2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.50 – Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

2.50 Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

Autore: Fjordman
Secondo il Dr. Daniel Pipes[1], Omar Ahmad, il segretario del CAIR, il consiglio per le relazioni tra America e Islam, ha dichiarato che l’Islam non è destinato a diventare una delle tante religioni, ma a dominare. Il Corano dovrà essere l’autoritàsuprema e l’Islam l’unica religione permessa” Intanto, nel 2005 tre fratelli di Dallas venivano condannati per avere finanziato i terroristi palestinesi di Hamas. I fratelli Ghassan e Bayan Elashi sono stati condannati per 21 reati tra cui associazione a delinquere, riciclaggio di denaro sporco e vendita di beni appartenenti a un terrorista. Ghassan Elashi [2] è il fondatore della sezione texana del CAIR.
Si pensa che un’organizzazione che ospiti terroristi e che esprima il desiderio di sostituire la Costituzione con la Shariah venga schifata dai media e dai politici occidentali. Sembra che non sia proprio così.
Nell’Agosto del 2006 un sondaggio rivelava che molti americani erano a favore dei controlli aeroportuali e ferroviari verso i passeggeri di etnia mediorientale. L’agenzia di stampa Reuters[3] ha dichiarato che l’organizzazione per i diritti civili CAIR aveva protestato contro questo sondaggio. Ibrahim Hooper, direttore delle comunicazioni per il CAIR, chiedeva agli americani di risolvere il problema del terrorismo islamico tramite il dialogo con tipi come il CAIR: “Queste persone credono di proteggersi facendo così, ma stanno solo allontanando coloro che potrebbero aiutarli nella lotta al terrorismo.”
L’ufficio del CAIR del Kentucky ha offerto[4] un “addestramento alla sensibilità” per gli agenti dell’FBI, esaminando gli stereotipi relativi all’Islam e ai musulmani in modo da migliorare le relazioni con la comunità musulmana. Nel frattempo, un sondaggio rivelava che l’81% dei musulmani di Detroit vorrebbero la Shariah[5]. Yehudit Barsky, esperto in terrorismo presso il comitato ebraico americano, avverte che le organizzazioni musulmane sono influenzate dagli estremisti finanziati dai sauditi. Queste organizzazioni estremiste hanno preso il comando sull’Islam americano. Almeno l’80 per cento delle moschee americane sono state radicalizzate dai sauditi[6].
L’associazione degli studenti musulmani (MSA) fa la parte di un gruppo religioso per studenti[7]. Durante un incontro presso il Queensborough Community College di New York nel marzo 2003, un conferenziere di nome Faheed dichiarava che: “Noi rifiutiamo le nazioni unite, l’America e tutte le leggi. Noi non protestiamo davanti al Parlamento perchè non lo riconosciamo. L’unico rapporto che abbiamo con l’America è la sua distruzione. Presto ci sarà un musulmano alla Casa Bianca, che detterà le leggi della Shariah.”
Qundi, dove sono i cosiddetti “musulmani moderati” in tutto questo? Lo scrittore Robert Spencer[8] se lo è chiesto varie volte. L’Imam Siraj Wahaj è un oratore molto richiesto, al punto che nel 1991 è stato il primo musulmano a tenere un discorso al Congresso americano. Il problema è che Wahaj ha detto che gli USA cadranno se non accetteranno l’Islam, e che se i musulmani fossero più attivi politicamente potrebbero prendere il controllo degli USA e trasformarli in un califfato. Negli anni 90 Wahaj ha sponsorizzato dei discorsi pubblici da parte dello sceicco Omar Abdel Rahman nelle moschee di New York e del New Jersey; Lo stesso Rahman è stato arrestato poco dopo per avere tentato di fare saltare in aria il World Trade Center, e Wahaj è stato definito “un complice potenziale a piede libero.”
Mr. Spencer afferma che “Il fatto che uno che vorrebbe abbattere gli USA abbia avuto il permesso di parlare al Congresso è indice di un problema grave. I media sono talmente disperati per trovare un musulmano moderato e presentabile, che sono arrivati ad accontentarsi di quello.” La situazione è resa ancora più complicata da fattori come la Taqiyya e il Kitman, le dottrine islamiche di inganno e imbroglio. Anche se in origine erano usate dagli sciiti per difendersi dai sunniti, sono comunque sanzionate dal Corano (3:28 e 16:106) e molti integralisti musulmani le usano contro gli infedeli. Come diceva il Profeta, “la guerra è inganno.”
Il Professor Walid Phares[9] spiega l’uso di questo tipo di menzogna religiosa, parte integrante della Jihad moderna in cui il mondo islamico è più debole di quello degli infedeli: “Al-Taqiya, viene dal verbo Ittaqu, che significa letteralmene ‘evitare la minaccia’. Politicamente significa simulare qualunque opinione che ti permetta di vincere il nemico. Secondo la Al-Taqiya i musulmani hanno la Shar’iya (permesso) di infiltrarsi nella casa del nemico e seminare discordia e rivolte.” 
“Questi attivisti stanno agendo col permesso delle autorità musulmane, quindi possono mentire liberamente riguardo alla dottrina islamica. Sono dei mujahedeen (guerrieri sacri) veri e propri, la cui missione è sabotare le difese del nemico. Una delle strategie di guerra è il portare divisioni nel campo del nemico, ad esempio convincendolo che la Jihad non è rivolta verso di lui.”
Questo tipo di inganno ha una dimensione globale, a differenza dei metodi sovversivi usati dagli occidentali. L’unicità della Taqiya moderna è la ragione del suo successo presso le società moderne. La Taqiya sta vincendo grazie all’immensa ignoranza della classe politica occidentale, sia tra gli ebrei che tra i cristiani. 
Youssef Mohamed E[10]., ventiduenne libanese, è uno dei due sospettati di aver pianificato attentati su alcuni treni regionali da Colonia (Germania) nel Luglio del 2006. I suoi colleghi all’università erano stupefatti, non si aspettavano che potesse essere un terrorista. Secondo loro era un tipo perfettamente normale, amichevole, cortese, insospettabile, che non parlava mai male di nessuno. Secondo Youssef, la pubblicazione delle caricature di Maometto[11] è stata un insulto all’Islam che lo ha convinto a tentare di organizzare gli attentati. Muhammad Atta era il pilota del volo 11 American Airlines, il primo aereo a schiantarsi contro le torri gemelle nell’11 Settembre. Muhammad era uno studente in Germania, definito dai suoi colleghi come cortese e tranquillo. Molti Jihadisti in occidente hanno adottato la strategia della doppiezza religiosa, ossia sorridere agli infedeli anche mentre stai progettando il modo per ammazzarli. 
Secondo Robert Spencer[12], i manuali di Al-Qaeda contengono istruzioni su come vestirsi all’occidentale in modo da apparire come un musulmano non osservante ed occidentalizzato, oltre su come affittare un appartamento usando un nome falso e un’identità da non musulmano. In generale quei manuali avvertono di non avere l’aspetto tipico dell’islamico osservante (barba, abiti tradizionali, Corano) e di evitare espressioni, frasi e comportamenti tipici dei musulmani.
Gli ambasciatori arabi in Repubblica Ceca[13] sono stati infuriati nel vedere un documentario trasmesso dalla ÄŒTV in cui si usavano telecamere nascoste per riprendere una conversazione in una moschea di Praga. Il documentario mostrava un reporter che faceva la parte di una persona interessata alla conversione. Uno dei membri della moschea gli diceva che la legge islamica sarebbe arrivata in Repubblica Ceca, inclusa la pena di morte per adulterio. Secondo il giornalista, “quello che mi hanno detto era spaventoso, e se non fosse stato per la telecamera nascosta, niente sarebbe uscito dalla moschea.” Un giornalista con la conoscenza della lingua araba ha visitato varie volte una moschea a Stoccolma, e ha notato che la traduzione in svedese delle parole arabe dell’Imam non corrispondeva per niente. Ad esempio, l’Imam Hassan Mousa affermava in arabo che “l’America ha violentato l’Islam”, cosa di cui non si faceva cenno nella traduzione. L’Imam Mousa è ritenuto un “amico degli americani” da molti musulmani svedesi. Alla richiesta di chiarimenti, l’Imam rispondeva che l’Arabo è una lingua molto più ricca dello Svedese e che non è possibile tradurre tutto.
Esempi come questi ci fanno chiedere come possiamo fidarci dei “musulmani moderati” quando gli islamici praticano così apertamente la menzogna e l’inganno, al punto da considerare le menzogne come un modo stabilito e accettato di fare le cose? La risposta è semplice: non possiamo. 
Questo vuol dire che tutti i musulmani sono menzogneri? Ovviamente no, ci sono quelli che affermano apertamente le loro intenzioni. Il rifugiato più controverso della Norvegia, Mullah Krekar[14], ha detto pubblicamente che c’è una guerra tra l’occidente e l’Islam, che sarà vinta dall’islam. Krekar diceva apertamente: “Saremo noi a integrare voi. Guardate cosa sta succedendo in Europa, gli islamici si riproducono come mosche. La donna europea ha una media di 1.4 figli, la donna musulmana 3.5. Nel 2050, il trenta per cento della popolazione europea sarà musulmana. Siamo più potenti di voi, il vostro materialismo, il vostro egoismo e la vostra indecenza vi hanno reso deboli.”
La giornalista e scrittrice Oriana Fallaci ricordava come nel 1972 [15] avesse intervistato il terrorista palestinese George Habash, che le aveva detto che il problema palestinese andava ben oltre la questione israeliana. Secondo Habash gli arabi erano intenzionati a portare la guerra in Europa e in America, al punto che non ci sarebbe stata più pace per l’Occidente. Secondo lui, gli arabi intendevano avanzare un passo alla volta, anno dopo anno, determinati, pazienti e diretti al dominio del mondo. La Fallaci pensava che Habash si riferisse solo al terrorismo, ma poi si rese conto che stava parlando di una guerra culturale, demografica e religiosa contro un paese di cui vogliono rubare le risorse. In pratica, si parlava della guerra condotta tramite l’immigrazione, la fertilità, il multiculturalismo.
Lo stato americano crede di poter contenere la Muslim Brotherhood e i suoi seguaci tramite il dialogo[16] e la cessazione delle ostilità, dato che “portano solo all’odio e agli attacchi contro gli interessi americani.” Se è per questo, gli americani hanno chiesto all’ambasciata americana al Cairo di iniziare a dialogare con i capi della Muslim Brotherhood e stabilire le basi per un dialogo. Nel frattempo il leader della Muslim Brotherhood, Muhammad Mahdi Othman ’Akef affermava nel 2004 che l’America era un Satana che sarebbe crollato presto[17], dicendo che: “Sono sicuro che l’Islam invaderà l’Europa e l’America, dato che ha una logica e una missione.” E intanto, gli occidentali cercano di dialogare con quelli che li vogliono sottomettere e conquistare. A parte questo, che senso ha il “dialogo”? Poul E. Andersen[18], ex diacono della chiesa di Odense in Danimarca, mette in guardia contro le false speranze di un dialogo con i musulmani. Durante un dibattito presso l’università di Aarhus, Ahmad Akkari, musulmano, affermava che: “L’Islam ha condotto la guerra quando necessario e il dialogo quando possibile. Un dialogo è solo parte di un’iniziativa missionaria.” Quando Mr. Andersen ha provato a parlare di dialogo con il mondo musulmano in Danimarca, la risposta è stata: “Per un musulmano, discutere dell’Islam è superfluo. Ogni discussione sull’argomento è un’espressione di pensiero occidentale.” La conclusione di Andersen è stata che per gli islamici il dibattito religioso è impossibile per questione di principio. Se i musulmani parlano di religione lo fanno solo per fare propaganda islamica. 
Patrick Sookhdeo[19] scrive nel giornale britannico The spectator riguardo al mito dell’Islam moderato:
“I versetti pacifici del Corano sono quelli più vecchi, riconducibili al periodo in cui Maometto viveva alla Mecca. Quelli che inneggiano alla guerra e alla violenza sono stati scritti dopo, quando Maometto viveva alla Medina. Anche se Jihad ha vari significati, tra cui lotta interiore e sforzo spirituale, l’esempio di Maometto mostra chiaramente che lui interpretava la Jihad come guerra vera e propria, e che ordinava personalmente massacri, assassinii e torture. Gli studiosi islamici si sono basati su queste scritture per scrivere una teologia che divide il mondo in due parti, la casa della guerra e la casa dell’Islam, con i musulmani che hanno il dovere di trasformare la prima nella seconda tramite la guerra o la da’wa (attività missionaria)”
L’idea dell’Islam come religione di pace è sbagliata da almeno 1400 anni. L’islam è stato pace solo per i primi 13 anni, e da allora è diventato sempre più aggressivo, anche se con periodi di tregua momentanea. Per i musulmani di oggi, così come per i giuristi islamici del medioeveo, la verità è che l’Islam è una religione di guerra. 
Cosa è un musulmano moderato? Nel 2003, la Associated Press chiamava “moderato”[20] un chierico saudita che diceva che gli attacchi terroristi nella capitale violavano la santità del Ramadan. Si trattava del chierico Sheikh Saleh Al-Fawzan, membro del consiglio dei chierici, la più alta tra le autorità religiose saudite. Saleh ha scritto i testi religiosi usati per l’insegnamento di cinque milioni di studenti sauditi. Per lui la schiavitù è una parte dell’Islam, una forma di Jihad che rimarrà in auge fino a che esisterà l’Islam. Insomma, per gli standard sauditi un chierico moderato è uno che vorrebbe la schiavitù nel ventunesimo secolo. 
Durante il suo discorso inaugurale alla conferenza islamica del 16 Ottobre 2003, il primo ministro malese Mahathir Mohamad[21] diceva che: “Siamo tutti musulmani, siamo tutti oppressi e umiliati. Un miliardo di musulmani non possono farsi sconfiggere da pochi milioni di ebrei, ci deve essere un modo per vincere. Gli ebrei sono i padroni occulti del mondo, costringono gli altri a combattere e morire per loro. Hanno inventato il socialismo, il comunismo, i diritti umani e la democrazia pur di farsi proteggere dalle persecuzioni. Hanno preso il controllo di paesi più potenti di loro e sono diventati una superpotenza.” Secondo Mahathir i musulmani possono vincere la loro battaglia finale, e ha ricordato i tempi in cui gli europei si inginocchiavano davanti agli studiosi islamici pur di poter avere accesso alla loro sapienza. 
Farish Noor[22], uno studioso malese esperto in politica islamica, afferma che in Malesia non esiste l’idea di stato laico: “La società è già islamica. Rimane da vedere che tipo di società islamica sarà.” Il paese è già islamizzato, gli agenti di polizia islamica arrestano le coppie non sposate per “contatti inappropriati”. Nonostante ciò, la Malesia viene considerata uno dei paesi islamici più moderati. Cosa ci dice tutto ciò? 
Mentre i soldati della NATO rischiano le loro vite per stabilire un regime moderato e democratico in Afghanistan, gli afghani hanno eletto un governatore[23] che ha diretto la distruzione di due statue millenarie del Buddha durante il regime talebano. Mawlawi Mohammed Islam Mohammadi era il governatore talebano nel marzo 2001, mentre le due statue buddiste sono state distrutte. Nell’Afghanistan “moderato”, la polizia ha arrestato sei persone per avere lapidato una donna afghana accusata di adulterio[24]. Per caso sono stati arrestati perchè la lapidazione è un atto barbarico? No, sono stati arrestati perchè la lapidazione non era autorizzata dallo stato, il mullah che aveva autorizzato l’esecuzione non era un giudice. 
Ashram Choudhary, parlamentare musulmano in Nuova Zelanda[25], approva la lapidazione degli omosessuali e degli adulteri, dato che è sancita dal Corano. Per fortuna il parlamentare assicura che non intende diffondere la pratica in Occidente. Questa non è una faccenda su cui scherzare, dato che nel 2004 a Marsiglia una donna tunisina di 23 anni è stata lapidata a morte[26].
Il democratico Ben Haddou[27], membro del comune di Copenhagen, afferma che “è impossibile condannare la Sharia, e i musulmani che lo affermano stanno mentendo. La Shariah comprende le regole per la vita, le leggi per l’eredità, il digiuno e il bagno. Chiedere ai musulmani di rinunciare alla Shariah è come dichiarargli guerra.” Leggete di nuovo questa affermazione, e rileggetela bene. Per i musulmani in Occidente, dover vivere secondo le leggi laiche e non secondo le loro leggi religiose è come ricevere una dichiarazione di guerra. Come reagiranno, se non con la guerra? Inoltre, dato che la Shariah richiede che i non musulmani siano inferiori ai musulmani, per loro la “libertà di religione” significa la possibilità di rendere i non musulmani dei cittadini di seconda classe nei loro stessi paesi.
Il tesoriere federale Peter Costello[28] afferma che i musulmani australiani devono rifiutare pubblicamente il terrorismo in tutte le sue forme e adottare i valori australiani. Il primo ministro australiano John Howard ha affermato che i musulmani devono imparare l’inglese e mostrare rispetto verso le donne. Queste affermazioni hanno scatenato le proteste della comunità musulmana australiana. 
Hammasa Kohistani[29], la prima Miss Inghilterra musulmana, afferma che stereotipare la comunità musulmana la porta all’estremismo, e che i musulmani moderati si stanno rivolgendo all’estremismo dato che vengono considerati estremisti in ogni caso. Secondo lei, se gli estremisti musulmani commettono attacchi contro i non musulmani, i non musulmani non dovrebbero prendersela dato che altrimenti i musulmani moderati si offendono e diventano terroristi. Quindi, basta così poco per trasformare un moderato in un terrorista?
Purtroppo gli estremisti vengono ancora difesi dalle sinistre tramite la propaganda. Gli agenti di polizia inglesi sono costretti a seguire “addestramento alla tolleranza”[30] presso una scuola islamica che poi è stata investigata per attività terroristiche. Gli agenti di polizia locali hanno dovuto fare almeno 15 corsi relativi alla cultura musulmana. 
Nell’agosto del 2006, dopo la scoperta di un complotto volto al sabotaggio di vari voli tra l’Inghilterra e gli USA, i leader della comunità musulmana hanno presentato una serie di richieste al governo, tra cui c’era l’introduzione della Shariah per i casi nell’ambito familiare[31]. Il Dr. Syed Aziz Pasha, segretario generale dell’Union of Muslim Organisations inglese e irlandese ha dichiarato che: “Le abbiamo detto che se ci darà i diritti religiosi, saremo in condizioni di convincere i giovani che veniamo trattati allo stesso modo degli altri cittadini.” Charles Johnson[32] del blog Little Green Footballs ha commentato che i musulmani vogliono essere trattati allo stesso modo, ma vogliono il privilegio di potere usare il loro sistema giuridico uscito dal Medioevo.
Dopo la scoperta del complotto, parecchi gruppi musulmani inglesi hanno spedito una lettera al primo ministo Tony Blair[33] in cui lo si minacciava con questi toni: “Secondo noi la politica di questo governo sta mettendo a rischio i civili, sia in UK che all’estero. Il Regno Unito deve cambiare la sua politica estera e dare la Shariah ai musulmani.” Le stesse minacce sono arrivate dopo gli attentati di Londra del 2005. I musulmani sono ben organizzati e hanno già preparato le loro richieste. Ogni atto di terrorismo jihadista è un’opportunità per pretendere altre concessioni. I musulmani moderati e i fondamentalisti sono alleati, non avversari. Mentre i fondamentalisti fanno saltare le bombe, i moderati minacciano che se non si farà come dicono loro ci saranno altri attentati. La Jihad non è solo una faccenda di violenza, ma anche di minacce. Così come non c’è bisogno di picchiare continuamente un asino per farlo ubbidire, così i musulmani non hanno bisogno di fare attentati continui. I musulmani fanno un attentato ogni tanto, giusto per essere sicuri che gli infedeli siano sottomessi e intimiditi. Purtroppo, questa tecnica funziona. Un ospedale inglese ha adottato un pigiama simile a un burka[34] per permettere alle pazienti musulmane di coprirsi completamente. Il “pigiama multiculturale” è stato il primo in Gran Bretagna, ma ce ne saranno altri. 
Il professor Moshe Sharon[35] insegna storia islamica presso l’università ebraica di Gerusalemme. Per lui la hudna è uno stato di tregua temporanea usata come strategia islamica contro gli infedeli:
Nell’Islam la pace può esistere solo tra paesi islamici, tra musulmano e musulmano. Tra musulmano e non musulmano ci può essere solo una tregua temporanea per dare modo al musulmano di raccogliere le forze. Si tratta di una guerra eterna che durerà fino alla fine dei giorni. La pace è possibile solo dopo la vittoria completa dell’Islam. Nel frattempo, ci può essere solo una tregua temporanea. Poche settimane dopo la firma del trattato di Oslo il leader palestinese Arafat andò in una moschea di Johannesburg e si scusò per avere firmato un trattato con gli ebrei, andando contro alle regole islamiche. Arafat disse di avere fatto quello che aveva fatto il Profeta, citando la storia di Hodaybiya. In quella storia il Profeta aveva firmato un accordo con la tribù Kuraish promettendo 10 anni di pace, che infranse dopo due anni con un pretesto.”
Ho già detto che persino Terje Röd-Larsen[36], diplomatico norvegese e inviato delle Nazioni Unite oltre che figura chiave del processo di pace di Oslo negli anni 90, ammetteva che “Arafat non faceva altro che mentire.
Gli arabi non hanno mai voluto la pace con Israele, ma solo prendere tempo per raccogliere le forze. Le offerte di pace da parte israelita venivano viste come segni di debolezza. Il cosiddetto trattato di Hudaybiyya, firmato mentre Maometto e i suoi seguaci non erano ancora abbastanza forti per assalire la Mecca, è diventato il modello per le relazioni islamiche con i non musulmani. Sharon affermava che nella giurisprudenza islamica ciò è un precedente legale per potere offrire un trattato di pace della durata massima di 10 anni, ma di poterlo infrangere appena conveniente. Per gli islamici accettare una tregua è solo una scelta tattica per quando l’avversario è troppo forte. Il mondo islamico non ha solo il concetto di guerra aperta, ma anche quello di guerra tramite infiltrazione, come sta avvenendo per ora. C’è una possibilità di terminare questo stato di guerra? Secondo Moshe Sharon, la risposta è negativa. Al massimo si possono ottenere pochi anni di calma relativa. 
Hugh Fitzgerald, Vice Presidente del comitato Jihad Watch [37] afferma che i musulmani moderati: “sono persone che si definiscono musulmani e che di cui noi come infedeli non possiamo prevedere il comportamento futuro, e nemmeno quello dei loro figli. C’è la possibilità che il musulmano moderato diventi un fondamentalista, oppure che lo diventi uno dei suoi figli. In tutto l’occidente ci sono figli di musulmani molto più osservanti e fanatici dei loro genitori.” Purtroppo ciò è vero. Nel novembre 2005, uno studio pubblicato dal Canada’s National Post[38] ha dimostrato che una grande percentuale dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche erano nati e cresciuti in Canada. Questa è una grande differenza rispetto al passato, in cui i terroristi erano in gran parte immigranti e rifugiati. Secondo lo studio: “Non esiste una sola strada che porti all’estremismo. La trasformazione in estremista è un processo individuale. Dopo il passaggio all’estremismo, gli individui iniziano una serie di attività, dalla propaganda al reclutamento, passando per l’addestramento al terrorismo e la partecipazione a operazioni di terrorismo.” Hugh Fitzgerald si chiede quanti dei nostri immigranti musulmani sono davvero moderati, e quanti di loro diventeranno come Ayaan Hirsi Ali. Uno su venti? Uno su cento? Uno su mille? Uno su diecimila? Quanti diventeranno come Magdi Allam in Italia o come Bassam Tibi in Germania? Quanti Ibn Warraqs, quanti Ali Sinas, e quanti convertiti al cristianesimo come Walid Shoebat ci saranno su mille immigranti? Ha senso accogliere un milione di immigranti se solo pochi di loro vedranno la luce della ragione?“Che i musulmani rimangano nel Dar al-Islam. Che gli infedeli capiscano che i fallimenti politici, economici, sociali e intellettuali delle società islamiche sono causati direttamente dall’Islam, e che lo dicano in faccia ai musulmani.” Youssef Ibrahim[39] del New York Sun è stanco del silenzio della maggioranza musulmana: “Non ho sentito nessun musulmano, moderato o estremista, protestare conto l’assassino del critico olandese Theo van Gogh se non in modo veramente superficiale. Nell’Islam chi tace acconsente. La domanda è: se i musulmani hanno dimostrato di essere in grado di pianificare l’assassinio di centinaia di innocenti, che aspettano gli europei a catturarli e a rimandarli a casa loro?” La domanda è giusta, e molti europei se la stanno ponendo in questo momento. Una parte della risposta è data dalle reti pro-islamiche costruite durante gli ultimi decenni nel silenzio dei media. Inoltre, le classi dirigenti europee hanno propagandato il multiculturalismo per anni e non hanno il coraggio di ammettere di avere fatto un tremendo errore che potrebbe distruggere i loro stessi paesi. 
E’ possibile che quei paesi occidentali dove gli infedeli sono abbastanza forti copino i Decreti di Benes della Repubblica Ceca del 1946, quando circa tre milioni e mezzo di tedeschi Sudeti hanno dimostrato di essere una “quinta colonna” senza alcuna fedeltà verso lo stato. Il governo ceco li fece espellere tutti. Come dimostra Hugh Fitzgerald della Jihad Watch, ci sono più motivi oggi per espellere i musulmani di quanti ce ne fossero per espellere i Sudeti nel 1946. 
La cosa più civile che si potrebbe fare ora per salvare la nostra civiltà e scongiurare una guerra mondiale con perdite sanguinose tra musulmani e infedeli, è una politica di contenimento verso il mondo islamico, come suggerito da Mr. Fitzgerald. Ciò include fermare l’immigrazione dai paesi musulmani e rendere i nostri paesi del tutto ostili verso gli islamici. Gli islamici devono avere due scelte: occidentalizzarsi o essere sbattuti fuori. 
Ho paragonato l’Islam al film “Matrix”, in cui la gente era imprigionata in una realtà virtuale . Nel film, tutti quelli che non erano stati scollegati dalla realtà virtuale erano nemici potenziali. Sono arrivato a credere che ciò valga anche per l’Islam. Alcuni potrebbero dire che escludere e cacciare via i musulmani sia una violazione dei nostri stessi valori. Non credo sia così, dato che quei pochi musulmani che abbiamo hanno causato danni enormi alla nostra economia, alla nostra cultura e alla nostra libertà. Sarebbe molto peggio tradire i secoli di cultura laica e di avanzamento tecnologico, oltre che il futuro dei nostri discendenti, solo per fare contenti dei musulmani che non vogliono contribuire alla nostra società e che ci odiano. 
Come ho dimostrato ampiamente, per un musulmano mentire agli infedeli è una cosa normale e accettata. Ho anche dimostrato che fondamentalisti e “moderati” sono molto più vicini tra loro di quanto pensiamo. Entrambi vogliono la Shariah, cambiano solo i metodi. Anche quelli che oggi sono moderati, domani potrebbero radicalizzarsi, oppure potrebbero farlo i loro figli. Basta poco a causare il cambiamento, anche una cosa da niente come una notizia sul giornale o una crisi personale. I pochi musulmani veramente moderati e tolleranti saranno messi a tacere dai loro colleghi più aggressivi.
Alla fine, ciò che conta non è la differenza tra moderati e radicali, ma tra musulmani e non musulmani. Secondo Ibn Warraq ci possono essere dei musulmani moderati, ma l’Islam non sarà mai moderato. Come scrive nel suo libro “Leaving Islam — Apostates Speak Out”, una serie di testimonianze da parte di ex musulmani, quelli che sono usciti dall’islam sono gli unici che sanno veramente di cosa si tratta. Il problema è che le loro voci hanno la maledizione di Cassandra.
Fonti:
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http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/012991.php
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http://www.canada.com/national/nationalpost/news/story.html?id=cb4b3799-46b2-4bff-b42e-852d05978222&page=1
39.
http://www.nysun.com/article/38586?page_no=2

2083 – una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.48 – Intervista a un ex musulmano

2.48 Lasciare l’Islam
– intervista a un ex musulmano

Autori: Mohammad Asghar/Jamie Glazov
L’ospite di oggi è Mohammad Asghar, un ex musulmano che ha deciso di lasciare l’Islam dopo averne scoperto le vere dottrine. Oltre ad avere studiato il Corano per venticinque anni, Mohammed ha scritto un commentario sui versetti coranici nella speranza di diffondere la verità sull’Islam presso i non musulmani. 

FP: Mohammad Asghar, benvenuto su Frontpage Interview. 


Asghar: Grazie per l’invito. 


FP: Ci parli della cultura in cui è cresciuto e della sua educazione musulmana.


Asghar: Sono nato in una famiglia di musulmani praticanti in Bangladesh. I miei genitori seguivano quasi tutte le regole islamiche e hanno fatto in modo da insegnarmele così che io potessi seguirle nella vita. Ho frequentato una madrassa insieme a molti altri bambini musulmani del mio quartiere, dove ho imparato a leggere il Corano. Ovviamente non capivo niente di quello che stavo leggendo. 
Da giovane ho cercato di vivere come un vero musulmano. Dicevo le mie preghiere, anche se non sempre. Visitavo le tombe dei santi musulmani, celebravo il compleanno del Profeta anche se nessuno sapeva il suo anno di nascita, celebravo la sua ascensione ai Giardini (Jannat) del Cielo e cantavo le sue preghiere. Quando i miei genitori o i miei vicini organizzavano il Mehfil-e-Milad – un raduno di musulmani nel subcontinente indiano credevo veramente che le cose che stavo facendo fossero parte dei miei doveri verso Allah e verso il Profeta. Ero sicuro che se non li avessi compiaciuti non sarei mai andato nei Giardini durante il giorno del giudizio.

FP: Come mai si insegna la lettura del Corano ai bambini senza spiegargli cosa contiene?


Asghar: Secondo alcuni rapporti, ci sono più di un miliardo e mezzo di musulmani sul pianeta. Di questi, solo trecento milioni parlano e leggono l’arabo. Il Corano è difficile da leggere anche per i madrelingua arabi, dato che buona parte di esso è scritto in un arabo dialettale parlato solo dalla tribù Quraish della Mecca del settimo secolo. 

La maggioranza dei musulmani vive nel sud est asiatico o nel sub continente indiano, e quasi nessuno di loro capisce l’arabo. Nenche coloro che imparano il Corano a memoria, detti Hafez-e-Qur’an, capiscono il significato delle parole che hanno memorizzato. 
Come mai i musulmani imparano a memoria il Corano senza capirne neanche una parola? Perchè molti di loro, specialmente quelli non madrelingua araba, si fidano delle parole dei loro Mullahs. I musulmani, soprattutto quelli poveri e analfabeti, fanno solo quello che gli dice il loro Mullah, specialmente in India. 
Questi Mullah dicono ai musulmani che leggere o recitare il Corano in arabo sia la cosa che più compiace Allah, e che il piacere di Allah sia l’unica cosa che possa fare entrare un uomo o un Jinn nel Giardin (Jannat) il giorno del giudizio. Questo porta tutti i musulmani, non solo quelli poveri e analfabeti ma anche quelli ricchi ed educati, a leggere il Corano in arabo senza provare a capire quello che stanno leggendo o le preghiere che stanno recitando. Questi musulmani pretendono che i loro figli leggano e imparino a memoria dei versetti coranici da recitare durante le loro preghiere obbligatorie. 

FP: Mi sembra assurdo che la gente segua una religiose ripetendo cose che non hanno senso nemmeno per loro. Cosa le ha fatto venire dubbi riguardo alla sua fede?


Asghar: Circa 25 anni fa ho avuto lo shock della mia vita quando un Maulvi (chierico musulmano) si è rifiutato di farmi seppellire mia madre, dato che secondo lui il vestito che avevo addosso non era un abito islamico. Quel vestito viene chiamato “Lungi” in Bangladesh, e sembra il vestito che viene indossato in Malesia o in Burma nella vita di tutti i giorni (come i pantaloni, ma aperto verso il basso)


FP: Perchè la gente indossa il Lungi? Perchè un abito che lascia quelle parti esposte?


Aghar: Il Lungi, come il Saree femminile, è un vestito tradizionale che si indossa in Bangladesh per coprire la parte inferiore del corpo. Molti musulmani credono che non dovrebbe essere indossato dagli uomini musulmani, dato che il Lungi è aperto sul fondo e i genitali sono esposti verso la terra. Secondo i musulmani, esporre i propri genitali verso la terra è un peccato grave.

Il problema è che non ho mai sentito un Mullah dire niente del genere riguardo al Saree, un abito con le stesse caratteristiche del Lungi. Stranamente, i Mullah permettono alle loro mogli di indossarlo senza lamentarsi. 

FP: Va bene, forse ne parleremo in dettaglio più tardi. Cosa è successo dopo la faccenda del Lungi?


Aghar: Mi è venuta voglia di sapere cosa vuole veramente l’Islam e quali sono i veri insegnamenti del Corano. Ho iniziato a leggere il Corano in inglese, nella traduzione di Abdullah Yusuf Ali e Mohammad Marmaduke Pickthall, e in Bengali e Urdu. Ho preso tre traduzioni in modo da essere sicuro che quello che stavo leggendo in inglese fosse la stessa cosa che era scritta in Bengali e Urdu, e che fosse una traduzione corretta e fedele del Corano arabo. 


Quello che ho letto e scopert del Corano mi ha lasciato di sasso. Non riuscivo a credere che Allah, se esiste, possa avere detto quelle cose a Muhammad e ai suoi seguaci, cose come: 
2:223: “Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi; temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Danne la lieta novella ai credenti! .” 
Dicendo ai musulmani che possono compiere atti sessuali con le loro mogli “come volete”, Allah gli ha permesso di violentarle, dato che in questo versetto non si chiede all’uomo di ottenere il consenso della donna, senza il quale l’atto sessuale è una violenza carnale. Per Allah il “predisponetevi” significa che basta recitare una preghiera verso di lui prima dello stupro per essere assolti dal crimine. 

FP: Riguardo al versetto 2:223, se Allah non ha ordinato ciò allora chi è stato? Chi ha scritto questo versetto e perchè?


Aghar: Secondo me il Corano è solo un registro delle cose fatte e dette dal Profeta durante la sua vita terrena. I suoi seguaci hanno ricordato e raccontato questi episodi agli scrittori del Corano mentre veniva compilato. Quindi, il versetto 2:223 dovrebbe essere considerato come una cosa che lui ha fatto nella vita, e ha detto ai suoi seguaci.

Nelle Hadith (le parole di Maometto), leggiamo che: 
Sahih Muslim, Libro 008, Numero 3240: 
Jabir riportò che il messaggero di Allah (pace su di lui) vide una donna e andò da sua moglie Zainab, che in quel momento stava conciando una pelle, ed ebbe un rapporto con lei. Dopo, andò dai suoi discepoli e disse che la donna ti si avvicina con le forme di una diavolessa, quindi quando uno di noi vede una donna deve andare da sua moglie, per respingere quello che sente nel cuore.”
In pratica il Profeta ha fatto a sua moglie quello che veniva descritto nel versetto di prima, ossia si è preso sua moglie senza preavviso. I musulmani possono prendere la propria moglie senza preavviso e violentarla, se ciò li rende felici. 

FP: Quindi lei ha lasciato l’Islam?


Asghar: Si, non sono più musulmano. Non seguo più gli insegnamenti e le dottrine dell’Islam, dato che le considero malvagie e inadatte per le brave persone. 

FP: Come ha reagito la sua famiglia e la sua comunità? Lei è mai stato in pericolo?


Asghar: Ho detto alla mia famiglia quello che avevo trovato nel Corano e mi hanno dato ragione. Il problema è stato con la comunità, da cui mi sono ritrovato escluso. Molti dei miei amici e conoscenti hanno smesso di parlarmi, dato che temevano che quello che gli avrei detto li avrebbe portati a lasciare l’Islam. Altri mi hanno minacciato. Ho capito che se avessi continuato a vivere in quel posto con le mie opinioni avrei rischiato la vita, quindi ho deciso di emigrare negli Stati Uniti insieme alla mia famiglia. 

Qui mi sento al sicuro, anche se ho già ricevuto minacce di morte. Il ministero di grazia e giustizia americano si è offerto di aiutarmi a proteggermi. Io e la mia famiglia siamo grati agli americani per essere stati al nostro fianco. 

FP: Quali sono i suoi pensieri riguardo all’impatto dell’Islam sui musulmani e sui non musulmani?


Asghar: I musulmani sono le vittime dell’Islam. Molti di loro ne sono diventati volontariamente le vittime, mentre la maggioranza di loro sono caduti nella trappola senza sapere niente di quello in cui credono. L’Islam li ha trasformati in robot che fanno e credono solo quello che Allah gli dice. Basti pensare al fatto che molti musulmani non fanno niente nella vita senza prima dire “Bismillah ”, ossia iniziare ogni cosa nel nome di Allah dato che credono che senza il suo aiuto non possono fare nulla. 


Dato che Allah gli ha chiesto di credere in un libro su cui non ci sono dubbi (Corano; 2:2), molti di loro passano tantissimo tempo pregando. Dato che i musulmani credono che gli insegnamenti del Corano siano tutto quello di cui hanno bisogno nella vita, molti di loro diventano chierici islamici invece di diventare studiosi o scienziati che potrebbero fare di più per il bene dell’umanità. Queste statistiche aiutano a capire lo stato della conoscenza nel mondo musulmano: 
Ci sono 57 stati membri nella OIC, l’organizzazione delle conferenze islamiche, e in tutto hanno 500 università. C’è una università per tre milioni di musulmani. Gli USA hanno 5758 università, l’India ne ha 8407. Nella classifica mondiale delle università del 2004 non c’era nemmeno una università musulmana tra le prime 500. Ciò dimostra che il mondo musulmano non ha cultura. Negli ultimi 105 anni ci sono stati solo tre premi Nobel tra un miiardo e mezzo di musulmani (escludendo il Nobel per la pace), mentre nel frattempo 14 milioni di ebrei hanno avuto 180 premi Nobel.

FP: Cosa c’è dietro all’insegnamento musulmano che li obbliga a pregare tutto il tempo? Se non è stato Dio ad ordinarlo, allora è un ordine dato dall’uomo. Come mai un ordine simile?


Aghar: Prima dell’arrivo dell’Islam i pagani della penisola araba pregavano tre volte al giorno, all’alba, al tramonto e a mezzogiorno, inchinandosi verso la Mecca. Maometto ha mantenuto il rituale pagano, e a volte si è fatto scappare l’ordine di pregare due, tre o quattro volte al giorno. Dato che i suoi seguaci conoscevano bene le norme per la preghiera, Maometto non le ha menzionate nel Corano. I sunniti dicono che si debba pregare cinque volte al giorno, tutti gli altri si limitano a tre volte. (Dr. Rafiq Zakaria; Muhammad and the Quran, p. 74).

Maometto ha mantenuto la pratica pagana delle preghiere giornaliere per un motivo: dato che era ancora militarmente ed economicamente debole, doveva rendere chiaro ai pagani della Mecca che la sua religione non era molto differente dalla loro e che avrebbero dovuto accettarla senza resistenza. La sua politica è andata avanti anche alla Medina, dove gli ebrei gli si opponevano. Per cercare di portarli dalla sua parte, Maometto ordinò di cambiare la direzione della preghiera verso Gerusalemme, ma gli ebrei si rifiutarono di seguirlo comunque. 
La preghiera musulmana acquista una nuova importanza con la conquista musulmana delle terre fuori dalla penisola araba. I musulmani, poveri e miserabili, si trovarono spiazzati di fronte alle ricchezze dei paesi che avevano conquistato solo pochi anni dopo la morte di Maometto e alla bellezza delle loro donne.
Al-Baladhuri, il più sensato tra gli storici delle conquiste musulmane, scriveva che Abu Bakr reclutava i volontari per la campagna siriana invitandoli alla guerra santa in cui avrebbero goduto del bottino e delle donne prese ai popoli sottomessi. Rustam, il generale persiano che difendeva il suo paese dall’invasione disse al diplomatico musulmano che: “capisco che siete costretti dalla vostra povertà a fare quello che fate.” Un verso della Hamasah di abu-Tammam dice che:

Voi non avete lasciato la vita nomade per il Paradiso; 

Ma per la vostra fame di pane e datteri. 

(Citato dalla Storia degli Arabi di Phillip K. Hitti, p. 144).
Le conquiste andavano avanti e il desiderio di donne e di ricchezze era sempre più forte. I comandanti musulmani temevano di perdere il controllo dei loro soldati, se non ne avessero calmato le passioni. Come soluzione al problema, alzarono il numero di preghiere gioraliere a cinque, includendo anche movimenti, gesti e recitazioni di frasi del Corano in modo da tenere i soldati impegnati e impedirgli di pensare alla ribellione. 
Questo indottrinamento è simile a quello usato dai dittatori moderni sui loro militari. I comandanti musulmani riuscirono nel loro intento al punto da rendere le cinque preghiere una parte integrante della vita di tutti i musulmani. I musulmani sprecano un’enorme quantità di tempo in preghiera, trascurando i loro doveri pur di ottenere la benevolenza di Allah, danneggiando la loro stessa economia e il loro benessere. Prima i musulmani capiranno ciò, meglio sarà per loro e per il resto del mondo. 

FP: Buona parte del mondo islamico è in preda alla povertà. Secondo lei è colpa della dottrina islamica?

Aghar: Certo. Per i musulmani la povertà è una virtù, una cosa datagli da Allah. Molti altri popoli hanno fatto di tutto per liberarsi dalla povertà, mentre i musulmani hanno seguito le loro convinzioni religiose e hanno inflitto la povertà su loro stessi. Molte nazioni musulmane hanno dato la loro autostima, la loro indipendenza politica e la loro sovranità in cambio dell’approvazione dei paesi che li mantenevano con la loro carità. 

I musulmani non amano prendersi la responsabilità per i loro fallimenti e per le loro follie. Loro preferiscono dare la colpa ai non musulmani ricchi per tutti i mali che soffrono oggi, dicendo che sono stati causati dai tradimenti dei cristiani. Il Corano alimenta l’astio verso i cristiani, affermando che Allah gli ha dato la ricchezza non per dargli la prosperità sulla Terra, ma per punirli nella loro vita successiva. (Corano; 10:69 & 70). 
I musulmani non si limitano ad odiare i non musulmani che sono ricchi: aspettano in silenzio il momento in cui potranno spazzarli via dalla faccia della Terra, insieme a tutte le altre religioni. 

FP: Su cosa si basa ciò? Sulla guerra che l’Islam ordina di condurre contro gli infedeli?

Aghar: Si. Per quello che sappiamo l’Islam ha diviso il mondo in due parti: il Dar al Islam e il Dar al Harb, il mondo musulmano e il mondo non musulmano. Dato che i musulmani sono i soldati di Allah, devono seguire il suo piano di battaglia enunciato nel Corano. I musulmani hanno il compito di prendersi le terre dei non musulmani, e di costringerli ad accettare l’Islam o a morire (Corano; 9:29). 

Gli insegnamenti del Corano portano i musulmani ad attaccare automaticamente i cristiani, dato che hanno la proibizione a prendere loro (e gli ebrei) come amici e l’ordine di considerare cristiani ed ebrei come nemici della Ummah (comunità) islamica e dell’Islam. 
Oltre che gli ebrei e i cristiani, i musulmani odiano anche i pagani (Mushrikun) con tutto il loro cuore, dato che il Corano li considera impuri (Corano; 9:28) e indegni di vivere sulla Terra. I musulmani hanno l’ordine di ucciderli ogni volta che possono (Corano; 9:5). Queste istruzioni sono estremamente pericolose e rendono impossibile ai non musulmani il convivere con i musulmani. 
Questa verità sull’Islam deve essere diffusa tra le comunità non musulmane di tutto il mondo, in modo da prepararle al pericolo mortale dell’Islam, in particolare se i musulmani divenissero la religione dominante. Leggere e capire il Corano è importante per tutti, non solo per gli infedeli di oggi, ma anche per proteggere i loro discendenti dalla furia omicida dei musulmani del futuro. 

FP: Lei crede che l’Occidente potrà confrontarsi con l’aggressione dei musulmani? 

Asghar: Mi dispiace dire che l’Occidente non ha capito nulla del Corano, della storia dell’Islam e dei musulmani. Questo sono esempi di come si comportano i musulmani verso ebrei, cristiani, buddisti e tutti gli altri infedeli:

Mohammed è andato a Medina come fuggitivo dalla Mecca e nel giro di dieci anni ne è diventato il capo dopo avere ucciso o cacciato tutti gli ebrei della città e dopo averne convertito i pagani. Con le sue azioni, Maometto insegna ai suoi seguaci che essere in tanti è necessario per stabilire il comando. Se avesse conosciuto l’esistenza delle armi da fuoco, avrebbe ordinato ai suoi seguaci di comprarne, accumularle e di usarle per conquistare il mondo. 
L’ Abissinia, un paese cristiano, è stata la prima nazione ad ospitare i musulmani fuggitivi dalla Mecca. Quando i musulmani sono diventati abbastanza forti e numerosi, si sono dimenticati dei favori concessi e ne hanno massacrato e convertito a forza gli abitanti. Se è per questo, hanno anche conquistato quasi un terzo del mondo e hanno tentato di invadere l’Europa, se non fossero stati fermati a Vienna nel 1683. 
Allah ha promesso il dominio della Terra ai musulmani, e li ha aiutati a diffondere l’Islam it (Corano; 24:55,57). Per raggiungere questi obiettivi, Allah gli ha ordinato di sfidare in battaglia quelli che rifiutano di convertirsi pacificamente, di colpirli fino a sottometterli, di prenderli prigionieri per poi liberarli sotto riscatto dopo la fine delle ostilità (Corano; 47:4). 
Invece di imparare la lezione dalla storia dei musulmani, molti leader e molta gente comune in Occidente crede che l’Islam sia una religione di pace e che i suoi seguaci siano buoni come sembrano. Molti di loro non hanno capito niente, nemmeno dopo le morti e le distruzioni inflitte dai musulmani a New York o a Washington, e nemmeno dopo aver visto che un resista ha perso la sua vita per mano di un fanatico islamico solo per aver diretto un film contro l’Islam. Molti occidentali hanno lodato la “tolleranza” dei musulmani dopo aver saputo che un editore americano è stato costretto a non pubblicare un libro sulla moglie del Profeta Maometto a causa delle minacce di morte che ha ricevuto dagli islamici. 
Molti occidentali hanno ignorato il presidente iraniano quando ha ordinato la distruzione completa di Israele, dicendo che era solo un pazzo. In realtà non è stata la sua pazzia che gli ha fatto dire quelle cose, ma il suo antisemitismo e i dettami della religione che segue.
Come dovrebbero fare i musulmani a distruggere Israele e conquistare il pianeta, se non ne hanno i mezzi? La risposta è questa:
Durante suo discorso ai delegati musulmani del OIC, tenutosi in Malesia nel 2003, il dottor Mahthir, ex primo ministro malese, ha espresso chiaramente il desiderio dei musulmani di acquisire armi sempre più mortali:
…non si può fare altrimenti. Pochi milioni di ebrei non possono sconfiggere un miliardo e mezzo di musulmani. Ci deve essere un modo per vincere, e possiamo trovarlo solo se ci fermiamo per considerare le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri piani e le nostre strategie per il contrattacco. Come musulmani, dobbiamo affidarci alla guida della Sunnah, del Corano e del Profeta. Di certo i ventitré anni di tribolazioni del Profeta ci possono insegnare come fare. Dobbiamo costruire le nostre forze in tutti i campi, non solo dal punto di vista militare. I nostri paesi devono essere stabili e ben amministrati, economicamente forti, con un’industria competente e una tecnologia avanzata. Ci vorrà tempo, ma si potrà fare, e sarà tempo ben speso. La nostra religione ci insegna ad essere pazienti, perchè la pazienza è una virtù. Innallahamaasabirin.” 
Mentre si preparano ad attaccare gli ebrei, i musulmani stanno prendendo piede nei paesi ricchi dell’occidente, con due obiettivi in mente. Il primo è quello di guadagnare fondi, il secondo è seminare l’Islam tra la gente dei paesi che li ospitano. Oltre a convertire i malcontenti e i criminali verso la loro fede, cercano di aumentare il loro numero facendo più figli possibile. Se non hanno donne a disposizione, cercheranno di intrappolare donne europee, convertirle a forza e costringere i figli a seguire l’Islam.
Quando i musulmani saranno diventati abbastanza da avere peso politico, cercheranno di avere l’autonomia o l’indipendenza per le regioni in cui hanno la maggioranza. Ciò è già avvenuto in India, e sta avvenendo in Cina, nelle Filippine e in Thailandia.
Questo è quello che succederà in Occidente, se gli occidentali continueranno con la loro “political correctness” e la loro apatia verso l’ostilità dell’Islam. Il filosofo e storico americano Will Durant (1885-1981) ha descritto questo processo in parole sue: 
la conquista islamica dell’India è probabilmente la più sanguinaria di tutta la storia. E’ una storia triste, in cui una civiltà preziosa, con un complesso di ordine, libertà, cultura e pace può essere distrutta da un momento all’altro da barbari invasori o infiltrati all’interno

FP: Lei può dare un consiglio all’occidente?


Aghar: Sapendo che Will Durant aveva ragione, suggerirei che l’Occidente debba compiere queste azioni per proteggere la sua indipendenza e lo stile di vita dei suoi popoli dalla minaccia musulmana:


Bisogna fermare l’invasione di musulmani, e ammettere solo quelli che sono disposti ad adattarsi allo stile di vita secolare. 
Bisogna proibire la costruzione di altre moschee e di seminari religiosi, dato che queste istituzioni diffondono i fondamentalismi ed indottrinano i giovani all’odio verso tutti quelli con una fede diversa dall’Islam. 
L’Occidente deve imparare a sorvegliare le moschee e a controllare il contenuto dei sermoni del venerdì, oltre che il contenuto degli insegnamenti che vengono impartiti ai bambini musulmani. Ogni imam o insegnante religioso che insegni odio razziale o religioso ai suoi studenti dovrà essere punito severamente. 
Oltre a combattere il terrorismo in paesi come Iraq, Pakistan e Arabia Saudita, l’Occidente dovrà impedire ai governi di quei paesi di indottrinare i bambini all’odio religioso, fino al punto da usare la forza economica e militare contro i governi che si rifiuteranno di farlo. 
L’Occidente non ha altra scelta se non quella di combattere contro i paesi musulmani e di contenere la minaccia musulmana contro di sé e contro i propri alleati. Se non lo farà, ci sarà una catastrofe per il mondo intero, una guerra che non si potrà vincere senza perdite umane e materiali enormi. 

FP: L’Occidente può fare queste cose, e restare comunque un posto dove ci sono libertà religiosa e libertà personale?

Aghar: Se si vuole proteggere i cittadini dal terrorismo islamico e dalla minaccia dell’invasione, l’Occidente deve solo seguire le sue stesse leggi e fare qualche cambiamento al suo processo cognitivo. Per esempio:


Ogni paese ha delle regole per l’ingresso. L’Occidente può regolare il flusso di musulmani facendo più attenzione a chi riceve i VISA d’ingresso. 
Ci sono già abbastanza moschee e scuole religiose per i bisogni della popolazione musulmana. Dato che molti Imam e insegnanti religiosi musulmani le usano come copertura per diffondere il fondamentalismo, l’Occidente ha il diritto di rifiutarsi di costruire altri edifici religiosi e di monitorare elettronicamente quelli che già esistono. Spiare elettronicamente gli Imam e gli insegnanti non è una violazione dei diritti umani dei musulmani, anzi è un’azione necessaria per proteggere i bambini islamici dall’influenza del fondamentalismo e dell’odio razziale. 
Inoltre, l’Islam stesso permette lo spionaggio verso le persone pericolose, e Allah ha spiato personalmente i nemici di Maometto per proteggerlo dai complotti. Il Corano dice che :

108. Cercano di nascondersi agli uomini, ma non si nascondono ad Allah. Egli è al loro fianco, quando di notte pronunciano parole che Lui non gradisce. Allah abbraccia [nella Sua scienza tutto] quello che fanno.


Questo dovrebbe mettere a tacere quei musulmani che si oppongono alle azioni dei governi occidentali contro gli Imam e gli insegnanti, dato che se Allah poteva spiare contro i nemici di Maometto per proteggerlo, allora la polizia occidentale può fare la stessa cosa per i cittadini.
Inoltre, le libertà personali e religiose valgono per quelli che le seguono e le rispettano. Non si può usare la scusa della libertà religiosa o personale per evitare che un criminale venga arrestato, dato che la sua libertà è pericolosa per la società in cui vive. Se si parla di terrorismo religioso o di incitazioni a uccidere gli aderenti di una religione, allora il concetto di libertà religiosa non si applica. L’Occidente deve fare tutto ciò che è necessario per proteggersi e per proteggere i cittadini da coloro che vorrebbero distruggerli perchè glielo ordina la loro religione. 

FP: Mohammad Asghar, grazie per l’intervista.


Asghar: Grazie a voi.


Fonti:
http://www.islam-watch.org/MAsghar/Leaving-Islam.htm

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.47 – La lobby wahhabita in Europa

 2.47 La lobby wahhabita in Europa

Gli estremisti si riuniscono perchè hanno paura dell’intolleranza.
Autore: Stephen Schwartz – 10/06/2005, Varsavia
Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. Alla fine di Settembre, l’OCSE (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione), un organo internazionale composto da 55 nazioni, incluse dittature assolute come la Bielorussia, ha indetto una tavola rotonda nella ridente città di Varsavia. L’argomento della riunione era “l’intolleranza e le discriminazioni contro i musulmani.” A parte i diplomatici OCSE, lo staff e due rappresentanti della commissione americana per la libertà religiosa, i partecipanti erano 25 rappresentanti delle ONG musulmane e dei garanti per i diritti umani da varie nazioni nordamericane ed europee.
Avrei dovuto fiutare i problemi dato che ho visto molti intrighi da parte dell’OCSE, fin dai tempi della guerra in Bosnia-Herzegovina e Kosovo negli anni 90. Non dimenticatevi che l’OCSE ha avuto il coraggio di proporsi come “osservatore” per le ultime elezioni presidenziali americane. Come scritto nel The Weekly Standard, l’OCSE ha dato il peggio di sé nei Balcani. Per dirla semplice, l’OCSE è political correctness personificata. Il suo scopo è il combattere l’intolleranza e le discriminazioni verso tutti, che siano prostitute, studenti o chiunque altro. E’ evidente che l’OCSE considera l’Islam, con i suoi massacri in vari paesi, come un “cattivo cliente”, al punto da dovere relegare la tavola rotonda sui musulmani in un posto fuori dal perimetro dell’edificio,
e a tenere le riunioni dei musulmani nel sotterraneo di un hotel.
Ci sono fonti affidabili che dicono che la conferenza di Varsavia è stata una concessione in cambio del permesso di svolgere una conferenza sull’antisemitismo a Cordoba, in Spagna. Alla fine la conferenza di Varsavia è stata poco più di un teatro per permettere a dei fanatici violenti venuti da paesi come la Danimarca o la Gran Bretagna per difendere l’integralismo islamico. Alla fine gli
integralisti europei si sono rivelati molto più violenti, aggressivi e offensivi di quelli americani. A un certo punto un religioso proveniente dalla Gran Bretagna, l’Imam Abduljalil Sajid del Consiglio Musulmano per l’Armonia Razziale e Religiosa ha passato una mattinata insultando pesantemente Tony Blair per avere ridotto i diritti civili dopo gli attacchi del 7/7. Prima di ciò, il leader religioso ha risposto “ho sparato a tutte le scuole islamiche” dopo che gli hanno chiesto quale scuola di giurisprudenza islamica seguisse.
L’Imam Sajid ha intrattenuto il pubblico con i racconti di tutte le volte in cui ha attaccato Blair, dicendo al primo ministro che l’Islam e il terrorismo sono fenomeni del tutto separati. Inoltre, Sajid ha attaccato le reclusioni di Guantanamo. Per i musulmani presenti, gli attacchi a Londra e l’ideologia che li ha ispirati sono irrilevanti. L’unica cosa di cui gli importa è la reazione legale degli inglesi, degli americani e delle altre autorità europee. La frase: “lotta contro l’estremismo” era presente nell’agenda dell’incontro, ma non è stata discussa se non in un sussurro durante il discorso di chiusura da parte del diplomatico turco Omur Orhun, che ha affermato che il problema dell’estremismo dovrà essere affrontato prima o poi dato è ciò che ha dato il via all’incontro. A sentire gli altri partecipanti, sembra che i non musulmani in Europa abbiano paura dei musulmani solo perchè sono razzisti o per colpra delle politiche estere degli USA (come affermato dal Nuzhat Jafri del Canadian Council of Muslim Women.) Quando ho provato a dire che i terroristi Wahhabiti hanno colpito anche Marocco e Indonesia, paesi che non hanno niente a che fare con gli USA. Ho anche sottolineato che ci sono stati attentati in Turchia, un paese che si è opposto alle politiche americane in Iraq. Ms. Jafri si è limitata a dire che ci sono anche altre cause per il terrorismo, ma si è guardata bene dal descriverle. Altri rappresentanti erano ancora più espliciti. Sembra che i paesi scandinavi non riescano a tenere gli estremisti maomettani fuori dai loro territori. Uno di questi rappresentanti era Bashy Quraishy, un uomo che rifiuta di definirsi religioso e che afferma di non essere un musulmano praticante, ma che ha deciso di fare carriera presentandosi come un esperto di cultura islamica e difendendo l’integralismo islamico.
Quraishy ha fatto del suo meglio per prendersi il palcoscenico. Mentre l’Imam Sajid affermava che non ci sono legami tra l’Islam e il terrorismo, Quraishy chiedeva che affermare una cosa simile sui media fosse proibito. I depliant che aveva rilasciato erano allucinanti: per lui il documentario della CNN “America Under Attack” era offensivo e pieno di pregiudizi. Secondo Quraishy, “non ci sono prove che nessun paese o gruppo abbia responsabilità per gli attacchi del 11 Settembre, e tutte le accuse all’Islam sono atti di razzismo.” Quraishy ha riciclato gli attacchi di Jude Wanniski contro Richard Perle definendolo “un malvagio. Un giornalista nazionalista che usa termini anti islamici come mezzi di propaganda.” Quraishy ripete i clichés di al Qaeda and e dei suoi  ostenitori: “Le Crociate sono tornate”, “Saddam in Iraq era solo un piccolo dittatore” e altri. I depliant di Quraishy affermavano che i termini “fondamentalista,” “ghetto,” e “gang organizzata su base etnica” siano termini razzisti e che non andrebbero usati nei media.
Il resto degli oratori era meno fervido, ma altrettanto assurdo. I musulmani canadesi si lamentano dell’effetto del Patriot Act americano sul loro paese. Tutti usavano termini come “quei cosiddetti terroristi” Il britannico Mohammed Aziz, di Faithwise, ha dichiarato che i membri della sua comunità devono fedeltà prima ad Allah, poi all’Ummah (la comunità islamica) e poi al paese in cui vivono. Tutto questo è stato detto solo tre mesi dopo gli attacchi a Londra. L’incontro è finito senza produrre niente, se non la decisione di fare altri incontri. Sembra che l’OCSE, così come tutta l’Europa, abbia poco da fare contro la minaccia del fondamentalismo islamico, a parte stare a sentire le false accuse di razzismo.
Stephen Schwartz scrive spesso sul giornale The Weekly Standard.
Fonti:
http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/006/174gxfos.asp

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita


2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita

L’ Arabia Saudita ha finanziato i terroristi per anni. Ad esempio, ha finanziato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) negli anni ’70 e ’80, quando l’OLP era attiva come organizzazione terroristica. Si dice che i sauditi non finanziano il terrorismo, ma le cause del terrorismo. A partire dagli attacchi del 11 Settembre, in cui la maggioranza dei dirottatori erano sauditi, gli USA hanno fatto pressione sul governo saudita per controllare i destinatari dei finanziamenti sauditi.
Secondo i dati ufficiali, i sauditi hanno finanziato oltre 1500 moschee, 202 collegi, 210 centri islamici e quasi 2000 scuole islamiche in tutti i paesi non islamici, che siano in Europa, America, Asia o Australia. I sauditi hanno finanziato i centri islamici wahabiti in:
  • Austria
  • Gran Bretagna
  • Francia
  • Spagna
  • Italia
  • Germania
  • Paesi Bassi
  • Belgio
  • Svezia
  • Danimarca
  • Norvegia
  • Svizzera
  • Russia
  • USA
  • Australia
e persino in alcuni paesi islamici come Turchia, Marocco, Indonesia, Malesia e Djibuti. E’ noto che le ambasciate saudite paghino uno stipendio agli imam wahabiti locali, che varia dai mille ai 40.000 dollari annuali a seconda del posto. I sauditi non danno niente per niente, e pretendono che le istituzioni che ricevono fondi predichino la versione fondamentalista wahabita dell’Islam.
L’Arabia Saudita e gli altri paesi arabi hanno diffuso il Wahabismo e le forme rigide di Salafismo in tutto il mondo. L’Arabia ha speso più di 87 miliardi di dollari negli ultimi due decenni per fare propaganda a favore del Wahabismo, da loro definito come il “vero Islam”[15]. La maggioranza di questi fondi vanno verso la costruzione e il mantenimento di migliaia di moschee, madrasse (scuole coraniche) e centri culturali islamici in tutto il mondo. Queste istituzioni sono sempre gestite da imam allineati alle posizioni saudite.
Nel mondo arabo, in Asia e in estremo Oriente, le istituzioni islamiche e i lavoratori islamici hanno ricevuto finanziamenti sauditi (di solito da parte di fondazioni o di donazioni private) per introdurre il Wahabismo nelle società musulmane. Prima di continuare con i sauditi, cerchiamo di chiarificare alcuni principi e definizioni.
Ci sono quattro scuole di legge islamica: Hanafi, Shafi’I, Maliki e Hanbali. La maggioranza dei Wahhabiti e dei Salafiti appartiene alla scuola Hanbali.
Gli occidentali e i cosiddetti “islamici moderati” hanno deciso di chiamare la versione saudita dell’Islam come Wahabismo, teofascismo sunnita o Salafismo conservatore. L’ideologia di al al-Qaeda può essere definita Salafi-Jihadi (al-Salafiyya al-jihadiyya) o Salafismo Jihadista. I Wahhabiti e gli altri islamici fondamentalisti non accettano questa definizione e preferiscono definirsi Muwahiddun (Muwahidoon) o “Ahl at-Tawheed.”.
Il Wahhabismo è una interpretazione fondamentalista dell’Islam a opera di Muhammad ibn Abd-al-Wahhab, uno studioso ottocentesco arabo, che sosteneva un ritorno alle pratiche delle prime tre generazioni della storia islamica. In breve, l’ideologia Wahhabita insegna che i musulmani devono rifiutare tutte le idee e le pratiche non musulmane, incluse quelle politiche. La forma più severa del Wahhabismo insegna che i musulmani devono opporsi agli infedeli da tutti i punti di vista e odiarli per la loro religione, in nome di Allah, oltre a considerare la democrazia come responsabile per tutte le guerre del ventesimo secolo.[1]
Il Wahhabismo è la forma dell’Islam che domina in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in altre regioni del mondo. Il Wahhabismo viene considerato una setta o una ramificazione dell’Islam, anche se i suoi sostenitori rifiutano tali attribuzioni. L’influenza del Wahhabismo è cresciuta in tutto il mondo islamico a causa del potere e della ricchezza dei paesi del Golfo Persico. I termini Wahhabismo e Salafismo sono sinonimi, anche se alcuni dicono che il secondo sia una forma ancora più fondamentalista del primo.[2]
Le origini del Wahhabismo e del Salafismo sono distinte – il primo è una forma rigida dell’Islam che rifiuta le influenze moderne, mentre il secondo è leggermente più flessibile. Entrambi rifiutano le interpretazioni moderne dell’Islam moderato e promuovono le interpretazioni più antiche e più fondamentaliste. I due movimenti si sono influenzati a vicenda dopo che il sovrano saudita Faisal
ha abbracciato il pan-islamismo salafita e ha causato il mischiarsi delle ideologie di ibn Abd al-Wahhab riguardo a tawhid, shirk e bid‘ah, e le interpretazioni Salafite delle hadith (i racconti di Maometto).
Il Salafismo differisce dai movimenti islamici fondamentalisti degli anni ’70 e ’80 in quanto i salafiti non rifiutano solo le ideologie moderne come il socialismo o il capitalismo, ma anche i concetti moderni occidentali di economia, costituzione, partiti politici, rivoluzione e giustizia sociale. I salafiti sono tenuti a non impegnarsi in attività occidentali come la politica, nemmeno dal punto di vista islamico, e devono impegnarsi solo nelle attività tradizionali islamiche come la Dawah (attività missionaria) [3]. Per i salafiti solo la Sharia è accettabile, non uno stato o un partito politico con connotazioni islamiche.
Secondo la prospettiva salafita, la storia inizia col Profeta Muhammad, di cui si considerano i seguaci diretti. I salafiti vogliono emulare le gesta delle prime tre generazioni di musulmani (dette Salaf), e considerano tutti gli studiosi islamici successivi come dei rammentatori. Per loro, gli studiosi moderni devono solo insegnare e ricordare agli altri le istruzioni dei seguaci originali dell’Islam.  Alcuni salafiti credono che la Jihad violenta sia permessa, se condotta contro infedeli stranieri che stanno occupando un territorio musulmano, ma non contro i governi islamici. Per loro i governi islamici devono essere riformati e non distrutti, dato che la guerra civile (fitna) è proibita. (Salman al-Auda)
Secondo altri salafiti la Jihad violenta contro i governi oppressivi è permessa e incoraggiata, anche se quei governi affermano di seguire l’Islam. Uno dei sostenitori più ferventi di questa impostazione è l’egiziano Sayyed Qutb, membro della Muslim Brotherhood. Dopo che la Egyptian Brotherhood ha assassinato il governatore egiziano, la Brotherhood è stata soppressa e Qutb incarcerato. Altri salafiti incoraggiano i credenti a sostenere lo stato, e a diffondere il salafismo tramite mezzi non violenti. (Rabe’ al-Madkhali)
Negli ultimi anni la versione jihadista del salafismo di Al-Qaeda ha ricevuto parecchia attenzione, dato che sostiene l’uccisione di civili disarmati e la rivolta violenta contro i governi e i movimenti musulmani, anche i sauditi o la Muslim Brotherhood. C’è un dibattito interno tra i sostenitori dei vari metodi di riforma, a partire dai jihadisti salafiti fino a quelli più pacifici. In ogni caso, i vari gruppi di salafiti si detestano a vicenda e negano la legittimità degli altri gruppi.
Ci sono una miriade di definizioni, decisamente confusionarie per la persona che non ha studiato queste cose. La cosa importante è che gli apologeti dell’Islam cercano di manipolare i politici e i media occidentali in modo da non fare prendere sul serio la minaccia del Salafismo.
Attivismo salafita e organizzazioni informali
Per capire il ruolo dei salafiti nella radicalizzazione delle comunità musulmane in Europa, bisogna studiare come si comporti nel mondo arabo. A differenza di altre organizzazioni più formali, il salafismo non ha una gerarchia definita, ma una struttura senza centro e molto divisa. Ci sono vari gruppi guidati da sceicchi o studiosi con vari gradi di conoscenza delle scritture islamiche, di solito in aperta competizione tra loro riguardo all’interpretazione corretta del Salaf, la via del vero islamico. Esiste solo una gerarchia informale basata sulla reputazione dei vari sceicchi e studiosi, e sulla loro conoscenza. Il fatto che ci siano tanti sceicchi porta a non avere un’elite o una classe dirigente ben definita. Questa struttura a celle decentralizzate, in cui chiunque con la giusta conoscenza religiosa può prendere il comando di un gruppo, spiega come mai gli sia stato così facile creare gruppi e celle autonome in tutta Europa, senza il bisogno di un’autorità centrale che coordini o dia ordini.
L’attivismo salafita funziona tramite reti di conoscenze, le stesse reti che hanno permesso la trasmissione degli insegnamenti islamici durante i secoli e che si sono rivelate estremamente efficaci nel creare un’identità comune tra musulmani. Questi gruppi di persone vengono tenuti insieme tramite le relazioni personali e tramite la comunanza di fede e credenze. I salafiti giordani hanno detto che l’esempio dei loro amici personali è stato un fattore cruciale nella loro conversione al salafismo. Il processo di reclutamento avviene di solito tramite una discussione sull’Islam tra amici devoti e praticanti. I salafiti amano discutere della loro religione con i loro amici personali, convincendoli a radicalizzarsi. In molti casi, un’intera comitiva di amici decideva di convertirsi, dato che erano stati esposti tutti alle stesse idee, lezioni e discorsi. Il fatto di essere un gruppo di amici, oltre che di seguaci della stessa religione, li rende uniti e solidali tra loro, dando molte difficoltà a quelli che provano a sorvegliarli.
Apologeti islamici e Wahhabismo
Secondo gli apologeti islamici, il Wahhabismo è una piccola setta di fondamentalisti pazzi e malvagi, isolati in Arabia Saudita e seguita solo da al-Qaeda e dai Talebani. In verità, si trovano varie sette salafite in tutti i paesi musulmani, e sono molto influenti. Il  Wahhabismo è la forma dominante dell’Islam in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Lo si trova anche in Somalia, Algeria e Mauritania. Esiste una versione particolare del Salafismo (Ahle Hadith) in vari paesi mediorientali e asiatici, in particolare India e Pakistan. Ci sono forme di Salafismo in Palestina, Siria e Giordania, oltre che in Turchia, Bosnia e in Kosovo.

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)


2.40 Crimini commessi dai musulmani contro gli europei 1960-2010 (2020)

Questo rapporto include i crimini commessi contro le popolazioni native europee tra il 1960 e il 2010. Inoltre, sono incluse le proiezioni statistiche relative all’anno 2020. Sono inclusi omicidi premeditati e non, violenze carnali, rapine, pestaggi, vandalismi e altro.
Anno
Musulmani
in Europa
[1]
[2]
[3]
[4]
1960-65
>100.000
5000
1000
500
50
1965-70
>400.000
20000
5000
2000
200
1970-75
>800.000
40000
10000
4000
400
1975-80
>2
milioni
100000
25000
10000
1000
1980-85
>4
milioni
200000
50000
20000
2000
1985-90
>8
milioni
400000
100000
40000
4000
1991
9 milioni
90000
22500
9000
900
1992
10
milioni
100000
25000
10000
1000
1993
11
milioni
110000
27500
11000
1100
1994
12
milioni
120000
30000
12000
1200
1995
13
milioni
130000
32500
13000
1300
1996
14
milioni
140000
35000
14000
1400
1997
15
milioni
150000
37500
15000
1500
1998
16
milioni
160000
40000
16000
1600
1999
17
milioni
170000
42500
17000
1700
2000
18
milioni
180000
45000
18000
1800
2001
19
milioni
190000
47500
19000
1900
2002
20
milioni
200000
50000
20000
2000
2003
21
milioni
210000
52500
21000
2100
2004
22
milioni
220000
55000
22000
2200
2005
23
milioni
230000
57500
23000
2300
2006
24
milioni
240000
60000
24000
2400
2007
25
milioni
250000
62500
25000
2500
2008
26
milioni
260000
65000
26000
2600
2009
27,5
milioni
275000
68750
27500
2750
2010
29
milioni
290000
72500
29000
2900
2011
30,5
milioni
305000
76250
30500
3050
2012
32
milioni
320000
80000
32000
3200
2013
33,5
milioni
335000
83750
33500
3350
2014
35
milioni
350000
87500
35000
3500
2015
37
milioni
370000
92500
37000
3700
2016
39
milioni
390000
97500
39000
3900
2017
41
milioni
410000
102500
41000
4100
2018
43
milioni
430000
107500
43000
4300
2019
45
milioni
450000
112500
45000
4500
2020
47
milioni
470000
117500
47000
4700
Numero
totale di crimini
8,31
milioni
2,07
milioni
831
000
83 100
Questi numeri sono stati calcolati secondo i dati provenienti da Norvegia, Francia, Svezia e Gran Bretagna e potrebbero non essere perfettamente accurati. In generale, si tratta di una stima approssimativa per farsi un’idea del fenomeno. I numeri potrebbero sembrare assurdi e difficili da accettare, ma si tratta di stime al ribasso. Il totale è quasi certamente molto più alto.
1. Crimini violenti. Si includono atti di abusi fisici e mentali (pestaggi, minacce, violenze varie), tortura, riduzione in schiavitù. Molti europei sono stati vittime di vari crimini da varie fonti. La media annuale è di 1000 crimini per 100.000 musulmani.
2. Violenze carnali. Stupri e violenze sessuali in generale. La media annuale è di 200 crimini per 100.000 musulmani.
3. Vandalismi, inclusi gli incendi di auto private, un problema serio in molte capitali europee. Il vandalismo è uno dei metodi preferiti dai musulmani per indebolire le società europee. La media annuale è di 100 crimini per 100.000 musulmani.
4. Omicidi premeditati e non. La media annuale è di 10 crimini per 100.000 musulmani.
Dove vivono i musulmani c’è islamizzazione
La nostra società ormai vive blindata tra misure di sicurezza antiterroristiche, necessarie solo per difenderla dai criminali e terroristi islamici portati in Europa dall’immigrazione. Questa è la prova del fatto che accogliere tutti questi musulmani ci ha fatto perdere la nostra libertà per colpa delle minacce dell’Islam. Nessuno vuole parlare del fatto più evidente, ossia che viviamo in una società blindata per colpa dei musulmani. Se non li avessimo accolti, tutte queste misure di sicurezza non sarebbero necessarie. Se se ne andassero, non ci sarebbe più bisogno di tutte queste misure di sicurezza.
I musulmani vedono l’Europa come “dar-al-Harb” (la casa della guerra), come gli viene insegnato nel Corano. Per loro, saccheggiare le risorse degli europei è un diritto sancito dal loro stesso libro sacro. Per loro un infedele/kaffir è un cittadino di seconda classe, meno di un musulmano devoto. I musulmani vedono l’atto di stuprare, rapinare e uccidere gli europei come un ordine dato direttamente da Allah.
I musulmani devono essere considerati alla stregua di bestie selvagge. Non bisogna dare la colpa a una bestia selvaggia per il modo in cui si comporta: è la sua natura. I colpevoli sono i traditori multiculturalisti che hanno portato queste bestie in Europa e continuano a proteggerle. Questo è un genocidio, un crimine commesso dalle nostre stesse elites, per cui pagheranno con la vita. Non si meritano nessuna pietà per quello che hanno fatto e che vogliono continuare a fare.

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

Autore: Andrew G. Bostom
Durante uno dei loro ultimi attentati a Khobar, in Arabia Saudita, i terroristi islamici chiedevano ai loro ostaggi: “Siete musulmani o cristiani? Non vogliamo uccidere altri musulmani.” Alla fine l’attentato ha lasciato 17 vittime civili.[1] Come possiamo interpretare questi atti di terrorimo rivolto ai non musulmani? Uno dei commentatori più esperti nel campo del fontamentalismo islamico ha detto che [2] i fondamentalismi e la rabbia generalizzata tra i musulmani derivano dal declino del potere politico degli stati musulmani, a partire dalla dissoluzione dell’impero Ottomano dopo la guerra e dalla fondazione dello stato di Israele. Nonostante la sua erudizione, il luminare non sembra interessato a dare un’altra spiegazione al motivo dell’odio musulmano verso i non musulmani, ossia ciò che viene insegnato ai bambini musulmani riguardo agli infedeli. Tali insegnamenti non dipendono assolutamente dalle condizioni geopolitiche.
E.W. Lane ha scritto un diario riguardo alla sua vita in Egitto, particolarmente riguardo agli anni passati al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828 e poi dal 1833 al 1835). Nel suo studio Cairo, James
Aldridge definiva il diario di Lane come “la descrizione più accurata e veritiera del comportamento degli egiziani.”[3]

Lane spiega che i musulmani egiziani definiscono le persone delle altre fedi come “i figli della perdizione”, che i bambini egiziani vengono addestrati a odiare fin da tenera età. Gli scolari egiziani vengono educati a maledire le persone e le proprietà di ebrei, cristiani e di tutti coloro che non credano nella religione di Maometto.[4]

Lane, con la sua conoscenza impeccabile dell’arabo, scrisse un enorme dizionario arabo-inglese e tradusse le preghiere che trovò in un testo contemporaneo. Tale testo contiene maledizioni contro i non musulmani “che vengono recitate dai bambini delle scuole del Cairo giorno dopo giorno, prima di tornare a casa.”[5] Una di queste maledizioni dice:
Cerco rifugio in Allah contro Satana. Nel nome di Allah, misericordioso e compassionevole. Oh Allah, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e della fede tramite la preservazione dei tuoi servi e dei figli dei tuoi servi, del Sultano dei due continenti (Europa e Asia), del Khakan (imperatore) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), del Sultano, del figlio del Sultano. Oh, Allah, aiutalo e aiuta i suoi eserciti e tutte le forze dei musulmani: Oh, signore del mondo intero, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della tua religione. Oh, signore, rendi orfani i loro figli, profana i loro edifici, ostacola il loro passo, offri loro, le loro famiglie, i loro figli, i loro parenti, i loro amici, le loro proprietà, la loro razza e le loro ricchezze come bottino di guerra per i musulmani.”[6]
Non c’è da stupirsi del fatto che Lane descriva come gli ebrei venissero presi a spintoni per strada e spesso picchiati solo per avere osato passare alla destra di un musulmano. Lane riporta che gli ebrei non osavano neanche lamentarsi dopo essere stati insultati o picchiati da un arabo o da un turco, dato che era comune che un ebreo venisse messo a morte con un’accusa fittizia di avere mancato di rispetto al corano o al profeta. Per un arabo era comune insultare un asino chiamandolo “ebreo”.[7]
Cinque decenni dopo, a Tunisi, Fellah riportava l’odio viscerale e l’ostilità dei bambini musulmani, specialmente verso i non musulmani: “(l’ebreo) deve inginocchiarsi di fronte al bambino musulmano e permettergli di colpirlo in faccia, come da privilegio tradizionale. Anche lo scrittore ha dovuto sottomettersi a questo trattamento. In queste cose i musulmani si comportano con impunità completa, dato che si tratta di una consuetudine che viene da tempi immemorabili.”[8]
Mary Boyce, professoressa emerita di studi iraniani e studiosa di zoroastrismo, ha passato un anno sabbatico nel 1963-64 nella comunità zoroastriana iraniana (Sharifabad, nella pianura Yazdi). Nel 1975, durante una serie di letture a Oxford,[9] ha notato che gli antenati iraniani degli zoroastriani avevano una tradizione di allevamento di cani, dato che vivevano un’esistenza nomade tra le steppe asiatiche. Ciò ha portato l’inclusione dei cani nelle pratiche religiose zoroastriane.[10] Boyce ha parlato anche della crudeltà gratuita dei musulmani iraniani verso i cani, includendo un aneddoto personale:
A Sharifabad i cani sapevano distinguere tra zoroastriani e musulmani, ed erano capaci di andare a chiedere cibo ad un gruppo di zoroastriani o di addormentarsi tranquillamente in una via
zoroastriana. Quegli stessi cani scappavano alla sola vista di gruppi di musulmani. L’ostilità dei musulmani verso i cani viene dall’opposizione verso la fede zoroastriana, precedente alla conquista musulmana. Nell’area Yazdi i musulmani adoravano torturare i cani, dato che per loro significava uccidere una creatura impura e causare sofferenza negli infedeli. Quando l’esattore andava a ritirare la Jizya, la tassa sugli infedeli, spesso amava picchiare il cane dell’infedele fino a che non veniva pagato. Ho visto una ragazzina musulmana prendere a calci un cucciolo, e rispondere alle mie proteste dicendo che si trattava di un animale impuro. So che a Sharifabad i musulmani amavano uccidere i cani a colpi di pala. Questa crudeltà gratuita aggiungeva parecchia tensione tra le due comunità.[11]
Sorour Soroudi, accademica iraniana di fede ebraica, la cui famiglia aveva lasciato l’Iran nel 1970, ricordava che:
“Ricordo ancora la filastrocca cantata dai bambini musulmani quando vedevano un armeno, diceva, cane armeno andrai all’inferno”[12].
Dieci anni dopo le discriminazioni contro gli infedeli diventavano ancora peggiori, dato che venivano autorizzate dalla teocrazia sciita di Khomeini.[13] Il professor Eliz Sanasarian ha scritto un esempio particolarmente spaventoso di queste discriminazioni, dato che rifletteva l’indottrinamento dei candidati per l’insegnamento. In pratica, si affermava che il racconto dell’avvelenamento di Maometto da parte di una donna ebrea, descritto in una hadith[14], fosse verità storica. Sanasarian scrive che: “Inoltre, tale storia è diventata una delle domande nelle prove ideologiche per entrare nell’istituto magistrale. Gli studenti ricevono un questionario a risposte multiple, in cui alla domanda su chi fosse l’istigatore del martirio del profeta bisognava rispondere che era stata una donna ebrea.”[15]
Tale pratica continua attualmente con il proliferare dei programmi educativi pieni di intolleranza verso i non musulmani, finanziati dai sauditi. Un rapporto recente ha esposto vari esempi di tale indottrinamento, accompagnato dal proclama trionfante saudita in cui si diceva che “Re Fahd ha fatto un investimento astronomico, pari a vari miliardi di ryal sauditi. Parlando di istituzioni islamiche, ci sono 210 centri islamici finanziati dai sauditi, più di 1500 moschee e di 2000 scuole, e circa 2000 scuole elementari rivolte ai bambini musulmani in paesi non musulmani in Europa, America, Australia e Asia.”[16]
L’intolleranza per i non musulmani è sempre stata parte integrante dell’educazione religiosa musulmana, precedente al fondamentalismo islamico moderno e pre moderno. Dobbiamo riconoscere l’esistenza di questa realtà e iniziare ad andare oltre alle limitazioni degli studiosi chiusi nella loro torre d’avorio. Forse sarebbe il caso di ascoltare i consigli di Ibn Warraq, apostata islamico e reduce da un’educazione in una madrassa:
Primo, quelli che vivono in Occidente e godono di libertà di espressione dovrebbero incoraggiare a criticare razionalmente l’islam e il corano. Solo la critica del corano può incoraggiare i musulmani a vedere le loro scritture in modo più razionale e obiettivo e ad impedire che i giovani musulmani si radicalizzino facendosi influenzare dalle parti più violente del corano. Possiamo incoraggiare la razionalità tramite l’educazione secolare. Ciò significa chiudere le madrassa dove i figli delle famiglie povere imparano il corano a memoria e le dottrine della jihad, diventando fanatici. La mia priorità sarebbe riscrivere completamente i programmi ministeriali, dato che quelli odierni predicano l’intolleranza verso tutti i non musulmani, particolarmente gli ebrei. Si spera che l’educazione incoraggi il pensiero critico e la razionalità. Per insegnare il pluralismo dobbiamo insegnare le glorie della storia pre islamica ai bambini. Si dovrebbe separare nettamente l’educazione religiosa dall’educazione scolastica nelle scuole, ma nei paesi islamici ciò non è ancora possibile. Il massimo che possiamo sperare è l’insegnamento delle religioni comparate, cosa che porterebbe allo spegnimento dei fanatismi dato che si studierebbe l’islam come una fede tra le tante.[17]
Fino a che qualcuno non ascolterà Warraq, ci troveremo di fronte a una Jihad senza fine.
Fonti:
http://www.andrewbostom.org/loj//content/view/24/27/
1. Reuters, “Gunmen hunted “infidel” Westerners”  Sun May 30, 2004 06:30 AM ET,
http://www.reuters.co.uk/newsPackageArticle.jhtml?type=topNews&storyID=520188&section=news
2. i.e., Bernard Lewis, for example, in 1990
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage.htm
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage2.htm; November/December
1998 “License to Kill: Usama bin Ladin’s Declaration of Jihad”,
Foreign Affairs;
2002  http://www.theatlantic.com/issues/2002/01/lewis.htm;
2003 http://www.theatlantic.com/issues/2003/05/lewis.htm
3. Quoted by J.M. White, in his introduction to, Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. v.
4. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 276.
5
6.
Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
7. Lane, E.W. Modern Egyptians, pp. 554-555.
8. Fellah. “The Situation of the Jews in Tunis, September 1888.”, Ha-Asif (The Harvest) [Hebrew] 6 (Warsaw, 1889), English translation in, Bat Ye’or, The Dhimmi- Jews and Christians Under Islam, Fairleigh Dickinson University Press, 1985, p. 376.
9. Boyce, Mary. A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), 1977, Oxford.
10. Boyce, M. A Persian Stronghold, p. 139.
11. Boyce, M. A Persian Stronghold, pp. 141-142.
12. Soroudi, Sorour. “The Concept of Jewish Impurity and its Reflection in Persian and Judeo-Persian Traditions” Irano-Judaica 1994, Vol. III, p. 155 (footnote 33):
13. See Tabandeh, Sultanhussein. A Muslim Commentary on the Universal Declaration of Human Rights, translated by F.J. Goulding, London, 1970, pp. 17-19. Tabandeh was a Sufi Shi’ite ideologue whose writings had a profound influence on Ayatollah Khomeini’s discriminatory policies towards non-Muslims in Iran, as discussed in Sanasarian, Eliz. Religious Minorities in Iran, Cambridge, 2000, pp. 24-27.
14. Sahih Bukhari, Volume 3, Book 47, Number 786: Narrated Anas bin Malik: “A Jewess brought a poisoned (cooked) sheep for the Prophet who ate from it. She was brought to the Prophet and he was asked, ‘Shall we kill her?’ He said, ‘No.’ I continued to see the effect of the poison on the palate of the mouth of Allah’s Apostle.”
15. Sanasarian, E. Religious Minorities in Iran, p. 111.
16. Stalinsky, Steven. “Preliminary Overview. – Saudi Arabia’s Education System:
Curriculum, Spreading Saudi Education to the World and the Official Saudi Position on Education Policy,” Middle East Media Research Institute, December 20, 2002.
17. Warraq, Ibn. “A True Islamic Reformation,” FrontPageMagazine.com, May 19, 2003

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

2.37 Il motivo dei crimini dei musulmani contro gli infedeli

Secondo i Salafiti, i non musulmani sono meno che esseri umani. Dicendo questo, giustificano i comportamenti dei giovani criminali che attaccano gli infedeli, senza mai toccare altri musulmani. Secondo loro, lo spaccio di droga è perfettamente accettabile se si vende droga solo agli infedeli. Un giorno, uno dei nostri uffici è stato svaligiato e tutti i computer sono stati rubati, a parte quelli dei due musulmani dell’ufficio. I colpevoli erano due membri della YfI, che non rubano a fratelli e sorelle musulmani.
Molte vittime di furti, rapine, pestaggi e altre forme di violenza possono testimoniare che la violenza non viene mai rivolta verso altri musulmani. I delinquenti giustificano il loro comportamento verso le donne che non indossano il velo con gli insegnamenti Salafiti che definiscono queste donne come “puttane”. L’ho scritto più di una volta, l’ho riferito alle autorità, ma senza successo.
Ovviamente Mr. Ramadan non approva il comportamento di questi delinquenti, e i dirigenti della YfI dicono la stessa cosa. Secondo me, mentono entrambi. In pubblico, quando parlano con gli occidentali, con i media e con le autorità criticano i criminali, ma continuano a diffondere le idee usate da quegli stessi criminali per giustificare le loro azioni.
Fonti:
 http://www.brusselsjournal.com/node/1970

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.35 Un esempio di Jihad in Egitto

2.35 Un esempio di Jihad in Egitto
Autore: Andrew G. Bostom
Il sito www.shareeah.org gestito dallo sceicco fondamentalista Abu Hamza ha ospitato un video in cui tre giovani fingevano di decapitare un quarto[1]. Tale video ha causato il disgusto del pubblico, anche se il pubblico si sarebbe dovuto disgustare per la propaganda fondamentalista diretta ai bambini egiziani, cosa molto più dannosa nel lungo periodo[2]. Eccone alcuni esempi:
“Studio sulla tradizione e sulla morale in teologia, prima media (2001) pagine 291-92
…Questa nobile Sura del Corano [Sura Muhammad, la 47]… tratta di molti argomenti, tra cui questo è il più importante: “Incoraggiare i fedeli alla pratica della Jihad contro gli infedeli, a prenderli prigionieri, infrangere il loro potere, umiliare i loro spiriti. Nelle Sue stesse parole: “Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine.
Commento alle Sure Muhammad, Al-Fath, Al-Hujurat e Qaf, prima media, (2002) pagina 9
Quando li incontrerete per combatterli, non fatevi fermare dalla pietà ma colpiteli al collo con forza. Colpire al collo significa colpire per combattere, dato che spesso si vuole decapitare per uccidere. Quindi, si dice “colpire al collo” per uccidere, anche se il colpo arriva da un’altra parte. Questa espressione contiene una crudezza particolare, dato che vuole indicare il modo più brutto possibile per uccidere, ossia mozzare la testa tagliando via il collo.

Anche se queste descrizioni sono ripugnanti alle nostre orecchie, particolarmente quando sono rivolte ai bambini, solo solo interpretazioni classiche delle regole belliche per la Jihad basate su un millennio di teologia e giurisprudenza musulmana[3]. Il contesto di questi insegnamenti è chiaro:

i testi scolastici egiziani mostrano la Jihad come una guerra, come uno scontro armato. La Jihad è una lotta contro gli infedeli, nemici di Dio, una lotta contro i nemici della patria, una guerra per rinforzare gli stati musulmani nel mondo. In tutti questi casi, la Jihad viene incoraggiata e quelli che si rifiutano di parteciparvi vengono disprezzati”
L’abitudine ignobile di indottrinare i bambini egiziani non è una novità. Dopo vari anni di residenza al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828, poi dal 1833 al 1835) lo studioso E. W. Lane scrisse che:
Ho informazioni credibili sul fatto che i bambini egiziani vengono indottrinati al maledire le persone e le proprietà dei cristiani, degli ebrei e di tutti coloro che non credono nella religione di Mohammad”[4].
Lane tradusse una preghiera araba recitata giornalmente dai bambini nelle scuole:
Cerco rifugio in Dio da Satana il maledetto. Nel nome di Allah, il compassionevole, il misericordioso. Oh Dio, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e la fede con la protezione del Tuo servo e del figlio del Tuo servo, il Sultano dei due continenti (Europa e Asia) e il Khakan (monarca) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), il Sultano, figlio del Sultano (Mahmood) Khan. Oh, Dio, aiutalo e aiuta il suo esercito e tutte le forze dei musulmani: Oh Signore delle creature del mondo intero. Oh Dio, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della Tua religione. Oh Dio, rendi orfani i loro figli, profana le loro abitazioni, ostacola il loro passo, rendi loro e le loro famiglie, le loro proprietà, le loro donne, le loro terre e tutto quello che hanno ai musulmani: Oh Signore delle creature del mondo intero.” [5]
Un secolo dopo, nel 1949, l’islamista S.D. Goitein dichiarava, parlando di tutto il mondo islamico ma in particolare dell Egitto:
Il fanatismo islamico viene incoraggiato apertamente. Gli scrittori fanno a gara a chi esalta di più gli eroi e le virtù dell’Islam. Il “New East”, un mensile che si vanta di essere l’organo ufficiale della gioventù accademica orientale, dichiara che:
Dobbiamo combattere fanaticamente per la nostra religione. Dobbiamo volerci bene a vicenda e onorarci a vicenda come musulmani; dobbiamo preferire i nostri fratelli musulmani a tutti gli altri e non dare mai amicizia agli infedeli, perchè da ciò non può venire altro che male[6].
Dieci anni dopo, nel 1958, il professore di origine libanese Antoine Fattal, forse il più grande studioso delle condizioni giuridiche dei non mussulmani sotto la Shari’a, dichiarava che:
“Non è possibile alcuna relazione sociale o alcuna amicizia tra i musulmani e i dhimmi… Ancora oggi, le scuole islamiche insegnano la pratica della Jihad. Le università di Al-Azhar, Nagaf e Zaitoune insegnano che la guerra santa è un obbligo legale, da continuare fino alla fine del mondo.”
Purtroppo, quasi cinquanta anni dopo le osservazioni di Fattal le scuole islamiche continuano a indottrinare i giovani all’odio sacro della Jihad. Noi occidentali dobbiamo costringere i nostri leader politici e religiosi a imporre la cessazione di questo indottrinamento, pena pesanti sanzioni economiche.
Fonti:
1. Muslim kids stage mock beheading http://www.wnd.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=39145
2. Jews, Christians, War and Peace in Egyptian School Textbooks
3. Bostom, Andrew. Treatment of POWs. FrontPageMagazine.com, March 28, 2003.
http://www.frontpagemag.com/Articles/ReadArticle.asp?ID=6929 Bostom, Andrew. The Sacred Muslim Practice of Beheading. FrontPage Magazine.com, May 13, 2004.
4. Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. 276.
5. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
6. Goitein, S.D. Commentary, January 1949, “Cross-Currents in Arab National Feeling”, p. 161.
7. Fattal, Antoine. Let Statut Legal de Musulmans en Pays’ d’Islam, Beirut, 1958; pp. 369, 372

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.33 Una lotta per la sopravvivenza La fuga dei cristiani dal mondo arabo

2.33
Una lotta per la sopravvivenza – La fuga dei cristiani dal mondo
arabo

Autori:
Amira El Ahl, Daniel Steinvorth, Volkhard Windfuhr e Bernhard Zand
I
cristiani in medio oriente vivono sotto la minaccia del terrorismo,
della violenza e dell’influenza sempre crescente dei musulmani. In
alcuni paesi i cristiani sono una minoranza discriminata che deve
lottare per la sopravvivenza o fuggire.
Nuova
Baghdad, sette del mattino, la domenica prima di Natale. Un autista
sciita di nome Ali prepara il suo pulmino per un viaggio, dopo avere
ricevuto istruzioni solo poche ore prima. I suoi ordini sono di
prelevare cinque passeggeri e portarli a destinazione fuori città.
Il primo passeggero gli dirà dove sono gli altri e quale sarà la
destinazione. Ali ha l’ordine di non dire parola a nessuno.
Il
primo passeggero è un ventiquattrenne di nome Raymon, che lo sta
aspettando seduto sulla sua valigia poco distante. Raymon guida Ali
attraverso la parte orientale della città, un luogo pericoloso dove
avere un autista sciita è una garanzia di sicurezza. La prima
destinazione è nel distretto di Karrada, dove Amir e Farid li
aspettano, la seconda è a Selakh, dove si trovano Wassim e Qarram.
Per le nove Ali ha tutti i passeggeri a bordo e inizia il viaggio
verso il Kurdistan, 350 chilometri a nordest, l’unica parte dell’Iraq
dove si possa avere un po’ di sicurezza.
I
cinque giovani sul pullmino sono gli ultimi studenti del seminario
cattolico caldeo del collegio di Babel. Da Agosto sono stati rapiti
quattro preti e altri due sono stati assassinati. Padre Sami, il
direttore del seminario, è stato rapito a Dicembre. La comunità è
riuscita a raccogliere 75 mila dollari per pagare la sua liberazione
ma Emanuele III, il patriarca caldeo, ha deciso di chiudere il
seminario di Baghdad e di ordinare l’evacuazione delle quattro chiese
cattoliche locali, del monastero di Hurmis e del collegio nel
quartiere di Dura, rimanendo da solo in città come il pastore di una
congregazione ormai in declino.
Una
storia iniziata durante l’impero ottomano
I
cattolici iracheni aprirono il loro primo seminario quando l’Iraq era
ancora parte dell’impero ottomano, trasferendosi da Mosul a Baghdad
45 anni fa. Nel 1991, con l’approvazione del regime di Saddam
Hussein, fondarono il collegio filosofico e teologico di Babel, ma
durerà solo per 15 anni. Bashar Varda, l’uomo incaricato di gestire
il seminario, ha detto che “Non so se e quando torneremo.”

I
cristiani sono vissuti nel mondo arabo per 2000 anni, da prima che
arrivassero i maomettani. La crisi odierna non è la prima e di certo
non è la peggiore, se paragonata ai massacri del passato, ma in
alcuni paesi potrebbe essere l’ultima. Persino il Papa, nel suo
discorso natalizio, ha menzionato il “piccolo gregge” dei fedeli
mediorientali, “costretti a vivere tra molte ombre e poca luce”.

Non
ci sono dati affidabili sulle minoranze cristiane in medio oriente,
vuoi per l’assenza di censimenti ufficiali, vuoi per la natura
politicamente scottante di quei dati. Il Libano ha tenuto il suo
ultimo censimento 74 anni fa. Saddam Hussein, un membro della
minoranza Sunnita, si rifiutava di fare compilare le statistiche. In
Egitto i cristiani sono tra i cinque e i dodici milioni, a seconda di
come li si conti.
Data
la mancanza di cifre esatte, i demografi devono andare a occhio: i
cristiani sono circa il quaranta per cento dei libanesi, meno del
dieci per cento degli egiziani e dei siriani, dal due al quattro per
cento in Giordania e in Iraq, meno dell’uno per cento in Nord Africa.
Gli ultimi cambiamenti politici del medio oriente hanno contribuito a
ridurne ulteriormente il numero. A Gerusalemme metà della
popolazione era cristiana fino al 1948, l’anno della prima guerra
arabo-israeliana, mentre ora i cristiani sono meno del cinque per
cento. Nella Giordania i cristiani si sono dimezzati in numero nel
peridoo dalla guerra dei sei giorni del 1967 al 1990. Ci sono solo
mezzo milione di cristiani in Iraq oggi, mentre erano 750 mila
durante la guerra del golfo del 1991. Wassim, uno dei seminaristi in
fuga verso il Kurdistan, afferma che metà dei cristiani rimanenti
sono emigrati dopo l’invasione del 2003, molti dei quali negli ultimi
sei mesi.
Problemi
demografici
Il
problema demografico ha accelerato il processo. I cristiani tendono
ad essere più ricchi e più scolarizzati dei maomettani, quindi
tendono ad avere meno figli. Dato che l’emigrazione è andata avanti
per decenni, molti cristiani mediorientali hanno parenti in Europa,
Nord America o in Australia, spesso disposti ad aiutarli ad emigrare.
Inoltre, essendo più scolarizzati, per loro ottenere i VISA è
facile. Quelli che se ne vanno sono i membri dell’elite: medici,
ingegneri, avvocati.
Le
ragioni più profonde dietro all’esodo sono il crollo dei movimenti
secolaristi e l’influenza dell’Islam politico in Medio Oriente.
Michel
Aflaq un cristiano siriano, fondò il movimento nazionalista Baath
nel 1940, che offriva un’opportunità di carriera per i cristiani
iracheni e un rifugio politico per molti cristiani siriani. L’ex
presidente egiziano Gamal Abd al-Nasser non si faceva problemi nel
rendere omaggio alla Vergine Maria, che si dice sia apparsa in una
chiesa di uno dei suburbi del Cairo dopo la sconfitta egiziana nella
guerra del 1967 contro Israele. L’ex presidente palestinese Yasser
Arafat, scomparso nel 2004, insisteva nel sedersi in prima fila
durante la Messa di Natale nella chiesa della natività di Betlemme.
Questi
giorni sono finiti. Gli ultimi cristiani influenti, come il caldeo
Tariq Aziz, ministro degli esteri del regime di Saddam o Hanan
Ashrawi, ministro della pubblica istruzione di Arafat, sono scomparsi
dalla scena politica. La speranza di avere dei politici di fede
cristiana è sparita dopo la vittoria della Muslim Brotherhood in
Egitto e di Hamas nella zona palestinese, oltre alla venuta al potere
di Hezbollah in Libano e alle lotte sanguinarie tra le milizie Sciite
e Sunnite in Iraq.
Parte
2: Una storia di discriminazioni
I
cristiani copti egiziani sono almeno cinque milioni e rappresentano
la comunità cristiana più grande del medio oriente. La chiesa
copta, fondata da San Marco Evangelista, inizia il suo calendario nel
284 DC, il punto massimo delle persecuzioni romane dei cristiani. Il
suo leader è il Papa Shenouda III, di 83 anni.
Da
molti anni gli attivisti copti lamentano le discriminazioni da parte
dello stato egiziano. Yussuf Sidham, editore di Watani, un
settimanale copto, dice che a differenza degli anni ’70 c’è poca
violenza fisica tra maomettani e cristiani. Secondo lui c’è una
lotta contro le ideologie malvagie del fondamentalismo islamico, con
una spaccatura crescente tra liberali e fondamentalisti.
Quando
gli egiziani hanno eletto il nuovo parlamento nel 2005, il partito al
governo NDP includeva solo due copti nei suoi 444 candidati. Oggi,
solo un membro del parlamento, il ministro delle finanze, è un
copto. Secondo Sidham il partito non ha voluto candidare copti dato
che molta gente vota secondo la propria religione e quindi i copti
attirerebbero meno voti.
Questo
tipo di persecuzione è la norma in Egitto. Quando le truppe
napoleoniche avanzarono per il delta del Nilo nel 1798 e occuparono
l’Egitto, notarono che c’erano delle usanze strane. Le donne copte
dovevano indossare una scarpa blu e una rossa. Gli uomini potevano
cavalcare, ma seduti al contrario. I francesi capirono subito che i
copti erano cittadini di terza classe. Alcuni di loro si sentono
ancora tali.
Quando
i cristiani richiedono una carta di identità egiziana, a volte
vengono registrati come mussulmani. Una volta che la registrazione è
avvenuta, ci possono volere anche dozzine di visite ufficiali per
avere la modifica.
Per
i cristiani, ottenere un permesso di costruzione per una chiesa era
una prova di pazienza. Secondo le leggi egiziane rimaste dai tempi
dell’impero ottomano, ci voleva il permesso speciale del presidente
per fare i lavori di manutenzione nelle chiese. Il presidente Hosni
Mubarak ha abolito la legge solo recentemente.
Le
donne copte che lavorano per lo stato e si rifiutano di indossare uno
scialle vengono molestate quotidianamente, così come gli uomini
copti che lavorano nel posto sbagliato. Secondo i dipendenti di una
software house americana, il loro superiore viene attaccato in
continuazione, solo perchè è un copto.
La
vita è ancora peggiore per i mussulmani egiziani che si convertono
al cristianesimo. Nell’Ottobre del 2005, ad Alessandria, ci sono
stati disordini perché è stato recitato un dramma in cui un copto
si pentiva di essersi convertito all’Islam. Durante i disordini ci
sono stati morti tra i dimostranti musulmani e danni a una chiesa.
Per molti mussulmani, abbandonare la propria fede è un crimine.
Invece, il governo ha stabilito una procedura veloce e semplificata
per i cristiani che vogliono convertirsi all’Islam. Ogni anno, circa
mille copti si convertono.
I
problemi dei maroniti libanesi
Quando
i missionari cristiani stavano per imbarcarsi per una missione
rivolta alla conversioen dei Saraceni, San Francesco da Assisi li
avvertiva che: “Il Signore dice: Io vi mando come pecore in
mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come
colombe.”
Nulla di ciò
potrebbe essere più lontano dai pensieri di Nasrallah Sfeir.
Il problema di Sfeir, il patriarca ottantaseienne della comunità
cristiana maronita, è che il suo gregge lo sta abbandonando.
Sfeir
preferisce stare lontano dalle strade di Beirut e vivere nel palazzo
sulle montagne del Cedro, dove si è trasferito durante la guerra con
Israele, cosa di cui sta ancora pagando le conseguenze. Sfeir è un
patriarca e un politico, e spesso riceve i cristiani influenti che
vengono a chiedergli consiglio.
I
suoi visitatori lo raggiungono attraverso un corridoio affiancato da
banchi di legno intagliato. Il patriarca siede sotto un ritratto di
Papa Giovanni Paolo II, stanco e consigliato da un consulente. Quando
parla è calmo, ma chiaro e deciso. Sfeir critica l’Iran e la Siria
per avere trasformato il Libano in un campo di battaglia per le loro
dispute, ed Hezbollah avere stabilito uno stato dentro lo stato con
l’aiuto dell’Iran. Secondo lui queste cose sono inaccettabili e hanno
reso il Libano lo stato più piccolo e più debole del mondo arabo.
Il
patriarca è malinconico mentre discute delle conseguenze dei
disordini politici, specialmente del gran numero di cristiani che
fuggono dal Libano. Secondo le autorità maronite, più di 730 mila
cristiani sono scappati durante le guerre civili dal 1975 al 1990,
con altri 100 mila che sono scappati durante l’ultima estate.
Secondo
Sfeir, anche le altre comunità cristiane, come i greci ortodossi, i
cattolici e gli armeni sono in declino, cosa che porta al declino
dell’influenza cristiana in Libano. Secondo Sfeir: “E’
improbabile che accada, ma se Hezbollah assumesse il potere ci
sarebbe una fuga di cristiani ancora più grande”
Se
ciò avvenisse il Libano, considerato un posto sicuro per le
minoranze, perderebbe una delle sue comunità più antiche. Nel nono
secolo i Maroniti, il cui nome deriva dal monaco siriano San Maron,
scapparono verso le montagne del Libano per sfuggire alla
persecuzione dei musulmani, unendosi alla chiesa cattolica romana nel
dodicesimo secolo.
Siamo
sopravvissuti persino alle Crociate”,
afferma
il patriarca: “Ora la guerra sta facendo scappare la
gente. Stanno perdendo la speranza. Ma abbiamo visto anche il
contrario. Abbiamo avuto presidenti cristiani in Libano fin dagli
anni ’40, per la prima volta in quattro secoli, e i nostri vicini
mussulmani non hanno avuto niente da dire”
Sfeir
si riferisce al sistema proporzionale , secondo cui il presidente
deve essere cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce
del parlamento uno sciita. Questo sistema, risalente al 1943, è
stato reso obsoleto dai cambiamenti demografici. Sfeir sente che il
bilancio del potere è cambiato, e non a favore dei cristiani.
Speranze
per la Siria e per la zona autonoma turca in Iraq
Molti
cristiani vedono una speranza in Siria. Dopo la caduta di Baghdad, il
regime di Damasco, isolato dagli USA, ha accolto migliaia di
rifugiati iracheni. Facendo ciò, ha dimostrato all’occidente i
meriti della dottrina del partito nazionalista di Baath. Secondo
Farid Awwad, un venditore di souvenir fuggito dall’Iraq: “Qui a
nessuno importa se sei sunnita, sciita o cristiano.”
La
figlia dodicenne di Awwad è morta in un attacco alla chiesa caldea
di Baghdad due anni fa: “Nessuno potrà liberarci del dolore, ma
almeno possiamo vivere qui, dove siamo trattati come fratelli”
Il
partito siriano Baath accoglie un numero elevato di cristiani, anche
se molti di loro non sono praticanti, con una presenza importante nel
governo, anche tra i militari e lo spionaggio (cosa inaudita nel
mondo arabo). Il presidente Bashar Assad ha aperto una conferenza
delle associazioni legali arabe col motto: “La patria è per
tutto, ma la religione è una faccenda per Dio”
,
parole che sarebbero assurde se non impossibili in un altro paese
arabo. Ad esempio, in Arabia Saudita non esiste una minoranza
cristiana, ma vi sono decine di migliaia di lavoratori stranieri
indiani o africani, molti dei quali cristiani. Nonostante ciò, il
regime arabo ha proibito la pratica della religione cristiana, il
possesso di bibbie e di crocefissi e la pratica religiosa in privato.

Gli
altri stati del Golfo sono più liberali, anche se non esiste una
libertà religiosa simile a quella europea. Esiste solo un’altra
regione mediorientale dove i cristiani possono vivere liberi: la zona
autonoma curda dell’Iraq del nord.
Alcuni
partiti cristiani hanno introdotto una mozione inusuale durante una
riunione del parlamento regionale di Arbil, la capitale curda. La
loro proposta era l’introduzione di una zona cristiana autonoma nella
zona orientale della provincia irachena di Nineveh, la patria
ancestrale dei cristiani assiri oggi controllata dai Peshmerga curdi.
Secondo la mozione, le minoranze cristiane caldee, siriane e assire
dovranno avere il loro stato riconosciuto dalla costituzione, prima
dal parlamento curdo e poi dall’assemblea nazionale di Baghdad.
Questo
piano, che sembra una favola, ha una buona possibilità di essere
realizzato. Le strade di Bartella, un villaggio cristiano a venti
chilometri da Mosul, sono difese dalla Brigata di Hamdaniyah, una
milizia cristiana che difende le chiese con le stesse tattiche usate
dalle milizie sunnite e sciite per difendere le loro moschee. La
chiesa siriana ortodossa della Vergine Maria è difesa da uomini
barbuti armati di Kalashnikov. Fare foto è strettamente proibito.
Cos’altro
potremmo fare?
” si chiede Ghanem Gorges, il sindaco di
Karamlis, un villaggio caldeo poco distante da Bartella. Quest’anno
ci sono stati già quattro attacchi da parte di miliziani armati,
probabilmente mujahedeen da Mosul, che hanno assassinato Shakib
Paulus, un gruista venticinquenne.
Chiunque
voglia frequentare la Messa alla cattedrale di San Pietro ad Arbil
deve prima farsi controllare da una guardia armata. Vicino alla
cattedrale si trova un edificio nuovo, difeso da un reticolato: è il
dormitorio per gli studenti del collegio di Babel che sono fuggiti da
Baghdad.
Durante
la Messa di Natale di quest’anno, il Pastore Sisar non ha tenuto
l’omelia in Aramaico ma in Arabo, data la presenza di quattrocento
fedeli provenienti da Baghdad. Sisar ha terminato il suo sermone con
le parole “Barakat Allah aleikum” – “Che la pace del
Signore sia con voi.”


NOTA DELL’AUTORE: A oggi, 15 Gennaio 2016, la citta’ di Bartella risulta conquistata e occupata dai guerriglieri del Daesh/ ISIS che ne hanno massacrato i residenti.

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.31 La persecuzione dei cristiani

2.31
La
persecuzione dei cristiani

Autore:
Robert
Spencer
Tirate
fuori le armi
,”
ordinava
il chierico maomettano Jaffar
Umar Thalib alla
radio indonesiana durante il Maggio del 2002:
Combattete
fino all’ultima goccia di sangue
.”[1]
Il
bersaglio erano i cristiani indonesiani, considerati da Jaffar
come
infedeli
belligeranti”
(kafir
harbi) da
sterminare senza pietà. Questa precisazione non era un’invenzione di
Jaffar, ma una categoria spiegata minuziosamente dalla teologia
maomettana. Usando quel termine, Jaffar incitava i suoi fedeli alla
violenza e li assicurava che le loro azioni sarebbero state approvate
da Allah.
Le
parole di Jaffar
hanno
avuto le loro conseguenze. Durante le rivolte che ne sono seguite, ci
sono state circa diecimila vittime e decine di migliaia di sfollati
tra i cristiani[2].
Nel
2002 il giornalista Rod
Dreher riportava
che il gruppo jihadista di Jaffar
Umar Thalib aveva
costretto migliaia di cristiani alla conversione e aveva demolito
centinaia di chiese [3]
La
stampa internazionale ha trattato i fatti in Indonesia
come
incidenti isolati, nonostante fossero parte delle persecuzioni dei
cristiani che avvengono ogni giorno nel mondo maomettani. Questa
violenza, così simile a quella dei conflitti religiosi dei secoli
passati, è il piccolo segreto della religione di oggi. La comunità
internazionale, sempre servile verso i maomettani, ha fatto finta di
non vedere nulla e ha permesso che le persecuzioni continuassero. Il
mondo islamico è l’unico luogo in cui l’intolleranza religiosa viene
legittimata dal Corano e dagli Imam e dove tale intolleranza faccia
scorrere così tanto sangue. In nessun altro luogo tali violenze
accadono senza che la comunità internazionale abbia nemmeno il
coraggio di commentare, figuriamoci di condannare.
Nel
mondo maomettano e in particolare nel Medio Oriente le persecuzioni
dei cristiani da parte dei maomettani sono ormai un fatto di tutti i
giorni.
Omicidi
di religiosi cristiani in Iraq
Il
5 Aprile del 2008 Youssef Adel, un
prete ortodosso assiro presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di
Baghdad è stato ucciso a colpi di arma da
fuoco mentre apriva la porta di casa.[4] Questo
attacco arriva solo poche settimane dopo la morte dell’arcivescovo
Paulos Faraj Rahho della chiesa cattolica
caldea, rapito nella città irachena di Mosul il
29 Febbraio, mentre altri tre cristiani che si trovavano con lui
venivano uccisi. Il 12 Marzo i rapitori chiamavano una chiesa di
Mosul per annunciare la morte
dell’arcivescovo e indicare il luogo dove trovare il suo cadavere.[5]
Mentre
in occidente si costruiscono sempre più moschee, in Iran i religiosi
di fede cristiana subiscono una caccia spietata. L’Ottobre del 2006
Frate Boulos Iskander, un prete cristiano
ortodosso, si recava a Mosul per acquistare pezzi di ricambio. Non
sarebbe stato più rivisto vivo. Un gruppo maomettano lo rapì e
chiese 350.000 dollari come riscatto. La loro richiesta venne
abbassata a 40.000 dollari in cambio della promessa che la chiesa
locale avesse denunciato i commenti moderatamente anti-maomettani
fatti da Papa Ratzinger. Tali commenti, pronunciati a Regensburg
(Germania) avevano causato rivolte in tutto il mondo maomettano. La
chiesa pagò il riscatto e affisse trenta cartelloni in tutta Mosul
in cui si denigravano i commenti papali. Tutto ciò fu inutile: i
resti smembrati di Frate
Boulos vennero ritrovati poco dopo.
Cinquecento
cristiani seguirono il funerale. Un prete commentò che molti altri
avrebbero voluto partecipare, ma avevano troppa paura.[6]
Non
ci sono dubbi riguardo a ciò. Gli omicidi dei tre religiosi sono
avvenuti in un ambiente sempre più ostile verso i cristiani
iracheni. Nel Marzo del 2007 i maomettani andavano a bussare alle
porte dei cristiani di Baghdad, ordinando il pagamento della Jizya,
la tassa della sottomissione per gli infedeli che vivono tra i
maomettani.[7] Nel frattempo, le donne
cristiane venivano minacciate di morte se andavano in giro senza
velo. Secondo le regole tradizionali maomettane che proibiscono
l’esposizione di alcoolici o di maiale (secondo il manuale legale
edito dall’università islamica di Al-Azhar al
Cairo), i proprietari dei negozi di alcoolici in Iraq sono stati
minacciati di morte.[8] Molti di loro sono
fuggiti dopo aver avuto il negozio distrutto.
A
dire il vero, fin dal 2003 la metà dei 700.000 cristiani residenti
sono scappati in altri paesi. Persino nell’Iraq di Saddam Hussein,
una dittatura abbastanza secolare in cui il Primo Ministro
Tariq Aziz era un cristiano caldeo, le comunità cristiane
subivano violenze da parte della maggioranza maomettana. A parte le
persecuzioni e gli omicidi, i cristiani venivano costretti ad
abiurare e a sposare maomettani.[9] I
cristiani iracheni stanno scappando verso la Siria o fuori dal Medio
Oriente. Come dice un affarista iracheno fuggito in Siria: “I
tre quarti dei miei amici cristiani sono scappati. Non c’è futuro in
Iraq per noi”
[10]
Violenze
contro i cristiani copti in Egitto
I
cristiani copti in Egitto hanno sofferto secoli di persecuzioni.
Invece di calmarsi, le persecuzioni sono andate avanti tra assalti
alle chiese e ai fedeli. Nel Febbraio del 2007 la diceria che un
copto avesse una relazione con una donna maomettana (una violazione
della legge islamica) causò una rivolta in cui vennero distrutti
diversi negozi di proprietà di cristiani.[11] In
aggiunta agli attacchi fisici, i cristiani hanno perso la libertà di
parola: nell’Agosto del 2007 due attivisti per i diritti dei copti
sono stati arrestati per avere “pubblicato articoli e
dichiarazioni lesive per l’Islam e offensive verso il profeta
Maometto”
[12]
Spesso
gli attacchi verso i cristiani vengono ignorati dalle autorità
egiziane, a volte complici degli attacchi. Nel Giugno del 2007 una
folla di rivoltosi mise a ferro e fuoco i negozi e le chiese
cristiane di Alessandria, ferendo cinque cristiani. La polizia
aspettò un’ora e mezzo prima di intervenire. L’agenzia Compass
Direct News, che segue le persecuzioni dei cristiani,
commentò: “Nell’Aprile del 2006 ci sono stati tre attacchi alle
chiese di Alessandria, che hanno lasciato un morto e vari feriti. Il
governo sembra incapace di fermare gli attacchi, se non addirittura
complice”
[13]
L’esperienza
di Suhir Shihata Gouda è un esempio di quello che
succede a molte donne cristiane in Egitto quando vengono assalite
dagli uomini maomettani.[14] Secondo la
Jubilee Campaign, che monitora le
persecuzioni dei cristiani:
[Una
donna cristiana di nome Suhir] è stata
rapita il 25 Febbraio del 1999 da un gruppo di maomettani che l’hanno
costretta a sposare un maomettano di nome Saed Sadek Mahmoud.
Dopo che Suhir non è
più tornata da scuola, suo padre ha fatto rapporto presso la
stazione di polizia di Abu-Tisht, ma i
poliziotti lo hanno picchiato e insultato invece di aiutarlo. Tre
giorni dopo, il fratello e il padre di Suhir sono tornati presso la
stazione di polizia ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, al punto
che il padre di Suhir ha dovuto farsi ricoverare in ospedale.
Suhir
è
riuscita a scappare, ma è stata catturata, picchiata e messa sotto
sorveglianza. Suo “marito” ha guidato una banda di maomettani
fino a casa sua, dove ha minacciato di uccidere tutti i cristiani nel
villaggio e di rapire tutte le donne se la famiglia avesse fatto
causa.[15]
Nel
Maggio del 2000 il Vescovo Wissa della
Chiesa Copta ortodossa egiziana ha descritto la situazione egiziana
in un’intervista presso l’organizzazione protestante Prayer
for the Persecuted Church:
Un
ventenne stava lavorando nei campi quando è stato avvicinato dai
maomettani armati, che gli hanno ordinato di rinunciare al
cristianesimo e di pronunciare le due frasi con cui ci si converte
all’Islam. Al suo rifiuto è stato ucciso
con una fucilata alla testa. Un altro giovane aveva un tatuaggio con
S. Giorgio e la Vergine sul braccio. Gli hanno ordinato di abiurare,
ma ha rifiutato. Per punirlo, gli hanno tagliato via il braccio col
tatuaggio, lo hanno ucciso a coltellate e ne hanno bruciato il corpo.
Un
ragazzino di diciassette anni, diacono presso la chiesa, stava
andando nei campi con sua sorella. Gli è stato ordinato di abiurare,
e al suo rifiuto è stato fucilato. Sua sorella ha subito lo stesso
trattamento.
Il
governo egiziano, diviso tra le pretese della Shari’ah e le sue
stesse leggi secolari, non ha potuto ignorare del tutto questi
omicidi. Il risarcimento per le famiglie delle vittime è stato
ridicolo, anche per sottolineare lo scarso valore di una vita
cristiana: ogni famiglia ha ricevuto ottocento dollari, e solo perchè
il caso ha ricevuto eco mediatico. Altre famiglie non hanno ricevuto
giustizia o risarcimenti. Un bambino si trovava su uno scuolabus che
è stato fermato dai maomettani. Quando i maomettani hanno ordinato
ai cristiani di abiurare, il bambino ha rifiutato. Il Vescovo Wissa
riporta che: “Lo hanno ucciso con
un’ascia e hanno schiacciato il suo corpo con un’auto.”

Le autorità hanno trattato il caso come un’incidente automobilistico
e hanno rifiutato di compensare il padre, così come avevano fatto
quando i militanti maomettani avevano distrutto il suo negozio. [16]
Aggressioni
Jihadiste contro i cristiani in Pakistan
La
situazione dei cristiani in Pakistan non è
migliore. Nel 2007, Frate Emmanuel Asi, segretario
dell’istituto teologico di Laity a
Lahore e segretario della commissione biblica del
Pakistan, dichiarava che i cristiani del Pakistan ricevono continue
discriminazioni da parte dei maomettani. Le aggressioni dei jihadisti
causano ogni tipo immaginabile di problemi su di loro [17]
Così
come in Egitto, i cristiani del Pakistan ricevono minacce e
aggressioni continue. Nell’Agosto del 2007 i cristiani e gli indù di
Peshawar, nel Pakistan del nord, ricevevano lettere da parte di un
gruppo jihadista in cui venivano minacciati di rovina se non si
fossero convertiti all’Islam entro pochi giorni. Secondo la Compass
Direct i cristiani continuano a vivere nel
terrore, cancellando le attività della chiesa e le Messe[18],
dato che varie volte gli Jihadisti hanno mantenuto
le loro promesse di attacchi verso le chiese pakistane. Ad esempio,
il 28 Ottobre del 2001, diciotto cristiani venivano uccisi durante la
Messa mattutina della domenica[19]. Durante
un altro attacco a una chiesa del 17 Marzo del 2002, cinque cristiani
perdevano la vita e altri quaranta rimanevano feriti. L’intera
comunità cristiana pakistana vive sotto la minaccia di Al-Qaeda
di uccidere due cristiani per ogni maomettano
ucciso durante gli attacchi militari americani in Afghanistan.[20]
Oltre
agli attacchi di gruppo, ci sono anche atti di prepotenza
individuale. Cadherine Shaheen, insegnante,
ha ricevuto pressioni alla conversione e minacce se avesse rifiutato.
Al suo rifiuto è stata accusata di blasfemia e le moschee locali
hanno appeso dei manifesti in cui veniva chiamata come blasfema.
Shaheen ha dichiarato: “E’ stata una condanna a morte. Per i
maomettani uccidere un blasfemo è un onore. Poco prima, i maomettani
avevano assassinato un preside accusato di blasfemia. La prossima
sarei stata io.”
Shaheen
è scappata negli USA e le autorità hanno
imprigionato i suo fratelli e suo padre, deceduto poco dopo a 85
anni. “Per noi cristiani la vita in
Pakistan è orribile. I maomettani si prendono la nostra terra e le
nostre case, ci costringono ad accettare l’Islam. Le ragazze vengono
rapite e violentate, poi costrette ad accettare un marito maomettano
e a convertirsi”
,
dichiara Cadherine [21]
Stragi
religiose nel mondo maomettano
Le
stesse storie sconfortanti avvengono in tutto il mondo maomettano.
Nel Giugno del 2007 i cristiani di Gaza hanno
fatto appello alla comunità internazionale per chiedere protezione
dopo la distruzione di una scuola e di una chiesa da parte dei
jihadisti.[22] Nel Sudan, il
regime di Khartoum ha portato avanti una
jihad sanguinaria contro i cristiani della zona meridionale del
paese, uccidendo due milioni di cristiani sudanesi e sfollandone
cinque milioni .[23] Nella primavera del
2003, durante un massacro che ha causato la
morte di 59 contadini, i jihadisti
hanno bruciato vivo un pastore cristiano sudanese insieme alla sua
famiglia.[24]
In
Nigeria, i maomettani hanno bruciato chiese,
costretto i cristiani a seguire la Shari’ah e hanno frustato
studentesse cristiane per “abbigliamento inappropriato”.[25]
Più di duemila persone sono state uccise durante
le rivolte maomettane del 2001 nella città di Jos. I
jihadisti impongono la shari’ah in tutta la Nigeria, anche
sui cristiani. Nella città di Jos si teme
che il conflitto ricominci, dato che i militanti islamici sono
ansiosi di attaccare i cristiani.[26]
I
cristiani vengono perseguitati persino in Libano, considerato da
sempre il solo paese cristiano del Medio Oriente. In particolare il
Libano ha sofferto una serie di assassini ai danni dei politici
cristiani, tra cui il bombardamento del sobborgo cristiano di Beirut
nel settembre 2007 in cui Antoine Ghanem, leader del partito
cristiano falangista, ha perso la vita .[27] Questo ha portato i
cristiani libanesi a calare di numero e a perdere la loro influenza,
cosa che li ha esposti ad altre persecuzioni. Le antiche comunità
cristiane libanesi stanno scomparendo.
I
militanti algerini hanno preso di mira le comunità cattoliche locali
per anni. Nel 1994 i maomettani hanno ucciso un prete, una suora e
quattro missionari, nel 1995 cinque suore, nel 1996 un vescovo e
quattordici monaci. Molte delle vittime stavano cercando di stabilire
relazioni amichevoli con la comunità maomettana. Il vescovo Pierre
Claverie di Oran, ucciso nel 1996,
aveva dedicato la sua vita al dialogo tra l’Islam e il
cristianesimo. Veniva chiamato il vescovo dei musulmani e conosceva
profondamente l’Islam, al punto che gli islamici stessi andavano a
chiedergli consigli sulle questioni religiose
”[28]
Secondo
Compass Direct, nel 2002 due cristiani di Malawi “sono
stati lapidati e minacciati di essere rimandati nei loro villaggi
come cadaveri se avessero continuato a tenere i loro incontri nelle
loro case
.”[29]
Secondo
l’associazione Aid to the Church in Need, il 28
Aprile del 1998 in Bangladesh “una
folla istigata dai maomettani ha saccheggiato e bruciato il collegio
femminile cattolico di San Francisco Saverio, la chiesa della Santa
Croce e di San Tommaso e la chiesa battista di Sadarghat. Preti,
suore e laici sono stati minacciati di morte”
Sembra
che questa violenza sia stata causata da una disputa territoriale:
La causa del conflitto è stata la
volontà di una moschea di appropriarsi di un appezzamento di terreno
vicino a una chiesa. Settemila persone, incitate dai megafoni degli
imam che accusavano la chiesa di avere invaso la moschea, hanno
invaso il Collegio, bruciato libri, distrutto chiese, crocefissi e
statue e saccheggiato i dormitori
.”[30]
Anche
il dittatore libico Muammar
Qaddafi è
intollerante verso i cristiani. L’associazione Aid
to the Church in Need riporta
che in Libia “La
maggioranza delle chiese cristiane sono state chiuse dopo la
rivoluzione del 1969, nonostante la costituzione libica garantisca la
libertà di religione. Dopo aver espulso i cattolici italiani e
maltesi, Qaddafi ha convertito la cattedrale della capitale in una
moschea
.”[31]
Durante
l’occupazione turca della parte nord di Cipro del 1974, le chiese
sono state derubate delle icone, che sono finite nel mercato nero in
Grecia. I turchi si sono appropriati di varie chiese per usarle per
scopi civili e hanno cercato di trasformare il monastero
quattrocentesco di San Makar in un hotel. I cristiani ciprioti hanno
il divieto di avvicinarsi all’edificio.[32]
I
maomettani sono decisi a cacciare tutti i cristiani dal paese. Nel
1960 la città di Tur-Abdin nella Turchia meridionale contava 150mila
cristiani. Oggi sono meno di duemila. Quando la persuasione fallisce,
i maomettani usano atti di terrorismo. Secondo Aid to the
Church in Need, “Il 3 Dicembre del 1997, una
bomba è esplosa negli uffici del patriarca ecumenico, ferendo un
diacono e danneggiando la chiesa
.”[33] Intanto,
il governo turco ha chiuso l’ultimo seminario ortodosso rimasto e ha
chiesto che il patriarca di Costantinopoli fosse un cittadino turco.
Ciò equivale a distruggere il patriarcato.
In
Indonesia, i massacri dei cristiani da parte della
Jihad di Laskar del 2002 non
sono stati i primi e nemmeno gli ultimi. Nel 1996 a Java i maomettani
hanno distrutto tredici chiese. A Jakarta, nel 1998, altre tredici
chiese sono state distrutte da maomettani che intanto urlavano: “Noi
siamo i gentiluomini musulmani, voi siete i porci cristiani!” e
“uccidete tutti i pagani”. Quando un ufficiale dell’esercito ha
cercato di proteggere dei cristiani, gli è stato detto di mettersi
da parte e lasciare che la giustizia islamica facesse il proprio
corso.[34]
Le
organizzazioni per i diritti umani riportano che tra il 2004 e il
2007 i jihadisti in Indonesia, spesso con la complicità del governo,
hanno costretto 110 chiese indonesiane alla chiusura.[35]
Nonostante il clima di violenza, la chiesa cristiana continua
ad agire in maniera conforme ai propri principi. Aid
to the Church in Need riporta che “Otto suore dell’ordine
del Bambino Gesù sono arrivate a Cileduk, un sobborgo di Java, e
sono state oggetto di lancio di pietre da parte dei maomettani. La
loro risposta è stata costruire un asilo per bambini, un ricovero
per anziani e una scuola”
Uno
dei casi più orribili è avvenuto nell’ottobre del 2005, quando tre
jihadisti hanno decapitato tre bambine cristiane e ne hanno ferita
una quarta mentre andavano a scuola vicino la città di Poso.[36]
Per questi crimini, una corte indonesiana ha
condannato il mandante a vent’anni di prigione e i suoi due complici
a quattordici anni di reclusione.[37]
I
cristiani che si sono convertiti abiurando l’Islam sono oggetto di
odio particolarmente intenso, ma neanche i cristiani nativi se la
passano bene. L’Arabia Saudita, la terra santa dei musulmani, è
estremamente feroce verso le minoranze religiose. Persino gli
stranieri in visita si devono sottomettere alle leggi religiose
saudite:
Nel
1979 i maomettani chiesero l’intervento di
un’unità speciale francese (GIGN — Groupe d’intervention
de la Gendarmerie nationale) nella Kaaba contro un
gruppo di fondamentalisti islamici opposti al governo. I soldati
furono costretti a seguire una cerimonia speciale di conversione
all’Islam prima di potere entrare nella Kaaba. Persino la Croce Rossa
durante la guerra del Golfo fu costretta a nascondere il proprio
simbolo e le proprie insegne.[38]
Tim
Hunter, ex ufficiale del servizio straniero stanziato in Arabia
Saudita dal 1993 al 1995 dichiara
che “A volte hanno picchiato e
torturato degli americani a Jeddah solo per essere in possesso di una
foto con una Stella di Davide nello sfondo o per avere cantato canti
di Natale. I Mutawa (la polizia religiosa saudita) picchiava i
religiosi e li rinchiudeva in segrete che sembravano uscite dal
medioevo.
”[39]
Amnesty
International scrive
che un indiano di nome George
Joseph, impiegato
in Arabia Saudita “è
stato arrestato nel maggio del 2000 solo per essere tornato da una
messa cattolica con un’ audiocassetta a tematiche cristiane in
tasca
.”[40]
Nel
2003 il governo saudita dichiarava che non ci sarebbe mai stata una
chiesa nel loro regno: “Questo
paese è stato il punto di partenza per la profezia e il messaggio e
niente può cambiare ciò, nemmeno la nostra morte”
,
dichiara il ministro della difesa saudita. Riguardo alle proteste dei
diplomatici e dei militari nelle basi, li ha definiti “fanatici”
e ha dichiarato che non ci sarà mai una chiesa così come non c’è
mai stata. Secondo lui “chiunque
dica che si dovrebbe costruire una chiesa dovrebbe tacere e
vergognarsi
.”[41]
All’inzio
del 2008 Papa Ratzinger e il Vaticano hanno discusso con i Sauditi
riguardo alla costruzione di una chiesa, ma sono stati zittiti da
Anwar
Ashiqi, presidente
del centro saudita per gli studi mediorientali, durante un’intervista
della rete al-Arabiya:
Sarà
possibile costruire una chiesa in Arabia Saudita solo dopo che il
Papa e tutte le chiese cristiane riconosceranno il profeta Maometto.
Se non lo riconoscono come profeta, come possiamo avere una chiesa
nel regno saudita?
[42]
I
massacri dei cristiani nel mondo islamico sono una cosa familiare per
chi conosca le origini dell’Islam. Il profeta Muhammad
affermava che: “Caccerò via
tutti gli ebrei e i cristiani dalla penisola araba e lascerò solo i
musulmani
.”[43] Secondo la legge
islamica moderna, i cristiani hanno il divieto di residenza nella
Hijaz, ossia l’area attorno alla Mecca,
alla Medina e alla Yamama,
per più di tre giorni.[44] Infatti,
le autostrade che portano alla Mecca e alla Medina hanno dei caselli
di uscita che dicono “I non musulmani devono uscire qui”
La
pena per la coscienza è la morte
Quelli
che si convertono al cristianesimo dall’Islam vengono cercati e
uccisi in tutto il mondo islamico, dove tutte le autorità religiose
affermano che tali apostati si meritano la morte. Muhammad
stesso aveva dato quest’ordine: Chiunque
lasci la religione islamica dovrà essere ucciso
.”[45]
Questa è la posizione ufficiale di tutte le
scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo
se tale legge si applichi anche alle donne o meno.
L’università
di Al-Azhar del Cairo, l’istituzione più
influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale
legale diretto a tutti i Sunniti che: “se
una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette
apostasia e rifiuta l’Islam, allora si merita la morte.”

In teoria, il compito di uccidere l’apostata è riservato al capo
della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un
apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di
espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di
omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere
un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire
.”[46]
IslamOnline,
un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici
guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega
che “Se una persona adulta e
mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo
caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e
tornare all’Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta
deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l’apostata
senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne
usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà
essere punito per l’omicidio.
” – in
parole povere, nessuna punizione per l’assassino. [47]
C’è
un afgano di nome Abdul
Rahman che
conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio
del 2006 per aver abiurato.[48]
Secondo
la costituzione afgana “nessuna
legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione
islamica
.”[49]
Nonostante
la situazione sia chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a
capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato
dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti
occidentali: “La
costituzione afgana dichiara che l’Islam è la religione ufficiale
dell’Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo
di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale
.”[50]
In
realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana
dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge
islamica: “La
religione di Stato della repubblica islamica dell’Afghanistan è la
religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di
esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei
limiti della legge”
La
pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità
islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman
sono andati a denunciarlo quando ha abiurato,
sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.
Grazie
alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è
stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l’unico.
Al-Faki Kuku Hassan, sudanese, è un ex
sceicco musulano convertitosi al cristianesimo nel 1995 e arrestato
per apostasia nel 1998 e tenuto in prigione fino ad essere rilasciato
per motivi di salute nel 2001 dopo un ictus.[51]
Muhammad
Sallam, un egiziano convertitosi al cristianesimo,
è stato arrestato nel 1989 e torturto. Arrestato di nuovo nel 1998,
è stato deportato in una locazione sconosciuta. Durante gli anni 80
altri due apostati egiziani, Dr. Abdul-Rahman Muhammad
Abdul-Ghaffar e Abdul Hamid Beshan Abd El
Mohzen, sono stati arrestati e tenuti in
isolamento.
In
Marocco, le autorità hanno incarcerato vari apostati e un musicista
battista del Salvador, Gilberto Orellana, accusato
di avere convertito un maomettano al cristianesimo.[52] Anche
in Giordania, paese relativamente tollerante in cui la Costituzione
garantisce libertà religiosa, “i
musulmani che si convertono alle altre religioni soffrono
discriminazioni sociali e ufficiali, dato che il governo non
riconosce la legalità di tali conversioni. Secondo la Shari’ah, i
convertiti sono apostati che possono subire la confisca dei beni e la
perdita dei diritti.
”[53]
Robert
Hussein Qambar Ali, un cittadino del Kuwait
convertitosi al cristianesimo negli anni 90, è
stato arrestato e condannato per il crimine di apostasia, nonostante
la costituzione del Kuwait contempli la libertà di religione.
Mohammad Al-Jadai, uno dei prosecutori del
caso di Hussein spiega che: “I
legislatori non hanno mai pensato di legislare sull’apostasia dato
che non pensavano che cose del genere potessero avvenire qui. La
libertà di religione della Costituzione vale solo per la religione
nativa.
”[54]
Quando
Hussein ha chiesto di poter visionare gli atti di accusa, il
prosecutore ha detto al giudice: “Quest’uomo è immorale! I
documenti contengono versetti del Sacro Corano, che non devono essere
toccati dagli infedeli!”
Il
prosecutore a questo punto ha iniziato a citare gli atti in cui si
spiegava il rapporto tra la legge secolare e tollerante del Kuwait e
la Shari’ah: “Siamo dispiaciuti di dover affermare che il
nostro codice penale non include il reato di apostasia. La nostra
umile opinione è che questa legislatura non possa dichiarare altro
che quello che viene raccomandato da Allah e dal suo Profeta. Sono
loro che debbono decidere riguardo alla sua apostasia”
La
corte islamica ha condannato Hussein alla pena capitale. Nel 1997 il
Professor
Anh Nga Longva dell’Università
di Bergen,
in
Norvegia, ha visitato il Kuwait
e
ha scoperto che il caso aveva infiammato gli animi: “Ho
notato un consenso tra i liberali e gli islamici. Praticamente tutti
erano d’accordo sul fatto che l’apostasia di Qambar fosse un crimine
grave e meritasse una punizione, e che la perdita dei suoi diritti
civili fosse una punizione giustificata. L’unica cosa su cui c’era
disaccordo era la pena capitale.”
Longva
ha notato che coloro che erano contrari alla conversione di Hussein
Qambar Ali invocavano lo stesso versetto coranico che altri
invocavano per difendere il suo diritto alla conversione, ossia il
versetto 2:257 [a volte numerato come
2:256] che dice: “Non c’è costrizione
nella religione”. Spesso, questo versetto viene citato per dire che
dato che l’Islam è una religione tollerante, non esiste alcuna
giustificazione per l’apostasia.[55]
Longva
cita l’affermazione lapidaria di un giurista del
Kuwait: “Noi ricordiamo sempre a
coloro che si vogliono convertire che l’Islam è una porta a senso
unico. Potete entrare, ma non potete più uscire
.”[56]
Hussein alla fine è stato condannato per
apostasia, ma la pressione internazionale gli ha consentito di
scappare negli USA.
Nell’Agosto
del 2007, Mohammed Hegazy, un maomettano
egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato costretto alla fuga
dopo aver ricevuto una condanna a morte da parte di religiosi
islamici. Nonostante tutto si è rifiutato di fuggire dall’Egitto,
dichiarando che: “Lo so che ci sono
delle fatwa che vogliono spargere il mio sangue, ma non mi darò per
vinto e non lascerò il mio paese
.”[57] Nel
2008, suo padre aveva dichiarato a un
giornale egiziano che: “parlerò con
mio figlio e cercherò di convincerlo a ritornare verso l’Islam. Se
si rifiuterà, lo ucciderò con le mie stesse mani.”
Hegazy
è ancora in incognito in Egitto.[58]
Anche
se non ha fatto nulla per aiutare Hegazy, il
Febbraio 2008, il governo egiziano ha fatto
una concessione alla minoranza cristiana quando ha permesso il cambio
di religione sulla carta di identità dei convertiti. [59] Il
problema è che l’Egitto, pur non essendo un paese sotto la Shari’ah,
non ha mai visto di buon occhio l’apostasia. Le nuove norme si
applicano solo ai cristiani che si sono convertiti all’Islam e che
hanno deciso di tornare al cristianesimo. Dato che la legge islamica
considera l’apostasia come un crimine capitale, le carte di identità
che riportano tale informazione sono l’equivalente di una condanna a
morte. Qualunque maomettano che veda tale informazione sulla carta di
identità si potrebbe sentire giustificato nell’uccidere
immediatamente il portatore.
Giustificazioni
coraniche per la persecuzione dei cristiani
Come
i cristiani, i musulmani rispettano e venerano Gesù. L’Islam insegna
che Gesù è uno dei più grandi tra i profeti di Dio e tra i
messaggeri dell’umanità. Ogni giorno un miliardo e trecento milioni
di musulmani cercano di vivere i suoi insegnamenti di amore, pace e
perdono. Queste leggi u
niversali
ci ricordano che i cristiani, i musulmani, gli ebrei e tanti altri
hanno molte più cose in comune di quanto non credano”
Questo
è un proclama pubblicitario del Council on
American Islamic Relations (CAIR) pubblicato
nei giornali californiani nel marzo del 2004. Il messaggio di
comunanza tra cristianesimo e islam ha un precedente coranico, in cui
si consiglia l’amicizia tra cristiani e maomettani: “Troverai
che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti
e troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro
che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono
uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.
(Corano 5:82).
Nel
mondo islamico non c’è alcun bisogno di fare gli ecumenici. Lo
sceicco saudita Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha
affermato, durante una predica alla Mecca
che
I
cristiani sono infedeli, nemici di Allah, del suo Profeta e dei
credenti. Loro negano e maledicono Allah e il suo Profeta. Come
possiamo vivere vicino a questi infedeli?
”[60]
Lo
Sceicco stava ignorando il verso 5:82 in
favore di un altro verso: “O
voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni,
essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati
è uno di loro. ” (5:51).
A
parte per questi messaggi contraddittori, il Corano ha molto da dire
riguardo al cristianesimo e a Cristo, ad esempio parlando
dell’immacolata concezione (la Sura 19 si intitola “Maria” e ne
parla a lungo) e chiamandolo “parola di Allah”. Il Corano nega la
Trinità e il fatto che Gesù sia figlio di Dio (4:171),
definendolo
uno dei profeti della stirpe dell’Antico Testamento: “Dite:
“Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di
noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele,
Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè
e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del
loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui
siamo sottomessi”.
” (2:136).
Secondo
la visione coranica, questa stirpe culmina con Maometto, l’ultimo e
il più grande dei profeti la cui rivelazione completa e corregge
tutte le altre. I maomettani credono che l’Islam sia la rivelazione
finale di Allah, e che ebrei e cristiani abbiano ricevuto rivelazioni
genuine (per questo vengono chiamati “popoli della Scrittura”),
ma contaminate dall’esaltazione di Gesù come figlio di Dio e dalla
mancanza di riferimenti a Maometto. I cristiani hanno anche aggiunto
le false dottrine della Trinità e della natura divina di Cristo:
O
Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite
su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è
altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in
Maria, uno spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e
nei Suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per
voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A
Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è
sulla terra. Allah è sufficiente come garante.
(4:171).
Detto
ciò, alcuni maomettani affermano che l’Islam riconosce il
cristianesimo come religione lecita, ma il cristianesimo riconosciuto
dal Corano è diverso da quello praticato oggi. Il Corano dice di
Gesù che:
“Gli
demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh,
che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.
Giudichi
la gente del Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere,
questi sono gli iniqui. (5:46-47).
Quando
i maomettani hanno iniziato ad avere contatti con i cristiani, tali
versetti li hanno messi in una situazione difficile: secondo loro i
Vangeli davano prova della veridicità del messaggio di Maometto, e
che se i cristiani lo avessero visto si sarebbero convertiti
all’Islam. Invece i maomettani hanno scoperto che i Vangeli avevano
una visione di Gesù molto diversa dalla loro e che non contenevano
alcun accenno ad un profeta che avrebbe rivelato una grande verità.
A questo punto, i maomettani iniziarono a predicare che i cristiani
avevano corrotto il Vangelo che Allah aveva dato a Gesù.
Questa
idea è molto comune nel mondo islamico di oggi. Lo studioso
maomettano Abdullah Yusuf Ali, traduttore
di una versione inglese del Corano, include una nota riguardo al
Vangelo: “Lo Injil [Vangelo]
menzionato nel Corano non è il Nuovo Testamento e nemmeno i quattro
Vangeli ricevuti dalla Chiesa cristiana, ma un Vangelo originale
promulgato da Gesù così come la Tawrah [Torah] è stata promulgata
da Mosè e come il Corano da Muhammad al Mustafa
.”[61]
Ci
sono molti maomettani disposti a vivere in pace e in armonia con i
cristiani, così come ce ne sono tanti che sentono di avere una
giustificazione nel disprezzare i cristiani come corruttori della
parola di Allah.
Questa
è una fonte importante dell’inimicizia tra cristiani e maomettani,
resa più violenta dalla dottrina islamica della Jihad: ossia l’idea
che fare la guerra contro i non credenti fino alla loro morte, alla
conversione o alla sottomissione, sia parte dei doveri della comunità
maomettana. Questo trio di scelte, dichiarato da Maometto in persona,
è basato sul Corano e riservato a ebrei e cristiani:
Combattete
coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano
quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la
gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità,
finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (9:29)
La
persecuzione dei cristiani come tradizione
L’ultima
spedizione militare di Maometto è stata contro i cristiani bizantini
nella guarnigione araba di Tabuk, e poco
dopo la morte del loro profeta i maomettani hanno conquistato e
islamizzato le terre cristiane del Medio Oriente, del Nord Africa e
della Spagna. La Jihad si è spostata verso l’Europa cristiana e
continuò per secoli, fino alla conquista di Costantinopoli del 1453.
Nel Settembre del 1683 l’assedio ottomano di
Vienna venne infranto e l’ondata maomettana iniziò a calare, ma le
dottrine che hanno giustificato la Jihad non sono mai state riformate
o annullate. Con il ritorno dei sentimenti jihadisti del ventesimo
secolo sono tornate anche le persecuzioni anticristiane. Questa
storia, raccontata da una donna ottomana nel novecento, descrive i
sentimenti che si provavano a quei tempi e in quei luoghi:
Una
notte mio marito è tornato a casa e mi ha detto che il Padisha
aveva dato l’ordine di uccidere tutti i cristiani
del villaggio, anche i nostri vicini. Io ero molto arrabbiata, gli ho
detto che non mi importava chi avesse dato quegli ordini dato che
erano sbagliati. I nostri vicini erano sempre stati gentili verso di
noi e gli ho detto che se li avesse uccisi Allah ci avrebbe puniti.
Ho provato a fermarlo, ma lui li ha uccisi con le sue stesse
mani.[62]
La
popolazione cristiana in Turchia è passata dal 15 per
cento del 1920 all
uno per cento di oggi. In Siria è passata dal 33 per cento al dieci
per cento. A Betlemme nel 1948 l’85 per cento della popolazione era
cristiana. Oggi, la culla del cristianesimo conta il dodici per cento
di cristiani.[63]
I
cristiani nel mondo maomettano sentono parecchio il peso del passato.
Nell’ottobre del 2002 lo sceicco Omar Bakri Muhammad, un
sostenitore di Osama che ha vissuto per
anni in Gran Bretagna prima di esserne espulso, ha scritto che “Non
possiamo dire semplicemente che dato che non c’è il califfato non
possiamo ammazzare gli infedeli. Dobbiamo sottometterli alla Dhimma
in ogni caso
.”[64] La Dhimmah
è il contratto di protezione legale riservato
agli ebrei, ai cristiani e a poche altre religioni sotto il dominio
islamico. Quelli che accettano questa protezione sono cittadini di
seconda classe chiamati “dhimmi”. Nel
1999, lo sceicco palestinese Yussef
Salameh “apprezzava l’idea che i cristiani
diventassero Dhimmi e tale idea è diventata più diffusa dall’inizio
della seconda Intifada nell’ottobre del 2000.
”[65]
Durante
un sermone in una moschea della Mecca, lo sceicco Marzouq
Salem Al-Ghamdi ha ricordato le ingiunzioni relative ai
Dhimmi:
Se
gli infedeli vogliono vivere insieme ai credenti devono farlo secondo
le condizioni dettate dal Profeta: non c’è niente di male in ciò
fino a che paghino la Jizya alla tesoreria islamica. Le altre
condizioni impongono che non possano riparare le loro chiese e i loro
monasteri, che non ricostruiscano gli edifici religiosi che vengono
distrutti, che diano da mangiare per tre giorni a qualunque credente
che passi per le loro case, che si alzino per lasciare il posto a un
credente che vuole sedersi, che non si vestano e non parlino come un
credente, che non vadano a cavallo, che non portino alcun tipo di
arma, che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non
suonino le campane, che non alzino la voce durante la preghiera, che
si radano la fronte per essere riconoscibili come infedeli, che non
incitino rivolte contro i credenti e che non alzino le mani contro i
credenti. Se violeranno una sola di quelle condizioni, allora non
avranno più protezione.
[66]
Queste
leggi non sono più state applicate negli ultimi sessant’anni, ma gli
jihadisti moderni premono per farle applicare di nuovo.
L’idea
che i cristiani si debbano sentire sottomessi nei paesi islamici
(come comanda il verso 9:29 del Corano)
è ancora attuale. Nel Marzo 2008 è stata
inaugurata la prima chiesa cattolica in Quatar, senza croci, campane,
campanili o insegne. Il pastore locale, Padre Tom Veneracion, spiega
che “la nostra idea era quella di
essere discreti e non offendere nessuno
.”[67]
Le
chiese della città islamica di Marawi, nelle
Filippine, hanno rinunciato a esporre la croce. Il prete locale,
Padre Teresito Soganub spiega che: “Per
evitare discussioni e situazioni spiacevoli ci limitiamo a portarci
la croce nel cuore”.
Reuters
riporta che Soganub “per non
irritare i suoi vicini musulmani non indossa il solino o il
crocefisso, e si è fatto crescere la barba”,
oltre
a celebrare pochi matrimoni dato che la tradizione cattolica
filippina prevede il consumo di un arrosto di maiale. [68]
E’
facile capire il motivo per questa reticenza. Lo sceicco saudita
Muhammad Saleh Al-Munajjid, predicando da
una moschea in Al-Damam, in Arabia Saudita, ha raccomandato i
genitori alla diffusione dell’odio verso ebrei e cristiani: “I
musulmani devono educare i loro figli alla Jihad. Questo è quello
che debbono fare: educare i bambini alla Jihad, all’odio verso gli
ebrei, i cristiani, e gli infedeli, ravvivare il fuoco della Jihad
nei loro animi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno ora
”[69]
Le
organizzazioni per i diritti umani e il loro silenzio criminale
Nel
Dicembre del 2007 Justus Reid Weiner, un
avvocato che si occupa di diritti umani, ha fatto un’affermazione che
si può applicare ai cristiani in tutto il mondo islamico, anche se
si riferiva ai cristiani in Palestina: “La
persecuzione dei cristiani palestinesi incontra l’indifferenza della
comunità internazionale, delle associazioni per i diritti umani, dei
media e delle ONG”.
Weiner
afferma che se non si farà niente a riguardo i cristiani locali
saranno estinti entro quindici anni, dato che “I
leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro seguaci alle
persecuzioni dell’Islam radicale
.”[70]
Questa
indifferenza si manifesta nel modo ridicolo in cui le organizzazioni
per i diritti umani trattano le persecuzioni dei cristiani, quando si
degnano di parlarne. Ad esempio il rapporto del 2007 di Amnesty
International sulla situazione dei diritti umani in Egitto
tratta la situazione dei cristiani copti in modo sbrigativo e
indifferente: “Ci sono rapporti di violenze settarie tra
cristiani e musulmani. Nell’aprile del 2006 ci sono stati tre giorni
di violenze religiose ad Alessandria con tre morti e dozzine di
feriti
.”[71] In realtà, le violenze
sono iniziate quando un maomettano ha accoltellato a morte un
cristiano in una chiesa e tre chiese sono state assalite da bande di
jihadisti armati. [72]
Sembra
che quando si parli di violenze contro i cristiani il silenzio sia la
norma. Il rapporto di Amnesty International sull’Indonesia parla di
attacchi contro le chiese e contro le minoranze religiose, ma non
dice da parte di chi. Secondo loro, a Sulawesi le persecuzioni
religiose sono la norma [73], ma non si parla dei responsabili.
Sembra che Amnesty International sia più interessata a proteggere
l’Islam dalle accuse di violazione dei diritti umani che a proteggere
i cristiani da tali violazioni. Sembra che il cristianesimo, anche il
cristianesimo copto in Egitto, sia troppo vicino agli USA e
all’Occidente per interessare le sensibilità multiculturali dei
professionisti dei diritti umani.
La
situazione è grave. Nell’Aprile 2006 il patriarca melkita greco
Gregory
III, che
vive a Damasco, ha dichiarato che “dopo
l’11 settembre è iniziato un complotto per eliminare tutte le
minoranze cristiane dal mondo arabo. La nostra esistenza rovina lo
stereotipo secondo cui gli arabi devono essere tutti musulmani e gli
occidentali tutti cristiani. Dopo la cacciata o la sparizione dei
caldei, degli assiri, degli ortodossi e dei cristiani latini, tutto
il Medio Oriente sarà ripulito dai cristiani e i due mondi, arabo e
cristiano, si troveranno faccia a faccia. A questo punto sarà più
facile provocare una guerra di religione. Questo è il motivo per cui
ho scritto una lettera a tutti i governatori arabi in cui spiegavo
quanto sia importante mantenere la presenza dei 15 milioni di
cristiani arabi in mezzo ai 260 milioni di musulmani.
”[74]
Alcuni
americani, cristiani e non, rimangono stupiti quando imparano che
esistono delle comunità cristiane nel mondo islamico e che tali
comunità soffrono persecuzioni. Altri rimangono indifferenti, dato
che la moda dell’ateismo chic vede tutte le religioni come degne di
disprezzo, qualunque sia il loro comportamento. Per loro, le vittime
delle persecuzioni stanno avendo quello che si meritano. Molti
occidentali, particolarmente quelli che si occupano di diritti umani,
vedono come vittime da proteggere solo i non cristiani e i non
europei. Tale idea cozza contro le persecuzioni dei cristiani in
tutto il Terzo Mondo.
Gli
Jihadisti islamici e i sostenitori della Shari’ah sono sempre più
brutali e arroganti grazie all’indifferenza dell’occidente. I loro
crimini contro i cristiani delle loro terre stanno crescendo sempre
di più e stanno lasciando un lago di sangue nei luoghi dove l’Islam
e la cristianità debbono convivere.
Robert
Spencer è uno studioso di storia islamica,
teologia e legge, direttore di Jihad Watch, un
programma del centro David Horowitz Freedom Center. Ha
scritto “The Politically Incorrect Guide to Islam (and the
Crusades)” e “The Truth About
Muhammad”. Il suo ultimo libro è “Religion
of Peace?”
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