatori delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, offrivano solo la scelta tra la conversione e la morte.”

Alcuni apologeti occidentali insistono nel dire che nel subcontinente indiano le ostilità sono reciproche. In questo caso, come mai i non musulmani in Pakistan sono stati spazzati via? Come mai i pochi cristiani e induisti rimasti soffrono abusi e oppressioni continue? La popolazione del Bangladesh[19] aveva circa un trenta per cento di non musulmani fino a pochi decenni fa. Oggi la percentuale è attorno al dieci per cento. Aggiungete il fatto che la forte natalità delle famiglie musulmane in India ha fatto si che il numero dei musulmani aumentasse. Secondo voi queste statistiche indicano “ostilità reciproche” o semplice persecuzione degli infedeli?

Nella provincia pakistana del Sindh i musulmani hanno l’abitudine di rapire ragazze di fede induista[20] e costringerle alla conversione. Le comunità induiste si sono ridotte a fare sposare prestissimo le loro figlie, oppure a farle emigrare in India, Canada o altrove.

“Avete mai sentito di una ragazza musulmana costretta a convertirsi all’induismo?[21] I musulmani stanno vincendo tramite l’intimidazione, stanno abbattendo una cultura terrorizzandola. I rapimenti delle ragazze costringono le comunità a scappare o a sottomettersi ai musulmani.”, dichiara l’attivista per i diritti umani Hina Jillani. In Pakistan gli induisti e i cristiani sono discriminati e costretti ad accontentarsi di lavori di basso livello e a non aspirare ad altro. Il complesso di superiorità dei musulmani è molto radicato: nel suo libro Milestones[22], l’egiziano Egyptian Sayyid Qutb scrive che “il cuore del credente deve essere sempre in uno stato trionfale”, anche di fronte alle avversità. “Significa sentirsi superiori agli altri anche quando si è in pochi, poveri e deboli, non solo quando si è in tanti, ricchi e potenti.”

“Quando il credente osserva gli insegnamenti dell’uomo antico e moderno e li paragona al suo sistema, gli appaiono come il brancolare dei ciechi o i giochi dei bambini al confronto con la perfeszione della legge islamica. Quando osserva con compassione gli errori e le sconsideratezze del resto dell’umanità, prova senso di trionfo verso i loro errori. Le condizioni cambiano, i musulmani perdono il loro potere e vengono conquistati, ma non perdono la consapevolezza di essere superiori. Se il credente rimane tale, guarda il suo conquistatore dall’alto in basso, sicuro del fatto che la sua condizione è temporanea e che la fede è come un’ondata inevitabile”

Oltre all’idea di supremazia musulmana, esiste anche un’idea di supremazia araba. Secondo Qutb[23], “Cosa sarebbero gli arabi senza l’Islam? Che ideologia potrebbero dare all’umanità se abbandonassero l’Islam? L’unica ideologia creata dagli arabi è la fede islamica, che li ha elevati al rango di signori dell’umanità. Se abbandonassero l’Islam non avrebbero più alcun valore nella storia. Ovviamente ci sono quelli che direbbero che Sayyid Qutb è “solo un estremista,” dato che le sue opere come Milestones o In the Shade of the Qur’an[24] hanno ispirato tantissimi jihadisti fin dalla sua esecuzione capitale per mano del regime di di Gamal Abdel Nasser nel 1966. Le idee di Qutb’s riguardo alla supremazia musulmana sono una delle basi dell’Islam.

Secondo Hugh Fitzgerald[25], “nell’Islam, una religione che afferma di essere universale e di trattare tutti i musulmani in maniera uguale, c’è un posto speciale per gli arabi.” Il Corano è scritto in arabo ed “è stato rivelato agli arabi, il popolo eletto. Il migliore degli uomini, Muhammad, era un arabo così come i suoi compagni. In teoria il Corano non andrebbe letto se non in Arabo (la versione originale dell’Arabo, non l’Arabo moderno o semplificato.) La recitazione coranica avviene in Arabo. Gli studenti in Indonesia o in Pakistan imparano a memoria versetti in Arabo, lingua che non conoscono o che conoscono male. Eppure, c’è gente che si fa guidare nella vita da un arabo del settimo secolo. (…) In Arabia Saudita vige la separazione: le cose sono separate tra “per musulmani” e “per non musulmani”, ma le cose per musulmani sono separate tra “per arabi” (prima classe) e “per non arabi (seconda classe). Ciò è evidente per tutti i musulmani non arabi che vivono in Arabia Saudita.”

Questo razzismo arabo è un’arma contro l’Islam che molti infedeli non conoscono: “Mostrare ai musulmani che l’Islam è solo un’invenzione araba volta a distruggere le altre civiltà è un modo per indebolirlo. Questo è particolarmente efficace verso i molti iraniani che non ne possono più della Repubblica Islamica, ossia quasi tutti.” In Marocco, gli attivisti si lamentano della poca influenza berbera[26] sulla politica e sull’economia: “Non siamo arabi, dateci la nostra vera storia”, cantavano centinaia di berberi marocchini durante le marce del primo maggio. I loro slogan erano scritti in lingua Tamazight con l’alfabeto berbero Tifinagh. I Berberi sono gli abitanti originari del Nord Africa, da prima dell’invasione araba del settimo secolo. La costituzione marocchina dice che il paese è arabo e che la religione è l’Islam. Non si conosce la percentuale di berberi, ma fonti indipendenti dicono che siano la maggioranza assoluta. Si stima che ci siano circa venticinque milioni di berberi in tutto il mondo, concentrati in Algeria, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria e Tunisia.

Le idee razziste dell’Islam stanno già venendo esportate in Europa. Nel 2005, a Copehagen, due uomini sono stati uccisi durante una rissa tra immigranti di seconda generazione. Secondo l’imam Abu Laban[27] (poi ritenuto responsabile per avere scatenato le violenze dei fanatici durante il caso delle vignette su Muhammad del giornale danese Jyllands-Posten) la sete di vendetta potrà essere spenta solo tramite il pagamento di 200,000 corone da parte della famiglia dell’assassino, un risarcimento paragonabile a quello stabilito da Muhammad nel Corano. L’idea di “legge del taglione” viene descritta nel versetto 2.178 del Corano: O voi che credete, in materia di omicidio vi è stata prescritta la legge del taglione: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo: questa è una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene, chi di voi, dopo di ciò, trasgredisce la legge, avrà un doloroso castigo.

Politiken, un giornale di sinistra multiculturalista danese, ha provato a scrivere che si dovrebbe considerare l’applicazione della legge del taglione. Per fortuna, l’opinione pubblica è stata contraria alla proposta. Ci sono almeno due problemi riguardo a questa forma di “giustizia” islamica. Il primo è che è un sistema in cui la giustizia si amministra tra famiglie, clan e tribù, non un sistema in cui la legge è regolata dall’autorità. Il secondo è che coinvolge i clan e le famiglie anche in faccende che riguardano i singoli individui. Avevamo un sistema di vendette tribali in Europa tempo fa, ma ce lo siamo lasciati indietro e i musulmani dovrebbero fare lo stesso. Il problema si ha quando tale sistema tribale cerca di infiltrarsi nel sistema giuridico europeo e i cittadini si trovano costretti a seguire le leggi tribali per difendersi. Molti danesi non capiscono che la legge del taglione non è solo antica e collettivistica, ma è anche profondamente ingiusta. I maschi musulmani sono gli unici membri a pieno titolo della comunità musulmana. Tutti gli altri valgono meno, e le differenze tra i pagamenti della legge del taglione lo dimostrano. Un tribunale saudita ha dichiarato che il valore della vita di una donna vale quanto il valore della perdita della gamba di un uomo. Il tribunale ha ordinato a un saudita di pagare il prezzo per l’omicidio della moglie di un siriano e per la perdita di entrambe le sue gambe. Il pagamento è stato tredicimila dollari per la vita della moglie e lo stesso ammontare per la perdita delle gambe dell’uomo. Sotto la Shariah la vita di un ex musulmano non vale niente dato che si tratta di un traditore e di un apostata che può essere ucciso impunemente. Il 9 Aprile 1992 il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si elencavano i prezzi di sangue per l’omicidio in Arabia Saudita:

100,000 riyals per la morte di un uomo musulmano
50,000 riyals per la morte di una donna musulmana
50,000 riyals per la morte di un uomo cristiano
25,000 riyals per la morte di una donna cristiana
6,666 riyals per la morte di un uomo induista
3,333 riyals per la morte di una donna induista

In un libro di scuola media saudita[28], si dice che “Il prezzo di sangue per un infedele libero è la metà del prezzo per un musulmano, sia che appartenga a uno del popoli del Libro o no. (…) Il prezzo di sangue per una donna è metà di quello di un uomo della sua stessa religione.” Come dice Ali Sina [29], “Secondo questa gerarchia, la vita di un uomo musulmano vale quanto quella di 33 donne induiste. Tale gerarchia si basa sulla definizione islamica di diritti umani presa dal Corano e dalla Shariah. Come possiamo parlare di democrazia se nell’Islam non esiste il concetto di eguaglianza?” Secondo Ali Sina, il sistema di governo islamico è paragonabile a quello fascista:

Centralizzazione dell’autorità sotto un dittatore assoluto investito da un dio.
Controllo socioeconomico su tutti gli aspetti della vita dei soggetti, anche quelli di fede diversa.
Opposizione soppressa tramite terrore e censura.
Belligeranza verso i non credenti.
Separatismo religioso.
Disprezzo verso la ragione.
Imperialismo.
Oppressione.
Dittatura.

Secondo Sina, “L’Islam è politica e l’islam politico è fascismo.” A Toronto, in Canada, i musulmani hanno mostrato il loro complesso di superiorità presso la Ryerson University [30]. Il gruppo studentesco più grande del campus, la the Muslim Students’ Association, ha preso il controllo della sala multiconfessionale. Eric Da Silva, presidente della Catholic Student Association, ha dichiarato che il gruppo ha cercato di usare la sala per dire Messa, ma gli è stato detto che la sala è stata data in “gestione continuata” agli studenti musulmani. Secono Da Silva “Nessuno si arrischia a mettersi contro i musulmani.” Il gruppo cattolico ha trovato un altro spazio dove dire Messa e il conflitto è stato risolto. La sala multiconfessionale è divisa tra maschi e femmine ed è decorata in stile islamico in modo da accogliere solo musulmani. Un gruppo universitario di controllo sulle discriminazioni culturali e religiose ha esaminato il campus, ma si è occupato solo dell’islamofobia. Raymond Ibrahim[31], bibliotecario presso la biblioteca del Congresso, parla dei fondamentalisti musulmani dal Los Angeles Times:

“Durante i giorni precedenti la visita di Papa Benedetto XVI presso Hagia Sophia a Istanbul, i musulmani e i turchi hanno espresso rabbia, paura e ansietà. Secondo il giornale turco Vatan, il rischio era che Benedetto avrebbe potuto causare un’ondata di furia fanatica in tutto il mondo musulmano se avesse provato a riappropriarsi un un centro del mondo cristiano caduto in mano musulmana. Sembra che solo l’atto di farsi il segno della croce o compiere un atto di devozione cristiana nella basilica di Hagia Sophia sia un sacrilegio. Tale basilica, costruita nel sesto secolo, è stata la chiesa più grande e più importante di tutta la cristianità. Dopo secoli di attacchi da parte degli arabi Costantinopoli è stata saccheggiata dai turchi e rinominata Istanbul. Le croci di Hagia Sophia sono state abbattute, le icone vandalizzate.”

I turchi hanno avuto poco di che preoccuparsi. Il Papa si è comportato come un bravo dhimmi durante le sue visite in Turchia. Ibraim crede che “L’Occidente fa di tutto per confermare queste idee. Facendo autocritica, offrendo scuse e concedendo accordi, tutte cose che il mondo islamico deve ancora fare, l’Occidente conferma che l’Islam gode di uno stato di privilegio.” La mancanza di consapevolezza riguardo al complesso di superiorità islamico rende impossibile esportare la “democrazia” in paesi islamici come l’Iraq.

Nel settembre 2005, il patriarca caldeo di Baghdad[32] ha dichiarato alle autorità irachene il suo timore per la possibilità di abusi contro i non musulmani. L’articolo 2.1(a) della costituzione afferma che: “Nessuna legge può andare contro le regole indiscutibili dell’Islam.” Il patriarca ha affermato che: “Ciò rende possibile approvare leggi che siano ingiuste verso i non musulmani.” Glyn Ford, europarlamentare britannico, ha unito la sua voce a quella dell’editore del Tribune Mark Seddon e a quella di Andy Darmoo, segretario di Save the Assyrians, per dare l’allarme riguardo alle condizioni dei cristiani assiri[33]: “I cristiani assiri non possono votare alle elezioni, hanno avuto le loro terre occupate, le loro chiese bombardate e le loro famiglia assalite. Non è il momento per la comunità internazionale di mobilitarsi per i loro diritti e i diritti delle altre minoranze?”

Un gruppo di musulmani ha rapito un bambino mandeo di sette anni[34], appartenente a una setta gnostica irachena, lo ha annaffiato di petrolio e arso vivo. Mentre il bambino urlava tra le fiamme, i musulmani cantavano “Brucia, lurido infedele!” Molte donne medico, poliziotte, giornaliste e reporter sono state uccise, dichiara Rajaa al-Khuzai, presidentessa del Iraqi National Council of Women. Le donne sono bersagli facili, specialmente quelle di alto profilo come lei. L’oppressione delle donne e dei non musulmani è sancita dalla Shariah ed è un fatto comune.

Anche se i cristiani sono meno del 4% della popolazione, sono il gruppo di maggioranza tra i rifugiati arrivati ad Amman in Giordania durante i primi mesi del 2006. In Siria, il 44% dei rifugiati iracheni sono cristiani. Questi rifugiati scappano da omicidi, rapimenti e minacce di morte. Il vescovo cattolico di Baghdad, Andreos Abouna, ha dichiarato che metà dei cristiani iracheni sono scappati dal paese dal 2003 a ora. In vent’anni non ci saranno più cristiani[35]. “Gli americani e gli inglesi avrebbero potuto proteggerci mentre le nostre chiese venivano bombardate, sarebbe stato un atto storico, ma non lo hanno fatto. Se ci avessero dato aiuti economici avremmo potuto proteggere tutte le famiglie cristiane a Mosul.”

Il presidente americano George W. Bush[36] ha dichiarato che se gli iracheni avessero votato un governo islamico lui lo avrebbe accettato: “Ne sarei dispiaciuto, ma la democrazia è democrazia.” Davvero, Mr. Bush?

Questo ci riporta alla critica platonica della democrazia come una forma di governo della plebaglia. Senza un sistema di controlli e di tutele, tale definizione è corretta. Benjamin Franklin diceva che: “La democrazia è quando due lupi e un agnello votano per decidere chi deve essere mangiato. La libertà è quando l’agnello è armato e contesta il voto!” Questo è il motivo per cui lui e i padri fondatori volevano che gli USA fossero una repubblica costituzionale, non una democrazia diretta. Stranamente, gli USA volevano esportare in Iraq un modello ingenuo di democrazia, lo stesso che era stato rifiutato dai padri fondatori dato che non assicurava abbastanza diritti e protezioni a minoranze e individui. Inoltre, non avevano neanche tenuto conto dell’Islam, religione che perseguita minoranze e individui per principio.

I non musulmani e le donne irachene stanno pagando questo errore con le loro vite[37]

Nel 1970 il futuro presidente bosniaco Alija Izetbegovic[38] stendeva una dichiarazione islamica in cui si diceva che “in generale un musulmano non esiste come individuo. Se vuole vivere come musulmano, deve creare un ambiente, una comunità, un sistema. Deve cambiare il mondo o farsi assimilare. La storia non ricorda alcun movimento veramente islamico che non fosse anche un movimento politico.”

Franz Rosenthal, studioso americano di questioni islamiche, diceva che “un islamico deve subordinare la sua libertà alle credenze, alla moralità e alle tradizioni del gruppo a cui appartiene (…) L’islamico non si deve aspettare di poter fare alcuna scelta su come sarà governato. In generale, il governo non consente a nessun cittadino di partecipare e non gli concede alcuna libertà effettiva.”

L’apostata ex musulmano iraniano Ali Sina[39] afferma che “la spersonalizzazione è caratterizzata da una diminuzione della coscienza del sé e dell’individualità. Nell’Islam l’individuo viene negato e la sua vita è integrata nella Umma. La spersonalizzazione riduce le inibizioni e le regole di comportamento dell’individuo, e contribuisce ai comportamenti collettivi delle folle urlanti, delle bande di delinquenti e delle rivolte urbane.” Secondo Sina, “è ironico come la natura brutale, repressiva e completamente irrazionale dell’Islam sia ciò che gli ha consentito di sopravvivere così a lungo.

Come scrive lo scrittore F.A. Hayek nel suo The Road to Serfdom:

“La nostra generazione rischia di dimenticare che la moralità non è solo una necessità della condotta individuale, ma che può esistere solo in un ambiente nel quale l’individuo è libero di scegliere volontariamente di rinunciare a vantaggi personali per una regola morale. Non si può essere buoni o cattivi in un ambiente nel quale non si è liberi di scegliere se sacrificare i propri desideri in cambio di ciò che è giusto. Le nostre decisioni hanno valore morale solo quando siamo liberi di sacrificare i nostri interessi per provare le nostre convinzioni. Anche se ci sono buone intenzioni o un’organizzazione efficiente, non si può mantenere la moralità in un ambiente in cui non ci sono responsabilità e libertà personali.”

Secondo un rapporto della polizia inglese[40] ci sono dieci volte più casi di corruzione tra gli agenti di polizia di cultura musulmana che tra i loro colleghi non musulmani. Secondo il rapporto, i pakistani in Inghilterra vivono in una cultura in cui assistere economicamente la propria famiglia è considerato un dovere, e in cui è normale prestare grosse somme di denaro tra parenti e amici. La conclusione è stata l’assegnazione di addestramento speciale anti corruzione per gli agenti di origine pakistana.

In Pakistan e in molti altri paesi musulmani, pochi cittadini pagano le tasse. Secondo la loro filosofia, che non da alcun valore all’individuo, il clan è tutto e lo stato è il nemico. Questa mentalità è alla base del comportamento degli immigranti da quei paesi, e porta nei paesi non musulmani la corruzione e la violenza tribale associata al mondo musulmano. Ali Sina[41] scrive che: “Abu Hamid Al-Ghazali, (1058 – 1111 CE) è probabilmente il più grande tra gli studiosi islamici. Nel suo libro ‘L’incoerenza dei filosofi’, attacca violentemente Aristotele, Platone, Socrate e gli altri pensatori greci definendoli come miscreditenti e corruttori della fede islamica. Per lui, Avicenna, il grande filosofo e fisico persiano dell’undicesimo secolo, era un razionalista che prendeva spunto dagli antichi greci. Ghazali ricordava l’incompatibilità tra fede e ragione, e l’impossibilità del sottomettere la fede alla ragione. Ghazali lodava la fede senza pensiero e la stupidità eletta a sistema di pensiero.”

I razionalisti islamici come i Mutazili ponevano la ragione al di sopra della rivelazione, ma la loro scuola è stata attaccata e distrutta dai fondamentalisti islamici del gruppo Ashariyya, a cui appartenevano i poeti al-Ghazali e Rumi. Rumi prendeva in giro i razionalisti e dichiarava nei suoi versi che il razionalista ha le gambe di legno.”

Secondo Sina[42] le “ basi della democrazia sono libertà di pensiero, libertà di parola, rispetto per le minoranze e separazione tra stato e religione.” L’occidente deve sostenere la libertà di parola e di pensiero sia sul proprio territorio che all’estero. “La gente deve avere la possibilità di criticare le idee della maggioranza senza temere per la propria vita. Non ci può essere democrazia senza libertà di espressione o senza opposizione. Prima di portare la democrazia nei paesi islamici bisogna proteggere quella che abbiamo a casa.”

Secondo Ibn Warraq, un altro apostata ex islamico[43], “L’islam è una ideologia totalitaria che vuole controllare la vita religiosa, politica e sociale di tutta l’umanità. Le vite degli islamici sono completamente controllate, e le vite dei non islamici controllate a tal punto da rendergli impossibile interferire con l’Islam. Non accetto alcuna distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico o terrorismo islamico. Data la natura totalitaria della legge islamica, l’Islam non da alcun valore all’individuo, che si deve sacrificare per il bene della comunità islamica. L’Islam è una ideologia collettivista.”

Molti ex musulmani come Ali Sina e Ibn Warraq scrivono sotto falso nome perchè l’Islam è una religione talmente ostile all’individualismo e alla libertà di parola, che il crimine peggiore per un musulmano è quello di cambiare religione e criticare l’Islam. Lasciare l’Islam è un atto punito con la pena capitale. Lo scrittore Ibn Warraq scrive nella sua antologia Leaving Islam – Apostates Speak Out[44](p. 31):

L’apostasia è un tradimento ideologico, che viene dall’ostilità e dall’ipocrisia. Il destino di una persona nata con un handicap è diverso da quello di uno che ha dovuto subire un’amputazione per via di una malattia. L’apostasia di un musulmano nato in una famiglia musulmana è una malattia pericolosa, contagiosa e incurabile per il corpo della comunità (umma), che minaccia la salute delle persone. Gli apostati sono come degli arti infetti che devono essere amputati.”

La pena di morte per gli apostati è confermata dai testi islamici, Hadith e Corano. Il versetto 4:89 dice che:

Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati,

Il commento al Corano di Kathir (1373) di questo versetto conferma la pratica dell’uccidere gli apostati, dato che sono miscredenti che hanno manifestato la loro miscredenza e meritano la morte. Le hadith accettano la pena di morte senza problemi. Ad esempio, nella raccolta delle hadith di Bukhari, Mohammed afferma “uccidete chi cambi la sua religione.” Secondo il Dr. Andrew G. Bostom, tutte e quattro le scuole di giurisprudenza Sunnita[45] (Maliki, Hanbali, Hanafi, e Shafi’i), sono d’accordo con i giuristi Sciiti nel dire che gli apostati vanno messi a morte. Il filosofo aristotelico e giurista malikita Averroè dava la sua opinione legale riguardo al trattamento da riservare agli apostati (vol. 2, p. 552):

“Un apostata deve essere giustiziato immediatamente, dato che il Profeta ordinava di uccidere chi cambiava la sua religione. Prima dell’esecuzione si deve chiedere all’apostata se intende pentirsi.”

Questa opinione non è limitata alla giurisprudenza medievale. Il manuale di legge islamica del 1991 Umdat al-Salik, approvato dalla Islamic Research Academy di Al-Azhar, il centro culturale più importante del mondo sunnita, afferma che:

Lasciare l’Islam è la forma di miscredenza più brutta e la peggiore. Se una persona adulta e sana di mente lascia volontariamente l’Islam, deve essere uccisa. In questo caso è obbligatorio chiedergli se vuole pentirsi e ritornare nell’Islam. Se accetta, dovrà essere risparmiato. Se si rifiuta, deve essere ucciso immediatamente.”

Ne 2003, la scrittrice egiziana Dr. Nawal Al-Sa’dawi[46], nota per il suo nazionalismo arabo e per le sue idee femministe, ha chiesto la revoca dell’articolo della Costituzione egiziana che dichiara l’Islam come religione di stato, dato che “abbiamo i cristiani copti tra noi. La religione è una faccenda tra uomo e Dio, quindi nessuno ha il diritto di imporre la sua fede, il suo Dio e i suoi rituali su altri.” Secondo lei, la cosa più importante è la lotta politica e militare contro gli USA e contro Israele.[47]

Ci sono state varie reazioni contro i commenti della Sa’dawi, ma il capo del fronte dei chierici di Al-Azhar, il Dr. Abd Al-Mun’im Al-Berri, ha dichiarato che “lei deve avere tre giorni per pentirsi di quello che ha detto. Se continuerà con le sue idee, dovrà essere punita secondo le regole della Shariah per chi abbandona l’Islam. Il regnante, ossia il capo di stato, dovrà eseguire la sentenza.” Lo sceicco Mustafa Al-Azhari ha spiegato che “la punizione per chiunque combatta contro Allah e il suo Profeta è la morte, la crocefissione, l’amputazione di due arti opposti o l’esilio” Daveed Gartenstein-Ross[48] afferma che “anche se i processi ufficiali contro gli apostati sono abbastanza rari – sicuramente perchè molti mantengono il silenzio sulla loro decisione – l’apostasia viene punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen. L’apostasia è illegale anche in Giordania, Kuwait, Malesia, nelle Maldive, in Oman e in Qatar. (…) Gli apostati sono minacciati non solo dallo stato, ma anche da privati cittadini che decidono di farsi giustizia da soli. Ad esempio, nel 2003 in Bangladesh un evangelista cristiano di origine musulmana è stato accoltellato a morte mentre tornava a casa dopo aver partecipato alla visione di un film sul Vangelo di Luca. Un altro apostata del Bangladesh ha dichiarato al Newswire americano che se un musulmano si converte al cristianesimo non può vivere qui. I fondamentalisti sono sempre più forti.”

Nel 2004 il principe Carlo di Inghilterra[49] ha cercato di tenere un incontro tra leader cristiani e musulmani per fermare le condanne capitali verso gli apostati. Il gruppo musulmano ha intimato al principe e ai leader cristiani di non parlare pubblicamente della proposta. Un membro del gruppo cristiano si è detto molto insoddisfatto dei risultati. Patrick Sookhdeo, direttore internazionale del Fondo Barnabas che si occupa di proteggere i cristiani oggetto di persecuzioni nel mondo, ha chiesto al principe e ai leader delle comunità musulmane inglesi di condannare apertamente la legge sull’apostasia, chiedendone l’abolizione. Secondo Sookhdeo, “l’importanza morale della libertà di scelta individuale è una delle basi della società secolare. Nell’Islam tale scelta non è possibile. Non si può decidere quali aspetti della religione accettare e quali no, dato che sono tutti ordine divino. Allah ha dato gli ordini, e l’uomo deve ubbidire.”

Anthony Browne[50] ha scritto un articolo sul London Times riguardo a Mr Hussein, un infermiere di 39 anni di Bradford che ha rischiato non solo l’ostilità della famiglia e della comunità, ma anche il rapimento e l’omicidio per avere lasciato l’Islam. Mr. Hussein ha dichiarato che: “E’ orribile. Questa è l’Inghilterra, dove sono nato e cresciuto. Non mi sarei mai aspettato che un cristiano potesse soffrire in tale modo.” La polizia non ha effettuato arresti, ma ha suggerito a Mr. Hussein di lasciare la città. Si stima che almeno il quindici per cento dei musulmani in Occidente abbia perso la fede.

Anwar Sheikh, ex insegnante in una moschea in Pakistan, è diventato un ateo dopo essersi trasferito in UK. Sheikh si è trasferito a Cardiff, in una casa piena di allarmi anti intrusione dopo avere ricevuto minacce per avere criticato l’Islam in una serie di libri. “Ho ricevuto 18 fatwa. Mi hanno chiamato al telefono, non si arrischiano a mettere niente per iscritto. Ho ricevuto l’ultima chiamata due settimane fa. Mi hanno detto di pentirmi o di prepararmi ad essere impiccato”, dichiara Hussein, “Credo in quello che ho scritto e non me lo rimangerò. Ne soffrirò le conseguenze. Se questo è il prezzo, lo pagherò.” Anwar Sheikh è morto di morte naturale nella sua casa in Galles, nel Novembre del 2006.

Aluma Dankowitz[51], direttore del Middle East Media Research Institute (MEMRI) Reform Project, descrive le accuse rivolte agli intellettuali, agli artisti e agli scrittori musulmani di “miscredenza”, detta “takfir”. Tale accusa è frequente nel mondo islamico, e viene punita con la morte come veniva fatto nel periodo seguente alla morte di Mohammed, quando il suo successore Abu Bakr combatteva le guerre contro le tribù che avevano abbandonato l’Islam. Lo Sceicco Yousef Al-Qaradhawi, uno dei chierici più importanti del mondo sunnita, descrive la differenza tra i due tipi di apostasia: “La ridda è l’apostasia di chi lascia l’Islam ma non è interessato a parlarne con altri. Tale tipo di apostasia è punito con l’inferno dopo la morte. L’altro tipo di apostasia [ridda] è l’apostasia di chi chiama gli altri a lasciare l’Islam, creando un gruppo di persone che non segue il percorso della società islamica. Questi individui mettono tutta la società in pericolo e sono come gli apostati [murtaddoon] che hanno combattuto contro il primo Califfo e i compagni del Profeta.”

In altre parole, chi lascia pubblicamente l’Islam costituisce una minaccia per il morale della comunità islamica, come un soldato che diserta da un esercito, e quindi deve essere punito prima che avvenga una diserzione di massa. Al-Qaradhawi conferma la necessità di trattare i musulmani che lasciano l’Islam secondo la tradizione: “la società musulmana deve combattere contro la ridda in ogni sua forma se vuole mantenere la sua esistenza. I saggi musulmani concordano nel dire che la punizione per il murtadd [apostata] è la morte.”

Nei paesi islamici c’è un’enorme pressione sociale contro l’espressione di dubbi riguardo alla religione islamica. Razi Azmi[52], uno dei giornalisti più esperti del Daily Times Online pakistano, ha menzionato questo problema:

“Immaginiamoci un musulmano in un paese musulmano che si converta al cristianesimo o, che il cielo non voglia, all’induismo o al buddismo. E’ una cosa inimmaginabile. I chierici delle varie scuole islamiche concordano nel dire che un apostata deve essere messo a morte, l’unica discussione è se la condanna deve avvenire immediatamente o dopo aver dato una possibilità di pentimento. La punizione è così dura e la pressione sociale e familiare è così forte, che è impensabile che un musulmano possa esprimere un dubbio sulla propria religione, figuriamoci convertirsi a un’altra o praticare l’ateismo o l’agnosticismo.”

L’ostilità islamica verso la libertà di parola non è rivolta solo ai musulmani, ma anche verso tutti quelli che osino criticare minimamente l’Islam. I musulmani hanno già iniziato a boicottare la libertà di parola nelle nazioni occidentali attraverso l’uso di battaglie legali o di intimidazione fisica. Il giorno 2 Novembre 2004 Mohammed Bouyeri[53], un musulmano di Amsterdam di origine marocchina, ha assassinato il regista olandese Theo van Gogh perchè aveva diretto un film di critica verso l’Islam insieme all’apostata ex musulmano Ayaan Hirsi Ali. Bouyeri ha sparato a van Gogh mentre andava al lavoro, lo ha inseguito, gli ha tagliato la gola e lo ha trafitto con due coltelli, di cui uno con una lettera di cinque pagine. Stingendo il Corano al petto, Bouyeri ha dichiarato ai giudici di averlo fatto per la sua fede, dato che van Gogh aveva insultato l’Islam.

L’orientalista Hans Jansen[54] dell’università di Leiden ha scritto un’analisi della lettera[55] di Bouyeri, in cui diceva che “il parlamentare Ayaan Hirsi Ali, così come tutti gli altri parlamentari, non ha voglia di morire per difendere il suo seggio al Parlamento. I musulmani come Bouyeri, invece, sono felici di dare la loro vita per quella che credono essere la giusta causa. Ciò è un vantaggio strategico dell’Islam contro i suoi oppositori. Quelli che non credono nel martirio non hanno alcuna voglia di diventare martiri, cosa che influisce nel conflitto tra Islam e non musulmani.”

Uno studio del 2006[56] ha rivelato che il quaranta per cento dei giovani marocchini nei Paesi Bassi rifiuta i valori occidentali e la democrazia. Il sei o sette per cento è pronto a usare la forza per difendere l’Islam. La maggioranza di loro si oppone alla libertà di parola per le affermazioni offensive, particolarmente le critiche verso l’Islam. Si suppone che i musulmani degli altri paesi abbiano idee simili.

Questo tipo di intimidazioni ha dato i suoi frutti. Nel novembre 2006, l’editore Scholastic Australia ha deciso di smettere di pubblicare il suo libro Army of the Pure[57] dopo che le librerie hanno smesso di venderlo dato che il “cattivo” della storia era un terrorista islamico, due personaggi erano di origine araba e la trama parlava di un gruppo di terroristi islamici. Questa decisione è ancora più strana se paragonata alla scelta di pubblicare The unknown terrorist di Richard Flanagan e Underground di Andrew McGahan in cui i terroristi erano rappresentati come vittime di malvagità da parte dell’occidente. The Unknown Terrorist descrive Gesù come il primo attentatore suicida della storia. In Underground, i musulmani vengono massacrati o deportati nei ghetti mentre l’Australia viene devastata dalla guerra al terrorismo.

Il poeta siriano Ali Ahmad Sa’id, noto con lo pseudonimo di Adonis[58], scriveva che “se gli arabi sono così inetti da non riuscire a essere democratici da soli, allora non lo saranno mai tramite gli interventi degli altri. Se vogliamo essere democratici, dobbiamo diventarlo per conto nostro.” Secondo Adonis, la struttura stessa della società araba è basata sulla schiavitù e non sulla libertà: “Alcuni hanno paura della libertà. Quando sei libero, devi affrontare la realtà, il mondo intero. Devi risolvere tutti i problemi da solo. Invece, gli schiavi possono stare tranquilli e non doversi gestire i problemi. Così come Allah risolve tutti i nostri problemi, così tutti i nostri problemi sono gestiti dal dittatore.”

Ciò è vero, ma questa paura della libertà non è prerogativa dei musulmani. Nel suo libro The True Believer, il filosofo Eric Hoffer scrive:

La libertà causa quanti problemi quanto ne risolva. La libertà di scelta piazza tutta la colpa dei nostri fallimenti sulle nostre spalle. Dato che con la libertà si possono fare tanti tentativi, si possono anche ricevere fallimenti e frustrazioni. (…) Ci uniamo a un movimento per sfuggire alle responsabilità individuali oppure, come dicevano i giovani nazisti, per essere liberi dalla libertà. I gerarchi nazisti si sono dichiarati non colpevoli dei crimini che hanno commesso, e non lo hanno fatto per ipocrisia. Loro stessi si sentivano indignati quando si provava a fargli assumere la responsabilità degli ordini che seguivano. Loro si erano uniti al partito nazista proprio per essere liberi dalle responsabilità.”

Secondo Adonis, “Perdonatemi se lo dico, ma il musulmano di oggi con la sua interpretazione dei testi religiosi è il primo a distruggere l’Islam, mentre quelli che criticano l’Islam, per quanto li si chiami infedeli o miscredenti, sono quelli che percepiscono nell’Islam la vitalità che potrebbe adattarlo alla vita. Questi infedeli servono l’Islam meglio dei credenti.”

Non sono sicuro se sono d’accordo. Anche se forse la paura della libertà è un tratto comune, sembra più frequente nelle società islamiche. Forse questa mentalità da schiavo di cui parla Mr. Adonis è causata proprio dall’Islam?

Ibn Arabi (d. 1240), il “più grande tra i maestri Sufi,” chiamava hurriyya [libertà] “la schiavitù perfetta verso Allah”. Il sito islamico Islam Q & A[59] definisce la nozione di schiavitù nell’Islam:

Lo al-’aabid, è uno che ubbidisce ad Allah e ne segue gli ordini. Tale termine si usa solo per i credenti, perché il credente è il vero schiavo di Allah e si sottomette solo a Lui e Lo riconosce dai Suoi Nomi e dai Suoi Attributi, e non associa niente a Lui. Essere schiavi di Allah è un onore, non un’umiliazione. Chiediamo ad Allah di prenderci tra i Suoi schiavi.”

Se i musulmani sono gli “schiavi di Allah”, allora per loro gli apostati sono schiavi fuggitivi da rintracciare e punire, come veniva fatto per gli schiavi fuggitivi del passato. Il Dr. Younus Shaikh[60], razionalista pakistano e fondatore dell’organizzazione dei razionalisti del Pakistan, è stato condannato per blasfemia, un crimine che in Pakistan viene punito con la pena capitale. Tale accusa deriva dal fatto che ha affermato che Muhammad non è diventato musulmano fino ai quarant’anni, nel 610. I suoi genitori, invece, non sarebbero stati mai musulmani dato che sono morti prima che l’Islam nascesse. Grazie alle pressioni internazionali la condanna è stata revocata e adesso Shaikh vive in esilio in Svizzera.

Secondo il Dr. Shaikh, “L’Islam è un crimine organizzato contro l’umanità!” Queste potrebbero essere parole brusche, ma ha tutto il diritto di dirle. Come dice Mr. Adonis, “Non ci può essere una cultura vivente se non è possibile criticarne le basi, ossia la religione.” Ciò significa che i musulmani devono imparare ad accettare le critiche alla loro religione prima di poter avere una società libera. La libertà di parola è la più importante di tutte, ed è necessaria per una società democratica. Il mondo islamico non conoscerà mai la libertà fino a che i musulmani non potranno criticare apertamente la religione o lasciarla senza timore per le proprie vite. Questa libertà deve essere valida non solo in posti come la Svizzera o gli USA, ma anche in Pakistan, Iran o Arabia Saudita. Tale idea rimane ancora un’illusione all’orizzonte. Molti musulmani cercano di inventarsi un’interpretazione distorta dei concetti islamici nel tentativo di renderli compatibili con la democrazia. Tale interpretazione non ha niente a che vedere con la versione originale del Corano o delle Hadith.

Muhammad Al-Mukhtar Ash-Shinqiti[61], direttore del centro islamico del Texas, afferma che: “Un altro dei valori importanti è il sistema di controlli con cui i poteri sono distribuiti e separati in modo che ognuno sia indipendente e possa tenere gli altri sotto controllo. Nella terminologia coranica, ciò si chiama al-mudafa’ah, un concetto islamico molto importante dato che protegge la società dalla corruzione. L’onnipotente Allah dice Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature. (Corano, 2:251)”

Questa idea del porre gruppi di persone in opposizione non ha niente a che fare con l’idea occidentale di una serie di leggi e regole scritte in una Costituzione. Con “corrotta” in questo caso si intende dire “inquinata da influenze non islamiche”, non “soggetta ad abusi di potere”.

Un altro di questi concetti è lo shura, traducibile come “consultazione”, e si trova nel versetto 42:38, “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…” e nel versetto 3:159 “… Consultati con loro sugli ordini da impartire …” Secondo Ja’far Sheikh Idris[62], professore di studi islamici a Washington, “in generale, la democrazia è la stessa cosa dello Shura.”

In realtà, lo shura non è mai stato formalizzato. Anche i dittatori più autoritari e brutali, come Stalin o Mao, si “consultavano” con alcuni di tanto in tanto. Anche Genghis Khan si “consultava” con qualcuno mentre massacrava mezza Asia. Il fatto di “consultarsi” di per sé è senza senso. La “consultazione” è solo retorica, se non ci sono regole formali che costringono il dirigente a tenere conto del bene del popolo e sanzioni che lo colpiscano se non lo faccia.

I Sunniti parlano dei quattro califfi ortodossi, Abu Bakr, Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib, tutti quanti ex amici personali di Muhammad. Il loro regno terminò con l’assassinio di Ali nel 661. A questo punto il Califfato passa da Medina alla dinastia Umayyid a Damasco. Nel 750 la dinastia Abbasid a Baghdad prende il Califfato, dove rimarrà fino al saccheggio di Baghdad da parte dei Mongoli. Formalmente, il califfato resterà vivo per secoli, anche se i califfi non avevano alcun potere vero e proprio. Nel 1924 il leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk lo abolirà formalmente.

In un saggio pubblicato sul giornale The Guardian[63], Osama Saeed, portavoce della Muslim Association of Britain proponeva la restorazione del califfato, affermando che tale istituzione sarebbe perfettamente compatibile con le istituzioni democratiche:

“Per ora la visione di un nuovo califfato riconosciuto dai musulmani di tutto il mondo sembra un’utopia. Persino l’idea di instaurare un’area di libera circolazione di merci e personale attraverso gli stati islamici sembra troppo estremista. Però è un’utopia che ci serve, e che dovrebbe essere sostenuta dal supporto americano e britannico, se vogliono veramente aiutarci nello sviluppo del mondo musulmano. La rinascita di una civiltà musulmana sarebbe un miglioramento per tutto il mondo.

Irfan Husain[64] ha criticato il saggio di Saeed nel giornale pakistano Dawn. Secondo lui ci sono delle grosse omissioni:

“Intanto, chi deciderebbe qual’è il candidato più adatto? Un indonesiano ha poco in comune con un turco, a parte la fede. In verità, la religione è solo uno degli aspetti dell’identità di una persona. Esistono altri fattori altrettanto importanti, come la lingua, il gruppo etnico, le condizioni socioeconomiche e tante altre cose. Non ha senso dare per scontato che solo perchè uno è un musulmano dovrebbe ubbidire a una persona dall’altra parte del mondo solo perché si fa chiamare Califfo. Forse ci si dimentica di quanto fosse tenue l’autorità di molti dei Califfi.”

The Christian Science Monitor[65] ha intervistato un gruppo di seguaci di Hizb ut-Tahrir, il partito della liberazione in Giordania. Secondo loro, un singolo stato islamico che vada dall’Indonesia al Marocco porterebbe la prosperità ai musulmani e gli permetterebbe di conquistare l’occidente. “L’Islam obbliga i musulmani a raggiungere posizioni di potere in modo che possano intimidire, non dico terrorizzare, i nemici dell’Islam”, dichiara Abu Mohammed, un attivista di Hizb ut-Tahrir. “Se dopo le discussioni e le negoziazioni continuano a rifiutarsi, la nostra ultima risorsa sarà una Jihad per la diffusione dello spirito islamico e del dominio islamico”, continua sorridendo. “Questo è nell’interesse di tutte le genti, per liberarle dall’oscurità e portarle verso la luce.”

Durante una conferenza in Australia del gennaio 2007, Ashraf Doureihi[66], ha sottolineato l’importanza della fondazione di uno stato islamico:

“E’ importante che ci si muova in tutto il mondo musulmano per arrivare a questo cambiamento, anche se ciò richieda una rivolta urbana o un colpo di stato militare.” Secondo Wasim Durie, portavoce di Hizb ut-Tahrir la conferenza era rivolta alla discussione di metodi per la creazione di un’entità sovranazionale islamica. “Quello di cui stiamo discutendo oggi non è solo il destino del mondo islamico, ma di tutta l’umanità.” Il governo australiano si è rifiutato di rendere illegale il gruppo, nonostante esso incitasse varie volte alla guerra civile [67].

E’ facile dire che si tratta solo di estremisti, ma come dice Robert Spencer[68], anche se questi estremisti non hanno alcuna possibilità di fondare un califfato non vuol dire che non siano pericolosi:

“Il fatto che l’URSS non avesse alcuna possibilità di diffondere il comunismo in tutto il mono non vuol dire che non fosse pericolosa. Queste persone così istruite non hanno capito che Al-Qaeda e gli altri gruppi sono in grado di causare problemi enormi e gravissimi nel loro tentativo di fondare un califfato mondiale. Il fatto che non abbiano alcuna possibilità di successo non vuol dire che non possano causare danni.”

Lo scrittore Abid Ullah Jan ha scritto un libro chiamato The End of Democracy, molto popolare nel mondo islamico. Jan cita al-Mawardi, un giurista islamico dell’undicesimo secolo che descriveva i doveri del Califfo (pagina 189):

“Second Al-Mawardi, i doveri del Califfo sono la protezione della religione islamica, la soppressione dell’eresia, l’interpretazione e applicazione della legge islamica, la gestione di eserciti alle frontiere per la difesa dell’impero, la promozione della causa islamica tramite l’apostolato verso i non musulmani o la guerra, la gestione di un sistema finanziario efficiente, la nomina e la paga di ministri, governatori, esattori, giudici e altri pubblici ufficiali e infine la supervisione di tutti i dipartimenti dello stato.”

Abid Ullah Jan cita anche il teologo del ventesimo secolo Abul A’la Mawdudi, fondatore del Jamaat-e-Islami in Pakistan (pagina 132):

“Lo stato islamico deve manipolare tutti gli aspetti della vita e delle attività in concordanza con le norme morali e le riforme sociali. In uno stato simile nessuno può dire di avere degli affari privati e personali. Nonostante tutto, questi concetti non rendono lo stato islamico uno stato autoritario o fascista, dato che esso è totalmente differente da uno di quegli stati.” Secondo Mawdudi: “La libertà individuale non viene soppressa e non ci sono segni di dittatura, anzi prende il meglio dei due mondi e rappresenta la società migliore che sia mai stata creata.”

Secondo Jan, “Non vogliono darci la possibilità di sederci con calma e creare uno stato islamico solo perché lo stato islamico ha le potenzialità di mostrare a tutti quale deve essere una società giusta e con tutti i vantaggi che gli stati democratici promettono e basta.”

Qualcuno potrebbe dire che forse il motivo è che lo stato islamico, come Jan stesso dice, ha l’obiettivo di uccidere, sottomettere o convertire tutti i non musulmani del mondo. Inoltre, Jan ammette che non è mai stato trovato un modo adatto per eleggere il Califfo (pagina 191):

“Il Profeta non ha designato un successore e non ha mai suggerito un metodo per eleggerne o deporne uno, agendo in conformità col Corano che non dice assolutamente niente al riguardo.”

Muhammad, nonostante avesse tante mogli, non ha mai generato un erede maschio e non ha neanche designato un successore, oltre a non avere mai ordinato un modo per designarlo. Per questo motivo, alla sua morte i primi musulmani si divisero. Alcuni volevano che il comando passasse ad Husayn, nipote di Muhammad per via di sua figlia Fatima. Husayn diventerà il primo imam degli Sciiti.

Per quanti gli apologeti moderni cerchino di indorare la pillola, è difficile vedere il Califfato se non come una dittatura imposta per diritto divino. Il principio di Montesquieu della separazione dei poteri è del tutto sconosciuto, anzi sarebbe considerato eretico. Anche se con qualche dissenso, l’opinione generale dei giuristi islamici è che fino a che il califfo segue le regole islamiche deve essere ubbidito, dato che una dittatura è sempre meglio dell’anarchia. Anche se il Califfo ha il dovere di “consultarsi” con altri riguardo agli affari di stato, è comunque libero di ignorare i loro consigli. La natura primitiva del governo islamico è terrificante.

Forse gli storici del futuro si chiederanno come mai i leader dell’UE abbiano potuto essere così stupidi nel creare l’Eurabia. Alcuni risponderanno che lo hanno fatto perchè glielo hanno permesso.

Ho sentito alcuni comunisti dire che il sistema sovietico avrebbe potuto funzionare, se non fosse arrivato al comando uno come Stalin. Questa idea è fondamentalmente sbagliata, perché è stato il sistema stesso a invitare leader come Stalin o Mao. Non ci sono leggi e regole che limitino il potere del leader in un sistema comunista. Lo stesso principio vale per il califfato. Secondo Lord Acton: “Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.” Il sistema islamico porta per forza a corruzione e abuso di potere.

Nel 2006 la Commissione Europea[69] (il governo della CE) ha annunciato che avrebbe inviato le proposte per le leggi europee ai parlamenti nazionali per i commenti, ma ha reso chiaro che Bruxelles avrebbe solo “preso nota” dei commenti dei parlamentari nazionali. Il concetto di “consultazione” della UE è che i popoli o i loro rappresentanti possono dare i loro “consigli” e che i governanti possono anche ignorarli. L’UE sarà in grado di integrarsi perfettamente col Califfato, dato che funzionano secondo gli stessi principi.

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) cita il Dr. Shaker Al-Nabulsi[70], intellettuale giordano, nella critica all’affermazione di Yusuf Al-Qaradawi’s che “la democrazia è l’essenza dell’Islam.”

Secondo Nabulsi, “Lui è uno di quelli che dice che lo Shura [consultazione] significa dare un consiglio al regnante ma non obbligarlo. [Secondo Al-Qaradhawi] il regnante non deve essere deposto nemmeno se pecca o se opprime il popolo, e deve essere ubbidito anche se ti picchia o ti rapina. Il Califfato è rimasto lo stesso dal 632 al 2004, è una forma di governo tribale in cui i potenti si alleano al sovrano, un sistema dispotico, antidemocratico e sanguinario, a parte per i 12 anni in cui hanno regnato Abu Baker e Omar Bin Al-Khattab [primo e secondo califfo]. Dal 661 al 1924 il califfato islamico è stato sanguinario e violento, e il governo di molti paesi islamici è così ancora oggi.”

Nabulsi cita al-Qaradawi dicendo che: “Ci sono quelli che dicono che la democrazia è il governo del popolo, ma il popolo vuole in governo di Allah. Sayyid Qutb nel suo libro The Milestones scrive che l’autorità è quella di Allah, non quella del popolo e che il sovrano è solo il segretario di Allah e il suo rappresentante sulla terra.”

Hassan al-Banna ha fondato la Muslim Brotherhood nel 1928 con l’obiettivo della restaurazione del Califfato. Secondo alcuni, il suo discepolo e successore Yusuf al-Qaradawi non ha cambiato obiettivo. Durante un’intervista col settimanale tedesco Der Spiegel[71], Qaradawi ha dichiarato che: “L’Islam è una sola nazione, esiste solo una legge islamica e tutti i musulmani pregano un solo Dio. Prima o poi, tale nazione diventerà una realtà politica. Rimane da vedere se sarà una federazione di stati, una monarchia o una repubblica islamica.”

In un altro articolo[72], Al-Qaradawi afferma che: “Una società cristiana può accettare la separazione tra Stato e Chiesa, ma una società islamica non può. Il cristianesimo non ha una Shariah o un sistema legislativo a cui i fedeli debbano aderire.” Secondo la legge del Nuovo Testamento, la società cristiana deve: “Dare a Cesare quel che è di Cesare.” (Matteo 22:21).

Invece dato che l’Islam ha un sistema di devozione (’ibadah) e un sistema legale (Shari’ah), accettare la separazione tra Stato e Chiesa significa abbandonare la Shari’ah e per un musulmano ciò equivale all’ateismo e al rifiuto dell’Islam. Accettare la separazione tra Stato e Chiesa invece della Shari’ah è un atto di riddah [apostasia]. Accettare un sistema di leggi secolari e l’uguaglianza di fronte alla legge tra musulmani e non musulmani equivale all’apostasia, e l’apostasia è punita con la morte.

L’intellettuale iraniano l Amir Taheri[73] scrive che, “Nelle lingue musulmane non è esistita una parola per democrazia fino al 1890. I musulmani sono stati costretti ad adottare la parola greca per indicare il concetto:democrasi in Persiano, dimokraytiyah in Arabo, demokratio in Turco. Non è un caso se i musulmani dell’antichità hanno tradotto molti testi greci, ma non quelli sulla politica. Il grande Avicenna ha tradotto la Poetica di Aristotele, ma nessuno ha tradotto la Politica in Persiano fino al 1963.” Secondo Taheri, il concetto che causa più problemi è quello dell’uguaglianza di fronte alla legge: “Questa è un’idea inaccettabile nell’Islam, in cui l’infedele non può essere uguale al fedele.”

“Democrazia significa governo del popolo, oggi detto sovranità popolare. Nell’Islam il potere appartiene solo ad Allah: al-hukm l’illah. L’uomo che esercita questo potere è detto Khalifat al-Allah, il reggente di Allah. Nemmeno il Califfo può dettare legge, la legge è quella di Allah. (…) L’Islam ha il concetto di consultazione, ma solo per i casi specifici e non per l’andamento generale della società.” La sua conclusione è che “L’Islam è incompatibile con la democrazia.” Eppure, in un altro dei suoi saggi, Amir Taheri chiede agli europei la restaurazione dell’Impero Romano[74]:

“Il nord Africa, con le sue spiagge tra le più belle del Mediterraneo, potrà diventare come la Florida, il luogo adatto per i vecchi pensionati europei che vogliono godersi la pensione. In cambio, milioni di giovani potrebbero emigrare verso nord per fornire la forza lavoro necessaria alle economie europee (…) Unire la tecnologia e la ricchezza del nord con la forza lavoro del sud potrebbe rendere la zona euromediterranea l’economia più grande e prosperosa del pianeta.”

Questa idea esiste già, si chiama “Eurabia” ed è già in fase di realizzazione, come dimostra la Bat Ye’or[75]. Non è stata una buona idea. Se Taheri stesso ammette che l’Islam è incompatibile con la democrazia, quale sarà l’impatto di masse di persone con ideologie incompatibili con la democrazia sulle democrazie? In generale Amir Taheri scrive brillantemente, ma in questo caso ha perso la coerenza. Secondo il sito Islam Online[76], “L’Islam non è una religione nel senso moderno e corrotto del termine, ossia una che rientra solo nella sfera privata dell’individuo. L’Islam è uno stile di vita, ossia qualcosa che influisce su tutti i campi dell’esistenza. L’Islam offre una guida per tutti gli aspetti della vita, individuale e sociale, materna e morale, economica e politica, legale e culturale, nazionale e internazionale.”

Una frase comune tra i musulmani è Din wa Dawlah, religione e Stato. Nel 2005, dopo le elezioni parlamentari, Younus Qanooni[77], membro fondatore dell’alleanza afghana che ha aiutato gli USA ad abbattere il regime talebano nel 2001, ha dichiarato che il suo paese non avrà mai una democrazia secolare. “Gli afghani non accetteranno mai un sistema secolare o liberale. L’Islam è il sistema presente e futuro dell’Afghanistan.” Nonostante ciò, ci sono soldati che rischiano la vita e civili che pagano le tasse pur di fondare tale sistema.

Questa idea così ingenua di democrazia è la regola, non l’eccezione. In un memo, il dipartimento di stato americano[78] ha ordinato all’ambasciata al Cairo di stabilire un dialogo con i gruppi religiosi, dato che scontrarsi con loro porta solo ad altri attacchi contro gli interessi americani. Inoltre, hanno consigliato Washington di fare pressione sul governo egiziano per la concessione di più potere politico alla Muslim Brotherhood. Tutto questo, nonostante molti dei peggiori terroristi al mondo siano stati addestrati dalla Muslim Brotherhood. Il Dr. Ahmad Al-Rab’i[79], ex ministro dell’educazione del Kuwait, ha dichiarato che “I fondatori dei gruppi fondamentalisti sono stati addestrati dalla Muslim Brotherhood, e quelli che hanno lavorato con Bin Laden e Al-Qa’ida sono stati sostenuti dalla Muslim Brotherhood.”

Anche lo scrittore Tarek Heggy, dichiara che: “La Brotherhood si oppone alla nozione di uno stato democratico, chiedendo invece un governo islamico basato sulla Shura (assemblea costituente), la venerazione del sovrano e l’investitura di una Guida Suprema. In questo, sono vicini al modello stabilito dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini in Iran. (…) La Brotherhood chiede un sistema costituzionale e legale basato sui principi della Shariah, incluse le punizioni corporali (lapidazioni, frustate, amputazioni.)

L’unico luogo dove c’è stato un movimento verso un Islam democratico è la Danimarca. Tra tutte le nazioni occidentali, la Danimarca è quella che ha organizzato maggiore resistenza popolare contro l’islamizzazione. Il parlamentare di origini siriane Naser Khader[80] ha lanciato una rete chiamata Democratic Muslims, i cui membri devono firmare una dichiarazione in cui affermano di opporsi alla Shariah. Secondo Khader “La libertà di parola è l’anima della democrazia, e se la togli la democrazia muore.” Sembra che l’impegno di Mr. Khader sia sincero. Il problema è che i suoi oppositori musulmani siano altrettanto sinceri nelle continue minacce di morte che gli hanno inviato. Un documentario francese girato con telecamera nascosta[81] ha ripreso un imam mentre suggeriva che se Khader fosse stato nominato ministro per l’integrazione avrebbe potuto attrarre un attentatore suicida. Raggiunto in un secondo momento, l’Imam ha detto che stava scherzando. La rete ha delle buone idee, tra le altre i Dieci Comandamenti della Democrazia[82], tra i quali:

1. Separazione tra politica e religione, in cui la religione non sia sopra le leggi della democrazia.

2. Rispetto per l’uguaglianza di fronte alla legge, quale che sia il sesso, il gruppo etnico, l’orientamento sessuale o le credenze religiose.

3. Nessuna incitazione all’odio, e nessun odio nei nostri cuori.

4. Nessun incoraggiamento alla violenza, non importa quanto sia grande la frustrazione o giusta la causa.

5. Rispetto verso tutte libertà di espressione, anche per quelle che non ci piacciono.

Il problema è che solo una piccola minoranza[83] dei membri dei Democratic Muslims sono musulmani. Gli altri sono tutti non musulmani. Inoltre, i musulmani in Danimarca sono più interessati ad approfittare del sistema democratico che nel sostenerlo. Secondo il Copenaghen Post[84], Wallait Khan è stato eletto consigliere per il Liberal Party a Copenaghen, solo per passare al the Socialist People’s Party, cosa che gli ha permesso di fondare una coalizione di sinistra. Khan ha fatto campagna elettorale anche in Pakistan. Secondo Khan ci sono state sei persone elette in Pakistan nonostante avessero residenza in Danimarca. “Noi pakistani in Europa abbiamo una competizione tra chi ha più posti di sindaco tra città in Danimarca, in Norvegia e in Inghilterra.”

Il European Council for Fatwa and Research, comandato da Yusuf al-Qaradawi, sta scrivendo una costituzione musulmana per l’Europa[85], con legislazione sovranazionale. Secondo Tina Magaard dell’università di Aarhus, ci sono decine di anni di lavoro dietro queste ambizioni. Sono anni che i gruppi islamici cercano di stabilire il controllo tra le comunità di immigranti, e in alcuni casi hanno ottenuto il supporto dei governi locali. Secondo la Magaard, “Gli imam e gli islamici considerano questa cooperazione come un trasferimento di poteri. Ora sono loro a comandare.”

Anche senza l’Islam, una democrazia diretta senza regole non è sempre una buona idea. Ad esempio, si può ottenere il voto di una grossa fetta della popolazione promettendogli di dargli i soldi appartenenti ad un’altra fetta della popolazione. Appena arrivato al potere, un presidente può dissolvere le regole e fare in modo da ottenere una rielezione assicurata. Nel febbraio 2007, il presidente venezuelano Hugo Chavez[86] ha avuto il comando per decreto presidenziale, in modo da creare uno stato socialista. Secondo alcuni, ciò manderà il Venezuela in uno stato di dittatura. Il presidente dell’assemblea nazionale Cilia Flores ha applaudito con le parole “Patria, socialismo o morte”, mentre centinaia di seguaci di Chavez sventolavano striscioni con su scritto “Il socialismo è democrazia”.

Bruce Bawer[87], autore del libro While Europe Slept, ha notato che il The Economist Intelligence Unit ha assegnato il titolo di paese più democratico del 2006 alla Svezia. Secondo Bawer, “Per chi conosce la situazione, ciò non è solo sbagliato, è orribilmente male informato. Anche se due terzi degli svedesi non credono che l’Islam sia compatibile con la società occidentale, non si può parlare pubblicamente di questo argomento.” Per citare il commentatore Jonathan Friedman, “non si può parlare di immigrazione perché i politici svedesi si rifiutano semplicemente di farlo.”

Secondo Bawer, la città di Stoccolma ha “organizzato un sondaggio tra gli studenti delle medie nel sobborgo di Rinkeby, prevalentemente musulmano. I risultati hanno mostrato che il 17% dei ragazzi ha commesso molestie sessuali, il 31% ha mandato qualcuno in ospedale e il 24% ha commesso furti o ha rubato da un’auto parcheggiata. Queste statistiche sono eccezionali, ma sono state nascoste al pubblico. La Svezia è l’unico paese europeo in cui non c’è nemmeno un membro di un partito critico verso l’immigrazione in tutto il Parlamento.”

I membri del partito Sweden Democrats, che critica le politiche di immigrazione incontrollata, non possono tenere incontri pubblici senza essere attaccati. Ciò avviene da anni, con l’approvazione silenziosa dei politici svedesi. Il giornale svedese Expressen avverte riguardo alla situazione di terrorismo causata dagli estremisti di destra e di sinistra. Il dottore di scienze politiche Peter Esaiasson ha fatto delle ricerche su tutti i movimenti elettorali in Svezia dal 1866 a oggi. Secondo lui, gli attacchi organizzati durante i comizi elettorali del 2006 non hanno precedenti nella storia contemporanea.

Oltre alla censura a livello nazionale, c’è il fatto che le decisioni importanti ormai vengono prese da un’élite di burocrati UE. Se “democrazia” significa un regime in cui i cittadini possono votare per decidere il futuro, allora la Svezia non è una democrazia ma una dittatura multiculturale. Si può votare per un partito piuttosto che per un altro, ma alla fine sono tutti a favore di multiculturalismo e immigrazione incontrollata. Gli svedesi hanno poca influenza riguardo al loro futuro, e non esiste libertà di parola. La Svezia ha solo l’aspetto formale della democrazia, ossia le elezioni. Ciò ci deve ricordare che avere le elezioni non porta automaticamente a una società libera.

Nel 2007 lo storico Bernard Lewis[88], che sembra avere influenzato le decisioni americane di portare la democrazia in Iraq, ha dicharato al The Jerusalem Post that Islam che probabilmente l’Islam sarà presto la forza dominante in Europa[89] e ha consigliato democraticamente di assistere l’islamizzazione tramite “immigrazione e democrazia.”

Nel dicembre del 2006 le autorità austriache[90] hanno fatto rimuovere i Babbi Natale dagli asili. Secondo le autorità, ciò è stato fatto per non fare intimorire i bambini da un estraneo barbuto in piedi davanti all’ingresso, ma molti li hanno accusati di cercare il favore della popolazione musulmana. La battaglia di Vienna del 1683, in cui una coalizione guidata da Re Jan III Sobieski di Polonia ha battuto i turchi Ottomani, è stata l’ultima volta in cui i musulmani hanno minacciato l’Occidente tramite tecniche di guerra tradizionali. Dopo la sconfitta, l’Impero Ottomano sprofondò nella povertà data l’arretratezza tecnologica, causata dal disprezzo musulmano verso il libero pensiero che fa da base per la scienza. La loro mancanza di curiosità è il loro tallone d’Achille, e forse loro hanno trovato il nostro. Questa volta sono già dentro le mura di Vienna.

Alla fine, i musulmani sono stati più bravi nell’infiltrarsi pacificamentre nell’occidente democratico che nel combattere militarmente l’occidente prima della democrazia.

Ibn Warraq avverte che gli islamici vedono la nostra società aperta come un mezzo per infiltrarsi, e teme che finiremo con l’islamizzare la democrazia piuttosto che con il democratizzare l’Islam. Walid al-Kubaisi[91], norvegese di origini irachene e critico della Shariah, crede che Yusuf al-Qaradawi sia più pericoloso di Osama bin Laden:

“In Europa, la Muslim Brotherhood ha scoperto un’opportunità unica, la democrazia. Il sistema democratico lascia spazio alla libertà di religione e di parola, al punto da finanziare le comunità religiose e le organizzazioni religiose. Questo sistema è stato usato dalla Muslim Brotherhood per infiltrarsi nelle comunità musulmane, reclutare membri e costruire la rete di contatti islamici che abbiamo oggi.” Dove Bin Laden usa le bombe, al-Qaradawi usa la democrazia come un cavallo di Troia. La Brotherhood si fa finanziare dai governi europei e usa i finanziamenti per infiltrarsi nel sistema democratico.

Patrick Poole[92] descrive la discussione di un documento chiamato “The Project”, finora riservato ai leader delle agenzie di spionaggio europee. Solo grazie al lavoro di Sylvain Besson, un intrepido reporter svizzero, che le informazioni relative al The Project sono state rese pubbliche. Il documento, trovato durante una perquisizione in una villa di Campione, in Svizzera il 7 Novembre del 2001, include una strategia su dodici punti per una gestione a lungo termine dell’invasione culturale dell’occidente. Tra le strategie raccomandate ci sono:

coinvolgere musulmani idealisti tramite le istituzioni occidentali.

Coinvolgerre governi, ONG e organizzazioni private.

Mettere istituzioni occidentali al servizio dell’Islam

istituire alleanze con organizzazioni progressiste occidentali con obiettivi simili.

Sylvain Besson e Scott Burgess forniscono grossi paralleli tra l’opuscolo di Qaradawi, Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase del 1990, e il The Project. I due documenti sono simili. Nel frattempo, Yusuf al-Qaradawi è stato definito come un “moderato” da gente come il sindaco di Londra Ken Livingstone, durante le cerimonie di una conferenza in UK. Tutto ciò nonostante Qaradawi avesse difeso gli attentatori suicidi, si fosse vantato di come l’Islam avrebbe conquistato l’Europa e avesse incitato l’odio durante le rivolte per i fumetti danesi del 2006. Mohammad Mahdi Akef, leader della Muslim Brotherhood, ha dichiarato di avere fede completa nella conquista islamica di Europa e America. Secondo il Dr. Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, la Brotherhood e le sue organizzazioni satellite usano la strategia della flessibilità:

“Questa strategia richiede che un gruppo di minoranza di musulmani usino tutti i mezzi legali per infiltrarsi nelle istituzioni secolari non musulmane, a partire dalle università. Come risultato, ci saranno laureati musulmani o a favore dell’Islam nella forza lavoro, che si tratti del governo, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, dello spionaggio, delle forze armate e delle istituzioni finanziarie.”

Lorenzo Vidino scrive riguardo alla conquista della Muslim Brotherhood: “Fin dai primi anni ’60, i membri e i simpatizzanti della Muslim Brotherhood hanno cominciato a trasferirsi in Europa e a fondare una rete di moschee, associazioni caritatevoli e organizzazioni islamiche. La cosa assurda è che il fondatore della Muslim Brotherhood, Hassan al-Banna, sperava di usare questi metodi per diffondere il potere dell’Islam in Egitto. Al-Banna non si sarebbe mai sognato che la sua visione sarebbe diventata realtà anche in Europa.”

Douglas Farah nota che una delle attività più importanti tra i gruppi islamici è l’acquisto di beni immobili: “Noi non abbiamo un piano. Loro lo hanno. La storia dimostra che quelli che pianificano, anticipano e hanno una strategia coerente di solito vincono. Noi non stiamo vincendo.”

Nel 2006[93], un giornale norvegese di ispirazione cristiana, il Magazinet, ha ristampato le vignette danesi su Muhammad. Dopo che il leader della Muslim Brotherhood, Yusuf al-Qaradawi, ha incitato agli attacchi verso le ambasciate danesi e norvegesi in Siria con i suoi proclami infiammatori sulla TV araba, il ministro del lavoro e delle politiche sociali norvegese Bjarne Håkon Hanssen ha indetto una conferenza stampa a Oslo. Durante la conferenza Velbjørn Selbekk, editore di Magazinet, ha chiesto perdono in maniera umiliante per avere ristampato quelle vignette. Al suo fianco c’era Muhammad Hamdan leader del consiglio islamico norvegese, che ha accettato le scuse e ha chiesto la cessazione delle ostilità. Il giornalista Bruce Bawer[94] ha scritto che sembrava una scena uscita da una corte di giustizia islamica.

Trond Giske, ministro della cultura e degli affari religiosi, ha incontrato Mr. Muhammad Hamdan pochi mesi dopo e ha annunciato che i finanziamenti statali verso il consiglio islamico sarebbero stati portati da 60,000 corone all’anno a mezzo milione. Ciò rappresenta un incremento del 700% in un anno, e di certo i musulmani lo hanno visto come il pagamento di una jizya. In pratica, le autorità norvegesi hanno riconosciuto formalmente che il paese è sotto dominio islamico. Successivamente, il ministro per il lavoro Bjarne Håkon Hanssen del Labour Party ha dichiarato che l’incremento dell’immigrazione dal Pakistan verso la Norvegia sarebbe favorevole per l’economia. Nel 2005, la maggioranza dei musulmani norvegesi ha votato per il suo Labour Party in 2005, e l’83% di loro ha votato a sinistra. Samira Munir[95], membro del consiglio comunale della città di Oslo, ha avvertito che durante la campagna elettorale c’è stata cooperazione tra i partiti socialisti e le comunità musulmane. “I capifamiglia e le moschee hanno deciso come fare votare le comunità di immigranti, vendendo letteralmente i voti in cambio di finanziamenti. Tali accordi sono sempre avvenuti con i partiti di sinistra.”

La Norvegia è una nazione incredibilmente ingenua. Anche se non tutte le infiltrazioni musulmane sono così, in generale i fatti avvenuti in Norvegia sono simili a quelli successi in molte nazioni democratiche. Forse l’idea più geniale dei partiti di sinistra è stata quella di riinventarsi dopo la Guerra Fredda e trasformarsi in partiti multiculturali e importare i votanti dall’estero[96]. Comprarsi i voti promettendo ai votanti i soldi dei non votanti è una pratica antica, ma che diventa ancora più pericolosa se combinata con l’immigrazione selvaggia. L’immigrazione musulmana può trasformare le democrazie europee in sistemi fallati che crolleranno perchè i nativi non credono di esserne rappresentati.

Il governo turco ha provato a influenzare le elezioni olandesi del 2006 tramite email inviate ai turchi residenti in Olanda. Secondo Paul Belien del The Brussels Journal[97], “Ciò ha creato una situazione in cui gli immigranti nei paesi occidentali sono diventati cavalli di Troia pieni di nazionalismo straniero e di fanatismo religioso.”

Nel 2007, il primo ministro indiano Manmohan Singh, un Sikh, ha dichiarato che le minoranze, in particolare i musulmani, devono avere la precedenza nella distribuzione delle risorse per fare si che i benefici dello sviluppo economico li raggiungano allo stesso modo degli altri. Singh si è dimenticato di dire che quello che gli interessa è il successo elettorale del suo Congress Party, che sta corteggiando il voto degli islamici fin dai tempi del Mahatma Gandhi e di Nehru. I musulmani sono economicamente poveri dappertutto, dall’Europa alla Malesia, cosa che fa pensare che la loro povertà sia dovuta alla loro arretratezza culturale.

I musulmani in India hanno la licenza di praticare una forma ridotta della Sharia[98], e hanno richiesto la possibilità di fare abbassare l’età minima per il matrimonio[99] e per fare decidere le dispute familiari tra musulmani secondo la loro legge. Nel gennaio 2007, il governo indiano ha dato la possibilità di stabilire corti di giustizia islamiche per risolvere dispute tra loro, e che le fatwa emesse da quelle corti non sono in contrasto con le leggi indiane.

Lo studioso K.S. Lal[100] ha analizzato la demografia indiana nel periodo tra l’anno 1000 e il 1525, e ha stimato che durante quel periodo circa 80 milioni di indiani hanno perso la vita durante le guerre con gli islamici. Secondo lo storico N.S. Rajaram[101], “L’India è il luogo dove il dominio islamico ha inflitto tante di quelle ferite sulla classe politica e sulle persone istruite che si continua a vivere in uno stato di terrore continuo (…) L’India ha la libertà politica ma non quella spirituale, i politici e le persone di cultura continuano a comportarsi come sudditi oppressi e non hanno il coraggio di affrontare la verità del loro passato coloniale.”

F. Gregory Gause III, professore associato di scienze politiche presso l’università del Vermont, scrive nella rivista Foreign Affairs[102] che non ci sono prove del fatto che la democrazia riduca il terrorismo, e a tale scopo indica il gran numero di attacchi terroristici in India:

Si può dire che molti di questi attacchi sono stati commessi da pakistani, particolarmente nel Kashmir, ma non tutti gli attentatori erano stranieri. Molti degli attacchi terroristici in India sono avvenuti fuori dal Kashmir e sono stati causati da frizioni tra il governo locale e quello centrale.”

Nonostante i musulmani abbiano massacrato decine di milioni di non musulmani in India negli ultimi mille anni, i musulmani in India godono di diritti speciali e possono seguire una legge religiosa in un paese apparentemente secolare. L’India è stato uno dei primi paesi a bandire i Versetti Satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’Ayatollah Khomeini issued nel 1989, censurando la libertà di parola di quasi un miliardo di non musulmani per il timore della violenza dei musulmani.

L’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra era al centro di molte controversie, ma certo che i suoi disaccordi con la comunità musulmana hanno contribuito molto al colpo di stato che lo ha rimosso dal potere nel 2006. Buona parte degli abitanti della Thailandia sono buddisti, ma le provincie meridionali adiacenti alla Malesia hanno una maggioranza musulmana che ha sfollato molti buddisti dalle loro case, decapitato monaci e ucciso insegnanti. Il governo è stato costretto a chiudere circa un migliaio di scuole pubbliche dopo un’ondata di attacchi incendiari e l’omicidio di dozzine di insegnanti[103]. Intanto, un volantino distribuito nella zona[104] dichiarava che “Questa zona dovrà essere liberata e posta sotto il dominio islamico. Questa terra non appartiene alla Thailandia, ma è una zona di guerra come la Palestina e l’Afghanistan. I credenti e i non credenti devono vivere separatamente.” Chulanont Surayud, ufficiale, primo ministro pro tempore e capo della giunta militare che ha deposto il governo regolare nel 2006, ha chiesto pubblicamente scusa[105] per gli eccessi del governo precedente e ha promesso di concedere una legge islamica al sud, particolarmente per il diritto familiare. A giudicare da quello che è successo in India, è poco probabile che concedere la Shariah ai musulmani calmerà le violenze verso i non musulmani. E’ più probabile che i buddisti thailandesi [106] finiranno come profughi nel loro stesso paese mentre il loro governo si piega di fronte ai musulmani, proprio come è successo con gli indù del Kashmir.

Alcuni hanno commentato che “Appena i musulmani saranno una maggioranza, indiranno le elezioni e voteranno per la Shariah.” Tutto il contrario, la Shariah arriva molto prima. Le minoranze organizzate e agguerrite possono ottenere grandi concessioni dalle democrazie. La Shariah è stata già parzialmente stabilita in India, Thailandia, nelle Filippine e in UK. L’aggressività dei musulmani pretende che i non musulmani si sottomettano a loro pur di evitare la guerra civile.

Nel Policy Review, lo scrittore Lee Harris commenta il libro di Andrew G. Bostom’ The Legacy of Jihad. Harris vuole avvertire quelli che non credono nella minaccia della Jihad verso l’occidente, data l’inferiorità tecnologica del mondo musulmano:

“I musulmani non sono interessati a vincere nel senso comune del termine. I musulmani possono vincere semplicemente rendendo impossibile fare funzionare il sistema democratico, creando condizioni tali che la democrazia non possa più funzionare e costringendo l’occidente a scegliere tra il sottomettersi alle loro pretese o la discesa nell’anarchia e nel caos. Si potrebbe chiamare questa situazione come uno scontro tra civiltà.”

Seconod Harris, “In questo tipo di scontro il nemico di un ordine non ha bisogno di essere forte ed efficiente quanto il sistema che vuole combattere, ma gli basta impaurire abbastanza l’ordine da impedirgli di usare il suo potere per il timore di una guerra civile. Si può usare la paura dell’anarchia per paralizzare il sistema politico al punto da rendergli impossibile il controllo del suo stesso territorio.”

Nel settembre del 2006, il professore di filosofia francese Robert Redeker ha pubblicato un articolo in cui dichiarava che: “A differenza di Ebraismo e Cristianesimo, l’Islam è una religione che esalta odio e violenza nei suoi testi sacri e nei suoi rituali.” Per avere affermato che l’Islam è violento, il professor Redeker ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto andare a vivere in incognito con tutta la sua famiglia. Secondo lo scrittore Christian Delacampagne[107], “ci sono parecchi intellettuali e politici francesi che sono disposti a discutere di tutto, tranne che dell’Islam. Riguardo all’Islam, la libertà di parola non esiste più.”

L’avvocato Seyran Ates, ha subito anni di minacce da tedeschi di origine turca per avere difeso in tribunale mogli che accusavano i loro mariti di violenza domestica, e ha dovuto lasciare il suo studio di Berlino perché era diventato troppo pericoloso. La parlamentare italiana Daniela Santanché ha ricevuto minacce di morte per la sua opposizione al velo islamico. In Spagna lo scrittore Gustavo de Arístegui[108], portavoce per il Partido Popular, vive sotto protezione della polizia per aver ricevuto minacce dopo essere stato dichiarato un nemico dell’Islam. Con l’immigrazione musulmana arriva anche una cultura di minacce, denunce e intimidazioni che si diffonde gradualmente nei paesi non musulmani. Quando i musulmani non possono vincere tramite la spada, lo fanno tramite avvocati pagati da finanziatori sauditi. Pochi se la sentono di affrontare un processo lungo e costoso solo per avere criticato l’Islam.

Nel 1998, in Canada, Mark Harding[109] è stato condannato a 340 ore di lavoro socialmente utile (indottrinamento) sotto la guida di Mohammad Ashraf, segretario generale del Islamic Society of North America a Mississauga, Ontario. La sentenza del giudice Sidney B. Linden, motivata dalle leggi canadesi riguardo all’incitamento all’odio, definiva Harding colpevole di “diffusione di notizie false riguardo agli aderenti all’Islam, studiate in modo da diffondere odio e paura tra i non musulmani.” Il crimine di Harding è stato quello di aver distribuito volantini fuori da una scuola pubblica in cui si elencavano atrocità commesse dai musulmani nei paesi islamici e avvertimenti come: “I musulmani che commettono questi crimini non sono diversi da quelli che vivono qui.” oppure “Toronto è sulla loro lista nera.” Nel 2006 la polizia canadese ha arrestato un gruppo di musulmani intenti a pianificare un attentato terrorista contro vari bersagli, tra cui la metropolitana di Toronto. Secondo il controspionaggio, buona parte dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche sono nati in Canada.

Il caso di Harding dimostra che ormai dire la verità sui pericoli dell’immigrazione musulmana è un crimine. Queste leggi contro il razzismo sono solo una versione leggera della Sharia, usate per intimidire gli infedeli come Harding quando vogliono criticare l’Islam. La political correctness è solo un assaggio della Shariah che sarà instaurata in occidente. Le leggi contro il razzismo non sono altro che political correctness legalizzata e costituiscono una violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Se si commette lo stesso crimine contro un uomo musulmano si avrà una punizione diversa da quella che si avrebbe attaccando un cristiano, un induista o un ebreo. Alcuni dicono che ciò avviene già nella vita reale, al punto che l’ingiustizia è diventata una cosa comune. Ciò costituisce una perversione della giustizia, simile alla Sharia, che chiede punizioni diverse a seconda della religione e del sesso del colpevole e della vittima. L’Islam è sempre stato ingiusto, e tale ingiustizia sta venendo legalizzata in occidente.

L’omicidio è sempre omicidio, e la vita umana deve essere valutata allo stesso modo. Secondo il multiculturalismo, dobbiamo considerare tutte le culture e le religioni come valide allo stesso modo, anche se non lo sono. Questa perversione dei valori indica che il sistema occidentale di giustizia sta crollando e che il sistema legale sta venendo infiltrato dalla legge islamica.

Zachariah Anani, ex jihadista convertito al cristianesimo, ha tenuto una conferenza a Windsor, in Ontario, sui pericoli dell’estremismo. I gruppi musulmani, tra cui il CAIR (Council on American-Islamic Relations) lo hanno citato in giudizio per avere “diffuso odio nella comunità.” L’ex musulmano Walid Shoebat[110] crede che mettere a tacere Anani crei un precedente legale con conseguenze pericolose sulla libertà di parola in Canada e negli USA. Secondo lo studioso e scrittore americano Daniel Pipes[111], nel 1998 Omar Ahmad, il segretario del CAIR, ha dichiarato davanti ai musulmani californiani che “L’Islam non è in America per essere uguale alle altre fedi, ma dominante. Il Corano dovrà essere la più alta autorità in America e l’Islam l’unica religione.”

Pipes afferma che il CAIR adora fare la vittima [112] ed è “sempre in cerca di offese anti musulmane, che siano reali o immaginarie, spontanee o provocate, grandi o piccole.” Secondo Pipes lo scopo dell’organizzazione è “Rendere gli USA un paese come tanti altri, dove non si può discutere liberamente dell’Islam.” Il CAIR riceve grandi finanziamenti. Nel 2006 i magnati sauditi come il principe Alwaleed ibn Talal hanno contribuito circa 50 milioni di dollari al CAIR. Buona parte di quei fondi sono stati spesi in una campagna mediatica [113] sui media americani. Il CAIR e altre organizzazioni musulmane hanno avuto grande successo nel diffondere il concetto di “Islamofobia” [114] e hanno avuto incontri con rappresentanti di varie istituzioni federali [115], tra cui l’FBI, al riguardo.

Insomma, cosa è esattamente la democrazia? Karl Popper diceva che “personalmente definisco quel tipo di governo che si può cambiare senza la violenza come democrazia, e gli altri come tirannia.” Anche Ludwig von Mises la pensava così: “L’essenza della democrazia non è il fare emettere ed amministrare la legge a tutti, ma il fatto che i legislatori e i dirigenti possano essere cambiati in maniera pacifica senza che avvenga un conflitto.” Storicamente, le democrazie dirette sono state comunità piccole, come le città stato greche in cui è stato coniato il termine. La democrazia più famosa era quella ateniese del quinto secolo prima di Cristo, dove a poco a poco tutti i cittadini hanno avuto diritto al voto (si trattava comunque di una minoranza rispetto a tutti gli abitanti.)

Lo storico John Dunn[116] ha seguito questo processo democratico nel suo libro Setting the People Free: The Story of Democracy, un titolo molto ironico. Secondo Dunn, “Sotto la democrazia i cittadini ateniesi pensavano, a ragione, di governarsi da soli. Le democrazie moderne sono sistemi in cui i cittadini scelgono l’opzione meno sgradevole tra le poche che hanno.”

Platone odiava la democrazia. Aristotele la criticava, ma in modo meno estremista, e approvava il governo dei molti come un buon sistema:

Pagina 47: “Aristotele stesso decise di non chiamaarla democrazia ma politeia, (governo costituzionale). La Politeia si distingueva dalla democrazia non solo da una differenza nello scopo e negli obiettivi (il bene comune, non il bene di un gruppo), ma anche nella struttura.”

James Madison, il primo scrittore della Carta dei Diritti, ha scritto buona parte della costituzione americana e dell’organizzazione del governo, insieme a Thomas Jefferson. Entrambi disapprovavano la democrazia diretta, e Jefferson temeva un “dispotismo elettivo”. Per loro, la forma di democrazia migliore era quella rappresentativa o indiretta. Secondo Dunn, tale sistema non può essere chiamato una democrazia nello stile dell’antica Grecia, dove i cittadini erano coinvolti direttamente nelle decisioni.

Pagina 79: “Non so come si possa chiamare lo stato americano, ma non col nome di democrazia. Un governo rappresentativo è differente da una democrazia non solo nell’autorità che segue, ma anche nei meccanismi istituzionali che lo fanno funzionare nel tempo.”

John Dunn pensa che l’idea del presidente americano Bush di portare la democazia in Iraq e in Medio Oriente per sconfiggere il terrorismo sia un atto di ignoranza ideologica. Forse la parola “democrazia” è diventata così diluita da non avere più senso. Dobbiamo saper fare la distinzione tra la democrazia diretta, che non è sempre un buon sistema, oltre ad essere vulnerabile all’Islam, e la democrazia rappresentativa che deve giostrarsi tra i populismi a breve termine e gli obiettivi a lungo termine.

Nel suo The Case for Sovereignty, Jeremy A. Rabkin descrive come il filosofo tedesco Jürgen Habermas, parla di strutture della legge internazionale e di un’autorità internazionale che controlli e diriga i governi. Rabkin si chiede: “Chi potrebbe controllare o sfidare un’autorità con un potere simile? Anche se ci fosse una Costituzione, chi potrebbe assicurarsi che l’autorità mondiale la segua? Come si potrebbe assicurare la democrazia? Sarebbe giusto se un centinaio di nazioni minori potessero combinare i voti e dettare legge al resto del mondo? Sarebbe giusto se un miliardo di cinesi, un miliardo di indiani e mezzo miliardo di asiatici si unissero in una maggioranza permanente e dettassero legge?”

Nel diciottesimo secolo non esisteva l’ONU o altre leggi sovranazionali. Secondo Rabkin i padri fondatori: “sarebbero stati nauseati al pensiero che il loro governo federale sarebbe stato sottomesso a un’entità internazionale abbastanza potente da dettare legge in territorio americano.” La combinazione di media, legislazioni internazionali e feudalesimo burocratico ha trasformato l’Europa in Eurabia[117]. Ci sono state migliaia di pagine di legislazioni passate senza la conoscenza o il consenso dei cittadini europei. Intanto, l’immigrazione sta cambiando drammaticamente il profilo demografico del continente, nonostante la volontà contraria dei cittadini.

Le rivolte jihadiste in Francia[118] del 2005 hanno dimostrato che ci sono centinaia di ghetti sotto controllo islamico, dove la Francia non ha il controllo del territorio. Lo stato di diritto in Francia è stato seriamente compromesso. I cittadini hanno notato che le tasse che pagano vanno a dei governi che non hanno il controllo delle frontiere, non hanno il controllo del territorio e non riescono nemmeno a offrire un minimo di sicurezza ai propri cittadini.

Bisogna riportare le condizioni necessarie a un sistema democratico, oppure il sistema crollerà. Molti commentatori temono che[119] abbiamo già passato il punto in cui le tensioni possono essere gestite da un sistema democratico e che siamo diretti verso una guerra civile.

La “Racial and Religious Hatred Bill[120]” nell’Inghilterra del 2005 è un esempio da manuale delle vulnerabilità di una democrazia verso l’Islam. Le minoranze possono avere un’influenza spropositata in un sistema democratico, se sono in posizione da fare da “ago della bilancia” in favore di un partito o di un’alleanza. In quel caso, il Labour Party voleva vendere la libertà di parola dei cittadini in cambio del voto dei musulmani. La Camera dei Lords, ossia quella parte del Parlamento inglese che non è stata eletta da nessuno, ha perso sempre più potere negli ultimi decenni ma può respingere le proposte della House of Commons. Alla fine, la Racial and Religious Hatred Bill è passata ma in forma molto diluita grazie all’opposizione della Camera dei Lords. E’ strano come un’istituzione anacronistica e non eletta democraticamente sia quella che si sia comportata in maniera più sensata in questo caso.

I padri fondatori americani temevano un governo della plebaglia, e volevano isolare i rappresentanti eletti in Parlamento da quelli che vedevano come cittadini capricciosi. Capisco questo punto di vista. Dovremmo vedere la democrazia come un mezzo, non come un fine da perseguire religiosamente. Ad esempio, non si dovrebbe basare la legislazione sui capricci di una maggioranza che cambia idea in continuazione. Quello che ci vuole è un sistema bilanciato e ben funzionante. I cittadini non sono sempre stupidi, e la classe dirigente non è sempre intelligente. Sono stati i dirigenti a creare l’Eurabia, non i cittadini. Nel diciottesimo secolo i padri fondatori americani non hanno previsto che i dirigenti stessi potessero decidere di smettere di sorvegliare i propri stessi confini nazionali.

Fino a circa un secolo fa, gli interessi della classe dirigente erano gli stessi delle loro nazioni[121]. In questa società globalizzata, ciò non è più il caso. Molti politici e burocrati non sentono alcun legame sentimentale verso le loro nazioni, ma sono più interessati a corteggiare le organizzazioni sovranazionali e le corporazioni multinazionali, dato che sono quelli che pagano di più. Questa situazione è un fattore importante nella perdita di fiducia tra la classe dirigente e i cittadini di molte nazioni occidentali. Molti cittadini credono, a ragione, di essere stati abbandonati dai loro politici. Il fattore più importante delle democrazie moderne non è il soddisfare i capricci dei cittadini, ma il costringere i rappresentanti dei cittadini a difendere i confini della nazione e a tenere conto della volontà di sovranità popolare da parte della popolazione. Ciò non sarà facile.

Il blogger cinese Ohmyrus[122] (che scrive articoli molto ben informati riguardo all’Islam) scrive sul suo blog “Reforming Democracy” in cui parla dei difetti della democrazia: “Ci sono semplicemente più poveri che ricchi. Ciò significa che i politici possono farsi eleggere semplicemente promettendo di togliere soldi ai ricchi per darli ai poveri. Il risultato è una tassazione ingiusta.” Secondo Thomas Jefferson, “La democrazia cesserà di esistere quando sarà tolta a quelli che vogliono lavorare e data a quelli che non vogliono.” Citazioni come questa, secondo Ohmyrus, mostrano come i padri fondatori della repubblica americana fossero più interessati al concetto di libertà che a quello di democrazia.

Secondo Ohmyrus, le democrazie producono solo soluzioni a breve termine, incapaci di sopportare uno svantaggio momentaneo per avere un vantaggio futuro. In generale, si cerca l’opposto, ossia un vantaggio momentaneo che sarà pagato con brutte conseguenze nel futuro. Le monarchie del diciannovesimo secolo gestivano la macroeconomia meglio dei politici del ventesimo. Le statistiche mostrano come i tassi di interesse, le tasse e l’inflazione fossero più basse, così come il rapporto tra debito pubblico e PIL.

Per lui, ciò avviene percheè i monarchi e i nobili tendono a pianificare sul lungo termine, e non godendo di potere assoluto devono tenere conto della volontà popolare. Il nostro problema non è nei politici, ma nel sistema con cui lavorano. Ohmyrus propone vari rimedi per questa situazione. Ad esempio, il mandato del presidente americano potrebbe essere incrementato a otto anni non rinnovabili.

Secondo il presidente di Singapore Lee Kuan Yew[123], l’economia e la sicurezza del ventunesimo secolo saranno condizionate dalla demografia, non dalla democrazia. Non sono del tutto d’accordo, ma concordo nel credere che nessun sistema politico, democratico o no, può sopravvivere a lungo senza il controllo della sua integrità territoriale e del suo futuro demografico. Tale perdita di controllo è la realtà in molte nazioni moderne. Il pianeta è in mezzo a un’esplosione demografica senza precedenti, oltre che ad un’ondata di migrazioni mai viste prima. Molte nazioni democratiche sono state talmente immobilizzate da leggi senza senso e da ideologie ingenue da avere perso il controllo sulle proprie frontiere. Ciò non potrà durare a lungo senza conseguenze serie.

Un sondaggio del gennaio 2007 ha mostrato che l’82% del popolo inglese credeva che il governo avesse perso il controllo dell’immigrazione, e una percentuale simile di cittadini credeva che il governo stesse mentendo al riguardo. Secondo Sir Andrew Green, presidente del gruppo Migrationwatch[124], ciò rifletteva “un forte risentimento tra il pubblico che sentiva di non avere potuto esprimere le proprie opinioni e di non essere stato consultato su una faccenda di tale importanza per il futuro del paese.” Ciò rappresenta una drastica perdita di fiducia nel governo, particolarmente pericolosa in un momento in cui le autorità stanno ponendo restrizioni sulla libertà di parola. Questa combinazione di fatti potrebbe portare ad un’esplosione di violenza. Come diceva il presidente americano John F. Kennedy, “coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta”,

Anche il blogger Ohmyrus[125] teme questo sviluppo: “Gli europei ci hanno messo un sacco di tempo prima di imparare a risolvere le loro dispute tramite la cabina elettorale. Ciò sta venendo dimenticato a poco a poco. La storia dei cartoni danesi ci mostra che la violenza funziona. Molti governi occidentali si sono fatti intimidire e hanno chiesto scusa o hanno condannato l’autore invece di difendere la libertà di parola. Presto i gruppi che si oppongono all’immigrazione inizieranno a usare la violenza, dato che funziona. Se le democrazie europee non impareranno a gestire le loro tensioni etniche, la democrazia crollerà e si tornerà alla dittatura.”

Alla tirata delle somme, ritengo che il sistema democratico non sia perfetto e che non porti automaticamente alle libertà individuali. Probabilmente le nazioni democratiche dovranno passare attraverso grossi cambiamenti se vorranno sopravvivere come tali. Gli obiettivi da seguire sono:

Un sistema equilibrato e ben funzionante, che garantisca la libertà di parola

Limitazioni al potere dei dirigenti

Una legge uguale per tutti.

Nessuno di questi concetti è compatibile con la Shariah.

I musulmani non temono il voto. Ad esempio, l’organizzazione terrorista palestinese Hamas è arrivata al potere tramite le elezioni. Secondo lo storico Niall Ferguson[126], un sondaggio del 2007 svolto tra diecimila musulmani in dieci paesi differenti ha rivelato che i fondamentalisti islamici sono più a favore della democrazia dei moderati: “più diventano ricchi, più preferiscono il fondamentalismo. I fondamentalisti vedono la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere.”

I musulmani temono la libertà di parola, vogliono intimidire i critici mentre continuano con la loro conquista demografica tramite immigrazione e famiglie numerose. Finora i musulmani hanno avuto successo. Il nostro sistema demografico premia i gruppi con alto tasso di natalità, e i musulmani hanno il tasso di natalità più alto di tutti. Non si può fare funzionare una democrazia in un paese islamico, a meno che con “democrazia” non si intenda il semplice atto del voto senza restrizioni al potere statale e senza protezioni per le opposizioni. Tale forma di “democrazia” è solo una folla urlante. La democrazia nel suo senso vero e proprio include un governo costituzionale, una giurisprudenza secolare, uno stato di diritto e uguaglianza di fronte alla legge, oltre che libertà di parola. La vera democrazia è incompatibile con l’Islam, e cercare di esportarla nei paesi islamici è uno spreco di tempo e di soldi.

I non musulmani hanno sbagliato obiettivo. Cercare di esportare la democrazia in un paese islamico come l’Iraq è inutile. Come dice il blogger americano Lawrence Auster[127], dobbiamo proteggere le nostre democrazie contro l’Islam. La scrittrice Diana West[128] ha scritto che ci vuole una difesa contro la Sharia, non una diffusione della democrazia. L’Islam è incompatibile con tutte le libertà umane, ma è capace di approfittare delle debolezze del sistema democratico e distruggerlo dall’interno.

Ho suggerito una strategia di contenimento globale [129] verso il mondo islamico, includendo la cessazione dell’immigrazione musulmana. Ciò costringerebbe i musulmani ad affrontare i fallimenti del loro sistema culturale. Bisogna sfidare il proprio nemico dove è debole. L’Islam non tollera la libertà di parola, dato che è la sua debolezza più grande. Gli USA sono in condizioni di affrontare questa sfida, hanno ancora una percentuale relativamente bassa di musulmani e un sistema di protezione della libertà di parola. La cosa che i musulmani temono di più in America è il primo emendamento. Questa regola, inclusa saggiamente dai padri fondatori nella Carta dei Diritti, assicura che l’individuo abbia libertà di parola contro la tirannia della maggioranza.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere il loro primato morale, devono sfidare la censura e le intimidazioni dei musulmani. La Cina e la Russia non sono interessate ad aiutarci, e l’India deve gestire la “quinta colonna” dei suoi cittadini islamici. L’Europa è controllata da un’élite Eurabica che non ha voglia e tempo per proteggere la libertà di parola dalle intimidazioni dei musulmani. Questo è il motivo per cui ci sono europei che sono andati a cercare libertà di parola e opinione sui siti americani, come Robert Spencer su JihadWatch.org o Charles Johnson su Little Green Footballs[130].

Proteggere formalmente la libertà di parola è importante, ma va combattuta anche la censura sociale e informale. Insomma, dobbiamo liberarci dalle catene del multiculturalismo e della Political Correctness se vogliamo che il nostro sistema democratico sopravviva agli attacchi musulmani contro la nostra libertà.

Fonti:

http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/04/is-islam-compatible-with-democracy.html

1. http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/008.qmt.html#008.012
2. http://www.usc.edu/dept/MSA/fundamentals/hadithsunnah/bukhari/052.sbt.html#004.052.220
3. http://www.brusselsjournal.com/node/1650
4. http://52.571.13.320subf02:LRdpxjk781698196548ВЧ
http://ancienthistory.about.com/gi/dynamic/offsite.htm?zi=1/XJ&sdn=ancienthistory&zu=http://www.fordham.edu/halsall/ancient/aristotle-politics1.html
5. http://www.amazon.com/How-West-Lost-Alexander-Boot/dp/1850439850/
6. http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/012/736fyrpi.asp?pg=1
7. http://www.amazon.com/Road-Serfdom-Fiftieth-Anniversary/dp/0226320618/
8. http://www.brusselsjournal.com/node/1624
9. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/11-years-chaos-for-eu-accounts.html
10. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/08/welfare-state-is-dead-long-live.html
11. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/07/let-them-eat-kebab-new-marie.html
12. http://www.brusselsjournal.com/node/1101
13. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/013083.php
14. http://www.meforum.org/article/734
15. http://www.jihadwatch.org/archives/000250.php
16. http://www.muslimphilosophy.com/ik/Muqaddimah/
17. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008946.php
18. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/011752.php
19. http://fjordman.blogspot.com/2005/10/bangladesh-non-muslim-ethnic-groups_19.html
20. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/pakistan-hindu-girls-forced-to-convert.html
21. http://www.pakistanchristianpost.com/newsviewsdetails.php?newsid=437
22. http://www.youngmuslims.ca/online_library/books/milestones/hold/chapter_11.asp
23. http://www.islamicawakening.com/viewarticle.php?articleID=619
24. http://www.muhammad.net/quran/shadeofQuran/index.htm
25. http://www.jihadwatch.org/archives/008758.php#more
26. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/000687.php
27. http://fjordman.blogspot.com/2005/07/camel-economics.html
28. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/05/19/AR2006051901769_pf.html
29. http://www.jihadwatch.org/archives/005810.php
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Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

La questione dei rifugiati siriani

Cosa dire della questione dei rifugiati siriani? Come parlare di centinaia di migliaia di persone in movimento, di cui quasi tutti uomini e quasi tutti con una cultura e una fede che li rende incompatibili con la vita nell’occidente moderno? I primi dati statistici indicano che il 33% di loro è completamente analfabeta, il 33% legge e scrive solo nella propria lingua e solo il restante di loro è in grado di esprimersi in una lingua europea. D’accordo che queste sono le stesse percentuali che si trovano tra i terroni, ma ciò rende il trattare con loro molto più complesso e costoso. Ci sono quelli che sono legittimamente rifugiati in fuga dalla guerra (anche se storicamente tali persone sono di solito donne, bambini e anziani, quasi del tutto assenti nel caso odierno), ma ci sono moltissimi che hanno motivazioni meno nobili:
Prendiamo l’esempio di Hamza, spacciatore algerino in fuga dalla legittima giustizia del suo paese, non dalla guerra:
Sono un clandestino, non un rifugiato”, ammette candidamente Hamza: “Nel mio paese puoi solo spacciare o fare il delinquente. Sono stato in galera varie volte per spaccio e per tentato omicidio.
Cosa succederà al nostro caro Hamza? Una volta arrivato in Europa farà domanda di asilo politico, che impiegherà almeno sei mesi per essere valutata. Anche se le autorità riuscissero a scoprire che non si tratta di un siriano, Hamza potrà dire di essere un perseguitato politico o religioso. Nel suo paese i dissidenti politici vengono incarcerati, e Hamza può dare prova di essere stato in prigione. Con un po’ di furbizia, Hamza potrà fare la parte del politico dissidente e avere asilo politico, ad esempio affermando che le accuse di spaccio erano montate ad arte dal regime. Oppure, Hamza potrebbe dire di essere uno Sciita condannato a morte dalla maggioranza Sunnita.
Immaginiamo che le autorità europee mangino la foglia e gli ordinino di tornare a casa. Hamza non è certo il tipo da farlo, particolarmente se ha conti in sospeso con la giustizia o con la mafia algerina. Hamza farà appello e nel frattempo continuerà a ricevere cibo, alloggio e assistenza.
Il governo cerca sempre di togliere i rifugiati dai campi di accoglienza per farli ospitare da alberghi o da padroni di casa locali, pagandogli l’affitto. In generale, la cifra è di 35 euro a notte. Ora fatevi un paio di calcoli: secondo voi un padrone di casa non ha tutta la convenienza a buttare fuori la famigliola italiana che gli pagava 800 euro di affitto per sostituirla con quattro rifugiati che gli frutteranno 4500 euro al mese pagati dallo Stato?
 
Ora, torniamo al nostro Hamza. Se Hamza è furbo farà appello finchè possibile, approfittando della congestione cronica del sistema. Se gli andrà bene, tra appelli vari rimarrà in Europa per almeno altri due anni. Sommati ai primi sei mesi, sono 912 giorni di permanenza, il tutto per decidere di sbattere fuori uno che non aveva alcun diritto a entrare fin dal primo giorno.
Con una media di 50 euro al giorno, fanno 45600 euro come prima stima. Dobbiamo sommare a tale spesa gli stipendi degli assistenti sociali, degli interpreti, dei giudici che prenderanno in esame il suo caso e dei suoi avvocati d’ufficio. Aggiungiamo il fatto che Hamza riceverà assistenza sociale e medica a spese dello stato e che non lavorerà nemmeno un giorno (anche volendo non potrebbe). Ovviamente, dobbiamo sperare che ad Hamza piaccia molto la TV italiana, perché niente gli impedisce di uscire di casa e di delinquere certo di una relativa impunità.
La stima dei costi per mantenere Hamza, un uomo che non aveva assolutamente alcun diritto a entrare in Europa (un delinquentello, non un rifugiato) e assolutamente niente di buono da contribuire alla società europea, è di circa duecento mila euro. Questo è il migliore dei casi possibili: se Hamza si mette a delinquere bisogna aggiungere i costi sociali di un delinquente in libertà che non teme la giustizia italiana. Se Hamza ha una moglie e un figlio, il processo di espulsione sarà rallentato enormemente. Anche ammettendo che Hamza riceva il “foglio di via”, pensate veramente che se ne tornerà in Algeria a testa bassa? Hamza farà appello contro la deportazione, giurando che le autorità algerine lo aspettano per torturarlo e ucciderlo. Anche se ciò fallisse, Hamza avrà già capito quanto sono coglioni gli europei e se ne sarà andato a fare il clandestino.
Insomma, nel caso migliore possibile, ognuno dei “poveri rifugiati” costa almeno 200mila euro a persona, tutte pagate dalla collettività. Un simile giro di soldi fa gola a molti: COOP rosse, enti religiosi, Caritas, ONLUS, “volontariato” e così via. Il problema è che una spesa simile è assurda, insostenibile. Scommetto che i regimi europei manterranno i “rifugiati” per qualche mese prima di rendersi conto di avere fatto il passo più lungo della gamba e di trovarsi in una situazione impossibile da gestire. A questo punto, presi dalla disperazione, cercheranno di mettere una pezza sul buco enorme che avranno causato.
Nel frattempo, cattolici, comunisti e altra feccia del genere sarà in festa per avere aiutato un “fratello perseguitato dal sistema”, fregandosene del fatto che si trattava di un delinquente che era venuto solo per rubare. Come se non bastasse, la sua presenza ha tolto soldi e assistenza a quelli che scappavano veramente dalla guerra.
Whitegenocideproject.com

Speravo di avere ancora qualche anno prima che la civiltà europea andasse a puttane. Non vedo più il motivo di aggiornare ulteriormente il blog. Il mio obiettivo era diffondere le idee giuste e  di ritardare (o forse scongiurare) il crollo, ma sono arrivato vari anni troppo tardi. Probabilmente lascerò qui il blog come monito perenne del fallimento della civilta occidentale, almeno fino a che non arriverà la Shari’ah e tenere un blog come questo non sarà un reato penale. Spero di essere già morto per allora, ma è meglio se mi sbrigo.

 

UPDATE: Lasciando perdere le stronzate salviniane, ho trovato un pò di dati relativi ai primi mesi del 2015. Lo status di “rifugiato politico” è stato riconosciuto al 6% dei richiedenti. In generale, circa il 50% dei richiedenti hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato. Ora inizerà la trafila per ricorsi e controricorsi. La situazione legale viene spiegata magistralmente da un giornalista dell’ International Business Times:
UPDATE 2: Circa il 60 per cento dei “rifugiati” sono semplici emigranti che non sanno nemmeno dove stia la Siria:

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.23 Il suicidio dell’Europa. Le basi del multiculturalismo.

PREMESSA DEL TRADUTTORE

Ho avuto qualche problema con questo brano. Anche se condivido pienamente i contenuti, mi rendo conto che quando si accenna a certi argomenti le persone con cui vorrei dialogare se ne vanno, mentre arrivano persone con cui NON VOGLIO AVERE A CHE FARE. Chiedo ai primi di mantenere la mente aperta e di cercare almeno di leggere, mentre chiedo ai secondi di non infastidirmi. Allego questa vignetta per mostrare cosa ne penso della grande maggioranza delle persone con idee razziste:

I cosiddetti “campioni della razza bianca” sono i peggiori esempi di essa, anzi la vergogna della razza bianca.

2.23 Il suicidio dell’Europa. Le basi del multiculturalismo

Autore: Reconquista
Commentario a: “Da Titani a topi – parte 2”
Questo saggio fa una valutazione e trae delle conclusioni riguardo all’aspetto razzista, anti-europeo e contrario alla razza bianca del multiculturalismo. All’inizio ho avuto problemi nello scrivere di fattori come razza ed etnicità, anche perché non apprezzo discutere in questi termini. Sono stato cresciuto (indottrinato) in un sistema multiculturalista per 30 anni. Inoltre, sono sempre stato convinto che il punto focale del mio discorso fosse l’Islam, e che scrivere di razza o di multiculturalismo avrebbe solo intorbidato le acque. Per questo, ho cercato di sostituire quei termini con i termini cultura, europei nativi o gruppi etnici.
Dopo averci pensato, ho capito che non c’erano motivi razionali per cui non si dovessero usare quei termini. Sono stanco di subire la censura ideologica. Non possiamo capire pienamente alcuni dei modi di pensare dei multiculturalisti se non teniamo conto del loro razzismo contro i bianchi, e in molti casi proprio non si possono usare altre parole. In generale, gli europei vedono loro stessi come europei più che come bianchi. L’autore ha varie idee interessanti riguardo al complesso di colpa degli europei e dei bianchi in generale. Le nazioni europee non potranno mai organizzare una difesa contro l’invasione maomettana se si sentiranno dire razzista in continuazione. Se credete nell’esistenza del razzismo dei non bianchi allora è necessario studiarlo e comprenderlo. Sono convinto che il razzismo nei confronti della razza bianca sia un problema reale e molto sottovalutato.
Premessa

Durante il primo di questa serie di saggi sul suicidio degli europei, ho dichiarato che quello che sta succedendo alle popolazioni europee è un genocidio spietato. Stranamente, ci sono molti membri delle culture europee che stanno partecipando attivamente a questo genocidio. A questo punto, mi faccio la domanda: “Come è possibile che una cultura che ha creato le società più avanzate della storia si sia ridotta talmente male che non si sa nemmeno se sarà in grado di sopravvivere?

Le religioni giudaico-cristiane hanno svolto un ruolo importante nella costruzione di questo occidente un tempo così grande, ma hanno un difetto fondamentale. Questo difetto è stato identificato per la prima volta dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che lo descriveva come una inversione dei valori, in cui i deboli, i timidi, gli oppressi, e i derelitti sono virtuosi e benedetti da Dio, mentre i forti, i ricchi, i nobili e i potenti sono immorali e saranno maledetti dal dio vendicativo Yahweh per l’eternità.Nietzsche, con grande preveggenza, affermava che il cristianesimo sarebbe stato abbandonato in massa nel ventesimo secolo, ma che gli occidentali non avrebbero rinunciato all’inversione dei valori. I marxisti e i liberali sfruttano questa inversione dei valori creando dei gruppi di vittime, il cui stato di vittime oppresse gli permette di dettare legge sulla maggioranza. Nelle società europee i deboli comandano sui forti, e le regole sono fatte in modo da indebolire abbastanza i forti da permettere ai deboli di dominarli.

Se qualcuno ha il coraggio di criticare uno di questi gruppi di “vittime”, allora verrà denigrato ferocemente e incolpato di razzismo, l’eresia della nuova religione multiculturalista. Gli inquisitori di
questa religione non si preoccupano del fatto che questa situazione stia distruggendo l’occidente, dato che va contro le leggi di Natura.
I neo marxisti seguono il loro obiettivo di superiorità morale prendendo le parti di tutti quelli che considerano deboli e oppressi, sono accecati dal loro senso di moralità e dall’odio per la loro stessa cultura. Il loro obiettivo è portare i popoli europei alla rovina tramite la ricerca di una delle illusioni più stupide e insensate di tutta la storia dell’umanità:
L’obiettivo dei neomarxisti 

L’idea principale dei neo marxisti e dei liberali è che tutti sono uguali. Nel loro mondo fatato i sessi sono uguali, le razze sono uguali, tutti i bambini sono uguali e i bambini sono uguali agli adulti. Per loro le sessualità sono tutte uguali e gli animali sono uguali agli umani, tutte le culture sono uguali e tutte le religioni sono uguali. Se qualcuno prova a dire che qualcosa è superiore a qualcos’altro allora sta sbagliando e non deve essere tollerato. Questa è la fantasia utopistica in cui il leone giace con l’agnello nell’eterna tranquillità di Shangri La. Questa è un’illusione autodistruttiva che nega la realtà eternamente competitiva della vita sulla Terra, un’inversione dei valori che cerca inutilmente di correggere gli “errori” di Madre Natura. Questa ricerca dell’uguaglianza a ogni costo è un insulto alla natura. La natura ha orrore del vuoto, ma ha anche orrore per l’uguaglianza. Tale concetto si dimostra facilmente:

Basti guardare a maschi e femmine. I maschi sono tutti uguali? Alcuni sono fisicamente forti, altri fisicamente deboli. Alcuni sono alti, altri bassi. Alcuni hanno il coraggio di un leone, altri quello di un barboncino. Alcuni hanno intelligenza, altri abilità manuale. Alcuni hanno la fortuna di avere entrambe le cose, altri nessuna delle due. Alcuni sono nati per comandare, altri per obbedire. Non c’è uguaglianza nemmeno nell’altro sesso. Ci sono donne bellissime che fanno girare la testa a tutti, altre che non guarda nessuno. Ci sono donne che vogliono una casa e una famiglia, altre che vogliono solo la carriera. Ci sono donne attive e sportive, così come ci sono donne pigre e sedentarie. Ci sono donne allegre ed estroverse, altre timide e silenziose. Le differenze sono infinite.
Che vi piaccia o no, gli uomini sono mediamente più forti delle donne. La natura ha evoluto i sessi per scopi differenti in modo da assicurare la sopravvivenza della razza. Gli uomini non sono uguali tra loro, le donne nemmeno e i sessi non sono e non saranno mai uguali. Questo non significa che qualcuno sia migliore di un altro, o che valga di più come essere umano. Suggerire questo sarebbe follia. La disuguaglianza è semplicemente il modo in cui funziona la vita sul pianeta Terra, inclusi gli esseri umani. Prendiamo come  esempio il femminismo. Le femministe dicono che le donne sono state le vittime degli uomini, che gli uomini hanno oppresso le donne per secoli e che i sessi sono uguali. Negare queste affermazioni significa essere un porco misogino. Il problema è che rendere i sessi uguali ha effeminato la nostra società. Cercare l’uguaglianza tra uomini e donne è stato solo un paravento per nascondere il vero obiettivo delle femministe: la distruzione della nostra società.
Come correre dietro alle fesserie

La ricerca dell’uguaglianza diventa ancora più ridicola quando la si applica ai gruppi etnici.  Nessuno avrebbe di che obiettare se dicessi:

“Gli africani di razza nera sono generalmente più grossi e più forti delle altre razze. I neri eccellono negli sport, e in particolare nella corsa e nel pugilato.

Ma sarei accusato di razzismo se dicessi:
In generale i bianchi sono più intelligenti e creativi dei neri, tanto che durante la storia hanno risolto i problemi della vita in modo molto più efficiente di come abbiano fatto i neri
Nonostante entrambe le affermazioni corrispondano a verità.
La stessa cosa con le religioni. Pochi sarebbero in disaccordo con me se dicessi che: “Il cristianesimo e l’ebraismo sono due religioni generalmente tolleranti e pacifiche, i cui valori morali hanno portato a società più pacifiche di quelle create da altre religioni.
Però diventerei un razzista e un islamofobo se dicessi che “L’islam è un culto della morte razzista e fanatico al punto da rifiutarsi di concedere i diritti umani più basilari alle donne e ai non credenti. L’islam prescrive la violenza e la sottomissione forzata ad Allah
Oltre a farmi chiamare razzista e islamofobo (cosa che mi è successa un sacco di volte), dovrei anche sentirmi strillare contro da un sinistrorso che afferma che tutte le religioni sono uguali, che ci sono fanatici violenti anche tra ebrei e cristiani, e che è tutta una questione di interpretazione. Tutti quelli che sostengono questa fantasia infantile dell’uguaglianza raccontano una serie di bugie e di distorsioni per sostenerla, seguendo perfettamente la descrizione di Nietzsche: l’inversione dei valori che vede l’occidente come malvagio e ignobile dato che è diventato forte solo perché ha oppresso gli altri. I sostenitori dell’Islam stanno sempre a parlare delle Crociate, dimenticandosi che le Crociate sono state una risposta al massacro dei cristiani bizantini da parte degli jihadisti maomettani. Ah, no, dimenticavo che quelli sono “estremisti che non rappresentano la fede maomettana”! Peccato che i fanatici dell’ideologia multiculturalista non tengono conto dei fatti, anche perché altrimenti il loro mondo di fantasia cadrebbe come un castello di carte.
I multiculturalisti hanno una ideologia fallata e senza base nei fatti, cosa che li costringe a usare tattiche come insultare gli avversari oppure mentire e distorcere i fatti. Per loro, l’ideologia viene prima dei fatti e delle prove. Un multiculturalista sarà costretto a mentire, ad aggredire violentemente gli avversari e a usare tattiche disoneste pur di sostenere la sua ideologia infantile e del tutto al di fuori della realtà. Se un multiculturalista non riesce a intimidire o a zittire i dissidenti, non si farà nessun problema ad usare la violenza, come è successo recentemente durante i successi elettorali del BNP (British National Party). Questo comportamento irrazionale non è solo sintomo di stupidità, è un sintomo chiarissimo di malattia mentale diffusa solo nella razza bianca, dato che le altre razze conoscono bene la disuguaglianza insita nell’ordine naturale delle cose. Nel resto del saggio si parlerà più diffusamente della malattia mentale insita nell’ideologia multiculturalista.
Tolleranza, ma a senso unico
C’è un fatto che ricorre continuamente quando si osserva l’ideologia multiculturalista e il suo dogma “tutte le razze e le culture sono uguali: Come mai solo l’occidente deve fare il multiculturale? Se tutte le razze sono uguali, come mai i cinesi, i giapponesi, i coreani, gli arabi, i pakistani, gli indiani e gli africani si guardano bene dall’accettare masse di immigranti con una cultura e una religione differente nel loro territorio? Come mai si rifiutano di accettare altre culture e religioni oltre alla propria?
Le altre razze amano fare le multiculturali, ma solo quando devono invadere e saccheggiare l’occidente. Nei loro paesi, la loro cultura, la loro religione e il loro modo di vivere vengono per primi, e l’uguaglianza tra i sessi, le culture e le religioni è più rara di una mosca bianca! Per chi non ci creda, basti dare un’occhiata a posti come il Sudafrica, lo Zimbabwe e il Medio Oriente: non ci sono gruppi di sinistrorsi che chiedono a gran voce la fine delle discriminazioni verso i bianchi. Parlando di Sudafrica, nessun nero sudafricano accuserà mai la propria gente di comportamenti razzisti per la persecuzione dei bianchi e i massacri dei Boeri [1]. E’ strano che i sinistrorsi si sentano in colpa solo in occidente!
Ci sono altre domande da farsi:
Se i gruppi etnici e le culture sono tutte uguali, come mai gli africani, gli afro-caraibici, i pakistani, gli indiani, i cinesi e gli est europei vogliono abbandonare le loro terre per andare a vivere in Occidente? Insomma, se tutti i modi di vivere sono uguali, come mai tutto il resto del mondo vuole vivere la vita occidentale, creata dai bianchi? Come mai vogliono una società capitalista dove possono aprire un’attività, lavorare per le industrie dei bianchi, ottenere il welfare dei bianchi e usare i prodotti dei bianchi occidentali? Come mai vogliono trasferirsi in un altro paese, abbandonando la propria terra per avere le creazioni dell’uomo bianco? Come mai le altre razze non riescono a creare società avanzate e pacifiche? Non eravamo tutti uguali? Forse lo fanno per godersi i frutti degli sforzi dell’uomo bianco, e forse le razze e le culture NON SONO UGUALI TRA LORO.
Ci sono anche tantissimi che vorrebbero emigrare dal terzo mondo ma non ne hanno le possibilità: questa è un’altra prova del fatto che non siamo tutti uguali. I migliori se ne stanno andando verso l’occidente, lasciando i peggiori in patria e rendendo la loro società ancora più debole. L’immigrazione porta i migliori in occidente e indebolisce ancora di più il terzo mondo.
Come mai tutto il mondo vuole giocare negli sport che sono parte della cultura dei bianchi, come il football, il rugby, il cricket o il pugilato? Se tutte le culture sono uguali, perchè le altre culture
non seguono i loro sistemi commerciali e come mai non giocano ai loro sport? Nessuno oserebbe mai dire che i loro sistemi commerciali e i loro sport non sono buoni come quelli inventati dai bianchi! Inoltre, come mai non c’è immigrazione dall’occidente verso Africa, Cina e Medio Oriente? Avanti, se tutte le culture e le religioni fossero uguali, allora tutte le culture dovrebbero essere la
meta di masse di immigranti e arricchite dal multiculturalismo. Dato che l’immigrazione selvaggia “è un bene per l’economia”, di sicuro l’Africa, il Medio Oriente, l’India, il Pakistan e l’Europa dell’Est dovrebbero essere felici di accogliere immigranti e di offrirgli benefits, case popolari, finanziamenti e incentivi, dato che migliorerebbe le loro economie in depressione. Questo renderebbe le loro società forti e potenti come l’occidente!
Diciamolo chiaramente senza ironie: se i bianchi europei hanno fondato le società più ricche, più avanzate e più giuste, non sarebbe meglio per le nazioni del terzo mondo se accogliessero coloni europei in grado di migliorare le loro società. Peccato che il multiculturalismo non funzioni così.
E’ strano come gli occidentali non abbiano voglia di emigrare in Africa per provare la cultura africana e la società tribale africana, forse perché tanto gli africani ci hanno portato la loro cultura tribale e il loro odio tribale proprio sulla porta di casa. Nessuno vuole che gli inquisitori della società liberale-multiculturale lo accusino di aver pensato che le tribù africane si comportano tra di loro in un modo che non ha niente in comune con l’uguaglianza. A nessuno piace sentirsi accusare di razzismo!
Fatevi dire una cosa: è facilissimo fare gli egualitari e i multiculturali quando si vive in una società ricca e progredita, mentre è molto difficile farlo quando si vive in una società violenta, ingiusta, povera e arretrata. Questo è il motivo per cui non si vedranno mai multiculturalisti in paesi come l’Iran, anche perché sanno bene cosa gli succederebbe. Affermare che i popoli e le culture siano tutti uguali è follia, e cercare di renderli uguali a forza è follia al quadrato.
Un’uguaglianza davvero ingiusta
Il multiculturalismo non è solo una strada a senso unico in cui il resto del mondo emigra verso l’occidente cambiandolo in modo irreparabile, mentre le nazioni di queste folle di immigranti mantengono intatte le loro identità e culture. Il multiculturalismo è un’ideologia che viene applicata solo quando può fare del male agli occidentali bianchi. La politica identitaria è un buon esempio di questa situazione. I neri, gli ebrei, i maomettani, i sikh, gli indù, i cinesi, i pakistani, gli indiani, hanno tutti il permesso di formare gruppi rivolti alla protezione e all’avanzamento dei propri interessi di razza e religione. Se un bianco europeo provasse a formare un gruppo simile e a chiamarlo qualcosa come The British National Party o Belgian Vlaams Belang – non farebbero altro che chiamarli “razzisti” e “fascisti”. Nessuno ha mai dato del razzista o del fascista a gruppi come la Black Police Officer’s Association o il Muslim Council of Britain, un’organizzazione che promuove una delle ideologie più violente e razziste mai create. Posso chiedere cosa c’è di liberale nel premio “Music of Black Origin? Intanto, i liberali che urlano “razzista” ogni cinque minuti non dicono niente in una manifestazione dichiaratamente razzista. I liberali cercano la minima scusa per accusare qualcuno di razzismo, ma solo se è bianco. Persino i  bambini negli asili vengono chiamati “razzisti” se non vogliono mangiare il cibo indiano dato che “evidentemente sono le loro famiglie che li hanno indottrinati a non apprezzare le altre razze e le altre culture”
Nel frattempo, quando i delinquenti di colore si accoltellano a vicenda o stuprano una ragazza bianca, oppure quando i maomettani fanno saltare in aria un autobus pieno di innocenti, l’unica  priorità dei guardiani del multiculturalismo è quella di minimizzare l’aspetto razziale dell’evento e di dare la colpa alla povertà o all’oppressione di una società razzista. Invece, se un bianco violentasse una ragazza bianca sappiamo cosa direbbero.
Come si può applicare l’eguaglianza dei sinistrorsi, se loro applicano i loro standard solo contro i bianchi? Questo succede solo perché a sinistra si crede che solo i bianchi possano essere razzisti, dato che nel loro mondo i bianchi sono sempre forti e potenti, mentre le altre razze sono sempre le povere vittime del razzismo. I sinistrorsi mentono come puttane ogni volta che si parla di razzismo o di atti di violenza da parte dei non bianchi. Che altro ci vuole per capire che cercare l’uguaglianza tra le razze è follia pura? Se le razze fossero uguali, allora tutte le razze sarebbero disposte ad accettare gli standard morali dell’uguaglianza e a punire i razzisti e i criminali tra di loro. Purtroppo, per i sinistrorsi conta solo la fantasia dell’eguaglianza, non la realtà. Tale differenza è molto evidente nella politica estera. Come mai si vedono i rappresentanti del primo mondo che si umiliano davanti a quelli del terzo mondo, ripetendo le stesse storie riguardo all’oppressione delle colonie durante la storia? Come mai tali rappresentanti non cercano mai di imporre le loro politiche multiculturali nei paesi del terzo? Ad esempio, come mai non abbiamo mai sentito un rappresentante occidentale accusare un rappresentante arabo di vivere in una società apertamente intollerante, razzista e oppressiva verso le donne e le minoranze religiose?
In Sud Africa e in Rhodesia l’occidente ha chiesto la fine dell’apartheid, imponendo sanzioni ONU per ottenerle. Come mai ciò non è mai successo nei riguardi dei paesi del Medio Oriente o nei riguardi del Sud Africa di oggi, una nazione che perseguita i bianchi e commette un genocidio quotidiano verso i Boeri? Se è per questo, in Sud Africa molta gente di colore se la passa molto peggio di come se la passasse sotto l’apartheid.
Insomma, la realtà è talmente chiara che la vedrebbe un cieco: il multiculturalismo e l’eguaglianza sono fantasie che si applicano solo verso  l’occidente, usando esattamente la stessa morale inversa predetta da Nietzsche. Questa è una follia collettiva che porterà la razza bianca verso l’abisso.
Il Grande Inganno

La follia del multiculturalismo è uno degli inganni più grandi mai giocati. Tutti i partiti di maggioranza promuovono il multiculturalismo, l’UE ha reso il multiculturalismo un obbligo legale, tutti i media europei ne parlano, le celebrità europee lo difendono a spada tratta. Tutto ciò dovrebbe rendere chiaro che il multiculturalismo è una balla. I ricconi di sinistra amano parlare di eguaglianza e di società multiculturale, ma si guardano bene dal viverla. Si tratta di politici corrotti che si approfittano della fiducia dei loro elettori, a partire da idioti tipo Billy Bragg e Ross Kemp, gente che ama chiamare i votanti di destra “razzisti fascisti”, ma che si guarda bene dal vivere in città “multiculturali” come Glodwick, Leicester, Brixton o Rotherham. Questi sono gli ipocriti della nuova religione multiculturale. La società multiculturale non fa per loro, e lo hanno reso ben chiaro. Intanto le masse credulone e ingenue si bevono tutte le idiozie buoniste vomitate da una casta che li considera come degli utili idioti e dei polli da spennare.

Questo è lo stato mentale dei multiculturalisti, troppo stupidi e ingenui per capire che quelli che gli impongono le virtù della società multiculturale non ci vivono dentro. Quelli che hanno portato la società multiculturale in occidente erano gente talmente ricca e potente da essere isolata dalle conseguenze del loro “esperimento sociale”. I buonisti di sinistra sono troppo ingenui per capire che è facile parlare di società multiculturale quando vivi in un palazzo, mangi il cibo da gourmet, guidi una Bentley e fai la vita della celebrità. I sinistorsi benestanti amano molto la società multiculturale, soprattutto perchè vivono nei quartieri puliti ed eleganti, hanno belle auto, indossano i vestiti firmati e si credono di seguire la società multiculturale dato che pranzano nei ristoranti armeni e giapponesi, si fanno mandare i curry migliori dal ristorante pakistano e mandano soldi ai bambini africani. Per loro, la “società multiculturale” è solo questa. Nessuno di loro ha una vaga idea di cosa significhi vivere gomito a gomito con le masse di immigranti e dovere competere con loro per i posti di lavoro, oppure avere i propri figli assaltati e bullizzati dalle bande di giovani stranieri strafatti di crack.
Per i sinistrorsi benestanti non si può parlare degli europei che si sono trovati le figlie violentate da bande di stranieri mossi da odio razziale verso i bianchi. Per i benestanti, i loro compatrioti della
classe operaia sono sacrificabili al pari di topi da laboratorio. Molti europei di classe operaia non hanno potuto godere di una educazione decente, e sono stati traditi da quelli a cui avevano affidato il proprio voto e il compito di proteggere le loro comunità. Per loro, la società multiculturale è una realtà orrenda da cui non possono scappare. Per loro, il multiculturalismo significa distruzione della loro razza e delle loro comunità da parte di immigranti resi folli dal razzismo e dall’odio razziale.
Ci sono europei che soffrono tutte le conseguenze del multiculturalismo, mentre quelli che non le soffrono possono vantarsi di essere moderni e tolleranti. Quindi, è vero che tutti gli uomini sono uguali? Per favore, non fatemi ridere.
Conclusioni

Come aveva predetto Nietzsche, la religione blasfema del Marxismo ha creato le “vittime” e le ha usate per distruggere la società occidentale invertendo la moralità e pretendendo che la società compensasse per la loro oppressione. L’ideologia dell’uguaglianza è uno strumento per portare acqua al mulino delle “vittime”. Poco conta che si tratti di eguaglianza dei sessi o delle razze, i Marxisti hanno bisogno di vittime per giustificare la loro ideologia. Secondo loro, ci sono “vittime” di ingiustizie e di disuguaglianze, e la razza bianca deve sentirsi in colpa per averle oppresse. Il Marxismo è basato su un senso di colpa collettivo.

Però questo processo avviene solo in Occidente. Il resto del mondo non si deve sentire in colpa per i propri errori, nemmeno quando ci sono masse di rifugiati che scappano dagli inferni del terzo mondo per colpa del malgoverno dei loro stessi governanti. Quando il terzo mondo guarda l’occidente, dice: “quel che è mio è mio, e quel che è tuo è mio!” Tale atteggiamento ha ridotto l’occidente a una balia per le altre razze, una balia che disprezza se stessa e si ritiene “razzista”.
Questo atteggiamento debole e ipocrita ha incoraggiato milioni di neri, orientali e asiatici a diventare parassiti alla tavola dell’occidente. Loro vogliono quello che l’uomo bianco ha costruito, dato che secondo loro lo ha costruito solo rapinandoli. Nonostante ciò, loro continuano a contribuire poco e nulla all’avanzamento della razza umana.
Più i sinistrorsi urlano che siamo tutti uguali, più la realtà mostra che la natura non ci ha fatto tutti uguali. Questi idioti sono simili a Re Canuto, che cerca di fermare la marea ma si rende conto della propria follia mentre viene umiliato da Madre Natura:
Let all men know how empty and worthless is the power of kings, for there is none worthy of the name, but He whom heaven, earth, and sea obey by eternal laws.

Durante gli ultimi cinquanta anni la razza bianca ha avuto l’arroganza di rifiutarsi di obbedire alle leggi eterne della natura, e dovrà pagarne il prezzo se non ammetterà i propri errori. Re Canuto lo ha capito, le altre razze lo hanno capito, ma è probabile che i discepoli della religione multiculturale non lo capiranno mai. In ogni caso, il prezzo da pagare sarà caro e Madre Natura lo chiederà a tutti i membri della razza bianca. Madre Natura è senza pietà, e questo è un concetto che anche il più dogmatico dei sinistrorsi dovrà capire.

 

Fonti originali:
http://isupporttheresistance.blogspot.com/2009/06/from-titans-to-lemmings-suicide-of.html
1.http://sarahmaidofalbion.blogspot.com/
Il saggio originale in inglese di Reconquista si trova qui:
From Titans To Lemmings Part 1
http://iluvsa.blogspot.com/2009/05/from-titans-to-lemmings-suicide-of.html
From Titans To Lemmings Part 2
http://iluvsa.blogspot.com/2009/06/from-titans-to-lemmings-suicide-of.html
From Titans To Lemmings Part 3
http://iluvsa.blogspot.com/2009/07/from-titans-to-lemmings-suicide-of.html
From Titans To Lemmings Part 4
http://iluvsa.blogspot.com/2009/08/from-titans-to-lemmings-part-iv.html
From Titans To Lemmings Part 5
http://iluvsa.blogspot.com/2009/08/from-titans-to-lemmings-suicide-of.html
From Titans To Lemmings Part 6
http://www.nationalpolicyinstitute.org/2009/09/13/xxxx/
From Titans To Lemmings Part 7
http://www.nationalpolicyinstitute.org/2009/10/01/from-titans-to-lemmings-part-7/

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.19 L’egemonia mediatica UE

2.19a L’egemonia mediatica UE

“[In Europa] si possono censurare le idee impopolari e oscurare i fatti scomodi senza bisogno di una censura ufficiale.”
George Orwell, scrittore britannico
In questo capitolo, si spiega come mai i media occidentali spesso non riportano i fatti di cronaca e come si usa il linguaggio per oscurare i fatti e plasmare l’opinione pubblica.
Chi vive in Europa pensa che i media (giornali, TV, radio) siano liberi. Intanto, è vero che ci sono poche cospirazioni governative da censurare. Inoltre, di solito i media non sono controllati o gestiti dallo stato, a differenza di come accade nei regimi totalitari. Il problema è che la storia non finisce qui. Dato che i media sono parte dell’economia globale, ci sono degli aspetti che gli impediscono di avere una visione imparziale degli eventi mondiali. Ci sono sei ragioni per cui i media non possono essere imparziali:
1. Il 99% dei giornalisti sostiene il multiculturalismo
Vedi il capitolo precedente.
2. Chi sono i padroni dei media?
 
Molti dei giornali, delle TV e delle stazioni radio sono proprietà di grosse multinazionali. Negli USA, la NBC e la CBS sono di proprietà di grossi agglomerati industriali come la General Electric e la Westinghouse, eppure entrambe sostengono globalismo e multiculturalismo. Time-Warner e CNN si sono unite negli anni novanta per formare una degli imperi mediatici più grandi del mondo, eppure anche loro sostengono gli stessi ideali.
Ciò spiega come mai queste reti ignorano i fatti che potrebbero danneggiare l’immagine del multiculturalismo e del globalismo, mentre sottolineano i fatti che ne danno un’immagine positiva.   Un
uomo solo, John Malone, detiene il 23% del totale mondiale delle TV via cavo. Il suo Discovery channel è noto per cercare l’approvazione del mercato ed evitare gli “argomenti scomodi”. La situazione europea non è differente. Negli UK, News International (proprietà di Rupert Murdoch) detiene la proprietà di vari giornali (tra cui il The Times e il The Sun), Sky Television, Star Television e di editori come Harper Collins.
Nel 1998 Rupert Murdoch deteneva la proprietà del 34% dei quotidiani e del 37% dei settimanali britannici, con la complicità di vari governi inglesi che hanno permesso la crescita del suo impero mediatico in cambio di propaganda. Il 53% dei giornali e delle riviste inglesi sono di proprietà di due compagnie, la WH Smith e la John Menzies. Il fatto che ci siano così tanti media di proprietà di così poche persone è una minaccia al pluralismo dell’informazione.
3. Pubblicità e share
Abbiamo pagato tre milioni di dollari per queste stazioni televisive. Decidiamo noi quali sono le notizie. Le notizie sono quello che gli diciamo noi
David Boylan, Manager della WTVT, Tampa, Florida
Quando i media dipendono dalla pubblicità, lo sponsor ha molto potere. Un grosso impero mediatico può sopportare la perdita di uno sponsor, ma un giornale indipendente o una radio locale rischierebbero di chiudere. Gli sponsor pubblicitari tendono a fare pressioni per fare censurare storie contrarie ai loro interessi. Nel 1992, un sondaggio ha rivelato che tra 150 editori britannici il 90% ha subito pressioni da parte degli sponsor e il 40% ha ceduto alle pressioni seguendo i cambiamenti ordinati dallo sponsor. Nel Regno Unito degli anni ’90, i cambiamenti delle leggi hanno costretto le reti televisive a cercare un profitto. Ciò ha portato un declino del giornalismo televisivo serio e un incremento dei programmi di intrattenimento e di gossip. Gli sponsor vogliono spettatori, quindi lo share è diventato più importante della qualità. Le reti televisive abbandonano il giornalismo investigativo e si dedicano al gossip e alle celebrità, dato che “il pubblico vuole questo”. I programmi che parlano di argomenti delicati o controversi vengono messi in onda a tarda notte o cancellati. A mano a mano che il numero di stazioni commerciali aumenta, l’offerta diventa sempre più commerciale, blanda e prevedibile.
4. Influenzare le fonti
Abbiamo delle relazioni con dei reporter. Tali relazioni ci hanno permesso di trasformare fallimenti dell’intelligence in successi. Alcuni media possono cambiare idea con una semplice telefonata.”
Rapporto della CIA
Spesso le fonti delle notizie sono agenzie governative, tramite conferenze stampa in cui introducono statistiche, dichiarazioni e nuove politiche. I giornalisti che fanno troppe domande sulle versioni ufficiali dei fatti non saranno invitati alla prossima conferenza. Ciò è male per un giornale che ha bisogno di notizie fresche. Esiste un procedimento chiamato “pooling”, usato dai militari durante le situazioni di conflitto allo scopo di controllare le informazioni che vengono diffuse al pubblico. Un gruppetto di giornalisti viene portato in una visita guidata in cui i militari gli fanno osservare la situazione da riportare. Un giornalista che cerchi di ottenere informazioni in modo indipendente non sarà invitato a partecipare agli eventi successivi.
Il novanta per cento delle notizie mondiali viene da tre agenzie stampa, la Associated Press (USA), la Reuters (UK) e la Agence France Presse (Francia). Tutte e tre le agenzie sostengono il multiculturalismo e la globalizzazione. La Associated Press (AP) e la Reuters vendono informazioni finanziarie e corporative ottenendo grossi profitti. La cosiddetta “stampa libera” è una grossa fonte di profitti.
Le notizie televisive vengono da quattro agenzie: la Reuters e la BBC in UK, la World Television Network (WTN) e la CNN dagli USA, tutte e quattro in favore di globalizzazione e multiculturalismo. La Reuters fornisce notizie a più di 400 emittenti in 85 paesi, e raggiungie 500 milioni di telespettatori. La WTN raggiunge 3 miliardi di telespettatori. Tutte queste agenzie sono in favore della globalizzazione e del multiculturalismo, al punto da censurare tutte le notizie che potrebbero darne un’immagine negativa. L’unica fonte di notizie non allineate a quella politica è Internet, almeno fino a che gli USA e l’UE non inizieranno a legiferare in senso limitativo.
5. Tappare la bocca agli oppositori
I regimi occidentali diffondono le loro politiche tramite i loro agenti nei mass media, attraverso interviste, incontri e pubblicazioni. E’ impossibile criticare l’egemonia dei mass media, dato che sono il 98 per cento delle agenzie stampa e il 95 per cento dei notiziari. I notiziari alternativi via Internet sono sotto attacco, dato che l’UE sta emettendo leggi relative al reato di razzismo che renderanno illegale criticare il multiculturalismo e l’Islam.
6. Demonizzazione e uso del linguaggio
Abbiamo pubblicato storie e fatti della Corea che erano pure invenzioni. Molti di noi hanno inviato storie che sapevano essere false, ma che sono stati costretti a scrivere perchè erano dispacci ufficiali inviati dal comando militare per la pubblicazione”
Robert C Miller, corrispondente della United Press durante la guerra in Corea.
I nazionalisti e i conservatori vengono descritti come esseri disumani. I dissidenti vengono demonizzati, così come le organizzazioni di cui fanno parte. Sui media europei è normale vedere campagne di diffamazione come quelle rivolte verso “Geert il fascio”. I patrioti e i nazionalisti vengono denigrati per farli apparire come dei mostri, specialmente scavando nel loro passato. Si usano le frasi a effetto per descrivere i dissidenti come estremisti, fascisti, razzisti, nazisti, militanti, complottisti o altri termini offensivi. Le loro idee vengono ignorate e considerate indegne di essere discusse in modo coerente.
Quando si perseguita un oppositore, si giustifica la persecuzione dicendo che si tratta di lotta al fascismo o al razzismo. Gli oppositori dell’immigrazione selvaggia vengono descritti come terroristi,
delinquenti o estremisti di destra. Nessuno userebbe mai la parola “resistenza”, dato che ha una connotazione positiva di lotta a un regime e indicherebbe una resistenza della popolazione in generale.
2.19 b. I regimi multiculturalisti finanziano i giornali di sinistra
I votanti dovrebbero sapere che i regimi multiculturalisti finanziano di nascosto i loro canali di propaganda, ossia i mass media. La cosiddetta “libertà di stampa” non esiste, nonostante quanto ne
dicano i regimi. In molti regimi europei, i giornali che sostengono il multiculturalismo ricevono finanziamenti statali fin dagli anni settanta.
I documenti che seguono mostrano come il regime di sinistra norvegese abbia finanziato i giornali di sinistra, con un accordo degno dell’Unione Sovietica. Gran bel comportamento da parte di un regime che si definisce democratico! Tutti i giornali non allineati alla politica di sinistra hanno perso l’opportunità di avere finanziamenti e si sono trovati ad avere serie difficoltà con la distribuzione delle copie del loro giornale. Come risultato, tutte le agenzie giornalistiche preferiscono tenere una linea di sinistra e ci sono pochissimi giornali europei che osino criticare il multiculturalismo. In molti paesi, come Svezia e Norvegia, non esiste un solo giornale di ideologia conservatrice. La tabella seguente mostra come il governo marxista/ multiculturalista norvegese abbia finanziato i giornali allineati alla politica del partito al potere, il Norwegian Labour Party. Non sono riuscito ad ottenere i dati degli altri paesi europei, ma so che tali pratiche sono comuni in tutta l’UE.
Finanziamenti agli organi di propaganda del governo norvegese:
Giornali che sostengono il multiculturalismo
Tiratura
(2009)
Finanziamenti
diretti
(2009
– Euro)
Finanziamenti
indiretti*
(1999
– Euro)
VG
262374
26875 000
Aftenposten
243188
15750 000
Dagbladet
105255
15125 000
Dagsavisen
31400
4800 000
1750 000
Bergens
Tidende
83086
5250 000
Adresseavisen
75835
4625 000
Bergensavisen
29300
4200 000
1750 000
Vårt
Land
27000
4500 000
1500 000
Stavanger
Aftenblad
65298
3625 000
Altre pubblicazioni di estrema sinistra che ricevono finanziamenti diretti e indiretti dal regime multiculturale in Norvegia
Nationen
16000
3125 000
Klassekampen
11400
2625 000
(Marxista)
Rogalands
Avis
12500
1500 000
Dagen
10700
1250 000
Giornali che si oppongono alle posizioni multiculturaliste
Norge
IDAG
Finanziamenti
interrotti nel 2008
Cristiani
conservatori
Document.no
Finanziamenti
mai approvati
*
– “finanziamento indiretto” significa che il giornale non paga tasse.
Fonti:
I dati per i finanziamenti sono del 1999, le tirature sono del 2009 ma non differiscono molto da quelle del 1999 http://no.wikipedia.org/wiki/Pressest%C3%B8tte
I finanziamenti, detti “sostegno alla stampa” (pressestøtte) vengono dati solo dopo approvazione del ministero della cultura norvegese e dell’autorità mediatica norvegese (Medietilsynet), formata prevalentemente da neomarxisti.
I dissidenti politici della destra norvegese sanno bene che quel comitato è molto ostile verso gli oppositori delle idee multiculturali. L’unico giornale di destra cristiana norvegese, il Norge IDAG ha perso i finanziamenti nel 2008 dietro decisione dei marxisti del del Department of Culture.
Non ho potuto fare riscerche sui finanziamenti pubblici all’editoria negli altri paesi europei, ma penso che i multiculturalisti europei abbiano organizzato sistemi simili in tutto il resto d’Europa. Per i multiculturalisti, proteggere il monopolio mediatico è uno degli obiettivi primari e una forma di dittatura sconosciuta alla quasi totalità dei votanti europei.
L’alleanza dei MA 100 farebbe di tutto pur di impedire che la verità venga fuori.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.18 La democrazia e i media


2.18 La democrazia e i Media

Autore: Fjordman
Nelle società democratiche la stampa, detta anche il quarto potere, dovrebbe controllare l’operato del governo e portare l’attenzione del pubblico sulle faccende di pubblico interesse. In pratica la classe dominante collabora con i media e si assicura che gli argomenti scomodi vengano trascurati o ignorati del tutto, soprattutto quando si parla di multiculturalismo, immigrazione e razzismo, argomenti su cui la classe dominante sembra avere raggiunto un accordo. Questa tendenza è comune a tutto il mondo occidentale, ma sembra più evidente in Europa che negli USA. Ciò è dovuto al fatto che molti media europei sono controllati o sponsorizzati dallo stato, oltre al fatto che ormai la classe dei politici è la stessa in tutta l’UE.
In Europa la politica è un rituale inutile, dato che le decisioni vengono prese prima che il pubblico possa votare a riguardo e prima ancora che i media ne parlino. Le nostre vite vengono decise da una macchina burocratica transnazionale, che ci vede come rotelline insignificanti negli ingranaggi.
Nel 2007 l’ex presidente tedesco Roman Herzog avvertiva che l’UE sta ostacolando la democrazia. Tra il 99 e il 2004, l’84 per cento delle decisioni legali in Germania nella maggioranza dei paesi UE sono state prese a Bruxelles. Secondo Herzog, le politiche UE soffrono di mancanza di democrazia e di una sospensione della separazione dei poteri. Nonostante ciò, la campagna elettorale del 2005 non ha parlato quasi per niente dei problemi con l’UE. I veri problemi vengono tenuti fuori dai dibattiti pubblici. Ormai le elezioni nazionali sono diventate un rituale per accontentare il pubblico, mentre altri prendono le decisioni importanti a porte chiuse.
Quando i politici sono tutti d’accordo tra loro, i cittadini si possono aspettare un complotto contro di loro, e questo è il caso dell’UE. L’UE non avrebbe mai ottenuto il potere che ha senza il consenso di tutti i partiti in tutte le nazioni. L’UE è stata progettata in questo modo fin dall’inizio: i suoi fondatori hanno capito fin dall’inizio che i cittadini non avrebbero mai votato a favore del trasferimento di potere dai parlamenti nazionali a una nuova entità europea. Quindi, hanno costruito una struttura in cui il potere è nelle mani di un gruppo di funzionari intoccabili e immuni allo scrutinio del pubblico. La struttura dell’UE è proprio anti democratica.
Secondo il teorico americano Noam Chomsky: “Il modo migliore per mantenere il popolo passivo e ubbidiente è la limitazione della gamma di opinioni accettabili, unita alla concessione di un dibattito all’interno di tali opinioni.” Ciò è vero ed è il motivo per cui Chomsky considera Internet, il media più libero di tutti come “un’orribile perdita di tempo”
Un sondaggio del 2004 ha mostrato che il cinquanta per cento degli svedesi vorrebbe una politica di immigrazione più restrittiva [1]. Nel 2006 l’immigrazione ha raggiunto i suoi livelli più alti, eppure tutti i partiti e i media hanno tenuto la situazione sotto silenzio per paura che influenzasse le elezioni. Durante l’ultima campagna elettorale svedese non si è parlato per niente dell’immigrazione, ma si è parlato tantissimo dell’uguaglianza tra i sessi, del femminismo e di come fermare le discriminazioni contro le donne. Più è forte la censura verso i problemi con i maomettani, più si parla dei problemi dell’omosessualità. Questo è chiaramente uno specchietto per le allodole rivolto al fare sentire i cittadini come se vivessero in un paese libero, anche se non possono discutere dei problemi seri. Lo scrittore Bruce Bawer parla di come la scena politica olandese fosse un club privato in cui tutti i partiti avevano le stesse idee sugli stessi argomenti, almeno fino all’arrivo del politico indipendente Pim Fortuyn[2]. Anche i giornalisti erano membri di quel “club privato”. Se i votanti non sono d’accordo con le idee di quel club privato questo non gli importa, soprattutto se si parla di immigrazione. Dato che tutti i membri della classe dominante sono d’accordo tra loro, si può ignorare tranquillamente la volontà dei votanti.
Secondo Bawer: “Fortuyn è stato in politica solo per pochi mesi, ma ha cambiato radicalmente le cose. I giornalisti e i politici, lavorando di comune accordo, lo hanno definito un estremista di destra, un razzista e un nuovo Mussolini.” Alla fine, Fortuyn è stato ucciso da un attivista di sinistra che dice di averlo ucciso perché era contro i maomettani e le minoranze etniche.
Bawer afferma che “Durante la crisi di governo del 2006, Ayaan Hirsi Ali, nota critica dell’islam, è stata cacciata dal parlamento. L’anno dopo, i sondaggi mostrano che gli olandesi non ne sentono la mancanza. Sembra che la classe dominante abbia di nuovo in mano le redini del potere e che i cittadini si siano stancati della situazione di conflitto e abbiano deciso di lasciare perdere. (…) Cinque anni fa, Fortuyn ha ispirato il popolo alla speranza e alla determinazione. Oggi, i cittadini olandesi sono intimoriti, confusi e rassegnati all’islamizzazione. Molti di loro, specialmente i giovani e i neolaureati, stanno emigrando in massa verso Canada, Australia e Nuova Zelanda.”Pim Fortuyn è stato ucciso su mandato delle classi dominanti politiche, culturali e mediatiche, mentre Theo van Gogh è stato assassinato da un maomettano. Ayaan Hirsi Ali è stata cacciata dal paese. Il critico antiislamico Geert Wilders è ancora vivo, ma deve subire le stesse diffamazioni di Fortuyn: viene definito un razzista, minacciato dai maomettani e gli viene “suggerito” di smetterla di criticare l’immigrazione. Sembra che lo spirito combattivo degli olandesi sia stato spezzato, almeno per ora, e che le cose stiano tornando alla normalità. La classe dominante ha di nuovo il controllo e i paesani non sono più in rivolta.

Come ho suggerito prima, gli europei hanno tre nemici volti all’islamizzazione del loro paese: il primo è il pregiudizio filo islamico e anti occidentale dei media e delle università occidentali, problema comune a tutto il mondo. Il secondo è dato dagli Eurabici e dai federalisti UE, volti a distruggere gli stati nazionali. Il terzo nemico sono i maomettani. Tra il 2001 e il 2007 questi tre nemici si sono alleati per distruggere lo spirito dei Paesi Bassi, tramite intimidazioni, censura, assassini e controllo dei media, tutto allo scopo di zittire ogni opposizione all’immigrazione selvaggia.
E’ ben noto che nei media e nelle università ci sono persone assai più a sinistra della media, soprattutto nei paesi scandinavi. I dirigenti della BBC inglese hanno ammesso di avere un pregiudizio a favore del multiculturalismo. Durante le rivolte maomettane del 2005 i giornalisti francesi hanno ammesso apertamente di avere falsificato i rapporti sulle rivolte in perché non volevano dare ragione ai partiti di destra. Dagli aneddoti che ho sentito, sembra che tale atteggiamento sia comune in tutto il mondo occidentale.
Bill Dedman, reporter investigativo alla MSNBC, ha stilato una lista delle donazioni ai partiti politici da parte dei giornalisti americani nel periodo 2004-2007 [3]. Dei 143 giornalisti presi in esame, 125 hanno donato al partito democratico. Solo 16 di loro hanno donato ai repubblicani o ai conservatori. Due di loro hanno donato a entrambi i partiti.
Il Dottor Chanan Naveh, ex editore per la autorità radiofonica israelita, ha menzionato vari casi in cui lui e i suoi colleghi si davano da fare per calmare l’opinione pubblica: “Nel 2000, me e due mie colleghe, Carmela Menashe, Shelly Yechimovich, abbiamo fatto di tutto per propagandare il ritiro dal Libano. Abbiamo fatto propaganda su un argomento di interesse pubblico”. Il blogger anti islamico Charles Johnson, autore del blog Little Green Footballs[4] ha dichiarato: “I giornalisti non hanno più il compito di riportare i fatti e gli eventi. Il loro compito è fare attivismo politico, quasi sempre di sinistra e transnazionalista. I pochi giornalisti onesti lo ammettono apertamente. Gli effetti nocivi di questa manipolazione dell’informazione sono davanti a tutti.”
Perchè siamo in una situazione come questa? Qualcuno potrebbe dire che questo è l’effetto della rivoluzione culturale degli anni sessanta e settanta, oppure un prodotto della Guerra Fredda. Secondo Friedrich Hayek, la tendenza era già iniziata negli anni quaranta. Come possiamo spiegarcelo? Un’ipotesi dice che le persone di destra  tendono a lavorare negli affari e nel commercio, mentre quelle di sinistra tendono verso posizioni in cui si possono influenzare le menti delle persone. Col passare del tempo, in una società aperta l’università e i media saranno invasi da persone di sinistra con una visione utopistica della realtà. Data la loro posizione, le loro idee influenzeranno il modo in cui le masse riceveranno le informazioni.
Nel 1950, Hayek scriveva il suo saggio “Gli intellettuali e il Socialismo” in cui dichiarava che “Il socialismo non è mai stato un movimento rivolto alla classe operaia, ma una costruzione dei teorici e degli intellettuali. Questi intellettuali sono solo dei venditori di idee altrui. L’intellettuale tipico non deve avere alcuna abilità o conoscenza particolare, non deve nemmeno essere particolarmente intelligente per svolgere il suo ruolo di intermediario nella diffusione di idee. La classe degli intellettuali non consiste soltanto in giornalisti, insegnanti, religiosi, lettori, pubblicisti, speaker alla radio, scrittori, fumettisti e artisti. Ci sono anche professionisti e tecnici, scienziati e dottori.”
Secondo Hayek gli insegnanti più brillanti sono di sinistra, ma non perché a sinistra sono più intelligenti, ma solo perché le menti migliori tra i socialisti si dedicano ai compiti che gli daranno influenza sull’opinione pubblica. Il socialismo affascina i giovani e gli ingenui con la sua visione utopistica. L’intellettuale visionario non è interessato ai dettagli tecnici o alle difficoltà pratiche. Per lui, l’importante è l’idea, la visione.

Hayek avverte che: “La società moderna si porta dentro i semi della sua stessa distruzione. La libertà ormai viene data per scontata, al punto che non viene più difesa. La diffusione delle idee, parte integrante della società libera, è in grado di portarci alla distruzione della libertà da cui dipende. Forse ciò vuol dire che apprezziamo la libertà solo dopo averla persa, e che il mondo dovrà attraversare un medioevo di totalitarismo socialista prima di riprendere le forze? Se vogliamo evitare questa situazione, dobbiamo creare un nuovo programma liberale che infiammi l’immaginazione. Dobbiamo rendere la creazione di una società aperta un’avventura intellettuale, un atto di coraggio.” Ho avuto una conversazione con un amico svedese e con una donna cresciuta durante la dittatura comunista in Romania. Siamo arrivati alla conclusione che gli occidentali di oggi sono indottrinati dalla Political Correctness e dal multiculturalismo così come i rumeni erano indottrinati dal comunismo. Il multiculturalismo non è mai stato un’ideologia condivisa da tutti, e la percentuale di persone che ci credono sta scendendo a vista d’occhio. Nonostante ciò, ci sono stati più credenti nel multiculturalismo nell’Europa del 1998 di quanti comunisti ci fossero in Est Europa nel 1978. Come è stato possibile?
L’indottrinamento ideologico funziona meglio se la gente crede di essere libera e di avere informazioni imparziali. I cittadini dei paesi comunisti sapevano di essere cavie in un esperimento sociale su larga scala, e dato che il regime era imposto con le armi non c’erano dubbi sul fatto che le informazioni che ricevevano fossero propaganda manipolata dal regime. Nell’Europa cosiddetta libera, siamo cavie nell’esperimento sociale del multiculturalismo, eppure ci rifiutiamo di riconoscere che i media ci ingozzano di propaganda ideologica. Ci sono differenze enormi tra le informazioni fornite dai media ufficiali e quelle dei blogs e dei media indipendenti [5], particolarmente quando si parla di Jihad e di immigrazione. Chi si prende la briga di andarsi ad informare rimane sconvolto quando capisce di aver ricevuto solo propaganda censurata. Informarsi sui media indipendenti è una cosa che infrange il mito dei media liberi, critici e indipendenti, almeno per chi lo fa.

Secondo il blogger Richard Landes, i media giocano un ruolo cruciale per il successo della Jihad globale. I mass media sono gli occhi e le orecchie della società moderna. Senza i media, non possiamo sapere cosa sta succedendo al di fuori delle nostre vicinanze immediate. Usiamo i media per fare le nostre scelte su chi votare, sulla politica estera, su come intervenire nel globo. Come direbbe un biologo o un paleontologo, una creatura che non può fidarsi dei propri occhi e delle proprie orecchie non vivrà a lungo. Questo è come essere attaccati da un orso affamato, mentre i tuoi occhi e le tue orecchie ti dicono che in realtà è un gattino che vuole le coccole. Nel frattempo, il tuo cervello è stato indottrinato alla diversità e al comandamento di sorridere verso tutte le creature, anche quelle più pericolose. Questa è la situazione dell’occidente di oggi. I pregiudizi dei media e del sistema educativo sono una minaccia vera e propria alla nostra sopravvivenza.

Fonti:
http://democracyreform.blogspot.com/2007/08/democracy-and-media-bias-by-fjordman.html
1. http://www.thelocal.se/212/
2.http://www.nysun.com/article/53818
3.http://www.msnbc.msn.com/id/19113455
4.http://littlegreenfootballs.com/weblog/?entry=25757_Israeli_Media_Admit_Anti-War_Agenda&only
5.http://www.brusselsjournal.com/node/2108

2083 an European declaration of independence – Libro 2.10 Il femminismo causa l’oppressione femminile


2.10 Il femminismo causa l’oppressione femminile

Autore:
Fjordman
Secondo Heather MacDonald[1], la presa di potere delle femministe di Harvard è imminente. L’università sta per nominare come presidente la femminista radicale Drew Gilpin Faust, in successione a Lawrence Summers. Le idee brutalmente oneste di Summers hanno messo le assunzioni e le promozioni in mano alle femministe. La Task Force ha vinto un finanziamento di 50
milioni di dollari per la “diversità” ad Harvard.
Come presidente della facoltà, Lawrence Summers ha tenuto un discorso[2] in cui osava suggerire che il fatto che ci siano più scienziati uomini sia dovuto alle differenze innate tra i sessi. Questa tesi è plausibile. Secondo il Dr. Paul Irwing[3] dell’università di Manchester, tra le persone con IQ maggiore di 120 gli uomini sono il doppio. Tra quelle con IQ maggiore di 170 gli uomini sono trenta volte le donne. Ci sono altri studi che indicano il numero spropositato di uomini con intelligenza elevatissima. Anche se Summers avesse torto, rimane il fatto che non è una buona idea trovarsi in un ambiente in cui alcuni argomenti non si possono toccare. Uno dei punti di forza della civiltà occidentale è la nostra voglia di farci domande su tutto. La “Political Correctness” è anti occidentale nella forma e nell’intento. E’ da notare che le femministe sono l’avanguardia della PC[4], la stessa ideologia che ha impedito alle nostre università di difendersi contro la minaccia dei maomettani.
La cosa peggiore è che ci sono femministe che affermano che il velo o il burkha rappresentano “una forma alternativa di femminismo”. La dottoressa Wairimu Njambi è un’insegnante ausiliario di “studi femminili” presso la Florida Atlantic University. Buona parte dei suoi studi è relativa al fatto che la pratica della mutilazione genitale femminile (FGM) è un trionfo del femminismo e che dire altrimenti è razzista. Secondo la Njambi le azioni contro la FGM perpetuano un affermazione colonialista in cui si prende l’immagine della donna occidentale e la si impone come normale e universale.
L’università di Harvard ha appena ricevuto una donazione da venti milioni di dollari[5] dal principe Al-Waleed bin Talal bin Abdul Aziz Al-Saud, membro della famiglia reale saudita. Tale donazione servirà a finanziare gli studi islamici. Non ci sono dubbi che quei fondi verranno usati per influenzare i programmi ministeriali in modo da renderli meno “islamofobi”. Le istituzioni universitarie come Harvard stanno facendo da strumenti di propaganda saudita e da sostegno per le femministe radicali. Questo può sembrare un paradosso, ma solo se non si tiene conto del fatto che sauditi e femministe hanno in comune l’odio per la cultura occidentale con la sua “storia di oppressione e di ingiustizia”. Forse le femministe non hanno ascoltato il loro collega di Harvard, il Charles Fried, quando gli ha detto che [6] “Il più grande nemico della libertà è sempre stato travestito da strada verso il bene superiore.”
Il femminismo ci ha danneggiati con le sue visioni ipocrite, che hanno spianato la strada all’infiltrazione dei maomettani. Il loro credo ufficiale è che uomini e donne non sono solo uguali, ma identici, eppure da certi punti di vista le donne sono superiori. La logica dice che queste due affermazioni non sono compatibili, ma ciò non preoccupa le femministe. Questo sistema “due pesi e due misure” è simile a quello del multiculturalismo, in cui tutte le culture sono uguali, ma la cultura occidentale è inferiore e malvagia.
C’è una tecnica inventata dal neo marxista Herbert Marcuse nel 1965, chiamata “Tolleranza repressiva”. In breve, coloro che appartengono al gruppo dominante della società dovranno perdere la
loro libertà di parola e dovrà essergli impedito di esprimersi, in modo da rettificare l’oppressione istituzionale della società. Le idee di Marcuse[7] hanno avuto un grosso impatto negli anni ’60 e ’70, periodo in cui lui consigliava il sesso libero come metodo per liberarsi dalla moralità religiosa. Il Prof. Bernard Lewis nel The Jerusalem Post scrive che [8] l’Islam potrebbe diventare la forza dominante in un Europa in cui gli europei hanno perso la sicurezza in sé stessi e non hanno rispetto per la loro stessa cultura. Il Prof. Lewis non lo dice, ma questo è il risultato di decenni di demonizzazione della nostra cultura da parte degli accademici di sinistra, tra cui le femministe radicali. L’obiettivo delle femministe radicali non è mai stata la parità tra i sessi, ma la distruzione della famiglia nucleare e di tutta la società occidentale in generale.
Nel 1981, Ellen Willis, socialista democratica e fondatrice di Redstockings, un gruppo femminista radicale, ha dichiarato al giornale di sinistra “The Nation” che: “Il femminismo non è una lotta verso un obiettivo, ma il battistrada per una rivoluzione nei valori morali e culturali (…) L’obiettivo di ogni riforma femminista, dall’aborto (…) all’educazione infantile, è la distruzione dei valori tradizionali della famiglia”. La femminista Simone de Beauvoir ha affermato che[10] Nessuna donna dovrebbe avere la possibilità di restare a casa a badare ai bambini (…) dato che se potessero scegliere, molte donne preferirebbero questa scelta.”
Dopo due generazioni di femministe radicali la Willis e la Beauvoir hanno avuto quello che volevano: l’occidente ha tassi di divorzio altissimi e tassi di natalità bassissimi, che hanno causato un vuoto culturale e demografico tale da renderci vulnerabili all’attacco dell’Islam.Con tutto questo, le femministe non sono  ancora soddisfatte. Il designer di giocattoli Anders Nelson, dell’istituto svedese della tecnologia, ha avvertito i genitori che [11] i giocattoli sono sempre più differenti tra bambini e bambine: “Molti credono che bambini e bambine vogliano cose differenti. Gli adulti devono considerare le strutture delle differenze di genere, cosa che per i bambini sono istintive e indiscutibili.” In pratica, il designer sta incoraggiando i genitori a comprare giocattoli unisex, dato che le Barbie per le bambine e le automobiline per i bambini sono sessiste. Questo è ciò che succede in una cultura ammattita dalla Political Correctness.
La politica marxista svedese Gudrun Schyman ha suggerito una tassa[12] sugli uomini svedesi, tassandoli collettivamente per le violenze sulle donne. Nel 2002 la stessa Schyman dichiarava pubblicamente che gli uomini svedesi erano come i Talebani. Un giornalista del giornale Aftonbladet rispondeva dicendo che Schyman aveva ragione e che tutti gli uomini sono come i talebani.La misandria, l’odio patologico verso gli uomini, non è meno comune della misoginia, l’odio patologico verso le donne. La differenza è che la prima è socialmente accettabile.

Quando il politico Kjetil Vevle si presentò a un’assemblea[13] che doveva pianificare le dimostrazioni per le proteste dell’otto marzo a Bergen, in Norvegia, si sentì dire che gli uomini non avevano
diritto al voto in assemblea, neanche i femministi più impegnati. Le organizzatrici non ritenevano che ciò fosse un problema, dato che per loro il fatto che gli uomini avessero la possibilità di parlare gli sembrava già una concessione. Un altro punto da tenere in considerazione è il fatto che i paesi come Svezia e Norvegia affermano di essere i paradisi dell’eguaglianza tra i sessi [14], eppure in quei paesi i due sessi vivono completamente separati, molto più che negli altri paesi. Il femminismo radicale ha portato i sessi a non fidarsi l’uno dell’altro, e non ha cancellato la tendenza naturale all’attrazione tra uomini mascolini e donne femminili, anche a costo di andare a cercare un partner in un altro paese. C’è un numero enorme di scandinavi che ha trovato moglie in Asia, America latina o in altri paesi dove il ruolo della donna è ancora quello tradizionale. Ci sono anche molte donne che hanno trovato il loro partner in un paese più conservatore. Non tutti fanno così, ma la tendenza è ben visibile. Gli scandinavi si vantano di avere “la parità dei sessi”, eppure sono costretti ad andare dall’altra parte del mondo per cercare qualcuno che valga la pena sposare!
Norvegia e Svezia hanno tassi di divorzio altissimi. I ragazzi crescono in un ambiente in cui la mascolinità viene demonizzata e in cui vengono visti come inferiori alle donne. A molti ragazzi viene detto che gli uomini sono obsoleti e che presto saranno estinti. Le culture femministe finiscono sempre per essere distrutte, dato che i loro uomini diventano troppo deboli e demoralizzati per proteggere le loro donne, oppure perchè si sono talmente rotti le scatole di essere maltrattati in continuazione che non gli interessa più difenderle. Se “tutti gli uomini sono porci” e se “sono tutti come i talebani”, allora che senso ha impegnarsi per difendere la società? Gli uomini occidentali finiscono per essere distrutti da gli uomini virili e aggressivi provenienti dalle altre culture, cosa che sta già accadendo [15]. La cosa divertente è che quando le donne hanno lanciato la seconda ondata del femminismo negli anni ’60 e ’70 erano in una condizione sicura e non erano oppresse per nulla. Quando gli effetti a lungo termine del femminismo si faranno vedere, le donne finiranno veramente oppresse sotto l’Islam. Le femministe radicali avranno portato le donne ad essere veramente oppresse.
Mi domando se Virginia Woolf si sarebbe mai immaginata niente del genere. Forse se fosse viva oggi acclamerebbe il velo maomettano come “una nuova strada verso il femminismo” e scriverebbe un libro chiamato “Un burkha tutto per sè” che le farebbe vincere una borsa di studio in multiculturalismo ad Harvard.
Fonti:
http://www.brusselsjournal.com/node/1908
1. http://www.city-journal.org/html/eon2007-02-09hm.html
2. http://www.dallasnews.com/sharedcontent/dws/dn/opinion/points/stories/040305dnediallen.35261.html
3. http://education.independent.co.uk/higher/article2024763.ece
4. http://www.globalpolitician.com/node/1300
5. http://www.globalpolitician.com/node/1282
6. http://www.news.harvard.edu/gazette/2006/12.07/11-fried.html
7. http://www.globalpolitician.com/node/975
8. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/015022.php
9. http://www.grecoreport.com/gramsci_a_method_to_the_madness.htm
10. http://www.reason.com/news/show/33291.html
11. http://www.spectator.se/stambord/index.php?p=412
12. http://www.spectator.se/stambord/index.php?p=240
13. http://hablog.motime.com/post/642151/Kj%C3%B8nnskampen+krever+nye+ofre
14. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/09/western-feminism-and-need-for.html
15. http://fjordman.blogspot.com/2005/12/immigrant-rape-wave-in-sweden.html

2083 – An European declaration of independence – Libro 2.5 Boicottare l’ONU


2.5
Boicottare l’ONU!

Autore:
Fjordman

Ban
Ki Moon, il segretario generale ONU [1] ha condannato il film Fitna
di Wilder come “offensivo
e anti islamico
” e ha
dichiarato che “non ci sono giustificazioni per la
propaganda rivolta all’odio e per le incitazioni alla violenza
”.
Secondo questo discorso, l’ONU dovrebbe censurare il Corano, dato che
ne è pieno. Come ha commentato Robert Spencer, “Come si
fa a chiamare propaganda rivolta all’odio la citazione dei versetti
del Corano e la dimostrazione del fatto che i predicatori maomettani
usano quei versetti per incitare il popolo alla violenza?”

In
Marzo[2] il consiglio dei diritti umani ONU, dominato dai paesi
maomettani, ha passato una risoluzione in cui si dichiarava
preoccupato riguardo alla diffamazione delle religioni e intento a
mettere fine ad esse. Il problema, è che l’unica religione citata
era l’islam. Il documento è stato preparato dall’organizzazione
delle conferenze islamiche, il più grande blocco di votanti ONU,
sponsorizzato dai finanziamenti sauditi.

E’
da tanto che dico che esportare la democrazia nei paesi maomettani è
una perdita di tempo. L’islam può essere compatibile con la
democrazia solo nel senso ridotto del diritto al voto e del governo
maggioritario, ma non col senso della libertà individuale. Si veda
il mio trattato online Is Islam Compatible With
Democracy?
[3]

E’
disgustoso il modo in cui i soldati americani stanno morendo e il
modo in cui i contribuenti americani si stanno dissanguando per
esportare la democrazia all’Iraq, mentre i maomettani stanno
esportando la Shari’ah da noi. La libertà si ha solo quando c’è
libertà di parola, puro e semplice. I maomettani stanno cercando di
usare l’ONU per imbavagliare la libertà di parola in tutto il mondo,
mettendo il mondo intero sotto dominio maomettano.

La
mia idea delle Nazioni Unite [4] è chiara: nel loro momento
migliore, sono inutili.

Nel
frattempo, si stanno trasformando in un nemico finanziato da noi e
usato per attaccarci. Non so gli altri, ma io non ne posso più di
dover finanziare i miei nemici, siano nemici domestici o
internazionali. La mia idea è boicottare l’ONU, renderla del tutto
innocua tramite il taglio dei fondi e alla fine liberarci di loro.

Anche
se siamo in una fase di debolezza, siamo ancora una civiltà che
possiede risorse vastamente superiori. Loro hanno il petrolio, tanti
bambini e tanta aggressività, poco altro. Da tutti gli altri punti
di vista, la loro civiltà è un fallimento totale. Non abbiamo
bisogno di loro, mentre loro hanno bisogno di noi per quasi tutto. Il
loro difetto più grande è la loro arroganza, tipica dei perdenti
cronici.

Questa
è la debolezza che dobbiamo sfruttare. Dobbiamo separarci dal mondo
maomettano per quanto possibile, loro ne soffriranno molto più di
noi. Possiamo iniziare boicottando le Nazioni Unite, ormai ridotte a
un burattino nelle mani dei maomettani arabi di Gaza, che si sono
ribattezzati “Palestinesi” e hanno cominciato a piagnucolare
verso l’ ONU dopo che gli Israeliti li hanno sbattuti via a calci nel
1967

Ho
visto l’ex PM malese Mahathir Mohamad[5] chiamare i maomettani al
boicottaggio dei prodotto olandesi. Sono d’accordo, dovremmo aiutarli
tramite il boicottaggio di tutti i beni e servizi di proprietà dei
maomettani. Nel caso qualcuno non lo sapesse, Mr. Mahathir ha tenuto
il famoso discorso alla conferenza OIC del 2003 in cui dichiarava che
gli ebrei governano il mondo tramite prestanome e che i maomettani
devono unirsi per arrivare alla vittoria finale contro di loro. Se è
per questo, si è anche vantato di quel periodo in cui “gli
europei dovevano inchinarsi ai piedi degli studiosi maomettani per
accedere alla loro conoscenza”

Qualcuno
dovrebbe ricordargli che la cosiddetta “Età dell’Oro” dell’Islam
è avvenuta quando l’Islam aveva ancora una maggioranza di cittadini
non maomettani. Col declino della maggioranza di infedeli, dovuto a
discriminazioni e maltrattamenti, l’Islam è crollato per non
riprendersi più. Ad esempio, la Malesia è una nazione maomettana
che gode di prosperità economica, ma solo perchè la maggioranza
maomettana non è assoluta e ci sono ancora grosse comunità cinesi,
indiane e non maomettane. Dato che l’Islam sta diventando sempre più
aggressivo nelle sue discriminazioni verso i non maomettani, le
comunità di infedeli si stanno trasferendo, e la Malesia sta
diventando piano piano un’altra nazione di morti di fame sotto la Shari’ah.

Saremmo
molto felici se i maomettani ci boicottassero, al punto da sentirsi
così poco benvoluti nei nostri paesi da fargli perdere la voglia di
emigrare!

Consigli
per l’Occidente – Parte 1
[6]

Il
modo migliore per avere a che fare con il mondo maomettano è quello
di non averci a che fare. Bisogna fermare l’immigrazione, anche
tramite stratagemmi come quello di fermare l’immigrazione dai paesi
coinvolti in attività terroristiche. Dobbiamo cacciare via i
maomettani residenti in occidente che non abbiano ancora la
cittadinanza. Soprattutto, dobbiamo deportare i maomettani, cittadini
o no, che predicano la Shari’ah o la Jihad, che predicano l’odio
verso gli occidentali e le discriminazioni contro le donne.

Soprattutto,
dobbiamo creare un ambiente dove praticare l’Islam sia difficile. I
cittadini maomettani devono accettare di comportarsi come cittadini
secolari, oppure andarsene (Nota del traduttore: Russia e Cina si
sono comportate meravigliosamente bene a tale fine durante il Ramadan
del 2015). Ciò si può fare in modi che non siano razzisti e
discriminatori, ossia semplicemente rifiutandosi di fare concessioni
e aiuti speciali verso i maomettani. Bisogna vietare il canto del
muezzin, dato che è offensivo per le altre religioni. Bambini e
bambine devono prendere parte alle attività sociali e scolastiche,
insieme. Il velo deve essere bandito il più possibile, dato che è
uno strumento tradizionale per la sottomissione della donna.
Le ditte e gli edifici pubblici non devono essere costrette a
costruire le sale di preghiera per i maomettani. Le leggi sul
ricongiungimento familiare devono essere riscritte in modo da
scongiurare gli abusi. Gli investimenti maomettani nelle università
e nei media devono essere fermati.

Per
ora i maomettani si godono il meglio dei due mondi: possono seguire
le loro leggi medievali mentre si godono i frutti della civiltà
moderna. Dobbiamo metterli di fronte al fallimento catastrofico e
completo del loro modo di vivere, smettendo di aiutarli a mantenere i
loro stati primitivi e sovrappopolati con l’aiuto della tecnologia
occidentale. E’ solo grazie all’aiuto europeo che i loro stati non
sono ancora crollati.

Quello
che propongo è l’isolamento del mondo maomettano, non
dell’occidente. Anche se non possiamo accogliere tutti i non
maomettani, non vuol dire che debbano essere nostri nemici. La Jihad
viene combattuta contro tutto il mondo non maomettano, non solo
contro l’occidente. Dobbiamo smetterla di cercare di farci amici i
maomettani e concentrarci sui non maomettani.

Riguardo
all’Europa, la cosa più importante è smantellare l’UE nella sua
forma presente e riprenderci il controllo nazionale sui nostri
confini e sulle nostre legislature. L’UE è talmente inefficiente e
talmente infiltrata dai nostri nemici Eurabici e pro-Islamici da non
poter più essere riformata. Infine, bisogna fermare i doni degli
Eurabici verso i palestinesi e iniziare a sostenere Israele,
culturalmente molto più vicino a noi.

Forse
il futuro non appartiene all’
Islam[7]

Seaborne
osserva che molti sottovalutano la forza dell’Islam. Forse altri, tra
cui Mark Steyn e lo stesso Seaborne lo sopravvalutano, dimenticandosi
delle molte debolezze dell’Islam. Non bisogna sottovalutare il
nemico, anche perché l’Islam ha sfruttato intelligentemente le
nostre debolezze, ma non bisogna nemmeno farsi buttare giù dalla
disperazione.

Dobbiamo
iniziare una politica di contenimento verso il mondo maomettano. Non
dico che il contenimento è l’unica cosa necessaria, ma che è il
minimo che va fatto. Forse la diffusione della tecnologia delle armi
nucleari, il lato oscuro della globalizzazione, causerà una guerra
col mondo maomettano prima o poi. L’unico modo per evitare ciò è
intraprendere azioni, anche militari, per privarli di questa
tecnologia.

Dobbiamo
impedire ai maomettani di attaccarci. Non possiamo impedirlo del
tutto, ma possiamo ostacolare i loro sforzi. I maomettani vogliono
portarci allo sfinimento tramite il terrorismo, noi dobbiamo portarli
allo sfinimento tramite le nostre reazioni. Dobbiamo rendere chiaro
che per ogni attacco terroristico, noi reagiremo con la stessa
violenza, cosa che i maomettani temono. Si tratta di un nuovo
equilibrio del terrore. 

Il
Dottor
Koenraad Elst, uno dei migliori orientalisti belgi, scrive che
L’Islam
è in declino, nonostante i grandi sforzi demografici e militari (…)
colpi di coda di un regime morente”.
Il
Dottor Elst, comunque, ammette che questo declino non sarà immediato
e che c’è il rischio che i maomettani diventino la prima religione
d’Europa prima del collasso.

Darlymple
scrive che l’Islam è una religione da “Tutto o niente”, che non
può essere secolarizzata. Forse il futuro non appartiene all’Islam,
anzi è probabile che in poche generazioni l’Islam diventerà solo un
brutto ricordo. Nel frattempo, i maomettani saranno una fonte
continua di problemi per tutti, dall’Europa all’Asia. La buona
notizia è che probabilmente l’Islam non riuscirà a dominare il
mondo. La notizia cattiva è che forse sarà in grado di causare una
guerra mondiale nel tentativo di dominarlo. Possiamo solo tenerlo
alla catena e fare in modo da fargli fare meno danni possibile.

Diciamo
addio alle Nazioni Unite
?[8]

Lo
storico
David Littman è un rappresentante delle Nazioni Unite a Ginevra per
l’Association for World Education, e ha passato vari anni a seguire
l’influenza islamica nell’ONU. Secondo lui “Negli
ultimi anni, i rappresentanti degli stati maomettani hanno richiesto
e spesso ricevuto un trattamento di favore da parte delle Nazioni
Unite (…) Come risultato, adesso abbiamo leggi che trattano temi
come la blasfemia e la diffamazione dell’Islam. I governi non
maomettani hanno accettato di ubbidire a regole di condotta
rispettose della Shari’ah, oltre che all’autocensura nei confronti
dei temi che possono offendere l’Islam”.

Non
saprei dire come sarebbe il mondo dopo l’ONU. La cosa più importante
per ora è l’isolamento e il contenimento del mondo maomettano. Non
possiamo permettere ai nostri nemici di avere un’influenza diretta
sulle nostre politiche, cosa che fanno tramite l’ONU. Ha senso
parlare di crollo dell’UE e dell’ONU? Non lo so. L’ONU è stata
creata dopo la seconda guerra mondiale ed è passata attraverso la
Guerra Fredda, ma ora stiamo entrando in una nuova situazione di
guerra globale. Penso che vedremo grossi cambiamenti nel futuro
prossimo, grossi quanto i cambiamenti che hanno portato alla
fondazione dell’ONU. Per ora l’ONU ci serve a poco, mentre serve
tantissimo ai nostri nemici. E’ venuto il momento di dire addio alle
Nazioni Unite.

Fonti:

http://gatesofvienna.blogspot.com/2008/03/boycott-united-nations.html

1.
http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/020483.php
2.
http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/020474.php
3.
http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/04/is-islam-compatible-with-democracy.html
4.
http://www.brusselsjournal.com/node/1224
5.
http://www.jihadwatch.org/archives/020490.php
6.
http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/10/recommendations-for-west.html
7.
http://www.globalpolitician.com/22560-islam
8.
http://www.brusselsjournal.com/node/1224

Consigli
per l’Occidente – Parte 2

Autore:
Fjordman

L’occidente
di oggi soffe una carenza di sicurezza in se stesso, al punto da non
avere ancora del tutto chiaro il significato di “civiltà
occidentale”. La guerra civile interna all’occidente ha spianato la
strada per la guerra contro l’occidente dei maomettani, che vedono il
nostro multiculturalismo e la nostra accettazione dell’immigrazione
maomettana come segni di debolezza e di perdita di contatto con le
nostre radici.

Forse
dobbiamo risolvere i nostri conflitti interni prima di poter vincere
la guerra contro i maomettani. Quando gli uomini dell’occidente come
il re polacco Jan Sobieski III hanno guidato le loro truppe alla
vittoria durante la battaglia di Vienna del 1683, lo hanno fatto per
una varietà di ragioni: per il loro paese, per la loro religione,
per la loro cultura. La gente non ha bisogno solo di sopravvivere, ha
anche bisogno di qualcosa per cui vivere e combattere. Noi siamo
contro l’Islam, ma a favore di cosa?

Alcuni
dei motivi per cui combattere potrebbero essere la sovranità
nazionale e il diritto di preservare la nostra cultura e di
trasmetterla alle generazioni future. Stiamo combattendo per il
diritto di definire le nostre leggi e le nostre politiche, non per
essere tenuti in ostaggio dai sinistrorsi, dalle ONG e dai cosiddetti
progressisti.

Il
multiculturalismo è sbagliato perché le culture non sono tutte
uguali e perché viene usato come paravento da entità che hanno i
loro obiettivi nascosti. Il multiculturalismo serve come strumento
per ingannare le masse e per fargli ignorare il fatto che non hanno
più il controllo sui loro paesi. I sinistrorsi odiano la civiltà
occidentale e usano il multiculturalismo come strumento per
abbatterla, camuffato da un finto ideale di tolleranza. Il
multiculturalismo è la distruzione unilaterale della civiltà
occidentale.

Ci
sono dei liberisti di destra e dei grandi imprenditori che vedono
l’uomo solo come la somma delle sue funzioni economiche, ossia come
consumatore e lavoratore, lo homo economicus. Loro credono nel libero
mercato e nella libera immigrazione, fregandosene dell’impatto
culturale delle masse di immigrati. Questi sono gli “utili idioti”
che sostengono l’Islam senza rendersene neanche conto. 

Forse
la divisione in occidente non è tra Destra e Sinistra, ma tra quelli
che sostengono la sovranità nazionale e la cultura occidentale e
quelli che la osteggiano. Bisogna smetterla con la fesseria del
“rispettare le nostre differenze”, dobbiamo rispettare ciò che
ci rende un popolo e ciò che ci unisce tra noi. Dobbiamo ripulire i
nostri libri di scuola dalla propaganda anti-europea che li ha
infettati.

Nell’era
dell’immigrazione, della globalizzazione e del terrorismo, mantenere
i confini nazionali è diventato più importante, non meno. Nessuna
nazione sopravvive alla perdita dell’integrità territoriale,
soprattutto nessuna nazione democratica. Quelli che vogliono
abbattere i confini nazionali stanno abbattendo le fondamenta del
sistema democratico, basato sullo stato nazionale. La lotta per la
sovranità nazionale è la lotta per la democrazia, dato che finora
nessuno è mai riuscito a presentare un modello funzionante di
democrazia transnazionale.

Abbiamo
una classe politica che passa quasi tutto il tempo a viaggiare per il
mondo, senza provare nessun legame con il popolo che dice di
rappresentare. Forse ciò è inevitabile, ma porta a un senso di
distacco tra il popolo e coloro che dovrebbero guidarlo. Dobbiamo
ricordare ai nostri governi che le nostre tasse dovrebbero servire
per la difesa dei nostri confini nazionali. Se non riescono a farlo,
allora il contratto sociale è stato infranto e non abbiamo più
alcun motivo di pagarli le tasse. Il nostro grido di battaglia
dovrebbe essere: “Tasse nazionali, confini nazionali!”

L’occidente
sta perdendo la propria popolazione ed è in pericolo di invasione da
parte dei paesi poveri in fase di esplosione demografica. Gli
occidentali devono smetterla di sentirsi i più potenti del mondo e
di praticare l’altruismo: prima di tutto, l’occidente deve salvarsi.
Non siamo obbligati a “salvare il mondo”, soprattutto il mondo
maomettano. Non abbiamo più la forza finanziaria o la maggioranza
numerica, quindi non potremmo aiutarli nemmeno se volessimo. Non
siamo superpotenze e non possiamo aiutare il terzo mondo, di certo
non facendo trasferire tutti da noi.

Dobbiamo
fermare l’immigrazione di massa, sopratutto quella maomettana, per
almeno una generazione, in modo da assorbire e integrare gli
immigrati che abbiamo a casa. L’occidente è talmente destabilizzato
dall’immigrazione che ci potrebbero essere guerre civili nel futuro
prossimo. Abbiamo già degli enormi ghetti pieni di immigrati del
terzo mondo nelle nostre città. L’immigrazione del futuro dovrà
essere controllata e solo non maomettana.

Questo
stop all’immigrazione dovrà dimostrare che l’occidente non farà più
da scarico per l’eccesso di popolazione degli altri paesi. Abbiamo le
nostre culture e i nostri paesi, e vogliamo proteggerli. Non possiamo
accettare una quantità illimitata di immigranti. Soprattutto,
l’occidente e tutto il mondo non maomettano devono rendere i loro
paesi più ostili possibili all’Islam, implementando una politica di
contenimento verso il Dar al-Islam. Questa è la cosa più civile da
fare per salvarci e per limitare le perdite umane tra maomettani e
non.

Il
modo migliore per avere a che fare con il mondo maomettano è quello
di non averci a che fare. Bisogna fermare l’immigrazione, anche
tramite stratagemmi come quello di fermare l’immigrazione dai paesi
coinvolti in attività terroristiche. Dobbiamo cacciare via i
maomettani residenti in occidente che non abbiano ancora la
cittadinanza. Soprattutto, dobbiamo deportare i maomettani, cittadini
o no, che predicano la Shari’ah o la Jihad, che predicano l’odio
verso gli occidentali e le discriminazioni contro le donne.

Soprattutto,
dobbiamo creare un ambiente dove praticare l’Islam sia difficile. I
cittadini maomettani devono accettare di comportarsi come cittadini
secolari, oppure andarsene (Nota del traduttore: Russia e Cina si
sono comportati meravigliosamente bene a tale fine durante il Ramadan
del 2015). Ciò si può fare in modi che non siano razzisti e
discriminatori, ossia semplicemente rifiutandosi di fare concessioni
e aiuti speciali verso i maomettani. Bisogna vietare il canto del
muezzin, dato che è offensivo per le altre religioni. Bambini e
bambine devono prendere parte alle attività sociali e scolastiche,
insieme. Il velo deve essere bandito il più possibile, dato che è
uno strumento tradizionale per la sottomissione della donna.
Le ditte e gli edifici pubblici non devono essere costrette a
costruire le sale di preghiera per i maomettani. Le leggi sul
ricongiungimento familiare devono essere riscritte in modo da
scongiurare gli abusi. Gli investimenti maomettani nelle università
e nei media devono essere fermati.

Come
dice la giornalista Diana West del Washington Times, dobbiamo passare
da un’offensiva a favore della democrazia a una difensiva contro la
Shari’ah. Chiamare ciò “Guerra al terrorismo” è stato un
errore. Baron Bodisey del blog “Gates of Vienna” suggerisce lo
slogan: “Riprendiamoci la nostra cultura”, in modo da porre
l’accento sulla guerra civile nella cultura occidentale. Un’altra
idea è “Guerra contro l’Apartheid”, dato che la Shari’ah è di
fatto un sistema di apartheid in cui ci sono discriminazioni tra
donne e uomini, maomettani e infedeli. Chiamare la nostra lotta come
una lotta contro le discriminazioni aiuterà a fermare gli sforzi di
contro propaganda dei sinistrorsi.

Il
popolo deve essere educato riguardo alle realtà della Jihad e della
Shari’ah. Educare i non maomettani è importante, ma bisogna cercare
di educare anche i maomettani. Ci vogliono autorità e gruppi di
individui che si impegnino nello spiegare la vera natura dell’Islam,
tra cui le differenze tra credente e infedele, lo stato di guerra
permanente tra Dar al-Islam e Dar al-Harb e l’uso della Taqiyya e del
Kitman come tecniche di inganno.

Come
dice Hugh
Fitzgerald del blog “Jihad Watch”, dobbiamo spiegare come mai
l’Islam incoraggia la dittatura (dato che bisogna ubbidire al
dittatore se è un maomettano), la paralisi dell’economia, il
fallimento del pensiero (culto della personalità, ostilità verso il
pensiero libero e scettico) nei paesi maomettani. I maomettani
dovranno essere messi di fronte al fatto che i loro fallimenti
politici, economici, sociali, intellettuali e morali sono tutta colpa
loro e della cultura maomettana.

Fitzgerald
suggerisce anche di sfruttare le tante divisioni interne al mondo
maomettano: Divide et impera. L’Islam
afferma di essere universale, ma ritiene che gli arabi siano il
popolo migliore di tutti, al punto da fare da veicolo per la
supremazia araba sugli altri popoli. Oltre alla divisione tra arabi e
non, abbiamo anche la divisione settaria tra sciiti e sunniti, e la
divisione economica tra i paesi assurdamente ricchi e quelli poveri.

Le
divisioni settarie ed economiche si possono sfruttare senza fare
niente. Se il mondo occidentale smettesse di dare aiuti economici
(una forma di Jizya cammuffata) a paesi come Egitto, Pakistan,
Giordania e Palestina, farebbe solo bene. Tanto, potrebbero chiedere
aiuto agli arabi, i soldi non gli mancano.

Per
ora i maomettani si godono il meglio dei due mondi: possono seguire
le loro leggi medievali mentre si godono i frutti della civiltà
moderna. Dobbiamo metterli di fronte al fallimento catastrofico e
completo del loro modo di vivere, smettendo di aiutarli a mantenere i
loro stati primitivi e sovrappopolati con l’aiuto della tecnologia
occidentale. E’ solo grazie all’aiuto europeo che i loro stati non
sono ancora crollati.

Dobbiamo
privare arabi e maomettani della Jizya, ossia degli aiuti umanitari.
Dobbiamo istituire un nuovo Progetto Manhattan per liberarci dalla
dipendenza del petrolio arabo.

Mr.
Fitzgerald si chiede: “Cosa succederebbe ai ricconi arabi se il
mondo occidentale decidesse di confiscare i loro beni in Occidente
come beni appartenenti a nemici dello stato, così come venne fatto
per i beni appartenenti ai cittadini tedeschi all’estero durante la
Guerra? Cosa farebbero se venissero privati dell’accesso facilitato
alle cure mediche occidentali?”

C’è
chi dice che “a furia di combattere il nemico, si diventa come
lui”, ma sono fesserie. Britannici e americani non sono certo
diventati una nuova Germania nazista dopo la guerra? La verità è
che diventeremmo come i maomettani se non li combatteremo e non li
terremo fuori dall’Europa, dato che altrimenti saranno loro a
islamizzarci a forza. Noi occidentali non siamo temuti come
“oppressori”, ma disprezzati perché ci vedono come deboli e
decaduti.

Dovremo
implementare una politica di contenimento verso il mondo maomettano,
ma per fare ciò dovremo autorizzare azioni militari contro le
prepotenze arabe. I buddisti dell’Asia centrale erano moralmente
superiori ai maomettani. Ora sono tutti morti. Dobbiamo prepararci a
difendere le nostre scelte con le armi. Avere la superiorità morale
non ci aiuterà contro un presidente iraniano con le armi nucleari
che minaccia un altro Olocausto.

Lo
scrittore Raymond Kraft descrive la debolezza occidentale con queste
parole: “I maomettani hanno trasformato la civiltà degli USA e
dell’Europa in un’arma e l’hanno rivolta contro di noi. Hanno
trasformato la gentilezza, la compassione e la decenza umana in armi.
Siamo diventati troppo civili per sconfiggere i nostri nemici, forse
troppo civili per sopravvivere”.

Kraft
pensa che siamo stati ingenui nel credere che le azioni di Hezbollah,
Hamas, Al Qaeda, e di tutta la Jihad maomettana siano opera di
“fanatici”. In realtà si tratta di agenti statali agli ordini di
paesi come Iran, Syria, Arabia, a volte Russia o Cina, impegnati
nell’indebolire l’Occidente tramite atti di guerriglia.

I
cinesi e i russi non vogliono combattere una guerra aperta, ma
sarebbero contenti nel vedere gli USA indeboliti e vulnerabili, in
modo da gestire i prezzi e l’economia globale come vogliono loro.
Però c’è una differenza enorme: il mondo maomettano è nostro
nemico e lo sarà per sempre, Cina e Russia non devono essere per
forza nostri nemici. Sono entrambi ambiziosi e potenti, ma possono
essere convinti che opporsi a noi non valga la pena.

Ci
sono varie obiezioni contro la teoria del contenimento. Alcuni dicono
che è troppo severa, altri che è insufficiente. E’ vero che con la
situazione politica di oggi i maomettani che predicano la Shari’ah
non saranno mai deportati, ma la situazione politica non è eterna.

Per
colpa dell’immigrazione avremo guerre civili in tutta Europa, e gli
scontri con gli immigrati che vediamo ogni giorno in Francia, in UK e
altrove potrebbero essere solo gli inizi di queste guerre. Ciò
renderà finalmente chiaro quanto sia grave la situazione e
costringerà le altre nazioni occidentali a fermare l’immigrazione e
a fare pressioni per l’integrazione verso i cittadini maomettani.

Ho
sentito alcuni affermare che non si può contenere il mondo
maomettano dietro una Linea Maginot, non nel ventunesimo secolo.
Capisco l’obiezione e mi rendo conto che non sarà facile, ma
dobbiamo fare un tentativo. Il contenimento è proprio il minimo
necessario per proteggersi. La Jihad viene portata avanti tramite
mezzi militari, politici, demografici e diplomatici. La difesa contro
la Jihad deve essere altrettanto articolata.

Un’altra
critica è che tale politica di contenimento dia l’idea di un
Occidente solo, senza amici e sotto assedio. Prima di tutto, questa
politica è basata sul realismo, non sull’isolazionismo. Siamo nel
mezzo dell’ondata migratoria più grande della storia umana. Il fatto
è semplice: c’è troppa gente che vuole venire a vivere in
Occidente, molta più di quanta possiamo assorbire.

La
globalizzazione ha reso possibile emigrare in un altro paese,
mantenendo comunque i contatti con il proprio paese d’origine,
continuando a vivere come se non si fosse mai lasciato il paese.
Dobbiamo frenare l’immigrazione, per permettere agli immigranti di
assimilarsi prima che con la loro pressione culturale distruggano il
sistema democratico e la nostra società.

Quello
che propongo è l’isolamento del mondo maomettano, non
dell’occidente. Anche se non possiamo accogliere tutti i non
maomettani, non vuol dire che debbano essere nostri nemici. La Jihad
viene combattuta contro tutto il mondo non maomettano, non solo
contro l’occidente. Dobbiamo smetterla di cercare di farci amici i
maomettani e concentrarci sui non maomettani.

Le
ONU sono state infiltrate dai gruppi maomettani. Dobbiamo tagliargli
i fondi e lasciarli cuocere nel loro brodo. Come alternativa,
potremmo fondare un ONU aperta solo ai paesi con regimi democratici,
oppure espandere la NATO. L’idea più importante è quella di isolare
il mondo maomettano. Non possiamo permettere ai maomettani di
influenzare le nostre politiche tramite l’ONU.

L’occidente
deve cementare alleanze strategiche con i paesi non occidentali che
condividono alcuni dei nostri ideali e obiettivi, ossia paesi non
maomettani come Giappone, India, Thailandia, le Filippine e forse
altri. Dobbiamo trovare punti comuni con Russia e Cina in modo da
consultarci con loro.

Riguardo
all’Europa, la cosa più importante è smantellare l’UE nella sua
forma presente e riprenderci il controllo nazionale sui nostri
confini e sulle nostre legislature. L’UE è talmente inefficiente e
talmente infiltrata dai nostri nemici Eurabici e pro-Islamici da non
poter più essere riformata. Infine, bisogna fermare i doni degli
Eurabici verso i palestinesi e iniziare a sostenere Israele,
culturalmente molto più vicino a noi.

Gli
Europei dovranno anche liberarsi del loro welfare, ormai destinato a
crollare in poco tempo. Il welfare non è un male, ma le economie
degli stati col welfare non possono competere in un mondo dove ci
sono miliardi di capitalisti in paesi a basso costo della vita.
Inoltre, il welfare crea un falso senso di sicurezza che non ha senso
in un mondo altamente competitivo come il nostro e che porta a una
passività letale nella nostra lotta contro la Jihad. Non è escluso
che il welfare abbia contribuito alla bassa natalità nei paesi
occidentali. Dobbiamo usare i fondi del welfare per ricostruire le
nostre frontiere e i nostri eserciti. Gli europei hanno vissuto sotto
la Pax Americana per così tanto tempo che hanno dimenticato come
difendersi da soli. Questo non può più continuare (Nota del
traduttore: che stronzate da americano)

Gli
europei dovranno adattare una legislazione simile al Primo
Emendamento della costituzione americana, in modo da garantirsi la
libertà di parola. La ragione per cui le autorità europee stanno
diventando sempre più totalitarie nella loro censura è che vogliono
nascondere il fatto che non sono più in grado di difendere la
sicurezza dei propri cittadini e dei propri confini. L’Europa ha
bisogno di libertà di parola ora come non mai.

Bisogna
trovare un giusto mezzo tra il disfattismo e il chiudere gli occhi.
La situazione in Europa è molto grave, ma non è ancora del tutto
irrecuperabile. La Jihad delle vignette danesi ha dimostrato che
l’arroganza maomettana ha incoraggiato i maomettani ad essere troppo
aggressivi e a scoprire le carte troppo in fretta. Adesso il nostro
problema principale siamo noi. I governi europei hanno perso il
contatto col popolo e il popolo ha perso il contatto con la realtà.
L’Europa di oggi è afflitta da tante utopie, tutte destinate a
crollare: multiculturalismo, femminismo, transnazionalismo,
welfarismo. Ora dobbiamo decidere come agire.

Siamo
stati traditi dai nostri stessi governi, ma questa è solo parte del
problema. I popoli hanno i governi che si meritano. Forse abbiamo
avuto governi deboli perché siamo stati deboli, o forse perché hanno sfruttato le debolezze nella nostra mentalità, ad esempio
l’anti-americanismo, l’antisemitismo, il desiderio per il consenso,
la paura del dissenso, l’anti individualismo tipico dei socialisti o
la pigrizia tipica dei burocrati. I maomettani sono soggetti ai loro
problemi e ai loro governi corrotti, e danno la colpa agli altri dato
che non riescono a capire che la colpa è dei difetti della loro
stessa cultura. Noi non dobbiamo fare lo stesso errore. Gli europei
esportano legno, gli arabi esportano lagne*. Questo è il modo in cui
vanno le cose.

Probabilmente
la prossima generazione sarà quella che vedrà se l’Europa
continuerà ad esistere come entità occidentale. Dato che l’Islam
non è la causa delle debolezze europee, ma solo un’infezione
secondaria, è probabile che la minaccia islamica avrà l’effetto di
salvare l’Europa dalle sue debolezze. L’Europa soffrirà molto, ma
non ne morirà.

Come
disse Orson Welles nel suo film “Il Terzo Uomo”:

«In
Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerra, terrore,
omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e
il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno,
democrazia e pace cos’hanno prodotto? L’orologio
a cucù.»

Si
potrebbe dire che ciò è ingiusto nei confronti degli svizzeri,
popolo che ci ha dato grandi avanzamenti nella tecnologia e che può
dare lezioni di democrazia a tutti dato l’uso dei referendums e della
democrazia diretta. Comunque è vero che i rinnovamenti in Europa non
sono mai ordinati e tranquilli.

I
maomettani si vantano del fatto che le influenze islamiche abbiano
iniziato il Rinascimento. Ovviamente è una balla, ma forse questa
volta sarà vero. Forse questa lotta all’ultimo sangue contro l’Islam
è proprio lo schiaffo che ci voleva per rivitalizzare e riportare
all’azione la nostra civiltà. Forse c’è ancora abbastanza energia
in Europa per fermare un’altra invasione maomettana. Se fosse così,
allora dovremmo ringraziare i maomettani per averci portato ad un
secondo Rinascimento.

Bisogna
vedere cosa succederà. L’Europa avrà una guerra a breve, in un modo
o nell’altro. Nessuno sa ancora se questa guerra ci darà un nuovo
Michelangelo o un nuovo Muhammad.

Fonti:

http://www.globalpolitician.com/22568-west

* Nota del traduttore: Ho tradotto in tal modo l’espressione intraducibile “West exports wine, East esports whine”. Se non vi piace andate pure a succhiottare un cazzo saudita. 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 7, la storia dell’Islam

Cari amichetti col cervello ridotto ad una nocciolina rinsecchita, continuo con la traduzione del Compendio di Berwick. Gli argomenti di oggi sono l’Islam nella storia, le crociate e la schiavitu’. Buona lettura.

 

Le Crociate 1095-1270 AD
SergeTrifkovic
Le Crociate vengono viste nel mondo Maomettano nello stesso modo in cui sono viste dalle università occidentali e dalla “casta” politica occidentale. Tutti loro vedono le Crociate come una guerra di conquista da parte dell’Europa Cristiana contro i Maomettani pacifici e innocenti. Ci si potrebbe chiedere cosa ci facevano i Maomettani nella Terra Santa. Muhammad e i suoi successori avevano condotto una serie di guerre di conquista in cui la Terra Santa, ossia Gerusalemme in Palestina, era stata conquistata dai Maomettani. I Turchi Selgiuchidi avevano iniziato a impedire ai Cristiani il pellegrinaggio a Gerusalemme. In questo caso i Cristiani non erano solo i riconquistatori della Terra Santa di loro proprietà, ma anche i giusti protettori dei loro luoghi sacri.
Per i Maomettani anche la guerra difensiva è una guerra di conquista. I Maomettani sono obbligati a diffondere l’Islam, ma una terra che un tempo è stata loro deve essere riconquistata in nome della Jihad. Loro non accettavano la presenza degli stati Crociati ad Antiochia e a Gerusalemme, perchè erano diventati di nuovo “Dar-al-Harb”, la Casa della Guerra, dopo essere stati “Dar-al-Islam”, la Casa dell’Islam. Questo è un aspetto della guerra tra Sionisti e Palestinesi che molti occidentali non capiscono del tutto.
La psicologia che motivava Saladino e gli altri a combattere i Crociati è la stessa che ora motiva Hamas. In entrambi i casi non è solo una faccenda di orgoglio nazionalista che spinge gli Arabi ad espellere i coloni Europei prima ed Ebrei ora. E obbligo coranico per tutti i Maomettani farei in modo che le terre che un tempo erano governate dai Maomettani tornino sotto il loro dominio.
Dallo storico Britannico Hilaire Belloc – Le Grandi Eresie – 1938
”… Mi è sempre sembrato possibile, persino probabile, che ci sia una resurrezione dell’Islam e che i nostri figli e nipoti vedranno di nuovo la lotta tremenda tra la cultura Cristiana e il nemico che per più di un millennio è stato il più grande avversario.” ”Sembrerà assurda l’idea che l’Islam possa risorgere, ma solo perchè l’uomo è influenzato dal suo passato prossimo: si potrebbe dire che è accecato da esso…” ”Poco tempo fa, meno di cento anni prima della Dichiarazione di Indipendenza, Vienna veniva quasi conquistata e salvata solo dall’esercito Cristiano sotto il comando del Sovrano di Polonia… in una data che dovrebbe essere la più famosa della storia–”
11 Settembre 1683
Robert Spencer
l’11 Settembre 1683 l’assedio di Vienna venne infranto. Questo è stato il culmine della Jihad in Europa. Dopo quel giorno l’Islam cadde in declino e il mondo Maomettano venne colonizzato e indebolito dall’Europa. Sembra quasi certo che Osama Bin Laden scelse l’11 Settembre del 2001 per affermare che il declino del mondo Maomettano era finito e che gli Jihadisti sono tornati, decisi a riprendere quello che hanno interrotto a Vienna nel 1683.
Serge Trifkovic
Se guardiamo alla frattura tra il mondo Maomettano e quello non-Maomettano possiamo notare qualcosa di molto interessante. Anche le società Islamiche più differenti tra loro, tanto che non sembrano avere niente in comune, si comportano allo stesso modo nel conflitto contro tutti i loro vicini. I Maomettani Indonesiani o di Timor Est hanno massacrato quel terzo della popolazione dell’ex colonia che praticava la fede Cattolica. Nelle Filippine Meridionali ci sono violentissime rivolte Islamiche che vanno a incrementare di anno in anno. In Indonesia ci sono i conflitti religiosi nelle Molucche, dove la minoranza Cristiana è a rischio di estinzione. Ci sono violenti movimenti Islamici in Thailandia e in Xingjian, in Cina. Nel subcontinente Indiano la storia è tragica, l’olocausto Indù del periodo medievale è un episodio poco conosciuto in Occidente ma è una ferita ancora aperta per gli Indiani del Kashmir. In Africa c’è una guerra continua in Sudan che dura dal 1987. E’difficile stimare il numero di vite che sono state spezzate, ma è probabile che sia nell’ordine delle centinaia di migliaia. La Nigeria soffre di instabilità costante tra le province settentrionali che premono sul governo per instaurare la legge Sharia. Ovviamente, in Mauritania i Maomettani fanno guerra continua ai non-Maomettani del sud del paese. Nell’ex URSS i maomettani Ceceni combattono, così come i Maomettani Bosniaci, Serbi e Croati contro gli Albanesi, Serbi e Macedoni in Ex-Yugoslavia. Se eliminassimo tutti questi conflitti il mondo diventerebbe un posto decisamente pacifico. Se eliminassimo gli attacchi terroristici negli ultimi cinque anni, quasi tutti causati da Maomettani, ci renderemmo conto che alla fine la guerra al terrorismo è inutile perchè il terrorismo non è poi tutto questo gran problema.
5. La Guerra è inganno
Un Senatore Americano del Nevada;
Sono già stato qui per parlare dell’Islam e per dire che è una bella religione. L’ho detto prima e lo ripeto; i medici di mia moglie, ossia l’internista e il chirurgo che l’ha operata, sono due membri della fede islamica. Li conosco bene, sono stato nelle loro case, ho fatto amicizia con loro e ho parlato di argomenti molto seri con loro. Ci siamo aiutati a vicenda per problemi familiari. Sono stato con loro nella nuova Moschea di Las Vegas. Sono persone meravigliose con famiglie meravigliose che mi hanno fatto capire che l’Islam è una buona religione con un modo di vivere sano e igenico come la loro religione comanda. Hanno anche grandi valori spirituali. E’un peccato che ci siano persone perverse nel mondo che cercano di infangare questa religione così bella. Non credo che riusciranno a infamare la loro religione. Credo che il potere di questa religione e della gente che la pratica batteranno queste persone che la usano per fare del male agli innocenti.
Robert Spencer
L’Islam è una religione e un sistema politico che ordina la guerra contro gli infedeli fino alla loro conversione o sconfitta. Questa è la giustificazione che usano tutti i terroristi del mondo: che il loro
comportamento è basato sugli elementi principali della religione Musulmana. Questo è il caso; è davvero difficile per i Maomettani moderati e pacifici dire alla loro comunità che cià non sia vero. Lo diranno soltanto quando vorranno ingannare gli occidentali tramite la dottrina islamica della “Taqiyya”, dissimulazione religiosa. Oppure, sono onestamente ignoranti di ciò che l’Islam insegna.
Sahih Al-Bukhari – Vol 4, Libro 52, Hadith 269
Il Profeta disse ”La Guerra è inganno.”
Abdullah Al-Araby
In generale non è permesso mentire per un Maomettano. Però, a differenza delle altre religioni, ci sono situazioni in cui un Maomettano ha il permesso o addirittura l’incoraggiamento a mentire.
Questo concetto è chiamato “Al-Taqiyya”, che significa “prevenzione”. Un Maomettano ha il permesso di mentire per prevenire danni a sé, al suo gruppo o all’Islam.
Robert Spencer
Chi è sotto pressione può mentire per proteggere la religione. Così insegna il Corano, Sura 23, Versetto 28 e Sura 16, Versetto 106.
Abdullah Al-Araby
Ci sono alcune licenze per mentire. Un Maomettano può mentire per la causa Islamica, può mentire alla sua famiglia per mantenere la pace, può mentire a sua moglie. Un Maomettano può mentire ad un altro Maomettano per mantenere la pace nella società. Mohammad stesso ordinava alla gente di mentire. Quando ordinava la morte di qualcuno gli assassini gli dicevano di non poterlo uccidere senza usare le menzogne, cosa che il profeta permetteva.
La vita di Muhammad – P 367
L’Apostolo disse: “Chi mi libererà di Ibnul-Ashraf?” Muhammad bin Maslama, fratello di Bani Abdu’l-Ashhal, disse, “Me ne occupero io per te, Apostolo di Dio, lo ucciderò io.” Lui rispose,
“Fallo se ne sei in grado.” “L’importante è che tu ci provi {disse il Profeta a Muhammad bin Maslama}. Lui disse , “Apostolo di Dio, per farlo dovremo mentire.” {Il Profeta} gli rispose, “Dite quello che volete, in questo siete liberi.”
Serge Trifkovic
Gli ambasciatori dell’Islam nel mondo occidentale sanno come giocare i loro giochi. Sanno come presentare la loro causa in una maniera che non è solo accettabile dalla società occidentale, ma anche giusta e ragionevole. Gli ambasciatori si appellano alle istituzioni democratiche e ai diritti umani sapendo benissimo che quando avranno il potere essi aboliranno queste istituzioni e negheranno i diritti umani agli altri.
Sahih Al-Bukhari – Vol 7, Libro 67, Hadith 427
”Per Allah e ad Allah piacendo, se faccio un giuramento e dopo trovo qualcosa di meglio, allora faccio quel che è meglio e rinnego il giuramento.”
Walid Shoebat – Esperienze personali sulla “al-Taqiyya”
Quando lavoravo come traduttore presso il Luc College di Chicago organizzavamo raccolte fondi per i movimenti Jihadisti, tra cui l’OLP. Attaccavamo manifesti per pubblicizzare l’evento attorno al College. Mi ricordo che in Arabo venivano scritti i fatti: portate i vostri amici, stiamo raccogliendo fondi per sostenere i nostri fratelli Jihadisti in Libano nella guerra contro Israele. Nella
traduzione in Inglese scrivevamo che stavamo organizzando un evento culturale Mediorientale in cui tutti erano i benvenuti e avremmo servito agnello e ”baklava”…
L’Occidente non capisce il livello dell’inganno sociale che avviene in tutti gli aspetti della vita sociale, anche da parte dei Maomettani moderati. Quando siamo tutti insieme come gruppo le conversazioni sono differenti. Appena arriva un occidentale l’intera conversazione cambia per renderla compatibile con la mentalità occidentale.
Quando lavoravo per una compagnia Americana durante la Guerra nel Golfo tutti acclamavano la TV quando un missile SCUD colpiva Riad, mentre quando uno SCUD colpiva i campi Americani erano tutti tristi. Io ero insieme ai miei colleghi Americani e dicevo “Mi dispiace che ci siano vittime tra gli Americani”. Per la frustrazione del dover mentire su quello che sentivo davvero, aprivo il finestrino della macchina durante la strada di ritorno e urlavo senza sosta; Allahu achbar!, Allahu achbar!
Questa è la frase che devi urlare quando il nemico viene ucciso e sei il vincitore. Se era un giorno vittorioso per l’Iraq per me era “Allahu achbar” sull’autostrada quando nessuno poteva sentirmi. Quando tornavo a casa incontravo gli altri Medio-orientali del mio condominio. Guardavamo la guerra del Golfo sulla TV via satellite del mio appartamento e lodavamo Allah ogni volta che un Americano veniva ucciso. Ma non era la stessa faccia che mostravamo in mezzo agli Americani. Quando eravamo tra di loro facevamo finta di essere dalla loro parte. Era tutta una facciata, la verità era nascosta agli occidentali.
Bat Ye’or
E’stato Edward Said, lo scrittore di “Orientalism”, il creatore dell’idea che questa nuova versione dell’Islam sia una religione di pace e tolleranza. Quest’idea è radicata in tutte le università occidentali. Secondo questa visione la Dhimmitude e la Jihad sono sparite.
Robert Spencer
Edward Said scrive nel suo libro “Orientalism” che gli occidentali che criticano il mondo Islamico sono razzisti e imperialisti. Con affermazioni simili si cerca di convincere gli Occidentali che i
Maomettani in Occidente non devono essere accusati di essere contro la società secolare dell’Occidente. Tutto ciò è vero perchè l’Islam è la religione della pace, nonostante la storia politica
dell’Islam dica tutto il contrario. Questa fantasia è diventata talmente comune nei discorsi pubblici in Occidente che chiunque non sia d’accordo viene immediatamente considerato un razzista, un bigotto e un fomentatore d’odio. Ciò è un mezzo efficace in un paese dove il razzismo è un peccato capitale, tanto che non è più possibile discutere seriamente sul modo in cui gli immigranti maomettani sono legati alla legge Sharia e sulle loro intenzioni verso la società secolare in cui vivono.
6.
Più che una Religione
Portavoce per l’amministrazione Bush:
Questo non è uno scontro con l’Islam o con gli Arabi, questa è una faccenda di libertà, non di cultura. Qui si parla di lavorare insieme ai governi Maomettani che vogliono entrare nel mondo moderno. Noi lavoriamo con i governi Maomettani che vedono se stessi come governi di di pace, contrari alla violenza, al terrore e a coloro che vorrebbero tenere il mondo nel passato e distruggere la pace e la libertà degli altri. Noi crediamo che il vero volto dell’Islam sia quello di una religione di pace, con cui vogliamo collaborare.
Abdullah Al-Araby
L’Islam è sempre stato più che una religione. L’idea che l’Islam sia una religione spirituale (come ad esempio il Cristianesimo) è completamente sbagliata.
Serge Trifkovic
Sarebbe sbagliato descrivere l’Islam come una religione. Dai suoi inizi ai tempi di Muhammad l’Islam è stato un progetto geopolitico, un sistema di governo e una ideologia politica.
Robert Spencer
Fin dall’inizio l’Islam è stato insieme una religione ed un sistema di governo. Ad esempio, il calendario Maomettano non inizia con la nascita di Muhammad o con la sua prima rivelazione da Allah, come ci si potrebbe aspettare da una religione. L’anno 1 per loro è l’anno in cui Muhammad è diventato il generale di un esercito e un capo di stato a Medina. Questo è l’inizio del calendario maomettano perchè nella loro mentalità l’Islam è un sistema sociale e politico, oltre che una fede individuale.
Serge Trifkovic
Nell’Islam la separazione tra potere temporale e potere religioso non è solo impossibile, ma persino eretica. Solo con la completa fusione di tutti gli aspetti della vita umana e di tutte le funzioni legali e politiche si può avere il Califfato, lo Stato correttamente organizzato secondo il volere di Allah.
Walid Shoebat
Quando gli occidentali pensano a una religione, pensano ad un fatto privato. Ad esempio, un Buddhista frequenta il suo tempio e prega, un Ebreo dice il “mitzvah” alla sinagoga, un Maomettano paga la “zakat” alla moschea, un Cristiano frequenta la Messa di domenica. Gli occidentali pensano che la pratica di una religione sia una faccenda privata e personale. Così, quando vedono l’Islam lo paragonano al modo in cui vedono la religione. Questo è un grosso errore. L’Islam non è una religione personale, l’Islam è la legge Sharia, l’Islam è PRIMA una forma di governo, POI l’applicazione personale di ciò. Non è solo il modo di pregare e la direzione verso cui si prega, è il modo in cui ci si veste e in cui si parla. Per l’Islam non puoi andare in paradiso se non preghi in Arabo, non puoi leggere il Corano se non in Arabo. L’Islam è un sistema imperialista in cui tutti devono parlare Arabo, pensare in Arabo e praticare la religione in Arabo. E’una legislazione che comanda il modo in cui devi mangiare, in cui devi sposarti, il modo in cui ti devi rapportare allo Stato, all’esercito, ai giovani, alle donne. OGNI ASPETTO DELLA VITA DIVENTA ISLAMICO. Per loro tutto è Islam.
Sahih Al-Bukhari – Vol 2, Libro 23, Hadith 413
Gli Ebrei portarono dinanzi al Profeta un uomo e una donna dei loro che avevano commesso una relazione illecita (adulterio). Il Profeta ordinò che venissero lapidati a morte entrambi vicino al luogo in cui si offrivano le preghiere funebri dietro la moschea.
Sahih Al-Bukhari – Vol 7, Libro 62, Hadith 88
Il Profeta scrisse il contratto di matrimonio con Aisha quando lei aveva sei anni e consumò il suo matrimonio con lei quando ne aveva nove. Lei rimase con lui per nove anni (fino alla morte di lui)
Robert Spencer
Non c’è modo in cui la Sharia Islamica possa essere compatibile con iconcetti occidentali di diritti umani e di libertà di coscienza. L’Islam tradizionale proibisce ai Maomettani di cambiare religione. Non c’è modo di uscirne. E’proibito ai non-Maomettani il vivere in società allo stesso livello dei Maomettani. E obbligatorio che i Non-Maomettani siano cittadini di seconda classe (Dhimmi) e che non possano avere alcuna autorità sui Maomettani. La storia insegna che gli edifici religiosi dei Dhimmi non potevano essere costruiti o riparati, costringendo le comunità a vivere in un costante stato di declino.
Sura 5, Versetto 51
O credenti! Non prendiate gli Ebrei o i Cristiani come Auliya (amici, protettori, aiutanti), loro sono Auliya l’uno con l’altro. Se uno dei nostri li prende come Auliya, di sicuro è uno di loro.
Serge Trifkovic
E’impossibile per un non-Maomettano che vive in una società Maomettana invocare i suoi diritti civili e i suoi diritti umani, dato che essi sono indipendenti dalla Sharia. Ci si aspetta che il non-Maomettano si sottometta volentieri alla Sharia e che accetti il Dhimmi per la sua protezione. Un Dhimmi è uno che si è subordinato volontariamente ai suoi padroni Maomettani.
La vita di Muhammad – P 368
Lo salutammo mentre pregava e gli dicemmo che avevamo ucciso i nemici di Allah. Lui sputò sulle ferite del nostro camerata e ce ne tornammo alle nostre famiglie.
Il nostro attacco ai nemici di Allah sparse il terrore tra gli Ebrei, tanto che non c’era Ebreo nella Medina che non temesse per la sua vita.
Walid Shoebat
Muhammad diceva chiaramente, come è documentato nelle Hadith, che; “Ho avuto l’ordine di combattere finchè tutti non diranno che Allah è l’unico Dio e che Muhammad è il suo Profeta”. Questo è il modo in cui l’Islam è stato diffuso nel Nordafrica, in Indonesia e nel Medio Oriente.
La Siria e il Libano non erano Maomettane. Anche l’Arabia Saudita era una moltitudine di tribù. L’Islam è stato diffuso in quei luoghi con la spada. Non vedrai mai sinagoghe o chiese in Arabia Saudita. Il Cristianesimo è inesistente. I Maomettani stanno conquistando anche il villaggio di Betlemme, in cui i Cristiani sono solo il 20%. In Libano i Cristiani stanno scappando a frotte, dato che Hezbollah è molto attiva. Il Libano era una nazione Cristiana, ma ora è in fase di Islamizzazione.
Robert Spencer
I Maomettani che arrivano negli Stati Uniti o in Europa con l’idea che la Sharia sia la legge di Allah vedono la nostra libertà di religione e si accorgono che le leggi sono basate sul consenso
popolare e su rappresentanti eletti, non sul Corano. Quando vedono tutto questo lo classificano come “Jahelia” o ignoranza, il periodo di ignoranza delle nazioni che non hanno ancora conosciuto l’Islam. Il Pakistan, l’Iran e le altre nazioni simili definiscono il loro periodo pre-Islamico come la “Jahelia”. I Maomettani considerano anche gli Stati Uniti e l’Europa come ancora in fase di Jahelia. Molti Maomettani che emigrano in occidente vogliono stabilire un governo di tipo Maomettano perchè per loro gli stati secolari e il governo democratico non hanno legittimità.
Per loro non c’è bisogno di elezioni per stabilire la legge, basta obbedire a quello che dice Allah.
7. La Casa della Guerra
Robert Spencer
La cosa più importante che l’Occidente deve capire sull’Islam di oggi è che si tratta di un sistema politico, non solo di una religione. E’una religione e un sistema di fede che obbliga alla guerra contro gli infedeli e alla costruzione di una società del tutto incompatibile con la società occidentale. Gli occidentali hanno bisogno di capirlo, dato che i Maomettani stanno arrivando nel mondo
occidentale con questa fede e con tutte le intenzioni di agire in base ai suoi dettami. Queste sono le motivazioni dietro al terrorismo moderno e gli obiettivi di milioni di Maomettani in tutto il mondo. Questi fatti rimangono generalmente nascosti agli occhi della gente per colpa della “tolleranza”, del controllo dei media e della poca volontà del governo di affrontare il terrorismo.
Walid Shoebat
Il fondamentalismo Islamico è ancora dormiente in occidente. Un esempio di ciò è dato da Saladino, l’eroe Maomettano che ha sconfitto le crociate.
La storia è andata così: il diplomatico Arabo andò da Saladino e gli disse: “Il Corano dice, se chiedono la pace concedetegliela”, il che significa che se il nemico chiede la cessazione delle ostilità
bisogna accordagliela perchè così dice il Corano. Saladino rispose: “Tu sei un Arabo mentre io sono Curdo, di sicuro conosci il Corano meglio di me e saprai che esso dice Perchè concedere la pace quando abbiamo il sopravvento? Entrambi i versetti sono nel Corano. Devi concedere la pace quando sei più debole, come dice il termine Hudna”.
La Hudna è il “cessate il fuoco”. In Iraq, Sadr chiedeva la Hudna perchè sapeva di non poter battere gli Americani. La Hudna avviene in molti conflitti in cui l’Islam è il più debole. Ma appena l’Islam diventa abbastanza forte non ha più motivi per concedere la pace. Per questo il fondamentalismo Maomettano in occidente racconta la balla che l’Islam è una religione di pace. I maomettani stanno solo aspettando di avere più immigranti, di avere il vantaggio numerico e il potere politico. Quando lo raggiungeranno la storia si ripeterà. Vedrete il vero volto del fondamentalismo Maomettano nel vostro paese.
Robert Spencer
Mi dispiace, ma non c’è possibilità di trattare con gli Jihadisti. Non ci si può venire a patti. L’Islam è molto chiaro sull’argomento, tanto da non permettere relazioni pacifiche tra stati Maomettani e
non-Maomettani. Al massimo viene permesso un periodo di 10 anni in cui si ha la Hudna (tregua), ma solo per permettere ai Maomettani di radunare le forze. Questa non è la pace come noi la conosciamo, ma solo una tregua temporanea. Questa è una guerra che gli Jihadisti hanno combattuto per 14 secoli e che sono disposti a combattere per altri 14.
Sura47, Versetto 4
Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah:
Serge Trifkovic
Nella mentalità Maomettana il mondo è diviso nella “Casa dell’Islam”, dove è stata stabilita la legge Islamica e nella “Casa della Guerra”, ossia il resto del mondo.
Questa divisione ricorda le altre ideologie totalitarie, in particolare il comunismo. Entrambi cercano di cambiare la storia del mondo. Il cambiamento arriverà quando il mondo intero diventerà Maomettano o quando la rivoluzione proletaria porterà i lavoratori al potere in tutto il mondo, causando la fine dello stato, della moneta e dell’oppressione di classe. Entrambe le ideologie ammettono la possibilità di periodi di tregua. E’ possibile avere una coesistenza pacifica con loro, ma questa coesistenza è solo una pausa di respiro in una guerra senza fine, non una soluzione permanente.
Sahih Al-Bukhari – Vol 4, Libro 52, Hadith 196
L’Inviato di Allah ha detto, “Ho avuto l’ordine di combattere contro tutte le genti finchè tutti diranno che non esiste altro Dio che Allah.
Robert Spencer
Alcuni credono che le cose sarebbero andate diversamente se avessimo cambiato le nostre politiche verso Israele, verso l’Iraq o verso qualcos’ altro, oppure se non avessimo abbattuto il regime Mossadegh in Iran nel 1953… Queste idee sono ridicole, sono basate sulla mancanza di comprensione dei motivi e degli obiettivi dei Jihadisti. Questo non è un conflitto creato con la creazione di Israele o con l’ingresso dell’esercito USA in Iraq. La Jihad globale è andata avanti senza sosta fin dal settimo secolo, con dei periodi di pausa nei momenti in cui il mondo Maomettano era troppo debole per combattere.
Bat Ye’or
La domanda da farci è: vogliamo conservare i nostri valori Giudaico-Cristiani e la nostra civiltà o vogliamo andare verso lo schiavitù dei Dhimmi per tutta l’Europa?
Questo processo non coinvolge gli USA ma causerà l’isolamento degli USA nel mondo, che dovranno affrontare la geopolitica di una Europa Islamizzata. Questo è un problema che dovrà essere affrontato dagli Europei e dagli Americani: la scelta tra libertà e Dhimmi.
Serge Trifkovic
Nel prossimo secolo l’occidente dovrà difendersi contro l’attacco globale della Jihad e dovrà chiedersi qual’è lo spazio geografico e culturale da difendere e in nome di cosa. Difendere l’occidente in
nome dell’ideologia del multiculturalismo è impossibile. Il multiculturalismo e il liberalismo post-moderno non sono cose per cui vale la pena morire. Non sono ideologie in grado di ispirare la gente a fare quel che i loro antenati hanno fatto a Poitiers durante la prima ondata e alle porte di Vienna nel 1683 durante la seconda ondata.
La Jihad globale ha dalla sua parte la motivazione di milioni di persone che vogliono diffondere la loro fede e migliorare la loro posizione materiale alle spese degli infedeli. All’inizio ciò avverrà tramite l’immigrazione, dopo se necessario tramite altri mezzi.
Walid Shoebat
L’occidente deve capire che l’Islam ha il potenziale di diventare pericoloso come lo erano il Nazismo e il Comunismo. Come in queste due ideologie, nell’Islam il fine giustifica sempre i mezzi. Non c’è rispetto per i confini nazionali, dato che l’intera ideologia dell’Islam è quella di diffondere il loro modo di vivere in tutto il mondo. Queste solo le cose che vengono insegnate nelle scuole del Medio Oriente, in Arabia Saudita e in tutto il mondo. L’Islam intende conquistare e continuare a conquistare finchè tutto il mondo dirà: Allah è l’unico Dio e Muhammad è il suo profeta.
Serge Trifkovic
La peculiarità dell’Islam deve essere guardata in faccia. Dico ciò con la consapevolezza che offenderò alcuni occidentali: a differenza degli Indù, dei Confuciani e dei nostri nemici dell’Africa
sub-sahariana, i Maomettani hanno una tendenza inerente all’espandersi e a convertire il resto del mondo, non solo alla loro religione ma anche alla loro mentalità e al loro sistema legale e morale. Non lo diranno mai apertamente finchè sono in minoranza, ma lo abbiamo già visto varie volte durante la storia. Appena avranno i numeri per imporre la loro volontà lo faranno.
I miracoli capitano. Non so se sarà un altro attacco terroristico ancora più sanguinoso a fare da catalisi, o se sarà un conflitto geopolitico nel Medio Oriente, forse con Israele in grave pericolo, ma credo e spero che qualcosa svegli gli Europei e li avverta che è il momento di alzarsi e farsi valere. Prima che sia troppo tardi…
Prodotto e diretto da Gregory M. Davis e Bryan Daly. Prodotto e distribuito da Quixotic Media, LLC USA 2006

1.8 Schiavi Europei, schiavisti Arabi

By Andrew G. Bostom
Una protesta pubblica a Washington, DC, il 5 Aprile 2005 ha messo in evidenza la situazione dei nativi Mauritani schiavizzati dagli schiavisti Arabi. Negli ultimi due decenni del ventesimo secolo c’è stato un vero genocidio Jihadista, tramite riduzioni in schiavitù, perpetrato dal governo Maomettano Arabo di Khartoum contro i Cristiani e gli animisti nel Sudan meridionale, mentre lo stesso
governo continua a praticare massacri e riduzioni in schiavitù verso i Maomettani-Animisti del Darfur. Questi tragici fenomeni odierni riflettono la brutalità ereditaria della schiavitù Jihadista.
Schiavitù Jihadista
Il legame tra la Jihad (una istituzione permanente dell’Islam) e la schiavitù, fornisce la spiegazione per l’estensione e la durata di essa nelle società Maomettana. Questa osservazione generale si applica anche per le forme specializzate di schiavitù, tra cui gli eunuchi, i soldati schiavi (specialmente tra gli adolescenti), la schiavitù infantile e gli harem. La schiavitù Jihadista, in tutte le sue manifestazioni, è diventata una istituzione importante per l’Islamizzazione espansionista e per il sostentamento delle società Maomettane.
Ruolo della schiavitù nell’Islamizzazione
Patricia Crone, nella sua analisi recente delle origini e dell’evoluzione del pensiero politico Maomettano, espone un legame importante tra lariduzione in schiavitù di grandi masse di prigionieri durante la Jihad e il ruolo di esse come Islamizazione forzata. Dopo una Jihad vittoriosa:
I prigionieri di sesso maschile venivano uccisi o ridotti in schiavitù, quale che fosse la loro fede religiosa (i Popoli del Libro non erano protetti dalla legge Maomettana finchè non accettavano il dhimma.) A volte i prigionieri venivano costretti a scegliere tra l’Islam e la morte, oppure erano loro stessi a dire di essersi convertiti per evitare il patibolo: secondo i giuristi ciò era accettabile, anche se si erano convertiti solo per paura. Le donne e i bambini venivano ridotti in schiavitù allo stesso modo.
I prigionieri erano importanti, tanto che i guerrieri Maomettani ne prendevano un gran numero. A parte quelli che si convertivano, alcuni venivano liberati sotto riscatto e il resto ridotti in schiavitù, spesso per uso domestico. Vivendo in case Maomettane gli schiavi si convertivano quasi sempre, incoraggiati o costretti dai loro padroni, bisognosi della loro approvazione o lentamente abituatisi alla mentalità Maomettana. Anche se il Dhimmi e lo schiavo non venivano costretti a scegliere tra conversione o morte, le loro conversioni erano essenzalmente
forzate [1]
Gli Indù, considerati idolatri e schiavizzati in gran numero durante le ondate di conquiste Jihadiste che hanno devastato il subcontinente Indiano per mezzo millennio (fin dall’ottavo secolo) venivano costretti alla conversione senza alcuna remora. La schiavitù Jihadista ha contribuito sostanzialmente alla crescita della popolazione Maomettana in India. K.S. Lal spiega che: [2]
Gli Indù che opponevano resistenza all’occupazione Maomettana erano cosiderati ribelli. In ogni caso, si trattava di idolatri (mushrik) che non potevano godere dello stato di Kaffir, ossia Popoli del Libro. Le scritture Maomettane ordinavano la Jihad verso gli idolatri, a cui poteva solo essere offerta la scelta tra conversione o morte.
Coloro che non venivano uccisi in battaglia venivano presi come schiavi e convertiti a forza. La tratta degli schiavi in India era il commercio più fiorente e la migliore attività di proselitismo per i missionari (Maomettani). Ogni Sultano, come campione dell’Islam, capiva la necessità del diffondere l’Islam in India in modo da Islamizzare il paese e contrastare la resistenza dei nativi.
Vryonis descrive come la schiavitù Jihadista , come veniva praticata dai Selgiuchidi e dai primi Ottomani, fosse una strategia di Islamizzazione in Asia minore dall’undicesimo al quattordicesimo
secolo[3]:
La schiavitù contribuì al declino del numero dei Cristiani. Fin dall’inizio delle razzie Arabe nella terra di Rum, il traffico di uomini è sempre stato una parte molto importante del bottino. Ci
sono ampie testimonianze nei documenti contemporanei del fatto che questa situazione non cambiò quando i Turchi presero il comando della Jihad in Anatolia. I Turchi prendevano in schiavitù uomini, donne e bambini da tutti i centri urbani e dalle campagne in cui le popolazioni erano indifese. Nei primi anni, quando i Turchi non erano ancora stabiliti in Anatolia, i prigionieri venivano mandati in Persia o in altri luoghi. Dopo la fondazione dei principati Turchi Anatoli, una parte degli schiavi rimaneva in Anatolia al servizio dei conquistatori.
Dopoaver esaminato i metodi violenti e spesso brutali usati per imporre la coscrizione infantile del devshirme e il declino conseguente delle popolazioni Cristiane native del luogo (causato da espropri e fuga di massa), Papoulia conclude che questa strategia Ottomana di Islamizzazione era essenzialmente uno stato di guerra : [4]
Le fonti parlano di piasimo (rapimenti) aichmalotos paidon (cattura) e arpage paidon (rapimento di bambini), ammettendo che i bambini perduti per la devshirme erano considerati vittime di guerra. Rimane aperta la domanda: secondo la legge Islamica è possibile considerare la devshirme come un atto di guerra? Gli storici Ottomani dell’età aurea del loro impero cercavano di considerarla come be’anwa, conseguenza della conquista militare. E’vero che i Greci e gli altri popoli dei Balcani non si erano arresi senza combattere, quindi per il Corano andavano trattati secondo l’Ahl-al-Qitâb: sterminio, conversione forzata oppure lo stato di aman, ossia il pagamento perpetuo di tasse pro capite. In caso di resa volontaria gli Ottomani concedevano l’esenzione da queste condizioni, in particolare la tassazione, considerata una punizione per la resistenza. La devshirme era un’espressione del continuo stato di guerra tra conquistatori e conquistati, tanto che da sola la devshirme è sufficiente per postulare un continuo stato di guerra.
Sotto il regno di Shah Abbas I (1588—1626), la teocrazia Sciita Safavida in Iran espandeva il suo sistema di razzie nelle zone Cristiane della Georgia e dell’Armenia. I Cristiani Georgiani, Armeni e Circassi del Caucaso venivano ridotti in schiavitù in gran numero e convertiti all’Islam Sciita. Gli uomini venivano impiegati come schiavi militari o amministrativi, le donne venivano mandate negli harems. Probabilmente avvene un cambiamento tra il 1700 e il1800, dato che gli schiavi smisero di arrivare dal Caucaso per iniziare ad arrivare in gran numero dall’Africa attraverso il Golfo Persico [5] Ricks scrive che durante il regno dello Scià Sultano Husayn;
La corte reale si era ampliata, a giudicare dal numero di schiave e schiavi, tra cui diversi eunuchi bianchi e neri. Secondo uno storico contemporaneo, lo Scià Sultano Husayn (d. 1722) aveva l’abitudine di visitare i mercati di Isfahan nel primo giorno dell’anno Iraniano (21Marzo) con tutta la sua corte a seguito. I cronisti contemporanei stimavano che nella corte reale c’erano 5000 schiavi tra bianchi, neri, donne e uomini. Tra questi bisogna includere 100 eunuchi di pelle nera. [6]
Clement Huart, scriveva nel 1907 che gli schiavi erano il bottino più importante durante le razzie Jihadiste: [7]
Non molto tempo fa, varie spedizioni hanno attraversato la Amoû-Deryâ, la frontiera meridionale delle steppe e hanno devastato le regioni orientali della Persia per rapire schiavi; ci sono state altre razzie nel cuore inesplorato dell’Africa, che hanno dato fuoco alle aree abitate e hanno massacrato le popolazioni animiste che vivevano in pace in quei luoghi.
Willis descrive la giustificazione Maomettana per la riduzione in schiavitù degli animisti Africani: [8]
… mentre emergeva l’odio da parte dell’Islam verso gli infedeli, le terre degli infedeli diventavano il territorio di caccia preferito per la “gente della fede e della ragione”. Nel cuore della Jihad i concetti di infedele e di schiavo diventavano uno solo. Secondo la mentalità Maomettana in un luogo dove la maggioranza era Maomettana (dar-al-Islam) l’infedele veniva automaticamente considerato uno schiavo. Così come la schiavitù era un sinonimo per la miscredenza, così come l’essere un Maomettano era sinonimo con l’essere libero.
Questo stato di schiavitù era imposto sui resti devastati dei villaggi infedeli. Secondo il giurista Maomettano al—Wanshirisi (d.1508), la schiavitù è la punizione (e l’umiliazione) per chi non professa la Profezia e non si sottomette alla legge Maomettana.
Winston Churchill nel 1899 scrive questa descrizione, basandosi su quello che aveva visto durante il suo servizio militare durante la Jihad Mahdista in Sudan da parte dei Maomettani Sudanesi Secondo i suoi studi e le sue osservazioni sulle razzie dei Maomettani Sudanesi: [9]
Erano tutti [i Maomettani Arabi delle tribù del Sudan], senza eccezioni, cacciatori di uomini. Nei secoli un mare di prigionieri di razza nera è passato per i mercati di schiavi di Jeddah. Il traffico è stato facilitato dalle armi da fuoco degli Arabi. La situazione del Sudan durante i secoli si può riassumere in poche frasi: La razza dominante degli invasori Arabi ha diffuso la sua lingua, la religione, i suoi modi di vivere tra la razza aborigena locale, mentre li attaccava e li schiavizzava. Le tribù guerriere degli Arabi intanto combattevano tra di loro senza sosta. I neri tremavano per la paura di essere catturati, oppure si ribellavano ai loro oppressori.
Tutti questi elementi della schiavitù Jihadista (la giustificazione religiosa, l’islamizzazione forzata, particolarmente verso gli animisti sub-sahariani) e la sua associazione alla devshirme (ad
esempio la coscrizione forzata di adolescenti per le forze armate) sono evidenti nella Jihad moderna contro gli Animisti e i Cristiani del Sudan meridionale da parte del regime di Khartoum, dominato dai Maomettani Arabi. [10]
Durata e persistenza
L’entità e la durata della schiavitù Maomettana in Africa è paragonabile a quella della tratta degli schiavi verso le Americhe, come osservava Willis (con una certa ironia), [11] anche se la prima “è
durata decisamente più a lungo
”. Si stima che la tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico (dal 1600 alla fine del 1900) abbia coinvolto circa 10 milioni e mezzo di individui (forse di più [12]).
Allo stesso modo, il Professor Ralph Austen stima che tra il 650 e il 1905 i Maomettani abbiano venduto circa 17 milioni di schiavi attraverso il Sahara, il Mar Rosso e l’Oceano indiano. [13] Inoltre, le sofferenze degli animisti rapiti nella savana e nelle foreste dell’Africa centrale e occidentale erano paragonabili a quelle patite dalle vittime della tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico. [14]
Nel diciannovesimo secolo gli schiavi arrivavano ai porti di Tripoli attraverso tre rotte nel Sahara, tutte e tre così orribili che i racconti degli schiavi costretti ad affrontarle erano pari a quelli
degli orrori degli schiavi durante la traversata dell’Atlantico.
Questo commento, per quanto illuminante, ignora la vastità della schiavitù Jihadista, praticata attraverso l’Europa, la Russia Moscovita (tormentata dalle depredazioni dei Tartari), l’Asia minore (sotto le dominazioni dei Selgiuchidi e degli Ottomani), la Persia, l’Armenia e la Georgia (soggette agli assalti dei Safavidi), il subcontinente Indiano (razziato dagli Arabi prima, poi dai Ghaznavidi durante il Sultanato di Delhi e dai Mogul). Ci sono tre esempi da usare come introduzione allo schiavismo oltre il continente africano: i Selgiuchidi in Asia Minore (undicesimo e dodicesimo secolo), gli Ottomani nei Balcani (quidicesimo secolo) e i Tartari nella Polonia meridionale e nella Russia Moscovita (dalla metà del quindicesimo secolo fino al diciassettesimo).
Nell’undicesimo e dodicesimo secolo i Turchi Selgiuchidi praticavano costantemente lo schiavismo verso i Cristiani [15]. Durante il sacco di Edessa 16000 persone vennero ridotte in schiavitù [16]. Michele il Siriano, patriarca ortodosso, racconta che quando i Turchi di Nur al—Din arrivarono in Cilicia sotto Mleh l’Armeno presero in schiavitù 16.000 Cristiani e li vendettero ad Aleppo. [17]
Migliaia di Greci vennero ridotti in schiavitù durante una serie di razzie condotte nelle province Greche dell’Asia Minore (Vryonis afferma che il racconto di 100.000 vittime da parte di un contemporaneo è esagerato[18]) e portati fino in Persia per essere venduti, secondo Michele il Siriano [19]. 26.000 abitanti della Cappadocia, Armenia e Mesopotamia vennero rapiti dai Turchi durante le razzie del 1185 e degli anni successivi. [20] Vryonis conclude dicendo: [21]
…queste poche fonti indicano che il traffico degli schiavi era fiorente. Per tutto il quattordicesimo secolo l’Asia Minore rimase la fonte principale degli schiavi per il mondo Maomettano.
I Sultani Ottomani, rispettando le prescrizioni della Sharia, praticavano aggressivamente la schiavitù nei Balcani, particolarmente durante i regni di Mehmed I (1402—1421), Murad II (1421—1451) e di Mehmed II (1451—1481). [22] Alexandrescu—Dersca riassume l’effetto della tratta degli schiavi e ne suggerisce l’importanza dal punto di vista demografico: [23]
I cronisti contemporanei Turchi, Latini e Bizantini sono unanimi nel riconoscere che durante le campagne condotte in nome dell’unificazione della Romania Greca e Latina e dei Balcani sotto l’Islam, così come durante le loro razzie nei territori Cristiani, gli Ottomani riducevano grandi masse di abitanti in schiavitù. Il cronista Ottomano Ašikpašazade raccontava che durante le spedizioni del Pascià Ali Evrenosoghlu in Ungheria (1437), così come al ritorno dalla campagna di Murad II contro Belgrado (1438), il numero dei prigionieri superava quello dei combattenti. Il cronista Bizantino Ducas affermava che tutti gli abitanti di Smederevo, occupata dagli Ottomani, vennero portati via in catene. La stessa cosa avveniva quando i Turchi di Menteše calavano sulle isole di Rodi e Cos, così come durante le spedizioni della flotta Ottomana a Enos e a Lesbo. Ducas fornisce anche le cifre: 70,000 abitanti ridotti in schiavitù durante la campagna di Mehmed II a Morée (1460).
Il Francescano Italiano Giano dell’Umbria parlava di circa 60,000 o 70,000 schiavi catturati durante due spedizioni degli akinğis in Transilvania (1438) e di circa 300,000 o 600,000 prigionieri Ungheresi. Anche se queste cifre sembrano esagerate ce ne sono altre più accurate: 40.000 abitanti catturati dai Turchi di Menteše durante una razzia a Rodi, 7,000 abitanti tratti in schiavitù durante l’assedio di Thessalonika (1430) secondo John Anagnostes e diecimila abitanti portati via in schiavitù durante l’assedio di Mytilene (1462) secondo Leonardo di Chios. Data la mancanza di documentazione non possiamo calcolare la quantità di sciavi introdotti nella Romania Turca in quel periodo. Secondo Bartholomé de Yano, si parla di circa 400,000 schiavi catturati nei quattro anni tra il 1437 e il 1443. Anche includendo l’elemento di esagerazione bisogna riconoscere il fatto che gli schiavi hanno svolto un ruolo importante nell’espansione demografica Ottomana del quindicesimo secolo.
Fisher [24] ha studiato le razzie condotte dai Tartari Maomettani di Crimea contro le popolazioni Cristiane della Polonia e della Russia Moscovita dal 1500 alla fine del 1700 (1463—1794). Basandosi su fonti incomplete (‘…è indubbio che ci siano state più razzie di quelle che l’autore descrive‘ [25]), le sue stime al ribasso indicano [26] che almeno tre milioni di persone, tra uomini, donne e bambini, sono state catturate durante la cosiddetta “mietitura della steppa”. Fisher descrive le sofferenze dei prigionieri: [27]
…la prima prova [per i prigionieri] è la lunga marcia verso la Crimea. Spesso in catene e a piedi, molti dei prigionieri morivano per strada. Dato che spesso i Tartari temevano gli agguati, specialmente nel 1700 quando le bande di Cosacchi cercavano di liberare i prigionieri, le marce erano forzate. I prigionieri malati o feriti venivano uccisi per non rallentare la marcia. Heberstein scrive che… ‘i vecchi e gli infermi che non sarebbe stato possibile vendere a buon prezzo venivano regalati ai giovani Tartari per essere lapidati, affogati o uccisi secondo i loro capricci.’ Un viaggiatore Ottomano del Seicento che aveva visto una di queste marce, si chiedeva se qualcuno di quegli schiavi sarebbe stato in grado di raggiungere la destinazione, i mercati di schiavi di Kefe. Il viaggiatore si lamentava perchè le perdite causate dal trattamento così brutale avrebbero alzato il prezzo degli schiavi per gli acquirenti come lui.
Un proverbio Polacco diceva: “Meglio nella bara che prigioniero dei Tartari”
La schiavitù Maomettana è impressionante e unica nella sua durata. La schiavitù veniva praticata apertamente nella Turchia Ottomana [28], e nell’Iran Shiita (Qajar) [29], fino ai primi anni del ventesimo secolo. Come scrive Toledano [30] rispetto alla schiavitù negli harem nella Turchia Ottomana,
…è sorpavvissuta nell’elitè Ottomana fino al crollo dell’impero e della casata di Osman all’inizio del ventesimo secolo.
Inoltre, Ricks [31] scrive che nonostante le pressioni per la modernizzazione e le riforme culminate nel Movimento Costituzionale Iraniano del 1905—1911, che ha abolito la schiavitù agricola e militare,
Non è cessata la pratica della schiavitù domestica nelle regioni urbane e rurali dell’Iran meridionale. Alcuni Iraniani di oggi testimoniano che ci sono ancora schiave Africane e Indiane.
Nella penisola Araba la schiavitù non è stata abolita fino al 1962 in Arabia Saudita [32] e fino al 1970 nello Yemen e nell’ Oman. [33] Nel 1989, Gordon [34] scrive che anche se la Mauritania aveva abolito ufficialmente la schiavitù nel 15 Luglio 1980,
…anche il governo riconosce che questa pratica è ancora in vigore. Si stima che circa 200.000 tra uomini, donne e bambini sono soggetti a compravendita in questo paese del Nordafrica, lavorando come domestici, pastori e nelle fattorie.
Inoltre, come già detto prima, nel Sudan c’è stato un ritorno della schiavitù Jihadista a partire dal 1983. [35]
La schiavitù degli eunichi – il traffico più atroce
Gli schiavi eunuchi, maschi castrati tra i 4 e i 12 anni (anche se di solito verso gli 8 e i 12, data l’elevata mortalità) [36] erano costantemente richiesti dalla società Maomettana. Di solito gli eunuchi servivano come sorveglianti per le donne degli harem dei governanti e delle elitè dell’impero Ottomano e dei suoi vicini (come l’Iran Safavida) La schiavitù degli eunuchi, iniziata circa 200 anni dopo le prime conquiste della Jihad Araba [37] fino all’inizio del ventesimo secolo [38] — è un tratto tipico della cultura are Maomettana ed è stata chiamata “il trafffico più atroce”. Ad esempio, Toledano documenta che fino al 1903 gli harem dell’Impero Ottomano contenevano da 400 a 500 schiave, sorvegliate e protette da 194 eunuchi africani di pelle nera.[39]
Un tratto importante della schiavitù degli eunuchi è l’acquisizione degli schiavi da paesi stranieri [40] , ossia zone non Maomettane che confinavano con i Maomettani ed erano soggette a razzie. Come commenta David Ayalon, [41]
…la stragrande maggioranza degli eunuchi, così come la stragrande maggioranza degli schiavi nel mondo Maomettano, è stata rapita fuori dai confini del mondo Maomettano.
In confronto, gli schiavi eunuchi in Cina erano locali. [42]
Hogendorn [43] ha indicato tre regioni soggette a razzie, dall’ottavo secolo fino al tardo ‘900:
Queste regioni erano le parti boscose dell’Europa centrale e orientale, chiamate dai Maomettani la ‘Bild as—Saqaliba’ (‘paese degli schiavi’). La parola saqlab significa “schiavo” in Arabo, ed è imparentata con la designazione etnica “Slavo”; le steppe dell’Asia centrale erano chiamate la ‘Bilad al—Atrak’ (‘Paese dei Turchi’ o Turkestan); e, più importante di tutti, la savana e i
confini delle boscaglie a sud del Sahara, chiamate le terre dei neri, ‘Bilad as—Sudan’.
Data la chirurgia grossolana dei tempi, la castrazione aveva un tasso di mortalità elevatissimo. Hogendorn descrive l’operazione e fornisce i dati della mortalità: [44]
La castrazione poteva essere parziale (lasciando il pene intatto) o totale (rimuovendo pene e testicoli). Nel periodo posteriore, quando l’Africa divenne la fonte principale per l’Islam mediterraneo, sembra che tutti gli eunuchi sul mercato fossero soggetti a rimozione totale. Questa operazione, cosiderata la più adatta per gli schiavi in continuo contatto con le donne dello harem, causava spesso la morte per due motivi. Il primo era l’emorragia, che causava morte quasi istantanea. La ferita non poteva essere cauterizzata perchè ciò avrebbe chiuso l’uretra causando la morte per impossibilità di urinare. Il secondo pericolo era l’infezione dell’uretra, che causava la formazione di pus e la morte in pochi giorni.
…nell’Africa Subsahariana quando veniva praticata la castrazione c’era una mortalità del 90%. In certi casi si riportava una mortalità ancora più elevata, tipica delle aree tropicali in cui l’incidenza delle infezioni era specialmente alta. C’è una prova contemporanea per dimostrare il tasso di mortalità. I mercanti Turchi erano disposti a pagare da 250 a 300 talleri di Maria
Teresa per un eunuco del Borneo (Nigeria settentrionale) in un periodo in cui uno schiavo giovane valeva meno di 20 talleri. Molte fonti indicano che l’operazione aveva un tasso di mortalità altissimo. Secondo Richard Millant’s [1908] in Sudan e in Etiopia il tasso era del 90%.
Conclusioni
Le manifestazioni contemporanee della schiavitù Maomettana riflettono l’impatto dannoso della schiavitù Jihadista come istituzione Maomettana. Tra esse ci sono le razzie dei Maomettani Arabi contro le loro prede, gli animisti e i Cristiani di razza nera nel Sudan e nel Darfur, la schiavitù in Mauritania (ancora una volta schiavi neri per schiavisti Arabi).
La società Ottomana, descritta come la più progressista della storia Maomettana e come un paragone di ecumenismo Maomettano da una conferenza delle Nazioni Unite, non ha mai generato un William Wilberforce, figuriamoci un movimento abolizionista guidato da un devoto ulema Maomettano. E’ironico che solo i liberi pensatori dell’Islam moderno, detti gli “apostati”, hanno il coraggio intellettuale di ammettere l’esistenza della Jihad e della schiavitù Jihadista, con le devastazioni sociali e militari che ne conseguirono.
Quando le voci di questi pensatori Maomettani sono messe a tacere, tramite prigione, tortura ed esecuzione, i risultati sono tragici ma non inaspettati. Il fatto che queste voci coraggiose e visionarie siano state messe a margine o ignorate dall’Occidente denuncia l’ignoranza della “casta” dei politici occidentali.
Fonti:
1. Patricia Crone. God’s Rule. Government and Islam. New York: Columbia University Press, 2004, pp. 371—72
2.K.S. Lal, Muslim Slave System India, New Delhi, Aditya Prakashan, 1994, pp. 46, 69.
3.Speros Vryonis, Jr. The Decline of Medieval Hellenism and the Islamization of Asia Minor, 11th Through 15th Century, 1971, Berkeley: University of California Press, pp. 174—175.
4. Vasiliki Papoulia. ‘The impact of devshirme on Greek society’ in East Central European society and war in the prerevolutionary eighteenth century. Gunther E. Rothenberg, B�la K. Kir�ly
and Peter F. Sugar, editors. Boulder : Social Science Monographs ; New York : Distributed by Columbia University Press, 1982,  pp. 555—556.
5.Thomas Ricks. ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran, AD 1500—1900’, Journal of Asian and African Studies, 2001, Vol. 36, pp. 407—418.
6. Ricks, ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran’, pp. 411—412. 7. Clement Huart. ‘Le droit de la guerre’ Revue du monde musulman, 1907, p. 337. English translation by Michael J. Miller.
8. John Ralph Willis. “Jihad and the ideology of enslavement”, in Slaves and slavery in Muslim Africa— vol. 1. Islam and the ideology of enslavement, London, England; Totowa, N.J.: Frank Cass,
1985, pp. 17—18; 4.
9. Winston Churchill. The River War, Vol. II , London: Longmans, Green & Co., 1899, pp. 248—50.
10. John Eibner. ‘My career redeeming slaves’, Middle East Quarterly, December, 1999, Vol. 4, Number 4, http://www.meforum.org/article/449 . Eibner notes: …based on the pattern of slave raiding over the past fifteen years and the observations of Western and Arab travelers in southern Darfur and Kordofan, conservatively puts the number of chattel slaves close to or over 100,000. There are many more in state—owned concentration camps, euphemistically called “peace camps” by the government of Sudan, and in militant Qur’anic schools, where boystrain to become mujahidun (warriors of jihad).
11. John Ralph Willis. Slaves and slavery in Muslim Africa, Preface, p. vii.
12.This controversial topic is discussed here: Philip D. Curtin, Roger Antsey, J.E. Inikori. The Journal of African History, 1976, Vol. 17,pp. 595—627.
13. John Ralph Willis. Slaves and slavery in Muslim Africa, Preface, p. x.
14.John Wright. ‘The Mediterranean Middle Passage: The Nineteenth Century Slave Trade Between Triploi and the Levant’, The Journal of North African Studies, 1996, Vol. 1, p. 44.
15.Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245.
16.Bar Hebraeus. The chronography of Gregory Ab�’l Faraj, the son of Aaron, the Hebrew physician, commonly known as Bar Hebraeus; being the first part of his political history of the world,
translated from the Syriac by Ernest A. Wallis Budge, Oxford University Press, 1932, Vol. 1, pp. 268—273; Michael the Syrian, Chronique de Michel le Syrien, Patriarche Jacobite d’Antioche (1166—1199), translated by J—B Chabot, 1895, Vol. 3, p. 331.
17.Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, p. 331.
18.Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245.
19.Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, p. 369.
20.Michael the Syrian, Chronique, Vol. 3, pp. 401—402; Bar Hebraeus, The Chronography, Vol. 1, p. 321.
21.Vryonis, The Decline of Medieval Hellenism, p.175, note 245.
22.M—M Alexandrescu—Dersca Bulgaru. ‘Le role des escalves en Romanie turque au XVe siecle’ Byzantinische Forschungen, vol. 11, 1987, p.15.
23.Alexandrescu—Dersca Bulgaru, ‘Le role des escalves en Romanie turque au XVe siecle’, pp. 16—17.
24.Alan Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, Canadian American Slavic Studies, 1972, Vol. 6, pp. 575—594.
25. Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, p. 579, note 17.
26.Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, pp. 580—582.
27.Fisher ‘Muscovy and the Black Sea Slave Trade’, pp. 582—583.
28.Reuben Levy, The Social Structure of Islam, Cambridge University Press, 1957, p. 88.
29.Ricks, ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran’, p. 408.
30.Ehud Toledano. Slavery and Abolition in the Ottoman Middle East,Seattle: University of Washington Press, 1998, p. 53.
31.Ricks, ‘Slaves and Slave Trading in Shi’i Iran’, p. 415.
32.Murray Gordon. Slavery in the Arab World, New York: New Amsterdam,1989, p. 232.
33.Gordon. Slavery in the Arab World, p. 234.
33.http://59.334.18.097plusf87:RQqljii569218397413КЂ
34.Gordon. Slavery in the Arab World, Preface, second page (pages not numbered).
35.Eibner, ‘My career redeeming slaves’.
36.Jan Hogendorn. ‘The Hideous Trade. Economic Aspects of the ‘Manufacture’ and Sale of Eunuchs’, Paideuma, 1999, Vol. 45, p. 143, especially, note 25.
37.Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 137.
38.Ehud Toledano. ‘The Imperial Eunuchs of Istanbul: From Africa to the Heart of Islam’, Middle Eastern Studies, 1984, Vol. 20, pp. 379—390.
39.Toledano. ‘The Imperial Eunuchs of Istanbul’, pp. 380—381.
40.Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 138.
41.David Ayalon. ‘On the Eunuchs in Islam’, Jerusalem Studies in Arabic and Islam, 1979, Vol. 1, pp. 69—70.
42.Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 139, note 5.
43.Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, p. 139.
44.Hogendorn. ‘The Hideous Trade’, pp. 143, 145—146.

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Parte 4, il fallimento delle università occidentali

1.3 Il fallimento delle università occidentali

By Fjordman
Kari Vogt, storica delle religioni presso l’Università di Oslo, afferma che il libro di Ibn Warraq “Perché non sono un Musulmano” è irrilevante per lo studio dell’Islam così come i Protocolli dei Savi Anziani di Sion sono irrilevanti per lo studio dell’Ebraismo. Lei è considerata una delle maggiori esperte sull’Islam in Norvegia, spesso citata nei media nazionali quando si parla dell’Islam e dell’immigrazione Maomettana. La gente che si fida dei mass media (ossia la maggioranza della popolazione) viene sistematicamente ingannata riguardo all’Islam dalle nostre università che per la maggior parte hanno fallito nel mantenere l’ideale della libera ricerca. Sfortunatamente, ciò è vero per quasi tutte le università [1] e i college[2] occidentali[3].  La scuola per gli studi Orientali e Africani di Londra (SOAS[4]), teatro di incidenti antisemiti nel suo campus pro-Islamico, ha minacciato uno dei suoi studenti di origine ebraica perché protestava contro l’antisemitismo in ambito universitario. Gavin Gross, americano, guida una campagna contro il peggioramento delle condizioni per gli studenti ebrei al SOAS, che fa capo all’università di Londra. Il SOAS è teatro di attività antisemite sempre crescenti in frequenza e gravità. All’inizio dell’anno la Società Islamica aveva proiettato un video in cui equiparava l’ebraismo col satanismo. Nel frattempo per “promuovere la comprensione tra l’Islam e l’Occidente” l’Arabia Saudita ha donato circa 13 milioni di sterline a un museo Inglese [5]. Ufficialmente i fondi del Sultano serviranno per una galleria Saudita e Islamica diretta al raffigurare la cultura e la civiltà Islamica nella giusta prospettiva. Serviranno anche a finanziare borse di studio per gli studenti Sauditi presso l’università di Oxford. I Sauditi e altri petrolieri Arabi stanno comprando il controllo su quanto gli occidentali sapranno sull’Islam. Il Principe Al-Waleed bin Talal bin Abdul Aziz Al-Saud, membro della Famiglia Reale Saudita, è un investitore internazionale tra i 10 più ricchi del mondo. E’noto in America perché offrì un assegno da 10 milioni di dollari al sindaco di New York Rudolph W. Giuliani nell’Ottobre del 2001 per la ricostruzione delle Torri Gemelle. Il Sindaco Giuliani restituì l’assegno quando seppe che il principe aveva chiesto agli Stati Uniti di “riesaminare le politiche in Medio Oriente e adottare un atteggiamento più bilanciato rispetto alla causa Palestinese”. Il Principe Talal sta creando una rete TV, Al-Resalah[6], diretta ai Maomettani Americani e già attiva in Arabia Saudita. Nel 2005, Bin Talal ha comprato il 5.46% delle azioni della News Corp, la casa madre di Fox News. Nel December 2005 si vantò davanti al Middle East Online di poter cambiare a volontà i contenuti della Fox News[7]. Durante le rivolte in Francia[8] di quell’autunno, la Fox intitolò un servizio con “Rivolte Musulmane”. Bin Talal non ne era felice “Ho chiamato Murdoch al telefono […] [e gli ho detto] che quelle non sono rivolte musulmane, ma guerre di poveri” disse “In 30 minuti il titolo è stato cambiato in Guerriglia civile”.  Un sondaggio condotto dall’Università di Cornell rivelò che circa metà degli Americani ha una visione negativa dell’Islam[9]. Durante una conferenza stampa nel quartier generale dell’assemblea mondiale della gioventù islamica (WAMY), Paul Findley, un ex senatore americano, disse che il cancro dei sentimenti anti-Musulmani e anti-Islamici si era diffuso nella società Americana e richiedeva azioni correttive per essere eliminato. E’stato annunciato il lancio di una campagna mediatica da 50 milioni di dollari da parte del Consiglio per leRelazioni Americano-Islamiche (CAIR) “Vogliamo incontrare il Principe Alwaleed ibn Talal per ringraziarlo per il supporto finanziario al nostro progetto. E’stato generoso nel passato”. L’assemblea mondiale della gioventù islamica, fondata dal nipote di Osama Bin Laden in America, divide i suoi uffici con la Società Islamica per il Nord America e con il Centro Islamico Canades. Il WAMY Canada gestisce [10] una serie di campi Islamici e di pellegrinaggi giovanili. L’agente segreto americano Agent Kane citava una pubblicazione preparata per il WAMY che diceva testualmente “Ave! Ave! Oh Soldati Sacrificali! A Noi! A Noi! Dobbiamo difendere la bandiera in questa Giornata di Jihad! Avrete paura di versare il vostro sangue? Siete troppo attaccati alla vostra vita?” Secondo il suo rapporto, questi insegnamenti erano diretti a bambini dai 14 ai 18 anni. Le università di Harvard e di Georgetown hanno ricevuto 20 milioni di dollari in donazioni[11] dal Principe bin Talal per finanziare studi islamici. “Per  una università con aspirazioni globali, è critico che Harvard abbia un solido programma sull’Islam che sia mondiale e interdisciplinare nel suo approccio”, disse Steven E. Hyman, rettore di Harvard. Georgetown ha risposto che avrebbe usato il finanziamento – il secondo più grande mai ricevuto nella storia– per espandere il centro per il dialogo Islamico-Cristiano.
Martin Kramer, autore di “Torri di avorio nella Sabbia, il fallimento degli studi Mediorientali in America,” disse: “Il Principe Alwaleed sa che se vuoi fare una differenza devi puntare su posti nella Beltway, come Harvard o Georgetown”. Il professore di Georgetown John Esposito, direttore fondatore del Centro per il dialogo Islamico-Cristiano, contribuì nel sottovalutare [12] la minaccia della Jihad in Occidente. Kramer afferma che [13] negli anni ’70 Esposito aveva preparato la sua tesi sotto il suo mentore Maomettano Ismail R. Faruqi, un imperialista maomettano di origine palestinese teorico della “Islamizzazione della conoscenza”. Durante la prima parte della sua carriera John L. Esposito non ha mai studiato o insegnato nel Medio Oriente. Negli anni 80 ha pubblicato libri come Islam: The Straight Path, il primo di una serie di libri favorevoli all’Islam. Nel 1993, Esposito arrivò all’università di Georgetown University, affermando di essere un’autorità nel campo. Nel 2003, la società islamica del Nord America (ISNA) riconobbe Esposito[14] come il nuovo “Abu Taleb Islamico” non solo in Nord America ma in tutto il mondo. Ringraziando gli “innumerevoli sforzi per cancellazione delle leggende urbane sulla società e la cultura Musulmana” il Dr. Sayyid Syeed, Segretario Generale dell’ISNA paragonò Esposito ad Abu Taleb, lo zio non-Maomettano di Muhammad che aiutò la nascente comunità Maomettana della Mecca nel momento in cui era ancora debole e vulnerabile. La carriera di Esposito simbolizza il fallimento degli studi critici sull’Islam (e forse su tutti gli argomenti non Occidentali) delle università occidentali negli anni 80 e 90. Il Francese Olivier Roy nel 1994 pubblicò un libro intitolato Il Fallimento dell’Islam Politico e descrisse il Medio Oriente come “post-Islamico”. Come disse Martin Kramer, “Gli universitari erano tanto impegnati con i Martin Lutero mussulmani da non riuscire mai a produrre una sola analisi seria su bin Laden e la sua accusa all’America. Le azioni di Bin Laden, i suoi video e i suoi discorsi erano imbarazzanti per gli universitari che assicuravano gli Americani che l’Islam politico era ormai superato.” Quantomeno le università americane stanno ammettendo che bin Laden esiste. Bruce Lawrence, professore di religione alla Duke [15], ha pubblicato un libro sui discorsi e gli scritti di Bin Laden. Secondo lui “Se lo leggi secondo i suoi termini è una persona di alti ideali, che sarebbe benvenuta nella politica mondiale“. Lawrence afferma anche che Jihad significa essere “uno studente migliore, un collega migliore, un partner commerciale migliore. Sopratutto, significa controllare la propria rabbia.”
Altri credono che ci stiamo lamentando troppo della Jihad. John Mueller, insegnante di Scienze Politiche nell’Università dell’Ohio nel numero di settembre 2006 di Foreign Affairs[16] si chiedeva se la minaccia terroristica agli USA non fosse una finzione: “Una spiegazione credibile del fatto che gli Stati Uniti non hanno più subito attacchi dall’11 Settembre è che la minaccia terroristica sia stata esagerata, come avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale per i nippo-americani o per i Comunisti nel Dopoguerra (…) L’agenzia di sicurezza nazionale, enorme e costosissima, serve a perseguire alcuni, spiare molti, infastidire moltissimi e tassare tutti nella difesa degli Stati Uniti contro un nemico che nemmeno esiste.” Lee Kaplan durante una conferenza del [17] MESA, l’associazione degli studi sul medio oriente notò che: “Gli universitari tra il pubblico ricevevano copie gratuite di una rivista platinata chiamata Washington Report on Middle East Affairs. Molta gente, a una prima occhiata, potrebbe dire che la pubblicazione è simile al Newsweek o al Time.” “Quel che molti non sanno è che il sito e il giornale del Washington Report on Middle East Affairs – anzi, l’intera organizzazione – riceve finanziamenti dall’Arabia Saudita, un regime dispotico che si è tacitamente comprato l’influenza in ogni campus Americano, particolarmente attraverso i Centri di studi mediorientali.” Ho incontrato Nabil Al-Tikriti, un professore dell’università di Chicago e gli ho sentito dire: “Vorrei invitare quegli universitari che sostengono l’impegno bellico americano e le misure di sicurezza in America, gente come Daniel Pipes o Martin Kramer.”Io ho risposto, “E allora perché non sono qui alla conferenza MESA?”. “Perché li sbatteremmo fuori”, rispose Al-Tikriti. Il vice presidente della Commissione Jihad, Hugh Fitzgerald, condivide le sue preoccupazioni sul MESA[18]: “Come organizzazione il MESA è stato colonizzato negli ultimi due decenni da apologeti Maomettani.” “L’apologetica consiste nel ignorare argomenti come la Jihad, la dhimmitude, e addirittura nel negare agli studenti lo studio diretto del Corano, delle Hadith e della Sira.” “Vengono studiati libri al livello di [Karen] Armstrong ed Esposito, oppure idiozie buoniste come Principi, Poeti e Visir di Maria Rosa Menocal.” “Nessun membro del MESA ha mai fatto tanto quanto Ibn Warraq per rendere pubblica la vera storia delle origini dell’Islam. Nessuno ha mai parlato dell’istituzione del Dhimmi come la Bat Ye’or[19]. E’una situazione stupefacente, in cui il lavoro importante non viene svolto dalle università perché molti centri universitari sono stati conquistati da una storta di Internazionale Islamintern.” Hugh Fitzgerald ha ragione. The Legacy of Jihad, uno dei più importanti lavori sulla Jihad degli ultimi anno è stato scritto da Andrew Bostom, un medico insoddisfatto dal materiale disponibile sull’argomento all’alba degli attacchi dell 11 Settembre. Bat Ye’or, forse la maggiore esperta sull’istituzione della Dhimmitude è autodidatta. Ibn Warraq ha scritto vari libri eccellenti sulle origini del Corano e sui primi giorni dell’Islam, pur essendo al di fuori del sistema accademico. Ciò è molto onore per loro, ma è un disonore per le università occidentali.
E’difficile capire perché le autorità Americane o Europee permettano ai Sauditi di finanziare ciò che sarà insegnato riguardo l’Islam alla futuraclasse dirigente, nonostante abbiano finanziato il peggiore attacco terroristico di tutta la storia. Gli Stati Uniti non avevano permesso ai Nazisti di comprare l’appoggio delle università americane. Anche se i Sovietici avevano i loro apologisti e i loro agenti, gli Americani non gli permisero mai di sponsorizzare i college. Perché stanno permettendo ai Sauditi e agli altri Maomettani di farlo? I Sauditi sono nemici che non devono avere il permesso di influenzare le università o i media. E’ una faccenda di sicurezza nazionale. Anche se la bustarelle e i petroldollari dei Sauditi sono un forte ostacolo per chi vuole studiare criticamente l’Islam, non sono la totalità del problema. Molti docenti universitari sono talmente imbevuti di ideologie anti-occidentali che sarebbero lieti di attaccare l’Occidente e applaudire l’Islam anche a gratis. Poche opere hanno fatto di meglio nel corrompere il dibattito critico sull’Islam nelle scuole e università del libro del 1979 Orientalismo, di Edward Said. Ha generato un esercito di Saidisti, detti anche Terroristi Intellettuali Terzomondisti [20] da Ibn Warraq. Secondo Ibn Warraq, “quel libro ha insegnato a un intera generazione di Arabi l’arte del piangersi addosso, lamentandosi perché se non fosse per gli imperialisti, i razzisti e i Sionisti sarebbero di nuovo grandi come un tempo“. Quel libro ha incoraggiato la generazione dei fondamentalisti Maomettani degli anni 80 e ha messo a tacere ogni critica verso l’Islam.  “Il tono aggressivo di Orientalismo è quello che ho chiamato Terrorismo intellettuale, dato che non cerca di convincere tramite logica o analisi storica, ma urlando accuse di razzismo, imperialismo ed Eurocentrismo contro chiunque cerchi di contestarlo. Una delle tecniche preferite è dipingere l’Oriente come il nemico eterno dell’imperialismo, della dominazione e dell’aggressione Occidentale. L’Oriente non è mai dipinto come un’entità dotata di volontà propria.
Ibn Warraq critica Said perchè non vuole riconoscere la tradizione Occidentale del pensiero critico. Se avesse studiato meglio la civiltà e la storia Greca, in particolare le Storie di Erodoto “Said avrebbe incontrato due caratteristiche tipiche della cultura occidentale, che Said cerca spasmodicamente di negare: la ricerca della conoscenza fine a se stessa. La parola Greca Historia significa “ricerca” ed Erodoto credeva che il suo lavoro fosse il risultato della ricerca: quello che aveva visto, sentito e letto, ma verificato tramite lo studio.”  “La curiosità intellettuale è uno dei punti cardine della civiltà Occidentale. Come dice J.M.Roberts, è assurda la grandissima indifferenza di certe civiltà e la loro mancanza di curiosità riguardo al mondo. Perché gli studiosi Islamici non avevano alcuna voglia di tradurre i testi Europei o Latini in Arabo? Perché mentre il poeta Inglese Dryden scriveva un’opera teatrale sulla successione a Delhi dopo la morte dell’Imperatore mongolo Aurungzeb, nessun Indiano ha mai voluto scrivere qualcosa sulle politiche delle corti Inglesi di quei tempi? E’chiaro che la curiosità e lo spirito di avventura europeo hanno altre motivazioni oltre quella economica, per quanto essa sia importante
Martin Kramer indica quanto sia ironico che il novellista Salman Rushdie lodava il coraggio di Said: “Il Professore Said riceve minacce di morte dalla Lega Ebraica Americana” disse Rushdie nel 1986, “e penso sia importante ricordare che essere un Palestinese a New York – ed essere Palestinese in generale – non è il destino più tranquillo”. Come accadde, il destino di Said divenne molto più tranquillo di quello di Rushdie, dopo che Khomeini ordinò la sua morte nel 1989. E’ironico come Rushdie, un grande letterato postcoloniale con credenziali sinistrorse impeccabili, sia diventato la personificazione dell’ostilità da parte dell’Islam. Nel suo saggio “Gli intellettuali e il Socialismo”, F.A. Hayek scriveva decenni fa che il “Socialismo fin dall’inizio non è mai stato un movimento della classe operaia. E’una costruzione dei teorici e degli intellettuali, ossia i venditori di idee di seconda mano. L’intellettuale medio non ha bisogno di avere nessuna competenza particolare, non deve essere neanche particolarmente intelligente per fare il suo ruolo di intermediario nella diffusione delle idee. Questa casta è composta da giornalisti, insegnanti, preti, lettori, pubblicisti, radiofonici, scrittori di fiction, vignettisti e artisti. Include anche professionisti e tecnici, come scienziati e medici.” “Questi intellettuali sono gli organi con cui la società moderna diffonde le conoscenze e le idee, mentre i loro pregiudizi e opinioni sono il setaccio attraverso le idee devono passare prima di essere diffuse  alle masse.
Gli insegnanti più brillanti di oggi sono generalmente socialisti“. Secondo Hayek questo non deriva dal fatto che i socialisti sono più intelligenti, ma perché “una grossa fetta dei socialisti si dedica ai mestieri che gli consentono di influenzare l’opinione pubblica. Il pensiero socialista attrae molto i giovani data la sua natura visionaria. L’intellettuale, per sua natura, non è interessato ai dettagli tecnici o alle difficoltà pratiche. Quello che gli interessa sono le idee.” Hayek avverte che “Forse è vero che la società libera porta con sè il germe della propria distruzione, che la libertà venga data per scontata e considerata inutile, che la libera crescita delle idee che è l’essenza di una società libera porterà la distruzione della società che l’ha creata“. “Forse questo significa che la libertà viene apprezzata solo da chi l’ha persa, che ovunque è necessario attraversare una fase di totalitarismo socialista prima che le forze della libertà riprendano la voglia di combattere?” “Se vogliamo evitare una situazione simile dobbiamo offrire un nuovo programma liberale che stimoli l’immaginazione. Dobbiamo rendere la costruzione di una società libera un’avventura dell’intelletto, un atto di coraggio.”
Nel suo libro Modern Culture, Roger Scruton[21] spiega perchè le ideologie di sinistra siano ancora attraenti:
La teoria Marxista è una forma di determinismo economico, secondo cui i cambiamenti fondamentali nelle relazioni economiche sono sicuramente rivoluzionari e caratterizzati dalla distruzione violenta del vecchio sistema e da un crollo della “sovrastruttura” politica fondata su esso. La teoria è palesemente sbagliata, ma c’è qualcosa nell’immagine Marxista che la rende attraente, tanto che ci sono persone disposte a crederci. Spiegando la cultura come un sottoprodotto delle forze materiali, Marx accetta la visione materialista Illuministica. La vecchia cultura, con gli dei, le autorità e le tradizioni sembra una rete di illusioni, il cosiddetto oppio dei popoli che calma i dolori.”
Secondo Scruton, dopo l’Illuminismo “non avvenne solo la reazione incarnata da Burke ed Herder, abbellita dai romantici, ma anche un cinismo verso la vera idea di cultura. E’diventato normale vedere la cultura da fuori, non come un modo di pensare che definisce la nostra eredità morale ma come un travestimento con cui dei poteri innaturali si mostrano come se fossero il diritto naturale. Dopo Marx, sono sorte le teorie che smascheravano le culture. Queste teorie hanno la struttura costruita da Marx: identificano il potere come la realtà e la cultura come la maschera. Cercano anche di prevedere una liberazione futura dalle menzogne degli oppressori.” E’stupefacente notare che questa è esattamente lo stessa trama del libro di Dan Brown Il codice Da Vinci del 2003, uno dei più grandi best seller di tutti i tempi. Oltre ad essere un thriller, il libro afferma che tutta la storia del Cristianesimo moderno è una cospirazione della Chiesa per coprire la verità riguardo il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Lo scrittore Australiano Keith Windschuttle[22], ex Marxista, è stanco della ideologia anti-occidentale delle università: “Negli ultimi tre decenni molti degli opinionisti nelle università, nei media e nelle arti hanno considerato la cultura Occidentale come qualcosa di cui vergognarsi o a cui opporsi. La conoscenza scientifica Occidentale è diventata solo una delle tante strade che portano alla conoscenza” “Il relativismo culturale afferma che non ci sono standard assoluti per giudicare le culture umane. Tutte le culture devono essere giudicate equivalenti, anche se diverse. Questo atteggiamento tollerante non vale per la cultura Occidentale, la cui storia viene vista come un crimine contro il resto dell’umanità. L’Occidente non può giudicare le altre culture ma deve condannare la propria.
Windschuttle ci impone di ricordare gli elementi unici della nostra cultura: “I concetti di libertà di espressione e di ricerca, così come il diritto di critica, sono cose per noi talmente scontate che non ci facciamo caso. Dobbiamo riconoscere che questi sono fenomeni solamente Occidentali. Non sono contemplati nelle culture Confuciana o Indù. Senza questi concetti il mondo non sarebbe quello di oggi. Non avremmo avuto Copernico, Galileo, Newton o Darwin.
La riscrittura della storia Occidentale è stata così brutta che persino William Shakespeare è stato definito un Maomettano in incognito! “Shakespeare sarebbe stato deliziato dal Sufismo“, disse lo studioso maomettano Martin Lings, un Sufi. Secondo il Guardian, Ling ha affermato che le opere di Shakespeare “somigliano agli insegnamenti della setta Sufi“, durante la International Shakespeare Globe Fellowship Lecture nel Globe Theatre a Londra, durante la Settimana di Cultura Islamica. “Sarebbe stato impossibile per Shakespeare essere un Maomettano” ha risposto David N. Beauregard, uno studioso di Shakespeare e co-editore di “Shakespeare e la Cultura Cristiana nell’Inghilterra Moderna” Beauregard ha continuato “Shakespeare aveva credenze Cattoliche Romane su temi di importanza cruciale, questo non per dire che Shakespeare scriveva drammi religiosi, ma che il suo lavoro ha senso solo in una specifica tradizione religiosa.” Secondo Robert Spencer[23], “Shakespeare è solo l’ultima figura della Storia Occidentale a essere riscritta in maniera pro-Maomettana.” Recentemente il Dipartimento di Stato Americano ha asserito, senza uno straccio di prova che Cristoforo Colombo (che nel 1492 aveva lodato Ferdinando e Isabella per avere cacciato i Maomettani dalla Spagna) era stato aiutato nei suoi viaggi da un navigatore Maomettano. “Le scuole in America sono talmente disastrate che oggi nemmeno gli insegnanti sono in grado di rispondere a queste fantasie storiche.” Il blog The Gates of Vienna [24] ha citato un rapporto da parte del Consiglio Americano dei Laureati e Insegnanti (ACTA) delle università Americane. Il sondaggio rivelava “una grande uniformità nell’atteggiamento politico e pedagogico. In tutte le scienze umane e sociali ci sono sempre gli stessi temi, quale che sia la disciplina. Nei corsi di letteratura, filosofia, storia, antropologia, religione, (…) si parla sempre delle stesse cose: razza, classe sociale, sesso, sessualità, “la costruzione sociale dell’identità”, la globalizzazione, il capitalismo, l’egemonia Americana, l’oppressione, la distruzione dell’ambiente.” In tutte le classi si ripete lo stesso messaggio, in termini che a un non universitario sembrano incomprensibili. In breve, il messaggio è che lo status quo, patriarcale, razzista, egemonico e capitalista, deve essere interrogato e criticato per poter teorizzare e facilitare una rivoluzione la cui necessità è data per scontata. Le differenze tra le discipline stanno sparendo. I corsi su argomenti specifici come la letteratura, la sociologia o gli studi femminili sono diventati copie speculari

Le femministe e l’Islam

La scrittrice Charlotte Allen commenta [25] su come il Presidente Lawrence Summers dell’Università di Harvard ha causato un putiferio con il suo discorso in cui speculava che le differenze innate tra i sessi potrebbero essere la causa della minore presenza delle donne nei massimi livelli delle scienze. Summers si è licenziato nel 2006, in parte per le proteste causate dal suo discorso. “Anche per chi non comprenda la ricerca scientifica – Mr. Summers ha citato uno studio in cui si dimostra che in generale le donne hanno la stessa intelligenza degli uomini, ma che tra le persone estremamente intelligenti, quelle che raggiungono i massimi livelli della scienza, ci sono molte meno donne. Il buon senso dice che Mr. Summers aveva ragione. Recentemente la Facoltà di Arti e Scienze di Harvard ha censurato Mr. Summers. Non sarebbe bello poter parlare apertamente dei rispettivi pregi e debolezze di uomini e donne?” Si, Signora Allen, sarebbe bello. Forse Summers si sbaglia, ma è pericoloso prendere una strada in cui ci sono problemi importanti di cui non si può parlare. Uno dei punti cardine della civiltà occidentale è il desiderio di farsi domande su tutto. La “Tolleranza a senso unico” è anti-occidentale nella sua forma e nel suo intento. Si deve notare che in questo caso, le Femministe sono l’avanguardia dell’ideologia che ha accecato le università di fronte alla minaccia Maomettana. Questo è ancora peggio se si pensa che altre Femministe nelle università asseriscono che il velo o il burka rappresentano un Femminismo alternativo. La dottoressa Wairimu Njambi è una Assistente in “Studi Femminili” all’Università di Florida Atlantic. Buona parte delle sue ricerche si dedica alla nozione che la pratica crudele della mutilazione genitale femminile (FGM) è un trionfo Femminista e che dire il contrario è odioso. Secondo la Njambi “la propaganda anti-FGM perpetua l’assunto colonialista che vede l’immagine occidentale del corpo e della sessualità come universale” Ci sono ancora sacche di resistenza. Il Professore Sigurd Skirbekk[26] dell’Università di Oslo affronta molti dei postulati dietro le politiche di immigrazione in Occidente. Uno di questi è la nozione che i paesi ricchi hanno il dovere di accogliere tutte le persone delle altre nazioni che stanno soffrendo per disastri naturali, repressione politica o sovrappopolazione. Secondo lui, non è morale che i regnanti di quelle nazioni permettano la crescita incontrollata delle loro popolazioni per poi spingere il loro eccesso di popolazione verso altri paesi.
Skirbekk ricorda che i Paesi Europei hanno combattuto contro i nazisti nonostante usassero la scusa del Lebensraum (spazio vitale) per giustificare la loro politica estera. Dobbiamo fare la stessa cosa ora che altri paesi usano la scusa della mancanza di spazio per invaderci. Skirbekk ricorda che ci sono molti libri disponibili sui problemi ecologici che il mondo dovrà affrontare in questo secolo. Una politica di immigrazione troppo liberale, unita al rifiuto di confrontarsi con i problemi morali troppo scomodi, non è sostenibile nel futuro. Riusciremmo soltanto a scaricare il problema sulle generazioni future. In Danimarca, la linguista Tina Magaard[27] conclude che i testi Maomettani incoraggiano terrorismo e combattimento molto più dei testi sacri di qualunque altra religione. Lei ha ottenuto un Dottorato in Analisi del Testo e in Comunicazione Interculturale presso la Sorbona di Parigi, inoltre ha impiegato tre anni un un progetto di ricerca che comparava i testi sacri di dieci religioni. “testi dell’Islam si distinguono dai testi delle altre religioni incoraggiando la violenza e l’aggressività contro i non credenti in maniera sistematica. Inoltre ci sono ordini espliciti di compiere atti di terrorismo. Questo è un argomento tabù per chi compie ricerche sull’Islam, ma è un fatto che dobbiamo affrontare.” Ci sono centinaia di passi del Corano che ordinano la guerra contro i fedeli delle altre fedi. “Se è vero che molti Musulmani vedono il Corano come la parola letterale di Dio, non simbolica o narrativa, allora abbiamo un problema. E’indiscutibile che i testi incoraggiano terrorismo e violenza. Quindi è ragionevole chiedere ai Musulmani come si rapportano al testo, se lo leggono per come è“, si chiede Magaard. Gli esempi di Skirbekk, Magaard e altri sono incoraggianti, ma non sono abbastanza numerosi da cambiare l’immagine generale di una Università paralizzata dalle ideologie Neomarxiste e dai sentimenti anti-occidentali.
Lo scrittore Mark Steyn[28] commenta su come “nel mondo reale sembra che il più grande successo della globalizzazione degli anni 90 sia stata l’esportazione di una ideologia da un luogo sperduto del pianeta al cuore di ogni città occidentale.” Scrivendo a proposito del crollo di nazioni come la Somalia lo scrittore Robert D. Kaplan dell’Atlantic Monthly definiva i cittadini di quegli stati come uomini tornati all’età della pietra. “Quando persone nate a Toronto chiedono la decapitazione, quando persone nate in Yorkshire e cresciute a fish and chips e pessima musica pop inglese si fanno saltare in aria nella metropolitana di Londra, allora sembra che il fenomeno dell’uomo tornato all’età della pietra sia stato esportato in tutto il pianeta. E’la globalizzazione al contrario: le patologie di un paesino remoto sono diffuse in tutte le città occidentali
Qui si vede il collegamento. Mentre il multiculturalismo diffonde tribalismo ideologico nelle nostre università, diffonde anche il tribalismo fisico nelle città. Dato che tutte le civiltà per loro sono uguali, non c’è bisogno di salvare la civiltà occidentale o proteggere le nostre leggi. E’ vero che forse non arriveremo mai alla verità universale, dato che siamo tutti limitati dalle nostre esperienze e dai nostri pregiudizi personali. Questo non vuol dire che dobbiamo abbandonare l’ideale della verità. Questo è ciò che è accaduto negli ultimi decenni. Le nostre scuole non cercano neanche di arrivare alla verità. Hanno deciso che la verità non esiste e che ci sono solo diverse opinioni e diverse culture, tutte valide allo stesso modo. L’eccezione è la cultura occidentale, che è malvagia e si merita solo di essere “decostruita”. Le università occidentali sono passate dall’Età della Ragione all’Età della Decostruzione. Mentre le università Cinesi, Indiane, Coreane e Asiatiche stanno laureando milioni di ingegneri e scienziati ogni anno, le università occidentali sono diventate piccole comunità hippie, impegnate a denigrare l’occidente ed esaltare la barbarie. Questo è un grosso danno alla competitività delle nazioni Occidentali. Ciò è male, ma è l’ultimo dei problemi. L’università occidentale non riesce a vedere la minaccia da parte delle nazioni Maomettane che vogliono sottometterci e spazzare via la nostra civiltà. Questo è un fallimento con cui non possiamo convivere. E probabilmente non sopravviveremo a questo fallimento, se non troviamo una soluzione.
Fonti:
http://www.brusselsjournal.com/node/1282
1.http://www.brusselsjournal.com/node/849
2.http://www.brusselsjournal.com/node/1155
3.http://www.brusselsjournal.com/node/1145
4.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/006260.php
5.http://www.arabnews.com/?page=1&section=0&article=62487&d=21&m=4&y=2005
6.http://www.americanthinker.com/comments.php?comments_id=5418
7.http://frontpagemagazine.com/Articles/Printable.asp?ID=20490
8.http://amconmag.com/2005/2005_12_05/cover.html
9.http://www.arabnews.com/?page=1&section=0&article=84122&d=21&m=6&y=2006&pix=kingdom.jpg&category=Kingdom
10.http://littlegreenfootballs.com/weblog/?entry=8263
11.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/009405.php
12.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008907.php
13.http://www.geocities.com/martinkramerorg/IslamObscured.htm
14.http://www.campus-watch.org/article/id/773
15.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008113.php
16.http://www.foreignaffairs.org/20060901facomment85501/john-mueller/is-there-still-a-terrorist-threat.html
17.http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/004191.php
18.http://www.jihadwatch.org/archives/004791.php
19.http://www.brusselsjournal.com/node/840
20.http://www.secularislam.org/articles/debunking.htm
21.http://www.brusselsjournal.com/node/1126
22.http://www.sydneyline.com/AdversaryCulture.htm
23.http://www.frontpagemag.com/Articles/ReadArticle.asp?ID=15701
24.http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/06/little-churchills-inhabiting-sterile.html
25.http://www.dallasnews.com/sharedcontent/dws/dn/opinion/points/stories/040305dnediallen.35261.html
26.http://folk.uio.no/sigurds/
27.http://fjordman.blogspot.com/2005/09/islam-is-most-warlike-religion.html
28.http://www.brusselsjournal.com/node/1142
29.http://52.068.4.309plusf24:KWimfhh436383717863МБ