2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita


2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita

L’ Arabia Saudita ha finanziato i terroristi per anni. Ad esempio, ha finanziato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) negli anni ’70 e ’80, quando l’OLP era attiva come organizzazione terroristica. Si dice che i sauditi non finanziano il terrorismo, ma le cause del terrorismo. A partire dagli attacchi del 11 Settembre, in cui la maggioranza dei dirottatori erano sauditi, gli USA hanno fatto pressione sul governo saudita per controllare i destinatari dei finanziamenti sauditi.
Secondo i dati ufficiali, i sauditi hanno finanziato oltre 1500 moschee, 202 collegi, 210 centri islamici e quasi 2000 scuole islamiche in tutti i paesi non islamici, che siano in Europa, America, Asia o Australia. I sauditi hanno finanziato i centri islamici wahabiti in:
  • Austria
  • Gran Bretagna
  • Francia
  • Spagna
  • Italia
  • Germania
  • Paesi Bassi
  • Belgio
  • Svezia
  • Danimarca
  • Norvegia
  • Svizzera
  • Russia
  • USA
  • Australia
e persino in alcuni paesi islamici come Turchia, Marocco, Indonesia, Malesia e Djibuti. E’ noto che le ambasciate saudite paghino uno stipendio agli imam wahabiti locali, che varia dai mille ai 40.000 dollari annuali a seconda del posto. I sauditi non danno niente per niente, e pretendono che le istituzioni che ricevono fondi predichino la versione fondamentalista wahabita dell’Islam.
L’Arabia Saudita e gli altri paesi arabi hanno diffuso il Wahabismo e le forme rigide di Salafismo in tutto il mondo. L’Arabia ha speso più di 87 miliardi di dollari negli ultimi due decenni per fare propaganda a favore del Wahabismo, da loro definito come il “vero Islam”[15]. La maggioranza di questi fondi vanno verso la costruzione e il mantenimento di migliaia di moschee, madrasse (scuole coraniche) e centri culturali islamici in tutto il mondo. Queste istituzioni sono sempre gestite da imam allineati alle posizioni saudite.
Nel mondo arabo, in Asia e in estremo Oriente, le istituzioni islamiche e i lavoratori islamici hanno ricevuto finanziamenti sauditi (di solito da parte di fondazioni o di donazioni private) per introdurre il Wahabismo nelle società musulmane. Prima di continuare con i sauditi, cerchiamo di chiarificare alcuni principi e definizioni.
Ci sono quattro scuole di legge islamica: Hanafi, Shafi’I, Maliki e Hanbali. La maggioranza dei Wahhabiti e dei Salafiti appartiene alla scuola Hanbali.
Gli occidentali e i cosiddetti “islamici moderati” hanno deciso di chiamare la versione saudita dell’Islam come Wahabismo, teofascismo sunnita o Salafismo conservatore. L’ideologia di al al-Qaeda può essere definita Salafi-Jihadi (al-Salafiyya al-jihadiyya) o Salafismo Jihadista. I Wahhabiti e gli altri islamici fondamentalisti non accettano questa definizione e preferiscono definirsi Muwahiddun (Muwahidoon) o “Ahl at-Tawheed.”.
Il Wahhabismo è una interpretazione fondamentalista dell’Islam a opera di Muhammad ibn Abd-al-Wahhab, uno studioso ottocentesco arabo, che sosteneva un ritorno alle pratiche delle prime tre generazioni della storia islamica. In breve, l’ideologia Wahhabita insegna che i musulmani devono rifiutare tutte le idee e le pratiche non musulmane, incluse quelle politiche. La forma più severa del Wahhabismo insegna che i musulmani devono opporsi agli infedeli da tutti i punti di vista e odiarli per la loro religione, in nome di Allah, oltre a considerare la democrazia come responsabile per tutte le guerre del ventesimo secolo.[1]
Il Wahhabismo è la forma dell’Islam che domina in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in altre regioni del mondo. Il Wahhabismo viene considerato una setta o una ramificazione dell’Islam, anche se i suoi sostenitori rifiutano tali attribuzioni. L’influenza del Wahhabismo è cresciuta in tutto il mondo islamico a causa del potere e della ricchezza dei paesi del Golfo Persico. I termini Wahhabismo e Salafismo sono sinonimi, anche se alcuni dicono che il secondo sia una forma ancora più fondamentalista del primo.[2]
Le origini del Wahhabismo e del Salafismo sono distinte – il primo è una forma rigida dell’Islam che rifiuta le influenze moderne, mentre il secondo è leggermente più flessibile. Entrambi rifiutano le interpretazioni moderne dell’Islam moderato e promuovono le interpretazioni più antiche e più fondamentaliste. I due movimenti si sono influenzati a vicenda dopo che il sovrano saudita Faisal
ha abbracciato il pan-islamismo salafita e ha causato il mischiarsi delle ideologie di ibn Abd al-Wahhab riguardo a tawhid, shirk e bid‘ah, e le interpretazioni Salafite delle hadith (i racconti di Maometto).
Il Salafismo differisce dai movimenti islamici fondamentalisti degli anni ’70 e ’80 in quanto i salafiti non rifiutano solo le ideologie moderne come il socialismo o il capitalismo, ma anche i concetti moderni occidentali di economia, costituzione, partiti politici, rivoluzione e giustizia sociale. I salafiti sono tenuti a non impegnarsi in attività occidentali come la politica, nemmeno dal punto di vista islamico, e devono impegnarsi solo nelle attività tradizionali islamiche come la Dawah (attività missionaria) [3]. Per i salafiti solo la Sharia è accettabile, non uno stato o un partito politico con connotazioni islamiche.
Secondo la prospettiva salafita, la storia inizia col Profeta Muhammad, di cui si considerano i seguaci diretti. I salafiti vogliono emulare le gesta delle prime tre generazioni di musulmani (dette Salaf), e considerano tutti gli studiosi islamici successivi come dei rammentatori. Per loro, gli studiosi moderni devono solo insegnare e ricordare agli altri le istruzioni dei seguaci originali dell’Islam.  Alcuni salafiti credono che la Jihad violenta sia permessa, se condotta contro infedeli stranieri che stanno occupando un territorio musulmano, ma non contro i governi islamici. Per loro i governi islamici devono essere riformati e non distrutti, dato che la guerra civile (fitna) è proibita. (Salman al-Auda)
Secondo altri salafiti la Jihad violenta contro i governi oppressivi è permessa e incoraggiata, anche se quei governi affermano di seguire l’Islam. Uno dei sostenitori più ferventi di questa impostazione è l’egiziano Sayyed Qutb, membro della Muslim Brotherhood. Dopo che la Egyptian Brotherhood ha assassinato il governatore egiziano, la Brotherhood è stata soppressa e Qutb incarcerato. Altri salafiti incoraggiano i credenti a sostenere lo stato, e a diffondere il salafismo tramite mezzi non violenti. (Rabe’ al-Madkhali)
Negli ultimi anni la versione jihadista del salafismo di Al-Qaeda ha ricevuto parecchia attenzione, dato che sostiene l’uccisione di civili disarmati e la rivolta violenta contro i governi e i movimenti musulmani, anche i sauditi o la Muslim Brotherhood. C’è un dibattito interno tra i sostenitori dei vari metodi di riforma, a partire dai jihadisti salafiti fino a quelli più pacifici. In ogni caso, i vari gruppi di salafiti si detestano a vicenda e negano la legittimità degli altri gruppi.
Ci sono una miriade di definizioni, decisamente confusionarie per la persona che non ha studiato queste cose. La cosa importante è che gli apologeti dell’Islam cercano di manipolare i politici e i media occidentali in modo da non fare prendere sul serio la minaccia del Salafismo.
Attivismo salafita e organizzazioni informali
Per capire il ruolo dei salafiti nella radicalizzazione delle comunità musulmane in Europa, bisogna studiare come si comporti nel mondo arabo. A differenza di altre organizzazioni più formali, il salafismo non ha una gerarchia definita, ma una struttura senza centro e molto divisa. Ci sono vari gruppi guidati da sceicchi o studiosi con vari gradi di conoscenza delle scritture islamiche, di solito in aperta competizione tra loro riguardo all’interpretazione corretta del Salaf, la via del vero islamico. Esiste solo una gerarchia informale basata sulla reputazione dei vari sceicchi e studiosi, e sulla loro conoscenza. Il fatto che ci siano tanti sceicchi porta a non avere un’elite o una classe dirigente ben definita. Questa struttura a celle decentralizzate, in cui chiunque con la giusta conoscenza religiosa può prendere il comando di un gruppo, spiega come mai gli sia stato così facile creare gruppi e celle autonome in tutta Europa, senza il bisogno di un’autorità centrale che coordini o dia ordini.
L’attivismo salafita funziona tramite reti di conoscenze, le stesse reti che hanno permesso la trasmissione degli insegnamenti islamici durante i secoli e che si sono rivelate estremamente efficaci nel creare un’identità comune tra musulmani. Questi gruppi di persone vengono tenuti insieme tramite le relazioni personali e tramite la comunanza di fede e credenze. I salafiti giordani hanno detto che l’esempio dei loro amici personali è stato un fattore cruciale nella loro conversione al salafismo. Il processo di reclutamento avviene di solito tramite una discussione sull’Islam tra amici devoti e praticanti. I salafiti amano discutere della loro religione con i loro amici personali, convincendoli a radicalizzarsi. In molti casi, un’intera comitiva di amici decideva di convertirsi, dato che erano stati esposti tutti alle stesse idee, lezioni e discorsi. Il fatto di essere un gruppo di amici, oltre che di seguaci della stessa religione, li rende uniti e solidali tra loro, dando molte difficoltà a quelli che provano a sorvegliarli.
Apologeti islamici e Wahhabismo
Secondo gli apologeti islamici, il Wahhabismo è una piccola setta di fondamentalisti pazzi e malvagi, isolati in Arabia Saudita e seguita solo da al-Qaeda e dai Talebani. In verità, si trovano varie sette salafite in tutti i paesi musulmani, e sono molto influenti. Il  Wahhabismo è la forma dominante dell’Islam in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Lo si trova anche in Somalia, Algeria e Mauritania. Esiste una versione particolare del Salafismo (Ahle Hadith) in vari paesi mediorientali e asiatici, in particolare India e Pakistan. Ci sono forme di Salafismo in Palestina, Siria e Giordania, oltre che in Turchia, Bosnia e in Kosovo.

 

Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.42 – Il processo di islamizzazione nei paesi europei

2.42 Il processo di islamizzazione nei paesi europei

 

Premessa
La presa di potere da parte dei musulmani in un paese dipende dalla percentuale di musulmani e dall’influenza dei musulmani militanti sul resto della popolazione musulmana. La crescita della percentuale di musulmani o del numero di militanti (anche nei posti dove i musulmani sono una minoranza) porta la politica della nazione verso un percorso stabilito. Ci potrebbe anche essere un processo di assimilazione culturale, ma finora non è mai successo.
Serve una teoria che descriva e spieghi i cambiamenti delle politiche in un paese al crescere della minoranza musulmana o dell’influenza dei militanti, sempre che il paese non si opponga all’islamizzazione. Esiste una versione preliminare di tale teoria, e verrà presentata nell’articolo. Seguendo questa toria, verrà formulata un modello di politica volta a fermare e a evitare questo processo. Più avanti si forniscono i contenuti per questo modello e si descrive una politica rivolta alla preservazione dei diritti tradizionali in un paese europeo. La nostra speranza è che questa proposta politica venga discussa a fondo dai diretti interessati. I risultati di questa discussione faranno parte delle politiche che saranno adattate nei prossimi decenni allo scopo di preservare le libertà sociali.
Il processo di islamizzazione e le sue fasi
Il processo di islamizzazione sembra seguire un percorso composto da otto fasi, che descriveremo brevemente. Qui si postula che al crescere della minoranza di musulmani, i fanatici guadagnino sempre più influenza sul paese. La dottrina tradizionale islamica, riconosciuta da tutte le quattro scuole islamiche, sembra dare sostegno all’interpretazione dei fanatici estremisti. Questa è la ragione più probabile per il silenzio e la passività dei cosiddetti “musulmani moderati” che non posseggono le conoscenze teoriche per comprendere ciò che sta avvenendo. Probabilmente molti dei “moderati” sono d’accordo con gli obiettivi dei militanti, ma non ne approvano i metodi. Inoltre, è probabile che molti “moderati” abbiano semplicemente paura di esprimere le loro opinioni, dato che i fanatici godono del supporto logistico e finanziario proveniente dall’estero.
Si può fare una prognosi sulla base delle nostre conoscenze empiriche, sugli avvenimenti politici nei paesi islamici e sull’atteggiamento dei musulmani in Europa, soprattutto durante i primi cinque anni della guerra al terrorismo. Nei prossimi decenni vedremo questi cambiamenti verificarsi di fronte ai nostri stessi occhi.
a. Il punto di partenza è una società occidentale sviluppata. Vi sono pace sociale, crescita economica, livelli di crimine sopportabili e i cambiamenti nel governo dipendono dalle elezioni e dai referendum. Il numero di musulmani è scarso, la loro influenza nulla.
Esempi:
Finland
iastati baltici.
b. Nella fase iniziale il numero di musulmani è ancora molto basso, quindi le autorità tendono a ignorare le comunità musulmane. Ciò permette ai musulmani di opprimere le loro donne e le loro bambine. I comportamenti sbagliati vengono puniti con delitti d’onore camuffati da incidenti. Le comunità musulmane incoraggiano l’immigrazione dai loro paesi e adottano famiglie numerose con molti figli.

Le comunità chiedono la Shariah e il riconoscimento dei giorni di festa musulmani. Un’altra caratteristica è l’incremento del crimine diretto verso gli infedeli, ad esempio gli stupri di gruppo contro le donne non musulmane. Ad esempio, il tasso di violenze carnali causato dagli uomini musulmani in Norvegia contro le donne non musulmane è molto più alto di quello degli uomini non musulmani. Ad Oslo il tasso di violenze carnali è cinque volte quello di New York con due terzi delle violenze perpetrate dagli immigranti nonostante siano un numero ancora ridotto. Ciò non riflette solo la visione malata della sessualità della società musulmana, ma è anche una versione “ridotta” del modo di agire musulmano.

Esempi:
USA,
SveziaNorvegiaDanimarca.
c. Preparazione per la Jihad: si formano zone di controllo dove la polizia e l’amministrazione pubblica non hanno il controllo del territorio. Avvengono attacchi fisici verso poliziotti e persone opposte all’Islam. Le minacce di morte contro gli oppositori sono la norma. Ci sono atti di vandalismo e distruzione di proprietà da parte di bande influenzate dagli imam locali. Le comunità musulmane chiedono con forza la Shariah, e vi sono corti “private” dove le dispute legali vengono risolte tramite la legge islamica. Aumento dei reati ai danni del patrimonio rivolti al finanziamento di un movimento jihadista locale.
EsempiUK Paesi BassiSvezia (Malmø).
d. Inizio della Jihad: Omicidi di poliziotti e di oppositori, con un messaggio politico evidente. Apparizione di un movimento nazionale islamico organizzato. Le moschee iniziano a ritrattare la versione liberale dell’Islam che era stata diffusa durante gli stadi iniziali. Formazione di zone di controllo nelle quali i militanti chiedono la “protezione” ai residenti. Atti di estorsione anche al di fuori di queste aree. Uso frequente di tribunali islamici come sostituto per i tribunali ordinari. I gruppi di non musulmani iniziano a organizzarsi in milizie. I partiti nazionalisti prendono il potere e guadagnano influenza. I cittadini non musulmani iniziano ad emigrare in maniera significativa.
Esempi:
Francia.
e. Crescita della Jihad. Omicidi frequenti di poliziotti e di oppositori. Violenze tra gruppi di islamici e forze dell’ordine, con conflitti a fuoco occasionali. I militanti iniziano a portare apertamente le armi e a dichiarare i loro obiettivi di conquista. La versione occidentalizzata e liberale dell’Islam sparisce del tutto, dato che ormai gli islamici non hanno più bisogno di nascondersi. I militanti iniziano a fare pressione sulle moschee che predicano l’Islam moderato. Le milizie di non musulmani prendono forza e iniziano a combattere. Si forma una separazione fisica tra i gruppi religiosi. Il livello di emigrazione diventa un problema nazionale. I partiti moderati vengono soppiantati da partiti nazionalisti estremisti.
Esempi:
Thailand
ia
f. Jihad: Insurrezione. Lo stato usa i militari contro i gruppi di islamici. Viene formata una Guardia Nazionale per impedire la formazione di milizie private e per proteggere i cittadini. I movimenti islamici pretendono il diritto di dominare le aree a maggioranza musulmana. Ci sono continui rapimenti e omicidi a danni degli oppositori e dei rappresentanti dei gruppi avversari. I giovani di fede musulmana vengono reclutati a forza per combattere la Jihad. I cittadini delle zone musulmane pagano le tasse ai gruppi islamici e non allo stato. Alcuni gruppi islamici prendono le parti del governo, altri si mantengono neutrali.

Esempi:
Le Filippine

g. Guerra civile. Combattimenti su vasta scala tra i militari e i militanti islamici. Le milizie e la Guardia Nazionale combattono fianco a fianco con l’esercito regolare. Atti di terrorismo, devastazione e omicidi di massa nelle aree urbane. Separazione netta tra aree musulmane e aree non musulmane. I paesi vicini sono coinvolti nello scontro e offrono assistenza militare. Viene richiesto l’intervento della NATO.
Esempi:
Il Libano tra gli anni ’70 e ’80
Vittoria per le forze europee (A) o per l’Islam (B)

(A) Uno dei risultati possibili è la vittoria per la popolazione autoctona e la cacciata dell’Islam tradizionale, con deportazioni ed emigrazione di massa da parte dei musulmani.

(B) Una vittoria per gli islamici permetterà l’instaurazione di un governo islamico. L’Islam tradizionale sostituisce le versioni “moderate” e occidentalizzate dell’Islam, anche perché non hanno alcuna base teorica o dottrinale. Vengono approvate delle espropriazioni su vasta scala, la riduzione in schiavitù delle donne locali, lo sterminio degli infedeli e dei musulmani moderati che proveranno a proteggerli. Ci saranno massacri delle minoranze, ad esempio degli omosessuali. Verrà stabilita una dittatura musulmana senza democrazia, simile alle dittature religiose del Medio Oriente. Le leggi della Shariah saranno le basi per la nuova costituzione. Le vite dei cristiani e degli ebrei saranno poste sotto la legge della dhimmitude. Il resto della popolazione sarà eliminato a poco a poco. Il PIL calerà fino a metà del valore originale, con una crescita economica insignificante.
Discussione preliminare sulle varie fasi
Se i governi europei non proteggeranno i loro cittadini ci troveremo davanti a decenni di conflitti con i militanti islamici. E’ probabile che le fasi 2 e 3 dureranno a lungo, specialmente nei paesi che partono da una condizione di buone tradizioni democratiche, buon sistema educativo e popolazione etnicamente omogenea. Per molti anni l’Islam politico militante si diffonderà tramite mezzi non violenti, ad esempio secondo i metodi della Muslim Brotherhood. Si può contrastare la crescita dell’Islam tramite leggi e politiche, che saranno accettate a seconda di quanto la situazione sia vicina alla violenza aperta. I creduloni di sinistra e gli anti occidentali potrebbero anche decidere di ricorrere alla violenza pur di non fermare l’escalation verso la guerra civile. Presto o tardi, sempre che i governi non decidano di fare il loro lavoro e di proteggere i cittadini, il popolo inizierà a votare verso i partiti nazionalisti, nella speranza che siano meno deboli dei partiti tradizionali e che impediscano ai militanti islamici di dominare il paese. Il problema non è quando si arriverà ai punti 2 e 4, ma quando. Ci sarà una reazione tempestiva, oppure si dovrà aspettare la perdita di tante vite umane, tempo e risorse prima che i politici agiscano? Le politiche proposte fermeranno l’aumento dell’influenza dell’Islam militante, e forse anche la guerra civile. Ciò porterà i musulmani ad integrarsi con la società occidentale e a resistere all’Islam politico e militante. Se, invece, i musulmani divenissero la maggioranza, allora prenderebbero atto del loro potere e inizierebbero a togliere i diritti ai non musulmani. A questo punto la popolazione originaria inizierebbe a combattere per difendere i suoi valori e la sua libertà, arrivando a una guerra civile. Il problema è che il governo sarebbe a favore dell’Islam, con conseguente paralisi dell’esercito. Secondo le regole del Dhimmi, gli infedeli non avrebbero il diritto di portare armi o di servire nelle forze armate, quindi i combattimenti sarebbero solo tra milizie di civili.
E’ improbabile che l’instaurazione della Dhimmi insieme alla fuga dei nativi possa avvenire in maniera pacifica. Ci sarà una guerra civile, con i musulmani e gli infedeli nei paesi vicini che interverranno a favore delle fazioni locali.
Fonti:
http://www.islam-watch.org/NoSharia/PreventEuropeIslamization1.htm

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.41 Le varie forme della Jihad


2.41 Le varie forme della Jihad

Gli islamici non potrebbero vincere una guerra vera e propria contro l’Europa, ma hanno il dovere religioso di condurre la Jihad in un modo o in un altro. Ci sono tecniche di guerriglia che sono più pratiche di una semplice aggressione armata, e molte di queste tecniche stanno venendo usate contro l’Europa. Come sappiamo, Jihad significa “sforzo”. Il dovere di ogni musulmano è quello di contribuire allo sforzo in un modo o in un altro.
Jihad Politica/Democratica/Apologetica (Guerriglia psicologica)
Migliaia di musulmani sono attivi dovunque si discuta pubblicamente (che si tratti di Facebook, forum o dibattiti pubblici). Il loro obiettivo primario è quello di screditare, scoraggiare e fare tacere tutti quelli che criticano l’Islam e la Jihad demografica.
Obiettivi:
1. Annullare la libertà di parola in Europa e sostituirla con una serie di leggi contro l’incitazione all’odio e al razzismo.
2. Usare individui carismatici capaci di promuovere e difendere l’Islam con le loro parole.
3. Discutere con gli europei in dialoghi, discussioni e incontri pubblici nei college, nelle università e nei media allo scopo di proclamare le virtù dell’Islam. Affermare che l’Islam è un’altra religione monoteistica e storicamente pacifista alla pari del giudaismo e del cristianesimo.
4. Eleggere uomini politici filoislamici, allo scopo di fare approvare leggi favorevoli all’Islam e di sostenere i simpatizzanti tramite blocchi compatti di votanti.
5. Prendere il controllo dei media e di Internet comprando azioni delle compagnie mediatiche.
6. Finanziare le istituzioni scolastiche europee, allo scopo di poter manipolare i programmi ministeriali.
7. Diffondere la paura della fine imminente del petrolio. L’economia occidentale dipende largamente dal petrolio del Medio Oriente.
8. Accusare i critici dell’Islam di razzismo, sionismo e di avere un’idea inappropriata del Corano. Applicare la al-Taqiyya
9. Incoraggiare l’elezione di parlamentari di fede musulmana, specialmente quelli in grado di dare un’immagine pacifica ed edificante dell’Islam. Fare assumere musulmani nei consigli scolastici. Incoraggiare i musulmani a fare carriera in medicina, in modo da controllare la sanità pubblica. Fondare ristoranti mediorientali in tutta Europa, in modo da fornire una rete di simpatizzanti pervasiva ma discreta.
10. Finanziare scuole e università europee, in modo da creare centri di cultura islamica diretti da persone di fede musulmana. Tali centri promuoveranno l’Islam nelle scuole e università.
11. Affermare che i terroristi sono semplici delinquenti che abusano il nome dell’Islam, quando in realtà è l’Islam a controllare i terroristi.
12. Fare appello alla compassione e alla sensibilità degli occidentali in modo da avere tolleranza verso i musulmani, specialmente verso gli immigranti in fuga da paesi dittatoriali.
13. Organizzare rivolte e manifestazioni nelle carceri, chiedendo l’applicazione della Shariah e non della giustizia locale.
14. Unificare i vari gruppi musulmani in Europa tramite convenzioni e riunioni annuali, in modo da decidere in comune le strategie per diffondere la fede e manipolare i media.
15. Fare apparire i musulmani come dei cittadini leali all’Europa, citando il fatto che tra tutti i gruppi etnici di minoranza i musulmani sono quelli che votano di più.
16. Fare la parte della “povera vittima oppressa”, come succede in Palestina e come è successo in Kosovo. Entrambe le strategie puntano ad ottenere la simpatia delle organizzazioni umanitarie, dei media e dei politici occidentali.
Jihad Demografica (Guerriglia demografica)
Cosa è la guerriglia demografica? Il parere dei professionisti è illuminante:
Houari Boumedienne, despota Algerino fino alla sua morte nel 1978, ha dichiarato durante un discorso alle Nazioni Unite del 1974:
Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’emisfero meridionale per emigrare nell’emisfero settentrionale. Non emigreranno come amici, ma come conquistatori. Saranno i loro figli a conquistare il mondo. I ventri delle nostre donne ci daranno la vittoria.”

 Il despota libico Mu’ammar Al-Qadhafi diceva nel Marzo 2007:
Ci sono segni che Allah darà la vittoria all’Islam in Europa, ma senza armi e senza guerre. Non ci servono terroristi o attentatori suicidi. I cinquanta milioni di musulmani in Europa la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni.
La loro tattica è quella di riprodursi fino ad occupare tutto lo spazio, tattica verso cui l’Occidente è tremendamente vulnerabile. La guerriglia demografica collima con i principi della democrazia ed è sempre stata molto efficace quando affiancata dalle altre forme di Jihad.
Il Corano e le Hadith proibiscono l’uso dei contraccettivi. Inoltre, la Shariah proibisce il matrimonio con non musulmani, a meno che l’infedele non si converta.
I mezzi per accellerare la crescita demografica islamica sono:
1. Immigrazione di massa. Ci sono 25 milioni di musulmani in Europa, mentre nel 1955 erano solo 50.000. I musulmani non usano contraccettivi e i figli dei musulmani sono automaticamente musulmani che non possono convertirsi pena la morte.
2. Gli uomini musulmani tendono a sposare donne europee e a islamizzarle (circa 30.000 casi all’anno in Europa).
Di solito il matrimonio tra un maschio musulmano e una donna di religione cristiana o ebraica è accettabile. Dopo il matrimonio il maschio farà in modo da convertire la moglie all’Islam, soprattutto riguardo all’educazione dei figli, che avranno nomi musulmani. Di solito il marito non si fa problemi nell’usare la violenza a tale scopo. Se la moglie non accetta il trattamento, viene ripudiata.
3. Segregazione tramite ghetti in cui vivono solo musulmani. Ciò assicura che non ci siano influenze negative da parte degli infedeli.
Jihad Economica (Guerriglia economica)
La guerriglia economica deriva dalla “Jizya”, ossia il furto e lo sfruttamento degli infedeli. A tale scopo si possono usare furto, pirateria, tratta degli schiavi, sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e altro. Il fattore in comune è che il crimine è diretto verso gli infedeli, e che i proventi vanno a finanziare altre forme di Jihad.
La maggioranza dei criminali che eseguono queste attività non sono neanche musulmani praticanti, ma hanno ricevuto istruzioni da parte dei musulmani su come prendere di mira SOLO infedeli. Queste attività illecite vanno dai furtarelli e rapine contro gli infedeli, alla pirateria al largo della Somalia.
Altri obiettivi:
1. Prendere il controllo dei media, tramite l’acquisto di quote di maggioranza di azioni delle compagnie mediatiche.
2. Aprire numerose “associazioni caritatevoli” in tutta Europa, come attività di copertura per il terrorismo islamico.
Jihad psicologica
11 Settembre, gli attacchi a Londra del 7 Luglio, gli attacchi di Madrid o Mumbai, hanno tutti lo stesso scopo: danneggiare il morale del nemico e invogliare al reclutamento per la Jihad. Intimidire i critici dell’Islam e portarli al silenzio. Terrorizzare gli europei tramite il timore continuo di attacchi.
Jihad armata
Le campagne militari jihadiste avvengono tramite i finanziamenti offerti da gruppi e leader musulmani. Il loro obiettivo primario è lo sterminio degli infedeli tramite genocidi e deportazioni. Un esempio di questo tipo di Jihad è la guerra in Sudan, dove mezzo milione di non musulmani sono stati massacrati in pochi decenni tramite i finanziamenti dei Sauditi e di altri gruppi musulmani.
Altri casi sono gli stermini dei non musulmani in Pakistan, Iraq, Giordania, Siria, Nord Africa. In questi casi i non musulmani sono stati sterminati tramite atti di violenza e deportazioni.
Jihad tramite la Dawah (conversione)
Questo tipo di Jihad varia dagli incontri nei centri culturali islamici fino alle campagne di reclutamento forzato dirette ai prigionieri di origine africana nei carceri.
1. Convertire prigionieri violenti e senza obiettivi nella vita, sia africani che europei, trasformandoli in miliziani.
2. Le istituzioni scolastiche islamiche insegnano il razzismo verso ebrei e cristiani insieme alle materie scolastiche. In tutta Europa ci sono 300 scuole esclusivamente islamiche, dove si insegna la lealtà verso la Ummah e non verso la nazione. Durante il Gennaio 2002, l’ambasciata saudita di Washington ha recapitato 4500 pacchetti contenenti copie del Corano e video filo islamici verso le scuole medie locali. Una cosa simile non sarebbe mai possibile in Arabia Saudita.
3. Creare interesse nell’Islam a scuola, insistendo che ogni studente debba seguire almeno un corso sull’Islam.
Jihad chimica
I Talebani usano l’eroina come mezzo di guerra chimica contro l’occidente, ma non sono gli unici a farlo. La maggioranza degli spacciatori di fede musulmana in Europa spaccia solo agli infedeli, seguendo gli ordini degli imam locali. Molti musulmani usano l’eroina come mezzo per assicurarsi la sottomissione delle ragazze occidentali usate come prostitute. La loro tattica preferita è lo stupro di gruppo seguito dalla somministrazione forzata di droghe pesanti, come successo durante gli stupri di Rotherham.
Fonte
http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2009/02/chemical-jihad-muslim-terror-gangs-target-uk-with-killer-heroin.html
L’antiterrorismo avverte che ci sono piani per riempire le strade inglesi di eroina in modo da perpetrare la “guerriglia chimica” contro lo stato inglese. Le bande di musulmani sono il mezzo con cui avviene questo tipo di attacco. I generali talebani in Pakistan e in Afghanistan hanno una riserva di eroina del valore di sei milioni di euro, e il loro obiettivo è quello di venderla solo agli infedeli. Lo scopo di questi attacchi è diffondere morte e sofferenze tra gli europei, mentre i profitti dello spaccio serviranno a finanziare gli attacchi terroristici. I campi di papaveri da oppio in Afghanistan sono l’introito più grosso per al-Qaeda e per i Talebani. Intanto, il traffico di eroina in Europa si sta ingrandendo sempre di più, finanziando i terroristi.
Tra il 1990 e il 2005 Haji Baz Mohammed, spacciatore al soldo dei Talebani, ha incassato diciassette miliardi di euro vendendo eroina in Nord America. Durante il processo, Haji ha dichiarato che vendere eroina era un atto di Jihad, dato che stava prendendo i soldi degli americani vendendogli veleno che li avrebbe uccisi. Adesso i fanatici hanno deciso di rivolgersi verso il Regno Unito, verso cui si trafficano 30 tonnellate di eroina ogni anno. L’eroina viene spacciata tramite i tassisti e i venditori di kebap. Sono state trovate bande di spacciatori musulmani a Londra, Luton, Preston, Manchester, Leeds, Oldham, Birmingham e Bradford. Un investigatore sotto copertura ha comprato eroina a Luton tramite un tassista musulmano che affermava di vendere droga di provenienza pakistana e afghana solo agli infedeli, come ordinatogli dai suoi superiori. Una delle bande più importanti si fa chiamare la famiglia Gambino, prendendo il nome dalla vecchia famiglia mafiosa italoamericana. Secondo un pentito, i Gambino sono i musulmani del Pakistan che hanno il controllo del traffico a Luton, e sono tutti intimamente collegati con al-Qaeda.
Qui si vendono eroina e crack 24 ore al giorno, tramite i tassisti locali. Sono un business enorme, e sono intoccabili.”
Fonti:
http://doctorbulldog.wordpress.com/2009/02/23/taliban-using-heroin-as-chemical-jihad-weapon-against-the-west/

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

Autore: Andrew G. Bostom
Durante uno dei loro ultimi attentati a Khobar, in Arabia Saudita, i terroristi islamici chiedevano ai loro ostaggi: “Siete musulmani o cristiani? Non vogliamo uccidere altri musulmani.” Alla fine l’attentato ha lasciato 17 vittime civili.[1] Come possiamo interpretare questi atti di terrorimo rivolto ai non musulmani? Uno dei commentatori più esperti nel campo del fontamentalismo islamico ha detto che [2] i fondamentalismi e la rabbia generalizzata tra i musulmani derivano dal declino del potere politico degli stati musulmani, a partire dalla dissoluzione dell’impero Ottomano dopo la guerra e dalla fondazione dello stato di Israele. Nonostante la sua erudizione, il luminare non sembra interessato a dare un’altra spiegazione al motivo dell’odio musulmano verso i non musulmani, ossia ciò che viene insegnato ai bambini musulmani riguardo agli infedeli. Tali insegnamenti non dipendono assolutamente dalle condizioni geopolitiche.
E.W. Lane ha scritto un diario riguardo alla sua vita in Egitto, particolarmente riguardo agli anni passati al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828 e poi dal 1833 al 1835). Nel suo studio Cairo, James
Aldridge definiva il diario di Lane come “la descrizione più accurata e veritiera del comportamento degli egiziani.”[3]

Lane spiega che i musulmani egiziani definiscono le persone delle altre fedi come “i figli della perdizione”, che i bambini egiziani vengono addestrati a odiare fin da tenera età. Gli scolari egiziani vengono educati a maledire le persone e le proprietà di ebrei, cristiani e di tutti coloro che non credano nella religione di Maometto.[4]

Lane, con la sua conoscenza impeccabile dell’arabo, scrisse un enorme dizionario arabo-inglese e tradusse le preghiere che trovò in un testo contemporaneo. Tale testo contiene maledizioni contro i non musulmani “che vengono recitate dai bambini delle scuole del Cairo giorno dopo giorno, prima di tornare a casa.”[5] Una di queste maledizioni dice:
Cerco rifugio in Allah contro Satana. Nel nome di Allah, misericordioso e compassionevole. Oh Allah, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e della fede tramite la preservazione dei tuoi servi e dei figli dei tuoi servi, del Sultano dei due continenti (Europa e Asia), del Khakan (imperatore) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), del Sultano, del figlio del Sultano. Oh, Allah, aiutalo e aiuta i suoi eserciti e tutte le forze dei musulmani: Oh, signore del mondo intero, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della tua religione. Oh, signore, rendi orfani i loro figli, profana i loro edifici, ostacola il loro passo, offri loro, le loro famiglie, i loro figli, i loro parenti, i loro amici, le loro proprietà, la loro razza e le loro ricchezze come bottino di guerra per i musulmani.”[6]
Non c’è da stupirsi del fatto che Lane descriva come gli ebrei venissero presi a spintoni per strada e spesso picchiati solo per avere osato passare alla destra di un musulmano. Lane riporta che gli ebrei non osavano neanche lamentarsi dopo essere stati insultati o picchiati da un arabo o da un turco, dato che era comune che un ebreo venisse messo a morte con un’accusa fittizia di avere mancato di rispetto al corano o al profeta. Per un arabo era comune insultare un asino chiamandolo “ebreo”.[7]
Cinque decenni dopo, a Tunisi, Fellah riportava l’odio viscerale e l’ostilità dei bambini musulmani, specialmente verso i non musulmani: “(l’ebreo) deve inginocchiarsi di fronte al bambino musulmano e permettergli di colpirlo in faccia, come da privilegio tradizionale. Anche lo scrittore ha dovuto sottomettersi a questo trattamento. In queste cose i musulmani si comportano con impunità completa, dato che si tratta di una consuetudine che viene da tempi immemorabili.”[8]
Mary Boyce, professoressa emerita di studi iraniani e studiosa di zoroastrismo, ha passato un anno sabbatico nel 1963-64 nella comunità zoroastriana iraniana (Sharifabad, nella pianura Yazdi). Nel 1975, durante una serie di letture a Oxford,[9] ha notato che gli antenati iraniani degli zoroastriani avevano una tradizione di allevamento di cani, dato che vivevano un’esistenza nomade tra le steppe asiatiche. Ciò ha portato l’inclusione dei cani nelle pratiche religiose zoroastriane.[10] Boyce ha parlato anche della crudeltà gratuita dei musulmani iraniani verso i cani, includendo un aneddoto personale:
A Sharifabad i cani sapevano distinguere tra zoroastriani e musulmani, ed erano capaci di andare a chiedere cibo ad un gruppo di zoroastriani o di addormentarsi tranquillamente in una via
zoroastriana. Quegli stessi cani scappavano alla sola vista di gruppi di musulmani. L’ostilità dei musulmani verso i cani viene dall’opposizione verso la fede zoroastriana, precedente alla conquista musulmana. Nell’area Yazdi i musulmani adoravano torturare i cani, dato che per loro significava uccidere una creatura impura e causare sofferenza negli infedeli. Quando l’esattore andava a ritirare la Jizya, la tassa sugli infedeli, spesso amava picchiare il cane dell’infedele fino a che non veniva pagato. Ho visto una ragazzina musulmana prendere a calci un cucciolo, e rispondere alle mie proteste dicendo che si trattava di un animale impuro. So che a Sharifabad i musulmani amavano uccidere i cani a colpi di pala. Questa crudeltà gratuita aggiungeva parecchia tensione tra le due comunità.[11]
Sorour Soroudi, accademica iraniana di fede ebraica, la cui famiglia aveva lasciato l’Iran nel 1970, ricordava che:
“Ricordo ancora la filastrocca cantata dai bambini musulmani quando vedevano un armeno, diceva, cane armeno andrai all’inferno”[12].
Dieci anni dopo le discriminazioni contro gli infedeli diventavano ancora peggiori, dato che venivano autorizzate dalla teocrazia sciita di Khomeini.[13] Il professor Eliz Sanasarian ha scritto un esempio particolarmente spaventoso di queste discriminazioni, dato che rifletteva l’indottrinamento dei candidati per l’insegnamento. In pratica, si affermava che il racconto dell’avvelenamento di Maometto da parte di una donna ebrea, descritto in una hadith[14], fosse verità storica. Sanasarian scrive che: “Inoltre, tale storia è diventata una delle domande nelle prove ideologiche per entrare nell’istituto magistrale. Gli studenti ricevono un questionario a risposte multiple, in cui alla domanda su chi fosse l’istigatore del martirio del profeta bisognava rispondere che era stata una donna ebrea.”[15]
Tale pratica continua attualmente con il proliferare dei programmi educativi pieni di intolleranza verso i non musulmani, finanziati dai sauditi. Un rapporto recente ha esposto vari esempi di tale indottrinamento, accompagnato dal proclama trionfante saudita in cui si diceva che “Re Fahd ha fatto un investimento astronomico, pari a vari miliardi di ryal sauditi. Parlando di istituzioni islamiche, ci sono 210 centri islamici finanziati dai sauditi, più di 1500 moschee e di 2000 scuole, e circa 2000 scuole elementari rivolte ai bambini musulmani in paesi non musulmani in Europa, America, Australia e Asia.”[16]
L’intolleranza per i non musulmani è sempre stata parte integrante dell’educazione religiosa musulmana, precedente al fondamentalismo islamico moderno e pre moderno. Dobbiamo riconoscere l’esistenza di questa realtà e iniziare ad andare oltre alle limitazioni degli studiosi chiusi nella loro torre d’avorio. Forse sarebbe il caso di ascoltare i consigli di Ibn Warraq, apostata islamico e reduce da un’educazione in una madrassa:
Primo, quelli che vivono in Occidente e godono di libertà di espressione dovrebbero incoraggiare a criticare razionalmente l’islam e il corano. Solo la critica del corano può incoraggiare i musulmani a vedere le loro scritture in modo più razionale e obiettivo e ad impedire che i giovani musulmani si radicalizzino facendosi influenzare dalle parti più violente del corano. Possiamo incoraggiare la razionalità tramite l’educazione secolare. Ciò significa chiudere le madrassa dove i figli delle famiglie povere imparano il corano a memoria e le dottrine della jihad, diventando fanatici. La mia priorità sarebbe riscrivere completamente i programmi ministeriali, dato che quelli odierni predicano l’intolleranza verso tutti i non musulmani, particolarmente gli ebrei. Si spera che l’educazione incoraggi il pensiero critico e la razionalità. Per insegnare il pluralismo dobbiamo insegnare le glorie della storia pre islamica ai bambini. Si dovrebbe separare nettamente l’educazione religiosa dall’educazione scolastica nelle scuole, ma nei paesi islamici ciò non è ancora possibile. Il massimo che possiamo sperare è l’insegnamento delle religioni comparate, cosa che porterebbe allo spegnimento dei fanatismi dato che si studierebbe l’islam come una fede tra le tante.[17]
Fino a che qualcuno non ascolterà Warraq, ci troveremo di fronte a una Jihad senza fine.
Fonti:
http://www.andrewbostom.org/loj//content/view/24/27/
1. Reuters, “Gunmen hunted “infidel” Westerners”  Sun May 30, 2004 06:30 AM ET,
http://www.reuters.co.uk/newsPackageArticle.jhtml?type=topNews&storyID=520188&section=news
2. i.e., Bernard Lewis, for example, in 1990
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage.htm
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage2.htm; November/December
1998 “License to Kill: Usama bin Ladin’s Declaration of Jihad”,
Foreign Affairs;
2002  http://www.theatlantic.com/issues/2002/01/lewis.htm;
2003 http://www.theatlantic.com/issues/2003/05/lewis.htm
3. Quoted by J.M. White, in his introduction to, Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. v.
4. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 276.
5
6.
Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
7. Lane, E.W. Modern Egyptians, pp. 554-555.
8. Fellah. “The Situation of the Jews in Tunis, September 1888.”, Ha-Asif (The Harvest) [Hebrew] 6 (Warsaw, 1889), English translation in, Bat Ye’or, The Dhimmi- Jews and Christians Under Islam, Fairleigh Dickinson University Press, 1985, p. 376.
9. Boyce, Mary. A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), 1977, Oxford.
10. Boyce, M. A Persian Stronghold, p. 139.
11. Boyce, M. A Persian Stronghold, pp. 141-142.
12. Soroudi, Sorour. “The Concept of Jewish Impurity and its Reflection in Persian and Judeo-Persian Traditions” Irano-Judaica 1994, Vol. III, p. 155 (footnote 33):
13. See Tabandeh, Sultanhussein. A Muslim Commentary on the Universal Declaration of Human Rights, translated by F.J. Goulding, London, 1970, pp. 17-19. Tabandeh was a Sufi Shi’ite ideologue whose writings had a profound influence on Ayatollah Khomeini’s discriminatory policies towards non-Muslims in Iran, as discussed in Sanasarian, Eliz. Religious Minorities in Iran, Cambridge, 2000, pp. 24-27.
14. Sahih Bukhari, Volume 3, Book 47, Number 786: Narrated Anas bin Malik: “A Jewess brought a poisoned (cooked) sheep for the Prophet who ate from it. She was brought to the Prophet and he was asked, ‘Shall we kill her?’ He said, ‘No.’ I continued to see the effect of the poison on the palate of the mouth of Allah’s Apostle.”
15. Sanasarian, E. Religious Minorities in Iran, p. 111.
16. Stalinsky, Steven. “Preliminary Overview. – Saudi Arabia’s Education System:
Curriculum, Spreading Saudi Education to the World and the Official Saudi Position on Education Policy,” Middle East Media Research Institute, December 20, 2002.
17. Warraq, Ibn. “A True Islamic Reformation,” FrontPageMagazine.com, May 19, 2003

Il ritorno del porco ateo!

Il porco ateo è tornato! Per nostra grande fortuna il cartoonist americano è tornato in circolazione e ha ripreso a pubblicare. Passate dal suo sito e ringraziatelo per il lavoro che sta facendo. Ovviamente lui è americano, quindi molte delle sue battute sono del tutto senza senso per noi.

http://theatheistpig.com/

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.32 I cristiani in Medio Oriente


2.32 I cristiani in Medio
Oriente

Quali
sono le storie e le origini dei cristiani in Medio Oriente?
La
grande maggioranza dei cristiani del Medio Oriente viene da popoli
che non si sono convertiti all’Islam se non dopo la conquista araba
del settimo secolo.
Qual’è
la situazione odierna dei cristiani in Medio Oriente?
Persecuzioni:
I
cristiani mediorientali soffrono di varie tipi di persecuzioni, che
possiamo dividere in due categorie:
a)
Persecuzioni
religiose su base individuale (violazioni dei diritti umani): questo
tipo di persecuzioni colpisce gli individui su base religiosa. Ad
esempio, Iran e Arabia Saudita perseguono gli individui che espongono
la croce o la stella di Davide, incarcerano chi prega in pubblico e
in certi casi hanno imposto la pena capitale per non avere rispettato
le regole religiose. In quei paesi, così come in Egitto o in Sudan,
la conversione al cristianesimo è punita con la pena capitale.
b)
Persecuzioni religiose su base comunitaria
(pulizia etnico/religiosa): in questo caso i regimi opprimono intere
comunità dal punto di vista politico, legale ed economico.
L’obiettivo di queste persecuzioni è la riduzione dell’influenza
delle comunità cristiane e in certi casi la soppressione fisica.

La
pulizia etnico/religiosa dei cristiani mediorientali viene svolta
tramite mezzi militari e politici. In Egitto, la comunità copta
viene discriminata dal punto di vista costituzionale, politico,
amministrativo e culturale. Nel frattempo, ci sono gruppi
paramilitari di fondamentalisti che conducono massacri contro i
cristiani, incendi di chiese e assassini di civili.

Il
regime sudanese ha l’obiettivo dichiarato di arabizzare e islamizzare
tutta la popolazione cristiana e animista del meridione. Dal 1992 il
governo sudanese ha condotto una campagna militare volta al
disperdere, ridurre in schiavitù e sottomettere le popolazioni non
musulmane.
Infine,
la terza comunità cristiana della regione, i libanesi, viene sottoposta a un regime di oppressione politica e militare.
La
comunità cristiana siriana si trova sotto l’oppressione continua da
parte degli occupanti musulmani provenienti da Beirut.
Neanche
le comunità più piccole si trovano meglio. Per esempio gli assiri
sotto il regime di Saddam, in Iraq, vengono attaccati in
continuazione dai fondamentalisti.
Riduzione
in schiavitù:
Le
persecuzioni dei cristiani mediorientali prendono anche la forma
della riduzione in schiavitù. In Sudan ci sono vari rapporti dalle
organizzazioni internazionali per i diritti umani che affermano che i
fondamentalisti del nord abbiano ridotto in schiavitù circa un
milione di persone dal sud del paese. I prigionieri sono stati
portati nel nord per lavorare in condizione di schiavitù nei campi,
oppure venduti ad altri paesi arabi.
I
colpevoli
:
a.
Di solito le persecuzioni vengono condotte da un
gruppo religioso contro un altro. Per i cristiani, ciò è avvenuto
in Egitto, Sudan, Iran, Libano,
Arabia Saudita, Iraq, Pakistan. In
certi casi sono i membri di un gruppo religioso ad opprimere altri
correligionari sulla base del fondamentalismo religioso (come in
Algeria, Afghanistan o Iran), o
su base razziale (Mauritania), ma non è un
argomento che tratteremo.
b.
Persecuzioni etnico/religiose condotte da stati
sovrani (Egitto, Iran, Libano,
Siria, Sudan) o da
organizzazioni (National Islamic Front in Sudan, Front
Islamique de Salut, Hezbollah in
Libano, etc.)

Prof. Walid Phares, before the US Senate Committee on Foreign
Relations, Nea East and South Asia Subcommittee on “Religious
Persecution in the Medio Oriente.” Washington DC, April 29, 1997

L’Iran
sta assassinando i leader cristiani
Il
Reverendo Mehdi Dibaj si
convertì al cristianesimo dall’Islam 45 anni
fa. Il 21 Dicembre del 1993 è stato
condannato a morte per apostasia. Assolto
in appello, il suo corpo è stato ritrovato il 5 Luglio
del 1994. Il Reverendo
Haik Mehr, Sovrintendente della “Church
of the Assemblies of God”, che aveva protestato
contro la condanna a morte di Dibaj, è
stato ritrovato morto il 20 gennaio 1994. Il 2 Luglio 1994 il corpo
del Reverendo Tatavous Michaelian,
Segretario del “Council of Protestant
Ministers” in Iran è stato ritrovato con varie
ferite di arma da fuoco al capo.
Il
19 Luglio del 1998 la
GIA ha rivendicato l’assassinio del
cantante berbero Lounes Matoubm,
dichiarando che “E’ noto che il
deceduto Lounes Matoub era uno dei nemici più acerrimi della
religione e dei guerrieri sacri Mujahideen”
Quanti
cristiani rimangono in Medio Oriente?
a.
La
più grande tra le comunità mediorientali cristiane si trova in
Egitto,
con
dieci/dodici milioni di Copti. Tale gruppo comprende circa un quinto
o un sesto della popolazione della nazione. Nonostante le continue
violazioni dei diritti umani e delle libertà religiose, l’Egitto
riceve grossi aiuti dagli Stati Uniti.
b.
I
cristiani del meridione sudanese sono circa sei milioni, e sono i più
numerosi tra i monoteisti locali.
c.
I
cristiani libanesi: circa un milione e mezzo di loro vive ancora in
Libano e sei milioni fanno parte della diaspora,
tra
cui circa un milione e mezzo negli Stati Uniti. Tra i cristiani
libanesi i più numerosi sono i maroniti, che seguono Roma. Tra i
gruppi minori ci sono Melkiti e Ortodossi.
d.
Gli
assiri-caldei: circa un milione di loro vive in Iraq, concentrati
nelle zone curde.

e.
I
siriani: circa un milione e duecentomila, tra cui aramaici, armeni,
melkiti e ortodossi.

f.
Ci
sono comunità piccole ma importanti in Iran,
Giordania,
Israele,
e
altre comunità minori in Turchia e in Algeria.
Per
legge non ci sono cristiani in Arabia Saudita.
Qual’è
la situazione per i cristiani in Israele e in Palestina?
Durante
l’ultimo censimento condotto dalle autorità britanniche del 1947
sono stati censiti 28.000 cristiani a Gerusalemme. Il censimento
condotto dalle autorità israelite nel 1967, dopo la guerra dei sei
giorni, ha censito solo 11.000 cristiani. Ciò significa che durante
il regno di Re Hussein a Gerusalemme, 17000 cristiani, il 61% del
totale, se ne è andato ed è stato sostituito da arabi maomettani da
Hebron.
Durante
il mandato britannico, Betlemme aveva una maggioranza cristiana
dell’80%. Oggi, sotto il governo palestinese, la maggioranza è
maomettana all’80%.
Non
sono rimasti molti cristiani nella zona controllata dai palestinesi
nella West Bank. Quelli che possono scappano e presto saranno
scappati tutti. L’autorità palestinese cerca di tenere nascosta la
fuga di massa dei cristiani dalle aree che controlla.
Tratto
da “PALESTINIAN AUTHORITY PERSECUTION OF CHRISTIANS (Prime
Minister’s Office)” Novembre, 1997
A
causa delle persecuzioni senza fine, i cristiani sono costretti a
comportarsi come una minoranza oppressa che cerca solo di
sopravvivere. I cristiani nelle aree controllate dall’autorità
palestinese hanno iniziato a pregare in gran segreto e si sono resi
conto di non avere niente da temere da Israele, ma di avere molto da
temere dall’autorità palestinese e dai suoi vicini musulmani. A tale
scopo, cercano di “rendersi amabili” lodando a tutto spiano i
maomettani e denigrando continuamente i “sionisti”.
Middle
Eastern Digest – Novembre/Dicembre
1997
Time
magazine (23 Aprile 1990): “Dopo
anni di relativa armonia, i fondamentalisti islamici dei territori
occupati hanno causato una ripresa delle ostilità tra cristiani e
musulmani.“
(Seguono vari esempi in
cui i maomettani hanno attaccato i cristiani arabi).
The
Jerusalem Post (2 Maggio 1991): “Gli
attivisti musulmani cercano di convertire Betlemme, sede di uno dei
luoghi più sacri del cristianesimo e luogo a maggioranza cristiana
fino a pochi anni fa, in una città musulmana. In contrasto con le
proteste per l’acquisto di un ostello da parte degli ebrei nel
quartiere cristiano di Gerusalemme, l’assalto violento e costante da
parte dei musulmani non ha causato reazioni da parte dei cristiani.
L’ultimo 21 Dicembre, un convento è stato dato alle fiamme. Durante
la prima settimana di Marzo c’è stato un tentato assalto al
monastero delle Carmelitane, seguito da un attacco a una scuola
cristiana. Il 3 Marzo i vandali hanno profanato il cimitero ortodosso
di Betlemme, profanando tombe e distruggendo croci”
La
Terra Sancta (pubblicazione Vaticana
del 1991): I cristiani stanno
abbandonando il Medio Oriente. [anche se] la presenza ebraica allarma
gli arabi come niente altro, i progressi commerciali, culturali e
tecnologici degli ultimi anni hanno portato a un confronto tra la
civiltà occidentale e quella mediorientale, oppure, come si dice più
comunemente, tra la cultura islamica e la cultura giudaico/cristiana”
The
Jerusalem Post (6 Maggio 1994): Durante
l’Aprile del 1994, la
stampa ebraica riportava che i cristiani arabi avevano accusato gli
attivisti della fazione Fatah dell’OLP di Arafat di
avere attaccato delle monache francescane del convento di Aida
vicino Betlemme. Una monaca descriveva i
comportamenti degli attivisti come un “regno del terrore” in cui
invadevano regolarmente il convento, vandalizzavano le tombe,
distruggevano quel che trovavano e lasciavano graffiti.
CNN
(20 Dicembre 1995): “La
Betlemme di oggi è una città musulmana. Durante le preghiere del
venerdì, i musulmani sono talmente tanti che invadono la piazza
della mangiatoia [il luogo della nascita di Cristo]. I cristiani
lamentano continue persecuzioni per la loro fede. I cimiteri
cristiani vengono vandalizzati continuamente. I musulmani hanno
famiglie da 10 o 12 figli, che non lasciano spazio vitale alle
famiglie cristiane. Betlemme è circondata da villaggi musulmani e da
campi profughi. Molti dei cristiani di Betlemme hanno paura di
parlare apertamente della loro religione”
The
Times (Londra, 22
Dicembre 1997): “Per i membri della
minoranza cristiana, la vita a Betlemme è diventata impossibile. Le
tensioni tra cristiani e musulmani hanno lasciato i cristiani troppo
spaventati per celebrare il Natale, anche se si trovano nella città
natale di Cristo”
Cosa
possiamo fare per aiutare questa gente?
Solo
un’alleanza tra ebrei e cristiani potrà assicurare la sopravvivenza
per gli ebrei e i cristiani del medio oriente”

Professor Walid Phares, presidente della World
Lebanese Organisation

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.31 La persecuzione dei cristiani

2.31
La
persecuzione dei cristiani

Autore:
Robert
Spencer
Tirate
fuori le armi
,”
ordinava
il chierico maomettano Jaffar
Umar Thalib alla
radio indonesiana durante il Maggio del 2002:
Combattete
fino all’ultima goccia di sangue
.”[1]
Il
bersaglio erano i cristiani indonesiani, considerati da Jaffar
come
infedeli
belligeranti”
(kafir
harbi) da
sterminare senza pietà. Questa precisazione non era un’invenzione di
Jaffar, ma una categoria spiegata minuziosamente dalla teologia
maomettana. Usando quel termine, Jaffar incitava i suoi fedeli alla
violenza e li assicurava che le loro azioni sarebbero state approvate
da Allah.
Le
parole di Jaffar
hanno
avuto le loro conseguenze. Durante le rivolte che ne sono seguite, ci
sono state circa diecimila vittime e decine di migliaia di sfollati
tra i cristiani[2].
Nel
2002 il giornalista Rod
Dreher riportava
che il gruppo jihadista di Jaffar
Umar Thalib aveva
costretto migliaia di cristiani alla conversione e aveva demolito
centinaia di chiese [3]
La
stampa internazionale ha trattato i fatti in Indonesia
come
incidenti isolati, nonostante fossero parte delle persecuzioni dei
cristiani che avvengono ogni giorno nel mondo maomettani. Questa
violenza, così simile a quella dei conflitti religiosi dei secoli
passati, è il piccolo segreto della religione di oggi. La comunità
internazionale, sempre servile verso i maomettani, ha fatto finta di
non vedere nulla e ha permesso che le persecuzioni continuassero. Il
mondo islamico è l’unico luogo in cui l’intolleranza religiosa viene
legittimata dal Corano e dagli Imam e dove tale intolleranza faccia
scorrere così tanto sangue. In nessun altro luogo tali violenze
accadono senza che la comunità internazionale abbia nemmeno il
coraggio di commentare, figuriamoci di condannare.
Nel
mondo maomettano e in particolare nel Medio Oriente le persecuzioni
dei cristiani da parte dei maomettani sono ormai un fatto di tutti i
giorni.
Omicidi
di religiosi cristiani in Iraq
Il
5 Aprile del 2008 Youssef Adel, un
prete ortodosso assiro presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di
Baghdad è stato ucciso a colpi di arma da
fuoco mentre apriva la porta di casa.[4] Questo
attacco arriva solo poche settimane dopo la morte dell’arcivescovo
Paulos Faraj Rahho della chiesa cattolica
caldea, rapito nella città irachena di Mosul il
29 Febbraio, mentre altri tre cristiani che si trovavano con lui
venivano uccisi. Il 12 Marzo i rapitori chiamavano una chiesa di
Mosul per annunciare la morte
dell’arcivescovo e indicare il luogo dove trovare il suo cadavere.[5]
Mentre
in occidente si costruiscono sempre più moschee, in Iran i religiosi
di fede cristiana subiscono una caccia spietata. L’Ottobre del 2006
Frate Boulos Iskander, un prete cristiano
ortodosso, si recava a Mosul per acquistare pezzi di ricambio. Non
sarebbe stato più rivisto vivo. Un gruppo maomettano lo rapì e
chiese 350.000 dollari come riscatto. La loro richiesta venne
abbassata a 40.000 dollari in cambio della promessa che la chiesa
locale avesse denunciato i commenti moderatamente anti-maomettani
fatti da Papa Ratzinger. Tali commenti, pronunciati a Regensburg
(Germania) avevano causato rivolte in tutto il mondo maomettano. La
chiesa pagò il riscatto e affisse trenta cartelloni in tutta Mosul
in cui si denigravano i commenti papali. Tutto ciò fu inutile: i
resti smembrati di Frate
Boulos vennero ritrovati poco dopo.
Cinquecento
cristiani seguirono il funerale. Un prete commentò che molti altri
avrebbero voluto partecipare, ma avevano troppa paura.[6]
Non
ci sono dubbi riguardo a ciò. Gli omicidi dei tre religiosi sono
avvenuti in un ambiente sempre più ostile verso i cristiani
iracheni. Nel Marzo del 2007 i maomettani andavano a bussare alle
porte dei cristiani di Baghdad, ordinando il pagamento della Jizya,
la tassa della sottomissione per gli infedeli che vivono tra i
maomettani.[7] Nel frattempo, le donne
cristiane venivano minacciate di morte se andavano in giro senza
velo. Secondo le regole tradizionali maomettane che proibiscono
l’esposizione di alcoolici o di maiale (secondo il manuale legale
edito dall’università islamica di Al-Azhar al
Cairo), i proprietari dei negozi di alcoolici in Iraq sono stati
minacciati di morte.[8] Molti di loro sono
fuggiti dopo aver avuto il negozio distrutto.
A
dire il vero, fin dal 2003 la metà dei 700.000 cristiani residenti
sono scappati in altri paesi. Persino nell’Iraq di Saddam Hussein,
una dittatura abbastanza secolare in cui il Primo Ministro
Tariq Aziz era un cristiano caldeo, le comunità cristiane
subivano violenze da parte della maggioranza maomettana. A parte le
persecuzioni e gli omicidi, i cristiani venivano costretti ad
abiurare e a sposare maomettani.[9] I
cristiani iracheni stanno scappando verso la Siria o fuori dal Medio
Oriente. Come dice un affarista iracheno fuggito in Siria: “I
tre quarti dei miei amici cristiani sono scappati. Non c’è futuro in
Iraq per noi”
[10]
Violenze
contro i cristiani copti in Egitto
I
cristiani copti in Egitto hanno sofferto secoli di persecuzioni.
Invece di calmarsi, le persecuzioni sono andate avanti tra assalti
alle chiese e ai fedeli. Nel Febbraio del 2007 la diceria che un
copto avesse una relazione con una donna maomettana (una violazione
della legge islamica) causò una rivolta in cui vennero distrutti
diversi negozi di proprietà di cristiani.[11] In
aggiunta agli attacchi fisici, i cristiani hanno perso la libertà di
parola: nell’Agosto del 2007 due attivisti per i diritti dei copti
sono stati arrestati per avere “pubblicato articoli e
dichiarazioni lesive per l’Islam e offensive verso il profeta
Maometto”
[12]
Spesso
gli attacchi verso i cristiani vengono ignorati dalle autorità
egiziane, a volte complici degli attacchi. Nel Giugno del 2007 una
folla di rivoltosi mise a ferro e fuoco i negozi e le chiese
cristiane di Alessandria, ferendo cinque cristiani. La polizia
aspettò un’ora e mezzo prima di intervenire. L’agenzia Compass
Direct News, che segue le persecuzioni dei cristiani,
commentò: “Nell’Aprile del 2006 ci sono stati tre attacchi alle
chiese di Alessandria, che hanno lasciato un morto e vari feriti. Il
governo sembra incapace di fermare gli attacchi, se non addirittura
complice”
[13]
L’esperienza
di Suhir Shihata Gouda è un esempio di quello che
succede a molte donne cristiane in Egitto quando vengono assalite
dagli uomini maomettani.[14] Secondo la
Jubilee Campaign, che monitora le
persecuzioni dei cristiani:
[Una
donna cristiana di nome Suhir] è stata
rapita il 25 Febbraio del 1999 da un gruppo di maomettani che l’hanno
costretta a sposare un maomettano di nome Saed Sadek Mahmoud.
Dopo che Suhir non è
più tornata da scuola, suo padre ha fatto rapporto presso la
stazione di polizia di Abu-Tisht, ma i
poliziotti lo hanno picchiato e insultato invece di aiutarlo. Tre
giorni dopo, il fratello e il padre di Suhir sono tornati presso la
stazione di polizia ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, al punto
che il padre di Suhir ha dovuto farsi ricoverare in ospedale.
Suhir
è
riuscita a scappare, ma è stata catturata, picchiata e messa sotto
sorveglianza. Suo “marito” ha guidato una banda di maomettani
fino a casa sua, dove ha minacciato di uccidere tutti i cristiani nel
villaggio e di rapire tutte le donne se la famiglia avesse fatto
causa.[15]
Nel
Maggio del 2000 il Vescovo Wissa della
Chiesa Copta ortodossa egiziana ha descritto la situazione egiziana
in un’intervista presso l’organizzazione protestante Prayer
for the Persecuted Church:
Un
ventenne stava lavorando nei campi quando è stato avvicinato dai
maomettani armati, che gli hanno ordinato di rinunciare al
cristianesimo e di pronunciare le due frasi con cui ci si converte
all’Islam. Al suo rifiuto è stato ucciso
con una fucilata alla testa. Un altro giovane aveva un tatuaggio con
S. Giorgio e la Vergine sul braccio. Gli hanno ordinato di abiurare,
ma ha rifiutato. Per punirlo, gli hanno tagliato via il braccio col
tatuaggio, lo hanno ucciso a coltellate e ne hanno bruciato il corpo.
Un
ragazzino di diciassette anni, diacono presso la chiesa, stava
andando nei campi con sua sorella. Gli è stato ordinato di abiurare,
e al suo rifiuto è stato fucilato. Sua sorella ha subito lo stesso
trattamento.
Il
governo egiziano, diviso tra le pretese della Shari’ah e le sue
stesse leggi secolari, non ha potuto ignorare del tutto questi
omicidi. Il risarcimento per le famiglie delle vittime è stato
ridicolo, anche per sottolineare lo scarso valore di una vita
cristiana: ogni famiglia ha ricevuto ottocento dollari, e solo perchè
il caso ha ricevuto eco mediatico. Altre famiglie non hanno ricevuto
giustizia o risarcimenti. Un bambino si trovava su uno scuolabus che
è stato fermato dai maomettani. Quando i maomettani hanno ordinato
ai cristiani di abiurare, il bambino ha rifiutato. Il Vescovo Wissa
riporta che: “Lo hanno ucciso con
un’ascia e hanno schiacciato il suo corpo con un’auto.”

Le autorità hanno trattato il caso come un’incidente automobilistico
e hanno rifiutato di compensare il padre, così come avevano fatto
quando i militanti maomettani avevano distrutto il suo negozio. [16]
Aggressioni
Jihadiste contro i cristiani in Pakistan
La
situazione dei cristiani in Pakistan non è
migliore. Nel 2007, Frate Emmanuel Asi, segretario
dell’istituto teologico di Laity a
Lahore e segretario della commissione biblica del
Pakistan, dichiarava che i cristiani del Pakistan ricevono continue
discriminazioni da parte dei maomettani. Le aggressioni dei jihadisti
causano ogni tipo immaginabile di problemi su di loro [17]
Così
come in Egitto, i cristiani del Pakistan ricevono minacce e
aggressioni continue. Nell’Agosto del 2007 i cristiani e gli indù di
Peshawar, nel Pakistan del nord, ricevevano lettere da parte di un
gruppo jihadista in cui venivano minacciati di rovina se non si
fossero convertiti all’Islam entro pochi giorni. Secondo la Compass
Direct i cristiani continuano a vivere nel
terrore, cancellando le attività della chiesa e le Messe[18],
dato che varie volte gli Jihadisti hanno mantenuto
le loro promesse di attacchi verso le chiese pakistane. Ad esempio,
il 28 Ottobre del 2001, diciotto cristiani venivano uccisi durante la
Messa mattutina della domenica[19]. Durante
un altro attacco a una chiesa del 17 Marzo del 2002, cinque cristiani
perdevano la vita e altri quaranta rimanevano feriti. L’intera
comunità cristiana pakistana vive sotto la minaccia di Al-Qaeda
di uccidere due cristiani per ogni maomettano
ucciso durante gli attacchi militari americani in Afghanistan.[20]
Oltre
agli attacchi di gruppo, ci sono anche atti di prepotenza
individuale. Cadherine Shaheen, insegnante,
ha ricevuto pressioni alla conversione e minacce se avesse rifiutato.
Al suo rifiuto è stata accusata di blasfemia e le moschee locali
hanno appeso dei manifesti in cui veniva chiamata come blasfema.
Shaheen ha dichiarato: “E’ stata una condanna a morte. Per i
maomettani uccidere un blasfemo è un onore. Poco prima, i maomettani
avevano assassinato un preside accusato di blasfemia. La prossima
sarei stata io.”
Shaheen
è scappata negli USA e le autorità hanno
imprigionato i suo fratelli e suo padre, deceduto poco dopo a 85
anni. “Per noi cristiani la vita in
Pakistan è orribile. I maomettani si prendono la nostra terra e le
nostre case, ci costringono ad accettare l’Islam. Le ragazze vengono
rapite e violentate, poi costrette ad accettare un marito maomettano
e a convertirsi”
,
dichiara Cadherine [21]
Stragi
religiose nel mondo maomettano
Le
stesse storie sconfortanti avvengono in tutto il mondo maomettano.
Nel Giugno del 2007 i cristiani di Gaza hanno
fatto appello alla comunità internazionale per chiedere protezione
dopo la distruzione di una scuola e di una chiesa da parte dei
jihadisti.[22] Nel Sudan, il
regime di Khartoum ha portato avanti una
jihad sanguinaria contro i cristiani della zona meridionale del
paese, uccidendo due milioni di cristiani sudanesi e sfollandone
cinque milioni .[23] Nella primavera del
2003, durante un massacro che ha causato la
morte di 59 contadini, i jihadisti
hanno bruciato vivo un pastore cristiano sudanese insieme alla sua
famiglia.[24]
In
Nigeria, i maomettani hanno bruciato chiese,
costretto i cristiani a seguire la Shari’ah e hanno frustato
studentesse cristiane per “abbigliamento inappropriato”.[25]
Più di duemila persone sono state uccise durante
le rivolte maomettane del 2001 nella città di Jos. I
jihadisti impongono la shari’ah in tutta la Nigeria, anche
sui cristiani. Nella città di Jos si teme
che il conflitto ricominci, dato che i militanti islamici sono
ansiosi di attaccare i cristiani.[26]
I
cristiani vengono perseguitati persino in Libano, considerato da
sempre il solo paese cristiano del Medio Oriente. In particolare il
Libano ha sofferto una serie di assassini ai danni dei politici
cristiani, tra cui il bombardamento del sobborgo cristiano di Beirut
nel settembre 2007 in cui Antoine Ghanem, leader del partito
cristiano falangista, ha perso la vita .[27] Questo ha portato i
cristiani libanesi a calare di numero e a perdere la loro influenza,
cosa che li ha esposti ad altre persecuzioni. Le antiche comunità
cristiane libanesi stanno scomparendo.
I
militanti algerini hanno preso di mira le comunità cattoliche locali
per anni. Nel 1994 i maomettani hanno ucciso un prete, una suora e
quattro missionari, nel 1995 cinque suore, nel 1996 un vescovo e
quattordici monaci. Molte delle vittime stavano cercando di stabilire
relazioni amichevoli con la comunità maomettana. Il vescovo Pierre
Claverie di Oran, ucciso nel 1996,
aveva dedicato la sua vita al dialogo tra l’Islam e il
cristianesimo. Veniva chiamato il vescovo dei musulmani e conosceva
profondamente l’Islam, al punto che gli islamici stessi andavano a
chiedergli consigli sulle questioni religiose
”[28]
Secondo
Compass Direct, nel 2002 due cristiani di Malawi “sono
stati lapidati e minacciati di essere rimandati nei loro villaggi
come cadaveri se avessero continuato a tenere i loro incontri nelle
loro case
.”[29]
Secondo
l’associazione Aid to the Church in Need, il 28
Aprile del 1998 in Bangladesh “una
folla istigata dai maomettani ha saccheggiato e bruciato il collegio
femminile cattolico di San Francisco Saverio, la chiesa della Santa
Croce e di San Tommaso e la chiesa battista di Sadarghat. Preti,
suore e laici sono stati minacciati di morte”
Sembra
che questa violenza sia stata causata da una disputa territoriale:
La causa del conflitto è stata la
volontà di una moschea di appropriarsi di un appezzamento di terreno
vicino a una chiesa. Settemila persone, incitate dai megafoni degli
imam che accusavano la chiesa di avere invaso la moschea, hanno
invaso il Collegio, bruciato libri, distrutto chiese, crocefissi e
statue e saccheggiato i dormitori
.”[30]
Anche
il dittatore libico Muammar
Qaddafi è
intollerante verso i cristiani. L’associazione Aid
to the Church in Need riporta
che in Libia “La
maggioranza delle chiese cristiane sono state chiuse dopo la
rivoluzione del 1969, nonostante la costituzione libica garantisca la
libertà di religione. Dopo aver espulso i cattolici italiani e
maltesi, Qaddafi ha convertito la cattedrale della capitale in una
moschea
.”[31]
Durante
l’occupazione turca della parte nord di Cipro del 1974, le chiese
sono state derubate delle icone, che sono finite nel mercato nero in
Grecia. I turchi si sono appropriati di varie chiese per usarle per
scopi civili e hanno cercato di trasformare il monastero
quattrocentesco di San Makar in un hotel. I cristiani ciprioti hanno
il divieto di avvicinarsi all’edificio.[32]
I
maomettani sono decisi a cacciare tutti i cristiani dal paese. Nel
1960 la città di Tur-Abdin nella Turchia meridionale contava 150mila
cristiani. Oggi sono meno di duemila. Quando la persuasione fallisce,
i maomettani usano atti di terrorismo. Secondo Aid to the
Church in Need, “Il 3 Dicembre del 1997, una
bomba è esplosa negli uffici del patriarca ecumenico, ferendo un
diacono e danneggiando la chiesa
.”[33] Intanto,
il governo turco ha chiuso l’ultimo seminario ortodosso rimasto e ha
chiesto che il patriarca di Costantinopoli fosse un cittadino turco.
Ciò equivale a distruggere il patriarcato.
In
Indonesia, i massacri dei cristiani da parte della
Jihad di Laskar del 2002 non
sono stati i primi e nemmeno gli ultimi. Nel 1996 a Java i maomettani
hanno distrutto tredici chiese. A Jakarta, nel 1998, altre tredici
chiese sono state distrutte da maomettani che intanto urlavano: “Noi
siamo i gentiluomini musulmani, voi siete i porci cristiani!” e
“uccidete tutti i pagani”. Quando un ufficiale dell’esercito ha
cercato di proteggere dei cristiani, gli è stato detto di mettersi
da parte e lasciare che la giustizia islamica facesse il proprio
corso.[34]
Le
organizzazioni per i diritti umani riportano che tra il 2004 e il
2007 i jihadisti in Indonesia, spesso con la complicità del governo,
hanno costretto 110 chiese indonesiane alla chiusura.[35]
Nonostante il clima di violenza, la chiesa cristiana continua
ad agire in maniera conforme ai propri principi. Aid
to the Church in Need riporta che “Otto suore dell’ordine
del Bambino Gesù sono arrivate a Cileduk, un sobborgo di Java, e
sono state oggetto di lancio di pietre da parte dei maomettani. La
loro risposta è stata costruire un asilo per bambini, un ricovero
per anziani e una scuola”
Uno
dei casi più orribili è avvenuto nell’ottobre del 2005, quando tre
jihadisti hanno decapitato tre bambine cristiane e ne hanno ferita
una quarta mentre andavano a scuola vicino la città di Poso.[36]
Per questi crimini, una corte indonesiana ha
condannato il mandante a vent’anni di prigione e i suoi due complici
a quattordici anni di reclusione.[37]
I
cristiani che si sono convertiti abiurando l’Islam sono oggetto di
odio particolarmente intenso, ma neanche i cristiani nativi se la
passano bene. L’Arabia Saudita, la terra santa dei musulmani, è
estremamente feroce verso le minoranze religiose. Persino gli
stranieri in visita si devono sottomettere alle leggi religiose
saudite:
Nel
1979 i maomettani chiesero l’intervento di
un’unità speciale francese (GIGN — Groupe d’intervention
de la Gendarmerie nationale) nella Kaaba contro un
gruppo di fondamentalisti islamici opposti al governo. I soldati
furono costretti a seguire una cerimonia speciale di conversione
all’Islam prima di potere entrare nella Kaaba. Persino la Croce Rossa
durante la guerra del Golfo fu costretta a nascondere il proprio
simbolo e le proprie insegne.[38]
Tim
Hunter, ex ufficiale del servizio straniero stanziato in Arabia
Saudita dal 1993 al 1995 dichiara
che “A volte hanno picchiato e
torturato degli americani a Jeddah solo per essere in possesso di una
foto con una Stella di Davide nello sfondo o per avere cantato canti
di Natale. I Mutawa (la polizia religiosa saudita) picchiava i
religiosi e li rinchiudeva in segrete che sembravano uscite dal
medioevo.
”[39]
Amnesty
International scrive
che un indiano di nome George
Joseph, impiegato
in Arabia Saudita “è
stato arrestato nel maggio del 2000 solo per essere tornato da una
messa cattolica con un’ audiocassetta a tematiche cristiane in
tasca
.”[40]
Nel
2003 il governo saudita dichiarava che non ci sarebbe mai stata una
chiesa nel loro regno: “Questo
paese è stato il punto di partenza per la profezia e il messaggio e
niente può cambiare ciò, nemmeno la nostra morte”
,
dichiara il ministro della difesa saudita. Riguardo alle proteste dei
diplomatici e dei militari nelle basi, li ha definiti “fanatici”
e ha dichiarato che non ci sarà mai una chiesa così come non c’è
mai stata. Secondo lui “chiunque
dica che si dovrebbe costruire una chiesa dovrebbe tacere e
vergognarsi
.”[41]
All’inzio
del 2008 Papa Ratzinger e il Vaticano hanno discusso con i Sauditi
riguardo alla costruzione di una chiesa, ma sono stati zittiti da
Anwar
Ashiqi, presidente
del centro saudita per gli studi mediorientali, durante un’intervista
della rete al-Arabiya:
Sarà
possibile costruire una chiesa in Arabia Saudita solo dopo che il
Papa e tutte le chiese cristiane riconosceranno il profeta Maometto.
Se non lo riconoscono come profeta, come possiamo avere una chiesa
nel regno saudita?
[42]
I
massacri dei cristiani nel mondo islamico sono una cosa familiare per
chi conosca le origini dell’Islam. Il profeta Muhammad
affermava che: “Caccerò via
tutti gli ebrei e i cristiani dalla penisola araba e lascerò solo i
musulmani
.”[43] Secondo la legge
islamica moderna, i cristiani hanno il divieto di residenza nella
Hijaz, ossia l’area attorno alla Mecca,
alla Medina e alla Yamama,
per più di tre giorni.[44] Infatti,
le autostrade che portano alla Mecca e alla Medina hanno dei caselli
di uscita che dicono “I non musulmani devono uscire qui”
La
pena per la coscienza è la morte
Quelli
che si convertono al cristianesimo dall’Islam vengono cercati e
uccisi in tutto il mondo islamico, dove tutte le autorità religiose
affermano che tali apostati si meritano la morte. Muhammad
stesso aveva dato quest’ordine: Chiunque
lasci la religione islamica dovrà essere ucciso
.”[45]
Questa è la posizione ufficiale di tutte le
scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo
se tale legge si applichi anche alle donne o meno.
L’università
di Al-Azhar del Cairo, l’istituzione più
influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale
legale diretto a tutti i Sunniti che: “se
una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette
apostasia e rifiuta l’Islam, allora si merita la morte.”

In teoria, il compito di uccidere l’apostata è riservato al capo
della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un
apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di
espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di
omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere
un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire
.”[46]
IslamOnline,
un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici
guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega
che “Se una persona adulta e
mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo
caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e
tornare all’Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta
deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l’apostata
senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne
usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà
essere punito per l’omicidio.
” – in
parole povere, nessuna punizione per l’assassino. [47]
C’è
un afgano di nome Abdul
Rahman che
conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio
del 2006 per aver abiurato.[48]
Secondo
la costituzione afgana “nessuna
legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione
islamica
.”[49]
Nonostante
la situazione sia chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a
capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato
dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti
occidentali: “La
costituzione afgana dichiara che l’Islam è la religione ufficiale
dell’Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo
di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale
.”[50]
In
realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana
dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge
islamica: “La
religione di Stato della repubblica islamica dell’Afghanistan è la
religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di
esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei
limiti della legge”
La
pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità
islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman
sono andati a denunciarlo quando ha abiurato,
sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.
Grazie
alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è
stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l’unico.
Al-Faki Kuku Hassan, sudanese, è un ex
sceicco musulano convertitosi al cristianesimo nel 1995 e arrestato
per apostasia nel 1998 e tenuto in prigione fino ad essere rilasciato
per motivi di salute nel 2001 dopo un ictus.[51]
Muhammad
Sallam, un egiziano convertitosi al cristianesimo,
è stato arrestato nel 1989 e torturto. Arrestato di nuovo nel 1998,
è stato deportato in una locazione sconosciuta. Durante gli anni 80
altri due apostati egiziani, Dr. Abdul-Rahman Muhammad
Abdul-Ghaffar e Abdul Hamid Beshan Abd El
Mohzen, sono stati arrestati e tenuti in
isolamento.
In
Marocco, le autorità hanno incarcerato vari apostati e un musicista
battista del Salvador, Gilberto Orellana, accusato
di avere convertito un maomettano al cristianesimo.[52] Anche
in Giordania, paese relativamente tollerante in cui la Costituzione
garantisce libertà religiosa, “i
musulmani che si convertono alle altre religioni soffrono
discriminazioni sociali e ufficiali, dato che il governo non
riconosce la legalità di tali conversioni. Secondo la Shari’ah, i
convertiti sono apostati che possono subire la confisca dei beni e la
perdita dei diritti.
”[53]
Robert
Hussein Qambar Ali, un cittadino del Kuwait
convertitosi al cristianesimo negli anni 90, è
stato arrestato e condannato per il crimine di apostasia, nonostante
la costituzione del Kuwait contempli la libertà di religione.
Mohammad Al-Jadai, uno dei prosecutori del
caso di Hussein spiega che: “I
legislatori non hanno mai pensato di legislare sull’apostasia dato
che non pensavano che cose del genere potessero avvenire qui. La
libertà di religione della Costituzione vale solo per la religione
nativa.
”[54]
Quando
Hussein ha chiesto di poter visionare gli atti di accusa, il
prosecutore ha detto al giudice: “Quest’uomo è immorale! I
documenti contengono versetti del Sacro Corano, che non devono essere
toccati dagli infedeli!”
Il
prosecutore a questo punto ha iniziato a citare gli atti in cui si
spiegava il rapporto tra la legge secolare e tollerante del Kuwait e
la Shari’ah: “Siamo dispiaciuti di dover affermare che il
nostro codice penale non include il reato di apostasia. La nostra
umile opinione è che questa legislatura non possa dichiarare altro
che quello che viene raccomandato da Allah e dal suo Profeta. Sono
loro che debbono decidere riguardo alla sua apostasia”
La
corte islamica ha condannato Hussein alla pena capitale. Nel 1997 il
Professor
Anh Nga Longva dell’Università
di Bergen,
in
Norvegia, ha visitato il Kuwait
e
ha scoperto che il caso aveva infiammato gli animi: “Ho
notato un consenso tra i liberali e gli islamici. Praticamente tutti
erano d’accordo sul fatto che l’apostasia di Qambar fosse un crimine
grave e meritasse una punizione, e che la perdita dei suoi diritti
civili fosse una punizione giustificata. L’unica cosa su cui c’era
disaccordo era la pena capitale.”
Longva
ha notato che coloro che erano contrari alla conversione di Hussein
Qambar Ali invocavano lo stesso versetto coranico che altri
invocavano per difendere il suo diritto alla conversione, ossia il
versetto 2:257 [a volte numerato come
2:256] che dice: “Non c’è costrizione
nella religione”. Spesso, questo versetto viene citato per dire che
dato che l’Islam è una religione tollerante, non esiste alcuna
giustificazione per l’apostasia.[55]
Longva
cita l’affermazione lapidaria di un giurista del
Kuwait: “Noi ricordiamo sempre a
coloro che si vogliono convertire che l’Islam è una porta a senso
unico. Potete entrare, ma non potete più uscire
.”[56]
Hussein alla fine è stato condannato per
apostasia, ma la pressione internazionale gli ha consentito di
scappare negli USA.
Nell’Agosto
del 2007, Mohammed Hegazy, un maomettano
egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato costretto alla fuga
dopo aver ricevuto una condanna a morte da parte di religiosi
islamici. Nonostante tutto si è rifiutato di fuggire dall’Egitto,
dichiarando che: “Lo so che ci sono
delle fatwa che vogliono spargere il mio sangue, ma non mi darò per
vinto e non lascerò il mio paese
.”[57] Nel
2008, suo padre aveva dichiarato a un
giornale egiziano che: “parlerò con
mio figlio e cercherò di convincerlo a ritornare verso l’Islam. Se
si rifiuterà, lo ucciderò con le mie stesse mani.”
Hegazy
è ancora in incognito in Egitto.[58]
Anche
se non ha fatto nulla per aiutare Hegazy, il
Febbraio 2008, il governo egiziano ha fatto
una concessione alla minoranza cristiana quando ha permesso il cambio
di religione sulla carta di identità dei convertiti. [59] Il
problema è che l’Egitto, pur non essendo un paese sotto la Shari’ah,
non ha mai visto di buon occhio l’apostasia. Le nuove norme si
applicano solo ai cristiani che si sono convertiti all’Islam e che
hanno deciso di tornare al cristianesimo. Dato che la legge islamica
considera l’apostasia come un crimine capitale, le carte di identità
che riportano tale informazione sono l’equivalente di una condanna a
morte. Qualunque maomettano che veda tale informazione sulla carta di
identità si potrebbe sentire giustificato nell’uccidere
immediatamente il portatore.
Giustificazioni
coraniche per la persecuzione dei cristiani
Come
i cristiani, i musulmani rispettano e venerano Gesù. L’Islam insegna
che Gesù è uno dei più grandi tra i profeti di Dio e tra i
messaggeri dell’umanità. Ogni giorno un miliardo e trecento milioni
di musulmani cercano di vivere i suoi insegnamenti di amore, pace e
perdono. Queste leggi u
niversali
ci ricordano che i cristiani, i musulmani, gli ebrei e tanti altri
hanno molte più cose in comune di quanto non credano”
Questo
è un proclama pubblicitario del Council on
American Islamic Relations (CAIR) pubblicato
nei giornali californiani nel marzo del 2004. Il messaggio di
comunanza tra cristianesimo e islam ha un precedente coranico, in cui
si consiglia l’amicizia tra cristiani e maomettani: “Troverai
che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti
e troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro
che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono
uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.
(Corano 5:82).
Nel
mondo islamico non c’è alcun bisogno di fare gli ecumenici. Lo
sceicco saudita Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha
affermato, durante una predica alla Mecca
che
I
cristiani sono infedeli, nemici di Allah, del suo Profeta e dei
credenti. Loro negano e maledicono Allah e il suo Profeta. Come
possiamo vivere vicino a questi infedeli?
”[60]
Lo
Sceicco stava ignorando il verso 5:82 in
favore di un altro verso: “O
voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni,
essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati
è uno di loro. ” (5:51).
A
parte per questi messaggi contraddittori, il Corano ha molto da dire
riguardo al cristianesimo e a Cristo, ad esempio parlando
dell’immacolata concezione (la Sura 19 si intitola “Maria” e ne
parla a lungo) e chiamandolo “parola di Allah”. Il Corano nega la
Trinità e il fatto che Gesù sia figlio di Dio (4:171),
definendolo
uno dei profeti della stirpe dell’Antico Testamento: “Dite:
“Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di
noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele,
Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè
e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del
loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui
siamo sottomessi”.
” (2:136).
Secondo
la visione coranica, questa stirpe culmina con Maometto, l’ultimo e
il più grande dei profeti la cui rivelazione completa e corregge
tutte le altre. I maomettani credono che l’Islam sia la rivelazione
finale di Allah, e che ebrei e cristiani abbiano ricevuto rivelazioni
genuine (per questo vengono chiamati “popoli della Scrittura”),
ma contaminate dall’esaltazione di Gesù come figlio di Dio e dalla
mancanza di riferimenti a Maometto. I cristiani hanno anche aggiunto
le false dottrine della Trinità e della natura divina di Cristo:
O
Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite
su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è
altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in
Maria, uno spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e
nei Suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per
voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A
Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è
sulla terra. Allah è sufficiente come garante.
(4:171).
Detto
ciò, alcuni maomettani affermano che l’Islam riconosce il
cristianesimo come religione lecita, ma il cristianesimo riconosciuto
dal Corano è diverso da quello praticato oggi. Il Corano dice di
Gesù che:
“Gli
demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh,
che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.
Giudichi
la gente del Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere,
questi sono gli iniqui. (5:46-47).
Quando
i maomettani hanno iniziato ad avere contatti con i cristiani, tali
versetti li hanno messi in una situazione difficile: secondo loro i
Vangeli davano prova della veridicità del messaggio di Maometto, e
che se i cristiani lo avessero visto si sarebbero convertiti
all’Islam. Invece i maomettani hanno scoperto che i Vangeli avevano
una visione di Gesù molto diversa dalla loro e che non contenevano
alcun accenno ad un profeta che avrebbe rivelato una grande verità.
A questo punto, i maomettani iniziarono a predicare che i cristiani
avevano corrotto il Vangelo che Allah aveva dato a Gesù.
Questa
idea è molto comune nel mondo islamico di oggi. Lo studioso
maomettano Abdullah Yusuf Ali, traduttore
di una versione inglese del Corano, include una nota riguardo al
Vangelo: “Lo Injil [Vangelo]
menzionato nel Corano non è il Nuovo Testamento e nemmeno i quattro
Vangeli ricevuti dalla Chiesa cristiana, ma un Vangelo originale
promulgato da Gesù così come la Tawrah [Torah] è stata promulgata
da Mosè e come il Corano da Muhammad al Mustafa
.”[61]
Ci
sono molti maomettani disposti a vivere in pace e in armonia con i
cristiani, così come ce ne sono tanti che sentono di avere una
giustificazione nel disprezzare i cristiani come corruttori della
parola di Allah.
Questa
è una fonte importante dell’inimicizia tra cristiani e maomettani,
resa più violenta dalla dottrina islamica della Jihad: ossia l’idea
che fare la guerra contro i non credenti fino alla loro morte, alla
conversione o alla sottomissione, sia parte dei doveri della comunità
maomettana. Questo trio di scelte, dichiarato da Maometto in persona,
è basato sul Corano e riservato a ebrei e cristiani:
Combattete
coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano
quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la
gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità,
finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (9:29)
La
persecuzione dei cristiani come tradizione
L’ultima
spedizione militare di Maometto è stata contro i cristiani bizantini
nella guarnigione araba di Tabuk, e poco
dopo la morte del loro profeta i maomettani hanno conquistato e
islamizzato le terre cristiane del Medio Oriente, del Nord Africa e
della Spagna. La Jihad si è spostata verso l’Europa cristiana e
continuò per secoli, fino alla conquista di Costantinopoli del 1453.
Nel Settembre del 1683 l’assedio ottomano di
Vienna venne infranto e l’ondata maomettana iniziò a calare, ma le
dottrine che hanno giustificato la Jihad non sono mai state riformate
o annullate. Con il ritorno dei sentimenti jihadisti del ventesimo
secolo sono tornate anche le persecuzioni anticristiane. Questa
storia, raccontata da una donna ottomana nel novecento, descrive i
sentimenti che si provavano a quei tempi e in quei luoghi:
Una
notte mio marito è tornato a casa e mi ha detto che il Padisha
aveva dato l’ordine di uccidere tutti i cristiani
del villaggio, anche i nostri vicini. Io ero molto arrabbiata, gli ho
detto che non mi importava chi avesse dato quegli ordini dato che
erano sbagliati. I nostri vicini erano sempre stati gentili verso di
noi e gli ho detto che se li avesse uccisi Allah ci avrebbe puniti.
Ho provato a fermarlo, ma lui li ha uccisi con le sue stesse
mani.[62]
La
popolazione cristiana in Turchia è passata dal 15 per
cento del 1920 all
uno per cento di oggi. In Siria è passata dal 33 per cento al dieci
per cento. A Betlemme nel 1948 l’85 per cento della popolazione era
cristiana. Oggi, la culla del cristianesimo conta il dodici per cento
di cristiani.[63]
I
cristiani nel mondo maomettano sentono parecchio il peso del passato.
Nell’ottobre del 2002 lo sceicco Omar Bakri Muhammad, un
sostenitore di Osama che ha vissuto per
anni in Gran Bretagna prima di esserne espulso, ha scritto che “Non
possiamo dire semplicemente che dato che non c’è il califfato non
possiamo ammazzare gli infedeli. Dobbiamo sottometterli alla Dhimma
in ogni caso
.”[64] La Dhimmah
è il contratto di protezione legale riservato
agli ebrei, ai cristiani e a poche altre religioni sotto il dominio
islamico. Quelli che accettano questa protezione sono cittadini di
seconda classe chiamati “dhimmi”. Nel
1999, lo sceicco palestinese Yussef
Salameh “apprezzava l’idea che i cristiani
diventassero Dhimmi e tale idea è diventata più diffusa dall’inizio
della seconda Intifada nell’ottobre del 2000.
”[65]
Durante
un sermone in una moschea della Mecca, lo sceicco Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha ricordato le ingiunzioni relative ai
Dhimmi:
Se
gli infedeli vogliono vivere insieme ai credenti devono farlo secondo
le condizioni dettate dal Profeta: non c’è niente di male in ciò
fino a che paghino la Jizya alla tesoreria islamica. Le altre
condizioni impongono che non possano riparare le loro chiese e i loro
monasteri, che non ricostruiscano gli edifici religiosi che vengono
distrutti, che diano da mangiare per tre giorni a qualunque credente
che passi per le loro case, che si alzino per lasciare il posto a un
credente che vuole sedersi, che non si vestano e non parlino come un
credente, che non vadano a cavallo, che non portino alcun tipo di
arma, che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non
suonino le campane, che non alzino la voce durante la preghiera, che
si radano la fronte per essere riconoscibili come infedeli, che non
incitino rivolte contro i credenti e che non alzino le mani contro i
credenti. Se violeranno una sola di quelle condizioni, allora non
avranno più protezione.
[66]
Queste
leggi non sono più state applicate negli ultimi sessant’anni, ma gli
jihadisti moderni premono per farle applicare di nuovo.
L’idea
che i cristiani si debbano sentire sottomessi nei paesi islamici
(come comanda il verso 9:29 del Corano)
è ancora attuale. Nel Marzo 2008 è stata
inaugurata la prima chiesa cattolica in Quatar, senza croci, campane,
campanili o insegne. Il pastore locale, Padre Tom Veneracion, spiega
che “la nostra idea era quella di
essere discreti e non offendere nessuno
.”[67]
Le
chiese della città islamica di Marawi, nelle
Filippine, hanno rinunciato a esporre la croce. Il prete locale,
Padre Teresito Soganub spiega che: “Per
evitare discussioni e situazioni spiacevoli ci limitiamo a portarci
la croce nel cuore”.
Reuters
riporta che Soganub “per non
irritare i suoi vicini musulmani non indossa il solino o il
crocefisso, e si è fatto crescere la barba”,
oltre
a celebrare pochi matrimoni dato che la tradizione cattolica
filippina prevede il consumo di un arrosto di maiale. [68]
E’
facile capire il motivo per questa reticenza. Lo sceicco saudita
Muhammad Saleh Al-Munajjid, predicando da
una moschea in Al-Damam, in Arabia Saudita, ha raccomandato i
genitori alla diffusione dell’odio verso ebrei e cristiani: “I
musulmani devono educare i loro figli alla Jihad. Questo è quello
che debbono fare: educare i bambini alla Jihad, all’odio verso gli
ebrei, i cristiani, e gli infedeli, ravvivare il fuoco della Jihad
nei loro animi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno ora
”[69]
Le
organizzazioni per i diritti umani e il loro silenzio criminale
Nel
Dicembre del 2007 Justus Reid Weiner, un
avvocato che si occupa di diritti umani, ha fatto un’affermazione che
si può applicare ai cristiani in tutto il mondo islamico, anche se
si riferiva ai cristiani in Palestina: “La
persecuzione dei cristiani palestinesi incontra l’indifferenza della
comunità internazionale, delle associazioni per i diritti umani, dei
media e delle ONG”.
Weiner
afferma che se non si farà niente a riguardo i cristiani locali
saranno estinti entro quindici anni, dato che “I
leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro seguaci alle
persecuzioni dell’Islam radicale
.”[70]
Questa
indifferenza si manifesta nel modo ridicolo in cui le organizzazioni
per i diritti umani trattano le persecuzioni dei cristiani, quando si
degnano di parlarne. Ad esempio il rapporto del 2007 di Amnesty
International sulla situazione dei diritti umani in Egitto
tratta la situazione dei cristiani copti in modo sbrigativo e
indifferente: “Ci sono rapporti di violenze settarie tra
cristiani e musulmani. Nell’aprile del 2006 ci sono stati tre giorni
di violenze religiose ad Alessandria con tre morti e dozzine di
feriti
.”[71] In realtà, le violenze
sono iniziate quando un maomettano ha accoltellato a morte un
cristiano in una chiesa e tre chiese sono state assalite da bande di
jihadisti armati. [72]
Sembra
che quando si parli di violenze contro i cristiani il silenzio sia la
norma. Il rapporto di Amnesty International sull’Indonesia parla di
attacchi contro le chiese e contro le minoranze religiose, ma non
dice da parte di chi. Secondo loro, a Sulawesi le persecuzioni
religiose sono la norma [73], ma non si parla dei responsabili.
Sembra che Amnesty International sia più interessata a proteggere
l’Islam dalle accuse di violazione dei diritti umani che a proteggere
i cristiani da tali violazioni. Sembra che il cristianesimo, anche il
cristianesimo copto in Egitto, sia troppo vicino agli USA e
all’Occidente per interessare le sensibilità multiculturali dei
professionisti dei diritti umani.
La
situazione è grave. Nell’Aprile 2006 il patriarca melkita greco
Gregory
III, che
vive a Damasco, ha dichiarato che “dopo
l’11 settembre è iniziato un complotto per eliminare tutte le
minoranze cristiane dal mondo arabo. La nostra esistenza rovina lo
stereotipo secondo cui gli arabi devono essere tutti musulmani e gli
occidentali tutti cristiani. Dopo la cacciata o la sparizione dei
caldei, degli assiri, degli ortodossi e dei cristiani latini, tutto
il Medio Oriente sarà ripulito dai cristiani e i due mondi, arabo e
cristiano, si troveranno faccia a faccia. A questo punto sarà più
facile provocare una guerra di religione. Questo è il motivo per cui
ho scritto una lettera a tutti i governatori arabi in cui spiegavo
quanto sia importante mantenere la presenza dei 15 milioni di
cristiani arabi in mezzo ai 260 milioni di musulmani.
”[74]
Alcuni
americani, cristiani e non, rimangono stupiti quando imparano che
esistono delle comunità cristiane nel mondo islamico e che tali
comunità soffrono persecuzioni. Altri rimangono indifferenti, dato
che la moda dell’ateismo chic vede tutte le religioni come degne di
disprezzo, qualunque sia il loro comportamento. Per loro, le vittime
delle persecuzioni stanno avendo quello che si meritano. Molti
occidentali, particolarmente quelli che si occupano di diritti umani,
vedono come vittime da proteggere solo i non cristiani e i non
europei. Tale idea cozza contro le persecuzioni dei cristiani in
tutto il Terzo Mondo.
Gli
Jihadisti islamici e i sostenitori della Shari’ah sono sempre più
brutali e arroganti grazie all’indifferenza dell’occidente. I loro
crimini contro i cristiani delle loro terre stanno crescendo sempre
di più e stanno lasciando un lago di sangue nei luoghi dove l’Islam
e la cristianità debbono convivere.
Robert
Spencer è uno studioso di storia islamica,
teologia e legge, direttore di Jihad Watch, un
programma del centro David Horowitz Freedom Center. Ha
scritto “The Politically Incorrect Guide to Islam (and the
Crusades)” e “The Truth About
Muhammad”. Il suo ultimo libro è “Religion
of Peace?”
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Jerusalem Post, December 4, 2007.
71.
Amnesty International Report 2007: Egypt.
http://thereport.amnesty.org/eng/Regions/Middle-East-and-North-Africa/Egypt
72.
“Sectarian tensions flare in Egypt,” BBC News, April 16, 2006.
73.
Amnesty International Report 2007: Indonesia.
http://thereport.amnesty.org/eng/Regions/Asia-Pacific/Indonesia
74.
“We are the Church of Islam,” Interview with the patriarch of
Antioch Grégoire III Laham by Gianni Valente, 30 Days, April 2006.

Teste di minchia parte 8 – Come avere una discussione con un maomettano

Cari amici, oggi vi spiegherò come avere un dialogo corretto, tranquillo e soprattutto civile con uno dei nostri amici maomettani. Buona lettura.

Inizia il dibattito

Maomettano: L’Islam è una religione di pace, l’Islam condanna il terrorismo, rispetta le donne, rispetta cristiani e atei. L’Islam è il futuro d’Europa, tutto quello che si dice di male dell’Islam è propaganda razzista! La Shari’ah è bellissima!

Infedele: I paesi maomettani sono dei cessi, delle dittature mostruose. E poi, se l’Islam e la Shari’ah sono così belli cosa ci fai qui?

 
Maomettano: I dittatori e i terroristi sono pochi fanatici isolati che non hanno capito niente del vero Islam! E poi, tutte le cose cattive che si dicono su di noi sono false! Perchè i gionalisti sono tutti razzisti!
Infedele: OK, eccoti questo verso del Corano in cui si ordina di ammazzare, rapinare, decapitare e stuprare gli infedeli.
Maomettano: E’ un versetto preso fuori dal contesto!
Infedele: OK, eccoti il contesto con tutta la Sura. Come vedi, adesso è ancora peggio.
Maomettano: La traduzione è sbagliata! Non è quella ufficiale! E poi, non puoi capire il Corano se non lo studi in Arabo!
Infedele: Primo, ci sono varie traduzioni, e dicono tutte più o meno la stessa cosa. Secondo, se il Corano è la verità universale come mai lo si può capire solo in Arabo? Se è per questo, la maggior parte dei musulmani non parla l’arabo…
Maomettano: Guardati questo video e capirai tutto! (Linka a un video di Youtube di propaganda maomettana)
Infedele: Quel video è propaganda di quella ridicola, si limita a dire che l’Islam è bello e giusto senza spiegare niente.

Maomettano: Dimmi la verità, sei un ebreo, vero?

Infedele: No, proprio no. E poi che minchia c’entra? Stiamo parlando dell’Islam…

Maomettano: Non sai niente dell’Islam! L’Islam conquisterà l’Europa!Infedele: Conosco l’Islam meglio di te.

Maomettano: Leggiti il Corano in Arabo e capirai tutto! Tu non hai capito niente dell’Islam! Sei un RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA! NAZISTA! RAZZISTA! FASCIO DI MERDA!

Infedele: Minchia, questo è impazzito del tutto. Meglio se scappo.

 

Maomettano: Troppo tardi infedele! Pagherai per le tue offese! ALLAH AKBAAAAAAAR!

Ecco, questa è la tipica situazione con cui ci si trova ad avere a che fare quando si cerca di discutere con i nostri amici maomettani. Ovviamente questo dipende dalla forza politica dell’Islam nel luogo in cui avviene la discussione. In Europa, probabilmente il maomettano dirà “Scusa, non parlo bene lingua, non posso spiegare bene ma Islam bello e pacifico“. Nel frattempo il maomettano si segnerà il tuo nome e la tua faccia per catalogarti come persona da mettere al muro al momento della presa del potere. In un posto dove i maomettani hanno la maggioranza, si andrà direttamente all’ultima vignetta. Il mio consiglio: evitare di discutere con maomettani, a meno che non si parli di pizza e di calcio. E’ meglio non farsi schedare finché possibile.

Inoltre, i maomettani hanno imparato che per un europeo l’accusa di razzismo è una cosa orribile che causa grande sofferenza, anche quando è del tutto immotivata. Quando un maomettano o un filo-islamico si rende conto di non potere rispondere dato che ha torto, si metterà a urlare: “RAZZISTA! RAZZISTA! RAZZISTA!“, nella speranza di zittire l’interlocutore. A questo punto basta rispondere: “No, l’Islam è una religione, non una razza. Io non sono razzista“. Ovviamente lui non capirà niente e continuerà a strillare, ma avrete ottenuto ragione di fronte agli spettatori (almeno quelli calmi e razionali). Anche se molti non diranno niente, sarà lui ad avere fatto la figura del pazzo isterico. La maggior parte di quelli che vengono a criticare mi dicono “questo blog è razzista“, dimostrando di non avere capito una minchia. In tal caso ban e cancellazione, nessuno mi paga per moderare il blog e nessuno gli ha ordinato di venire qui a scassare il cazzo.Il problema è che molti italiani sono cagasotto di professione, portati a dare automaticamente ragione alle persone violente e pericolose nella speranza di non farsi pestare. Riguardo a questo non si può fare nulla.

Memento per chi voglia discutere con un maomettano