2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.50 – Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

2.50 Perchè non possiamo fidarci dei musulmani moderati

Autore: Fjordman
Secondo il Dr. Daniel Pipes[1], Omar Ahmad, il segretario del CAIR, il consiglio per le relazioni tra America e Islam, ha dichiarato che l’Islam non è destinato a diventare una delle tante religioni, ma a dominare. Il Corano dovrà essere l’autoritàsuprema e l’Islam l’unica religione permessa” Intanto, nel 2005 tre fratelli di Dallas venivano condannati per avere finanziato i terroristi palestinesi di Hamas. I fratelli Ghassan e Bayan Elashi sono stati condannati per 21 reati tra cui associazione a delinquere, riciclaggio di denaro sporco e vendita di beni appartenenti a un terrorista. Ghassan Elashi [2] è il fondatore della sezione texana del CAIR.
Si pensa che un’organizzazione che ospiti terroristi e che esprima il desiderio di sostituire la Costituzione con la Shariah venga schifata dai media e dai politici occidentali. Sembra che non sia proprio così.
Nell’Agosto del 2006 un sondaggio rivelava che molti americani erano a favore dei controlli aeroportuali e ferroviari verso i passeggeri di etnia mediorientale. L’agenzia di stampa Reuters[3] ha dichiarato che l’organizzazione per i diritti civili CAIR aveva protestato contro questo sondaggio. Ibrahim Hooper, direttore delle comunicazioni per il CAIR, chiedeva agli americani di risolvere il problema del terrorismo islamico tramite il dialogo con tipi come il CAIR: “Queste persone credono di proteggersi facendo così, ma stanno solo allontanando coloro che potrebbero aiutarli nella lotta al terrorismo.”
L’ufficio del CAIR del Kentucky ha offerto[4] un “addestramento alla sensibilità” per gli agenti dell’FBI, esaminando gli stereotipi relativi all’Islam e ai musulmani in modo da migliorare le relazioni con la comunità musulmana. Nel frattempo, un sondaggio rivelava che l’81% dei musulmani di Detroit vorrebbero la Shariah[5]. Yehudit Barsky, esperto in terrorismo presso il comitato ebraico americano, avverte che le organizzazioni musulmane sono influenzate dagli estremisti finanziati dai sauditi. Queste organizzazioni estremiste hanno preso il comando sull’Islam americano. Almeno l’80 per cento delle moschee americane sono state radicalizzate dai sauditi[6].
L’associazione degli studenti musulmani (MSA) fa la parte di un gruppo religioso per studenti[7]. Durante un incontro presso il Queensborough Community College di New York nel marzo 2003, un conferenziere di nome Faheed dichiarava che: “Noi rifiutiamo le nazioni unite, l’America e tutte le leggi. Noi non protestiamo davanti al Parlamento perchè non lo riconosciamo. L’unico rapporto che abbiamo con l’America è la sua distruzione. Presto ci sarà un musulmano alla Casa Bianca, che detterà le leggi della Shariah.”
Qundi, dove sono i cosiddetti “musulmani moderati” in tutto questo? Lo scrittore Robert Spencer[8] se lo è chiesto varie volte. L’Imam Siraj Wahaj è un oratore molto richiesto, al punto che nel 1991 è stato il primo musulmano a tenere un discorso al Congresso americano. Il problema è che Wahaj ha detto che gli USA cadranno se non accetteranno l’Islam, e che se i musulmani fossero più attivi politicamente potrebbero prendere il controllo degli USA e trasformarli in un califfato. Negli anni 90 Wahaj ha sponsorizzato dei discorsi pubblici da parte dello sceicco Omar Abdel Rahman nelle moschee di New York e del New Jersey; Lo stesso Rahman è stato arrestato poco dopo per avere tentato di fare saltare in aria il World Trade Center, e Wahaj è stato definito “un complice potenziale a piede libero.”
Mr. Spencer afferma che “Il fatto che uno che vorrebbe abbattere gli USA abbia avuto il permesso di parlare al Congresso è indice di un problema grave. I media sono talmente disperati per trovare un musulmano moderato e presentabile, che sono arrivati ad accontentarsi di quello.” La situazione è resa ancora più complicata da fattori come la Taqiyya e il Kitman, le dottrine islamiche di inganno e imbroglio. Anche se in origine erano usate dagli sciiti per difendersi dai sunniti, sono comunque sanzionate dal Corano (3:28 e 16:106) e molti integralisti musulmani le usano contro gli infedeli. Come diceva il Profeta, “la guerra è inganno.”
Il Professor Walid Phares[9] spiega l’uso di questo tipo di menzogna religiosa, parte integrante della Jihad moderna in cui il mondo islamico è più debole di quello degli infedeli: “Al-Taqiya, viene dal verbo Ittaqu, che significa letteralmene ‘evitare la minaccia’. Politicamente significa simulare qualunque opinione che ti permetta di vincere il nemico. Secondo la Al-Taqiya i musulmani hanno la Shar’iya (permesso) di infiltrarsi nella casa del nemico e seminare discordia e rivolte.” 
“Questi attivisti stanno agendo col permesso delle autorità musulmane, quindi possono mentire liberamente riguardo alla dottrina islamica. Sono dei mujahedeen (guerrieri sacri) veri e propri, la cui missione è sabotare le difese del nemico. Una delle strategie di guerra è il portare divisioni nel campo del nemico, ad esempio convincendolo che la Jihad non è rivolta verso di lui.”
Questo tipo di inganno ha una dimensione globale, a differenza dei metodi sovversivi usati dagli occidentali. L’unicità della Taqiya moderna è la ragione del suo successo presso le società moderne. La Taqiya sta vincendo grazie all’immensa ignoranza della classe politica occidentale, sia tra gli ebrei che tra i cristiani. 
Youssef Mohamed E[10]., ventiduenne libanese, è uno dei due sospettati di aver pianificato attentati su alcuni treni regionali da Colonia (Germania) nel Luglio del 2006. I suoi colleghi all’università erano stupefatti, non si aspettavano che potesse essere un terrorista. Secondo loro era un tipo perfettamente normale, amichevole, cortese, insospettabile, che non parlava mai male di nessuno. Secondo Youssef, la pubblicazione delle caricature di Maometto[11] è stata un insulto all’Islam che lo ha convinto a tentare di organizzare gli attentati. Muhammad Atta era il pilota del volo 11 American Airlines, il primo aereo a schiantarsi contro le torri gemelle nell’11 Settembre. Muhammad era uno studente in Germania, definito dai suoi colleghi come cortese e tranquillo. Molti Jihadisti in occidente hanno adottato la strategia della doppiezza religiosa, ossia sorridere agli infedeli anche mentre stai progettando il modo per ammazzarli. 
Secondo Robert Spencer[12], i manuali di Al-Qaeda contengono istruzioni su come vestirsi all’occidentale in modo da apparire come un musulmano non osservante ed occidentalizzato, oltre su come affittare un appartamento usando un nome falso e un’identità da non musulmano. In generale quei manuali avvertono di non avere l’aspetto tipico dell’islamico osservante (barba, abiti tradizionali, Corano) e di evitare espressioni, frasi e comportamenti tipici dei musulmani.
Gli ambasciatori arabi in Repubblica Ceca[13] sono stati infuriati nel vedere un documentario trasmesso dalla ÄŒTV in cui si usavano telecamere nascoste per riprendere una conversazione in una moschea di Praga. Il documentario mostrava un reporter che faceva la parte di una persona interessata alla conversione. Uno dei membri della moschea gli diceva che la legge islamica sarebbe arrivata in Repubblica Ceca, inclusa la pena di morte per adulterio. Secondo il giornalista, “quello che mi hanno detto era spaventoso, e se non fosse stato per la telecamera nascosta, niente sarebbe uscito dalla moschea.” Un giornalista con la conoscenza della lingua araba ha visitato varie volte una moschea a Stoccolma, e ha notato che la traduzione in svedese delle parole arabe dell’Imam non corrispondeva per niente. Ad esempio, l’Imam Hassan Mousa affermava in arabo che “l’America ha violentato l’Islam”, cosa di cui non si faceva cenno nella traduzione. L’Imam Mousa è ritenuto un “amico degli americani” da molti musulmani svedesi. Alla richiesta di chiarimenti, l’Imam rispondeva che l’Arabo è una lingua molto più ricca dello Svedese e che non è possibile tradurre tutto.
Esempi come questi ci fanno chiedere come possiamo fidarci dei “musulmani moderati” quando gli islamici praticano così apertamente la menzogna e l’inganno, al punto da considerare le menzogne come un modo stabilito e accettato di fare le cose? La risposta è semplice: non possiamo. 
Questo vuol dire che tutti i musulmani sono menzogneri? Ovviamente no, ci sono quelli che affermano apertamente le loro intenzioni. Il rifugiato più controverso della Norvegia, Mullah Krekar[14], ha detto pubblicamente che c’è una guerra tra l’occidente e l’Islam, che sarà vinta dall’islam. Krekar diceva apertamente: “Saremo noi a integrare voi. Guardate cosa sta succedendo in Europa, gli islamici si riproducono come mosche. La donna europea ha una media di 1.4 figli, la donna musulmana 3.5. Nel 2050, il trenta per cento della popolazione europea sarà musulmana. Siamo più potenti di voi, il vostro materialismo, il vostro egoismo e la vostra indecenza vi hanno reso deboli.”
La giornalista e scrittrice Oriana Fallaci ricordava come nel 1972 [15] avesse intervistato il terrorista palestinese George Habash, che le aveva detto che il problema palestinese andava ben oltre la questione israeliana. Secondo Habash gli arabi erano intenzionati a portare la guerra in Europa e in America, al punto che non ci sarebbe stata più pace per l’Occidente. Secondo lui, gli arabi intendevano avanzare un passo alla volta, anno dopo anno, determinati, pazienti e diretti al dominio del mondo. La Fallaci pensava che Habash si riferisse solo al terrorismo, ma poi si rese conto che stava parlando di una guerra culturale, demografica e religiosa contro un paese di cui vogliono rubare le risorse. In pratica, si parlava della guerra condotta tramite l’immigrazione, la fertilità, il multiculturalismo.
Lo stato americano crede di poter contenere la Muslim Brotherhood e i suoi seguaci tramite il dialogo[16] e la cessazione delle ostilità, dato che “portano solo all’odio e agli attacchi contro gli interessi americani.” Se è per questo, gli americani hanno chiesto all’ambasciata americana al Cairo di iniziare a dialogare con i capi della Muslim Brotherhood e stabilire le basi per un dialogo. Nel frattempo il leader della Muslim Brotherhood, Muhammad Mahdi Othman ’Akef affermava nel 2004 che l’America era un Satana che sarebbe crollato presto[17], dicendo che: “Sono sicuro che l’Islam invaderà l’Europa e l’America, dato che ha una logica e una missione.” E intanto, gli occidentali cercano di dialogare con quelli che li vogliono sottomettere e conquistare. A parte questo, che senso ha il “dialogo”? Poul E. Andersen[18], ex diacono della chiesa di Odense in Danimarca, mette in guardia contro le false speranze di un dialogo con i musulmani. Durante un dibattito presso l’università di Aarhus, Ahmad Akkari, musulmano, affermava che: “L’Islam ha condotto la guerra quando necessario e il dialogo quando possibile. Un dialogo è solo parte di un’iniziativa missionaria.” Quando Mr. Andersen ha provato a parlare di dialogo con il mondo musulmano in Danimarca, la risposta è stata: “Per un musulmano, discutere dell’Islam è superfluo. Ogni discussione sull’argomento è un’espressione di pensiero occidentale.” La conclusione di Andersen è stata che per gli islamici il dibattito religioso è impossibile per questione di principio. Se i musulmani parlano di religione lo fanno solo per fare propaganda islamica. 
Patrick Sookhdeo[19] scrive nel giornale britannico The spectator riguardo al mito dell’Islam moderato:
“I versetti pacifici del Corano sono quelli più vecchi, riconducibili al periodo in cui Maometto viveva alla Mecca. Quelli che inneggiano alla guerra e alla violenza sono stati scritti dopo, quando Maometto viveva alla Medina. Anche se Jihad ha vari significati, tra cui lotta interiore e sforzo spirituale, l’esempio di Maometto mostra chiaramente che lui interpretava la Jihad come guerra vera e propria, e che ordinava personalmente massacri, assassinii e torture. Gli studiosi islamici si sono basati su queste scritture per scrivere una teologia che divide il mondo in due parti, la casa della guerra e la casa dell’Islam, con i musulmani che hanno il dovere di trasformare la prima nella seconda tramite la guerra o la da’wa (attività missionaria)”
L’idea dell’Islam come religione di pace è sbagliata da almeno 1400 anni. L’islam è stato pace solo per i primi 13 anni, e da allora è diventato sempre più aggressivo, anche se con periodi di tregua momentanea. Per i musulmani di oggi, così come per i giuristi islamici del medioeveo, la verità è che l’Islam è una religione di guerra. 
Cosa è un musulmano moderato? Nel 2003, la Associated Press chiamava “moderato”[20] un chierico saudita che diceva che gli attacchi terroristi nella capitale violavano la santità del Ramadan. Si trattava del chierico Sheikh Saleh Al-Fawzan, membro del consiglio dei chierici, la più alta tra le autorità religiose saudite. Saleh ha scritto i testi religiosi usati per l’insegnamento di cinque milioni di studenti sauditi. Per lui la schiavitù è una parte dell’Islam, una forma di Jihad che rimarrà in auge fino a che esisterà l’Islam. Insomma, per gli standard sauditi un chierico moderato è uno che vorrebbe la schiavitù nel ventunesimo secolo. 
Durante il suo discorso inaugurale alla conferenza islamica del 16 Ottobre 2003, il primo ministro malese Mahathir Mohamad[21] diceva che: “Siamo tutti musulmani, siamo tutti oppressi e umiliati. Un miliardo di musulmani non possono farsi sconfiggere da pochi milioni di ebrei, ci deve essere un modo per vincere. Gli ebrei sono i padroni occulti del mondo, costringono gli altri a combattere e morire per loro. Hanno inventato il socialismo, il comunismo, i diritti umani e la democrazia pur di farsi proteggere dalle persecuzioni. Hanno preso il controllo di paesi più potenti di loro e sono diventati una superpotenza.” Secondo Mahathir i musulmani possono vincere la loro battaglia finale, e ha ricordato i tempi in cui gli europei si inginocchiavano davanti agli studiosi islamici pur di poter avere accesso alla loro sapienza. 
Farish Noor[22], uno studioso malese esperto in politica islamica, afferma che in Malesia non esiste l’idea di stato laico: “La società è già islamica. Rimane da vedere che tipo di società islamica sarà.” Il paese è già islamizzato, gli agenti di polizia islamica arrestano le coppie non sposate per “contatti inappropriati”. Nonostante ciò, la Malesia viene considerata uno dei paesi islamici più moderati. Cosa ci dice tutto ciò? 
Mentre i soldati della NATO rischiano le loro vite per stabilire un regime moderato e democratico in Afghanistan, gli afghani hanno eletto un governatore[23] che ha diretto la distruzione di due statue millenarie del Buddha durante il regime talebano. Mawlawi Mohammed Islam Mohammadi era il governatore talebano nel marzo 2001, mentre le due statue buddiste sono state distrutte. Nell’Afghanistan “moderato”, la polizia ha arrestato sei persone per avere lapidato una donna afghana accusata di adulterio[24]. Per caso sono stati arrestati perchè la lapidazione è un atto barbarico? No, sono stati arrestati perchè la lapidazione non era autorizzata dallo stato, il mullah che aveva autorizzato l’esecuzione non era un giudice. 
Ashram Choudhary, parlamentare musulmano in Nuova Zelanda[25], approva la lapidazione degli omosessuali e degli adulteri, dato che è sancita dal Corano. Per fortuna il parlamentare assicura che non intende diffondere la pratica in Occidente. Questa non è una faccenda su cui scherzare, dato che nel 2004 a Marsiglia una donna tunisina di 23 anni è stata lapidata a morte[26].
Il democratico Ben Haddou[27], membro del comune di Copenhagen, afferma che “è impossibile condannare la Sharia, e i musulmani che lo affermano stanno mentendo. La Shariah comprende le regole per la vita, le leggi per l’eredità, il digiuno e il bagno. Chiedere ai musulmani di rinunciare alla Shariah è come dichiarargli guerra.” Leggete di nuovo questa affermazione, e rileggetela bene. Per i musulmani in Occidente, dover vivere secondo le leggi laiche e non secondo le loro leggi religiose è come ricevere una dichiarazione di guerra. Come reagiranno, se non con la guerra? Inoltre, dato che la Shariah richiede che i non musulmani siano inferiori ai musulmani, per loro la “libertà di religione” significa la possibilità di rendere i non musulmani dei cittadini di seconda classe nei loro stessi paesi.
Il tesoriere federale Peter Costello[28] afferma che i musulmani australiani devono rifiutare pubblicamente il terrorismo in tutte le sue forme e adottare i valori australiani. Il primo ministro australiano John Howard ha affermato che i musulmani devono imparare l’inglese e mostrare rispetto verso le donne. Queste affermazioni hanno scatenato le proteste della comunità musulmana australiana. 
Hammasa Kohistani[29], la prima Miss Inghilterra musulmana, afferma che stereotipare la comunità musulmana la porta all’estremismo, e che i musulmani moderati si stanno rivolgendo all’estremismo dato che vengono considerati estremisti in ogni caso. Secondo lei, se gli estremisti musulmani commettono attacchi contro i non musulmani, i non musulmani non dovrebbero prendersela dato che altrimenti i musulmani moderati si offendono e diventano terroristi. Quindi, basta così poco per trasformare un moderato in un terrorista?
Purtroppo gli estremisti vengono ancora difesi dalle sinistre tramite la propaganda. Gli agenti di polizia inglesi sono costretti a seguire “addestramento alla tolleranza”[30] presso una scuola islamica che poi è stata investigata per attività terroristiche. Gli agenti di polizia locali hanno dovuto fare almeno 15 corsi relativi alla cultura musulmana. 
Nell’agosto del 2006, dopo la scoperta di un complotto volto al sabotaggio di vari voli tra l’Inghilterra e gli USA, i leader della comunità musulmana hanno presentato una serie di richieste al governo, tra cui c’era l’introduzione della Shariah per i casi nell’ambito familiare[31]. Il Dr. Syed Aziz Pasha, segretario generale dell’Union of Muslim Organisations inglese e irlandese ha dichiarato che: “Le abbiamo detto che se ci darà i diritti religiosi, saremo in condizioni di convincere i giovani che veniamo trattati allo stesso modo degli altri cittadini.” Charles Johnson[32] del blog Little Green Footballs ha commentato che i musulmani vogliono essere trattati allo stesso modo, ma vogliono il privilegio di potere usare il loro sistema giuridico uscito dal Medioevo.
Dopo la scoperta del complotto, parecchi gruppi musulmani inglesi hanno spedito una lettera al primo ministo Tony Blair[33] in cui lo si minacciava con questi toni: “Secondo noi la politica di questo governo sta mettendo a rischio i civili, sia in UK che all’estero. Il Regno Unito deve cambiare la sua politica estera e dare la Shariah ai musulmani.” Le stesse minacce sono arrivate dopo gli attentati di Londra del 2005. I musulmani sono ben organizzati e hanno già preparato le loro richieste. Ogni atto di terrorismo jihadista è un’opportunità per pretendere altre concessioni. I musulmani moderati e i fondamentalisti sono alleati, non avversari. Mentre i fondamentalisti fanno saltare le bombe, i moderati minacciano che se non si farà come dicono loro ci saranno altri attentati. La Jihad non è solo una faccenda di violenza, ma anche di minacce. Così come non c’è bisogno di picchiare continuamente un asino per farlo ubbidire, così i musulmani non hanno bisogno di fare attentati continui. I musulmani fanno un attentato ogni tanto, giusto per essere sicuri che gli infedeli siano sottomessi e intimiditi. Purtroppo, questa tecnica funziona. Un ospedale inglese ha adottato un pigiama simile a un burka[34] per permettere alle pazienti musulmane di coprirsi completamente. Il “pigiama multiculturale” è stato il primo in Gran Bretagna, ma ce ne saranno altri. 
Il professor Moshe Sharon[35] insegna storia islamica presso l’università ebraica di Gerusalemme. Per lui la hudna è uno stato di tregua temporanea usata come strategia islamica contro gli infedeli:
Nell’Islam la pace può esistere solo tra paesi islamici, tra musulmano e musulmano. Tra musulmano e non musulmano ci può essere solo una tregua temporanea per dare modo al musulmano di raccogliere le forze. Si tratta di una guerra eterna che durerà fino alla fine dei giorni. La pace è possibile solo dopo la vittoria completa dell’Islam. Nel frattempo, ci può essere solo una tregua temporanea. Poche settimane dopo la firma del trattato di Oslo il leader palestinese Arafat andò in una moschea di Johannesburg e si scusò per avere firmato un trattato con gli ebrei, andando contro alle regole islamiche. Arafat disse di avere fatto quello che aveva fatto il Profeta, citando la storia di Hodaybiya. In quella storia il Profeta aveva firmato un accordo con la tribù Kuraish promettendo 10 anni di pace, che infranse dopo due anni con un pretesto.”
Ho già detto che persino Terje Röd-Larsen[36], diplomatico norvegese e inviato delle Nazioni Unite oltre che figura chiave del processo di pace di Oslo negli anni 90, ammetteva che “Arafat non faceva altro che mentire.
Gli arabi non hanno mai voluto la pace con Israele, ma solo prendere tempo per raccogliere le forze. Le offerte di pace da parte israelita venivano viste come segni di debolezza. Il cosiddetto trattato di Hudaybiyya, firmato mentre Maometto e i suoi seguaci non erano ancora abbastanza forti per assalire la Mecca, è diventato il modello per le relazioni islamiche con i non musulmani. Sharon affermava che nella giurisprudenza islamica ciò è un precedente legale per potere offrire un trattato di pace della durata massima di 10 anni, ma di poterlo infrangere appena conveniente. Per gli islamici accettare una tregua è solo una scelta tattica per quando l’avversario è troppo forte. Il mondo islamico non ha solo il concetto di guerra aperta, ma anche quello di guerra tramite infiltrazione, come sta avvenendo per ora. C’è una possibilità di terminare questo stato di guerra? Secondo Moshe Sharon, la risposta è negativa. Al massimo si possono ottenere pochi anni di calma relativa. 
Hugh Fitzgerald, Vice Presidente del comitato Jihad Watch [37] afferma che i musulmani moderati: “sono persone che si definiscono musulmani e che di cui noi come infedeli non possiamo prevedere il comportamento futuro, e nemmeno quello dei loro figli. C’è la possibilità che il musulmano moderato diventi un fondamentalista, oppure che lo diventi uno dei suoi figli. In tutto l’occidente ci sono figli di musulmani molto più osservanti e fanatici dei loro genitori.” Purtroppo ciò è vero. Nel novembre 2005, uno studio pubblicato dal Canada’s National Post[38] ha dimostrato che una grande percentuale dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche erano nati e cresciuti in Canada. Questa è una grande differenza rispetto al passato, in cui i terroristi erano in gran parte immigranti e rifugiati. Secondo lo studio: “Non esiste una sola strada che porti all’estremismo. La trasformazione in estremista è un processo individuale. Dopo il passaggio all’estremismo, gli individui iniziano una serie di attività, dalla propaganda al reclutamento, passando per l’addestramento al terrorismo e la partecipazione a operazioni di terrorismo.” Hugh Fitzgerald si chiede quanti dei nostri immigranti musulmani sono davvero moderati, e quanti di loro diventeranno come Ayaan Hirsi Ali. Uno su venti? Uno su cento? Uno su mille? Uno su diecimila? Quanti diventeranno come Magdi Allam in Italia o come Bassam Tibi in Germania? Quanti Ibn Warraqs, quanti Ali Sinas, e quanti convertiti al cristianesimo come Walid Shoebat ci saranno su mille immigranti? Ha senso accogliere un milione di immigranti se solo pochi di loro vedranno la luce della ragione?“Che i musulmani rimangano nel Dar al-Islam. Che gli infedeli capiscano che i fallimenti politici, economici, sociali e intellettuali delle società islamiche sono causati direttamente dall’Islam, e che lo dicano in faccia ai musulmani.” Youssef Ibrahim[39] del New York Sun è stanco del silenzio della maggioranza musulmana: “Non ho sentito nessun musulmano, moderato o estremista, protestare conto l’assassino del critico olandese Theo van Gogh se non in modo veramente superficiale. Nell’Islam chi tace acconsente. La domanda è: se i musulmani hanno dimostrato di essere in grado di pianificare l’assassinio di centinaia di innocenti, che aspettano gli europei a catturarli e a rimandarli a casa loro?” La domanda è giusta, e molti europei se la stanno ponendo in questo momento. Una parte della risposta è data dalle reti pro-islamiche costruite durante gli ultimi decenni nel silenzio dei media. Inoltre, le classi dirigenti europee hanno propagandato il multiculturalismo per anni e non hanno il coraggio di ammettere di avere fatto un tremendo errore che potrebbe distruggere i loro stessi paesi. 
E’ possibile che quei paesi occidentali dove gli infedeli sono abbastanza forti copino i Decreti di Benes della Repubblica Ceca del 1946, quando circa tre milioni e mezzo di tedeschi Sudeti hanno dimostrato di essere una “quinta colonna” senza alcuna fedeltà verso lo stato. Il governo ceco li fece espellere tutti. Come dimostra Hugh Fitzgerald della Jihad Watch, ci sono più motivi oggi per espellere i musulmani di quanti ce ne fossero per espellere i Sudeti nel 1946. 
La cosa più civile che si potrebbe fare ora per salvare la nostra civiltà e scongiurare una guerra mondiale con perdite sanguinose tra musulmani e infedeli, è una politica di contenimento verso il mondo islamico, come suggerito da Mr. Fitzgerald. Ciò include fermare l’immigrazione dai paesi musulmani e rendere i nostri paesi del tutto ostili verso gli islamici. Gli islamici devono avere due scelte: occidentalizzarsi o essere sbattuti fuori. 
Ho paragonato l’Islam al film “Matrix”, in cui la gente era imprigionata in una realtà virtuale . Nel film, tutti quelli che non erano stati scollegati dalla realtà virtuale erano nemici potenziali. Sono arrivato a credere che ciò valga anche per l’Islam. Alcuni potrebbero dire che escludere e cacciare via i musulmani sia una violazione dei nostri stessi valori. Non credo sia così, dato che quei pochi musulmani che abbiamo hanno causato danni enormi alla nostra economia, alla nostra cultura e alla nostra libertà. Sarebbe molto peggio tradire i secoli di cultura laica e di avanzamento tecnologico, oltre che il futuro dei nostri discendenti, solo per fare contenti dei musulmani che non vogliono contribuire alla nostra società e che ci odiano. 
Come ho dimostrato ampiamente, per un musulmano mentire agli infedeli è una cosa normale e accettata. Ho anche dimostrato che fondamentalisti e “moderati” sono molto più vicini tra loro di quanto pensiamo. Entrambi vogliono la Shariah, cambiano solo i metodi. Anche quelli che oggi sono moderati, domani potrebbero radicalizzarsi, oppure potrebbero farlo i loro figli. Basta poco a causare il cambiamento, anche una cosa da niente come una notizia sul giornale o una crisi personale. I pochi musulmani veramente moderati e tolleranti saranno messi a tacere dai loro colleghi più aggressivi.
Alla fine, ciò che conta non è la differenza tra moderati e radicali, ma tra musulmani e non musulmani. Secondo Ibn Warraq ci possono essere dei musulmani moderati, ma l’Islam non sarà mai moderato. Come scrive nel suo libro “Leaving Islam — Apostates Speak Out”, una serie di testimonianze da parte di ex musulmani, quelli che sono usciti dall’islam sono gli unici che sanno veramente di cosa si tratta. Il problema è che le loro voci hanno la maledizione di Cassandra.
Fonti:
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http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/012991.php
38.
http://www.canada.com/national/nationalpost/news/story.html?id=cb4b3799-46b2-4bff-b42e-852d05978222&page=1
39.
http://www.nysun.com/article/38586?page_no=2

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.49 I musulmani moderati e l’islamizzazione

2.49 I musulmani moderati e l’islamizzazione

(1) Chi sono i nostri nemici? Sono solo gli islamici che compiono materialmente gli attentati? 
(2) Perché i musulmani moderati non si oppongono ai fanatici? Sono veramente contro di loro? Sono dalla loro parte o dalla nostra? 
Il terrorismo è solo uno strumento, una tattica usata dagli islamici per i loro scopi. In caso, i musulmani non si farebbero problemi ad abbandonare il terrorismo se avessero tattiche migliori a disposizione. Il terrorismo non è il nostro nemico, ma solo uno dei tanti strumenti usati dai nostri veri nemici. Alcuni usano il termine “guerra al terrorismo” per essere politicamente corretti e per non fare innervosire i musulmani, finendo così per fare il loro gioco e non dover dire quale sia il vero nemico. Dobbiamo definire chiaramente quali islamici siano i nostri nemici, e perchè.
La dottrina islamica non consiste solo nel Corano, ma anche nelle Sunna (Ahadith e Sira). In questi testi ci sono versi pacifici e violenti, ma i versetti più pacifici e tolleranti (quelli scritti alla Mecca) vengono abrogati dai versetti violenti e intolleranti scritti dopo, a Medina. Ci sono alcuni versetti che invitano alla pace verso i non musulmani, ma sono abrogati dai successivi. Molti usano questi versetti per ingannare gli occidentali e non fargli capire quale sia la vera dottrina verso di loro. I musulmani non vogliono fare sapere che la loro dottrina condanna gli infedeli all’inferno solo perchè rifiutano gli insegnamenti di Maometto.
Cos’è un “musulmano moderato”? Bisogna capire la differenza tra un musulmano moderato e quello che un occidentale chiamerebbe un cattolico non praticante. Un musulmano vuole seguire il Corano e gli esempi del Profeta, oltre a instaurare la Shariah per come viene descritta dal Corano e dalla Sunnah.
Il musulmano moderato è quello che non riesce ad accettare tutta la dottrina islamica, e quindi prende solo le parti che gli piacciono. Ciò è proibito dalla religione, e lo rende un non musulmano a tutti gli effetti. Esiste una proibizione verso l’interpretazione personale dell’Islam, dato che le uniche interpretazioni accettate sono quelle che sono state stabilite secoli fa. Non è permesso arrivare a nuove conclusioni che contraddicano le vecchie. La “Ijtihad”, l’interpretazione non basata su un caso precedente, è proibita fin dall’undicesimo secolo, e ogni musulmano deve rispettare questa proibizione. Fare innovazione religiosa è un crimine molto serio per un islamico. 
La Shariah è l’applicazione pratica del Corano e dalla Sunna, che deve essere accettata da un musulmano moderato. Anche se i musulmani in Europa non lo sanno data la mancanza di educazione (molto comune dato che i chierici cercano di tenere nascoste le parti più sgradevoli dell’islam fino a che i musulmani europei saranno una minoranza), si tratta comunque di un obbligo. Quando i musulmani capiscono di avere seguito idee sbagliate riguardo alla dottrina, dopo un po’ accettano di avere sbagliato e iniziano a seguire l’Islam vero e proprio. 
Molti musulmani europei accettano di seguire le leggi locali solo perchè sono ancora una minoranza. Quando saranno la maggioranza, la loro dottrina li obbligherà a rendere obbligatorie le leggi e le regole islamiche. Molti musulmani sono ignoranti riguardo alla loro stessa religione, oppure sono stati ingannati dalla propaganda liberale, ma quando arriverà il momento dovranno mettersi da parte e accettare il vero Islam. Le interpretazioni liberali e tolleranti dell’Islam non hanno alcuna base teorica o dottrinale, e sopravvivono solo fino a che i veri musulmani le permettono. Molti musulmani abbandoneranno queste interpretazioni appena si renderanno conto di avere sbagliato, dato che questo è il dovere di ogni musulmano. Molti di loro lo faranno a malavoglia, ma lo faranno lo stesso. Il Corano stesso dice (Sura 2:216) che a volte bisogna fare cose sgradevoli dato che fanno bene. E’ probabile che solo una piccola minoranza si allontanerà dall’Islam, dato che l’apostasia viene punita con la pena capitale. 
Un musulmano moderato non è un riformista capace di eliminare quei principi islamici incompatibili con la vita moderna, ad esempio quelli che violano i diritti umani. I musulmani moderati vogliono la stessa cosa che vogliono i fondamentalisti, ossia l’instaurazione della Shariah in Europa. Anche se il moderato si oppone a certe parti della Shariah, la preferiscono alle leggi europee. Perchè un musulmano vorrebbe mai rinunciare alla Shariah? La Shariah gli consente l’oppressione delle donne, cosa importante per la vita dei musulmani. La Shariah gli consente di arricchirsi senza difficoltà, dato che nel futuro gli europei saranno schiavi (dhimmi) e le loro proprietà saranno espropriate a favore dei nuovi padroni musulmani. 
La Shariah è prima di tutto un programma politico, con solo un piccolo accenno alla religione (per come verrebbe definita da un occidentale). I suoi contenuti contraddicono i diritti umani e i principi politici occidentali: secolarismo e democrazia. Un moderato non sente il bisogno di lavorare per la Shariah, dato che non esiste ancora un leader islamico riconosciuto e che non è stata ancora proclamata la jihad in Europa. Da questo punto di vista moderati e fondamentalisti sono diversi, ma gli obiettivi a medio e lungo termine sono gli stessi.
L’idea europea di musulmano moderato è molto differente dal concetto islamico di musulmano moderato. L’europeo pensa a un musulmano moderato come a una persona che si ritiene musulmana ma che contravviene regolarmente alle regole islamiche e segue valori occidentali come laicismo, libertà, diritti umani, democrazia e protezione delle minoranze. In realtà, queste persone praticano una fede che non ha nulla a che vedere con l’Islam. Non si tratta di musulmani “moderati” o “riformati”, ma di non musulmani. Inoltre, queste persone sono ancora molto poche. 
Per concludere: quello che gli europei chiamano un “musulmano moderato” è un ex musulmano che ha abbandonato la sua fede. La sinistra occidentale crede che questi ex musulmani rappresentino la fede islamica, dato che hanno paura di affrontare i contenuti dell’islam vero e proprio. Per quanto ci si sforzi, è impossibile dire onestamente che l’Islam sia pacifico, tollerante e rispettoso dei diritti umani.
Ci sono prove che non ci siano differenze teologiche tra i fondamentalisti e i moderati, a parte il fatto che i fondamentalisti prendano l’Islam più sul serio. Uno degli obblighi religiosi islamici è quello di instaurare la Shariah appena ne avrà la possibilità e avrà abbastanza potere. Alcuni credono che sia necessario impegnarsi a tale scopo. I moderati credono che non ci sia nessun obbligo fino a che i musulmani non saranno al potere (a meno che non ci sia una jihad che lo ordina.) E’ probabile che molti di questi moderati vogliono che i musulmani prendano il potere e instaurino la Shariah.
Nel mondo musulmano la dottrina tradizionale è quella più diffusa. Ci sono interpretazioni moderne che si stanno estinguendo dato che il vero Islam sta prendendo il controllo delle comunità islamiche nei paesi occidentali. Per un musulmano è molto difficile contestare l’islam tradizionale, dato che tutte e quattro le scuole sunnite coincidono riguardo a molti argomenti. Si dice i terroristi abbiano preso il controllo dell’islam. Ciò è falso, anche nei casi in cui i terroristi hanno interpretato il Corano in maniera troppo estrema. Quel che avviene è il contrario, ossia persone sane, normali e pacifiche che cadono sotto il controllo dell’islam e diventano nemiche fanatiche della democrazia, della libertà e dei diritti umani. Alcune di queste persone passano al terrorismo, ma ciò dipende da loro problemi psicologici o sociali, non dall’islam.
Molti vivono una vita miserabile, al punto che sperano solo di morire e andare in paradiso. Alcuni hanno paura dell’inferno. Altri, specialmente giovani cresciuti in ambienti repressivi, anelano tanto al sesso libero in paradiso da trascurare tutto il resto. Altri credono che questa vita sia meno importante della prossima, e cercano di raggiungerla in fretta tramite il martirio, la via più sicura per il paradiso. Altri sono individui logici e razionali, che arrivano alle loro conclusioni tramite lo studio del Corano, delle Hadith e della Sunna. 
In molti casi, un musulmano moderato ha gli stessi obiettivi di un fondamentalista, è solo che si rifiuta di prendere le armi e combattere fino a che non arriverà la Jihad ad ordinarglielo. Non ci sono altre differenze tra moderati e fondamentalisti, il loro obiettivo finale è lo stesso. Inoltre, quando si parla con un moderato bisogna sempre tenere in mente il concetto di Taqiyya. Senza una riforma religiosa che proclami i diritti umani ed elimini le parti inaccettabili del Corano, le opinioni dei moderati non hanno alcuna base religiosa. Le opinioni crollano in fretta davanti alla pressione. Non ci si può basare sulla speranza che i moderati rimangano tali, se non c’è una riforma religiosa vera e propria. Qui si parla della sopravvivenza della nazione, e non la si può basare su di una speranza così debole. 
Il multiculturalismo dice che tutte le culture e le religioni sono uguali. Ciò è sbagliato. Le persone sono uguali di fronte alla legge, ma le opinioni, le culture e i valori non sono uguali. Ci sono opinioni, valori e culture compatibili con la vita moderna, e altre che non lo sono. Dal punto di vista politico e umanistico, tali opinioni e valori sono incompatibili con la nostra società.

Fonti:

http://www.islam-watch.org/NoSharia/PreventEuropeIslamization1.htm

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Raccolta articoli

Cari amici, ho deciso di dare una sistemata agli articoli del Compendio di Berwick. Ho raccolto tutti gli articoli del secondo libro e li ho hostati su vari siti gratuiti sparsi per il mondo. Ciò dovrebbe permettervi di conservare il testo anche se il blog venisse oscurato.
Ho usato un file .doc Word 2000 dato che lo si può leggere anche col computer più scrauso del pianeta. Il mio consiglio è scaricare il file, copiarlo su una chiavetta USB e nasconderla in un luogo sicuro, per quando servirà davvero. Per adesso scaricare il file e leggerlo è perfettamente legale, ma non posso garantire per il futuro. Questo è uno dei motivi per cui sto facendo questo (enorme) lavoro per cui nessuno mi pagherà mai un centesimo.
Se qualcuno ha un altro sito NON ITALIANO su cui hostarlo, me lo faccia sapere nei commenti.
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La password è: Asino2435
Per il primo libro del Compedio i link sono questi:
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2083 – una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.48 – Intervista a un ex musulmano

2.48 Lasciare l’Islam – intervista a un ex musulmano

Autori: Mohammad Asghar/Jamie Glazov
L’ospite di oggi è Mohammad Asghar, un ex musulmano che ha deciso di lasciare l’Islam dopo averne scoperto le vere dottrine. Oltre ad avere studiato il Corano per venticinque anni, Mohammed ha scritto un commentario sui versetti coranici nella speranza di diffondere la verità sull’Islam presso i non musulmani.

 

FP: Mohammad Asghar, benvenuto su Frontpage Interview. 


 

Asghar: Grazie per l’invito. 


 

FP: Ci parli della cultura in cui è cresciuto e della sua educazione musulmana.


Asghar: Sono nato in una famiglia di musulmani praticanti in Bangladesh. I miei genitori seguivano quasi tutte le regole islamiche e hanno fatto in modo da insegnarmele così che io potessi seguirle nella vita. Ho frequentato una madrassa insieme a molti altri bambini musulmani del mio quartiere, dove ho imparato a leggere il Corano. Ovviamente non capivo niente di quello che stavo leggendo.
Da giovane ho cercato di vivere come un vero musulmano. Dicevo le mie preghiere, anche se non sempre. Visitavo le tombe dei santi musulmani, celebravo il compleanno del Profeta anche se nessuno sapeva il suo anno di nascita, celebravo la sua ascensione ai Giardini (Jannat) del Cielo e cantavo le sue preghiere. Quando i miei genitori o i miei vicini organizzavano il Mehfil-e-Milad – un raduno di musulmani nel subcontinente indiano credevo veramente che le cose che stavo facendo fossero parte dei miei doveri verso Allah e verso il Profeta. Ero sicuro che se non li avessi compiaciuti non sarei mai andato nei Giardini durante il giorno del giudizio.

 

FP: Come mai si insegna la lettura del Corano ai bambini senza spiegargli cosa contiene?


 

Asghar: Secondo alcuni rapporti, ci sono più di un miliardo e mezzo di musulmani sul pianeta. Di questi, solo trecento milioni parlano e leggono l’arabo. Il Corano è difficile da leggere anche per i madrelingua arabi, dato che buona parte di esso è scritto in un arabo dialettale parlato solo dalla tribù Quraish della Mecca del settimo secolo.

 

La maggioranza dei musulmani vive nel sud est asiatico o nel sub continente indiano, e quasi nessuno di loro capisce l’arabo. Nenche coloro che imparano il Corano a memoria, detti Hafez-e-Qur’an, capiscono il significato delle parole che hanno memorizzato.
Come mai i musulmani imparano a memoria il Corano senza capirne neanche una parola? Perchè molti di loro, specialmente quelli non madrelingua araba, si fidano delle parole dei loro Mullahs. I musulmani, soprattutto quelli poveri e analfabeti, fanno solo quello che gli dice il loro Mullah, specialmente in India.
Questi Mullah dicono ai musulmani che leggere o recitare il Corano in arabo sia la cosa che più compiace Allah, e che il piacere di Allah sia l’unica cosa che possa fare entrare un uomo o un Jinn nel Giardin (Jannat) il giorno del giudizio. Questo porta tutti i musulmani, non solo quelli poveri e analfabeti ma anche quelli ricchi ed educati, a leggere il Corano in arabo senza provare a capire quello che stanno leggendo o le preghiere che stanno recitando. Questi musulmani pretendono che i loro figli leggano e imparino a memoria dei versetti coranici da recitare durante le loro preghiere obbligatorie.

 

FP: Mi sembra assurdo che la gente segua una religiose ripetendo cose che non hanno senso nemmeno per loro. Cosa le ha fatto venire dubbi riguardo alla sua fede?


 

Asghar: Circa 25 anni fa ho avuto lo shock della mia vita quando un Maulvi (chierico musulmano) si è rifiutato di farmi seppellire mia madre, dato che secondo lui il vestito che avevo addosso non era un abito islamico. Quel vestito viene chiamato “Lungi” in Bangladesh, e sembra il vestito che viene indossato in Malesia o in Burma nella vita di tutti i giorni (come i pantaloni, ma aperto verso il basso)


 

FP: Perchè la gente indossa il Lungi? Perchè un abito che lascia quelle parti esposte?


 

Aghar: Il Lungi, come il Saree femminile, è un vestito tradizionale che si indossa in Bangladesh per coprire la parte inferiore del corpo. Molti musulmani credono che non dovrebbe essere indossato dagli uomini musulmani, dato che il Lungi è aperto sul fondo e i genitali sono esposti verso la terra. Secondo i musulmani, esporre i propri genitali verso la terra è un peccato grave.

 

Il problema è che non ho mai sentito un Mullah dire niente del genere riguardo al Saree, un abito con le stesse caratteristiche del Lungi. Stranamente, i Mullah permettono alle loro mogli di indossarlo senza lamentarsi.

 

FP: Va bene, forse ne parleremo in dettaglio più tardi. Cosa è successo dopo la faccenda del Lungi?


 

Aghar: Mi è venuta voglia di sapere cosa vuole veramente l’Islam e quali sono i veri insegnamenti del Corano. Ho iniziato a leggere il Corano in inglese, nella traduzione di Abdullah Yusuf Ali e Mohammad Marmaduke Pickthall, e in Bengali e Urdu. Ho preso tre traduzioni in modo da essere sicuro che quello che stavo leggendo in inglese fosse la stessa cosa che era scritta in Bengali e Urdu, e che fosse una traduzione corretta e fedele del Corano arabo.


Quello che ho letto e scopert del Corano mi ha lasciato di sasso. Non riuscivo a credere che Allah, se esiste, possa avere detto quelle cose a Muhammad e ai suoi seguaci, cose come:
2:223: “Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi; temete Allah e sappiate che Lo incontrerete. Danne la lieta novella ai credenti! .
Dicendo ai musulmani che possono compiere atti sessuali con le loro mogli “come volete”, Allah gli ha permesso di violentarle, dato che in questo versetto non si chiede all’uomo di ottenere il consenso della donna, senza il quale l’atto sessuale è una violenza carnale. Per Allah il “predisponetevi” significa che basta recitare una preghiera verso di lui prima dello stupro per essere assolti dal crimine.

 

FP: Riguardo al versetto 2:223, se Allah non ha ordinato ciò allora chi è stato? Chi ha scritto questo versetto e perchè?


 

Aghar: Secondo me il Corano è solo un registro delle cose fatte e dette dal Profeta durante la sua vita terrena. I suoi seguaci hanno ricordato e raccontato questi episodi agli scrittori del Corano mentre veniva compilato. Quindi, il versetto 2:223 dovrebbe essere considerato come una cosa che lui ha fatto nella vita, e ha detto ai suoi seguaci.

 

Nelle Hadith (le parole di Maometto), leggiamo che:
Sahih Muslim, Libro 008, Numero 3240:
Jabir riportò che il messaggero di Allah (pace su di lui) vide una donna e andò da sua moglie Zainab, che in quel momento stava conciando una pelle, ed ebbe un rapporto con lei. Dopo, andò dai suoi discepoli e disse che la donna ti si avvicina con le forme di una diavolessa, quindi quando uno di noi vede una donna deve andare da sua moglie, per respingere quello che sente nel cuore.”
In pratica il Profeta ha fatto a sua moglie quello che veniva descritto nel versetto di prima, ossia si è preso sua moglie senza preavviso. I musulmani possono prendere la propria moglie senza preavviso e violentarla, se ciò li rende felici.

 

FP: Quindi lei ha lasciato l’Islam?


 

Asghar: Si, non sono più musulmano. Non seguo più gli insegnamenti e le dottrine dell’Islam, dato che le considero malvagie e inadatte per le brave persone.

 

 

FP: Come ha reagito la sua famiglia e la sua comunità? Lei è mai stato in pericolo?


 

Asghar: Ho detto alla mia famiglia quello che avevo trovato nel Corano e mi hanno dato ragione. Il problema è stato con la comunità, da cui mi sono ritrovato escluso. Molti dei miei amici e conoscenti hanno smesso di parlarmi, dato che temevano che quello che gli avrei detto li avrebbe portati a lasciare l’Islam. Altri mi hanno minacciato. Ho capito che se avessi continuato a vivere in quel posto con le mie opinioni avrei rischiato la vita, quindi ho deciso di emigrare negli Stati Uniti insieme alla mia famiglia.

 

Qui mi sento al sicuro, anche se ho già ricevuto minacce di morte. Il ministero di grazia e giustizia americano si è offerto di aiutarmi a proteggermi. Io e la mia famiglia siamo grati agli americani per essere stati al nostro fianco.

 

FP: Quali sono i suoi pensieri riguardo all’impatto dell’Islam sui musulmani e sui non musulmani?


 

Asghar: I musulmani sono le vittime dell’Islam. Molti di loro ne sono diventati volontariamente le vittime, mentre la maggioranza di loro sono caduti nella trappola senza sapere niente di quello in cui credono. L’Islam li ha trasformati in robot che fanno e credono solo quello che Allah gli dice. Basti pensare al fatto che molti musulmani non fanno niente nella vita senza prima dire “Bismillah ”, ossia iniziare ogni cosa nel nome di Allah dato che credono che senza il suo aiuto non possono fare nulla.


Dato che Allah gli ha chiesto di credere in un libro su cui non ci sono dubbi (Corano; 2:2), molti di loro passano tantissimo tempo pregando. Dato che i musulmani credono che gli insegnamenti del Corano siano tutto quello di cui hanno bisogno nella vita, molti di loro diventano chierici islamici invece di diventare studiosi o scienziati che potrebbero fare di più per il bene dell’umanità. Queste statistiche aiutano a capire lo stato della conoscenza nel mondo musulmano:
Ci sono 57 stati membri nella OIC, l’organizzazione delle conferenze islamiche, e in tutto hanno 500 università. C’è una università per tre milioni di musulmani. Gli USA hanno 5758 università, l’India ne ha 8407. Nella classifica mondiale delle università del 2004 non c’era nemmeno una università musulmana tra le prime 500. Ciò dimostra che il mondo musulmano non ha cultura. Negli ultimi 105 anni ci sono stati solo tre premi Nobel tra un miiardo e mezzo di musulmani (escludendo il Nobel per la pace), mentre nel frattempo 14 milioni di ebrei hanno avuto 180 premi Nobel.

 

FP: Cosa c’è dietro all’insegnamento musulmano che li obbliga a pregare tutto il tempo? Se non è stato Dio ad ordinarlo, allora è un ordine dato dall’uomo. Come mai un ordine simile?


 

Aghar: Prima dell’arrivo dell’Islam i pagani della penisola araba pregavano tre volte al giorno, all’alba, al tramonto e a mezzogiorno, inchinandosi verso la Mecca. Maometto ha mantenuto il rituale pagano, e a volte si è fatto scappare l’ordine di pregare due, tre o quattro volte al giorno. Dato che i suoi seguaci conoscevano bene le norme per la preghiera, Maometto non le ha menzionate nel Corano. I sunniti dicono che si debba pregare cinque volte al giorno, tutti gli altri si limitano a tre volte. (Dr. Rafiq Zakaria; Muhammad and the Quran, p. 74).

 

Maometto ha mantenuto la pratica pagana delle preghiere giornaliere per un motivo: dato che era ancora militarmente ed economicamente debole, doveva rendere chiaro ai pagani della Mecca che la sua religione non era molto differente dalla loro e che avrebbero dovuto accettarla senza resistenza. La sua politica è andata avanti anche alla Medina, dove gli ebrei gli si opponevano. Per cercare di portarli dalla sua parte, Maometto ordinò di cambiare la direzione della preghiera verso Gerusalemme, ma gli ebrei si rifiutarono di seguirlo comunque.
La preghiera musulmana acquista una nuova importanza con la conquista musulmana delle terre fuori dalla penisola araba. I musulmani, poveri e miserabili, si trovarono spiazzati di fronte alle ricchezze dei paesi che avevano conquistato solo pochi anni dopo la morte di Maometto e alla bellezza delle loro donne.
Al-Baladhuri, il più sensato tra gli storici delle conquiste musulmane, scriveva che Abu Bakr reclutava i volontari per la campagna siriana invitandoli alla guerra santa in cui avrebbero goduto del bottino e delle donne prese ai popoli sottomessi. Rustam, il generale persiano che difendeva il suo paese dall’invasione disse al diplomatico musulmano che: “capisco che siete costretti dalla vostra povertà a fare quello che fate.” Un verso della Hamasah di abu-Tammam dice che:

 

Voi non avete lasciato la vita nomade per il Paradiso; 

 

Ma per la vostra fame di pane e datteri. 

 

(Citato dalla Storia degli Arabi di Phillip K. Hitti, p. 144).
Le conquiste andavano avanti e il desiderio di donne e di ricchezze era sempre più forte. I comandanti musulmani temevano di perdere il controllo dei loro soldati, se non ne avessero calmato le passioni. Come soluzione al problema, alzarono il numero di preghiere gioraliere a cinque, includendo anche movimenti, gesti e recitazioni di frasi del Corano in modo da tenere i soldati impegnati e impedirgli di pensare alla ribellione.
Questo indottrinamento è simile a quello usato dai dittatori moderni sui loro militari. I comandanti musulmani riuscirono nel loro intento al punto da rendere le cinque preghiere una parte integrante della vita di tutti i musulmani. I musulmani sprecano un’enorme quantità di tempo in preghiera, trascurando i loro doveri pur di ottenere la benevolenza di Allah, danneggiando la loro stessa economia e il loro benessere. Prima i musulmani capiranno ciò, meglio sarà per loro e per il resto del mondo.

 

FP: Buona parte del mondo islamico è in preda alla povertà. Secondo lei è colpa della dottrina islamica?

 

 

Aghar: Certo. Per i musulmani la povertà è una virtù, una cosa datagli da Allah. Molti altri popoli hanno fatto di tutto per liberarsi dalla povertà, mentre i musulmani hanno seguito le loro convinzioni religiose e hanno inflitto la povertà su loro stessi. Molte nazioni musulmane hanno dato la loro autostima, la loro indipendenza politica e la loro sovranità in cambio dell’approvazione dei paesi che li mantenevano con la loro carità.

 

I musulmani non amano prendersi la responsabilità per i loro fallimenti e per le loro follie. Loro preferiscono dare la colpa ai non musulmani ricchi per tutti i mali che soffrono oggi, dicendo che sono stati causati dai tradimenti dei cristiani. Il Corano alimenta l’astio verso i cristiani, affermando che Allah gli ha dato la ricchezza non per dargli la prosperità sulla Terra, ma per punirli nella loro vita successiva. (Corano; 10:69 & 70).
I musulmani non si limitano ad odiare i non musulmani che sono ricchi: aspettano in silenzio il momento in cui potranno spazzarli via dalla faccia della Terra, insieme a tutte le altre religioni.

 

FP: Su cosa si basa ciò? Sulla guerra che l’Islam ordina di condurre contro gli infedeli?

 

 

Aghar: Si. Per quello che sappiamo l’Islam ha diviso il mondo in due parti: il Dar al Islam e il Dar al Harb, il mondo musulmano e il mondo non musulmano. Dato che i musulmani sono i soldati di Allah, devono seguire il suo piano di battaglia enunciato nel Corano. I musulmani hanno il compito di prendersi le terre dei non musulmani, e di costringerli ad accettare l’Islam o a morire (Corano; 9:29).

 

Gli insegnamenti del Corano portano i musulmani ad attaccare automaticamente i cristiani, dato che hanno la proibizione a prendere loro (e gli ebrei) come amici e l’ordine di considerare cristiani ed ebrei come nemici della Ummah (comunità) islamica e dell’Islam.
Oltre che gli ebrei e i cristiani, i musulmani odiano anche i pagani (Mushrikun) con tutto il loro cuore, dato che il Corano li considera impuri (Corano; 9:28) e indegni di vivere sulla Terra. I musulmani hanno l’ordine di ucciderli ogni volta che possono (Corano; 9:5). Queste istruzioni sono estremamente pericolose e rendono impossibile ai non musulmani il convivere con i musulmani.
Questa verità sull’Islam deve essere diffusa tra le comunità non musulmane di tutto il mondo, in modo da prepararle al pericolo mortale dell’Islam, in particolare se i musulmani divenissero la religione dominante. Leggere e capire il Corano è importante per tutti, non solo per gli infedeli di oggi, ma anche per proteggere i loro discendenti dalla furia omicida dei musulmani del futuro.

 

FP: Lei crede che l’Occidente potrà confrontarsi con l’aggressione dei musulmani?

 

 

Asghar: Mi dispiace dire che l’Occidente non ha capito nulla del Corano, della storia dell’Islam e dei musulmani. Questo sono esempi di come si comportano i musulmani verso ebrei, cristiani, buddisti e tutti gli altri infedeli:

 

Mohammed è andato a Medina come fuggitivo dalla Mecca e nel giro di dieci anni ne è diventato il capo dopo avere ucciso o cacciato tutti gli ebrei della città e dopo averne convertito i pagani. Con le sue azioni, Maometto insegna ai suoi seguaci che essere in tanti è necessario per stabilire il comando. Se avesse conosciuto l’esistenza delle armi da fuoco, avrebbe ordinato ai suoi seguaci di comprarne, accumularle e di usarle per conquistare il mondo.
L’ Abissinia, un paese cristiano, è stata la prima nazione ad ospitare i musulmani fuggitivi dalla Mecca. Quando i musulmani sono diventati abbastanza forti e numerosi, si sono dimenticati dei favori concessi e ne hanno massacrato e convertito a forza gli abitanti. Se è per questo, hanno anche conquistato quasi un terzo del mondo e hanno tentato di invadere l’Europa, se non fossero stati fermati a Vienna nel 1683.
Allah ha promesso il dominio della Terra ai musulmani, e li ha aiutati a diffondere l’Islam it (Corano; 24:55,57). Per raggiungere questi obiettivi, Allah gli ha ordinato di sfidare in battaglia quelli che rifiutano di convertirsi pacificamente, di colpirli fino a sottometterli, di prenderli prigionieri per poi liberarli sotto riscatto dopo la fine delle ostilità (Corano; 47:4).
Invece di imparare la lezione dalla storia dei musulmani, molti leader e molta gente comune in Occidente crede che l’Islam sia una religione di pace e che i suoi seguaci siano buoni come sembrano. Molti di loro non hanno capito niente, nemmeno dopo le morti e le distruzioni inflitte dai musulmani a New York o a Washington, e nemmeno dopo aver visto che un resista ha perso la sua vita per mano di un fanatico islamico solo per aver diretto un film contro l’Islam. Molti occidentali hanno lodato la “tolleranza” dei musulmani dopo aver saputo che un editore americano è stato costretto a non pubblicare un libro sulla moglie del Profeta Maometto a causa delle minacce di morte che ha ricevuto dagli islamici.
Molti occidentali hanno ignorato il presidente iraniano quando ha ordinato la distruzione completa di Israele, dicendo che era solo un pazzo. In realtà non è stata la sua pazzia che gli ha fatto dire quelle cose, ma il suo antisemitismo e i dettami della religione che segue.
Come dovrebbero fare i musulmani a distruggere Israele e conquistare il pianeta, se non ne hanno i mezzi? La risposta è questa:
Durante suo discorso ai delegati musulmani del OIC, tenutosi in Malesia nel 2003, il dottor Mahthir, ex primo ministro malese, ha espresso chiaramente il desiderio dei musulmani di acquisire armi sempre più mortali:
…non si può fare altrimenti. Pochi milioni di ebrei non possono sconfiggere un miliardo e mezzo di musulmani. Ci deve essere un modo per vincere, e possiamo trovarlo solo se ci fermiamo per considerare le nostre forze e le nostre debolezze, i nostri piani e le nostre strategie per il contrattacco. Come musulmani, dobbiamo affidarci alla guida della Sunnah, del Corano e del Profeta. Di certo i ventitré anni di tribolazioni del Profeta ci possono insegnare come fare. Dobbiamo costruire le nostre forze in tutti i campi, non solo dal punto di vista militare. I nostri paesi devono essere stabili e ben amministrati, economicamente forti, con un’industria competente e una tecnologia avanzata. Ci vorrà tempo, ma si potrà fare, e sarà tempo ben speso. La nostra religione ci insegna ad essere pazienti, perchè la pazienza è una virtù. Innallahamaasabirin.
Mentre si preparano ad attaccare gli ebrei, i musulmani stanno prendendo piede nei paesi ricchi dell’occidente, con due obiettivi in mente. Il primo è quello di guadagnare fondi, il secondo è seminare l’Islam tra la gente dei paesi che li ospitano. Oltre a convertire i malcontenti e i criminali verso la loro fede, cercano di aumentare il loro numero facendo più figli possibile. Se non hanno donne a disposizione, cercheranno di intrappolare donne europee, convertirle a forza e costringere i figli a seguire l’Islam.
Quando i musulmani saranno diventati abbastanza da avere peso politico, cercheranno di avere l’autonomia o l’indipendenza per le regioni in cui hanno la maggioranza. Ciò è già avvenuto in India, e sta avvenendo in Cina, nelle Filippine e in Thailandia.
Questo è quello che succederà in Occidente, se gli occidentali continueranno con la loro “political correctness” e la loro apatia verso l’ostilità dell’Islam. Il filosofo e storico americano Will Durant (1885-1981) ha descritto questo processo in parole sue:
la conquista islamica dell’India è probabilmente la più sanguinaria di tutta la storia. E’ una storia triste, in cui una civiltà preziosa, con un complesso di ordine, libertà, cultura e pace può essere distrutta da un momento all’altro da barbari invasori o infiltrati all’interno

 

FP: Lei può dare un consiglio all’occidente?


 

Aghar: Sapendo che Will Durant aveva ragione, suggerirei che l’Occidente debba compiere queste azioni per proteggere la sua indipendenza e lo stile di vita dei suoi popoli dalla minaccia musulmana:


Bisogna fermare l’invasione di musulmani, e ammettere solo quelli che sono disposti ad adattarsi allo stile di vita secolare.
Bisogna proibire la costruzione di altre moschee e di seminari religiosi, dato che queste istituzioni diffondono i fondamentalismi ed indottrinano i giovani all’odio verso tutti quelli con una fede diversa dall’Islam.
L’Occidente deve imparare a sorvegliare le moschee e a controllare il contenuto dei sermoni del venerdì, oltre che il contenuto degli insegnamenti che vengono impartiti ai bambini musulmani. Ogni imam o insegnante religioso che insegni odio razziale o religioso ai suoi studenti dovrà essere punito severamente.
Oltre a combattere il terrorismo in paesi come Iraq, Pakistan e Arabia Saudita, l’Occidente dovrà impedire ai governi di quei paesi di indottrinare i bambini all’odio religioso, fino al punto da usare la forza economica e militare contro i governi che si rifiuteranno di farlo.
L’Occidente non ha altra scelta se non quella di combattere contro i paesi musulmani e di contenere la minaccia musulmana contro di sé e contro i propri alleati. Se non lo farà, ci sarà una catastrofe per il mondo intero, una guerra che non si potrà vincere senza perdite umane e materiali enormi.

 

FP: L’Occidente può fare queste cose, e restare comunque un posto dove ci sono libertà religiosa e libertà personale?

 

Aghar: Se si vuole proteggere i cittadini dal terrorismo islamico e dalla minaccia dell’invasione, l’Occidente deve solo seguire le sue stesse leggi e fare qualche cambiamento al suo processo cognitivo. Per esempio:


Ogni paese ha delle regole per l’ingresso. L’Occidente può regolare il flusso di musulmani facendo più attenzione a chi riceve i VISA d’ingresso.
Ci sono già abbastanza moschee e scuole religiose per i bisogni della popolazione musulmana. Dato che molti Imam e insegnanti religiosi musulmani le usano come copertura per diffondere il fondamentalismo, l’Occidente ha il diritto di rifiutarsi di costruire altri edifici religiosi e di monitorare elettronicamente quelli che già esistono. Spiare elettronicamente gli Imam e gli insegnanti non è una violazione dei diritti umani dei musulmani, anzi è un’azione necessaria per proteggere i bambini islamici dall’influenza del fondamentalismo e dell’odio razziale.
Inoltre, l’Islam stesso permette lo spionaggio verso le persone pericolose, e Allah ha spiato personalmente i nemici di Maometto per proteggerlo dai complotti. Il Corano dice che :

 

108. Cercano di nascondersi agli uomini, ma non si nascondono ad Allah. Egli è al loro fianco, quando di notte pronunciano parole che Lui non gradisce. Allah abbraccia [nella Sua scienza tutto] quello che fanno.


Questo dovrebbe mettere a tacere quei musulmani che si oppongono alle azioni dei governi occidentali contro gli Imam e gli insegnanti, dato che se Allah poteva spiare contro i nemici di Maometto per proteggerlo, allora la polizia occidentale può fare la stessa cosa per i cittadini.
Inoltre, le libertà personali e religiose valgono per quelli che le seguono e le rispettano. Non si può usare la scusa della libertà religiosa o personale per evitare che un criminale venga arrestato, dato che la sua libertà è pericolosa per la società in cui vive. Se si parla di terrorismo religioso o di incitazioni a uccidere gli aderenti di una religione, allora il concetto di libertà religiosa non si applica. L’Occidente deve fare tutto ciò che è necessario per proteggersi e per proteggere i cittadini da coloro che vorrebbero distruggerli perchè glielo ordina la loro religione.

 

FP: Mohammad Asghar, grazie per l’intervista.


 

Asghar: Grazie a voi.


 

Fonti:
http://www.islam-watch.org/MAsghar/Leaving-Islam.htm

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.47 – La lobby wahhabita in Europa

 2.47 La lobby wahhabita in Europa

Gli estremisti si riuniscono perchè hanno paura dell’intolleranza.
Autore: Stephen Schwartz – 10/06/2005, Varsavia
Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. Alla fine di Settembre, l’OCSE (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione), un organo internazionale composto da 55 nazioni, incluse dittature assolute come la Bielorussia, ha indetto una tavola rotonda nella ridente città di Varsavia. L’argomento della riunione era “l’intolleranza e le discriminazioni contro i musulmani.” A parte i diplomatici OCSE, lo staff e due rappresentanti della commissione americana per la libertà religiosa, i partecipanti erano 25 rappresentanti delle ONG musulmane e dei garanti per i diritti umani da varie nazioni nordamericane ed europee.
Avrei dovuto fiutare i problemi dato che ho visto molti intrighi da parte dell’OCSE, fin dai tempi della guerra in Bosnia-Herzegovina e Kosovo negli anni 90. Non dimenticatevi che l’OCSE ha avuto il coraggio di proporsi come “osservatore” per le ultime elezioni presidenziali americane. Come scritto nel The Weekly Standard, l’OCSE ha dato il peggio di sé nei Balcani. Per dirla semplice, l’OCSE è political correctness personificata. Il suo scopo è il combattere l’intolleranza e le discriminazioni verso tutti, che siano prostitute, studenti o chiunque altro. E’ evidente che l’OCSE considera l’Islam, con i suoi massacri in vari paesi, come un “cattivo cliente”, al punto da dovere relegare la tavola rotonda sui musulmani in un posto fuori dal perimetro dell’edificio,
e a tenere le riunioni dei musulmani nel sotterraneo di un hotel.
Ci sono fonti affidabili che dicono che la conferenza di Varsavia è stata una concessione in cambio del permesso di svolgere una conferenza sull’antisemitismo a Cordoba, in Spagna. Alla fine la conferenza di Varsavia è stata poco più di un teatro per permettere a dei fanatici violenti venuti da paesi come la Danimarca o la Gran Bretagna per difendere l’integralismo islamico. Alla fine gli
integralisti europei si sono rivelati molto più violenti, aggressivi e offensivi di quelli americani. A un certo punto un religioso proveniente dalla Gran Bretagna, l’Imam Abduljalil Sajid del Consiglio Musulmano per l’Armonia Razziale e Religiosa ha passato una mattinata insultando pesantemente Tony Blair per avere ridotto i diritti civili dopo gli attacchi del 7/7. Prima di ciò, il leader religioso ha risposto “ho sparato a tutte le scuole islamiche” dopo che gli hanno chiesto quale scuola di giurisprudenza islamica seguisse.
L’Imam Sajid ha intrattenuto il pubblico con i racconti di tutte le volte in cui ha attaccato Blair, dicendo al primo ministro che l’Islam e il terrorismo sono fenomeni del tutto separati. Inoltre, Sajid ha attaccato le reclusioni di Guantanamo. Per i musulmani presenti, gli attacchi a Londra e l’ideologia che li ha ispirati sono irrilevanti. L’unica cosa di cui gli importa è la reazione legale degli inglesi, degli americani e delle altre autorità europee. La frase: “lotta contro l’estremismo” era presente nell’agenda dell’incontro, ma non è stata discussa se non in un sussurro durante il discorso di chiusura da parte del diplomatico turco Omur Orhun, che ha affermato che il problema dell’estremismo dovrà essere affrontato prima o poi dato è ciò che ha dato il via all’incontro. A sentire gli altri partecipanti, sembra che i non musulmani in Europa abbiano paura dei musulmani solo perchè sono razzisti o per colpra delle politiche estere degli USA (come affermato dal Nuzhat Jafri del Canadian Council of Muslim Women.) Quando ho provato a dire che i terroristi Wahhabiti hanno colpito anche Marocco e Indonesia, paesi che non hanno niente a che fare con gli USA. Ho anche sottolineato che ci sono stati attentati in Turchia, un paese che si è opposto alle politiche americane in Iraq. Ms. Jafri si è limitata a dire che ci sono anche altre cause per il terrorismo, ma si è guardata bene dal descriverle. Altri rappresentanti erano ancora più espliciti. Sembra che i paesi scandinavi non riescano a tenere gli estremisti maomettani fuori dai loro territori. Uno di questi rappresentanti era Bashy Quraishy, un uomo che rifiuta di definirsi religioso e che afferma di non essere un musulmano praticante, ma che ha deciso di fare carriera presentandosi come un esperto di cultura islamica e difendendo l’integralismo islamico.
Quraishy ha fatto del suo meglio per prendersi il palcoscenico. Mentre l’Imam Sajid affermava che non ci sono legami tra l’Islam e il terrorismo, Quraishy chiedeva che affermare una cosa simile sui media fosse proibito. I depliant che aveva rilasciato erano allucinanti: per lui il documentario della CNN “America Under Attack” era offensivo e pieno di pregiudizi. Secondo Quraishy, “non ci sono prove che nessun paese o gruppo abbia responsabilità per gli attacchi del 11 Settembre, e tutte le accuse all’Islam sono atti di razzismo.” Quraishy ha riciclato gli attacchi di Jude Wanniski contro Richard Perle definendolo “un malvagio. Un giornalista nazionalista che usa termini anti islamici come mezzi di propaganda.” Quraishy ripete i clichés di al Qaeda and e dei suoi  ostenitori: “Le Crociate sono tornate”, “Saddam in Iraq era solo un piccolo dittatore” e altri. I depliant di Quraishy affermavano che i termini “fondamentalista,” “ghetto,” e “gang organizzata su base etnica” siano termini razzisti e che non andrebbero usati nei media.
Il resto degli oratori era meno fervido, ma altrettanto assurdo. I musulmani canadesi si lamentano dell’effetto del Patriot Act americano sul loro paese. Tutti usavano termini come “quei cosiddetti terroristi” Il britannico Mohammed Aziz, di Faithwise, ha dichiarato che i membri della sua comunità devono fedeltà prima ad Allah, poi all’Ummah (la comunità islamica) e poi al paese in cui vivono. Tutto questo è stato detto solo tre mesi dopo gli attacchi a Londra. L’incontro è finito senza produrre niente, se non la decisione di fare altri incontri. Sembra che l’OCSE, così come tutta l’Europa, abbia poco da fare contro la minaccia del fondamentalismo islamico, a parte stare a sentire le false accuse di razzismo.
Stephen Schwartz scrive spesso sul giornale The Weekly Standard.
Fonti:
http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/006/174gxfos.asp

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita


2.45 La testa del serpente – L’Arabia Saudita

L’ Arabia Saudita ha finanziato i terroristi per anni. Ad esempio, ha finanziato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) negli anni ’70 e ’80, quando l’OLP era attiva come organizzazione terroristica. Si dice che i sauditi non finanziano il terrorismo, ma le cause del terrorismo. A partire dagli attacchi del 11 Settembre, in cui la maggioranza dei dirottatori erano sauditi, gli USA hanno fatto pressione sul governo saudita per controllare i destinatari dei finanziamenti sauditi.
Secondo i dati ufficiali, i sauditi hanno finanziato oltre 1500 moschee, 202 collegi, 210 centri islamici e quasi 2000 scuole islamiche in tutti i paesi non islamici, che siano in Europa, America, Asia o Australia. I sauditi hanno finanziato i centri islamici wahabiti in:
  • Austria
  • Gran Bretagna
  • Francia
  • Spagna
  • Italia
  • Germania
  • Paesi Bassi
  • Belgio
  • Svezia
  • Danimarca
  • Norvegia
  • Svizzera
  • Russia
  • USA
  • Australia
e persino in alcuni paesi islamici come Turchia, Marocco, Indonesia, Malesia e Djibuti. E’ noto che le ambasciate saudite paghino uno stipendio agli imam wahabiti locali, che varia dai mille ai 40.000 dollari annuali a seconda del posto. I sauditi non danno niente per niente, e pretendono che le istituzioni che ricevono fondi predichino la versione fondamentalista wahabita dell’Islam.
L’Arabia Saudita e gli altri paesi arabi hanno diffuso il Wahabismo e le forme rigide di Salafismo in tutto il mondo. L’Arabia ha speso più di 87 miliardi di dollari negli ultimi due decenni per fare propaganda a favore del Wahabismo, da loro definito come il “vero Islam”[15]. La maggioranza di questi fondi vanno verso la costruzione e il mantenimento di migliaia di moschee, madrasse (scuole coraniche) e centri culturali islamici in tutto il mondo. Queste istituzioni sono sempre gestite da imam allineati alle posizioni saudite.
Nel mondo arabo, in Asia e in estremo Oriente, le istituzioni islamiche e i lavoratori islamici hanno ricevuto finanziamenti sauditi (di solito da parte di fondazioni o di donazioni private) per introdurre il Wahabismo nelle società musulmane. Prima di continuare con i sauditi, cerchiamo di chiarificare alcuni principi e definizioni.
Ci sono quattro scuole di legge islamica: Hanafi, Shafi’I, Maliki e Hanbali. La maggioranza dei Wahhabiti e dei Salafiti appartiene alla scuola Hanbali.
Gli occidentali e i cosiddetti “islamici moderati” hanno deciso di chiamare la versione saudita dell’Islam come Wahabismo, teofascismo sunnita o Salafismo conservatore. L’ideologia di al al-Qaeda può essere definita Salafi-Jihadi (al-Salafiyya al-jihadiyya) o Salafismo Jihadista. I Wahhabiti e gli altri islamici fondamentalisti non accettano questa definizione e preferiscono definirsi Muwahiddun (Muwahidoon) o “Ahl at-Tawheed.”.
Il Wahhabismo è una interpretazione fondamentalista dell’Islam a opera di Muhammad ibn Abd-al-Wahhab, uno studioso ottocentesco arabo, che sosteneva un ritorno alle pratiche delle prime tre generazioni della storia islamica. In breve, l’ideologia Wahhabita insegna che i musulmani devono rifiutare tutte le idee e le pratiche non musulmane, incluse quelle politiche. La forma più severa del Wahhabismo insegna che i musulmani devono opporsi agli infedeli da tutti i punti di vista e odiarli per la loro religione, in nome di Allah, oltre a considerare la democrazia come responsabile per tutte le guerre del ventesimo secolo.[1]
Il Wahhabismo è la forma dell’Islam che domina in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in altre regioni del mondo. Il Wahhabismo viene considerato una setta o una ramificazione dell’Islam, anche se i suoi sostenitori rifiutano tali attribuzioni. L’influenza del Wahhabismo è cresciuta in tutto il mondo islamico a causa del potere e della ricchezza dei paesi del Golfo Persico. I termini Wahhabismo e Salafismo sono sinonimi, anche se alcuni dicono che il secondo sia una forma ancora più fondamentalista del primo.[2]
Le origini del Wahhabismo e del Salafismo sono distinte – il primo è una forma rigida dell’Islam che rifiuta le influenze moderne, mentre il secondo è leggermente più flessibile. Entrambi rifiutano le interpretazioni moderne dell’Islam moderato e promuovono le interpretazioni più antiche e più fondamentaliste. I due movimenti si sono influenzati a vicenda dopo che il sovrano saudita Faisal
ha abbracciato il pan-islamismo salafita e ha causato il mischiarsi delle ideologie di ibn Abd al-Wahhab riguardo a tawhid, shirk e bid‘ah, e le interpretazioni Salafite delle hadith (i racconti di Maometto).
Il Salafismo differisce dai movimenti islamici fondamentalisti degli anni ’70 e ’80 in quanto i salafiti non rifiutano solo le ideologie moderne come il socialismo o il capitalismo, ma anche i concetti moderni occidentali di economia, costituzione, partiti politici, rivoluzione e giustizia sociale. I salafiti sono tenuti a non impegnarsi in attività occidentali come la politica, nemmeno dal punto di vista islamico, e devono impegnarsi solo nelle attività tradizionali islamiche come la Dawah (attività missionaria) [3]. Per i salafiti solo la Sharia è accettabile, non uno stato o un partito politico con connotazioni islamiche.
Secondo la prospettiva salafita, la storia inizia col Profeta Muhammad, di cui si considerano i seguaci diretti. I salafiti vogliono emulare le gesta delle prime tre generazioni di musulmani (dette Salaf), e considerano tutti gli studiosi islamici successivi come dei rammentatori. Per loro, gli studiosi moderni devono solo insegnare e ricordare agli altri le istruzioni dei seguaci originali dell’Islam.  Alcuni salafiti credono che la Jihad violenta sia permessa, se condotta contro infedeli stranieri che stanno occupando un territorio musulmano, ma non contro i governi islamici. Per loro i governi islamici devono essere riformati e non distrutti, dato che la guerra civile (fitna) è proibita. (Salman al-Auda)
Secondo altri salafiti la Jihad violenta contro i governi oppressivi è permessa e incoraggiata, anche se quei governi affermano di seguire l’Islam. Uno dei sostenitori più ferventi di questa impostazione è l’egiziano Sayyed Qutb, membro della Muslim Brotherhood. Dopo che la Egyptian Brotherhood ha assassinato il governatore egiziano, la Brotherhood è stata soppressa e Qutb incarcerato. Altri salafiti incoraggiano i credenti a sostenere lo stato, e a diffondere il salafismo tramite mezzi non violenti. (Rabe’ al-Madkhali)
Negli ultimi anni la versione jihadista del salafismo di Al-Qaeda ha ricevuto parecchia attenzione, dato che sostiene l’uccisione di civili disarmati e la rivolta violenta contro i governi e i movimenti musulmani, anche i sauditi o la Muslim Brotherhood. C’è un dibattito interno tra i sostenitori dei vari metodi di riforma, a partire dai jihadisti salafiti fino a quelli più pacifici. In ogni caso, i vari gruppi di salafiti si detestano a vicenda e negano la legittimità degli altri gruppi.
Ci sono una miriade di definizioni, decisamente confusionarie per la persona che non ha studiato queste cose. La cosa importante è che gli apologeti dell’Islam cercano di manipolare i politici e i media occidentali in modo da non fare prendere sul serio la minaccia del Salafismo.
Attivismo salafita e organizzazioni informali
Per capire il ruolo dei salafiti nella radicalizzazione delle comunità musulmane in Europa, bisogna studiare come si comporti nel mondo arabo. A differenza di altre organizzazioni più formali, il salafismo non ha una gerarchia definita, ma una struttura senza centro e molto divisa. Ci sono vari gruppi guidati da sceicchi o studiosi con vari gradi di conoscenza delle scritture islamiche, di solito in aperta competizione tra loro riguardo all’interpretazione corretta del Salaf, la via del vero islamico. Esiste solo una gerarchia informale basata sulla reputazione dei vari sceicchi e studiosi, e sulla loro conoscenza. Il fatto che ci siano tanti sceicchi porta a non avere un’elite o una classe dirigente ben definita. Questa struttura a celle decentralizzate, in cui chiunque con la giusta conoscenza religiosa può prendere il comando di un gruppo, spiega come mai gli sia stato così facile creare gruppi e celle autonome in tutta Europa, senza il bisogno di un’autorità centrale che coordini o dia ordini.
L’attivismo salafita funziona tramite reti di conoscenze, le stesse reti che hanno permesso la trasmissione degli insegnamenti islamici durante i secoli e che si sono rivelate estremamente efficaci nel creare un’identità comune tra musulmani. Questi gruppi di persone vengono tenuti insieme tramite le relazioni personali e tramite la comunanza di fede e credenze. I salafiti giordani hanno detto che l’esempio dei loro amici personali è stato un fattore cruciale nella loro conversione al salafismo. Il processo di reclutamento avviene di solito tramite una discussione sull’Islam tra amici devoti e praticanti. I salafiti amano discutere della loro religione con i loro amici personali, convincendoli a radicalizzarsi. In molti casi, un’intera comitiva di amici decideva di convertirsi, dato che erano stati esposti tutti alle stesse idee, lezioni e discorsi. Il fatto di essere un gruppo di amici, oltre che di seguaci della stessa religione, li rende uniti e solidali tra loro, dando molte difficoltà a quelli che provano a sorvegliarli.
Apologeti islamici e Wahhabismo
Secondo gli apologeti islamici, il Wahhabismo è una piccola setta di fondamentalisti pazzi e malvagi, isolati in Arabia Saudita e seguita solo da al-Qaeda e dai Talebani. In verità, si trovano varie sette salafite in tutti i paesi musulmani, e sono molto influenti. Il  Wahhabismo è la forma dominante dell’Islam in Arabia Saudita, ed è popolare in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Lo si trova anche in Somalia, Algeria e Mauritania. Esiste una versione particolare del Salafismo (Ahle Hadith) in vari paesi mediorientali e asiatici, in particolare India e Pakistan. Ci sono forme di Salafismo in Palestina, Siria e Giordania, oltre che in Turchia, Bosnia e in Kosovo.

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.44 Le pretese dei musulmani in Europa


2.44 Le pretese dei musulmani in Europa

2001 Se solo l’Occidente la smettesse di criticare l’Islam, i musulmani non si sentirebbero discriminati e non ci sarebbero altri attacchi terroristici.
2030 Se solo l’UK, la Grecia, la Svizzera e i paesi scandinavi togliessero la croce dalle loro bandiere, i musulmani non si sentirebbero discriminati e non ci sarebbero altri attacchi terroristici.
Vi sembra possibile? Lo è!
Questo articolo è un riassunto delle pretese poste come “suggerimenti” da parte dei cosiddetti musulmani “moderati” per evitare le discriminazioni e i comportamenti razzisti che, a sentire loro, sono la causa del terrorismo islamico:
Cimiteri e luoghi di sepoltura organizzati secondo le norme islamiche
Da molti anni i musulmani hanno preteso che ci fossero luoghi di sepoltura riservati solo a loro, oltre che il rispetto delle norme della Sharia. Tali norme sono:
– Il corpo deve essere sepolto entro 24 ore.
– Non si devono usare bare, il corpo deve essere avvolto in un sudario.
– La cremazione è proibita.
– Il corpo deve essere posizionato con la testa rivolta verso la Mecca.
Nel 2008, data una carenza di spazi di sepoltura riservati a looro, i musulmani hanno chiesto di fare esumare i corpi sepolti nel cimitero di Tower Hamlets e di rilocarli altrove, per trasformare Tower Hamlet in un “centro di sepoltura multiculturale”, ossia riservato solo ai musulmani.
Perchè la riesumazione e il trasferimento? Perchè i musulmani si rifiutano di farsi seppellire insieme ai cristiani e agli altri infedeli. Alcuni dei sepolti in quel cimitero hanno parenti ancora in vita. Il cimitero contiene anche le vittime del disastro ferroviario di Bethnal Green.
Sharia e piscine pubbliche[1]
Ciò include piscine separate per le donne, con bagnini donna e obbligo di hijab[1], con un apparato di sicurezza per impedire l’ingresso agli uomini. In molti casi ciò include oscurare le finestre della piscina quando ci sono donne.
Risultati:
Ci sono centinaia di piscine organizzate così in tutta Europa.
Sharia e assicurazione sull’automobile[2]
(assicurazioni Halal – dette “takaful”)
Risultati:
A poco a poco, stanno apparendo in molte città europee.
Sharia e cibo[3]
(cibo Halal)
La carne Halal si trova sul mercato europeo da decenni. Alcuni McDonald’s hanno inizato a servire pollo halal, e molti ipermercati offrono cibo halal, cioccolato halal, formaggio halal e caramelle halal.[1] Finora, ciò è stato rivolto solo ai musulmani tramite le loro pubblicazioni e i manifesti. Bradley Brandon-Cross, direttore della Tesco (una catena di supermercati inglesi) ha dichiarato che “è responsabilità delle istituzioni inglesi prendere atto di questi cambiamenti e dare il benvenuto alla diversità.” Molte prigioni, molte compagnie aeree e molti ospedali hanno iniziato a
offrire cibo Halal.
Carte di credito approvate dalla Sharia[4]
La Cordoba MasterCard Oro non chiede e non offre interessi, nel rispetto della Sharia. La compagnia dona il dieci per cento dei suoi profitti a varie “associazioni caritatevoli” in UK e altrove. Inoltre, la Mastercard ha un comitato etico che ospita vari mullah.
Banche approvate dalla Sharia [5]
La popolazione musulmana in UK è intorno ai due milioni. Le banche approvate dalla Sharia hanno più di trenta mila correntisti. Ci sono decine di banche approvate dalla Sharia in Europa.
Ipoteche approvate dalla Sharia [6]
Secondo la Sharia, la legge islamica, pagare o ricevere interessi (riba) è un peccato. L’interesse è considerato un pagamento non collegato al valore dei beni o servizi che vengono trattati, e ciò è considerato peccaminoso.
Tribunali islamici in Europa[7]
Esistono già i tribunali islamici che risolvono le dispute secondo la Sharia.
 Abbiamo un esempio per illustrarne il funzionamento:
A Woolwich, in UK, c’è stato un accoltellamento tra giovani della comunità somala. L’assistente sociale Aydarus Yusuf, ha organizzato il processo, e i genitori dei giovani coinvolti hanno detto agli agenti di polizia che avrebbero risolto tutto per via extragiudiziaria. Il processo si è concluso con gli anziani della comunità che hanno ordinato agli assalitori di compensare la vittima.
Mr. Ysuf ha dichiarato che “Tutti i loro genitori e zii erano al processo. Hanno fatto una colletta per compensare l’assalito e hanno chiesto scusa per l’avvenuto.”
Il Concilio Islamico di Leyton che dichiara di avere discusso più di settemila divorzi e discusso centinaia di dispute finanziarie. Leyton non è l’unico tribunale islamico di Londra, e ce ne sono altri in molti altri luoghi con alta percentuale di musulmani, come Dewsbury, Birmingham e Rotherham. Molti di tali tribunali si occupano di divorzi e dispute finanziarie, anche se i loro giudizi non sono riconosciuti dalla legge inglese. Suhaib Hasan, portavoce del tribunale islamico di Leyton, dichiara che il tribunale è stato formato nel 1982, e che da allora ha discusso più di  duecento casi all’anno, come eredità, divorzi e matrimoni. Secondo Suhaib: “Fin dall’inizio, la gente ha chiesto i nostri servizi. Abbiamo sempre più assistiti. Ogni mese discutiamo più di venti casi”
Oltre a dare consigli in caso di dispute legali, il loro sito offre consigli riguardo alle pratiche islamiche, ad esempio l’obbligo di portare la barba e di velare le donne in pubblico.
Nota del traduttore: Per ora (2017), i tribunali islamici funzionano secondo il regime dell’arbitrato. In pratica, tutte le persone coinvolte devono dare l’assenso altrimenti il caso passa al tribunale civile. Ovviamente non mancano i casi in cui i membri della comunità islamica vengono costretti o intimiditi per assicurarsi che ricorrerano al tribunale religioso.
Fonti:
1. http://www.thechronicleherald.ca/Front/1073661.html
http://misskelly.typepad.com/photos/uncategorized/muslim_swimsuit.jpg
2. http://www.dailymail.co.uk/news/article-1045959/Sharia-car-insurance-For-time-Muslims-buy-policies-line-Islamic-law.html
3. http://www.dailymail.co.uk/news/article-1045959/Sharia-car-insurance-For-time-Muslims-buy-policies-line-Islamic-law.html
4. http://www.asianimage.co.uk/display.var.2422427.0.shariacompliant_card_launched.php
5. http://www.asianimage.co.uk/display.var.2422427.0.shariacompliant_card_launched.php
6. http://www.mortgagesorter.co.uk/islamic_mortgages.html
7. http://www.dailymail.co.uk/news/article-513020/The-British-sharia-crime-court-cafe-knifemen-walk-free.html

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.43 Il processo di islamizzazione dall’1% al 100%


2.43 Il processo di islamizzazione dall’1% al 100%

Il processo di islamizzazione in un paese consiste di piccole concessioni e di richieste da parte dei musulmani. Tali pretese iniziano quando la popolazione musulmana è all’uno per cento e continuano fino al 100%. Gli esempi storici di tale processo sono paesi come il Libano, il Kosovo, l’Egitto e altri. Quando i sinistrorsi politically correct cedono alle richieste dei “diritti religiosi” per la minoranza musulmana, fanno anche degli accordi sottobanco. Le fonti vengono dal CIA World Fact Book del 2007
Fino al’1-5%
Fino a che la minoranza musulmana rimane intorno all’uno per cento essa si comporterà come una minoranza pacifica e inoffensiva. Ci saranno alcuni che la raffigureranno nei film o nei giornali come una minoranza etnica particolare e interessante.Tra il 2% e il 3%
I musulmani iniziano a fare proseliti tra le altre minoranze etniche, i gruppi di malcontenti nelle prigioni e tra le bande di delinquenti.

Intorno al 5-10%

Dal 5% i musulmani hanno un’influenza sproporzionata rispetto al loro numero effettivo. Una delle loro prime pretese è l’introduzione di cibo halal sul mercato. Ciò li rifornisce di cibo preparato secondo la legge islamica, e assicura che ci siano posti di lavoro nell’industria alimentare che saranno occupati solo da musulmani. Quando avranno cibo halal a disposizione, i musulmani minacceranno i negozi e i supermercati che non vendono tali prodotti. Questo è solo il primo passo sulla strada che porta alla Shariah. I musulmani non vogliono convertire il mondo, a loro basta che le nazioni adottino la legge islamica.
Intorno al 10-20%
Quando i musulmani raggiungono il dieci per cento della popolazione, iniziano a comportarsi in maniera violenta come forma di protesta (vedi le rivolte di Parigi). Ogni azione che offenda i musulmani verrà punita con rivolte e minacce di morte (Vedi le vignette su Maometto ad Amsterdam o Charlie Hebdo).
Guyana — 10%
India — 13.4%
Israele — 16%
Kenya — 10%
Russia — 10-15%
Intorno al 20%
ci si possono aspettare rivolte col minimo pretesto, formazioni di milizie jihadiste, omicidi, incendi di chiese e sinagoghe:
Etiopia — 32.8%
Intorno al 40-60% avverranno massacri, attacchi terroristici continui e guerre tra milizie armate:
Bosnia — 40%
Chad — 53.1%
Libano — 59.7%
Intorno al 60-80% avverranno persecuzioni aperte dei non musulmani, atti di pulizia etnica (genocidi), imposizione violenta della Shariah e della Jizya, la tassa sugli infedeli:
Albania — 70%
Malesia — 60.4%
Qatar — 77.5%
Sudan — 70%
Intorno al 80-100% avvengono atti di pulizia etnica e genocidi ordinati dallo Stato:
Bangladesh — 83%
Egitto — 90%
Gaza — 98.7%
Indonesia — 86.1%
Iran — 98%
Iraq — 97%
Giordania –92%
Marocco — 98.7%
Pakistan — 97%
Palestina — 99%
Siria — 90%
Tajikistan — 90%
Turchia– 99.8%
Emirati Arabi Uniti UAE — 96%
100% porterà alla pace del ‘Dar-es-Salaam’ – la Casa Islamica della Pace – dove si suppone che ci sia la pace dato che ormai sono tutti musulmani. Tutti i non musulmani sono stati uccisi, deportati, costretti alla fuga o convertiti.
Afghanistan — 100%
Arabia Saudita– 100%
Somalia — 100%
Yemen — 99.9%
Ovviamente, è una menzogna. I musulmani hanno una tale sete di sangue da ammazzarsi a vicenda per i motivi più futili, ad esempio l’arabizzazione[1].
Prima di compiere nove anni avevo imparato i canoni base della vita araba. Ero io contro mio fratello, mio fratello e me contro mio padre, la mia famiglia contro i cugini e il clan, il clan contro la tribù, la tribù contro il mondo e tutti contro gli infedeli”
– Leon Uris, ‘The Haj’E’ bene ricordare che in molti paesi, la Francia ad esempio, la minoranza musulmana si concentra in ghetti basati sull’origine etnica. I musulmani rifiutano di integrarsi con la comunità, ed esercitano un potere assai più grande di quanto ci si aspetterebbe dal loro numero.

 Fonti:
http://frontpagemagazine.com/Articles/Read.aspx?GUID=4DE15EF9-A76C-4DD4-81E2-75683AEED74D
By
Dr. Peter Hammond
1.
http://en.wikipedia.org/wiki/Arabization
La definizione di una zona sotto il controllo islamico
I
sinistrorsi vi diranno che non esistono le zone sotto controllo islamico se non in Waziristan. Ovviamente sono palle, dato che ne esistono a migliaia in tutta Europa, anche nelle capitali. Ad esempio, ne esistono più di 800 in Francia e almeno 30 in Norvegia. Il loro numero cresce col crescere del numero e dell’influenza musulmana in un’area.
Definizione.
Una zona sotto il controllo islamico è:
      1. Un posto dove i non musulmani, specialmente i giovani o i vulnerabili, non possono andare senza rischio di essere assaliti, rapinati, molestati o picchiati da bande di musulmani o da singoli musulmani.
      1. Un posto dove i non musulmani non possono esprimere la loro individualità (specialmente se religiosa, sessuale o culturale) senza il rischio di essere assaliti, rapinati, molestati o picchiati da bande di musulmani o da singoli musulmani.
      1. Un posto dove una donna vestita all’occidentale non possa andare senza il rischio di essere assalita, rapinata, molestata o picchiata da bande di musulmani o da singoli musulmani.
L’islamizzazione inizia dal momento in cui la prima famiglia musulmana si trasferisce in un posto. Nel momento in cui la prima famiglia arriva, le famiglie circostanti si pongono in uno stato di servilismo. Alcuni lo fanno per semplice cortesia o per adesione agli ideali di sinistra, mostrando considerazione speciale verso i musulmani (che nessuno vuole rischiare di offendere). Quello che comincia come cortesia e considerazione si evolve in uno stato di pressione in cui i musulmani avanzano sempre più pretese. Varie centinaia di esempi storici dimostrano come il processo inizi con la semplice richiesta di avere cibo halal e finisce con il genocidio. Non si può ragionare con l’Islam. L’Islam distrugge tutto quello che ha attorno a meno che non sia fermato in maniera decisiva. Il processo di islamizzazione continua ad usare lo stesso percorso che è stato seguito per anni in tantissimi luoghi. Se la prima famiglia di musulmani fosse stata deportata, cacciata via o sterminata allora ci saremmo risparmiati il processo di islamizzazione e la creazione delle zone sotto controllo islamico. L’Islam pretende che tutti gli infedeli si comportino come dei Dhimmi, almeno fino a che non saranno costretti ad andarsene, a convertirsi o a scappare. Ciò non è una fantasia, è quello che è successo alle minoranze cristiane, ebraiche, indù e buddiste in Iraq, Iran, Turchia, Egitto, Bangladesh, Indonesia e in tutti i paesi sotto maggioranza islamica. La morale della storia è semplice: non si può ragionare con l’Islam, lo si può solo combattere.

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.42 – Il processo di islamizzazione nei paesi europei

2.42 Il processo di islamizzazione nei paesi europei

 

Premessa
La presa di potere da parte dei musulmani in un paese dipende dalla percentuale di musulmani e dall’influenza dei musulmani militanti sul resto della popolazione musulmana. La crescita della percentuale di musulmani o del numero di militanti (anche nei posti dove i musulmani sono una minoranza) porta la politica della nazione verso un percorso stabilito. Ci potrebbe anche essere un processo di assimilazione culturale, ma finora non è mai successo.
Serve una teoria che descriva e spieghi i cambiamenti delle politiche in un paese al crescere della minoranza musulmana o dell’influenza dei militanti, sempre che il paese non si opponga all’islamizzazione. Esiste una versione preliminare di tale teoria, e verrà presentata nell’articolo. Seguendo questa toria, verrà formulata un modello di politica volta a fermare e a evitare questo processo. Più avanti si forniscono i contenuti per questo modello e si descrive una politica rivolta alla preservazione dei diritti tradizionali in un paese europeo. La nostra speranza è che questa proposta politica venga discussa a fondo dai diretti interessati. I risultati di questa discussione faranno parte delle politiche che saranno adattate nei prossimi decenni allo scopo di preservare le libertà sociali.
Il processo di islamizzazione e le sue fasi
Il processo di islamizzazione sembra seguire un percorso composto da otto fasi, che descriveremo brevemente. Qui si postula che al crescere della minoranza di musulmani, i fanatici guadagnino sempre più influenza sul paese. La dottrina tradizionale islamica, riconosciuta da tutte le quattro scuole islamiche, sembra dare sostegno all’interpretazione dei fanatici estremisti. Questa è la ragione più probabile per il silenzio e la passività dei cosiddetti “musulmani moderati” che non posseggono le conoscenze teoriche per comprendere ciò che sta avvenendo. Probabilmente molti dei “moderati” sono d’accordo con gli obiettivi dei militanti, ma non ne approvano i metodi. Inoltre, è probabile che molti “moderati” abbiano semplicemente paura di esprimere le loro opinioni, dato che i fanatici godono del supporto logistico e finanziario proveniente dall’estero.
Si può fare una prognosi sulla base delle nostre conoscenze empiriche, sugli avvenimenti politici nei paesi islamici e sull’atteggiamento dei musulmani in Europa, soprattutto durante i primi cinque anni della guerra al terrorismo. Nei prossimi decenni vedremo questi cambiamenti verificarsi di fronte ai nostri stessi occhi.
a. Il punto di partenza è una società occidentale sviluppata. Vi sono pace sociale, crescita economica, livelli di crimine sopportabili e i cambiamenti nel governo dipendono dalle elezioni e dai referendum. Il numero di musulmani è scarso, la loro influenza nulla.
Esempi:
Finland
iastati baltici.
b. Nella fase iniziale il numero di musulmani è ancora molto basso, quindi le autorità tendono a ignorare le comunità musulmane. Ciò permette ai musulmani di opprimere le loro donne e le loro bambine. I comportamenti sbagliati vengono puniti con delitti d’onore camuffati da incidenti. Le comunità musulmane incoraggiano l’immigrazione dai loro paesi e adottano famiglie numerose con molti figli.

Le comunità chiedono la Shariah e il riconoscimento dei giorni di festa musulmani. Un’altra caratteristica è l’incremento del crimine diretto verso gli infedeli, ad esempio gli stupri di gruppo contro le donne non musulmane. Ad esempio, il tasso di violenze carnali causato dagli uomini musulmani in Norvegia contro le donne non musulmane è molto più alto di quello degli uomini non musulmani. Ad Oslo il tasso di violenze carnali è cinque volte quello di New York con due terzi delle violenze perpetrate dagli immigranti nonostante siano un numero ancora ridotto. Ciò non riflette solo la visione malata della sessualità della società musulmana, ma è anche una versione “ridotta” del modo di agire musulmano.

Esempi:
USA,
SveziaNorvegiaDanimarca.
c. Preparazione per la Jihad: si formano zone di controllo dove la polizia e l’amministrazione pubblica non hanno il controllo del territorio. Avvengono attacchi fisici verso poliziotti e persone opposte all’Islam. Le minacce di morte contro gli oppositori sono la norma. Ci sono atti di vandalismo e distruzione di proprietà da parte di bande influenzate dagli imam locali. Le comunità musulmane chiedono con forza la Shariah, e vi sono corti “private” dove le dispute legali vengono risolte tramite la legge islamica. Aumento dei reati ai danni del patrimonio rivolti al finanziamento di un movimento jihadista locale.
EsempiUK Paesi BassiSvezia (Malmø).
d. Inizio della Jihad: Omicidi di poliziotti e di oppositori, con un messaggio politico evidente. Apparizione di un movimento nazionale islamico organizzato. Le moschee iniziano a ritrattare la versione liberale dell’Islam che era stata diffusa durante gli stadi iniziali. Formazione di zone di controllo nelle quali i militanti chiedono la “protezione” ai residenti. Atti di estorsione anche al di fuori di queste aree. Uso frequente di tribunali islamici come sostituto per i tribunali ordinari. I gruppi di non musulmani iniziano a organizzarsi in milizie. I partiti nazionalisti prendono il potere e guadagnano influenza. I cittadini non musulmani iniziano ad emigrare in maniera significativa.
Esempi:
Francia.
e. Crescita della Jihad. Omicidi frequenti di poliziotti e di oppositori. Violenze tra gruppi di islamici e forze dell’ordine, con conflitti a fuoco occasionali. I militanti iniziano a portare apertamente le armi e a dichiarare i loro obiettivi di conquista. La versione occidentalizzata e liberale dell’Islam sparisce del tutto, dato che ormai gli islamici non hanno più bisogno di nascondersi. I militanti iniziano a fare pressione sulle moschee che predicano l’Islam moderato. Le milizie di non musulmani prendono forza e iniziano a combattere. Si forma una separazione fisica tra i gruppi religiosi. Il livello di emigrazione diventa un problema nazionale. I partiti moderati vengono soppiantati da partiti nazionalisti estremisti.
Esempi:
Thailand
ia
f. Jihad: Insurrezione. Lo stato usa i militari contro i gruppi di islamici. Viene formata una Guardia Nazionale per impedire la formazione di milizie private e per proteggere i cittadini. I movimenti islamici pretendono il diritto di dominare le aree a maggioranza musulmana. Ci sono continui rapimenti e omicidi a danni degli oppositori e dei rappresentanti dei gruppi avversari. I giovani di fede musulmana vengono reclutati a forza per combattere la Jihad. I cittadini delle zone musulmane pagano le tasse ai gruppi islamici e non allo stato. Alcuni gruppi islamici prendono le parti del governo, altri si mantengono neutrali.

Esempi:
Le Filippine

g. Guerra civile. Combattimenti su vasta scala tra i militari e i militanti islamici. Le milizie e la Guardia Nazionale combattono fianco a fianco con l’esercito regolare. Atti di terrorismo, devastazione e omicidi di massa nelle aree urbane. Separazione netta tra aree musulmane e aree non musulmane. I paesi vicini sono coinvolti nello scontro e offrono assistenza militare. Viene richiesto l’intervento della NATO.
Esempi:
Il Libano tra gli anni ’70 e ’80
Vittoria per le forze europee (A) o per l’Islam (B)

(A) Uno dei risultati possibili è la vittoria per la popolazione autoctona e la cacciata dell’Islam tradizionale, con deportazioni ed emigrazione di massa da parte dei musulmani.

(B) Una vittoria per gli islamici permetterà l’instaurazione di un governo islamico. L’Islam tradizionale sostituisce le versioni “moderate” e occidentalizzate dell’Islam, anche perché non hanno alcuna base teorica o dottrinale. Vengono approvate delle espropriazioni su vasta scala, la riduzione in schiavitù delle donne locali, lo sterminio degli infedeli e dei musulmani moderati che proveranno a proteggerli. Ci saranno massacri delle minoranze, ad esempio degli omosessuali. Verrà stabilita una dittatura musulmana senza democrazia, simile alle dittature religiose del Medio Oriente. Le leggi della Shariah saranno le basi per la nuova costituzione. Le vite dei cristiani e degli ebrei saranno poste sotto la legge della dhimmitude. Il resto della popolazione sarà eliminato a poco a poco. Il PIL calerà fino a metà del valore originale, con una crescita economica insignificante.
Discussione preliminare sulle varie fasi
Se i governi europei non proteggeranno i loro cittadini ci troveremo davanti a decenni di conflitti con i militanti islamici. E’ probabile che le fasi 2 e 3 dureranno a lungo, specialmente nei paesi che partono da una condizione di buone tradizioni democratiche, buon sistema educativo e popolazione etnicamente omogenea. Per molti anni l’Islam politico militante si diffonderà tramite mezzi non violenti, ad esempio secondo i metodi della Muslim Brotherhood. Si può contrastare la crescita dell’Islam tramite leggi e politiche, che saranno accettate a seconda di quanto la situazione sia vicina alla violenza aperta. I creduloni di sinistra e gli anti occidentali potrebbero anche decidere di ricorrere alla violenza pur di non fermare l’escalation verso la guerra civile. Presto o tardi, sempre che i governi non decidano di fare il loro lavoro e di proteggere i cittadini, il popolo inizierà a votare verso i partiti nazionalisti, nella speranza che siano meno deboli dei partiti tradizionali e che impediscano ai militanti islamici di dominare il paese. Il problema non è quando si arriverà ai punti 2 e 4, ma quando. Ci sarà una reazione tempestiva, oppure si dovrà aspettare la perdita di tante vite umane, tempo e risorse prima che i politici agiscano? Le politiche proposte fermeranno l’aumento dell’influenza dell’Islam militante, e forse anche la guerra civile. Ciò porterà i musulmani ad integrarsi con la società occidentale e a resistere all’Islam politico e militante. Se, invece, i musulmani divenissero la maggioranza, allora prenderebbero atto del loro potere e inizierebbero a togliere i diritti ai non musulmani. A questo punto la popolazione originaria inizierebbe a combattere per difendere i suoi valori e la sua libertà, arrivando a una guerra civile. Il problema è che il governo sarebbe a favore dell’Islam, con conseguente paralisi dell’esercito. Secondo le regole del Dhimmi, gli infedeli non avrebbero il diritto di portare armi o di servire nelle forze armate, quindi i combattimenti sarebbero solo tra milizie di civili.
E’ improbabile che l’instaurazione della Dhimmi insieme alla fuga dei nativi possa avvenire in maniera pacifica. Ci sarà una guerra civile, con i musulmani e gli infedeli nei paesi vicini che interverranno a favore delle fazioni locali.
Fonti:
http://www.islam-watch.org/NoSharia/PreventEuropeIslamization1.htm

 

2083 – Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

2.38 I veri motivi dell’intolleranza musulmana

Autore: Andrew G. Bostom
Durante uno dei loro ultimi attentati a Khobar, in Arabia Saudita, i terroristi islamici chiedevano ai loro ostaggi: “Siete musulmani o cristiani? Non vogliamo uccidere altri musulmani.” Alla fine l’attentato ha lasciato 17 vittime civili.[1] Come possiamo interpretare questi atti di terrorimo rivolto ai non musulmani? Uno dei commentatori più esperti nel campo del fontamentalismo islamico ha detto che [2] i fondamentalismi e la rabbia generalizzata tra i musulmani derivano dal declino del potere politico degli stati musulmani, a partire dalla dissoluzione dell’impero Ottomano dopo la guerra e dalla fondazione dello stato di Israele. Nonostante la sua erudizione, il luminare non sembra interessato a dare un’altra spiegazione al motivo dell’odio musulmano verso i non musulmani, ossia ciò che viene insegnato ai bambini musulmani riguardo agli infedeli. Tali insegnamenti non dipendono assolutamente dalle condizioni geopolitiche.
E.W. Lane ha scritto un diario riguardo alla sua vita in Egitto, particolarmente riguardo agli anni passati al Cairo e a Luxor (dal 1825 al 1828 e poi dal 1833 al 1835). Nel suo studio Cairo, James
Aldridge definiva il diario di Lane come “la descrizione più accurata e veritiera del comportamento degli egiziani.”[3]

Lane spiega che i musulmani egiziani definiscono le persone delle altre fedi come “i figli della perdizione”, che i bambini egiziani vengono addestrati a odiare fin da tenera età. Gli scolari egiziani vengono educati a maledire le persone e le proprietà di ebrei, cristiani e di tutti coloro che non credano nella religione di Maometto.[4]

Lane, con la sua conoscenza impeccabile dell’arabo, scrisse un enorme dizionario arabo-inglese e tradusse le preghiere che trovò in un testo contemporaneo. Tale testo contiene maledizioni contro i non musulmani “che vengono recitate dai bambini delle scuole del Cairo giorno dopo giorno, prima di tornare a casa.”[5] Una di queste maledizioni dice:
Cerco rifugio in Allah contro Satana. Nel nome di Allah, misericordioso e compassionevole. Oh Allah, aiuta l’Islam ed esalta le parole della verità e della fede tramite la preservazione dei tuoi servi e dei figli dei tuoi servi, del Sultano dei due continenti (Europa e Asia), del Khakan (imperatore) dei due mari (Mediterraneo e Mar Nero), del Sultano, del figlio del Sultano. Oh, Allah, aiutalo e aiuta i suoi eserciti e tutte le forze dei musulmani: Oh, signore del mondo intero, distruggi gli infedeli e i politeisti, tuoi nemici e nemici della tua religione. Oh, signore, rendi orfani i loro figli, profana i loro edifici, ostacola il loro passo, offri loro, le loro famiglie, i loro figli, i loro parenti, i loro amici, le loro proprietà, la loro razza e le loro ricchezze come bottino di guerra per i musulmani.”[6]
Non c’è da stupirsi del fatto che Lane descriva come gli ebrei venissero presi a spintoni per strada e spesso picchiati solo per avere osato passare alla destra di un musulmano. Lane riporta che gli ebrei non osavano neanche lamentarsi dopo essere stati insultati o picchiati da un arabo o da un turco, dato che era comune che un ebreo venisse messo a morte con un’accusa fittizia di avere mancato di rispetto al corano o al profeta. Per un arabo era comune insultare un asino chiamandolo “ebreo”.[7]
Cinque decenni dopo, a Tunisi, Fellah riportava l’odio viscerale e l’ostilità dei bambini musulmani, specialmente verso i non musulmani: “(l’ebreo) deve inginocchiarsi di fronte al bambino musulmano e permettergli di colpirlo in faccia, come da privilegio tradizionale. Anche lo scrittore ha dovuto sottomettersi a questo trattamento. In queste cose i musulmani si comportano con impunità completa, dato che si tratta di una consuetudine che viene da tempi immemorabili.”[8]
Mary Boyce, professoressa emerita di studi iraniani e studiosa di zoroastrismo, ha passato un anno sabbatico nel 1963-64 nella comunità zoroastriana iraniana (Sharifabad, nella pianura Yazdi). Nel 1975, durante una serie di letture a Oxford,[9] ha notato che gli antenati iraniani degli zoroastriani avevano una tradizione di allevamento di cani, dato che vivevano un’esistenza nomade tra le steppe asiatiche. Ciò ha portato l’inclusione dei cani nelle pratiche religiose zoroastriane.[10] Boyce ha parlato anche della crudeltà gratuita dei musulmani iraniani verso i cani, includendo un aneddoto personale:
A Sharifabad i cani sapevano distinguere tra zoroastriani e musulmani, ed erano capaci di andare a chiedere cibo ad un gruppo di zoroastriani o di addormentarsi tranquillamente in una via
zoroastriana. Quegli stessi cani scappavano alla sola vista di gruppi di musulmani. L’ostilità dei musulmani verso i cani viene dall’opposizione verso la fede zoroastriana, precedente alla conquista musulmana. Nell’area Yazdi i musulmani adoravano torturare i cani, dato che per loro significava uccidere una creatura impura e causare sofferenza negli infedeli. Quando l’esattore andava a ritirare la Jizya, la tassa sugli infedeli, spesso amava picchiare il cane dell’infedele fino a che non veniva pagato. Ho visto una ragazzina musulmana prendere a calci un cucciolo, e rispondere alle mie proteste dicendo che si trattava di un animale impuro. So che a Sharifabad i musulmani amavano uccidere i cani a colpi di pala. Questa crudeltà gratuita aggiungeva parecchia tensione tra le due comunità.[11]
Sorour Soroudi, accademica iraniana di fede ebraica, la cui famiglia aveva lasciato l’Iran nel 1970, ricordava che:
“Ricordo ancora la filastrocca cantata dai bambini musulmani quando vedevano un armeno, diceva, cane armeno andrai all’inferno”[12].
Dieci anni dopo le discriminazioni contro gli infedeli diventavano ancora peggiori, dato che venivano autorizzate dalla teocrazia sciita di Khomeini.[13] Il professor Eliz Sanasarian ha scritto un esempio particolarmente spaventoso di queste discriminazioni, dato che rifletteva l’indottrinamento dei candidati per l’insegnamento. In pratica, si affermava che il racconto dell’avvelenamento di Maometto da parte di una donna ebrea, descritto in una hadith[14], fosse verità storica. Sanasarian scrive che: “Inoltre, tale storia è diventata una delle domande nelle prove ideologiche per entrare nell’istituto magistrale. Gli studenti ricevono un questionario a risposte multiple, in cui alla domanda su chi fosse l’istigatore del martirio del profeta bisognava rispondere che era stata una donna ebrea.”[15]
Tale pratica continua attualmente con il proliferare dei programmi educativi pieni di intolleranza verso i non musulmani, finanziati dai sauditi. Un rapporto recente ha esposto vari esempi di tale indottrinamento, accompagnato dal proclama trionfante saudita in cui si diceva che “Re Fahd ha fatto un investimento astronomico, pari a vari miliardi di ryal sauditi. Parlando di istituzioni islamiche, ci sono 210 centri islamici finanziati dai sauditi, più di 1500 moschee e di 2000 scuole, e circa 2000 scuole elementari rivolte ai bambini musulmani in paesi non musulmani in Europa, America, Australia e Asia.”[16]
L’intolleranza per i non musulmani è sempre stata parte integrante dell’educazione religiosa musulmana, precedente al fondamentalismo islamico moderno e pre moderno. Dobbiamo riconoscere l’esistenza di questa realtà e iniziare ad andare oltre alle limitazioni degli studiosi chiusi nella loro torre d’avorio. Forse sarebbe il caso di ascoltare i consigli di Ibn Warraq, apostata islamico e reduce da un’educazione in una madrassa:
Primo, quelli che vivono in Occidente e godono di libertà di espressione dovrebbero incoraggiare a criticare razionalmente l’islam e il corano. Solo la critica del corano può incoraggiare i musulmani a vedere le loro scritture in modo più razionale e obiettivo e ad impedire che i giovani musulmani si radicalizzino facendosi influenzare dalle parti più violente del corano. Possiamo incoraggiare la razionalità tramite l’educazione secolare. Ciò significa chiudere le madrassa dove i figli delle famiglie povere imparano il corano a memoria e le dottrine della jihad, diventando fanatici. La mia priorità sarebbe riscrivere completamente i programmi ministeriali, dato che quelli odierni predicano l’intolleranza verso tutti i non musulmani, particolarmente gli ebrei. Si spera che l’educazione incoraggi il pensiero critico e la razionalità. Per insegnare il pluralismo dobbiamo insegnare le glorie della storia pre islamica ai bambini. Si dovrebbe separare nettamente l’educazione religiosa dall’educazione scolastica nelle scuole, ma nei paesi islamici ciò non è ancora possibile. Il massimo che possiamo sperare è l’insegnamento delle religioni comparate, cosa che porterebbe allo spegnimento dei fanatismi dato che si studierebbe l’islam come una fede tra le tante.[17]
Fino a che qualcuno non ascolterà Warraq, ci troveremo di fronte a una Jihad senza fine.
Fonti:
http://www.andrewbostom.org/loj//content/view/24/27/
1. Reuters, “Gunmen hunted “infidel” Westerners”  Sun May 30, 2004 06:30 AM ET,
http://www.reuters.co.uk/newsPackageArticle.jhtml?type=topNews&storyID=520188&section=news
2. i.e., Bernard Lewis, for example, in 1990
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage.htm
http://www.theatlantic.com/issues/90sep/rage2.htm; November/December
1998 “License to Kill: Usama bin Ladin’s Declaration of Jihad”,
Foreign Affairs;
2002  http://www.theatlantic.com/issues/2002/01/lewis.htm;
2003 http://www.theatlantic.com/issues/2003/05/lewis.htm
3. Quoted by J.M. White, in his introduction to, Lane, E.W. An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, New York, 1973, p. v.
4. Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 276.
5
6.
Lane, E.W. Modern Egyptians, p. 575.
7. Lane, E.W. Modern Egyptians, pp. 554-555.
8. Fellah. “The Situation of the Jews in Tunis, September 1888.”, Ha-Asif (The Harvest) [Hebrew] 6 (Warsaw, 1889), English translation in, Bat Ye’or, The Dhimmi- Jews and Christians Under Islam, Fairleigh Dickinson University Press, 1985, p. 376.
9. Boyce, Mary. A Persian Stronghold of Zoroastrianism (based on the Ratanbai Katrak lectures, 1975), 1977, Oxford.
10. Boyce, M. A Persian Stronghold, p. 139.
11. Boyce, M. A Persian Stronghold, pp. 141-142.
12. Soroudi, Sorour. “The Concept of Jewish Impurity and its Reflection in Persian and Judeo-Persian Traditions” Irano-Judaica 1994, Vol. III, p. 155 (footnote 33):
13. See Tabandeh, Sultanhussein. A Muslim Commentary on the Universal Declaration of Human Rights, translated by F.J. Goulding, London, 1970, pp. 17-19. Tabandeh was a Sufi Shi’ite ideologue whose writings had a profound influence on Ayatollah Khomeini’s discriminatory policies towards non-Muslims in Iran, as discussed in Sanasarian, Eliz. Religious Minorities in Iran, Cambridge, 2000, pp. 24-27.
14. Sahih Bukhari, Volume 3, Book 47, Number 786: Narrated Anas bin Malik: “A Jewess brought a poisoned (cooked) sheep for the Prophet who ate from it. She was brought to the Prophet and he was asked, ‘Shall we kill her?’ He said, ‘No.’ I continued to see the effect of the poison on the palate of the mouth of Allah’s Apostle.”
15. Sanasarian, E. Religious Minorities in Iran, p. 111.
16. Stalinsky, Steven. “Preliminary Overview. – Saudi Arabia’s Education System:
Curriculum, Spreading Saudi Education to the World and the Official Saudi Position on Education Policy,” Middle East Media Research Institute, December 20, 2002.
17. Warraq, Ibn. “A True Islamic Reformation,” FrontPageMagazine.com, May 19, 2003