Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

Terroni e musulmani – A case study Parte 2

Cari terroni sunniti
Dato il grande successo del mio articolo su terroni e musulmani, ho deciso di ampliarlo aggiungendo tanti altri paralleli tra tali due etnie puzzolenti di fogna. Buona lettura.

Matrimonio riparatore

Nella “cultura” islamica c’è una legge particolare: l’uomo che ha stuprato o sfregiato una donna può evitare ogni punizione per il suo comportamento, se accetta di sposare la vittima. Tale legge è meno barbarica di quello che si pensi: a quei tempi una donna stuprata o sfregiata non avrebbe mai potuto sposarsi, e sarebbe stata condannata a morire di fame per strada. Sposandosi il pazzo stupratore/sfregiatore avrebbe avuto quantomeno da mangiare. E poi, non è che gli altri uomini della sua tribù fossero tanto meglio!

Come tutte le leggi religiose, tale legge è da considerarsi progressista se la poniamo in un villaggio di caprai bestiali del Basso Medioevo (oppure nella Calabria Saudita o Siculia di oggi). In un ambiente moderno tale legge è una bestialità immonda.

La promessa sposa il giorno prima del matrimonio
Tale legge aveva il nome di “matrimonio riparatore”, ed era parecchio praticata in Siculia fino a pochissimo tempo fa. Fino alla generazione scorsa un terrone poteva rapirsi una ragazza minorenne, stuprarsela, andare a fare pace col padre ed uscirsene pulito, incensurato e con una mogliettina minorenne pronta all’uso!
Tale legge è stata abrogata solo nel 1981, anche se in alcune zone della terronia continua ad essere applicata informalmente ancora oggi. L’Italia è stata alla pari col Pakistan fino al 1981, solo 35 anni fa. Ci vorranno almeno due generazioni prima che gli effetti di tale pratica spariscano.
Intanto, il turco progressista Erdogan ha provato a ripristinare tale legge, estendendola alle minorenni (come se i musulmani avessero bisogno di incoraggiamenti per stuprarsi le bambine)
Per fortuna, la proposta di legge è stata respinta dopo l’ondata di disgusto locale e internazionale. Evidentemente da questo punto di vista i musulmani sono più civili dei terroni, anche se di poco.

Matrimonio tra cugini

Non voglio fare la figura del razzista. Non voglio dire che il matrimonio tra cugini sia un’usanza terrona e musulmana. Non lo voglio dire.
Percentuale di matrimoni tra cugini nei vari paesi

OK, sono costretto ad ammetterlo. Il matrimonio tra cugini è una tipica usanza delle due “culture”. In entrambi i casi viene praticato per motivi di famigghia: sposandosi tra cugini, non si fanno entrare persone nuove in famigghia (che ne sappiamo di loro? Chissà da dove vengono, a chi appartengono, che razza di idee hanno?) e si tengono i figli sotto controllo, che non si facciano venire strane idee in testa!Inoltre, i musulmani hanno una usanza particolare, ossia il cosiddetto “accompagnatore”. Quando una ragazza musulmana deve uscire, deve essere sempre accompagnata da un membro della famiglia per evitare che si “imbottanisca”, ossia che venga stuprata da un branco di altri musulmani o che inizi a frequentare infedeli. In generale, le ragazze vengono accompagnate da un cugino di primo grado, l’unico musulmano maschio, giovane e quasi decente che vedranno in vita loro. Allo stesso modo, il giovane musulmano non potrà avvicinare altre giovani musulmane per tutta la sua giovinezza, dato che sono tenute sotto stretta sorveglianza dai rispettivi cugini. Il risultato è, spesso, un matrimonio che finisce col generare una quantità enorme di bambini sofferenti di difetti genetici tali da renderli buoni solo per il freakshow o per l’integralismo islamico:

Musulmani in UK. No comment.

Suscettibilità

Il modo migliore per giudicare la maturità di una persona è vedere come reagisce a una critica motivata ed espressa in modo cortese. Facciamo un esempio:

Conversazione tra due persone adulte

Amico mio, scusa ma ieri sera hai lasciato la postazione come un porcile e ho dovuto ripulire tutto io.  Ce la fai a sistemare la postazione prima di andartene?

Oh, scusa! E’ capitato, ho avuto da fare a casa e sono andato via di corsa. Tranquillo, sistemo tutto io.

E vabbè, fossero questi i problemi!

 

Ora , riproviamo la stessa conversazione con un terrone/ musulmano.

 

Amico mio, scusa ma ieri sera hai lasciato la postazione come un porcile e ho dovuto ripulire tutto io.  Ce la fai a sistemare la postazione prima di andartene?

Come ti permetti di venire da me e dirmi quello che devo fare? Sempre che mi critichi! C’è l’hanno sempre tutti con me! E’ solo perche siete tutti RAZZISTI RAZZISTI RAZZISTI ISLAMOFOBI!!! Io piango! MAMMMA! VOGLIO IL CIUCCETTO! Nghèèèèèèèèèèèèèèèèèè!

 

Il senso dell’orgoglio, unito a una mentalità fragilissima e suscettibilissima, rendono il terronmusulmano una persona con cui è difficilissimo avere a che fare. Qualunque cosa dirai sarà presa come un’offesa o un attacco personale, da affrontare immediatamente per poi vantarsene con i propri compari. Mai fare battute, mai essere ironici e soprattutto mai cercare di spiegare a uno di questi dove ha sbagliato e come non rifare lo stesso errore: il terronmusulmano vede questi discorsi come attacchi personali, e la sua unica risposta sarà un “fatti i cazzi tuoi”, se non una serie di insulti e di attacchi gratuiti.

Facciamo un altro esempio:

Link a DM

Una deputata inglese ha cercato di spiegare come i matrimoni tra cugini siano una cosa sbagliata, e come sia ingiusto che i bambini debbano soffrire per via di una pratica tribale che ha poco a che fare con l’Islam. Un islamico adulto avrebbe risposto che si tratta di un problema, e che bisogna educare a poco a poco la popolazione a rinunciare a questa pratica, per quanto radicata.
Invece, cosa hanno risposto i musulmani inglesi? Indovinate? Un coro di “RAZZISTA RAZZISTA ISLAMOFOBA” e frasi tipo “io sono sposato con mia cugina! Mi vuoi offendere?” oppure “Mio fratello è sposato con sua cugina e i suoi figli sono tutti normali!

In generale, quando avete a che fare col terronmusulmano, ricordate che si tratta di una creaturina debole e fragilissima nel corpo di un adulto. Non trattatelo da adulto perchè non lo è. In ogni caso, non sforzatevi di “non offendere” i musulmani, perchè loro sono perennemente in uno stato alterato. Se si offendono, è colpa loro e non vostra.

Orgoglio smodato

Verità è!

 

Il terrone ha l’orgoglio tipico di chi è umanamente, socialmente e culturalmente miserabile, l’orgoglio immotivato che gli permette di guardarsi allo specchio e di sentirsi un grande uomo, quando dovrebbe vergognarsi anche ad uscire di casa.“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria.” – Tomasi di Lampedusa.

Allo stesso modo, il musulmano è convinto di essere l’unica persona decente del mondo, e che tutti gli altri debbano solo invidiarlo. Ovviamente, menzionare uno solo dei suoi tantissimi difetti lo porterà alla crisi isterica e all’accusa di “islamofobia”. E’ da notare che tale orgoglio si applica solo ai membri della sua famiglia o clan: i musulmani non hanno concetti come nazione o comunità, quindi disprezzano ferocemente gli altri musulmani. D’altronde, tutta la storia dell’Islam è piena di massacri tra arabi e turchi, sunniti e sciiti, integralisti e liberali, e tra le migliaia di scuole e di sottoscuole con la loro interpretazione della loro religione cammellofila. In generale, i musulmani smettono di ammazzarsi tra loro solo quando ci sono degli infedeli da ammazzare, ma riprendono subito dopo.

Tare genetiche

Immaginatevi un posto chiuso, dove vengono allevati dei cani. Periodicamente, tutti i cani più forti e intelligenti vengono portati via, e i cani peggiori vengono incoraggiati a riprodursi. Continuiamo questo processo per varie generazioni, mandando via tutti i cani appena decenti. Cosa otterremo dopo un pò?

 

Mostri storpi e deformi, ma convinti di essere il meglio della loro razza. Questo è quello che succede nei posti da cui la gente emigra. Tutti quelli con palle, capacità e cervello se ne vanno. Restano solo quelli ricchi di famiglia (ma molti di loro vanno via lo stesso), incapaci raccomandati, deficienti, drogati, analfabeti e psicolabili. Crescere in un ambiente simile è una tortura continua, dato che si ha a che fare solo col peggio dell’umanità e che non si può fare assolutamente niente dato che tutti quelli che potevano aiutare a cambiare le cose se ne sono andati. Anni fa ho cercato i miei compagni di scuola: quelli che non se ne sono andati sono finiti tutti male: morti, carcerati, drogati, manicomiati o peggio. Un paese di emigranti è un tritacarne che distrugge tutti quelli che ci nascono, e anche quelli che ne sono usciti ne portano le cicatrici a vita.

Posso testimoniare personalmente lo stato della terronia, e per quel poco che so i paesi islamici non sono per nulla differenti. Anche in questo campo si va in parità.

Il Dio Tutti

Per terroni e musulmani l’unica vera divinità è il dio Tutti, la cui nomina giustifica qualunque comportamento. Chiedi al terronmusulmano perchè sta facendo una cazzata pazzesca o una bestialità degna di Totò Riina, e lui risponderà: “Ma lo fanno tutti!” Questo chiude il discorso. Quando una cosa viene giustificata da Tutti, allora va bene, per quanto sia illogica, malvagia e immorale.

Allo stesso modo, ribellarsi al volere di Tutti è un’atto inaccettabile. Chi prova a fare qualcosa in modo diverso dalla massa si sentirà dire: “Ma che, ti credi di essere più sveglio di tutti?” Inutile dire che questo è un avvertimento. Come osi fare o dire cose diverse? Credi di essere meglio del nostro Dio?

Il modo migliore per fare incazzare il terronmusulmano è dirgli “OK, chi sono questi Tutti di cui parli? Hai i nomi?” A questo punto il terronmusulmano si incazzerà come una belva (hai osato discutere i dettami del Dio!) e inizierà a balbettare in modo pietoso dicendo cose tipo “lo sai di che parlo”, “è la morale, quella giusta” o “tutti, punto e basta!” Di solito il dio Tutti è semplicemente il paravento per non dire di averlo letto su Facebook, visto su Studio Aperto o sentito nelle riunioni della Famigghia (un aspetto molto importante del dio Tutti)

La Sacra FAMIGGHIA

L’ultimo aspetto della cultura musulnegra (anche perchè mi sono nauseato) è la FAMIGGHIAAAAAA! Per quei due popoli, la famiglia è un’entità importantissima. In un posto dove lo Stato è debolissimo e la legge non esiste, la famiglia è l’unica entità a cui puoi andare a chiedere aiuto se hai problemi o se devi difenderti, dato che se aspetti lo Stato puoi fare la muffa. A tale scopo, i membri della famiglia si difendono SEMPRE a vicenda, anche quando sanno benissimo che il loro familiare ha torto. Ciò è dovuto al fatto che la famiglia è l’unica entità che ti difenderà sempre, che tu abbia torto o ragione, quindi ti conviene tenertela buona. Allo stesso modo, le altre famiglie ti daranno SEMPRE contro, anche quando sanno benissimo che il loro familiare ha torto marcio.

Questo è uno dei motivi per cui non fidarsi MAI di un terronmusulmano. Lui non ci penserà due volte a tradirti pur di non mettersi contro la famigghia. In fondo, voi siete solo amici e potete anche non vedervi mai più. Lui con la sua famiglia ci dovrà convivere a vita!

Inoltre, i giovani terronmusulmani non si liberano mai dal giogo della famigghia. Molti di loro hanno il matrimonio forzato (diciamo “organizzato”) dai loro familiari, il lavoro trovato tramite passaparola familiare, la casa scelta dai rispettivi genitori e così via. In generale, il terronmusulmano accetta di farsi comandare dalla famiglia in un modo che tutti gli altri popoli considerano orrendamente medievale. Da notare che ho visto vari terroni di buona famiglia preferire andare a fare i camerieri a Londra pur di vivere la propria vita e non dovere più obbedire ai dettami dei loro zii, cugini, nonni, genitori e così via. Tanto di cappello!

Una delle tradizioni familiari più note è il Desi Wedding/ matrimonio tradizionale terrone:

Ossia un matrimonio organizzato dalla famigghia, con centinaia di invitati (molti dei quali si vedono una volta al decennio), lusso sfarzoso e una spesa che sarà pagata comodamente dagli sposi con un prestito decennale (quindi niente indipendenza economica e nessuna possibilità di mandare a cagare i familiari). Però non se ne può fare a meno, perchè non farlo equivale a offendere la famigghia. E poi, “fanno tutti così!

E’ da notare il concetto di Familismo amorale (LINK)

Conclusioni

Insomma, le conclusioni rimangono le stesse. I due popoli sono uguali, e a parte per quei pochi che riescono a voltare le spalle a quella cultura di merda il trattamento da riservare è questo:

 

I rest my case

Terroni e musulmani: un case study

Cari amici

 In vita mia ho avuto tante sventure: una delle peggiori è stata quella di dovere avere a che fare con un gran numero di musulmani e con un numero ancora maggiore di terroni. La cosa che mi ha colpito di più è la somiglianza tra le rispettive “culture“, quasi come se durante la dominazione musulmana i terroni abbiano preso le parti peggiori della cultura musulmana (o viceversa. Sarà per sempre un enigma, così come il vomitevole cus-cus: nessuno sa se sono stati i terronegri a copiarlo dagli arabi o gli arabonegri a copiarlo dai siculi).
A tale proposito, sono rimasto colpito da questa notizia:
In pratica, sembra che in Iran stia succedendo la stessa cosa che è avvenuta venti anni fa in terronia saudita: le condizioni di vita sono migliorate, molte donne hanno avuto la possibilità di studiare e quindi non hanno nessuna voglia di sposarsi con i loro uomini rimasti al Basso Medioevo. D’altronde, è ovvio che una donna che ha avuto la possibilità di studiare e farsi una cultura non abbia alcun interesse nello sposarsi con un animale col quoziente intellettivo di 85 che la vuole chiusa in casa a lavare per terra, cucinare e sfornare figli!
 NON E’ VERO! LA DONNA E’ PRIMA DI TUTTO MOGLIE E MADRE! LA DONNA E’FELICE SOLO QUANDO CUCINA E SFORNA FIGLI! LO DICE GESU’!

Ma chi cazzo ti ha chiamato, coglione obeso? Torna a giocare a poker a Las Vegas!

Studio e differenze tra i sessi

 Tornando a noi, in entrambe le culture si tende a fare studiare la figghia perchè è più giudiziosa, mentre il figghio può anche passare la giovinezza a giocare a pallone. Il risultato è una generazione di ragazze che hanno studiato e sono state esposte alla cultura moderna, mentre i ragazzi hanno ancora la mentalità dei loro nonni. Questo è particolarmente evidente nelle famiglie emigrate: di solito le figlie hanno il comportamento e la civiltà dei locali, mentre i figli sono delle bestie semianalfabete che sembrano appena uscite da Bagheria o da Teheran.

Quando i due sessi si incontrano e iniziano a parlare di matrimonio sono cazzi: per la ragazza è normale lavorare e tornare a casa stanca senza nessuna voglia di fare le faccende domestiche, mentre il ragazzo pretende che lei lasci il lavoro per fargli da schiava domestica a tempo pieno (come ha visto fare sua madre).

Tipico masculu siculu. O forse turco, non saprei.

La strategia riproduttiva del masculu siculu è la stessa di quella dell’islamico: prendersi una ragazzina molto più giovane di lui, con la complicità della famiglia di lei, ed “educarla” alla “moralità di moglie e madre”.  Ovviamente, il masculu si opporrà fermamente a fare studiare la futura schiava, dato che “à fimmina c’à sturia addiventa bbottana!” Ho visto varie famiglie di terroni rifiutarsi di fare studiare la figlia, dato che esporla a un ambiente licenzioso e liberale come quello dell’università l’avrebbe “imputtanita” e comunque non le serviva una laurea per fare da schiava domestica al futuro marito camionista.

Figliolanza

Terronegri e musulnegri hanno in comune il fatto di ritenere la figliolanza come il pinnacolo dell’esistenza. Per loro tutto il resto non conta: carriera, lavoro, istruzione, studio, socialità, moralità, ideali, religione e tutto il resto sono cose che contano poco e niente. La loro realizzazione nella vita è cagare vari figli, e portare la pastafforno o l’hummus a tavola la domenica mattina.
In entrambe le “culture” le coppie hanno circa due anni di tempo dopo il matrimonio per fare il primo figlio, e se non lo fanno si comincia a mormorare che ci sia qualcosa di strano da nascondere, oppure che il masculu “abbia qualche problema”. Non c’è spazio in casa? Chissenefrega! Lavora solo lui con uno stipendio precario da fame? Chissenefrega! La coppia sta malissimo, dato che lui beve e la picchia come una zampogna? Fate un figlio e vedete che tutto si sistemerà da solo!
Qui vediamo un tipico esempio di cultura terronegra:

 

In pratica, i figli sono sempre una gioia, anche se sei senza soldi, senza casa e annegato dai debiti. Bella logica!

Religione

Terronegri e musulnegri sono due popoli per cui la religione è molto importante, anche se in entrambi i casi si tratta di una serie di pratiche tribali e idolatre che hanno poco a che fare con le religioni originali. Mettiamo ad esempio il culto di padrepio:
Cosa rispondere a una cosa del genere? Penso che questo basti:
Non stanno facendo venerazione. Proprio no.

Allo stesso modo, le monarchie assolute e i regimi tribali in Medio Oriente hanno poco a che vedere con l’Islam originario, ma tanto il musulmano medio cade alla seconda domanda in teologia islamica così come il siculo devoto medio cade alla seconda domanda in teologia cristiana!

 

Famiglia cristiana e famiglia musulmana

La situazione italiana la conosciamo tutti. Invece, per avere un’idea sulla situazione islamica, eccovi un articolo interessante.
In pratica, mentre noi avevamo il Fertility Day
Gli iraniani avevano il loro equivalente
La scritta dice: un solo fiore non fa primavera. Più figli, vita più felice
Bene, anche questo è un parallelo tra le due mentalità. Avere una famiglia più grande significa avere un tenore di vita più basso, minori possibilità di scolarizzazione per i figli e meno spese per svaghi e attività culturali. In pratica, case piene di giovani ignoranti e ingenui, le vittime perfette per i preti e per i mullah! Un giovane povero e ignorante avrà meno possibilità di mandare a cagare il suo prete/mullah/imam e di viversi la vita che vorrebbe.

Contaminazione

Altro parallelo tra musulnegri e terronegri: entrambi si lamentano di come stavano male in patria, ma appena emigrano fanno di tutto pur di trasformare il posto in cui vivono in una succursale del posto da cui sono partiti. Cari terroni, se vi stava sulle palle la società corrotta e clientelare, allora perchè siete sempre a cercare e a sollecitare favori, bustarelle e spintarelle per tutto quello che volete fare? Cari musulmani, se vi stavano sulle palle la shariah e il fanatismo, allora come mai chiedete a gran voce le corti islamiche e mandate i vostri figli alle scuole islamiche dove gli insegnano solo l’arabo? Cari terronegri/musulnegri, come mai vi muovete sempre in massa e trasformate i posti da voi frequentati in cagai invivibili, se non da membri della vostra stessa specie?

Conclusioni

Terronegri e musulnegri sono la stessa identica cosa, e vanno trattati e considerati allo stesso modo. I terronegri emigrati sono leggermente più decenti, ma solo perchè tendono ad essere di meno e a civilizzarsi nel giro di una generazione o due. In ogni caso, si tratta di esseri che vanno gestiti con gli stessi mezzi:

 

Post scriptum

Dimenticavo, date un’occhiata a questa notizia:
Quando leggo notizie del genere capisco come Calafrica Saudita e paesi musulmani siano esattamente la stessa cosa. Storie del genere vengono solo da quei posti di merda!

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)


2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)

Questo rapporto include i crimini commessi contro le popolazioni native europee tra il 1960 e il 2010. Inoltre, sono incluse le proiezioni statistiche relative all’anno 2020. Sono inclusi omicidi premeditati e non, violenze carnali, rapine, pestaggi, vandalismi e altro.
Anno
Musulmani
in Europa
[1]
[2]
[3]
[4]
1960-65
>100.000
5000
1000
500
50
1965-70
>400.000
20000
5000
2000
200
1970-75
>800.000
40000
10000
4000
400
1975-80
>2
milioni
100000
25000
10000
1000
1980-85
>4
milioni
200000
50000
20000
2000
1985-90
>8
milioni
400000
100000
40000
4000
1991
9 milioni
90000
22500
9000
900
1992
10
milioni
100000
25000
10000
1000
1993
11
milioni
110000
27500
11000
1100
1994
12
milioni
120000
30000
12000
1200
1995
13
milioni
130000
32500
13000
1300
1996
14
milioni
140000
35000
14000
1400
1997
15
milioni
150000
37500
15000
1500
1998
16
milioni
160000
40000
16000
1600
1999
17
milioni
170000
42500
17000
1700
2000
18
milioni
180000
45000
18000
1800
2001
19
milioni
190000
47500
19000
1900
2002
20
milioni
200000
50000
20000
2000
2003
21
milioni
210000
52500
21000
2100
2004
22
milioni
220000
55000
22000
2200
2005
23
milioni
230000
57500
23000
2300
2006
24
milioni
240000
60000
24000
2400
2007
25
milioni
250000
62500
25000
2500
2008
26
milioni
260000
65000
26000
2600
2009
27,5
milioni
275000
68750
27500
2750
2010
29
milioni
290000
72500
29000
2900
2011
30,5
milioni
305000
76250
30500
3050
2012
32
milioni
320000
80000
32000
3200
2013
33,5
milioni
335000
83750
33500
3350
2014
35
milioni
350000
87500
35000
3500
2015
37
milioni
370000
92500
37000
3700
2016
39
milioni
390000
97500
39000
3900
2017
41
milioni
410000
102500
41000
4100
2018
43
milioni
430000
107500
43000
4300
2019
45
milioni
450000
112500
45000
4500
2020
47
milioni
470000
117500
47000
4700
Numero
totale di crimini
8,31
milioni
2,07
milioni
831
000
83 100
Questi numeri sono stati calcolati secondo i dati provenienti da Norvegia, Francia, Svezia e Gran Bretagna e potrebbero non essere perfettamente accurati. In generale, si tratta di una stima approssimativa per farsi un’idea del fenomeno. I numeri potrebbero sembrare assurdi e difficili da accettare, ma si tratta di stime al ribasso. Il totale è quasi certamente molto più alto.
1. Crimini violenti. Si includono atti di abusi fisici e mentali (pestaggi, minacce, violenze varie), tortura, riduzione in schiavitù. Molti europei sono stati vittime di vari crimini da varie fonti. La media annuale è di 1000 crimini per 100.000 musulmani.
2. Violenze carnali. Stupri e violenze sessuali in generale. La media annuale è di 200 crimini per 100.000 musulmani.
3. Vandalismi, inclusi gli incendi di auto private, un problema serio in molte capitali europee. Il vandalismo è uno dei metodi preferiti dai musulmani per indebolire le società europee. La media annuale è di 100 crimini per 100.000 musulmani.
4. Omicidi premeditati e non. La media annuale è di 10 crimini per 100.000 musulmani.
Dove vivono i musulmani c’è islamizzazione
La nostra società ormai vive blindata tra misure di sicurezza antiterroristiche, necessarie solo per difenderla dai criminali e terroristi islamici portati in Europa dall’immigrazione. Questa è la prova del fatto che accogliere tutti questi musulmani ci ha fatto perdere la nostra libertà per colpa delle minacce dell’Islam. Nessuno vuole parlare del fatto più evidente, ossia che viviamo in una società blindata per colpa dei musulmani. Se non li avessimo accolti, tutte queste misure di sicurezza non sarebbero necessarie. Se se ne andassero, non ci sarebbe più bisogno di tutte queste misure di sicurezza.
I musulmani vedono l’Europa come “dar-al-Harb” (la casa della guerra), come gli viene insegnato nel Corano. Per loro, saccheggiare le risorse degli europei è un diritto sancito dal loro stesso libro sacro. Per loro un infedele/kaffir è un cittadino di seconda classe, meno di un musulmano devoto. I musulmani vedono l’atto di stuprare, rapinare e uccidere gli europei come un ordine dato direttamente da Allah.
I musulmani devono essere considerati alla stregua di bestie selvagge. Non bisogna dare la colpa a una bestia selvaggia per il modo in cui si comporta: è la sua natura. I colpevoli sono i traditori multiculturalisti che hanno portato queste bestie in Europa e continuano a proteggerle. Questo è un genocidio, un crimine commesso dalle nostre stesse elites, per cui pagheranno con la vita. Non si meritano nessuna pietà per quello che hanno fatto e che vogliono continuare a fare.

Il ritorno del porco ateo!

Il porco ateo è tornato! Per nostra grande fortuna il cartoonist americano è tornato in circolazione e ha ripreso a pubblicare. Passate dal suo sito e ringraziatelo per il lavoro che sta facendo. Ovviamente lui è americano, quindi molte delle sue battute sono del tutto senza senso per noi.

http://theatheistpig.com/

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa

2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa
Autore: Evan F. Kohlmann
Introduzione
In seguito agli attacchi terroristici a Londra e a Madrid, la classedirigente europea ha finalmente notato l’esistenza di una minaccia terroristica che covava indisturbata da decenni. Le democrazie europee, che si erano sempre ritenute al riparo dagli attacchi del terrorismo internazionale, hanno scoperto di essere minacciate da un numero sempre crescente di giovani maomettani, induriti dalle scene dei massacri in Medio Oriente, dalla mancanza di opportunità in Europa e dal comportamento poco accogliente di molti europei. Questi giovani sono diventati le reclute ideali per l’arruolamento nei nuovi “mujahideen europei”.  Per capire i mujiahideen europei bisogna prima capire la loro origine. Al contrario di come si possa pensare, i movimenti estremisti degli anni novanta non sono nati grazie a Osama Bin Laden e alle guerre in Sudan e in Afghanistan ma grazie a un’altra guerra molto più vicina all’Europa. Buona parte delle cause della radicalizzazione dei giovani maomettani europei viene dai campi di battaglia della Bosnia-Herzegovina, dove l’élite dei mujahideen arabi formatasi in Afghanistan ha messo a punto le proprie competenze belliche e ha formato una nuova generazione di rivoluzionari maomettani. Quando ho intervistato il reclutatore di Al-Qaida Abu Hamza al-Masri, nella Londra del 2002, lui ha provato a spiegarmi la mentalità dei primi volontari arrivati in Bosnia ne 1992, quando è iniziata la guerra: “Erano persone dedite alla religione. Erano andati in Afghanistan per difendere i loro fratelli e le loro sorelle. Invece,
l’Afghanistan di oggi è tutto una rovina, con musulmani che si combattono a vicenda.”
Dopo il crollo della Jihad afghana quei giovani “Volevano una lotta contro un nemico chiaro ed evidente, una situazione in cui potessero difendere musulmani attaccati, uccisi e violentati da non musulmani” [1], continua Hamza.
I reclutatori jihadisti hanno pubblicizzato la guerra in Bosnia tra i giovani europei, offrendola come una fuga da un’esistenza vuota e noiosa. Eppure, alcuni di quelli che hanno risposto alla chiamata facevano parte della migliore gioventù europea. “Abu Ibrahim”, uno studente di medicina londinese di 21 anni ha rilasciato un’intervista da un campo di addestramento bosniaco:
La gente pensa che qui non si faccia altro che farsi sparare addosso e cannoneggiare dall’artiglieria. La gente non sa che abbiamo gelati, kebap e dolci. Possiamo chiamare tutto il mondo via telefono e fax. Non sanno che questa per noi è una vacanza bellissima in cui incontriamo le persone migliori che abbiamo mai conosciuto in vita nostra. Abbiamo conosciuto persone da tutto il mondo, gente proveniente da Brasile, Giappone, Cina, Medio Oriente, America, Canada, Australia, da tutto il mondo.”[2]
A parte il valore di propaganda, la Bosnia ha una posizione unica tra Europa occidentale e Medio Oriente che la rende una testa di ponte ideale per l’espansione dei movimenti estremisti maomettani verso UK, Italia, Francia, Scandinavia. In Bosnia i combattenti veterani provenienti dall’Afghanistan possono entrare in contatto con reclute inesperte ma volenterose provenienti da tutta Europa e pianificare il futuro della Jihad. I gruppi come Al-Gama’at, al-Islamiyya e Al-Qaida non avevano mai avuto la possibilità di organizzarsi in questo modo. Nel 1992, dopo sei mesi di combattimenti in Bosnia, il comandante saudita di Al-Quaida Abu Abdel Aziz “Barbaros” ha dichiarato che “sono venuto [in Kuwait] dalla Bosnia per dire ai musulmani che per loro ci sono grandi opportunità. Allah ha aperto la via per la Jihad e non dobbiamo sprecarla. Abbiamo la possibilità di fare entrare l’Islam in Europa tramite la Jihad. Se fermeremo la Jihad oggi, avremo perso la nostra chance.”[3]. Di solito i fanatici europei arruolati tra i mujahideen in Bosnia erano ansiosi di rendersi utili. Babar Ahmad, un musulmano britannico in attesa di estradizione negli USA sotto l’accusa di avere organizzato una cella di Al-Qaida a Londra, si vanta del ruolo fondamentale dei nuovi mujahideen europei:
Siamo stati fondamentali, non solo per la Jihad bosniaca ma per la Jihad del mondo intero. Penserete che si tratti di un’esagerazione, ma le mani dei miei fratelli hanno fatto cose che non credereste possibili. Abbiamo tradotto e pubblicato libri dalla prima linea, dato che avevamo fratelli inglesi che parlavano inglese e fratelli arabi che  parlavano arabo e un poco di inglese. Insieme, abbiamo tradotto i testi della Jihad e questi libri stanno guidando altri fratelli ad unirsi a noi. Abbiamo messo tutto online grazie alla nostra conoscenza dei computer.”[4]
Dall’inizio della guerra in Bosnia-Herzegovina nel 1992, il governo musulmano osniaco ha seguito l’arrivo dei volontari stranieri europei disposti alla Jihad, la guerra santa contro i cristiani serbocroati. Secondo i documenti del controspionaggio militare bosniaco, lo ARBiH, i volontari sono arrivati attraverso la Croazia partendo dall’Europa occidentale e dall’UK. Molti di loro avevano passaporti europei e sono stati portati in Bosnia partendo da Londra, Milano, Francoforte e Monaco[5] con l’aiuto di una rete di reclutatori e finanziatori basata a Zagabria, Londra, Vienna, Milano e Torino.[6]
I bosniaci hanno notato un’altra cosa riguardo ai loro nuovi alleati: alcuni di loro erano partiti volontari per aiutare gli altri musulmani, ma altri erano fuggitivi dai loro paesi.[5] Il comando militare bosniaco vedeva i volontari afgani e mediorientali come potenzialmente utili, ma era scettico riguardo a quei giovanotti irriverenti e idealisti appena arrivati dalle capitali europee. Un rapporto del settembre 1994 avvertiva che quelli che si rifiutavano di dare le loro generalità erano probabilmente spie o criminali in fuga dalla giustizia dei loro paesi.[8] Un secondo rapporto scritto nel maggio 1995 avvertiva che alcuni volontari con cittadinanza europea nascondevano le loro identità e chiedevano la cittadinanza bosniaca dato che si trattava di ricercati.[5]  Un mujahideen europeo si è fatto notare per il suo comportamento delinquenziale: si trattava di “Abu Walid”, un medico francese noto per avere assalito un ospedale a Zenica il luglio 1994 insieme ad altri dieci membri della brigata “El-Mujahidin 8”. Pochi mesi dopo essere stato congedato con disonore Abu Walid, meglio noto col suo nome francese Christophe Caze, prese il comando della “Roubaix Gang”[11] una banda di terroristi algerini attiva nel nord della Francia. Caze trovò la morte nel 1996 durante un assalto suicida in autostrada vicino al confine col Belgio.
Nemmeno i mujahideen erano entusiasti della qualità dei volontari stranieri. Nel novembre 1995 il siriano Imad Eddin Barakat Yarkas (Abu Dahdah) chiamò il campo di addestramento a Zenica per controllare le prestazioni degli studenti, solo per sentirsi rispondere dalle lamentele del direttore riguardo alla qualità dei giovani che gli erano stati mandati da addestrare.[12] Alla fine Yarkas veniva arrestato dalle autorità spagnole nel 2001 e condannato a 27 anni di reclusione per avere fornito supporto logistico agli attentatori dell’11 settembre.[13]
In generale, le organizzazioni terroristiche locali (Al-Qaida, Al-Gama’at al-Islamiyya, GIA) erano felici del potere usare la guerra in Bosnia come strumento di reclutamento e di finanziamento. Nel Dicembre del 1995 queste organizzazioni approfittavano dell interesse della NATO nell’espulsione dei mujahideen stranieri dalla Bosnia. Centinaia di veterani, colpevoli di crimini di guerra e addestrati nella guerriglia urbana, ricevevano asilo politico in vari paesi europei, in Canada e in Australia, aiutando i terroristi ad infiltrarsi nel mondo occidentale. Il magistrato del antiterrorismo francese Jean-Louis Bruguière scrisse che la fuga dei veterani dalla Bosnia gli ha permesso di portare la Jihad in terra straniera. Bruguière conclude affermando che molti dei veterani del battaglione mujahideen di Zenica hanno continuato a compiere atti di terrorismo anche dopo la fine del conflitto in Bosnia.[14]
Il Regno Unito
Nonostante ci siano standard di vita abbastanza elevati e giustizia sociale, il Regno Unito rimane uno dei luoghi preferiti per le attività dell’Islam radicale. Si dice che i movimenti fondamentalisti sunniti in UK siano partiti insieme alla rivoluzione in Iran e alla guerra in Afghanistan, anche se non hanno avuto grande presa tra i giovani musulmani inglesi fino alla guerra in Bosnia-Herzegovina. Molti musulmani inglesi sono rimasti scioccati nel vedere le scene di devastazione e di crimini di guerra trasmesse dalla BBC, anche perché si trattava di cose avvenute in Europa senza che nessuna potenza europea intervenisse. Ciò ha dato credito a quei radicali violenti che chiamavano i musulmani a difendersi con le loro stesse mani. Nel 1992 il preside del Collegio Musulmano di Londra, Dottor Zaki Badawi, diceva che “La guerra in Bosnia ha scosso l’opinione pubblica del mondo musulmano come non avveniva dalla creazione di Israele nel 1948.” [15]
La guerra in Bosnia venne sentita molto profondamente dagli studenti universitari musulmani, giovani idealisti e acculturati che protestavano contro le persecuzioni dei loro fratelli musulmani. Uno studente, con molti compagni di classe andati a farsi addestrare in Bosnia o in Afghanistan, non vedeva nulla di male nel prendere le armi contro quelli che vedeva come i “nemici dell’islam”: “Non si può far finta di niente mentre i nostri fratelli vengono massacrati, altrimenti chi ci difenderebbe se ciò accadesse a noi?”[16]. In Bosnia, Abu Ibrahim, ventunenne londinese, critica l’ipocrisia dei suoi compatrioti che gridavano vendetta contro serbi e croati, ma non avevano il coraggio di andare a combattere in Bosnia:
“…Quello che ci manca qui sono i musulmani disposti alla sofferenza e al sacrificio. Qui in UK vedo gli altri studenti di medicina che mi dicono che dedicheranno il loro terzo anno di pratica all’Islam, poi si laureano, si prendono le loro sessantamila sterline l’anno e se ne fregano di sforzi e sacrifici.” Abu Ibrahim parla del senso di soddisfazione che ha provato combattendo in Bosnia, e dell’apatia dei musulmani moderati che sono rimasti a Londra. “In UK vedevo i notiziari e piangevo ogni volta che sentivo le storie dei musulmani in Bosnia, Palestina e Kashmir. Qui in Bosnia mi sento felice, sto facendo il mio dovere come lo hanno fatto il Profeta e i suoi compagni 1400 anni fa” [17] Un altro soldato inglese da Londra dice, sprezzante: “In Inghilterra non fanno altro che parlare, organizzare conferenze, parlare, parlare e parlare. Poi, vanno a casa e dormono, dopo aver passato la serata davanti a Neighbours e Coronation Street. Che vita è questa? Quella è gente che parla troppo. Se volete vedere dei veri musulmani, venite qui e vedrete”[18]
Anche quelli che sono rimasti a casa in UK fanno la loro parte per aiutare la causa dei mujahideen. Alcuni giovani attivisti del gruppo fondamentalista “Muslim Parliament” (http://www.muslimparliament.org.uk/) hanno stabilito una “organizzazione caritatevole” per inviare fondi ai gruppi jihadisti bosniaci. Tale organizzazione sarà chiamata successivamente col nome di “Global Jihad Fund” (GJF).[19] Secondo il suo sito, la GJF è stata fondata con lo scopo di: “aiutare la crescita dei movimenti jihadisti nel mondo finanziando l’acquisto di armi e l’addestramento dei militanti” [20] Due mesi dopo la stipula degli accordi di Dayton che sancivano la fine della guerra in Bosnia, gli amministratori della GJF annunciavano la distribuzione di un opuscolo chiamato “Islam—The New Target”. Tale opuscolo invitava a diffondere la conoscenza del genocidio dei musulmani e della jihad tra amici e parenti.[21] Due anni dopo, in occasione di un doppio attacco suicida di Al-Qaida alle ambasciate americane in Kenya e in Tanzania, gli amministratori della GJF dichiaravano che i loro fondi venivano gestiti dal portavoce saudita di Al-Qaida, Mohammed al-Massari, e di avere deciso di finanziare lo sceicco Mujahid Osama bin Laden.[22] Durante l’interrogatorio degli investigatori inglesi, il webmaster londinese della GJF ammetteva che: “Io lavoro per due persone, Mr. Massari e Osama Bin Laden.”[23]
Nei campi di battaglia bosniaci, i mujahideen britannici si fecero notare parecchio. Il 13 Giugno 1993 una pattuglia britannica composta da  quattro blindati venne intrappolata in un’imboscata vicino alla città bosniaca di Guca Gora.[24] I mujahideen erano circa 50, apparentemente africani o mediorientali, barbuti, con berretti stile afgano e uniformi diverse da quelle dei guerriglieri locali.[25] I jihadisti puntarono le armi verso i veicoli ONU, ma il comandante rassicurò i soldati in perfetto inglese britannico, dicendo che i mujahideen non avrebbero sparato se non dietro suo ordine [26] Durante l’estate del 1993 i mujahideen britannici iniziarono a subire le prime perdite, tra cui un convertito inglese di nome David Sinclair, ribattezzatosi Dawood al-Brittani, un impiegato ventinovenne presso una ditta di informatica britannica. Dopo essersi convertito e avereiniziato a vestirsi con abiti tradizionali musulmani Sinclair iniziò ad avere problemi sul lavoro che culminarono col licenziamento. A questo punto, Sinclair decise di andare in Bosnia e di unirsi ai militanti. Durante l’addestramento, Sinclair donò i suoi due passaporti britannici a due afgani, dato che non aveva intenzione di tornare alla vita da infedele in UK. Il suo desiderio venne accontentato quando fu ucciso durante uno scontro a fuoco con le forze croate.[27]
A dire il vero, I musulmani inglesi hanno partecipato a molte delle battaglie più importanti della guerra in Bosnia, tra cui la conquista della regione di Vozuca nell’estate del 1995. Questa battaglia, detta “operazione BADR” tra gli arabo-afghani, è costata la vita a dozzine di combattenti stranieri. Uno di questi combattenti era “Abu Mujahid”, di provenienza inglese, morto il 10 Settembre 1995. “Abu Mujahid” si era laureato in UK nel 1993 durante le proteste per i crimini di guerra commessi dai serbi in Bosnia, e aveva iniziato a viaggiare nei Balcani sotto la copertura di un’agenzia di volontariato che forniva cibo e medicine ai musulmani sotto attacco nel centro della Bosnia. Le sue attività di volontariato erano solo una copertura per mascherare la sua vera attività di finanziatore per i terroristi. Quando Abu Muhajid non era impegnato a trasportare merci di valore per i guerriglieri, viaggiava per tutto il Regno Unito raccogliendo fondi e predicando tra i musulmani locali. Abu Muhajid tornò in Bosnia nell’Agosto del 1995 e si arruolò in un campo di addestramento locale, ricevendo addestramento speciale da due istruttori egiziani inviati da Al-Qaida. Con tutto il suo fanatismo, Mujahid indossava fieramente un orologio G-Shock e stivali dell’esercito americano. Secondo i suoi istruttori, eccelleva nel tiro e nel lancio di granate, e proclamava che sarebbe rimasto in Bosnia fino alla vittoria o al martirio. La cosa più strana di lui era che ripeteva almeno cinque volte al giorno che avrebbe ricevuto il martirio in Bosnia[28]. Mujahid risultò disperso dopo il primo assalto dell’operazione BADR, e il suo corpo venne ritrovato solo una settimana dopo. Uno degli uomini che lo ritrovarono ricorda che: “In quel momento, il pensiero che mi venne fu che quel fratello voleva restare in Bosnia più di me, ma Allah aveva deciso di farlo morire in quel modo così bello. Il mio pensiero era che Inshallah (se Allah vuole) possa Allah accettare il suo sacrificio e che le persone che gli volevano bene in questa vita possano seguirlo nella prossima.” Il corpo di Mujahid venne riportato alla base, dove il comandante saudita Abu Hammam permise agli altri mujahideen inglesi di dargli l’ultimo saluto.[28]
I mujahideen che arrivarono alla fine della guerra nel 1995 erano preoccupati dagli accordi di pace di Dayton, al punto da proporre una guerra totale contro serbi, croati, forze di pace e persino contro gli stessi musulmani moderati bosniaci. Un mujahideen trasmise un messaggio in inglese diretto agli altri mujahideen inglesi: “Qui è il comandante della Jihad, e il mio messaggio è che ci servono soldati, equipaggiamento, tutto di tutto. Quelli che pensano che non abbiamo più bisogno di soldati si sbagliano, ci serve tutto quello che potete darci.”[17] Uno dei messaggi di propaganda degli El-Mudzahedin diceva che:
Quando gli americani sono arrivati in Bosnia la situazione è cambiata, ora dobbiamo combatterli. Il comandante Abdul-Harith, il libico, ha detto che saremo un esempio per i bosniaci, che combatteremo per la nostra fede e per la nostra terra. Con l’aiuto di Allah avremo la vittoria e sconfiggeremo gli americani, o moriremo. Ma non fuggiremo e saremo un esempio per tutta la Bosnia”[28]
Secondo varie fonti, il 12 Dicembre 1995 i mujahideen lasciavano un furgone posteggiato davanti alla loro base a Zenica. Più avanti, gli investigatori bosniaci dichiareranno che i fanatici volevano trasformarlo in un furgone bomba, ma la loro inesperienza aveva causato un’esplosione.[32] con la morte di almeno quattro fanatici e il ferimento di vari altri. Uno dei fanatici feriti dall’esplosione
racconterà più avanti che: “Ho sentito l’esplosione. Ero a terra, ricordo Abul-Harith (il libico) che correva verso di me, mi prendeva e mi metteva sulla barella. Abul-Harith mi portò dentro un edificio sfondando la porta.”[28]
Secondo le autorità arabo-afghane e bosniache, l’attentatore era uno studente londinese diciottenne detto “Sayyad al-Falastini”, nato in UK ma cresciuto in Arabia Saudita. Al suo ritorno a Londra il dodicenne Sayyad si faceva coinvolgere nel movimento fondamentalista islamico dove avrebbe convertito altri giovani estremisti. A 16 anni Sayyad cercava inutilmente di arruolarsi tra i mujiahideen balcanici dopo aver ascoltato un sermone religioso recitato da un veterano arabo delle guerre bosniache.[28] Dopo essere stato eletto come presidente del gruppo islamico del suo college, Sayyad iniziò a mettere soldi da parte e a pianificare la sua partecipazione alla Jihad. Secondo i mujahideen, Sayyad faceva ciò perchè la sua cultura palestinese dava molta importanza alla Jihad. Durante l’estate del 1995 Sayyad lasciò Londra per andare a seguire l’addestramento presso un campo mujahideen bosniaco, combattendo poi nell’operazione BADR. Al cessare delle ostilità molti dei volontari lasciarono la Serbia, ma non Sayyad, che aveva apprezzato la vita del volontario ed era molto apprezzato dai mujahideen nonostante la giovane età anche per la sua conoscenza dell’inglese, dell’arabo e del bosniaco. Come molti arabi, Sayyad non era contento degli accordi di pace che vedeva come una manovra per impedire ai musulmani di vincere la guerra. Anche dopo la stipula degli accordi di Dayton, Sayyad si rifiutava di tornare a casa e affermava che: “Perchè siamo cosi persi? Guardate gli infedeli, ci ridono dietro perchè ora hanno uno stato tutto per loro!”[28] A questo punto, Sayyad iniziava a comportarsi in modo strano, forse in preparazione del martirio, pregando tutta la notte e recitando continuamente versetti del Corano. Prima aveva chiamato sua madre per chiederle soldi, ma due giorni prima dell’esplosione a Zenica la richiamò per dirle di non averne più bisogno. E’ probabile che Sayyad si stesse preparando alla sua missione suicida. Nonostante tutto, il 12 Dicembre il furgone di Sayyad esplodeva prima del tempo, scuotendo tutto il quartiere e spaventando a morte i civili croati.[28] Secondo di dati di Al-Qaida, Sayyad era il sesto volontario inglese caduto in Bosnia, solo due giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, e sepolto in una cerimonia solenne presieduta da trecento tra i migliori mujahideen stranieri in Bosnia.[28] La sua orazione funebre:
Nostro fratello Sayyad ha dato tutte le sue ricchezze e ogni goccia del suo sangue per Allah. Chiediamo ad Allah di accettarlo come martire e di renderlo un esempio per i milioni di giovani in Occidente che hanno scelto questa vita.”[38]
Ancora oggi, gli ex volontari della Bosnia-Herzegovina continuano ad essere un problema per la legge. Il 23 Settembre 2005, l’inglese Andrew Rowe, un convertito all’Islam, è stato condannato da una corte inglese a quindici anni di reclusione per possesso di documenti su come sparare con un mortaio e per avere usato messaggi cifrati per organizzare attacchi terroristici. Negli anni novanta, Rowe aveva cambiato radicalmente vita dopo essersi convertito in una moschea londinese di Regent’s Park, un atto che a parole sue aveva: “dato un senso alla sua vita.”[39] Rowe ha ammesso di avere viaggiato in Bosnia-Herzegovina nel 1995 sotto la copertura di volontariato umanitario, ma in realtà era un invitato per i mujahideen. Al ritorno in UK, Rowe ebbe il coraggio di farsi dare l’invalidità civile per le ferite riportate in un attacco di artiglieria in Bosnia. Nel 2003 Rowe veniva arrestato sul lato francese del canale della Manica con un paio di calzini che portavano tracce di TNT, esplosivo al plastico, RDX e nitroglicerina. Secondo gli investigatori, tali calzini erano stati usati per pulire la canna di un mortaio.[39] Una perquisizione a casa di Rowe ha trovato messaggi in codice con frasi come “esplosivi”, “caserma” e “equipaggio di un aereo”, oltre a video registrati di atti jihadisti in Bosnia e video di Osama bin Laden.[39]
Italia
Forse l’Italia ha avuto il ruolo più importante nell’infrastruttura internazionale dei mujahideen degli anni novanta. L’Italia è uno dei pochi paesi europei a confinare con la Croazia e con la Bosnia musulmana, e fin da prima della guerra in Bosnia c’erano gruppi terroristici islamici con basi in Italia: : GIA, Al Gama’at al-Islamiyya, i Jihadisti egiziani, il tunisini An-Nahdah. Con l’inizio della guerra nel 1992, il gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya aveva indicato l’Italia come uno dei tre luoghi più importanti per il sostegno delle sue attività locali.[42] L’individuo più importante tra i mujahideen bosniaci in Italia era Shaykh Anwar Shaaban (a.k.a. Abu Abdelrahman al-Masri), ex comandante europeo del gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya, imam presso l’istituto culturale islamico di Milano, ex capo delle forze arabe alleate ai ARBiH.[43] Shaaban era un veterano della Jihad afghana, scappato dall’Afghanistan nel 1991 dopo la guerra civile.[44] Dopo avere ottenuto asilo politico in Italia, rimase deluso da quello che trovò: “La comunità musulmana in Italia è come quelle in tutto il resto d’Europa, ossia sonnolenta e interessata solo agli affari mondani.” Con l’aiuto di alcuni veterani di guerra afghani e di alcuni islamisti italiani, Shabban aprì un quartier generale in un garage milanese riconvertito a moschea, guadagnandosi le lodi di vari mujahideen che vedevano l’istituto culturale islamico a Milano come “il centro di molte attività, un luogo popolare tra i musulmani locali.”[28]
Durante un processo in USA L’Houssaine Kherchtou, ex agente marocchino di Al-Qaida, ha testimoniato il fatto che l’Istituto culturale islamico fosse un centro di reclutamento per i giovani estremisti musulmani europei. Secondo Kherchtou, Shabban aveva fatto in modo da fornire VISA pakistani per lui e per altre tre reclute mujahideen dirette verso un campo di addestramento di Al-Qaida in Afghanistan.[46] Gli agenti dell’antiterrorismo francese hanno concluso che l’Istituto milanese, sotto la guida di Shaaban, faceva da centro di comando per una serie di gruppi armati nordafricani, tra cui Al-Gama’at, Al-Islamiyya, i tunisini di An-Nahdah, e gli algerini di GIA.[47] Dopo la perquisizione dell’ufficio di Anwar Shaaban a Milano, l’antiterrorismo italiano dichiarò che l’Istituto era “vicino alle attività delle organizzazioni terroriste egiziane, specialmente [Al-Gama’at al-Islamiyya], nel campo delle scelte strategiche e operative, del reclutamento dei mujaheddin per i territori iugoslavi, l’organizzazione di una rete europea di cellule fondamentaliste e il sostegno logistico e operativo dei fondamentalisti in territorio egiziano.”[42]
Durante l’estate del 1992, Shaykh Anwar Shaaban ha guidato la prima delegazione arabo-afghana in Bosnia, insieme ai suoi colleghi italiani. Gli stessi militanti hanno testimoniato che: “Sheik Anwar non era un topo di biblioteca: era uno studioso che metteva in pratica le cose che insegnava e combatteva personalmente contro l’oppressione, proprio come i musulmani della prima generazione. Aveva i libri in mano e l’uniforme addosso: sapeva insegnare, ma sapeva anche combattere.” In una registrazione, i rappresentati dei mujahideen cercavano di sbrogliare la matassa della vita di Shaaban, notando che: “prendendo l’esempio di Sheik Abdullah Azzam, Sheik Anwar Shaaban si era preso la responsabilità del reggimento mujahideen bosniaco, addestrando, incoraggiando e motivando i combattenti, facendo in Bosnia ciò che Shaykh Abdullah Azzam faceva in Afghanistan.”[28]
Shaaban faceva avanti e indietro tra Milano e la Bosnia, portandosi dietro combattenti veterani e reclute da addestrare. Nel Settembre 1994 Shaaban inviava un fax ad un finanziatore del Qatar, chiedendo fondi per l’acquisto di equipaggiamento invernale per il campo di addestramento per i mujaheddin bosniaci in Jugoslavia e concludendo che: “sono convinto che basandosi sui fatti di oggi i progetti islamici in Europa abbiano la priorità su tutti gli altri, specialmente se consideriamo la possibilità di stabilire basi che offrano supporto tattico ai musulmani di tutto il mondo.”[42] Shaaban sperava di approfittare della guerra in Bosnia per fondare una base inattaccabile per ospitare i guerriglieri nordafricani in Europa. In un documento sequestrato dalle autorità italiane si legge che “Gli argomenti scottanti come la guerra in Bosnia scuotono gli animi dei giovani musulmani e stimolano il loro desiderio di affrontare l’inevitabile.”[51] Ovviamente, molti di quelli che hanno combattuto in Bosnia sotto la guida di Shaaban sono diventati “i comandanti, gli istruttori, l’élite dei Mujahideen.”[28] Durante le perquisizioni, le autorità italiane hanno scoperto vari documenti che collegavano Shaaban e l’Istituto alle attività jihadiste in Bosnia. Alcuni di questi documenti riportavano attività di addestramento paramilitare “organizzate dall’Istituto e dirette a coloro che vogliono combattere sul territorio Jugoslavo.”[42] Gli investigatori hanno recuperato una lettera scritta da Shabaan in cui descriveva: “un islamico di Sarajevo disposto ad ospitare istruttori islamici capaci di addestrare le reclute all’uso di armi da fuoco russe e baltiche per la guerra contro i serbi ortodossi.”[42] Un’altra lettera scritta in arabo diceva che:
Sono felice di mandarti questo filmato dalla Bosnia, la terra della guerra e della Jihad. Nel libro ci sono alcune pagine incollate tra loro, e in mezzo ci sono i negativi da sviluppare. In questo modo i bosniaci non li troveranno. Se li trovassero potrebbero arrivare a decapitarci.”[42]
Un altro fax dell’aprile 1995 confermava che l’Istituto milanese aveva ricevuto l’incarico ufficiale di diffondere comunicati e propaganda in favore dell’unità El-Mudzahidin.[42]
Nonostante ciò, Shabaan non era molto fedele alla sua missione di difesa dei musulmani bosniaci. Nel 1993 l’antiterrorismo americano avvertiva che gli estremisti islamici egiziani stavano pianificando un attacco all’ambasciata americana in Albania. Secondo la CIA: “I membridi Al-Gamat, tra cui Anwar Shaban, hanno partecipato alla ricognizione dell’ambasciata americana di Tirana.”[73] I nastri di sorveglianza dimostravano che i sospetti “guidavano attorno all’ambasciata.”[58] Nel frattempo, le intercettazioni telefoniche della CIA riportavano un “ordine di ricognizione inviato dall’estero a un volontario umanitario musulmano.”[59] La cooperazione tra la CIA e le autorità albanesi hanno probabilmente impedito l’esecuzione dell’attentato.  L’influenza di Shaaban si estendeva anche su altri fondamentalisti italiani come Mohamed Ben Brahim Saidani, volontario di guerra in Bosnia e imam presso la moschea di via Massarenti a Bologna. Nel 1993, Saidani aveva partecipato a un campo di addestramento in Afghanistan, e al suo ritorno aveva convinto 30 dei suoi seguaci a seguirlo in Bosnia. Saidani aveva fondato una coop chiamata “Piccola Società Cooperativa Eurocoop” con lo scopo di fornire Visa e permessi per i volontari jihadisti, permettendogli così di viaggiare in tutto il mondo.[60] Durante il processo per gli attentati alle ambasciate africane del 1998, il luogotenente di Al-Qaida Jamal al-Fadl ha parlato del suo viaggio a Zagabria nel 1992 e del suo incontro con Mohamed Saidani, in cui hanno parlato dei fatti in Bosnia e ha ricevuto i rapporti da inviare a Usama Bin Laden.[61] L’antiterrorismo italiano ha espresso preoccupazione dopo avere intercettato una lettera scritta da un fondamentalista islamico incarcerato in Italia nel luglio 1993. La lettera era stata scritta da Mondher Ben Mohsen Baazaoui (detto “Hamza il tunisino”), attivista del movimento An-Nahdah e combattente volontario in Bosnia. [62] Baazaoui scriveva a Mohamed Saidani (l’Imam bolognese collegato ad Anwar Shaaban e a Usama Bin Laden) dicendo che se il suo sciopero della fame non lo avesse fatto rilasciare dalla prigione, Baazaoui avrebbe compiuto un’azione omicida volta alla morte gloriosa[63] e chiedeva a Saidani di vendicare la sua morte con un’orazione funebre di terrore omicida: “ti suggerisco i francesi, non lasciare nessuno vivo, adulto o bambino. Lavora su di loro, ce ne sono molti in Italia, specialmente nelle località turistiche. Fai quello che devi tramite omicidio e rapina a mano armata. La cosa importante è che tu riesca a mandare contro di loro il fuoco che ho dentro. Voglio che questa sia una promessa.”[64]
Nel novembre 1994 le autorità italiane hanno scoperto un complotto da parte dei terroristi egiziani di Al-Jihad e di Al-Gama’atAl-Islamiyya volto all’assassinio del presidente Hosni Mubarak durante la sua visita a Roma[65] e hanno raddoppiato i loro sforzi di sorveglianza, particolarmente verso l’Istituto di Shaaban. Il 26 Luglio 1995 durante l’Operazione Sfinge, la polizia italiana ha arrestato 11 sospetti, di cui uno palestinese e 10 egiziani. La polizia ha anche compiuto 72 perquisizioni in tutto il nord italia. I sospetti sono accusati di collegamenti con Al-Gama’at Al-Islamiyya, associazione a delinquere, rapina, estorsione, falsificazione di documenti e possesso illegale di armi da fuoco.[66] Shabban non è stato trovato, nonostante le autorità fossero molto interessate a lui. Grazie a una soffiata, Shaban è scappato in Bosnia e ha trovato rifugio presso i mujiahideen locali.[67]
Così come succedeva in Afghanistan, anche in Bosnia i volontari partecipavano alla guerra per difendere gli altri musulmani ma si vedevano sfruttati per un altro scopo. Nel 1995 la Bosnia non era solo una copertura per i mujahideen, ma anche una testa di ponte per l’infiltrazione dei militanti di Usama bin Laden in Europa. Con la fine delle ostilità in Bosnia, Shabaan e i suoi seguaci erano liberi di dedicarsi ad altre faccende più importanti. Nel Settembre 1995 uno dei comandanti più importanti di Al-Gama’at al-Islamiyya in Europa, —Abu Talal al-Qasimy (detto Talaat Fouad Qassem)— veniva catturato dalle forze croate mentre tentava di infiltrarsi in Bosnia. Nel giro di pochi giorni i croati trasportavano al-Qasimi in Egitto sotto scorta americana. Nel frattempo, al Cairo, un ufficiale del governo egiziano commentava che “l’arresto di al-Qasimy prova la nostra teoria che vede i gruppi terroristici operare su scala mondiale, usando posti come l’Afghanistan e la Bosnia per addestrare terroristi che poi andranno in Medio Oriente e in Europa. I paesi europei devono capire da dove vengono i terroristi che vanno da loro ad attaccarli.”[68]
La prima risposta degli arabo-afghani all’arresto di al-Qasimy è arrivata il 20 Ottobre 1995, quando la cittadina croata di Rijeka venne scossa da una grossa esplosione.[69] Ale 11 e 22 del mattino, un attentatore suicida faceva saltare 70 chili di tritolo nascosti in una FIAT Mirafiori parcheggiata davanti alla centrale di polizia di Primorje-Gorani.[70] L’esplosione ha ucciso l’attentatore, e ha causato due feriti gravi e 27 feriti leggeri tra i civili, oltre a distruggere la centrale di polizia e a danneggiare vari edifici circostanti, tra cui una banca e una scuola.[69] La polizia croata ha trovato i frammenti di un passaporto canadese tra i detriti dell’esplosione. Tale passaporto apparteneva all’attentatore, già noto alle forze dell’ordine italiane per i suoi collegamenti con l’Istituto Culturale Islamico di Milano e con Anwar Shaaban.[70] La CIA ha confermato che l’attentatore era un membro di Al-Gama’at [al-Islamiyya].[73]
Il giorno dopo, le agenzie stampa occidentali al Cairo ricevevano un fax anonimo in cui si rivendicava l’attentato di Rijeka in nome di Al-Gama’at, dichiarando che: “dobbiamo dimostrare che il caso di Sheik Talaat Fouad Qassem non resterà impunito e che porterà a fiumi di sangue croato. Voi croati vi sbagliate, non ve la faremo passare liscia.”[74] Nel fax, i rappresentanti di Al-Gama’at chiedono che il governo croato: “rilasci Sheikh Qassimi e chieda pubblicamente scusa per le sue azioni. Avete aperto le porte dell’inferno, ora dovete chiuderle se non volete trovarvi davanti a una guerra in nome di Allah.”[75] Il controspionaggio americano dichiarò che Anwaar Shaaban era responsabile per avere organizzato l’attentato a Rijeka come preludio per una nuova strategia di terrore. Al termine delle ostilità nei Balcani, Shabaan “e altri leader mujahideen hanno iniziato a pianificare attacchi contro le forze NATO destinate in Bosnia”.[73] Secondo gli investigatori francesi, gli attacchi di Ottobre dimostrano che l’unità El-Mudzahedin Unit in Bosnia-Herzegovina “era comandata da Al-Gama’at al’Islamiyya, sia dal punto di vista ideologico che dal punto di vista militare.”[77]
Le autorità croate hanno passato anni a cercare i complici degli attentatori di Rijeka. I testimoni, tra cui un agente di polizia che si trovava nel parcheggio della centrale, hanno visto una Mercedes guidata da un arabo allontanarsi dalla scena poco prima dell’esplosione. Il guidatore è stato identificato come un ricercato egiziano di 36 anni legato a Al-Gama’at Al-Islamiyya, di nome Hassan al-Sharif Mahmud Saad. Saad, un residente di Cologno Monzese (Milano), era un personaggio importante nell’Istituto, al punto da essere parte del consiglio di amministrazione nell’ONLUS “Il Paradiso”. Saad possedeva un FIAT 131 Mirafiori targato Bergamo, il veicolo usato durante l’attentato a Rijeka. Fin dal 1993 Saad faceva la spola tra Bosnia e Italia, ma nel 1995 si decise a fare i bagagli e a trasferirsi permanentemente in Bosnia con la famiglia. I suoi amici presso l’Istituto affermano che Saad era andato a Zenica per unirsi all’unità El-Mudzahedin Unit, sotto la guida di Anwar Shaaban.[78]
Nel dicembre 1995, subito dopo l’attentato fallito presso l’ambasciata di Zenica, Shaaban incontrava la sua fine in Bosnia. Dopo uno scontro con le forze HVO croate, Shaaban e quattro dei suoi mujahideen venivano fucilati, dando fine al potere arabo-afghano in Europa. Purtroppo, anche dopo la morte di Shaaban, la rete di contatti creata da lui in Italia e in Bosnia continuava ad operare. Tale attività è dovuta al comandante mujahideen algerino Abu el-Ma’ali (detto anche Abdelkader Mokhtari) e al suo luogotenente Fateh Kamel (detto “Mustapha il terrorista”). Kamel, nato ad Algeri ma vissuto in Canada dal 1988,[79] aveva un atteggiamento professionale e una totale mancanza di scrupoli. Dopo il suo addestramento in Afghanistan, Kamel venne notato dalle autorità italiane per la sua attività di propaganda presso l’Istituto di Shaaban, in cui invitava gli altri musulmani ad unirsi ai mujahideen in Bosnia. Nel 1995, secondo le autorità francesi, l’unità El-Mudzahedin in Bosnia era comandata da queste tre persone: Anwar Shaaban come capo politico e ideologico, Abu el-Ma’ali come comandante militare, e Fateh Kamel come organizzatore logistico, incaricato di coordinare i trasporti di armi, documenti e reclute dai quartier generali a Zenica.[80] Secondo gli investigatori, i tracciati telefonici dimostrano che tra il 1994 e il 1995 ci sono stati contatti continui tra Abu el-Ma’ali, Anwar Shaaban e Fateh Kamel.[81]
Secondo le autorità francesi, Kamel e i suoi soci avevano legami con “varie organizzazioni terroristiche islamiche in tutto il mondo, tra cui Bosnia, Pakistan, Germania e Londra.”[82] Tra il 1994 e il 1997 Fateh Kamel viaggiava costantemente tra Milano, Montreal, Parigi, Amburgo, Francoforte, Zagabria, Bosnia, Copenhagen, Austria, Slovenia, Friburgo, Marocco, Ancona, Istanbul, Belgio e Amsterdam.[83] Kamel è stato registrato mentre diceva ai suoi seguaci che “Non temo la morte, perchè la Jihad è la Jihad, e per me uccidere è facile”[84]. Lui odiava la società in cui viveva e il modo in cui gli occidentali vedevano i musulmani: “Qui la gente si immagina il musulmano sul cammello, con quattro mogli e le bombe. Ci chiamano sempre terroristi.”[85] In un’intercettazione telefonica del 1996, subito dopo la fine della guerra in Bosnia, Kamel si confidava con i suoi seguaci dicendo che: “Preferisco morire che andare in galera. Ho quasi perso mia moglie. Ho trentasei anni, un figlio di quattro mesi e mezzo che gioca con mia moglie. Io intanto sono qui, sono quasi un soldato.”[86]
Sono bastati i dati nella sua agenda per confermare il ruolo di Kamal come organizzatore e coordinatore tra varie celle terroristiche in Europa e i comandanti di Al-Qaida in Bosnia e in Afghanistan. Tra gli altri, Fateh Kamel aveva i numeri di Akacha Laidi (detto Abderrahmane Laidi, Abou Amina), un leader della GIA in Inghilterra. Uno dei numeri sotto il nome di Akacha rispondeva a Djamal Guesmia, un terrorista conosciuto per i suoi legami con la GIA e i suoi successori il GPSC, Algerian Salafist Group for Prayer and Combat.[87] Fateh Kamel era particolarmente vicino ai gruppi di immigranti nordafricani e di convertiti europei che si erano uniti volontariamente ai mujahideen bosniaci all’inizio della guerra, diventando il loro punto di contatto con Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali.
Dopo la morte improvvisa di Shaaban nel 1996, Kamel iniziava ad attivare le unità di terroristi bosniaci infiltrate in Europa, istruendoli a prepararsi ad intervenire in Francia e in Italia. Tra il 6 e il 10 Agosto 1996, Kamel viveva nell’appartamento milanese di due sostenitori della GIA, tra cui Rachid Fettar, collegato con gli organizzatori dell’attacco alla metropolitana di Parigi del 1995. Fettar era un membro importante della GIA, l’organizzazione considerata l’erede della rete di estremisti europei di Safé Bourada, il comandante dei terroristi algerini responsabili per l’attentato alla metropolitana.[88] La visita di Kamel presso l’appartamento di Fettar e del suo amico Youcef Tanout era rivolta ad uno scopo preciso: come guidare una cellula terroristica alla costruzione e all’uso di una bomba ricavata da una bombola del gas simile a quelle usate nella metropolitana parigina. Kamel rispettava Rachid Fettar, ma si lamentava delle incertezze di Tanout e dei suoi compagni, dicendo che: “Ho insistito, ma non ho potuto farci niente. Possiamo fabbricare le bombe in Francia, e io posso trasportarle in Italia clandestinamente.”[89] Durante una discussione con Youcef Tanout, Kamel gli disse freddamente che: “Ma di cosa hai paura? Che ti scoppi tutto in faccia? Dimmi almeno che Mahmoud ha comprato le bombole.” Tanout gli rispose che uno dei suoi seguaci era andato a fabbricare le bombe in una foresta poco distante, e ammise a Kamel: “Non mi vergogno di ammettere di essere estremamente spaventato.”[90] Le paure di Tanout erano
fondate; il 7 Novembre 1996, lui e Fettar vennero arrestati nel loro appartamento milanese. Gli investigatori trovarono due bombole di gas, due ricetrasmittenti, 38 tubi metallici e altro materiale per la fabbricazione di esplosivi.[91]
Anche se l’attentato proposto da Fateh Kamel non è riuscito, rimane comunque la possibilità che ce ne siano altri in futuro. In generale, la cellula terroristica formata da Kamel, Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali è il prototipo per le cellule nordafricane che hanno progettato gli attentati del 2004 a Madrid. Ancora oggi, i terroristi addestrati dal gruppo di Fateh Kamel continuano a fare avanti e indietro dai Balcani. Nel 2005 il braccio destro di Kamel, il marocchino Karim Said Atmani, è stato rilasciato dalla prigione francese in cui era detenuto. La prima cosa che ha fatto è stata prendere un volo per Sarajevo dove si è incontrato con un comandante dei mujahideen bosniaci collegato ai gruppi terroristi islamici.[92] Nel 2006, dietro pressioni internazionali sulle autorità bosniache, Atmani è stato deportato in Marocco.
Scandinavia ed Europa del Nord
Fin da prima della guerra in Bosnia, la regione scandinava è diventata una base importante per i gruppi militanti islamici. I paesi come Norvegia, Svezia e Danimarca venivano considerati tolleranti e disposti ad offrire asilo politico ai militanti in fuga dalla giustizia e dal controspionaggio. In Scandinavia, questi ricercati sapevano di potersi aspettare “le stesse libertà che avrebbero avuto negli USA.”[93] Una rivista pubblicata nel Marzo 1995 da Al-Gama’at al-Islamiyya assicurava che alcune “persone importanti” tra i jihadisti egiziani erano riuscite ad ottenere asilo politico in Norvegia nonostante la stessa ambasciata norvegese al Cairo si fosse dimostrata riluttante.[42] Persino il capo supremo di Al-Gama’at al-Islamiyya—Shaykh Omar Abdel Rahman (correntemente detenuto a vita in una prigione di massima sicurezza americana) si vantava di avere viaggiato varie volte in Europa, “passando attraverso la Gran Bretagna, la Danimarca, la Svezia e molti altri paesi.”[95]
Pochi danesi sanno che nel 1993 la città di Copenhagen era uno dei rifugi per i militanti di Al-Gama’at al-Islamiyya. Il capo della delegazione di Al-Gama’at a Copenhagen era il noto Shaykh Abu Talal al-Qasimy, uno dei primi religiosi islamici a sostenere la Jihad bosniaca. Al-Qasimy è stato imprigionato varie volte dal governo egiziano, sia prima che dopo l’assassinio del presidente Anwar Sadat. Poco dopo, Al-Qasimy ha usato documenti falsi per scappare dall’Egitto e unirsi ai combattenti musulmani in Afghanistan. Durante i combattimenti, al-Qasimy “assunse l’impegno per la Jihad in nome di Allah e prese le armi.”[96] Durante il suo soggiorno in Pakistan, al-Qasimy fondò la rivista ufficiale di Al-Gama’at, la Al-Murabeton, e scrisse molti dei primi numeri. Nel gennaio 1993, il governo pakistano venne costretto dagli USA a cambiare le sue posizioni riguardo alla Jihad afghana e a chiudere le sedi dei mujahideen arabi, minacciando la deportazione per tutti i combattenti stranieri che fossero rimasti in Pakistan. Tali combattenti non sapevano dove andare, anche perché molti di loro sarebbero stati imprigionati e torturati al ritorno in madrepatria, ma un portavoce saudita per gli arabo-afghani di Jeddah dichiarò che “Gli algerini non possono tornare in Algeria, i siriani non possono tornare in Siria e gli iracheni non possono tornare in Iraq. Alcuni andranno in Bosnia, gli altri faranno meglio a trasferirsi in Afghanistan.”[97]
Secondo Hudhaifa, il figlio del Dr. Abdullah Azzam’s son, Abu Talal al-Qasimy era stato costretto a scappare in Afghanistan perché era ricercato dal governo pakistano che voleva catturarlo e deportarlo in Egitto, e che “riuscì ad ottenere un VISA che gli permise di espatriare.”[98] Al-Qasimy aveva ottenuto asilo politico in Danimarca, da dove continuò a diffondere le sue idee estremiste attraverso la sede estera di Al-Murabeton a Copenhagen.[99] Si dice che uno degli altri quattro editori a Copenhagen fosse il Dr. Ayman al-Zawahiri, il capo del gruppo jihadista egiziano e comandante in seconda di Al-Qaida.[100] Al-Qasimy era anche un amico di Anwar Shaaban, ed ebbe un ruolo di primo piano nella Jihad bosniaca. Il 24 Aprile 24, Abu Talal al-Qasimy tenne uno degli incontri più importanti di tutto il movimento jihadista mondiale nel suo ufficio di Copenhagen. Tra gli altri partecipanti c’erano Shaykh Anwar Shaaban da Milano e l’Imam Shawki Mohammed (detto Mahmoud Abdel al-Mohamed), il predicatore estremista della moschea di Al-Sahaba a Vienna—considerato dal controspionaggio italiano come uno dei rappresentanti più importanti del fondamentalismo sunnita in Europa. Il tema dell’incontro era la situazione dei mujahidden in ex Jugoslavia.[42] Abu Talal sperava che l’incontro avrebbe posto le basi per la creazione di un Consiglio Shura per l’UE, una coalizione di gruppi estremisti basati in Europa. Tale “Consiglio Shura” doveva essere un centro di comando in grado di gestirsi senza dovere aspettare ordini da Al-Gama’at al-Islamiyya o da Al-Jihad in Egitto o in Afghanistan. Una delle ragioni per la fondazione del gruppo era la gestione delle risorse europee per finanziare gli atti terroristici in Nordafrica e in Bosnia.[42] Una nota trovata nel diario di Anwar Shaaban riporta l’importanza dell’incontro con Abu Talal a Copenhagen per “fornire assistenza ai nostri fratelli algerini, tunisini, senegalesi e bosniaci.”[42]
Come Shabaan a Milano, Abu Talal al-Qasimy usava la sua posizione di spicco a Copenhagen per formarsi un consiglio di seguaci con la stessa mentalità, come il chierico palestinese Ahmed Abu Laban (detto Abu Abdullah al-Lubnani), trasferitosi in Danimarca nel 1993. Anche se parlava poco il danese, Abu Laban era diventato il rappresentate della piccola comunità musulmana in Danimarca, apparendo varie volte nei notiziari e negli incontri con i pubblici ufficiali. Un articolo del Washington Post dell’Agosto 2005 definiva Abu Laban “uno degli Imam più importanti della Danimarca.”[104]
Nonostante l’Istituto di Shaaban a Milano fosse poco appariscente, l’antiterrorismo italiano ha registrato varie visite di Abu Laban a scopo di “conferenze” o di “incontri di preghiera”.[42] Quando arrivarono le notizie dell’arresto di Abu Talal al-Qasimy in Croazia, Ahmed Abu Laban guidò una protesta di 500 musulmani locali presso l’ambasciata croata a Copenhagen. Durante le proteste dell’Ottobre 1995 (a cui partecipò anche la moglie di al-Qasimy), i manifestanti alzavano i pugni e urlavano Allahu Akhbar! Durante le interviste con i giornalisti, Abu Laban accusava gli USA, l’Egitto e la Croazia di essere i beneficiari della cattura di Abu Talal in Bosnia.[106]
Agli inizi del 2006, Ahmed Abu Laban tornò alle cronache quando organizzò una serie di rivolte in tutto il mondo musulmano come reazione alle vignette danesi che avevano offeso il Profeta. La prima volta in cui furono pubblicate, nel 2005, tali vignette vennero ignorate da tutto il mondo musulmano. Il 18 Novembre, Abu Laban dichiarava che avrebbe guidato una delegazione di musulmani danesi per tutto il Medio Oriente per attrarre l’attenzione su tali vignette:
Una delle nostre delegazioni visiterà il Cairo per incontrarsi con il segretario della Lega Araba Amr Moussa e con il Grande Imam di Al-Azhar Sheikh Mohammad Sayyed Tantawi… La delegazione visiterà anche l’Arabia Saudita e il Qatar per incontrare il grande studioso islamico Sheikh Yussef Al-Qaradawi… Vogliamo rendere questo problema una faccenda internazionale, in modo che il governo danese capisca che queste vignette non hanno offeso solo i musulmani danesi, ma i musulmani di tutto il mondo. Abbiamo deciso di fare questo passo perchè non si può chiudere gli occhi sulle discriminazioni contro i musulmani europei e sul fatto che i governi affermino che non siamo democratici e che non riusciamo a capire la cultura occidentale.”[107]
Durante gli incontri con i governanti musulmani, la delegazione di Abu Laban ha mostrato le vignette pubblicate dallo Jyllands-Posten insieme ad altre vignette molto più offensive che non sono mai state pubblicate in Scandinavia, tra cui una vignetta in cui il Profeta aveva un rapporto sessuale con un cane. La delegazione ha mostrato anche altro materiale offensivo e completamente falso, in cui si dimostrava che il governo danese discriminava e opprimeva i musulmani in Danimarca.[108] In poche settimane la propaganda di Abu Laban ha mandato la situazione fuori controllo, causando attacchi alle ambasciate scandinave in Siria, Libano, Iran, Pakistan e Palestina.
Nel frattempo, in Svezia le cellule terroristiche nordafricane che prima erano dirette al finanziamento dei jihadisti in Afghanistan, Nordafrica e Balcani, passavano al reclutamento di estremisti locali e ad altre attività illegali. Secondo la CIA, a Stoccolma l’organizzazione “caritatevole” arabo-afghana “Human Concern International” (HCI) era una copertura per il traffico d’armi in Bosnia.[73] I notiziari musulmani europei scrivevano che grazie ai contributi della popolazione musulmana in Svezia l’ufficio di Stoccolma della HCI aveva “rifornito i mujahideen afghani. L’organizzazione aveva raccolto più di mezzo milione di corone in un anno e le aveva mandate ai mujahideen afghani. Stiamo ancora aiutando i giovani arabi ad andare in Afghanistan a contribuire alla Jihad.”[110] Il giornale francese Le Monde confermava che la polizia francese sospettava che gli uffici croati e svedesi della HCI avessero fatto da basisti per le cellule terroristiche della GIA responsabili per l’attacco alle metropolitane di Parigi del 25 Luglio 1995.[111] Dopo l’attentato a Parigi, le autorità svedesi arrestarono il membro della GIA Abdelkerim Deneche a Stoccolma. Deneche era già stato indicato dai media francesi come un ex impiegato presso l’ufficio di Zagabria della HCI.
Così come i loro colleghi inglesi, i gruppi di giovani estremisti algerini emigrati in Svezia andavano in Bosnia a combattere contro i cristiani. Il 19 Settembre 1993 uno di questi giovani mujahideen,
“Abu Musab al-Swedani”, veniva ucciso dalle forze militari croate vicino alla città bosniaca di Kruscica (vicino Vitez). Secondo i suoi amici, Abu Musab era nato in Svezia, figlio di madre svedese e padre algerino, cresciuto in Scandinavia ma convertitosi all’Islam all’età di 20 anni. Musab fece un viaggio in Arabia Saudita per imparare l’arabo e studiare la Shari’ah. Nei due anni passati in Arabia, Musab divenne un fondamentalista islamico, al punto da predicare la sua religione a tutte le persone vicine a lui. [112] Negli anni 80 la Jihad in Afghanistan era su tutti i giornali, attraendo l’attenzione delle comunità islamiche in occidente. Abu Musab “seguiva le notizie che gli arrivavano da tutto il mondo, in particolare i massacri e le deportazioni di musulmani. A questo punto, capì che non esisteva dignità nell’Islam se non nella Jihad.” Abu Musab andò a Peshawar, la città della Jihad, insieme ad un altro giovane estremista che faceva già parte dei mujahideen. Dopo qualche esitazione, Musab andò in Afghanistan per farsi addestrare al combattimento e per lottare in favore alla rivoluzione islamica. Al termine della Jihad afghana, Abu Musab tornò in Svezia e sposò una musulmana, ma il 1992 decise di seguire di nuovo la Jihad, questa volta in Bosnia. Abu Musab al-Swedani si unì agli estremisti basati sul campo del monte Igman, sotto la guida del “Generale” Abu Ayman al-Masri.[112] Dopo essere sopravvissuto a vari mesi di combattimenti, Abu Musab venne ucciso da un cecchino durante il caos di un attacco alle forze croate .[112] La biografia e la foto di Al-Swedani vennero descritte nel film di propaganda jihadista in lingua inglese “The Martyrs of Bosnia,” prodotto dall’agente londinese di Al-Qaida Babar Ahmad.[112]
Quando la guerra in Bosnia finì improvvisamente nel Settembre del 1995, la rete di contrabbandieri e di reclutatori jihadisti a Stoccolma continuò ad operare senza fermarsi un secondo. La Jihad divenne un argomento molto diffuso, e ci furono parecchi individui abitanti in Scandinavia che affermarono di essere i portavoce di gruppi estremisti islamici. Tra questi spiccano “Abu Fatima al-Tunisi” (un portavoce per un gruppo di estremisti residente a Stoccolma) e “Abu Daoud al-Maghrebi” (un attivista abitante in Svezia che lavorava per conto della GIA).[116] Persino la rivista Nusraat al-Ansaar l’organo quasi ufficiale della GIA in Europa, ha una casella postale presso il Box 3027 ad Haninge, in Svezia.[117]
I militanti svedesi che all’inizio si erano mobilitati per i conflitti in Bosnia e in Afghanistan sono stati i primi a fondare una pagina Internet in arabo per il gruppo algerino GIA, con un’intera sezione dedicata al terrorismo.[118] Loro sono le stesse persone che hanno distribuito manuali di addestramento per terroristi tramite Internet, molti dei quali sono diventati documenti di riferimento per i mujahideen, tra cui un lungo trattato intitolato “The Restoration of the Publication of the Believers,” scritto dall’egiziano Dr. Ayman al-Zawahiri. Quando venne pubblicato su Internet, il libro di Zawahiri aveva ancora l’etichetta del 1996 in cui lo si identificava come proprietà del “Muslimska Forsamilingen i Brandbergen, Jungfrugaten 413 N.B.”[119]
Conclusioni
In generale, tutti i conflitti del mondo islamico hanno conseguenze sui musulmani europei. La vicinanza della Bosnia all’Europa e la natura stessa del conflitto (una minoranza musulmana perseguitata da due maggioranze cristiane) hanno influito sui giovani europei così comenessun altro conflitto prima di allora. La guerra in Bosnia è  diventata una chiamata alle armi che ha unito vari gruppi di estremisti musulmani da tutta Europa sotto una causa comune, una lotta che non si è fermata neanche dopo la firma degli accordi di Dayton e la fine della guerra. La scoperta di una rete internazionale di terroristi basata a Sarajevo e diffusa in Svezia, Danimarca e UK è la dimostrazione del fatto che la jihad bosniaca continua a influenzare le reti di mujahideen europei. Lo scorso autunno le autorità bosniache hanno annunciato una serie di arresti al culmine di una operazione di sicurezza detta Operazione Mazhar. I sospetti presi in custodia avevano acquistato esplosivi e pianificato una serie di attacchi suicidi contro una serie di obiettivi in Europa. Il capo della cella, lo svedese Mirsad “Maximus” Bektasevic era andato in Bosnia per pianificare un attacco rivolto a costringere i governi europei a ritirare le forze dall’Iraq e dall’Afghanistan[120]
In un video sequestrato dalla polizia bosniaca si vedono militanti mascherati che costruiscono esplosivi, mentre un altro uomo mascherato, probabilmente Bektasevic, dichiara che: “Questi esplosivi saranno usati contro l’Europa, contro gli stati che hanno schierato forze in Iraq e in Afghanistan. Questi due fratelli hanno dato le loro vite ad Allah pur di aiutare i loro fratelli e sorelle. Abbiamo già tutto pronto.” I tracciati dei cellulari dimostrano che Bektasevic era in contatto con altri estremisti in Danimarca e in UK[121], e che stava reclutando giovani volontari per il campo di Abu Musab al-Zarqawi in Iraq.[122] Inoltre, uno dei sospetti arrestati in Bosnia-Herzegovina con la rete di Bektasevic era il segretario di una compagnia finanziaria usata come attività di copertura dai veterani della unità El-Mudzahedin Unit a Sarajevo e a Zenica.
Concludendo, la rete di fondamentalisti musulmani formatasi durante il conflitto in Bosnia continua ad essere una minaccia per gli stati europei. Nel futuro, sarà importantissimo che le agenzie europee di sicurezza nazionale condividano le informazioni relative alle identità di coloro che hanno legami con le forze dei mujahideen balcanici, così come hanno fatto con i combattenti afghani e iracheni. Inoltre, dovranno sostenere gli sforzi delle autorità bosniache nella lotta contro gli estremisti stranieri che sono ancora in Bosnia. Senza un’assistenza internazionale, è improbabile che la Bosnia da sola possa portare a termine un compito tanto vasto e complesso.
Fonti:
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2.Video interview clip of Abu Ibrahim al-Brittanee; 21-years old,
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4. Azzam Publications. “In the Hearts of Green Birds.” Audiocassette tape transliterated by Salman Dhia Al-Deen.
http://www.azzam.com.
5. “Review of the Information on Activities of the Persons from Afro-Asian Countries Directly Before the War and During the War in the Territory of BIH Republic.” Report written by the BIH Administration of the Military Security Service– Department for Analytical and Informative Affairs.” Sarajevo; May 6, 1995.
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8. “Disruption of the enemy’s activities.” Memorandum dispatched from Zenica by Colonel Ramiz Dugalic, commander of the Ministry of Defense Security Administration – Republic of Bosnia and Herzegovina. Army of Bosnia and Herzegovina (ARBiH) Security Service Department. Classified No. 258-33. September 14, 1994.
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51. Italian Division of General Investigations and Special Operations (DIGOS) Anti-Terrorism Report. “Searches at the Islamic Cultural Center, Viale Jenner 50, Milano, 6/26/1995.” Dated September 15, 1997. See: Shaaban, Anwar. “Conversations Among Friends: Where is the Damage?” Sawt al-Haqq Magazine. No. 66; June 1995.
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61. United States v. Usama bin Laden, et al. S(7) 98 Cr. 1023 (LBS). United States District Court, Southern District of New York. Trial Transcript, February 20, 2001. Page 997.
62. Jean-Louis Bruguiere and Jean-Francois Ricard. ………….Page 94. See also: “Italian police arrest alleged Tunisian militant.” Reuters. September 29, 2002.
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81. Jean-Louis Bruguiere and Jean-Francois Ricard. ………….Page 100.
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89. Jean-Louis Bruguiere and Jean-Francois Ricard. ………….Page 103.
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99. Sheikh Abu Ithar. “Sheikh Abu Talal Al-Qasimy, Infatuated With the Pen and the Spear.” Al-Nida’ul Islam. Issue 21; December-January 1997-1998. http://www.islam.org.au.
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2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.31 La persecuzione dei cristiani

2.31
La
persecuzione dei cristiani

Autore:
Robert
Spencer
Tirate
fuori le armi
,”
ordinava
il chierico maomettano Jaffar
Umar Thalib alla
radio indonesiana durante il Maggio del 2002:
Combattete
fino all’ultima goccia di sangue
.”[1]
Il
bersaglio erano i cristiani indonesiani, considerati da Jaffar
come
infedeli
belligeranti”
(kafir
harbi) da
sterminare senza pietà. Questa precisazione non era un’invenzione di
Jaffar, ma una categoria spiegata minuziosamente dalla teologia
maomettana. Usando quel termine, Jaffar incitava i suoi fedeli alla
violenza e li assicurava che le loro azioni sarebbero state approvate
da Allah.
Le
parole di Jaffar
hanno
avuto le loro conseguenze. Durante le rivolte che ne sono seguite, ci
sono state circa diecimila vittime e decine di migliaia di sfollati
tra i cristiani[2].
Nel
2002 il giornalista Rod
Dreher riportava
che il gruppo jihadista di Jaffar
Umar Thalib aveva
costretto migliaia di cristiani alla conversione e aveva demolito
centinaia di chiese [3]
La
stampa internazionale ha trattato i fatti in Indonesia
come
incidenti isolati, nonostante fossero parte delle persecuzioni dei
cristiani che avvengono ogni giorno nel mondo maomettani. Questa
violenza, così simile a quella dei conflitti religiosi dei secoli
passati, è il piccolo segreto della religione di oggi. La comunità
internazionale, sempre servile verso i maomettani, ha fatto finta di
non vedere nulla e ha permesso che le persecuzioni continuassero. Il
mondo islamico è l’unico luogo in cui l’intolleranza religiosa viene
legittimata dal Corano e dagli Imam e dove tale intolleranza faccia
scorrere così tanto sangue. In nessun altro luogo tali violenze
accadono senza che la comunità internazionale abbia nemmeno il
coraggio di commentare, figuriamoci di condannare.
Nel
mondo maomettano e in particolare nel Medio Oriente le persecuzioni
dei cristiani da parte dei maomettani sono ormai un fatto di tutti i
giorni.
Omicidi
di religiosi cristiani in Iraq
Il
5 Aprile del 2008 Youssef Adel, un
prete ortodosso assiro presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di
Baghdad è stato ucciso a colpi di arma da
fuoco mentre apriva la porta di casa.[4] Questo
attacco arriva solo poche settimane dopo la morte dell’arcivescovo
Paulos Faraj Rahho della chiesa cattolica
caldea, rapito nella città irachena di Mosul il
29 Febbraio, mentre altri tre cristiani che si trovavano con lui
venivano uccisi. Il 12 Marzo i rapitori chiamavano una chiesa di
Mosul per annunciare la morte
dell’arcivescovo e indicare il luogo dove trovare il suo cadavere.[5]
Mentre
in occidente si costruiscono sempre più moschee, in Iran i religiosi
di fede cristiana subiscono una caccia spietata. L’Ottobre del 2006
Frate Boulos Iskander, un prete cristiano
ortodosso, si recava a Mosul per acquistare pezzi di ricambio. Non
sarebbe stato più rivisto vivo. Un gruppo maomettano lo rapì e
chiese 350.000 dollari come riscatto. La loro richiesta venne
abbassata a 40.000 dollari in cambio della promessa che la chiesa
locale avesse denunciato i commenti moderatamente anti-maomettani
fatti da Papa Ratzinger. Tali commenti, pronunciati a Regensburg
(Germania) avevano causato rivolte in tutto il mondo maomettano. La
chiesa pagò il riscatto e affisse trenta cartelloni in tutta Mosul
in cui si denigravano i commenti papali. Tutto ciò fu inutile: i
resti smembrati di Frate
Boulos vennero ritrovati poco dopo.
Cinquecento
cristiani seguirono il funerale. Un prete commentò che molti altri
avrebbero voluto partecipare, ma avevano troppa paura.[6]
Non
ci sono dubbi riguardo a ciò. Gli omicidi dei tre religiosi sono
avvenuti in un ambiente sempre più ostile verso i cristiani
iracheni. Nel Marzo del 2007 i maomettani andavano a bussare alle
porte dei cristiani di Baghdad, ordinando il pagamento della Jizya,
la tassa della sottomissione per gli infedeli che vivono tra i
maomettani.[7] Nel frattempo, le donne
cristiane venivano minacciate di morte se andavano in giro senza
velo. Secondo le regole tradizionali maomettane che proibiscono
l’esposizione di alcoolici o di maiale (secondo il manuale legale
edito dall’università islamica di Al-Azhar al
Cairo), i proprietari dei negozi di alcoolici in Iraq sono stati
minacciati di morte.[8] Molti di loro sono
fuggiti dopo aver avuto il negozio distrutto.
A
dire il vero, fin dal 2003 la metà dei 700.000 cristiani residenti
sono scappati in altri paesi. Persino nell’Iraq di Saddam Hussein,
una dittatura abbastanza secolare in cui il Primo Ministro
Tariq Aziz era un cristiano caldeo, le comunità cristiane
subivano violenze da parte della maggioranza maomettana. A parte le
persecuzioni e gli omicidi, i cristiani venivano costretti ad
abiurare e a sposare maomettani.[9] I
cristiani iracheni stanno scappando verso la Siria o fuori dal Medio
Oriente. Come dice un affarista iracheno fuggito in Siria: “I
tre quarti dei miei amici cristiani sono scappati. Non c’è futuro in
Iraq per noi”
[10]
Violenze
contro i cristiani copti in Egitto
I
cristiani copti in Egitto hanno sofferto secoli di persecuzioni.
Invece di calmarsi, le persecuzioni sono andate avanti tra assalti
alle chiese e ai fedeli. Nel Febbraio del 2007 la diceria che un
copto avesse una relazione con una donna maomettana (una violazione
della legge islamica) causò una rivolta in cui vennero distrutti
diversi negozi di proprietà di cristiani.[11] In
aggiunta agli attacchi fisici, i cristiani hanno perso la libertà di
parola: nell’Agosto del 2007 due attivisti per i diritti dei copti
sono stati arrestati per avere “pubblicato articoli e
dichiarazioni lesive per l’Islam e offensive verso il profeta
Maometto”
[12]
Spesso
gli attacchi verso i cristiani vengono ignorati dalle autorità
egiziane, a volte complici degli attacchi. Nel Giugno del 2007 una
folla di rivoltosi mise a ferro e fuoco i negozi e le chiese
cristiane di Alessandria, ferendo cinque cristiani. La polizia
aspettò un’ora e mezzo prima di intervenire. L’agenzia Compass
Direct News, che segue le persecuzioni dei cristiani,
commentò: “Nell’Aprile del 2006 ci sono stati tre attacchi alle
chiese di Alessandria, che hanno lasciato un morto e vari feriti. Il
governo sembra incapace di fermare gli attacchi, se non addirittura
complice”
[13]
L’esperienza
di Suhir Shihata Gouda è un esempio di quello che
succede a molte donne cristiane in Egitto quando vengono assalite
dagli uomini maomettani.[14] Secondo la
Jubilee Campaign, che monitora le
persecuzioni dei cristiani:
[Una
donna cristiana di nome Suhir] è stata
rapita il 25 Febbraio del 1999 da un gruppo di maomettani che l’hanno
costretta a sposare un maomettano di nome Saed Sadek Mahmoud.
Dopo che Suhir non è
più tornata da scuola, suo padre ha fatto rapporto presso la
stazione di polizia di Abu-Tisht, ma i
poliziotti lo hanno picchiato e insultato invece di aiutarlo. Tre
giorni dopo, il fratello e il padre di Suhir sono tornati presso la
stazione di polizia ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, al punto
che il padre di Suhir ha dovuto farsi ricoverare in ospedale.
Suhir
è
riuscita a scappare, ma è stata catturata, picchiata e messa sotto
sorveglianza. Suo “marito” ha guidato una banda di maomettani
fino a casa sua, dove ha minacciato di uccidere tutti i cristiani nel
villaggio e di rapire tutte le donne se la famiglia avesse fatto
causa.[15]
Nel
Maggio del 2000 il Vescovo Wissa della
Chiesa Copta ortodossa egiziana ha descritto la situazione egiziana
in un’intervista presso l’organizzazione protestante Prayer
for the Persecuted Church:
Un
ventenne stava lavorando nei campi quando è stato avvicinato dai
maomettani armati, che gli hanno ordinato di rinunciare al
cristianesimo e di pronunciare le due frasi con cui ci si converte
all’Islam. Al suo rifiuto è stato ucciso
con una fucilata alla testa. Un altro giovane aveva un tatuaggio con
S. Giorgio e la Vergine sul braccio. Gli hanno ordinato di abiurare,
ma ha rifiutato. Per punirlo, gli hanno tagliato via il braccio col
tatuaggio, lo hanno ucciso a coltellate e ne hanno bruciato il corpo.
Un
ragazzino di diciassette anni, diacono presso la chiesa, stava
andando nei campi con sua sorella. Gli è stato ordinato di abiurare,
e al suo rifiuto è stato fucilato. Sua sorella ha subito lo stesso
trattamento.
Il
governo egiziano, diviso tra le pretese della Shari’ah e le sue
stesse leggi secolari, non ha potuto ignorare del tutto questi
omicidi. Il risarcimento per le famiglie delle vittime è stato
ridicolo, anche per sottolineare lo scarso valore di una vita
cristiana: ogni famiglia ha ricevuto ottocento dollari, e solo perchè
il caso ha ricevuto eco mediatico. Altre famiglie non hanno ricevuto
giustizia o risarcimenti. Un bambino si trovava su uno scuolabus che
è stato fermato dai maomettani. Quando i maomettani hanno ordinato
ai cristiani di abiurare, il bambino ha rifiutato. Il Vescovo Wissa
riporta che: “Lo hanno ucciso con
un’ascia e hanno schiacciato il suo corpo con un’auto.”

Le autorità hanno trattato il caso come un’incidente automobilistico
e hanno rifiutato di compensare il padre, così come avevano fatto
quando i militanti maomettani avevano distrutto il suo negozio. [16]
Aggressioni
Jihadiste contro i cristiani in Pakistan
La
situazione dei cristiani in Pakistan non è
migliore. Nel 2007, Frate Emmanuel Asi, segretario
dell’istituto teologico di Laity a
Lahore e segretario della commissione biblica del
Pakistan, dichiarava che i cristiani del Pakistan ricevono continue
discriminazioni da parte dei maomettani. Le aggressioni dei jihadisti
causano ogni tipo immaginabile di problemi su di loro [17]
Così
come in Egitto, i cristiani del Pakistan ricevono minacce e
aggressioni continue. Nell’Agosto del 2007 i cristiani e gli indù di
Peshawar, nel Pakistan del nord, ricevevano lettere da parte di un
gruppo jihadista in cui venivano minacciati di rovina se non si
fossero convertiti all’Islam entro pochi giorni. Secondo la Compass
Direct i cristiani continuano a vivere nel
terrore, cancellando le attività della chiesa e le Messe[18],
dato che varie volte gli Jihadisti hanno mantenuto
le loro promesse di attacchi verso le chiese pakistane. Ad esempio,
il 28 Ottobre del 2001, diciotto cristiani venivano uccisi durante la
Messa mattutina della domenica[19]. Durante
un altro attacco a una chiesa del 17 Marzo del 2002, cinque cristiani
perdevano la vita e altri quaranta rimanevano feriti. L’intera
comunità cristiana pakistana vive sotto la minaccia di Al-Qaeda
di uccidere due cristiani per ogni maomettano
ucciso durante gli attacchi militari americani in Afghanistan.[20]
Oltre
agli attacchi di gruppo, ci sono anche atti di prepotenza
individuale. Cadherine Shaheen, insegnante,
ha ricevuto pressioni alla conversione e minacce se avesse rifiutato.
Al suo rifiuto è stata accusata di blasfemia e le moschee locali
hanno appeso dei manifesti in cui veniva chiamata come blasfema.
Shaheen ha dichiarato: “E’ stata una condanna a morte. Per i
maomettani uccidere un blasfemo è un onore. Poco prima, i maomettani
avevano assassinato un preside accusato di blasfemia. La prossima
sarei stata io.”
Shaheen
è scappata negli USA e le autorità hanno
imprigionato i suo fratelli e suo padre, deceduto poco dopo a 85
anni. “Per noi cristiani la vita in
Pakistan è orribile. I maomettani si prendono la nostra terra e le
nostre case, ci costringono ad accettare l’Islam. Le ragazze vengono
rapite e violentate, poi costrette ad accettare un marito maomettano
e a convertirsi”
,
dichiara Cadherine [21]
Stragi
religiose nel mondo maomettano
Le
stesse storie sconfortanti avvengono in tutto il mondo maomettano.
Nel Giugno del 2007 i cristiani di Gaza hanno
fatto appello alla comunità internazionale per chiedere protezione
dopo la distruzione di una scuola e di una chiesa da parte dei
jihadisti.[22] Nel Sudan, il
regime di Khartoum ha portato avanti una
jihad sanguinaria contro i cristiani della zona meridionale del
paese, uccidendo due milioni di cristiani sudanesi e sfollandone
cinque milioni .[23] Nella primavera del
2003, durante un massacro che ha causato la
morte di 59 contadini, i jihadisti
hanno bruciato vivo un pastore cristiano sudanese insieme alla sua
famiglia.[24]
In
Nigeria, i maomettani hanno bruciato chiese,
costretto i cristiani a seguire la Shari’ah e hanno frustato
studentesse cristiane per “abbigliamento inappropriato”.[25]
Più di duemila persone sono state uccise durante
le rivolte maomettane del 2001 nella città di Jos. I
jihadisti impongono la shari’ah in tutta la Nigeria, anche
sui cristiani. Nella città di Jos si teme
che il conflitto ricominci, dato che i militanti islamici sono
ansiosi di attaccare i cristiani.[26]
I
cristiani vengono perseguitati persino in Libano, considerato da
sempre il solo paese cristiano del Medio Oriente. In particolare il
Libano ha sofferto una serie di assassini ai danni dei politici
cristiani, tra cui il bombardamento del sobborgo cristiano di Beirut
nel settembre 2007 in cui Antoine Ghanem, leader del partito
cristiano falangista, ha perso la vita .[27] Questo ha portato i
cristiani libanesi a calare di numero e a perdere la loro influenza,
cosa che li ha esposti ad altre persecuzioni. Le antiche comunità
cristiane libanesi stanno scomparendo.
I
militanti algerini hanno preso di mira le comunità cattoliche locali
per anni. Nel 1994 i maomettani hanno ucciso un prete, una suora e
quattro missionari, nel 1995 cinque suore, nel 1996 un vescovo e
quattordici monaci. Molte delle vittime stavano cercando di stabilire
relazioni amichevoli con la comunità maomettana. Il vescovo Pierre
Claverie di Oran, ucciso nel 1996,
aveva dedicato la sua vita al dialogo tra l’Islam e il
cristianesimo. Veniva chiamato il vescovo dei musulmani e conosceva
profondamente l’Islam, al punto che gli islamici stessi andavano a
chiedergli consigli sulle questioni religiose
”[28]
Secondo
Compass Direct, nel 2002 due cristiani di Malawi “sono
stati lapidati e minacciati di essere rimandati nei loro villaggi
come cadaveri se avessero continuato a tenere i loro incontri nelle
loro case
.”[29]
Secondo
l’associazione Aid to the Church in Need, il 28
Aprile del 1998 in Bangladesh “una
folla istigata dai maomettani ha saccheggiato e bruciato il collegio
femminile cattolico di San Francisco Saverio, la chiesa della Santa
Croce e di San Tommaso e la chiesa battista di Sadarghat. Preti,
suore e laici sono stati minacciati di morte”
Sembra
che questa violenza sia stata causata da una disputa territoriale:
La causa del conflitto è stata la
volontà di una moschea di appropriarsi di un appezzamento di terreno
vicino a una chiesa. Settemila persone, incitate dai megafoni degli
imam che accusavano la chiesa di avere invaso la moschea, hanno
invaso il Collegio, bruciato libri, distrutto chiese, crocefissi e
statue e saccheggiato i dormitori
.”[30]
Anche
il dittatore libico Muammar
Qaddafi è
intollerante verso i cristiani. L’associazione Aid
to the Church in Need riporta
che in Libia “La
maggioranza delle chiese cristiane sono state chiuse dopo la
rivoluzione del 1969, nonostante la costituzione libica garantisca la
libertà di religione. Dopo aver espulso i cattolici italiani e
maltesi, Qaddafi ha convertito la cattedrale della capitale in una
moschea
.”[31]
Durante
l’occupazione turca della parte nord di Cipro del 1974, le chiese
sono state derubate delle icone, che sono finite nel mercato nero in
Grecia. I turchi si sono appropriati di varie chiese per usarle per
scopi civili e hanno cercato di trasformare il monastero
quattrocentesco di San Makar in un hotel. I cristiani ciprioti hanno
il divieto di avvicinarsi all’edificio.[32]
I
maomettani sono decisi a cacciare tutti i cristiani dal paese. Nel
1960 la città di Tur-Abdin nella Turchia meridionale contava 150mila
cristiani. Oggi sono meno di duemila. Quando la persuasione fallisce,
i maomettani usano atti di terrorismo. Secondo Aid to the
Church in Need, “Il 3 Dicembre del 1997, una
bomba è esplosa negli uffici del patriarca ecumenico, ferendo un
diacono e danneggiando la chiesa
.”[33] Intanto,
il governo turco ha chiuso l’ultimo seminario ortodosso rimasto e ha
chiesto che il patriarca di Costantinopoli fosse un cittadino turco.
Ciò equivale a distruggere il patriarcato.
In
Indonesia, i massacri dei cristiani da parte della
Jihad di Laskar del 2002 non
sono stati i primi e nemmeno gli ultimi. Nel 1996 a Java i maomettani
hanno distrutto tredici chiese. A Jakarta, nel 1998, altre tredici
chiese sono state distrutte da maomettani che intanto urlavano: “Noi
siamo i gentiluomini musulmani, voi siete i porci cristiani!” e
“uccidete tutti i pagani”. Quando un ufficiale dell’esercito ha
cercato di proteggere dei cristiani, gli è stato detto di mettersi
da parte e lasciare che la giustizia islamica facesse il proprio
corso.[34]
Le
organizzazioni per i diritti umani riportano che tra il 2004 e il
2007 i jihadisti in Indonesia, spesso con la complicità del governo,
hanno costretto 110 chiese indonesiane alla chiusura.[35]
Nonostante il clima di violenza, la chiesa cristiana continua
ad agire in maniera conforme ai propri principi. Aid
to the Church in Need riporta che “Otto suore dell’ordine
del Bambino Gesù sono arrivate a Cileduk, un sobborgo di Java, e
sono state oggetto di lancio di pietre da parte dei maomettani. La
loro risposta è stata costruire un asilo per bambini, un ricovero
per anziani e una scuola”
Uno
dei casi più orribili è avvenuto nell’ottobre del 2005, quando tre
jihadisti hanno decapitato tre bambine cristiane e ne hanno ferita
una quarta mentre andavano a scuola vicino la città di Poso.[36]
Per questi crimini, una corte indonesiana ha
condannato il mandante a vent’anni di prigione e i suoi due complici
a quattordici anni di reclusione.[37]
I
cristiani che si sono convertiti abiurando l’Islam sono oggetto di
odio particolarmente intenso, ma neanche i cristiani nativi se la
passano bene. L’Arabia Saudita, la terra santa dei musulmani, è
estremamente feroce verso le minoranze religiose. Persino gli
stranieri in visita si devono sottomettere alle leggi religiose
saudite:
Nel
1979 i maomettani chiesero l’intervento di
un’unità speciale francese (GIGN — Groupe d’intervention
de la Gendarmerie nationale) nella Kaaba contro un
gruppo di fondamentalisti islamici opposti al governo. I soldati
furono costretti a seguire una cerimonia speciale di conversione
all’Islam prima di potere entrare nella Kaaba. Persino la Croce Rossa
durante la guerra del Golfo fu costretta a nascondere il proprio
simbolo e le proprie insegne.[38]
Tim
Hunter, ex ufficiale del servizio straniero stanziato in Arabia
Saudita dal 1993 al 1995 dichiara
che “A volte hanno picchiato e
torturato degli americani a Jeddah solo per essere in possesso di una
foto con una Stella di Davide nello sfondo o per avere cantato canti
di Natale. I Mutawa (la polizia religiosa saudita) picchiava i
religiosi e li rinchiudeva in segrete che sembravano uscite dal
medioevo.
”[39]
Amnesty
International scrive
che un indiano di nome George
Joseph, impiegato
in Arabia Saudita “è
stato arrestato nel maggio del 2000 solo per essere tornato da una
messa cattolica con un’ audiocassetta a tematiche cristiane in
tasca
.”[40]
Nel
2003 il governo saudita dichiarava che non ci sarebbe mai stata una
chiesa nel loro regno: “Questo
paese è stato il punto di partenza per la profezia e il messaggio e
niente può cambiare ciò, nemmeno la nostra morte”
,
dichiara il ministro della difesa saudita. Riguardo alle proteste dei
diplomatici e dei militari nelle basi, li ha definiti “fanatici”
e ha dichiarato che non ci sarà mai una chiesa così come non c’è
mai stata. Secondo lui “chiunque
dica che si dovrebbe costruire una chiesa dovrebbe tacere e
vergognarsi
.”[41]
All’inzio
del 2008 Papa Ratzinger e il Vaticano hanno discusso con i Sauditi
riguardo alla costruzione di una chiesa, ma sono stati zittiti da
Anwar
Ashiqi, presidente
del centro saudita per gli studi mediorientali, durante un’intervista
della rete al-Arabiya:
Sarà
possibile costruire una chiesa in Arabia Saudita solo dopo che il
Papa e tutte le chiese cristiane riconosceranno il profeta Maometto.
Se non lo riconoscono come profeta, come possiamo avere una chiesa
nel regno saudita?
[42]
I
massacri dei cristiani nel mondo islamico sono una cosa familiare per
chi conosca le origini dell’Islam. Il profeta Muhammad
affermava che: “Caccerò via
tutti gli ebrei e i cristiani dalla penisola araba e lascerò solo i
musulmani
.”[43] Secondo la legge
islamica moderna, i cristiani hanno il divieto di residenza nella
Hijaz, ossia l’area attorno alla Mecca,
alla Medina e alla Yamama,
per più di tre giorni.[44] Infatti,
le autostrade che portano alla Mecca e alla Medina hanno dei caselli
di uscita che dicono “I non musulmani devono uscire qui”
La
pena per la coscienza è la morte
Quelli
che si convertono al cristianesimo dall’Islam vengono cercati e
uccisi in tutto il mondo islamico, dove tutte le autorità religiose
affermano che tali apostati si meritano la morte. Muhammad
stesso aveva dato quest’ordine: Chiunque
lasci la religione islamica dovrà essere ucciso
.”[45]
Questa è la posizione ufficiale di tutte le
scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo
se tale legge si applichi anche alle donne o meno.
L’università
di Al-Azhar del Cairo, l’istituzione più
influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale
legale diretto a tutti i Sunniti che: “se
una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette
apostasia e rifiuta l’Islam, allora si merita la morte.”

In teoria, il compito di uccidere l’apostata è riservato al capo
della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un
apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di
espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di
omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere
un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire
.”[46]
IslamOnline,
un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici
guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega
che “Se una persona adulta e
mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo
caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e
tornare all’Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta
deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l’apostata
senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne
usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà
essere punito per l’omicidio.
” – in
parole povere, nessuna punizione per l’assassino. [47]
C’è
un afgano di nome Abdul
Rahman che
conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio
del 2006 per aver abiurato.[48]
Secondo
la costituzione afgana “nessuna
legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione
islamica
.”[49]
Nonostante
la situazione sia chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a
capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato
dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti
occidentali: “La
costituzione afgana dichiara che l’Islam è la religione ufficiale
dell’Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo
di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale
.”[50]
In
realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana
dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge
islamica: “La
religione di Stato della repubblica islamica dell’Afghanistan è la
religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di
esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei
limiti della legge”
La
pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità
islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman
sono andati a denunciarlo quando ha abiurato,
sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.
Grazie
alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è
stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l’unico.
Al-Faki Kuku Hassan, sudanese, è un ex
sceicco musulano convertitosi al cristianesimo nel 1995 e arrestato
per apostasia nel 1998 e tenuto in prigione fino ad essere rilasciato
per motivi di salute nel 2001 dopo un ictus.[51]
Muhammad
Sallam, un egiziano convertitosi al cristianesimo,
è stato arrestato nel 1989 e torturto. Arrestato di nuovo nel 1998,
è stato deportato in una locazione sconosciuta. Durante gli anni 80
altri due apostati egiziani, Dr. Abdul-Rahman Muhammad
Abdul-Ghaffar e Abdul Hamid Beshan Abd El
Mohzen, sono stati arrestati e tenuti in
isolamento.
In
Marocco, le autorità hanno incarcerato vari apostati e un musicista
battista del Salvador, Gilberto Orellana, accusato
di avere convertito un maomettano al cristianesimo.[52] Anche
in Giordania, paese relativamente tollerante in cui la Costituzione
garantisce libertà religiosa, “i
musulmani che si convertono alle altre religioni soffrono
discriminazioni sociali e ufficiali, dato che il governo non
riconosce la legalità di tali conversioni. Secondo la Shari’ah, i
convertiti sono apostati che possono subire la confisca dei beni e la
perdita dei diritti.
”[53]
Robert
Hussein Qambar Ali, un cittadino del Kuwait
convertitosi al cristianesimo negli anni 90, è
stato arrestato e condannato per il crimine di apostasia, nonostante
la costituzione del Kuwait contempli la libertà di religione.
Mohammad Al-Jadai, uno dei prosecutori del
caso di Hussein spiega che: “I
legislatori non hanno mai pensato di legislare sull’apostasia dato
che non pensavano che cose del genere potessero avvenire qui. La
libertà di religione della Costituzione vale solo per la religione
nativa.
”[54]
Quando
Hussein ha chiesto di poter visionare gli atti di accusa, il
prosecutore ha detto al giudice: “Quest’uomo è immorale! I
documenti contengono versetti del Sacro Corano, che non devono essere
toccati dagli infedeli!”
Il
prosecutore a questo punto ha iniziato a citare gli atti in cui si
spiegava il rapporto tra la legge secolare e tollerante del Kuwait e
la Shari’ah: “Siamo dispiaciuti di dover affermare che il
nostro codice penale non include il reato di apostasia. La nostra
umile opinione è che questa legislatura non possa dichiarare altro
che quello che viene raccomandato da Allah e dal suo Profeta. Sono
loro che debbono decidere riguardo alla sua apostasia”
La
corte islamica ha condannato Hussein alla pena capitale. Nel 1997 il
Professor
Anh Nga Longva dell’Università
di Bergen,
in
Norvegia, ha visitato il Kuwait
e
ha scoperto che il caso aveva infiammato gli animi: “Ho
notato un consenso tra i liberali e gli islamici. Praticamente tutti
erano d’accordo sul fatto che l’apostasia di Qambar fosse un crimine
grave e meritasse una punizione, e che la perdita dei suoi diritti
civili fosse una punizione giustificata. L’unica cosa su cui c’era
disaccordo era la pena capitale.”
Longva
ha notato che coloro che erano contrari alla conversione di Hussein
Qambar Ali invocavano lo stesso versetto coranico che altri
invocavano per difendere il suo diritto alla conversione, ossia il
versetto 2:257 [a volte numerato come
2:256] che dice: “Non c’è costrizione
nella religione”. Spesso, questo versetto viene citato per dire che
dato che l’Islam è una religione tollerante, non esiste alcuna
giustificazione per l’apostasia.[55]
Longva
cita l’affermazione lapidaria di un giurista del
Kuwait: “Noi ricordiamo sempre a
coloro che si vogliono convertire che l’Islam è una porta a senso
unico. Potete entrare, ma non potete più uscire
.”[56]
Hussein alla fine è stato condannato per
apostasia, ma la pressione internazionale gli ha consentito di
scappare negli USA.
Nell’Agosto
del 2007, Mohammed Hegazy, un maomettano
egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato costretto alla fuga
dopo aver ricevuto una condanna a morte da parte di religiosi
islamici. Nonostante tutto si è rifiutato di fuggire dall’Egitto,
dichiarando che: “Lo so che ci sono
delle fatwa che vogliono spargere il mio sangue, ma non mi darò per
vinto e non lascerò il mio paese
.”[57] Nel
2008, suo padre aveva dichiarato a un
giornale egiziano che: “parlerò con
mio figlio e cercherò di convincerlo a ritornare verso l’Islam. Se
si rifiuterà, lo ucciderò con le mie stesse mani.”
Hegazy
è ancora in incognito in Egitto.[58]
Anche
se non ha fatto nulla per aiutare Hegazy, il
Febbraio 2008, il governo egiziano ha fatto
una concessione alla minoranza cristiana quando ha permesso il cambio
di religione sulla carta di identità dei convertiti. [59] Il
problema è che l’Egitto, pur non essendo un paese sotto la Shari’ah,
non ha mai visto di buon occhio l’apostasia. Le nuove norme si
applicano solo ai cristiani che si sono convertiti all’Islam e che
hanno deciso di tornare al cristianesimo. Dato che la legge islamica
considera l’apostasia come un crimine capitale, le carte di identità
che riportano tale informazione sono l’equivalente di una condanna a
morte. Qualunque maomettano che veda tale informazione sulla carta di
identità si potrebbe sentire giustificato nell’uccidere
immediatamente il portatore.
Giustificazioni
coraniche per la persecuzione dei cristiani
Come
i cristiani, i musulmani rispettano e venerano Gesù. L’Islam insegna
che Gesù è uno dei più grandi tra i profeti di Dio e tra i
messaggeri dell’umanità. Ogni giorno un miliardo e trecento milioni
di musulmani cercano di vivere i suoi insegnamenti di amore, pace e
perdono. Queste leggi u
niversali
ci ricordano che i cristiani, i musulmani, gli ebrei e tanti altri
hanno molte più cose in comune di quanto non credano”
Questo
è un proclama pubblicitario del Council on
American Islamic Relations (CAIR) pubblicato
nei giornali californiani nel marzo del 2004. Il messaggio di
comunanza tra cristianesimo e islam ha un precedente coranico, in cui
si consiglia l’amicizia tra cristiani e maomettani: “Troverai
che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti
e troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro
che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono
uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.
(Corano 5:82).
Nel
mondo islamico non c’è alcun bisogno di fare gli ecumenici. Lo
sceicco saudita Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha
affermato, durante una predica alla Mecca
che
I
cristiani sono infedeli, nemici di Allah, del suo Profeta e dei
credenti. Loro negano e maledicono Allah e il suo Profeta. Come
possiamo vivere vicino a questi infedeli?
”[60]
Lo
Sceicco stava ignorando il verso 5:82 in
favore di un altro verso: “O
voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni,
essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati
è uno di loro. ” (5:51).
A
parte per questi messaggi contraddittori, il Corano ha molto da dire
riguardo al cristianesimo e a Cristo, ad esempio parlando
dell’immacolata concezione (la Sura 19 si intitola “Maria” e ne
parla a lungo) e chiamandolo “parola di Allah”. Il Corano nega la
Trinità e il fatto che Gesù sia figlio di Dio (4:171),
definendolo
uno dei profeti della stirpe dell’Antico Testamento: “Dite:
“Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di
noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele,
Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè
e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del
loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui
siamo sottomessi”.
” (2:136).
Secondo
la visione coranica, questa stirpe culmina con Maometto, l’ultimo e
il più grande dei profeti la cui rivelazione completa e corregge
tutte le altre. I maomettani credono che l’Islam sia la rivelazione
finale di Allah, e che ebrei e cristiani abbiano ricevuto rivelazioni
genuine (per questo vengono chiamati “popoli della Scrittura”),
ma contaminate dall’esaltazione di Gesù come figlio di Dio e dalla
mancanza di riferimenti a Maometto. I cristiani hanno anche aggiunto
le false dottrine della Trinità e della natura divina di Cristo:
O
Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite
su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è
altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in
Maria, uno spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e
nei Suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per
voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A
Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è
sulla terra. Allah è sufficiente come garante.
(4:171).
Detto
ciò, alcuni maomettani affermano che l’Islam riconosce il
cristianesimo come religione lecita, ma il cristianesimo riconosciuto
dal Corano è diverso da quello praticato oggi. Il Corano dice di
Gesù che:
“Gli
demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh,
che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.
Giudichi
la gente del Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere,
questi sono gli iniqui. (5:46-47).
Quando
i maomettani hanno iniziato ad avere contatti con i cristiani, tali
versetti li hanno messi in una situazione difficile: secondo loro i
Vangeli davano prova della veridicità del messaggio di Maometto, e
che se i cristiani lo avessero visto si sarebbero convertiti
all’Islam. Invece i maomettani hanno scoperto che i Vangeli avevano
una visione di Gesù molto diversa dalla loro e che non contenevano
alcun accenno ad un profeta che avrebbe rivelato una grande verità.
A questo punto, i maomettani iniziarono a predicare che i cristiani
avevano corrotto il Vangelo che Allah aveva dato a Gesù.
Questa
idea è molto comune nel mondo islamico di oggi. Lo studioso
maomettano Abdullah Yusuf Ali, traduttore
di una versione inglese del Corano, include una nota riguardo al
Vangelo: “Lo Injil [Vangelo]
menzionato nel Corano non è il Nuovo Testamento e nemmeno i quattro
Vangeli ricevuti dalla Chiesa cristiana, ma un Vangelo originale
promulgato da Gesù così come la Tawrah [Torah] è stata promulgata
da Mosè e come il Corano da Muhammad al Mustafa
.”[61]
Ci
sono molti maomettani disposti a vivere in pace e in armonia con i
cristiani, così come ce ne sono tanti che sentono di avere una
giustificazione nel disprezzare i cristiani come corruttori della
parola di Allah.
Questa
è una fonte importante dell’inimicizia tra cristiani e maomettani,
resa più violenta dalla dottrina islamica della Jihad: ossia l’idea
che fare la guerra contro i non credenti fino alla loro morte, alla
conversione o alla sottomissione, sia parte dei doveri della comunità
maomettana. Questo trio di scelte, dichiarato da Maometto in persona,
è basato sul Corano e riservato a ebrei e cristiani:
Combattete
coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano
quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la
gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità,
finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (9:29)
La
persecuzione dei cristiani come tradizione
L’ultima
spedizione militare di Maometto è stata contro i cristiani bizantini
nella guarnigione araba di Tabuk, e poco
dopo la morte del loro profeta i maomettani hanno conquistato e
islamizzato le terre cristiane del Medio Oriente, del Nord Africa e
della Spagna. La Jihad si è spostata verso l’Europa cristiana e
continuò per secoli, fino alla conquista di Costantinopoli del 1453.
Nel Settembre del 1683 l’assedio ottomano di
Vienna venne infranto e l’ondata maomettana iniziò a calare, ma le
dottrine che hanno giustificato la Jihad non sono mai state riformate
o annullate. Con il ritorno dei sentimenti jihadisti del ventesimo
secolo sono tornate anche le persecuzioni anticristiane. Questa
storia, raccontata da una donna ottomana nel novecento, descrive i
sentimenti che si provavano a quei tempi e in quei luoghi:
Una
notte mio marito è tornato a casa e mi ha detto che il Padisha
aveva dato l’ordine di uccidere tutti i cristiani
del villaggio, anche i nostri vicini. Io ero molto arrabbiata, gli ho
detto che non mi importava chi avesse dato quegli ordini dato che
erano sbagliati. I nostri vicini erano sempre stati gentili verso di
noi e gli ho detto che se li avesse uccisi Allah ci avrebbe puniti.
Ho provato a fermarlo, ma lui li ha uccisi con le sue stesse
mani.[62]
La
popolazione cristiana in Turchia è passata dal 15 per
cento del 1920 all
uno per cento di oggi. In Siria è passata dal 33 per cento al dieci
per cento. A Betlemme nel 1948 l’85 per cento della popolazione era
cristiana. Oggi, la culla del cristianesimo conta il dodici per cento
di cristiani.[63]
I
cristiani nel mondo maomettano sentono parecchio il peso del passato.
Nell’ottobre del 2002 lo sceicco Omar Bakri Muhammad, un
sostenitore di Osama che ha vissuto per
anni in Gran Bretagna prima di esserne espulso, ha scritto che “Non
possiamo dire semplicemente che dato che non c’è il califfato non
possiamo ammazzare gli infedeli. Dobbiamo sottometterli alla Dhimma
in ogni caso
.”[64] La Dhimmah
è il contratto di protezione legale riservato
agli ebrei, ai cristiani e a poche altre religioni sotto il dominio
islamico. Quelli che accettano questa protezione sono cittadini di
seconda classe chiamati “dhimmi”. Nel
1999, lo sceicco palestinese Yussef
Salameh “apprezzava l’idea che i cristiani
diventassero Dhimmi e tale idea è diventata più diffusa dall’inizio
della seconda Intifada nell’ottobre del 2000.
”[65]
Durante
un sermone in una moschea della Mecca, lo sceicco Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha ricordato le ingiunzioni relative ai
Dhimmi:
Se
gli infedeli vogliono vivere insieme ai credenti devono farlo secondo
le condizioni dettate dal Profeta: non c’è niente di male in ciò
fino a che paghino la Jizya alla tesoreria islamica. Le altre
condizioni impongono che non possano riparare le loro chiese e i loro
monasteri, che non ricostruiscano gli edifici religiosi che vengono
distrutti, che diano da mangiare per tre giorni a qualunque credente
che passi per le loro case, che si alzino per lasciare il posto a un
credente che vuole sedersi, che non si vestano e non parlino come un
credente, che non vadano a cavallo, che non portino alcun tipo di
arma, che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non
suonino le campane, che non alzino la voce durante la preghiera, che
si radano la fronte per essere riconoscibili come infedeli, che non
incitino rivolte contro i credenti e che non alzino le mani contro i
credenti. Se violeranno una sola di quelle condizioni, allora non
avranno più protezione.
[66]
Queste
leggi non sono più state applicate negli ultimi sessant’anni, ma gli
jihadisti moderni premono per farle applicare di nuovo.
L’idea
che i cristiani si debbano sentire sottomessi nei paesi islamici
(come comanda il verso 9:29 del Corano)
è ancora attuale. Nel Marzo 2008 è stata
inaugurata la prima chiesa cattolica in Quatar, senza croci, campane,
campanili o insegne. Il pastore locale, Padre Tom Veneracion, spiega
che “la nostra idea era quella di
essere discreti e non offendere nessuno
.”[67]
Le
chiese della città islamica di Marawi, nelle
Filippine, hanno rinunciato a esporre la croce. Il prete locale,
Padre Teresito Soganub spiega che: “Per
evitare discussioni e situazioni spiacevoli ci limitiamo a portarci
la croce nel cuore”.
Reuters
riporta che Soganub “per non
irritare i suoi vicini musulmani non indossa il solino o il
crocefisso, e si è fatto crescere la barba”,
oltre
a celebrare pochi matrimoni dato che la tradizione cattolica
filippina prevede il consumo di un arrosto di maiale. [68]
E’
facile capire il motivo per questa reticenza. Lo sceicco saudita
Muhammad Saleh Al-Munajjid, predicando da
una moschea in Al-Damam, in Arabia Saudita, ha raccomandato i
genitori alla diffusione dell’odio verso ebrei e cristiani: “I
musulmani devono educare i loro figli alla Jihad. Questo è quello
che debbono fare: educare i bambini alla Jihad, all’odio verso gli
ebrei, i cristiani, e gli infedeli, ravvivare il fuoco della Jihad
nei loro animi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno ora
”[69]
Le
organizzazioni per i diritti umani e il loro silenzio criminale
Nel
Dicembre del 2007 Justus Reid Weiner, un
avvocato che si occupa di diritti umani, ha fatto un’affermazione che
si può applicare ai cristiani in tutto il mondo islamico, anche se
si riferiva ai cristiani in Palestina: “La
persecuzione dei cristiani palestinesi incontra l’indifferenza della
comunità internazionale, delle associazioni per i diritti umani, dei
media e delle ONG”.
Weiner
afferma che se non si farà niente a riguardo i cristiani locali
saranno estinti entro quindici anni, dato che “I
leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro seguaci alle
persecuzioni dell’Islam radicale
.”[70]
Questa
indifferenza si manifesta nel modo ridicolo in cui le organizzazioni
per i diritti umani trattano le persecuzioni dei cristiani, quando si
degnano di parlarne. Ad esempio il rapporto del 2007 di Amnesty
International sulla situazione dei diritti umani in Egitto
tratta la situazione dei cristiani copti in modo sbrigativo e
indifferente: “Ci sono rapporti di violenze settarie tra
cristiani e musulmani. Nell’aprile del 2006 ci sono stati tre giorni
di violenze religiose ad Alessandria con tre morti e dozzine di
feriti
.”[71] In realtà, le violenze
sono iniziate quando un maomettano ha accoltellato a morte un
cristiano in una chiesa e tre chiese sono state assalite da bande di
jihadisti armati. [72]
Sembra
che quando si parli di violenze contro i cristiani il silenzio sia la
norma. Il rapporto di Amnesty International sull’Indonesia parla di
attacchi contro le chiese e contro le minoranze religiose, ma non
dice da parte di chi. Secondo loro, a Sulawesi le persecuzioni
religiose sono la norma [73], ma non si parla dei responsabili.
Sembra che Amnesty International sia più interessata a proteggere
l’Islam dalle accuse di violazione dei diritti umani che a proteggere
i cristiani da tali violazioni. Sembra che il cristianesimo, anche il
cristianesimo copto in Egitto, sia troppo vicino agli USA e
all’Occidente per interessare le sensibilità multiculturali dei
professionisti dei diritti umani.
La
situazione è grave. Nell’Aprile 2006 il patriarca melkita greco
Gregory
III, che
vive a Damasco, ha dichiarato che “dopo
l’11 settembre è iniziato un complotto per eliminare tutte le
minoranze cristiane dal mondo arabo. La nostra esistenza rovina lo
stereotipo secondo cui gli arabi devono essere tutti musulmani e gli
occidentali tutti cristiani. Dopo la cacciata o la sparizione dei
caldei, degli assiri, degli ortodossi e dei cristiani latini, tutto
il Medio Oriente sarà ripulito dai cristiani e i due mondi, arabo e
cristiano, si troveranno faccia a faccia. A questo punto sarà più
facile provocare una guerra di religione. Questo è il motivo per cui
ho scritto una lettera a tutti i governatori arabi in cui spiegavo
quanto sia importante mantenere la presenza dei 15 milioni di
cristiani arabi in mezzo ai 260 milioni di musulmani.
”[74]
Alcuni
americani, cristiani e non, rimangono stupiti quando imparano che
esistono delle comunità cristiane nel mondo islamico e che tali
comunità soffrono persecuzioni. Altri rimangono indifferenti, dato
che la moda dell’ateismo chic vede tutte le religioni come degne di
disprezzo, qualunque sia il loro comportamento. Per loro, le vittime
delle persecuzioni stanno avendo quello che si meritano. Molti
occidentali, particolarmente quelli che si occupano di diritti umani,
vedono come vittime da proteggere solo i non cristiani e i non
europei. Tale idea cozza contro le persecuzioni dei cristiani in
tutto il Terzo Mondo.
Gli
Jihadisti islamici e i sostenitori della Shari’ah sono sempre più
brutali e arroganti grazie all’indifferenza dell’occidente. I loro
crimini contro i cristiani delle loro terre stanno crescendo sempre
di più e stanno lasciando un lago di sangue nei luoghi dove l’Islam
e la cristianità debbono convivere.
Robert
Spencer è uno studioso di storia islamica,
teologia e legge, direttore di Jihad Watch, un
programma del centro David Horowitz Freedom Center. Ha
scritto “The Politically Incorrect Guide to Islam (and the
Crusades)” e “The Truth About
Muhammad”. Il suo ultimo libro è “Religion
of Peace?”
Fonti:
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Middle East,” Foundation for the Defense of Democracies, December
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http://www.defenddemocracy.org/publications/publications_show.htm?doc_id=155713.
66.
Middle East Media Research Institute (MEMRI), “Friday Sermons in
Saudi Mosques: Review and Analysis,” MEMRI Special Report No.
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September 26, 2002. www.memri.org. This sermon is undated, but it
recently appeared on the Saudi website www.alminbar.net.
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different,” Reuters, March 17, 2008.
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This sermon is undated. Like the others quoted here, it was posted at
the Saudi website Al-Minbar (www.alminbar.net).
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Antioch Grégoire III Laham by Gianni Valente, 30 Days, April 2006.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.29 Le Jihad in Asia e in Africa

2.29 Le Jihad in Asia e in Africa

Sura 9 Versetto 29
 
Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura (Ebrei e Cristiani), che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
 
Sura 9 Versetto 5
 
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada.
L’Islam ha massacrato più di 300 milioni di persone (non stiamo esagerando), tra cui indù, buddisti, animisti, pagani, cristiani, ebrei e zoroastriani. Intanto, nei suoi 1400 anni di storia, I maomettani hanno ridotto circa 300 milioni di persone in schiavitù. Questa non è storia vecchia, è un massacro che sta continuando su vari fronti in tutto il mondo.
Asia
Jihad in Afghanistan (maomettani contro indù e Sikhs)
Le pulizie etniche in Afghanistan sono iniziate nel 1992, quando il regime fondamentalista dei Mujahadeens è arrivato al potere e ha sfollato decine di migliaia di indù e di Sikh da Kabul, costringendoli a pagare un riscatto pur di poter scappare in Pakistan.
Jihad in Iran (maomettani contro cristiani e zorastriani)
Fonti:
1. http://www.holycrime.com/CrimeFlog24.asp
2. Mary Boyce, Zoroastrians: Their Religious Beliefs and Practices, London, 1979, 2001, and .A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), Lanham, Maryland, 1989; During the initial jihad conquest of Persia, for example, 40,000 Zoroastrians were killed defending the royal city of Istakhr, where the religious library was housed.
3. Boyce, A Persian Stronghold of Zoroastrianism, pp. 7-8;
Jihad in Cecenia e in Dagestan
Durante l’Agosto e il Settembre del 1999, Shamil Basayev (in combutta col saudita Khattab, comandante dei Mujahedeen) ha guidato due armate composte da Ceceni, Dagestani, Arabi e Kazaki dalla Cecenia al Dagestan. Il loro scopo era aiutare i separatisti ceceni che stavano attaccando le forze russe nei villaggi di Kadar, Karamakhi e Chabanmakhi. Nel Settembre 1999, i militanti erano stati sconfitti e ricacciati in Cecenia. Diverse centinaia di persone sono cadute nel conflitto: l’esercito Russo riporta 279 caduti e circa 900 feriti.
Fonti:
http://www.ceri-sciencespo.com/publica/cemoti/textes38/roshchin.pdf
Jihad in Armenia
Situazione odierna:
L’Armenia non riesce a mantenere tassi di natalità sostenibili, anche per colpa della mancanza di supporto da parte dell’Europa e della pressione da parte dei maomettani turchi.
Jihad in Turchia
Esempio:
Si può dire che il genocidio degli elleni non sia mai finito, dato che i pochi sopravvissuti in territorio turco vengono ancora perseguitati, specialmente a Costantinopoli e a Imvros. Ad esempio, nel 1999 un bambino greco di sei anni è stato bruciato vivo dai turchi di Imvros. Il patriarcato ortodosso a Costantinopoli, l’equivalente ortodosso del Vaticano, viene attaccato spesso dai maomettani. Il trattato di Losanna, che dovrebbe garantire i diritti dei pochi sopravvissuti al genocidio, viene ignorato continuamente. I turchi invadono continuamente lo spazio marittimo e aereo dei greci, come atto di prepotenza. Se fosse per i turchi, i greci non avrebbero neanche diritto a vivere.

 

Jihad in Iraq (maomettani contro cristiani ed ebrei)
Attacchi contro le chiese in Iraq (2004-2008)
Il primo attentato contro una chiesa è avvenuto nel 26 Giugno del 2004, tra l’indifferenza generale. Due attentatori su una Opel hanno lanciato una granata contro la chiesa del Santo Spirito, a Mosul. Cinque settimane dopo, il primo Agosto del 2004, vari attentatori hanno attaccato cinque chiese, di cui quattro a Baghdad e una a Mosul. Dal 26 Giugno 2004 al 6 Gennaio 2008 sono state attaccate 52 chiese.
Fonti:
1. http://www.krg.org/articles/detail.asp?smap=02010200&lngnr=12&asnr=&anr=24003&rnr=73
2. http://www.danielpipes.org/article/161
Jihad in India (maomettani contro indù)
Fonti:
1.
http://www.rediff.com/news/1999/feb/12rajee1.htm The Rediff
Interview/ Francois Gautier
2.
http://www.geocities.com/prakashjm45/contratoihb.html
3.
http://www.geocities.com/prakashjm45/toi_gfis.html
4.
http://www.geocities.com/prakashjm45/faa.html
5.
http://www.geocities.com/prakashjm45/contratoihb.html#omg
6.
http://www.geocities.com/prakashjm45/
7.
http://www.mumbai-central.com/nukkad/aug2002/msg00168.html
http://islamicterrorism.wordpress.com/2008/04/18/prophet-muhammad-on-holy-war-against-al-hind-india/
 
Jihad in Pakistan (maomettani contro indù and cristiani)
Il Pakistan è uno dei molti paesi asiatici dove la maggioranza maomettana compie il genocidio verso le minoranze non maomettane. In Pakistan, la distruzione dei templi indù e delle chiese è un atto quotidiano.
Fonti:
http://www.unhcr.org/refworld/publisher,HRW,,PAK,3ae6a7d58,0.html
http://india_reFonti.tripod.com/pakistan.html
a.
According to Discover the Working Child, “On some [brick-kiln] sites as many as 14 children for every 10 adults have been found working,” p. 16.
b.
Human Rights Commission of Pakistan, Bonded Labour in the Brick-kiln Industry of Pakistan, p. 2.
c.
Religious minorities in Pakistan (indù, cristiani, Ahmadis, and Parsis) constitute less than 5 percent of the total population.
d.
Human Rights Watch interview, Lahore, November 1993.
10.
The exchange rate for Pakistani rupees [currency] at the time of publication was U.S. $1= Rs.30.
e.
Human Rights Watch interview, brick-kiln near Kasur, October 1993.
f.
Human Rights Watch interview, Lahore, October 1993.
g.
Human Rights Watch interview, brick-kiln on the outskirts of Lahore, October 1993.
h.
Human Rights Watch interview, brick-kiln on the outskirts of Lahore, October 1993.
Jihad contro gli indù del Kashmir (Genocidio e guerriglia demografica)
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6.
http://www.iakf.org/main/index.php?module=article&view=173

7. http://islamicterrorism.wordpress.com/2008/06/21/190190-the-day-when-kashmiri-pandits-fled-islamic-terror/

Jihad in Bangladesh (maomettani contro indù)
Il Bangladesh ha una popolazione di circa 120 milioni, di cui quasi l’88 per cento maomettana.
Esempi:
La HRCBM, un’organizzazione di Santa Clara che investiga sulle violazioni dei diritti umani nel Bangladesh, ha riportato alcuni degli attacchi contro gli indù avvenuti nel 2000:
Il 29 Marzo del 2000, Malarani Roy è stata rapita da una banda di maomettani dal suo villaggio di Karagola, picchiata e violentata. La polizia locale si è rifiutata di aprire un’investigazione. Il 26 Giugno, una banda di maomettani ha intimato a Smriti Rani Saha della città di Sirajganj ad emigrare in India. Al suo rifiuto, è stata rapita, violentata e uccisa. Il 28 Maggio, Debasish Saha della città di Poradaha è stata fucilata da una banda di maomettani. Il 4 Giugno, Mayaram Tripura del villaggio di Balipara è stata fucilata dai maomettani locali. Il 6 Ottobre del 2000, i maomettani hanno offerto namaaz alla moschea del Gajipur Jama, si sono recati al templio indù della dea Kali, hanno distrutto il puja pandal, abbattuto le statue e saccheggiato i negozi degli abitanti di fede
indù.
 Jihad nella Thailandia del sud (maomettani contro buddisti)
Aree:
Pattani, Yala, Narathiwat and Songkhla
Jihad nelle Filippine del sud (maomettani contro cristiani)
Aree:
Mindanao and Sulu-arkipelet, Basilan, Sulu and Tawi-Tawi.
Jihad a Timor Est(maomettani contro cristiani)
I maomettani indonesiani hanno massacrato un terzo della popolazione locale, dato che avevano abbracciato la fede cattolica.
Jihad in Indonesia (maomettani contro cristiani)
In Indonesia ci sono vari conflitti a sfondo religioso in cui la minoranza cristiana è a rischio di estinzione.
Jihad nello Xinjiang, Cina orientale (maomettani contro Buddisti)
I maomettani di etnia Uighur hanno lottato per decenni contro il dominio cinese. Il partito islamico del Turkestan vuole fondare una repubblica maomettana per ospitare gli Uighur. I media occidentali hanno deprecato le azioni del governo cinese contro i “poveri ribelli”
Africa
Jihad in Egitto
Jihad contro Copti.
L’Egitto sostiene la Jihad del Sudan e vede un Sudan maomettano come un possibile alleato durante un conflitto futuro contro l’Etiopia.
Jihad in Marocco, Algeria, Tunisia Libia[1]
In Marocco, Algeria e in Libia il cristianesimo si è estinto causa secoli di genocidi, persecuzioni e dhimmitude. L’ebraismo è sopravvissuto a stento [1].
Le Jihad a sfondo razziale (arabizzazioni) sono ancora in corso. Ad esempio, in Libia ci sono attacchi continui contro gli africani di pelle nera. Durante uno di tali attentati, un diplomatico del Chad è stato appeso a un palo e lasciato al ludibrio della folla [2].
Fonti:
1.
http://www.danielpipes.org/article/161
2.
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Kenya
http://www.danielpipes.org/comments/118346
Jihad in Sudan (maomettani contro cristiani ed animisti)
http://www.danielpipes.org/article/5325
http://www.danielpipes.org/blog/comments/109331
http://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_brotherhood#cite_note-59
Fin da quando il Sudan è caduto sotto il dominio maomettano negli anni ’80, ci sono stati un milione e mezzo di cristiani e animisti che hanno subito attacchi, omicidi e privazioni.
Jihad in Nigeria
In ogni paese dove i maomettani comandano, i cristiani vengono assaliti e uccisi. Uno di tali attacchi è avvenuto in Nigeria nel 1967, quando gli Ibos di fede cristiana, molto più operosi e avanzati dei loro sovrani maomettani, si sono ribellati e hanno dichiarato l’indipendenza del Biafra, anche come reazione ai massacri a cui venivano sottoposti dai maomettani in tutta la Nigeria. Il mondo occidentale non ha fatto nulla per aiutare gli Ibo, neanche quando i maomettani usavano aeroplani dell’aviazione egiziana per bombardare i loro villaggi. Solo due nazioni al mondo riconobbero il Biafra: Israele e Ghana (Kwame Nkrumah, Osagyefo, non ne sapeva niente di economia ma conosceva bene l’Islam).
Nel 1969, il leader del Biafra, Colonnello Ojukwu, faceva la sua famosa dichiarazione di Ahiara in cui spiegava come il conflitto fosse motivato dalla difesa dei cristiani nigeriani contro la Jihad maomettana condotta dalla giunta militare che aveva rubato le ricchezze petrolifere nigeriane.
Il mondo occidentale non ha mai fatto niente per aiutare il Biafra nella sua lotta per la sopravvivenza contro la Jihad.
Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ijaw
http://en.wikipedia.org/wiki/Niger_Delta_conflicts
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Costa d’Avorio e in Togo
I cristiani ivoriani e togolesi sono sotto assalto. Quelli che possono, stanno scappando dalla minaccia maomettana.
Jihad razziale contro i neri in Mali e in Mauritania (Arabizzazione)
In Mali e in Mauritania gli africani di pelle nera sono trattati come schiavi, ma la Lega Araba non fa sentire neanche una sillaba di protesta nonostante entrambi i paesi ne siano membri.
I maomettani di pelle nera e di etnia non araba vengono uccisi e rapinati del bestiame e del territorio. I sopravvissuti riportano che i loro assassini erano in cerca di africani di pelle nera da uccidere. Ci sono milioni di episodi simili in Darfur e in Sudan, ma i media occidentali non ne parlano mai.
Ci si può chiedere come mai ci sia così tanta paura di dire la verità riguardo a una religione che fa da paravento per un’ideologia di supremazia razziale araba.
Fonti:
http://www.mail-archive.com/osint@yahoogroups.com/msg31648.html
Jihad in Etiopia
Cristiani 60.8%
Maomettani 32.8% (censimento del 1994)
La guerriglia demografica (aumento esponenziale della popolazione maomettana) e le pretese dei maomettani stanno cambiando la natura dello stato etiope.
Ci sono Jihad anche in questi paesi:
  • Uzbekistan
  • Tajikistan
  • Eritrea
  • Tanzania
  • Chad
  • Angola
  • Giordania
  • Emirati Arabi
  • Qatar
  • Nepal
  • Maldive
  • Australia
  • Argentina
 … e in tutti i luoghi del mondo in cui i maomettani seguono i precetti della loro religione:
“Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. ” 
 Corano Sura 9:29
Genocidi jihaidsti contro i cristiani
Per una lista più completa, si veda:
www.aina.org.

2.30 Lista generale degli attacchi terroristici jihadisti

Nessun media europeo cerca di tenere conto degli attacchi terroristici jihadisti. C’è un sito che sta cercando di svolgere tale compito:
I maomettani hanno compiuto più di 13.000 attacchi terroristici fin dall’11 Settembre (stiamo scrivendo nel Maggio 2009). Ecco una breve lista:
Lista parziale degli attacchi terroristici maomettani nello spazio di 2 mesi, dal 22/08/2008 al 20/10/2008

 

Data
Paese
Città
Morti
Feriti
Descrizione
10/20/2008 Afghanistan Kunduz 7 0 Sette persone di cui cinque bambini uccisi da un kamikaze Fedayeen.
10/20/2008 Somalia Hudur 1 0 Un volontario UNICEF fucilato dai fondamentalisti.
10/20/2008 Thailandia Narathiwat 2 6 I maomettani sparano su un camion di ritorno da un evento sportivo, uccidendo due passeggeri.
10/20/2008 Afghanistan Kabul 1 0 Una volontaria fucilata dai Sunniti perchè temevano che stesse predicando la fede cristiana.
10/19/2008 Thailandia Pattani 1 1 Maomettani sparano su una casa uccidendo un neonato.
10/19/2008 Thailandia Yala 1 0 Un raccoglitore di gomma sessantenne ucciso dai militanti maomettani.
10/19/2008 Pakistan Khyber 1 1 Una donna uccisa da una bomba piazzata dai maomettani in un mercato.
10/19/2008 Pakistan Swat 1 0 Un’imboscata talebana lascia un morto tra i soldati.
10/19/2008 Iraq Baghdad 2 15 Attentatori Mujahideen uccidono due civili.
10/19/2008 Iraq Balad 5 3 Attentatori di al-Qaeda fanno fuoco su una casa uccidendo cinque persone.
10/18/2008 Ingushetia Muzhichi 2 5 Militanti maomettani uccidono due soldati locali in un’imboscata.
10/18/2008 Afghanistan Kandahar 2 0 Padre e figlio uccisi dai Sunniti davani a una moschea.
10/18/2008 Thailand Pattani 1 2 Maomettani sparano su una famiglia, uccidendo il padre e ferendo moglie e figlio di cinque anni.
10/18/2008 Thailand Narathiwat 1 0 Un giovane operaio viene ucciso dai Mujahideen.
10/18/2008 Iraq Samarra 11 0 Undici iracheni rapiti l’anno prima vengono ritrovati in una fossa comune.
10/18/2008 Iraq Baquba 1 4 Una donna uccisa e quattro parenti feriti da una bomba dei Mujhideen.
10/17/2008 Iraq Baghdad 3 7 I maomettani fanno esplodere una bomba davanti a una moschea uccidendo tre civili.
10/17/2008 Iraq Kut 1 0 I fondamentalisti sparano e uccidono una donna perchè incinta ma non sposata.
10/17/2008 India Jaipur 0 1 Un maomettano tradizionalista brucia viva una bambina di undici ann per avere indossato rossetto e abiti considerati inappropriati.
10/16/2008 Algeria Algiers 1 0 Un ragazzino viene rapito e decapitato dai maomettani integralisti.
10/16/2008 Afghanistan Maiwand 31 0 I Talebani fermano un autobus e decapitano i 31 passeggeri dopo averli fucilati.
10/16/2008 Pakistan Swat 5 15 Un’autobomba Fedayeen uccide cinque pakistani in una stazione di polizia.
10/16/2008 Afghanistan Paktika 1 0 Un poliziotto fanatico uccide un soldato americano durante un’imboscata.
10/16/2008 Pakistan Miranshah 1 0 Un rifugiato afgano viene decapitato dai Talebani.
10/16/2008 Iraq Buhriz 1 1 I Mujahideen uccidono un pastore di sei anni e ne feriscono un altro.
10/15/2008 Giordania Amman 1 0 Un maomettano spara alla sua figlia sedicenne perchè pensa che abbia avuto rapporti sessuali.
10/15/2008 Iraq Karbala 22 0 Viene scoperta una fossa comune contenente i resti di 22 pastori.
10/15/2008 Iraq Baghdad 7 18 Una bomba e un attacco di mortaio da parte dei Mujahideen in una moschea uccidono sette civili.
10/15/2008 Afghanistan Lashkar
Gah
6 0 Sei poliziotti locali vengono uccisi durante un’imboscata da parte dei Talebani.
10/15/2008 Pakistan Swat 2 0 I Talebani uccidono marito e moglie in un’abitazione locale.
10/15/2008 Pakistan Swat 3 0 Tre persone, di cui due fratelli, uccisi durante una sparatoria contro i Jihadisti.
10/15/2008 Algeria Setif 3 2 I fondamentalisti uccidono tre guardie locali durante un’attentato.
10/14/2008 Filippine North
Cotabato
1 0 I maomettani attaccano un villaggio cristiano, uccidendo un civile e sfollando molti altri.
10/14/2008 Afghanistan Uruzgan 9 6 Due bambini tra le vittime di un attentato talebano contro un autobus.
10/14/2008 Afghanistan Kandahar 1 0 Gli estremisti assassinano un impiegato statale che si occupava dell’aiuto alle vedove di guerra.
10/14/2008 Pakistan Kabal 1 0 I Sunniti rapiscono, torturano e decapitano un soldato locale.
10/14/2008 India Poonch 2 0 I Mujahideen uccidono due soldati locali durante due imboscate.
10/14/2008 Somalia Mogadishu 1 0 I maomettani assassinano il guidatore di un gruppo di volontari.
10/13/2008 Pakistan Darra
Adam Khel
1 4 Un missile lanciato dai Sunniti uccide un agente di sicurezza locale.
10/13/2008 Pakistan Murid
Wal
1 0 Un giovane viene costretto a uccidere sua madre dato che si rifiutava di interrompere una relazione considerata “illecita”: delitto d’onore.
10/13/2008 Somalia Mogadishu 2 23 Due membri della missione African Union vengono uccisi durante un attacco.
10/13/2008 Afghanistan Ghazni 6 2 Gli estremisti religiosi uccidono sei civili con un’autobomba.
10/12/2008 Iraq Baghdad 9 11 Un’autobomba degli Jihadisti lascia nove vittime civili.
10/12/2008 Iraq Mosul 1 1 Un negoziante cristiano viene fucilato dai maomettani nel suo negozio di articoli musicali.
10/12/2008 Iraq Mosul 5 11 I Mujahideen
uccidono cinque iracheni.
10/12/2008 Afghanistan Khost 2 3 Una donna e suo figlio sono tra le vittime dei missili sparati dai Talebani sulle case.
10/12/2008 Pakistan Khyber 3 0 Tre uomini fucilati dai fanatici maomettani.
10/12/2008 Somalia Kismayo 1 0 I maomettani fucilano un uomo appena rilasciato dalla prigione.
10/12/2008 Thailand Pattani 1 0 I maomettani fucilano un uomo di fronte a sua figlia di otto anni.
10/11/2008 Iraq Mosul 3 0 Si rirovano i corpi di tre cristiani rapiti dai maomettani.
10/11/2008 Filippine Sultan
Kudarat
5 5 I maomettani attaccano un villaggio cristiano, uccidendo cinque civili e rapendone due per usarli come scudi umani.
10/11/2008 Pakistan Mailsi 1 0 Un uomo viene torturato e ucciso dal figlio della sua fidanzata per aver avuto una “relazione illecita”
10/10/2008 Afghanistan Khost 2 3 Due persone uccise da un kamikaze Talebano.
10/10/2008 Iraq Mosul 2 0 Due cristiani fucilati dai maomettani in un posto di blocco.
10/10/2008 Pakistan Charbagh 1 0 I Sunniti bruciano due scuole femminili e uccidono un civile.
10/10/2008 Iraq Mosul 39 53 I Mujahideen uccidono circa quaranta iracheni con due autobombe.
10/10/2008 Iraq Baghdad 12 26 Attentatori jihadisti uccidono dodici iracheni in un centro commerciale.
10/10/2008 Pakistan Orakzai 82 160 Un attentatore Fedayeen uccide circa ottanta persone durante un meeting tribale.
10/9/2008 Pakistan Islamabad 10 21 Dieci persone uccise da una bomba dei Mujahideen, tra cui quattro studentesse.
10/9/2008 Iraq Tal
Afar
2 3 I Mujahideen fanno saltare un ristorante, uccidendo due clienti.
10/9/2008 Iraq Habaniya 3 8 Un kamikaze uccide tre iracheni.
10/9/2008 Pakistan Bajaur 4 0 Quattro capi tribali vengono rapiti e decapitati in nome di Allah.
10/9/2008 Afghanistan Uruzgan 6 9 Una sparatoria causata dai maomettani lascia donne e bambini come vittime.
10/9/2008 Iraq Udhaim 4 5 Due bambini tra le vittime delle bombe degli Jihadisti.
10/8/2008 Iraq Baquba 10 19 Una donna Fedayeen uccide dieci iracheni davanti a un tribunale.
10/8/2008 Iraq Mosul 2 0 I maomettani uccidono due cristiani in due attacchi.
10/8/2008 Libano Ain
al-Helweh
1 0 I fondamentalisti fucilano un attivista di Fatah.
10/7/2008 Thailandia Narathiwat 1 1 I maomettani uccidono un camionista e feriscono gravemente suo figlio.
10/7/2008 Somalia Beledweyne 1 0 I miliziani maomettani uccidono un civile in un mercato.
10/7/2008 Algeria M’sila 2 0 Un maggiore dell’esercito viene ucciso da una bomba lasciata dai maomettani sul corpo di un militare.
10/7/2008 Iraq Mosul 1 0 I maomettani uccidono il proprietario cristiano di una farmacia.
10/7/2008 Iraq Mosul 2 0 Due cristiani, padre e figlio, vengono fucilati dagli attivisti della “Religione di Pace”.
10/6/2008 Somalia Mogadishu 17 35 Vari bambini tra le diciassette vittime di una bomba di mortaio scagliata su un mercato di al-Shabab.
10/6/2008 Somalia Merka 1 2 I maomettani attaccano un veicolo che trasportava aiuti umanitari, uccidendo un volontario.
Purtroppo questa è solo la punta dell’iceberg. Ci sono centinaia di attacchi al giorno, in tutto il mondo. Nessuno ne parlerà mai.

Teste di minchia parte 8 – Come avere una discussione con un maomettano

Cari amici, oggi vi spiegherò come avere un dialogo corretto, tranquillo e soprattutto civile con uno dei nostri amici maomettani. Buona lettura.

Inizia il dibattito

Maomettano: L’Islam è una religione di pace, l’Islam condanna il terrorismo, rispetta le donne, rispetta cristiani e atei. L’Islam è il futuro d’Europa, tutto quello che si dice di male dell’Islam è propaganda razzista! La Shari’ah è bellissima!

Infedele: I paesi maomettani sono dei cessi, delle dittature mostruose. E poi, se l’Islam e la Shari’ah sono così belli cosa ci fai qui?

 
Maomettano: I dittatori e i terroristi sono pochi fanatici isolati che non hanno capito niente del vero Islam! E poi, tutte le cose cattive che si dicono su di noi sono false! Perchè i gionalisti sono tutti razzisti!
Infedele: OK, eccoti questo verso del Corano in cui si ordina di ammazzare, rapinare, decapitare e stuprare gli infedeli.
Maomettano: E’ un versetto preso fuori dal contesto!
Infedele: OK, eccoti il contesto con tutta la Sura. Come vedi, adesso è ancora peggio.
Maomettano: La traduzione è sbagliata! Non è quella ufficiale! E poi, non puoi capire il Corano se non lo studi in Arabo!
Infedele: Primo, ci sono varie traduzioni, e dicono tutte più o meno la stessa cosa. Secondo, se il Corano è la verità universale come mai lo si può capire solo in Arabo? Se è per questo, la maggior parte dei musulmani non parla l’arabo…
Maomettano: Guardati questo video e capirai tutto! (Linka a un video di Youtube di propaganda maomettana)
Infedele: Quel video è propaganda di quella ridicola, si limita a dire che l’Islam è bello e giusto senza spiegare niente.

Maomettano: Dimmi la verità, sei un ebreo, vero?

Infedele: No, proprio no. E poi che minchia c’entra? Stiamo parlando dell’Islam…

Maomettano: Non sai niente dell’Islam! L’Islam conquisterà l’Europa!Infedele: Conosco l’Islam meglio di te.

Maomettano: Leggiti il Corano in Arabo e capirai tutto! Tu non hai capito niente dell’Islam! Sei un RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA! NAZISTA! RAZZISTA! FASCIO DI MERDA!

Infedele: Minchia, questo è impazzito del tutto. Meglio se scappo.

 

Maomettano: Troppo tardi infedele! Pagherai per le tue offese! ALLAH AKBAAAAAAAR!

Ecco, questa è la tipica situazione con cui ci si trova ad avere a che fare quando si cerca di discutere con i nostri amici maomettani. Ovviamente questo dipende dalla forza politica dell’Islam nel luogo in cui avviene la discussione. In Europa, probabilmente il maomettano dirà “Scusa, non parlo bene lingua, non posso spiegare bene ma Islam bello e pacifico“. Nel frattempo il maomettano si segnerà il tuo nome e la tua faccia per catalogarti come persona da mettere al muro al momento della presa del potere. In un posto dove i maomettani hanno la maggioranza, si andrà direttamente all’ultima vignetta. Il mio consiglio: evitare di discutere con maomettani, a meno che non si parli di pizza e di calcio. E’ meglio non farsi schedare finché possibile.

Inoltre, i maomettani hanno imparato che per un europeo l’accusa di razzismo è una cosa orribile che causa grande sofferenza, anche quando è del tutto immotivata. Quando un maomettano o un filo-islamico si rende conto di non potere rispondere dato che ha torto, si metterà a urlare: “RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA!“, nella speranza di zittire l’interlocutore. A questo punto basta rispondere: “No, l’Islam è una religione, non una razza. Io non sono razzista“. Ovviamente lui non capirà niente e continuerà a strillare, ma avrete ottenuto ragione di fronte agli spettatori (almeno quelli calmi e razionali). Anche se molti non diranno niente, sarà lui ad avere fatto la figura del pazzo isterico. La maggior parte di quelli che vengono a criticare mi dicono “questo blog è razzista“, dimostrando di non avere capito una minchia. In tal caso ban e cancellazione, nessuno mi paga per moderare il blog e nessuno gli ha ordinato di venire qui a scassare il cazzo.Il problema è che molti italiani sono cagasotto di professione, portati a dare automaticamente ragione alle persone violente e pericolose nella speranza di non farsi pestare. Riguardo a questo non si può fare nulla.

Memento per chi voglia discutere con un maomettano