2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.50 – Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

2.50 Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

Autore: Fjordman
Secondo il Dr. Daniel Pipes[1], Omar Ahmad, il segretario del CAIR, il consiglio per le relazioni tra America e Islam, ha dichiarato che l’Islam non è destinato a diventare una delle tante religioni, ma a dominare. Il Corano dovrà essere l’autoritàsuprema e l’Islam l’unica religione permessa” Intanto, nel 2005 tre fratelli di Dallas venivano condannati per avere finanziato i terroristi palestinesi di Hamas. I fratelli Ghassan e Bayan Elashi sono stati condannati per 21 reati tra cui associazione a delinquere, riciclaggio di denaro sporco e vendita di beni appartenenti a un terrorista. Ghassan Elashi [2] è il fondatore della sezione texana del CAIR.
Si pensa che un’organizzazione che ospiti terroristi e che esprima il desiderio di sostituire la Costituzione con la Shariah venga schifata dai media e dai politici occidentali. Sembra che non sia proprio così.
Nell’Agosto del 2006 un sondaggio rivelava che molti americani erano a favore dei controlli aeroportuali e ferroviari verso i passeggeri di etnia mediorientale. L’agenzia di stampa Reuters[3] ha dichiarato che l’organizzazione per i diritti civili CAIR aveva protestato contro questo sondaggio. Ibrahim Hooper, direttore delle comunicazioni per il CAIR, chiedeva agli americani di risolvere il problema del terrorismo islamico tramite il dialogo con tipi come il CAIR: “Queste persone credono di proteggersi facendo così, ma stanno solo allontanando coloro che potrebbero aiutarli nella lotta al terrorismo.”
L’ufficio del CAIR del Kentucky ha offerto[4] un “addestramento alla sensibilità” per gli agenti dell’FBI, esaminando gli stereotipi relativi all’Islam e ai musulmani in modo da migliorare le relazioni con la comunità musulmana. Nel frattempo, un sondaggio rivelava che l’81% dei musulmani di Detroit vorrebbero la Shariah[5]. Yehudit Barsky, esperto in terrorismo presso il comitato ebraico americano, avverte che le organizzazioni musulmane sono influenzate dagli estremisti finanziati dai sauditi. Queste organizzazioni estremiste hanno preso il comando sull’Islam americano. Almeno l’80 per cento delle moschee americane sono state radicalizzate dai sauditi[6].
L’associazione degli studenti musulmani (MSA) fa la parte di un gruppo religioso per studenti[7]. Durante un incontro presso il Queensborough Community College di New York nel marzo 2003, un conferenziere di nome Faheed dichiarava che: “Noi rifiutiamo le nazioni unite, l’America e tutte le leggi. Noi non protestiamo davanti al Parlamento perchè non lo riconosciamo. L’unico rapporto che abbiamo con l’America è la sua distruzione. Presto ci sarà un musulmano alla Casa Bianca, che detterà le leggi della Shariah.”
Qundi, dove sono i cosiddetti “musulmani moderati” in tutto questo? Lo scrittore Robert Spencer[8] se lo è chiesto varie volte. L’Imam Siraj Wahaj è un oratore molto richiesto, al punto che nel 1991 è stato il primo musulmano a tenere un discorso al Congresso americano. Il problema è che Wahaj ha detto che gli USA cadranno se non accetteranno l’Islam, e che se i musulmani fossero più attivi politicamente potrebbero prendere il controllo degli USA e trasformarli in un califfato. Negli anni 90 Wahaj ha sponsorizzato dei discorsi pubblici da parte dello sceicco Omar Abdel Rahman nelle moschee di New York e del New Jersey; Lo stesso Rahman è stato arrestato poco dopo per avere tentato di fare saltare in aria il World Trade Center, e Wahaj è stato definito “un complice potenziale a piede libero.”
Mr. Spencer afferma che “Il fatto che uno che vorrebbe abbattere gli USA abbia avuto il permesso di parlare al Congresso è indice di un problema grave. I media sono talmente disperati per trovare un musulmano moderato e presentabile, che sono arrivati ad accontentarsi di quello.” La situazione è resa ancora più complicata da fattori come la Taqiyya e il Kitman, le dottrine islamiche di inganno e imbroglio. Anche se in origine erano usate dagli sciiti per difendersi dai sunniti, sono comunque sanzionate dal Corano (3:28 e 16:106) e molti integralisti musulmani le usano contro gli infedeli. Come diceva il Profeta, “la guerra è inganno.”
Il Professor Walid Phares[9] spiega l’uso di questo tipo di menzogna religiosa, parte integrante della Jihad moderna in cui il mondo islamico è più debole di quello degli infedeli: “Al-Taqiya, viene dal verbo Ittaqu, che significa letteralmene ‘evitare la minaccia’. Politicamente significa simulare qualunque opinione che ti permetta di vincere il nemico. Secondo la Al-Taqiya i musulmani hanno la Shar’iya (permesso) di infiltrarsi nella casa del nemico e seminare discordia e rivolte.” 
“Questi attivisti stanno agendo col permesso delle autorità musulmane, quindi possono mentire liberamente riguardo alla dottrina islamica. Sono dei mujahedeen (guerrieri sacri) veri e propri, la cui missione è sabotare le difese del nemico. Una delle strategie di guerra è il portare divisioni nel campo del nemico, ad esempio convincendolo che la Jihad non è rivolta verso di lui.”
Questo tipo di inganno ha una dimensione globale, a differenza dei metodi sovversivi usati dagli occidentali. L’unicità della Taqiya moderna è la ragione del suo successo presso le società moderne. La Taqiya sta vincendo grazie all’immensa ignoranza della classe politica occidentale, sia tra gli ebrei che tra i cristiani. 
Youssef Mohamed E[10]., ventiduenne libanese, è uno dei due sospettati di aver pianificato attentati su alcuni treni regionali da Colonia (Germania) nel Luglio del 2006. I suoi colleghi all’università erano stupefatti, non si aspettavano che potesse essere un terrorista. Secondo loro era un tipo perfettamente normale, amichevole, cortese, insospettabile, che non parlava mai male di nessuno. Secondo Youssef, la pubblicazione delle caricature di Maometto[11] è stata un insulto all’Islam che lo ha convinto a tentare di organizzare gli attentati. Muhammad Atta era il pilota del volo 11 American Airlines, il primo aereo a schiantarsi contro le torri gemelle nell’11 Settembre. Muhammad era uno studente in Germania, definito dai suoi colleghi come cortese e tranquillo. Molti Jihadisti in occidente hanno adottato la strategia della doppiezza religiosa, ossia sorridere agli infedeli anche mentre stai progettando il modo per ammazzarli. 
Secondo Robert Spencer[12], i manuali di Al-Qaeda contengono istruzioni su come vestirsi all’occidentale in modo da apparire come un musulmano non osservante ed occidentalizzato, oltre su come affittare un appartamento usando un nome falso e un’identità da non musulmano. In generale quei manuali avvertono di non avere l’aspetto tipico dell’islamico osservante (barba, abiti tradizionali, Corano) e di evitare espressioni, frasi e comportamenti tipici dei musulmani.
Gli ambasciatori arabi in Repubblica Ceca[13] sono stati infuriati nel vedere un documentario trasmesso dalla ÄŒTV in cui si usavano telecamere nascoste per riprendere una conversazione in una moschea di Praga. Il documentario mostrava un reporter che faceva la parte di una persona interessata alla conversione. Uno dei membri della moschea gli diceva che la legge islamica sarebbe arrivata in Repubblica Ceca, inclusa la pena di morte per adulterio. Secondo il giornalista, “quello che mi hanno detto era spaventoso, e se non fosse stato per la telecamera nascosta, niente sarebbe uscito dalla moschea.” Un giornalista con la conoscenza della lingua araba ha visitato varie volte una moschea a Stoccolma, e ha notato che la traduzione in svedese delle parole arabe dell’Imam non corrispondeva per niente. Ad esempio, l’Imam Hassan Mousa affermava in arabo che “l’America ha violentato l’Islam”, cosa di cui non si faceva cenno nella traduzione. L’Imam Mousa è ritenuto un “amico degli americani” da molti musulmani svedesi. Alla richiesta di chiarimenti, l’Imam rispondeva che l’Arabo è una lingua molto più ricca dello Svedese e che non è possibile tradurre tutto.
Esempi come questi ci fanno chiedere come possiamo fidarci dei “musulmani moderati” quando gli islamici praticano così apertamente la menzogna e l’inganno, al punto da considerare le menzogne come un modo stabilito e accettato di fare le cose? La risposta è semplice: non possiamo. 
Questo vuol dire che tutti i musulmani sono menzogneri? Ovviamente no, ci sono quelli che affermano apertamente le loro intenzioni. Il rifugiato più controverso della Norvegia, Mullah Krekar[14], ha detto pubblicamente che c’è una guerra tra l’occidente e l’Islam, che sarà vinta dall’islam. Krekar diceva apertamente: “Saremo noi a integrare voi. Guardate cosa sta succedendo in Europa, gli islamici si riproducono come mosche. La donna europea ha una media di 1.4 figli, la donna musulmana 3.5. Nel 2050, il trenta per cento della popolazione europea sarà musulmana. Siamo più potenti di voi, il vostro materialismo, il vostro egoismo e la vostra indecenza vi hanno reso deboli.”
La giornalista e scrittrice Oriana Fallaci ricordava come nel 1972 [15] avesse intervistato il terrorista palestinese George Habash, che le aveva detto che il problema palestinese andava ben oltre la questione israeliana. Secondo Habash gli arabi erano intenzionati a portare la guerra in Europa e in America, al punto che non ci sarebbe stata più pace per l’Occidente. Secondo lui, gli arabi intendevano avanzare un passo alla volta, anno dopo anno, determinati, pazienti e diretti al dominio del mondo. La Fallaci pensava che Habash si riferisse solo al terrorismo, ma poi si rese conto che stava parlando di una guerra culturale, demografica e religiosa contro un paese di cui vogliono rubare le risorse. In pratica, si parlava della guerra condotta tramite l’immigrazione, la fertilità, il multiculturalismo.
Lo stato americano crede di poter contenere la Muslim Brotherhood e i suoi seguaci tramite il dialogo[16] e la cessazione delle ostilità, dato che “portano solo all’odio e agli attacchi contro gli interessi americani.” Se è per questo, gli americani hanno chiesto all’ambasciata americana al Cairo di iniziare a dialogare con i capi della Muslim Brotherhood e stabilire le basi per un dialogo. Nel frattempo il leader della Muslim Brotherhood, Muhammad Mahdi Othman ’Akef affermava nel 2004 che l’America era un Satana che sarebbe crollato presto[17], dicendo che: “Sono sicuro che l’Islam invaderà l’Europa e l’America, dato che ha una logica e una missione.” E intanto, gli occidentali cercano di dialogare con quelli che li vogliono sottomettere e conquistare. A parte questo, che senso ha il “dialogo”? Poul E. Andersen[18], ex diacono della chiesa di Odense in Danimarca, mette in guardia contro le false speranze di un dialogo con i musulmani. Durante un dibattito presso l’università di Aarhus, Ahmad Akkari, musulmano, affermava che: “L’Islam ha condotto la guerra quando necessario e il dialogo quando possibile. Un dialogo è solo parte di un’iniziativa missionaria.” Quando Mr. Andersen ha provato a parlare di dialogo con il mondo musulmano in Danimarca, la risposta è stata: “Per un musulmano, discutere dell’Islam è superfluo. Ogni discussione sull’argomento è un’espressione di pensiero occidentale.” La conclusione di Andersen è stata che per gli islamici il dibattito religioso è impossibile per questione di principio. Se i musulmani parlano di religione lo fanno solo per fare propaganda islamica. 
Patrick Sookhdeo[19] scrive nel giornale britannico The spectator riguardo al mito dell’Islam moderato:
“I versetti pacifici del Corano sono quelli più vecchi, riconducibili al periodo in cui Maometto viveva alla Mecca. Quelli che inneggiano alla guerra e alla violenza sono stati scritti dopo, quando Maometto viveva alla Medina. Anche se Jihad ha vari significati, tra cui lotta interiore e sforzo spirituale, l’esempio di Maometto mostra chiaramente che lui interpretava la Jihad come guerra vera e propria, e che ordinava personalmente massacri, assassinii e torture. Gli studiosi islamici si sono basati su queste scritture per scrivere una teologia che divide il mondo in due parti, la casa della guerra e la casa dell’Islam, con i musulmani che hanno il dovere di trasformare la prima nella seconda tramite la guerra o la da’wa (attività missionaria)”
L’idea dell’Islam come religione di pace è sbagliata da almeno 1400 anni. L’islam è stato pace solo per i primi 13 anni, e da allora è diventato sempre più aggressivo, anche se con periodi di tregua momentanea. Per i musulmani di oggi, così come per i giuristi islamici del medioeveo, la verità è che l’Islam è una religione di guerra. 
Cosa è un musulmano moderato? Nel 2003, la Associated Press chiamava “moderato”[20] un chierico saudita che diceva che gli attacchi terroristi nella capitale violavano la santità del Ramadan. Si trattava del chierico Sheikh Saleh Al-Fawzan, membro del consiglio dei chierici, la più alta tra le autorità religiose saudite. Saleh ha scritto i testi religiosi usati per l’insegnamento di cinque milioni di studenti sauditi. Per lui la schiavitù è una parte dell’Islam, una forma di Jihad che rimarrà in auge fino a che esisterà l’Islam. Insomma, per gli standard sauditi un chierico moderato è uno che vorrebbe la schiavitù nel ventunesimo secolo. 
Durante il suo discorso inaugurale alla conferenza islamica del 16 Ottobre 2003, il primo ministro malese Mahathir Mohamad[21] diceva che: “Siamo tutti musulmani, siamo tutti oppressi e umiliati. Un miliardo di musulmani non possono farsi sconfiggere da pochi milioni di ebrei, ci deve essere un modo per vincere. Gli ebrei sono i padroni occulti del mondo, costringono gli altri a combattere e morire per loro. Hanno inventato il socialismo, il comunismo, i diritti umani e la democrazia pur di farsi proteggere dalle persecuzioni. Hanno preso il controllo di paesi più potenti di loro e sono diventati una superpotenza.” Secondo Mahathir i musulmani possono vincere la loro battaglia finale, e ha ricordato i tempi in cui gli europei si inginocchiavano davanti agli studiosi islamici pur di poter avere accesso alla loro sapienza. 
Farish Noor[22], uno studioso malese esperto in politica islamica, afferma che in Malesia non esiste l’idea di stato laico: “La società è già islamica. Rimane da vedere che tipo di società islamica sarà.” Il paese è già islamizzato, gli agenti di polizia islamica arrestano le coppie non sposate per “contatti inappropriati”. Nonostante ciò, la Malesia viene considerata uno dei paesi islamici più moderati. Cosa ci dice tutto ciò? 
Mentre i soldati della NATO rischiano le loro vite per stabilire un regime moderato e democratico in Afghanistan, gli afghani hanno eletto un governatore[23] che ha diretto la distruzione di due statue millenarie del Buddha durante il regime talebano. Mawlawi Mohammed Islam Mohammadi era il governatore talebano nel marzo 2001, mentre le due statue buddiste sono state distrutte. Nell’Afghanistan “moderato”, la polizia ha arrestato sei persone per avere lapidato una donna afghana accusata di adulterio[24]. Per caso sono stati arrestati perchè la lapidazione è un atto barbarico? No, sono stati arrestati perchè la lapidazione non era autorizzata dallo stato, il mullah che aveva autorizzato l’esecuzione non era un giudice. 
Ashram Choudhary, parlamentare musulmano in Nuova Zelanda[25], approva la lapidazione degli omosessuali e degli adulteri, dato che è sancita dal Corano. Per fortuna il parlamentare assicura che non intende diffondere la pratica in Occidente. Questa non è una faccenda su cui scherzare, dato che nel 2004 a Marsiglia una donna tunisina di 23 anni è stata lapidata a morte[26].
Il democratico Ben Haddou[27], membro del comune di Copenhagen, afferma che “è impossibile condannare la Sharia, e i musulmani che lo affermano stanno mentendo. La Shariah comprende le regole per la vita, le leggi per l’eredità, il digiuno e il bagno. Chiedere ai musulmani di rinunciare alla Shariah è come dichiarargli guerra.” Leggete di nuovo questa affermazione, e rileggetela bene. Per i musulmani in Occidente, dover vivere secondo le leggi laiche e non secondo le loro leggi religiose è come ricevere una dichiarazione di guerra. Come reagiranno, se non con la guerra? Inoltre, dato che la Shariah richiede che i non musulmani siano inferiori ai musulmani, per loro la “libertà di religione” significa la possibilità di rendere i non musulmani dei cittadini di seconda classe nei loro stessi paesi.
Il tesoriere federale Peter Costello[28] afferma che i musulmani australiani devono rifiutare pubblicamente il terrorismo in tutte le sue forme e adottare i valori australiani. Il primo ministro australiano John Howard ha affermato che i musulmani devono imparare l’inglese e mostrare rispetto verso le donne. Queste affermazioni hanno scatenato le proteste della comunità musulmana australiana. 
Hammasa Kohistani[29], la prima Miss Inghilterra musulmana, afferma che stereotipare la comunità musulmana la porta all’estremismo, e che i musulmani moderati si stanno rivolgendo all’estremismo dato che vengono considerati estremisti in ogni caso. Secondo lei, se gli estremisti musulmani commettono attacchi contro i non musulmani, i non musulmani non dovrebbero prendersela dato che altrimenti i musulmani moderati si offendono e diventano terroristi. Quindi, basta così poco per trasformare un moderato in un terrorista?
Purtroppo gli estremisti vengono ancora difesi dalle sinistre tramite la propaganda. Gli agenti di polizia inglesi sono costretti a seguire “addestramento alla tolleranza”[30] presso una scuola islamica che poi è stata investigata per attività terroristiche. Gli agenti di polizia locali hanno dovuto fare almeno 15 corsi relativi alla cultura musulmana. 
Nell’agosto del 2006, dopo la scoperta di un complotto volto al sabotaggio di vari voli tra l’Inghilterra e gli USA, i leader della comunità musulmana hanno presentato una serie di richieste al governo, tra cui c’era l’introduzione della Shariah per i casi nell’ambito familiare[31]. Il Dr. Syed Aziz Pasha, segretario generale dell’Union of Muslim Organisations inglese e irlandese ha dichiarato che: “Le abbiamo detto che se ci darà i diritti religiosi, saremo in condizioni di convincere i giovani che veniamo trattati allo stesso modo degli altri cittadini.” Charles Johnson[32] del blog Little Green Footballs ha commentato che i musulmani vogliono essere trattati allo stesso modo, ma vogliono il privilegio di potere usare il loro sistema giuridico uscito dal Medioevo.
Dopo la scoperta del complotto, parecchi gruppi musulmani inglesi hanno spedito una lettera al primo ministo Tony Blair[33] in cui lo si minacciava con questi toni: “Secondo noi la politica di questo governo sta mettendo a rischio i civili, sia in UK che all’estero. Il Regno Unito deve cambiare la sua politica estera e dare la Shariah ai musulmani.” Le stesse minacce sono arrivate dopo gli attentati di Londra del 2005. I musulmani sono ben organizzati e hanno già preparato le loro richieste. Ogni atto di terrorismo jihadista è un’opportunità per pretendere altre concessioni. I musulmani moderati e i fondamentalisti sono alleati, non avversari. Mentre i fondamentalisti fanno saltare le bombe, i moderati minacciano che se non si farà come dicono loro ci saranno altri attentati. La Jihad non è solo una faccenda di violenza, ma anche di minacce. Così come non c’è bisogno di picchiare continuamente un asino per farlo ubbidire, così i musulmani non hanno bisogno di fare attentati continui. I musulmani fanno un attentato ogni tanto, giusto per essere sicuri che gli infedeli siano sottomessi e intimiditi. Purtroppo, questa tecnica funziona. Un ospedale inglese ha adottato un pigiama simile a un burka[34] per permettere alle pazienti musulmane di coprirsi completamente. Il “pigiama multiculturale” è stato il primo in Gran Bretagna, ma ce ne saranno altri. 
Il professor Moshe Sharon[35] insegna storia islamica presso l’università ebraica di Gerusalemme. Per lui la hudna è uno stato di tregua temporanea usata come strategia islamica contro gli infedeli:
Nell’Islam la pace può esistere solo tra paesi islamici, tra musulmano e musulmano. Tra musulmano e non musulmano ci può essere solo una tregua temporanea per dare modo al musulmano di raccogliere le forze. Si tratta di una guerra eterna che durerà fino alla fine dei giorni. La pace è possibile solo dopo la vittoria completa dell’Islam. Nel frattempo, ci può essere solo una tregua temporanea. Poche settimane dopo la firma del trattato di Oslo il leader palestinese Arafat andò in una moschea di Johannesburg e si scusò per avere firmato un trattato con gli ebrei, andando contro alle regole islamiche. Arafat disse di avere fatto quello che aveva fatto il Profeta, citando la storia di Hodaybiya. In quella storia il Profeta aveva firmato un accordo con la tribù Kuraish promettendo 10 anni di pace, che infranse dopo due anni con un pretesto.”
Ho già detto che persino Terje Röd-Larsen[36], diplomatico norvegese e inviato delle Nazioni Unite oltre che figura chiave del processo di pace di Oslo negli anni 90, ammetteva che “Arafat non faceva altro che mentire.
Gli arabi non hanno mai voluto la pace con Israele, ma solo prendere tempo per raccogliere le forze. Le offerte di pace da parte israelita venivano viste come segni di debolezza. Il cosiddetto trattato di Hudaybiyya, firmato mentre Maometto e i suoi seguaci non erano ancora abbastanza forti per assalire la Mecca, è diventato il modello per le relazioni islamiche con i non musulmani. Sharon affermava che nella giurisprudenza islamica ciò è un precedente legale per potere offrire un trattato di pace della durata massima di 10 anni, ma di poterlo infrangere appena conveniente. Per gli islamici accettare una tregua è solo una scelta tattica per quando l’avversario è troppo forte. Il mondo islamico non ha solo il concetto di guerra aperta, ma anche quello di guerra tramite infiltrazione, come sta avvenendo per ora. C’è una possibilità di terminare questo stato di guerra? Secondo Moshe Sharon, la risposta è negativa. Al massimo si possono ottenere pochi anni di calma relativa. 
Hugh Fitzgerald, Vice Presidente del comitato Jihad Watch [37] afferma che i musulmani moderati: “sono persone che si definiscono musulmani e che di cui noi come infedeli non possiamo prevedere il comportamento futuro, e nemmeno quello dei loro figli. C’è la possibilità che il musulmano moderato diventi un fondamentalista, oppure che lo diventi uno dei suoi figli. In tutto l’occidente ci sono figli di musulmani molto più osservanti e fanatici dei loro genitori.” Purtroppo ciò è vero. Nel novembre 2005, uno studio pubblicato dal Canada’s National Post[38] ha dimostrato che una grande percentuale dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche erano nati e cresciuti in Canada. Questa è una grande differenza rispetto al passato, in cui i terroristi erano in gran parte immigranti e rifugiati. Secondo lo studio: “Non esiste una sola strada che porti all’estremismo. La trasformazione in estremista è un processo individuale. Dopo il passaggio all’estremismo, gli individui iniziano una serie di attività, dalla propaganda al reclutamento, passando per l’addestramento al terrorismo e la partecipazione a operazioni di terrorismo.” Hugh Fitzgerald si chiede quanti dei nostri immigranti musulmani sono davvero moderati, e quanti di loro diventeranno come Ayaan Hirsi Ali. Uno su venti? Uno su cento? Uno su mille? Uno su diecimila? Quanti diventeranno come Magdi Allam in Italia o come Bassam Tibi in Germania? Quanti Ibn Warraqs, quanti Ali Sinas, e quanti convertiti al cristianesimo come Walid Shoebat ci saranno su mille immigranti? Ha senso accogliere un milione di immigranti se solo pochi di loro vedranno la luce della ragione?“Che i musulmani rimangano nel Dar al-Islam. Che gli infedeli capiscano che i fallimenti politici, economici, sociali e intellettuali delle società islamiche sono causati direttamente dall’Islam, e che lo dicano in faccia ai musulmani.” Youssef Ibrahim[39] del New York Sun è stanco del silenzio della maggioranza musulmana: “Non ho sentito nessun musulmano, moderato o estremista, protestare conto l’assassino del critico olandese Theo van Gogh se non in modo veramente superficiale. Nell’Islam chi tace acconsente. La domanda è: se i musulmani hanno dimostrato di essere in grado di pianificare l’assassinio di centinaia di innocenti, che aspettano gli europei a catturarli e a rimandarli a casa loro?” La domanda è giusta, e molti europei se la stanno ponendo in questo momento. Una parte della risposta è data dalle reti pro-islamiche costruite durante gli ultimi decenni nel silenzio dei media. Inoltre, le classi dirigenti europee hanno propagandato il multiculturalismo per anni e non hanno il coraggio di ammettere di avere fatto un tremendo errore che potrebbe distruggere i loro stessi paesi. 
E’ possibile che quei paesi occidentali dove gli infedeli sono abbastanza forti copino i Decreti di Benes della Repubblica Ceca del 1946, quando circa tre milioni e mezzo di tedeschi Sudeti hanno dimostrato di essere una “quinta colonna” senza alcuna fedeltà verso lo stato. Il governo ceco li fece espellere tutti. Come dimostra Hugh Fitzgerald della Jihad Watch, ci sono più motivi oggi per espellere i musulmani di quanti ce ne fossero per espellere i Sudeti nel 1946. 
La cosa più civile che si potrebbe fare ora per salvare la nostra civiltà e scongiurare una guerra mondiale con perdite sanguinose tra musulmani e infedeli, è una politica di contenimento verso il mondo islamico, come suggerito da Mr. Fitzgerald. Ciò include fermare l’immigrazione dai paesi musulmani e rendere i nostri paesi del tutto ostili verso gli islamici. Gli islamici devono avere due scelte: occidentalizzarsi o essere sbattuti fuori. 
Ho paragonato l’Islam al film “Matrix”, in cui la gente era imprigionata in una realtà virtuale . Nel film, tutti quelli che non erano stati scollegati dalla realtà virtuale erano nemici potenziali. Sono arrivato a credere che ciò valga anche per l’Islam. Alcuni potrebbero dire che escludere e cacciare via i musulmani sia una violazione dei nostri stessi valori. Non credo sia così, dato che quei pochi musulmani che abbiamo hanno causato danni enormi alla nostra economia, alla nostra cultura e alla nostra libertà. Sarebbe molto peggio tradire i secoli di cultura laica e di avanzamento tecnologico, oltre che il futuro dei nostri discendenti, solo per fare contenti dei musulmani che non vogliono contribuire alla nostra società e che ci odiano. 
Come ho dimostrato ampiamente, per un musulmano mentire agli infedeli è una cosa normale e accettata. Ho anche dimostrato che fondamentalisti e “moderati” sono molto più vicini tra loro di quanto pensiamo. Entrambi vogliono la Shariah, cambiano solo i metodi. Anche quelli che oggi sono moderati, domani potrebbero radicalizzarsi, oppure potrebbero farlo i loro figli. Basta poco a causare il cambiamento, anche una cosa da niente come una notizia sul giornale o una crisi personale. I pochi musulmani veramente moderati e tolleranti saranno messi a tacere dai loro colleghi più aggressivi.
Alla fine, ciò che conta non è la differenza tra moderati e radicali, ma tra musulmani e non musulmani. Secondo Ibn Warraq ci possono essere dei musulmani moderati, ma l’Islam non sarà mai moderato. Come scrive nel suo libro “Leaving Islam — Apostates Speak Out”, una serie di testimonianze da parte di ex musulmani, quelli che sono usciti dall’islam sono gli unici che sanno veramente di cosa si tratta. Il problema è che le loro voci hanno la maledizione di Cassandra.
Fonti:
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http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/012991.php
38.
http://www.canada.com/national/nationalpost/news/story.html?id=cb4b3799-46b2-4bff-b42e-852d05978222&page=1
39.
http://www.nysun.com/article/38586?page_no=2

2083 – una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.48 – Intervista a un ex musulmano

2.48 Lasciare l’Islam
– intervista a un ex musulmano

Autori: Mohammad Asghar/Jamie Glazov
L’ospite di oggi è Mohammad Asghar, un ex musulmano che ha deciso di lasciare l’Islam dopo averne scoperto le vere dottrine. Oltre ad avere studiato il Corano per venticinque anni, Mohammed ha scritto un commentario sui versetti coranici nella speranza di diffondere la verità sull’Islam presso i non musulmani. 

FP: Mohammad Asghar, benvenuto su Frontpage Interview. 


Asghar: Grazie per l’invito. 


FP: Ci parli della cultura in cui è cresciuto e della sua educazione musulmana.


Asghar: Sono nato in una famiglia di musulmani praticanti in Bangladesh. I miei genitori seguivano quasi tutte le regole islamiche e hanno fatto in modo da insegnarmele così che io potessi seguirle nella vita. Ho frequentato una madrassa insieme a molti altri bambini musulmani del mio quartiere, dove ho imparato a leggere il Corano. Ovviamente non capivo niente di quello che stavo leggendo. 
Da giovane ho cercato di vivere come un vero musulmano. Dicevo le mie preghiere, anche se non sempre. Visitavo le tombe dei santi musulmani, celebravo il compleanno del Profeta anche se nessuno sapeva il suo anno di nascita, celebravo la sua ascensione ai Giardini (Jannat) del Cielo e cantavo le sue preghiere. Quando i miei genitori o i miei vicini organizzavano il Mehfil-e-Milad – un raduno di musulmani nel subcontinente indiano credevo veramente che le cose che stavo facendo fossero parte dei miei doveri verso Allah e verso il Profeta. Ero sicuro che se non li avessi compiaciuti non sarei mai andato nei Giardini durante il giorno del giudizio.

FP: Come mai si insegna la lettura del Corano ai bambini senza spiegargli cosa contiene?


Asghar: Secondo alcuni rapporti, ci sono più di un miliardo e mezzo di musulmani sul pianeta. Di questi, solo trecento milioni parlano e leggono l’arabo. Il Corano è difficile da leggere anche per i madrelingua arabi, dato che buona parte di esso è scritto in un arabo dialettale parlato solo dalla tribù Quraish della Mecca del settimo secolo. 

La maggioranza dei musulmani vive nel sud est asiatico o nel sub continente indiano, e quasi nessuno di loro capisce l’arabo. Nenche coloro che imparano il Corano a memoria, detti Hafez-e-Qur’an, capiscono il significato delle parole che hanno memorizzato. 
Come mai i musulmani imparano a memoria il Corano senza capirne neanche una parola? Perchè molti di loro, specialmente quelli non madrelingua araba, si fidano delle parole dei loro Mullahs. I musulmani, soprattutto quelli poveri e analfabeti, fanno solo quello che gli dice il loro Mullah, specialmente in India. 
Questi Mullah dicono ai musulmani che leggere o recitare il Corano in arabo sia la cosa che più compiace Allah, e che il piacere di Allah sia l’unica cosa che possa fare entrare un uomo o un Jinn nel Giardin (Jannat) il giorno del giudizio. Questo porta tutti i musulmani, non solo quelli poveri e analfabeti ma anche quelli ricchi ed educati, a leggere il Corano in arabo senza provare a capire quello che stanno leggendo o le preghiere che stanno recitando. Questi musulmani pretendono che i loro figli leggano e imparino a memoria dei versetti coranici da recitare durante le loro preghiere obbligatorie. 

FP: Mi sembra assurdo che la gente segua una religiose ripetendo cose che non hanno senso nemmeno per loro. Cosa le ha fatto venire dubbi riguardo alla sua fede?


Asghar: Circa 25 anni fa ho avuto lo shock della mia vita quando un Maulvi (chierico musulmano) si è rifiutato di farmi seppellire mia madre, dato che secondo lui il vestito che avevo addosso non era un abito islamico. Quel vestito viene chiamato “Lungi” in Bangladesh, e sembra il vestito che viene indossato in Malesia o in Burma nella vita di tutti i giorni (come i pantaloni, ma aperto verso il basso)


FP: Perchè la gente indossa il Lungi? Perchè un abito che lascia quelle parti esposte?


Aghar: Il Lungi, come il Saree femminile, è un vestito tradizionale che si indossa in Bangladesh per coprire la parte inferiore del corpo. Molti musulmani credono che non dovrebbe essere indossato dagli uomini musulmani, dato che il Lungi è aperto sul fondo e i genitali sono esposti verso la terra. Secondo i musulmani, esporre i propri genitali verso la terra è un peccato grave.

Il problema è che non ho mai sentito un Mullah dire niente del genere riguardo al Saree, un abito con le stesse caratteristiche del Lungi. Stranamente, i Mullah permettono alle loro mogli di indossarlo senza lamentarsi. 

FP: Va bene, forse ne parleremo in dettaglio più tardi. Cosa è successo dopo la faccenda del Lungi?


Aghar: Mi è venuta voglia di sapere cosa vuole veramente l’Islam e quali sono i veri insegnamenti del Corano. Ho iniziato a leggere il Corano in inglese, nella traduzione di Abdullah Yusuf Ali e Mohammad Marmaduke Pickthall, e in Bengali e Urdu. Ho preso tre traduzioni in modo da essere sicuro che quello che stavo leggendo in inglese fosse la stessa cosa che era scritta in Bengali e Urdu, e che fosse una traduzione corretta e fedele del Corano arabo. 


Quello che ho letto e scopert del Corano mi ha lasciato di sasso. Non riuscivo a credere che Allah, se esiste, possa avere detto quelle cose a Muhammad e ai suoi seguaci, cose come: 
2:223: “Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi; temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Danne la lieta novella ai credenti! .” 
Dicendo ai musulmani che possono compiere atti sessuali con le loro mogli “come volete”, Allah gli ha permesso di violentarle, dato che in questo versetto non si chiede all’uomo di ottenere il consenso della donna, senza il quale l’atto sessuale è una violenza carnale. Per Allah il “predisponetevi” significa che basta recitare una preghiera verso di lui prima dello stupro per essere assolti dal crimine. 

FP: Riguardo al versetto 2:223, se Allah non ha ordinato ciò allora chi è stato? Chi ha scritto questo versetto e perchè?


Aghar: Secondo me il Corano è solo un registro delle cose fatte e dette dal Profeta durante la sua vita terrena. I suoi seguaci hanno ricordato e raccontato questi episodi agli scrittori del Corano mentre veniva compilato. Quindi, il versetto 2:223 dovrebbe essere considerato come una cosa che lui ha fatto nella vita, e ha detto ai suoi seguaci.

Nelle Hadith (le parole di Maometto), leggiamo che: 
Sahih Muslim, Libro 008, Numero 3240: 
Jabir riportò che il messaggero di Allah (pace su di lui) vide una donna e andò da sua moglie Zainab, che in quel momento stava conciando una pelle, ed ebbe un rapporto con lei. Dopo, andò dai suoi discepoli e disse che la donna ti si avvicina con le forme di una diavolessa, quindi quando uno di noi vede una donna deve andare da sua moglie, per respingere quello che sente nel cuore.”
In pratica il Profeta ha fatto a sua moglie quello che veniva descritto nel versetto di prima, ossia si è preso sua moglie senza preavviso. I musulmani possono prendere la propria moglie senza preavviso e violentarla, se ciò li rende felici. 

FP: Quindi lei ha lasciato l’Islam?


Asghar: Si, non sono più musulmano. Non seguo più gli insegnamenti e le dottrine dell’Islam, dato che le considero malvagie e inadatte per le brave persone. 

FP: Come ha reagito la sua famiglia e la sua comunità? Lei è mai stato in pericolo?


Asghar: Ho detto alla mia famiglia quello che avevo trovato nel Corano e mi hanno dato ragione. Il problema è stato con la comunità, da cui mi sono ritrovato escluso. Molti dei miei amici e conoscenti hanno smesso di parlarmi, dato che temevano che quello che gli avrei detto li avrebbe portati a lasciare l’Islam. Altri mi hanno minacciato. Ho capito che se avessi continuato a vivere in quel posto con le mie opinioni avrei rischiato la vita, quindi ho deciso di emigrare negli Stati Uniti insieme alla mia famiglia. 

Qui mi sento al sicuro, anche se ho già ricevuto minacce di morte. Il ministero di grazia e giustizia americano si è offerto di aiutarmi a proteggermi. Io e la mia famiglia siamo grati agli americani per essere stati al nostro fianco. 

FP: Quali sono i suoi pensieri riguardo all’impatto dell’Islam sui musulmani e sui non musulmani?


Asghar: I musulmani sono le vittime dell’Islam. Molti di loro ne sono diventati volontariamente le vittime, mentre la maggioranza di loro sono caduti nella trappola senza sapere niente di quello in cui credono. L’Islam li ha trasformati in robot che fanno e credono solo quello che Allah gli dice. Basti pensare al fatto che molti musulmani non fanno niente nella vita senza prima dire “Bismillah ”, ossia iniziare ogni cosa nel nome di Allah dato che credono che senza il suo aiuto non possono fare nulla. 


Dato che Allah gli ha chiesto di credere in un libro su cui non ci sono dubbi (Corano; 2:2), molti di loro passano tantissimo tempo pregando. Dato che i musulmani credono che gli insegnamenti del Corano siano tutto quello di cui hanno bisogno nella vita, molti di loro diventano chierici islamici invece di diventare studiosi o scienziati che potrebbero fare di più per il bene dell’umanità. Queste statistiche aiutano a capire lo stato della conoscenza nel mondo musulmano: 
Ci sono 57 stati membri nella OIC, l’organizzazione delle conferenze islamiche, e in tutto hanno 500 università. C’è una università per tre milioni di musulmani. Gli USA hanno 5758 università, l’India ne ha 8407. Nella classifica mondiale delle università del 2004 non c’era nemmeno una università musulmana tra le prime 500. Ciò dimostra che il mondo musulmano non ha cultura. Negli ultimi 105 anni ci sono stati solo tre premi Nobel tra un miiardo e mezzo di musulmani (escludendo il Nobel per la pace), mentre nel frattempo 14 milioni di ebrei hanno avuto 180 premi Nobel.

FP: Cosa c’è dietro all’insegnamento musulmano che li obbliga a pregare tutto il tempo? Se non è stato Dio ad ordinarlo, allora è un ordine dato dall’uomo. Come mai un ordine simile?


Aghar: Prima dell’arrivo dell’Islam i pagani della penisola araba pregavano tre volte al giorno, all’alba, al tramonto e a mezzogiorno, inchinandosi verso la Mecca. Maometto ha mantenuto il rituale pagano, e a volte si è fatto scappare l’ordine di pregare due, tre o quattro volte al giorno. Dato che i suoi seguaci conoscevano bene le norme per la preghiera, Maometto non le ha menzionate nel Corano. I sunniti dicono che si debba pregare cinque volte al giorno, tutti gli altri si limitano a tre volte. (Dr. Rafiq Zakaria; Muhammad and the Quran, p. 74).

Maometto ha mantenuto la pratica pagana delle preghiere giornaliere per un motivo: dato che era ancora militarmente ed economicamente debole, doveva rendere chiaro ai pagani della Mecca che la sua religione non era molto differente dalla loro e che avrebbero dovuto accettarla senza resistenza. La sua politica è andata avanti anche alla Medina, dove gli ebrei gli si opponevano. Per cercare di portarli dalla sua parte, Maometto ordinò di cambiare la direzione della preghiera verso Gerusalemme, ma gli ebrei si rifiutarono di seguirlo comunque. 
La preghiera musulmana acquista una nuova importanza con la conquista musulmana delle terre fuori dalla penisola araba. I musulmani, poveri e miserabili, si trovarono spiazzati di fronte alle ricchezze dei paesi che avevano conquistato solo pochi anni dopo la morte di Maometto e alla bellezza delle loro donne.
Al-Baladhuri, il più sensato tra gli storici delle conquiste musulmane, scriveva che Abu Bakr reclutava i volontari per la campagna siriana invitandoli alla guerra santa in cui avrebbero goduto del bottino e delle donne prese ai popoli sottomessi. Rustam, il generale persiano che difendeva il suo paese dall’invasione disse al diplomatico musulmano che: “capisco che siete costretti dalla vostra povertà a fare quello che fate.” Un verso della Hamasah di abu-Tammam dice che:

Voi non avete lasciato la vita nomade per il Paradiso; 

Ma per la vostra fame di pane e datteri. 

(Citato dalla Storia degli Arabi di Phillip K. Hitti, p. 144).
Le conquiste andavano avanti e il desiderio di donne e di ricchezze era sempre più forte. I comandanti musulmani temevano di perdere il controllo dei loro soldati, se non ne avessero calmato le passioni. Come soluzione al problema, alzarono il numero di preghiere gioraliere a cinque, includendo anche movimenti, gesti e recitazioni di frasi del Corano in modo da tenere i soldati impegnati e impedirgli di pensare alla ribellione. 
Questo indottrinamento è simile a quello usato dai dittatori moderni sui loro militari. I comandanti musulmani riuscirono nel loro intento al punto da rendere le cinque preghiere una parte integrante della vita di tutti i musulmani. I musulmani sprecano un’enorme quantità di tempo in preghiera, trascurando i loro doveri pur di ottenere la benevolenza di Allah, danneggiando la loro stessa economia e il loro benessere. Prima i musulmani capiranno ciò, meglio sarà per loro e per il resto del mondo. 

FP: Buona parte del mondo islamico è in preda alla povertà. Secondo lei è colpa della dottrina islamica?

Aghar: Certo. Per i musulmani la povertà è una virtù, una cosa datagli da Allah. Molti altri popoli hanno fatto di tutto per liberarsi dalla povertà, mentre i musulmani hanno seguito le loro convinzioni religiose e hanno inflitto la povertà su loro stessi. Molte nazioni musulmane hanno dato la loro autostima, la loro indipendenza politica e la loro sovranità in cambio dell’approvazione dei paesi che li mantenevano con la loro carità. 

I musulmani non amano prendersi la responsabilità per i loro fallimenti e per le loro follie. Loro preferiscono dare la colpa ai non musulmani ricchi per tutti i mali che soffrono oggi, dicendo che sono stati causati dai tradimenti dei cristiani. Il Corano alimenta l’astio verso i cristiani, affermando che Allah gli ha dato la ricchezza non per dargli la prosperità sulla Terra, ma per punirli nella loro vita successiva. (Corano; 10:69 & 70). 
I musulmani non si limitano ad odiare i non musulmani che sono ricchi: aspettano in silenzio il momento in cui potranno spazzarli via dalla faccia della Terra, insieme a tutte le altre religioni. 

FP: Su cosa si basa ciò? Sulla guerra che l’Islam ordina di condurre contro gli infedeli?

Aghar: Si. Per quello che sappiamo l’Islam ha diviso il mondo in due parti: il Dar al Islam e il Dar al Harb, il mondo musulmano e il mondo non musulmano. Dato che i musulmani sono i soldati di Allah, devono seguire il suo piano di battaglia enunciato nel Corano. I musulmani hanno il compito di prendersi le terre dei non musulmani, e di costringerli ad accettare l’Islam o a morire (Corano; 9:29). 

Gli insegnamenti del Corano portano i musulmani ad attaccare automaticamente i cristiani, dato che hanno la proibizione a prendere loro (e gli ebrei) come amici e l’ordine di considerare cristiani ed ebrei come nemici della Ummah (comunità) islamica e dell’Islam. 
Oltre che gli ebrei e i cristiani, i musulmani odiano anche i pagani (Mushrikun) con tutto il loro cuore, dato che il Corano li considera impuri (Corano; 9:28) e indegni di vivere sulla Terra. I musulmani hanno l’ordine di ucciderli ogni volta che possono (Corano; 9:5). Queste istruzioni sono estremamente pericolose e rendono impossibile ai non musulmani il convivere con i musulmani. 
Questa verità sull’Islam deve essere diffusa tra le comunità non musulmane di tutto il mondo, in modo da prepararle al pericolo mortale dell’Islam, in particolare se i musulmani divenissero la religione dominante. Leggere e capire il Corano è importante per tutti, non solo per gli infedeli di oggi, ma anche per proteggere i loro discendenti dalla furia omicida dei musulmani del futuro. 

FP: Lei crede che l’Occidente potrà confrontarsi con l’aggressione dei musulmani? 

Asghar: Mi dispiace dire che l’Occidente non ha capito nulla del Corano, della storia dell’Islam e dei musulmani. Questo sono esempi di come si comportano i musulmani verso ebrei, cristiani, buddisti e tutti gli altri infedeli:

Mohammed è andato a Medina come fuggitivo dalla Mecca e nel giro di dieci anni ne è diventato il capo dopo avere ucciso o cacciato tutti gli ebrei della città e dopo averne convertito i pagani. Con le sue azioni, Maometto insegna ai suoi seguaci che essere in tanti è necessario per stabilire il comando. Se avesse conosciuto l’esistenza delle armi da fuoco, avrebbe ordinato ai suoi seguaci di comprarne, accumularle e di usarle per conquistare il mondo. 
L’ Abissinia, un paese cristiano, è stata la prima nazione ad ospitare i musulmani fuggitivi dalla Mecca. Quando i musulmani sono diventati abbastanza forti e numerosi, si sono dimenticati dei favori concessi e ne hanno massacrato e convertito a forza gli abitanti. Se è per questo, hanno anche conquistato quasi un terzo del mondo e hanno tentato di invadere l’Europa, se non fossero stati fermati a Vienna nel 1683. 
Allah ha promesso il dominio della Terra ai musulmani, e li ha aiutati a diffondere l’Islam it (Corano; 24:55,57). Per raggiungere questi obiettivi, Allah gli ha ordinato di sfidare in battaglia quelli che rifiutano di convertirsi pacificamente, di colpirli fino a sottometterli, di prenderli prigionieri per poi liberarli sotto riscatto dopo la fine delle ostilità (Corano; 47:4). 
Invece di imparare la lezione dalla storia dei musulmani, molti leader e molta gente comune in Occidente crede che l’Islam sia una religione di pace e che i suoi seguaci siano buoni come sembrano. Molti di loro non hanno capito niente, nemmeno dopo le morti e le distruzioni inflitte dai musulmani a New York o a Washington, e nemmeno dopo aver visto che un resista ha perso la sua vita per mano di un fanatico islamico solo per aver diretto un film contro l’Islam. Molti occidentali hanno lodato la “tolleranza” dei musulmani dopo aver saputo che un editore americano è stato costretto a non pubblicare un libro sulla moglie del Profeta Maometto a causa delle minacce di morte che ha ricevuto dagli islamici. 
Molti occidentali hanno ignorato il presidente iraniano quando ha ordinato la distruzione completa di Israele, dicendo che era solo un pazzo. In realtà non è stata la sua pazzia che gli ha fatto dire quelle cose, ma il suo antisemitismo e i dettami della religione che segue.
Come dovrebbero fare i musulmani a distruggere Israele e conquistare il pianeta, se non ne hanno i mezzi? La risposta è questa:
Durante suo discorso ai delegati musulmani del OIC, tenutosi in Malesia nel 2003, il dottor Mahthir, ex primo ministro malese, ha espresso chiaramente il desiderio dei musulmani di acquisire armi sempre più mortali:
…non si può fare altrimenti. Pochi milioni di ebrei non possono sconfiggere un miliardo e mezzo di musulmani. Ci deve essere un modo per vincere, e possiamo trovarlo solo se ci fermiamo per considerare le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri piani e le nostre strategie per il contrattacco. Come musulmani, dobbiamo affidarci alla guida della Sunnah, del Corano e del Profeta. Di certo i ventitré anni di tribolazioni del Profeta ci possono insegnare come fare. Dobbiamo costruire le nostre forze in tutti i campi, non solo dal punto di vista militare. I nostri paesi devono essere stabili e ben amministrati, economicamente forti, con un’industria competente e una tecnologia avanzata. Ci vorrà tempo, ma si potrà fare, e sarà tempo ben speso. La nostra religione ci insegna ad essere pazienti, perchè la pazienza è una virtù. Innallahamaasabirin.” 
Mentre si preparano ad attaccare gli ebrei, i musulmani stanno prendendo piede nei paesi ricchi dell’occidente, con due obiettivi in mente. Il primo è quello di guadagnare fondi, il secondo è seminare l’Islam tra la gente dei paesi che li ospitano. Oltre a convertire i malcontenti e i criminali verso la loro fede, cercano di aumentare il loro numero facendo più figli possibile. Se non hanno donne a disposizione, cercheranno di intrappolare donne europee, convertirle a forza e costringere i figli a seguire l’Islam.
Quando i musulmani saranno diventati abbastanza da avere peso politico, cercheranno di avere l’autonomia o l’indipendenza per le regioni in cui hanno la maggioranza. Ciò è già avvenuto in India, e sta avvenendo in Cina, nelle Filippine e in Thailandia.
Questo è quello che succederà in Occidente, se gli occidentali continueranno con la loro “political correctness” e la loro apatia verso l’ostilità dell’Islam. Il filosofo e storico americano Will Durant (1885-1981) ha descritto questo processo in parole sue: 
la conquista islamica dell’India è probabilmente la più sanguinaria di tutta la storia. E’ una storia triste, in cui una civiltà preziosa, con un complesso di ordine, libertà, cultura e pace può essere distrutta da un momento all’altro da barbari invasori o infiltrati all’interno

FP: Lei può dare un consiglio all’occidente?


Aghar: Sapendo che Will Durant aveva ragione, suggerirei che l’Occidente debba compiere queste azioni per proteggere la sua indipendenza e lo stile di vita dei suoi popoli dalla minaccia musulmana:


Bisogna fermare l’invasione di musulmani, e ammettere solo quelli che sono disposti ad adattarsi allo stile di vita secolare. 
Bisogna proibire la costruzione di altre moschee e di seminari religiosi, dato che queste istituzioni diffondono i fondamentalismi ed indottrinano i giovani all’odio verso tutti quelli con una fede diversa dall’Islam. 
L’Occidente deve imparare a sorvegliare le moschee e a controllare il contenuto dei sermoni del venerdì, oltre che il contenuto degli insegnamenti che vengono impartiti ai bambini musulmani. Ogni imam o insegnante religioso che insegni odio razziale o religioso ai suoi studenti dovrà essere punito severamente. 
Oltre a combattere il terrorismo in paesi come Iraq, Pakistan e Arabia Saudita, l’Occidente dovrà impedire ai governi di quei paesi di indottrinare i bambini all’odio religioso, fino al punto da usare la forza economica e militare contro i governi che si rifiuteranno di farlo. 
L’Occidente non ha altra scelta se non quella di combattere contro i paesi musulmani e di contenere la minaccia musulmana contro di sé e contro i propri alleati. Se non lo farà, ci sarà una catastrofe per il mondo intero, una guerra che non si potrà vincere senza perdite umane e materiali enormi. 

FP: L’Occidente può fare queste cose, e restare comunque un posto dove ci sono libertà religiosa e libertà personale?

Aghar: Se si vuole proteggere i cittadini dal terrorismo islamico e dalla minaccia dell’invasione, l’Occidente deve solo seguire le sue stesse leggi e fare qualche cambiamento al suo processo cognitivo. Per esempio:


Ogni paese ha delle regole per l’ingresso. L’Occidente può regolare il flusso di musulmani facendo più attenzione a chi riceve i VISA d’ingresso. 
Ci sono già abbastanza moschee e scuole religiose per i bisogni della popolazione musulmana. Dato che molti Imam e insegnanti religiosi musulmani le usano come copertura per diffondere il fondamentalismo, l’Occidente ha il diritto di rifiutarsi di costruire altri edifici religiosi e di monitorare elettronicamente quelli che già esistono. Spiare elettronicamente gli Imam e gli insegnanti non è una violazione dei diritti umani dei musulmani, anzi è un’azione necessaria per proteggere i bambini islamici dall’influenza del fondamentalismo e dell’odio razziale. 
Inoltre, l’Islam stesso permette lo spionaggio verso le persone pericolose, e Allah ha spiato personalmente i nemici di Maometto per proteggerlo dai complotti. Il Corano dice che :

108. Cercano di nascondersi agli uomini, ma non si nascondono ad Allah. Egli è al loro fianco, quando di notte pronunciano parole che Lui non gradisce. Allah abbraccia [nella Sua scienza tutto] quello che fanno.


Questo dovrebbe mettere a tacere quei musulmani che si oppongono alle azioni dei governi occidentali contro gli Imam e gli insegnanti, dato che se Allah poteva spiare contro i nemici di Maometto per proteggerlo, allora la polizia occidentale può fare la stessa cosa per i cittadini.
Inoltre, le libertà personali e religiose valgono per quelli che le seguono e le rispettano. Non si può usare la scusa della libertà religiosa o personale per evitare che un criminale venga arrestato, dato che la sua libertà è pericolosa per la società in cui vive. Se si parla di terrorismo religioso o di incitazioni a uccidere gli aderenti di una religione, allora il concetto di libertà religiosa non si applica. L’Occidente deve fare tutto ciò che è necessario per proteggersi e per proteggere i cittadini da coloro che vorrebbero distruggerli perchè glielo ordina la loro religione. 

FP: Mohammad Asghar, grazie per l’intervista.


Asghar: Grazie a voi.


Fonti:
http://www.islam-watch.org/MAsghar/Leaving-Islam.htm

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.44 Le pretese dei musulmani in Europa


2.44 Le pretese dei musulmani in Europa

2001 Se solo l’Occidente la smettesse di criticare l’Islam, i musulmani non si sentirebbero discriminati e non ci sarebbero altri attacchi terroristici.
2030 Se solo l’UK, la Grecia, la Svizzera e i paesi scandinavi togliessero la croce dalle loro bandiere, i musulmani non si sentirebbero discriminati e non ci sarebbero altri attacchi terroristici.
Vi sembra possibile? Lo è!
Questo articolo è un riassunto delle pretese poste come “suggerimenti” da parte dei cosiddetti musulmani “moderati” per evitare le discriminazioni e i comportamenti razzisti che, a sentire loro, sono la causa del terrorismo islamico:
Cimiteri e luoghi di sepoltura organizzati secondo le norme islamiche
Da molti anni i musulmani hanno preteso che ci fossero luoghi di sepoltura riservati solo a loro, oltre che il rispetto delle norme della Sharia. Tali norme sono:
– Il corpo deve essere sepolto entro 24 ore.
– Non si devono usare bare, il corpo deve essere avvolto in un sudario.
– La cremazione è proibita.
– Il corpo deve essere posizionato con la testa rivolta verso la Mecca.
Nel 2008, data una carenza di spazi di sepoltura riservati a looro, i musulmani hanno chiesto di fare esumare i corpi sepolti nel cimitero di Tower Hamlets e di rilocarli altrove, per trasformare Tower Hamlet in un “centro di sepoltura multiculturale”, ossia riservato solo ai musulmani.
Perchè la riesumazione e il trasferimento? Perchè i musulmani si rifiutano di farsi seppellire insieme ai cristiani e agli altri infedeli. Alcuni dei sepolti in quel cimitero hanno parenti ancora in vita. Il cimitero contiene anche le vittime del disastro ferroviario di Bethnal Green.
Sharia e piscine pubbliche[1]
Ciò include piscine separate per le donne, con bagnini donna e obbligo di hijab[1], con un apparato di sicurezza per impedire l’ingresso agli uomini. In molti casi ciò include oscurare le finestre della piscina quando ci sono donne.
Risultati:
Ci sono centinaia di piscine organizzate così in tutta Europa.
Sharia e assicurazione sull’automobile[2]
(assicurazioni Halal – dette “takaful”)
Risultati:
A poco a poco, stanno apparendo in molte città europee.
Sharia e cibo[3]
(cibo Halal)
La carne Halal si trova sul mercato europeo da decenni. Alcuni McDonald’s hanno inizato a servire pollo halal, e molti ipermercati offrono cibo halal, cioccolato halal, formaggio halal e caramelle halal.[1] Finora, ciò è stato rivolto solo ai musulmani tramite le loro pubblicazioni e i manifesti. Bradley Brandon-Cross, direttore della Tesco (una catena di supermercati inglesi) ha dichiarato che “è responsabilità delle istituzioni inglesi prendere atto di questi cambiamenti e dare il benvenuto alla diversità.” Molte prigioni, molte compagnie aeree e molti ospedali hanno iniziato a
offrire cibo Halal.
Carte di credito approvate dalla Sharia[4]
La Cordoba MasterCard Oro non chiede e non offre interessi, nel rispetto della Sharia. La compagnia dona il dieci per cento dei suoi profitti a varie “associazioni caritatevoli” in UK e altrove. Inoltre, la Mastercard ha un comitato etico che ospita vari mullah.
Banche approvate dalla Sharia [5]
La popolazione musulmana in UK è intorno ai due milioni. Le banche approvate dalla Sharia hanno più di trenta mila correntisti. Ci sono decine di banche approvate dalla Sharia in Europa.
Ipoteche approvate dalla Sharia [6]
Secondo la Sharia, la legge islamica, pagare o ricevere interessi (riba) è un peccato. L’interesse è considerato un pagamento non collegato al valore dei beni o servizi che vengono trattati, e ciò è considerato peccaminoso.
Tribunali islamici in Europa[7]
Esistono già i tribunali islamici che risolvono le dispute secondo la Sharia.
 Abbiamo un esempio per illustrarne il funzionamento:
A Woolwich, in UK, c’è stato un accoltellamento tra giovani della comunità somala. L’assistente sociale Aydarus Yusuf, ha organizzato il processo, e i genitori dei giovani coinvolti hanno detto agli agenti di polizia che avrebbero risolto tutto per via extragiudiziaria. Il processo si è concluso con gli anziani della comunità che hanno ordinato agli assalitori di compensare la vittima.
Mr. Ysuf ha dichiarato che “Tutti i loro genitori e zii erano al processo. Hanno fatto una colletta per compensare l’assalito e hanno chiesto scusa per l’avvenuto.”
Il Concilio Islamico di Leyton che dichiara di avere discusso più di settemila divorzi e discusso centinaia di dispute finanziarie. Leyton non è l’unico tribunale islamico di Londra, e ce ne sono altri in molti altri luoghi con alta percentuale di musulmani, come Dewsbury, Birmingham e Rotherham. Molti di tali tribunali si occupano di divorzi e dispute finanziarie, anche se i loro giudizi non sono riconosciuti dalla legge inglese. Suhaib Hasan, portavoce del tribunale islamico di Leyton, dichiara che il tribunale è stato formato nel 1982, e che da allora ha discusso più di  duecento casi all’anno, come eredità, divorzi e matrimoni. Secondo Suhaib: “Fin dall’inizio, la gente ha chiesto i nostri servizi. Abbiamo sempre più assistiti. Ogni mese discutiamo più di venti casi”
Oltre a dare consigli in caso di dispute legali, il loro sito offre consigli riguardo alle pratiche islamiche, ad esempio l’obbligo di portare la barba e di velare le donne in pubblico.
Nota del traduttore: Per ora (2017), i tribunali islamici funzionano secondo il regime dell’arbitrato. In pratica, tutte le persone coinvolte devono dare l’assenso altrimenti il caso passa al tribunale civile. Ovviamente non mancano i casi in cui i membri della comunità islamica vengono costretti o intimiditi per assicurarsi che ricorrerano al tribunale religioso.
Fonti:
1. http://www.thechronicleherald.ca/Front/1073661.html
http://misskelly.typepad.com/photos/uncategorized/muslim_swimsuit.jpg
2. http://www.dailymail.co.uk/news/article-1045959/Sharia-car-insurance-For-time-Muslims-buy-policies-line-Islamic-law.html
3. http://www.dailymail.co.uk/news/article-1045959/Sharia-car-insurance-For-time-Muslims-buy-policies-line-Islamic-law.html
4. http://www.asianimage.co.uk/display.var.2422427.0.shariacompliant_card_launched.php
5. http://www.asianimage.co.uk/display.var.2422427.0.shariacompliant_card_launched.php
6. http://www.mortgagesorter.co.uk/islamic_mortgages.html
7. http://www.dailymail.co.uk/news/article-513020/The-British-sharia-crime-court-cafe-knifemen-walk-free.html

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.43 Il processo di islamizzazione dall’1% al 100%


2.43 Il processo di islamizzazione dall’1% al 100%

Il processo di islamizzazione in un paese consiste di piccole concessioni e di richieste da parte dei musulmani. Tali pretese iniziano quando la popolazione musulmana è all’uno per cento e continuano fino al 100%. Gli esempi storici di tale processo sono paesi come il Libano, il Kosovo, l’Egitto e altri. Quando i sinistrorsi politically correct cedono alle richieste dei “diritti religiosi” per la minoranza musulmana, fanno anche degli accordi sottobanco. Le fonti vengono dal CIA World Fact Book del 2007
Fino al’1-5%
Fino a che la minoranza musulmana rimane intorno all’uno per cento essa si comporterà come una minoranza pacifica e inoffensiva. Ci saranno alcuni che la raffigureranno nei film o nei giornali come una minoranza etnica particolare e interessante.Tra il 2% e il 3%
I musulmani iniziano a fare proseliti tra le altre minoranze etniche, i gruppi di malcontenti nelle prigioni e tra le bande di delinquenti.

Intorno al 5-10%

Dal 5% i musulmani hanno un’influenza sproporzionata rispetto al loro numero effettivo. Una delle loro prime pretese è l’introduzione di cibo halal sul mercato. Ciò li rifornisce di cibo preparato secondo la legge islamica, e assicura che ci siano posti di lavoro nell’industria alimentare che saranno occupati solo da musulmani. Quando avranno cibo halal a disposizione, i musulmani minacceranno i negozi e i supermercati che non vendono tali prodotti. Questo è solo il primo passo sulla strada che porta alla Shariah. I musulmani non vogliono convertire il mondo, a loro basta che le nazioni adottino la legge islamica.
Intorno al 10-20%
Quando i musulmani raggiungono il dieci per cento della popolazione, iniziano a comportarsi in maniera violenta come forma di protesta (vedi le rivolte di Parigi). Ogni azione che offenda i musulmani verrà punita con rivolte e minacce di morte (Vedi le vignette su Maometto ad Amsterdam o Charlie Hebdo).
Guyana — 10%
India — 13.4%
Israele — 16%
Kenya — 10%
Russia — 10-15%
Intorno al 20%
ci si possono aspettare rivolte col minimo pretesto, formazioni di milizie jihadiste, omicidi, incendi di chiese e sinagoghe:
Etiopia — 32.8%
Intorno al 40-60% avverranno massacri, attacchi terroristici continui e guerre tra milizie armate:
Bosnia — 40%
Chad — 53.1%
Libano — 59.7%
Intorno al 60-80% avverranno persecuzioni aperte dei non musulmani, atti di pulizia etnica (genocidi), imposizione violenta della Shariah e della Jizya, la tassa sugli infedeli:
Albania — 70%
Malesia — 60.4%
Qatar — 77.5%
Sudan — 70%
Intorno al 80-100% avvengono atti di pulizia etnica e genocidi ordinati dallo Stato:
Bangladesh — 83%
Egitto — 90%
Gaza — 98.7%
Indonesia — 86.1%
Iran — 98%
Iraq — 97%
Giordania –92%
Marocco — 98.7%
Pakistan — 97%
Palestina — 99%
Siria — 90%
Tajikistan — 90%
Turchia– 99.8%
Emirati Arabi Uniti UAE — 96%
100% porterà alla pace del ‘Dar-es-Salaam’ – la Casa Islamica della Pace – dove si suppone che ci sia la pace dato che ormai sono tutti musulmani. Tutti i non musulmani sono stati uccisi, deportati, costretti alla fuga o convertiti.
Afghanistan — 100%
Arabia Saudita– 100%
Somalia — 100%
Yemen — 99.9%
Ovviamente, è una menzogna. I musulmani hanno una tale sete di sangue da ammazzarsi a vicenda per i motivi più futili, ad esempio l’arabizzazione[1].
Prima di compiere nove anni avevo imparato i canoni base della vita araba. Ero io contro mio fratello, mio fratello e me contro mio padre, la mia famiglia contro i cugini e il clan, il clan contro la tribù, la tribù contro il mondo e tutti contro gli infedeli”
– Leon Uris, ‘The Haj’E’ bene ricordare che in molti paesi, la Francia ad esempio, la minoranza musulmana si concentra in ghetti basati sull’origine etnica. I musulmani rifiutano di integrarsi con la comunità, ed esercitano un potere assai più grande di quanto ci si aspetterebbe dal loro numero.

 Fonti:
http://frontpagemagazine.com/Articles/Read.aspx?GUID=4DE15EF9-A76C-4DD4-81E2-75683AEED74D
By
Dr. Peter Hammond
1.
http://en.wikipedia.org/wiki/Arabization
La definizione di una zona sotto il controllo islamico
I
sinistrorsi vi diranno che non esistono le zone sotto controllo islamico se non in Waziristan. Ovviamente sono palle, dato che ne esistono a migliaia in tutta Europa, anche nelle capitali. Ad esempio, ne esistono più di 800 in Francia e almeno 30 in Norvegia. Il loro numero cresce col crescere del numero e dell’influenza musulmana in un’area.
Definizione.
Una zona sotto il controllo islamico è:
      1. Un posto dove i non musulmani, specialmente i giovani o i vulnerabili, non possono andare senza rischio di essere assaliti, rapinati, molestati o picchiati da bande di musulmani o da singoli musulmani.
      1. Un posto dove i non musulmani non possono esprimere la loro individualità (specialmente se religiosa, sessuale o culturale) senza il rischio di essere assaliti, rapinati, molestati o picchiati da bande di musulmani o da singoli musulmani.
      1. Un posto dove una donna vestita all’occidentale non possa andare senza il rischio di essere assalita, rapinata, molestata o picchiata da bande di musulmani o da singoli musulmani.
L’islamizzazione inizia dal momento in cui la prima famiglia musulmana si trasferisce in un posto. Nel momento in cui la prima famiglia arriva, le famiglie circostanti si pongono in uno stato di servilismo. Alcuni lo fanno per semplice cortesia o per adesione agli ideali di sinistra, mostrando considerazione speciale verso i musulmani (che nessuno vuole rischiare di offendere). Quello che comincia come cortesia e considerazione si evolve in uno stato di pressione in cui i musulmani avanzano sempre più pretese. Varie centinaia di esempi storici dimostrano come il processo inizi con la semplice richiesta di avere cibo halal e finisce con il genocidio. Non si può ragionare con l’Islam. L’Islam distrugge tutto quello che ha attorno a meno che non sia fermato in maniera decisiva. Il processo di islamizzazione continua ad usare lo stesso percorso che è stato seguito per anni in tantissimi luoghi. Se la prima famiglia di musulmani fosse stata deportata, cacciata via o sterminata allora ci saremmo risparmiati il processo di islamizzazione e la creazione delle zone sotto controllo islamico. L’Islam pretende che tutti gli infedeli si comportino come dei Dhimmi, almeno fino a che non saranno costretti ad andarsene, a convertirsi o a scappare. Ciò non è una fantasia, è quello che è successo alle minoranze cristiane, ebraiche, indù e buddiste in Iraq, Iran, Turchia, Egitto, Bangladesh, Indonesia e in tutti i paesi sotto maggioranza islamica. La morale della storia è semplice: non si può ragionare con l’Islam, lo si può solo combattere.

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)


2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)

Questo rapporto include i crimini commessi contro le popolazioni native europee tra il 1960 e il 2010. Inoltre, sono incluse le proiezioni statistiche relative all’anno 2020. Sono inclusi omicidi premeditati e non, violenze carnali, rapine, pestaggi, vandalismi e altro.
Anno
Musulmani
in Europa
[1]
[2]
[3]
[4]
1960-65
>100.000
5000
1000
500
50
1965-70
>400.000
20000
5000
2000
200
1970-75
>800.000
40000
10000
4000
400
1975-80
>2
milioni
100000
25000
10000
1000
1980-85
>4
milioni
200000
50000
20000
2000
1985-90
>8
milioni
400000
100000
40000
4000
1991
9 milioni
90000
22500
9000
900
1992
10
milioni
100000
25000
10000
1000
1993
11
milioni
110000
27500
11000
1100
1994
12
milioni
120000
30000
12000
1200
1995
13
milioni
130000
32500
13000
1300
1996
14
milioni
140000
35000
14000
1400
1997
15
milioni
150000
37500
15000
1500
1998
16
milioni
160000
40000
16000
1600
1999
17
milioni
170000
42500
17000
1700
2000
18
milioni
180000
45000
18000
1800
2001
19
milioni
190000
47500
19000
1900
2002
20
milioni
200000
50000
20000
2000
2003
21
milioni
210000
52500
21000
2100
2004
22
milioni
220000
55000
22000
2200
2005
23
milioni
230000
57500
23000
2300
2006
24
milioni
240000
60000
24000
2400
2007
25
milioni
250000
62500
25000
2500
2008
26
milioni
260000
65000
26000
2600
2009
27,5
milioni
275000
68750
27500
2750
2010
29
milioni
290000
72500
29000
2900
2011
30,5
milioni
305000
76250
30500
3050
2012
32
milioni
320000
80000
32000
3200
2013
33,5
milioni
335000
83750
33500
3350
2014
35
milioni
350000
87500
35000
3500
2015
37
milioni
370000
92500
37000
3700
2016
39
milioni
390000
97500
39000
3900
2017
41
milioni
410000
102500
41000
4100
2018
43
milioni
430000
107500
43000
4300
2019
45
milioni
450000
112500
45000
4500
2020
47
milioni
470000
117500
47000
4700
Numero
totale di crimini
8,31
milioni
2,07
milioni
831
000
83 100
Questi numeri sono stati calcolati secondo i dati provenienti da Norvegia, Francia, Svezia e Gran Bretagna e potrebbero non essere perfettamente accurati. In generale, si tratta di una stima approssimativa per farsi un’idea del fenomeno. I numeri potrebbero sembrare assurdi e difficili da accettare, ma si tratta di stime al ribasso. Il totale è quasi certamente molto più alto.
1. Crimini violenti. Si includono atti di abusi fisici e mentali (pestaggi, minacce, violenze varie), tortura, riduzione in schiavitù. Molti europei sono stati vittime di vari crimini da varie fonti. La media annuale è di 1000 crimini per 100.000 musulmani.
2. Violenze carnali. Stupri e violenze sessuali in generale. La media annuale è di 200 crimini per 100.000 musulmani.
3. Vandalismi, inclusi gli incendi di auto private, un problema serio in molte capitali europee. Il vandalismo è uno dei metodi preferiti dai musulmani per indebolire le società europee. La media annuale è di 100 crimini per 100.000 musulmani.
4. Omicidi premeditati e non. La media annuale è di 10 crimini per 100.000 musulmani.
Dove vivono i musulmani c’è islamizzazione
La nostra società ormai vive blindata tra misure di sicurezza antiterroristiche, necessarie solo per difenderla dai criminali e terroristi islamici portati in Europa dall’immigrazione. Questa è la prova del fatto che accogliere tutti questi musulmani ci ha fatto perdere la nostra libertà per colpa delle minacce dell’Islam. Nessuno vuole parlare del fatto più evidente, ossia che viviamo in una società blindata per colpa dei musulmani. Se non li avessimo accolti, tutte queste misure di sicurezza non sarebbero necessarie. Se se ne andassero, non ci sarebbe più bisogno di tutte queste misure di sicurezza.
I musulmani vedono l’Europa come “dar-al-Harb” (la casa della guerra), come gli viene insegnato nel Corano. Per loro, saccheggiare le risorse degli europei è un diritto sancito dal loro stesso libro sacro. Per loro un infedele/kaffir è un cittadino di seconda classe, meno di un musulmano devoto. I musulmani vedono l’atto di stuprare, rapinare e uccidere gli europei come un ordine dato direttamente da Allah.
I musulmani devono essere considerati alla stregua di bestie selvagge. Non bisogna dare la colpa a una bestia selvaggia per il modo in cui si comporta: è la sua natura. I colpevoli sono i traditori multiculturalisti che hanno portato queste bestie in Europa e continuano a proteggerle. Questo è un genocidio, un crimine commesso dalle nostre stesse elites, per cui pagheranno con la vita. Non si meritano nessuna pietà per quello che hanno fatto e che vogliono continuare a fare.

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

Secondo i Salafiti, i non musulmani sono meno che esseri umani. Dicendo questo, giustificano i comportamenti dei giovani criminali che attaccano gli infedeli, senza mai toccare altri musulmani. Secondo loro, lo spaccio di droga è perfettamente accettabile se si vende droga solo agli infedeli. Un giorno, uno dei nostri uffici è stato svaligiato e tutti i computer sono stati rubati, a parte quelli dei due musulmani dell’ufficio. I colpevoli erano due membri della YfI, che non rubano a fratelli e sorelle musulmani.
Molte vittime di furti, rapine, pestaggi e altre forme di violenza possono testimoniare che la violenza non viene mai rivolta verso altri musulmani. I delinquenti giustificano il loro comportamento verso le donne che non indossano il velo con gli insegnamenti Salafiti che definiscono queste donne come “puttane”. L’ho scritto più di una volta, l’ho riferito alle autorità, ma senza successo.
Ovviamente Mr. Ramadan non approva il comportamento di questi delinquenti, e i dirigenti della YfI dicono la stessa cosa. Secondo me, mentono entrambi. In pubblico, quando parlano con gli occidentali, con i media e con le autorità criticano i criminali, ma continuano a diffondere le idee usate da quegli stessi criminali per giustificare le loro azioni.
Fonti:
 http://www.brusselsjournal.com/node/1970

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa

2.36 La rete di Mujahideen afgano-bosniaci in Europa
Autore: Evan F. Kohlmann
Introduzione
In seguito agli attacchi terroristici a Londra e a Madrid, la classedirigente europea ha finalmente notato l’esistenza di una minaccia terroristica che covava indisturbata da decenni. Le democrazie europee, che si erano sempre ritenute al riparo dagli attacchi del terrorismo internazionale, hanno scoperto di essere minacciate da un numero sempre crescente di giovani maomettani, induriti dalle scene dei massacri in Medio Oriente, dalla mancanza di opportunità in Europa e dal comportamento poco accogliente di molti europei. Questi giovani sono diventati le reclute ideali per l’arruolamento nei nuovi “mujahideen europei”.  Per capire i mujiahideen europei bisogna prima capire la loro origine. Al contrario di come si possa pensare, i movimenti estremisti degli anni novanta non sono nati grazie a Osama Bin Laden e alle guerre in Sudan e in Afghanistan ma grazie a un’altra guerra molto più vicina all’Europa. Buona parte delle cause della radicalizzazione dei giovani maomettani europei viene dai campi di battaglia della Bosnia-Herzegovina, dove l’élite dei mujahideen arabi formatasi in Afghanistan ha messo a punto le proprie competenze belliche e ha formato una nuova generazione di rivoluzionari maomettani. Quando ho intervistato il reclutatore di Al-Qaida Abu Hamza al-Masri, nella Londra del 2002, lui ha provato a spiegarmi la mentalità dei primi volontari arrivati in Bosnia ne 1992, quando è iniziata la guerra: “Erano persone dedite alla religione. Erano andati in Afghanistan per difendere i loro fratelli e le loro sorelle. Invece,
l’Afghanistan di oggi è tutto una rovina, con musulmani che si combattono a vicenda.”
Dopo il crollo della Jihad afghana quei giovani “Volevano una lotta contro un nemico chiaro ed evidente, una situazione in cui potessero difendere musulmani attaccati, uccisi e violentati da non musulmani” [1], continua Hamza.
I reclutatori jihadisti hanno pubblicizzato la guerra in Bosnia tra i giovani europei, offrendola come una fuga da un’esistenza vuota e noiosa. Eppure, alcuni di quelli che hanno risposto alla chiamata facevano parte della migliore gioventù europea. “Abu Ibrahim”, uno studente di medicina londinese di 21 anni ha rilasciato un’intervista da un campo di addestramento bosniaco:
La gente pensa che qui non si faccia altro che farsi sparare addosso e cannoneggiare dall’artiglieria. La gente non sa che abbiamo gelati, kebap e dolci. Possiamo chiamare tutto il mondo via telefono e fax. Non sanno che questa per noi è una vacanza bellissima in cui incontriamo le persone migliori che abbiamo mai conosciuto in vita nostra. Abbiamo conosciuto persone da tutto il mondo, gente proveniente da Brasile, Giappone, Cina, Medio Oriente, America, Canada, Australia, da tutto il mondo.”[2]
A parte il valore di propaganda, la Bosnia ha una posizione unica tra Europa occidentale e Medio Oriente che la rende una testa di ponte ideale per l’espansione dei movimenti estremisti maomettani verso UK, Italia, Francia, Scandinavia. In Bosnia i combattenti veterani provenienti dall’Afghanistan possono entrare in contatto con reclute inesperte ma volenterose provenienti da tutta Europa e pianificare il futuro della Jihad. I gruppi come Al-Gama’at, al-Islamiyya e Al-Qaida non avevano mai avuto la possibilità di organizzarsi in questo modo. Nel 1992, dopo sei mesi di combattimenti in Bosnia, il comandante saudita di Al-Quaida Abu Abdel Aziz “Barbaros” ha dichiarato che “sono venuto [in Kuwait] dalla Bosnia per dire ai musulmani che per loro ci sono grandi opportunità. Allah ha aperto la via per la Jihad e non dobbiamo sprecarla. Abbiamo la possibilità di fare entrare l’Islam in Europa tramite la Jihad. Se fermeremo la Jihad oggi, avremo perso la nostra chance.”[3]. Di solito i fanatici europei arruolati tra i mujahideen in Bosnia erano ansiosi di rendersi utili. Babar Ahmad, un musulmano britannico in attesa di estradizione negli USA sotto l’accusa di avere organizzato una cella di Al-Qaida a Londra, si vanta del ruolo fondamentale dei nuovi mujahideen europei:
Siamo stati fondamentali, non solo per la Jihad bosniaca ma per la Jihad del mondo intero. Penserete che si tratti di un’esagerazione, ma le mani dei miei fratelli hanno fatto cose che non credereste possibili. Abbiamo tradotto e pubblicato libri dalla prima linea, dato che avevamo fratelli inglesi che parlavano inglese e fratelli arabi che  parlavano arabo e un poco di inglese. Insieme, abbiamo tradotto i testi della Jihad e questi libri stanno guidando altri fratelli ad unirsi a noi. Abbiamo messo tutto online grazie alla nostra conoscenza dei computer.”[4]
Dall’inizio della guerra in Bosnia-Herzegovina nel 1992, il governo musulmano osniaco ha seguito l’arrivo dei volontari stranieri europei disposti alla Jihad, la guerra santa contro i cristiani serbocroati. Secondo i documenti del controspionaggio militare bosniaco, lo ARBiH, i volontari sono arrivati attraverso la Croazia partendo dall’Europa occidentale e dall’UK. Molti di loro avevano passaporti europei e sono stati portati in Bosnia partendo da Londra, Milano, Francoforte e Monaco[5] con l’aiuto di una rete di reclutatori e finanziatori basata a Zagabria, Londra, Vienna, Milano e Torino.[6]
I bosniaci hanno notato un’altra cosa riguardo ai loro nuovi alleati: alcuni di loro erano partiti volontari per aiutare gli altri musulmani, ma altri erano fuggitivi dai loro paesi.[5] Il comando militare bosniaco vedeva i volontari afgani e mediorientali come potenzialmente utili, ma era scettico riguardo a quei giovanotti irriverenti e idealisti appena arrivati dalle capitali europee. Un rapporto del settembre 1994 avvertiva che quelli che si rifiutavano di dare le loro generalità erano probabilmente spie o criminali in fuga dalla giustizia dei loro paesi.[8] Un secondo rapporto scritto nel maggio 1995 avvertiva che alcuni volontari con cittadinanza europea nascondevano le loro identità e chiedevano la cittadinanza bosniaca dato che si trattava di ricercati.[5]  Un mujahideen europeo si è fatto notare per il suo comportamento delinquenziale: si trattava di “Abu Walid”, un medico francese noto per avere assalito un ospedale a Zenica il luglio 1994 insieme ad altri dieci membri della brigata “El-Mujahidin 8”. Pochi mesi dopo essere stato congedato con disonore Abu Walid, meglio noto col suo nome francese Christophe Caze, prese il comando della “Roubaix Gang”[11] una banda di terroristi algerini attiva nel nord della Francia. Caze trovò la morte nel 1996 durante un assalto suicida in autostrada vicino al confine col Belgio.
Nemmeno i mujahideen erano entusiasti della qualità dei volontari stranieri. Nel novembre 1995 il siriano Imad Eddin Barakat Yarkas (Abu Dahdah) chiamò il campo di addestramento a Zenica per controllare le prestazioni degli studenti, solo per sentirsi rispondere dalle lamentele del direttore riguardo alla qualità dei giovani che gli erano stati mandati da addestrare.[12] Alla fine Yarkas veniva arrestato dalle autorità spagnole nel 2001 e condannato a 27 anni di reclusione per avere fornito supporto logistico agli attentatori dell’11 settembre.[13]
In generale, le organizzazioni terroristiche locali (Al-Qaida, Al-Gama’at al-Islamiyya, GIA) erano felici del potere usare la guerra in Bosnia come strumento di reclutamento e di finanziamento. Nel Dicembre del 1995 queste organizzazioni approfittavano dell interesse della NATO nell’espulsione dei mujahideen stranieri dalla Bosnia. Centinaia di veterani, colpevoli di crimini di guerra e addestrati nella guerriglia urbana, ricevevano asilo politico in vari paesi europei, in Canada e in Australia, aiutando i terroristi ad infiltrarsi nel mondo occidentale. Il magistrato del antiterrorismo francese Jean-Louis Bruguière scrisse che la fuga dei veterani dalla Bosnia gli ha permesso di portare la Jihad in terra straniera. Bruguière conclude affermando che molti dei veterani del battaglione mujahideen di Zenica hanno continuato a compiere atti di terrorismo anche dopo la fine del conflitto in Bosnia.[14]
Il Regno Unito
Nonostante ci siano standard di vita abbastanza elevati e giustizia sociale, il Regno Unito rimane uno dei luoghi preferiti per le attività dell’Islam radicale. Si dice che i movimenti fondamentalisti sunniti in UK siano partiti insieme alla rivoluzione in Iran e alla guerra in Afghanistan, anche se non hanno avuto grande presa tra i giovani musulmani inglesi fino alla guerra in Bosnia-Herzegovina. Molti musulmani inglesi sono rimasti scioccati nel vedere le scene di devastazione e di crimini di guerra trasmesse dalla BBC, anche perché si trattava di cose avvenute in Europa senza che nessuna potenza europea intervenisse. Ciò ha dato credito a quei radicali violenti che chiamavano i musulmani a difendersi con le loro stesse mani. Nel 1992 il preside del Collegio Musulmano di Londra, Dottor Zaki Badawi, diceva che “La guerra in Bosnia ha scosso l’opinione pubblica del mondo musulmano come non avveniva dalla creazione di Israele nel 1948.” [15]
La guerra in Bosnia venne sentita molto profondamente dagli studenti universitari musulmani, giovani idealisti e acculturati che protestavano contro le persecuzioni dei loro fratelli musulmani. Uno studente, con molti compagni di classe andati a farsi addestrare in Bosnia o in Afghanistan, non vedeva nulla di male nel prendere le armi contro quelli che vedeva come i “nemici dell’islam”: “Non si può far finta di niente mentre i nostri fratelli vengono massacrati, altrimenti chi ci difenderebbe se ciò accadesse a noi?”[16]. In Bosnia, Abu Ibrahim, ventunenne londinese, critica l’ipocrisia dei suoi compatrioti che gridavano vendetta contro serbi e croati, ma non avevano il coraggio di andare a combattere in Bosnia:
“…Quello che ci manca qui sono i musulmani disposti alla sofferenza e al sacrificio. Qui in UK vedo gli altri studenti di medicina che mi dicono che dedicheranno il loro terzo anno di pratica all’Islam, poi si laureano, si prendono le loro sessantamila sterline l’anno e se ne fregano di sforzi e sacrifici.” Abu Ibrahim parla del senso di soddisfazione che ha provato combattendo in Bosnia, e dell’apatia dei musulmani moderati che sono rimasti a Londra. “In UK vedevo i notiziari e piangevo ogni volta che sentivo le storie dei musulmani in Bosnia, Palestina e Kashmir. Qui in Bosnia mi sento felice, sto facendo il mio dovere come lo hanno fatto il Profeta e i suoi compagni 1400 anni fa” [17] Un altro soldato inglese da Londra dice, sprezzante: “In Inghilterra non fanno altro che parlare, organizzare conferenze, parlare, parlare e parlare. Poi, vanno a casa e dormono, dopo aver passato la serata davanti a Neighbours e Coronation Street. Che vita è questa? Quella è gente che parla troppo. Se volete vedere dei veri musulmani, venite qui e vedrete”[18]
Anche quelli che sono rimasti a casa in UK fanno la loro parte per aiutare la causa dei mujahideen. Alcuni giovani attivisti del gruppo fondamentalista “Muslim Parliament” (http://www.muslimparliament.org.uk/) hanno stabilito una “organizzazione caritatevole” per inviare fondi ai gruppi jihadisti bosniaci. Tale organizzazione sarà chiamata successivamente col nome di “Global Jihad Fund” (GJF).[19] Secondo il suo sito, la GJF è stata fondata con lo scopo di: “aiutare la crescita dei movimenti jihadisti nel mondo finanziando l’acquisto di armi e l’addestramento dei militanti” [20] Due mesi dopo la stipula degli accordi di Dayton che sancivano la fine della guerra in Bosnia, gli amministratori della GJF annunciavano la distribuzione di un opuscolo chiamato “Islam—The New Target”. Tale opuscolo invitava a diffondere la conoscenza del genocidio dei musulmani e della jihad tra amici e parenti.[21] Due anni dopo, in occasione di un doppio attacco suicida di Al-Qaida alle ambasciate americane in Kenya e in Tanzania, gli amministratori della GJF dichiaravano che i loro fondi venivano gestiti dal portavoce saudita di Al-Qaida, Mohammed al-Massari, e di avere deciso di finanziare lo sceicco Mujahid Osama bin Laden.[22] Durante l’interrogatorio degli investigatori inglesi, il webmaster londinese della GJF ammetteva che: “Io lavoro per due persone, Mr. Massari e Osama Bin Laden.”[23]
Nei campi di battaglia bosniaci, i mujahideen britannici si fecero notare parecchio. Il 13 Giugno 1993 una pattuglia britannica composta da  quattro blindati venne intrappolata in un’imboscata vicino alla città bosniaca di Guca Gora.[24] I mujahideen erano circa 50, apparentemente africani o mediorientali, barbuti, con berretti stile afgano e uniformi diverse da quelle dei guerriglieri locali.[25] I jihadisti puntarono le armi verso i veicoli ONU, ma il comandante rassicurò i soldati in perfetto inglese britannico, dicendo che i mujahideen non avrebbero sparato se non dietro suo ordine [26] Durante l’estate del 1993 i mujahideen britannici iniziarono a subire le prime perdite, tra cui un convertito inglese di nome David Sinclair, ribattezzatosi Dawood al-Brittani, un impiegato ventinovenne presso una ditta di informatica britannica. Dopo essersi convertito e avereiniziato a vestirsi con abiti tradizionali musulmani Sinclair iniziò ad avere problemi sul lavoro che culminarono col licenziamento. A questo punto, Sinclair decise di andare in Bosnia e di unirsi ai militanti. Durante l’addestramento, Sinclair donò i suoi due passaporti britannici a due afgani, dato che non aveva intenzione di tornare alla vita da infedele in UK. Il suo desiderio venne accontentato quando fu ucciso durante uno scontro a fuoco con le forze croate.[27]
A dire il vero, I musulmani inglesi hanno partecipato a molte delle battaglie più importanti della guerra in Bosnia, tra cui la conquista della regione di Vozuca nell’estate del 1995. Questa battaglia, detta “operazione BADR” tra gli arabo-afghani, è costata la vita a dozzine di combattenti stranieri. Uno di questi combattenti era “Abu Mujahid”, di provenienza inglese, morto il 10 Settembre 1995. “Abu Mujahid” si era laureato in UK nel 1993 durante le proteste per i crimini di guerra commessi dai serbi in Bosnia, e aveva iniziato a viaggiare nei Balcani sotto la copertura di un’agenzia di volontariato che forniva cibo e medicine ai musulmani sotto attacco nel centro della Bosnia. Le sue attività di volontariato erano solo una copertura per mascherare la sua vera attività di finanziatore per i terroristi. Quando Abu Muhajid non era impegnato a trasportare merci di valore per i guerriglieri, viaggiava per tutto il Regno Unito raccogliendo fondi e predicando tra i musulmani locali. Abu Muhajid tornò in Bosnia nell’Agosto del 1995 e si arruolò in un campo di addestramento locale, ricevendo addestramento speciale da due istruttori egiziani inviati da Al-Qaida. Con tutto il suo fanatismo, Mujahid indossava fieramente un orologio G-Shock e stivali dell’esercito americano. Secondo i suoi istruttori, eccelleva nel tiro e nel lancio di granate, e proclamava che sarebbe rimasto in Bosnia fino alla vittoria o al martirio. La cosa più strana di lui era che ripeteva almeno cinque volte al giorno che avrebbe ricevuto il martirio in Bosnia[28]. Mujahid risultò disperso dopo il primo assalto dell’operazione BADR, e il suo corpo venne ritrovato solo una settimana dopo. Uno degli uomini che lo ritrovarono ricorda che: “In quel momento, il pensiero che mi venne fu che quel fratello voleva restare in Bosnia più di me, ma Allah aveva deciso di farlo morire in quel modo così bello. Il mio pensiero era che Inshallah (se Allah vuole) possa Allah accettare il suo sacrificio e che le persone che gli volevano bene in questa vita possano seguirlo nella prossima.” Il corpo di Mujahid venne riportato alla base, dove il comandante saudita Abu Hammam permise agli altri mujahideen inglesi di dargli l’ultimo saluto.[28]
I mujahideen che arrivarono alla fine della guerra nel 1995 erano preoccupati dagli accordi di pace di Dayton, al punto da proporre una guerra totale contro serbi, croati, forze di pace e persino contro gli stessi musulmani moderati bosniaci. Un mujahideen trasmise un messaggio in inglese diretto agli altri mujahideen inglesi: “Qui è il comandante della Jihad, e il mio messaggio è che ci servono soldati, equipaggiamento, tutto di tutto. Quelli che pensano che non abbiamo più bisogno di soldati si sbagliano, ci serve tutto quello che potete darci.”[17] Uno dei messaggi di propaganda degli El-Mudzahedin diceva che:
Quando gli americani sono arrivati in Bosnia la situazione è cambiata, ora dobbiamo combatterli. Il comandante Abdul-Harith, il libico, ha detto che saremo un esempio per i bosniaci, che combatteremo per la nostra fede e per la nostra terra. Con l’aiuto di Allah avremo la vittoria e sconfiggeremo gli americani, o moriremo. Ma non fuggiremo e saremo un esempio per tutta la Bosnia”[28]
Secondo varie fonti, il 12 Dicembre 1995 i mujahideen lasciavano un furgone posteggiato davanti alla loro base a Zenica. Più avanti, gli investigatori bosniaci dichiareranno che i fanatici volevano trasformarlo in un furgone bomba, ma la loro inesperienza aveva causato un’esplosione.[32] con la morte di almeno quattro fanatici e il ferimento di vari altri. Uno dei fanatici feriti dall’esplosione
racconterà più avanti che: “Ho sentito l’esplosione. Ero a terra, ricordo Abul-Harith (il libico) che correva verso di me, mi prendeva e mi metteva sulla barella. Abul-Harith mi portò dentro un edificio sfondando la porta.”[28]
Secondo le autorità arabo-afghane e bosniache, l’attentatore era uno studente londinese diciottenne detto “Sayyad al-Falastini”, nato in UK ma cresciuto in Arabia Saudita. Al suo ritorno a Londra il dodicenne Sayyad si faceva coinvolgere nel movimento fondamentalista islamico dove avrebbe convertito altri giovani estremisti. A 16 anni Sayyad cercava inutilmente di arruolarsi tra i mujiahideen balcanici dopo aver ascoltato un sermone religioso recitato da un veterano arabo delle guerre bosniache.[28] Dopo essere stato eletto come presidente del gruppo islamico del suo college, Sayyad iniziò a mettere soldi da parte e a pianificare la sua partecipazione alla Jihad. Secondo i mujahideen, Sayyad faceva ciò perchè la sua cultura palestinese dava molta importanza alla Jihad. Durante l’estate del 1995 Sayyad lasciò Londra per andare a seguire l’addestramento presso un campo mujahideen bosniaco, combattendo poi nell’operazione BADR. Al cessare delle ostilità molti dei volontari lasciarono la Serbia, ma non Sayyad, che aveva apprezzato la vita del volontario ed era molto apprezzato dai mujahideen nonostante la giovane età anche per la sua conoscenza dell’inglese, dell’arabo e del bosniaco. Come molti arabi, Sayyad non era contento degli accordi di pace che vedeva come una manovra per impedire ai musulmani di vincere la guerra. Anche dopo la stipula degli accordi di Dayton, Sayyad si rifiutava di tornare a casa e affermava che: “Perchè siamo cosi persi? Guardate gli infedeli, ci ridono dietro perchè ora hanno uno stato tutto per loro!”[28] A questo punto, Sayyad iniziava a comportarsi in modo strano, forse in preparazione del martirio, pregando tutta la notte e recitando continuamente versetti del Corano. Prima aveva chiamato sua madre per chiederle soldi, ma due giorni prima dell’esplosione a Zenica la richiamò per dirle di non averne più bisogno. E’ probabile che Sayyad si stesse preparando alla sua missione suicida. Nonostante tutto, il 12 Dicembre il furgone di Sayyad esplodeva prima del tempo, scuotendo tutto il quartiere e spaventando a morte i civili croati.[28] Secondo di dati di Al-Qaida, Sayyad era il sesto volontario inglese caduto in Bosnia, solo due giorni prima del suo diciannovesimo compleanno, e sepolto in una cerimonia solenne presieduta da trecento tra i migliori mujahideen stranieri in Bosnia.[28] La sua orazione funebre:
Nostro fratello Sayyad ha dato tutte le sue ricchezze e ogni goccia del suo sangue per Allah. Chiediamo ad Allah di accettarlo come martire e di renderlo un esempio per i milioni di giovani in Occidente che hanno scelto questa vita.”[38]
Ancora oggi, gli ex volontari della Bosnia-Herzegovina continuano ad essere un problema per la legge. Il 23 Settembre 2005, l’inglese Andrew Rowe, un convertito all’Islam, è stato condannato da una corte inglese a quindici anni di reclusione per possesso di documenti su come sparare con un mortaio e per avere usato messaggi cifrati per organizzare attacchi terroristici. Negli anni novanta, Rowe aveva cambiato radicalmente vita dopo essersi convertito in una moschea londinese di Regent’s Park, un atto che a parole sue aveva: “dato un senso alla sua vita.”[39] Rowe ha ammesso di avere viaggiato in Bosnia-Herzegovina nel 1995 sotto la copertura di volontariato umanitario, ma in realtà era un invitato per i mujahideen. Al ritorno in UK, Rowe ebbe il coraggio di farsi dare l’invalidità civile per le ferite riportate in un attacco di artiglieria in Bosnia. Nel 2003 Rowe veniva arrestato sul lato francese del canale della Manica con un paio di calzini che portavano tracce di TNT, esplosivo al plastico, RDX e nitroglicerina. Secondo gli investigatori, tali calzini erano stati usati per pulire la canna di un mortaio.[39] Una perquisizione a casa di Rowe ha trovato messaggi in codice con frasi come “esplosivi”, “caserma” e “equipaggio di un aereo”, oltre a video registrati di atti jihadisti in Bosnia e video di Osama bin Laden.[39]
Italia
Forse l’Italia ha avuto il ruolo più importante nell’infrastruttura internazionale dei mujahideen degli anni novanta. L’Italia è uno dei pochi paesi europei a confinare con la Croazia e con la Bosnia musulmana, e fin da prima della guerra in Bosnia c’erano gruppi terroristici islamici con basi in Italia: : GIA, Al Gama’at al-Islamiyya, i Jihadisti egiziani, il tunisini An-Nahdah. Con l’inizio della guerra nel 1992, il gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya aveva indicato l’Italia come uno dei tre luoghi più importanti per il sostegno delle sue attività locali.[42] L’individuo più importante tra i mujahideen bosniaci in Italia era Shaykh Anwar Shaaban (a.k.a. Abu Abdelrahman al-Masri), ex comandante europeo del gruppo Al-Gama’at al-Islamiyya, imam presso l’istituto culturale islamico di Milano, ex capo delle forze arabe alleate ai ARBiH.[43] Shaaban era un veterano della Jihad afghana, scappato dall’Afghanistan nel 1991 dopo la guerra civile.[44] Dopo avere ottenuto asilo politico in Italia, rimase deluso da quello che trovò: “La comunità musulmana in Italia è come quelle in tutto il resto d’Europa, ossia sonnolenta e interessata solo agli affari mondani.” Con l’aiuto di alcuni veterani di guerra afghani e di alcuni islamisti italiani, Shabban aprì un quartier generale in un garage milanese riconvertito a moschea, guadagnandosi le lodi di vari mujahideen che vedevano l’istituto culturale islamico a Milano come “il centro di molte attività, un luogo popolare tra i musulmani locali.”[28]
Durante un processo in USA L’Houssaine Kherchtou, ex agente marocchino di Al-Qaida, ha testimoniato il fatto che l’Istituto culturale islamico fosse un centro di reclutamento per i giovani estremisti musulmani europei. Secondo Kherchtou, Shabban aveva fatto in modo da fornire VISA pakistani per lui e per altre tre reclute mujahideen dirette verso un campo di addestramento di Al-Qaida in Afghanistan.[46] Gli agenti dell’antiterrorismo francese hanno concluso che l’Istituto milanese, sotto la guida di Shaaban, faceva da centro di comando per una serie di gruppi armati nordafricani, tra cui Al-Gama’at, Al-Islamiyya, i tunisini di An-Nahdah, e gli algerini di GIA.[47] Dopo la perquisizione dell’ufficio di Anwar Shaaban a Milano, l’antiterrorismo italiano dichiarò che l’Istituto era “vicino alle attività delle organizzazioni terroriste egiziane, specialmente [Al-Gama’at al-Islamiyya], nel campo delle scelte strategiche e operative, del reclutamento dei mujaheddin per i territori iugoslavi, l’organizzazione di una rete europea di cellule fondamentaliste e il sostegno logistico e operativo dei fondamentalisti in territorio egiziano.”[42]
Durante l’estate del 1992, Shaykh Anwar Shaaban ha guidato la prima delegazione arabo-afghana in Bosnia, insieme ai suoi colleghi italiani. Gli stessi militanti hanno testimoniato che: “Sheik Anwar non era un topo di biblioteca: era uno studioso che metteva in pratica le cose che insegnava e combatteva personalmente contro l’oppressione, proprio come i musulmani della prima generazione. Aveva i libri in mano e l’uniforme addosso: sapeva insegnare, ma sapeva anche combattere.” In una registrazione, i rappresentati dei mujahideen cercavano di sbrogliare la matassa della vita di Shaaban, notando che: “prendendo l’esempio di Sheik Abdullah Azzam, Sheik Anwar Shaaban si era preso la responsabilità del reggimento mujahideen bosniaco, addestrando, incoraggiando e motivando i combattenti, facendo in Bosnia ciò che Shaykh Abdullah Azzam faceva in Afghanistan.”[28]
Shaaban faceva avanti e indietro tra Milano e la Bosnia, portandosi dietro combattenti veterani e reclute da addestrare. Nel Settembre 1994 Shaaban inviava un fax ad un finanziatore del Qatar, chiedendo fondi per l’acquisto di equipaggiamento invernale per il campo di addestramento per i mujaheddin bosniaci in Jugoslavia e concludendo che: “sono convinto che basandosi sui fatti di oggi i progetti islamici in Europa abbiano la priorità su tutti gli altri, specialmente se consideriamo la possibilità di stabilire basi che offrano supporto tattico ai musulmani di tutto il mondo.”[42] Shaaban sperava di approfittare della guerra in Bosnia per fondare una base inattaccabile per ospitare i guerriglieri nordafricani in Europa. In un documento sequestrato dalle autorità italiane si legge che “Gli argomenti scottanti come la guerra in Bosnia scuotono gli animi dei giovani musulmani e stimolano il loro desiderio di affrontare l’inevitabile.”[51] Ovviamente, molti di quelli che hanno combattuto in Bosnia sotto la guida di Shaaban sono diventati “i comandanti, gli istruttori, l’élite dei Mujahideen.”[28] Durante le perquisizioni, le autorità italiane hanno scoperto vari documenti che collegavano Shaaban e l’Istituto alle attività jihadiste in Bosnia. Alcuni di questi documenti riportavano attività di addestramento paramilitare “organizzate dall’Istituto e dirette a coloro che vogliono combattere sul territorio Jugoslavo.”[42] Gli investigatori hanno recuperato una lettera scritta da Shabaan in cui descriveva: “un islamico di Sarajevo disposto ad ospitare istruttori islamici capaci di addestrare le reclute all’uso di armi da fuoco russe e baltiche per la guerra contro i serbi ortodossi.”[42] Un’altra lettera scritta in arabo diceva che:
Sono felice di mandarti questo filmato dalla Bosnia, la terra della guerra e della Jihad. Nel libro ci sono alcune pagine incollate tra loro, e in mezzo ci sono i negativi da sviluppare. In questo modo i bosniaci non li troveranno. Se li trovassero potrebbero arrivare a decapitarci.”[42]
Un altro fax dell’aprile 1995 confermava che l’Istituto milanese aveva ricevuto l’incarico ufficiale di diffondere comunicati e propaganda in favore dell’unità El-Mudzahidin.[42]
Nonostante ciò, Shabaan non era molto fedele alla sua missione di difesa dei musulmani bosniaci. Nel 1993 l’antiterrorismo americano avvertiva che gli estremisti islamici egiziani stavano pianificando un attacco all’ambasciata americana in Albania. Secondo la CIA: “I membridi Al-Gamat, tra cui Anwar Shaban, hanno partecipato alla ricognizione dell’ambasciata americana di Tirana.”[73] I nastri di sorveglianza dimostravano che i sospetti “guidavano attorno all’ambasciata.”[58] Nel frattempo, le intercettazioni telefoniche della CIA riportavano un “ordine di ricognizione inviato dall’estero a un volontario umanitario musulmano.”[59] La cooperazione tra la CIA e le autorità albanesi hanno probabilmente impedito l’esecuzione dell’attentato.  L’influenza di Shaaban si estendeva anche su altri fondamentalisti italiani come Mohamed Ben Brahim Saidani, volontario di guerra in Bosnia e imam presso la moschea di via Massarenti a Bologna. Nel 1993, Saidani aveva partecipato a un campo di addestramento in Afghanistan, e al suo ritorno aveva convinto 30 dei suoi seguaci a seguirlo in Bosnia. Saidani aveva fondato una coop chiamata “Piccola Società Cooperativa Eurocoop” con lo scopo di fornire Visa e permessi per i volontari jihadisti, permettendogli così di viaggiare in tutto il mondo.[60] Durante il processo per gli attentati alle ambasciate africane del 1998, il luogotenente di Al-Qaida Jamal al-Fadl ha parlato del suo viaggio a Zagabria nel 1992 e del suo incontro con Mohamed Saidani, in cui hanno parlato dei fatti in Bosnia e ha ricevuto i rapporti da inviare a Usama Bin Laden.[61] L’antiterrorismo italiano ha espresso preoccupazione dopo avere intercettato una lettera scritta da un fondamentalista islamico incarcerato in Italia nel luglio 1993. La lettera era stata scritta da Mondher Ben Mohsen Baazaoui (detto “Hamza il tunisino”), attivista del movimento An-Nahdah e combattente volontario in Bosnia. [62] Baazaoui scriveva a Mohamed Saidani (l’Imam bolognese collegato ad Anwar Shaaban e a Usama Bin Laden) dicendo che se il suo sciopero della fame non lo avesse fatto rilasciare dalla prigione, Baazaoui avrebbe compiuto un’azione omicida volta alla morte gloriosa[63] e chiedeva a Saidani di vendicare la sua morte con un’orazione funebre di terrore omicida: “ti suggerisco i francesi, non lasciare nessuno vivo, adulto o bambino. Lavora su di loro, ce ne sono molti in Italia, specialmente nelle località turistiche. Fai quello che devi tramite omicidio e rapina a mano armata. La cosa importante è che tu riesca a mandare contro di loro il fuoco che ho dentro. Voglio che questa sia una promessa.”[64]
Nel novembre 1994 le autorità italiane hanno scoperto un complotto da parte dei terroristi egiziani di Al-Jihad e di Al-Gama’atAl-Islamiyya volto all’assassinio del presidente Hosni Mubarak durante la sua visita a Roma[65] e hanno raddoppiato i loro sforzi di sorveglianza, particolarmente verso l’Istituto di Shaaban. Il 26 Luglio 1995 durante l’Operazione Sfinge, la polizia italiana ha arrestato 11 sospetti, di cui uno palestinese e 10 egiziani. La polizia ha anche compiuto 72 perquisizioni in tutto il nord italia. I sospetti sono accusati di collegamenti con Al-Gama’at Al-Islamiyya, associazione a delinquere, rapina, estorsione, falsificazione di documenti e possesso illegale di armi da fuoco.[66] Shabban non è stato trovato, nonostante le autorità fossero molto interessate a lui. Grazie a una soffiata, Shaban è scappato in Bosnia e ha trovato rifugio presso i mujiahideen locali.[67]
Così come succedeva in Afghanistan, anche in Bosnia i volontari partecipavano alla guerra per difendere gli altri musulmani ma si vedevano sfruttati per un altro scopo. Nel 1995 la Bosnia non era solo una copertura per i mujahideen, ma anche una testa di ponte per l’infiltrazione dei militanti di Usama bin Laden in Europa. Con la fine delle ostilità in Bosnia, Shabaan e i suoi seguaci erano liberi di dedicarsi ad altre faccende più importanti. Nel Settembre 1995 uno dei comandanti più importanti di Al-Gama’at al-Islamiyya in Europa, —Abu Talal al-Qasimy (detto Talaat Fouad Qassem)— veniva catturato dalle forze croate mentre tentava di infiltrarsi in Bosnia. Nel giro di pochi giorni i croati trasportavano al-Qasimi in Egitto sotto scorta americana. Nel frattempo, al Cairo, un ufficiale del governo egiziano commentava che “l’arresto di al-Qasimy prova la nostra teoria che vede i gruppi terroristici operare su scala mondiale, usando posti come l’Afghanistan e la Bosnia per addestrare terroristi che poi andranno in Medio Oriente e in Europa. I paesi europei devono capire da dove vengono i terroristi che vanno da loro ad attaccarli.”[68]
La prima risposta degli arabo-afghani all’arresto di al-Qasimy è arrivata il 20 Ottobre 1995, quando la cittadina croata di Rijeka venne scossa da una grossa esplosione.[69] Ale 11 e 22 del mattino, un attentatore suicida faceva saltare 70 chili di tritolo nascosti in una FIAT Mirafiori parcheggiata davanti alla centrale di polizia di Primorje-Gorani.[70] L’esplosione ha ucciso l’attentatore, e ha causato due feriti gravi e 27 feriti leggeri tra i civili, oltre a distruggere la centrale di polizia e a danneggiare vari edifici circostanti, tra cui una banca e una scuola.[69] La polizia croata ha trovato i frammenti di un passaporto canadese tra i detriti dell’esplosione. Tale passaporto apparteneva all’attentatore, già noto alle forze dell’ordine italiane per i suoi collegamenti con l’Istituto Culturale Islamico di Milano e con Anwar Shaaban.[70] La CIA ha confermato che l’attentatore era un membro di Al-Gama’at [al-Islamiyya].[73]
Il giorno dopo, le agenzie stampa occidentali al Cairo ricevevano un fax anonimo in cui si rivendicava l’attentato di Rijeka in nome di Al-Gama’at, dichiarando che: “dobbiamo dimostrare che il caso di Sheik Talaat Fouad Qassem non resterà impunito e che porterà a fiumi di sangue croato. Voi croati vi sbagliate, non ve la faremo passare liscia.”[74] Nel fax, i rappresentanti di Al-Gama’at chiedono che il governo croato: “rilasci Sheikh Qassimi e chieda pubblicamente scusa per le sue azioni. Avete aperto le porte dell’inferno, ora dovete chiuderle se non volete trovarvi davanti a una guerra in nome di Allah.”[75] Il controspionaggio americano dichiarò che Anwaar Shaaban era responsabile per avere organizzato l’attentato a Rijeka come preludio per una nuova strategia di terrore. Al termine delle ostilità nei Balcani, Shabaan “e altri leader mujahideen hanno iniziato a pianificare attacchi contro le forze NATO destinate in Bosnia”.[73] Secondo gli investigatori francesi, gli attacchi di Ottobre dimostrano che l’unità El-Mudzahedin Unit in Bosnia-Herzegovina “era comandata da Al-Gama’at al’Islamiyya, sia dal punto di vista ideologico che dal punto di vista militare.”[77]
Le autorità croate hanno passato anni a cercare i complici degli attentatori di Rijeka. I testimoni, tra cui un agente di polizia che si trovava nel parcheggio della centrale, hanno visto una Mercedes guidata da un arabo allontanarsi dalla scena poco prima dell’esplosione. Il guidatore è stato identificato come un ricercato egiziano di 36 anni legato a Al-Gama’at Al-Islamiyya, di nome Hassan al-Sharif Mahmud Saad. Saad, un residente di Cologno Monzese (Milano), era un personaggio importante nell’Istituto, al punto da essere parte del consiglio di amministrazione nell’ONLUS “Il Paradiso”. Saad possedeva un FIAT 131 Mirafiori targato Bergamo, il veicolo usato durante l’attentato a Rijeka. Fin dal 1993 Saad faceva la spola tra Bosnia e Italia, ma nel 1995 si decise a fare i bagagli e a trasferirsi permanentemente in Bosnia con la famiglia. I suoi amici presso l’Istituto affermano che Saad era andato a Zenica per unirsi all’unità El-Mudzahedin Unit, sotto la guida di Anwar Shaaban.[78]
Nel dicembre 1995, subito dopo l’attentato fallito presso l’ambasciata di Zenica, Shaaban incontrava la sua fine in Bosnia. Dopo uno scontro con le forze HVO croate, Shaaban e quattro dei suoi mujahideen venivano fucilati, dando fine al potere arabo-afghano in Europa. Purtroppo, anche dopo la morte di Shaaban, la rete di contatti creata da lui in Italia e in Bosnia continuava ad operare. Tale attività è dovuta al comandante mujahideen algerino Abu el-Ma’ali (detto anche Abdelkader Mokhtari) e al suo luogotenente Fateh Kamel (detto “Mustapha il terrorista”). Kamel, nato ad Algeri ma vissuto in Canada dal 1988,[79] aveva un atteggiamento professionale e una totale mancanza di scrupoli. Dopo il suo addestramento in Afghanistan, Kamel venne notato dalle autorità italiane per la sua attività di propaganda presso l’Istituto di Shaaban, in cui invitava gli altri musulmani ad unirsi ai mujahideen in Bosnia. Nel 1995, secondo le autorità francesi, l’unità El-Mudzahedin in Bosnia era comandata da queste tre persone: Anwar Shaaban come capo politico e ideologico, Abu el-Ma’ali come comandante militare, e Fateh Kamel come organizzatore logistico, incaricato di coordinare i trasporti di armi, documenti e reclute dai quartier generali a Zenica.[80] Secondo gli investigatori, i tracciati telefonici dimostrano che tra il 1994 e il 1995 ci sono stati contatti continui tra Abu el-Ma’ali, Anwar Shaaban e Fateh Kamel.[81]
Secondo le autorità francesi, Kamel e i suoi soci avevano legami con “varie organizzazioni terroristiche islamiche in tutto il mondo, tra cui Bosnia, Pakistan, Germania e Londra.”[82] Tra il 1994 e il 1997 Fateh Kamel viaggiava costantemente tra Milano, Montreal, Parigi, Amburgo, Francoforte, Zagabria, Bosnia, Copenhagen, Austria, Slovenia, Friburgo, Marocco, Ancona, Istanbul, Belgio e Amsterdam.[83] Kamel è stato registrato mentre diceva ai suoi seguaci che “Non temo la morte, perchè la Jihad è la Jihad, e per me uccidere è facile”[84]. Lui odiava la società in cui viveva e il modo in cui gli occidentali vedevano i musulmani: “Qui la gente si immagina il musulmano sul cammello, con quattro mogli e le bombe. Ci chiamano sempre terroristi.”[85] In un’intercettazione telefonica del 1996, subito dopo la fine della guerra in Bosnia, Kamel si confidava con i suoi seguaci dicendo che: “Preferisco morire che andare in galera. Ho quasi perso mia moglie. Ho trentasei anni, un figlio di quattro mesi e mezzo che gioca con mia moglie. Io intanto sono qui, sono quasi un soldato.”[86]
Sono bastati i dati nella sua agenda per confermare il ruolo di Kamal come organizzatore e coordinatore tra varie celle terroristiche in Europa e i comandanti di Al-Qaida in Bosnia e in Afghanistan. Tra gli altri, Fateh Kamel aveva i numeri di Akacha Laidi (detto Abderrahmane Laidi, Abou Amina), un leader della GIA in Inghilterra. Uno dei numeri sotto il nome di Akacha rispondeva a Djamal Guesmia, un terrorista conosciuto per i suoi legami con la GIA e i suoi successori il GPSC, Algerian Salafist Group for Prayer and Combat.[87] Fateh Kamel era particolarmente vicino ai gruppi di immigranti nordafricani e di convertiti europei che si erano uniti volontariamente ai mujahideen bosniaci all’inizio della guerra, diventando il loro punto di contatto con Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali.
Dopo la morte improvvisa di Shaaban nel 1996, Kamel iniziava ad attivare le unità di terroristi bosniaci infiltrate in Europa, istruendoli a prepararsi ad intervenire in Francia e in Italia. Tra il 6 e il 10 Agosto 1996, Kamel viveva nell’appartamento milanese di due sostenitori della GIA, tra cui Rachid Fettar, collegato con gli organizzatori dell’attacco alla metropolitana di Parigi del 1995. Fettar era un membro importante della GIA, l’organizzazione considerata l’erede della rete di estremisti europei di Safé Bourada, il comandante dei terroristi algerini responsabili per l’attentato alla metropolitana.[88] La visita di Kamel presso l’appartamento di Fettar e del suo amico Youcef Tanout era rivolta ad uno scopo preciso: come guidare una cellula terroristica alla costruzione e all’uso di una bomba ricavata da una bombola del gas simile a quelle usate nella metropolitana parigina. Kamel rispettava Rachid Fettar, ma si lamentava delle incertezze di Tanout e dei suoi compagni, dicendo che: “Ho insistito, ma non ho potuto farci niente. Possiamo fabbricare le bombe in Francia, e io posso trasportarle in Italia clandestinamente.”[89] Durante una discussione con Youcef Tanout, Kamel gli disse freddamente che: “Ma di cosa hai paura? Che ti scoppi tutto in faccia? Dimmi almeno che Mahmoud ha comprato le bombole.” Tanout gli rispose che uno dei suoi seguaci era andato a fabbricare le bombe in una foresta poco distante, e ammise a Kamel: “Non mi vergogno di ammettere di essere estremamente spaventato.”[90] Le paure di Tanout erano
fondate; il 7 Novembre 1996, lui e Fettar vennero arrestati nel loro appartamento milanese. Gli investigatori trovarono due bombole di gas, due ricetrasmittenti, 38 tubi metallici e altro materiale per la fabbricazione di esplosivi.[91]
Anche se l’attentato proposto da Fateh Kamel non è riuscito, rimane comunque la possibilità che ce ne siano altri in futuro. In generale, la cellula terroristica formata da Kamel, Anwar Shaaban e Abu el-Ma’ali è il prototipo per le cellule nordafricane che hanno progettato gli attentati del 2004 a Madrid. Ancora oggi, i terroristi addestrati dal gruppo di Fateh Kamel continuano a fare avanti e indietro dai Balcani. Nel 2005 il braccio destro di Kamel, il marocchino Karim Said Atmani, è stato rilasciato dalla prigione francese in cui era detenuto. La prima cosa che ha fatto è stata prendere un volo per Sarajevo dove si è incontrato con un comandante dei mujahideen bosniaci collegato ai gruppi terroristi islamici.[92] Nel 2006, dietro pressioni internazionali sulle autorità bosniache, Atmani è stato deportato in Marocco.
Scandinavia ed Europa del Nord
Fin da prima della guerra in Bosnia, la regione scandinava è diventata una base importante per i gruppi militanti islamici. I paesi come Norvegia, Svezia e Danimarca venivano considerati tolleranti e disposti ad offrire asilo politico ai militanti in fuga dalla giustizia e dal controspionaggio. In Scandinavia, questi ricercati sapevano di potersi aspettare “le stesse libertà che avrebbero avuto negli USA.”[93] Una rivista pubblicata nel Marzo 1995 da Al-Gama’at al-Islamiyya assicurava che alcune “persone importanti” tra i jihadisti egiziani erano riuscite ad ottenere asilo politico in Norvegia nonostante la stessa ambasciata norvegese al Cairo si fosse dimostrata riluttante.[42] Persino il capo supremo di Al-Gama’at al-Islamiyya—Shaykh Omar Abdel Rahman (correntemente detenuto a vita in una prigione di massima sicurezza americana) si vantava di avere viaggiato varie volte in Europa, “passando attraverso la Gran Bretagna, la Danimarca, la Svezia e molti altri paesi.”[95]
Pochi danesi sanno che nel 1993 la città di Copenhagen era uno dei rifugi per i militanti di Al-Gama’at al-Islamiyya. Il capo della delegazione di Al-Gama’at a Copenhagen era il noto Shaykh Abu Talal al-Qasimy, uno dei primi religiosi islamici a sostenere la Jihad bosniaca. Al-Qasimy è stato imprigionato varie volte dal governo egiziano, sia prima che dopo l’assassinio del presidente Anwar Sadat. Poco dopo, Al-Qasimy ha usato documenti falsi per scappare dall’Egitto e unirsi ai combattenti musulmani in Afghanistan. Durante i combattimenti, al-Qasimy “assunse l’impegno per la Jihad in nome di Allah e prese le armi.”[96] Durante il suo soggiorno in Pakistan, al-Qasimy fondò la rivista ufficiale di Al-Gama’at, la Al-Murabeton, e scrisse molti dei primi numeri. Nel gennaio 1993, il governo pakistano venne costretto dagli USA a cambiare le sue posizioni riguardo alla Jihad afghana e a chiudere le sedi dei mujahideen arabi, minacciando la deportazione per tutti i combattenti stranieri che fossero rimasti in Pakistan. Tali combattenti non sapevano dove andare, anche perché molti di loro sarebbero stati imprigionati e torturati al ritorno in madrepatria, ma un portavoce saudita per gli arabo-afghani di Jeddah dichiarò che “Gli algerini non possono tornare in Algeria, i siriani non possono tornare in Siria e gli iracheni non possono tornare in Iraq. Alcuni andranno in Bosnia, gli altri faranno meglio a trasferirsi in Afghanistan.”[97]
Secondo Hudhaifa, il figlio del Dr. Abdullah Azzam’s son, Abu Talal al-Qasimy era stato costretto a scappare in Afghanistan perché era ricercato dal governo pakistano che voleva catturarlo e deportarlo in Egitto, e che “riuscì ad ottenere un VISA che gli permise di espatriare.”[98] Al-Qasimy aveva ottenuto asilo politico in Danimarca, da dove continuò a diffondere le sue idee estremiste attraverso la sede estera di Al-Murabeton a Copenhagen.[99] Si dice che uno degli altri quattro editori a Copenhagen fosse il Dr. Ayman al-Zawahiri, il capo del gruppo jihadista egiziano e comandante in seconda di Al-Qaida.[100] Al-Qasimy era anche un amico di Anwar Shaaban, ed ebbe un ruolo di primo piano nella Jihad bosniaca. Il 24 Aprile 24, Abu Talal al-Qasimy tenne uno degli incontri più importanti di tutto il movimento jihadista mondiale nel suo ufficio di Copenhagen. Tra gli altri partecipanti c’erano Shaykh Anwar Shaaban da Milano e l’Imam Shawki Mohammed (detto Mahmoud Abdel al-Mohamed), il predicatore estremista della moschea di Al-Sahaba a Vienna—considerato dal controspionaggio italiano come uno dei rappresentanti più importanti del fondamentalismo sunnita in Europa. Il tema dell’incontro era la situazione dei mujahidden in ex Jugoslavia.[42] Abu Talal sperava che l’incontro avrebbe posto le basi per la creazione di un Consiglio Shura per l’UE, una coalizione di gruppi estremisti basati in Europa. Tale “Consiglio Shura” doveva essere un centro di comando in grado di gestirsi senza dovere aspettare ordini da Al-Gama’at al-Islamiyya o da Al-Jihad in Egitto o in Afghanistan. Una delle ragioni per la fondazione del gruppo era la gestione delle risorse europee per finanziare gli atti terroristici in Nordafrica e in Bosnia.[42] Una nota trovata nel diario di Anwar Shaaban riporta l’importanza dell’incontro con Abu Talal a Copenhagen per “fornire assistenza ai nostri fratelli algerini, tunisini, senegalesi e bosniaci.”[42]
Come Shabaan a Milano, Abu Talal al-Qasimy usava la sua posizione di spicco a Copenhagen per formarsi un consiglio di seguaci con la stessa mentalità, come il chierico palestinese Ahmed Abu Laban (detto Abu Abdullah al-Lubnani), trasferitosi in Danimarca nel 1993. Anche se parlava poco il danese, Abu Laban era diventato il rappresentate della piccola comunità musulmana in Danimarca, apparendo varie volte nei notiziari e negli incontri con i pubblici ufficiali. Un articolo del Washington Post dell’Agosto 2005 definiva Abu Laban “uno degli Imam più importanti della Danimarca.”[104]
Nonostante l’Istituto di Shaaban a Milano fosse poco appariscente, l’antiterrorismo italiano ha registrato varie visite di Abu Laban a scopo di “conferenze” o di “incontri di preghiera”.[42] Quando arrivarono le notizie dell’arresto di Abu Talal al-Qasimy in Croazia, Ahmed Abu Laban guidò una protesta di 500 musulmani locali presso l’ambasciata croata a Copenhagen. Durante le proteste dell’Ottobre 1995 (a cui partecipò anche la moglie di al-Qasimy), i manifestanti alzavano i pugni e urlavano Allahu Akhbar! Durante le interviste con i giornalisti, Abu Laban accusava gli USA, l’Egitto e la Croazia di essere i beneficiari della cattura di Abu Talal in Bosnia.[106]
Agli inizi del 2006, Ahmed Abu Laban tornò alle cronache quando organizzò una serie di rivolte in tutto il mondo musulmano come reazione alle vignette danesi che avevano offeso il Profeta. La prima volta in cui furono pubblicate, nel 2005, tali vignette vennero ignorate da tutto il mondo musulmano. Il 18 Novembre, Abu Laban dichiarava che avrebbe guidato una delegazione di musulmani danesi per tutto il Medio Oriente per attrarre l’attenzione su tali vignette:
Una delle nostre delegazioni visiterà il Cairo per incontrarsi con il segretario della Lega Araba Amr Moussa e con il Grande Imam di Al-Azhar Sheikh Mohammad Sayyed Tantawi… La delegazione visiterà anche l’Arabia Saudita e il Qatar per incontrare il grande studioso islamico Sheikh Yussef Al-Qaradawi… Vogliamo rendere questo problema una faccenda internazionale, in modo che il governo danese capisca che queste vignette non hanno offeso solo i musulmani danesi, ma i musulmani di tutto il mondo. Abbiamo deciso di fare questo passo perchè non si può chiudere gli occhi sulle discriminazioni contro i musulmani europei e sul fatto che i governi affermino che non siamo democratici e che non riusciamo a capire la cultura occidentale.”[107]
Durante gli incontri con i governanti musulmani, la delegazione di Abu Laban ha mostrato le vignette pubblicate dallo Jyllands-Posten insieme ad altre vignette molto più offensive che non sono mai state pubblicate in Scandinavia, tra cui una vignetta in cui il Profeta aveva un rapporto sessuale con un cane. La delegazione ha mostrato anche altro materiale offensivo e completamente falso, in cui si dimostrava che il governo danese discriminava e opprimeva i musulmani in Danimarca.[108] In poche settimane la propaganda di Abu Laban ha mandato la situazione fuori controllo, causando attacchi alle ambasciate scandinave in Siria, Libano, Iran, Pakistan e Palestina.
Nel frattempo, in Svezia le cellule terroristiche nordafricane che prima erano dirette al finanziamento dei jihadisti in Afghanistan, Nordafrica e Balcani, passavano al reclutamento di estremisti locali e ad altre attività illegali. Secondo la CIA, a Stoccolma l’organizzazione “caritatevole” arabo-afghana “Human Concern International” (HCI) era una copertura per il traffico d’armi in Bosnia.[73] I notiziari musulmani europei scrivevano che grazie ai contributi della popolazione musulmana in Svezia l’ufficio di Stoccolma della HCI aveva “rifornito i mujahideen afghani. L’organizzazione aveva raccolto più di mezzo milione di corone in un anno e le aveva mandate ai mujahideen afghani. Stiamo ancora aiutando i giovani arabi ad andare in Afghanistan a contribuire alla Jihad.”[110] Il giornale francese Le Monde confermava che la polizia francese sospettava che gli uffici croati e svedesi della HCI avessero fatto da basisti per le cellule terroristiche della GIA responsabili per l’attacco alle metropolitane di Parigi del 25 Luglio 1995.[111] Dopo l’attentato a Parigi, le autorità svedesi arrestarono il membro della GIA Abdelkerim Deneche a Stoccolma. Deneche era già stato indicato dai media francesi come un ex impiegato presso l’ufficio di Zagabria della HCI.
Così come i loro colleghi inglesi, i gruppi di giovani estremisti algerini emigrati in Svezia andavano in Bosnia a combattere contro i cristiani. Il 19 Settembre 1993 uno di questi giovani mujahideen,
“Abu Musab al-Swedani”, veniva ucciso dalle forze militari croate vicino alla città bosniaca di Kruscica (vicino Vitez). Secondo i suoi amici, Abu Musab era nato in Svezia, figlio di madre svedese e padre algerino, cresciuto in Scandinavia ma convertitosi all’Islam all’età di 20 anni. Musab fece un viaggio in Arabia Saudita per imparare l’arabo e studiare la Shari’ah. Nei due anni passati in Arabia, Musab divenne un fondamentalista islamico, al punto da predicare la sua religione a tutte le persone vicine a lui. [112] Negli anni 80 la Jihad in Afghanistan era su tutti i giornali, attraendo l’attenzione delle comunità islamiche in occidente. Abu Musab “seguiva le notizie che gli arrivavano da tutto il mondo, in particolare i massacri e le deportazioni di musulmani. A questo punto, capì che non esisteva dignità nell’Islam se non nella Jihad.” Abu Musab andò a Peshawar, la città della Jihad, insieme ad un altro giovane estremista che faceva già parte dei mujahideen. Dopo qualche esitazione, Musab andò in Afghanistan per farsi addestrare al combattimento e per lottare in favore alla rivoluzione islamica. Al termine della Jihad afghana, Abu Musab tornò in Svezia e sposò una musulmana, ma il 1992 decise di seguire di nuovo la Jihad, questa volta in Bosnia. Abu Musab al-Swedani si unì agli estremisti basati sul campo del monte Igman, sotto la guida del “Generale” Abu Ayman al-Masri.[112] Dopo essere sopravvissuto a vari mesi di combattimenti, Abu Musab venne ucciso da un cecchino durante il caos di un attacco alle forze croate .[112] La biografia e la foto di Al-Swedani vennero descritte nel film di propaganda jihadista in lingua inglese “The Martyrs of Bosnia,” prodotto dall’agente londinese di Al-Qaida Babar Ahmad.[112]
Quando la guerra in Bosnia finì improvvisamente nel Settembre del 1995, la rete di contrabbandieri e di reclutatori jihadisti a Stoccolma continuò ad operare senza fermarsi un secondo. La Jihad divenne un argomento molto diffuso, e ci furono parecchi individui abitanti in Scandinavia che affermarono di essere i portavoce di gruppi estremisti islamici. Tra questi spiccano “Abu Fatima al-Tunisi” (un portavoce per un gruppo di estremisti residente a Stoccolma) e “Abu Daoud al-Maghrebi” (un attivista abitante in Svezia che lavorava per conto della GIA).[116] Persino la rivista Nusraat al-Ansaar l’organo quasi ufficiale della GIA in Europa, ha una casella postale presso il Box 3027 ad Haninge, in Svezia.[117]
I militanti svedesi che all’inizio si erano mobilitati per i conflitti in Bosnia e in Afghanistan sono stati i primi a fondare una pagina Internet in arabo per il gruppo algerino GIA, con un’intera sezione dedicata al terrorismo.[118] Loro sono le stesse persone che hanno distribuito manuali di addestramento per terroristi tramite Internet, molti dei quali sono diventati documenti di riferimento per i mujahideen, tra cui un lungo trattato intitolato “The Restoration of the Publication of the Believers,” scritto dall’egiziano Dr. Ayman al-Zawahiri. Quando venne pubblicato su Internet, il libro di Zawahiri aveva ancora l’etichetta del 1996 in cui lo si identificava come proprietà del “Muslimska Forsamilingen i Brandbergen, Jungfrugaten 413 N.B.”[119]
Conclusioni
In generale, tutti i conflitti del mondo islamico hanno conseguenze sui musulmani europei. La vicinanza della Bosnia all’Europa e la natura stessa del conflitto (una minoranza musulmana perseguitata da due maggioranze cristiane) hanno influito sui giovani europei così comenessun altro conflitto prima di allora. La guerra in Bosnia è  diventata una chiamata alle armi che ha unito vari gruppi di estremisti musulmani da tutta Europa sotto una causa comune, una lotta che non si è fermata neanche dopo la firma degli accordi di Dayton e la fine della guerra. La scoperta di una rete internazionale di terroristi basata a Sarajevo e diffusa in Svezia, Danimarca e UK è la dimostrazione del fatto che la jihad bosniaca continua a influenzare le reti di mujahideen europei. Lo scorso autunno le autorità bosniache hanno annunciato una serie di arresti al culmine di una operazione di sicurezza detta Operazione Mazhar. I sospetti presi in custodia avevano acquistato esplosivi e pianificato una serie di attacchi suicidi contro una serie di obiettivi in Europa. Il capo della cella, lo svedese Mirsad “Maximus” Bektasevic era andato in Bosnia per pianificare un attacco rivolto a costringere i governi europei a ritirare le forze dall’Iraq e dall’Afghanistan[120]
In un video sequestrato dalla polizia bosniaca si vedono militanti mascherati che costruiscono esplosivi, mentre un altro uomo mascherato, probabilmente Bektasevic, dichiara che: “Questi esplosivi saranno usati contro l’Europa, contro gli stati che hanno schierato forze in Iraq e in Afghanistan. Questi due fratelli hanno dato le loro vite ad Allah pur di aiutare i loro fratelli e sorelle. Abbiamo già tutto pronto.” I tracciati dei cellulari dimostrano che Bektasevic era in contatto con altri estremisti in Danimarca e in UK[121], e che stava reclutando giovani volontari per il campo di Abu Musab al-Zarqawi in Iraq.[122] Inoltre, uno dei sospetti arrestati in Bosnia-Herzegovina con la rete di Bektasevic era il segretario di una compagnia finanziaria usata come attività di copertura dai veterani della unità El-Mudzahedin Unit a Sarajevo e a Zenica.
Concludendo, la rete di fondamentalisti musulmani formatasi durante il conflitto in Bosnia continua ad essere una minaccia per gli stati europei. Nel futuro, sarà importantissimo che le agenzie europee di sicurezza nazionale condividano le informazioni relative alle identità di coloro che hanno legami con le forze dei mujahideen balcanici, così come hanno fatto con i combattenti afghani e iracheni. Inoltre, dovranno sostenere gli sforzi delle autorità bosniache nella lotta contro gli estremisti stranieri che sono ancora in Bosnia. Senza un’assistenza internazionale, è improbabile che la Bosnia da sola possa portare a termine un compito tanto vasto e complesso.
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2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.35 Un esempio di Jihad in Egitto

2.35 Un esempio di Jihad in Egitto
Autore: Andrew G. Bostom
Il sito www.shareeah.org gestito dallo sceicco fondamentalista Abu Hamza ha ospitato un video in cui tre giovani fingevano di decapitare un quarto[1]. Tale video ha causato il disgusto del pubblico, anche se il pubblico si sarebbe dovuto disgustare per la propaganda fondamentalista diretta ai bambini egiziani, cosa molto più dannosa nel lungo periodo[2]. Eccone alcuni esempi:
“Studio sulla tradizione e sulla morale in teologia, prima media (2001) pagine 291-92
…Questa nobile Sura del Corano [Sura Muhammad, la 47]… tratta di molti argomenti, tra cui questo è il più importante: “Incoraggiare i fedeli alla pratica della Jihad contro gli infedeli, a prenderli prigionieri, infrangere il loro potere, umiliare i loro spiriti. Nelle Sue stesse parole: “Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine.
Commento alle Sure Muhammad, Al-Fath, Al-Hujurat e Qaf, prima media, (2002) pagina 9
Quando li incontrerete per combatterli, non fatevi fermare dalla pietà ma colpiteli al collo con forza. Colpire al collo significa colpire per combattere, dato che spesso si vuole decapitare per uccidere. Quindi, si dice “colpire al collo” per uccidere, anche se il colpo arriva da un’altra parte. Questa espressione contiene una crudezza particolare, dato che vuole indicare il modo più brutto possibile per uccidere, ossia mozzare la testa tagliando via il collo.

Anche se queste descrizioni sono ripugnanti alle nostre orecchie, particolarmente quando sono rivolte ai bambini, solo solo interpretazioni classiche delle regole belliche per la Jihad basate su un millennio di teologia e giurisprudenza musulmana[3]. Il contesto di questi insegnamenti è chiaro:

i testi scolastici egiziani mostrano la Jihad come una guerra, come uno scontro armato. La Jihad è una lotta contro gli infedeli, nemici di Dio, una lotta contro i nemici della patria, una guerra per rinforzare gli stati musulmani nel mondo. In tutti questi casi, la Jihad viene incoraggiata e quelli che si rifiutano di parteciparvi vengono disprezzati”
L’abitudine ignobile di indottrinare i bambini egiziani non è una novità. Dopo vari anni di residenza al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828, poi dal 1833 al 1835) lo studioso E. W. Lane scrisse che:
Ho informazioni credibili sul fatto che i bambini egiziani vengono indottrinati al maledire le persone e le proprietà dei cristiani, degli ebrei e di tutti coloro che non credono nella religione di Mohammad”[4].
Lane tradusse una preghiera araba recitata giornalmente dai bambini nelle scuole:
Cerco rifugio in Dio da Satana il maledetto. Nel nome di Allah, il compassionevole, il misericordioso. Oh Dio, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e la fede con la protezione del Tuo servo e del figlio del Tuo servo, il Sultano dei due continenti (Europa e Asia) e il Khakan (monarca) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), il Sultano, figlio del Sultano (Mahmood) Khan. Oh, Dio, aiutalo e aiuta il suo esercito e tutte le forze dei musulmani: Oh Signore delle creature del mondo intero. Oh Dio, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della Tua religione. Oh Dio, rendi orfani i loro figli, profana le loro abitazioni, ostacola il loro passo, rendi loro e le loro famiglie, le loro proprietà, le loro donne, le loro terre e tutto quello che hanno ai musulmani: Oh Signore delle creature del mondo intero.” [5]
Un secolo dopo, nel 1949, l’islamista S.D. Goitein dichiarava, parlando di tutto il mondo islamico ma in particolare dell Egitto:
Il fanatismo islamico viene incoraggiato apertamente. Gli scrittori fanno a gara a chi esalta di più gli eroi e le virtù dell’Islam. Il “New East”, un mensile che si vanta di essere l’organo ufficiale della gioventù accademica orientale, dichiara che:
Dobbiamo combattere fanaticamente per la nostra religione. Dobbiamo volerci bene a vicenda e onorarci a vicenda come musulmani; dobbiamo preferire i nostri fratelli musulmani a tutti gli altri e non dare mai amicizia agli infedeli, perchè da ciò non può venire altro che male[6].
Dieci anni dopo, nel 1958, il professore di origine libanese Antoine Fattal, forse il più grande studioso delle condizioni giuridiche dei non mussulmani sotto la Shari’a, dichiarava che:
“Non è possibile alcuna relazione sociale o alcuna amicizia tra i musulmani e i dhimmi… Ancora oggi, le scuole islamiche insegnano la pratica della Jihad. Le università di Al-Azhar, Nagaf e Zaitoune insegnano che la guerra santa è un obbligo legale, da continuare fino alla fine del mondo.”
Purtroppo, quasi cinquanta anni dopo le osservazioni di Fattal le scuole islamiche continuano a indottrinare i giovani all’odio sacro della Jihad. Noi occidentali dobbiamo costringere i nostri leader politici e religiosi a imporre la cessazione di questo indottrinamento, pena pesanti sanzioni economiche.
Fonti:
1. Muslim kids stage mock beheading http://www.wnd.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=39145
2. Jews, Christians, War and Peace in Egyptian School Textbooks
3. Bostom, Andrew. Treatment of POWs. FrontPageMagazine.com, March 28, 2003.
http://www.frontpagemag.com/Articles/ReadArticle.asp?ID=6929 Bostom, Andrew. The Sacred Muslim Practice of Beheading. FrontPage Magazine.com, May 13, 2004.
4. Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. 276.
5. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
6. Goitein, S.D. Commentary, January 1949, “Cross-Currents in Arab National Feeling”, p. 161.
7. Fattal, Antoine. Let Statut Legal de Musulmans en Pays’ d’Islam, Beirut, 1958; pp. 369, 372

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.34 I convertiti nel mondo musulmano

2.34 I convertiti nel mondo musulmano
In tutto il mondo maomettano i mussulmani che si convertono a un’altra religione vengono uccisi, dato che tutte le autorità religiose affermano che gli apostati si meritano la morte. Muhammad stesso aveva dato quest’ordine: “Chiunque lasci la religione islamica dovrà essere ucciso.” Questa è la posizione ufficiale di tutte le scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo se tale legge si applichi anche alle donne o meno.
L’università di Al-Azhar del Cairo, l’istituzione più influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale legale diretto a tutti i Sunniti che: “se una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette apostasia e rifiuta l’Islam, allora si merita la morte.” In teoria, il compito di uccidere l’apostata è riservato al capo della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire.”
IslamOnline, un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega che “Se una persona adulta e mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e tornare all’Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l’apostata senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà essere punito per l’omicidio.” – in parole povere, nessuna punizione per l’assassino.
C’è un afgano di nome Abdul Rahman che conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio del 2006 per aver abiurato. Secondo la costituzione afgana “nessuna legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione islamica.”Nonostante la situazione sia  chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti occidentali: “La costituzione afgana dichiara che l’Islam è la religione ufficiale dell’Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale.”
In realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge islamica: “La religione di Stato della repubblica islamica dell’Afghanistan è la religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei limiti della legge”
La pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman sono andati a denunciarlo quando ha abiurato, sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.
Grazie alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l’unico. 
Fonti:

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.33 Una lotta per la sopravvivenza La fuga dei cristiani dal mondo arabo

2.33
Una lotta per la sopravvivenza – La fuga dei cristiani dal mondo
arabo

Autori:
Amira El Ahl, Daniel Steinvorth, Volkhard Windfuhr e Bernhard Zand
I
cristiani in medio oriente vivono sotto la minaccia del terrorismo,
della violenza e dell’influenza sempre crescente dei musulmani. In
alcuni paesi i cristiani sono una minoranza discriminata che deve
lottare per la sopravvivenza o fuggire.
Nuova
Baghdad, sette del mattino, la domenica prima di Natale. Un autista
sciita di nome Ali prepara il suo pulmino per un viaggio, dopo avere
ricevuto istruzioni solo poche ore prima. I suoi ordini sono di
prelevare cinque passeggeri e portarli a destinazione fuori città.
Il primo passeggero gli dirà dove sono gli altri e quale sarà la
destinazione. Ali ha l’ordine di non dire parola a nessuno.
Il
primo passeggero è un ventiquattrenne di nome Raymon, che lo sta
aspettando seduto sulla sua valigia poco distante. Raymon guida Ali
attraverso la parte orientale della città, un luogo pericoloso dove
avere un autista sciita è una garanzia di sicurezza. La prima
destinazione è nel distretto di Karrada, dove Amir e Farid li
aspettano, la seconda è a Selakh, dove si trovano Wassim e Qarram.
Per le nove Ali ha tutti i passeggeri a bordo e inizia il viaggio
verso il Kurdistan, 350 chilometri a nordest, l’unica parte dell’Iraq
dove si possa avere un po’ di sicurezza.
I
cinque giovani sul pullmino sono gli ultimi studenti del seminario
cattolico caldeo del collegio di Babel. Da Agosto sono stati rapiti
quattro preti e altri due sono stati assassinati. Padre Sami, il
direttore del seminario, è stato rapito a Dicembre. La comunità è
riuscita a raccogliere 75 mila dollari per pagare la sua liberazione
ma Emanuele III, il patriarca caldeo, ha deciso di chiudere il
seminario di Baghdad e di ordinare l’evacuazione delle quattro chiese
cattoliche locali, del monastero di Hurmis e del collegio nel
quartiere di Dura, rimanendo da solo in città come il pastore di una
congregazione ormai in declino.
Una
storia iniziata durante l’impero ottomano
I
cattolici iracheni aprirono il loro primo seminario quando l’Iraq era
ancora parte dell’impero ottomano, trasferendosi da Mosul a Baghdad
45 anni fa. Nel 1991, con l’approvazione del regime di Saddam
Hussein, fondarono il collegio filosofico e teologico di Babel, ma
durerà solo per 15 anni. Bashar Varda, l’uomo incaricato di gestire
il seminario, ha detto che “Non so se e quando torneremo.”

I
cristiani sono vissuti nel mondo arabo per 2000 anni, da prima che
arrivassero i maomettani. La crisi odierna non è la prima e di certo
non è la peggiore, se paragonata ai massacri del passato, ma in
alcuni paesi potrebbe essere l’ultima. Persino il Papa, nel suo
discorso natalizio, ha menzionato il “piccolo gregge” dei fedeli
mediorientali, “costretti a vivere tra molte ombre e poca luce”.

Non
ci sono dati affidabili sulle minoranze cristiane in medio oriente,
vuoi per l’assenza di censimenti ufficiali, vuoi per la natura
politicamente scottante di quei dati. Il Libano ha tenuto il suo
ultimo censimento 74 anni fa. Saddam Hussein, un membro della
minoranza Sunnita, si rifiutava di fare compilare le statistiche. In
Egitto i cristiani sono tra i cinque e i dodici milioni, a seconda di
come li si conti.
Data
la mancanza di cifre esatte, i demografi devono andare a occhio: i
cristiani sono circa il quaranta per cento dei libanesi, meno del
dieci per cento degli egiziani e dei siriani, dal due al quattro per
cento in Giordania e in Iraq, meno dell’uno per cento in Nord Africa.
Gli ultimi cambiamenti politici del medio oriente hanno contribuito a
ridurne ulteriormente il numero. A Gerusalemme metà della
popolazione era cristiana fino al 1948, l’anno della prima guerra
arabo-israeliana, mentre ora i cristiani sono meno del cinque per
cento. Nella Giordania i cristiani si sono dimezzati in numero nel
peridoo dalla guerra dei sei giorni del 1967 al 1990. Ci sono solo
mezzo milione di cristiani in Iraq oggi, mentre erano 750 mila
durante la guerra del golfo del 1991. Wassim, uno dei seminaristi in
fuga verso il Kurdistan, afferma che metà dei cristiani rimanenti
sono emigrati dopo l’invasione del 2003, molti dei quali negli ultimi
sei mesi.
Problemi
demografici
Il
problema demografico ha accelerato il processo. I cristiani tendono
ad essere più ricchi e più scolarizzati dei maomettani, quindi
tendono ad avere meno figli. Dato che l’emigrazione è andata avanti
per decenni, molti cristiani mediorientali hanno parenti in Europa,
Nord America o in Australia, spesso disposti ad aiutarli ad emigrare.
Inoltre, essendo più scolarizzati, per loro ottenere i VISA è
facile. Quelli che se ne vanno sono i membri dell’elite: medici,
ingegneri, avvocati.
Le
ragioni più profonde dietro all’esodo sono il crollo dei movimenti
secolaristi e l’influenza dell’Islam politico in Medio Oriente.
Michel
Aflaq un cristiano siriano, fondò il movimento nazionalista Baath
nel 1940, che offriva un’opportunità di carriera per i cristiani
iracheni e un rifugio politico per molti cristiani siriani. L’ex
presidente egiziano Gamal Abd al-Nasser non si faceva problemi nel
rendere omaggio alla Vergine Maria, che si dice sia apparsa in una
chiesa di uno dei suburbi del Cairo dopo la sconfitta egiziana nella
guerra del 1967 contro Israele. L’ex presidente palestinese Yasser
Arafat, scomparso nel 2004, insisteva nel sedersi in prima fila
durante la Messa di Natale nella chiesa della natività di Betlemme.
Questi
giorni sono finiti. Gli ultimi cristiani influenti, come il caldeo
Tariq Aziz, ministro degli esteri del regime di Saddam o Hanan
Ashrawi, ministro della pubblica istruzione di Arafat, sono scomparsi
dalla scena politica. La speranza di avere dei politici di fede
cristiana è sparita dopo la vittoria della Muslim Brotherhood in
Egitto e di Hamas nella zona palestinese, oltre alla venuta al potere
di Hezbollah in Libano e alle lotte sanguinarie tra le milizie Sciite
e Sunnite in Iraq.
Parte
2: Una storia di discriminazioni
I
cristiani copti egiziani sono almeno cinque milioni e rappresentano
la comunità cristiana più grande del medio oriente. La chiesa
copta, fondata da San Marco Evangelista, inizia il suo calendario nel
284 DC, il punto massimo delle persecuzioni romane dei cristiani. Il
suo leader è il Papa Shenouda III, di 83 anni.
Da
molti anni gli attivisti copti lamentano le discriminazioni da parte
dello stato egiziano. Yussuf Sidham, editore di Watani, un
settimanale copto, dice che a differenza degli anni ’70 c’è poca
violenza fisica tra maomettani e cristiani. Secondo lui c’è una
lotta contro le ideologie malvagie del fondamentalismo islamico, con
una spaccatura crescente tra liberali e fondamentalisti.
Quando
gli egiziani hanno eletto il nuovo parlamento nel 2005, il partito al
governo NDP includeva solo due copti nei suoi 444 candidati. Oggi,
solo un membro del parlamento, il ministro delle finanze, è un
copto. Secondo Sidham il partito non ha voluto candidare copti dato
che molta gente vota secondo la propria religione e quindi i copti
attirerebbero meno voti.
Questo
tipo di persecuzione è la norma in Egitto. Quando le truppe
napoleoniche avanzarono per il delta del Nilo nel 1798 e occuparono
l’Egitto, notarono che c’erano delle usanze strane. Le donne copte
dovevano indossare una scarpa blu e una rossa. Gli uomini potevano
cavalcare, ma seduti al contrario. I francesi capirono subito che i
copti erano cittadini di terza classe. Alcuni di loro si sentono
ancora tali.
Quando
i cristiani richiedono una carta di identità egiziana, a volte
vengono registrati come mussulmani. Una volta che la registrazione è
avvenuta, ci possono volere anche dozzine di visite ufficiali per
avere la modifica.
Per
i cristiani, ottenere un permesso di costruzione per una chiesa era
una prova di pazienza. Secondo le leggi egiziane rimaste dai tempi
dell’impero ottomano, ci voleva il permesso speciale del presidente
per fare i lavori di manutenzione nelle chiese. Il presidente Hosni
Mubarak ha abolito la legge solo recentemente.
Le
donne copte che lavorano per lo stato e si rifiutano di indossare uno
scialle vengono molestate quotidianamente, così come gli uomini
copti che lavorano nel posto sbagliato. Secondo i dipendenti di una
software house americana, il loro superiore viene attaccato in
continuazione, solo perchè è un copto.
La
vita è ancora peggiore per i mussulmani egiziani che si convertono
al cristianesimo. Nell’Ottobre del 2005, ad Alessandria, ci sono
stati disordini perché è stato recitato un dramma in cui un copto
si pentiva di essersi convertito all’Islam. Durante i disordini ci
sono stati morti tra i dimostranti musulmani e danni a una chiesa.
Per molti mussulmani, abbandonare la propria fede è un crimine.
Invece, il governo ha stabilito una procedura veloce e semplificata
per i cristiani che vogliono convertirsi all’Islam. Ogni anno, circa
mille copti si convertono.
I
problemi dei maroniti libanesi
Quando
i missionari cristiani stavano per imbarcarsi per una missione
rivolta alla conversioen dei Saraceni, San Francesco da Assisi li
avvertiva che: “Il Signore dice: Io vi mando come pecore in
mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come
colombe.”
Nulla di ciò
potrebbe essere più lontano dai pensieri di Nasrallah Sfeir.
Il problema di Sfeir, il patriarca ottantaseienne della comunità
cristiana maronita, è che il suo gregge lo sta abbandonando.
Sfeir
preferisce stare lontano dalle strade di Beirut e vivere nel palazzo
sulle montagne del Cedro, dove si è trasferito durante la guerra con
Israele, cosa di cui sta ancora pagando le conseguenze. Sfeir è un
patriarca e un politico, e spesso riceve i cristiani influenti che
vengono a chiedergli consiglio.
I
suoi visitatori lo raggiungono attraverso un corridoio affiancato da
banchi di legno intagliato. Il patriarca siede sotto un ritratto di
Papa Giovanni Paolo II, stanco e consigliato da un consulente. Quando
parla è calmo, ma chiaro e deciso. Sfeir critica l’Iran e la Siria
per avere trasformato il Libano in un campo di battaglia per le loro
dispute, ed Hezbollah avere stabilito uno stato dentro lo stato con
l’aiuto dell’Iran. Secondo lui queste cose sono inaccettabili e hanno
reso il Libano lo stato più piccolo e più debole del mondo arabo.
Il
patriarca è malinconico mentre discute delle conseguenze dei
disordini politici, specialmente del gran numero di cristiani che
fuggono dal Libano. Secondo le autorità maronite, più di 730 mila
cristiani sono scappati durante le guerre civili dal 1975 al 1990,
con altri 100 mila che sono scappati durante l’ultima estate.
Secondo
Sfeir, anche le altre comunità cristiane, come i greci ortodossi, i
cattolici e gli armeni sono in declino, cosa che porta al declino
dell’influenza cristiana in Libano. Secondo Sfeir: “E’
improbabile che accada, ma se Hezbollah assumesse il potere ci
sarebbe una fuga di cristiani ancora più grande”
Se
ciò avvenisse il Libano, considerato un posto sicuro per le
minoranze, perderebbe una delle sue comunità più antiche. Nel nono
secolo i Maroniti, il cui nome deriva dal monaco siriano San Maron,
scapparono verso le montagne del Libano per sfuggire alla
persecuzione dei musulmani, unendosi alla chiesa cattolica romana nel
dodicesimo secolo.
Siamo
sopravvissuti persino alle Crociate”,
afferma
il patriarca: “Ora la guerra sta facendo scappare la
gente. Stanno perdendo la speranza. Ma abbiamo visto anche il
contrario. Abbiamo avuto presidenti cristiani in Libano fin dagli
anni ’40, per la prima volta in quattro secoli, e i nostri vicini
mussulmani non hanno avuto niente da dire”
Sfeir
si riferisce al sistema proporzionale , secondo cui il presidente
deve essere cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce
del parlamento uno sciita. Questo sistema, risalente al 1943, è
stato reso obsoleto dai cambiamenti demografici. Sfeir sente che il
bilancio del potere è cambiato, e non a favore dei cristiani.
Speranze
per la Siria e per la zona autonoma turca in Iraq
Molti
cristiani vedono una speranza in Siria. Dopo la caduta di Baghdad, il
regime di Damasco, isolato dagli USA, ha accolto migliaia di
rifugiati iracheni. Facendo ciò, ha dimostrato all’occidente i
meriti della dottrina del partito nazionalista di Baath. Secondo
Farid Awwad, un venditore di souvenir fuggito dall’Iraq: “Qui a
nessuno importa se sei sunnita, sciita o cristiano.”
La
figlia dodicenne di Awwad è morta in un attacco alla chiesa caldea
di Baghdad due anni fa: “Nessuno potrà liberarci del dolore, ma
almeno possiamo vivere qui, dove siamo trattati come fratelli”
Il
partito siriano Baath accoglie un numero elevato di cristiani, anche
se molti di loro non sono praticanti, con una presenza importante nel
governo, anche tra i militari e lo spionaggio (cosa inaudita nel
mondo arabo). Il presidente Bashar Assad ha aperto una conferenza
delle associazioni legali arabe col motto: “La patria è per
tutto, ma la religione è una faccenda per Dio”
,
parole che sarebbero assurde se non impossibili in un altro paese
arabo. Ad esempio, in Arabia Saudita non esiste una minoranza
cristiana, ma vi sono decine di migliaia di lavoratori stranieri
indiani o africani, molti dei quali cristiani. Nonostante ciò, il
regime arabo ha proibito la pratica della religione cristiana, il
possesso di bibbie e di crocefissi e la pratica religiosa in privato.

Gli
altri stati del Golfo sono più liberali, anche se non esiste una
libertà religiosa simile a quella europea. Esiste solo un’altra
regione mediorientale dove i cristiani possono vivere liberi: la zona
autonoma curda dell’Iraq del nord.
Alcuni
partiti cristiani hanno introdotto una mozione inusuale durante una
riunione del parlamento regionale di Arbil, la capitale curda. La
loro proposta era l’introduzione di una zona cristiana autonoma nella
zona orientale della provincia irachena di Nineveh, la patria
ancestrale dei cristiani assiri oggi controllata dai Peshmerga curdi.
Secondo la mozione, le minoranze cristiane caldee, siriane e assire
dovranno avere il loro stato riconosciuto dalla costituzione, prima
dal parlamento curdo e poi dall’assemblea nazionale di Baghdad.
Questo
piano, che sembra una favola, ha una buona possibilità di essere
realizzato. Le strade di Bartella, un villaggio cristiano a venti
chilometri da Mosul, sono difese dalla Brigata di Hamdaniyah, una
milizia cristiana che difende le chiese con le stesse tattiche usate
dalle milizie sunnite e sciite per difendere le loro moschee. La
chiesa siriana ortodossa della Vergine Maria è difesa da uomini
barbuti armati di Kalashnikov. Fare foto è strettamente proibito.
Cos’altro
potremmo fare?
” si chiede Ghanem Gorges, il sindaco di
Karamlis, un villaggio caldeo poco distante da Bartella. Quest’anno
ci sono stati già quattro attacchi da parte di miliziani armati,
probabilmente mujahedeen da Mosul, che hanno assassinato Shakib
Paulus, un gruista venticinquenne.
Chiunque
voglia frequentare la Messa alla cattedrale di San Pietro ad Arbil
deve prima farsi controllare da una guardia armata. Vicino alla
cattedrale si trova un edificio nuovo, difeso da un reticolato: è il
dormitorio per gli studenti del collegio di Babel che sono fuggiti da
Baghdad.
Durante
la Messa di Natale di quest’anno, il Pastore Sisar non ha tenuto
l’omelia in Aramaico ma in Arabo, data la presenza di quattrocento
fedeli provenienti da Baghdad. Sisar ha terminato il suo sermone con
le parole “Barakat Allah aleikum” – “Che la pace del
Signore sia con voi.”


NOTA DELL’AUTORE: A oggi, 15 Gennaio 2016, la citta’ di Bartella risulta conquistata e occupata dai guerriglieri del Daesh/ ISIS che ne hanno massacrato i residenti.