2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.51 – L’Islam è compatibile con la democrazia?

2.51 L’Islam è compatibile con la democrazia?

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! – Corano, 8.12[1]

L’Apostolo di Allah disse: “Sono stato reso vincitore dal terrore inflitto al cuore del nemico” – Hadith Bukhari[2], Volume 4, Libro 52, Numero 220

Colui che semina il terrore negli altri vive egli stesso continuamente nella paura.” – Claudiano, poeta latino

A volte sono infastidito dal dovere passare un sacco di tempo a confutare l’Islam, un’ideologia malata fino al midollo che dovrebbe essere irrilevante nel ventunesimo secolo. Però c’è un lato positivo: il confronto con l’Islam ci costringe ad affrontare i difetti della nostra stessa società. Ad esempio, ci ha fatto notare come il nostro sistema educativo e i nostri media siano pieni di odio anti occidentale e di idiozie ideologiche, lasciti della rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70[3], che ci hanno reso incapaci di percepire l’Islam come la minaccia che è. Quindi, prima di chiederci se l’Islam sia compatibile con la democrazia, dobbiamo chiederci quali siano le condizioni per fare funzionare un sistema democratico.

Quali sono le forze e le debolezze di un sistema democratico? Cosa sono le “libertà democratiche”? Suffragio universale è sinonimo di libertà? Con “democrazia” si intende la capacità di un popolo di influenzare le politiche del proprio governo tramite mezzi non violenti, ma questa è solo una definizione astratta. Nelle città stato dell’antica Grecia solo un decimo della popolazione aveva diritto al voto. La democrazia descritta nella Repubblica di Platone è vicina all’anarchia. Platone metteva in evidenza i difetti del sistema democratico, senza dubbio seguendo l’esempio del suo maestro Socrate che criticava gli ateniesi quando qualcuno usava i trucchetti retorici per arrivare al potere. Le critiche di Socrate gli valsero un’accusa di avere “corrotto i giovani”, un processo e una condanna a morte. Questa esperienza portava Platone a definire la democrazia ateniese come un sistema di governo ingiusto. Platone vedeva un governo giusto sotto la guida di una casta di filosofi o di un re-filosofo. Nel suo “mito della caverna”, le persone erano incatenate in una caverna con un fuoco dietro di loro. Queste persone scambiavano le ombre sulle pareti della caverna per la realtà. Secondo Platone, il compito del regnante era illuminare le masse e mostrare la realtà dietro le ombre.

Nel suo libro “Politica”, Aristotele[4], criticava il sistema democratico e descriveva i vari metodi di governo:

“Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politica. (…) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.”

Tutti i tipi di governo hanno la possibilità di essere corrotti in tirannie e in abusi di potere. Platone non capiva che sarebbe stato possibile istituire regole per attenuare gli effetti negativi della democrazia, anche se non per eliminarli del tutto. Anche i padri fondatori della costituzione americana erano scettici riguardo alla democrazia diretta e temevano che sarebbe degenerata in un governo della plebaglia. Il loro ideale era una repubblica costituzionale con una democrazia rappresentativa definita dalla costituzione. I cittadini sarebbero stati governati dalla legge, impedendo così alla maggioranza di tiranneggiare sulle minoranze. John Adams chiamava questo governo un “governo dato dalle leggi, non dalle persone”.

La Costituzione americana si era ispirata al pensatore francese illuminista Montesquieu, famoso per la sua teoria della separazione del potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, con sistemi per evitare che ognuno dei tre rami potesse prendere il sopravvento sugli altri. Gli Stati Uniti hanno una forte separazione tra i poteri, mentre gli stati europei hanno democrazie parlamentari con meno separazione in cui il governo (potere esecutivo) dipende dalla legislatura. La democrazia con questi sistemi di controllo ha funzionato decentemente bene, ma come tutte le invenzioni umane non è perfetta. Il sistema ha i suoi critici. Nel suo libro How the West Was Lost[5], Alexander Boot descrive i difetti dell’occidente moderno. Non sono pienamente d’accordo con lui, ma alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti.

Ad esempio, per lui nel mondo greco-romano la parola “democrazia” aveva le stesse implicazioni di quello che noi chiameremmo un “governo della mafia”. “I padri fondatori della repubblica americana non hanno mai usato quella parola, così come non l’ha mai usata Lincoln. Un cittadino francese o britannico vive una vita completamente controllata da un governo centrale che agisce al di fuori del suo controllo. Il cittadino paga metà del suo stipendio a uno stato che incrementerà sempre il suo potere pur di estorcergli altri soldi. Lo stesso cittadino apre il giornale e ogni volta scopre che lo stato gliene ha fatta un’altra, che si tratti di distruggere l’educazione dei suoi figli, alzargli le tasse, decimare le forze armate che lo proteggono, chiudere il suo ospedale o lasciare libero un assassino. In breve, se definiamo la democrazia come una condizione che permetta agli individui di esercitare la loro libertà di scelta, allora la democrazia col suffragio universale non mantiene questa promessa.”

Boot descrive il pericolo proveniente dalle leggi censorie del Politically Correct: “Le leggi contro il razzismo non servono a punire atti criminali. Servono ad affermare il potere dello stato nel controllo dei pensieri e delle opinioni dei cittadini, oltre che delle loro azioni. Uno stato capace di perseguire una persona per i suoi pensieri potrà perseguirne migliaia, e lo farà appena sarà abbastanza potente per farlo. Possiamo predire che in una decina di anni sempre più persone in Europa e in Nord America saranno mandate in prigione non per avere fatto qualcosa di sbagliato, quanto per avere avuto un’opinione sbagliata.”

Lee Harris[6], autore di “The Suicide of Reason”, si chiede quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della ragione moderna. La domanda fatta da Johann Herder è:

Quale tipo di cultura ci vuole per creare un pensatore critico come Immanuel Kant? Quando Kant ha scritto la Critica della ragion pura ha demolito sistematicamente tutte le prove tradizionali dell’esistenza di Dio, eppure non è stato fatto a pezzi dai credenti di Koningsburg.”

I cinici potrebbero dire che non lo hanno fatto perchè non hanno capito quella tesi di ottocento pagine, di certo non facili da leggere. Rimane il fatto che Kant ha potuto scrivere la sua tesi nell’Europa ottocentesca, e che sarebbe stato ucciso se avesse provato a scrivere nel mondo musulmano. Questa è una delle ragioni per cui la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica sono avvenute in Europa e non nel mondo islamico. Quindi, come vengono trattati i liberi pensatori nell’Europa occidentale del ventunesimo secolo? Nel mio paese il garante per l’uguaglianza tra i sessi è diventato il garante contro le discriminazioni. I suoi doveri includono la vigilanza contro le discriminazioni verso altre culture e religioni. Chi viene accusato di queste discriminazioni deve fornire prove della sua innocenza. Questa istituzione è un’inquisizione multiculturalista, la negazione della verità in favore di una menzogna ideologica. Galileo Galilei ha dovuto subire lo stesso trattamento secoli fa. L’inquisizione moderna non potrà uccidere, ma potrà rovinare una carriera e una vita professionale, il tutto per avere osato affermare che non tutte le culture sono uguali. Cosa è successo alla libertà negli ultimi duecento anni? E’ possibile che Kant, che viveva in uno stato tedesco senza democrazia, potesse criticare gli aspetti basilari della religione locale, mentre nell’occidente del ventunesimo secolo ci sono conseguenze sociali e legali per avere criticato altre religioni e altre culture? La libertà di coscienza e di parola non sono una conseguenza automatica della democrazia. Ci serve un nuovo illuminismo per riempire il vuoto causato dalla Political Correctness.

Ho steso una lista di condizioni per un sistema democratico funzionante:

Ci deve essere un popolo, ossia un gruppo di persone con un legame che prescinda dalla politica. Questo legame deve includere qualcosa in comune tra i cittadini e un rapporto di fiducia tra i governanti e il popolo. Ci deve essere un sistema di sanzioni per permettere al popolo di rimuovere politici incompetenti o corrotti. La crescita delle istituzioni sovranazionali ha indebolito il legame tra i membri dell’elitè e gli stati nazionali che sono chiamate a rappresentare. Il popolo è stato diluito dal multiculturalismo e dall’immigrazione. Nel popolo ci deve essere libertà di parola assoluta, con la possibilità di discutere di tutti gli argomenti. Per vari motivi, questa libertà ora non esiste più. Gli attivisti della sinistra chiedono una censura formale e informale di tutti gli argomenti seri. Nel frattempo, i media non fanno più da contrappeso ai politici dato che sono dalla stessa parte. Nel popolo, la presenza musulmana deve essere minima. L’Islam è nocivo alla società democratica per vari motivi che spiegherò più avanti. Uno di questi è la paura di attacchi fisici contro coloro che criticano l’Islam. Il clima di terrore impedisce ogni possibilità di tenere un discorso libero e civile. Un altro motivo è il risentimento causato dalle continue richieste dei musulmani per leggi speciali e trattamenti di favore. Un altro motivo è dato dalle discriminazioni verso i non musulmani, anche verso quelli che non criticano l’Islam. Questo comportamento aggressivo è parte integrante della Jihad. L’entità territoriale che ospita il popolo deve controllare i propri confini. Una nazione che non riesce a distinguere tra cittadini e non cittadini cesserà di funzionare.

Quello che fa paura di questa lista di condizioni è che ormai nella società europea queste condizioni non esistono più. Non siamo cittadini ma sudditi, vittime di un destino scelto da altri. Siamo cittadini solo se possiamo influenzare il modo in cui si spendono i soldi delle nostre tasse. Siamo sudditi se paghiamo tasse che altri decideranno come spendere. Il controllo dei confini e la sovranità della nazione sono condizioni indispensabili. Non ha senso avere un processo democratico se un’autorità esterna può decidere al posto nostro. Questa nozione di sovranità è stata distrutta dall’influenza delle Nazioni Unite e dalle leggi internazionali. Non si può avere sovranità in un’Europa in cui il settanta per cento delle leggi vengono decise dall’UE. I parlamenti nazionali sono ridotti a figure insignificanti. Si può affermare che le nazioni europee non sono più democrazie in senso stretto. Gli europei hanno diritto al voto, ma non hanno democrazia e non hanno nemmeno un poco di libertà.

Come mai l’Unione Europea non è democratica? Primo, per la sua estensione, secondo per l’enorme strato di burocrazia che si porta dietro. Nel suo libro The Road to Serfdom, lo scrittore F.A. dichiara che[7]:

Come possiamo preservare la democrazia o portare avanti lo sviluppo se le decisioni vengono prese da un’organizzazione troppo grande per essere compresa dalla persona media? La democrazia funziona solo se c’è una possibilità di autogoverno locale per i cittadini e per i leader locali. Quando la scala della politica diventa così grande che le conoscenze richieste per capirla sono appannaggio esclusivo della classe burocratica, essa perde di vista il senso di responsabilità verso i problemi dell’uomo comune.”

Non è solo una faccenda di dimensioni, dato che lo stesso sistema funziona meglio negli USA. La causa principale per la perdita della democrazia in Europa è la mancanza di freni al potere degli organi UE. Nel 2006[8], la European Court of Auditors, ossia il garante finanziario UE, si è rifiutata di approvare il bilancio UE dato che era pieno di ruberie e di errori. Ciò è avvenuto per dodici anni di fila. [9]. Metà dei progetti finanziati dalla Commissione Europea non sono stati monitorati correttamente. Queste storie di corruzione non appaiono nei media europei. La Commissione Europea è il “governo” UE, ossia il governo di circa mezzo miliardo di persone in tutta Europa, eppure non è riuscita a tenere i conti del bilancio per dodici anni di fila. Una cosa simile sarebbe stata impensabile negli USA. La Commissione Europea riesce a evitare di rispondere dei propri errori dato che non è controllata da nessuno, ed è stata progettata così fin dall’inizio. Così come il Politburo della vecchia URSS, la Commissione non deve rendere conto a niente e nessuno. Ovviamente è più facile mantenere una democrazia in uno stato piccolo e trasparente che in uno stato più grande. Nonostante ciò la Svezia, il paese europeo con le tasse più elevate, è la nazione più dittatoriale di tutte e non ha libertà di parola. Il problema della Svezia non è dato dalle sue dimensioni, quanto dal suo enorme apparato statale. Forse la democrazia ha bisogno di un limite all’influenza dello stato e della burocrazia. In uno stato tradizionale preindustriale, il regnante non aveva il consenso popolare, ma lasciava i cittadini in pace finché pagavano le tasse. Ciò non vale nelle nostre nazioni democratiche. Le nostre scuole sono piene di corsi che disprezzano la nostra cultura ed esaltano la “tolleranza” verso l’Islam. Abbiamo il divieto di insegnare la nostra cultura e i nostri valori ai nostri figli. Questa la chiamate libertà?

Øystein Djupedal[10], ex ministro dell’educazione e ricerca del partito socialista di sinistra norvegese, ha affermato pubblicamente che: “Penso che sia sbagliato dire che i genitori debbano crescere i figli. Hilary Clinton diceva che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma io penso che il villaggio dei nostri tempi sia l’asilo nido.” In Norvegia il ministro dell’educazione si occupa di tutta l’educazione, dagli asili alle università.

C’è una ragione cruciale per la mancanza di democrazia nell’Unione Europea, ossia l’inesistenza di un popolo “europeo”. Le persone in Europa si definiscono italiane, inglesi, polacche, spagnole e così via, ma non europee. Invece gli statunitensi si considerano prima di tutto americani, anche se il multiculturalismo incoraggia le doppie culture come la cultura afroamericana o asiatico-americana. Questo tipo di tribalismo culturale rappresenta una minaccia verso la democrazia americana. Se la maggioranza bianca decidesse di considerarsi europeo-americana ci sarebbe il crollo del paese. Il politico Carl I. Hagen[11] del Progress Party critica il fatto che un cittadino straniero sia alla guida dell’ufficio per l’immigrazione in Norvegia. Eva Joly, magistrato francese nata in Norvegia e nota per le sue battaglie contro la corruzione, critica Hagen: “Dare per scontato che la cittadinanza o la nazionalità di una persona influiscano sulla sua capacità di svolgere un compitò è un modo di pensare superato. Non pensiamo più in termini di nazione, quanto in termini di Europa o di mondo. Abbiamo il dovere di assumere gente da altri paesi.” La Joly ha cittadinanza francese e norvegese, ma si considera europea. Quando incarichiamo qualcuno di svolgere un compito importante, gli chiediamo di prendersi cura dei nostri interessi e non dei cosidetti “interessi globali”. Come possiamo dare la fiducia a qualcuno che non ha alcuna lealtà verso il nostro paese? Secondo il filosofo inglese Roger Scruton, i membri delle elites liberali non soffrono di xenofobia, ma di oikofobia, ossia paura e odio morboso verso la propria casa. Scruton scrive nel suo libro The West and the Rest: Globalization and the Terrorist Threat, che la caratteristica dell’occidente è la nostra idea di Stato[12]:

Lo stato personale è caratterizzato da una costituzione, dalle leggi e da rappresentanti con un mandato fisso. Le decisioni arrivano tramite un processo che può non essere completamente democratico, ma che include ogni cittadino e che ogni cittadino può influenzare. Gli Stati preferiscono negoziare piuttosto che costringere, e sono portati alla pace più che alla guerra. Lo Stato deve rispondere ai propri cittadini, e i suoi cittadini devono rispondere delle sue decisioni dato che hanno partecipato al processo politico.

Per fare funzionare questo processo democratico ci devono essere un legame e un’identità che vadano oltre il colore politico. Ci deve essere una comunità con degli interessi in comune. Ciò non vale nei paesi islamici, dove l’ideale è la comunità globale dei fedeli musulmani (Ummah) e il Califfato. I concetti come stato nazionale o integrità territoriale non hanno corrispondenti nella giurisprudenza islamica, cosa che spiega la difficoltà nello stabilire la democrazia nei paesi musulmani.

Secondo Scruton, lo stato personale occidentale è sotto attacco da due fronti. Le istituzioni sovranazionali stanno distruggendo il senso di comunità dall’alto, mentre l’immigrazione selvaggia lo sta distruggendo dal basso. L’UE, tra le altre istituzioni, sta “distruggendo velocemente le giurisdizioni territoriali e le identità nazionali che hanno legittimato gli stati europei fin dall’Illuminismo, senza sostituirle con qualcosa d’altro.” Anche se per gli individui del terzo mondo ha senso trasferirsi in Occidente, tale immigrazione sta distruggendo ciò che erano venuti a cercare:

I vantaggi politici ed economici che portano le persone ad immigrare in Occidente sono dovuti alle sovranità nazionali. Purtroppo tali sovranità possono resistere solo fino a che i confini sono controllati. Le legislazioni sovranazionali, insieme alla cultura del ripudio delle sovranità, stanno mettendo fuori uso le condizioni che rendono possibili le libertà occidentali.”

Scruton commenta che per la prima volta da secoli l’Islam si sta comportando come “un singolo movimento diretto verso uno scopo” e che “il fattore principale in questa unità è il processo di globalizzazione diretto dalla civiltà occidentale.” Secondo lui ciò è il risultato della prosperità occidentale, del sistema legale occidentale, del commercio bancario occidentale e del sistema di comunicazioni occidentale che ha permesso a gente da tutto il globo di comunicare le proprie idee. E’ ironico come la civiltà occidentale dipenda da un’idea di cittadinanza che non ha niente di globale, anzi si basa sulla sovranità territoriale e sulla giurisdizione locale, mentre l’Islam militante (del tutto sconosciuto in Occidente fino a pochi anni fa) dipenda da un’idea globale. La globalizzazione “permette all’islam militante di fare ciò che voleva fare fin dai tempi della sconfitta degli Ottomani.” Grazie alla globalizzazione ora esiste “una Umma globale, che si identifica attraverso i confini in una forma globale e che si attacca come un parassita alle istituzioni e alle tecnologie prodotte dal mondo occidentale.”

Scruton si pone due domanda difficili: La globalizzazione ha reso possibile una comunità musulmana globale, da sempre un ideale irrealizzabile per i musulmani? La globalizzazione ha messo in difficoltà le integrità territoriali degli stati nazionali? Se la risposta a queste domande è positiva, allora la globalizzazione ha aiutato l’Islam e indebolito le democrazie occidentali. Queste due domande sono difficili, ma per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare una risposta ad esse.

La globalizzazione non ha garantito la vittoria all’Islam. Alla lunga, è probabile che le possibilità di comunicare e l’esposizione alle critiche riescano a distruggere l’Islam, anche se potrebberlo renderlo ancora più pericoloso nel breve termine. L’Islam è compatibile con la democrazia? Il ministro di grazia e giustizia Piet Hein Donner[13] dice di no, chiedendo la messa al bando dei partiti che vogliono la legge islamica nei Paesi Bassi: “Per me è chiaro, se due terzi della popolazione volessero introdurre la Shariah domani, potrebbero averla.”

Questo dilemma si può risolvere affermando che la nostra piorità non è la democrazia intesa come elezioni in cui un voto vale uno, ma la libertà di opinione e di parola, il rispetto per i diritti di proprietà e delle minoranze, il diritto alle armi e all’autodifesa, l’uguaglianza davanti alla legge e lo stato di diritto (inteso come stato secolare), oltre ai principi di controllo del potere dei governanti e di approvazione popolare. Le elezioni possono essere un mezzo per arrivare a ciò, ma non sono di importanza vitale. Non dobbiamo confondere il fine con i mezzi.

Nella Sharia ci sono due concetti centrali, la blasfemia e l’apostasia, entrambe punite con la pena capitale. Queste leggi sono incompatibili con le idee fondamentali dell’occidente, ossia libertà di parola e di pensiero. La Shariah è la negazione della democrazia. Inoltre, la Shariah è nemica del concetto di eguaglianza di fronte alla legge, dato che pratica l’ineguaglianza tra musulmani e non musulmani, uomini e donne, liberi e schiavi. Inoltre, la Shariah non fornisce alcuna protezione per le minoranze religiose, dato che i non musulmani sono costretti a essere disarmati e a vivere alla mercé dei capricci dei musulmani. Anche se l’Islam accetta l’idea di shura, il consulto, non lo ha mai formalizzato. Ciò significa che i governanti non hanno alcun limite al loro potere. Un despota islamico può fare assolutamente quello che vuole, a parte rifiutare apertamente l’Islam.

Secondo Salim Mansur[14], professore associato di scienze politiche presso l’università di Western Ontario, in Canada, “La democrazia in senso culturale è un’espressione del mondo liberale moderno, che pone l’individuo al centro morale della politica e della società (…) E’ il concetto di diritti inalienabili dell’individuo, diritti che devono essere protetti, curati e resi in condizione di funzionare. Ciò rende la democrazia un sistema moralmente differente dagli altri sistemi. Da questo punto di vista liberale, l’errore più comune quando si parla di democrazia è credere che sia un sistema di governo basato sul volere della maggioranza. Al contrario, la democrazia protegge i diritti degli individui, delle minoranze e dei malcontenti.” Questa definizione è l’opposto di una democrazia illiberale, una finzione di democrazia propagandata da una piccola élite al potere per legittimarsi e conservare la propria autorità

Il fatto che i musulmani vengano abituati fin dalla nascita all’idea che un non musulmano non possa godere degli stessi diritti dei musulmani è un grosso ostacolo alla fondazione di una democrazia in un paese musulmano. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo[15] intitolato “Reviving Mideastern Democracy: We Arabs Need the West’s Help to Usher in a New Liberal Age” a opera di Saad Eddin Ibrahim, presidente del Ibn Khaldun Center for Development Studies nel Cairo, arrestato varie volte per il suo impegno verso la democrazia in Egitto. Mr. Ibrahim pensa che ci siano buone possibilità di avere una democrazia in Medio Oriente:

“Nei decenni precedenti le autorità dicevano che la Germania, il Giappone, i paesi slavi e persino le società cattoliche non sarebbero mai state democratiche. Non sto parlando dei pregiudizi popolari, ma dell’opinione informata di studiosi di alto livello. Interi gruppi di esperti pensavano onestamente che ci fosse qualcosa nelle società tedesche, giapponesi, slave, o addirittura nel cristianesimo, che fosse radicalmente ostile alla democrazia e ai valori democratici.”

Secondo le parole del grande storico del quattordicesimo secolo Ibn Khaldun: “nelle comunità musulmane la guerra santa è un dovere sacro, data la natura universale della missione musulmana e dell obbligo alla conversione volontaria o forzata di tutta l’umanità.” Secondo Ibn Khaldun, nell’Islam la persona al comando della struttura religiosa deve occuparsi delle “politiche di potere”, dato che l’Islam ha l’obbligo di guadagnare il potere sulle altre nazioni (Muqaddimah[16], trans. Rosenthal, p. 183). Secondo Robert Spencer “queste non sono parole di tolleranza e di democrazia. Queste parole sono ancora vive nel mondo musulmano.”

Ibn Khaldun diceva riguardo ai cristiani: “Pensiamo di non dovere sporcare le pagide di questo libro [Muqaddimah] con discussioni riguardo alle miscredenze [cristiane]. In generale, esse sono conosciute. Tutto riguardo a loro è miscredenza. Ciò è stabilito nel nobile Corano. Discutere o confutare queste cose non è per noi. E’ loro destino scegliere tra la conversione all’Islam, il pagamento della tassa, o la morte.”

Secondo il Dr. Andrew Bostom nel libro The Legacy of Jihad (pagina 29), “Nella legge del governo islamico al-Mawardi (d. 1058), esamina le leggi relative alle terre e alle popolazioni infedeli sottomesse dalla Jihad. Questa è l’origine del sistema dei Dhimmi. La popolazione nativa infedele deve riconoscere la sovranità islamica sul territorio, sottomettersi alla legge islamica e accettare il pagamento della tassa. Al-Mawardi ricorda l’aspetto più significativo di questa visione della tassa sugli infedeli nella giurisprudenza islamica: la connessione tra essa e la Jihad. “Il nemico presenta un pagamento in cambio della pace e della riconciliazione.” Al-Mawardi distingue due casi: il primo è quando il pagamento è immediato e viene considerato come bottino di guerra, cosa che non previene la dichiarazione di un’altra Jihad nel futuro. Il secondo è il pagamento annuale e costituisce un tributo continuo che garantisce la sicurezza del pagante. La riconciliazione e la sicurezza valgono solo fino a che il pagamento viene continuato. Al cessare del pagamento, la Jihad ricomincia.

Ci sono anche altre limitazioni per i Dhimmi. Nel 2005[17] è stato rilasciato il permesso di costruzione per la prima chiesa cristiana nel Qatar dal settimo secolo. La chiesa è stata fondata su un terreno donato dall’emiro riformista, e non avrà una croce o un campanile, nel rispetto delle leggi islamiche che proibiscono l’esposizione della Croce da parte dei cristiani. Clive Handford, il vescovo anglicano del Golfo annuncia da Nicosia (Cipro) che “Siamo gli ospiti di un paese musulmano e dobbiamo essere rispettosi dei padroni di casa. Ma una volta che si entri nel centro, sarà inequivocabile che si tratti di un centro cristiano.” Il cristianesimo è stato spazzato via dagli stati del Golfo nei secoli successivi alla conquista islamica.

Persino in Malesia[18], un paese a maggioranza musulmana definito “moderato e tollerante”, centinaia di fedeli indù sono stati costretti ad assistere terrorizzati mentre operai musulmani hanno sfondato il soffitto del loro templio e hanno fatto a pezzi le statue delle divinità portate dagli immigranti indiani. “Siamo poveri, il nostro unico conforto era il nostro templio e ci hanno tolto anche quello.”, dichiara Kanagamah parlando in Tamil, la lingua parlata dai malesi di origine indiana e fede induista.

Le demolizioni sono indiscriminate, illegali e contro tutte le garanzie costituzionali di libertà di religione”, dichiara l’attivista per i diritti umani P. Uthayakumar. I templi e le altre strutture demolite erano abusive, ma le autorità hanno reso impossibile avere i permessi di costruzione per nuove strutture. Una comunità cattolica ha dovuto aspettare trent’anni prima di avere il permesso di costruire una chiesa. Cosa ci dice ciò riguardo alla libertà di culto? In verità, le autorità musulmane continuano a ragionare secondo le vecchie logiche Dhimmi, in base alle quali i non musulmani non possono costruire nuovi edifici di culto o riparare quelli esistenti.

Secondo Sita Ram Goel[18], l’Imam Hanifa “ha raccomandato che gli indù, anche se idolatri, vengano accettati come gente del libro e trattati alla stregua di ebrei, cristiani e zoroastriani sotto la legge dei Dhimmi. Ciò ha rappresentato un miglioramento per gli induisti, che hanno potuto salvarsi la vita e parte delle loro proprietà, anche se non l’onore e i luoghi di culto. Come Dhimmi, gli induisti potevano sopravvivere accettando il pagamento della tassa e condizioni di cittadini di seconda classe. Gli altri tre grandi Imam islamici, Malik, Shafi e Hanbal, fondatori delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, offrivano solo la scelta tra la conversione e la morte.”

Alcuni apologeti occidentali insistono nel dire che nel subcontinente indiano le ostilità sono reciproche. In questo caso, come mai i non musulmani in Pakistan sono stati spazzati via? Come mai i pochi cristiani e induisti rimasti soffrono abusi e oppressioni continue? La popolazione del Bangladesh[19] aveva circa un trenta per cento di non musulmani fino a pochi decenni fa. Oggi la percentuale è attorno al dieci per cento. Aggiungete il fatto che la forte natalità delle famiglie musulmane in India ha fatto si che il numero dei musulmani aumentasse. Secondo voi queste statistiche indicano “ostilità reciproche” o semplice persecuzione degli infedeli?

Nella provincia pakistana del Sindh i musulmani hanno l’abitudine di rapire ragazze di fede induista[20] e costringerle alla conversione. Le comunità induiste si sono ridotte a fare sposare prestissimo le loro figlie, oppure a farle emigrare in India, Canada o altrove.

“Avete mai sentito di una ragazza musulmana costretta a convertirsi all’induismo?[21] I musulmani stanno vincendo tramite l’intimidazione, stanno abbattendo una cultura terrorizzandola. I rapimenti delle ragazze costringono le comunità a scappare o a sottomettersi ai musulmani.”, dichiara l’attivista per i diritti umani Hina Jillani. In Pakistan gli induisti e i cristiani sono discriminati e costretti ad accontentarsi di lavori di basso livello e a non aspirare ad altro. Il complesso di superiorità dei musulmani è molto radicato: nel suo libro Milestones[22], l’egiziano Egyptian Sayyid Qutb scrive che “il cuore del credente deve essere sempre in uno stato trionfale”, anche di fronte alle avversità. “Significa sentirsi superiori agli altri anche quando si è in pochi, poveri e deboli, non solo quando si è in tanti, ricchi e potenti.”

“Quando il credente osserva gli insegnamenti dell’uomo antico e moderno e li paragona al suo sistema, gli appaiono come il brancolare dei ciechi o i giochi dei bambini al confronto con la perfeszione della legge islamica. Quando osserva con compassione gli errori e le sconsideratezze del resto dell’umanità, prova senso di trionfo verso i loro errori. Le condizioni cambiano, i musulmani perdono il loro potere e vengono conquistati, ma non perdono la consapevolezza di essere superiori. Se il credente rimane tale, guarda il suo conquistatore dall’alto in basso, sicuro del fatto che la sua condizione è temporanea e che la fede è come un’ondata inevitabile”

Oltre all’idea di supremazia musulmana, esiste anche un’idea di supremazia araba. Secondo Qutb[23], “Cosa sarebbero gli arabi senza l’Islam? Che ideologia potrebbero dare all’umanità se abbandonassero l’Islam? L’unica ideologia creata dagli arabi è la fede islamica, che li ha elevati al rango di signori dell’umanità. Se abbandonassero l’Islam non avrebbero più alcun valore nella storia. Ovviamente ci sono quelli che direbbero che Sayyid Qutb è “solo un estremista,” dato che le sue opere come Milestones o In the Shade of the Qur’an[24] hanno ispirato tantissimi jihadisti fin dalla sua esecuzione capitale per mano del regime di di Gamal Abdel Nasser nel 1966. Le idee di Qutb’s riguardo alla supremazia musulmana sono una delle basi dell’Islam.

Secondo Hugh Fitzgerald[25], “nell’Islam, una religione che afferma di essere universale e di trattare tutti i musulmani in maniera uguale, c’è un posto speciale per gli arabi.” Il Corano è scritto in arabo ed “è stato rivelato agli arabi, il popolo eletto. Il migliore degli uomini, Muhammad, era un arabo così come i suoi compagni. In teoria il Corano non andrebbe letto se non in Arabo (la versione originale dell’Arabo, non l’Arabo moderno o semplificato.) La recitazione coranica avviene in Arabo. Gli studenti in Indonesia o in Pakistan imparano a memoria versetti in Arabo, lingua che non conoscono o che conoscono male. Eppure, c’è gente che si fa guidare nella vita da un arabo del settimo secolo. (…) In Arabia Saudita vige la separazione: le cose sono separate tra “per musulmani” e “per non musulmani”, ma le cose per musulmani sono separate tra “per arabi” (prima classe) e “per non arabi (seconda classe). Ciò è evidente per tutti i musulmani non arabi che vivono in Arabia Saudita.”

Questo razzismo arabo è un’arma contro l’Islam che molti infedeli non conoscono: “Mostrare ai musulmani che l’Islam è solo un’invenzione araba volta a distruggere le altre civiltà è un modo per indebolirlo. Questo è particolarmente efficace verso i molti iraniani che non ne possono più della Repubblica Islamica, ossia quasi tutti.” In Marocco, gli attivisti si lamentano della poca influenza berbera[26] sulla politica e sull’economia: “Non siamo arabi, dateci la nostra vera storia”, cantavano centinaia di berberi marocchini durante le marce del primo maggio. I loro slogan erano scritti in lingua Tamazight con l’alfabeto berbero Tifinagh. I Berberi sono gli abitanti originari del Nord Africa, da prima dell’invasione araba del settimo secolo. La costituzione marocchina dice che il paese è arabo e che la religione è l’Islam. Non si conosce la percentuale di berberi, ma fonti indipendenti dicono che siano la maggioranza assoluta. Si stima che ci siano circa venticinque milioni di berberi in tutto il mondo, concentrati in Algeria, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria e Tunisia.

Le idee razziste dell’Islam stanno già venendo esportate in Europa. Nel 2005, a Copehagen, due uomini sono stati uccisi durante una rissa tra immigranti di seconda generazione. Secondo l’imam Abu Laban[27] (poi ritenuto responsabile per avere scatenato le violenze dei fanatici durante il caso delle vignette su Muhammad del giornale danese Jyllands-Posten) la sete di vendetta potrà essere spenta solo tramite il pagamento di 200,000 corone da parte della famiglia dell’assassino, un risarcimento paragonabile a quello stabilito da Muhammad nel Corano. L’idea di “legge del taglione” viene descritta nel versetto 2.178 del Corano: O voi che credete, in materia di omicidio vi è stata prescritta la legge del taglione: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo: questa è una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene, chi di voi, dopo di ciò, trasgredisce la legge, avrà un doloroso castigo.

Politiken, un giornale di sinistra multiculturalista danese, ha provato a scrivere che si dovrebbe considerare l’applicazione della legge del taglione. Per fortuna, l’opinione pubblica è stata contraria alla proposta. Ci sono almeno due problemi riguardo a questa forma di “giustizia” islamica. Il primo è che è un sistema in cui la giustizia si amministra tra famiglie, clan e tribù, non un sistema in cui la legge è regolata dall’autorità. Il secondo è che coinvolge i clan e le famiglie anche in faccende che riguardano i singoli individui. Avevamo un sistema di vendette tribali in Europa tempo fa, ma ce lo siamo lasciati indietro e i musulmani dovrebbero fare lo stesso. Il problema si ha quando tale sistema tribale cerca di infiltrarsi nel sistema giuridico europeo e i cittadini si trovano costretti a seguire le leggi tribali per difendersi. Molti danesi non capiscono che la legge del taglione non è solo antica e collettivistica, ma è anche profondamente ingiusta. I maschi musulmani sono gli unici membri a pieno titolo della comunità musulmana. Tutti gli altri valgono meno, e le differenze tra i pagamenti della legge del taglione lo dimostrano. Un tribunale saudita ha dichiarato che il valore della vita di una donna vale quanto il valore della perdita della gamba di un uomo. Il tribunale ha ordinato a un saudita di pagare il prezzo per l’omicidio della moglie di un siriano e per la perdita di entrambe le sue gambe. Il pagamento è stato tredicimila dollari per la vita della moglie e lo stesso ammontare per la perdita delle gambe dell’uomo. Sotto la Shariah la vita di un ex musulmano non vale niente dato che si tratta di un traditore e di un apostata che può essere ucciso impunemente. Il 9 Aprile 1992 il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si elencavano i prezzi di sangue per l’omicidio in Arabia Saudita:

100,000 riyals per la morte di un uomo musulmano
50,000 riyals per la morte di una donna musulmana
50,000 riyals per la morte di un uomo cristiano
25,000 riyals per la morte di una donna cristiana
6,666 riyals per la morte di un uomo induista
3,333 riyals per la morte di una donna induista

In un libro di scuola media saudita[28], si dice che “Il prezzo di sangue per un infedele libero è la metà del prezzo per un musulmano, sia che appartenga a uno del popoli del Libro o no. (…) Il prezzo di sangue per una donna è metà di quello di un uomo della sua stessa religione.” Come dice Ali Sina [29], “Secondo questa gerarchia, la vita di un uomo musulmano vale quanto quella di 33 donne induiste. Tale gerarchia si basa sulla definizione islamica di diritti umani presa dal Corano e dalla Shariah. Come possiamo parlare di democrazia se nell’Islam non esiste il concetto di eguaglianza?” Secondo Ali Sina, il sistema di governo islamico è paragonabile a quello fascista:

Centralizzazione dell’autorità sotto un dittatore assoluto investito da un dio.
Controllo socioeconomico su tutti gli aspetti della vita dei soggetti, anche quelli di fede diversa.
Opposizione soppressa tramite terrore e censura.
Belligeranza verso i non credenti.
Separatismo religioso.
Disprezzo verso la ragione.
Imperialismo.
Oppressione.
Dittatura.

Secondo Sina, “L’Islam è politica e l’islam politico è fascismo.” A Toronto, in Canada, i musulmani hanno mostrato il loro complesso di superiorità presso la Ryerson University [30]. Il gruppo studentesco più grande del campus, la the Muslim Students’ Association, ha preso il controllo della sala multiconfessionale. Eric Da Silva, presidente della Catholic Student Association, ha dichiarato che il gruppo ha cercato di usare la sala per dire Messa, ma gli è stato detto che la sala è stata data in “gestione continuata” agli studenti musulmani. Secono Da Silva “Nessuno si arrischia a mettersi contro i musulmani.” Il gruppo cattolico ha trovato un altro spazio dove dire Messa e il conflitto è stato risolto. La sala multiconfessionale è divisa tra maschi e femmine ed è decorata in stile islamico in modo da accogliere solo musulmani. Un gruppo universitario di controllo sulle discriminazioni culturali e religiose ha esaminato il campus, ma si è occupato solo dell’islamofobia. Raymond Ibrahim[31], bibliotecario presso la biblioteca del Congresso, parla dei fondamentalisti musulmani dal Los Angeles Times:

“Durante i giorni precedenti la visita di Papa Benedetto XVI presso Hagia Sophia a Istanbul, i musulmani e i turchi hanno espresso rabbia, paura e ansietà. Secondo il giornale turco Vatan, il rischio era che Benedetto avrebbe potuto causare un’ondata di furia fanatica in tutto il mondo musulmano se avesse provato a riappropriarsi un un centro del mondo cristiano caduto in mano musulmana. Sembra che solo l’atto di farsi il segno della croce o compiere un atto di devozione cristiana nella basilica di Hagia Sophia sia un sacrilegio. Tale basilica, costruita nel sesto secolo, è stata la chiesa più grande e più importante di tutta la cristianità. Dopo secoli di attacchi da parte degli arabi Costantinopoli è stata saccheggiata dai turchi e rinominata Istanbul. Le croci di Hagia Sophia sono state abbattute, le icone vandalizzate.”

I turchi hanno avuto poco di che preoccuparsi. Il Papa si è comportato come un bravo dhimmi durante le sue visite in Turchia. Ibraim crede che “L’Occidente fa di tutto per confermare queste idee. Facendo autocritica, offrendo scuse e concedendo accordi, tutte cose che il mondo islamico deve ancora fare, l’Occidente conferma che l’Islam gode di uno stato di privilegio.” La mancanza di consapevolezza riguardo al complesso di superiorità islamico rende impossibile esportare la “democrazia” in paesi islamici come l’Iraq.

Nel settembre 2005, il patriarca caldeo di Baghdad[32] ha dichiarato alle autorità irachene il suo timore per la possibilità di abusi contro i non musulmani. L’articolo 2.1(a) della costituzione afferma che: “Nessuna legge può andare contro le regole indiscutibili dell’Islam.” Il patriarca ha affermato che: “Ciò rende possibile approvare leggi che siano ingiuste verso i non musulmani.” Glyn Ford, europarlamentare britannico, ha unito la sua voce a quella dell’editore del Tribune Mark Seddon e a quella di Andy Darmoo, segretario di Save the Assyrians, per dare l’allarme riguardo alle condizioni dei cristiani assiri[33]: “I cristiani assiri non possono votare alle elezioni, hanno avuto le loro terre occupate, le loro chiese bombardate e le loro famiglia assalite. Non è il momento per la comunità internazionale di mobilitarsi per i loro diritti e i diritti delle altre minoranze?”

Un gruppo di musulmani ha rapito un bambino mandeo di sette anni[34], appartenente a una setta gnostica irachena, lo ha annaffiato di petrolio e arso vivo. Mentre il bambino urlava tra le fiamme, i musulmani cantavano “Brucia, lurido infedele!” Molte donne medico, poliziotte, giornaliste e reporter sono state uccise, dichiara Rajaa al-Khuzai, presidentessa del Iraqi National Council of Women. Le donne sono bersagli facili, specialmente quelle di alto profilo come lei. L’oppressione delle donne e dei non musulmani è sancita dalla Shariah ed è un fatto comune.

Anche se i cristiani sono meno del 4% della popolazione, sono il gruppo di maggioranza tra i rifugiati arrivati ad Amman in Giordania durante i primi mesi del 2006. In Siria, il 44% dei rifugiati iracheni sono cristiani. Questi rifugiati scappano da omicidi, rapimenti e minacce di morte. Il vescovo cattolico di Baghdad, Andreos Abouna, ha dichiarato che metà dei cristiani iracheni sono scappati dal paese dal 2003 a ora. In vent’anni non ci saranno più cristiani[35]. “Gli americani e gli inglesi avrebbero potuto proteggerci mentre le nostre chiese venivano bombardate, sarebbe stato un atto storico, ma non lo hanno fatto. Se ci avessero dato aiuti economici avremmo potuto proteggere tutte le famiglie cristiane a Mosul.”

Il presidente americano George W. Bush[36] ha dichiarato che se gli iracheni avessero votato un governo islamico lui lo avrebbe accettato: “Ne sarei dispiaciuto, ma la democrazia è democrazia.” Davvero, Mr. Bush?

Questo ci riporta alla critica platonica della democrazia come una forma di governo della plebaglia. Senza un sistema di controlli e di tutele, tale definizione è corretta. Benjamin Franklin diceva che: “La democrazia è quando due lupi e un agnello votano per decidere chi deve essere mangiato. La libertà è quando l’agnello è armato e contesta il voto!” Questo è il motivo per cui lui e i padri fondatori volevano che gli USA fossero una repubblica costituzionale, non una democrazia diretta. Stranamente, gli USA volevano esportare in Iraq un modello ingenuo di democrazia, lo stesso che era stato rifiutato dai padri fondatori dato che non assicurava abbastanza diritti e protezioni a minoranze e individui. Inoltre, non avevano neanche tenuto conto dell’Islam, religione che perseguita minoranze e individui per principio.

I non musulmani e le donne irachene stanno pagando questo errore con le loro vite[37]

Nel 1970 il futuro presidente bosniaco Alija Izetbegovic[38] stendeva una dichiarazione islamica in cui si diceva che “in generale un musulmano non esiste come individuo. Se vuole vivere come musulmano, deve creare un ambiente, una comunità, un sistema. Deve cambiare il mondo o farsi assimilare. La storia non ricorda alcun movimento veramente islamico che non fosse anche un movimento politico.”

Franz Rosenthal, studioso americano di questioni islamiche, diceva che “un islamico deve subordinare la sua libertà alle credenze, alla moralità e alle tradizioni del gruppo a cui appartiene (…) L’islamico non si deve aspettare di poter fare alcuna scelta su come sarà governato. In generale, il governo non consente a nessun cittadino di partecipare e non gli concede alcuna libertà effettiva.”

L’apostata ex musulmano iraniano Ali Sina[39] afferma che “la spersonalizzazione è caratterizzata da una diminuzione della coscienza del sé e dell’individualità. Nell’Islam l’individuo viene negato e la sua vita è integrata nella Umma. La spersonalizzazione riduce le inibizioni e le regole di comportamento dell’individuo, e contribuisce ai comportamenti collettivi delle folle urlanti, delle bande di delinquenti e delle rivolte urbane.” Secondo Sina, “è ironico come la natura brutale, repressiva e completamente irrazionale dell’Islam sia ciò che gli ha consentito di sopravvivere così a lungo.

Come scrive lo scrittore F.A. Hayek nel suo The Road to Serfdom:

“La nostra generazione rischia di dimenticare che la moralità non è solo una necessità della condotta individuale, ma che può esistere solo in un ambiente nel quale l’individuo è libero di scegliere volontariamente di rinunciare a vantaggi personali per una regola morale. Non si può essere buoni o cattivi in un ambiente nel quale non si è liberi di scegliere se sacrificare i propri desideri in cambio di ciò che è giusto. Le nostre decisioni hanno valore morale solo quando siamo liberi di sacrificare i nostri interessi per provare le nostre convinzioni. Anche se ci sono buone intenzioni o un’organizzazione efficiente, non si può mantenere la moralità in un ambiente in cui non ci sono responsabilità e libertà personali.”

Secondo un rapporto della polizia inglese[40] ci sono dieci volte più casi di corruzione tra gli agenti di polizia di cultura musulmana che tra i loro colleghi non musulmani. Secondo il rapporto, i pakistani in Inghilterra vivono in una cultura in cui assistere economicamente la propria famiglia è considerato un dovere, e in cui è normale prestare grosse somme di denaro tra parenti e amici. La conclusione è stata l’assegnazione di addestramento speciale anti corruzione per gli agenti di origine pakistana.

In Pakistan e in molti altri paesi musulmani, pochi cittadini pagano le tasse. Secondo la loro filosofia, che non da alcun valore all’individuo, il clan è tutto e lo stato è il nemico. Questa mentalità è alla base del comportamento degli immigranti da quei paesi, e porta nei paesi non musulmani la corruzione e la violenza tribale associata al mondo musulmano. Ali Sina[41] scrive che: “Abu Hamid Al-Ghazali, (1058 – 1111 CE) è probabilmente il più grande tra gli studiosi islamici. Nel suo libro ‘L’incoerenza dei filosofi’, attacca violentemente Aristotele, Platone, Socrate e gli altri pensatori greci definendoli come miscreditenti e corruttori della fede islamica. Per lui, Avicenna, il grande filosofo e fisico persiano dell’undicesimo secolo, era un razionalista che prendeva spunto dagli antichi greci. Ghazali ricordava l’incompatibilità tra fede e ragione, e l’impossibilità del sottomettere la fede alla ragione. Ghazali lodava la fede senza pensiero e la stupidità eletta a sistema di pensiero.”

I razionalisti islamici come i Mutazili ponevano la ragione al di sopra della rivelazione, ma la loro scuola è stata attaccata e distrutta dai fondamentalisti islamici del gruppo Ashariyya, a cui appartenevano i poeti al-Ghazali e Rumi. Rumi prendeva in giro i razionalisti e dichiarava nei suoi versi che il razionalista ha le gambe di legno.”

Secondo Sina[42] le “ basi della democrazia sono libertà di pensiero, libertà di parola, rispetto per le minoranze e separazione tra stato e religione.” L’occidente deve sostenere la libertà di parola e di pensiero sia sul proprio territorio che all’estero. “La gente deve avere la possibilità di criticare le idee della maggioranza senza temere per la propria vita. Non ci può essere democrazia senza libertà di espressione o senza opposizione. Prima di portare la democrazia nei paesi islamici bisogna proteggere quella che abbiamo a casa.”

Secondo Ibn Warraq, un altro apostata ex islamico[43], “L’islam è una ideologia totalitaria che vuole controllare la vita religiosa, politica e sociale di tutta l’umanità. Le vite degli islamici sono completamente controllate, e le vite dei non islamici controllate a tal punto da rendergli impossibile interferire con l’Islam. Non accetto alcuna distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico o terrorismo islamico. Data la natura totalitaria della legge islamica, l’Islam non da alcun valore all’individuo, che si deve sacrificare per il bene della comunità islamica. L’Islam è una ideologia collettivista.”

Molti ex musulmani come Ali Sina e Ibn Warraq scrivono sotto falso nome perchè l’Islam è una religione talmente ostile all’individualismo e alla libertà di parola, che il crimine peggiore per un musulmano è quello di cambiare religione e criticare l’Islam. Lasciare l’Islam è un atto punito con la pena capitale. Lo scrittore Ibn Warraq scrive nella sua antologia Leaving Islam – Apostates Speak Out[44](p. 31):

L’apostasia è un tradimento ideologico, che viene dall’ostilità e dall’ipocrisia. Il destino di una persona nata con un handicap è diverso da quello di uno che ha dovuto subire un’amputazione per via di una malattia. L’apostasia di un musulmano nato in una famiglia musulmana è una malattia pericolosa, contagiosa e incurabile per il corpo della comunità (umma), che minaccia la salute delle persone. Gli apostati sono come degli arti infetti che devono essere amputati.”

La pena di morte per gli apostati è confermata dai testi islamici, Hadith e Corano. Il versetto 4:89 dice che:

Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati,

Il commento al Corano di Kathir (1373) di questo versetto conferma la pratica dell’uccidere gli apostati, dato che sono miscredenti che hanno manifestato la loro miscredenza e meritano la morte. Le hadith accettano la pena di morte senza problemi. Ad esempio, nella raccolta delle hadith di Bukhari, Mohammed afferma “uccidete chi cambi la sua religione.” Secondo il Dr. Andrew G. Bostom, tutte e quattro le scuole di giurisprudenza Sunnita[45] (Maliki, Hanbali, Hanafi, e Shafi’i), sono d’accordo con i giuristi Sciiti nel dire che gli apostati vanno messi a morte. Il filosofo aristotelico e giurista malikita Averroè dava la sua opinione legale riguardo al trattamento da riservare agli apostati (vol. 2, p. 552):

“Un apostata deve essere giustiziato immediatamente, dato che il Profeta ordinava di uccidere chi cambiava la sua religione. Prima dell’esecuzione si deve chiedere all’apostata se intende pentirsi.”

Questa opinione non è limitata alla giurisprudenza medievale. Il manuale di legge islamica del 1991 Umdat al-Salik, approvato dalla Islamic Research Academy di Al-Azhar, il centro culturale più importante del mondo sunnita, afferma che:

Lasciare l’Islam è la forma di miscredenza più brutta e la peggiore. Se una persona adulta e sana di mente lascia volontariamente l’Islam, deve essere uccisa. In questo caso è obbligatorio chiedergli se vuole pentirsi e ritornare nell’Islam. Se accetta, dovrà essere risparmiato. Se si rifiuta, deve essere ucciso immediatamente.”

Ne 2003, la scrittrice egiziana Dr. Nawal Al-Sa’dawi[46], nota per il suo nazionalismo arabo e per le sue idee femministe, ha chiesto la revoca dell’articolo della Costituzione egiziana che dichiara l’Islam come religione di stato, dato che “abbiamo i cristiani copti tra noi. La religione è una faccenda tra uomo e Dio, quindi nessuno ha il diritto di imporre la sua fede, il suo Dio e i suoi rituali su altri.” Secondo lei, la cosa più importante è la lotta politica e militare contro gli USA e contro Israele.[47]

Ci sono state varie reazioni contro i commenti della Sa’dawi, ma il capo del fronte dei chierici di Al-Azhar, il Dr. Abd Al-Mun’im Al-Berri, ha dichiarato che “lei deve avere tre giorni per pentirsi di quello che ha detto. Se continuerà con le sue idee, dovrà essere punita secondo le regole della Shariah per chi abbandona l’Islam. Il regnante, ossia il capo di stato, dovrà eseguire la sentenza.” Lo sceicco Mustafa Al-Azhari ha spiegato che “la punizione per chiunque combatta contro Allah e il suo Profeta è la morte, la crocefissione, l’amputazione di due arti opposti o l’esilio” Daveed Gartenstein-Ross[48] afferma che “anche se i processi ufficiali contro gli apostati sono abbastanza rari – sicuramente perchè molti mantengono il silenzio sulla loro decisione – l’apostasia viene punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen. L’apostasia è illegale anche in Giordania, Kuwait, Malesia, nelle Maldive, in Oman e in Qatar. (…) Gli apostati sono minacciati non solo dallo stato, ma anche da privati cittadini che decidono di farsi giustizia da soli. Ad esempio, nel 2003 in Bangladesh un evangelista cristiano di origine musulmana è stato accoltellato a morte mentre tornava a casa dopo aver partecipato alla visione di un film sul Vangelo di Luca. Un altro apostata del Bangladesh ha dichiarato al Newswire americano che se un musulmano si converte al cristianesimo non può vivere qui. I fondamentalisti sono sempre più forti.”

Nel 2004 il principe Carlo di Inghilterra[49] ha cercato di tenere un incontro tra leader cristiani e musulmani per fermare le condanne capitali verso gli apostati. Il gruppo musulmano ha intimato al principe e ai leader cristiani di non parlare pubblicamente della proposta. Un membro del gruppo cristiano si è detto molto insoddisfatto dei risultati. Patrick Sookhdeo, direttore internazionale del Fondo Barnabas che si occupa di proteggere i cristiani oggetto di persecuzioni nel mondo, ha chiesto al principe e ai leader delle comunità musulmane inglesi di condannare apertamente la legge sull’apostasia, chiedendone l’abolizione. Secondo Sookhdeo, “l’importanza morale della libertà di scelta individuale è una delle basi della società secolare. Nell’Islam tale scelta non è possibile. Non si può decidere quali aspetti della religione accettare e quali no, dato che sono tutti ordine divino. Allah ha dato gli ordini, e l’uomo deve ubbidire.”

Anthony Browne[50] ha scritto un articolo sul London Times riguardo a Mr Hussein, un infermiere di 39 anni di Bradford che ha rischiato non solo l’ostilità della famiglia e della comunità, ma anche il rapimento e l’omicidio per avere lasciato l’Islam. Mr. Hussein ha dichiarato che: “E’ orribile. Questa è l’Inghilterra, dove sono nato e cresciuto. Non mi sarei mai aspettato che un cristiano potesse soffrire in tale modo.” La polizia non ha effettuato arresti, ma ha suggerito a Mr. Hussein di lasciare la città. Si stima che almeno il quindici per cento dei musulmani in Occidente abbia perso la fede.

Anwar Sheikh, ex insegnante in una moschea in Pakistan, è diventato un ateo dopo essersi trasferito in UK. Sheikh si è trasferito a Cardiff, in una casa piena di allarmi anti intrusione dopo avere ricevuto minacce per avere criticato l’Islam in una serie di libri. “Ho ricevuto 18 fatwa. Mi hanno chiamato al telefono, non si arrischiano a mettere niente per iscritto. Ho ricevuto l’ultima chiamata due settimane fa. Mi hanno detto di pentirmi o di prepararmi ad essere impiccato”, dichiara Hussein, “Credo in quello che ho scritto e non me lo rimangerò. Ne soffrirò le conseguenze. Se questo è il prezzo, lo pagherò.” Anwar Sheikh è morto di morte naturale nella sua casa in Galles, nel Novembre del 2006.

Aluma Dankowitz[51], direttore del Middle East Media Research Institute (MEMRI) Reform Project, descrive le accuse rivolte agli intellettuali, agli artisti e agli scrittori musulmani di “miscredenza”, detta “takfir”. Tale accusa è frequente nel mondo islamico, e viene punita con la morte come veniva fatto nel periodo seguente alla morte di Mohammed, quando il suo successore Abu Bakr combatteva le guerre contro le tribù che avevano abbandonato l’Islam. Lo Sceicco Yousef Al-Qaradhawi, uno dei chierici più importanti del mondo sunnita, descrive la differenza tra i due tipi di apostasia: “La ridda è l’apostasia di chi lascia l’Islam ma non è interessato a parlarne con altri. Tale tipo di apostasia è punito con l’inferno dopo la morte. L’altro tipo di apostasia [ridda] è l’apostasia di chi chiama gli altri a lasciare l’Islam, creando un gruppo di persone che non segue il percorso della società islamica. Questi individui mettono tutta la società in pericolo e sono come gli apostati [murtaddoon] che hanno combattuto contro il primo Califfo e i compagni del Profeta.”

In altre parole, chi lascia pubblicamente l’Islam costituisce una minaccia per il morale della comunità islamica, come un soldato che diserta da un esercito, e quindi deve essere punito prima che avvenga una diserzione di massa. Al-Qaradhawi conferma la necessità di trattare i musulmani che lasciano l’Islam secondo la tradizione: “la società musulmana deve combattere contro la ridda in ogni sua forma se vuole mantenere la sua esistenza. I saggi musulmani concordano nel dire che la punizione per il murtadd [apostata] è la morte.”

Nei paesi islamici c’è un’enorme pressione sociale contro l’espressione di dubbi riguardo alla religione islamica. Razi Azmi[52], uno dei giornalisti più esperti del Daily Times Online pakistano, ha menzionato questo problema:

“Immaginiamoci un musulmano in un paese musulmano che si converta al cristianesimo o, che il cielo non voglia, all’induismo o al buddismo. E’ una cosa inimmaginabile. I chierici delle varie scuole islamiche concordano nel dire che un apostata deve essere messo a morte, l’unica discussione è se la condanna deve avvenire immediatamente o dopo aver dato una possibilità di pentimento. La punizione è così dura e la pressione sociale e familiare è così forte, che è impensabile che un musulmano possa esprimere un dubbio sulla propria religione, figuriamoci convertirsi a un’altra o praticare l’ateismo o l’agnosticismo.”

L’ostilità islamica verso la libertà di parola non è rivolta solo ai musulmani, ma anche verso tutti quelli che osino criticare minimamente l’Islam. I musulmani hanno già iniziato a boicottare la libertà di parola nelle nazioni occidentali attraverso l’uso di battaglie legali o di intimidazione fisica. Il giorno 2 Novembre 2004 Mohammed Bouyeri[53], un musulmano di Amsterdam di origine marocchina, ha assassinato il regista olandese Theo van Gogh perchè aveva diretto un film di critica verso l’Islam insieme all’apostata ex musulmano Ayaan Hirsi Ali. Bouyeri ha sparato a van Gogh mentre andava al lavoro, lo ha inseguito, gli ha tagliato la gola e lo ha trafitto con due coltelli, di cui uno con una lettera di cinque pagine. Stingendo il Corano al petto, Bouyeri ha dichiarato ai giudici di averlo fatto per la sua fede, dato che van Gogh aveva insultato l’Islam.

L’orientalista Hans Jansen[54] dell’università di Leiden ha scritto un’analisi della lettera[55] di Bouyeri, in cui diceva che “il parlamentare Ayaan Hirsi Ali, così come tutti gli altri parlamentari, non ha voglia di morire per difendere il suo seggio al Parlamento. I musulmani come Bouyeri, invece, sono felici di dare la loro vita per quella che credono essere la giusta causa. Ciò è un vantaggio strategico dell’Islam contro i suoi oppositori. Quelli che non credono nel martirio non hanno alcuna voglia di diventare martiri, cosa che influisce nel conflitto tra Islam e non musulmani.”

Uno studio del 2006[56] ha rivelato che il quaranta per cento dei giovani marocchini nei Paesi Bassi rifiuta i valori occidentali e la democrazia. Il sei o sette per cento è pronto a usare la forza per difendere l’Islam. La maggioranza di loro si oppone alla libertà di parola per le affermazioni offensive, particolarmente le critiche verso l’Islam. Si suppone che i musulmani degli altri paesi abbiano idee simili.

Questo tipo di intimidazioni ha dato i suoi frutti. Nel novembre 2006, l’editore Scholastic Australia ha deciso di smettere di pubblicare il suo libro Army of the Pure[57] dopo che le librerie hanno smesso di venderlo dato che il “cattivo” della storia era un terrorista islamico, due personaggi erano di origine araba e la trama parlava di un gruppo di terroristi islamici. Questa decisione è ancora più strana se paragonata alla scelta di pubblicare The unknown terrorist di Richard Flanagan e Underground di Andrew McGahan in cui i terroristi erano rappresentati come vittime di malvagità da parte dell’occidente. The Unknown Terrorist descrive Gesù come il primo attentatore suicida della storia. In Underground, i musulmani vengono massacrati o deportati nei ghetti mentre l’Australia viene devastata dalla guerra al terrorismo.

Il poeta siriano Ali Ahmad Sa’id, noto con lo pseudonimo di Adonis[58], scriveva che “se gli arabi sono così inetti da non riuscire a essere democratici da soli, allora non lo saranno mai tramite gli interventi degli altri. Se vogliamo essere democratici, dobbiamo diventarlo per conto nostro.” Secondo Adonis, la struttura stessa della società araba è basata sulla schiavitù e non sulla libertà: “Alcuni hanno paura della libertà. Quando sei libero, devi affrontare la realtà, il mondo intero. Devi risolvere tutti i problemi da solo. Invece, gli schiavi possono stare tranquilli e non doversi gestire i problemi. Così come Allah risolve tutti i nostri problemi, così tutti i nostri problemi sono gestiti dal dittatore.”

Ciò è vero, ma questa paura della libertà non è prerogativa dei musulmani. Nel suo libro The True Believer, il filosofo Eric Hoffer scrive:

La libertà causa quanti problemi quanto ne risolva. La libertà di scelta piazza tutta la colpa dei nostri fallimenti sulle nostre spalle. Dato che con la libertà si possono fare tanti tentativi, si possono anche ricevere fallimenti e frustrazioni. (…) Ci uniamo a un movimento per sfuggire alle responsabilità individuali oppure, come dicevano i giovani nazisti, per essere liberi dalla libertà. I gerarchi nazisti si sono dichiarati non colpevoli dei crimini che hanno commesso, e non lo hanno fatto per ipocrisia. Loro stessi si sentivano indignati quando si provava a fargli assumere la responsabilità degli ordini che seguivano. Loro si erano uniti al partito nazista proprio per essere liberi dalle responsabilità.”

Secondo Adonis, “Perdonatemi se lo dico, ma il musulmano di oggi con la sua interpretazione dei testi religiosi è il primo a distruggere l’Islam, mentre quelli che criticano l’Islam, per quanto li si chiami infedeli o miscredenti, sono quelli che percepiscono nell’Islam la vitalità che potrebbe adattarlo alla vita. Questi infedeli servono l’Islam meglio dei credenti.”

Non sono sicuro se sono d’accordo. Anche se forse la paura della libertà è un tratto comune, sembra più frequente nelle società islamiche. Forse questa mentalità da schiavo di cui parla Mr. Adonis è causata proprio dall’Islam?

Ibn Arabi (d. 1240), il “più grande tra i maestri Sufi,” chiamava hurriyya [libertà] “la schiavitù perfetta verso Allah”. Il sito islamico Islam Q & A[59] definisce la nozione di schiavitù nell’Islam:

Lo al-’aabid, è uno che ubbidisce ad Allah e ne segue gli ordini. Tale termine si usa solo per i credenti, perché il credente è il vero schiavo di Allah e si sottomette solo a Lui e Lo riconosce dai Suoi Nomi e dai Suoi Attributi, e non associa niente a Lui. Essere schiavi di Allah è un onore, non un’umiliazione. Chiediamo ad Allah di prenderci tra i Suoi schiavi.”

Se i musulmani sono gli “schiavi di Allah”, allora per loro gli apostati sono schiavi fuggitivi da rintracciare e punire, come veniva fatto per gli schiavi fuggitivi del passato. Il Dr. Younus Shaikh[60], razionalista pakistano e fondatore dell’organizzazione dei razionalisti del Pakistan, è stato condannato per blasfemia, un crimine che in Pakistan viene punito con la pena capitale. Tale accusa deriva dal fatto che ha affermato che Muhammad non è diventato musulmano fino ai quarant’anni, nel 610. I suoi genitori, invece, non sarebbero stati mai musulmani dato che sono morti prima che l’Islam nascesse. Grazie alle pressioni internazionali la condanna è stata revocata e adesso Shaikh vive in esilio in Svizzera.

Secondo il Dr. Shaikh, “L’Islam è un crimine organizzato contro l’umanità!” Queste potrebbero essere parole brusche, ma ha tutto il diritto di dirle. Come dice Mr. Adonis, “Non ci può essere una cultura vivente se non è possibile criticarne le basi, ossia la religione.” Ciò significa che i musulmani devono imparare ad accettare le critiche alla loro religione prima di poter avere una società libera. La libertà di parola è la più importante di tutte, ed è necessaria per una società democratica. Il mondo islamico non conoscerà mai la libertà fino a che i musulmani non potranno criticare apertamente la religione o lasciarla senza timore per le proprie vite. Questa libertà deve essere valida non solo in posti come la Svizzera o gli USA, ma anche in Pakistan, Iran o Arabia Saudita. Tale idea rimane ancora un’illusione all’orizzonte. Molti musulmani cercano di inventarsi un’interpretazione distorta dei concetti islamici nel tentativo di renderli compatibili con la democrazia. Tale interpretazione non ha niente a che vedere con la versione originale del Corano o delle Hadith.

Muhammad Al-Mukhtar Ash-Shinqiti[61], direttore del centro islamico del Texas, afferma che: “Un altro dei valori importanti è il sistema di controlli con cui i poteri sono distribuiti e separati in modo che ognuno sia indipendente e possa tenere gli altri sotto controllo. Nella terminologia coranica, ciò si chiama al-mudafa’ah, un concetto islamico molto importante dato che protegge la società dalla corruzione. L’onnipotente Allah dice Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature. (Corano, 2:251)”

Questa idea del porre gruppi di persone in opposizione non ha niente a che fare con l’idea occidentale di una serie di leggi e regole scritte in una Costituzione. Con “corrotta” in questo caso si intende dire “inquinata da influenze non islamiche”, non “soggetta ad abusi di potere”.

Un altro di questi concetti è lo shura, traducibile come “consultazione”, e si trova nel versetto 42:38, “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…” e nel versetto 3:159 “… Consultati con loro sugli ordini da impartire …” Secondo Ja’far Sheikh Idris[62], professore di studi islamici a Washington, “in generale, la democrazia è la stessa cosa dello Shura.”

In realtà, lo shura non è mai stato formalizzato. Anche i dittatori più autoritari e brutali, come Stalin o Mao, si “consultavano” con alcuni di tanto in tanto. Anche Genghis Khan si “consultava” con qualcuno mentre massacrava mezza Asia. Il fatto di “consultarsi” di per sé è senza senso. La “consultazione” è solo retorica, se non ci sono regole formali che costringono il dirigente a tenere conto del bene del popolo e sanzioni che lo colpiscano se non lo faccia.

I Sunniti parlano dei quattro califfi ortodossi, Abu Bakr, Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib, tutti quanti ex amici personali di Muhammad. Il loro regno terminò con l’assassinio di Ali nel 661. A questo punto il Califfato passa da Medina alla dinastia Umayyid a Damasco. Nel 750 la dinastia Abbasid a Baghdad prende il Califfato, dove rimarrà fino al saccheggio di Baghdad da parte dei Mongoli. Formalmente, il califfato resterà vivo per secoli, anche se i califfi non avevano alcun potere vero e proprio. Nel 1924 il leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk lo abolirà formalmente.

In un saggio pubblicato sul giornale The Guardian[63], Osama Saeed, portavoce della Muslim Association of Britain proponeva la restorazione del califfato, affermando che tale istituzione sarebbe perfettamente compatibile con le istituzioni democratiche:

“Per ora la visione di un nuovo califfato riconosciuto dai musulmani di tutto il mondo sembra un’utopia. Persino l’idea di instaurare un’area di libera circolazione di merci e personale attraverso gli stati islamici sembra troppo estremista. Però è un’utopia che ci serve, e che dovrebbe essere sostenuta dal supporto americano e britannico, se vogliono veramente aiutarci nello sviluppo del mondo musulmano. La rinascita di una civiltà musulmana sarebbe un miglioramento per tutto il mondo.

Irfan Husain[64] ha criticato il saggio di Saeed nel giornale pakistano Dawn. Secondo lui ci sono delle grosse omissioni:

“Intanto, chi deciderebbe qual’è il candidato più adatto? Un indonesiano ha poco in comune con un turco, a parte la fede. In verità, la religione è solo uno degli aspetti dell’identità di una persona. Esistono altri fattori altrettanto importanti, come la lingua, il gruppo etnico, le condizioni socioeconomiche e tante altre cose. Non ha senso dare per scontato che solo perchè uno è un musulmano dovrebbe ubbidire a una persona dall’altra parte del mondo solo perché si fa chiamare Califfo. Forse ci si dimentica di quanto fosse tenue l’autorità di molti dei Califfi.”

The Christian Science Monitor[65] ha intervistato un gruppo di seguaci di Hizb ut-Tahrir, il partito della liberazione in Giordania. Secondo loro, un singolo stato islamico che vada dall’Indonesia al Marocco porterebbe la prosperità ai musulmani e gli permetterebbe di conquistare l’occidente. “L’Islam obbliga i musulmani a raggiungere posizioni di potere in modo che possano intimidire, non dico terrorizzare, i nemici dell’Islam”, dichiara Abu Mohammed, un attivista di Hizb ut-Tahrir. “Se dopo le discussioni e le negoziazioni continuano a rifiutarsi, la nostra ultima risorsa sarà una Jihad per la diffusione dello spirito islamico e del dominio islamico”, continua sorridendo. “Questo è nell’interesse di tutte le genti, per liberarle dall’oscurità e portarle verso la luce.”

Durante una conferenza in Australia del gennaio 2007, Ashraf Doureihi[66], ha sottolineato l’importanza della fondazione di uno stato islamico:

“E’ importante che ci si muova in tutto il mondo musulmano per arrivare a questo cambiamento, anche se ciò richieda una rivolta urbana o un colpo di stato militare.” Secondo Wasim Durie, portavoce di Hizb ut-Tahrir la conferenza era rivolta alla discussione di metodi per la creazione di un’entità sovranazionale islamica. “Quello di cui stiamo discutendo oggi non è solo il destino del mondo islamico, ma di tutta l’umanità.” Il governo australiano si è rifiutato di rendere illegale il gruppo, nonostante esso incitasse varie volte alla guerra civile [67].

E’ facile dire che si tratta solo di estremisti, ma come dice Robert Spencer[68], anche se questi estremisti non hanno alcuna possibilità di fondare un califfato non vuol dire che non siano pericolosi:

“Il fatto che l’URSS non avesse alcuna possibilità di diffondere il comunismo in tutto il mono non vuol dire che non fosse pericolosa. Queste persone così istruite non hanno capito che Al-Qaeda e gli altri gruppi sono in grado di causare problemi enormi e gravissimi nel loro tentativo di fondare un califfato mondiale. Il fatto che non abbiano alcuna possibilità di successo non vuol dire che non possano causare danni.”

Lo scrittore Abid Ullah Jan ha scritto un libro chiamato The End of Democracy, molto popolare nel mondo islamico. Jan cita al-Mawardi, un giurista islamico dell’undicesimo secolo che descriveva i doveri del Califfo (pagina 189):

“Second Al-Mawardi, i doveri del Califfo sono la protezione della religione islamica, la soppressione dell’eresia, l’interpretazione e applicazione della legge islamica, la gestione di eserciti alle frontiere per la difesa dell’impero, la promozione della causa islamica tramite l’apostolato verso i non musulmani o la guerra, la gestione di un sistema finanziario efficiente, la nomina e la paga di ministri, governatori, esattori, giudici e altri pubblici ufficiali e infine la supervisione di tutti i dipartimenti dello stato.”

Abid Ullah Jan cita anche il teologo del ventesimo secolo Abul A’la Mawdudi, fondatore del Jamaat-e-Islami in Pakistan (pagina 132):

“Lo stato islamico deve manipolare tutti gli aspetti della vita e delle attività in concordanza con le norme morali e le riforme sociali. In uno stato simile nessuno può dire di avere degli affari privati e personali. Nonostante tutto, questi concetti non rendono lo stato islamico uno stato autoritario o fascista, dato che esso è totalmente differente da uno di quegli stati.” Secondo Mawdudi: “La libertà individuale non viene soppressa e non ci sono segni di dittatura, anzi prende il meglio dei due mondi e rappresenta la società migliore che sia mai stata creata.”

Secondo Jan, “Non vogliono darci la possibilità di sederci con calma e creare uno stato islamico solo perché lo stato islamico ha le potenzialità di mostrare a tutti quale deve essere una società giusta e con tutti i vantaggi che gli stati democratici promettono e basta.”

Qualcuno potrebbe dire che forse il motivo è che lo stato islamico, come Jan stesso dice, ha l’obiettivo di uccidere, sottomettere o convertire tutti i non musulmani del mondo. Inoltre, Jan ammette che non è mai stato trovato un modo adatto per eleggere il Califfo (pagina 191):

“Il Profeta non ha designato un successore e non ha mai suggerito un metodo per eleggerne o deporne uno, agendo in conformità col Corano che non dice assolutamente niente al riguardo.”

Muhammad, nonostante avesse tante mogli, non ha mai generato un erede maschio e non ha neanche designato un successore, oltre a non avere mai ordinato un modo per designarlo. Per questo motivo, alla sua morte i primi musulmani si divisero. Alcuni volevano che il comando passasse ad Husayn, nipote di Muhammad per via di sua figlia Fatima. Husayn diventerà il primo imam degli Sciiti.

Per quanti gli apologeti moderni cerchino di indorare la pillola, è difficile vedere il Califfato se non come una dittatura imposta per diritto divino. Il principio di Montesquieu della separazione dei poteri è del tutto sconosciuto, anzi sarebbe considerato eretico. Anche se con qualche dissenso, l’opinione generale dei giuristi islamici è che fino a che il califfo segue le regole islamiche deve essere ubbidito, dato che una dittatura è sempre meglio dell’anarchia. Anche se il Califfo ha il dovere di “consultarsi” con altri riguardo agli affari di stato, è comunque libero di ignorare i loro consigli. La natura primitiva del governo islamico è terrificante.

Forse gli storici del futuro si chiederanno come mai i leader dell’UE abbiano potuto essere così stupidi nel creare l’Eurabia. Alcuni risponderanno che lo hanno fatto perchè glielo hanno permesso.

Ho sentito alcuni comunisti dire che il sistema sovietico avrebbe potuto funzionare, se non fosse arrivato al comando uno come Stalin. Questa idea è fondamentalmente sbagliata, perché è stato il sistema stesso a invitare leader come Stalin o Mao. Non ci sono leggi e regole che limitino il potere del leader in un sistema comunista. Lo stesso principio vale per il califfato. Secondo Lord Acton: “Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.” Il sistema islamico porta per forza a corruzione e abuso di potere.

Nel 2006 la Commissione Europea[69] (il governo della CE) ha annunciato che avrebbe inviato le proposte per le leggi europee ai parlamenti nazionali per i commenti, ma ha reso chiaro che Bruxelles avrebbe solo “preso nota” dei commenti dei parlamentari nazionali. Il concetto di “consultazione” della UE è che i popoli o i loro rappresentanti possono dare i loro “consigli” e che i governanti possono anche ignorarli. L’UE sarà in grado di integrarsi perfettamente col Califfato, dato che funzionano secondo gli stessi principi.

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) cita il Dr. Shaker Al-Nabulsi[70], intellettuale giordano, nella critica all’affermazione di Yusuf Al-Qaradawi’s che “la democrazia è l’essenza dell’Islam.”

Secondo Nabulsi, “Lui è uno di quelli che dice che lo Shura [consultazione] significa dare un consiglio al regnante ma non obbligarlo. [Secondo Al-Qaradhawi] il regnante non deve essere deposto nemmeno se pecca o se opprime il popolo, e deve essere ubbidito anche se ti picchia o ti rapina. Il Califfato è rimasto lo stesso dal 632 al 2004, è una forma di governo tribale in cui i potenti si alleano al sovrano, un sistema dispotico, antidemocratico e sanguinario, a parte per i 12 anni in cui hanno regnato Abu Baker e Omar Bin Al-Khattab [primo e secondo califfo]. Dal 661 al 1924 il califfato islamico è stato sanguinario e violento, e il governo di molti paesi islamici è così ancora oggi.”

Nabulsi cita al-Qaradawi dicendo che: “Ci sono quelli che dicono che la democrazia è il governo del popolo, ma il popolo vuole in governo di Allah. Sayyid Qutb nel suo libro The Milestones scrive che l’autorità è quella di Allah, non quella del popolo e che il sovrano è solo il segretario di Allah e il suo rappresentante sulla terra.”

Hassan al-Banna ha fondato la Muslim Brotherhood nel 1928 con l’obiettivo della restaurazione del Califfato. Secondo alcuni, il suo discepolo e successore Yusuf al-Qaradawi non ha cambiato obiettivo. Durante un’intervista col settimanale tedesco Der Spiegel[71], Qaradawi ha dichiarato che: “L’Islam è una sola nazione, esiste solo una legge islamica e tutti i musulmani pregano un solo Dio. Prima o poi, tale nazione diventerà una realtà politica. Rimane da vedere se sarà una federazione di stati, una monarchia o una repubblica islamica.”

In un altro articolo[72], Al-Qaradawi afferma che: “Una società cristiana può accettare la separazione tra Stato e Chiesa, ma una società islamica non può. Il cristianesimo non ha una Shariah o un sistema legislativo a cui i fedeli debbano aderire.” Secondo la legge del Nuovo Testamento, la società cristiana deve: “Dare a Cesare quel che è di Cesare.” (Matteo 22:21).

Invece dato che l’Islam ha un sistema di devozione (’ibadah) e un sistema legale (Shari’ah), accettare la separazione tra Stato e Chiesa significa abbandonare la Shari’ah e per un musulmano ciò equivale all’ateismo e al rifiuto dell’Islam. Accettare la separazione tra Stato e Chiesa invece della Shari’ah è un atto di riddah [apostasia]. Accettare un sistema di leggi secolari e l’uguaglianza di fronte alla legge tra musulmani e non musulmani equivale all’apostasia, e l’apostasia è punita con la morte.

L’intellettuale iraniano l Amir Taheri[73] scrive che, “Nelle lingue musulmane non è esistita una parola per democrazia fino al 1890. I musulmani sono stati costretti ad adottare la parola greca per indicare il concetto:democrasi in Persiano, dimokraytiyah in Arabo, demokratio in Turco. Non è un caso se i musulmani dell’antichità hanno tradotto molti testi greci, ma non quelli sulla politica. Il grande Avicenna ha tradotto la Poetica di Aristotele, ma nessuno ha tradotto la Politica in Persiano fino al 1963.” Secondo Taheri, il concetto che causa più problemi è quello dell’uguaglianza di fronte alla legge: “Questa è un’idea inaccettabile nell’Islam, in cui l’infedele non può essere uguale al fedele.”

“Democrazia significa governo del popolo, oggi detto sovranità popolare. Nell’Islam il potere appartiene solo ad Allah: al-hukm l’illah. L’uomo che esercita questo potere è detto Khalifat al-Allah, il reggente di Allah. Nemmeno il Califfo può dettare legge, la legge è quella di Allah. (…) L’Islam ha il concetto di consultazione, ma solo per i casi specifici e non per l’andamento generale della società.” La sua conclusione è che “L’Islam è incompatibile con la democrazia.” Eppure, in un altro dei suoi saggi, Amir Taheri chiede agli europei la restaurazione dell’Impero Romano[74]:

“Il nord Africa, con le sue spiagge tra le più belle del Mediterraneo, potrà diventare come la Florida, il luogo adatto per i vecchi pensionati europei che vogliono godersi la pensione. In cambio, milioni di giovani potrebbero emigrare verso nord per fornire la forza lavoro necessaria alle economie europee (…) Unire la tecnologia e la ricchezza del nord con la forza lavoro del sud potrebbe rendere la zona euromediterranea l’economia più grande e prosperosa del pianeta.”

Questa idea esiste già, si chiama “Eurabia” ed è già in fase di realizzazione, come dimostra la Bat Ye’or[75]. Non è stata una buona idea. Se Taheri stesso ammette che l’Islam è incompatibile con la democrazia, quale sarà l’impatto di masse di persone con ideologie incompatibili con la democrazia sulle democrazie? In generale Amir Taheri scrive brillantemente, ma in questo caso ha perso la coerenza. Secondo il sito Islam Online[76], “L’Islam non è una religione nel senso moderno e corrotto del termine, ossia una che rientra solo nella sfera privata dell’individuo. L’Islam è uno stile di vita, ossia qualcosa che influisce su tutti i campi dell’esistenza. L’Islam offre una guida per tutti gli aspetti della vita, individuale e sociale, materna e morale, economica e politica, legale e culturale, nazionale e internazionale.”

Una frase comune tra i musulmani è Din wa Dawlah, religione e Stato. Nel 2005, dopo le elezioni parlamentari, Younus Qanooni[77], membro fondatore dell’alleanza afghana che ha aiutato gli USA ad abbattere il regime talebano nel 2001, ha dichiarato che il suo paese non avrà mai una democrazia secolare. “Gli afghani non accetteranno mai un sistema secolare o liberale. L’Islam è il sistema presente e futuro dell’Afghanistan.” Nonostante ciò, ci sono soldati che rischiano la vita e civili che pagano le tasse pur di fondare tale sistema.

Questa idea così ingenua di democrazia è la regola, non l’eccezione. In un memo, il dipartimento di stato americano[78] ha ordinato all’ambasciata al Cairo di stabilire un dialogo con i gruppi religiosi, dato che scontrarsi con loro porta solo ad altri attacchi contro gli interessi americani. Inoltre, hanno consigliato Washington di fare pressione sul governo egiziano per la concessione di più potere politico alla Muslim Brotherhood. Tutto questo, nonostante molti dei peggiori terroristi al mondo siano stati addestrati dalla Muslim Brotherhood. Il Dr. Ahmad Al-Rab’i[79], ex ministro dell’educazione del Kuwait, ha dichiarato che “I fondatori dei gruppi fondamentalisti sono stati addestrati dalla Muslim Brotherhood, e quelli che hanno lavorato con Bin Laden e Al-Qa’ida sono stati sostenuti dalla Muslim Brotherhood.”

Anche lo scrittore Tarek Heggy, dichiara che: “La Brotherhood si oppone alla nozione di uno stato democratico, chiedendo invece un governo islamico basato sulla Shura (assemblea costituente), la venerazione del sovrano e l’investitura di una Guida Suprema. In questo, sono vicini al modello stabilito dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini in Iran. (…) La Brotherhood chiede un sistema costituzionale e legale basato sui principi della Shariah, incluse le punizioni corporali (lapidazioni, frustate, amputazioni.)

L’unico luogo dove c’è stato un movimento verso un Islam democratico è la Danimarca. Tra tutte le nazioni occidentali, la Danimarca è quella che ha organizzato maggiore resistenza popolare contro l’islamizzazione. Il parlamentare di origini siriane Naser Khader[80] ha lanciato una rete chiamata Democratic Muslims, i cui membri devono firmare una dichiarazione in cui affermano di opporsi alla Shariah. Secondo Khader “La libertà di parola è l’anima della democrazia, e se la togli la democrazia muore.” Sembra che l’impegno di Mr. Khader sia sincero. Il problema è che i suoi oppositori musulmani siano altrettanto sinceri nelle continue minacce di morte che gli hanno inviato. Un documentario francese girato con telecamera nascosta[81] ha ripreso un imam mentre suggeriva che se Khader fosse stato nominato ministro per l’integrazione avrebbe potuto attrarre un attentatore suicida. Raggiunto in un secondo momento, l’Imam ha detto che stava scherzando. La rete ha delle buone idee, tra le altre i Dieci Comandamenti della Democrazia[82], tra i quali:

1. Separazione tra politica e religione, in cui la religione non sia sopra le leggi della democrazia.

2. Rispetto per l’uguaglianza di fronte alla legge, quale che sia il sesso, il gruppo etnico, l’orientamento sessuale o le credenze religiose.

3. Nessuna incitazione all’odio, e nessun odio nei nostri cuori.

4. Nessun incoraggiamento alla violenza, non importa quanto sia grande la frustrazione o giusta la causa.

5. Rispetto verso tutte libertà di espressione, anche per quelle che non ci piacciono.

Il problema è che solo una piccola minoranza[83] dei membri dei Democratic Muslims sono musulmani. Gli altri sono tutti non musulmani. Inoltre, i musulmani in Danimarca sono più interessati ad approfittare del sistema democratico che nel sostenerlo. Secondo il Copenaghen Post[84], Wallait Khan è stato eletto consigliere per il Liberal Party a Copenaghen, solo per passare al the Socialist People’s Party, cosa che gli ha permesso di fondare una coalizione di sinistra. Khan ha fatto campagna elettorale anche in Pakistan. Secondo Khan ci sono state sei persone elette in Pakistan nonostante avessero residenza in Danimarca. “Noi pakistani in Europa abbiamo una competizione tra chi ha più posti di sindaco tra città in Danimarca, in Norvegia e in Inghilterra.”

Il European Council for Fatwa and Research, comandato da Yusuf al-Qaradawi, sta scrivendo una costituzione musulmana per l’Europa[85], con legislazione sovranazionale. Secondo Tina Magaard dell’università di Aarhus, ci sono decine di anni di lavoro dietro queste ambizioni. Sono anni che i gruppi islamici cercano di stabilire il controllo tra le comunità di immigranti, e in alcuni casi hanno ottenuto il supporto dei governi locali. Secondo la Magaard, “Gli imam e gli islamici considerano questa cooperazione come un trasferimento di poteri. Ora sono loro a comandare.”

Anche senza l’Islam, una democrazia diretta senza regole non è sempre una buona idea. Ad esempio, si può ottenere il voto di una grossa fetta della popolazione promettendogli di dargli i soldi appartenenti ad un’altra fetta della popolazione. Appena arrivato al potere, un presidente può dissolvere le regole e fare in modo da ottenere una rielezione assicurata. Nel febbraio 2007, il presidente venezuelano Hugo Chavez[86] ha avuto il comando per decreto presidenziale, in modo da creare uno stato socialista. Secondo alcuni, ciò manderà il Venezuela in uno stato di dittatura. Il presidente dell’assemblea nazionale Cilia Flores ha applaudito con le parole “Patria, socialismo o morte”, mentre centinaia di seguaci di Chavez sventolavano striscioni con su scritto “Il socialismo è democrazia”.

Bruce Bawer[87], autore del libro While Europe Slept, ha notato che il The Economist Intelligence Unit ha assegnato il titolo di paese più democratico del 2006 alla Svezia. Secondo Bawer, “Per chi conosce la situazione, ciò non è solo sbagliato, è orribilmente male informato. Anche se due terzi degli svedesi non credono che l’Islam sia compatibile con la società occidentale, non si può parlare pubblicamente di questo argomento.” Per citare il commentatore Jonathan Friedman, “non si può parlare di immigrazione perché i politici svedesi si rifiutano semplicemente di farlo.”

Secondo Bawer, la città di Stoccolma ha “organizzato un sondaggio tra gli studenti delle medie nel sobborgo di Rinkeby, prevalentemente musulmano. I risultati hanno mostrato che il 17% dei ragazzi ha commesso molestie sessuali, il 31% ha mandato qualcuno in ospedale e il 24% ha commesso furti o ha rubato da un’auto parcheggiata. Queste statistiche sono eccezionali, ma sono state nascoste al pubblico. La Svezia è l’unico paese europeo in cui non c’è nemmeno un membro di un partito critico verso l’immigrazione in tutto il Parlamento.”

I membri del partito Sweden Democrats, che critica le politiche di immigrazione incontrollata, non possono tenere incontri pubblici senza essere attaccati. Ciò avviene da anni, con l’approvazione silenziosa dei politici svedesi. Il giornale svedese Expressen avverte riguardo alla situazione di terrorismo causata dagli estremisti di destra e di sinistra. Il dottore di scienze politiche Peter Esaiasson ha fatto delle ricerche su tutti i movimenti elettorali in Svezia dal 1866 a oggi. Secondo lui, gli attacchi organizzati durante i comizi elettorali del 2006 non hanno precedenti nella storia contemporanea.

Oltre alla censura a livello nazionale, c’è il fatto che le decisioni importanti ormai vengono prese da un’élite di burocrati UE. Se “democrazia” significa un regime in cui i cittadini possono votare per decidere il futuro, allora la Svezia non è una democrazia ma una dittatura multiculturale. Si può votare per un partito piuttosto che per un altro, ma alla fine sono tutti a favore di multiculturalismo e immigrazione incontrollata. Gli svedesi hanno poca influenza riguardo al loro futuro, e non esiste libertà di parola. La Svezia ha solo l’aspetto formale della democrazia, ossia le elezioni. Ciò ci deve ricordare che avere le elezioni non porta automaticamente a una società libera.

Nel 2007 lo storico Bernard Lewis[88], che sembra avere influenzato le decisioni americane di portare la democrazia in Iraq, ha dicharato al The Jerusalem Post that Islam che probabilmente l’Islam sarà presto la forza dominante in Europa[89] e ha consigliato democraticamente di assistere l’islamizzazione tramite “immigrazione e democrazia.”

Nel dicembre del 2006 le autorità austriache[90] hanno fatto rimuovere i Babbi Natale dagli asili. Secondo le autorità, ciò è stato fatto per non fare intimorire i bambini da un estraneo barbuto in piedi davanti all’ingresso, ma molti li hanno accusati di cercare il favore della popolazione musulmana. La battaglia di Vienna del 1683, in cui una coalizione guidata da Re Jan III Sobieski di Polonia ha battuto i turchi Ottomani, è stata l’ultima volta in cui i musulmani hanno minacciato l’Occidente tramite tecniche di guerra tradizionali. Dopo la sconfitta, l’Impero Ottomano sprofondò nella povertà data l’arretratezza tecnologica, causata dal disprezzo musulmano verso il libero pensiero che fa da base per la scienza. La loro mancanza di curiosità è il loro tallone d’Achille, e forse loro hanno trovato il nostro. Questa volta sono già dentro le mura di Vienna.

Alla fine, i musulmani sono stati più bravi nell’infiltrarsi pacificamentre nell’occidente democratico che nel combattere militarmente l’occidente prima della democrazia.

Ibn Warraq avverte che gli islamici vedono la nostra società aperta come un mezzo per infiltrarsi, e teme che finiremo con l’islamizzare la democrazia piuttosto che con il democratizzare l’Islam. Walid al-Kubaisi[91], norvegese di origini irachene e critico della Shariah, crede che Yusuf al-Qaradawi sia più pericoloso di Osama bin Laden:

“In Europa, la Muslim Brotherhood ha scoperto un’opportunità unica, la democrazia. Il sistema democratico lascia spazio alla libertà di religione e di parola, al punto da finanziare le comunità religiose e le organizzazioni religiose. Questo sistema è stato usato dalla Muslim Brotherhood per infiltrarsi nelle comunità musulmane, reclutare membri e costruire la rete di contatti islamici che abbiamo oggi.” Dove Bin Laden usa le bombe, al-Qaradawi usa la democrazia come un cavallo di Troia. La Brotherhood si fa finanziare dai governi europei e usa i finanziamenti per infiltrarsi nel sistema democratico.

Patrick Poole[92] descrive la discussione di un documento chiamato “The Project”, finora riservato ai leader delle agenzie di spionaggio europee. Solo grazie al lavoro di Sylvain Besson, un intrepido reporter svizzero, che le informazioni relative al The Project sono state rese pubbliche. Il documento, trovato durante una perquisizione in una villa di Campione, in Svizzera il 7 Novembre del 2001, include una strategia su dodici punti per una gestione a lungo termine dell’invasione culturale dell’occidente. Tra le strategie raccomandate ci sono:

coinvolgere musulmani idealisti tramite le istituzioni occidentali.

Coinvolgerre governi, ONG e organizzazioni private.

Mettere istituzioni occidentali al servizio dell’Islam

istituire alleanze con organizzazioni progressiste occidentali con obiettivi simili.

Sylvain Besson e Scott Burgess forniscono grossi paralleli tra l’opuscolo di Qaradawi, Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase del 1990, e il The Project. I due documenti sono simili. Nel frattempo, Yusuf al-Qaradawi è stato definito come un “moderato” da gente come il sindaco di Londra Ken Livingstone, durante le cerimonie di una conferenza in UK. Tutto ciò nonostante Qaradawi avesse difeso gli attentatori suicidi, si fosse vantato di come l’Islam avrebbe conquistato l’Europa e avesse incitato l’odio durante le rivolte per i fumetti danesi del 2006. Mohammad Mahdi Akef, leader della Muslim Brotherhood, ha dichiarato di avere fede completa nella conquista islamica di Europa e America. Secondo il Dr. Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, la Brotherhood e le sue organizzazioni satellite usano la strategia della flessibilità:

“Questa strategia richiede che un gruppo di minoranza di musulmani usino tutti i mezzi legali per infiltrarsi nelle istituzioni secolari non musulmane, a partire dalle università. Come risultato, ci saranno laureati musulmani o a favore dell’Islam nella forza lavoro, che si tratti del governo, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, dello spionaggio, delle forze armate e delle istituzioni finanziarie.”

Lorenzo Vidino scrive riguardo alla conquista della Muslim Brotherhood: “Fin dai primi anni ’60, i membri e i simpatizzanti della Muslim Brotherhood hanno cominciato a trasferirsi in Europa e a fondare una rete di moschee, associazioni caritatevoli e organizzazioni islamiche. La cosa assurda è che il fondatore della Muslim Brotherhood, Hassan al-Banna, sperava di usare questi metodi per diffondere il potere dell’Islam in Egitto. Al-Banna non si sarebbe mai sognato che la sua visione sarebbe diventata realtà anche in Europa.”

Douglas Farah nota che una delle attività più importanti tra i gruppi islamici è l’acquisto di beni immobili: “Noi non abbiamo un piano. Loro lo hanno. La storia dimostra che quelli che pianificano, anticipano e hanno una strategia coerente di solito vincono. Noi non stiamo vincendo.”

Nel 2006[93], un giornale norvegese di ispirazione cristiana, il Magazinet, ha ristampato le vignette danesi su Muhammad. Dopo che il leader della Muslim Brotherhood, Yusuf al-Qaradawi, ha incitato agli attacchi verso le ambasciate danesi e norvegesi in Siria con i suoi proclami infiammatori sulla TV araba, il ministro del lavoro e delle politiche sociali norvegese Bjarne Håkon Hanssen ha indetto una conferenza stampa a Oslo. Durante la conferenza Velbjørn Selbekk, editore di Magazinet, ha chiesto perdono in maniera umiliante per avere ristampato quelle vignette. Al suo fianco c’era Muhammad Hamdan leader del consiglio islamico norvegese, che ha accettato le scuse e ha chiesto la cessazione delle ostilità. Il giornalista Bruce Bawer[94] ha scritto che sembrava una scena uscita da una corte di giustizia islamica.

Trond Giske, ministro della cultura e degli affari religiosi, ha incontrato Mr. Muhammad Hamdan pochi mesi dopo e ha annunciato che i finanziamenti statali verso il consiglio islamico sarebbero stati portati da 60,000 corone all’anno a mezzo milione. Ciò rappresenta un incremento del 700% in un anno, e di certo i musulmani lo hanno visto come il pagamento di una jizya. In pratica, le autorità norvegesi hanno riconosciuto formalmente che il paese è sotto dominio islamico. Successivamente, il ministro per il lavoro Bjarne Håkon Hanssen del Labour Party ha dichiarato che l’incremento dell’immigrazione dal Pakistan verso la Norvegia sarebbe favorevole per l’economia. Nel 2005, la maggioranza dei musulmani norvegesi ha votato per il suo Labour Party in 2005, e l’83% di loro ha votato a sinistra. Samira Munir[95], membro del consiglio comunale della città di Oslo, ha avvertito che durante la campagna elettorale c’è stata cooperazione tra i partiti socialisti e le comunità musulmane. “I capifamiglia e le moschee hanno deciso come fare votare le comunità di immigranti, vendendo letteralmente i voti in cambio di finanziamenti. Tali accordi sono sempre avvenuti con i partiti di sinistra.”

La Norvegia è una nazione incredibilmente ingenua. Anche se non tutte le infiltrazioni musulmane sono così, in generale i fatti avvenuti in Norvegia sono simili a quelli successi in molte nazioni democratiche. Forse l’idea più geniale dei partiti di sinistra è stata quella di riinventarsi dopo la Guerra Fredda e trasformarsi in partiti multiculturali e importare i votanti dall’estero[96]. Comprarsi i voti promettendo ai votanti i soldi dei non votanti è una pratica antica, ma che diventa ancora più pericolosa se combinata con l’immigrazione selvaggia. L’immigrazione musulmana può trasformare le democrazie europee in sistemi fallati che crolleranno perchè i nativi non credono di esserne rappresentati.

Il governo turco ha provato a influenzare le elezioni olandesi del 2006 tramite email inviate ai turchi residenti in Olanda. Secondo Paul Belien del The Brussels Journal[97], “Ciò ha creato una situazione in cui gli immigranti nei paesi occidentali sono diventati cavalli di Troia pieni di nazionalismo straniero e di fanatismo religioso.”

Nel 2007, il primo ministro indiano Manmohan Singh, un Sikh, ha dichiarato che le minoranze, in particolare i musulmani, devono avere la precedenza nella distribuzione delle risorse per fare si che i benefici dello sviluppo economico li raggiungano allo stesso modo degli altri. Singh si è dimenticato di dire che quello che gli interessa è il successo elettorale del suo Congress Party, che sta corteggiando il voto degli islamici fin dai tempi del Mahatma Gandhi e di Nehru. I musulmani sono economicamente poveri dappertutto, dall’Europa alla Malesia, cosa che fa pensare che la loro povertà sia dovuta alla loro arretratezza culturale.

I musulmani in India hanno la licenza di praticare una forma ridotta della Sharia[98], e hanno richiesto la possibilità di fare abbassare l’età minima per il matrimonio[99] e per fare decidere le dispute familiari tra musulmani secondo la loro legge. Nel gennaio 2007, il governo indiano ha dato la possibilità di stabilire corti di giustizia islamiche per risolvere dispute tra loro, e che le fatwa emesse da quelle corti non sono in contrasto con le leggi indiane.

Lo studioso K.S. Lal[100] ha analizzato la demografia indiana nel periodo tra l’anno 1000 e il 1525, e ha stimato che durante quel periodo circa 80 milioni di indiani hanno perso la vita durante le guerre con gli islamici. Secondo lo storico N.S. Rajaram[101], “L’India è il luogo dove il dominio islamico ha inflitto tante di quelle ferite sulla classe politica e sulle persone istruite che si continua a vivere in uno stato di terrore continuo (…) L’India ha la libertà politica ma non quella spirituale, i politici e le persone di cultura continuano a comportarsi come sudditi oppressi e non hanno il coraggio di affrontare la verità del loro passato coloniale.”

F. Gregory Gause III, professore associato di scienze politiche presso l’università del Vermont, scrive nella rivista Foreign Affairs[102] che non ci sono prove del fatto che la democrazia riduca il terrorismo, e a tale scopo indica il gran numero di attacchi terroristici in India:

Si può dire che molti di questi attacchi sono stati commessi da pakistani, particolarmente nel Kashmir, ma non tutti gli attentatori erano stranieri. Molti degli attacchi terroristici in India sono avvenuti fuori dal Kashmir e sono stati causati da frizioni tra il governo locale e quello centrale.”

Nonostante i musulmani abbiano massacrato decine di milioni di non musulmani in India negli ultimi mille anni, i musulmani in India godono di diritti speciali e possono seguire una legge religiosa in un paese apparentemente secolare. L’India è stato uno dei primi paesi a bandire i Versetti Satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’Ayatollah Khomeini issued nel 1989, censurando la libertà di parola di quasi un miliardo di non musulmani per il timore della violenza dei musulmani.

L’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra era al centro di molte controversie, ma certo che i suoi disaccordi con la comunità musulmana hanno contribuito molto al colpo di stato che lo ha rimosso dal potere nel 2006. Buona parte degli abitanti della Thailandia sono buddisti, ma le provincie meridionali adiacenti alla Malesia hanno una maggioranza musulmana che ha sfollato molti buddisti dalle loro case, decapitato monaci e ucciso insegnanti. Il governo è stato costretto a chiudere circa un migliaio di scuole pubbliche dopo un’ondata di attacchi incendiari e l’omicidio di dozzine di insegnanti[103]. Intanto, un volantino distribuito nella zona[104] dichiarava che “Questa zona dovrà essere liberata e posta sotto il dominio islamico. Questa terra non appartiene alla Thailandia, ma è una zona di guerra come la Palestina e l’Afghanistan. I credenti e i non credenti devono vivere separatamente.” Chulanont Surayud, ufficiale, primo ministro pro tempore e capo della giunta militare che ha deposto il governo regolare nel 2006, ha chiesto pubblicamente scusa[105] per gli eccessi del governo precedente e ha promesso di concedere una legge islamica al sud, particolarmente per il diritto familiare. A giudicare da quello che è successo in India, è poco probabile che concedere la Shariah ai musulmani calmerà le violenze verso i non musulmani. E’ più probabile che i buddisti thailandesi [106] finiranno come profughi nel loro stesso paese mentre il loro governo si piega di fronte ai musulmani, proprio come è successo con gli indù del Kashmir.

Alcuni hanno commentato che “Appena i musulmani saranno una maggioranza, indiranno le elezioni e voteranno per la Shariah.” Tutto il contrario, la Shariah arriva molto prima. Le minoranze organizzate e agguerrite possono ottenere grandi concessioni dalle democrazie. La Shariah è stata già parzialmente stabilita in India, Thailandia, nelle Filippine e in UK. L’aggressività dei musulmani pretende che i non musulmani si sottomettano a loro pur di evitare la guerra civile.

Nel Policy Review, lo scrittore Lee Harris commenta il libro di Andrew G. Bostom’ The Legacy of Jihad. Harris vuole avvertire quelli che non credono nella minaccia della Jihad verso l’occidente, data l’inferiorità tecnologica del mondo musulmano:

“I musulmani non sono interessati a vincere nel senso comune del termine. I musulmani possono vincere semplicemente rendendo impossibile fare funzionare il sistema democratico, creando condizioni tali che la democrazia non possa più funzionare e costringendo l’occidente a scegliere tra il sottomettersi alle loro pretese o la discesa nell’anarchia e nel caos. Si potrebbe chiamare questa situazione come uno scontro tra civiltà.”

Seconod Harris, “In questo tipo di scontro il nemico di un ordine non ha bisogno di essere forte ed efficiente quanto il sistema che vuole combattere, ma gli basta impaurire abbastanza l’ordine da impedirgli di usare il suo potere per il timore di una guerra civile. Si può usare la paura dell’anarchia per paralizzare il sistema politico al punto da rendergli impossibile il controllo del suo stesso territorio.”

Nel settembre del 2006, il professore di filosofia francese Robert Redeker ha pubblicato un articolo in cui dichiarava che: “A differenza di Ebraismo e Cristianesimo, l’Islam è una religione che esalta odio e violenza nei suoi testi sacri e nei suoi rituali.” Per avere affermato che l’Islam è violento, il professor Redeker ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto andare a vivere in incognito con tutta la sua famiglia. Secondo lo scrittore Christian Delacampagne[107], “ci sono parecchi intellettuali e politici francesi che sono disposti a discutere di tutto, tranne che dell’Islam. Riguardo all’Islam, la libertà di parola non esiste più.”

L’avvocato Seyran Ates, ha subito anni di minacce da tedeschi di origine turca per avere difeso in tribunale mogli che accusavano i loro mariti di violenza domestica, e ha dovuto lasciare il suo studio di Berlino perché era diventato troppo pericoloso. La parlamentare italiana Daniela Santanché ha ricevuto minacce di morte per la sua opposizione al velo islamico. In Spagna lo scrittore Gustavo de Arístegui[108], portavoce per il Partido Popular, vive sotto protezione della polizia per aver ricevuto minacce dopo essere stato dichiarato un nemico dell’Islam. Con l’immigrazione musulmana arriva anche una cultura di minacce, denunce e intimidazioni che si diffonde gradualmente nei paesi non musulmani. Quando i musulmani non possono vincere tramite la spada, lo fanno tramite avvocati pagati da finanziatori sauditi. Pochi se la sentono di affrontare un processo lungo e costoso solo per avere criticato l’Islam.

Nel 1998, in Canada, Mark Harding[109] è stato condannato a 340 ore di lavoro socialmente utile (indottrinamento) sotto la guida di Mohammad Ashraf, segretario generale del Islamic Society of North America a Mississauga, Ontario. La sentenza del giudice Sidney B. Linden, motivata dalle leggi canadesi riguardo all’incitamento all’odio, definiva Harding colpevole di “diffusione di notizie false riguardo agli aderenti all’Islam, studiate in modo da diffondere odio e paura tra i non musulmani.” Il crimine di Harding è stato quello di aver distribuito volantini fuori da una scuola pubblica in cui si elencavano atrocità commesse dai musulmani nei paesi islamici e avvertimenti come: “I musulmani che commettono questi crimini non sono diversi da quelli che vivono qui.” oppure “Toronto è sulla loro lista nera.” Nel 2006 la polizia canadese ha arrestato un gruppo di musulmani intenti a pianificare un attentato terrorista contro vari bersagli, tra cui la metropolitana di Toronto. Secondo il controspionaggio, buona parte dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche sono nati in Canada.

Il caso di Harding dimostra che ormai dire la verità sui pericoli dell’immigrazione musulmana è un crimine. Queste leggi contro il razzismo sono solo una versione leggera della Sharia, usate per intimidire gli infedeli come Harding quando vogliono criticare l’Islam. La political correctness è solo un assaggio della Shariah che sarà instaurata in occidente. Le leggi contro il razzismo non sono altro che political correctness legalizzata e costituiscono una violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Se si commette lo stesso crimine contro un uomo musulmano si avrà una punizione diversa da quella che si avrebbe attaccando un cristiano, un induista o un ebreo. Alcuni dicono che ciò avviene già nella vita reale, al punto che l’ingiustizia è diventata una cosa comune. Ciò costituisce una perversione della giustizia, simile alla Sharia, che chiede punizioni diverse a seconda della religione e del sesso del colpevole e della vittima. L’Islam è sempre stato ingiusto, e tale ingiustizia sta venendo legalizzata in occidente.

L’omicidio è sempre omicidio, e la vita umana deve essere valutata allo stesso modo. Secondo il multiculturalismo, dobbiamo considerare tutte le culture e le religioni come valide allo stesso modo, anche se non lo sono. Questa perversione dei valori indica che il sistema occidentale di giustizia sta crollando e che il sistema legale sta venendo infiltrato dalla legge islamica.

Zachariah Anani, ex jihadista convertito al cristianesimo, ha tenuto una conferenza a Windsor, in Ontario, sui pericoli dell’estremismo. I gruppi musulmani, tra cui il CAIR (Council on American-Islamic Relations) lo hanno citato in giudizio per avere “diffuso odio nella comunità.” L’ex musulmano Walid Shoebat[110] crede che mettere a tacere Anani crei un precedente legale con conseguenze pericolose sulla libertà di parola in Canada e negli USA. Secondo lo studioso e scrittore americano Daniel Pipes[111], nel 1998 Omar Ahmad, il segretario del CAIR, ha dichiarato davanti ai musulmani californiani che “L’Islam non è in America per essere uguale alle altre fedi, ma dominante. Il Corano dovrà essere la più alta autorità in America e l’Islam l’unica religione.”

Pipes afferma che il CAIR adora fare la vittima [112] ed è “sempre in cerca di offese anti musulmane, che siano reali o immaginarie, spontanee o provocate, grandi o piccole.” Secondo Pipes lo scopo dell’organizzazione è “Rendere gli USA un paese come tanti altri, dove non si può discutere liberamente dell’Islam.” Il CAIR riceve grandi finanziamenti. Nel 2006 i magnati sauditi come il principe Alwaleed ibn Talal hanno contribuito circa 50 milioni di dollari al CAIR. Buona parte di quei fondi sono stati spesi in una campagna mediatica [113] sui media americani. Il CAIR e altre organizzazioni musulmane hanno avuto grande successo nel diffondere il concetto di “Islamofobia” [114] e hanno avuto incontri con rappresentanti di varie istituzioni federali [115], tra cui l’FBI, al riguardo.

Insomma, cosa è esattamente la democrazia? Karl Popper diceva che “personalmente definisco quel tipo di governo che si può cambiare senza la violenza come democrazia, e gli altri come tirannia.” Anche Ludwig von Mises la pensava così: “L’essenza della democrazia non è il fare emettere ed amministrare la legge a tutti, ma il fatto che i legislatori e i dirigenti possano essere cambiati in maniera pacifica senza che avvenga un conflitto.” Storicamente, le democrazie dirette sono state comunità piccole, come le città stato greche in cui è stato coniato il termine. La democrazia più famosa era quella ateniese del quinto secolo prima di Cristo, dove a poco a poco tutti i cittadini hanno avuto diritto al voto (si trattava comunque di una minoranza rispetto a tutti gli abitanti.)

Lo storico John Dunn[116] ha seguito questo processo democratico nel suo libro Setting the People Free: The Story of Democracy, un titolo molto ironico. Secondo Dunn, “Sotto la democrazia i cittadini ateniesi pensavano, a ragione, di governarsi da soli. Le democrazie moderne sono sistemi in cui i cittadini scelgono l’opzione meno sgradevole tra le poche che hanno.”

Platone odiava la democrazia. Aristotele la criticava, ma in modo meno estremista, e approvava il governo dei molti come un buon sistema:

Pagina 47: “Aristotele stesso decise di non chiamaarla democrazia ma politeia, (governo costituzionale). La Politeia si distingueva dalla democrazia non solo da una differenza nello scopo e negli obiettivi (il bene comune, non il bene di un gruppo), ma anche nella struttura.”

James Madison, il primo scrittore della Carta dei Diritti, ha scritto buona parte della costituzione americana e dell’organizzazione del governo, insieme a Thomas Jefferson. Entrambi disapprovavano la democrazia diretta, e Jefferson temeva un “dispotismo elettivo”. Per loro, la forma di democrazia migliore era quella rappresentativa o indiretta. Secondo Dunn, tale sistema non può essere chiamato una democrazia nello stile dell’antica Grecia, dove i cittadini erano coinvolti direttamente nelle decisioni.

Pagina 79: “Non so come si possa chiamare lo stato americano, ma non col nome di democrazia. Un governo rappresentativo è differente da una democrazia non solo nell’autorità che segue, ma anche nei meccanismi istituzionali che lo fanno funzionare nel tempo.”

John Dunn pensa che l’idea del presidente americano Bush di portare la democazia in Iraq e in Medio Oriente per sconfiggere il terrorismo sia un atto di ignoranza ideologica. Forse la parola “democrazia” è diventata così diluita da non avere più senso. Dobbiamo saper fare la distinzione tra la democrazia diretta, che non è sempre un buon sistema, oltre ad essere vulnerabile all’Islam, e la democrazia rappresentativa che deve giostrarsi tra i populismi a breve termine e gli obiettivi a lungo termine.

Nel suo The Case for Sovereignty, Jeremy A. Rabkin descrive come il filosofo tedesco Jürgen Habermas, parla di strutture della legge internazionale e di un’autorità internazionale che controlli e diriga i governi. Rabkin si chiede: “Chi potrebbe controllare o sfidare un’autorità con un potere simile? Anche se ci fosse una Costituzione, chi potrebbe assicurarsi che l’autorità mondiale la segua? Come si potrebbe assicurare la democrazia? Sarebbe giusto se un centinaio di nazioni minori potessero combinare i voti e dettare legge al resto del mondo? Sarebbe giusto se un miliardo di cinesi, un miliardo di indiani e mezzo miliardo di asiatici si unissero in una maggioranza permanente e dettassero legge?”

Nel diciottesimo secolo non esisteva l’ONU o altre leggi sovranazionali. Secondo Rabkin i padri fondatori: “sarebbero stati nauseati al pensiero che il loro governo federale sarebbe stato sottomesso a un’entità internazionale abbastanza potente da dettare legge in territorio americano.” La combinazione di media, legislazioni internazionali e feudalesimo burocratico ha trasformato l’Europa in Eurabia[117]. Ci sono state migliaia di pagine di legislazioni passate senza la conoscenza o il consenso dei cittadini europei. Intanto, l’immigrazione sta cambiando drammaticamente il profilo demografico del continente, nonostante la volontà contraria dei cittadini.

Le rivolte jihadiste in Francia[118] del 2005 hanno dimostrato che ci sono centinaia di ghetti sotto controllo islamico, dove la Francia non ha il controllo del territorio. Lo stato di diritto in Francia è stato seriamente compromesso. I cittadini hanno notato che le tasse che pagano vanno a dei governi che non hanno il controllo delle frontiere, non hanno il controllo del territorio e non riescono nemmeno a offrire un minimo di sicurezza ai propri cittadini.

Bisogna riportare le condizioni necessarie a un sistema democratico, oppure il sistema crollerà. Molti commentatori temono che[119] abbiamo già passato il punto in cui le tensioni possono essere gestite da un sistema democratico e che siamo diretti verso una guerra civile.

La “Racial and Religious Hatred Bill[120]” nell’Inghilterra del 2005 è un esempio da manuale delle vulnerabilità di una democrazia verso l’Islam. Le minoranze possono avere un’influenza spropositata in un sistema democratico, se sono in posizione da fare da “ago della bilancia” in favore di un partito o di un’alleanza. In quel caso, il Labour Party voleva vendere la libertà di parola dei cittadini in cambio del voto dei musulmani. La Camera dei Lords, ossia quella parte del Parlamento inglese che non è stata eletta da nessuno, ha perso sempre più potere negli ultimi decenni ma può respingere le proposte della House of Commons. Alla fine, la Racial and Religious Hatred Bill è passata ma in forma molto diluita grazie all’opposizione della Camera dei Lords. E’ strano come un’istituzione anacronistica e non eletta democraticamente sia quella che si sia comportata in maniera più sensata in questo caso.

I padri fondatori americani temevano un governo della plebaglia, e volevano isolare i rappresentanti eletti in Parlamento da quelli che vedevano come cittadini capricciosi. Capisco questo punto di vista. Dovremmo vedere la democrazia come un mezzo, non come un fine da perseguire religiosamente. Ad esempio, non si dovrebbe basare la legislazione sui capricci di una maggioranza che cambia idea in continuazione. Quello che ci vuole è un sistema bilanciato e ben funzionante. I cittadini non sono sempre stupidi, e la classe dirigente non è sempre intelligente. Sono stati i dirigenti a creare l’Eurabia, non i cittadini. Nel diciottesimo secolo i padri fondatori americani non hanno previsto che i dirigenti stessi potessero decidere di smettere di sorvegliare i propri stessi confini nazionali.

Fino a circa un secolo fa, gli interessi della classe dirigente erano gli stessi delle loro nazioni[121]. In questa società globalizzata, ciò non è più il caso. Molti politici e burocrati non sentono alcun legame sentimentale verso le loro nazioni, ma sono più interessati a corteggiare le organizzazioni sovranazionali e le corporazioni multinazionali, dato che sono quelli che pagano di più. Questa situazione è un fattore importante nella perdita di fiducia tra la classe dirigente e i cittadini di molte nazioni occidentali. Molti cittadini credono, a ragione, di essere stati abbandonati dai loro politici. Il fattore più importante delle democrazie moderne non è il soddisfare i capricci dei cittadini, ma il costringere i rappresentanti dei cittadini a difendere i confini della nazione e a tenere conto della volontà di sovranità popolare da parte della popolazione. Ciò non sarà facile.

Il blogger cinese Ohmyrus[122] (che scrive articoli molto ben informati riguardo all’Islam) scrive sul suo blog “Reforming Democracy” in cui parla dei difetti della democrazia: “Ci sono semplicemente più poveri che ricchi. Ciò significa che i politici possono farsi eleggere semplicemente promettendo di togliere soldi ai ricchi per darli ai poveri. Il risultato è una tassazione ingiusta.” Secondo Thomas Jefferson, “La democrazia cesserà di esistere quando sarà tolta a quelli che vogliono lavorare e data a quelli che non vogliono.” Citazioni come questa, secondo Ohmyrus, mostrano come i padri fondatori della repubblica americana fossero più interessati al concetto di libertà che a quello di democrazia.

Secondo Ohmyrus, le democrazie producono solo soluzioni a breve termine, incapaci di sopportare uno svantaggio momentaneo per avere un vantaggio futuro. In generale, si cerca l’opposto, ossia un vantaggio momentaneo che sarà pagato con brutte conseguenze nel futuro. Le monarchie del diciannovesimo secolo gestivano la macroeconomia meglio dei politici del ventesimo. Le statistiche mostrano come i tassi di interesse, le tasse e l’inflazione fossero più basse, così come il rapporto tra debito pubblico e PIL.

Per lui, ciò avviene percheè i monarchi e i nobili tendono a pianificare sul lungo termine, e non godendo di potere assoluto devono tenere conto della volontà popolare. Il nostro problema non è nei politici, ma nel sistema con cui lavorano. Ohmyrus propone vari rimedi per questa situazione. Ad esempio, il mandato del presidente americano potrebbe essere incrementato a otto anni non rinnovabili.

Secondo il presidente di Singapore Lee Kuan Yew[123], l’economia e la sicurezza del ventunesimo secolo saranno condizionate dalla demografia, non dalla democrazia. Non sono del tutto d’accordo, ma concordo nel credere che nessun sistema politico, democratico o no, può sopravvivere a lungo senza il controllo della sua integrità territoriale e del suo futuro demografico. Tale perdita di controllo è la realtà in molte nazioni moderne. Il pianeta è in mezzo a un’esplosione demografica senza precedenti, oltre che ad un’ondata di migrazioni mai viste prima. Molte nazioni democratiche sono state talmente immobilizzate da leggi senza senso e da ideologie ingenue da avere perso il controllo sulle proprie frontiere. Ciò non potrà durare a lungo senza conseguenze serie.

Un sondaggio del gennaio 2007 ha mostrato che l’82% del popolo inglese credeva che il governo avesse perso il controllo dell’immigrazione, e una percentuale simile di cittadini credeva che il governo stesse mentendo al riguardo. Secondo Sir Andrew Green, presidente del gruppo Migrationwatch[124], ciò rifletteva “un forte risentimento tra il pubblico che sentiva di non avere potuto esprimere le proprie opinioni e di non essere stato consultato su una faccenda di tale importanza per il futuro del paese.” Ciò rappresenta una drastica perdita di fiducia nel governo, particolarmente pericolosa in un momento in cui le autorità stanno ponendo restrizioni sulla libertà di parola. Questa combinazione di fatti potrebbe portare ad un’esplosione di violenza. Come diceva il presidente americano John F. Kennedy, “coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta”,

Anche il blogger Ohmyrus[125] teme questo sviluppo: “Gli europei ci hanno messo un sacco di tempo prima di imparare a risolvere le loro dispute tramite la cabina elettorale. Ciò sta venendo dimenticato a poco a poco. La storia dei cartoni danesi ci mostra che la violenza funziona. Molti governi occidentali si sono fatti intimidire e hanno chiesto scusa o hanno condannato l’autore invece di difendere la libertà di parola. Presto i gruppi che si oppongono all’immigrazione inizieranno a usare la violenza, dato che funziona. Se le democrazie europee non impareranno a gestire le loro tensioni etniche, la democrazia crollerà e si tornerà alla dittatura.”

Alla tirata delle somme, ritengo che il sistema democratico non sia perfetto e che non porti automaticamente alle libertà individuali. Probabilmente le nazioni democratiche dovranno passare attraverso grossi cambiamenti se vorranno sopravvivere come tali. Gli obiettivi da seguire sono:

Un sistema equilibrato e ben funzionante, che garantisca la libertà di parola

Limitazioni al potere dei dirigenti

Una legge uguale per tutti.

Nessuno di questi concetti è compatibile con la Shariah.

I musulmani non temono il voto. Ad esempio, l’organizzazione terrorista palestinese Hamas è arrivata al potere tramite le elezioni. Secondo lo storico Niall Ferguson[126], un sondaggio del 2007 svolto tra diecimila musulmani in dieci paesi differenti ha rivelato che i fondamentalisti islamici sono più a favore della democrazia dei moderati: “più diventano ricchi, più preferiscono il fondamentalismo. I fondamentalisti vedono la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere.”

I musulmani temono la libertà di parola, vogliono intimidire i critici mentre continuano con la loro conquista demografica tramite immigrazione e famiglie numerose. Finora i musulmani hanno avuto successo. Il nostro sistema demografico premia i gruppi con alto tasso di natalità, e i musulmani hanno il tasso di natalità più alto di tutti. Non si può fare funzionare una democrazia in un paese islamico, a meno che con “democrazia” non si intenda il semplice atto del voto senza restrizioni al potere statale e senza protezioni per le opposizioni. Tale forma di “democrazia” è solo una folla urlante. La democrazia nel suo senso vero e proprio include un governo costituzionale, una giurisprudenza secolare, uno stato di diritto e uguaglianza di fronte alla legge, oltre che libertà di parola. La vera democrazia è incompatibile con l’Islam, e cercare di esportarla nei paesi islamici è uno spreco di tempo e di soldi.

I non musulmani hanno sbagliato obiettivo. Cercare di esportare la democrazia in un paese islamico come l’Iraq è inutile. Come dice il blogger americano Lawrence Auster[127], dobbiamo proteggere le nostre democrazie contro l’Islam. La scrittrice Diana West[128] ha scritto che ci vuole una difesa contro la Sharia, non una diffusione della democrazia. L’Islam è incompatibile con tutte le libertà umane, ma è capace di approfittare delle debolezze del sistema democratico e distruggerlo dall’interno.

Ho suggerito una strategia di contenimento globale [129] verso il mondo islamico, includendo la cessazione dell’immigrazione musulmana. Ciò costringerebbe i musulmani ad affrontare i fallimenti del loro sistema culturale. Bisogna sfidare il proprio nemico dove è debole. L’Islam non tollera la libertà di parola, dato che è la sua debolezza più grande. Gli USA sono in condizioni di affrontare questa sfida, hanno ancora una percentuale relativamente bassa di musulmani e un sistema di protezione della libertà di parola. La cosa che i musulmani temono di più in America è il primo emendamento. Questa regola, inclusa saggiamente dai padri fondatori nella Carta dei Diritti, assicura che l’individuo abbia libertà di parola contro la tirannia della maggioranza.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere il loro primato morale, devono sfidare la censura e le intimidazioni dei musulmani. La Cina e la Russia non sono interessate ad aiutarci, e l’India deve gestire la “quinta colonna” dei suoi cittadini islamici. L’Europa è controllata da un’élite Eurabica che non ha voglia e tempo per proteggere la libertà di parola dalle intimidazioni dei musulmani. Questo è il motivo per cui ci sono europei che sono andati a cercare libertà di parola e opinione sui siti americani, come Robert Spencer su JihadWatch.org o Charles Johnson su Little Green Footballs[130].

Proteggere formalmente la libertà di parola è importante, ma va combattuta anche la censura sociale e informale. Insomma, dobbiamo liberarci dalle catene del multiculturalismo e della Political Correctness se vogliamo che il nostro sistema democratico sopravviva agli attacchi musulmani contro la nostra libertà.

Fonti:

http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/04/is-islam-compatible-with-democracy.html

1. http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/008.qmt.html#008.012
2. http://www.usc.edu/dept/MSA/fundamentals/hadithsunnah/bukhari/052.sbt.html#004.052.220
3. http://www.brusselsjournal.com/node/1650
4. http://52.571.13.320subf02:LRdpxjk781698196548ВЧ
http://ancienthistory.about.com/gi/dynamic/offsite.htm?zi=1/XJ&sdn=ancienthistory&zu=http://www.fordham.edu/halsall/ancient/aristotle-politics1.html
5. http://www.amazon.com/How-West-Lost-Alexander-Boot/dp/1850439850/
6. http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/012/736fyrpi.asp?pg=1
7. http://www.amazon.com/Road-Serfdom-Fiftieth-Anniversary/dp/0226320618/
8. http://www.brusselsjournal.com/node/1624
9. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/11-years-chaos-for-eu-accounts.html
10. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/08/welfare-state-is-dead-long-live.html
11. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/07/let-them-eat-kebab-new-marie.html
12. http://www.brusselsjournal.com/node/1101
13. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/013083.php
14. http://www.meforum.org/article/734
15. http://www.jihadwatch.org/archives/000250.php
16. http://www.muslimphilosophy.com/ik/Muqaddimah/
17. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008946.php
18. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/011752.php
19. http://fjordman.blogspot.com/2005/10/bangladesh-non-muslim-ethnic-groups_19.html
20. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/pakistan-hindu-girls-forced-to-convert.html
21. http://www.pakistanchristianpost.com/newsviewsdetails.php?newsid=437
22. http://www.youngmuslims.ca/online_library/books/milestones/hold/chapter_11.asp
23. http://www.islamicawakening.com/viewarticle.php?articleID=619
24. http://www.muhammad.net/quran/shadeofQuran/index.htm
25. http://www.jihadwatch.org/archives/008758.php#more
26. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/000687.php
27. http://fjordman.blogspot.com/2005/07/camel-economics.html
28. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/05/19/AR2006051901769_pf.html
29. http://www.jihadwatch.org/archives/005810.php
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Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

Terroni e musulmani – A case study Parte 2

Cari terroni sunniti
Dato il grande successo del mio articolo su terroni e musulmani, ho deciso di ampliarlo aggiungendo tanti altri paralleli tra tali due etnie puzzolenti di fogna. Buona lettura.

Matrimonio riparatore

Nella “cultura” islamica c’è una legge particolare: l’uomo che ha stuprato o sfregiato una donna può evitare ogni punizione per il suo comportamento, se accetta di sposare la vittima. Tale legge è meno barbarica di quello che si pensi: a quei tempi una donna stuprata o sfregiata non avrebbe mai potuto sposarsi, e sarebbe stata condannata a morire di fame per strada. Sposandosi il pazzo stupratore/sfregiatore avrebbe avuto quantomeno da mangiare. E poi, non è che gli altri uomini della sua tribù fossero tanto meglio!

Come tutte le leggi religiose, tale legge è da considerarsi progressista se la poniamo in un villaggio di caprai bestiali del Basso Medioevo (oppure nella Calabria Saudita o Siculia di oggi). In un ambiente moderno tale legge è una bestialità immonda.

La promessa sposa il giorno prima del matrimonio
Tale legge aveva il nome di “matrimonio riparatore”, ed era parecchio praticata in Siculia fino a pochissimo tempo fa. Fino alla generazione scorsa un terrone poteva rapirsi una ragazza minorenne, stuprarsela, andare a fare pace col padre ed uscirsene pulito, incensurato e con una mogliettina minorenne pronta all’uso!
Tale legge è stata abrogata solo nel 1981, anche se in alcune zone della terronia continua ad essere applicata informalmente ancora oggi. L’Italia è stata alla pari col Pakistan fino al 1981, solo 35 anni fa. Ci vorranno almeno due generazioni prima che gli effetti di tale pratica spariscano.
Intanto, il turco progressista Erdogan ha provato a ripristinare tale legge, estendendola alle minorenni (come se i musulmani avessero bisogno di incoraggiamenti per stuprarsi le bambine)
Per fortuna, la proposta di legge è stata respinta dopo l’ondata di disgusto locale e internazionale. Evidentemente da questo punto di vista i musulmani sono più civili dei terroni, anche se di poco.

Matrimonio tra cugini

Non voglio fare la figura del razzista. Non voglio dire che il matrimonio tra cugini sia un’usanza terrona e musulmana. Non lo voglio dire.
Percentuale di matrimoni tra cugini nei vari paesi

OK, sono costretto ad ammetterlo. Il matrimonio tra cugini è una tipica usanza delle due “culture”. In entrambi i casi viene praticato per motivi di famigghia: sposandosi tra cugini, non si fanno entrare persone nuove in famigghia (che ne sappiamo di loro? Chissà da dove vengono, a chi appartengono, che razza di idee hanno?) e si tengono i figli sotto controllo, che non si facciano venire strane idee in testa!Inoltre, i musulmani hanno una usanza particolare, ossia il cosiddetto “accompagnatore”. Quando una ragazza musulmana deve uscire, deve essere sempre accompagnata da un membro della famiglia per evitare che si “imbottanisca”, ossia che venga stuprata da un branco di altri musulmani o che inizi a frequentare infedeli. In generale, le ragazze vengono accompagnate da un cugino di primo grado, l’unico musulmano maschio, giovane e quasi decente che vedranno in vita loro. Allo stesso modo, il giovane musulmano non potrà avvicinare altre giovani musulmane per tutta la sua giovinezza, dato che sono tenute sotto stretta sorveglianza dai rispettivi cugini. Il risultato è, spesso, un matrimonio che finisce col generare una quantità enorme di bambini sofferenti di difetti genetici tali da renderli buoni solo per il freakshow o per l’integralismo islamico:

Musulmani in UK. No comment.

Suscettibilità

Il modo migliore per giudicare la maturità di una persona è vedere come reagisce a una critica motivata ed espressa in modo cortese. Facciamo un esempio:

Conversazione tra due persone adulte

Amico mio, scusa ma ieri sera hai lasciato la postazione come un porcile e ho dovuto ripulire tutto io.  Ce la fai a sistemare la postazione prima di andartene?

Oh, scusa! E’ capitato, ho avuto da fare a casa e sono andato via di corsa. Tranquillo, sistemo tutto io.

E vabbè, fossero questi i problemi!

 

Ora , riproviamo la stessa conversazione con un terrone/ musulmano.

 

Amico mio, scusa ma ieri sera hai lasciato la postazione come un porcile e ho dovuto ripulire tutto io.  Ce la fai a sistemare la postazione prima di andartene?

Come ti permetti di venire da me e dirmi quello che devo fare? Sempre che mi critichi! C’è l’hanno sempre tutti con me! E’ solo perche siete tutti RAZZISTI RAZZISTI RAZZISTI ISLAMOFOBI!!! Io piango! MAMMMA! VOGLIO IL CIUCCETTO! Nghèèèèèèèèèèèèèèèèèè!

 

Il senso dell’orgoglio, unito a una mentalità fragilissima e suscettibilissima, rendono il terronmusulmano una persona con cui è difficilissimo avere a che fare. Qualunque cosa dirai sarà presa come un’offesa o un attacco personale, da affrontare immediatamente per poi vantarsene con i propri compari. Mai fare battute, mai essere ironici e soprattutto mai cercare di spiegare a uno di questi dove ha sbagliato e come non rifare lo stesso errore: il terronmusulmano vede questi discorsi come attacchi personali, e la sua unica risposta sarà un “fatti i cazzi tuoi”, se non una serie di insulti e di attacchi gratuiti.

Facciamo un altro esempio:

Link a DM

Una deputata inglese ha cercato di spiegare come i matrimoni tra cugini siano una cosa sbagliata, e come sia ingiusto che i bambini debbano soffrire per via di una pratica tribale che ha poco a che fare con l’Islam. Un islamico adulto avrebbe risposto che si tratta di un problema, e che bisogna educare a poco a poco la popolazione a rinunciare a questa pratica, per quanto radicata.
Invece, cosa hanno risposto i musulmani inglesi? Indovinate? Un coro di “RAZZISTA RAZZISTA ISLAMOFOBA” e frasi tipo “io sono sposato con mia cugina! Mi vuoi offendere?” oppure “Mio fratello è sposato con sua cugina e i suoi figli sono tutti normali!

In generale, quando avete a che fare col terronmusulmano, ricordate che si tratta di una creaturina debole e fragilissima nel corpo di un adulto. Non trattatelo da adulto perchè non lo è. In ogni caso, non sforzatevi di “non offendere” i musulmani, perchè loro sono perennemente in uno stato alterato. Se si offendono, è colpa loro e non vostra.

Orgoglio smodato

Verità è!

 

Il terrone ha l’orgoglio tipico di chi è umanamente, socialmente e culturalmente miserabile, l’orgoglio immotivato che gli permette di guardarsi allo specchio e di sentirsi un grande uomo, quando dovrebbe vergognarsi anche ad uscire di casa.“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria.” – Tomasi di Lampedusa.

Allo stesso modo, il musulmano è convinto di essere l’unica persona decente del mondo, e che tutti gli altri debbano solo invidiarlo. Ovviamente, menzionare uno solo dei suoi tantissimi difetti lo porterà alla crisi isterica e all’accusa di “islamofobia”. E’ da notare che tale orgoglio si applica solo ai membri della sua famiglia o clan: i musulmani non hanno concetti come nazione o comunità, quindi disprezzano ferocemente gli altri musulmani. D’altronde, tutta la storia dell’Islam è piena di massacri tra arabi e turchi, sunniti e sciiti, integralisti e liberali, e tra le migliaia di scuole e di sottoscuole con la loro interpretazione della loro religione cammellofila. In generale, i musulmani smettono di ammazzarsi tra loro solo quando ci sono degli infedeli da ammazzare, ma riprendono subito dopo.

Tare genetiche

Immaginatevi un posto chiuso, dove vengono allevati dei cani. Periodicamente, tutti i cani più forti e intelligenti vengono portati via, e i cani peggiori vengono incoraggiati a riprodursi. Continuiamo questo processo per varie generazioni, mandando via tutti i cani appena decenti. Cosa otterremo dopo un pò?

 

Mostri storpi e deformi, ma convinti di essere il meglio della loro razza. Questo è quello che succede nei posti da cui la gente emigra. Tutti quelli con palle, capacità e cervello se ne vanno. Restano solo quelli ricchi di famiglia (ma molti di loro vanno via lo stesso), incapaci raccomandati, deficienti, drogati, analfabeti e psicolabili. Crescere in un ambiente simile è una tortura continua, dato che si ha a che fare solo col peggio dell’umanità e che non si può fare assolutamente niente dato che tutti quelli che potevano aiutare a cambiare le cose se ne sono andati. Anni fa ho cercato i miei compagni di scuola: quelli che non se ne sono andati sono finiti tutti male: morti, carcerati, drogati, manicomiati o peggio. Un paese di emigranti è un tritacarne che distrugge tutti quelli che ci nascono, e anche quelli che ne sono usciti ne portano le cicatrici a vita.

Posso testimoniare personalmente lo stato della terronia, e per quel poco che so i paesi islamici non sono per nulla differenti. Anche in questo campo si va in parità.

Il Dio Tutti

Per terroni e musulmani l’unica vera divinità è il dio Tutti, la cui nomina giustifica qualunque comportamento. Chiedi al terronmusulmano perchè sta facendo una cazzata pazzesca o una bestialità degna di Totò Riina, e lui risponderà: “Ma lo fanno tutti!” Questo chiude il discorso. Quando una cosa viene giustificata da Tutti, allora va bene, per quanto sia illogica, malvagia e immorale.

Allo stesso modo, ribellarsi al volere di Tutti è un’atto inaccettabile. Chi prova a fare qualcosa in modo diverso dalla massa si sentirà dire: “Ma che, ti credi di essere più sveglio di tutti?” Inutile dire che questo è un avvertimento. Come osi fare o dire cose diverse? Credi di essere meglio del nostro Dio?

Il modo migliore per fare incazzare il terronmusulmano è dirgli “OK, chi sono questi Tutti di cui parli? Hai i nomi?” A questo punto il terronmusulmano si incazzerà come una belva (hai osato discutere i dettami del Dio!) e inizierà a balbettare in modo pietoso dicendo cose tipo “lo sai di che parlo”, “è la morale, quella giusta” o “tutti, punto e basta!” Di solito il dio Tutti è semplicemente il paravento per non dire di averlo letto su Facebook, visto su Studio Aperto o sentito nelle riunioni della Famigghia (un aspetto molto importante del dio Tutti)

La Sacra FAMIGGHIA

L’ultimo aspetto della cultura musulnegra (anche perchè mi sono nauseato) è la FAMIGGHIAAAAAA! Per quei due popoli, la famiglia è un’entità importantissima. In un posto dove lo Stato è debolissimo e la legge non esiste, la famiglia è l’unica entità a cui puoi andare a chiedere aiuto se hai problemi o se devi difenderti, dato che se aspetti lo Stato puoi fare la muffa. A tale scopo, i membri della famiglia si difendono SEMPRE a vicenda, anche quando sanno benissimo che il loro familiare ha torto. Ciò è dovuto al fatto che la famiglia è l’unica entità che ti difenderà sempre, che tu abbia torto o ragione, quindi ti conviene tenertela buona. Allo stesso modo, le altre famiglie ti daranno SEMPRE contro, anche quando sanno benissimo che il loro familiare ha torto marcio.

Questo è uno dei motivi per cui non fidarsi MAI di un terronmusulmano. Lui non ci penserà due volte a tradirti pur di non mettersi contro la famigghia. In fondo, voi siete solo amici e potete anche non vedervi mai più. Lui con la sua famiglia ci dovrà convivere a vita!

Inoltre, i giovani terronmusulmani non si liberano mai dal giogo della famigghia. Molti di loro hanno il matrimonio forzato (diciamo “organizzato”) dai loro familiari, il lavoro trovato tramite passaparola familiare, la casa scelta dai rispettivi genitori e così via. In generale, il terronmusulmano accetta di farsi comandare dalla famiglia in un modo che tutti gli altri popoli considerano orrendamente medievale. Da notare che ho visto vari terroni di buona famiglia preferire andare a fare i camerieri a Londra pur di vivere la propria vita e non dovere più obbedire ai dettami dei loro zii, cugini, nonni, genitori e così via. Tanto di cappello!

Una delle tradizioni familiari più note è il Desi Wedding/ matrimonio tradizionale terrone:

Ossia un matrimonio organizzato dalla famigghia, con centinaia di invitati (molti dei quali si vedono una volta al decennio), lusso sfarzoso e una spesa che sarà pagata comodamente dagli sposi con un prestito decennale (quindi niente indipendenza economica e nessuna possibilità di mandare a cagare i familiari). Però non se ne può fare a meno, perchè non farlo equivale a offendere la famigghia. E poi, “fanno tutti così!

E’ da notare il concetto di Familismo amorale (LINK)

Conclusioni

Insomma, le conclusioni rimangono le stesse. I due popoli sono uguali, e a parte per quei pochi che riescono a voltare le spalle a quella cultura di merda il trattamento da riservare è questo:

 

I rest my case

Terroni e musulmani: un case study

Cari amici

 In vita mia ho avuto tante sventure: una delle peggiori è stata quella di dovere avere a che fare con un gran numero di musulmani e con un numero ancora maggiore di terroni. La cosa che mi ha colpito di più è la somiglianza tra le rispettive “culture“, quasi come se durante la dominazione musulmana i terroni abbiano preso le parti peggiori della cultura musulmana (o viceversa. Sarà per sempre un enigma, così come il vomitevole cus-cus: nessuno sa se sono stati i terronegri a copiarlo dagli arabi o gli arabonegri a copiarlo dai siculi).
A tale proposito, sono rimasto colpito da questa notizia:
In pratica, sembra che in Iran stia succedendo la stessa cosa che è avvenuta venti anni fa in terronia saudita: le condizioni di vita sono migliorate, molte donne hanno avuto la possibilità di studiare e quindi non hanno nessuna voglia di sposarsi con i loro uomini rimasti al Basso Medioevo. D’altronde, è ovvio che una donna che ha avuto la possibilità di studiare e farsi una cultura non abbia alcun interesse nello sposarsi con un animale col quoziente intellettivo di 85 che la vuole chiusa in casa a lavare per terra, cucinare e sfornare figli!
 NON E’ VERO! LA DONNA E’ PRIMA DI TUTTO MOGLIE E MADRE! LA DONNA E’FELICE SOLO QUANDO CUCINA E SFORNA FIGLI! LO DICE GESU’!

Ma chi cazzo ti ha chiamato, coglione obeso? Torna a giocare a poker a Las Vegas!

Studio e differenze tra i sessi

 Tornando a noi, in entrambe le culture si tende a fare studiare la figghia perchè è più giudiziosa, mentre il figghio può anche passare la giovinezza a giocare a pallone. Il risultato è una generazione di ragazze che hanno studiato e sono state esposte alla cultura moderna, mentre i ragazzi hanno ancora la mentalità dei loro nonni. Questo è particolarmente evidente nelle famiglie emigrate: di solito le figlie hanno il comportamento e la civiltà dei locali, mentre i figli sono delle bestie semianalfabete che sembrano appena uscite da Bagheria o da Teheran.

Quando i due sessi si incontrano e iniziano a parlare di matrimonio sono cazzi: per la ragazza è normale lavorare e tornare a casa stanca senza nessuna voglia di fare le faccende domestiche, mentre il ragazzo pretende che lei lasci il lavoro per fargli da schiava domestica a tempo pieno (come ha visto fare sua madre).

Tipico masculu siculu. O forse turco, non saprei.

La strategia riproduttiva del masculu siculu è la stessa di quella dell’islamico: prendersi una ragazzina molto più giovane di lui, con la complicità della famiglia di lei, ed “educarla” alla “moralità di moglie e madre”.  Ovviamente, il masculu si opporrà fermamente a fare studiare la futura schiava, dato che “à fimmina c’à sturia addiventa bbottana!” Ho visto varie famiglie di terroni rifiutarsi di fare studiare la figlia, dato che esporla a un ambiente licenzioso e liberale come quello dell’università l’avrebbe “imputtanita” e comunque non le serviva una laurea per fare da schiava domestica al futuro marito camionista.

Figliolanza

Terronegri e musulnegri hanno in comune il fatto di ritenere la figliolanza come il pinnacolo dell’esistenza. Per loro tutto il resto non conta: carriera, lavoro, istruzione, studio, socialità, moralità, ideali, religione e tutto il resto sono cose che contano poco e niente. La loro realizzazione nella vita è cagare vari figli, e portare la pastafforno o l’hummus a tavola la domenica mattina.
In entrambe le “culture” le coppie hanno circa due anni di tempo dopo il matrimonio per fare il primo figlio, e se non lo fanno si comincia a mormorare che ci sia qualcosa di strano da nascondere, oppure che il masculu “abbia qualche problema”. Non c’è spazio in casa? Chissenefrega! Lavora solo lui con uno stipendio precario da fame? Chissenefrega! La coppia sta malissimo, dato che lui beve e la picchia come una zampogna? Fate un figlio e vedete che tutto si sistemerà da solo!
Qui vediamo un tipico esempio di cultura terronegra:

 

In pratica, i figli sono sempre una gioia, anche se sei senza soldi, senza casa e annegato dai debiti. Bella logica!

Religione

Terronegri e musulnegri sono due popoli per cui la religione è molto importante, anche se in entrambi i casi si tratta di una serie di pratiche tribali e idolatre che hanno poco a che fare con le religioni originali. Mettiamo ad esempio il culto di padrepio:
Cosa rispondere a una cosa del genere? Penso che questo basti:
Non stanno facendo venerazione. Proprio no.

Allo stesso modo, le monarchie assolute e i regimi tribali in Medio Oriente hanno poco a che vedere con l’Islam originario, ma tanto il musulmano medio cade alla seconda domanda in teologia islamica così come il siculo devoto medio cade alla seconda domanda in teologia cristiana!

 

Famiglia cristiana e famiglia musulmana

La situazione italiana la conosciamo tutti. Invece, per avere un’idea sulla situazione islamica, eccovi un articolo interessante.
In pratica, mentre noi avevamo il Fertility Day
Gli iraniani avevano il loro equivalente
La scritta dice: un solo fiore non fa primavera. Più figli, vita più felice
Bene, anche questo è un parallelo tra le due mentalità. Avere una famiglia più grande significa avere un tenore di vita più basso, minori possibilità di scolarizzazione per i figli e meno spese per svaghi e attività culturali. In pratica, case piene di giovani ignoranti e ingenui, le vittime perfette per i preti e per i mullah! Un giovane povero e ignorante avrà meno possibilità di mandare a cagare il suo prete/mullah/imam e di viversi la vita che vorrebbe.

Contaminazione

Altro parallelo tra musulnegri e terronegri: entrambi si lamentano di come stavano male in patria, ma appena emigrano fanno di tutto pur di trasformare il posto in cui vivono in una succursale del posto da cui sono partiti. Cari terroni, se vi stava sulle palle la società corrotta e clientelare, allora perchè siete sempre a cercare e a sollecitare favori, bustarelle e spintarelle per tutto quello che volete fare? Cari musulmani, se vi stavano sulle palle la shariah e il fanatismo, allora come mai chiedete a gran voce le corti islamiche e mandate i vostri figli alle scuole islamiche dove gli insegnano solo l’arabo? Cari terronegri/musulnegri, come mai vi muovete sempre in massa e trasformate i posti da voi frequentati in cagai invivibili, se non da membri della vostra stessa specie?

Conclusioni

Terronegri e musulnegri sono la stessa identica cosa, e vanno trattati e considerati allo stesso modo. I terronegri emigrati sono leggermente più decenti, ma solo perchè tendono ad essere di meno e a civilizzarsi nel giro di una generazione o due. In ogni caso, si tratta di esseri che vanno gestiti con gli stessi mezzi:

 

Post scriptum

Dimenticavo, date un’occhiata a questa notizia:
Quando leggo notizie del genere capisco come Calafrica Saudita e paesi musulmani siano esattamente la stessa cosa. Storie del genere vengono solo da quei posti di merda!

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)


2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)

Questo rapporto include i crimini commessi contro le popolazioni native europee tra il 1960 e il 2010. Inoltre, sono incluse le proiezioni statistiche relative all’anno 2020. Sono inclusi omicidi premeditati e non, violenze carnali, rapine, pestaggi, vandalismi e altro.
Anno
Musulmani
in Europa
[1]
[2]
[3]
[4]
1960-65
>100.000
5000
1000
500
50
1965-70
>400.000
20000
5000
2000
200
1970-75
>800.000
40000
10000
4000
400
1975-80
>2
milioni
100000
25000
10000
1000
1980-85
>4
milioni
200000
50000
20000
2000
1985-90
>8
milioni
400000
100000
40000
4000
1991
9 milioni
90000
22500
9000
900
1992
10
milioni
100000
25000
10000
1000
1993
11
milioni
110000
27500
11000
1100
1994
12
milioni
120000
30000
12000
1200
1995
13
milioni
130000
32500
13000
1300
1996
14
milioni
140000
35000
14000
1400
1997
15
milioni
150000
37500
15000
1500
1998
16
milioni
160000
40000
16000
1600
1999
17
milioni
170000
42500
17000
1700
2000
18
milioni
180000
45000
18000
1800
2001
19
milioni
190000
47500
19000
1900
2002
20
milioni
200000
50000
20000
2000
2003
21
milioni
210000
52500
21000
2100
2004
22
milioni
220000
55000
22000
2200
2005
23
milioni
230000
57500
23000
2300
2006
24
milioni
240000
60000
24000
2400
2007
25
milioni
250000
62500
25000
2500
2008
26
milioni
260000
65000
26000
2600
2009
27,5
milioni
275000
68750
27500
2750
2010
29
milioni
290000
72500
29000
2900
2011
30,5
milioni
305000
76250
30500
3050
2012
32
milioni
320000
80000
32000
3200
2013
33,5
milioni
335000
83750
33500
3350
2014
35
milioni
350000
87500
35000
3500
2015
37
milioni
370000
92500
37000
3700
2016
39
milioni
390000
97500
39000
3900
2017
41
milioni
410000
102500
41000
4100
2018
43
milioni
430000
107500
43000
4300
2019
45
milioni
450000
112500
45000
4500
2020
47
milioni
470000
117500
47000
4700
Numero
totale di crimini
8,31
milioni
2,07
milioni
831
000
83 100
Questi numeri sono stati calcolati secondo i dati provenienti da Norvegia, Francia, Svezia e Gran Bretagna e potrebbero non essere perfettamente accurati. In generale, si tratta di una stima approssimativa per farsi un’idea del fenomeno. I numeri potrebbero sembrare assurdi e difficili da accettare, ma si tratta di stime al ribasso. Il totale è quasi certamente molto più alto.
1. Crimini violenti. Si includono atti di abusi fisici e mentali (pestaggi, minacce, violenze varie), tortura, riduzione in schiavitù. Molti europei sono stati vittime di vari crimini da varie fonti. La media annuale è di 1000 crimini per 100.000 musulmani.
2. Violenze carnali. Stupri e violenze sessuali in generale. La media annuale è di 200 crimini per 100.000 musulmani.
3. Vandalismi, inclusi gli incendi di auto private, un problema serio in molte capitali europee. Il vandalismo è uno dei metodi preferiti dai musulmani per indebolire le società europee. La media annuale è di 100 crimini per 100.000 musulmani.
4. Omicidi premeditati e non. La media annuale è di 10 crimini per 100.000 musulmani.
Dove vivono i musulmani c’è islamizzazione
La nostra società ormai vive blindata tra misure di sicurezza antiterroristiche, necessarie solo per difenderla dai criminali e terroristi islamici portati in Europa dall’immigrazione. Questa è la prova del fatto che accogliere tutti questi musulmani ci ha fatto perdere la nostra libertà per colpa delle minacce dell’Islam. Nessuno vuole parlare del fatto più evidente, ossia che viviamo in una società blindata per colpa dei musulmani. Se non li avessimo accolti, tutte queste misure di sicurezza non sarebbero necessarie. Se se ne andassero, non ci sarebbe più bisogno di tutte queste misure di sicurezza.
I musulmani vedono l’Europa come “dar-al-Harb” (la casa della guerra), come gli viene insegnato nel Corano. Per loro, saccheggiare le risorse degli europei è un diritto sancito dal loro stesso libro sacro. Per loro un infedele/kaffir è un cittadino di seconda classe, meno di un musulmano devoto. I musulmani vedono l’atto di stuprare, rapinare e uccidere gli europei come un ordine dato direttamente da Allah.
I musulmani devono essere considerati alla stregua di bestie selvagge. Non bisogna dare la colpa a una bestia selvaggia per il modo in cui si comporta: è la sua natura. I colpevoli sono i traditori multiculturalisti che hanno portato queste bestie in Europa e continuano a proteggerle. Questo è un genocidio, un crimine commesso dalle nostre stesse elites, per cui pagheranno con la vita. Non si meritano nessuna pietà per quello che hanno fatto e che vogliono continuare a fare.

Il ritorno del porco ateo!

Il porco ateo è tornato! Per nostra grande fortuna il cartoonist americano è tornato in circolazione e ha ripreso a pubblicare. Passate dal suo sito e ringraziatelo per il lavoro che sta facendo. Ovviamente lui è americano, quindi molte delle sue battute sono del tutto senza senso per noi.

http://theatheistpig.com/

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa

2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa
Autore: Evan F. Kohlmann
Introduzione
In seguito agli attacchi terroristici a Londra e a Madrid, la classedirigente europea ha finalmente notato l’esistenza di una minaccia terroristica che covava indisturbata da decenni. Le democrazie europee, che si erano sempre ritenute al riparo dagli attacchi del terrorismo internazionale, hanno scoperto di essere minacciate da un numero sempre crescente di giovani maomettani, induriti dalle scene dei massacri in Medio Oriente, dalla mancanza di opportunità in Europa e dal comportamento poco accogliente di molti europei. Questi giovani sono diventati le reclute ideali per l’arruolamento nei nuovi “mujahideen europei”.  Per capire i mujiahideen europei bisogna prima capire la loro origine. Al contrario di come si possa pensare, i movimenti estremisti degli anni novanta non sono nati grazie a Osama Bin Laden e alle guerre in Sudan e in Afghanistan ma grazie a un’altra guerra molto più vicina all’Europa. Buona parte delle cause della radicalizzazione dei giovani maomettani europei viene dai campi di battaglia della Bosnia-Herzegovina, dove l’élite dei mujahideen arabi formatasi in Afghanistan ha messo a punto le proprie competenze belliche e ha formato una nuova generazione di rivoluzionari maomettani. Quando ho intervistato il reclutatore di Al-Qaida Abu Hamza al-Masri, nella Londra del 2002, lui ha provato a spiegarmi la mentalità dei primi volontari arrivati in Bosnia ne 1992, quando è iniziata la guerra: “Erano persone dedite alla religione. Erano andati in Afghanistan per difendere i loro fratelli e le loro sorelle. Invece,
l’Afghanistan di oggi è tutto una rovina, con musulmani che si combattono a vicenda.”
Dopo il crollo della Jihad afghana quei giovani “Volevano una lotta contro un nemico chiaro ed evidente, una situazione in cui potessero difendere musulmani attaccati, uccisi e violentati da non musulmani” [1], continua Hamza.
I reclutatori jihadisti hanno pubblicizzato la guerra in Bosnia tra i giovani europei, offrendola come una fuga da un’esistenza vuota e noiosa. Eppure, alcuni di quelli che hanno risposto alla chiamata facevano parte della migliore gioventù europea. “Abu Ibrahim”, uno studente di medicina londinese di 21 anni ha rilasciato un’intervista da un campo di addestramento bosniaco:
La gente pensa che qui non si faccia altro che farsi sparare addosso e cannoneggiare dall’artiglieria. La gente non sa che abbiamo gelati, kebap e dolci. Possiamo chiamare tutto il mondo via telefono e fax. Non sanno che questa per noi è una vacanza bellissima in cui incontriamo le persone migliori che abbiamo mai conosciuto in vita nostra. Abbiamo conosciuto persone da tutto il mondo, gente proveniente da Brasile, Giappone, Cina, Medio Oriente, America, Canada, Australia, da tutto il mondo.”[2]
A parte il valore di propaganda, la Bosnia ha una posizione unica tra Europa occidentale e Medio Oriente che la rende una testa di ponte ideale per l’espansione dei movimenti estremisti maomettani verso UK, Italia, Francia, Scandinavia. In Bosnia i combattenti veterani provenienti dall’Afghanistan possono entrare in contatto con reclute inesperte ma volenterose provenienti da tutta Europa e pianificare il futuro della Jihad. I gruppi come Al-Gama’at, al-Islamiyya e Al-Qaida non avevano mai avuto la possibilità di organizzarsi in questo modo. Nel 1992, dopo sei mesi di combattimenti in Bosnia, il comandante saudita di Al-Quaida Abu Abdel Aziz “Barbaros” ha dichiarato che “sono venuto [in Kuwait] dalla Bosnia per dire ai musulmani che per loro ci sono grandi opportunità. Allah ha aperto la via per la Jihad e non dobbiamo sprecarla. Abbiamo la possibilità di fare entrare l’Islam in Europa tramite la Jihad. Se fermeremo la Jihad oggi, avremo perso la nostra chance.”[3]. Di solito i fanatici europei arruolati tra i mujahideen in Bosnia erano ansiosi di rendersi utili. Babar Ahmad, un musulmano britannico in attesa di estradizione negli USA sotto l’accusa di avere organizzato una cella di Al-Qaida a Londra, si vanta del ruolo fondamentale dei nuovi mujahideen europei:
Siamo stati fondamentali, non solo per la Jihad bosniaca ma per la Jihad del mondo intero. Penserete che si tratti di un’esagerazione, ma le mani dei miei fratelli hanno fatto cose che non credereste possibili. Abbiamo tradotto e pubblicato libri dalla prima linea, dato che avevamo fratelli inglesi che parlavano inglese e fratelli arabi che  parlavano arabo e un poco di inglese. Insieme, abbiamo tradotto i testi della Jihad e questi libri stanno guidando altri fratelli ad unirsi a noi. Abbiamo messo tutto online grazie alla nostra conoscenza dei computer.”[4]
Dall’inizio della guerra in Bosnia-Herzegovina nel 1992, il governo musulmano osniaco ha seguito l’arrivo dei volontari stranieri europei disposti alla Jihad, la guerra santa contro i cristiani serbocroati. Secondo i documenti del controspionaggio militare bosniaco, lo ARBiH, i volontari sono arrivati attraverso la Croazia partendo dall’Europa occidentale e dall’UK. Molti di loro avevano passaporti europei e sono stati portati in Bosnia partendo da Londra, Milano, Francoforte e Monaco[5] con l’aiuto di una rete di reclutatori e finanziatori basata a Zagabria, Londra, Vienna, Milano e Torino.[6]
I bosniaci hanno notato un’altra cosa riguardo ai loro nuovi alleati: alcuni di loro erano partiti volontari per aiutare gli altri musulmani, ma altri erano fuggitivi dai loro paesi.[5] Il comando militare bosniaco vedeva i volontari afgani e mediorientali come potenzialmente utili, ma era scettico riguardo a quei giovanotti irriverenti e idealisti appena arrivati dalle capitali europee. Un rapporto del settembre 1994 avvertiva che quelli che si rifiutavano di dare le loro generalità erano probabilmente spie o criminali in fuga dalla giustizia dei loro paesi.[8] Un secondo rapporto scritto nel maggio 1995 avvertiva che alcuni volontari con cittadinanza europea nascondevano le loro identità e chiedevano la cittadinanza bosniaca dato che si trattava di ricercati.[5]  Un mujahideen europeo si è fatto notare per il suo comportamento delinquenziale: si trattava di “Abu Walid”, un medico francese noto per avere assalito un ospedale a Zenica il luglio 1994 insieme ad altri dieci membri della brigata “El-Mujahidin 8”. Pochi mesi dopo essere stato congedato con disonore Abu Walid, meglio noto col suo nome francese Christophe Caze, prese il comando della “Roubaix Gang”[11] una banda di terroristi algerini attiva nel nord della Francia. Caze trovò la morte nel 1996 durante un assalto suicida in autostrada vicino al confine col Belgio.
Nemmeno i mujahideen erano entusiasti della qualità dei volontari stranieri. Nel novembre 1995 il siriano Imad Eddin Barakat Yarkas (Abu Dahdah) chiamò il campo di addestramento a Zenica per controllare le prestazioni degli studenti, solo per sentirsi rispondere dalle lamentele del direttore riguardo alla qualità dei giovani che gli erano stati mandati da addestrare.[12] Alla fine Yarkas veniva arrestato dalle autorità spagnole nel 2001 e condannato a 27 anni di reclusione per avere fornito supporto logistico agli attentatori dell’11 settembre.[13]
In generale, le organizzazioni terroristiche locali (Al-Qaida, Al-Gama’at al-Islamiyya, GIA) erano felici del potere usare la guerra in Bosnia come strumento di reclutamento e di finanziamento. Nel Dicembre del 1995 queste organizzazioni approfittavano dell interesse della NATO nell’espulsione dei mujahideen stranieri dalla Bosnia. Centinaia di veterani, colpevoli di crimini di guerra e addestrati nella guerriglia urbana, ricevevano asilo politico in vari paesi europei, in Canada e in Australia, aiutando i terroristi ad infiltrarsi nel mondo occidentale. Il magistrato del antiterrorismo francese Jean-Louis Bruguière scrisse che la fuga dei veterani dalla Bosnia gli ha permesso di portare la Jihad in terra straniera. Bruguière conclude affermando che molti dei veterani del battaglione mujahideen di Zenica hanno continuato a compiere atti di terrorismo anche dopo la fine del conflitto in Bosnia.[14]
Il Regno Unito
Nonostante ci siano standard di vita abbastanza elevati e giustizia sociale, il Regno Unito rimane uno dei luoghi preferiti per le attività dell’Islam radicale. Si dice che i movimenti fondamentalisti sunniti in UK siano partiti insieme alla rivoluzione in Iran e alla guerra in Afghanistan, anche se non hanno avuto grande presa tra i giovani musulmani inglesi fino alla guerra in Bosnia-Herzegovina. Molti musulmani inglesi sono rimasti scioccati nel vedere le scene di devastazione e di crimini di guerra trasmesse dalla BBC, anche perché si trattava di cose avvenute in Europa senza che nessuna potenza europea intervenisse. Ciò ha dato credito a quei radicali violenti che chiamavano i musulmani a difendersi con le loro stesse mani. Nel 1992 il preside del Collegio Musulmano di Londra, Dottor Zaki Badawi, diceva che “La guerra in Bosnia ha scosso l’opinione pubblica del mondo musulmano come non avveniva dalla creazione di Israele nel 1948.” [15]
La guerra in Bosnia venne sentita molto profondamente dagli studenti universitari musulmani, giovani idealisti e acculturati che protestavano contro le persecuzioni dei loro fratelli musulmani. Uno studente, con molti compagni di classe andati a farsi addestrare in Bosnia o in Afghanistan, non vedeva nulla di male nel prendere le armi contro quelli che vedeva come i “nemici dell’islam”: “Non si può far finta di niente mentre i nostri fratelli vengono massacrati, altrimenti chi ci difenderebbe se ciò accadesse a noi?”[16]. In Bosnia, Abu Ibrahim, ventunenne londinese, critica l’ipocrisia dei suoi compatrioti che gridavano vendetta contro serbi e croati, ma non avevano il coraggio di andare a combattere in Bosnia:
“…Quello che ci manca qui sono i musulmani disposti alla sofferenza e al sacrificio. Qui in UK vedo gli altri studenti di medicina che mi dicono che dedicheranno il loro terzo anno di pratica all’Islam, poi si laureano, si prendono le loro sessantamila sterline l’anno e se ne fregano di sforzi e sacrifici.” Abu Ibrahim parla del senso di soddisfazione che ha provato combattendo in Bosnia, e dell’apatia dei musulmani moderati che sono rimasti a Londra. “In UK vedevo i notiziari e piangevo ogni volta che sentivo le storie dei musulmani in Bosnia, Palestina e Kashmir. Qui in Bosnia mi sento felice, sto facendo il mio dovere come lo hanno fatto il Profeta e i suoi compagni 1400 anni fa” [17] Un altro soldato inglese da Londra dice, sprezzante: “In Inghilterra non fanno altro che parlare, organizzare conferenze, parlare, parlare e parlare. Poi, vanno a casa e dormono, dopo aver passato la serata davanti a Neighbours e Coronation Street. Che vita è questa? Quella è gente che parla troppo. Se volete vedere dei veri musulmani, venite qui e vedrete”[18]
Anche quelli che sono rimasti a casa in UK fanno la loro parte per aiutare la causa dei mujahideen. Alcuni giovani attivisti del gruppo fondamentalista “Muslim Parliament” (http://www.muslimparliament.org.uk/) hanno stabilito una “organizzazione caritatevole” per inviare fondi ai gruppi jihadisti bosniaci. Tale organizzazione sarà chiamata successivamente col nome di “Global Jihad Fund” (GJF).[19] Secondo il suo sito, la GJF è stata fondata con lo scopo di: “aiutare la crescita dei movimenti jihadisti nel mondo finanziando l’acquisto di armi e l’addestramento dei militanti” [20] Due mesi dopo la stipula degli accordi di Dayton che sancivano la fine della guerra in Bosnia, gli amministratori della GJF annunciavano la distribuzione di un opuscolo chiamato “Islam—The New Target”. Tale opuscolo invitava a diffondere la conoscenza del genocidio dei musulmani e della jihad tra amici e parenti.[21] Due anni dopo, in occasione di un doppio attacco suicida di Al-Qaida alle ambasciate americane in Kenya e in Tanzania, gli amministratori della GJF dichiaravano che i loro fondi venivano gestiti dal portavoce saudita di Al-Qaida, Mohammed al-Massari, e di avere deciso di finanziare lo sceicco Mujahid Osama bin Laden.[22] Durante l’interrogatorio degli investigatori inglesi, il webmaster londinese della GJF ammetteva che: “Io lavoro per due persone, Mr. Massari e Osama Bin Laden.”[23]
Nei campi di battaglia bosniaci, i mujahideen britannici si fecero notare parecchio. Il 13 Giugno 1993 una pattuglia britannica composta da  quattro blindati venne intrappolata in un’imboscata vicino alla città bosniaca di Guca Gora.[24] I mujahideen erano circa 50, apparentemente africani o mediorientali, barbuti, con berretti stile afgano e uniformi diverse da quelle dei guerriglieri locali.[25] I jihadisti puntarono le armi verso i veicoli ONU, ma il comandante rassicurò i soldati in perfetto inglese britannico, dicendo che i mujahideen non avrebbero sparato se non dietro suo ordine [26] Durante l’estate del 1993 i mujahideen britannici iniziarono a subire le prime perdite, tra cui un convertito inglese di nome David Sinclair, ribattezzatosi Dawood al-Brittani, un impiegato ventinovenne presso una ditta di informatica britannica. Dopo essersi convertito e avereiniziato a vestirsi con abiti tradizionali musulmani Sinclair iniziò ad avere problemi sul lavoro che culminarono col licenziamento. A questo punto, Sinclair decise di andare in Bosnia e di unirsi ai militanti. Durante l’addestramento, Sinclair donò i suoi due passaporti britannici a due afgani, dato che non aveva intenzione di tornare alla vita da infedele in UK. Il suo desiderio venne accontentato quando fu ucciso durante uno scontro a fuoco con le forze croate.[27]
A dire il vero, I musulmani inglesi hanno partecipato a molte delle battaglie più importanti della guerra in Bosnia, tra cui la conquista della regione di Vozuca nell’estate del 1995. Questa battaglia, detta “operazione BADR” tra gli arabo-afghani, è costata la vita a dozzine di combattenti stranieri. Uno di questi combattenti era “Abu Mujahid”, di provenienza inglese, morto il 10 Settembre 1995. “Abu Mujahid” si era laureato in UK nel 1993 durante le proteste per i crimini di guerra commessi dai serbi in Bosnia, e aveva iniziato a viaggiare nei Balcani sotto la copertura di un’agenzia di volontariato che forniva cibo e medicine ai musulmani sotto attacco nel centro della Bosnia. Le sue attività di volontariato erano solo una copertura per mascherare la sua vera attività di finanziatore per i terroristi. Quando Abu Muhajid non era impegnato a trasportare merci di valore per i guerriglieri, viaggiava per tutto il Regno Unito raccogliendo fondi e predicando tra i musulmani locali. Abu Muhajid tornò in Bosnia nell’Agosto del 1995 e si arruolò in un campo di addestramento locale, ricevendo addestramento speciale da due istruttori egiziani inviati da Al-Qaida. Con tutto il suo fanatismo, Mujahid indossava fieramente un orologio G-Shock e stivali dell’esercito americano. Secondo i suoi istruttori, eccelleva nel tiro e nel lancio di granate, e proclamava che sarebbe rimasto in Bosnia fino alla vittoria o al martirio. La cosa più strana di lui era che ripeteva almeno cinque volte al giorno che avrebbe ricevuto il martirio in Bosnia[28]. Mujahid risultò disperso dopo il primo assalto dell’operazione BADR, e il suo corpo venne ritrovato solo una settimana dopo. Uno degli uomini che lo ritrovarono ricorda che: “In quel momento, il pensiero che mi venne fu che quel fratello voleva restare in Bosnia più di me, ma Allah aveva deciso di farlo morire in quel modo così bello. Il mio pensiero era che Inshallah (se Allah vuole) possa Allah accettare il suo sacrificio e che le persone che gli volevano bene in questa vita possano seguirlo nella prossima.” Il corpo di Mujahid venne riportato alla base, dove il comandante saudita Abu Hammam permise agli altri mujahideen inglesi di dargli l’ultimo saluto.[28]
I mujahideen che arrivarono alla fine della guerra nel 1995 erano preoccupati dagli accordi di pace di Dayton, al punto da proporre una guerra totale contro serbi, croati, forze di pace e persino contro gli stessi musulmani moderati bosniaci. Un mujahideen trasmise un messaggio in inglese diretto agli altri mujahideen inglesi: “Qui è il comandante della Jihad, e il mio messaggio è che ci servono soldati, equipaggiamento, tutto di tutto. Quelli che pensano che non abbiamo più bisogno di soldati si sbagliano, ci serve tutto quello che potete darci.”[17] Uno dei messaggi di propaganda degli El-Mudzahedin diceva che:
Quando gli americani sono arrivati in Bosnia la situazione è cambiata, ora dobbiamo combatterli. Il comandante Abdul-Harith, il libico, ha detto che saremo un esempio per i bosniaci, che combatteremo per la nostra fede e per la nostra terra. Con l’aiuto di Allah avremo la vittoria e sconfiggeremo gli americani, o moriremo. Ma non fuggiremo e saremo un esempio per tutta la Bosnia”[28]
Secondo varie fonti, il 12 Dicembre 1995 i mujahideen lasciavano un furgone posteggiato davanti alla loro base a Zenica. Più avanti, gli investigatori bosniaci dichiareranno che i fanatici volevano trasformarlo in un furgone bomba, ma la loro inesperienza aveva causato un’esplosione.[32] con la morte di almeno quattro fanatici e il ferimento di vari altri. Uno dei fanatici feriti dall’esplosione
racconterà più avanti che: “Ho sentito l’esplosione. Ero a terra, ricordo Abul-Harith (il libico) che correva verso di me, mi prendeva e mi metteva sulla barella. Abul-Harith mi portò dentro un edificio sfondando la porta.”[28]
Secondo le autorità arabo-afghane e bosniache, l’attentatore era uno studente londinese diciottenne detto “Sayyad al-Falastini”, nato in UK ma cresciuto in Arabia Saudita. Al suo ritorno a Londra il dodicenne Sayyad si faceva coinvolgere nel movimento fondamentalista islamico dove avrebbe convertito altri giovani estremisti. A 16 anni Sayyad cercava inutilmente di arruolarsi tra i mujiahideen balcanici dopo aver ascoltato un sermone religioso recitato da un veterano arabo delle guerre bosniache.[28] Dopo essere stato eletto come presidente del gruppo islamico del suo college, Sayyad iniziò a mettere soldi da parte e a pianificare la sua partecipazione alla Jihad. Secondo i mujahideen, Sayyad faceva ciò perchè la sua cultura palestinese dava molta importanza alla Jihad. Durante l’estate del 1995 Sayyad lasciò Londra per andare a seguire l’addestramento presso un campo mujahideen bosniaco, combattendo poi nell’operazione BADR. Al cessare delle ostilità molti dei volontari lasciarono la Serbia, ma non Sayyad, che aveva apprezzato la vita del volontario ed era molto apprezzato dai mujahideen nonostante la giovane età anche per la sua conoscenza dell’inglese, dell’arabo e del bosniaco. Come molti arabi, Sayyad non era contento degli accordi di pace che vedeva come una manovra per impedire ai musulmani di vincere la guerra. Anche dopo la stipula degli accordi di Dayton, Sayyad si rifiutava di tornare a casa e affermava che: “Perchè siamo cosi persi? Guardate gli infedeli, ci ridono dietro perchè ora hanno uno stato tutto per loro!”[28] A questo punto, Sayyad iniziava a comportarsi in modo strano, forse in preparazione del martirio, pregando tutta la notte e recitando continuamente versetti del Corano. Prima aveva chiamato sua madre per chiederle soldi, ma due giorni prima dell’esplosione a Zenica la richiamò per dirle di non averne più bisogno. E’ probabile che Sayyad si stesse preparando alla sua missione suicida. Nonostante tutto, il 12 Dicembre il furgone di Sayyad esplodeva prima del tempo, scuotendo tutto il quartiere e spaventando a morte i civili croati.[28] Secondo di dati di Al-Qaida, Sayyad era il sesto volontario inglese caduto in Bosnia, solo due giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, e sepolto in una cerimonia solenne presieduta da trecento tra i migliori mujahideen stranieri in Bosnia.[28] La sua orazione funebre:
Nostro fratello Sayyad ha dato tutte le sue ricchezze e ogni goccia del suo sangue per Allah. Chiediamo ad Allah di accettarlo come martire e di renderlo un esempio per i milioni di giovani in Occidente che hanno scelto questa vita.”[38]
Ancora oggi, gli ex volontari della Bosnia-Herzegovina continuano ad essere un problema per la legge. Il 23 Settembre 2005, l’inglese Andrew Rowe, un convertito all’Islam, è stato condannato da una corte inglese a quindici anni di reclusione per possesso di documenti su come sparare con un mortaio e per avere usato messaggi cifrati per organizzare attacchi terroristici. Negli anni novanta, Rowe aveva cambiato radicalmente vita dopo essersi convertito in una moschea londinese di Regent’s Park, un atto che a parole sue aveva: “dato un senso alla sua vita.”[39] Rowe ha ammesso di avere viaggiato in Bosnia-Herzegovina nel 1995 sotto la copertura di volontariato umanitario, ma in realtà era un invitato per i mujahideen. Al ritorno in UK, Rowe ebbe il coraggio di farsi dare l’invalidità civile per le ferite riportate in un attacco di artiglieria in Bosnia. Nel 2003 Rowe veniva arrestato sul lato francese del canale della Manica con un paio di calzini che portavano tracce di TNT, esplosivo al plastico, RDX e nitroglicerina. Secondo gli investigatori, tali calzini erano stati usati per pulire la canna di un mortaio.[39] Una perquisizione a casa di Rowe ha trovato messaggi in codice con frasi come “esplosivi”, “caserma” e “equipaggio di un aereo”, oltre a video registrati di atti jihadisti in Bosnia e video di Osama bin Laden.[39]
Italia
Forse l’Italia ha avuto il ruolo più importante nell’infrastruttura internazionale dei mujahideen degli anni novanta. L’Italia è uno dei pochi paesi europei a confinare con la Croazia e con la Bosnia musulmana, e fin da prima della guerra in Bosnia c’erano gruppi terroristici islamici con basi in Italia: : GIA, Al Gama’at al-Islamiyya, i Jihadisti egiziani, il tunisini An-Nahdah. Con l’inizio della guerra nel 1992, il gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya aveva indicato l’Italia come uno dei tre luoghi più importanti per il sostegno delle sue attività locali.[42] L’individuo più importante tra i mujahideen bosniaci in Italia era Shaykh Anwar Shaaban (a.k.a. Abu Abdelrahman al-Masri), ex comandante europeo del gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya, imam presso l’istituto culturale islamico di Milano, ex capo delle forze arabe alleate ai ARBiH.[43] Shaaban era un veterano della Jihad afghana, scappato dall’Afghanistan nel 1991 dopo la guerra civile.[44] Dopo avere ottenuto asilo politico in Italia, rimase deluso da quello che trovò: “La comunità musulmana in Italia è come quelle in tutto il resto d’Europa, ossia sonnolenta e interessata solo agli affari mondani.” Con l’aiuto di alcuni veterani di guerra afghani e di alcuni islamisti italiani, Shabban aprì un quartier generale in un garage milanese riconvertito a moschea, guadagnandosi le lodi di vari mujahideen che vedevano l’istituto culturale islamico a Milano come “il centro di molte attività, un luogo popolare tra i musulmani locali.”[28]
Durante un processo in USA L’Houssaine Kherchtou, ex agente marocchino di Al-Qaida, ha testimoniato il fatto che l’Istituto culturale islamico fosse un centro di reclutamento per i giovani estremisti musulmani europei. Secondo Kherchtou, Shabban aveva fatto in modo da fornire VISA pakistani per lui e per altre tre reclute mujahideen dirette verso un campo di addestramento di Al-Qaida in Afghanistan.[46] Gli agenti dell’antiterrorismo francese hanno concluso che l’Istituto milanese, sotto la guida di Shaaban, faceva da centro di comando per una serie di gruppi armati nordafricani, tra cui Al-Gama’at, Al-Islamiyya, i tunisini di An-Nahdah, e gli algerini di GIA.[47] Dopo la perquisizione dell’ufficio di Anwar Shaaban a Milano, l’antiterrorismo italiano dichiarò che l’Istituto era “vicino alle attività delle organizzazioni terroriste egiziane, specialmente [Al-Gama’at al-Islamiyya], nel campo delle scelte strategiche e operative, del reclutamento dei mujaheddin per i territori iugoslavi, l’organizzazione di una rete europea di cellule fondamentaliste e il sostegno logistico e operativo dei fondamentalisti in territorio egiziano.”[42]
Durante l’estate del 1992, Shaykh Anwar Shaaban ha guidato la prima delegazione arabo-afghana in Bosnia, insieme ai suoi colleghi italiani. Gli stessi militanti hanno testimoniato che: “Sheik Anwar non era un topo di biblioteca: era uno studioso che metteva in pratica le cose che insegnava e combatteva personalmente contro l’oppressione, proprio come i musulmani della prima generazione. Aveva i libri in mano e l’uniforme addosso: sapeva insegnare, ma sapeva anche combattere.” In una registrazione, i rappresentati dei mujahideen cercavano di sbrogliare la matassa della vita di Shaaban, notando che: “prendendo l’esempio di Sheik Abdullah Azzam, Sheik Anwar Shaaban si era preso la responsabilità del reggimento mujahideen bosniaco, addestrando, incoraggiando e motivando i combattenti, facendo in Bosnia ciò che Shaykh Abdullah Azzam faceva in Afghanistan.”[28]
Shaaban faceva avanti e indietro tra Milano e la Bosnia, portandosi dietro combattenti veterani e reclute da addestrare. Nel Settembre 1994 Shaaban inviava un fax ad un finanziatore del Qatar, chiedendo fondi per l’acquisto di equipaggiamento invernale per il campo di addestramento per i mujaheddin bosniaci in Jugoslavia e concludendo che: “sono convinto che basandosi sui fatti di oggi i progetti islamici in Europa abbiano la priorità su tutti gli altri, specialmente se consideriamo la possibilità di stabilire basi che offrano supporto tattico ai musulmani di tutto il mondo.”[42] Shaaban sperava di approfittare della guerra in Bosnia per fondare una base inattaccabile per ospitare i guerriglieri nordafricani in Europa. In un documento sequestrato dalle autorità italiane si legge che “Gli argomenti scottanti come la guerra in Bosnia scuotono gli animi dei giovani musulmani e stimolano il loro desiderio di affrontare l’inevitabile.”[51] Ovviamente, molti di quelli che hanno combattuto in Bosnia sotto la guida di Shaaban sono diventati “i comandanti, gli istruttori, l’élite dei Mujahideen.”[28] Durante le perquisizioni, le autorità italiane hanno scoperto vari documenti che collegavano Shaaban e l’Istituto alle attività jihadiste in Bosnia. Alcuni di questi documenti riportavano attività di addestramento paramilitare “organizzate dall’Istituto e dirette a coloro che vogliono combattere sul territorio Jugoslavo.”[42] Gli investigatori hanno recuperato una lettera scritta da Shabaan in cui descriveva: “un islamico di Sarajevo disposto ad ospitare istruttori islamici capaci di addestrare le reclute all’uso di armi da fuoco russe e baltiche per la guerra contro i serbi ortodossi.”[42] Un’altra lettera scritta in arabo diceva che:
Sono felice di mandarti questo filmato dalla Bosnia, la terra della guerra e della Jihad. Nel libro ci sono alcune pagine incollate tra loro, e in mezzo ci sono i negativi da sviluppare. In questo modo i bosniaci non li troveranno. Se li trovassero potrebbero arrivare a decapitarci.”[42]
Un altro fax dell’aprile 1995 confermava che l’Istituto milanese aveva ricevuto l’incarico ufficiale di diffondere comunicati e propaganda in favore dell’unità El-Mudzahidin.[42]
Nonostante ciò, Shabaan non era molto fedele alla sua missione di difesa dei musulmani bosniaci. Nel 1993 l’antiterrorismo americano avvertiva che gli estremisti islamici egiziani stavano pianificando un attacco all’ambasciata americana in Albania. Secondo la CIA: “I membridi Al-Gamat, tra cui Anwar Shaban, hanno partecipato alla ricognizione dell’ambasciata americana di Tirana.”[73] I nastri di sorveglianza dimostravano che i sospetti “guidavano attorno all’ambasciata.”[58] Nel frattempo, le intercettazioni telefoniche della CIA riportavano un “ordine di ricognizione inviato dall’estero a un volontario umanitario musulmano.”[59] La cooperazione tra la CIA e le autorità albanesi hanno probabilmente impedito l’esecuzione dell’attentato.  L’influenza di Shaaban si estendeva anche su altri fondamentalisti italiani come Mohamed Ben Brahim Saidani, volontario di guerra in Bosnia e imam presso la moschea di via Massarenti a Bologna. Nel 1993, Saidani aveva partecipato a un campo di addestramento in Afghanistan, e al suo ritorno aveva convinto 30 dei suoi seguaci a seguirlo in Bosnia. Saidani aveva fondato una coop chiamata “Piccola Società Cooperativa Eurocoop” con lo scopo di fornire Visa e permessi per i volontari jihadisti, permettendogli così di viaggiare in tutto il mondo.[60] Durante il processo per gli attentati alle ambasciate africane del 1998, il luogotenente di Al-Qaida Jamal al-Fadl ha parlato del suo viaggio a Zagabria nel 1992 e del suo incontro con Mohamed Saidani, in cui hanno parlato dei fatti in Bosnia e ha ricevuto i rapporti da inviare a Usama Bin Laden.[61] L’antiterrorismo italiano ha espresso preoccupazione dopo avere intercettato una lettera scritta da un fondamentalista islamico incarcerato in Italia nel luglio 1993. La lettera era stata scritta da Mondher Ben Mohsen Baazaoui (detto “Hamza il tunisino”), attivista del movimento An-Nahdah e combattente volontario in Bosnia. [62] Baazaoui scriveva a Mohamed Saidani (l’Imam bolognese collegato ad Anwar Shaaban e a Usama Bin Laden) dicendo che se il suo sciopero della fame non lo avesse fatto rilasciare dalla prigione, Baazaoui avrebbe compiuto un’azione omicida volta alla morte gloriosa[63] e chiedeva a Saidani di vendicare la sua morte con un’orazione funebre di terrore omicida: “ti suggerisco i francesi, non lasciare nessuno vivo, adulto o bambino. Lavora su di loro, ce ne sono molti in Italia, specialmente nelle località turistiche. Fai quello che devi tramite omicidio e rapina a mano armata. La cosa importante è che tu riesca a mandare contro di loro il fuoco che ho dentro. Voglio che questa sia una promessa.”[64]
Nel novembre 1994 le autorità italiane hanno scoperto un complotto da parte dei terroristi egiziani di Al-Jihad e di Al-Gama’atAl-Islamiyya volto all’assassinio del presidente Hosni Mubarak durante la sua visita a Roma[65] e hanno raddoppiato i loro sforzi di sorveglianza, particolarmente verso l’Istituto di Shaaban. Il 26 Luglio 1995 durante l’Operazione Sfinge, la polizia italiana ha arrestato 11 sospetti, di cui uno palestinese e 10 egiziani. La polizia ha anche compiuto 72 perquisizioni in tutto il nord italia. I sospetti sono accusati di collegamenti con Al-Gama’at Al-Islamiyya, associazione a delinquere, rapina, estorsione, falsificazione di documenti e possesso illegale di armi da fuoco.[66] Shabban non è stato trovato, nonostante le autorità fossero molto interessate a lui. Grazie a una soffiata, Shaban è scappato in Bosnia e ha trovato rifugio presso i mujiahideen locali.[67]
Così come succedeva in Afghanistan, anche in Bosnia i volontari partecipavano alla guerra per difendere gli altri musulmani ma si vedevano sfruttati per un altro scopo. Nel 1995 la Bosnia non era solo una copertura per i mujahideen, ma anche una testa di ponte per l’infiltrazione dei militanti di Usama bin Laden in Europa. Con la fine delle ostilità in Bosnia, Shabaan e i suoi seguaci erano liberi di dedicarsi ad altre faccende più importanti. Nel Settembre 1995 uno dei comandanti più importanti di Al-Gama’at al-Islamiyya in Europa, —Abu Talal al-Qasimy (detto Talaat Fouad Qassem)— veniva catturato dalle forze croate mentre tentava di infiltrarsi in Bosnia. Nel giro di pochi giorni i croati trasportavano al-Qasimi in Egitto sotto scorta americana. Nel frattempo, al Cairo, un ufficiale del governo egiziano commentava che “l’arresto di al-Qasimy prova la nostra teoria che vede i gruppi terroristici operare su scala mondiale, usando posti come l’Afghanistan e la Bosnia per addestrare terroristi che poi andranno in Medio Oriente e in Europa. I paesi europei devono capire da dove vengono i terroristi che vanno da loro ad attaccarli.”[68]
La prima risposta degli arabo-afghani all’arresto di al-Qasimy è arrivata il 20 Ottobre 1995, quando la cittadina croata di Rijeka venne scossa da una grossa esplosione.[69] Ale 11 e 22 del mattino, un attentatore suicida faceva saltare 70 chili di tritolo nascosti in una FIAT Mirafiori parcheggiata davanti alla centrale di polizia di Primorje-Gorani.[70] L’esplosione ha ucciso l’attentatore, e ha causato due feriti gravi e 27 feriti leggeri tra i civili, oltre a distruggere la centrale di polizia e a danneggiare vari edifici circostanti, tra cui una banca e una scuola.[69] La polizia croata ha trovato i frammenti di un passaporto canadese tra i detriti dell’esplosione. Tale passaporto apparteneva all’attentatore, già noto alle forze dell’ordine italiane per i suoi collegamenti con l’Istituto Culturale Islamico di Milano e con Anwar Shaaban.[70] La CIA ha confermato che l’attentatore era un membro di Al-Gama’at [al-Islamiyya].[73]
Il giorno dopo, le agenzie stampa occidentali al Cairo ricevevano un fax anonimo in cui si rivendicava l’attentato di Rijeka in nome di Al-Gama’at, dichiarando che: “dobbiamo dimostrare che il caso di Sheik Talaat Fouad Qassem non resterà impunito e che porterà a fiumi di sangue croato. Voi croati vi sbagliate, non ve la faremo passare liscia.”[74] Nel fax, i rappresentanti di Al-Gama’at chiedono che il governo croato: “rilasci Sheikh Qassimi e chieda pubblicamente scusa per le sue azioni. Avete aperto le porte dell’inferno, ora dovete chiuderle se non volete trovarvi davanti a una guerra in nome di Allah.”[75] Il controspionaggio americano dichiarò che Anwaar Shaaban era responsabile per avere organizzato l’attentato a Rijeka come preludio per una nuova strategia di terrore. Al termine delle ostilità nei Balcani, Shabaan “e altri leader mujahideen hanno iniziato a pianificare attacchi contro le forze NATO destinate in Bosnia”.[73] Secondo gli investigatori francesi, gli attacchi di Ottobre dimostrano che l’unità El-Mudzahedin Unit in Bosnia-Herzegovina “era comandata da Al-Gama’at al’Islamiyya, sia dal punto di vista ideologico che dal punto di vista militare.”[77]
Le autorità croate hanno passato anni a cercare i complici degli attentatori di Rijeka. I testimoni, tra cui un agente di polizia che si trovava nel parcheggio della centrale, hanno visto una Mercedes guidata da un arabo allontanarsi dalla scena poco prima dell’esplosione. Il guidatore è stato identificato come un ricercato egiziano di 36 anni legato a Al-Gama’at Al-Islamiyya, di nome Hassan al-Sharif Mahmud Saad. Saad, un residente di Cologno Monzese (Milano), era un personaggio importante nell’Istituto, al punto da essere parte del consiglio di amministrazione nell’ONLUS “Il Paradiso”. Saad possedeva un FIAT 131 Mirafiori targato Bergamo, il veicolo usato durante l’attentato a Rijeka. Fin dal 1993 Saad faceva la spola tra Bosnia e Italia, ma nel 1995 si decise a fare i bagagli e a trasferirsi permanentemente in Bosnia con la famiglia. I suoi amici presso l’Istituto affermano che Saad era andato a Zenica per unirsi all’unità El-Mudzahedin Unit, sotto la guida di Anwar Shaaban.[78]
Nel dicembre 1995, subito dopo l’attentato fallito presso l’ambasciata di Zenica, Shaaban incontrava la sua fine in Bosnia. Dopo uno scontro con le forze HVO croate, Shaaban e quattro dei suoi mujahideen venivano fucilati, dando fine al potere arabo-afghano in Europa. Purtroppo, anche dopo la morte di Shaaban, la rete di contatti creata da lui in Italia e in Bosnia continuava ad operare. Tale attività è dovuta al comandante mujahideen algerino Abu el-Ma’ali (detto anche Abdelkader Mokhtari) e al suo luogotenente Fateh Kamel (detto “Mustapha il terrorista”). Kamel, nato ad Algeri ma vissuto in Canada dal 1988,[79] aveva un atteggiamento professionale e una totale mancanza di scrupoli. Dopo il suo addestramento in Afghanistan, Kamel venne notato dalle autorità italiane per la sua attività di propaganda presso l’Istituto di Shaaban, in cui invitava gli altri musulmani ad unirsi ai mujahideen in Bosnia. Nel 1995, secondo le autorità francesi, l’unità El-Mudzahedin in Bosnia era comandata da queste tre persone: Anwar Shaaban come capo politico e ideologico, Abu el-Ma’ali come comandante militare, e Fateh Kamel come organizzatore logistico, incaricato di coordinare i trasporti di armi, documenti e reclute dai quartier generali a Zenica.[80] Secondo gli investigatori, i tracciati telefonici dimostrano che tra il 1994 e il 1995 ci sono stati contatti continui tra Abu el-Ma’ali, Anwar Shaaban e Fateh Kamel.[81]
Secondo le autorità francesi, Kamel e i suoi soci avevano legami con “varie organizzazioni terroristiche islamiche in tutto il mondo, tra cui Bosnia, Pakistan, Germania e Londra.”[82] Tra il 1994 e il 1997 Fateh Kamel viaggiava costantemente tra Milano, Montreal, Parigi, Amburgo, Francoforte, Zagabria, Bosnia, Copenhagen, Austria, Slovenia, Friburgo, Marocco, Ancona, Istanbul, Belgio e Amsterdam.[83] Kamel è stato registrato mentre diceva ai suoi seguaci che “Non temo la morte, perchè la Jihad è la Jihad, e per me uccidere è facile”[84]. Lui odiava la società in cui viveva e il modo in cui gli occidentali vedevano i musulmani: “Qui la gente si immagina il musulmano sul cammello, con quattro mogli e le bombe. Ci chiamano sempre terroristi.”[85] In un’intercettazione telefonica del 1996, subito dopo la fine della guerra in Bosnia, Kamel si confidava con i suoi seguaci dicendo che: “Preferisco morire che andare in galera. Ho quasi perso mia moglie. Ho trentasei anni, un figlio di quattro mesi e mezzo che gioca con mia moglie. Io intanto sono qui, sono quasi un soldato.”[86]
Sono bastati i dati nella sua agenda per confermare il ruolo di Kamal come organizzatore e coordinatore tra varie celle terroristiche in Europa e i comandanti di Al-Qaida in Bosnia e in Afghanistan. Tra gli altri, Fateh Kamel aveva i numeri di Akacha Laidi (detto Abderrahmane Laidi, Abou Amina), un leader della GIA in Inghilterra. Uno dei numeri sotto il nome di Akacha rispondeva a Djamal Guesmia, un terrorista conosciuto per i suoi legami con la GIA e i suoi successori il GPSC, Algerian Salafist Group for Prayer and Combat.[87] Fateh Kamel era particolarmente vicino ai gruppi di immigranti nordafricani e di convertiti europei che si erano uniti volontariamente ai mujahideen bosniaci all’inizio della guerra, diventando il loro punto di contatto con Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali.
Dopo la morte improvvisa di Shaaban nel 1996, Kamel iniziava ad attivare le unità di terroristi bosniaci infiltrate in Europa, istruendoli a prepararsi ad intervenire in Francia e in Italia. Tra il 6 e il 10 Agosto 1996, Kamel viveva nell’appartamento milanese di due sostenitori della GIA, tra cui Rachid Fettar, collegato con gli organizzatori dell’attacco alla metropolitana di Parigi del 1995. Fettar era un membro importante della GIA, l’organizzazione considerata l’erede della rete di estremisti europei di Safé Bourada, il comandante dei terroristi algerini responsabili per l’attentato alla metropolitana.[88] La visita di Kamel presso l’appartamento di Fettar e del suo amico Youcef Tanout era rivolta ad uno scopo preciso: come guidare una cellula terroristica alla costruzione e all’uso di una bomba ricavata da una bombola del gas simile a quelle usate nella metropolitana parigina. Kamel rispettava Rachid Fettar, ma si lamentava delle incertezze di Tanout e dei suoi compagni, dicendo che: “Ho insistito, ma non ho potuto farci niente. Possiamo fabbricare le bombe in Francia, e io posso trasportarle in Italia clandestinamente.”[89] Durante una discussione con Youcef Tanout, Kamel gli disse freddamente che: “Ma di cosa hai paura? Che ti scoppi tutto in faccia? Dimmi almeno che Mahmoud ha comprato le bombole.” Tanout gli rispose che uno dei suoi seguaci era andato a fabbricare le bombe in una foresta poco distante, e ammise a Kamel: “Non mi vergogno di ammettere di essere estremamente spaventato.”[90] Le paure di Tanout erano
fondate; il 7 Novembre 1996, lui e Fettar vennero arrestati nel loro appartamento milanese. Gli investigatori trovarono due bombole di gas, due ricetrasmittenti, 38 tubi metallici e altro materiale per la fabbricazione di esplosivi.[91]
Anche se l’attentato proposto da Fateh Kamel non è riuscito, rimane comunque la possibilità che ce ne siano altri in futuro. In generale, la cellula terroristica formata da Kamel, Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali è il prototipo per le cellule nordafricane che hanno progettato gli attentati del 2004 a Madrid. Ancora oggi, i terroristi addestrati dal gruppo di Fateh Kamel continuano a fare avanti e indietro dai Balcani. Nel 2005 il braccio destro di Kamel, il marocchino Karim Said Atmani, è stato rilasciato dalla prigione francese in cui era detenuto. La prima cosa che ha fatto è stata prendere un volo per Sarajevo dove si è incontrato con un comandante dei mujahideen bosniaci collegato ai gruppi terroristi islamici.[92] Nel 2006, dietro pressioni internazionali sulle autorità bosniache, Atmani è stato deportato in Marocco.
Scandinavia ed Europa del Nord
Fin da prima della guerra in Bosnia, la regione scandinava è diventata una base importante per i gruppi militanti islamici. I paesi come Norvegia, Svezia e Danimarca venivano considerati tolleranti e disposti ad offrire asilo politico ai militanti in fuga dalla giustizia e dal controspionaggio. In Scandinavia, questi ricercati sapevano di potersi aspettare “le stesse libertà che avrebbero avuto negli USA.”[93] Una rivista pubblicata nel Marzo 1995 da Al-Gama’at al-Islamiyya assicurava che alcune “persone importanti” tra i jihadisti egiziani erano riuscite ad ottenere asilo politico in Norvegia nonostante la stessa ambasciata norvegese al Cairo si fosse dimostrata riluttante.[42] Persino il capo supremo di Al-Gama’at al-Islamiyya—Shaykh Omar Abdel Rahman (correntemente detenuto a vita in una prigione di massima sicurezza americana) si vantava di avere viaggiato varie volte in Europa, “passando attraverso la Gran Bretagna, la Danimarca, la Svezia e molti altri paesi.”[95]
Pochi danesi sanno che nel 1993 la città di Copenhagen era uno dei rifugi per i militanti di Al-Gama’at al-Islamiyya. Il capo della delegazione di Al-Gama’at a Copenhagen era il noto Shaykh Abu Talal al-Qasimy, uno dei primi religiosi islamici a sostenere la Jihad bosniaca. Al-Qasimy è stato imprigionato varie volte dal governo egiziano, sia prima che dopo l’assassinio del presidente Anwar Sadat. Poco dopo, Al-Qasimy ha usato documenti falsi per scappare dall’Egitto e unirsi ai combattenti musulmani in Afghanistan. Durante i combattimenti, al-Qasimy “assunse l’impegno per la Jihad in nome di Allah e prese le armi.”[96] Durante il suo soggiorno in Pakistan, al-Qasimy fondò la rivista ufficiale di Al-Gama’at, la Al-Murabeton, e scrisse molti dei primi numeri. Nel gennaio 1993, il governo pakistano venne costretto dagli USA a cambiare le sue posizioni riguardo alla Jihad afghana e a chiudere le sedi dei mujahideen arabi, minacciando la deportazione per tutti i combattenti stranieri che fossero rimasti in Pakistan. Tali combattenti non sapevano dove andare, anche perché molti di loro sarebbero stati imprigionati e torturati al ritorno in madrepatria, ma un portavoce saudita per gli arabo-afghani di Jeddah dichiarò che “Gli algerini non possono tornare in Algeria, i siriani non possono tornare in Siria e gli iracheni non possono tornare in Iraq. Alcuni andranno in Bosnia, gli altri faranno meglio a trasferirsi in Afghanistan.”[97]
Secondo Hudhaifa, il figlio del Dr. Abdullah Azzam’s son, Abu Talal al-Qasimy era stato costretto a scappare in Afghanistan perché era ricercato dal governo pakistano che voleva catturarlo e deportarlo in Egitto, e che “riuscì ad ottenere un VISA che gli permise di espatriare.”[98] Al-Qasimy aveva ottenuto asilo politico in Danimarca, da dove continuò a diffondere le sue idee estremiste attraverso la sede estera di Al-Murabeton a Copenhagen.[99] Si dice che uno degli altri quattro editori a Copenhagen fosse il Dr. Ayman al-Zawahiri, il capo del gruppo jihadista egiziano e comandante in seconda di Al-Qaida.[100] Al-Qasimy era anche un amico di Anwar Shaaban, ed ebbe un ruolo di primo piano nella Jihad bosniaca. Il 24 Aprile 24, Abu Talal al-Qasimy tenne uno degli incontri più importanti di tutto il movimento jihadista mondiale nel suo ufficio di Copenhagen. Tra gli altri partecipanti c’erano Shaykh Anwar Shaaban da Milano e l’Imam Shawki Mohammed (detto Mahmoud Abdel al-Mohamed), il predicatore estremista della moschea di Al-Sahaba a Vienna—considerato dal controspionaggio italiano come uno dei rappresentanti più importanti del fondamentalismo sunnita in Europa. Il tema dell’incontro era la situazione dei mujahidden in ex Jugoslavia.[42] Abu Talal sperava che l’incontro avrebbe posto le basi per la creazione di un Consiglio Shura per l’UE, una coalizione di gruppi estremisti basati in Europa. Tale “Consiglio Shura” doveva essere un centro di comando in grado di gestirsi senza dovere aspettare ordini da Al-Gama’at al-Islamiyya o da Al-Jihad in Egitto o in Afghanistan. Una delle ragioni per la fondazione del gruppo era la gestione delle risorse europee per finanziare gli atti terroristici in Nordafrica e in Bosnia.[42] Una nota trovata nel diario di Anwar Shaaban riporta l’importanza dell’incontro con Abu Talal a Copenhagen per “fornire assistenza ai nostri fratelli algerini, tunisini, senegalesi e bosniaci.”[42]
Come Shabaan a Milano, Abu Talal al-Qasimy usava la sua posizione di spicco a Copenhagen per formarsi un consiglio di seguaci con la stessa mentalità, come il chierico palestinese Ahmed Abu Laban (detto Abu Abdullah al-Lubnani), trasferitosi in Danimarca nel 1993. Anche se parlava poco il danese, Abu Laban era diventato il rappresentate della piccola comunità musulmana in Danimarca, apparendo varie volte nei notiziari e negli incontri con i pubblici ufficiali. Un articolo del Washington Post dell’Agosto 2005 definiva Abu Laban “uno degli Imam più importanti della Danimarca.”[104]
Nonostante l’Istituto di Shaaban a Milano fosse poco appariscente, l’antiterrorismo italiano ha registrato varie visite di Abu Laban a scopo di “conferenze” o di “incontri di preghiera”.[42] Quando arrivarono le notizie dell’arresto di Abu Talal al-Qasimy in Croazia, Ahmed Abu Laban guidò una protesta di 500 musulmani locali presso l’ambasciata croata a Copenhagen. Durante le proteste dell’Ottobre 1995 (a cui partecipò anche la moglie di al-Qasimy), i manifestanti alzavano i pugni e urlavano Allahu Akhbar! Durante le interviste con i giornalisti, Abu Laban accusava gli USA, l’Egitto e la Croazia di essere i beneficiari della cattura di Abu Talal in Bosnia.[106]
Agli inizi del 2006, Ahmed Abu Laban tornò alle cronache quando organizzò una serie di rivolte in tutto il mondo musulmano come reazione alle vignette danesi che avevano offeso il Profeta. La prima volta in cui furono pubblicate, nel 2005, tali vignette vennero ignorate da tutto il mondo musulmano. Il 18 Novembre, Abu Laban dichiarava che avrebbe guidato una delegazione di musulmani danesi per tutto il Medio Oriente per attrarre l’attenzione su tali vignette:
Una delle nostre delegazioni visiterà il Cairo per incontrarsi con il segretario della Lega Araba Amr Moussa e con il Grande Imam di Al-Azhar Sheikh Mohammad Sayyed Tantawi… La delegazione visiterà anche l’Arabia Saudita e il Qatar per incontrare il grande studioso islamico Sheikh Yussef Al-Qaradawi… Vogliamo rendere questo problema una faccenda internazionale, in modo che il governo danese capisca che queste vignette non hanno offeso solo i musulmani danesi, ma i musulmani di tutto il mondo. Abbiamo deciso di fare questo passo perchè non si può chiudere gli occhi sulle discriminazioni contro i musulmani europei e sul fatto che i governi affermino che non siamo democratici e che non riusciamo a capire la cultura occidentale.”[107]
Durante gli incontri con i governanti musulmani, la delegazione di Abu Laban ha mostrato le vignette pubblicate dallo Jyllands-Posten insieme ad altre vignette molto più offensive che non sono mai state pubblicate in Scandinavia, tra cui una vignetta in cui il Profeta aveva un rapporto sessuale con un cane. La delegazione ha mostrato anche altro materiale offensivo e completamente falso, in cui si dimostrava che il governo danese discriminava e opprimeva i musulmani in Danimarca.[108] In poche settimane la propaganda di Abu Laban ha mandato la situazione fuori controllo, causando attacchi alle ambasciate scandinave in Siria, Libano, Iran, Pakistan e Palestina.
Nel frattempo, in Svezia le cellule terroristiche nordafricane che prima erano dirette al finanziamento dei jihadisti in Afghanistan, Nordafrica e Balcani, passavano al reclutamento di estremisti locali e ad altre attività illegali. Secondo la CIA, a Stoccolma l’organizzazione “caritatevole” arabo-afghana “Human Concern International” (HCI) era una copertura per il traffico d’armi in Bosnia.[73] I notiziari musulmani europei scrivevano che grazie ai contributi della popolazione musulmana in Svezia l’ufficio di Stoccolma della HCI aveva “rifornito i mujahideen afghani. L’organizzazione aveva raccolto più di mezzo milione di corone in un anno e le aveva mandate ai mujahideen afghani. Stiamo ancora aiutando i giovani arabi ad andare in Afghanistan a contribuire alla Jihad.”[110] Il giornale francese Le Monde confermava che la polizia francese sospettava che gli uffici croati e svedesi della HCI avessero fatto da basisti per le cellule terroristiche della GIA responsabili per l’attacco alle metropolitane di Parigi del 25 Luglio 1995.[111] Dopo l’attentato a Parigi, le autorità svedesi arrestarono il membro della GIA Abdelkerim Deneche a Stoccolma. Deneche era già stato indicato dai media francesi come un ex impiegato presso l’ufficio di Zagabria della HCI.
Così come i loro colleghi inglesi, i gruppi di giovani estremisti algerini emigrati in Svezia andavano in Bosnia a combattere contro i cristiani. Il 19 Settembre 1993 uno di questi giovani mujahideen,
“Abu Musab al-Swedani”, veniva ucciso dalle forze militari croate vicino alla città bosniaca di Kruscica (vicino Vitez). Secondo i suoi amici, Abu Musab era nato in Svezia, figlio di madre svedese e padre algerino, cresciuto in Scandinavia ma convertitosi all’Islam all’età di 20 anni. Musab fece un viaggio in Arabia Saudita per imparare l’arabo e studiare la Shari’ah. Nei due anni passati in Arabia, Musab divenne un fondamentalista islamico, al punto da predicare la sua religione a tutte le persone vicine a lui. [112] Negli anni 80 la Jihad in Afghanistan era su tutti i giornali, attraendo l’attenzione delle comunità islamiche in occidente. Abu Musab “seguiva le notizie che gli arrivavano da tutto il mondo, in particolare i massacri e le deportazioni di musulmani. A questo punto, capì che non esisteva dignità nell’Islam se non nella Jihad.” Abu Musab andò a Peshawar, la città della Jihad, insieme ad un altro giovane estremista che faceva già parte dei mujahideen. Dopo qualche esitazione, Musab andò in Afghanistan per farsi addestrare al combattimento e per lottare in favore alla rivoluzione islamica. Al termine della Jihad afghana, Abu Musab tornò in Svezia e sposò una musulmana, ma il 1992 decise di seguire di nuovo la Jihad, questa volta in Bosnia. Abu Musab al-Swedani si unì agli estremisti basati sul campo del monte Igman, sotto la guida del “Generale” Abu Ayman al-Masri.[112] Dopo essere sopravvissuto a vari mesi di combattimenti, Abu Musab venne ucciso da un cecchino durante il caos di un attacco alle forze croate .[112] La biografia e la foto di Al-Swedani vennero descritte nel film di propaganda jihadista in lingua inglese “The Martyrs of Bosnia,” prodotto dall’agente londinese di Al-Qaida Babar Ahmad.[112]
Quando la guerra in Bosnia finì improvvisamente nel Settembre del 1995, la rete di contrabbandieri e di reclutatori jihadisti a Stoccolma continuò ad operare senza fermarsi un secondo. La Jihad divenne un argomento molto diffuso, e ci furono parecchi individui abitanti in Scandinavia che affermarono di essere i portavoce di gruppi estremisti islamici. Tra questi spiccano “Abu Fatima al-Tunisi” (un portavoce per un gruppo di estremisti residente a Stoccolma) e “Abu Daoud al-Maghrebi” (un attivista abitante in Svezia che lavorava per conto della GIA).[116] Persino la rivista Nusraat al-Ansaar l’organo quasi ufficiale della GIA in Europa, ha una casella postale presso il Box 3027 ad Haninge, in Svezia.[117]
I militanti svedesi che all’inizio si erano mobilitati per i conflitti in Bosnia e in Afghanistan sono stati i primi a fondare una pagina Internet in arabo per il gruppo algerino GIA, con un’intera sezione dedicata al terrorismo.[118] Loro sono le stesse persone che hanno distribuito manuali di addestramento per terroristi tramite Internet, molti dei quali sono diventati documenti di riferimento per i mujahideen, tra cui un lungo trattato intitolato “The Restoration of the Publication of the Believers,” scritto dall’egiziano Dr. Ayman al-Zawahiri. Quando venne pubblicato su Internet, il libro di Zawahiri aveva ancora l’etichetta del 1996 in cui lo si identificava come proprietà del “Muslimska Forsamilingen i Brandbergen, Jungfrugaten 413 N.B.”[119]
Conclusioni
In generale, tutti i conflitti del mondo islamico hanno conseguenze sui musulmani europei. La vicinanza della Bosnia all’Europa e la natura stessa del conflitto (una minoranza musulmana perseguitata da due maggioranze cristiane) hanno influito sui giovani europei così comenessun altro conflitto prima di allora. La guerra in Bosnia è  diventata una chiamata alle armi che ha unito vari gruppi di estremisti musulmani da tutta Europa sotto una causa comune, una lotta che non si è fermata neanche dopo la firma degli accordi di Dayton e la fine della guerra. La scoperta di una rete internazionale di terroristi basata a Sarajevo e diffusa in Svezia, Danimarca e UK è la dimostrazione del fatto che la jihad bosniaca continua a influenzare le reti di mujahideen europei. Lo scorso autunno le autorità bosniache hanno annunciato una serie di arresti al culmine di una operazione di sicurezza detta Operazione Mazhar. I sospetti presi in custodia avevano acquistato esplosivi e pianificato una serie di attacchi suicidi contro una serie di obiettivi in Europa. Il capo della cella, lo svedese Mirsad “Maximus” Bektasevic era andato in Bosnia per pianificare un attacco rivolto a costringere i governi europei a ritirare le forze dall’Iraq e dall’Afghanistan[120]
In un video sequestrato dalla polizia bosniaca si vedono militanti mascherati che costruiscono esplosivi, mentre un altro uomo mascherato, probabilmente Bektasevic, dichiara che: “Questi esplosivi saranno usati contro l’Europa, contro gli stati che hanno schierato forze in Iraq e in Afghanistan. Questi due fratelli hanno dato le loro vite ad Allah pur di aiutare i loro fratelli e sorelle. Abbiamo già tutto pronto.” I tracciati dei cellulari dimostrano che Bektasevic era in contatto con altri estremisti in Danimarca e in UK[121], e che stava reclutando giovani volontari per il campo di Abu Musab al-Zarqawi in Iraq.[122] Inoltre, uno dei sospetti arrestati in Bosnia-Herzegovina con la rete di Bektasevic era il segretario di una compagnia finanziaria usata come attività di copertura dai veterani della unità El-Mudzahedin Unit a Sarajevo e a Zenica.
Concludendo, la rete di fondamentalisti musulmani formatasi durante il conflitto in Bosnia continua ad essere una minaccia per gli stati europei. Nel futuro, sarà importantissimo che le agenzie europee di sicurezza nazionale condividano le informazioni relative alle identità di coloro che hanno legami con le forze dei mujahideen balcanici, così come hanno fatto con i combattenti afghani e iracheni. Inoltre, dovranno sostenere gli sforzi delle autorità bosniache nella lotta contro gli estremisti stranieri che sono ancora in Bosnia. Senza un’assistenza internazionale, è improbabile che la Bosnia da sola possa portare a termine un compito tanto vasto e complesso.
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2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.31 La persecuzione dei cristiani

2.31
La
persecuzione dei cristiani

Autore:
Robert
Spencer
Tirate
fuori le armi
,”
ordinava
il chierico maomettano Jaffar
Umar Thalib alla
radio indonesiana durante il Maggio del 2002:
Combattete
fino all’ultima goccia di sangue
.”[1]
Il
bersaglio erano i cristiani indonesiani, considerati da Jaffar
come
infedeli
belligeranti”
(kafir
harbi) da
sterminare senza pietà. Questa precisazione non era un’invenzione di
Jaffar, ma una categoria spiegata minuziosamente dalla teologia
maomettana. Usando quel termine, Jaffar incitava i suoi fedeli alla
violenza e li assicurava che le loro azioni sarebbero state approvate
da Allah.
Le
parole di Jaffar
hanno
avuto le loro conseguenze. Durante le rivolte che ne sono seguite, ci
sono state circa diecimila vittime e decine di migliaia di sfollati
tra i cristiani[2].
Nel
2002 il giornalista Rod
Dreher riportava
che il gruppo jihadista di Jaffar
Umar Thalib aveva
costretto migliaia di cristiani alla conversione e aveva demolito
centinaia di chiese [3]
La
stampa internazionale ha trattato i fatti in Indonesia
come
incidenti isolati, nonostante fossero parte delle persecuzioni dei
cristiani che avvengono ogni giorno nel mondo maomettani. Questa
violenza, così simile a quella dei conflitti religiosi dei secoli
passati, è il piccolo segreto della religione di oggi. La comunità
internazionale, sempre servile verso i maomettani, ha fatto finta di
non vedere nulla e ha permesso che le persecuzioni continuassero. Il
mondo islamico è l’unico luogo in cui l’intolleranza religiosa viene
legittimata dal Corano e dagli Imam e dove tale intolleranza faccia
scorrere così tanto sangue. In nessun altro luogo tali violenze
accadono senza che la comunità internazionale abbia nemmeno il
coraggio di commentare, figuriamoci di condannare.
Nel
mondo maomettano e in particolare nel Medio Oriente le persecuzioni
dei cristiani da parte dei maomettani sono ormai un fatto di tutti i
giorni.
Omicidi
di religiosi cristiani in Iraq
Il
5 Aprile del 2008 Youssef Adel, un
prete ortodosso assiro presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di
Baghdad è stato ucciso a colpi di arma da
fuoco mentre apriva la porta di casa.[4] Questo
attacco arriva solo poche settimane dopo la morte dell’arcivescovo
Paulos Faraj Rahho della chiesa cattolica
caldea, rapito nella città irachena di Mosul il
29 Febbraio, mentre altri tre cristiani che si trovavano con lui
venivano uccisi. Il 12 Marzo i rapitori chiamavano una chiesa di
Mosul per annunciare la morte
dell’arcivescovo e indicare il luogo dove trovare il suo cadavere.[5]
Mentre
in occidente si costruiscono sempre più moschee, in Iran i religiosi
di fede cristiana subiscono una caccia spietata. L’Ottobre del 2006
Frate Boulos Iskander, un prete cristiano
ortodosso, si recava a Mosul per acquistare pezzi di ricambio. Non
sarebbe stato più rivisto vivo. Un gruppo maomettano lo rapì e
chiese 350.000 dollari come riscatto. La loro richiesta venne
abbassata a 40.000 dollari in cambio della promessa che la chiesa
locale avesse denunciato i commenti moderatamente anti-maomettani
fatti da Papa Ratzinger. Tali commenti, pronunciati a Regensburg
(Germania) avevano causato rivolte in tutto il mondo maomettano. La
chiesa pagò il riscatto e affisse trenta cartelloni in tutta Mosul
in cui si denigravano i commenti papali. Tutto ciò fu inutile: i
resti smembrati di Frate
Boulos vennero ritrovati poco dopo.
Cinquecento
cristiani seguirono il funerale. Un prete commentò che molti altri
avrebbero voluto partecipare, ma avevano troppa paura.[6]
Non
ci sono dubbi riguardo a ciò. Gli omicidi dei tre religiosi sono
avvenuti in un ambiente sempre più ostile verso i cristiani
iracheni. Nel Marzo del 2007 i maomettani andavano a bussare alle
porte dei cristiani di Baghdad, ordinando il pagamento della Jizya,
la tassa della sottomissione per gli infedeli che vivono tra i
maomettani.[7] Nel frattempo, le donne
cristiane venivano minacciate di morte se andavano in giro senza
velo. Secondo le regole tradizionali maomettane che proibiscono
l’esposizione di alcoolici o di maiale (secondo il manuale legale
edito dall’università islamica di Al-Azhar al
Cairo), i proprietari dei negozi di alcoolici in Iraq sono stati
minacciati di morte.[8] Molti di loro sono
fuggiti dopo aver avuto il negozio distrutto.
A
dire il vero, fin dal 2003 la metà dei 700.000 cristiani residenti
sono scappati in altri paesi. Persino nell’Iraq di Saddam Hussein,
una dittatura abbastanza secolare in cui il Primo Ministro
Tariq Aziz era un cristiano caldeo, le comunità cristiane
subivano violenze da parte della maggioranza maomettana. A parte le
persecuzioni e gli omicidi, i cristiani venivano costretti ad
abiurare e a sposare maomettani.[9] I
cristiani iracheni stanno scappando verso la Siria o fuori dal Medio
Oriente. Come dice un affarista iracheno fuggito in Siria: “I
tre quarti dei miei amici cristiani sono scappati. Non c’è futuro in
Iraq per noi”
[10]
Violenze
contro i cristiani copti in Egitto
I
cristiani copti in Egitto hanno sofferto secoli di persecuzioni.
Invece di calmarsi, le persecuzioni sono andate avanti tra assalti
alle chiese e ai fedeli. Nel Febbraio del 2007 la diceria che un
copto avesse una relazione con una donna maomettana (una violazione
della legge islamica) causò una rivolta in cui vennero distrutti
diversi negozi di proprietà di cristiani.[11] In
aggiunta agli attacchi fisici, i cristiani hanno perso la libertà di
parola: nell’Agosto del 2007 due attivisti per i diritti dei copti
sono stati arrestati per avere “pubblicato articoli e
dichiarazioni lesive per l’Islam e offensive verso il profeta
Maometto”
[12]
Spesso
gli attacchi verso i cristiani vengono ignorati dalle autorità
egiziane, a volte complici degli attacchi. Nel Giugno del 2007 una
folla di rivoltosi mise a ferro e fuoco i negozi e le chiese
cristiane di Alessandria, ferendo cinque cristiani. La polizia
aspettò un’ora e mezzo prima di intervenire. L’agenzia Compass
Direct News, che segue le persecuzioni dei cristiani,
commentò: “Nell’Aprile del 2006 ci sono stati tre attacchi alle
chiese di Alessandria, che hanno lasciato un morto e vari feriti. Il
governo sembra incapace di fermare gli attacchi, se non addirittura
complice”
[13]
L’esperienza
di Suhir Shihata Gouda è un esempio di quello che
succede a molte donne cristiane in Egitto quando vengono assalite
dagli uomini maomettani.[14] Secondo la
Jubilee Campaign, che monitora le
persecuzioni dei cristiani:
[Una
donna cristiana di nome Suhir] è stata
rapita il 25 Febbraio del 1999 da un gruppo di maomettani che l’hanno
costretta a sposare un maomettano di nome Saed Sadek Mahmoud.
Dopo che Suhir non è
più tornata da scuola, suo padre ha fatto rapporto presso la
stazione di polizia di Abu-Tisht, ma i
poliziotti lo hanno picchiato e insultato invece di aiutarlo. Tre
giorni dopo, il fratello e il padre di Suhir sono tornati presso la
stazione di polizia ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, al punto
che il padre di Suhir ha dovuto farsi ricoverare in ospedale.
Suhir
è
riuscita a scappare, ma è stata catturata, picchiata e messa sotto
sorveglianza. Suo “marito” ha guidato una banda di maomettani
fino a casa sua, dove ha minacciato di uccidere tutti i cristiani nel
villaggio e di rapire tutte le donne se la famiglia avesse fatto
causa.[15]
Nel
Maggio del 2000 il Vescovo Wissa della
Chiesa Copta ortodossa egiziana ha descritto la situazione egiziana
in un’intervista presso l’organizzazione protestante Prayer
for the Persecuted Church:
Un
ventenne stava lavorando nei campi quando è stato avvicinato dai
maomettani armati, che gli hanno ordinato di rinunciare al
cristianesimo e di pronunciare le due frasi con cui ci si converte
all’Islam. Al suo rifiuto è stato ucciso
con una fucilata alla testa. Un altro giovane aveva un tatuaggio con
S. Giorgio e la Vergine sul braccio. Gli hanno ordinato di abiurare,
ma ha rifiutato. Per punirlo, gli hanno tagliato via il braccio col
tatuaggio, lo hanno ucciso a coltellate e ne hanno bruciato il corpo.
Un
ragazzino di diciassette anni, diacono presso la chiesa, stava
andando nei campi con sua sorella. Gli è stato ordinato di abiurare,
e al suo rifiuto è stato fucilato. Sua sorella ha subito lo stesso
trattamento.
Il
governo egiziano, diviso tra le pretese della Shari’ah e le sue
stesse leggi secolari, non ha potuto ignorare del tutto questi
omicidi. Il risarcimento per le famiglie delle vittime è stato
ridicolo, anche per sottolineare lo scarso valore di una vita
cristiana: ogni famiglia ha ricevuto ottocento dollari, e solo perchè
il caso ha ricevuto eco mediatico. Altre famiglie non hanno ricevuto
giustizia o risarcimenti. Un bambino si trovava su uno scuolabus che
è stato fermato dai maomettani. Quando i maomettani hanno ordinato
ai cristiani di abiurare, il bambino ha rifiutato. Il Vescovo Wissa
riporta che: “Lo hanno ucciso con
un’ascia e hanno schiacciato il suo corpo con un’auto.”

Le autorità hanno trattato il caso come un’incidente automobilistico
e hanno rifiutato di compensare il padre, così come avevano fatto
quando i militanti maomettani avevano distrutto il suo negozio. [16]
Aggressioni
Jihadiste contro i cristiani in Pakistan
La
situazione dei cristiani in Pakistan non è
migliore. Nel 2007, Frate Emmanuel Asi, segretario
dell’istituto teologico di Laity a
Lahore e segretario della commissione biblica del
Pakistan, dichiarava che i cristiani del Pakistan ricevono continue
discriminazioni da parte dei maomettani. Le aggressioni dei jihadisti
causano ogni tipo immaginabile di problemi su di loro [17]
Così
come in Egitto, i cristiani del Pakistan ricevono minacce e
aggressioni continue. Nell’Agosto del 2007 i cristiani e gli indù di
Peshawar, nel Pakistan del nord, ricevevano lettere da parte di un
gruppo jihadista in cui venivano minacciati di rovina se non si
fossero convertiti all’Islam entro pochi giorni. Secondo la Compass
Direct i cristiani continuano a vivere nel
terrore, cancellando le attività della chiesa e le Messe[18],
dato che varie volte gli Jihadisti hanno mantenuto
le loro promesse di attacchi verso le chiese pakistane. Ad esempio,
il 28 Ottobre del 2001, diciotto cristiani venivano uccisi durante la
Messa mattutina della domenica[19]. Durante
un altro attacco a una chiesa del 17 Marzo del 2002, cinque cristiani
perdevano la vita e altri quaranta rimanevano feriti. L’intera
comunità cristiana pakistana vive sotto la minaccia di Al-Qaeda
di uccidere due cristiani per ogni maomettano
ucciso durante gli attacchi militari americani in Afghanistan.[20]
Oltre
agli attacchi di gruppo, ci sono anche atti di prepotenza
individuale. Cadherine Shaheen, insegnante,
ha ricevuto pressioni alla conversione e minacce se avesse rifiutato.
Al suo rifiuto è stata accusata di blasfemia e le moschee locali
hanno appeso dei manifesti in cui veniva chiamata come blasfema.
Shaheen ha dichiarato: “E’ stata una condanna a morte. Per i
maomettani uccidere un blasfemo è un onore. Poco prima, i maomettani
avevano assassinato un preside accusato di blasfemia. La prossima
sarei stata io.”
Shaheen
è scappata negli USA e le autorità hanno
imprigionato i suo fratelli e suo padre, deceduto poco dopo a 85
anni. “Per noi cristiani la vita in
Pakistan è orribile. I maomettani si prendono la nostra terra e le
nostre case, ci costringono ad accettare l’Islam. Le ragazze vengono
rapite e violentate, poi costrette ad accettare un marito maomettano
e a convertirsi”
,
dichiara Cadherine [21]
Stragi
religiose nel mondo maomettano
Le
stesse storie sconfortanti avvengono in tutto il mondo maomettano.
Nel Giugno del 2007 i cristiani di Gaza hanno
fatto appello alla comunità internazionale per chiedere protezione
dopo la distruzione di una scuola e di una chiesa da parte dei
jihadisti.[22] Nel Sudan, il
regime di Khartoum ha portato avanti una
jihad sanguinaria contro i cristiani della zona meridionale del
paese, uccidendo due milioni di cristiani sudanesi e sfollandone
cinque milioni .[23] Nella primavera del
2003, durante un massacro che ha causato la
morte di 59 contadini, i jihadisti
hanno bruciato vivo un pastore cristiano sudanese insieme alla sua
famiglia.[24]
In
Nigeria, i maomettani hanno bruciato chiese,
costretto i cristiani a seguire la Shari’ah e hanno frustato
studentesse cristiane per “abbigliamento inappropriato”.[25]
Più di duemila persone sono state uccise durante
le rivolte maomettane del 2001 nella città di Jos. I
jihadisti impongono la shari’ah in tutta la Nigeria, anche
sui cristiani. Nella città di Jos si teme
che il conflitto ricominci, dato che i militanti islamici sono
ansiosi di attaccare i cristiani.[26]
I
cristiani vengono perseguitati persino in Libano, considerato da
sempre il solo paese cristiano del Medio Oriente. In particolare il
Libano ha sofferto una serie di assassini ai danni dei politici
cristiani, tra cui il bombardamento del sobborgo cristiano di Beirut
nel settembre 2007 in cui Antoine Ghanem, leader del partito
cristiano falangista, ha perso la vita .[27] Questo ha portato i
cristiani libanesi a calare di numero e a perdere la loro influenza,
cosa che li ha esposti ad altre persecuzioni. Le antiche comunità
cristiane libanesi stanno scomparendo.
I
militanti algerini hanno preso di mira le comunità cattoliche locali
per anni. Nel 1994 i maomettani hanno ucciso un prete, una suora e
quattro missionari, nel 1995 cinque suore, nel 1996 un vescovo e
quattordici monaci. Molte delle vittime stavano cercando di stabilire
relazioni amichevoli con la comunità maomettana. Il vescovo Pierre
Claverie di Oran, ucciso nel 1996,
aveva dedicato la sua vita al dialogo tra l’Islam e il
cristianesimo. Veniva chiamato il vescovo dei musulmani e conosceva
profondamente l’Islam, al punto che gli islamici stessi andavano a
chiedergli consigli sulle questioni religiose
”[28]
Secondo
Compass Direct, nel 2002 due cristiani di Malawi “sono
stati lapidati e minacciati di essere rimandati nei loro villaggi
come cadaveri se avessero continuato a tenere i loro incontri nelle
loro case
.”[29]
Secondo
l’associazione Aid to the Church in Need, il 28
Aprile del 1998 in Bangladesh “una
folla istigata dai maomettani ha saccheggiato e bruciato il collegio
femminile cattolico di San Francisco Saverio, la chiesa della Santa
Croce e di San Tommaso e la chiesa battista di Sadarghat. Preti,
suore e laici sono stati minacciati di morte”
Sembra
che questa violenza sia stata causata da una disputa territoriale:
La causa del conflitto è stata la
volontà di una moschea di appropriarsi di un appezzamento di terreno
vicino a una chiesa. Settemila persone, incitate dai megafoni degli
imam che accusavano la chiesa di avere invaso la moschea, hanno
invaso il Collegio, bruciato libri, distrutto chiese, crocefissi e
statue e saccheggiato i dormitori
.”[30]
Anche
il dittatore libico Muammar
Qaddafi è
intollerante verso i cristiani. L’associazione Aid
to the Church in Need riporta
che in Libia “La
maggioranza delle chiese cristiane sono state chiuse dopo la
rivoluzione del 1969, nonostante la costituzione libica garantisca la
libertà di religione. Dopo aver espulso i cattolici italiani e
maltesi, Qaddafi ha convertito la cattedrale della capitale in una
moschea
.”[31]
Durante
l’occupazione turca della parte nord di Cipro del 1974, le chiese
sono state derubate delle icone, che sono finite nel mercato nero in
Grecia. I turchi si sono appropriati di varie chiese per usarle per
scopi civili e hanno cercato di trasformare il monastero
quattrocentesco di San Makar in un hotel. I cristiani ciprioti hanno
il divieto di avvicinarsi all’edificio.[32]
I
maomettani sono decisi a cacciare tutti i cristiani dal paese. Nel
1960 la città di Tur-Abdin nella Turchia meridionale contava 150mila
cristiani. Oggi sono meno di duemila. Quando la persuasione fallisce,
i maomettani usano atti di terrorismo. Secondo Aid to the
Church in Need, “Il 3 Dicembre del 1997, una
bomba è esplosa negli uffici del patriarca ecumenico, ferendo un
diacono e danneggiando la chiesa
.”[33] Intanto,
il governo turco ha chiuso l’ultimo seminario ortodosso rimasto e ha
chiesto che il patriarca di Costantinopoli fosse un cittadino turco.
Ciò equivale a distruggere il patriarcato.
In
Indonesia, i massacri dei cristiani da parte della
Jihad di Laskar del 2002 non
sono stati i primi e nemmeno gli ultimi. Nel 1996 a Java i maomettani
hanno distrutto tredici chiese. A Jakarta, nel 1998, altre tredici
chiese sono state distrutte da maomettani che intanto urlavano: “Noi
siamo i gentiluomini musulmani, voi siete i porci cristiani!” e
“uccidete tutti i pagani”. Quando un ufficiale dell’esercito ha
cercato di proteggere dei cristiani, gli è stato detto di mettersi
da parte e lasciare che la giustizia islamica facesse il proprio
corso.[34]
Le
organizzazioni per i diritti umani riportano che tra il 2004 e il
2007 i jihadisti in Indonesia, spesso con la complicità del governo,
hanno costretto 110 chiese indonesiane alla chiusura.[35]
Nonostante il clima di violenza, la chiesa cristiana continua
ad agire in maniera conforme ai propri principi. Aid
to the Church in Need riporta che “Otto suore dell’ordine
del Bambino Gesù sono arrivate a Cileduk, un sobborgo di Java, e
sono state oggetto di lancio di pietre da parte dei maomettani. La
loro risposta è stata costruire un asilo per bambini, un ricovero
per anziani e una scuola”
Uno
dei casi più orribili è avvenuto nell’ottobre del 2005, quando tre
jihadisti hanno decapitato tre bambine cristiane e ne hanno ferita
una quarta mentre andavano a scuola vicino la città di Poso.[36]
Per questi crimini, una corte indonesiana ha
condannato il mandante a vent’anni di prigione e i suoi due complici
a quattordici anni di reclusione.[37]
I
cristiani che si sono convertiti abiurando l’Islam sono oggetto di
odio particolarmente intenso, ma neanche i cristiani nativi se la
passano bene. L’Arabia Saudita, la terra santa dei musulmani, è
estremamente feroce verso le minoranze religiose. Persino gli
stranieri in visita si devono sottomettere alle leggi religiose
saudite:
Nel
1979 i maomettani chiesero l’intervento di
un’unità speciale francese (GIGN — Groupe d’intervention
de la Gendarmerie nationale) nella Kaaba contro un
gruppo di fondamentalisti islamici opposti al governo. I soldati
furono costretti a seguire una cerimonia speciale di conversione
all’Islam prima di potere entrare nella Kaaba. Persino la Croce Rossa
durante la guerra del Golfo fu costretta a nascondere il proprio
simbolo e le proprie insegne.[38]
Tim
Hunter, ex ufficiale del servizio straniero stanziato in Arabia
Saudita dal 1993 al 1995 dichiara
che “A volte hanno picchiato e
torturato degli americani a Jeddah solo per essere in possesso di una
foto con una Stella di Davide nello sfondo o per avere cantato canti
di Natale. I Mutawa (la polizia religiosa saudita) picchiava i
religiosi e li rinchiudeva in segrete che sembravano uscite dal
medioevo.
”[39]
Amnesty
International scrive
che un indiano di nome George
Joseph, impiegato
in Arabia Saudita “è
stato arrestato nel maggio del 2000 solo per essere tornato da una
messa cattolica con un’ audiocassetta a tematiche cristiane in
tasca
.”[40]
Nel
2003 il governo saudita dichiarava che non ci sarebbe mai stata una
chiesa nel loro regno: “Questo
paese è stato il punto di partenza per la profezia e il messaggio e
niente può cambiare ciò, nemmeno la nostra morte”
,
dichiara il ministro della difesa saudita. Riguardo alle proteste dei
diplomatici e dei militari nelle basi, li ha definiti “fanatici”
e ha dichiarato che non ci sarà mai una chiesa così come non c’è
mai stata. Secondo lui “chiunque
dica che si dovrebbe costruire una chiesa dovrebbe tacere e
vergognarsi
.”[41]
All’inzio
del 2008 Papa Ratzinger e il Vaticano hanno discusso con i Sauditi
riguardo alla costruzione di una chiesa, ma sono stati zittiti da
Anwar
Ashiqi, presidente
del centro saudita per gli studi mediorientali, durante un’intervista
della rete al-Arabiya:
Sarà
possibile costruire una chiesa in Arabia Saudita solo dopo che il
Papa e tutte le chiese cristiane riconosceranno il profeta Maometto.
Se non lo riconoscono come profeta, come possiamo avere una chiesa
nel regno saudita?
[42]
I
massacri dei cristiani nel mondo islamico sono una cosa familiare per
chi conosca le origini dell’Islam. Il profeta Muhammad
affermava che: “Caccerò via
tutti gli ebrei e i cristiani dalla penisola araba e lascerò solo i
musulmani
.”[43] Secondo la legge
islamica moderna, i cristiani hanno il divieto di residenza nella
Hijaz, ossia l’area attorno alla Mecca,
alla Medina e alla Yamama,
per più di tre giorni.[44] Infatti,
le autostrade che portano alla Mecca e alla Medina hanno dei caselli
di uscita che dicono “I non musulmani devono uscire qui”
La
pena per la coscienza è la morte
Quelli
che si convertono al cristianesimo dall’Islam vengono cercati e
uccisi in tutto il mondo islamico, dove tutte le autorità religiose
affermano che tali apostati si meritano la morte. Muhammad
stesso aveva dato quest’ordine: Chiunque
lasci la religione islamica dovrà essere ucciso
.”[45]
Questa è la posizione ufficiale di tutte le
scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo
se tale legge si applichi anche alle donne o meno.
L’università
di Al-Azhar del Cairo, l’istituzione più
influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale
legale diretto a tutti i Sunniti che: “se
una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette
apostasia e rifiuta l’Islam, allora si merita la morte.”

In teoria, il compito di uccidere l’apostata è riservato al capo
della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un
apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di
espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di
omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere
un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire
.”[46]
IslamOnline,
un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici
guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega
che “Se una persona adulta e
mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo
caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e
tornare all’Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta
deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l’apostata
senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne
usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà
essere punito per l’omicidio.
” – in
parole povere, nessuna punizione per l’assassino. [47]
C’è
un afgano di nome Abdul
Rahman che
conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio
del 2006 per aver abiurato.[48]
Secondo
la costituzione afgana “nessuna
legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione
islamica
.”[49]
Nonostante
la situazione sia chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a
capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato
dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti
occidentali: “La
costituzione afgana dichiara che l’Islam è la religione ufficiale
dell’Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo
di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale
.”[50]
In
realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana
dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge
islamica: “La
religione di Stato della repubblica islamica dell’Afghanistan è la
religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di
esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei
limiti della legge”
La
pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità
islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman
sono andati a denunciarlo quando ha abiurato,
sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.
Grazie
alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è
stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l’unico.
Al-Faki Kuku Hassan, sudanese, è un ex
sceicco musulano convertitosi al cristianesimo nel 1995 e arrestato
per apostasia nel 1998 e tenuto in prigione fino ad essere rilasciato
per motivi di salute nel 2001 dopo un ictus.[51]
Muhammad
Sallam, un egiziano convertitosi al cristianesimo,
è stato arrestato nel 1989 e torturto. Arrestato di nuovo nel 1998,
è stato deportato in una locazione sconosciuta. Durante gli anni 80
altri due apostati egiziani, Dr. Abdul-Rahman Muhammad
Abdul-Ghaffar e Abdul Hamid Beshan Abd El
Mohzen, sono stati arrestati e tenuti in
isolamento.
In
Marocco, le autorità hanno incarcerato vari apostati e un musicista
battista del Salvador, Gilberto Orellana, accusato
di avere convertito un maomettano al cristianesimo.[52] Anche
in Giordania, paese relativamente tollerante in cui la Costituzione
garantisce libertà religiosa, “i
musulmani che si convertono alle altre religioni soffrono
discriminazioni sociali e ufficiali, dato che il governo non
riconosce la legalità di tali conversioni. Secondo la Shari’ah, i
convertiti sono apostati che possono subire la confisca dei beni e la
perdita dei diritti.
”[53]
Robert
Hussein Qambar Ali, un cittadino del Kuwait
convertitosi al cristianesimo negli anni 90, è
stato arrestato e condannato per il crimine di apostasia, nonostante
la costituzione del Kuwait contempli la libertà di religione.
Mohammad Al-Jadai, uno dei prosecutori del
caso di Hussein spiega che: “I
legislatori non hanno mai pensato di legislare sull’apostasia dato
che non pensavano che cose del genere potessero avvenire qui. La
libertà di religione della Costituzione vale solo per la religione
nativa.
”[54]
Quando
Hussein ha chiesto di poter visionare gli atti di accusa, il
prosecutore ha detto al giudice: “Quest’uomo è immorale! I
documenti contengono versetti del Sacro Corano, che non devono essere
toccati dagli infedeli!”
Il
prosecutore a questo punto ha iniziato a citare gli atti in cui si
spiegava il rapporto tra la legge secolare e tollerante del Kuwait e
la Shari’ah: “Siamo dispiaciuti di dover affermare che il
nostro codice penale non include il reato di apostasia. La nostra
umile opinione è che questa legislatura non possa dichiarare altro
che quello che viene raccomandato da Allah e dal suo Profeta. Sono
loro che debbono decidere riguardo alla sua apostasia”
La
corte islamica ha condannato Hussein alla pena capitale. Nel 1997 il
Professor
Anh Nga Longva dell’Università
di Bergen,
in
Norvegia, ha visitato il Kuwait
e
ha scoperto che il caso aveva infiammato gli animi: “Ho
notato un consenso tra i liberali e gli islamici. Praticamente tutti
erano d’accordo sul fatto che l’apostasia di Qambar fosse un crimine
grave e meritasse una punizione, e che la perdita dei suoi diritti
civili fosse una punizione giustificata. L’unica cosa su cui c’era
disaccordo era la pena capitale.”
Longva
ha notato che coloro che erano contrari alla conversione di Hussein
Qambar Ali invocavano lo stesso versetto coranico che altri
invocavano per difendere il suo diritto alla conversione, ossia il
versetto 2:257 [a volte numerato come
2:256] che dice: “Non c’è costrizione
nella religione”. Spesso, questo versetto viene citato per dire che
dato che l’Islam è una religione tollerante, non esiste alcuna
giustificazione per l’apostasia.[55]
Longva
cita l’affermazione lapidaria di un giurista del
Kuwait: “Noi ricordiamo sempre a
coloro che si vogliono convertire che l’Islam è una porta a senso
unico. Potete entrare, ma non potete più uscire
.”[56]
Hussein alla fine è stato condannato per
apostasia, ma la pressione internazionale gli ha consentito di
scappare negli USA.
Nell’Agosto
del 2007, Mohammed Hegazy, un maomettano
egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato costretto alla fuga
dopo aver ricevuto una condanna a morte da parte di religiosi
islamici. Nonostante tutto si è rifiutato di fuggire dall’Egitto,
dichiarando che: “Lo so che ci sono
delle fatwa che vogliono spargere il mio sangue, ma non mi darò per
vinto e non lascerò il mio paese
.”[57] Nel
2008, suo padre aveva dichiarato a un
giornale egiziano che: “parlerò con
mio figlio e cercherò di convincerlo a ritornare verso l’Islam. Se
si rifiuterà, lo ucciderò con le mie stesse mani.”
Hegazy
è ancora in incognito in Egitto.[58]
Anche
se non ha fatto nulla per aiutare Hegazy, il
Febbraio 2008, il governo egiziano ha fatto
una concessione alla minoranza cristiana quando ha permesso il cambio
di religione sulla carta di identità dei convertiti. [59] Il
problema è che l’Egitto, pur non essendo un paese sotto la Shari’ah,
non ha mai visto di buon occhio l’apostasia. Le nuove norme si
applicano solo ai cristiani che si sono convertiti all’Islam e che
hanno deciso di tornare al cristianesimo. Dato che la legge islamica
considera l’apostasia come un crimine capitale, le carte di identità
che riportano tale informazione sono l’equivalente di una condanna a
morte. Qualunque maomettano che veda tale informazione sulla carta di
identità si potrebbe sentire giustificato nell’uccidere
immediatamente il portatore.
Giustificazioni
coraniche per la persecuzione dei cristiani
Come
i cristiani, i musulmani rispettano e venerano Gesù. L’Islam insegna
che Gesù è uno dei più grandi tra i profeti di Dio e tra i
messaggeri dell’umanità. Ogni giorno un miliardo e trecento milioni
di musulmani cercano di vivere i suoi insegnamenti di amore, pace e
perdono. Queste leggi u
niversali
ci ricordano che i cristiani, i musulmani, gli ebrei e tanti altri
hanno molte più cose in comune di quanto non credano”
Questo
è un proclama pubblicitario del Council on
American Islamic Relations (CAIR) pubblicato
nei giornali californiani nel marzo del 2004. Il messaggio di
comunanza tra cristianesimo e islam ha un precedente coranico, in cui
si consiglia l’amicizia tra cristiani e maomettani: “Troverai
che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti
e troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro
che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono
uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.
(Corano 5:82).
Nel
mondo islamico non c’è alcun bisogno di fare gli ecumenici. Lo
sceicco saudita Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha
affermato, durante una predica alla Mecca
che
I
cristiani sono infedeli, nemici di Allah, del suo Profeta e dei
credenti. Loro negano e maledicono Allah e il suo Profeta. Come
possiamo vivere vicino a questi infedeli?
”[60]
Lo
Sceicco stava ignorando il verso 5:82 in
favore di un altro verso: “O
voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni,
essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati
è uno di loro. ” (5:51).
A
parte per questi messaggi contraddittori, il Corano ha molto da dire
riguardo al cristianesimo e a Cristo, ad esempio parlando
dell’immacolata concezione (la Sura 19 si intitola “Maria” e ne
parla a lungo) e chiamandolo “parola di Allah”. Il Corano nega la
Trinità e il fatto che Gesù sia figlio di Dio (4:171),
definendolo
uno dei profeti della stirpe dell’Antico Testamento: “Dite:
“Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di
noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele,
Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè
e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del
loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui
siamo sottomessi”.
” (2:136).
Secondo
la visione coranica, questa stirpe culmina con Maometto, l’ultimo e
il più grande dei profeti la cui rivelazione completa e corregge
tutte le altre. I maomettani credono che l’Islam sia la rivelazione
finale di Allah, e che ebrei e cristiani abbiano ricevuto rivelazioni
genuine (per questo vengono chiamati “popoli della Scrittura”),
ma contaminate dall’esaltazione di Gesù come figlio di Dio e dalla
mancanza di riferimenti a Maometto. I cristiani hanno anche aggiunto
le false dottrine della Trinità e della natura divina di Cristo:
O
Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite
su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è
altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in
Maria, uno spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e
nei Suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per
voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A
Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è
sulla terra. Allah è sufficiente come garante.
(4:171).
Detto
ciò, alcuni maomettani affermano che l’Islam riconosce il
cristianesimo come religione lecita, ma il cristianesimo riconosciuto
dal Corano è diverso da quello praticato oggi. Il Corano dice di
Gesù che:
“Gli
demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh,
che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.
Giudichi
la gente del Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere,
questi sono gli iniqui. (5:46-47).
Quando
i maomettani hanno iniziato ad avere contatti con i cristiani, tali
versetti li hanno messi in una situazione difficile: secondo loro i
Vangeli davano prova della veridicità del messaggio di Maometto, e
che se i cristiani lo avessero visto si sarebbero convertiti
all’Islam. Invece i maomettani hanno scoperto che i Vangeli avevano
una visione di Gesù molto diversa dalla loro e che non contenevano
alcun accenno ad un profeta che avrebbe rivelato una grande verità.
A questo punto, i maomettani iniziarono a predicare che i cristiani
avevano corrotto il Vangelo che Allah aveva dato a Gesù.
Questa
idea è molto comune nel mondo islamico di oggi. Lo studioso
maomettano Abdullah Yusuf Ali, traduttore
di una versione inglese del Corano, include una nota riguardo al
Vangelo: “Lo Injil [Vangelo]
menzionato nel Corano non è il Nuovo Testamento e nemmeno i quattro
Vangeli ricevuti dalla Chiesa cristiana, ma un Vangelo originale
promulgato da Gesù così come la Tawrah [Torah] è stata promulgata
da Mosè e come il Corano da Muhammad al Mustafa
.”[61]
Ci
sono molti maomettani disposti a vivere in pace e in armonia con i
cristiani, così come ce ne sono tanti che sentono di avere una
giustificazione nel disprezzare i cristiani come corruttori della
parola di Allah.
Questa
è una fonte importante dell’inimicizia tra cristiani e maomettani,
resa più violenta dalla dottrina islamica della Jihad: ossia l’idea
che fare la guerra contro i non credenti fino alla loro morte, alla
conversione o alla sottomissione, sia parte dei doveri della comunità
maomettana. Questo trio di scelte, dichiarato da Maometto in persona,
è basato sul Corano e riservato a ebrei e cristiani:
Combattete
coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano
quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la
gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità,
finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (9:29)
La
persecuzione dei cristiani come tradizione
L’ultima
spedizione militare di Maometto è stata contro i cristiani bizantini
nella guarnigione araba di Tabuk, e poco
dopo la morte del loro profeta i maomettani hanno conquistato e
islamizzato le terre cristiane del Medio Oriente, del Nord Africa e
della Spagna. La Jihad si è spostata verso l’Europa cristiana e
continuò per secoli, fino alla conquista di Costantinopoli del 1453.
Nel Settembre del 1683 l’assedio ottomano di
Vienna venne infranto e l’ondata maomettana iniziò a calare, ma le
dottrine che hanno giustificato la Jihad non sono mai state riformate
o annullate. Con il ritorno dei sentimenti jihadisti del ventesimo
secolo sono tornate anche le persecuzioni anticristiane. Questa
storia, raccontata da una donna ottomana nel novecento, descrive i
sentimenti che si provavano a quei tempi e in quei luoghi:
Una
notte mio marito è tornato a casa e mi ha detto che il Padisha
aveva dato l’ordine di uccidere tutti i cristiani
del villaggio, anche i nostri vicini. Io ero molto arrabbiata, gli ho
detto che non mi importava chi avesse dato quegli ordini dato che
erano sbagliati. I nostri vicini erano sempre stati gentili verso di
noi e gli ho detto che se li avesse uccisi Allah ci avrebbe puniti.
Ho provato a fermarlo, ma lui li ha uccisi con le sue stesse
mani.[62]
La
popolazione cristiana in Turchia è passata dal 15 per
cento del 1920 all
uno per cento di oggi. In Siria è passata dal 33 per cento al dieci
per cento. A Betlemme nel 1948 l’85 per cento della popolazione era
cristiana. Oggi, la culla del cristianesimo conta il dodici per cento
di cristiani.[63]
I
cristiani nel mondo maomettano sentono parecchio il peso del passato.
Nell’ottobre del 2002 lo sceicco Omar Bakri Muhammad, un
sostenitore di Osama che ha vissuto per
anni in Gran Bretagna prima di esserne espulso, ha scritto che “Non
possiamo dire semplicemente che dato che non c’è il califfato non
possiamo ammazzare gli infedeli. Dobbiamo sottometterli alla Dhimma
in ogni caso
.”[64] La Dhimmah
è il contratto di protezione legale riservato
agli ebrei, ai cristiani e a poche altre religioni sotto il dominio
islamico. Quelli che accettano questa protezione sono cittadini di
seconda classe chiamati “dhimmi”. Nel
1999, lo sceicco palestinese Yussef
Salameh “apprezzava l’idea che i cristiani
diventassero Dhimmi e tale idea è diventata più diffusa dall’inizio
della seconda Intifada nell’ottobre del 2000.
”[65]
Durante
un sermone in una moschea della Mecca, lo sceicco Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha ricordato le ingiunzioni relative ai
Dhimmi:
Se
gli infedeli vogliono vivere insieme ai credenti devono farlo secondo
le condizioni dettate dal Profeta: non c’è niente di male in ciò
fino a che paghino la Jizya alla tesoreria islamica. Le altre
condizioni impongono che non possano riparare le loro chiese e i loro
monasteri, che non ricostruiscano gli edifici religiosi che vengono
distrutti, che diano da mangiare per tre giorni a qualunque credente
che passi per le loro case, che si alzino per lasciare il posto a un
credente che vuole sedersi, che non si vestano e non parlino come un
credente, che non vadano a cavallo, che non portino alcun tipo di
arma, che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non
suonino le campane, che non alzino la voce durante la preghiera, che
si radano la fronte per essere riconoscibili come infedeli, che non
incitino rivolte contro i credenti e che non alzino le mani contro i
credenti. Se violeranno una sola di quelle condizioni, allora non
avranno più protezione.
[66]
Queste
leggi non sono più state applicate negli ultimi sessant’anni, ma gli
jihadisti moderni premono per farle applicare di nuovo.
L’idea
che i cristiani si debbano sentire sottomessi nei paesi islamici
(come comanda il verso 9:29 del Corano)
è ancora attuale. Nel Marzo 2008 è stata
inaugurata la prima chiesa cattolica in Quatar, senza croci, campane,
campanili o insegne. Il pastore locale, Padre Tom Veneracion, spiega
che “la nostra idea era quella di
essere discreti e non offendere nessuno
.”[67]
Le
chiese della città islamica di Marawi, nelle
Filippine, hanno rinunciato a esporre la croce. Il prete locale,
Padre Teresito Soganub spiega che: “Per
evitare discussioni e situazioni spiacevoli ci limitiamo a portarci
la croce nel cuore”.
Reuters
riporta che Soganub “per non
irritare i suoi vicini musulmani non indossa il solino o il
crocefisso, e si è fatto crescere la barba”,
oltre
a celebrare pochi matrimoni dato che la tradizione cattolica
filippina prevede il consumo di un arrosto di maiale. [68]
E’
facile capire il motivo per questa reticenza. Lo sceicco saudita
Muhammad Saleh Al-Munajjid, predicando da
una moschea in Al-Damam, in Arabia Saudita, ha raccomandato i
genitori alla diffusione dell’odio verso ebrei e cristiani: “I
musulmani devono educare i loro figli alla Jihad. Questo è quello
che debbono fare: educare i bambini alla Jihad, all’odio verso gli
ebrei, i cristiani, e gli infedeli, ravvivare il fuoco della Jihad
nei loro animi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno ora
”[69]
Le
organizzazioni per i diritti umani e il loro silenzio criminale
Nel
Dicembre del 2007 Justus Reid Weiner, un
avvocato che si occupa di diritti umani, ha fatto un’affermazione che
si può applicare ai cristiani in tutto il mondo islamico, anche se
si riferiva ai cristiani in Palestina: “La
persecuzione dei cristiani palestinesi incontra l’indifferenza della
comunità internazionale, delle associazioni per i diritti umani, dei
media e delle ONG”.
Weiner
afferma che se non si farà niente a riguardo i cristiani locali
saranno estinti entro quindici anni, dato che “I
leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro seguaci alle
persecuzioni dell’Islam radicale
.”[70]
Questa
indifferenza si manifesta nel modo ridicolo in cui le organizzazioni
per i diritti umani trattano le persecuzioni dei cristiani, quando si
degnano di parlarne. Ad esempio il rapporto del 2007 di Amnesty
International sulla situazione dei diritti umani in Egitto
tratta la situazione dei cristiani copti in modo sbrigativo e
indifferente: “Ci sono rapporti di violenze settarie tra
cristiani e musulmani. Nell’aprile del 2006 ci sono stati tre giorni
di violenze religiose ad Alessandria con tre morti e dozzine di
feriti
.”[71] In realtà, le violenze
sono iniziate quando un maomettano ha accoltellato a morte un
cristiano in una chiesa e tre chiese sono state assalite da bande di
jihadisti armati. [72]
Sembra
che quando si parli di violenze contro i cristiani il silenzio sia la
norma. Il rapporto di Amnesty International sull’Indonesia parla di
attacchi contro le chiese e contro le minoranze religiose, ma non
dice da parte di chi. Secondo loro, a Sulawesi le persecuzioni
religiose sono la norma [73], ma non si parla dei responsabili.
Sembra che Amnesty International sia più interessata a proteggere
l’Islam dalle accuse di violazione dei diritti umani che a proteggere
i cristiani da tali violazioni. Sembra che il cristianesimo, anche il
cristianesimo copto in Egitto, sia troppo vicino agli USA e
all’Occidente per interessare le sensibilità multiculturali dei
professionisti dei diritti umani.
La
situazione è grave. Nell’Aprile 2006 il patriarca melkita greco
Gregory
III, che
vive a Damasco, ha dichiarato che “dopo
l’11 settembre è iniziato un complotto per eliminare tutte le
minoranze cristiane dal mondo arabo. La nostra esistenza rovina lo
stereotipo secondo cui gli arabi devono essere tutti musulmani e gli
occidentali tutti cristiani. Dopo la cacciata o la sparizione dei
caldei, degli assiri, degli ortodossi e dei cristiani latini, tutto
il Medio Oriente sarà ripulito dai cristiani e i due mondi, arabo e
cristiano, si troveranno faccia a faccia. A questo punto sarà più
facile provocare una guerra di religione. Questo è il motivo per cui
ho scritto una lettera a tutti i governatori arabi in cui spiegavo
quanto sia importante mantenere la presenza dei 15 milioni di
cristiani arabi in mezzo ai 260 milioni di musulmani.
”[74]
Alcuni
americani, cristiani e non, rimangono stupiti quando imparano che
esistono delle comunità cristiane nel mondo islamico e che tali
comunità soffrono persecuzioni. Altri rimangono indifferenti, dato
che la moda dell’ateismo chic vede tutte le religioni come degne di
disprezzo, qualunque sia il loro comportamento. Per loro, le vittime
delle persecuzioni stanno avendo quello che si meritano. Molti
occidentali, particolarmente quelli che si occupano di diritti umani,
vedono come vittime da proteggere solo i non cristiani e i non
europei. Tale idea cozza contro le persecuzioni dei cristiani in
tutto il Terzo Mondo.
Gli
Jihadisti islamici e i sostenitori della Shari’ah sono sempre più
brutali e arroganti grazie all’indifferenza dell’occidente. I loro
crimini contro i cristiani delle loro terre stanno crescendo sempre
di più e stanno lasciando un lago di sangue nei luoghi dove l’Islam
e la cristianità debbono convivere.
Robert
Spencer è uno studioso di storia islamica,
teologia e legge, direttore di Jihad Watch, un
programma del centro David Horowitz Freedom Center. Ha
scritto “The Politically Incorrect Guide to Islam (and the
Crusades)” e “The Truth About
Muhammad”. Il suo ultimo libro è “Religion
of Peace?”
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73.
Amnesty International Report 2007: Indonesia.
http://thereport.amnesty.org/eng/Regions/Asia-Pacific/Indonesia
74.
“We are the Church of Islam,” Interview with the patriarch of
Antioch Grégoire III Laham by Gianni Valente, 30 Days, April 2006.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.29 Le Jihad in Asia e in Africa

2.29 Le Jihad in Asia e in Africa

Sura 9 Versetto 29
 
Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura (Ebrei e Cristiani), che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
 
Sura 9 Versetto 5
 
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada.
L’Islam ha massacrato più di 300 milioni di persone (non stiamo esagerando), tra cui indù, buddisti, animisti, pagani, cristiani, ebrei e zoroastriani. Intanto, nei suoi 1400 anni di storia, I maomettani hanno ridotto circa 300 milioni di persone in schiavitù. Questa non è storia vecchia, è un massacro che sta continuando su vari fronti in tutto il mondo.
Asia
Jihad in Afghanistan (maomettani contro indù e Sikhs)
Le pulizie etniche in Afghanistan sono iniziate nel 1992, quando il regime fondamentalista dei Mujahadeens è arrivato al potere e ha sfollato decine di migliaia di indù e di Sikh da Kabul, costringendoli a pagare un riscatto pur di poter scappare in Pakistan.
Jihad in Iran (maomettani contro cristiani e zorastriani)
Fonti:
1. http://www.holycrime.com/CrimeFlog24.asp
2. Mary Boyce, Zoroastrians: Their Religious Beliefs and Practices, London, 1979, 2001, and .A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), Lanham, Maryland, 1989; During the initial jihad conquest of Persia, for example, 40,000 Zoroastrians were killed defending the royal city of Istakhr, where the religious library was housed.
3. Boyce, A Persian Stronghold of Zoroastrianism, pp. 7-8;
Jihad in Cecenia e in Dagestan
Durante l’Agosto e il Settembre del 1999, Shamil Basayev (in combutta col saudita Khattab, comandante dei Mujahedeen) ha guidato due armate composte da Ceceni, Dagestani, Arabi e Kazaki dalla Cecenia al Dagestan. Il loro scopo era aiutare i separatisti ceceni che stavano attaccando le forze russe nei villaggi di Kadar, Karamakhi e Chabanmakhi. Nel Settembre 1999, i militanti erano stati sconfitti e ricacciati in Cecenia. Diverse centinaia di persone sono cadute nel conflitto: l’esercito Russo riporta 279 caduti e circa 900 feriti.
Fonti:
http://www.ceri-sciencespo.com/publica/cemoti/textes38/roshchin.pdf
Jihad in Armenia
Situazione odierna:
L’Armenia non riesce a mantenere tassi di natalità sostenibili, anche per colpa della mancanza di supporto da parte dell’Europa e della pressione da parte dei maomettani turchi.
Jihad in Turchia
Esempio:
Si può dire che il genocidio degli elleni non sia mai finito, dato che i pochi sopravvissuti in territorio turco vengono ancora perseguitati, specialmente a Costantinopoli e a Imvros. Ad esempio, nel 1999 un bambino greco di sei anni è stato bruciato vivo dai turchi di Imvros. Il patriarcato ortodosso a Costantinopoli, l’equivalente ortodosso del Vaticano, viene attaccato spesso dai maomettani. Il trattato di Losanna, che dovrebbe garantire i diritti dei pochi sopravvissuti al genocidio, viene ignorato continuamente. I turchi invadono continuamente lo spazio marittimo e aereo dei greci, come atto di prepotenza. Se fosse per i turchi, i greci non avrebbero neanche diritto a vivere.

 

Jihad in Iraq (maomettani contro cristiani ed ebrei)
Attacchi contro le chiese in Iraq (2004-2008)
Il primo attentato contro una chiesa è avvenuto nel 26 Giugno del 2004, tra l’indifferenza generale. Due attentatori su una Opel hanno lanciato una granata contro la chiesa del Santo Spirito, a Mosul. Cinque settimane dopo, il primo Agosto del 2004, vari attentatori hanno attaccato cinque chiese, di cui quattro a Baghdad e una a Mosul. Dal 26 Giugno 2004 al 6 Gennaio 2008 sono state attaccate 52 chiese.
Fonti:
1. http://www.krg.org/articles/detail.asp?smap=02010200&lngnr=12&asnr=&anr=24003&rnr=73
2. http://www.danielpipes.org/article/161
Jihad in India (maomettani contro indù)
Fonti:
1.
http://www.rediff.com/news/1999/feb/12rajee1.htm The Rediff
Interview/ Francois Gautier
2.
http://www.geocities.com/prakashjm45/contratoihb.html
3.
http://www.geocities.com/prakashjm45/toi_gfis.html
4.
http://www.geocities.com/prakashjm45/faa.html
5.
http://www.geocities.com/prakashjm45/contratoihb.html#omg
6.
http://www.geocities.com/prakashjm45/
7.
http://www.mumbai-central.com/nukkad/aug2002/msg00168.html
http://islamicterrorism.wordpress.com/2008/04/18/prophet-muhammad-on-holy-war-against-al-hind-india/
 
Jihad in Pakistan (maomettani contro indù and cristiani)
Il Pakistan è uno dei molti paesi asiatici dove la maggioranza maomettana compie il genocidio verso le minoranze non maomettane. In Pakistan, la distruzione dei templi indù e delle chiese è un atto quotidiano.
Fonti:
http://www.unhcr.org/refworld/publisher,HRW,,PAK,3ae6a7d58,0.html
http://india_reFonti.tripod.com/pakistan.html
a.
According to Discover the Working Child, “On some [brick-kiln] sites as many as 14 children for every 10 adults have been found working,” p. 16.
b.
Human Rights Commission of Pakistan, Bonded Labour in the Brick-kiln Industry of Pakistan, p. 2.
c.
Religious minorities in Pakistan (indù, cristiani, Ahmadis, and Parsis) constitute less than 5 percent of the total population.
d.
Human Rights Watch interview, Lahore, November 1993.
10.
The exchange rate for Pakistani rupees [currency] at the time of publication was U.S. $1= Rs.30.
e.
Human Rights Watch interview, brick-kiln near Kasur, October 1993.
f.
Human Rights Watch interview, Lahore, October 1993.
g.
Human Rights Watch interview, brick-kiln on the outskirts of Lahore, October 1993.
h.
Human Rights Watch interview, brick-kiln on the outskirts of Lahore, October 1993.
Jihad contro gli indù del Kashmir (Genocidio e guerriglia demografica)
Fonti:
1.
Bhat, A (Ed). (2003). Kashmiri Pandits: Problems and Perspectives. New Delhi: Rupa.
2.
Evans, A. (2002, March 1). A Departure from History: Kashmiri Pandits, 1990-2001. Contemporary South Asia, 11(1), 19-37.
3.
Pant, K. (1987). The Kashmiri Pandit: Story of a Community in Exile in the Nineteenth and Twentieth Centuries. Delhi: Allied.
4.
Said, E. (1995). The Politics of Dispossession: The Struggle for Self-Determination, 1969-1994. London: Vintage.
5.
Sazawal, V. (2000, April). A New Focus, a New Vision. Koshur Samachar, 3.
6.
http://www.iakf.org/main/index.php?module=article&view=173

7. http://islamicterrorism.wordpress.com/2008/06/21/190190-the-day-when-kashmiri-pandits-fled-islamic-terror/

Jihad in Bangladesh (maomettani contro indù)
Il Bangladesh ha una popolazione di circa 120 milioni, di cui quasi l’88 per cento maomettana.
Esempi:
La HRCBM, un’organizzazione di Santa Clara che investiga sulle violazioni dei diritti umani nel Bangladesh, ha riportato alcuni degli attacchi contro gli indù avvenuti nel 2000:
Il 29 Marzo del 2000, Malarani Roy è stata rapita da una banda di maomettani dal suo villaggio di Karagola, picchiata e violentata. La polizia locale si è rifiutata di aprire un’investigazione. Il 26 Giugno, una banda di maomettani ha intimato a Smriti Rani Saha della città di Sirajganj ad emigrare in India. Al suo rifiuto, è stata rapita, violentata e uccisa. Il 28 Maggio, Debasish Saha della città di Poradaha è stata fucilata da una banda di maomettani. Il 4 Giugno, Mayaram Tripura del villaggio di Balipara è stata fucilata dai maomettani locali. Il 6 Ottobre del 2000, i maomettani hanno offerto namaaz alla moschea del Gajipur Jama, si sono recati al templio indù della dea Kali, hanno distrutto il puja pandal, abbattuto le statue e saccheggiato i negozi degli abitanti di fede
indù.
 Jihad nella Thailandia del sud (maomettani contro buddisti)
Aree:
Pattani, Yala, Narathiwat and Songkhla
Jihad nelle Filippine del sud (maomettani contro cristiani)
Aree:
Mindanao and Sulu-arkipelet, Basilan, Sulu and Tawi-Tawi.
Jihad a Timor Est(maomettani contro cristiani)
I maomettani indonesiani hanno massacrato un terzo della popolazione locale, dato che avevano abbracciato la fede cattolica.
Jihad in Indonesia (maomettani contro cristiani)
In Indonesia ci sono vari conflitti a sfondo religioso in cui la minoranza cristiana è a rischio di estinzione.
Jihad nello Xinjiang, Cina orientale (maomettani contro Buddisti)
I maomettani di etnia Uighur hanno lottato per decenni contro il dominio cinese. Il partito islamico del Turkestan vuole fondare una repubblica maomettana per ospitare gli Uighur. I media occidentali hanno deprecato le azioni del governo cinese contro i “poveri ribelli”
Africa
Jihad in Egitto
Jihad contro Copti.
L’Egitto sostiene la Jihad del Sudan e vede un Sudan maomettano come un possibile alleato durante un conflitto futuro contro l’Etiopia.
Jihad in Marocco, Algeria, Tunisia Libia[1]
In Marocco, Algeria e in Libia il cristianesimo si è estinto causa secoli di genocidi, persecuzioni e dhimmitude. L’ebraismo è sopravvissuto a stento [1].
Le Jihad a sfondo razziale (arabizzazioni) sono ancora in corso. Ad esempio, in Libia ci sono attacchi continui contro gli africani di pelle nera. Durante uno di tali attentati, un diplomatico del Chad è stato appeso a un palo e lasciato al ludibrio della folla [2].
Fonti:
1.
http://www.danielpipes.org/article/161
2.
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Kenya
http://www.danielpipes.org/comments/118346
Jihad in Sudan (maomettani contro cristiani ed animisti)
http://www.danielpipes.org/article/5325
http://www.danielpipes.org/blog/comments/109331
http://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_brotherhood#cite_note-59
Fin da quando il Sudan è caduto sotto il dominio maomettano negli anni ’80, ci sono stati un milione e mezzo di cristiani e animisti che hanno subito attacchi, omicidi e privazioni.
Jihad in Nigeria
In ogni paese dove i maomettani comandano, i cristiani vengono assaliti e uccisi. Uno di tali attacchi è avvenuto in Nigeria nel 1967, quando gli Ibos di fede cristiana, molto più operosi e avanzati dei loro sovrani maomettani, si sono ribellati e hanno dichiarato l’indipendenza del Biafra, anche come reazione ai massacri a cui venivano sottoposti dai maomettani in tutta la Nigeria. Il mondo occidentale non ha fatto nulla per aiutare gli Ibo, neanche quando i maomettani usavano aeroplani dell’aviazione egiziana per bombardare i loro villaggi. Solo due nazioni al mondo riconobbero il Biafra: Israele e Ghana (Kwame Nkrumah, Osagyefo, non ne sapeva niente di economia ma conosceva bene l’Islam).
Nel 1969, il leader del Biafra, Colonnello Ojukwu, faceva la sua famosa dichiarazione di Ahiara in cui spiegava come il conflitto fosse motivato dalla difesa dei cristiani nigeriani contro la Jihad maomettana condotta dalla giunta militare che aveva rubato le ricchezze petrolifere nigeriane.
Il mondo occidentale non ha mai fatto niente per aiutare il Biafra nella sua lotta per la sopravvivenza contro la Jihad.
Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ijaw
http://en.wikipedia.org/wiki/Niger_Delta_conflicts
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Costa d’Avorio e in Togo
I cristiani ivoriani e togolesi sono sotto assalto. Quelli che possono, stanno scappando dalla minaccia maomettana.
Jihad razziale contro i neri in Mali e in Mauritania (Arabizzazione)
In Mali e in Mauritania gli africani di pelle nera sono trattati come schiavi, ma la Lega Araba non fa sentire neanche una sillaba di protesta nonostante entrambi i paesi ne siano membri.
I maomettani di pelle nera e di etnia non araba vengono uccisi e rapinati del bestiame e del territorio. I sopravvissuti riportano che i loro assassini erano in cerca di africani di pelle nera da uccidere. Ci sono milioni di episodi simili in Darfur e in Sudan, ma i media occidentali non ne parlano mai.
Ci si può chiedere come mai ci sia così tanta paura di dire la verità riguardo a una religione che fa da paravento per un’ideologia di supremazia razziale araba.
Fonti:
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Etiopia
Cristiani 60.8%
Maomettani 32.8% (censimento del 1994)
La guerriglia demografica (aumento esponenziale della popolazione maomettana) e le pretese dei maomettani stanno cambiando la natura dello stato etiope.
Ci sono Jihad anche in questi paesi:
  • Uzbekistan
  • Tajikistan
  • Eritrea
  • Tanzania
  • Chad
  • Angola
  • Giordania
  • Emirati Arabi
  • Qatar
  • Nepal
  • Maldive
  • Australia
  • Argentina
 … e in tutti i luoghi del mondo in cui i maomettani seguono i precetti della loro religione:
“Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. ” 
 Corano Sura 9:29
Genocidi jihaidsti contro i cristiani
Per una lista più completa, si veda:
www.aina.org.

2.30 Lista generale degli attacchi terroristici jihadisti

Nessun media europeo cerca di tenere conto degli attacchi terroristici jihadisti. C’è un sito che sta cercando di svolgere tale compito:
I maomettani hanno compiuto più di 13.000 attacchi terroristici fin dall’11 Settembre (stiamo scrivendo nel Maggio 2009). Ecco una breve lista:
Lista parziale degli attacchi terroristici maomettani nello spazio di 2 mesi, dal 22/08/2008 al 20/10/2008

 

Data
Paese
Città
Morti
Feriti
Descrizione
10/20/2008 Afghanistan Kunduz 7 0 Sette persone di cui cinque bambini uccisi da un kamikaze Fedayeen.
10/20/2008 Somalia Hudur 1 0 Un volontario UNICEF fucilato dai fondamentalisti.
10/20/2008 Thailandia Narathiwat 2 6 I maomettani sparano su un camion di ritorno da un evento sportivo, uccidendo due passeggeri.
10/20/2008 Afghanistan Kabul 1 0 Una volontaria fucilata dai Sunniti perchè temevano che stesse predicando la fede cristiana.
10/19/2008 Thailandia Pattani 1 1 Maomettani sparano su una casa uccidendo un neonato.
10/19/2008 Thailandia Yala 1 0 Un raccoglitore di gomma sessantenne ucciso dai militanti maomettani.
10/19/2008 Pakistan Khyber 1 1 Una donna uccisa da una bomba piazzata dai maomettani in un mercato.
10/19/2008 Pakistan Swat 1 0 Un’imboscata talebana lascia un morto tra i soldati.
10/19/2008 Iraq Baghdad 2 15 Attentatori Mujahideen uccidono due civili.
10/19/2008 Iraq Balad 5 3 Attentatori di al-Qaeda fanno fuoco su una casa uccidendo cinque persone.
10/18/2008 Ingushetia Muzhichi 2 5 Militanti maomettani uccidono due soldati locali in un’imboscata.
10/18/2008 Afghanistan Kandahar 2 0 Padre e figlio uccisi dai Sunniti davani a una moschea.
10/18/2008 Thailand Pattani 1 2 Maomettani sparano su una famiglia, uccidendo il padre e ferendo moglie e figlio di cinque anni.
10/18/2008 Thailand Narathiwat 1 0 Un giovane operaio viene ucciso dai Mujahideen.
10/18/2008 Iraq Samarra 11 0 Undici iracheni rapiti l’anno prima vengono ritrovati in una fossa comune.
10/18/2008 Iraq Baquba 1 4 Una donna uccisa e quattro parenti feriti da una bomba dei Mujhideen.
10/17/2008 Iraq Baghdad 3 7 I maomettani fanno esplodere una bomba davanti a una moschea uccidendo tre civili.
10/17/2008 Iraq Kut 1 0 I fondamentalisti sparano e uccidono una donna perchè incinta ma non sposata.
10/17/2008 India Jaipur 0 1 Un maomettano tradizionalista brucia viva una bambina di undici ann per avere indossato rossetto e abiti considerati inappropriati.
10/16/2008 Algeria Algiers 1 0 Un ragazzino viene rapito e decapitato dai maomettani integralisti.
10/16/2008 Afghanistan Maiwand 31 0 I Talebani fermano un autobus e decapitano i 31 passeggeri dopo averli fucilati.
10/16/2008 Pakistan Swat 5 15 Un’autobomba Fedayeen uccide cinque pakistani in una stazione di polizia.
10/16/2008 Afghanistan Paktika 1 0 Un poliziotto fanatico uccide un soldato americano durante un’imboscata.
10/16/2008 Pakistan Miranshah 1 0 Un rifugiato afgano viene decapitato dai Talebani.
10/16/2008 Iraq Buhriz 1 1 I Mujahideen uccidono un pastore di sei anni e ne feriscono un altro.
10/15/2008 Giordania Amman 1 0 Un maomettano spara alla sua figlia sedicenne perchè pensa che abbia avuto rapporti sessuali.
10/15/2008 Iraq Karbala 22 0 Viene scoperta una fossa comune contenente i resti di 22 pastori.
10/15/2008 Iraq Baghdad 7 18 Una bomba e un attacco di mortaio da parte dei Mujahideen in una moschea uccidono sette civili.
10/15/2008 Afghanistan Lashkar
Gah
6 0 Sei poliziotti locali vengono uccisi durante un’imboscata da parte dei Talebani.
10/15/2008 Pakistan Swat 2 0 I Talebani uccidono marito e moglie in un’abitazione locale.
10/15/2008 Pakistan Swat 3 0 Tre persone, di cui due fratelli, uccisi durante una sparatoria contro i Jihadisti.
10/15/2008 Algeria Setif 3 2 I fondamentalisti uccidono tre guardie locali durante un’attentato.
10/14/2008 Filippine North
Cotabato
1 0 I maomettani attaccano un villaggio cristiano, uccidendo un civile e sfollando molti altri.
10/14/2008 Afghanistan Uruzgan 9 6 Due bambini tra le vittime di un attentato talebano contro un autobus.
10/14/2008 Afghanistan Kandahar 1 0 Gli estremisti assassinano un impiegato statale che si occupava dell’aiuto alle vedove di guerra.
10/14/2008 Pakistan Kabal 1 0 I Sunniti rapiscono, torturano e decapitano un soldato locale.
10/14/2008 India Poonch 2 0 I Mujahideen uccidono due soldati locali durante due imboscate.
10/14/2008 Somalia Mogadishu 1 0 I maomettani assassinano il guidatore di un gruppo di volontari.
10/13/2008 Pakistan Darra
Adam Khel
1 4 Un missile lanciato dai Sunniti uccide un agente di sicurezza locale.
10/13/2008 Pakistan Murid
Wal
1 0 Un giovane viene costretto a uccidere sua madre dato che si rifiutava di interrompere una relazione considerata “illecita”: delitto d’onore.
10/13/2008 Somalia Mogadishu 2 23 Due membri della missione African Union vengono uccisi durante un attacco.
10/13/2008 Afghanistan Ghazni 6 2 Gli estremisti religiosi uccidono sei civili con un’autobomba.
10/12/2008 Iraq Baghdad 9 11 Un’autobomba degli Jihadisti lascia nove vittime civili.
10/12/2008 Iraq Mosul 1 1 Un negoziante cristiano viene fucilato dai maomettani nel suo negozio di articoli musicali.
10/12/2008 Iraq Mosul 5 11 I Mujahideen
uccidono cinque iracheni.
10/12/2008 Afghanistan Khost 2 3 Una donna e suo figlio sono tra le vittime dei missili sparati dai Talebani sulle case.
10/12/2008 Pakistan Khyber 3 0 Tre uomini fucilati dai fanatici maomettani.
10/12/2008 Somalia Kismayo 1 0 I maomettani fucilano un uomo appena rilasciato dalla prigione.
10/12/2008 Thailand Pattani 1 0 I maomettani fucilano un uomo di fronte a sua figlia di otto anni.
10/11/2008 Iraq Mosul 3 0 Si rirovano i corpi di tre cristiani rapiti dai maomettani.
10/11/2008 Filippine Sultan
Kudarat
5 5 I maomettani attaccano un villaggio cristiano, uccidendo cinque civili e rapendone due per usarli come scudi umani.
10/11/2008 Pakistan Mailsi 1 0 Un uomo viene torturato e ucciso dal figlio della sua fidanzata per aver avuto una “relazione illecita”
10/10/2008 Afghanistan Khost 2 3 Due persone uccise da un kamikaze Talebano.
10/10/2008 Iraq Mosul 2 0 Due cristiani fucilati dai maomettani in un posto di blocco.
10/10/2008 Pakistan Charbagh 1 0 I Sunniti bruciano due scuole femminili e uccidono un civile.
10/10/2008 Iraq Mosul 39 53 I Mujahideen uccidono circa quaranta iracheni con due autobombe.
10/10/2008 Iraq Baghdad 12 26 Attentatori jihadisti uccidono dodici iracheni in un centro commerciale.
10/10/2008 Pakistan Orakzai 82 160 Un attentatore Fedayeen uccide circa ottanta persone durante un meeting tribale.
10/9/2008 Pakistan Islamabad 10 21 Dieci persone uccise da una bomba dei Mujahideen, tra cui quattro studentesse.
10/9/2008 Iraq Tal
Afar
2 3 I Mujahideen fanno saltare un ristorante, uccidendo due clienti.
10/9/2008 Iraq Habaniya 3 8 Un kamikaze uccide tre iracheni.
10/9/2008 Pakistan Bajaur 4 0 Quattro capi tribali vengono rapiti e decapitati in nome di Allah.
10/9/2008 Afghanistan Uruzgan 6 9 Una sparatoria causata dai maomettani lascia donne e bambini come vittime.
10/9/2008 Iraq Udhaim 4 5 Due bambini tra le vittime delle bombe degli Jihadisti.
10/8/2008 Iraq Baquba 10 19 Una donna Fedayeen uccide dieci iracheni davanti a un tribunale.
10/8/2008 Iraq Mosul 2 0 I maomettani uccidono due cristiani in due attacchi.
10/8/2008 Libano Ain
al-Helweh
1 0 I fondamentalisti fucilano un attivista di Fatah.
10/7/2008 Thailandia Narathiwat 1 1 I maomettani uccidono un camionista e feriscono gravemente suo figlio.
10/7/2008 Somalia Beledweyne 1 0 I miliziani maomettani uccidono un civile in un mercato.
10/7/2008 Algeria M’sila 2 0 Un maggiore dell’esercito viene ucciso da una bomba lasciata dai maomettani sul corpo di un militare.
10/7/2008 Iraq Mosul 1 0 I maomettani uccidono il proprietario cristiano di una farmacia.
10/7/2008 Iraq Mosul 2 0 Due cristiani, padre e figlio, vengono fucilati dagli attivisti della “Religione di Pace”.
10/6/2008 Somalia Mogadishu 17 35 Vari bambini tra le diciassette vittime di una bomba di mortaio scagliata su un mercato di al-Shabab.
10/6/2008 Somalia Merka 1 2 I maomettani attaccano un veicolo che trasportava aiuti umanitari, uccidendo un volontario.
Purtroppo questa è solo la punta dell’iceberg. Ci sono centinaia di attacchi al giorno, in tutto il mondo. Nessuno ne parlerà mai.

Teste di minchia parte 8 – Come avere una discussione con un maomettano

Cari amici, oggi vi spiegherò come avere un dialogo corretto, tranquillo e soprattutto civile con uno dei nostri amici maomettani. Buona lettura.

Inizia il dibattito

Maomettano: L’Islam è una religione di pace, l’Islam condanna il terrorismo, rispetta le donne, rispetta cristiani e atei. L’Islam è il futuro d’Europa, tutto quello che si dice di male dell’Islam è propaganda razzista! La Shari’ah è bellissima!

Infedele: I paesi maomettani sono dei cessi, delle dittature mostruose. E poi, se l’Islam e la Shari’ah sono così belli cosa ci fai qui?

 
Maomettano: I dittatori e i terroristi sono pochi fanatici isolati che non hanno capito niente del vero Islam! E poi, tutte le cose cattive che si dicono su di noi sono false! Perchè i gionalisti sono tutti razzisti!
Infedele: OK, eccoti questo verso del Corano in cui si ordina di ammazzare, rapinare, decapitare e stuprare gli infedeli.
Maomettano: E’ un versetto preso fuori dal contesto!
Infedele: OK, eccoti il contesto con tutta la Sura. Come vedi, adesso è ancora peggio.
Maomettano: La traduzione è sbagliata! Non è quella ufficiale! E poi, non puoi capire il Corano se non lo studi in Arabo!
Infedele: Primo, ci sono varie traduzioni, e dicono tutte più o meno la stessa cosa. Secondo, se il Corano è la verità universale come mai lo si può capire solo in Arabo? Se è per questo, la maggior parte dei musulmani non parla l’arabo…
Maomettano: Guardati questo video e capirai tutto! (Linka a un video di Youtube di propaganda maomettana)
Infedele: Quel video è propaganda di quella ridicola, si limita a dire che l’Islam è bello e giusto senza spiegare niente.

Maomettano: Dimmi la verità, sei un ebreo, vero?

Infedele: No, proprio no. E poi che minchia c’entra? Stiamo parlando dell’Islam…

Maomettano: Non sai niente dell’Islam! L’Islam conquisterà l’Europa!Infedele: Conosco l’Islam meglio di te.

Maomettano: Leggiti il Corano in Arabo e capirai tutto! Tu non hai capito niente dell’Islam! Sei un RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA! NAZISTA! RAZZISTA! FASCIO DI MERDA!

Infedele: Minchia, questo è impazzito del tutto. Meglio se scappo.

 

Maomettano: Troppo tardi infedele! Pagherai per le tue offese! ALLAH AKBAAAAAAAR!

Ecco, questa è la tipica situazione con cui ci si trova ad avere a che fare quando si cerca di discutere con i nostri amici maomettani. Ovviamente questo dipende dalla forza politica dell’Islam nel luogo in cui avviene la discussione. In Europa, probabilmente il maomettano dirà “Scusa, non parlo bene lingua, non posso spiegare bene ma Islam bello e pacifico“. Nel frattempo il maomettano si segnerà il tuo nome e la tua faccia per catalogarti come persona da mettere al muro al momento della presa del potere. In un posto dove i maomettani hanno la maggioranza, si andrà direttamente all’ultima vignetta. Il mio consiglio: evitare di discutere con maomettani, a meno che non si parli di pizza e di calcio. E’ meglio non farsi schedare finché possibile.

Inoltre, i maomettani hanno imparato che per un europeo l’accusa di razzismo è una cosa orribile che causa grande sofferenza, anche quando è del tutto immotivata. Quando un maomettano o un filo-islamico si rende conto di non potere rispondere dato che ha torto, si metterà a urlare: “RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA!“, nella speranza di zittire l’interlocutore. A questo punto basta rispondere: “No, l’Islam è una religione, non una razza. Io non sono razzista“. Ovviamente lui non capirà niente e continuerà a strillare, ma avrete ottenuto ragione di fronte agli spettatori (almeno quelli calmi e razionali). Anche se molti non diranno niente, sarà lui ad avere fatto la figura del pazzo isterico. La maggior parte di quelli che vengono a criticare mi dicono “questo blog è razzista“, dimostrando di non avere capito una minchia. In tal caso ban e cancellazione, nessuno mi paga per moderare il blog e nessuno gli ha ordinato di venire qui a scassare il cazzo.Il problema è che molti italiani sono cagasotto di professione, portati a dare automaticamente ragione alle persone violente e pericolose nella speranza di non farsi pestare. Riguardo a questo non si può fare nulla.

Memento per chi voglia discutere con un maomettano