La felicità dell’emigrante (bestemmiante)

Ultimamente ho avuto poco da fare, e ho provato ad occupare il tempo frequentando alcuni gruppi di emigranti italiani.

OK, è stata un’idea degna di Tafazzi, lo ammetto. Contenti?

 

Una cosa che mi ha fatto pensare è il fatto che non tutti tutti sono andati via semplicemente per lavoro, soldi e così via. OK, il lavoro e i soldi sono fondamentali, ma non sono il 100% della vita di una persona (almeno non di una persona con un minimo di umanità). Per molti la scelta di emigrare è anche una faccenda di felicità.

In che senso?

Quando passa la fase iniziale, in cui l’emigrante è convinto di avere trovato il Paradiso, cominciano a venire fuori le magagne del paese in cui si è emigrati. Diciamo la verità, il paese perfetto non esiste, e ci sono paesi con problemi GROSSI. In qualunque paese si vada, ci sarà sempre qualcosa che non andrà bene e che in Italia funziona indiscutibilmente meglio. Per dirne una, qui in UK c’è una cultura decisamente di merda: l’inglese medio è stronzissimo, arrogante, chiuso e vanitoso come se fosse chissà chi. Gli stessi inglesi sono i primi a dire “British people are cunts” e a consigliare di non prendersela troppo quando gli altri si comportano male senza alcun motivo sensato. Se dovessi fare i conti, potrei elencare un sacco di cose che proprio non vanno in Inghilterra:

  • Gli inglesi sono una razza di bevitori, ma non bevitori allegri come i veneti o i polacchi. L’inglese non beve per apprezzare la serata o per godersi la bevuta, l’inglese beve di brutto in modo da stordirsi, vomitare e collassare, magari dopo avere preso a legnate un poveraccio che passava da quelle parti per caso. Avete presente Begbie di Trainspotting? E’un buon esempio di inglese.
  • Se si escludono le grandi città, in generale la provincia inglese è un cagaio post-industriale soffocato da miseria, disperazione e fabbriche dismesse.
  • L’underclass inglese è orrenda, una massa di miserie umane perpetrate da un sistema di benefits che ha dato di matto e ha reso impossibile uscire dalla condizione di povertà e di dipendenza dagli aiuti statali.
  • Il fondamentalismo islamico è una minaccia seria.
  • In città, la qualità dell’aria è tremenda, anche se non al livello di Roma o Milano.

E tante altre che non vi sto a raccontare. Come mai rimango qui, nonostante ci siano tutti questi problemi?

PERCHE’ QUI SONO FELICE, CAZZO!

Questo è quello che conta. Ci sono cose che non vanno ovunque. Se uno dovesse stare a pensare alle cose che non vanno, troverebbe difetti ovunque. Ci sono persone emigrate in posti che hanno problemi gravissimi, oppure in posti oggettivamente più poveri dell’Italia. Ma sono felici, stanno bene, e questo è quello che conta. Ognuno ha i suoi motivi per emigrare (o per non emigrare), e se riesce a trovare la felicità in un altro posto, allora ha fatto bene ad andarsene. Questo è il motivo per cui sono critico verso quelli che se ne partono per emigrare solo per motivi di lavoro. Uno che se ne va solo per il lavoro si troverà malissimo, non si integrerà mai, e appena possibile se ne tornerà in Italia. L’unico che è disposto a sconvolgere completamente la sua vita e a cambiare tutto, è quello che in Italia si trovava male. Vuoi per la corruzione, vuoi per la mentalità della gente, vuoi per la politica, vuoi per il familismo amorale, vuoi per l’ignoranza, vuoi per il calcio, il motivo non conta. Solo l’irrequieto che si è irrimediabilmente scassato la minchia dell’Italia se ne andrà e riuscirà a prosperare. Quello che va via per lavoro, tornerà indietro presto o tardi.

Questo è il motivo per cui si vedono tanti emigranti felicissimi, anche se fanno un lavoro non molto diverso da quelli che facevano in Italia. Probabilmente non tornerebbero in Italia nemmeno se gli offrissero un posto migliore e un costo della vita più basso. Ovviamente, non se la sentono di fare questo discorso agli italiani che sono rimasti in Italia, quindi rispondono sempre di essersene andati via per motivi di lavoro. Ci sono molti italiani che si trovano bene nella cultura italiana, e a questi è inutile spiegare che tale cultura a molti può semplicemente non piacere e apparire come una tortura cinese. Ricordo quando un terrone mi ha detto: “Palermo fa schifo, ma mi ci trovo bene. Qui a Palermo sono felice come un porco in mezzo alla merda!” Mai paragone fu più azzeccato!

In tutte le culture ci sono gli “irrequeti” che non si trovano bene con la cultura locale, o che hanno voglia di provare un altro tipo di vita. Chi si trova bene nella cultura italiana ci starà, anche senza soldi e senza lavoro. Chi ci si trova male se ne vorrà andare, anche se fuori dall’Italia ci sono situazioni brutte e cose che non vanno. Questo significa che gli italiani della “diaspora” non torneranno mai, se non in vacanza.

Conclusioni

Concludendo, finitela di scassare la minchia riguardo all’emigrazione. Chi vuole andare va, e non torna. Chi non vuole andare resta, oppure va via per il minimo necessario. Questa generazione si è persa, la vita in Italia è diventata talmente opprimente che se ne sono scappati tutti proprio perchè gli avete triturato la minchia.

Non avete caputo un cazzo? Vabbè, non preoccupatevi, metto una bella cicciona tettona così almeno vi rifate gli occhi!

27 thoughts on “La felicità dell’emigrante (bestemmiante)

  1. Il post definitivo sull’emigrazione, porcoddio!!
    Da appendere davante agli occhi di tutti quelli che scassano la minchia dicendo: “e ma questo lavoro potevi farlo anche in Italia!!!!!!!” Non hanno capito una minchia, tu sì. Grande. E Porca Madonna

    1. I migliori son quelli che lapidariamente se ne escono con uscite da slogan di partito, tipo “Ci vuole coraggio a restare, ad andarsene sono buoni tutti” quando la realtà è l’esatto contrario: a restare a marcire sono capaci tutti mentre muovere il culo e dare una svolta radicale alla propria vita richiede forza di volontà, spirito di adattamento e sì, molto coraggio. Ma loro sono convinti di stare ancora lottando, come dove e per cosa non si sa, ma LOTTANO loro eh. I loro post indignati su Facebook ne sono la massima prova, ci vuole costanza e coraggio per starsene ogni giorno a lamentarsi di quanto tutto faccia schifo sul web!

      1. Eroi di sta minchia che dicono di essere rimasti a lottare, ma in realtà sono rimasti per poter mangiare le lasagne della nonna tutte le domeniche. Almeno lo ammettessero, che poi si sentono pure migliori di chi si è fatto il culo a cambiare veramente la propria vita.

  2. beh se ti può consolare io sto frequentando dei terroni disoccupati. Credo che finirò presto la relazione, mi hanno dato una mano ad iscrivermi all’inutile e sovraffollato centro impiego del mio paesaccio cadente, it’s time to go.

  3. comunque parlando con i disoccupati le storie che raccontano hanno semplicemente dell’incredibile.
    C’è gente che trova il posto fisso a Firenze ma ha la moglie talmente cafona e provinciale che non ce la fa a vivere lì, così iniziano a fare i pendolari Terronia-Toscana fino a quando non ce la fanno più e prendono il congedo familiare (non pagato…). Mi chiedo per quanto ancora quel disgraziato, che è pure un mio compagno d’infanzia (che ho smesso di frequentare e ti lascio immaginare perché) potrà tirare la corda prima che persino questo paese di merda abbia uno scatto di orgoglio e lo metta alla porta.

    Altra storia: tizio che lavora per il comune di Brescia, o in provincia di Brescia o giù di lì. Ripara le case comunali, il che già è strano perché da noi sui beni comunali non ci fanno manutenzione nemmeno se sono invasi dalle zoccole a tipo Pifferaio Magico. Ci ha raccontato che un vigile calabrese lo chiamò per avvisarlo di pulire una strada (dall’altro lato del paese), che doveva passare una processione. Andó lì e trovò esattamente una busta di patatine piccola. Chiamò il vigile e gli fece presente che da noi ci sono cumuli da tonnellate di munnezza, che qualche anno fa non la raccoglievano neanche dalle strade a uso Albanesi.

    Comunque alla fine questo se n’è tornato nel paese dei suoi avi perché “si sentiva solo” (scendeva una volta a settimana, la moglie non saliva e poi dice che la gente lì è chiusa). Da me si dice “dare la pucchiacca in mano alle criature”, che corrisponde al più raffinato ma di minore impatto “dare la lanterna ai ciechi”

  4. Porco dio.
    Sono di nuovo io, il tizio del gambling che lavora in Londonistan. Hai messo per iscritto il mio pensiero, mi permetto di aggiungere due cosette a completamento:

    – le tasse. La felicità trovate all’estero è legata anche al fatto di non aver uno stipendio iper-tassato per permettere a dei fancazzisti/raccomandati/figli di troia/bocchinare ecc. di vivere alle nostre spalle. Qui le tasse vengono pagate il giusto per aver dei servizi elevati, non si viene salassati per far sopravvivere un sistema che fa schifo al cazzo

    – equità sociale. Qua se studi o sai fare qualcosa arrivi a prendere uno stipendio che ti permette di vivere decentemente/bene/benissimo. Sta a te essere bravo a raggiungere un determinato livello. In Italia se sei bravo ma non sei figlio dell’assessore/avvocato/commercialista/massone ecc. te ne fanno andare.

    – la cosa in assoluto più importante, che deriva comunque dalla somma di altri fattori: l’ansia. Quando rimetto piede in Italia, quelle due/tre volte l’anno, la prima cosa che noto nelle persone è che nel 90% dei casi o si lamentano, o sono estremamente nervose. o in molti casi entrambe le cose. Ed è una cosa estramente contagiosa, se frequenti persone nervose, tristi, ansiose, alla lunga lo diventi anche tu. Qua no, niente ansia, se sei capace costruisci la tua vita.

    E fanculo al sole e al mare e al cibo, quando ne ho voglia prendo un aereo e in due ore e mezza sono al mare. E per quanto riguarda il cibo, se a Londra sai dove andare mangi da Dio.
    Anzi, porco dio.

    P.s. Si, i peggiori sono quelli che dicono di essere rimasti a lottare e ne vanno orgogliosi. Ovviamente la loro vita è agevolata dalla pensione di mamma e papà perché con 700 euro al mese o l’assegno di disoccupazione non sarebbero in grado di campare (e poi come se lo comprano l’Iphone). Quelli sono i peggiori per un semplice e preciso motivo: hanno interiorizzato e convivono senza problemi con la concezione che vivere significa lottare. E’ la più grande conquista della classe dominante italiana: accettare la tua schiavitù ed essere convinto di essere un eroe perché stai “lottando” contro questa oppressione. Come stai lottando? Condividendo fake news su Facebook mentre continui a farti schiavizzare. Ecco, per questi nessuna pietà, nessuna.

    1. Beh, sono contento per te. Il fatto che le tasse siano molto piu’ basse e’ innegabile, ma di certo non e’ questo il motivo principale per andarsene. So di gente andata in posti dove tra tasse e/o bustarelle si paga quanto in Italia. Riguardo all’ansia hai ragione, in generale gli italiani sono ansiosissimi, depressi e completamente rincoglioniti dalle benzodiazepine. Leggiti questo:

      https://bagniproeliator.it/mestre-200x/

      Per il resto siamo d’accordo. Poche cose fanno schifo come i guerrieri da tastiera che credono di fare qualcosa condividendo cazzate su facebook. Sono il corrispondente moderno di quelli che non hanno mai fatto un cazzo di pratico in vita, ma hanno detto tante e tante preghierine!

    2. “per questi nessuna pietà, nessuna.” Concordo appieno, anche perché loro sono i primi a non avere nessuna pietà nel distruggere la vita al prossimo. La loro mentalità schifosa e tossica fa più danni dei terremoti e delle trombe d’aria messi insieme.

  5. Oink oink porcelli,
    anch’io vivo in quel di londonistan da quasi un anno, e concordo con voi che uscire da quel luogo chiamato italia ti fa capire molte cose, che ovviamente che ragiona con la mentalità provincialotta e chiusa degna dell’italiano medio non riesce minimamente a vedere e/o capire.
    Il capire che ci possono essere più modi per fare una determinata cosa, e magari il mio modo non è il migliore, è una cosa che non ha prezzo.
    Il non vedere la gente litigare perchè il vicino ha dipinto la ringhiera di un colore diverso è impagabile.
    Qui ti puoi mettere in discussione, non devi omologarti ai preconcetti immutabili del nostro paese d’origine.
    Questa è la felicità.

    Che poi ci sia il risvolto della medaglia, come avete già detto, è innegabile.
    Nonostante vivo poco lontano dalla city, si è circondati da gente che non si sa come vive, in condizioni miserabili, che ha l’aria di chi potrebbe uccidere qualcuno da un momento all’altro senza un motivo, gente che dovrebbe stare in un manicomio a vita o dovrebbe essere invitata a bere un caffè “alla Sindona”, data la totale inutilità sociale.
    Poi ci sono cose che non capirò mai, tipo perchè i negri hanno sempre un atteggiamento scontroso e urlano quando parlano tra loro, perchè alcune donne tengono lo smartphone in mano anche quando cagano e poi le vedi visibilmente impacciate per imbustare la spesa, o perchè le donne musulmane infagottate telefonano H24 con lo smartphone incastrato dentro al velo.
    Comunque spero si estinguano.

    1. All’estero ci sono tante cose diverse (ripeto, diverse, non necessariamente migliori). Il problema e’ che l’italiota medio vive in una bolla mediatica in cui gli fanno credere che “tuttu u’ munnu e’ paisi!” e che non vale la pena andarsene perche’ le cose sono le stesse ovunque. Per questo non ci ci puo’ fare niente, se l’italiano e’ stato cresciuto in una specie di riserva indiana e gli hanno fatto credere che tutto il mondo sia come il suo paesino in provincia di Cordoipo e’ inutile dirgli che non e’ cosi’, non lo capira’ mai.

  6. qualcuno emigra ed è felice. dall’altro lato della barricata, quelli che, invece, vanno a fare i raccoglitori di pomodori in australia, ad una paga e degli orari che farebbero schifo ad un immigrato clandestino a napoli, e ti menano la fava con le storie sul fatto che “lì la vita è tutta un’altra cosa” — e poi, della “vita lì” non ne sanno una mazza, perché non fanno altro che raccogliere pomodori e dormire in baracche abusive insieme ad altri sfigati.

    qualcuno resta ed è felice. dall’altro lato della barricata quelli che ti rigano il cazzo ogni giorno sul fatto che “in austalia è meglio”, “in olanda è meglio”, “vuoi mettere londra”, “vuoi mettere berlino”. ma dal loro paesello di merda non si sono mai allontanati più di cinquanta chilometri.

    1. Sai chi finisce a raccogliere i pomodori in Australia? Quelli che non sanno fare un cazzo, non sanno una parola d’inglese e pensano che l’estero sia un Eden dove c’è lavoro anche per chi non ha nessuna competenza; ci potranno anche essere più opportunità, ma se non sei capace di fare nulla, se non ha una laurea degna di questo nome o non sai fare un mestiere realmente richiesto, e non sai almeno decentemente la lingua del paese dove ti trasferisci, ovunque nel mondo finirai a raccogliere pomodori, oppure a fare il cameriere in un ristorante italiano di proprietà dell’N’drangheta che paga in nero e ti sfrutta come uno schiavo sapendo che nessun’altro ti prenderebbe

        1. Beh, in effetti e’ vero che non vengono apprezzati… Come si fa a non apprezzare uno che ha solo una laurea al DOWNS presa a 29 anni e una esperienza lavorativa (fallimentare) come venditore Herbalife?

  7. Egregissimo Rettiliano,
    primariamente esordirei con un Dio insaccato e bastonato al forno ventilato a 220 gradi per 45 minuti,poi continuerei per ringraziarti di esistere e per avermi fatto scoprire lati dello scibile umano che non conoscevo. Mi sono trasferito in Londonistan un anno e mezzo fa e devo ammettere che per il lavoro che svolgo è una miniera d’oro. Ovviamente non è tutto perfetto poichè vivendo a Withechapel a due passi dalla moschea ogni volta che alla sera devo andare a lavoro (18.30-22.30),mi tocca sorbirmi una canasta putrida di facce disumanizzate di musulpaki maomettani mongoloidi aromatizzati al curry. Se non fosse per la loro religione di merda che li porta ad essere dei cerebrolesi incapaci di articolare un discorso logico sarebbero pure teneri quando sorridono. Concludo con un immenso Porcodiqueldiopavido che non ha le palle per staccare i coglionimosci ad Allah e farci il brodo che cucina la Madonnaimpestata mentre però se la sta inculando l’arcangelo Gabriele. Con infinito rispetto,buon lavoro e buona vita da un fottuto italiano del cazzo

    1. Grazie mille, i commenti come questi mi riscaldano il cuore. O forse e’ il calore della bibbia che ho appena dato alle fiamme insieme al coranaccio spalmato di strutto. Buona vita a Londonistan e ricorda come dice il tuo sindaco: “Rischiare di saltare in aria o di essere arrotati da un musulmano del cazzo fa parte del vivere in una capitale europea ALLLAAAAAAAKBAAAAAAAAAAAAAARRRR!”

  8. Bravi ragazzi, porcodio!
    io lavoro a londra 3-4 giorni alla settimana, gli altri me li passo in italia nel MIO paese (del nord italia) a spendere le ricchissime sterline guadagnate oltremanica. Io voglio vivere in italia, ma con lo stipendio inglese! ed è quello che faccio! ciaobelli! e porchildio!

    1. Minchia, tra viaggi e soggiorno a Londonistan ti restano soldi per spassartela? Che porcodio di lavoro fai? Il gigolo’ di alto bordo per i petrolieri sauditi?

    1. Si, per quanto possibile in questo cagaio di posto. Volevo scrivere un altro articolo sul terrorismo, ma ormai i musulmani del cazzo nostri amici cammellai mediorientali sono più veloci nel fare attentati di quanto sia veloce io nello scriverne al riguardo.

      1. Si ,la situazione inizia ad essere tesa in U.K. ,DioSquagliato. Non mi perdere colpi ,nella tua apprezzatissima risposta manca l’illuminata bestemmia contro il Signore Dio Nostro. Non sono maniacale nè stupidamente satanista,ma dobbiamo partire da qui,dalla bestemmia ad oltranza. L’uomo occidentale può bestemmiare grazie al percorso filosofico che ha compiuto negli ultimi trecento anni; dovrebbe fare altrettanto il cammelliere mediorientale e tutto sarebbe molto meglio in giro per il mondo. Un abbraccione e non mollare,

        1. Nella mia risposta manca l’ultima parola dovuta forse ad un errore di copiatura . La parola in questione ,nonchè di chiusura e saluto era :”DioEstirpato”.

  9. felice come sempre di andare controcorrente, io adoro la città nella quale vivo (Bologna) in quanto ancora a misura d’uomo e con un Welfare ancora accettabile; è vero, a lavorare mi relaziono quotidianamente con un capo ignorante come una zappa, ma con gli altri colleghi i rapporti sono ottimi (in tutto siamo in 4 in ufficio) e la paga non è alta ma comunque dignitosa.
    Inoltre finito il lavoro mi precipito a casa dalla mia famiglia, dove trascorro il tempo libero con mia figlia.
    ho fatto scelte economiche sbagliate in passato, nulla di grave ma mi assumo le mie responsabilità e non mi lamento.
    Fortunato? può essere, la verità, a prescindere se qualcuno decide di partire o di restare, è mantenere un atteggiamento realista ma positivo.
    Ovviamente la mia è solo un’opinione, Dio Can…panile!!

    1. Buon per te e per quel porco fottuto di dio. Come ho detto varie volte, non sono uno di quelli che si sente trasformato in Rocco Siffredi solo perche’ e’ emigrato. Se uno trova la sua nicchia in cui sta bene, cazzi suoi. Poi sara’ il problema di tua figlia che dovra’ crescere in un cagaio e probabilmente accollarsi lo shock dell’emigrazione, ma quelli sono cazzi tra voi due. Conosco il figlio di due emigrati napolecani, mi ha detto che l’unica volta in cui e’ andato a Napule’ ha ringraziato i suoi genitori per non averlo fatto crescere in quel posto di merda!

      1. Mia figlia farà quello che riterrà meglio nella sua vita, ed io non potrò far altro che assecondarla; premesso questo, Bologna non è la campagna di Codroipo e la qualità della vita è ancora decente, con infrastrutture dignitose, una sanità funzionante e buoni stimoli culturali, ha il problema dell’immigrazione islamica in alcune aree, ma sicuramente non ha i problemi di Birmingham o di certe aree di Manchester.
        Concludo il pensiero con un sonoro DIO APPESTATO E LEBBROSO (a prescindere da come sia andata la mia vita finora, a ringraziare di questo il Porco Celeste non ci penso nemmeno)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.