2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.51 – L’Islam è compatibile con la democrazia?

2.51 L’Islam è compatibile con la democrazia?

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! – Corano, 8.12[1]

L’Apostolo di Allah disse: “Sono stato reso vincitore dal terrore inflitto al cuore del nemico” – Hadith Bukhari[2], Volume 4, Libro 52, Numero 220

Colui che semina il terrore negli altri vive egli stesso continuamente nella paura.” – Claudiano, poeta latino

A volte sono infastidito dal dovere passare un sacco di tempo a confutare l’Islam, un’ideologia malata fino al midollo che dovrebbe essere irrilevante nel ventunesimo secolo. Però c’è un lato positivo: il confronto con l’Islam ci costringe ad affrontare i difetti della nostra stessa società. Ad esempio, ci ha fatto notare come il nostro sistema educativo e i nostri media siano pieni di odio anti occidentale e di idiozie ideologiche, lasciti della rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70[3], che ci hanno reso incapaci di percepire l’Islam come la minaccia che è. Quindi, prima di chiederci se l’Islam sia compatibile con la democrazia, dobbiamo chiederci quali siano le condizioni per fare funzionare un sistema democratico.

Quali sono le forze e le debolezze di un sistema democratico? Cosa sono le “libertà democratiche”? Suffragio universale è sinonimo di libertà? Con “democrazia” si intende la capacità di un popolo di influenzare le politiche del proprio governo tramite mezzi non violenti, ma questa è solo una definizione astratta. Nelle città stato dell’antica Grecia solo un decimo della popolazione aveva diritto al voto. La democrazia descritta nella Repubblica di Platone è vicina all’anarchia. Platone metteva in evidenza i difetti del sistema democratico, senza dubbio seguendo l’esempio del suo maestro Socrate che criticava gli ateniesi quando qualcuno usava i trucchetti retorici per arrivare al potere. Le critiche di Socrate gli valsero un’accusa di avere “corrotto i giovani”, un processo e una condanna a morte. Questa esperienza portava Platone a definire la democrazia ateniese come un sistema di governo ingiusto. Platone vedeva un governo giusto sotto la guida di una casta di filosofi o di un re-filosofo. Nel suo “mito della caverna”, le persone erano incatenate in una caverna con un fuoco dietro di loro. Queste persone scambiavano le ombre sulle pareti della caverna per la realtà. Secondo Platone, il compito del regnante era illuminare le masse e mostrare la realtà dietro le ombre.

Nel suo libro “Politica”, Aristotele[4], criticava il sistema democratico e descriveva i vari metodi di governo:

“Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politica. (…) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.”

Tutti i tipi di governo hanno la possibilità di essere corrotti in tirannie e in abusi di potere. Platone non capiva che sarebbe stato possibile istituire regole per attenuare gli effetti negativi della democrazia, anche se non per eliminarli del tutto. Anche i padri fondatori della costituzione americana erano scettici riguardo alla democrazia diretta e temevano che sarebbe degenerata in un governo della plebaglia. Il loro ideale era una repubblica costituzionale con una democrazia rappresentativa definita dalla costituzione. I cittadini sarebbero stati governati dalla legge, impedendo così alla maggioranza di tiranneggiare sulle minoranze. John Adams chiamava questo governo un “governo dato dalle leggi, non dalle persone”.

La Costituzione americana si era ispirata al pensatore francese illuminista Montesquieu, famoso per la sua teoria della separazione del potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, con sistemi per evitare che ognuno dei tre rami potesse prendere il sopravvento sugli altri. Gli Stati Uniti hanno una forte separazione tra i poteri, mentre gli stati europei hanno democrazie parlamentari con meno separazione in cui il governo (potere esecutivo) dipende dalla legislatura. La democrazia con questi sistemi di controllo ha funzionato decentemente bene, ma come tutte le invenzioni umane non è perfetta. Il sistema ha i suoi critici. Nel suo libro How the West Was Lost[5], Alexander Boot descrive i difetti dell’occidente moderno. Non sono pienamente d’accordo con lui, ma alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti.

Ad esempio, per lui nel mondo greco-romano la parola “democrazia” aveva le stesse implicazioni di quello che noi chiameremmo un “governo della mafia”. “I padri fondatori della repubblica americana non hanno mai usato quella parola, così come non l’ha mai usata Lincoln. Un cittadino francese o britannico vive una vita completamente controllata da un governo centrale che agisce al di fuori del suo controllo. Il cittadino paga metà del suo stipendio a uno stato che incrementerà sempre il suo potere pur di estorcergli altri soldi. Lo stesso cittadino apre il giornale e ogni volta scopre che lo stato gliene ha fatta un’altra, che si tratti di distruggere l’educazione dei suoi figli, alzargli le tasse, decimare le forze armate che lo proteggono, chiudere il suo ospedale o lasciare libero un assassino. In breve, se definiamo la democrazia come una condizione che permetta agli individui di esercitare la loro libertà di scelta, allora la democrazia col suffragio universale non mantiene questa promessa.”

Boot descrive il pericolo proveniente dalle leggi censorie del Politically Correct: “Le leggi contro il razzismo non servono a punire atti criminali. Servono ad affermare il potere dello stato nel controllo dei pensieri e delle opinioni dei cittadini, oltre che delle loro azioni. Uno stato capace di perseguire una persona per i suoi pensieri potrà perseguirne migliaia, e lo farà appena sarà abbastanza potente per farlo. Possiamo predire che in una decina di anni sempre più persone in Europa e in Nord America saranno mandate in prigione non per avere fatto qualcosa di sbagliato, quanto per avere avuto un’opinione sbagliata.”

Lee Harris[6], autore di “The Suicide of Reason”, si chiede quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della ragione moderna. La domanda fatta da Johann Herder è:

Quale tipo di cultura ci vuole per creare un pensatore critico come Immanuel Kant? Quando Kant ha scritto la Critica della ragion pura ha demolito sistematicamente tutte le prove tradizionali dell’esistenza di Dio, eppure non è stato fatto a pezzi dai credenti di Koningsburg.”

I cinici potrebbero dire che non lo hanno fatto perchè non hanno capito quella tesi di ottocento pagine, di certo non facili da leggere. Rimane il fatto che Kant ha potuto scrivere la sua tesi nell’Europa ottocentesca, e che sarebbe stato ucciso se avesse provato a scrivere nel mondo musulmano. Questa è una delle ragioni per cui la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica sono avvenute in Europa e non nel mondo islamico. Quindi, come vengono trattati i liberi pensatori nell’Europa occidentale del ventunesimo secolo? Nel mio paese il garante per l’uguaglianza tra i sessi è diventato il garante contro le discriminazioni. I suoi doveri includono la vigilanza contro le discriminazioni verso altre culture e religioni. Chi viene accusato di queste discriminazioni deve fornire prove della sua innocenza. Questa istituzione è un’inquisizione multiculturalista, la negazione della verità in favore di una menzogna ideologica. Galileo Galilei ha dovuto subire lo stesso trattamento secoli fa. L’inquisizione moderna non potrà uccidere, ma potrà rovinare una carriera e una vita professionale, il tutto per avere osato affermare che non tutte le culture sono uguali. Cosa è successo alla libertà negli ultimi duecento anni? E’ possibile che Kant, che viveva in uno stato tedesco senza democrazia, potesse criticare gli aspetti basilari della religione locale, mentre nell’occidente del ventunesimo secolo ci sono conseguenze sociali e legali per avere criticato altre religioni e altre culture? La libertà di coscienza e di parola non sono una conseguenza automatica della democrazia. Ci serve un nuovo illuminismo per riempire il vuoto causato dalla Political Correctness.

Ho steso una lista di condizioni per un sistema democratico funzionante:

Ci deve essere un popolo, ossia un gruppo di persone con un legame che prescinda dalla politica. Questo legame deve includere qualcosa in comune tra i cittadini e un rapporto di fiducia tra i governanti e il popolo. Ci deve essere un sistema di sanzioni per permettere al popolo di rimuovere politici incompetenti o corrotti. La crescita delle istituzioni sovranazionali ha indebolito il legame tra i membri dell’elitè e gli stati nazionali che sono chiamate a rappresentare. Il popolo è stato diluito dal multiculturalismo e dall’immigrazione. Nel popolo ci deve essere libertà di parola assoluta, con la possibilità di discutere di tutti gli argomenti. Per vari motivi, questa libertà ora non esiste più. Gli attivisti della sinistra chiedono una censura formale e informale di tutti gli argomenti seri. Nel frattempo, i media non fanno più da contrappeso ai politici dato che sono dalla stessa parte. Nel popolo, la presenza musulmana deve essere minima. L’Islam è nocivo alla società democratica per vari motivi che spiegherò più avanti. Uno di questi è la paura di attacchi fisici contro coloro che criticano l’Islam. Il clima di terrore impedisce ogni possibilità di tenere un discorso libero e civile. Un altro motivo è il risentimento causato dalle continue richieste dei musulmani per leggi speciali e trattamenti di favore. Un altro motivo è dato dalle discriminazioni verso i non musulmani, anche verso quelli che non criticano l’Islam. Questo comportamento aggressivo è parte integrante della Jihad. L’entità territoriale che ospita il popolo deve controllare i propri confini. Una nazione che non riesce a distinguere tra cittadini e non cittadini cesserà di funzionare.

Quello che fa paura di questa lista di condizioni è che ormai nella società europea queste condizioni non esistono più. Non siamo cittadini ma sudditi, vittime di un destino scelto da altri. Siamo cittadini solo se possiamo influenzare il modo in cui si spendono i soldi delle nostre tasse. Siamo sudditi se paghiamo tasse che altri decideranno come spendere. Il controllo dei confini e la sovranità della nazione sono condizioni indispensabili. Non ha senso avere un processo democratico se un’autorità esterna può decidere al posto nostro. Questa nozione di sovranità è stata distrutta dall’influenza delle Nazioni Unite e dalle leggi internazionali. Non si può avere sovranità in un’Europa in cui il settanta per cento delle leggi vengono decise dall’UE. I parlamenti nazionali sono ridotti a figure insignificanti. Si può affermare che le nazioni europee non sono più democrazie in senso stretto. Gli europei hanno diritto al voto, ma non hanno democrazia e non hanno nemmeno un poco di libertà.

Come mai l’Unione Europea non è democratica? Primo, per la sua estensione, secondo per l’enorme strato di burocrazia che si porta dietro. Nel suo libro The Road to Serfdom, lo scrittore F.A. dichiara che[7]:

Come possiamo preservare la democrazia o portare avanti lo sviluppo se le decisioni vengono prese da un’organizzazione troppo grande per essere compresa dalla persona media? La democrazia funziona solo se c’è una possibilità di autogoverno locale per i cittadini e per i leader locali. Quando la scala della politica diventa così grande che le conoscenze richieste per capirla sono appannaggio esclusivo della classe burocratica, essa perde di vista il senso di responsabilità verso i problemi dell’uomo comune.”

Non è solo una faccenda di dimensioni, dato che lo stesso sistema funziona meglio negli USA. La causa principale per la perdita della democrazia in Europa è la mancanza di freni al potere degli organi UE. Nel 2006[8], la European Court of Auditors, ossia il garante finanziario UE, si è rifiutata di approvare il bilancio UE dato che era pieno di ruberie e di errori. Ciò è avvenuto per dodici anni di fila. [9]. Metà dei progetti finanziati dalla Commissione Europea non sono stati monitorati correttamente. Queste storie di corruzione non appaiono nei media europei. La Commissione Europea è il “governo” UE, ossia il governo di circa mezzo miliardo di persone in tutta Europa, eppure non è riuscita a tenere i conti del bilancio per dodici anni di fila. Una cosa simile sarebbe stata impensabile negli USA. La Commissione Europea riesce a evitare di rispondere dei propri errori dato che non è controllata da nessuno, ed è stata progettata così fin dall’inizio. Così come il Politburo della vecchia URSS, la Commissione non deve rendere conto a niente e nessuno. Ovviamente è più facile mantenere una democrazia in uno stato piccolo e trasparente che in uno stato più grande. Nonostante ciò la Svezia, il paese europeo con le tasse più elevate, è la nazione più dittatoriale di tutte e non ha libertà di parola. Il problema della Svezia non è dato dalle sue dimensioni, quanto dal suo enorme apparato statale. Forse la democrazia ha bisogno di un limite all’influenza dello stato e della burocrazia. In uno stato tradizionale preindustriale, il regnante non aveva il consenso popolare, ma lasciava i cittadini in pace finché pagavano le tasse. Ciò non vale nelle nostre nazioni democratiche. Le nostre scuole sono piene di corsi che disprezzano la nostra cultura ed esaltano la “tolleranza” verso l’Islam. Abbiamo il divieto di insegnare la nostra cultura e i nostri valori ai nostri figli. Questa la chiamate libertà?

Øystein Djupedal[10], ex ministro dell’educazione e ricerca del partito socialista di sinistra norvegese, ha affermato pubblicamente che: “Penso che sia sbagliato dire che i genitori debbano crescere i figli. Hilary Clinton diceva che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma io penso che il villaggio dei nostri tempi sia l’asilo nido.” In Norvegia il ministro dell’educazione si occupa di tutta l’educazione, dagli asili alle università.

C’è una ragione cruciale per la mancanza di democrazia nell’Unione Europea, ossia l’inesistenza di un popolo “europeo”. Le persone in Europa si definiscono italiane, inglesi, polacche, spagnole e così via, ma non europee. Invece gli statunitensi si considerano prima di tutto americani, anche se il multiculturalismo incoraggia le doppie culture come la cultura afroamericana o asiatico-americana. Questo tipo di tribalismo culturale rappresenta una minaccia verso la democrazia americana. Se la maggioranza bianca decidesse di considerarsi europeo-americana ci sarebbe il crollo del paese. Il politico Carl I. Hagen[11] del Progress Party critica il fatto che un cittadino straniero sia alla guida dell’ufficio per l’immigrazione in Norvegia. Eva Joly, magistrato francese nata in Norvegia e nota per le sue battaglie contro la corruzione, critica Hagen: “Dare per scontato che la cittadinanza o la nazionalità di una persona influiscano sulla sua capacità di svolgere un compitò è un modo di pensare superato. Non pensiamo più in termini di nazione, quanto in termini di Europa o di mondo. Abbiamo il dovere di assumere gente da altri paesi.” La Joly ha cittadinanza francese e norvegese, ma si considera europea. Quando incarichiamo qualcuno di svolgere un compito importante, gli chiediamo di prendersi cura dei nostri interessi e non dei cosidetti “interessi globali”. Come possiamo dare la fiducia a qualcuno che non ha alcuna lealtà verso il nostro paese? Secondo il filosofo inglese Roger Scruton, i membri delle elites liberali non soffrono di xenofobia, ma di oikofobia, ossia paura e odio morboso verso la propria casa. Scruton scrive nel suo libro The West and the Rest: Globalization and the Terrorist Threat, che la caratteristica dell’occidente è la nostra idea di Stato[12]:

Lo stato personale è caratterizzato da una costituzione, dalle leggi e da rappresentanti con un mandato fisso. Le decisioni arrivano tramite un processo che può non essere completamente democratico, ma che include ogni cittadino e che ogni cittadino può influenzare. Gli Stati preferiscono negoziare piuttosto che costringere, e sono portati alla pace più che alla guerra. Lo Stato deve rispondere ai propri cittadini, e i suoi cittadini devono rispondere delle sue decisioni dato che hanno partecipato al processo politico.

Per fare funzionare questo processo democratico ci devono essere un legame e un’identità che vadano oltre il colore politico. Ci deve essere una comunità con degli interessi in comune. Ciò non vale nei paesi islamici, dove l’ideale è la comunità globale dei fedeli musulmani (Ummah) e il Califfato. I concetti come stato nazionale o integrità territoriale non hanno corrispondenti nella giurisprudenza islamica, cosa che spiega la difficoltà nello stabilire la democrazia nei paesi musulmani.

Secondo Scruton, lo stato personale occidentale è sotto attacco da due fronti. Le istituzioni sovranazionali stanno distruggendo il senso di comunità dall’alto, mentre l’immigrazione selvaggia lo sta distruggendo dal basso. L’UE, tra le altre istituzioni, sta “distruggendo velocemente le giurisdizioni territoriali e le identità nazionali che hanno legittimato gli stati europei fin dall’Illuminismo, senza sostituirle con qualcosa d’altro.” Anche se per gli individui del terzo mondo ha senso trasferirsi in Occidente, tale immigrazione sta distruggendo ciò che erano venuti a cercare:

I vantaggi politici ed economici che portano le persone ad immigrare in Occidente sono dovuti alle sovranità nazionali. Purtroppo tali sovranità possono resistere solo fino a che i confini sono controllati. Le legislazioni sovranazionali, insieme alla cultura del ripudio delle sovranità, stanno mettendo fuori uso le condizioni che rendono possibili le libertà occidentali.”

Scruton commenta che per la prima volta da secoli l’Islam si sta comportando come “un singolo movimento diretto verso uno scopo” e che “il fattore principale in questa unità è il processo di globalizzazione diretto dalla civiltà occidentale.” Secondo lui ciò è il risultato della prosperità occidentale, del sistema legale occidentale, del commercio bancario occidentale e del sistema di comunicazioni occidentale che ha permesso a gente da tutto il globo di comunicare le proprie idee. E’ ironico come la civiltà occidentale dipenda da un’idea di cittadinanza che non ha niente di globale, anzi si basa sulla sovranità territoriale e sulla giurisdizione locale, mentre l’Islam militante (del tutto sconosciuto in Occidente fino a pochi anni fa) dipenda da un’idea globale. La globalizzazione “permette all’islam militante di fare ciò che voleva fare fin dai tempi della sconfitta degli Ottomani.” Grazie alla globalizzazione ora esiste “una Umma globale, che si identifica attraverso i confini in una forma globale e che si attacca come un parassita alle istituzioni e alle tecnologie prodotte dal mondo occidentale.”

Scruton si pone due domanda difficili: La globalizzazione ha reso possibile una comunità musulmana globale, da sempre un ideale irrealizzabile per i musulmani? La globalizzazione ha messo in difficoltà le integrità territoriali degli stati nazionali? Se la risposta a queste domande è positiva, allora la globalizzazione ha aiutato l’Islam e indebolito le democrazie occidentali. Queste due domande sono difficili, ma per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare una risposta ad esse.

La globalizzazione non ha garantito la vittoria all’Islam. Alla lunga, è probabile che le possibilità di comunicare e l’esposizione alle critiche riescano a distruggere l’Islam, anche se potrebberlo renderlo ancora più pericoloso nel breve termine. L’Islam è compatibile con la democrazia? Il ministro di grazia e giustizia Piet Hein Donner[13] dice di no, chiedendo la messa al bando dei partiti che vogliono la legge islamica nei Paesi Bassi: “Per me è chiaro, se due terzi della popolazione volessero introdurre la Shariah domani, potrebbero averla.”

Questo dilemma si può risolvere affermando che la nostra piorità non è la democrazia intesa come elezioni in cui un voto vale uno, ma la libertà di opinione e di parola, il rispetto per i diritti di proprietà e delle minoranze, il diritto alle armi e all’autodifesa, l’uguaglianza davanti alla legge e lo stato di diritto (inteso come stato secolare), oltre ai principi di controllo del potere dei governanti e di approvazione popolare. Le elezioni possono essere un mezzo per arrivare a ciò, ma non sono di importanza vitale. Non dobbiamo confondere il fine con i mezzi.

Nella Sharia ci sono due concetti centrali, la blasfemia e l’apostasia, entrambe punite con la pena capitale. Queste leggi sono incompatibili con le idee fondamentali dell’occidente, ossia libertà di parola e di pensiero. La Shariah è la negazione della democrazia. Inoltre, la Shariah è nemica del concetto di eguaglianza di fronte alla legge, dato che pratica l’ineguaglianza tra musulmani e non musulmani, uomini e donne, liberi e schiavi. Inoltre, la Shariah non fornisce alcuna protezione per le minoranze religiose, dato che i non musulmani sono costretti a essere disarmati e a vivere alla mercé dei capricci dei musulmani. Anche se l’Islam accetta l’idea di shura, il consulto, non lo ha mai formalizzato. Ciò significa che i governanti non hanno alcun limite al loro potere. Un despota islamico può fare assolutamente quello che vuole, a parte rifiutare apertamente l’Islam.

Secondo Salim Mansur[14], professore associato di scienze politiche presso l’università di Western Ontario, in Canada, “La democrazia in senso culturale è un’espressione del mondo liberale moderno, che pone l’individuo al centro morale della politica e della società (…) E’ il concetto di diritti inalienabili dell’individuo, diritti che devono essere protetti, curati e resi in condizione di funzionare. Ciò rende la democrazia un sistema moralmente differente dagli altri sistemi. Da questo punto di vista liberale, l’errore più comune quando si parla di democrazia è credere che sia un sistema di governo basato sul volere della maggioranza. Al contrario, la democrazia protegge i diritti degli individui, delle minoranze e dei malcontenti.” Questa definizione è l’opposto di una democrazia illiberale, una finzione di democrazia propagandata da una piccola élite al potere per legittimarsi e conservare la propria autorità

Il fatto che i musulmani vengano abituati fin dalla nascita all’idea che un non musulmano non possa godere degli stessi diritti dei musulmani è un grosso ostacolo alla fondazione di una democrazia in un paese musulmano. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo[15] intitolato “Reviving Mideastern Democracy: We Arabs Need the West’s Help to Usher in a New Liberal Age” a opera di Saad Eddin Ibrahim, presidente del Ibn Khaldun Center for Development Studies nel Cairo, arrestato varie volte per il suo impegno verso la democrazia in Egitto. Mr. Ibrahim pensa che ci siano buone possibilità di avere una democrazia in Medio Oriente:

“Nei decenni precedenti le autorità dicevano che la Germania, il Giappone, i paesi slavi e persino le società cattoliche non sarebbero mai state democratiche. Non sto parlando dei pregiudizi popolari, ma dell’opinione informata di studiosi di alto livello. Interi gruppi di esperti pensavano onestamente che ci fosse qualcosa nelle società tedesche, giapponesi, slave, o addirittura nel cristianesimo, che fosse radicalmente ostile alla democrazia e ai valori democratici.”

Secondo le parole del grande storico del quattordicesimo secolo Ibn Khaldun: “nelle comunità musulmane la guerra santa è un dovere sacro, data la natura universale della missione musulmana e dell obbligo alla conversione volontaria o forzata di tutta l’umanità.” Secondo Ibn Khaldun, nell’Islam la persona al comando della struttura religiosa deve occuparsi delle “politiche di potere”, dato che l’Islam ha l’obbligo di guadagnare il potere sulle altre nazioni (Muqaddimah[16], trans. Rosenthal, p. 183). Secondo Robert Spencer “queste non sono parole di tolleranza e di democrazia. Queste parole sono ancora vive nel mondo musulmano.”

Ibn Khaldun diceva riguardo ai cristiani: “Pensiamo di non dovere sporcare le pagide di questo libro [Muqaddimah] con discussioni riguardo alle miscredenze [cristiane]. In generale, esse sono conosciute. Tutto riguardo a loro è miscredenza. Ciò è stabilito nel nobile Corano. Discutere o confutare queste cose non è per noi. E’ loro destino scegliere tra la conversione all’Islam, il pagamento della tassa, o la morte.”

Secondo il Dr. Andrew Bostom nel libro The Legacy of Jihad (pagina 29), “Nella legge del governo islamico al-Mawardi (d. 1058), esamina le leggi relative alle terre e alle popolazioni infedeli sottomesse dalla Jihad. Questa è l’origine del sistema dei Dhimmi. La popolazione nativa infedele deve riconoscere la sovranità islamica sul territorio, sottomettersi alla legge islamica e accettare il pagamento della tassa. Al-Mawardi ricorda l’aspetto più significativo di questa visione della tassa sugli infedeli nella giurisprudenza islamica: la connessione tra essa e la Jihad. “Il nemico presenta un pagamento in cambio della pace e della riconciliazione.” Al-Mawardi distingue due casi: il primo è quando il pagamento è immediato e viene considerato come bottino di guerra, cosa che non previene la dichiarazione di un’altra Jihad nel futuro. Il secondo è il pagamento annuale e costituisce un tributo continuo che garantisce la sicurezza del pagante. La riconciliazione e la sicurezza valgono solo fino a che il pagamento viene continuato. Al cessare del pagamento, la Jihad ricomincia.

Ci sono anche altre limitazioni per i Dhimmi. Nel 2005[17] è stato rilasciato il permesso di costruzione per la prima chiesa cristiana nel Qatar dal settimo secolo. La chiesa è stata fondata su un terreno donato dall’emiro riformista, e non avrà una croce o un campanile, nel rispetto delle leggi islamiche che proibiscono l’esposizione della Croce da parte dei cristiani. Clive Handford, il vescovo anglicano del Golfo annuncia da Nicosia (Cipro) che “Siamo gli ospiti di un paese musulmano e dobbiamo essere rispettosi dei padroni di casa. Ma una volta che si entri nel centro, sarà inequivocabile che si tratti di un centro cristiano.” Il cristianesimo è stato spazzato via dagli stati del Golfo nei secoli successivi alla conquista islamica.

Persino in Malesia[18], un paese a maggioranza musulmana definito “moderato e tollerante”, centinaia di fedeli indù sono stati costretti ad assistere terrorizzati mentre operai musulmani hanno sfondato il soffitto del loro templio e hanno fatto a pezzi le statue delle divinità portate dagli immigranti indiani. “Siamo poveri, il nostro unico conforto era il nostro templio e ci hanno tolto anche quello.”, dichiara Kanagamah parlando in Tamil, la lingua parlata dai malesi di origine indiana e fede induista.

Le demolizioni sono indiscriminate, illegali e contro tutte le garanzie costituzionali di libertà di religione”, dichiara l’attivista per i diritti umani P. Uthayakumar. I templi e le altre strutture demolite erano abusive, ma le autorità hanno reso impossibile avere i permessi di costruzione per nuove strutture. Una comunità cattolica ha dovuto aspettare trent’anni prima di avere il permesso di costruire una chiesa. Cosa ci dice ciò riguardo alla libertà di culto? In verità, le autorità musulmane continuano a ragionare secondo le vecchie logiche Dhimmi, in base alle quali i non musulmani non possono costruire nuovi edifici di culto o riparare quelli esistenti.

Secondo Sita Ram Goel[18], l’Imam Hanifa “ha raccomandato che gli indù, anche se idolatri, vengano accettati come gente del libro e trattati alla stregua di ebrei, cristiani e zoroastriani sotto la legge dei Dhimmi. Ciò ha rappresentato un miglioramento per gli induisti, che hanno potuto salvarsi la vita e parte delle loro proprietà, anche se non l’onore e i luoghi di culto. Come Dhimmi, gli induisti potevano sopravvivere accettando il pagamento della tassa e condizioni di cittadini di seconda classe. Gli altri tre grandi Imam islamici, Malik, Shafi e Hanbal, fondatori delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, offrivano solo la scelta tra la conversione e la morte.”

Alcuni apologeti occidentali insistono nel dire che nel subcontinente indiano le ostilità sono reciproche. In questo caso, come mai i non musulmani in Pakistan sono stati spazzati via? Come mai i pochi cristiani e induisti rimasti soffrono abusi e oppressioni continue? La popolazione del Bangladesh[19] aveva circa un trenta per cento di non musulmani fino a pochi decenni fa. Oggi la percentuale è attorno al dieci per cento. Aggiungete il fatto che la forte natalità delle famiglie musulmane in India ha fatto si che il numero dei musulmani aumentasse. Secondo voi queste statistiche indicano “ostilità reciproche” o semplice persecuzione degli infedeli?

Nella provincia pakistana del Sindh i musulmani hanno l’abitudine di rapire ragazze di fede induista[20] e costringerle alla conversione. Le comunità induiste si sono ridotte a fare sposare prestissimo le loro figlie, oppure a farle emigrare in India, Canada o altrove.

“Avete mai sentito di una ragazza musulmana costretta a convertirsi all’induismo?[21] I musulmani stanno vincendo tramite l’intimidazione, stanno abbattendo una cultura terrorizzandola. I rapimenti delle ragazze costringono le comunità a scappare o a sottomettersi ai musulmani.”, dichiara l’attivista per i diritti umani Hina Jillani. In Pakistan gli induisti e i cristiani sono discriminati e costretti ad accontentarsi di lavori di basso livello e a non aspirare ad altro. Il complesso di superiorità dei musulmani è molto radicato: nel suo libro Milestones[22], l’egiziano Egyptian Sayyid Qutb scrive che “il cuore del credente deve essere sempre in uno stato trionfale”, anche di fronte alle avversità. “Significa sentirsi superiori agli altri anche quando si è in pochi, poveri e deboli, non solo quando si è in tanti, ricchi e potenti.”

“Quando il credente osserva gli insegnamenti dell’uomo antico e moderno e li paragona al suo sistema, gli appaiono come il brancolare dei ciechi o i giochi dei bambini al confronto con la perfeszione della legge islamica. Quando osserva con compassione gli errori e le sconsideratezze del resto dell’umanità, prova senso di trionfo verso i loro errori. Le condizioni cambiano, i musulmani perdono il loro potere e vengono conquistati, ma non perdono la consapevolezza di essere superiori. Se il credente rimane tale, guarda il suo conquistatore dall’alto in basso, sicuro del fatto che la sua condizione è temporanea e che la fede è come un’ondata inevitabile”

Oltre all’idea di supremazia musulmana, esiste anche un’idea di supremazia araba. Secondo Qutb[23], “Cosa sarebbero gli arabi senza l’Islam? Che ideologia potrebbero dare all’umanità se abbandonassero l’Islam? L’unica ideologia creata dagli arabi è la fede islamica, che li ha elevati al rango di signori dell’umanità. Se abbandonassero l’Islam non avrebbero più alcun valore nella storia. Ovviamente ci sono quelli che direbbero che Sayyid Qutb è “solo un estremista,” dato che le sue opere come Milestones o In the Shade of the Qur’an[24] hanno ispirato tantissimi jihadisti fin dalla sua esecuzione capitale per mano del regime di di Gamal Abdel Nasser nel 1966. Le idee di Qutb’s riguardo alla supremazia musulmana sono una delle basi dell’Islam.

Secondo Hugh Fitzgerald[25], “nell’Islam, una religione che afferma di essere universale e di trattare tutti i musulmani in maniera uguale, c’è un posto speciale per gli arabi.” Il Corano è scritto in arabo ed “è stato rivelato agli arabi, il popolo eletto. Il migliore degli uomini, Muhammad, era un arabo così come i suoi compagni. In teoria il Corano non andrebbe letto se non in Arabo (la versione originale dell’Arabo, non l’Arabo moderno o semplificato.) La recitazione coranica avviene in Arabo. Gli studenti in Indonesia o in Pakistan imparano a memoria versetti in Arabo, lingua che non conoscono o che conoscono male. Eppure, c’è gente che si fa guidare nella vita da un arabo del settimo secolo. (…) In Arabia Saudita vige la separazione: le cose sono separate tra “per musulmani” e “per non musulmani”, ma le cose per musulmani sono separate tra “per arabi” (prima classe) e “per non arabi (seconda classe). Ciò è evidente per tutti i musulmani non arabi che vivono in Arabia Saudita.”

Questo razzismo arabo è un’arma contro l’Islam che molti infedeli non conoscono: “Mostrare ai musulmani che l’Islam è solo un’invenzione araba volta a distruggere le altre civiltà è un modo per indebolirlo. Questo è particolarmente efficace verso i molti iraniani che non ne possono più della Repubblica Islamica, ossia quasi tutti.” In Marocco, gli attivisti si lamentano della poca influenza berbera[26] sulla politica e sull’economia: “Non siamo arabi, dateci la nostra vera storia”, cantavano centinaia di berberi marocchini durante le marce del primo maggio. I loro slogan erano scritti in lingua Tamazight con l’alfabeto berbero Tifinagh. I Berberi sono gli abitanti originari del Nord Africa, da prima dell’invasione araba del settimo secolo. La costituzione marocchina dice che il paese è arabo e che la religione è l’Islam. Non si conosce la percentuale di berberi, ma fonti indipendenti dicono che siano la maggioranza assoluta. Si stima che ci siano circa venticinque milioni di berberi in tutto il mondo, concentrati in Algeria, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria e Tunisia.

Le idee razziste dell’Islam stanno già venendo esportate in Europa. Nel 2005, a Copehagen, due uomini sono stati uccisi durante una rissa tra immigranti di seconda generazione. Secondo l’imam Abu Laban[27] (poi ritenuto responsabile per avere scatenato le violenze dei fanatici durante il caso delle vignette su Muhammad del giornale danese Jyllands-Posten) la sete di vendetta potrà essere spenta solo tramite il pagamento di 200,000 corone da parte della famiglia dell’assassino, un risarcimento paragonabile a quello stabilito da Muhammad nel Corano. L’idea di “legge del taglione” viene descritta nel versetto 2.178 del Corano: O voi che credete, in materia di omicidio vi è stata prescritta la legge del taglione: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo: questa è una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene, chi di voi, dopo di ciò, trasgredisce la legge, avrà un doloroso castigo.

Politiken, un giornale di sinistra multiculturalista danese, ha provato a scrivere che si dovrebbe considerare l’applicazione della legge del taglione. Per fortuna, l’opinione pubblica è stata contraria alla proposta. Ci sono almeno due problemi riguardo a questa forma di “giustizia” islamica. Il primo è che è un sistema in cui la giustizia si amministra tra famiglie, clan e tribù, non un sistema in cui la legge è regolata dall’autorità. Il secondo è che coinvolge i clan e le famiglie anche in faccende che riguardano i singoli individui. Avevamo un sistema di vendette tribali in Europa tempo fa, ma ce lo siamo lasciati indietro e i musulmani dovrebbero fare lo stesso. Il problema si ha quando tale sistema tribale cerca di infiltrarsi nel sistema giuridico europeo e i cittadini si trovano costretti a seguire le leggi tribali per difendersi. Molti danesi non capiscono che la legge del taglione non è solo antica e collettivistica, ma è anche profondamente ingiusta. I maschi musulmani sono gli unici membri a pieno titolo della comunità musulmana. Tutti gli altri valgono meno, e le differenze tra i pagamenti della legge del taglione lo dimostrano. Un tribunale saudita ha dichiarato che il valore della vita di una donna vale quanto il valore della perdita della gamba di un uomo. Il tribunale ha ordinato a un saudita di pagare il prezzo per l’omicidio della moglie di un siriano e per la perdita di entrambe le sue gambe. Il pagamento è stato tredicimila dollari per la vita della moglie e lo stesso ammontare per la perdita delle gambe dell’uomo. Sotto la Shariah la vita di un ex musulmano non vale niente dato che si tratta di un traditore e di un apostata che può essere ucciso impunemente. Il 9 Aprile 1992 il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si elencavano i prezzi di sangue per l’omicidio in Arabia Saudita:

100,000 riyals per la morte di un uomo musulmano
50,000 riyals per la morte di una donna musulmana
50,000 riyals per la morte di un uomo cristiano
25,000 riyals per la morte di una donna cristiana
6,666 riyals per la morte di un uomo induista
3,333 riyals per la morte di una donna induista

In un libro di scuola media saudita[28], si dice che “Il prezzo di sangue per un infedele libero è la metà del prezzo per un musulmano, sia che appartenga a uno del popoli del Libro o no. (…) Il prezzo di sangue per una donna è metà di quello di un uomo della sua stessa religione.” Come dice Ali Sina [29], “Secondo questa gerarchia, la vita di un uomo musulmano vale quanto quella di 33 donne induiste. Tale gerarchia si basa sulla definizione islamica di diritti umani presa dal Corano e dalla Shariah. Come possiamo parlare di democrazia se nell’Islam non esiste il concetto di eguaglianza?” Secondo Ali Sina, il sistema di governo islamico è paragonabile a quello fascista:

Centralizzazione dell’autorità sotto un dittatore assoluto investito da un dio.
Controllo socioeconomico su tutti gli aspetti della vita dei soggetti, anche quelli di fede diversa.
Opposizione soppressa tramite terrore e censura.
Belligeranza verso i non credenti.
Separatismo religioso.
Disprezzo verso la ragione.
Imperialismo.
Oppressione.
Dittatura.

Secondo Sina, “L’Islam è politica e l’islam politico è fascismo.” A Toronto, in Canada, i musulmani hanno mostrato il loro complesso di superiorità presso la Ryerson University [30]. Il gruppo studentesco più grande del campus, la the Muslim Students’ Association, ha preso il controllo della sala multiconfessionale. Eric Da Silva, presidente della Catholic Student Association, ha dichiarato che il gruppo ha cercato di usare la sala per dire Messa, ma gli è stato detto che la sala è stata data in “gestione continuata” agli studenti musulmani. Secono Da Silva “Nessuno si arrischia a mettersi contro i musulmani.” Il gruppo cattolico ha trovato un altro spazio dove dire Messa e il conflitto è stato risolto. La sala multiconfessionale è divisa tra maschi e femmine ed è decorata in stile islamico in modo da accogliere solo musulmani. Un gruppo universitario di controllo sulle discriminazioni culturali e religiose ha esaminato il campus, ma si è occupato solo dell’islamofobia. Raymond Ibrahim[31], bibliotecario presso la biblioteca del Congresso, parla dei fondamentalisti musulmani dal Los Angeles Times:

“Durante i giorni precedenti la visita di Papa Benedetto XVI presso Hagia Sophia a Istanbul, i musulmani e i turchi hanno espresso rabbia, paura e ansietà. Secondo il giornale turco Vatan, il rischio era che Benedetto avrebbe potuto causare un’ondata di furia fanatica in tutto il mondo musulmano se avesse provato a riappropriarsi un un centro del mondo cristiano caduto in mano musulmana. Sembra che solo l’atto di farsi il segno della croce o compiere un atto di devozione cristiana nella basilica di Hagia Sophia sia un sacrilegio. Tale basilica, costruita nel sesto secolo, è stata la chiesa più grande e più importante di tutta la cristianità. Dopo secoli di attacchi da parte degli arabi Costantinopoli è stata saccheggiata dai turchi e rinominata Istanbul. Le croci di Hagia Sophia sono state abbattute, le icone vandalizzate.”

I turchi hanno avuto poco di che preoccuparsi. Il Papa si è comportato come un bravo dhimmi durante le sue visite in Turchia. Ibraim crede che “L’Occidente fa di tutto per confermare queste idee. Facendo autocritica, offrendo scuse e concedendo accordi, tutte cose che il mondo islamico deve ancora fare, l’Occidente conferma che l’Islam gode di uno stato di privilegio.” La mancanza di consapevolezza riguardo al complesso di superiorità islamico rende impossibile esportare la “democrazia” in paesi islamici come l’Iraq.

Nel settembre 2005, il patriarca caldeo di Baghdad[32] ha dichiarato alle autorità irachene il suo timore per la possibilità di abusi contro i non musulmani. L’articolo 2.1(a) della costituzione afferma che: “Nessuna legge può andare contro le regole indiscutibili dell’Islam.” Il patriarca ha affermato che: “Ciò rende possibile approvare leggi che siano ingiuste verso i non musulmani.” Glyn Ford, europarlamentare britannico, ha unito la sua voce a quella dell’editore del Tribune Mark Seddon e a quella di Andy Darmoo, segretario di Save the Assyrians, per dare l’allarme riguardo alle condizioni dei cristiani assiri[33]: “I cristiani assiri non possono votare alle elezioni, hanno avuto le loro terre occupate, le loro chiese bombardate e le loro famiglia assalite. Non è il momento per la comunità internazionale di mobilitarsi per i loro diritti e i diritti delle altre minoranze?”

Un gruppo di musulmani ha rapito un bambino mandeo di sette anni[34], appartenente a una setta gnostica irachena, lo ha annaffiato di petrolio e arso vivo. Mentre il bambino urlava tra le fiamme, i musulmani cantavano “Brucia, lurido infedele!” Molte donne medico, poliziotte, giornaliste e reporter sono state uccise, dichiara Rajaa al-Khuzai, presidentessa del Iraqi National Council of Women. Le donne sono bersagli facili, specialmente quelle di alto profilo come lei. L’oppressione delle donne e dei non musulmani è sancita dalla Shariah ed è un fatto comune.

Anche se i cristiani sono meno del 4% della popolazione, sono il gruppo di maggioranza tra i rifugiati arrivati ad Amman in Giordania durante i primi mesi del 2006. In Siria, il 44% dei rifugiati iracheni sono cristiani. Questi rifugiati scappano da omicidi, rapimenti e minacce di morte. Il vescovo cattolico di Baghdad, Andreos Abouna, ha dichiarato che metà dei cristiani iracheni sono scappati dal paese dal 2003 a ora. In vent’anni non ci saranno più cristiani[35]. “Gli americani e gli inglesi avrebbero potuto proteggerci mentre le nostre chiese venivano bombardate, sarebbe stato un atto storico, ma non lo hanno fatto. Se ci avessero dato aiuti economici avremmo potuto proteggere tutte le famiglie cristiane a Mosul.”

Il presidente americano George W. Bush[36] ha dichiarato che se gli iracheni avessero votato un governo islamico lui lo avrebbe accettato: “Ne sarei dispiaciuto, ma la democrazia è democrazia.” Davvero, Mr. Bush?

Questo ci riporta alla critica platonica della democrazia come una forma di governo della plebaglia. Senza un sistema di controlli e di tutele, tale definizione è corretta. Benjamin Franklin diceva che: “La democrazia è quando due lupi e un agnello votano per decidere chi deve essere mangiato. La libertà è quando l’agnello è armato e contesta il voto!” Questo è il motivo per cui lui e i padri fondatori volevano che gli USA fossero una repubblica costituzionale, non una democrazia diretta. Stranamente, gli USA volevano esportare in Iraq un modello ingenuo di democrazia, lo stesso che era stato rifiutato dai padri fondatori dato che non assicurava abbastanza diritti e protezioni a minoranze e individui. Inoltre, non avevano neanche tenuto conto dell’Islam, religione che perseguita minoranze e individui per principio.

I non musulmani e le donne irachene stanno pagando questo errore con le loro vite[37]

Nel 1970 il futuro presidente bosniaco Alija Izetbegovic[38] stendeva una dichiarazione islamica in cui si diceva che “in generale un musulmano non esiste come individuo. Se vuole vivere come musulmano, deve creare un ambiente, una comunità, un sistema. Deve cambiare il mondo o farsi assimilare. La storia non ricorda alcun movimento veramente islamico che non fosse anche un movimento politico.”

Franz Rosenthal, studioso americano di questioni islamiche, diceva che “un islamico deve subordinare la sua libertà alle credenze, alla moralità e alle tradizioni del gruppo a cui appartiene (…) L’islamico non si deve aspettare di poter fare alcuna scelta su come sarà governato. In generale, il governo non consente a nessun cittadino di partecipare e non gli concede alcuna libertà effettiva.”

L’apostata ex musulmano iraniano Ali Sina[39] afferma che “la spersonalizzazione è caratterizzata da una diminuzione della coscienza del sé e dell’individualità. Nell’Islam l’individuo viene negato e la sua vita è integrata nella Umma. La spersonalizzazione riduce le inibizioni e le regole di comportamento dell’individuo, e contribuisce ai comportamenti collettivi delle folle urlanti, delle bande di delinquenti e delle rivolte urbane.” Secondo Sina, “è ironico come la natura brutale, repressiva e completamente irrazionale dell’Islam sia ciò che gli ha consentito di sopravvivere così a lungo.

Come scrive lo scrittore F.A. Hayek nel suo The Road to Serfdom:

“La nostra generazione rischia di dimenticare che la moralità non è solo una necessità della condotta individuale, ma che può esistere solo in un ambiente nel quale l’individuo è libero di scegliere volontariamente di rinunciare a vantaggi personali per una regola morale. Non si può essere buoni o cattivi in un ambiente nel quale non si è liberi di scegliere se sacrificare i propri desideri in cambio di ciò che è giusto. Le nostre decisioni hanno valore morale solo quando siamo liberi di sacrificare i nostri interessi per provare le nostre convinzioni. Anche se ci sono buone intenzioni o un’organizzazione efficiente, non si può mantenere la moralità in un ambiente in cui non ci sono responsabilità e libertà personali.”

Secondo un rapporto della polizia inglese[40] ci sono dieci volte più casi di corruzione tra gli agenti di polizia di cultura musulmana che tra i loro colleghi non musulmani. Secondo il rapporto, i pakistani in Inghilterra vivono in una cultura in cui assistere economicamente la propria famiglia è considerato un dovere, e in cui è normale prestare grosse somme di denaro tra parenti e amici. La conclusione è stata l’assegnazione di addestramento speciale anti corruzione per gli agenti di origine pakistana.

In Pakistan e in molti altri paesi musulmani, pochi cittadini pagano le tasse. Secondo la loro filosofia, che non da alcun valore all’individuo, il clan è tutto e lo stato è il nemico. Questa mentalità è alla base del comportamento degli immigranti da quei paesi, e porta nei paesi non musulmani la corruzione e la violenza tribale associata al mondo musulmano. Ali Sina[41] scrive che: “Abu Hamid Al-Ghazali, (1058 – 1111 CE) è probabilmente il più grande tra gli studiosi islamici. Nel suo libro ‘L’incoerenza dei filosofi’, attacca violentemente Aristotele, Platone, Socrate e gli altri pensatori greci definendoli come miscreditenti e corruttori della fede islamica. Per lui, Avicenna, il grande filosofo e fisico persiano dell’undicesimo secolo, era un razionalista che prendeva spunto dagli antichi greci. Ghazali ricordava l’incompatibilità tra fede e ragione, e l’impossibilità del sottomettere la fede alla ragione. Ghazali lodava la fede senza pensiero e la stupidità eletta a sistema di pensiero.”

I razionalisti islamici come i Mutazili ponevano la ragione al di sopra della rivelazione, ma la loro scuola è stata attaccata e distrutta dai fondamentalisti islamici del gruppo Ashariyya, a cui appartenevano i poeti al-Ghazali e Rumi. Rumi prendeva in giro i razionalisti e dichiarava nei suoi versi che il razionalista ha le gambe di legno.”

Secondo Sina[42] le “ basi della democrazia sono libertà di pensiero, libertà di parola, rispetto per le minoranze e separazione tra stato e religione.” L’occidente deve sostenere la libertà di parola e di pensiero sia sul proprio territorio che all’estero. “La gente deve avere la possibilità di criticare le idee della maggioranza senza temere per la propria vita. Non ci può essere democrazia senza libertà di espressione o senza opposizione. Prima di portare la democrazia nei paesi islamici bisogna proteggere quella che abbiamo a casa.”

Secondo Ibn Warraq, un altro apostata ex islamico[43], “L’islam è una ideologia totalitaria che vuole controllare la vita religiosa, politica e sociale di tutta l’umanità. Le vite degli islamici sono completamente controllate, e le vite dei non islamici controllate a tal punto da rendergli impossibile interferire con l’Islam. Non accetto alcuna distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico o terrorismo islamico. Data la natura totalitaria della legge islamica, l’Islam non da alcun valore all’individuo, che si deve sacrificare per il bene della comunità islamica. L’Islam è una ideologia collettivista.”

Molti ex musulmani come Ali Sina e Ibn Warraq scrivono sotto falso nome perchè l’Islam è una religione talmente ostile all’individualismo e alla libertà di parola, che il crimine peggiore per un musulmano è quello di cambiare religione e criticare l’Islam. Lasciare l’Islam è un atto punito con la pena capitale. Lo scrittore Ibn Warraq scrive nella sua antologia Leaving Islam – Apostates Speak Out[44](p. 31):

L’apostasia è un tradimento ideologico, che viene dall’ostilità e dall’ipocrisia. Il destino di una persona nata con un handicap è diverso da quello di uno che ha dovuto subire un’amputazione per via di una malattia. L’apostasia di un musulmano nato in una famiglia musulmana è una malattia pericolosa, contagiosa e incurabile per il corpo della comunità (umma), che minaccia la salute delle persone. Gli apostati sono come degli arti infetti che devono essere amputati.”

La pena di morte per gli apostati è confermata dai testi islamici, Hadith e Corano. Il versetto 4:89 dice che:

Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati,

Il commento al Corano di Kathir (1373) di questo versetto conferma la pratica dell’uccidere gli apostati, dato che sono miscredenti che hanno manifestato la loro miscredenza e meritano la morte. Le hadith accettano la pena di morte senza problemi. Ad esempio, nella raccolta delle hadith di Bukhari, Mohammed afferma “uccidete chi cambi la sua religione.” Secondo il Dr. Andrew G. Bostom, tutte e quattro le scuole di giurisprudenza Sunnita[45] (Maliki, Hanbali, Hanafi, e Shafi’i), sono d’accordo con i giuristi Sciiti nel dire che gli apostati vanno messi a morte. Il filosofo aristotelico e giurista malikita Averroè dava la sua opinione legale riguardo al trattamento da riservare agli apostati (vol. 2, p. 552):

“Un apostata deve essere giustiziato immediatamente, dato che il Profeta ordinava di uccidere chi cambiava la sua religione. Prima dell’esecuzione si deve chiedere all’apostata se intende pentirsi.”

Questa opinione non è limitata alla giurisprudenza medievale. Il manuale di legge islamica del 1991 Umdat al-Salik, approvato dalla Islamic Research Academy di Al-Azhar, il centro culturale più importante del mondo sunnita, afferma che:

Lasciare l’Islam è la forma di miscredenza più brutta e la peggiore. Se una persona adulta e sana di mente lascia volontariamente l’Islam, deve essere uccisa. In questo caso è obbligatorio chiedergli se vuole pentirsi e ritornare nell’Islam. Se accetta, dovrà essere risparmiato. Se si rifiuta, deve essere ucciso immediatamente.”

Ne 2003, la scrittrice egiziana Dr. Nawal Al-Sa’dawi[46], nota per il suo nazionalismo arabo e per le sue idee femministe, ha chiesto la revoca dell’articolo della Costituzione egiziana che dichiara l’Islam come religione di stato, dato che “abbiamo i cristiani copti tra noi. La religione è una faccenda tra uomo e Dio, quindi nessuno ha il diritto di imporre la sua fede, il suo Dio e i suoi rituali su altri.” Secondo lei, la cosa più importante è la lotta politica e militare contro gli USA e contro Israele.[47]

Ci sono state varie reazioni contro i commenti della Sa’dawi, ma il capo del fronte dei chierici di Al-Azhar, il Dr. Abd Al-Mun’im Al-Berri, ha dichiarato che “lei deve avere tre giorni per pentirsi di quello che ha detto. Se continuerà con le sue idee, dovrà essere punita secondo le regole della Shariah per chi abbandona l’Islam. Il regnante, ossia il capo di stato, dovrà eseguire la sentenza.” Lo sceicco Mustafa Al-Azhari ha spiegato che “la punizione per chiunque combatta contro Allah e il suo Profeta è la morte, la crocefissione, l’amputazione di due arti opposti o l’esilio” Daveed Gartenstein-Ross[48] afferma che “anche se i processi ufficiali contro gli apostati sono abbastanza rari – sicuramente perchè molti mantengono il silenzio sulla loro decisione – l’apostasia viene punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen. L’apostasia è illegale anche in Giordania, Kuwait, Malesia, nelle Maldive, in Oman e in Qatar. (…) Gli apostati sono minacciati non solo dallo stato, ma anche da privati cittadini che decidono di farsi giustizia da soli. Ad esempio, nel 2003 in Bangladesh un evangelista cristiano di origine musulmana è stato accoltellato a morte mentre tornava a casa dopo aver partecipato alla visione di un film sul Vangelo di Luca. Un altro apostata del Bangladesh ha dichiarato al Newswire americano che se un musulmano si converte al cristianesimo non può vivere qui. I fondamentalisti sono sempre più forti.”

Nel 2004 il principe Carlo di Inghilterra[49] ha cercato di tenere un incontro tra leader cristiani e musulmani per fermare le condanne capitali verso gli apostati. Il gruppo musulmano ha intimato al principe e ai leader cristiani di non parlare pubblicamente della proposta. Un membro del gruppo cristiano si è detto molto insoddisfatto dei risultati. Patrick Sookhdeo, direttore internazionale del Fondo Barnabas che si occupa di proteggere i cristiani oggetto di persecuzioni nel mondo, ha chiesto al principe e ai leader delle comunità musulmane inglesi di condannare apertamente la legge sull’apostasia, chiedendone l’abolizione. Secondo Sookhdeo, “l’importanza morale della libertà di scelta individuale è una delle basi della società secolare. Nell’Islam tale scelta non è possibile. Non si può decidere quali aspetti della religione accettare e quali no, dato che sono tutti ordine divino. Allah ha dato gli ordini, e l’uomo deve ubbidire.”

Anthony Browne[50] ha scritto un articolo sul London Times riguardo a Mr Hussein, un infermiere di 39 anni di Bradford che ha rischiato non solo l’ostilità della famiglia e della comunità, ma anche il rapimento e l’omicidio per avere lasciato l’Islam. Mr. Hussein ha dichiarato che: “E’ orribile. Questa è l’Inghilterra, dove sono nato e cresciuto. Non mi sarei mai aspettato che un cristiano potesse soffrire in tale modo.” La polizia non ha effettuato arresti, ma ha suggerito a Mr. Hussein di lasciare la città. Si stima che almeno il quindici per cento dei musulmani in Occidente abbia perso la fede.

Anwar Sheikh, ex insegnante in una moschea in Pakistan, è diventato un ateo dopo essersi trasferito in UK. Sheikh si è trasferito a Cardiff, in una casa piena di allarmi anti intrusione dopo avere ricevuto minacce per avere criticato l’Islam in una serie di libri. “Ho ricevuto 18 fatwa. Mi hanno chiamato al telefono, non si arrischiano a mettere niente per iscritto. Ho ricevuto l’ultima chiamata due settimane fa. Mi hanno detto di pentirmi o di prepararmi ad essere impiccato”, dichiara Hussein, “Credo in quello che ho scritto e non me lo rimangerò. Ne soffrirò le conseguenze. Se questo è il prezzo, lo pagherò.” Anwar Sheikh è morto di morte naturale nella sua casa in Galles, nel Novembre del 2006.

Aluma Dankowitz[51], direttore del Middle East Media Research Institute (MEMRI) Reform Project, descrive le accuse rivolte agli intellettuali, agli artisti e agli scrittori musulmani di “miscredenza”, detta “takfir”. Tale accusa è frequente nel mondo islamico, e viene punita con la morte come veniva fatto nel periodo seguente alla morte di Mohammed, quando il suo successore Abu Bakr combatteva le guerre contro le tribù che avevano abbandonato l’Islam. Lo Sceicco Yousef Al-Qaradhawi, uno dei chierici più importanti del mondo sunnita, descrive la differenza tra i due tipi di apostasia: “La ridda è l’apostasia di chi lascia l’Islam ma non è interessato a parlarne con altri. Tale tipo di apostasia è punito con l’inferno dopo la morte. L’altro tipo di apostasia [ridda] è l’apostasia di chi chiama gli altri a lasciare l’Islam, creando un gruppo di persone che non segue il percorso della società islamica. Questi individui mettono tutta la società in pericolo e sono come gli apostati [murtaddoon] che hanno combattuto contro il primo Califfo e i compagni del Profeta.”

In altre parole, chi lascia pubblicamente l’Islam costituisce una minaccia per il morale della comunità islamica, come un soldato che diserta da un esercito, e quindi deve essere punito prima che avvenga una diserzione di massa. Al-Qaradhawi conferma la necessità di trattare i musulmani che lasciano l’Islam secondo la tradizione: “la società musulmana deve combattere contro la ridda in ogni sua forma se vuole mantenere la sua esistenza. I saggi musulmani concordano nel dire che la punizione per il murtadd [apostata] è la morte.”

Nei paesi islamici c’è un’enorme pressione sociale contro l’espressione di dubbi riguardo alla religione islamica. Razi Azmi[52], uno dei giornalisti più esperti del Daily Times Online pakistano, ha menzionato questo problema:

“Immaginiamoci un musulmano in un paese musulmano che si converta al cristianesimo o, che il cielo non voglia, all’induismo o al buddismo. E’ una cosa inimmaginabile. I chierici delle varie scuole islamiche concordano nel dire che un apostata deve essere messo a morte, l’unica discussione è se la condanna deve avvenire immediatamente o dopo aver dato una possibilità di pentimento. La punizione è così dura e la pressione sociale e familiare è così forte, che è impensabile che un musulmano possa esprimere un dubbio sulla propria religione, figuriamoci convertirsi a un’altra o praticare l’ateismo o l’agnosticismo.”

L’ostilità islamica verso la libertà di parola non è rivolta solo ai musulmani, ma anche verso tutti quelli che osino criticare minimamente l’Islam. I musulmani hanno già iniziato a boicottare la libertà di parola nelle nazioni occidentali attraverso l’uso di battaglie legali o di intimidazione fisica. Il giorno 2 Novembre 2004 Mohammed Bouyeri[53], un musulmano di Amsterdam di origine marocchina, ha assassinato il regista olandese Theo van Gogh perchè aveva diretto un film di critica verso l’Islam insieme all’apostata ex musulmano Ayaan Hirsi Ali. Bouyeri ha sparato a van Gogh mentre andava al lavoro, lo ha inseguito, gli ha tagliato la gola e lo ha trafitto con due coltelli, di cui uno con una lettera di cinque pagine. Stingendo il Corano al petto, Bouyeri ha dichiarato ai giudici di averlo fatto per la sua fede, dato che van Gogh aveva insultato l’Islam.

L’orientalista Hans Jansen[54] dell’università di Leiden ha scritto un’analisi della lettera[55] di Bouyeri, in cui diceva che “il parlamentare Ayaan Hirsi Ali, così come tutti gli altri parlamentari, non ha voglia di morire per difendere il suo seggio al Parlamento. I musulmani come Bouyeri, invece, sono felici di dare la loro vita per quella che credono essere la giusta causa. Ciò è un vantaggio strategico dell’Islam contro i suoi oppositori. Quelli che non credono nel martirio non hanno alcuna voglia di diventare martiri, cosa che influisce nel conflitto tra Islam e non musulmani.”

Uno studio del 2006[56] ha rivelato che il quaranta per cento dei giovani marocchini nei Paesi Bassi rifiuta i valori occidentali e la democrazia. Il sei o sette per cento è pronto a usare la forza per difendere l’Islam. La maggioranza di loro si oppone alla libertà di parola per le affermazioni offensive, particolarmente le critiche verso l’Islam. Si suppone che i musulmani degli altri paesi abbiano idee simili.

Questo tipo di intimidazioni ha dato i suoi frutti. Nel novembre 2006, l’editore Scholastic Australia ha deciso di smettere di pubblicare il suo libro Army of the Pure[57] dopo che le librerie hanno smesso di venderlo dato che il “cattivo” della storia era un terrorista islamico, due personaggi erano di origine araba e la trama parlava di un gruppo di terroristi islamici. Questa decisione è ancora più strana se paragonata alla scelta di pubblicare The unknown terrorist di Richard Flanagan e Underground di Andrew McGahan in cui i terroristi erano rappresentati come vittime di malvagità da parte dell’occidente. The Unknown Terrorist descrive Gesù come il primo attentatore suicida della storia. In Underground, i musulmani vengono massacrati o deportati nei ghetti mentre l’Australia viene devastata dalla guerra al terrorismo.

Il poeta siriano Ali Ahmad Sa’id, noto con lo pseudonimo di Adonis[58], scriveva che “se gli arabi sono così inetti da non riuscire a essere democratici da soli, allora non lo saranno mai tramite gli interventi degli altri. Se vogliamo essere democratici, dobbiamo diventarlo per conto nostro.” Secondo Adonis, la struttura stessa della società araba è basata sulla schiavitù e non sulla libertà: “Alcuni hanno paura della libertà. Quando sei libero, devi affrontare la realtà, il mondo intero. Devi risolvere tutti i problemi da solo. Invece, gli schiavi possono stare tranquilli e non doversi gestire i problemi. Così come Allah risolve tutti i nostri problemi, così tutti i nostri problemi sono gestiti dal dittatore.”

Ciò è vero, ma questa paura della libertà non è prerogativa dei musulmani. Nel suo libro The True Believer, il filosofo Eric Hoffer scrive:

La libertà causa quanti problemi quanto ne risolva. La libertà di scelta piazza tutta la colpa dei nostri fallimenti sulle nostre spalle. Dato che con la libertà si possono fare tanti tentativi, si possono anche ricevere fallimenti e frustrazioni. (…) Ci uniamo a un movimento per sfuggire alle responsabilità individuali oppure, come dicevano i giovani nazisti, per essere liberi dalla libertà. I gerarchi nazisti si sono dichiarati non colpevoli dei crimini che hanno commesso, e non lo hanno fatto per ipocrisia. Loro stessi si sentivano indignati quando si provava a fargli assumere la responsabilità degli ordini che seguivano. Loro si erano uniti al partito nazista proprio per essere liberi dalle responsabilità.”

Secondo Adonis, “Perdonatemi se lo dico, ma il musulmano di oggi con la sua interpretazione dei testi religiosi è il primo a distruggere l’Islam, mentre quelli che criticano l’Islam, per quanto li si chiami infedeli o miscredenti, sono quelli che percepiscono nell’Islam la vitalità che potrebbe adattarlo alla vita. Questi infedeli servono l’Islam meglio dei credenti.”

Non sono sicuro se sono d’accordo. Anche se forse la paura della libertà è un tratto comune, sembra più frequente nelle società islamiche. Forse questa mentalità da schiavo di cui parla Mr. Adonis è causata proprio dall’Islam?

Ibn Arabi (d. 1240), il “più grande tra i maestri Sufi,” chiamava hurriyya [libertà] “la schiavitù perfetta verso Allah”. Il sito islamico Islam Q & A[59] definisce la nozione di schiavitù nell’Islam:

Lo al-’aabid, è uno che ubbidisce ad Allah e ne segue gli ordini. Tale termine si usa solo per i credenti, perché il credente è il vero schiavo di Allah e si sottomette solo a Lui e Lo riconosce dai Suoi Nomi e dai Suoi Attributi, e non associa niente a Lui. Essere schiavi di Allah è un onore, non un’umiliazione. Chiediamo ad Allah di prenderci tra i Suoi schiavi.”

Se i musulmani sono gli “schiavi di Allah”, allora per loro gli apostati sono schiavi fuggitivi da rintracciare e punire, come veniva fatto per gli schiavi fuggitivi del passato. Il Dr. Younus Shaikh[60], razionalista pakistano e fondatore dell’organizzazione dei razionalisti del Pakistan, è stato condannato per blasfemia, un crimine che in Pakistan viene punito con la pena capitale. Tale accusa deriva dal fatto che ha affermato che Muhammad non è diventato musulmano fino ai quarant’anni, nel 610. I suoi genitori, invece, non sarebbero stati mai musulmani dato che sono morti prima che l’Islam nascesse. Grazie alle pressioni internazionali la condanna è stata revocata e adesso Shaikh vive in esilio in Svizzera.

Secondo il Dr. Shaikh, “L’Islam è un crimine organizzato contro l’umanità!” Queste potrebbero essere parole brusche, ma ha tutto il diritto di dirle. Come dice Mr. Adonis, “Non ci può essere una cultura vivente se non è possibile criticarne le basi, ossia la religione.” Ciò significa che i musulmani devono imparare ad accettare le critiche alla loro religione prima di poter avere una società libera. La libertà di parola è la più importante di tutte, ed è necessaria per una società democratica. Il mondo islamico non conoscerà mai la libertà fino a che i musulmani non potranno criticare apertamente la religione o lasciarla senza timore per le proprie vite. Questa libertà deve essere valida non solo in posti come la Svizzera o gli USA, ma anche in Pakistan, Iran o Arabia Saudita. Tale idea rimane ancora un’illusione all’orizzonte. Molti musulmani cercano di inventarsi un’interpretazione distorta dei concetti islamici nel tentativo di renderli compatibili con la democrazia. Tale interpretazione non ha niente a che vedere con la versione originale del Corano o delle Hadith.

Muhammad Al-Mukhtar Ash-Shinqiti[61], direttore del centro islamico del Texas, afferma che: “Un altro dei valori importanti è il sistema di controlli con cui i poteri sono distribuiti e separati in modo che ognuno sia indipendente e possa tenere gli altri sotto controllo. Nella terminologia coranica, ciò si chiama al-mudafa’ah, un concetto islamico molto importante dato che protegge la società dalla corruzione. L’onnipotente Allah dice Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature. (Corano, 2:251)”

Questa idea del porre gruppi di persone in opposizione non ha niente a che fare con l’idea occidentale di una serie di leggi e regole scritte in una Costituzione. Con “corrotta” in questo caso si intende dire “inquinata da influenze non islamiche”, non “soggetta ad abusi di potere”.

Un altro di questi concetti è lo shura, traducibile come “consultazione”, e si trova nel versetto 42:38, “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…” e nel versetto 3:159 “… Consultati con loro sugli ordini da impartire …” Secondo Ja’far Sheikh Idris[62], professore di studi islamici a Washington, “in generale, la democrazia è la stessa cosa dello Shura.”

In realtà, lo shura non è mai stato formalizzato. Anche i dittatori più autoritari e brutali, come Stalin o Mao, si “consultavano” con alcuni di tanto in tanto. Anche Genghis Khan si “consultava” con qualcuno mentre massacrava mezza Asia. Il fatto di “consultarsi” di per sé è senza senso. La “consultazione” è solo retorica, se non ci sono regole formali che costringono il dirigente a tenere conto del bene del popolo e sanzioni che lo colpiscano se non lo faccia.

I Sunniti parlano dei quattro califfi ortodossi, Abu Bakr, Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib, tutti quanti ex amici personali di Muhammad. Il loro regno terminò con l’assassinio di Ali nel 661. A questo punto il Califfato passa da Medina alla dinastia Umayyid a Damasco. Nel 750 la dinastia Abbasid a Baghdad prende il Califfato, dove rimarrà fino al saccheggio di Baghdad da parte dei Mongoli. Formalmente, il califfato resterà vivo per secoli, anche se i califfi non avevano alcun potere vero e proprio. Nel 1924 il leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk lo abolirà formalmente.

In un saggio pubblicato sul giornale The Guardian[63], Osama Saeed, portavoce della Muslim Association of Britain proponeva la restorazione del califfato, affermando che tale istituzione sarebbe perfettamente compatibile con le istituzioni democratiche:

“Per ora la visione di un nuovo califfato riconosciuto dai musulmani di tutto il mondo sembra un’utopia. Persino l’idea di instaurare un’area di libera circolazione di merci e personale attraverso gli stati islamici sembra troppo estremista. Però è un’utopia che ci serve, e che dovrebbe essere sostenuta dal supporto americano e britannico, se vogliono veramente aiutarci nello sviluppo del mondo musulmano. La rinascita di una civiltà musulmana sarebbe un miglioramento per tutto il mondo.

Irfan Husain[64] ha criticato il saggio di Saeed nel giornale pakistano Dawn. Secondo lui ci sono delle grosse omissioni:

“Intanto, chi deciderebbe qual’è il candidato più adatto? Un indonesiano ha poco in comune con un turco, a parte la fede. In verità, la religione è solo uno degli aspetti dell’identità di una persona. Esistono altri fattori altrettanto importanti, come la lingua, il gruppo etnico, le condizioni socioeconomiche e tante altre cose. Non ha senso dare per scontato che solo perchè uno è un musulmano dovrebbe ubbidire a una persona dall’altra parte del mondo solo perché si fa chiamare Califfo. Forse ci si dimentica di quanto fosse tenue l’autorità di molti dei Califfi.”

The Christian Science Monitor[65] ha intervistato un gruppo di seguaci di Hizb ut-Tahrir, il partito della liberazione in Giordania. Secondo loro, un singolo stato islamico che vada dall’Indonesia al Marocco porterebbe la prosperità ai musulmani e gli permetterebbe di conquistare l’occidente. “L’Islam obbliga i musulmani a raggiungere posizioni di potere in modo che possano intimidire, non dico terrorizzare, i nemici dell’Islam”, dichiara Abu Mohammed, un attivista di Hizb ut-Tahrir. “Se dopo le discussioni e le negoziazioni continuano a rifiutarsi, la nostra ultima risorsa sarà una Jihad per la diffusione dello spirito islamico e del dominio islamico”, continua sorridendo. “Questo è nell’interesse di tutte le genti, per liberarle dall’oscurità e portarle verso la luce.”

Durante una conferenza in Australia del gennaio 2007, Ashraf Doureihi[66], ha sottolineato l’importanza della fondazione di uno stato islamico:

“E’ importante che ci si muova in tutto il mondo musulmano per arrivare a questo cambiamento, anche se ciò richieda una rivolta urbana o un colpo di stato militare.” Secondo Wasim Durie, portavoce di Hizb ut-Tahrir la conferenza era rivolta alla discussione di metodi per la creazione di un’entità sovranazionale islamica. “Quello di cui stiamo discutendo oggi non è solo il destino del mondo islamico, ma di tutta l’umanità.” Il governo australiano si è rifiutato di rendere illegale il gruppo, nonostante esso incitasse varie volte alla guerra civile [67].

E’ facile dire che si tratta solo di estremisti, ma come dice Robert Spencer[68], anche se questi estremisti non hanno alcuna possibilità di fondare un califfato non vuol dire che non siano pericolosi:

“Il fatto che l’URSS non avesse alcuna possibilità di diffondere il comunismo in tutto il mono non vuol dire che non fosse pericolosa. Queste persone così istruite non hanno capito che Al-Qaeda e gli altri gruppi sono in grado di causare problemi enormi e gravissimi nel loro tentativo di fondare un califfato mondiale. Il fatto che non abbiano alcuna possibilità di successo non vuol dire che non possano causare danni.”

Lo scrittore Abid Ullah Jan ha scritto un libro chiamato The End of Democracy, molto popolare nel mondo islamico. Jan cita al-Mawardi, un giurista islamico dell’undicesimo secolo che descriveva i doveri del Califfo (pagina 189):

“Second Al-Mawardi, i doveri del Califfo sono la protezione della religione islamica, la soppressione dell’eresia, l’interpretazione e applicazione della legge islamica, la gestione di eserciti alle frontiere per la difesa dell’impero, la promozione della causa islamica tramite l’apostolato verso i non musulmani o la guerra, la gestione di un sistema finanziario efficiente, la nomina e la paga di ministri, governatori, esattori, giudici e altri pubblici ufficiali e infine la supervisione di tutti i dipartimenti dello stato.”

Abid Ullah Jan cita anche il teologo del ventesimo secolo Abul A’la Mawdudi, fondatore del Jamaat-e-Islami in Pakistan (pagina 132):

“Lo stato islamico deve manipolare tutti gli aspetti della vita e delle attività in concordanza con le norme morali e le riforme sociali. In uno stato simile nessuno può dire di avere degli affari privati e personali. Nonostante tutto, questi concetti non rendono lo stato islamico uno stato autoritario o fascista, dato che esso è totalmente differente da uno di quegli stati.” Secondo Mawdudi: “La libertà individuale non viene soppressa e non ci sono segni di dittatura, anzi prende il meglio dei due mondi e rappresenta la società migliore che sia mai stata creata.”

Secondo Jan, “Non vogliono darci la possibilità di sederci con calma e creare uno stato islamico solo perché lo stato islamico ha le potenzialità di mostrare a tutti quale deve essere una società giusta e con tutti i vantaggi che gli stati democratici promettono e basta.”

Qualcuno potrebbe dire che forse il motivo è che lo stato islamico, come Jan stesso dice, ha l’obiettivo di uccidere, sottomettere o convertire tutti i non musulmani del mondo. Inoltre, Jan ammette che non è mai stato trovato un modo adatto per eleggere il Califfo (pagina 191):

“Il Profeta non ha designato un successore e non ha mai suggerito un metodo per eleggerne o deporne uno, agendo in conformità col Corano che non dice assolutamente niente al riguardo.”

Muhammad, nonostante avesse tante mogli, non ha mai generato un erede maschio e non ha neanche designato un successore, oltre a non avere mai ordinato un modo per designarlo. Per questo motivo, alla sua morte i primi musulmani si divisero. Alcuni volevano che il comando passasse ad Husayn, nipote di Muhammad per via di sua figlia Fatima. Husayn diventerà il primo imam degli Sciiti.

Per quanti gli apologeti moderni cerchino di indorare la pillola, è difficile vedere il Califfato se non come una dittatura imposta per diritto divino. Il principio di Montesquieu della separazione dei poteri è del tutto sconosciuto, anzi sarebbe considerato eretico. Anche se con qualche dissenso, l’opinione generale dei giuristi islamici è che fino a che il califfo segue le regole islamiche deve essere ubbidito, dato che una dittatura è sempre meglio dell’anarchia. Anche se il Califfo ha il dovere di “consultarsi” con altri riguardo agli affari di stato, è comunque libero di ignorare i loro consigli. La natura primitiva del governo islamico è terrificante.

Forse gli storici del futuro si chiederanno come mai i leader dell’UE abbiano potuto essere così stupidi nel creare l’Eurabia. Alcuni risponderanno che lo hanno fatto perchè glielo hanno permesso.

Ho sentito alcuni comunisti dire che il sistema sovietico avrebbe potuto funzionare, se non fosse arrivato al comando uno come Stalin. Questa idea è fondamentalmente sbagliata, perché è stato il sistema stesso a invitare leader come Stalin o Mao. Non ci sono leggi e regole che limitino il potere del leader in un sistema comunista. Lo stesso principio vale per il califfato. Secondo Lord Acton: “Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.” Il sistema islamico porta per forza a corruzione e abuso di potere.

Nel 2006 la Commissione Europea[69] (il governo della CE) ha annunciato che avrebbe inviato le proposte per le leggi europee ai parlamenti nazionali per i commenti, ma ha reso chiaro che Bruxelles avrebbe solo “preso nota” dei commenti dei parlamentari nazionali. Il concetto di “consultazione” della UE è che i popoli o i loro rappresentanti possono dare i loro “consigli” e che i governanti possono anche ignorarli. L’UE sarà in grado di integrarsi perfettamente col Califfato, dato che funzionano secondo gli stessi principi.

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) cita il Dr. Shaker Al-Nabulsi[70], intellettuale giordano, nella critica all’affermazione di Yusuf Al-Qaradawi’s che “la democrazia è l’essenza dell’Islam.”

Secondo Nabulsi, “Lui è uno di quelli che dice che lo Shura [consultazione] significa dare un consiglio al regnante ma non obbligarlo. [Secondo Al-Qaradhawi] il regnante non deve essere deposto nemmeno se pecca o se opprime il popolo, e deve essere ubbidito anche se ti picchia o ti rapina. Il Califfato è rimasto lo stesso dal 632 al 2004, è una forma di governo tribale in cui i potenti si alleano al sovrano, un sistema dispotico, antidemocratico e sanguinario, a parte per i 12 anni in cui hanno regnato Abu Baker e Omar Bin Al-Khattab [primo e secondo califfo]. Dal 661 al 1924 il califfato islamico è stato sanguinario e violento, e il governo di molti paesi islamici è così ancora oggi.”

Nabulsi cita al-Qaradawi dicendo che: “Ci sono quelli che dicono che la democrazia è il governo del popolo, ma il popolo vuole in governo di Allah. Sayyid Qutb nel suo libro The Milestones scrive che l’autorità è quella di Allah, non quella del popolo e che il sovrano è solo il segretario di Allah e il suo rappresentante sulla terra.”

Hassan al-Banna ha fondato la Muslim Brotherhood nel 1928 con l’obiettivo della restaurazione del Califfato. Secondo alcuni, il suo discepolo e successore Yusuf al-Qaradawi non ha cambiato obiettivo. Durante un’intervista col settimanale tedesco Der Spiegel[71], Qaradawi ha dichiarato che: “L’Islam è una sola nazione, esiste solo una legge islamica e tutti i musulmani pregano un solo Dio. Prima o poi, tale nazione diventerà una realtà politica. Rimane da vedere se sarà una federazione di stati, una monarchia o una repubblica islamica.”

In un altro articolo[72], Al-Qaradawi afferma che: “Una società cristiana può accettare la separazione tra Stato e Chiesa, ma una società islamica non può. Il cristianesimo non ha una Shariah o un sistema legislativo a cui i fedeli debbano aderire.” Secondo la legge del Nuovo Testamento, la società cristiana deve: “Dare a Cesare quel che è di Cesare.” (Matteo 22:21).

Invece dato che l’Islam ha un sistema di devozione (’ibadah) e un sistema legale (Shari’ah), accettare la separazione tra Stato e Chiesa significa abbandonare la Shari’ah e per un musulmano ciò equivale all’ateismo e al rifiuto dell’Islam. Accettare la separazione tra Stato e Chiesa invece della Shari’ah è un atto di riddah [apostasia]. Accettare un sistema di leggi secolari e l’uguaglianza di fronte alla legge tra musulmani e non musulmani equivale all’apostasia, e l’apostasia è punita con la morte.

L’intellettuale iraniano l Amir Taheri[73] scrive che, “Nelle lingue musulmane non è esistita una parola per democrazia fino al 1890. I musulmani sono stati costretti ad adottare la parola greca per indicare il concetto:democrasi in Persiano, dimokraytiyah in Arabo, demokratio in Turco. Non è un caso se i musulmani dell’antichità hanno tradotto molti testi greci, ma non quelli sulla politica. Il grande Avicenna ha tradotto la Poetica di Aristotele, ma nessuno ha tradotto la Politica in Persiano fino al 1963.” Secondo Taheri, il concetto che causa più problemi è quello dell’uguaglianza di fronte alla legge: “Questa è un’idea inaccettabile nell’Islam, in cui l’infedele non può essere uguale al fedele.”

“Democrazia significa governo del popolo, oggi detto sovranità popolare. Nell’Islam il potere appartiene solo ad Allah: al-hukm l’illah. L’uomo che esercita questo potere è detto Khalifat al-Allah, il reggente di Allah. Nemmeno il Califfo può dettare legge, la legge è quella di Allah. (…) L’Islam ha il concetto di consultazione, ma solo per i casi specifici e non per l’andamento generale della società.” La sua conclusione è che “L’Islam è incompatibile con la democrazia.” Eppure, in un altro dei suoi saggi, Amir Taheri chiede agli europei la restaurazione dell’Impero Romano[74]:

“Il nord Africa, con le sue spiagge tra le più belle del Mediterraneo, potrà diventare come la Florida, il luogo adatto per i vecchi pensionati europei che vogliono godersi la pensione. In cambio, milioni di giovani potrebbero emigrare verso nord per fornire la forza lavoro necessaria alle economie europee (…) Unire la tecnologia e la ricchezza del nord con la forza lavoro del sud potrebbe rendere la zona euromediterranea l’economia più grande e prosperosa del pianeta.”

Questa idea esiste già, si chiama “Eurabia” ed è già in fase di realizzazione, come dimostra la Bat Ye’or[75]. Non è stata una buona idea. Se Taheri stesso ammette che l’Islam è incompatibile con la democrazia, quale sarà l’impatto di masse di persone con ideologie incompatibili con la democrazia sulle democrazie? In generale Amir Taheri scrive brillantemente, ma in questo caso ha perso la coerenza. Secondo il sito Islam Online[76], “L’Islam non è una religione nel senso moderno e corrotto del termine, ossia una che rientra solo nella sfera privata dell’individuo. L’Islam è uno stile di vita, ossia qualcosa che influisce su tutti i campi dell’esistenza. L’Islam offre una guida per tutti gli aspetti della vita, individuale e sociale, materna e morale, economica e politica, legale e culturale, nazionale e internazionale.”

Una frase comune tra i musulmani è Din wa Dawlah, religione e Stato. Nel 2005, dopo le elezioni parlamentari, Younus Qanooni[77], membro fondatore dell’alleanza afghana che ha aiutato gli USA ad abbattere il regime talebano nel 2001, ha dichiarato che il suo paese non avrà mai una democrazia secolare. “Gli afghani non accetteranno mai un sistema secolare o liberale. L’Islam è il sistema presente e futuro dell’Afghanistan.” Nonostante ciò, ci sono soldati che rischiano la vita e civili che pagano le tasse pur di fondare tale sistema.

Questa idea così ingenua di democrazia è la regola, non l’eccezione. In un memo, il dipartimento di stato americano[78] ha ordinato all’ambasciata al Cairo di stabilire un dialogo con i gruppi religiosi, dato che scontrarsi con loro porta solo ad altri attacchi contro gli interessi americani. Inoltre, hanno consigliato Washington di fare pressione sul governo egiziano per la concessione di più potere politico alla Muslim Brotherhood. Tutto questo, nonostante molti dei peggiori terroristi al mondo siano stati addestrati dalla Muslim Brotherhood. Il Dr. Ahmad Al-Rab’i[79], ex ministro dell’educazione del Kuwait, ha dichiarato che “I fondatori dei gruppi fondamentalisti sono stati addestrati dalla Muslim Brotherhood, e quelli che hanno lavorato con Bin Laden e Al-Qa’ida sono stati sostenuti dalla Muslim Brotherhood.”

Anche lo scrittore Tarek Heggy, dichiara che: “La Brotherhood si oppone alla nozione di uno stato democratico, chiedendo invece un governo islamico basato sulla Shura (assemblea costituente), la venerazione del sovrano e l’investitura di una Guida Suprema. In questo, sono vicini al modello stabilito dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini in Iran. (…) La Brotherhood chiede un sistema costituzionale e legale basato sui principi della Shariah, incluse le punizioni corporali (lapidazioni, frustate, amputazioni.)

L’unico luogo dove c’è stato un movimento verso un Islam democratico è la Danimarca. Tra tutte le nazioni occidentali, la Danimarca è quella che ha organizzato maggiore resistenza popolare contro l’islamizzazione. Il parlamentare di origini siriane Naser Khader[80] ha lanciato una rete chiamata Democratic Muslims, i cui membri devono firmare una dichiarazione in cui affermano di opporsi alla Shariah. Secondo Khader “La libertà di parola è l’anima della democrazia, e se la togli la democrazia muore.” Sembra che l’impegno di Mr. Khader sia sincero. Il problema è che i suoi oppositori musulmani siano altrettanto sinceri nelle continue minacce di morte che gli hanno inviato. Un documentario francese girato con telecamera nascosta[81] ha ripreso un imam mentre suggeriva che se Khader fosse stato nominato ministro per l’integrazione avrebbe potuto attrarre un attentatore suicida. Raggiunto in un secondo momento, l’Imam ha detto che stava scherzando. La rete ha delle buone idee, tra le altre i Dieci Comandamenti della Democrazia[82], tra i quali:

1. Separazione tra politica e religione, in cui la religione non sia sopra le leggi della democrazia.

2. Rispetto per l’uguaglianza di fronte alla legge, quale che sia il sesso, il gruppo etnico, l’orientamento sessuale o le credenze religiose.

3. Nessuna incitazione all’odio, e nessun odio nei nostri cuori.

4. Nessun incoraggiamento alla violenza, non importa quanto sia grande la frustrazione o giusta la causa.

5. Rispetto verso tutte libertà di espressione, anche per quelle che non ci piacciono.

Il problema è che solo una piccola minoranza[83] dei membri dei Democratic Muslims sono musulmani. Gli altri sono tutti non musulmani. Inoltre, i musulmani in Danimarca sono più interessati ad approfittare del sistema democratico che nel sostenerlo. Secondo il Copenaghen Post[84], Wallait Khan è stato eletto consigliere per il Liberal Party a Copenaghen, solo per passare al the Socialist People’s Party, cosa che gli ha permesso di fondare una coalizione di sinistra. Khan ha fatto campagna elettorale anche in Pakistan. Secondo Khan ci sono state sei persone elette in Pakistan nonostante avessero residenza in Danimarca. “Noi pakistani in Europa abbiamo una competizione tra chi ha più posti di sindaco tra città in Danimarca, in Norvegia e in Inghilterra.”

Il European Council for Fatwa and Research, comandato da Yusuf al-Qaradawi, sta scrivendo una costituzione musulmana per l’Europa[85], con legislazione sovranazionale. Secondo Tina Magaard dell’università di Aarhus, ci sono decine di anni di lavoro dietro queste ambizioni. Sono anni che i gruppi islamici cercano di stabilire il controllo tra le comunità di immigranti, e in alcuni casi hanno ottenuto il supporto dei governi locali. Secondo la Magaard, “Gli imam e gli islamici considerano questa cooperazione come un trasferimento di poteri. Ora sono loro a comandare.”

Anche senza l’Islam, una democrazia diretta senza regole non è sempre una buona idea. Ad esempio, si può ottenere il voto di una grossa fetta della popolazione promettendogli di dargli i soldi appartenenti ad un’altra fetta della popolazione. Appena arrivato al potere, un presidente può dissolvere le regole e fare in modo da ottenere una rielezione assicurata. Nel febbraio 2007, il presidente venezuelano Hugo Chavez[86] ha avuto il comando per decreto presidenziale, in modo da creare uno stato socialista. Secondo alcuni, ciò manderà il Venezuela in uno stato di dittatura. Il presidente dell’assemblea nazionale Cilia Flores ha applaudito con le parole “Patria, socialismo o morte”, mentre centinaia di seguaci di Chavez sventolavano striscioni con su scritto “Il socialismo è democrazia”.

Bruce Bawer[87], autore del libro While Europe Slept, ha notato che il The Economist Intelligence Unit ha assegnato il titolo di paese più democratico del 2006 alla Svezia. Secondo Bawer, “Per chi conosce la situazione, ciò non è solo sbagliato, è orribilmente male informato. Anche se due terzi degli svedesi non credono che l’Islam sia compatibile con la società occidentale, non si può parlare pubblicamente di questo argomento.” Per citare il commentatore Jonathan Friedman, “non si può parlare di immigrazione perché i politici svedesi si rifiutano semplicemente di farlo.”

Secondo Bawer, la città di Stoccolma ha “organizzato un sondaggio tra gli studenti delle medie nel sobborgo di Rinkeby, prevalentemente musulmano. I risultati hanno mostrato che il 17% dei ragazzi ha commesso molestie sessuali, il 31% ha mandato qualcuno in ospedale e il 24% ha commesso furti o ha rubato da un’auto parcheggiata. Queste statistiche sono eccezionali, ma sono state nascoste al pubblico. La Svezia è l’unico paese europeo in cui non c’è nemmeno un membro di un partito critico verso l’immigrazione in tutto il Parlamento.”

I membri del partito Sweden Democrats, che critica le politiche di immigrazione incontrollata, non possono tenere incontri pubblici senza essere attaccati. Ciò avviene da anni, con l’approvazione silenziosa dei politici svedesi. Il giornale svedese Expressen avverte riguardo alla situazione di terrorismo causata dagli estremisti di destra e di sinistra. Il dottore di scienze politiche Peter Esaiasson ha fatto delle ricerche su tutti i movimenti elettorali in Svezia dal 1866 a oggi. Secondo lui, gli attacchi organizzati durante i comizi elettorali del 2006 non hanno precedenti nella storia contemporanea.

Oltre alla censura a livello nazionale, c’è il fatto che le decisioni importanti ormai vengono prese da un’élite di burocrati UE. Se “democrazia” significa un regime in cui i cittadini possono votare per decidere il futuro, allora la Svezia non è una democrazia ma una dittatura multiculturale. Si può votare per un partito piuttosto che per un altro, ma alla fine sono tutti a favore di multiculturalismo e immigrazione incontrollata. Gli svedesi hanno poca influenza riguardo al loro futuro, e non esiste libertà di parola. La Svezia ha solo l’aspetto formale della democrazia, ossia le elezioni. Ciò ci deve ricordare che avere le elezioni non porta automaticamente a una società libera.

Nel 2007 lo storico Bernard Lewis[88], che sembra avere influenzato le decisioni americane di portare la democrazia in Iraq, ha dicharato al The Jerusalem Post that Islam che probabilmente l’Islam sarà presto la forza dominante in Europa[89] e ha consigliato democraticamente di assistere l’islamizzazione tramite “immigrazione e democrazia.”

Nel dicembre del 2006 le autorità austriache[90] hanno fatto rimuovere i Babbi Natale dagli asili. Secondo le autorità, ciò è stato fatto per non fare intimorire i bambini da un estraneo barbuto in piedi davanti all’ingresso, ma molti li hanno accusati di cercare il favore della popolazione musulmana. La battaglia di Vienna del 1683, in cui una coalizione guidata da Re Jan III Sobieski di Polonia ha battuto i turchi Ottomani, è stata l’ultima volta in cui i musulmani hanno minacciato l’Occidente tramite tecniche di guerra tradizionali. Dopo la sconfitta, l’Impero Ottomano sprofondò nella povertà data l’arretratezza tecnologica, causata dal disprezzo musulmano verso il libero pensiero che fa da base per la scienza. La loro mancanza di curiosità è il loro tallone d’Achille, e forse loro hanno trovato il nostro. Questa volta sono già dentro le mura di Vienna.

Alla fine, i musulmani sono stati più bravi nell’infiltrarsi pacificamentre nell’occidente democratico che nel combattere militarmente l’occidente prima della democrazia.

Ibn Warraq avverte che gli islamici vedono la nostra società aperta come un mezzo per infiltrarsi, e teme che finiremo con l’islamizzare la democrazia piuttosto che con il democratizzare l’Islam. Walid al-Kubaisi[91], norvegese di origini irachene e critico della Shariah, crede che Yusuf al-Qaradawi sia più pericoloso di Osama bin Laden:

“In Europa, la Muslim Brotherhood ha scoperto un’opportunità unica, la democrazia. Il sistema democratico lascia spazio alla libertà di religione e di parola, al punto da finanziare le comunità religiose e le organizzazioni religiose. Questo sistema è stato usato dalla Muslim Brotherhood per infiltrarsi nelle comunità musulmane, reclutare membri e costruire la rete di contatti islamici che abbiamo oggi.” Dove Bin Laden usa le bombe, al-Qaradawi usa la democrazia come un cavallo di Troia. La Brotherhood si fa finanziare dai governi europei e usa i finanziamenti per infiltrarsi nel sistema democratico.

Patrick Poole[92] descrive la discussione di un documento chiamato “The Project”, finora riservato ai leader delle agenzie di spionaggio europee. Solo grazie al lavoro di Sylvain Besson, un intrepido reporter svizzero, che le informazioni relative al The Project sono state rese pubbliche. Il documento, trovato durante una perquisizione in una villa di Campione, in Svizzera il 7 Novembre del 2001, include una strategia su dodici punti per una gestione a lungo termine dell’invasione culturale dell’occidente. Tra le strategie raccomandate ci sono:

coinvolgere musulmani idealisti tramite le istituzioni occidentali.

Coinvolgerre governi, ONG e organizzazioni private.

Mettere istituzioni occidentali al servizio dell’Islam

istituire alleanze con organizzazioni progressiste occidentali con obiettivi simili.

Sylvain Besson e Scott Burgess forniscono grossi paralleli tra l’opuscolo di Qaradawi, Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase del 1990, e il The Project. I due documenti sono simili. Nel frattempo, Yusuf al-Qaradawi è stato definito come un “moderato” da gente come il sindaco di Londra Ken Livingstone, durante le cerimonie di una conferenza in UK. Tutto ciò nonostante Qaradawi avesse difeso gli attentatori suicidi, si fosse vantato di come l’Islam avrebbe conquistato l’Europa e avesse incitato l’odio durante le rivolte per i fumetti danesi del 2006. Mohammad Mahdi Akef, leader della Muslim Brotherhood, ha dichiarato di avere fede completa nella conquista islamica di Europa e America. Secondo il Dr. Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, la Brotherhood e le sue organizzazioni satellite usano la strategia della flessibilità:

“Questa strategia richiede che un gruppo di minoranza di musulmani usino tutti i mezzi legali per infiltrarsi nelle istituzioni secolari non musulmane, a partire dalle università. Come risultato, ci saranno laureati musulmani o a favore dell’Islam nella forza lavoro, che si tratti del governo, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, dello spionaggio, delle forze armate e delle istituzioni finanziarie.”

Lorenzo Vidino scrive riguardo alla conquista della Muslim Brotherhood: “Fin dai primi anni ’60, i membri e i simpatizzanti della Muslim Brotherhood hanno cominciato a trasferirsi in Europa e a fondare una rete di moschee, associazioni caritatevoli e organizzazioni islamiche. La cosa assurda è che il fondatore della Muslim Brotherhood, Hassan al-Banna, sperava di usare questi metodi per diffondere il potere dell’Islam in Egitto. Al-Banna non si sarebbe mai sognato che la sua visione sarebbe diventata realtà anche in Europa.”

Douglas Farah nota che una delle attività più importanti tra i gruppi islamici è l’acquisto di beni immobili: “Noi non abbiamo un piano. Loro lo hanno. La storia dimostra che quelli che pianificano, anticipano e hanno una strategia coerente di solito vincono. Noi non stiamo vincendo.”

Nel 2006[93], un giornale norvegese di ispirazione cristiana, il Magazinet, ha ristampato le vignette danesi su Muhammad. Dopo che il leader della Muslim Brotherhood, Yusuf al-Qaradawi, ha incitato agli attacchi verso le ambasciate danesi e norvegesi in Siria con i suoi proclami infiammatori sulla TV araba, il ministro del lavoro e delle politiche sociali norvegese Bjarne Håkon Hanssen ha indetto una conferenza stampa a Oslo. Durante la conferenza Velbjørn Selbekk, editore di Magazinet, ha chiesto perdono in maniera umiliante per avere ristampato quelle vignette. Al suo fianco c’era Muhammad Hamdan leader del consiglio islamico norvegese, che ha accettato le scuse e ha chiesto la cessazione delle ostilità. Il giornalista Bruce Bawer[94] ha scritto che sembrava una scena uscita da una corte di giustizia islamica.

Trond Giske, ministro della cultura e degli affari religiosi, ha incontrato Mr. Muhammad Hamdan pochi mesi dopo e ha annunciato che i finanziamenti statali verso il consiglio islamico sarebbero stati portati da 60,000 corone all’anno a mezzo milione. Ciò rappresenta un incremento del 700% in un anno, e di certo i musulmani lo hanno visto come il pagamento di una jizya. In pratica, le autorità norvegesi hanno riconosciuto formalmente che il paese è sotto dominio islamico. Successivamente, il ministro per il lavoro Bjarne Håkon Hanssen del Labour Party ha dichiarato che l’incremento dell’immigrazione dal Pakistan verso la Norvegia sarebbe favorevole per l’economia. Nel 2005, la maggioranza dei musulmani norvegesi ha votato per il suo Labour Party in 2005, e l’83% di loro ha votato a sinistra. Samira Munir[95], membro del consiglio comunale della città di Oslo, ha avvertito che durante la campagna elettorale c’è stata cooperazione tra i partiti socialisti e le comunità musulmane. “I capifamiglia e le moschee hanno deciso come fare votare le comunità di immigranti, vendendo letteralmente i voti in cambio di finanziamenti. Tali accordi sono sempre avvenuti con i partiti di sinistra.”

La Norvegia è una nazione incredibilmente ingenua. Anche se non tutte le infiltrazioni musulmane sono così, in generale i fatti avvenuti in Norvegia sono simili a quelli successi in molte nazioni democratiche. Forse l’idea più geniale dei partiti di sinistra è stata quella di riinventarsi dopo la Guerra Fredda e trasformarsi in partiti multiculturali e importare i votanti dall’estero[96]. Comprarsi i voti promettendo ai votanti i soldi dei non votanti è una pratica antica, ma che diventa ancora più pericolosa se combinata con l’immigrazione selvaggia. L’immigrazione musulmana può trasformare le democrazie europee in sistemi fallati che crolleranno perchè i nativi non credono di esserne rappresentati.

Il governo turco ha provato a influenzare le elezioni olandesi del 2006 tramite email inviate ai turchi residenti in Olanda. Secondo Paul Belien del The Brussels Journal[97], “Ciò ha creato una situazione in cui gli immigranti nei paesi occidentali sono diventati cavalli di Troia pieni di nazionalismo straniero e di fanatismo religioso.”

Nel 2007, il primo ministro indiano Manmohan Singh, un Sikh, ha dichiarato che le minoranze, in particolare i musulmani, devono avere la precedenza nella distribuzione delle risorse per fare si che i benefici dello sviluppo economico li raggiungano allo stesso modo degli altri. Singh si è dimenticato di dire che quello che gli interessa è il successo elettorale del suo Congress Party, che sta corteggiando il voto degli islamici fin dai tempi del Mahatma Gandhi e di Nehru. I musulmani sono economicamente poveri dappertutto, dall’Europa alla Malesia, cosa che fa pensare che la loro povertà sia dovuta alla loro arretratezza culturale.

I musulmani in India hanno la licenza di praticare una forma ridotta della Sharia[98], e hanno richiesto la possibilità di fare abbassare l’età minima per il matrimonio[99] e per fare decidere le dispute familiari tra musulmani secondo la loro legge. Nel gennaio 2007, il governo indiano ha dato la possibilità di stabilire corti di giustizia islamiche per risolvere dispute tra loro, e che le fatwa emesse da quelle corti non sono in contrasto con le leggi indiane.

Lo studioso K.S. Lal[100] ha analizzato la demografia indiana nel periodo tra l’anno 1000 e il 1525, e ha stimato che durante quel periodo circa 80 milioni di indiani hanno perso la vita durante le guerre con gli islamici. Secondo lo storico N.S. Rajaram[101], “L’India è il luogo dove il dominio islamico ha inflitto tante di quelle ferite sulla classe politica e sulle persone istruite che si continua a vivere in uno stato di terrore continuo (…) L’India ha la libertà politica ma non quella spirituale, i politici e le persone di cultura continuano a comportarsi come sudditi oppressi e non hanno il coraggio di affrontare la verità del loro passato coloniale.”

F. Gregory Gause III, professore associato di scienze politiche presso l’università del Vermont, scrive nella rivista Foreign Affairs[102] che non ci sono prove del fatto che la democrazia riduca il terrorismo, e a tale scopo indica il gran numero di attacchi terroristici in India:

Si può dire che molti di questi attacchi sono stati commessi da pakistani, particolarmente nel Kashmir, ma non tutti gli attentatori erano stranieri. Molti degli attacchi terroristici in India sono avvenuti fuori dal Kashmir e sono stati causati da frizioni tra il governo locale e quello centrale.”

Nonostante i musulmani abbiano massacrato decine di milioni di non musulmani in India negli ultimi mille anni, i musulmani in India godono di diritti speciali e possono seguire una legge religiosa in un paese apparentemente secolare. L’India è stato uno dei primi paesi a bandire i Versetti Satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’Ayatollah Khomeini issued nel 1989, censurando la libertà di parola di quasi un miliardo di non musulmani per il timore della violenza dei musulmani.

L’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra era al centro di molte controversie, ma certo che i suoi disaccordi con la comunità musulmana hanno contribuito molto al colpo di stato che lo ha rimosso dal potere nel 2006. Buona parte degli abitanti della Thailandia sono buddisti, ma le provincie meridionali adiacenti alla Malesia hanno una maggioranza musulmana che ha sfollato molti buddisti dalle loro case, decapitato monaci e ucciso insegnanti. Il governo è stato costretto a chiudere circa un migliaio di scuole pubbliche dopo un’ondata di attacchi incendiari e l’omicidio di dozzine di insegnanti[103]. Intanto, un volantino distribuito nella zona[104] dichiarava che “Questa zona dovrà essere liberata e posta sotto il dominio islamico. Questa terra non appartiene alla Thailandia, ma è una zona di guerra come la Palestina e l’Afghanistan. I credenti e i non credenti devono vivere separatamente.” Chulanont Surayud, ufficiale, primo ministro pro tempore e capo della giunta militare che ha deposto il governo regolare nel 2006, ha chiesto pubblicamente scusa[105] per gli eccessi del governo precedente e ha promesso di concedere una legge islamica al sud, particolarmente per il diritto familiare. A giudicare da quello che è successo in India, è poco probabile che concedere la Shariah ai musulmani calmerà le violenze verso i non musulmani. E’ più probabile che i buddisti thailandesi [106] finiranno come profughi nel loro stesso paese mentre il loro governo si piega di fronte ai musulmani, proprio come è successo con gli indù del Kashmir.

Alcuni hanno commentato che “Appena i musulmani saranno una maggioranza, indiranno le elezioni e voteranno per la Shariah.” Tutto il contrario, la Shariah arriva molto prima. Le minoranze organizzate e agguerrite possono ottenere grandi concessioni dalle democrazie. La Shariah è stata già parzialmente stabilita in India, Thailandia, nelle Filippine e in UK. L’aggressività dei musulmani pretende che i non musulmani si sottomettano a loro pur di evitare la guerra civile.

Nel Policy Review, lo scrittore Lee Harris commenta il libro di Andrew G. Bostom’ The Legacy of Jihad. Harris vuole avvertire quelli che non credono nella minaccia della Jihad verso l’occidente, data l’inferiorità tecnologica del mondo musulmano:

“I musulmani non sono interessati a vincere nel senso comune del termine. I musulmani possono vincere semplicemente rendendo impossibile fare funzionare il sistema democratico, creando condizioni tali che la democrazia non possa più funzionare e costringendo l’occidente a scegliere tra il sottomettersi alle loro pretese o la discesa nell’anarchia e nel caos. Si potrebbe chiamare questa situazione come uno scontro tra civiltà.”

Seconod Harris, “In questo tipo di scontro il nemico di un ordine non ha bisogno di essere forte ed efficiente quanto il sistema che vuole combattere, ma gli basta impaurire abbastanza l’ordine da impedirgli di usare il suo potere per il timore di una guerra civile. Si può usare la paura dell’anarchia per paralizzare il sistema politico al punto da rendergli impossibile il controllo del suo stesso territorio.”

Nel settembre del 2006, il professore di filosofia francese Robert Redeker ha pubblicato un articolo in cui dichiarava che: “A differenza di Ebraismo e Cristianesimo, l’Islam è una religione che esalta odio e violenza nei suoi testi sacri e nei suoi rituali.” Per avere affermato che l’Islam è violento, il professor Redeker ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto andare a vivere in incognito con tutta la sua famiglia. Secondo lo scrittore Christian Delacampagne[107], “ci sono parecchi intellettuali e politici francesi che sono disposti a discutere di tutto, tranne che dell’Islam. Riguardo all’Islam, la libertà di parola non esiste più.”

L’avvocato Seyran Ates, ha subito anni di minacce da tedeschi di origine turca per avere difeso in tribunale mogli che accusavano i loro mariti di violenza domestica, e ha dovuto lasciare il suo studio di Berlino perché era diventato troppo pericoloso. La parlamentare italiana Daniela Santanché ha ricevuto minacce di morte per la sua opposizione al velo islamico. In Spagna lo scrittore Gustavo de Arístegui[108], portavoce per il Partido Popular, vive sotto protezione della polizia per aver ricevuto minacce dopo essere stato dichiarato un nemico dell’Islam. Con l’immigrazione musulmana arriva anche una cultura di minacce, denunce e intimidazioni che si diffonde gradualmente nei paesi non musulmani. Quando i musulmani non possono vincere tramite la spada, lo fanno tramite avvocati pagati da finanziatori sauditi. Pochi se la sentono di affrontare un processo lungo e costoso solo per avere criticato l’Islam.

Nel 1998, in Canada, Mark Harding[109] è stato condannato a 340 ore di lavoro socialmente utile (indottrinamento) sotto la guida di Mohammad Ashraf, segretario generale del Islamic Society of North America a Mississauga, Ontario. La sentenza del giudice Sidney B. Linden, motivata dalle leggi canadesi riguardo all’incitamento all’odio, definiva Harding colpevole di “diffusione di notizie false riguardo agli aderenti all’Islam, studiate in modo da diffondere odio e paura tra i non musulmani.” Il crimine di Harding è stato quello di aver distribuito volantini fuori da una scuola pubblica in cui si elencavano atrocità commesse dai musulmani nei paesi islamici e avvertimenti come: “I musulmani che commettono questi crimini non sono diversi da quelli che vivono qui.” oppure “Toronto è sulla loro lista nera.” Nel 2006 la polizia canadese ha arrestato un gruppo di musulmani intenti a pianificare un attentato terrorista contro vari bersagli, tra cui la metropolitana di Toronto. Secondo il controspionaggio, buona parte dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche sono nati in Canada.

Il caso di Harding dimostra che ormai dire la verità sui pericoli dell’immigrazione musulmana è un crimine. Queste leggi contro il razzismo sono solo una versione leggera della Sharia, usate per intimidire gli infedeli come Harding quando vogliono criticare l’Islam. La political correctness è solo un assaggio della Shariah che sarà instaurata in occidente. Le leggi contro il razzismo non sono altro che political correctness legalizzata e costituiscono una violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Se si commette lo stesso crimine contro un uomo musulmano si avrà una punizione diversa da quella che si avrebbe attaccando un cristiano, un induista o un ebreo. Alcuni dicono che ciò avviene già nella vita reale, al punto che l’ingiustizia è diventata una cosa comune. Ciò costituisce una perversione della giustizia, simile alla Sharia, che chiede punizioni diverse a seconda della religione e del sesso del colpevole e della vittima. L’Islam è sempre stato ingiusto, e tale ingiustizia sta venendo legalizzata in occidente.

L’omicidio è sempre omicidio, e la vita umana deve essere valutata allo stesso modo. Secondo il multiculturalismo, dobbiamo considerare tutte le culture e le religioni come valide allo stesso modo, anche se non lo sono. Questa perversione dei valori indica che il sistema occidentale di giustizia sta crollando e che il sistema legale sta venendo infiltrato dalla legge islamica.

Zachariah Anani, ex jihadista convertito al cristianesimo, ha tenuto una conferenza a Windsor, in Ontario, sui pericoli dell’estremismo. I gruppi musulmani, tra cui il CAIR (Council on American-Islamic Relations) lo hanno citato in giudizio per avere “diffuso odio nella comunità.” L’ex musulmano Walid Shoebat[110] crede che mettere a tacere Anani crei un precedente legale con conseguenze pericolose sulla libertà di parola in Canada e negli USA. Secondo lo studioso e scrittore americano Daniel Pipes[111], nel 1998 Omar Ahmad, il segretario del CAIR, ha dichiarato davanti ai musulmani californiani che “L’Islam non è in America per essere uguale alle altre fedi, ma dominante. Il Corano dovrà essere la più alta autorità in America e l’Islam l’unica religione.”

Pipes afferma che il CAIR adora fare la vittima [112] ed è “sempre in cerca di offese anti musulmane, che siano reali o immaginarie, spontanee o provocate, grandi o piccole.” Secondo Pipes lo scopo dell’organizzazione è “Rendere gli USA un paese come tanti altri, dove non si può discutere liberamente dell’Islam.” Il CAIR riceve grandi finanziamenti. Nel 2006 i magnati sauditi come il principe Alwaleed ibn Talal hanno contribuito circa 50 milioni di dollari al CAIR. Buona parte di quei fondi sono stati spesi in una campagna mediatica [113] sui media americani. Il CAIR e altre organizzazioni musulmane hanno avuto grande successo nel diffondere il concetto di “Islamofobia” [114] e hanno avuto incontri con rappresentanti di varie istituzioni federali [115], tra cui l’FBI, al riguardo.

Insomma, cosa è esattamente la democrazia? Karl Popper diceva che “personalmente definisco quel tipo di governo che si può cambiare senza la violenza come democrazia, e gli altri come tirannia.” Anche Ludwig von Mises la pensava così: “L’essenza della democrazia non è il fare emettere ed amministrare la legge a tutti, ma il fatto che i legislatori e i dirigenti possano essere cambiati in maniera pacifica senza che avvenga un conflitto.” Storicamente, le democrazie dirette sono state comunità piccole, come le città stato greche in cui è stato coniato il termine. La democrazia più famosa era quella ateniese del quinto secolo prima di Cristo, dove a poco a poco tutti i cittadini hanno avuto diritto al voto (si trattava comunque di una minoranza rispetto a tutti gli abitanti.)

Lo storico John Dunn[116] ha seguito questo processo democratico nel suo libro Setting the People Free: The Story of Democracy, un titolo molto ironico. Secondo Dunn, “Sotto la democrazia i cittadini ateniesi pensavano, a ragione, di governarsi da soli. Le democrazie moderne sono sistemi in cui i cittadini scelgono l’opzione meno sgradevole tra le poche che hanno.”

Platone odiava la democrazia. Aristotele la criticava, ma in modo meno estremista, e approvava il governo dei molti come un buon sistema:

Pagina 47: “Aristotele stesso decise di non chiamaarla democrazia ma politeia, (governo costituzionale). La Politeia si distingueva dalla democrazia non solo da una differenza nello scopo e negli obiettivi (il bene comune, non il bene di un gruppo), ma anche nella struttura.”

James Madison, il primo scrittore della Carta dei Diritti, ha scritto buona parte della costituzione americana e dell’organizzazione del governo, insieme a Thomas Jefferson. Entrambi disapprovavano la democrazia diretta, e Jefferson temeva un “dispotismo elettivo”. Per loro, la forma di democrazia migliore era quella rappresentativa o indiretta. Secondo Dunn, tale sistema non può essere chiamato una democrazia nello stile dell’antica Grecia, dove i cittadini erano coinvolti direttamente nelle decisioni.

Pagina 79: “Non so come si possa chiamare lo stato americano, ma non col nome di democrazia. Un governo rappresentativo è differente da una democrazia non solo nell’autorità che segue, ma anche nei meccanismi istituzionali che lo fanno funzionare nel tempo.”

John Dunn pensa che l’idea del presidente americano Bush di portare la democazia in Iraq e in Medio Oriente per sconfiggere il terrorismo sia un atto di ignoranza ideologica. Forse la parola “democrazia” è diventata così diluita da non avere più senso. Dobbiamo saper fare la distinzione tra la democrazia diretta, che non è sempre un buon sistema, oltre ad essere vulnerabile all’Islam, e la democrazia rappresentativa che deve giostrarsi tra i populismi a breve termine e gli obiettivi a lungo termine.

Nel suo The Case for Sovereignty, Jeremy A. Rabkin descrive come il filosofo tedesco Jürgen Habermas, parla di strutture della legge internazionale e di un’autorità internazionale che controlli e diriga i governi. Rabkin si chiede: “Chi potrebbe controllare o sfidare un’autorità con un potere simile? Anche se ci fosse una Costituzione, chi potrebbe assicurarsi che l’autorità mondiale la segua? Come si potrebbe assicurare la democrazia? Sarebbe giusto se un centinaio di nazioni minori potessero combinare i voti e dettare legge al resto del mondo? Sarebbe giusto se un miliardo di cinesi, un miliardo di indiani e mezzo miliardo di asiatici si unissero in una maggioranza permanente e dettassero legge?”

Nel diciottesimo secolo non esisteva l’ONU o altre leggi sovranazionali. Secondo Rabkin i padri fondatori: “sarebbero stati nauseati al pensiero che il loro governo federale sarebbe stato sottomesso a un’entità internazionale abbastanza potente da dettare legge in territorio americano.” La combinazione di media, legislazioni internazionali e feudalesimo burocratico ha trasformato l’Europa in Eurabia[117]. Ci sono state migliaia di pagine di legislazioni passate senza la conoscenza o il consenso dei cittadini europei. Intanto, l’immigrazione sta cambiando drammaticamente il profilo demografico del continente, nonostante la volontà contraria dei cittadini.

Le rivolte jihadiste in Francia[118] del 2005 hanno dimostrato che ci sono centinaia di ghetti sotto controllo islamico, dove la Francia non ha il controllo del territorio. Lo stato di diritto in Francia è stato seriamente compromesso. I cittadini hanno notato che le tasse che pagano vanno a dei governi che non hanno il controllo delle frontiere, non hanno il controllo del territorio e non riescono nemmeno a offrire un minimo di sicurezza ai propri cittadini.

Bisogna riportare le condizioni necessarie a un sistema democratico, oppure il sistema crollerà. Molti commentatori temono che[119] abbiamo già passato il punto in cui le tensioni possono essere gestite da un sistema democratico e che siamo diretti verso una guerra civile.

La “Racial and Religious Hatred Bill[120]” nell’Inghilterra del 2005 è un esempio da manuale delle vulnerabilità di una democrazia verso l’Islam. Le minoranze possono avere un’influenza spropositata in un sistema democratico, se sono in posizione da fare da “ago della bilancia” in favore di un partito o di un’alleanza. In quel caso, il Labour Party voleva vendere la libertà di parola dei cittadini in cambio del voto dei musulmani. La Camera dei Lords, ossia quella parte del Parlamento inglese che non è stata eletta da nessuno, ha perso sempre più potere negli ultimi decenni ma può respingere le proposte della House of Commons. Alla fine, la Racial and Religious Hatred Bill è passata ma in forma molto diluita grazie all’opposizione della Camera dei Lords. E’ strano come un’istituzione anacronistica e non eletta democraticamente sia quella che si sia comportata in maniera più sensata in questo caso.

I padri fondatori americani temevano un governo della plebaglia, e volevano isolare i rappresentanti eletti in Parlamento da quelli che vedevano come cittadini capricciosi. Capisco questo punto di vista. Dovremmo vedere la democrazia come un mezzo, non come un fine da perseguire religiosamente. Ad esempio, non si dovrebbe basare la legislazione sui capricci di una maggioranza che cambia idea in continuazione. Quello che ci vuole è un sistema bilanciato e ben funzionante. I cittadini non sono sempre stupidi, e la classe dirigente non è sempre intelligente. Sono stati i dirigenti a creare l’Eurabia, non i cittadini. Nel diciottesimo secolo i padri fondatori americani non hanno previsto che i dirigenti stessi potessero decidere di smettere di sorvegliare i propri stessi confini nazionali.

Fino a circa un secolo fa, gli interessi della classe dirigente erano gli stessi delle loro nazioni[121]. In questa società globalizzata, ciò non è più il caso. Molti politici e burocrati non sentono alcun legame sentimentale verso le loro nazioni, ma sono più interessati a corteggiare le organizzazioni sovranazionali e le corporazioni multinazionali, dato che sono quelli che pagano di più. Questa situazione è un fattore importante nella perdita di fiducia tra la classe dirigente e i cittadini di molte nazioni occidentali. Molti cittadini credono, a ragione, di essere stati abbandonati dai loro politici. Il fattore più importante delle democrazie moderne non è il soddisfare i capricci dei cittadini, ma il costringere i rappresentanti dei cittadini a difendere i confini della nazione e a tenere conto della volontà di sovranità popolare da parte della popolazione. Ciò non sarà facile.

Il blogger cinese Ohmyrus[122] (che scrive articoli molto ben informati riguardo all’Islam) scrive sul suo blog “Reforming Democracy” in cui parla dei difetti della democrazia: “Ci sono semplicemente più poveri che ricchi. Ciò significa che i politici possono farsi eleggere semplicemente promettendo di togliere soldi ai ricchi per darli ai poveri. Il risultato è una tassazione ingiusta.” Secondo Thomas Jefferson, “La democrazia cesserà di esistere quando sarà tolta a quelli che vogliono lavorare e data a quelli che non vogliono.” Citazioni come questa, secondo Ohmyrus, mostrano come i padri fondatori della repubblica americana fossero più interessati al concetto di libertà che a quello di democrazia.

Secondo Ohmyrus, le democrazie producono solo soluzioni a breve termine, incapaci di sopportare uno svantaggio momentaneo per avere un vantaggio futuro. In generale, si cerca l’opposto, ossia un vantaggio momentaneo che sarà pagato con brutte conseguenze nel futuro. Le monarchie del diciannovesimo secolo gestivano la macroeconomia meglio dei politici del ventesimo. Le statistiche mostrano come i tassi di interesse, le tasse e l’inflazione fossero più basse, così come il rapporto tra debito pubblico e PIL.

Per lui, ciò avviene percheè i monarchi e i nobili tendono a pianificare sul lungo termine, e non godendo di potere assoluto devono tenere conto della volontà popolare. Il nostro problema non è nei politici, ma nel sistema con cui lavorano. Ohmyrus propone vari rimedi per questa situazione. Ad esempio, il mandato del presidente americano potrebbe essere incrementato a otto anni non rinnovabili.

Secondo il presidente di Singapore Lee Kuan Yew[123], l’economia e la sicurezza del ventunesimo secolo saranno condizionate dalla demografia, non dalla democrazia. Non sono del tutto d’accordo, ma concordo nel credere che nessun sistema politico, democratico o no, può sopravvivere a lungo senza il controllo della sua integrità territoriale e del suo futuro demografico. Tale perdita di controllo è la realtà in molte nazioni moderne. Il pianeta è in mezzo a un’esplosione demografica senza precedenti, oltre che ad un’ondata di migrazioni mai viste prima. Molte nazioni democratiche sono state talmente immobilizzate da leggi senza senso e da ideologie ingenue da avere perso il controllo sulle proprie frontiere. Ciò non potrà durare a lungo senza conseguenze serie.

Un sondaggio del gennaio 2007 ha mostrato che l’82% del popolo inglese credeva che il governo avesse perso il controllo dell’immigrazione, e una percentuale simile di cittadini credeva che il governo stesse mentendo al riguardo. Secondo Sir Andrew Green, presidente del gruppo Migrationwatch[124], ciò rifletteva “un forte risentimento tra il pubblico che sentiva di non avere potuto esprimere le proprie opinioni e di non essere stato consultato su una faccenda di tale importanza per il futuro del paese.” Ciò rappresenta una drastica perdita di fiducia nel governo, particolarmente pericolosa in un momento in cui le autorità stanno ponendo restrizioni sulla libertà di parola. Questa combinazione di fatti potrebbe portare ad un’esplosione di violenza. Come diceva il presidente americano John F. Kennedy, “coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta”,

Anche il blogger Ohmyrus[125] teme questo sviluppo: “Gli europei ci hanno messo un sacco di tempo prima di imparare a risolvere le loro dispute tramite la cabina elettorale. Ciò sta venendo dimenticato a poco a poco. La storia dei cartoni danesi ci mostra che la violenza funziona. Molti governi occidentali si sono fatti intimidire e hanno chiesto scusa o hanno condannato l’autore invece di difendere la libertà di parola. Presto i gruppi che si oppongono all’immigrazione inizieranno a usare la violenza, dato che funziona. Se le democrazie europee non impareranno a gestire le loro tensioni etniche, la democrazia crollerà e si tornerà alla dittatura.”

Alla tirata delle somme, ritengo che il sistema democratico non sia perfetto e che non porti automaticamente alle libertà individuali. Probabilmente le nazioni democratiche dovranno passare attraverso grossi cambiamenti se vorranno sopravvivere come tali. Gli obiettivi da seguire sono:

Un sistema equilibrato e ben funzionante, che garantisca la libertà di parola

Limitazioni al potere dei dirigenti

Una legge uguale per tutti.

Nessuno di questi concetti è compatibile con la Shariah.

I musulmani non temono il voto. Ad esempio, l’organizzazione terrorista palestinese Hamas è arrivata al potere tramite le elezioni. Secondo lo storico Niall Ferguson[126], un sondaggio del 2007 svolto tra diecimila musulmani in dieci paesi differenti ha rivelato che i fondamentalisti islamici sono più a favore della democrazia dei moderati: “più diventano ricchi, più preferiscono il fondamentalismo. I fondamentalisti vedono la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere.”

I musulmani temono la libertà di parola, vogliono intimidire i critici mentre continuano con la loro conquista demografica tramite immigrazione e famiglie numerose. Finora i musulmani hanno avuto successo. Il nostro sistema demografico premia i gruppi con alto tasso di natalità, e i musulmani hanno il tasso di natalità più alto di tutti. Non si può fare funzionare una democrazia in un paese islamico, a meno che con “democrazia” non si intenda il semplice atto del voto senza restrizioni al potere statale e senza protezioni per le opposizioni. Tale forma di “democrazia” è solo una folla urlante. La democrazia nel suo senso vero e proprio include un governo costituzionale, una giurisprudenza secolare, uno stato di diritto e uguaglianza di fronte alla legge, oltre che libertà di parola. La vera democrazia è incompatibile con l’Islam, e cercare di esportarla nei paesi islamici è uno spreco di tempo e di soldi.

I non musulmani hanno sbagliato obiettivo. Cercare di esportare la democrazia in un paese islamico come l’Iraq è inutile. Come dice il blogger americano Lawrence Auster[127], dobbiamo proteggere le nostre democrazie contro l’Islam. La scrittrice Diana West[128] ha scritto che ci vuole una difesa contro la Sharia, non una diffusione della democrazia. L’Islam è incompatibile con tutte le libertà umane, ma è capace di approfittare delle debolezze del sistema democratico e distruggerlo dall’interno.

Ho suggerito una strategia di contenimento globale [129] verso il mondo islamico, includendo la cessazione dell’immigrazione musulmana. Ciò costringerebbe i musulmani ad affrontare i fallimenti del loro sistema culturale. Bisogna sfidare il proprio nemico dove è debole. L’Islam non tollera la libertà di parola, dato che è la sua debolezza più grande. Gli USA sono in condizioni di affrontare questa sfida, hanno ancora una percentuale relativamente bassa di musulmani e un sistema di protezione della libertà di parola. La cosa che i musulmani temono di più in America è il primo emendamento. Questa regola, inclusa saggiamente dai padri fondatori nella Carta dei Diritti, assicura che l’individuo abbia libertà di parola contro la tirannia della maggioranza.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere il loro primato morale, devono sfidare la censura e le intimidazioni dei musulmani. La Cina e la Russia non sono interessate ad aiutarci, e l’India deve gestire la “quinta colonna” dei suoi cittadini islamici. L’Europa è controllata da un’élite Eurabica che non ha voglia e tempo per proteggere la libertà di parola dalle intimidazioni dei musulmani. Questo è il motivo per cui ci sono europei che sono andati a cercare libertà di parola e opinione sui siti americani, come Robert Spencer su JihadWatch.org o Charles Johnson su Little Green Footballs[130].

Proteggere formalmente la libertà di parola è importante, ma va combattuta anche la censura sociale e informale. Insomma, dobbiamo liberarci dalle catene del multiculturalismo e della Political Correctness se vogliamo che il nostro sistema democratico sopravviva agli attacchi musulmani contro la nostra libertà.

Fonti:

http://gatesofvienna.blogspot.com/2007/04/is-islam-compatible-with-democracy.html

1. http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/008.qmt.html#008.012
2. http://www.usc.edu/dept/MSA/fundamentals/hadithsunnah/bukhari/052.sbt.html#004.052.220
3. http://www.brusselsjournal.com/node/1650
4. http://52.571.13.320subf02:LRdpxjk781698196548ВЧ
http://ancienthistory.about.com/gi/dynamic/offsite.htm?zi=1/XJ&sdn=ancienthistory&zu=http://www.fordham.edu/halsall/ancient/aristotle-politics1.html
5. http://www.amazon.com/How-West-Lost-Alexander-Boot/dp/1850439850/
6. http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/012/736fyrpi.asp?pg=1
7. http://www.amazon.com/Road-Serfdom-Fiftieth-Anniversary/dp/0226320618/
8. http://www.brusselsjournal.com/node/1624
9. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/11-years-chaos-for-eu-accounts.html
10. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/08/welfare-state-is-dead-long-live.html
11. http://gatesofvienna.blogspot.com/2006/07/let-them-eat-kebab-new-marie.html
12. http://www.brusselsjournal.com/node/1101
13. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/013083.php
14. http://www.meforum.org/article/734
15. http://www.jihadwatch.org/archives/000250.php
16. http://www.muslimphilosophy.com/ik/Muqaddimah/
17. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/008946.php
18. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/011752.php
19. http://fjordman.blogspot.com/2005/10/bangladesh-non-muslim-ethnic-groups_19.html
20. http://fjordman.blogspot.com/2005/11/pakistan-hindu-girls-forced-to-convert.html
21. http://www.pakistanchristianpost.com/newsviewsdetails.php?newsid=437
22. http://www.youngmuslims.ca/online_library/books/milestones/hold/chapter_11.asp
23. http://www.islamicawakening.com/viewarticle.php?articleID=619
24. http://www.muhammad.net/quran/shadeofQuran/index.htm
25. http://www.jihadwatch.org/archives/008758.php#more
26. http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/000687.php
27. http://fjordman.blogspot.com/2005/07/camel-economics.html
28. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/05/19/AR2006051901769_pf.html
29. http://www.jihadwatch.org/archives/005810.php
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Attacco a Westminster – Il terrorismo Open Source

OK, ragazzi, tanto per cambiare abbiamo avuto un attacco terroristico a Londonistan. Intendiamoci, ritengo Londonistan un tale cagaio che non credo sia possibile peggiorarla se non con un’invasione da parte dei Supplizianti di Hellraiser, ma prendiamo comunque in esame il caso dato che ci tocca un poco tutti.

Il fatto

Il 22 Marzo 2017 il signor Khalid Masood ha noleggiato un SUV Hyundai Tucson ed ha guidato fino a Londonistan. Arrivato al ponte di Westminster è salito sul marciapiedi e ha iniziato a investire pedoni a casaccio. Da notare una rumena che ha fiutato il pericolo e si è tuffata nel Tamigi, salvandosi le chiappe. Come al solito, i rumeni sanno sempre cosa fare quando arrivano i musulmani! Continuando sulla strada Khalid ha girato a sinistra, ha fermato il SUV e ha accoltellato il povero sbirro inglese in servizio al casello d’entrata. Nel caso non lo sapeste, qui in generale gli sbirri sono disarmati. Khalid non ha avuto il tempo di farsi i selfie col cadavere perchè sono arrivati vari agenti in borghese (molto armati) che lo hanno ridotto a un gruviera. Nella foto, le ultime parole del terrorista:

Ciao ciao, Khalid! Che la terra ti sia pesante, e che le 71 vergini siano capre!

L’attentatore

Contrariamente a quanto molti geniacci potrebbero pensare, Khalid non era un immigrato arrivato fresco fresco dal Pakistan, e nemmeno un fanatico religioso. Il nostro amicone è nato e cresciuto in UK, era cittadino UK a tutti gli effetti e aveva condotto una vita normalissima: 52 anni, moglie e figli, convertitosi all’Islam in età adulta e mai coinvolto in attività terroristiche o in episodi di fanatismo religioso. In vita sua aveva avuto varie condanne, ma tutte per reati comuni tipo risse, lesioni personali e possesso di arma da taglio. Insomma, Khalid Masood era tutto tranne che la figura tipica del terrorista, anzi era il prototipo del musulmano occidentalizzato e integrato che se ne fotte altamente dell’Islam e della religione in generale.

Conseguenze

Bene, spero che questo fatto vi sia piaciuto, perchè è meglio se ci facciamo l’abitudine. Gli attacchi del genere saranno sempre più comuni, e non ci si potrà fare mai niente. Khalid era insospettabile fino all’ultimo, anche se un poliziotto lo avesse fermato cinque minuti prima dell’attentato non avrebbe trovato niente di strano in un cittadino inglese di Birmingham che affitta un SUV e va a Londra per farsi i cazzi propri. Anche a perquisirlo, non gli avrebbero trovato addosso nulla di illegale

Mi fanno morire dal ridere quelli che urlano “A E’ COLPA LORO BISOGNA RIMANDARLI TUTI A KASA LORO BASTA KN BUONISMO PADRONI HA KASA NOSTRA”. Ma dove cazzo li vuoi rimandare? Khalid era cittadino inglese nato in UK. Gli attentatori di Parigi erano parigini nati e residenti a Parigi. Che fai, li rimandi a casa? A letto senza cena?

Ci stiamo trovando di fronte un fenomeno pressochè unico nella storia. Di solito gli immigranti delle generazioni successive tendono ad integrarsi e a fregarsene della cultura dei genitori. Invece noi ci troviamo di fronte degli immigranti di seconda o terza generazione assai più radicalizzati dei loro genitori, al livello da rimproverare le loro madri perchè girano senza velo. E’ una generazione perduta, radicalizzata dagli imam locali finanziati dai sauditi, piena di disprezzo per la cultura occidentale e senza neanche la possibilità di tornarsene nei paesi dei loro genitori, con cui non hanno nessun legame.

In pratica, viviamo in una società dove basta veramente un niente per trasformare un cittadino normalissimo in un attentatore suicida disposto a morire, anzi felice di morire, pur di fare danni e andarsene in un lampo di gloria. Come si ferma un nemico del genere? E’invisibile, mortale, e non si fa intimidire da niente e da nessuno. Nessuna condanna penale e nessuna galera lo fermerà nemmeno per un secondo, lui sa benissimo che non ci andrà mai.

Un attentato del genere ha fatto relativamente pochi danni, e nessun danno alle istituzioni. Khalid non è neanche riuscito ad entrare a Westminster. Nonostante ciò, il suo attentato è stato un successo: ha sparso terrore a piene mani, è costato una quantità enorme di soldi e di manodopera allo stato, e ha dimostrato che nessuno è al sicuro. OK, il Parlamento è blindato e non ci entra nessuno, ma non si possono blindare tutte le strade d’Europa e il cittadino europeo ha molta più paura di un terrorista che lo spiaccica per strada che del terrorista che fa saltare in aria il parlamento (anzi, è probabile che nel secondo caso gli darebbe pure una mano).

Il terrorismo “Open Source”

Il cosiddetto terrorismo Open Source è il modo in cui il terrorismo si è adattato alla società blindata e ultracontrollata di oggi. Le forze dell’ordine hanno sventato la quasi totalità degli attentati in grande stile degli ultimi anni. I commandos terroristi con l’appartamento trasformato in officina bombarola vengono arrestati, fatti parlare e incarcerati per anni. I gruppi di terroristi con i capi e gerarchia finiscono SEMPRE per essere scoperti, e i loro capi finiscono SEMPRE in carcere duro. Il terrorista che si organizza da solo senza parlare con nessuno è introvabile. Quello che si scarica i piani per un’arma da Internet è difficile da trovare tra le migliaia che lo fanno, e in ogni caso basta poco per essere introvabili. Quello che usa oggetti di uso comune, come un’auto o un coltello da macellaio è introvabile fino a che non ammazza qualcuno, ma a questo punto il danno è già fatto. Per la cronaca, l’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ciò non è molto credibile.

Alcuni idioti si chiedono come mai il terrorismo colpisce sempre la gente comune e mai “i potenti”. Ma cazzo, che ci vuole a capirlo? Cercare di colpire un potente equivale a farsi seccare dalle sue bodyguards o a farsi mettere in galera appena si pensa di attentare alla vita di un VIP. Un atto di terrorismo che colpisce persone comuni a casaccio spande terrore, e incorre in molti meno rischi dato che le persone comuni sono meno protette dalle forze dell’ordine e non hanno sicurezza privata.

Insomma, non c’è alcuno scampo, a meno che non si trasformi la società in una specie di distopia nazistoide in cui sono tutti controllati ancora più di quanto non siano adesso. Prepariamoci ad un’era di paranoia continua e di panico animalesco, in cui il primo che ti trovi davanti può compiere un massacro senza nessun preavviso e nessun motivo apparente. Siamo nella merda.

Grazie, culona inscopabile!

 

UPDATE

Sembra che il nostro amico sia stato radicalizzato da un predicatore durante un suo soggiorno in galera, ambiente in cui i predicatori wahhabiti amano fare proseliti. Durante il soggiorno al gabbio, sembra che Khalid abbia avuto una “illuminazione” che lo abbia portato a lasciare la moglie, fregarsene delle figlie, andarsi a mettere con una pazza fanatica e dedicarsi all’estremismo. Non sarebbe l’unico ad avere seguito un percorso simile.

 

Fonti

http://www.birminghammail.co.uk/news/midlands-news/khalid-masood-named-birmingham-terrorist-12787878

https://www.theguardian.com/uk-news/ng-interactive/2017/mar/22/westminster-attack-visual-guide-parliament

https://www.theguardian.com/uk-news/2017/mar/23/no-surprise-that-london-attacker-was-born-in-uk

2083 – una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.48 – Intervista a un ex musulmano

2.48 Lasciare l’Islam – intervista a un ex musulmano

Autori: Mohammad Asghar/Jamie Glazov
L’ospite di oggi è Mohammad Asghar, un ex musulmano che ha deciso di lasciare l’Islam dopo averne scoperto le vere dottrine. Oltre ad avere studiato il Corano per venticinque anni, Mohammed ha scritto un commentario sui versetti coranici nella speranza di diffondere la verità sull’Islam presso i non musulmani.

 

FP: Mohammad Asghar, benvenuto su Frontpage Interview. 


 

Asghar: Grazie per l’invito. 


 

FP: Ci parli della cultura in cui è cresciuto e della sua educazione musulmana.


Asghar: Sono nato in una famiglia di musulmani praticanti in Bangladesh. I miei genitori seguivano quasi tutte le regole islamiche e hanno fatto in modo da insegnarmele così che io potessi seguirle nella vita. Ho frequentato una madrassa insieme a molti altri bambini musulmani del mio quartiere, dove ho imparato a leggere il Corano. Ovviamente non capivo niente di quello che stavo leggendo.
Da giovane ho cercato di vivere come un vero musulmano. Dicevo le mie preghiere, anche se non sempre. Visitavo le tombe dei santi musulmani, celebravo il compleanno del Profeta anche se nessuno sapeva il suo anno di nascita, celebravo la sua ascensione ai Giardini (Jannat) del Cielo e cantavo le sue preghiere. Quando i miei genitori o i miei vicini organizzavano il Mehfil-e-Milad – un raduno di musulmani nel subcontinente indiano credevo veramente che le cose che stavo facendo fossero parte dei miei doveri verso Allah e verso il Profeta. Ero sicuro che se non li avessi compiaciuti non sarei mai andato nei Giardini durante il giorno del giudizio.

 

FP: Come mai si insegna la lettura del Corano ai bambini senza spiegargli cosa contiene?


 

Asghar: Secondo alcuni rapporti, ci sono più di un miliardo e mezzo di musulmani sul pianeta. Di questi, solo trecento milioni parlano e leggono l’arabo. Il Corano è difficile da leggere anche per i madrelingua arabi, dato che buona parte di esso è scritto in un arabo dialettale parlato solo dalla tribù Quraish della Mecca del settimo secolo.

 

La maggioranza dei musulmani vive nel sud est asiatico o nel sub continente indiano, e quasi nessuno di loro capisce l’arabo. Nenche coloro che imparano il Corano a memoria, detti Hafez-e-Qur’an, capiscono il significato delle parole che hanno memorizzato.
Come mai i musulmani imparano a memoria il Corano senza capirne neanche una parola? Perchè molti di loro, specialmente quelli non madrelingua araba, si fidano delle parole dei loro Mullahs. I musulmani, soprattutto quelli poveri e analfabeti, fanno solo quello che gli dice il loro Mullah, specialmente in India.
Questi Mullah dicono ai musulmani che leggere o recitare il Corano in arabo sia la cosa che più compiace Allah, e che il piacere di Allah sia l’unica cosa che possa fare entrare un uomo o un Jinn nel Giardin (Jannat) il giorno del giudizio. Questo porta tutti i musulmani, non solo quelli poveri e analfabeti ma anche quelli ricchi ed educati, a leggere il Corano in arabo senza provare a capire quello che stanno leggendo o le preghiere che stanno recitando. Questi musulmani pretendono che i loro figli leggano e imparino a memoria dei versetti coranici da recitare durante le loro preghiere obbligatorie.

 

FP: Mi sembra assurdo che la gente segua una religiose ripetendo cose che non hanno senso nemmeno per loro. Cosa le ha fatto venire dubbi riguardo alla sua fede?


 

Asghar: Circa 25 anni fa ho avuto lo shock della mia vita quando un Maulvi (chierico musulmano) si è rifiutato di farmi seppellire mia madre, dato che secondo lui il vestito che avevo addosso non era un abito islamico. Quel vestito viene chiamato “Lungi” in Bangladesh, e sembra il vestito che viene indossato in Malesia o in Burma nella vita di tutti i giorni (come i pantaloni, ma aperto verso il basso)


 

FP: Perchè la gente indossa il Lungi? Perchè un abito che lascia quelle parti esposte?


 

Aghar: Il Lungi, come il Saree femminile, è un vestito tradizionale che si indossa in Bangladesh per coprire la parte inferiore del corpo. Molti musulmani credono che non dovrebbe essere indossato dagli uomini musulmani, dato che il Lungi è aperto sul fondo e i genitali sono esposti verso la terra. Secondo i musulmani, esporre i propri genitali verso la terra è un peccato grave.

 

Il problema è che non ho mai sentito un Mullah dire niente del genere riguardo al Saree, un abito con le stesse caratteristiche del Lungi. Stranamente, i Mullah permettono alle loro mogli di indossarlo senza lamentarsi.

 

FP: Va bene, forse ne parleremo in dettaglio più tardi. Cosa è successo dopo la faccenda del Lungi?


 

Aghar: Mi è venuta voglia di sapere cosa vuole veramente l’Islam e quali sono i veri insegnamenti del Corano. Ho iniziato a leggere il Corano in inglese, nella traduzione di Abdullah Yusuf Ali e Mohammad Marmaduke Pickthall, e in Bengali e Urdu. Ho preso tre traduzioni in modo da essere sicuro che quello che stavo leggendo in inglese fosse la stessa cosa che era scritta in Bengali e Urdu, e che fosse una traduzione corretta e fedele del Corano arabo.


Quello che ho letto e scopert del Corano mi ha lasciato di sasso. Non riuscivo a credere che Allah, se esiste, possa avere detto quelle cose a Muhammad e ai suoi seguaci, cose come:
2:223: “Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi; temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Danne la lieta novella ai credenti! .
Dicendo ai musulmani che possono compiere atti sessuali con le loro mogli “come volete”, Allah gli ha permesso di violentarle, dato che in questo versetto non si chiede all’uomo di ottenere il consenso della donna, senza il quale l’atto sessuale è una violenza carnale. Per Allah il “predisponetevi” significa che basta recitare una preghiera verso di lui prima dello stupro per essere assolti dal crimine.

 

FP: Riguardo al versetto 2:223, se Allah non ha ordinato ciò allora chi è stato? Chi ha scritto questo versetto e perchè?


 

Aghar: Secondo me il Corano è solo un registro delle cose fatte e dette dal Profeta durante la sua vita terrena. I suoi seguaci hanno ricordato e raccontato questi episodi agli scrittori del Corano mentre veniva compilato. Quindi, il versetto 2:223 dovrebbe essere considerato come una cosa che lui ha fatto nella vita, e ha detto ai suoi seguaci.

 

Nelle Hadith (le parole di Maometto), leggiamo che:
Sahih Muslim, Libro 008, Numero 3240:
Jabir riportò che il messaggero di Allah (pace su di lui) vide una donna e andò da sua moglie Zainab, che in quel momento stava conciando una pelle, ed ebbe un rapporto con lei. Dopo, andò dai suoi discepoli e disse che la donna ti si avvicina con le forme di una diavolessa, quindi quando uno di noi vede una donna deve andare da sua moglie, per respingere quello che sente nel cuore.”
In pratica il Profeta ha fatto a sua moglie quello che veniva descritto nel versetto di prima, ossia si è preso sua moglie senza preavviso. I musulmani possono prendere la propria moglie senza preavviso e violentarla, se ciò li rende felici.

 

FP: Quindi lei ha lasciato l’Islam?


 

Asghar: Si, non sono più musulmano. Non seguo più gli insegnamenti e le dottrine dell’Islam, dato che le considero malvagie e inadatte per le brave persone.

 

 

FP: Come ha reagito la sua famiglia e la sua comunità? Lei è mai stato in pericolo?


 

Asghar: Ho detto alla mia famiglia quello che avevo trovato nel Corano e mi hanno dato ragione. Il problema è stato con la comunità, da cui mi sono ritrovato escluso. Molti dei miei amici e conoscenti hanno smesso di parlarmi, dato che temevano che quello che gli avrei detto li avrebbe portati a lasciare l’Islam. Altri mi hanno minacciato. Ho capito che se avessi continuato a vivere in quel posto con le mie opinioni avrei rischiato la vita, quindi ho deciso di emigrare negli Stati Uniti insieme alla mia famiglia.

 

Qui mi sento al sicuro, anche se ho già ricevuto minacce di morte. Il ministero di grazia e giustizia americano si è offerto di aiutarmi a proteggermi. Io e la mia famiglia siamo grati agli americani per essere stati al nostro fianco.

 

FP: Quali sono i suoi pensieri riguardo all’impatto dell’Islam sui musulmani e sui non musulmani?


 

Asghar: I musulmani sono le vittime dell’Islam. Molti di loro ne sono diventati volontariamente le vittime, mentre la maggioranza di loro sono caduti nella trappola senza sapere niente di quello in cui credono. L’Islam li ha trasformati in robot che fanno e credono solo quello che Allah gli dice. Basti pensare al fatto che molti musulmani non fanno niente nella vita senza prima dire “Bismillah ”, ossia iniziare ogni cosa nel nome di Allah dato che credono che senza il suo aiuto non possono fare nulla.


Dato che Allah gli ha chiesto di credere in un libro su cui non ci sono dubbi (Corano; 2:2), molti di loro passano tantissimo tempo pregando. Dato che i musulmani credono che gli insegnamenti del Corano siano tutto quello di cui hanno bisogno nella vita, molti di loro diventano chierici islamici invece di diventare studiosi o scienziati che potrebbero fare di più per il bene dell’umanità. Queste statistiche aiutano a capire lo stato della conoscenza nel mondo musulmano:
Ci sono 57 stati membri nella OIC, l’organizzazione delle conferenze islamiche, e in tutto hanno 500 università. C’è una università per tre milioni di musulmani. Gli USA hanno 5758 università, l’India ne ha 8407. Nella classifica mondiale delle università del 2004 non c’era nemmeno una università musulmana tra le prime 500. Ciò dimostra che il mondo musulmano non ha cultura. Negli ultimi 105 anni ci sono stati solo tre premi Nobel tra un miiardo e mezzo di musulmani (escludendo il Nobel per la pace), mentre nel frattempo 14 milioni di ebrei hanno avuto 180 premi Nobel.

 

FP: Cosa c’è dietro all’insegnamento musulmano che li obbliga a pregare tutto il tempo? Se non è stato Dio ad ordinarlo, allora è un ordine dato dall’uomo. Come mai un ordine simile?


 

Aghar: Prima dell’arrivo dell’Islam i pagani della penisola araba pregavano tre volte al giorno, all’alba, al tramonto e a mezzogiorno, inchinandosi verso la Mecca. Maometto ha mantenuto il rituale pagano, e a volte si è fatto scappare l’ordine di pregare due, tre o quattro volte al giorno. Dato che i suoi seguaci conoscevano bene le norme per la preghiera, Maometto non le ha menzionate nel Corano. I sunniti dicono che si debba pregare cinque volte al giorno, tutti gli altri si limitano a tre volte. (Dr. Rafiq Zakaria; Muhammad and the Quran, p. 74).

 

Maometto ha mantenuto la pratica pagana delle preghiere giornaliere per un motivo: dato che era ancora militarmente ed economicamente debole, doveva rendere chiaro ai pagani della Mecca che la sua religione non era molto differente dalla loro e che avrebbero dovuto accettarla senza resistenza. La sua politica è andata avanti anche alla Medina, dove gli ebrei gli si opponevano. Per cercare di portarli dalla sua parte, Maometto ordinò di cambiare la direzione della preghiera verso Gerusalemme, ma gli ebrei si rifiutarono di seguirlo comunque.
La preghiera musulmana acquista una nuova importanza con la conquista musulmana delle terre fuori dalla penisola araba. I musulmani, poveri e miserabili, si trovarono spiazzati di fronte alle ricchezze dei paesi che avevano conquistato solo pochi anni dopo la morte di Maometto e alla bellezza delle loro donne.
Al-Baladhuri, il più sensato tra gli storici delle conquiste musulmane, scriveva che Abu Bakr reclutava i volontari per la campagna siriana invitandoli alla guerra santa in cui avrebbero goduto del bottino e delle donne prese ai popoli sottomessi. Rustam, il generale persiano che difendeva il suo paese dall’invasione disse al diplomatico musulmano che: “capisco che siete costretti dalla vostra povertà a fare quello che fate.” Un verso della Hamasah di abu-Tammam dice che:

 

Voi non avete lasciato la vita nomade per il Paradiso; 

 

Ma per la vostra fame di pane e datteri. 

 

(Citato dalla Storia degli Arabi di Phillip K. Hitti, p. 144).
Le conquiste andavano avanti e il desiderio di donne e di ricchezze era sempre più forte. I comandanti musulmani temevano di perdere il controllo dei loro soldati, se non ne avessero calmato le passioni. Come soluzione al problema, alzarono il numero di preghiere gioraliere a cinque, includendo anche movimenti, gesti e recitazioni di frasi del Corano in modo da tenere i soldati impegnati e impedirgli di pensare alla ribellione.
Questo indottrinamento è simile a quello usato dai dittatori moderni sui loro militari. I comandanti musulmani riuscirono nel loro intento al punto da rendere le cinque preghiere una parte integrante della vita di tutti i musulmani. I musulmani sprecano un’enorme quantità di tempo in preghiera, trascurando i loro doveri pur di ottenere la benevolenza di Allah, danneggiando la loro stessa economia e il loro benessere. Prima i musulmani capiranno ciò, meglio sarà per loro e per il resto del mondo.

 

FP: Buona parte del mondo islamico è in preda alla povertà. Secondo lei è colpa della dottrina islamica?

 

 

Aghar: Certo. Per i musulmani la povertà è una virtù, una cosa datagli da Allah. Molti altri popoli hanno fatto di tutto per liberarsi dalla povertà, mentre i musulmani hanno seguito le loro convinzioni religiose e hanno inflitto la povertà su loro stessi. Molte nazioni musulmane hanno dato la loro autostima, la loro indipendenza politica e la loro sovranità in cambio dell’approvazione dei paesi che li mantenevano con la loro carità.

 

I musulmani non amano prendersi la responsabilità per i loro fallimenti e per le loro follie. Loro preferiscono dare la colpa ai non musulmani ricchi per tutti i mali che soffrono oggi, dicendo che sono stati causati dai tradimenti dei cristiani. Il Corano alimenta l’astio verso i cristiani, affermando che Allah gli ha dato la ricchezza non per dargli la prosperità sulla Terra, ma per punirli nella loro vita successiva. (Corano; 10:69 & 70).
I musulmani non si limitano ad odiare i non musulmani che sono ricchi: aspettano in silenzio il momento in cui potranno spazzarli via dalla faccia della Terra, insieme a tutte le altre religioni.

 

FP: Su cosa si basa ciò? Sulla guerra che l’Islam ordina di condurre contro gli infedeli?

 

 

Aghar: Si. Per quello che sappiamo l’Islam ha diviso il mondo in due parti: il Dar al Islam e il Dar al Harb, il mondo musulmano e il mondo non musulmano. Dato che i musulmani sono i soldati di Allah, devono seguire il suo piano di battaglia enunciato nel Corano. I musulmani hanno il compito di prendersi le terre dei non musulmani, e di costringerli ad accettare l’Islam o a morire (Corano; 9:29).

 

Gli insegnamenti del Corano portano i musulmani ad attaccare automaticamente i cristiani, dato che hanno la proibizione a prendere loro (e gli ebrei) come amici e l’ordine di considerare cristiani ed ebrei come nemici della Ummah (comunità) islamica e dell’Islam.
Oltre che gli ebrei e i cristiani, i musulmani odiano anche i pagani (Mushrikun) con tutto il loro cuore, dato che il Corano li considera impuri (Corano; 9:28) e indegni di vivere sulla Terra. I musulmani hanno l’ordine di ucciderli ogni volta che possono (Corano; 9:5). Queste istruzioni sono estremamente pericolose e rendono impossibile ai non musulmani il convivere con i musulmani.
Questa verità sull’Islam deve essere diffusa tra le comunità non musulmane di tutto il mondo, in modo da prepararle al pericolo mortale dell’Islam, in particolare se i musulmani divenissero la religione dominante. Leggere e capire il Corano è importante per tutti, non solo per gli infedeli di oggi, ma anche per proteggere i loro discendenti dalla furia omicida dei musulmani del futuro.

 

FP: Lei crede che l’Occidente potrà confrontarsi con l’aggressione dei musulmani?

 

 

Asghar: Mi dispiace dire che l’Occidente non ha capito nulla del Corano, della storia dell’Islam e dei musulmani. Questo sono esempi di come si comportano i musulmani verso ebrei, cristiani, buddisti e tutti gli altri infedeli:

 

Mohammed è andato a Medina come fuggitivo dalla Mecca e nel giro di dieci anni ne è diventato il capo dopo avere ucciso o cacciato tutti gli ebrei della città e dopo averne convertito i pagani. Con le sue azioni, Maometto insegna ai suoi seguaci che essere in tanti è necessario per stabilire il comando. Se avesse conosciuto l’esistenza delle armi da fuoco, avrebbe ordinato ai suoi seguaci di comprarne, accumularle e di usarle per conquistare il mondo.
L’ Abissinia, un paese cristiano, è stata la prima nazione ad ospitare i musulmani fuggitivi dalla Mecca. Quando i musulmani sono diventati abbastanza forti e numerosi, si sono dimenticati dei favori concessi e ne hanno massacrato e convertito a forza gli abitanti. Se è per questo, hanno anche conquistato quasi un terzo del mondo e hanno tentato di invadere l’Europa, se non fossero stati fermati a Vienna nel 1683.
Allah ha promesso il dominio della Terra ai musulmani, e li ha aiutati a diffondere l’Islam it (Corano; 24:55,57). Per raggiungere questi obiettivi, Allah gli ha ordinato di sfidare in battaglia quelli che rifiutano di convertirsi pacificamente, di colpirli fino a sottometterli, di prenderli prigionieri per poi liberarli sotto riscatto dopo la fine delle ostilità (Corano; 47:4).
Invece di imparare la lezione dalla storia dei musulmani, molti leader e molta gente comune in Occidente crede che l’Islam sia una religione di pace e che i suoi seguaci siano buoni come sembrano. Molti di loro non hanno capito niente, nemmeno dopo le morti e le distruzioni inflitte dai musulmani a New York o a Washington, e nemmeno dopo aver visto che un resista ha perso la sua vita per mano di un fanatico islamico solo per aver diretto un film contro l’Islam. Molti occidentali hanno lodato la “tolleranza” dei musulmani dopo aver saputo che un editore americano è stato costretto a non pubblicare un libro sulla moglie del Profeta Maometto a causa delle minacce di morte che ha ricevuto dagli islamici.
Molti occidentali hanno ignorato il presidente iraniano quando ha ordinato la distruzione completa di Israele, dicendo che era solo un pazzo. In realtà non è stata la sua pazzia che gli ha fatto dire quelle cose, ma il suo antisemitismo e i dettami della religione che segue.
Come dovrebbero fare i musulmani a distruggere Israele e conquistare il pianeta, se non ne hanno i mezzi? La risposta è questa:
Durante suo discorso ai delegati musulmani del OIC, tenutosi in Malesia nel 2003, il dottor Mahthir, ex primo ministro malese, ha espresso chiaramente il desiderio dei musulmani di acquisire armi sempre più mortali:
…non si può fare altrimenti. Pochi milioni di ebrei non possono sconfiggere un miliardo e mezzo di musulmani. Ci deve essere un modo per vincere, e possiamo trovarlo solo se ci fermiamo per considerare le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri piani e le nostre strategie per il contrattacco. Come musulmani, dobbiamo affidarci alla guida della Sunnah, del Corano e del Profeta. Di certo i ventitré anni di tribolazioni del Profeta ci possono insegnare come fare. Dobbiamo costruire le nostre forze in tutti i campi, non solo dal punto di vista militare. I nostri paesi devono essere stabili e ben amministrati, economicamente forti, con un’industria competente e una tecnologia avanzata. Ci vorrà tempo, ma si potrà fare, e sarà tempo ben speso. La nostra religione ci insegna ad essere pazienti, perchè la pazienza è una virtù. Innallahamaasabirin.
Mentre si preparano ad attaccare gli ebrei, i musulmani stanno prendendo piede nei paesi ricchi dell’occidente, con due obiettivi in mente. Il primo è quello di guadagnare fondi, il secondo è seminare l’Islam tra la gente dei paesi che li ospitano. Oltre a convertire i malcontenti e i criminali verso la loro fede, cercano di aumentare il loro numero facendo più figli possibile. Se non hanno donne a disposizione, cercheranno di intrappolare donne europee, convertirle a forza e costringere i figli a seguire l’Islam.
Quando i musulmani saranno diventati abbastanza da avere peso politico, cercheranno di avere l’autonomia o l’indipendenza per le regioni in cui hanno la maggioranza. Ciò è già avvenuto in India, e sta avvenendo in Cina, nelle Filippine e in Thailandia.
Questo è quello che succederà in Occidente, se gli occidentali continueranno con la loro “political correctness” e la loro apatia verso l’ostilità dell’Islam. Il filosofo e storico americano Will Durant (1885-1981) ha descritto questo processo in parole sue:
la conquista islamica dell’India è probabilmente la più sanguinaria di tutta la storia. E’ una storia triste, in cui una civiltà preziosa, con un complesso di ordine, libertà, cultura e pace può essere distrutta da un momento all’altro da barbari invasori o infiltrati all’interno

 

FP: Lei può dare un consiglio all’occidente?


 

Aghar: Sapendo che Will Durant aveva ragione, suggerirei che l’Occidente debba compiere queste azioni per proteggere la sua indipendenza e lo stile di vita dei suoi popoli dalla minaccia musulmana:


Bisogna fermare l’invasione di musulmani, e ammettere solo quelli che sono disposti ad adattarsi allo stile di vita secolare.
Bisogna proibire la costruzione di altre moschee e di seminari religiosi, dato che queste istituzioni diffondono i fondamentalismi ed indottrinano i giovani all’odio verso tutti quelli con una fede diversa dall’Islam.
L’Occidente deve imparare a sorvegliare le moschee e a controllare il contenuto dei sermoni del venerdì, oltre che il contenuto degli insegnamenti che vengono impartiti ai bambini musulmani. Ogni imam o insegnante religioso che insegni odio razziale o religioso ai suoi studenti dovrà essere punito severamente.
Oltre a combattere il terrorismo in paesi come Iraq, Pakistan e Arabia Saudita, l’Occidente dovrà impedire ai governi di quei paesi di indottrinare i bambini all’odio religioso, fino al punto da usare la forza economica e militare contro i governi che si rifiuteranno di farlo.
L’Occidente non ha altra scelta se non quella di combattere contro i paesi musulmani e di contenere la minaccia musulmana contro di sé e contro i propri alleati. Se non lo farà, ci sarà una catastrofe per il mondo intero, una guerra che non si potrà vincere senza perdite umane e materiali enormi.

 

FP: L’Occidente può fare queste cose, e restare comunque un posto dove ci sono libertà religiosa e libertà personale?

 

Aghar: Se si vuole proteggere i cittadini dal terrorismo islamico e dalla minaccia dell’invasione, l’Occidente deve solo seguire le sue stesse leggi e fare qualche cambiamento al suo processo cognitivo. Per esempio:


Ogni paese ha delle regole per l’ingresso. L’Occidente può regolare il flusso di musulmani facendo più attenzione a chi riceve i VISA d’ingresso.
Ci sono già abbastanza moschee e scuole religiose per i bisogni della popolazione musulmana. Dato che molti Imam e insegnanti religiosi musulmani le usano come copertura per diffondere il fondamentalismo, l’Occidente ha il diritto di rifiutarsi di costruire altri edifici religiosi e di monitorare elettronicamente quelli che già esistono. Spiare elettronicamente gli Imam e gli insegnanti non è una violazione dei diritti umani dei musulmani, anzi è un’azione necessaria per proteggere i bambini islamici dall’influenza del fondamentalismo e dell’odio razziale.
Inoltre, l’Islam stesso permette lo spionaggio verso le persone pericolose, e Allah ha spiato personalmente i nemici di Maometto per proteggerlo dai complotti. Il Corano dice che :

 

108. Cercano di nascondersi agli uomini, ma non si nascondono ad Allah. Egli è al loro fianco, quando di notte pronunciano parole che Lui non gradisce. Allah abbraccia [nella Sua scienza tutto] quello che fanno.


Questo dovrebbe mettere a tacere quei musulmani che si oppongono alle azioni dei governi occidentali contro gli Imam e gli insegnanti, dato che se Allah poteva spiare contro i nemici di Maometto per proteggerlo, allora la polizia occidentale può fare la stessa cosa per i cittadini.
Inoltre, le libertà personali e religiose valgono per quelli che le seguono e le rispettano. Non si può usare la scusa della libertà religiosa o personale per evitare che un criminale venga arrestato, dato che la sua libertà è pericolosa per la società in cui vive. Se si parla di terrorismo religioso o di incitazioni a uccidere gli aderenti di una religione, allora il concetto di libertà religiosa non si applica. L’Occidente deve fare tutto ciò che è necessario per proteggersi e per proteggere i cittadini da coloro che vorrebbero distruggerli perchè glielo ordina la loro religione.

 

FP: Mohammad Asghar, grazie per l’intervista.


 

Asghar: Grazie a voi.


 

Fonti:
http://www.islam-watch.org/MAsghar/Leaving-Islam.htm

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.47 – La lobby wahhabita in Europa

 2.47 La lobby wahhabita in Europa

Gli estremisti si riuniscono perchè hanno paura dell’intolleranza.
Autore: Stephen Schwartz – 10/06/2005, Varsavia
Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. Alla fine di Settembre, l’OCSE (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione), un organo internazionale composto da 55 nazioni, incluse dittature assolute come la Bielorussia, ha indetto una tavola rotonda nella ridente città di Varsavia. L’argomento della riunione era “l’intolleranza e le discriminazioni contro i musulmani.” A parte i diplomatici OCSE, lo staff e due rappresentanti della commissione americana per la libertà religiosa, i partecipanti erano 25 rappresentanti delle ONG musulmane e dei garanti per i diritti umani da varie nazioni nordamericane ed europee.
Avrei dovuto fiutare i problemi dato che ho visto molti intrighi da parte dell’OCSE, fin dai tempi della guerra in Bosnia-Herzegovina e Kosovo negli anni 90. Non dimenticatevi che l’OCSE ha avuto il coraggio di proporsi come “osservatore” per le ultime elezioni presidenziali americane. Come scritto nel The Weekly Standard, l’OCSE ha dato il peggio di sé nei Balcani. Per dirla semplice, l’OCSE è political correctness personificata. Il suo scopo è il combattere l’intolleranza e le discriminazioni verso tutti, che siano prostitute, studenti o chiunque altro. E’ evidente che l’OCSE considera l’Islam, con i suoi massacri in vari paesi, come un “cattivo cliente”, al punto da dovere relegare la tavola rotonda sui musulmani in un posto fuori dal perimetro dell’edificio,
e a tenere le riunioni dei musulmani nel sotterraneo di un hotel.
Ci sono fonti affidabili che dicono che la conferenza di Varsavia è stata una concessione in cambio del permesso di svolgere una conferenza sull’antisemitismo a Cordoba, in Spagna. Alla fine la conferenza di Varsavia è stata poco più di un teatro per permettere a dei fanatici violenti venuti da paesi come la Danimarca o la Gran Bretagna per difendere l’integralismo islamico. Alla fine gli
integralisti europei si sono rivelati molto più violenti, aggressivi e offensivi di quelli americani. A un certo punto un religioso proveniente dalla Gran Bretagna, l’Imam Abduljalil Sajid del Consiglio Musulmano per l’Armonia Razziale e Religiosa ha passato una mattinata insultando pesantemente Tony Blair per avere ridotto i diritti civili dopo gli attacchi del 7/7. Prima di ciò, il leader religioso ha risposto “ho sparato a tutte le scuole islamiche” dopo che gli hanno chiesto quale scuola di giurisprudenza islamica seguisse.
L’Imam Sajid ha intrattenuto il pubblico con i racconti di tutte le volte in cui ha attaccato Blair, dicendo al primo ministro che l’Islam e il terrorismo sono fenomeni del tutto separati. Inoltre, Sajid ha attaccato le reclusioni di Guantanamo. Per i musulmani presenti, gli attacchi a Londra e l’ideologia che li ha ispirati sono irrilevanti. L’unica cosa di cui gli importa è la reazione legale degli inglesi, degli americani e delle altre autorità europee. La frase: “lotta contro l’estremismo” era presente nell’agenda dell’incontro, ma non è stata discussa se non in un sussurro durante il discorso di chiusura da parte del diplomatico turco Omur Orhun, che ha affermato che il problema dell’estremismo dovrà essere affrontato prima o poi dato è ciò che ha dato il via all’incontro. A sentire gli altri partecipanti, sembra che i non musulmani in Europa abbiano paura dei musulmani solo perchè sono razzisti o per colpra delle politiche estere degli USA (come affermato dal Nuzhat Jafri del Canadian Council of Muslim Women.) Quando ho provato a dire che i terroristi Wahhabiti hanno colpito anche Marocco e Indonesia, paesi che non hanno niente a che fare con gli USA. Ho anche sottolineato che ci sono stati attentati in Turchia, un paese che si è opposto alle politiche americane in Iraq. Ms. Jafri si è limitata a dire che ci sono anche altre cause per il terrorismo, ma si è guardata bene dal descriverle. Altri rappresentanti erano ancora più espliciti. Sembra che i paesi scandinavi non riescano a tenere gli estremisti maomettani fuori dai loro territori. Uno di questi rappresentanti era Bashy Quraishy, un uomo che rifiuta di definirsi religioso e che afferma di non essere un musulmano praticante, ma che ha deciso di fare carriera presentandosi come un esperto di cultura islamica e difendendo l’integralismo islamico.
Quraishy ha fatto del suo meglio per prendersi il palcoscenico. Mentre l’Imam Sajid affermava che non ci sono legami tra l’Islam e il terrorismo, Quraishy chiedeva che affermare una cosa simile sui media fosse proibito. I depliant che aveva rilasciato erano allucinanti: per lui il documentario della CNN “America Under Attack” era offensivo e pieno di pregiudizi. Secondo Quraishy, “non ci sono prove che nessun paese o gruppo abbia responsabilità per gli attacchi del 11 Settembre, e tutte le accuse all’Islam sono atti di razzismo.” Quraishy ha riciclato gli attacchi di Jude Wanniski contro Richard Perle definendolo “un malvagio. Un giornalista nazionalista che usa termini anti islamici come mezzi di propaganda.” Quraishy ripete i clichés di al Qaeda and e dei suoi  ostenitori: “Le Crociate sono tornate”, “Saddam in Iraq era solo un piccolo dittatore” e altri. I depliant di Quraishy affermavano che i termini “fondamentalista,” “ghetto,” e “gang organizzata su base etnica” siano termini razzisti e che non andrebbero usati nei media.
Il resto degli oratori era meno fervido, ma altrettanto assurdo. I musulmani canadesi si lamentano dell’effetto del Patriot Act americano sul loro paese. Tutti usavano termini come “quei cosiddetti terroristi” Il britannico Mohammed Aziz, di Faithwise, ha dichiarato che i membri della sua comunità devono fedeltà prima ad Allah, poi all’Ummah (la comunità islamica) e poi al paese in cui vivono. Tutto questo è stato detto solo tre mesi dopo gli attacchi a Londra. L’incontro è finito senza produrre niente, se non la decisione di fare altri incontri. Sembra che l’OCSE, così come tutta l’Europa, abbia poco da fare contro la minaccia del fondamentalismo islamico, a parte stare a sentire le false accuse di razzismo.
Stephen Schwartz scrive spesso sul giornale The Weekly Standard.
Fonti:
http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/006/174gxfos.asp

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita


2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita

L’ Arabia Saudita ha finanziato i terroristi per anni. Ad esempio, ha finanziato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) negli anni ’70 e ’80, quando l’OLP era attiva come organizzazione terroristica. Si dice che i sauditi non finanziano il terrorismo, ma le cause del terrorismo. A partire dagli attacchi del 11 Settembre, in cui la maggioranza dei dirottatori erano sauditi, gli USA hanno fatto pressione sul governo saudita per controllare i destinatari dei finanziamenti sauditi.
Secondo i dati ufficiali, i sauditi hanno finanziato oltre 1500 moschee, 202 collegi, 210 centri islamici e quasi 2000 scuole islamiche in tutti i paesi non islamici, che siano in Europa, America, Asia o Australia. I sauditi hanno finanziato i centri islamici wahabiti in:
  • Austria
  • Gran Bretagna
  • Francia
  • Spagna
  • Italia
  • Germania
  • Paesi Bassi
  • Belgio
  • Svezia
  • Danimarca
  • Norvegia
  • Svizzera
  • Russia
  • USA
  • Australia
e persino in alcuni paesi islamici come Turchia, Marocco, Indonesia, Malesia e Djibuti. E’ noto che le ambasciate saudite paghino uno stipendio agli imam wahabiti locali, che varia dai mille ai 40.000 dollari annuali a seconda del posto. I sauditi non danno niente per niente, e pretendono che le istituzioni che ricevono fondi predichino la versione fondamentalista wahabita dell’Islam.
L’Arabia Saudita e gli altri paesi arabi hanno diffuso il Wahabismo e le forme rigide di Salafismo in tutto il mondo. L’Arabia ha speso più di 87 miliardi di dollari negli ultimi due decenni per fare propaganda a favore del Wahabismo, da loro definito come il “vero Islam”[15]. La maggioranza di questi fondi vanno verso la costruzione e il mantenimento di migliaia di moschee, madrasse (scuole coraniche) e centri culturali islamici in tutto il mondo. Queste istituzioni sono sempre gestite da imam allineati alle posizioni saudite.
Nel mondo arabo, in Asia e in estremo Oriente, le istituzioni islamiche e i lavoratori islamici hanno ricevuto finanziamenti sauditi (di solito da parte di fondazioni o di donazioni private) per introdurre il Wahabismo nelle società musulmane. Prima di continuare con i sauditi, cerchiamo di chiarificare alcuni principi e definizioni.
Ci sono quattro scuole di legge islamica: Hanafi, Shafi’I, Maliki e Hanbali. La maggioranza dei Wahhabiti e dei Salafiti appartiene alla scuola Hanbali.
Gli occidentali e i cosiddetti “islamici moderati” hanno deciso di chiamare la versione saudita dell’Islam come Wahabismo, teofascismo sunnita o Salafismo conservatore. L’ideologia di al al-Qaeda può essere definita Salafi-Jihadi (al-Salafiyya al-jihadiyya) o Salafismo Jihadista. I Wahhabiti e gli altri islamici fondamentalisti non accettano questa definizione e preferiscono definirsi Muwahiddun (Muwahidoon) o “Ahl at-Tawheed.”.
Il Wahhabismo è una interpretazione fondamentalista dell’Islam a opera di Muhammad ibn Abd-al-Wahhab, uno studioso ottocentesco arabo, che sosteneva un ritorno alle pratiche delle prime tre generazioni della storia islamica. In breve, l’ideologia Wahhabita insegna che i musulmani devono rifiutare tutte le idee e le pratiche non musulmane, incluse quelle politiche. La forma più severa del Wahhabismo insegna che i musulmani devono opporsi agli infedeli da tutti i punti di vista e odiarli per la loro religione, in nome di Allah, oltre a considerare la democrazia come responsabile per tutte le guerre del ventesimo secolo.[1]
Il Wahhabismo è la forma dell’Islam che domina in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in altre regioni del mondo. Il Wahhabismo viene considerato una setta o una ramificazione dell’Islam, anche se i suoi sostenitori rifiutano tali attribuzioni. L’influenza del Wahhabismo è cresciuta in tutto il mondo islamico a causa del potere e della ricchezza dei paesi del Golfo Persico. I termini Wahhabismo e Salafismo sono sinonimi, anche se alcuni dicono che il secondo sia una forma ancora più fondamentalista del primo.[2]
Le origini del Wahhabismo e del Salafismo sono distinte – il primo è una forma rigida dell’Islam che rifiuta le influenze moderne, mentre il secondo è leggermente più flessibile. Entrambi rifiutano le interpretazioni moderne dell’Islam moderato e promuovono le interpretazioni più antiche e più fondamentaliste. I due movimenti si sono influenzati a vicenda dopo che il sovrano saudita Faisal
ha abbracciato il pan-islamismo salafita e ha causato il mischiarsi delle ideologie di ibn Abd al-Wahhab riguardo a tawhid, shirk e bid‘ah, e le interpretazioni Salafite delle hadith (i racconti di Maometto).
Il Salafismo differisce dai movimenti islamici fondamentalisti degli anni ’70 e ’80 in quanto i salafiti non rifiutano solo le ideologie moderne come il socialismo o il capitalismo, ma anche i concetti moderni occidentali di economia, costituzione, partiti politici, rivoluzione e giustizia sociale. I salafiti sono tenuti a non impegnarsi in attività occidentali come la politica, nemmeno dal punto di vista islamico, e devono impegnarsi solo nelle attività tradizionali islamiche come la Dawah (attività missionaria) [3]. Per i salafiti solo la Sharia è accettabile, non uno stato o un partito politico con connotazioni islamiche.
Secondo la prospettiva salafita, la storia inizia col Profeta Muhammad, di cui si considerano i seguaci diretti. I salafiti vogliono emulare le gesta delle prime tre generazioni di musulmani (dette Salaf), e considerano tutti gli studiosi islamici successivi come dei rammentatori. Per loro, gli studiosi moderni devono solo insegnare e ricordare agli altri le istruzioni dei seguaci originali dell’Islam.  Alcuni salafiti credono che la Jihad violenta sia permessa, se condotta contro infedeli stranieri che stanno occupando un territorio musulmano, ma non contro i governi islamici. Per loro i governi islamici devono essere riformati e non distrutti, dato che la guerra civile (fitna) è proibita. (Salman al-Auda)
Secondo altri salafiti la Jihad violenta contro i governi oppressivi è permessa e incoraggiata, anche se quei governi affermano di seguire l’Islam. Uno dei sostenitori più ferventi di questa impostazione è l’egiziano Sayyed Qutb, membro della Muslim Brotherhood. Dopo che la Egyptian Brotherhood ha assassinato il governatore egiziano, la Brotherhood è stata soppressa e Qutb incarcerato. Altri salafiti incoraggiano i credenti a sostenere lo stato, e a diffondere il salafismo tramite mezzi non violenti. (Rabe’ al-Madkhali)
Negli ultimi anni la versione jihadista del salafismo di Al-Qaeda ha ricevuto parecchia attenzione, dato che sostiene l’uccisione di civili disarmati e la rivolta violenta contro i governi e i movimenti musulmani, anche i sauditi o la Muslim Brotherhood. C’è un dibattito interno tra i sostenitori dei vari metodi di riforma, a partire dai jihadisti salafiti fino a quelli più pacifici. In ogni caso, i vari gruppi di salafiti si detestano a vicenda e negano la legittimità degli altri gruppi.
Ci sono una miriade di definizioni, decisamente confusionarie per la persona che non ha studiato queste cose. La cosa importante è che gli apologeti dell’Islam cercano di manipolare i politici e i media occidentali in modo da non fare prendere sul serio la minaccia del Salafismo.
Attivismo salafita e organizzazioni informali
Per capire il ruolo dei salafiti nella radicalizzazione delle comunità musulmane in Europa, bisogna studiare come si comporti nel mondo arabo. A differenza di altre organizzazioni più formali, il salafismo non ha una gerarchia definita, ma una struttura senza centro e molto divisa. Ci sono vari gruppi guidati da sceicchi o studiosi con vari gradi di conoscenza delle scritture islamiche, di solito in aperta competizione tra loro riguardo all’interpretazione corretta del Salaf, la via del vero islamico. Esiste solo una gerarchia informale basata sulla reputazione dei vari sceicchi e studiosi, e sulla loro conoscenza. Il fatto che ci siano tanti sceicchi porta a non avere un’elite o una classe dirigente ben definita. Questa struttura a celle decentralizzate, in cui chiunque con la giusta conoscenza religiosa può prendere il comando di un gruppo, spiega come mai gli sia stato così facile creare gruppi e celle autonome in tutta Europa, senza il bisogno di un’autorità centrale che coordini o dia ordini.
L’attivismo salafita funziona tramite reti di conoscenze, le stesse reti che hanno permesso la trasmissione degli insegnamenti islamici durante i secoli e che si sono rivelate estremamente efficaci nel creare un’identità comune tra musulmani. Questi gruppi di persone vengono tenuti insieme tramite le relazioni personali e tramite la comunanza di fede e credenze. I salafiti giordani hanno detto che l’esempio dei loro amici personali è stato un fattore cruciale nella loro conversione al salafismo. Il processo di reclutamento avviene di solito tramite una discussione sull’Islam tra amici devoti e praticanti. I salafiti amano discutere della loro religione con i loro amici personali, convincendoli a radicalizzarsi. In molti casi, un’intera comitiva di amici decideva di convertirsi, dato che erano stati esposti tutti alle stesse idee, lezioni e discorsi. Il fatto di essere un gruppo di amici, oltre che di seguaci della stessa religione, li rende uniti e solidali tra loro, dando molte difficoltà a quelli che provano a sorvegliarli.
Apologeti islamici e Wahhabismo
Secondo gli apologeti islamici, il Wahhabismo è una piccola setta di fondamentalisti pazzi e malvagi, isolati in Arabia Saudita e seguita solo da al-Qaeda e dai Talebani. In verità, si trovano varie sette salafite in tutti i paesi musulmani, e sono molto influenti. Il  Wahhabismo è la forma dominante dell’Islam in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Lo si trova anche in Somalia, Algeria e Mauritania. Esiste una versione particolare del Salafismo (Ahle Hadith) in vari paesi mediorientali e asiatici, in particolare India e Pakistan. Ci sono forme di Salafismo in Palestina, Siria e Giordania, oltre che in Turchia, Bosnia e in Kosovo.

 

Per non dimenticare – Il caso di Maria Ladenburger

Cari amici, oggi farò la mia parte contro il buco nero della memoria (per quelli che siano riusciti a leggere 1984, ma figuriamoci, voi coglioni al massimo sapete leggere il libro delle barzellette di Totti) che affligge Internet. Il caso di Maria Ladenburger è recente, ma sembra che sia sparito misteriosamente dai media.

La protagonista

Vi presento Maria Ladenburger, 19 anni, figlia di un pezzo grosso di avvocato che lavora per la Commissione Europea, l’organo legislativo dell’UE. Carina, no? Maria ha avuto una vita piacevole: nata e cresciuta nella zona ricca della Germania, di buona famiglia e con tanti amici. Maria studia medicina, è molto impegnata nel sociale e fa volontariato presso i rifugiati nel tempo libero, insomma è bella, brava e buona. Cosa potrebbe andare male in una vita del genere?

Lo sfidante

Ecco a voi Hussein Khavari, proveniente dall’Afghanistan. Anche se ha più o meno la stessa età di Maria, ha avuto una vita molto diversa. Ad esempio, è nato in Afghanistan ed è stato costretto ad emigrare in Europa per colpa della guerra imperialista voluta dall’uomo bianco europeo maschio ed etero!
Ovviamente, è colpa dei bianchi se Hussein ha rapinato e tentato di uccidere una donna in Grecia. I greci lo hanno preso e condannato a dieci anni di carcere, ma probabilmente quei pezzenti avevano finito i fondi per le galere e hanno preferito mandarlo via a calci in culo.
Cosa ha fatto il nostro giovane eroe quando ha capito che l’Europa gli concedeva di rapinare e ammazzare le ragazze e di uscirsene pulito? Insomma, dovete capirlo, poverino! In fondo, lui viene da un posto dove le donne girano infagottate nei sacchi della munnizza e dove al massimo ti puoi scopare una capra (dopo averla sposata). Non è colpa sua se tutte quelle svergognate europee gli giravano attorno senza neanche il velo!
Legge e cultura islamica

Il nostro eroe si è presentato alla frontiera tedesca come “rifugiato minorenne non accompagnato”, probabilmente raccontando una storia strappalacrime su come tutta la sua famiglia fosse stata massacrata da un drone americano e su come fosse riuscito ad attraversare mezzo mondo da solo, orfano, senza soldi e a piedi, pur di raggiungere la Germania. Ovviamente i pirla di assistenti sociali gli hanno creduto e lo hanno dato in affidamento a una famiglia tedesca.

L’incontro

 Ora, cosa è successo secondo voi quando la protagonista e lo sfidante si sono incontrati durante una serata romantica a Freiburg? Questo:
Oh, no! Ora i razzisti useranno questo caso isolato per far chiudere le frontiere!
Maria è finita violentata, sgozzata come un capretto e scaricata in riva al fiume come un sacco di munnizza. I poliziotti tedeschi hanno preso immediatamente il nostro eroe, hanno verificato la corrispondenza del DNA e lo hanno incarcerato. Il caso è sparito da tutti i giornali e da Internet con una velocità impressionante, e i tedeschi hanno deciso di dimenticare alla svelta.

Conseguenze 1

 Angela Merkel, dico a te. Il sangue di quella ragazza è sulle tue mani. La tua politica dell’accoglienza a braccia aperte ci ha dato queste cose. E’ TUA responsabilità, TUA soltanto. A questo punto capisco le azioni di Breivik, e capisco perchè abbia deciso di compiere i suoi attentati contro i politici locali e non contro i musulmani immigrati. Alla fine, fare saltare in aria una moschea piena di immigrati è inutile, per ognuno che salta in aria ne arriveranno altri venti. I veri responsabili sono i politici e gli imprenditori che hanno creato le condizioni per l’immigrazione di massa. Sono loro che vanno puniti.
Anders Breivik – patriota, martire, santo, eroe.

Conseguenze 2

Durante il funerale, i genitori di Maria hanno invitato quelli che volevano fare qualcosa in suo nome a donare per le ONLUS a favore dei rifugiati.
Crescere nell’Europa multikulti!
In pratica, hanno seguito il tipico bispensiero di sinistra: il sinistrorso vorrebbe un mondo in cui tutti gli immigrati e i rifugiati sono brave persone rispettose delle leggi e capaci di essere integrate nella società moderna. Il problema è che la realtà finisce sempre per contraddire i sogni. Ci sono tante persone integrabili tra i rifugiati, ma ci sono anche criminali, pazzi, terroristi o semplicemente persone con una cultura che li rende incompatibili con la vita nel ventunesimo secolo. Però il sinistrorso non vorrà mai accettare una realtà così dura, quindi farà di tutto pur di cancellare i fatti che contraddicono la sua visione del mondo. Il sinistorso dirà sempre che si tratta di balle, di propaganda, di fatti distorti e di “razzismo”. Anche quando i fatti sono chiari, il sinistorso li cancellerà dalla memoria il giorno dopo, facendo finta di non conoscerli quando parlerà con altri sinistorsi o gente che non li conosce. Le frasi preferite del sinistrorso sono: “Ah, non è vero!” e “Ah, non ci credo!”, insieme alle accuse di razzismo e islamofobia.
Quando il sogno si scontra con la realtà, il sogno perde SEMPRE.
Insomma, il sinistrorso europeista è quello che continua ad essere pro immigrazione anche dopo che la sua stessa figlia è stata stuprata e uccisa. Quanto credete che gli freghi del fatto che voi abbiate problemi con gli immigranti? Quanto pensate che gli interessi del fatto che voi rischiate la vita quando uscite o che le vostre donne rischino di finire come Maria?

Conclusioni

Il sinistorso medio è una cosa tipo questa:
E’ inutile discuterci, inutile portargli davanti i fatti, inutile cercare di farli ragionare, inutile mostrargli il pericolo a cui si stanno esponendo. Nel loro mondo fatato l’Islam è buono e tollerante e sono tutti tolleranti e buoni, a parte quei cattivacci di destra. I sinistrorsi continueranno a credere nel loro mantra di tolleranza, anche quando finiranno così:

O così:

 

Il problema è che a questo punto sarà troppo tardi anche per noi. Quando avremo la Shariah in Europa saranno cazzi acidi per tutti, non solo per quelli che se li sono meritati e cercati! Gli unici che se la passeranno bene saranno quelli che hanno pianificato coscientemente tutto fin dall’inzio. Mi domando chi siano!

 

UPDATE

Una cosa che avevo trascurato. Il sindaco di Freiburgo ha dichiarato che “la gente non dovrebbe fare generalizzazioni, ma trattare il fatto come un incidente isolato”. Tale sindaco, appartenente alle liste dei Verdi, si chiama Dieter Salomon. LINK

Possibile che siano SEMPRE loro, cazzo? SEMPRE!

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.42 – Il processo di islamizzazione nei paesi europei

2.42 Il processo di islamizzazione nei paesi europei

 

Premessa
La presa di potere da parte dei musulmani in un paese dipende dalla percentuale di musulmani e dall’influenza dei musulmani militanti sul resto della popolazione musulmana. La crescita della percentuale di musulmani o del numero di militanti (anche nei posti dove i musulmani sono una minoranza) porta la politica della nazione verso un percorso stabilito. Ci potrebbe anche essere un processo di assimilazione culturale, ma finora non è mai successo.
Serve una teoria che descriva e spieghi i cambiamenti delle politiche in un paese al crescere della minoranza musulmana o dell’influenza dei militanti, sempre che il paese non si opponga all’islamizzazione. Esiste una versione preliminare di tale teoria, e verrà presentata nell’articolo. Seguendo questa toria, verrà formulata un modello di politica volta a fermare e a evitare questo processo. Più avanti si forniscono i contenuti per questo modello e si descrive una politica rivolta alla preservazione dei diritti tradizionali in un paese europeo. La nostra speranza è che questa proposta politica venga discussa a fondo dai diretti interessati. I risultati di questa discussione faranno parte delle politiche che saranno adattate nei prossimi decenni allo scopo di preservare le libertà sociali.
Il processo di islamizzazione e le sue fasi
Il processo di islamizzazione sembra seguire un percorso composto da otto fasi, che descriveremo brevemente. Qui si postula che al crescere della minoranza di musulmani, i fanatici guadagnino sempre più influenza sul paese. La dottrina tradizionale islamica, riconosciuta da tutte le quattro scuole islamiche, sembra dare sostegno all’interpretazione dei fanatici estremisti. Questa è la ragione più probabile per il silenzio e la passività dei cosiddetti “musulmani moderati” che non posseggono le conoscenze teoriche per comprendere ciò che sta avvenendo. Probabilmente molti dei “moderati” sono d’accordo con gli obiettivi dei militanti, ma non ne approvano i metodi. Inoltre, è probabile che molti “moderati” abbiano semplicemente paura di esprimere le loro opinioni, dato che i fanatici godono del supporto logistico e finanziario proveniente dall’estero.
Si può fare una prognosi sulla base delle nostre conoscenze empiriche, sugli avvenimenti politici nei paesi islamici e sull’atteggiamento dei musulmani in Europa, soprattutto durante i primi cinque anni della guerra al terrorismo. Nei prossimi decenni vedremo questi cambiamenti verificarsi di fronte ai nostri stessi occhi.
a. Il punto di partenza è una società occidentale sviluppata. Vi sono pace sociale, crescita economica, livelli di crimine sopportabili e i cambiamenti nel governo dipendono dalle elezioni e dai referendum. Il numero di musulmani è scarso, la loro influenza nulla.
Esempi:
Finland
iastati baltici.
b. Nella fase iniziale il numero di musulmani è ancora molto basso, quindi le autorità tendono a ignorare le comunità musulmane. Ciò permette ai musulmani di opprimere le loro donne e le loro bambine. I comportamenti sbagliati vengono puniti con delitti d’onore camuffati da incidenti. Le comunità musulmane incoraggiano l’immigrazione dai loro paesi e adottano famiglie numerose con molti figli.

Le comunità chiedono la Shariah e il riconoscimento dei giorni di festa musulmani. Un’altra caratteristica è l’incremento del crimine diretto verso gli infedeli, ad esempio gli stupri di gruppo contro le donne non musulmane. Ad esempio, il tasso di violenze carnali causato dagli uomini musulmani in Norvegia contro le donne non musulmane è molto più alto di quello degli uomini non musulmani. Ad Oslo il tasso di violenze carnali è cinque volte quello di New York con due terzi delle violenze perpetrate dagli immigranti nonostante siano un numero ancora ridotto. Ciò non riflette solo la visione malata della sessualità della società musulmana, ma è anche una versione “ridotta” del modo di agire musulmano.

Esempi:
USA,
SveziaNorvegiaDanimarca.
c. Preparazione per la Jihad: si formano zone di controllo dove la polizia e l’amministrazione pubblica non hanno il controllo del territorio. Avvengono attacchi fisici verso poliziotti e persone opposte all’Islam. Le minacce di morte contro gli oppositori sono la norma. Ci sono atti di vandalismo e distruzione di proprietà da parte di bande influenzate dagli imam locali. Le comunità musulmane chiedono con forza la Shariah, e vi sono corti “private” dove le dispute legali vengono risolte tramite la legge islamica. Aumento dei reati ai danni del patrimonio rivolti al finanziamento di un movimento jihadista locale.
EsempiUK Paesi BassiSvezia (Malmø).
d. Inizio della Jihad: Omicidi di poliziotti e di oppositori, con un messaggio politico evidente. Apparizione di un movimento nazionale islamico organizzato. Le moschee iniziano a ritrattare la versione liberale dell’Islam che era stata diffusa durante gli stadi iniziali. Formazione di zone di controllo nelle quali i militanti chiedono la “protezione” ai residenti. Atti di estorsione anche al di fuori di queste aree. Uso frequente di tribunali islamici come sostituto per i tribunali ordinari. I gruppi di non musulmani iniziano a organizzarsi in milizie. I partiti nazionalisti prendono il potere e guadagnano influenza. I cittadini non musulmani iniziano ad emigrare in maniera significativa.
Esempi:
Francia.
e. Crescita della Jihad. Omicidi frequenti di poliziotti e di oppositori. Violenze tra gruppi di islamici e forze dell’ordine, con conflitti a fuoco occasionali. I militanti iniziano a portare apertamente le armi e a dichiarare i loro obiettivi di conquista. La versione occidentalizzata e liberale dell’Islam sparisce del tutto, dato che ormai gli islamici non hanno più bisogno di nascondersi. I militanti iniziano a fare pressione sulle moschee che predicano l’Islam moderato. Le milizie di non musulmani prendono forza e iniziano a combattere. Si forma una separazione fisica tra i gruppi religiosi. Il livello di emigrazione diventa un problema nazionale. I partiti moderati vengono soppiantati da partiti nazionalisti estremisti.
Esempi:
Thailand
ia
f. Jihad: Insurrezione. Lo stato usa i militari contro i gruppi di islamici. Viene formata una Guardia Nazionale per impedire la formazione di milizie private e per proteggere i cittadini. I movimenti islamici pretendono il diritto di dominare le aree a maggioranza musulmana. Ci sono continui rapimenti e omicidi a danni degli oppositori e dei rappresentanti dei gruppi avversari. I giovani di fede musulmana vengono reclutati a forza per combattere la Jihad. I cittadini delle zone musulmane pagano le tasse ai gruppi islamici e non allo stato. Alcuni gruppi islamici prendono le parti del governo, altri si mantengono neutrali.

Esempi:
Le Filippine

g. Guerra civile. Combattimenti su vasta scala tra i militari e i militanti islamici. Le milizie e la Guardia Nazionale combattono fianco a fianco con l’esercito regolare. Atti di terrorismo, devastazione e omicidi di massa nelle aree urbane. Separazione netta tra aree musulmane e aree non musulmane. I paesi vicini sono coinvolti nello scontro e offrono assistenza militare. Viene richiesto l’intervento della NATO.
Esempi:
Il Libano tra gli anni ’70 e ’80
Vittoria per le forze europee (A) o per l’Islam (B)

(A) Uno dei risultati possibili è la vittoria per la popolazione autoctona e la cacciata dell’Islam tradizionale, con deportazioni ed emigrazione di massa da parte dei musulmani.

(B) Una vittoria per gli islamici permetterà l’instaurazione di un governo islamico. L’Islam tradizionale sostituisce le versioni “moderate” e occidentalizzate dell’Islam, anche perché non hanno alcuna base teorica o dottrinale. Vengono approvate delle espropriazioni su vasta scala, la riduzione in schiavitù delle donne locali, lo sterminio degli infedeli e dei musulmani moderati che proveranno a proteggerli. Ci saranno massacri delle minoranze, ad esempio degli omosessuali. Verrà stabilita una dittatura musulmana senza democrazia, simile alle dittature religiose del Medio Oriente. Le leggi della Shariah saranno le basi per la nuova costituzione. Le vite dei cristiani e degli ebrei saranno poste sotto la legge della dhimmitude. Il resto della popolazione sarà eliminato a poco a poco. Il PIL calerà fino a metà del valore originale, con una crescita economica insignificante.
Discussione preliminare sulle varie fasi
Se i governi europei non proteggeranno i loro cittadini ci troveremo davanti a decenni di conflitti con i militanti islamici. E’ probabile che le fasi 2 e 3 dureranno a lungo, specialmente nei paesi che partono da una condizione di buone tradizioni democratiche, buon sistema educativo e popolazione etnicamente omogenea. Per molti anni l’Islam politico militante si diffonderà tramite mezzi non violenti, ad esempio secondo i metodi della Muslim Brotherhood. Si può contrastare la crescita dell’Islam tramite leggi e politiche, che saranno accettate a seconda di quanto la situazione sia vicina alla violenza aperta. I creduloni di sinistra e gli anti occidentali potrebbero anche decidere di ricorrere alla violenza pur di non fermare l’escalation verso la guerra civile. Presto o tardi, sempre che i governi non decidano di fare il loro lavoro e di proteggere i cittadini, il popolo inizierà a votare verso i partiti nazionalisti, nella speranza che siano meno deboli dei partiti tradizionali e che impediscano ai militanti islamici di dominare il paese. Il problema non è quando si arriverà ai punti 2 e 4, ma quando. Ci sarà una reazione tempestiva, oppure si dovrà aspettare la perdita di tante vite umane, tempo e risorse prima che i politici agiscano? Le politiche proposte fermeranno l’aumento dell’influenza dell’Islam militante, e forse anche la guerra civile. Ciò porterà i musulmani ad integrarsi con la società occidentale e a resistere all’Islam politico e militante. Se, invece, i musulmani divenissero la maggioranza, allora prenderebbero atto del loro potere e inizierebbero a togliere i diritti ai non musulmani. A questo punto la popolazione originaria inizierebbe a combattere per difendere i suoi valori e la sua libertà, arrivando a una guerra civile. Il problema è che il governo sarebbe a favore dell’Islam, con conseguente paralisi dell’esercito. Secondo le regole del Dhimmi, gli infedeli non avrebbero il diritto di portare armi o di servire nelle forze armate, quindi i combattimenti sarebbero solo tra milizie di civili.
E’ improbabile che l’instaurazione della Dhimmi insieme alla fuga dei nativi possa avvenire in maniera pacifica. Ci sarà una guerra civile, con i musulmani e gli infedeli nei paesi vicini che interverranno a favore delle fazioni locali.
Fonti:
http://www.islam-watch.org/NoSharia/PreventEuropeIslamization1.htm

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.41 Le varie forme della Jihad


2.41 Le varie forme della Jihad

Gli islamici non potrebbero vincere una guerra vera e propria contro l’Europa, ma hanno il dovere religioso di condurre la Jihad in un modo o in un altro. Ci sono tecniche di guerriglia che sono più pratiche di una semplice aggressione armata, e molte di queste tecniche stanno venendo usate contro l’Europa. Come sappiamo, Jihad significa “sforzo”. Il dovere di ogni musulmano è quello di contribuire allo sforzo in un modo o in un altro.
Jihad Politica/Democratica/Apologetica (Guerriglia psicologica)
Migliaia di musulmani sono attivi dovunque si discuta pubblicamente (che si tratti di Facebook, forum o dibattiti pubblici). Il loro obiettivo primario è quello di screditare, scoraggiare e fare tacere tutti quelli che criticano l’Islam e la Jihad demografica.
Obiettivi:
1. Annullare la libertà di parola in Europa e sostituirla con una serie di leggi contro l’incitazione all’odio e al razzismo.
2. Usare individui carismatici capaci di promuovere e difendere l’Islam con le loro parole.
3. Discutere con gli europei in dialoghi, discussioni e incontri pubblici nei college, nelle università e nei media allo scopo di proclamare le virtù dell’Islam. Affermare che l’Islam è un’altra religione monoteistica e storicamente pacifista alla pari del giudaismo e del cristianesimo.
4. Eleggere uomini politici filoislamici, allo scopo di fare approvare leggi favorevoli all’Islam e di sostenere i simpatizzanti tramite blocchi compatti di votanti.
5. Prendere il controllo dei media e di Internet comprando azioni delle compagnie mediatiche.
6. Finanziare le istituzioni scolastiche europee, allo scopo di poter manipolare i programmi ministeriali.
7. Diffondere la paura della fine imminente del petrolio. L’economia occidentale dipende largamente dal petrolio del Medio Oriente.
8. Accusare i critici dell’Islam di razzismo, sionismo e di avere un’idea inappropriata del Corano. Applicare la al-Taqiyya
9. Incoraggiare l’elezione di parlamentari di fede musulmana, specialmente quelli in grado di dare un’immagine pacifica ed edificante dell’Islam. Fare assumere musulmani nei consigli scolastici. Incoraggiare i musulmani a fare carriera in medicina, in modo da controllare la sanità pubblica. Fondare ristoranti mediorientali in tutta Europa, in modo da fornire una rete di simpatizzanti pervasiva ma discreta.
10. Finanziare scuole e università europee, in modo da creare centri di cultura islamica diretti da persone di fede musulmana. Tali centri promuoveranno l’Islam nelle scuole e università.
11. Affermare che i terroristi sono semplici delinquenti che abusano il nome dell’Islam, quando in realtà è l’Islam a controllare i terroristi.
12. Fare appello alla compassione e alla sensibilità degli occidentali in modo da avere tolleranza verso i musulmani, specialmente verso gli immigranti in fuga da paesi dittatoriali.
13. Organizzare rivolte e manifestazioni nelle carceri, chiedendo l’applicazione della Shariah e non della giustizia locale.
14. Unificare i vari gruppi musulmani in Europa tramite convenzioni e riunioni annuali, in modo da decidere in comune le strategie per diffondere la fede e manipolare i media.
15. Fare apparire i musulmani come dei cittadini leali all’Europa, citando il fatto che tra tutti i gruppi etnici di minoranza i musulmani sono quelli che votano di più.
16. Fare la parte della “povera vittima oppressa”, come succede in Palestina e come è successo in Kosovo. Entrambe le strategie puntano ad ottenere la simpatia delle organizzazioni umanitarie, dei media e dei politici occidentali.
Jihad Demografica (Guerriglia demografica)
Cosa è la guerriglia demografica? Il parere dei professionisti è illuminante:
Houari Boumedienne, despota Algerino fino alla sua morte nel 1978, ha dichiarato durante un discorso alle Nazioni Unite del 1974:
Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’emisfero meridionale per emigrare nell’emisfero settentrionale. Non emigreranno come amici, ma come conquistatori. Saranno i loro figli a conquistare il mondo. I ventri delle nostre donne ci daranno la vittoria.”

 Il despota libico Mu’ammar Al-Qadhafi diceva nel Marzo 2007:
Ci sono segni che Allah darà la vittoria all’Islam in Europa, ma senza armi e senza guerre. Non ci servono terroristi o attentatori suicidi. I cinquanta milioni di musulmani in Europa la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni.
La loro tattica è quella di riprodursi fino ad occupare tutto lo spazio, tattica verso cui l’Occidente è tremendamente vulnerabile. La guerriglia demografica collima con i principi della democrazia ed è sempre stata molto efficace quando affiancata dalle altre forme di Jihad.
Il Corano e le Hadith proibiscono l’uso dei contraccettivi. Inoltre, la Shariah proibisce il matrimonio con non musulmani, a meno che l’infedele non si converta.
I mezzi per accellerare la crescita demografica islamica sono:
1. Immigrazione di massa. Ci sono 25 milioni di musulmani in Europa, mentre nel 1955 erano solo 50.000. I musulmani non usano contraccettivi e i figli dei musulmani sono automaticamente musulmani che non possono convertirsi pena la morte.
2. Gli uomini musulmani tendono a sposare donne europee e a islamizzarle (circa 30.000 casi all’anno in Europa).
Di solito il matrimonio tra un maschio musulmano e una donna di religione cristiana o ebraica è accettabile. Dopo il matrimonio il maschio farà in modo da convertire la moglie all’Islam, soprattutto riguardo all’educazione dei figli, che avranno nomi musulmani. Di solito il marito non si fa problemi nell’usare la violenza a tale scopo. Se la moglie non accetta il trattamento, viene ripudiata.
3. Segregazione tramite ghetti in cui vivono solo musulmani. Ciò assicura che non ci siano influenze negative da parte degli infedeli.
Jihad Economica (Guerriglia economica)
La guerriglia economica deriva dalla “Jizya”, ossia il furto e lo sfruttamento degli infedeli. A tale scopo si possono usare furto, pirateria, tratta degli schiavi, sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e altro. Il fattore in comune è che il crimine è diretto verso gli infedeli, e che i proventi vanno a finanziare altre forme di Jihad.
La maggioranza dei criminali che eseguono queste attività non sono neanche musulmani praticanti, ma hanno ricevuto istruzioni da parte dei musulmani su come prendere di mira SOLO infedeli. Queste attività illecite vanno dai furtarelli e rapine contro gli infedeli, alla pirateria al largo della Somalia.
Altri obiettivi:
1. Prendere il controllo dei media, tramite l’acquisto di quote di maggioranza di azioni delle compagnie mediatiche.
2. Aprire numerose “associazioni caritatevoli” in tutta Europa, come attività di copertura per il terrorismo islamico.
Jihad psicologica
11 Settembre, gli attacchi a Londra del 7 Luglio, gli attacchi di Madrid o Mumbai, hanno tutti lo stesso scopo: danneggiare il morale del nemico e invogliare al reclutamento per la Jihad. Intimidire i critici dell’Islam e portarli al silenzio. Terrorizzare gli europei tramite il timore continuo di attacchi.
Jihad armata
Le campagne militari jihadiste avvengono tramite i finanziamenti offerti da gruppi e leader musulmani. Il loro obiettivo primario è lo sterminio degli infedeli tramite genocidi e deportazioni. Un esempio di questo tipo di Jihad è la guerra in Sudan, dove mezzo milione di non musulmani sono stati massacrati in pochi decenni tramite i finanziamenti dei Sauditi e di altri gruppi musulmani.
Altri casi sono gli stermini dei non musulmani in Pakistan, Iraq, Giordania, Siria, Nord Africa. In questi casi i non musulmani sono stati sterminati tramite atti di violenza e deportazioni.
Jihad tramite la Dawah (conversione)
Questo tipo di Jihad varia dagli incontri nei centri culturali islamici fino alle campagne di reclutamento forzato dirette ai prigionieri di origine africana nei carceri.
1. Convertire prigionieri violenti e senza obiettivi nella vita, sia africani che europei, trasformandoli in miliziani.
2. Le istituzioni scolastiche islamiche insegnano il razzismo verso ebrei e cristiani insieme alle materie scolastiche. In tutta Europa ci sono 300 scuole esclusivamente islamiche, dove si insegna la lealtà verso la Ummah e non verso la nazione. Durante il Gennaio 2002, l’ambasciata saudita di Washington ha recapitato 4500 pacchetti contenenti copie del Corano e video filo islamici verso le scuole medie locali. Una cosa simile non sarebbe mai possibile in Arabia Saudita.
3. Creare interesse nell’Islam a scuola, insistendo che ogni studente debba seguire almeno un corso sull’Islam.
Jihad chimica
I Talebani usano l’eroina come mezzo di guerra chimica contro l’occidente, ma non sono gli unici a farlo. La maggioranza degli spacciatori di fede musulmana in Europa spaccia solo agli infedeli, seguendo gli ordini degli imam locali. Molti musulmani usano l’eroina come mezzo per assicurarsi la sottomissione delle ragazze occidentali usate come prostitute. La loro tattica preferita è lo stupro di gruppo seguito dalla somministrazione forzata di droghe pesanti, come successo durante gli stupri di Rotherham.
Fonte
http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2009/02/chemical-jihad-muslim-terror-gangs-target-uk-with-killer-heroin.html
L’antiterrorismo avverte che ci sono piani per riempire le strade inglesi di eroina in modo da perpetrare la “guerriglia chimica” contro lo stato inglese. Le bande di musulmani sono il mezzo con cui avviene questo tipo di attacco. I generali talebani in Pakistan e in Afghanistan hanno una riserva di eroina del valore di sei milioni di euro, e il loro obiettivo è quello di venderla solo agli infedeli. Lo scopo di questi attacchi è diffondere morte e sofferenze tra gli europei, mentre i profitti dello spaccio serviranno a finanziare gli attacchi terroristici. I campi di papaveri da oppio in Afghanistan sono l’introito più grosso per al-Qaeda e per i Talebani. Intanto, il traffico di eroina in Europa si sta ingrandendo sempre di più, finanziando i terroristi.
Tra il 1990 e il 2005 Haji Baz Mohammed, spacciatore al soldo dei Talebani, ha incassato diciassette miliardi di euro vendendo eroina in Nord America. Durante il processo, Haji ha dichiarato che vendere eroina era un atto di Jihad, dato che stava prendendo i soldi degli americani vendendogli veleno che li avrebbe uccisi. Adesso i fanatici hanno deciso di rivolgersi verso il Regno Unito, verso cui si trafficano 30 tonnellate di eroina ogni anno. L’eroina viene spacciata tramite i tassisti e i venditori di kebap. Sono state trovate bande di spacciatori musulmani a Londra, Luton, Preston, Manchester, Leeds, Oldham, Birmingham e Bradford. Un investigatore sotto copertura ha comprato eroina a Luton tramite un tassista musulmano che affermava di vendere droga di provenienza pakistana e afghana solo agli infedeli, come ordinatogli dai suoi superiori. Una delle bande più importanti si fa chiamare la famiglia Gambino, prendendo il nome dalla vecchia famiglia mafiosa italoamericana. Secondo un pentito, i Gambino sono i musulmani del Pakistan che hanno il controllo del traffico a Luton, e sono tutti intimamente collegati con al-Qaeda.
Qui si vendono eroina e crack 24 ore al giorno, tramite i tassisti locali. Sono un business enorme, e sono intoccabili.”
Fonti:
http://doctorbulldog.wordpress.com/2009/02/23/taliban-using-heroin-as-chemical-jihad-weapon-against-the-west/

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)


2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)

Questo rapporto include i crimini commessi contro le popolazioni native europee tra il 1960 e il 2010. Inoltre, sono incluse le proiezioni statistiche relative all’anno 2020. Sono inclusi omicidi premeditati e non, violenze carnali, rapine, pestaggi, vandalismi e altro.
Anno
Musulmani
in Europa
[1]
[2]
[3]
[4]
1960-65
>100.000
5000
1000
500
50
1965-70
>400.000
20000
5000
2000
200
1970-75
>800.000
40000
10000
4000
400
1975-80
>2
milioni
100000
25000
10000
1000
1980-85
>4
milioni
200000
50000
20000
2000
1985-90
>8
milioni
400000
100000
40000
4000
1991
9 milioni
90000
22500
9000
900
1992
10
milioni
100000
25000
10000
1000
1993
11
milioni
110000
27500
11000
1100
1994
12
milioni
120000
30000
12000
1200
1995
13
milioni
130000
32500
13000
1300
1996
14
milioni
140000
35000
14000
1400
1997
15
milioni
150000
37500
15000
1500
1998
16
milioni
160000
40000
16000
1600
1999
17
milioni
170000
42500
17000
1700
2000
18
milioni
180000
45000
18000
1800
2001
19
milioni
190000
47500
19000
1900
2002
20
milioni
200000
50000
20000
2000
2003
21
milioni
210000
52500
21000
2100
2004
22
milioni
220000
55000
22000
2200
2005
23
milioni
230000
57500
23000
2300
2006
24
milioni
240000
60000
24000
2400
2007
25
milioni
250000
62500
25000
2500
2008
26
milioni
260000
65000
26000
2600
2009
27,5
milioni
275000
68750
27500
2750
2010
29
milioni
290000
72500
29000
2900
2011
30,5
milioni
305000
76250
30500
3050
2012
32
milioni
320000
80000
32000
3200
2013
33,5
milioni
335000
83750
33500
3350
2014
35
milioni
350000
87500
35000
3500
2015
37
milioni
370000
92500
37000
3700
2016
39
milioni
390000
97500
39000
3900
2017
41
milioni
410000
102500
41000
4100
2018
43
milioni
430000
107500
43000
4300
2019
45
milioni
450000
112500
45000
4500
2020
47
milioni
470000
117500
47000
4700
Numero
totale di crimini
8,31
milioni
2,07
milioni
831
000
83 100
Questi numeri sono stati calcolati secondo i dati provenienti da Norvegia, Francia, Svezia e Gran Bretagna e potrebbero non essere perfettamente accurati. In generale, si tratta di una stima approssimativa per farsi un’idea del fenomeno. I numeri potrebbero sembrare assurdi e difficili da accettare, ma si tratta di stime al ribasso. Il totale è quasi certamente molto più alto.
1. Crimini violenti. Si includono atti di abusi fisici e mentali (pestaggi, minacce, violenze varie), tortura, riduzione in schiavitù. Molti europei sono stati vittime di vari crimini da varie fonti. La media annuale è di 1000 crimini per 100.000 musulmani.
2. Violenze carnali. Stupri e violenze sessuali in generale. La media annuale è di 200 crimini per 100.000 musulmani.
3. Vandalismi, inclusi gli incendi di auto private, un problema serio in molte capitali europee. Il vandalismo è uno dei metodi preferiti dai musulmani per indebolire le società europee. La media annuale è di 100 crimini per 100.000 musulmani.
4. Omicidi premeditati e non. La media annuale è di 10 crimini per 100.000 musulmani.
Dove vivono i musulmani c’è islamizzazione
La nostra società ormai vive blindata tra misure di sicurezza antiterroristiche, necessarie solo per difenderla dai criminali e terroristi islamici portati in Europa dall’immigrazione. Questa è la prova del fatto che accogliere tutti questi musulmani ci ha fatto perdere la nostra libertà per colpa delle minacce dell’Islam. Nessuno vuole parlare del fatto più evidente, ossia che viviamo in una società blindata per colpa dei musulmani. Se non li avessimo accolti, tutte queste misure di sicurezza non sarebbero necessarie. Se se ne andassero, non ci sarebbe più bisogno di tutte queste misure di sicurezza.
I musulmani vedono l’Europa come “dar-al-Harb” (la casa della guerra), come gli viene insegnato nel Corano. Per loro, saccheggiare le risorse degli europei è un diritto sancito dal loro stesso libro sacro. Per loro un infedele/kaffir è un cittadino di seconda classe, meno di un musulmano devoto. I musulmani vedono l’atto di stuprare, rapinare e uccidere gli europei come un ordine dato direttamente da Allah.
I musulmani devono essere considerati alla stregua di bestie selvagge. Non bisogna dare la colpa a una bestia selvaggia per il modo in cui si comporta: è la sua natura. I colpevoli sono i traditori multiculturalisti che hanno portato queste bestie in Europa e continuano a proteggerle. Questo è un genocidio, un crimine commesso dalle nostre stesse elites, per cui pagheranno con la vita. Non si meritano nessuna pietà per quello che hanno fatto e che vogliono continuare a fare.

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

Autore: Andrew G. Bostom
Durante uno dei loro ultimi attentati a Khobar, in Arabia Saudita, i terroristi islamici chiedevano ai loro ostaggi: “Siete musulmani o cristiani? Non vogliamo uccidere altri musulmani.” Alla fine l’attentato ha lasciato 17 vittime civili.[1] Come possiamo interpretare questi atti di terrorimo rivolto ai non musulmani? Uno dei commentatori più esperti nel campo del fontamentalismo islamico ha detto che [2] i fondamentalismi e la rabbia generalizzata tra i musulmani derivano dal declino del potere politico degli stati musulmani, a partire dalla dissoluzione dell’impero Ottomano dopo la guerra e dalla fondazione dello stato di Israele. Nonostante la sua erudizione, il luminare non sembra interessato a dare un’altra spiegazione al motivo dell’odio musulmano verso i non musulmani, ossia ciò che viene insegnato ai bambini musulmani riguardo agli infedeli. Tali insegnamenti non dipendono assolutamente dalle condizioni geopolitiche.
E.W. Lane ha scritto un diario riguardo alla sua vita in Egitto, particolarmente riguardo agli anni passati al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828 e poi dal 1833 al 1835). Nel suo studio Cairo, James
Aldridge definiva il diario di Lane come “la descrizione più accurata e veritiera del comportamento degli egiziani.”[3]

Lane spiega che i musulmani egiziani definiscono le persone delle altre fedi come “i figli della perdizione”, che i bambini egiziani vengono addestrati a odiare fin da tenera età. Gli scolari egiziani vengono educati a maledire le persone e le proprietà di ebrei, cristiani e di tutti coloro che non credano nella religione di Maometto.[4]

Lane, con la sua conoscenza impeccabile dell’arabo, scrisse un enorme dizionario arabo-inglese e tradusse le preghiere che trovò in un testo contemporaneo. Tale testo contiene maledizioni contro i non musulmani “che vengono recitate dai bambini delle scuole del Cairo giorno dopo giorno, prima di tornare a casa.”[5] Una di queste maledizioni dice:
Cerco rifugio in Allah contro Satana. Nel nome di Allah, misericordioso e compassionevole. Oh Allah, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e della fede tramite la preservazione dei tuoi servi e dei figli dei tuoi servi, del Sultano dei due continenti (Europa e Asia), del Khakan (imperatore) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), del Sultano, del figlio del Sultano. Oh, Allah, aiutalo e aiuta i suoi eserciti e tutte le forze dei musulmani: Oh, signore del mondo intero, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della tua religione. Oh, signore, rendi orfani i loro figli, profana i loro edifici, ostacola il loro passo, offri loro, le loro famiglie, i loro figli, i loro parenti, i loro amici, le loro proprietà, la loro razza e le loro ricchezze come bottino di guerra per i musulmani.”[6]
Non c’è da stupirsi del fatto che Lane descriva come gli ebrei venissero presi a spintoni per strada e spesso picchiati solo per avere osato passare alla destra di un musulmano. Lane riporta che gli ebrei non osavano neanche lamentarsi dopo essere stati insultati o picchiati da un arabo o da un turco, dato che era comune che un ebreo venisse messo a morte con un’accusa fittizia di avere mancato di rispetto al corano o al profeta. Per un arabo era comune insultare un asino chiamandolo “ebreo”.[7]
Cinque decenni dopo, a Tunisi, Fellah riportava l’odio viscerale e l’ostilità dei bambini musulmani, specialmente verso i non musulmani: “(l’ebreo) deve inginocchiarsi di fronte al bambino musulmano e permettergli di colpirlo in faccia, come da privilegio tradizionale. Anche lo scrittore ha dovuto sottomettersi a questo trattamento. In queste cose i musulmani si comportano con impunità completa, dato che si tratta di una consuetudine che viene da tempi immemorabili.”[8]
Mary Boyce, professoressa emerita di studi iraniani e studiosa di zoroastrismo, ha passato un anno sabbatico nel 1963-64 nella comunità zoroastriana iraniana (Sharifabad, nella pianura Yazdi). Nel 1975, durante una serie di letture a Oxford,[9] ha notato che gli antenati iraniani degli zoroastriani avevano una tradizione di allevamento di cani, dato che vivevano un’esistenza nomade tra le steppe asiatiche. Ciò ha portato l’inclusione dei cani nelle pratiche religiose zoroastriane.[10] Boyce ha parlato anche della crudeltà gratuita dei musulmani iraniani verso i cani, includendo un aneddoto personale:
A Sharifabad i cani sapevano distinguere tra zoroastriani e musulmani, ed erano capaci di andare a chiedere cibo ad un gruppo di zoroastriani o di addormentarsi tranquillamente in una via
zoroastriana. Quegli stessi cani scappavano alla sola vista di gruppi di musulmani. L’ostilità dei musulmani verso i cani viene dall’opposizione verso la fede zoroastriana, precedente alla conquista musulmana. Nell’area Yazdi i musulmani adoravano torturare i cani, dato che per loro significava uccidere una creatura impura e causare sofferenza negli infedeli. Quando l’esattore andava a ritirare la Jizya, la tassa sugli infedeli, spesso amava picchiare il cane dell’infedele fino a che non veniva pagato. Ho visto una ragazzina musulmana prendere a calci un cucciolo, e rispondere alle mie proteste dicendo che si trattava di un animale impuro. So che a Sharifabad i musulmani amavano uccidere i cani a colpi di pala. Questa crudeltà gratuita aggiungeva parecchia tensione tra le due comunità.[11]
Sorour Soroudi, accademica iraniana di fede ebraica, la cui famiglia aveva lasciato l’Iran nel 1970, ricordava che:
“Ricordo ancora la filastrocca cantata dai bambini musulmani quando vedevano un armeno, diceva, cane armeno andrai all’inferno”[12].
Dieci anni dopo le discriminazioni contro gli infedeli diventavano ancora peggiori, dato che venivano autorizzate dalla teocrazia sciita di Khomeini.[13] Il professor Eliz Sanasarian ha scritto un esempio particolarmente spaventoso di queste discriminazioni, dato che rifletteva l’indottrinamento dei candidati per l’insegnamento. In pratica, si affermava che il racconto dell’avvelenamento di Maometto da parte di una donna ebrea, descritto in una hadith[14], fosse verità storica. Sanasarian scrive che: “Inoltre, tale storia è diventata una delle domande nelle prove ideologiche per entrare nell’istituto magistrale. Gli studenti ricevono un questionario a risposte multiple, in cui alla domanda su chi fosse l’istigatore del martirio del profeta bisognava rispondere che era stata una donna ebrea.”[15]
Tale pratica continua attualmente con il proliferare dei programmi educativi pieni di intolleranza verso i non musulmani, finanziati dai sauditi. Un rapporto recente ha esposto vari esempi di tale indottrinamento, accompagnato dal proclama trionfante saudita in cui si diceva che “Re Fahd ha fatto un investimento astronomico, pari a vari miliardi di ryal sauditi. Parlando di istituzioni islamiche, ci sono 210 centri islamici finanziati dai sauditi, più di 1500 moschee e di 2000 scuole, e circa 2000 scuole elementari rivolte ai bambini musulmani in paesi non musulmani in Europa, America, Australia e Asia.”[16]
L’intolleranza per i non musulmani è sempre stata parte integrante dell’educazione religiosa musulmana, precedente al fondamentalismo islamico moderno e pre moderno. Dobbiamo riconoscere l’esistenza di questa realtà e iniziare ad andare oltre alle limitazioni degli studiosi chiusi nella loro torre d’avorio. Forse sarebbe il caso di ascoltare i consigli di Ibn Warraq, apostata islamico e reduce da un’educazione in una madrassa:
Primo, quelli che vivono in Occidente e godono di libertà di espressione dovrebbero incoraggiare a criticare razionalmente l’islam e il corano. Solo la critica del corano può incoraggiare i musulmani a vedere le loro scritture in modo più razionale e obiettivo e ad impedire che i giovani musulmani si radicalizzino facendosi influenzare dalle parti più violente del corano. Possiamo incoraggiare la razionalità tramite l’educazione secolare. Ciò significa chiudere le madrassa dove i figli delle famiglie povere imparano il corano a memoria e le dottrine della jihad, diventando fanatici. La mia priorità sarebbe riscrivere completamente i programmi ministeriali, dato che quelli odierni predicano l’intolleranza verso tutti i non musulmani, particolarmente gli ebrei. Si spera che l’educazione incoraggi il pensiero critico e la razionalità. Per insegnare il pluralismo dobbiamo insegnare le glorie della storia pre islamica ai bambini. Si dovrebbe separare nettamente l’educazione religiosa dall’educazione scolastica nelle scuole, ma nei paesi islamici ciò non è ancora possibile. Il massimo che possiamo sperare è l’insegnamento delle religioni comparate, cosa che porterebbe allo spegnimento dei fanatismi dato che si studierebbe l’islam come una fede tra le tante.[17]
Fino a che qualcuno non ascolterà Warraq, ci troveremo di fronte a una Jihad senza fine.
Fonti:
http://www.andrewbostom.org/loj//content/view/24/27/
1. Reuters, “Gunmen hunted “infidel” Westerners”  Sun May 30, 2004 06:30 AM ET,
http://www.reuters.co.uk/newsPackageArticle.jhtml?type=topNews&storyID=520188&section=news
2. i.e., Bernard Lewis, for example, in 1990
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage.htm
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage2.htm; November/December
1998 “License to Kill: Usama bin Ladin’s Declaration of Jihad”,
Foreign Affairs;
2002  http://www.theatlantic.com/issues/2002/01/lewis.htm;
2003 http://www.theatlantic.com/issues/2003/05/lewis.htm
3. Quoted by J.M. White, in his introduction to, Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. v.
4. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 276.
5
6.
Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
7. Lane, E.W. Modern Egyptians, pp. 554-555.
8. Fellah. “The Situation of the Jews in Tunis, September 1888.”, Ha-Asif (The Harvest) [Hebrew] 6 (Warsaw, 1889), English translation in, Bat Ye’or, The Dhimmi- Jews and Christians Under Islam, Fairleigh Dickinson University Press, 1985, p. 376.
9. Boyce, Mary. A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), 1977, Oxford.
10. Boyce, M. A Persian Stronghold, p. 139.
11. Boyce, M. A Persian Stronghold, pp. 141-142.
12. Soroudi, Sorour. “The Concept of Jewish Impurity and its Reflection in Persian and Judeo-Persian Traditions” Irano-Judaica 1994, Vol. III, p. 155 (footnote 33):
13. See Tabandeh, Sultanhussein. A Muslim Commentary on the Universal Declaration of Human Rights, translated by F.J. Goulding, London, 1970, pp. 17-19. Tabandeh was a Sufi Shi’ite ideologue whose writings had a profound influence on Ayatollah Khomeini’s discriminatory policies towards non-Muslims in Iran, as discussed in Sanasarian, Eliz. Religious Minorities in Iran, Cambridge, 2000, pp. 24-27.
14. Sahih Bukhari, Volume 3, Book 47, Number 786: Narrated Anas bin Malik: “A Jewess brought a poisoned (cooked) sheep for the Prophet who ate from it. She was brought to the Prophet and he was asked, ‘Shall we kill her?’ He said, ‘No.’ I continued to see the effect of the poison on the palate of the mouth of Allah’s Apostle.”
15. Sanasarian, E. Religious Minorities in Iran, p. 111.
16. Stalinsky, Steven. “Preliminary Overview. – Saudi Arabia’s Education System:
Curriculum, Spreading Saudi Education to the World and the Official Saudi Position on Education Policy,” Middle East Media Research Institute, December 20, 2002.
17. Warraq, Ibn. “A True Islamic Reformation,” FrontPageMagazine.com, May 19, 2003