La felicità dell’emigrante (bestemmiante)

Ultimamente ho avuto poco da fare, e ho provato ad occupare il tempo frequentando alcuni gruppi di emigranti italiani.

OK, è stata un’idea degna di Tafazzi, lo ammetto. Contenti?

 

Una cosa che mi ha fatto pensare è il fatto che non tutti tutti sono andati via semplicemente per lavoro, soldi e così via. OK, il lavoro e i soldi sono fondamentali, ma non sono il 100% della vita di una persona (almeno non di una persona con un minimo di umanità). Per molti la scelta di emigrare è anche una faccenda di felicità.

In che senso?

Quando passa la fase iniziale, in cui l’emigrante è convinto di avere trovato il Paradiso, cominciano a venire fuori le magagne del paese in cui si è emigrati. Diciamo la verità, il paese perfetto non esiste, e ci sono paesi con problemi GROSSI. In qualunque paese si vada, ci sarà sempre qualcosa che non andrà bene e che in Italia funziona indiscutibilmente meglio. Per dirne una, qui in UK c’è una cultura decisamente di merda: l’inglese medio è stronzissimo, arrogante, chiuso e vanitoso come se fosse chissà chi. Gli stessi inglesi sono i primi a dire “British people are cunts” e a consigliare di non prendersela troppo quando gli altri si comportano male senza alcun motivo sensato. Se dovessi fare i conti, potrei elencare un sacco di cose che proprio non vanno in Inghilterra:

  • Gli inglesi sono una razza di bevitori, ma non bevitori allegri come i veneti o i polacchi. L’inglese non beve per apprezzare la serata o per godersi la bevuta, l’inglese beve di brutto in modo da stordirsi, vomitare e collassare, magari dopo avere preso a legnate un poveraccio che passava da quelle parti per caso. Avete presente Begbie di Trainspotting? E’un buon esempio di inglese.
  • Se si escludono le grandi città, in generale la provincia inglese è un cagaio post-industriale soffocato da miseria, disperazione e fabbriche dismesse.
  • L’underclass inglese è orrenda, una massa di miserie umane perpetrate da un sistema di benefits che ha dato di matto e ha reso impossibile uscire dalla condizione di povertà e di dipendenza dagli aiuti statali.
  • Il fondamentalismo islamico è una minaccia seria.
  • In città, la qualità dell’aria è tremenda, anche se non al livello di Roma o Milano.

E tante altre che non vi sto a raccontare. Come mai rimango qui, nonostante ci siano tutti questi problemi?

PERCHE’ QUI SONO FELICE, CAZZO!

Questo è quello che conta. Ci sono cose che non vanno ovunque. Se uno dovesse stare a pensare alle cose che non vanno, troverebbe difetti ovunque. Ci sono persone emigrate in posti che hanno problemi gravissimi, oppure in posti oggettivamente più poveri dell’Italia. Ma sono felici, stanno bene, e questo è quello che conta. Ognuno ha i suoi motivi per emigrare (o per non emigrare), e se riesce a trovare la felicità in un altro posto, allora ha fatto bene ad andarsene. Questo è il motivo per cui sono critico verso quelli che se ne partono per emigrare solo per motivi di lavoro. Uno che se ne va solo per il lavoro si troverà malissimo, non si integrerà mai, e appena possibile se ne tornerà in Italia. L’unico che è disposto a sconvolgere completamente la sua vita e a cambiare tutto, è quello che in Italia si trovava male. Vuoi per la corruzione, vuoi per la mentalità della gente, vuoi per la politica, vuoi per il familismo amorale, vuoi per l’ignoranza, vuoi per il calcio, il motivo non conta. Solo l’irrequieto che si è irrimediabilmente scassato la minchia dell’Italia se ne andrà e riuscirà a prosperare. Quello che va via per lavoro, tornerà indietro presto o tardi.

Questo è il motivo per cui si vedono tanti emigranti felicissimi, anche se fanno un lavoro non molto diverso da quelli che facevano in Italia. Probabilmente non tornerebbero in Italia nemmeno se gli offrissero un posto migliore e un costo della vita più basso. Ovviamente, non se la sentono di fare questo discorso agli italiani che sono rimasti in Italia, quindi rispondono sempre di essersene andati via per motivi di lavoro. Ci sono molti italiani che si trovano bene nella cultura italiana, e a questi è inutile spiegare che tale cultura a molti può semplicemente non piacere e apparire come una tortura cinese. Ricordo quando un terrone mi ha detto: “Palermo fa schifo, ma mi ci trovo bene. Qui a Palermo sono felice come un porco in mezzo alla merda!” Mai paragone fu più azzeccato!

In tutte le culture ci sono gli “irrequeti” che non si trovano bene con la cultura locale, o che hanno voglia di provare un altro tipo di vita. Chi si trova bene nella cultura italiana ci starà, anche senza soldi e senza lavoro. Chi ci si trova male se ne vorrà andare, anche se fuori dall’Italia ci sono situazioni brutte e cose che non vanno. Questo significa che gli italiani della “diaspora” non torneranno mai, se non in vacanza.

Conclusioni

Concludendo, finitela di scassare la minchia riguardo all’emigrazione. Chi vuole andare va, e non torna. Chi non vuole andare resta, oppure va via per il minimo necessario. Questa generazione si è persa, la vita in Italia è diventata talmente opprimente che se ne sono scappati tutti proprio perchè gli avete triturato la minchia.

Non avete caputo un cazzo? Vabbè, non preoccupatevi, metto una bella cicciona tettona così almeno vi rifate gli occhi!

Un porco ateo contro cristiani e musulmani!

Mi domando quanti merdosissimi gruppettini di finti atei e di meme tradotte a cazzo di cane si copieranno queste vignette. Sappiate che non me ne fotte un cazzo, non ho neanche messo il watermark alle vignette, quindi potete copiarvele tranquillamente. Ricordate solo che vi considero come la basilica di S.Pietro o come la Kiblah: un buon posto dove cagare!

 

 

 

 

 

 

 

Teste di minchia part 12 – Un dialogo con uno delle Risorse Umane

Cari amici, mi sono trovato a leggere un articolo scritto da uno che lavora nel campo delle Risorse Umane.

Premettiamo che da tecnico ho sempre avuto un rapporto particolare con quelli delle Risorse Umane (HR). Mentre il tecnico parla di macchinari, di costi, di pezzi di ricambio e di consumi energetici, lo HR ammorba la minchia con cose utilissime tipo sinergia, empowermentnetworking e domande stile “che tipo di dinosauro vorresti essere?” Forse avrete capito che il mio rapporto con le HR è problematico. Mettiamola così:

 

Questo sono io
Questi sono gli addetti alle HR. Chiaro, no?

 

 

L’articolo in questione era questo:

https://nichilismomonamour.wordpress.com/2017/03/25/il-lavoro-e-la-forza-dei-legami-deboli/

Per chi non avesse lo stomaco di leggerlo, in generale dice che la raccomandazione è una cosa buona e giusta, dato che una percentuale molto alta di raccomandati viene chiamata al colloquio di lavoro, oltre ad avere più successo al colloquio.

Ma in nome di San Giuseppe santo patrono dei mariti cornuti e dei segaioli, siamo nel ventunesimo secolo del cazzo e mi trovo a leggere puttanate simili? Proviamo a fare opera di carità, facciamo finta di trovarci di fronte a un addetto alle HR e di dovergli spiegare come funzionano le cose al di fuori dei suoi sogni malati causati dallo sniffare continuo di bianchetto e di toner da stampante.

Il dialogo

Addetto alle HR

Ciao, sono Gianpiero Brambilla, milanese doc e addetto alle HR! Penso che l’inserimento dei raccomandati sia una cosa buona, dato che le statistiche mostrano che i raccomandati hanno più successo ai colloqui. Abbiate pietà di me se non ho capito un cazzo delle statistiche, sono laureato in Psicologia! E’ già tanto se so contare fino a dieci!

Lavoratore non raccomandato

Tranquillo, Gianpiero, siamo qui per aiutarti! Allora, il fatto che i raccomandati vengano ammessi ai colloqui e che li passino più dei non raccomandati vuol dire solo che il Manager (di solito un coglione tale da fare sembrare te una persona intelligente) si fida della raccomandazione e non sa valutare il candidato, o non ha voglia di farlo. Oppure, deve assumerlo perchè sennò quello che gli ha “referenziato” il candidato si incacchia.

Ah, davvero? Rimane il fatto che le referenze vengono usate da tantissime aziende nel mondo anglosassone! Inoltre, nessuno lascia una referenza sbagliata per non fare brutta figura! Il sistema delle referenze è razionale!

La razionalità direbbe che proprio perchè questo sistema viene usato nel mondo anglosassone non andrebbe usato in un paese civile. Ma veniamo al punto: assumere un raccomandato significa trovarsi in ditta uno che non può essere licenziato per non fare uno sgarbo a quello che lo ha “presentato”. Come risultato, avrai un lavoratore che se la prende comoda, che avrà le promozioni e gli incarichi prestigiosi perchè si, e che non potrà mai essere punito o rimproverato quando farà cazzate. Questo aumenta il carico di lavoro su tutti gli altri lavoratori, facendo perdere produttività all’azienda.

Ma ma ma ma… Col sistema delle raccomandazioni si perde molto meno tempo con lo screening dei candidati e dei curricula!

Fare lo screening dei candidati e dei curricula è proprio il tuo lavoro. Capisco che non hai voglia di lavorare perchè sei un obeso di merda e hai a malapena il cervello per laurearti in Psicologia, ma almeno il tuo lavoro, fallo! A parte l’aspetto morale della faccenda, se assumi il raccomandato stai lasciando a casa una persona più qualificata e motivata del raccomandato, facendo perdere altra competitività all’azienda.

Che c’entra? Io faccio il mio lavoro! Non è compito mio rendere l’azienda competitiva!

Ti capisco. Mi rendo conto che ti sei laureato in Psicologia e hai scelto la carriera delle HR proprio perchè sei troppo obeso, stupido e patologicamente pigro per fare un lavoro vero. Fatti dire un’ultima cosa. Secondo te, tutti i lavoratori capaci e competenti che avete lasciato a casa per assumere incapaci raccomandati, dove sono finiti?

Ah, lo sai? Ti prego, dimmelo! Sono mesi che cerco qualcuno che sappia fare il suo lavoro! Metto annunci dappertutto, mi rispondono solo sedicenni con la terza media e laureati al DAMS!

SONO ANDATI TUTTI ALL’ESTERO! E COL CAZZO CHE TORNERANNO! SUCA STA MINCHIA, TU E LA TUA FABBRICHETTA DI MERDA PIENA DI INCAPACI RACCOMANDATI! IL GIORNO IN CUI FALLIRETE E SARETE RILEVATI DAI CINESI PER DIECI EURO IO MI FARO’ LE MIGLIORI RISATE!

Non ho capito un cazzo.

Tranquillo, non mi aspettavo altro da te. Con questo, abbiamo finito. Grazie per l’intervista.

Grazie a te.

Conclusioni

Si dice che le Risorse Umane siano cancro, ma ciò è sbagliato. Non sono cancro, sono cancro misto a Ebola, AIDS e peste bubbonica! Quando il responsabile alle HR dice tranquillamente che preferisce affidarsi alle raccomandazioni invece di smuovere il culone elefantiaco dalla seggiolina e valutare il candidato per quello che vale (ossia fare il cazzo di lavoro per cui viene pagato), vuol dire che si può tranquillamente sostituire il reparto HR delle ditte con uno scimpanzè morto. I rest my case.

Per i laureati in Psicologia qui presenti: sono sicuro che non avete capito un cazzo. Eccovi un bel paio di tettone per distrarvi.

Post Scriptum

Incredibilmente, lo HR mi ha risposto, dicendo che non ho capito la differenza tra il “raccomandato” e il “referenziato”. Secondo lui in un sistema sano il “referenziato” è una cosa differente dal raccomandato, ossia è una persona che ha avuto l’aggancio per entrare ma quando si trova dentro viene trattata alla pari degli altri.

In tanti anni, tutti i “referenziati” che ho visto erano anche dei raccomandati intoccabili che mandavano in merda l’azienda. Ciò vale sia per l’UK che per l’Italia. Non escludo che possa esistere un “referenziato” non raccomandato, e che in caso non sarebbe la sciagura che è. Io non ne ho mai visto uno.

Attacco a Westminster – Il terrorismo Open Source

OK, ragazzi, tanto per cambiare abbiamo avuto un attacco terroristico a Londonistan. Intendiamoci, ritengo Londonistan un tale cagaio che non credo sia possibile peggiorarla se non con un’invasione da parte dei Supplizianti di Hellraiser, ma prendiamo comunque in esame il caso dato che ci tocca un poco tutti.

Il fatto

Il 22 Marzo 2017 il signor Khalid Masood ha noleggiato un SUV Hyundai Tucson ed ha guidato fino a Londonistan. Arrivato al ponte di Westminster è salito sul marciapiedi e ha iniziato a investire pedoni a casaccio. Da notare una rumena che ha fiutato il pericolo e si è tuffata nel Tamigi, salvandosi le chiappe. Come al solito, i rumeni sanno sempre cosa fare quando arrivano i musulmani! Continuando sulla strada Khalid ha girato a sinistra, ha fermato il SUV e ha accoltellato il povero sbirro inglese in servizio al casello d’entrata. Nel caso non lo sapeste, qui in generale gli sbirri sono disarmati. Khalid non ha avuto il tempo di farsi i selfie col cadavere perchè sono arrivati vari agenti in borghese (molto armati) che lo hanno ridotto a un gruviera. Nella foto, le ultime parole del terrorista:

Ciao ciao, Khalid! Che la terra ti sia pesante, e che le 71 vergini siano capre!

L’attentatore

Contrariamente a quanto molti geniacci potrebbero pensare, Khalid non era un immigrato arrivato fresco fresco dal Pakistan, e nemmeno un fanatico religioso. Il nostro amicone è nato e cresciuto in UK, era cittadino UK a tutti gli effetti e aveva condotto una vita normalissima: 52 anni, moglie e figli, convertitosi all’Islam in età adulta e mai coinvolto in attività terroristiche o in episodi di fanatismo religioso. In vita sua aveva avuto varie condanne, ma tutte per reati comuni tipo risse, lesioni personali e possesso di arma da taglio. Insomma, Khalid Masood era tutto tranne che la figura tipica del terrorista, anzi era il prototipo del musulmano occidentalizzato e integrato che se ne fotte altamente dell’Islam e della religione in generale.

Conseguenze

Bene, spero che questo fatto vi sia piaciuto, perchè è meglio se ci facciamo l’abitudine. Gli attacchi del genere saranno sempre più comuni, e non ci si potrà fare mai niente. Khalid era insospettabile fino all’ultimo, anche se un poliziotto lo avesse fermato cinque minuti prima dell’attentato non avrebbe trovato niente di strano in un cittadino inglese di Birmingham che affitta un SUV e va a Londra per farsi i cazzi propri. Anche a perquisirlo, non gli avrebbero trovato addosso nulla di illegale

Mi fanno morire dal ridere quelli che urlano “A E’ COLPA LORO BISOGNA RIMANDARLI TUTI A KASA LORO BASTA KN BUONISMO PADRONI HA KASA NOSTRA”. Ma dove cazzo li vuoi rimandare? Khalid era cittadino inglese nato in UK. Gli attentatori di Parigi erano parigini nati e residenti a Parigi. Che fai, li rimandi a casa? A letto senza cena?

Ci stiamo trovando di fronte un fenomeno pressochè unico nella storia. Di solito gli immigranti delle generazioni successive tendono ad integrarsi e a fregarsene della cultura dei genitori. Invece noi ci troviamo di fronte degli immigranti di seconda o terza generazione assai più radicalizzati dei loro genitori, al livello da rimproverare le loro madri perchè girano senza velo. E’ una generazione perduta, radicalizzata dagli imam locali finanziati dai sauditi, piena di disprezzo per la cultura occidentale e senza neanche la possibilità di tornarsene nei paesi dei loro genitori, con cui non hanno nessun legame.

In pratica, viviamo in una società dove basta veramente un niente per trasformare un cittadino normalissimo in un attentatore suicida disposto a morire, anzi felice di morire, pur di fare danni e andarsene in un lampo di gloria. Come si ferma un nemico del genere? E’invisibile, mortale, e non si fa intimidire da niente e da nessuno. Nessuna condanna penale e nessuna galera lo fermerà nemmeno per un secondo, lui sa benissimo che non ci andrà mai.

Un attentato del genere ha fatto relativamente pochi danni, e nessun danno alle istituzioni. Khalid non è neanche riuscito ad entrare a Westminster. Nonostante ciò, il suo attentato è stato un successo: ha sparso terrore a piene mani, è costato una quantità enorme di soldi e di manodopera allo stato, e ha dimostrato che nessuno è al sicuro. OK, il Parlamento è blindato e non ci entra nessuno, ma non si possono blindare tutte le strade d’Europa e il cittadino europeo ha molta più paura di un terrorista che lo spiaccica per strada che del terrorista che fa saltare in aria il parlamento (anzi, è probabile che nel secondo caso gli darebbe pure una mano).

Il terrorismo “Open Source”

Il cosiddetto terrorismo Open Source è il modo in cui il terrorismo si è adattato alla società blindata e ultracontrollata di oggi. Le forze dell’ordine hanno sventato la quasi totalità degli attentati in grande stile degli ultimi anni. I commandos terroristi con l’appartamento trasformato in officina bombarola vengono arrestati, fatti parlare e incarcerati per anni. I gruppi di terroristi con i capi e gerarchia finiscono SEMPRE per essere scoperti, e i loro capi finiscono SEMPRE in carcere duro. Il terrorista che si organizza da solo senza parlare con nessuno è introvabile. Quello che si scarica i piani per un’arma da Internet è difficile da trovare tra le migliaia che lo fanno, e in ogni caso basta poco per essere introvabili. Quello che usa oggetti di uso comune, come un’auto o un coltello da macellaio è introvabile fino a che non ammazza qualcuno, ma a questo punto il danno è già fatto. Per la cronaca, l’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ciò non è molto credibile.

Alcuni idioti si chiedono come mai il terrorismo colpisce sempre la gente comune e mai “i potenti”. Ma cazzo, che ci vuole a capirlo? Cercare di colpire un potente equivale a farsi seccare dalle sue bodyguards o a farsi mettere in galera appena si pensa di attentare alla vita di un VIP. Un atto di terrorismo che colpisce persone comuni a casaccio spande terrore, e incorre in molti meno rischi dato che le persone comuni sono meno protette dalle forze dell’ordine e non hanno sicurezza privata.

Insomma, non c’è alcuno scampo, a meno che non si trasformi la società in una specie di distopia nazistoide in cui sono tutti controllati ancora più di quanto non siano adesso. Prepariamoci ad un’era di paranoia continua e di panico animalesco, in cui il primo che ti trovi davanti può compiere un massacro senza nessun preavviso e nessun motivo apparente. Siamo nella merda.

Grazie, culona inscopabile!

 

UPDATE

Sembra che il nostro amico sia stato radicalizzato da un predicatore durante un suo soggiorno in galera, ambiente in cui i predicatori wahhabiti amano fare proseliti. Durante il soggiorno al gabbio, sembra che Khalid abbia avuto una “illuminazione” che lo abbia portato a lasciare la moglie, fregarsene delle figlie, andarsi a mettere con una pazza fanatica e dedicarsi all’estremismo. Non sarebbe l’unico ad avere seguito un percorso simile.

 

Fonti

http://www.birminghammail.co.uk/news/midlands-news/khalid-masood-named-birmingham-terrorist-12787878

https://www.theguardian.com/uk-news/ng-interactive/2017/mar/22/westminster-attack-visual-guide-parliament

https://www.theguardian.com/uk-news/2017/mar/23/no-surprise-that-london-attacker-was-born-in-uk

La democrazia di Youtube

Sono un professionista e un esperto. Non di tutto, ovviamente, ma di alcune aree dello scibile umano legate alla tecnologia. Quando parlo di queste cose, penso che la mia opinione valga più di quella di molti altri.

Non lo avrei mai pensato, ma affermare una cosa simile fa incazzare un mare di gente. Per molti italiani (e non solo) questa affermazione attira risposte come “ma chi cazzo ti credi di essere?”, “fascio di merda”, “uno vale uno” e altre troiate simili. Una delle troiate peggiori è l’affermazione: “Ah, tu non sei democratico!”

Come scritto su qualunque dizionario, la democrazia è una forma di governo, non uno stato di eguaglianza. Democrazia significa che siamo tutti uguali di fronte alla legge e nei confronti degli altri. Non ci sono cittadini di prima e seconda classe. Questo non vuol dire che l’opinione del giardiniere di Codroipo valga quanto quella del chirurgo, nonostante molti cerchino di fare credere che “democrazia” significhi questo.

La Youtube-Democrazia

I social media ci hanno dato la possibilità di cercare e trovare quantità enormi di informazioni, molte più di quante se ne potessero trovare prima. Solo pochi anni fa, il massimo che si poteva fare quando avevi una curiosità era cercare su un dizionario o un’enciclopedia (per chi l’aveva), basarsi sul sentito dire, oppure pagare un vero esperto e sperare che non ti imbrogliasse. Ciò è un bene, ma ci sono vari fattori da considerare.

  • Ignoranza di base: quando uno ha poca istruzione scolastica non è in grado di decifrare un testo complesso. In molti casi, l’ignorante si limita a leggere due frasette e a riempire i buchi con la fantasia e i suoi preconcetti, se non a leggere direttamente solo il titolo e la prima riga.
  • Tendenza alla conferma: la tendenza naturale a basarsi sulle opinioni che si avevano già. L’antivaccinista convinto ignorerà tutte le parti di un articolo in cui si dimostra che l’antivaccinismo è una cazzata, e si leggerà solo quelle due righe che gli danno ragione.
  • Effetto Donning Kruger: in pratica, più uno è ignorante, più si crede sapiente. Il testimone di Geova con la quinta elementare si guarda due video di Youtube e si crede di sapere tutto riguardo alla circolazione del sangue. Quello che ha studiato capisce che ci vogliono anni e anni di studio per capirne qualcosa.
  • Bolla di Google: molti non lo sanno, ma i motori di ricerca tengono conto delle abitudini dell’utente e gli danno i risultati basandosi sulle sue abitudini. Una stessa ricerca fatta su due computer diversi darà risultati completamente differenti. I risultati dei motori di ricerca sono “fatti su misura” per l’utente. E’inutile dire “cercatelo su Google”, dato che i risultati Google saranno sempre diversi. Questa è una cosa che ho notato chiedendo a un cristianaccio di cercare i risultati per “teoria gender” e di dirmi cosa vedeva. I suoi risultati erano TUTTI di siti cristobigotti che parlavano del “complotto gender” come di un pericolo reale!
  • Cattive abitudini: in generale, la scuola italiana non insegna a fare ricerche e a controllare le fonti dei dati. Gli studenti se ne partono con un’idea tipo “l’Italia del primo dopoguerra era una grande potenza industriale“, oppure “i piemontesi si sono arricchiti rapinando il Sud che allora era ricchissimo” (due stronzate enormi). A questo punto lo studente comincia a cercare su Google, e tra i primi dieci risultati si sceglie i due che gli danno ragione, ignorando tutti gli altri. Intendiamoci, non sto dando la colpa agli studenti. L’insegnante italiano medio ha difficoltà ad usare Facebook, figuriamoci se può insegnare agli studenti come “filtrare” i risultati di una ricerca! 

Quindi, riassumendo, ci troviamo di fronte a due fenomeni:

  • Idioti che non sanno informarsi, anche se hanno un mare di informazioni.
  • Idioti che non sanno informarsi, anche se hanno un mare di informazioni, e si credono di saperne quanto e più dei veri esperti.

Questo è un problema serio. OK, sono il primo a dire che ci sono stati esperti che hanno fatto un mare di cazzate. Siamo italiani, abbiamo visto tutti casi orribili di malasanità dovuta a medici strafottenti, male addestrati o semplicemente incapaci. Abbiamo visto tutti ingegneri, avvocati e architetti fare cazzate incredibili. Resta il fatto che se c’è bisogno di un intervento qualificato, è meglio affidarsi al professionista che al laureato all’università della vita. Una cultura che rifiuta il valore dello studio e della cultura può finire solo così:

 

Musulmani somali discutono il nuovo piano regolatore.

OK, ammetto che la nostra cultura razionalista ha fatto tante porcherie. Resta il fatto che l’alternativa sia un milione di volte peggio. OK, abbiamo avuto il Thaliomide, la Coca Cola, Justin Bieber e tante altre porcherie, ma abbiamo avuto anche la cura per tante malattie e la possibilità di vivere in pace e in sicurezza come non è mai successo nella storia umana.

Il problema in politica

Il merdaio peggiore arriva quando questo discorso viene preso da un politico. Per il politico le masse di ritardati sono una benedizione: gli basta strillare che I PROFEXXORONI ANNO FATTO IL COMPLOTTO PADRONI HA CASA NOSTRA, e gli analfabeti voteranno per lui. Rischiamo di avere il paese governato da gente che crede nelle scie chimiche, nelle sirene, nella Biowashball e nel complotto antivaccinista. D’accordo, possiamo anche non votarli, ma poi ci troveremo tutti con l’USL che prescrive i fiori di Bach e le tinture omeopatiche al posto dei vaccini e delle trasfusioni!

Il problema nelle discussioni comuni

Sembra che i cittadini italiani abbiano seguito perfettamente l’esempio dei politici e dei reality show: non c’è verso di fare una discussione che non finisca come una gara di grufolii tra maiali. Dire “vedi che non è proprio così, ti hanno informato male” è l’equivalente del dire “tua madre mi ha tirato una pompa per cinquanta centesimi.” Correggere uno che sta dicendo una stronzata assurda è impossibile senza fare finire tutto in rissa. Se non sei d’accordo con l’interlocutore, vuol dire che lo odi. Se rifiuti di considerare un altro parere, allora sei un bigotto e un fascio, anche se tale parere è un’idiozia completa. Se affermi qualcosa ti chiederanno prove su prove, ma per loro basta averlo letto di sfuggita su Facebook per renderlo verità eterna.

Questo rende la discussione una perdita di tempo. Molti partono da premesse completamente sbagliate e non hanno la minima idea di come funzioni un ragionamento logico. Non si può discutere con uno che si inventa le leggi della logica e il significato delle parole. Non ha senso doversi mettere d’accordo sul linguaggio da usare prima ancora di iniziare a parlare. Non c’è neanche il tempo di iniziare la discussione, che l’interlocutore è già annoiato e spazientito perchè “fai troppo il professore”. In ogni caso, la maggior parte degli italiani ragiona per sillogismi sbagliati e slogan senza senso ripetuti a memoria, dato che suonavano bene.

 

Conclusioni

  • A volte anche gli esperti sbagliano.
  • Gli esperti sbagliano meno dei laureati all’università della strada.
  • L’opinione di un esperto vale più di quella del giardiniere di Codroipo con la terza elementare. Questo è un dato di fatto, non un’offesa al suddetto giardiniere.
  • In una discussione, devi avere almeno le basi dell’argomento di cui si parla, altrimenti il tuo commento sarà aria fritta.
  • Avere un’opinione o avere studiato all’università di Youtube NON valgono come base. Le basi sono studio o esperienza pratica.
  • Democrazia significa che il tuo voto vale quanto il mio, non che il tuo parere valga quanto il mio.
  • Se ti sembra che ciò non ti riguardi, ricorda che gli ignoranti a volte VOTANO, e che i politici in generale seguono la volontà dei votanti.

 

Vabbè, non avete capito una beata, amatissima minchia di niente. Eccovi un paio di tettone così vi distraete!

 

 

 

 

Suicidio indolore parte 4 – Il metodo Kevorkian, ossia la busta della morte!

Cari idioti suicidi, oggi parleremo di un metodo di suicidio decisamente poco cruento, ossia la exit bag, la busta della morte! Tale metodo è stato descritto dal noto Dr. Jack Kevorkian e migliorato dal giornalista irlandese Derek Humphry, membro fondatore dell’associazione Final Exit Network e autore del testo Final Exit. Potete immaginarvi di cosa si tratti. E’ da notare che tale giornalista parla a ragion veduta, dato che ha “assistito il suicidio” di suo fratello, della sua prima moglie e di suo suocero. Il tutto senza finire in galera nemmeno una volta, in un paese cattolicissimo come l’Irlanda. Tanto di cappello!

Premessa

La tecnica suicida descritta da Humphry è rivolta a malati terminali in preda ai dolori e senza possibilità di guarigione, non a finocchietti emo in preda a problemi psichici. Se fate parte della seconda categoria, chiudete subito questo articolo e cercate di dare un minimo senso alla vostra vita. Queste cose sono per chi ha problemi seri, non per inutili coglionazzi come voi.

I materiali

Il materiale richiesto è veramente poco. Bastano un sacchetto della munnezz, possibilmente pulito, degli elastici o della carta da pacchi e una maschera. Humphry consigliava qualcosa come questa:

Mascherina antipolvere monouso

Ma io preferirei usare questa:

Mascherina diversa

Almeno con la seconda si sdrammatizza il fatto e si regala un sorriso ai soccorritori! In ogni caso, la maschera serve solo ad evitare che la plastica del sacco entri nel naso e in bocca causando una sensazione decisamente sgradevole.

L’ultimo materiale richiesto è una dose forte di sonniferi, ma non è molto difficile farsi prescrivere qualcosa di adeguato.

Il metodo

Di suo, il metodo è veramente semplice. Seguitemi attentamente, e non saltate nessun passo!

  • Una mezza giornata di digiuno, seguita da un pasto leggero, vi metterà nelle condizioni migliori per cominciare.
  • Preparate tutto l’occorrente. Sistematevi in modo che nessuno venga a scassarvi la minchia per almeno tre ore.
  • Prendete un paio di Travelgum o un altro antinausea. Questo serve a evitare che vomitiate tutto.
  • Sedetevi su una sdraio o davanti alla scrivania. Si può fare tutto da distesi, ma è peggio. Mantenete la stanza fredda, il sacco sarà già caldo e soffocante di suo!
  • Ora comincia la parte difficile. Tranquilli, ce la potete fare!
  • Ingoiate di botta tutte le pastiglie di sonnifero che siete riusciti a trovare! Bevete del vino o del superalcoolico per mandare giù il tutto e potenziare gli effetti dei sonniferi.
  • Indossate la maschera!
  • Mettete il sacchetto in testa!
  • Appena iniziate a sentire la sonnolenza, usate gli elastici o la carta da pacchi per stringere il sacchetto attorno al collo! Mi raccomando, non lasciate spifferi!
  • Il soffocamento, unito all’effetto dei sonniferi, vi farà perdere conoscenza in pochi secondi. Tempo mezz’oretta e sarete talmente morti che nemmeno il Dr. House riuscirebbe a salvarvi.
  • Spero che abbiate lasciato il computer acceso e su questa pagina. Me lo merito il riconoscimento, o no?

Maggiori dettagli

Non spegnete il cellulare! Trovare il cellulare spento metterebbe in allerta chiunque! Settatelo in modo da rifiutare le chiamate, come se foste impegnati in una lunga conversazione. Ah, no, mi sa che questo sarebbe ancora più sospetto che trovare il cellulare spento. Mettete in silenzioso, al limite. Fate in modo da avere tutto preparato prima di cominciare. Controllate che il sacchetto sia intatto e senza buchi. Prima del suicidio scrivete una lettera in cui spiegate cosa avete fatto e perchè. Probabilmente non la leggerà mai nessuno se non i barellieri dell’ambulanza in un momento di noia, ma sticazzi.

I farmaci

L’unica cosa minimamente fastidiosa è trovare dei sonniferi potenti, ma è un problema minore. Se non avete niente a casa, dite al medico che non riuscite a dormire bene e che ciò vi rende nervosi e stressati. Fatevi dare la prescrizione, e tornate dieci giorni dopo dicendo che quella roba è acqua fresca e non vi ha fatto effetto. Dite che soffrite di difficoltà ad addormentarvi e che vi svegliate varie volte per notte. Fatevi dare qualcosa di più forte, e tenete la scatola da parte. Quando sarà passato abbastanza tempo per avere finito la scatola, andate dal dottore, ringraziatelo e chiedetegli un’altra scatola, dato che quel farmaco vi ha fatto dormire benissimo e vi fa sentire tranquilli e rilassati. A questo punto avrete una dose letale a disposizione, e il dottore non avrà nessuna responsabilità penale dato che vi ha prescritto un farmaco da SSN nel modo corretto.

Il farmaco perfetto sarebbe un barbiturico, ma è difficile che ve lo diano a meno che non siate VERAMENTE combinati male. Le benzodiazepine sono decenti, e vengono prescritte come le Zigulì. Mischiate ad alcool fanno un cocktail micidiale, perfetto per la exit bag. Figuriamoci i tipi come voi, se hanno problemi nel farsi prescrivere Tavor o Flurazepam! Scommetto che ne avete già dieci confezioni sparse per casa!

NON fate i cocktail di medicine diverse! Varie medicine diverse potrebbero fare interazione, cancellandone gli effetti. Usate solo un farmaco.

Se prendete già psicopaste e altra merda simile è probabile che abbiate sviluppato una tolleranza. State una settimana senza ingollare merda chimica in modo da ripulire l’organismo.

Non è possibile dare una dose ottimale. Quello che sarebbe buono per un cardiopatico di 87 anni per 45 chili potrebbe non esserlo per uno psicolabile venticinquenne di 170 chili dipendente da otto psicofarmaci differenti.

Soprattutto, non cercate di suididarvi usando solo i farmaci. Il SSN fa in modo da non fare circolare roba mortale se non in quantità minime e ben controllate. Prendere un’overdose di farmaci senza la busta significa svegliarsi il giorno dopo con l’ulcera, vivi come prima ma ancora più sofferenti!

 

Rischi

I rischi peggiori sono quelli di non riuscire a ingollare abbastanza farmaci in tempo, e quello di essere scoperti da un benintenzionato. Nel primo caso sono cazzi, si rischia di rendere il tutto abbastanza sgradevole (ma non meno mortale). Nel secondo caso, sono cazzi ancora peggiori, si rischia di sopravvivere con danni cerebrali, finendo così:

 

Aspetti estetici

Il risultato di un suicidio non è mai piacevole, soprattutto dal punto di vista estetico. Questo tipo di suicidio lascia un cadavere tutto sommato pulito, senza sangue e altre schifezze da grattare via dalla moquette. E’probabile che i vostri parenti faranno portare via il vostro cadaveraccio, buttare via le vostre porcherie, riverniciare le pareti della cameretta e che vi dimenticheranno nel giro di una settimana. Almeno con la maschera e il sacchetto nero non sarete uno spettacolo troppo disgustoso.

 

 

Note legali

Con questo articolo non intendo spingere nessuno al suicidio. Il mio intento è documentare questo fenomeno terrificante e scoraggiare i miei lettori dal suicidarsi. Il suicidio è una soluzione estrema a problemi che possono apparire insormontabili sul momento, ma che poi si rivelano essere fesserie temporanee. Suicidarsi è sbagliato, non fatelo. Quando vi suicidate fate piangere quel porco fottuto di Cristo e quella troia plurisfondata della madonnaccia!

Migrazione riuscita, let’s rock!

Cari mongolucci, la migrazione dal Blogspot a qui è riuscita in pieno e non ho dovuto uccidere (quasi) nessuno. Le condizioni sono abbastanza decenti, con godaddy.com ho pagato 5 sterle al mese per lo hosting ottimizzato per WordPress, una piattaforma dignitosissima. Con lo hosting mi hanno regalato un domain .com per un anno, e ci ho aggiunto una layer di privacy per 10 sterle annuali. Tale ID privacy serve per evitare che il mio nome e il mio indirizzo di casa risultino visibili nel database di whois, cosa che potrebbe essere MOLTO, MOLTO, MOLTO PROBLEMATICA.

Lo so che in ogni caso i nostri cari amici della DIGOS mi rintracciano comunque in cinque minuti, ma perchè rischiare, diosmegma?

Per fare la migrazione è bastato scaricare il plugin apposito e dargli le credenziali. Alla fine ho perso molto più tempo per fare il pagamento online che per sistemare il tutto. Sembra essere tutto a posto, a parte qualche riga di testo che ho dovuto giustificare e le didascalie delle immagini.

Per il tema, ho deciso di lasciare qualcosa di minimalista. Alla fine, chi viene qui ci viene perchè vuole tanto tanto bene al Rettiliano Verace, oppure perchè ci è stato mandato da Google dopo avere cercato cose tipo “leccare la fregna di una troiona inglese che si tromba tre negri diversi ogni weekend senza lavarsi”. I miei lettori non sono interessati ad effettini sbrilluccicosi, ma al contenuto. Anche il Sommo blog del compianto Uriel Fanelli aveva un layout a dir poco scarno e nessuna funzionalità particolare, eppure aveva un mare di iscritti.

Vi chiederete perchè ho fatto la migrazione. Semplice. Quando sei ospite su una piattaforma non tua, devi fare quello che dice il padrone di casa. Se quello decide di sbatterti via, di censurarti o di vendersi i tuoi dati personali non c’è nulla che si possa fare per difendersi. Se ottieni qualcosa senza pagare, allora vuol dire che il prodotto in vendita sei TU. Inoltre, hanno seccato il blog di uno che scriveva cose molto meno pesanti di quelle che scrivo io. Dato che aveva più seguito, è evidente che ha attirato segnalazioni e attenzioni sbagliate. Qui sono tranquillo, a meno che non pubblichi qualcosa di pesantemente illegale.

Ora devo solo capire come funziona quel cazzo di Header e come sistemarlo. C’è qualche geek rivoltante in grado di spiegarmelo? A me queste cose danno il voltastomaco, faccio l’elettrotecnico, non il masturbatore di cazzettini HTML…

Post Scriptum: Ho installato parecchi plugin, tra cui uno per cambiare la pagina di login. Controllando con Analytics, ho visto che in pochi giorni mi sono arrivati un mare di tentativi di login da parte di bots brute force. Chissà cosa cazzo si credono di trovarci in questo blog, non faccio neanche e-commerce quindi non c’è proprio nulla da fottere. Mi sono arrivati anche parecchi referral strani. Mi domando chi sia quel tipo di Roma che è finito qui cercando “pedofilia preti bambini fottere chiesa hermanos chicos follen”…

Life in modern England part 20 – il lavoro

Cari mongolini, riprendiamo con i post sull’immigrazione, nella vana speranza che qualcuno di voi inutili cazzari si decida ad emigrare. Oggi parleremo del mercato lavorativo inglese.

Versione breve

E’ un merdaio. Restate a casa.

Versione lunga per utenti alfabetizzati

Negli ultimi anni l’UK ha avuto la stessa mentalità idiota degli italiani degli anni ’80. Le famiglie si sono imborghesite e hanno iniziato a credere di potere fare la scalata sociale facendo studiare i figli. Come risultato, se il figlio aveva il numero giusto di cromosomi e abbastanza cervello per vestirsi da solo, allora “mio figlio deve studiare e diventare qualcuno! Non si deve sporcare le mani coi mestieri!” Il risultato è che tantissimi sono andati all’università, lasciando gli istituti e i corsi professionali a gente che aveva fallito tutti i percorsi scolastici: deficienti, drogati, delinquenti, disadattati e così via. Se ci pensate, nell’Italia dei tempi c’era l’idea che il figlio intelligente doveva andare al Liceo e poi all’università, e che solo i deficienti dovessero frequentare scuole come ITIS, IPSIA o Alberghiero. Ai vecchi tempi ebbi una lite tremenda con mio padre perchè non voleva che frequentassi l’ITIS, una scuola che a detta sua andava bene solo per i figli dei delinquenti. Purtroppo non era l’unico a pensarla così, i primi due anni di ITIS sembravano una classe di riformatorio.
Quale è stato il risultato di questa politica intelligentissima?
Da una parte, abbiamo una quantità enorme di laureati, molti dei quali laureatisi in materie del cazzo. Tali laureati faranno a pugni per i pochi posti da laureato disponibili, e come risultato si troveranno a lavorare in ufficio, in giacca e cravatta, ma con lo stesso stipendio di un lavapiatti. Non scherzo, molti laureati in ufficio guadagnano la “minimum wage” e hanno un debito studentesco di ventimila sterline. Quelli che non riescono a entrare in questi posti meravigliosi finiscono così:
Tipica laureata in lettere classiche
Inoltre, negli ultimi decenni molti posti da ufficio sono stati trasferiti in India o in Cina. Non ha senso pagare un contabile inglese, quando puoi farti fare la contabilità da una ditta indiana o cinese a un ventesimo del prezzo. La lower middle class da ufficio è stata letteralmente sterminata, anche perchè con le tecnologie moderne un impiegato di oggi fa lo stesso lavoro di dieci impiegati degli anni ottanta.
Dall’altra parte abbiamo una massa informe (ma molto puzzolente) di gente con la terza media, ma tanta voglia di impegnarsi e tanta flessibilità. Potete immaginarvi come vengano trattati dai datori di lavoro inglesi.
In questa immagine, Jamal si rende conto di essere uno dei tantissimi analfabeti in fila per un posto da operaio, e capisce che dovrà dare di nuovo il culo in cambio di un contratto da tre mesi.
Anche qui, l’automazione industriale ha reso superflui tantissimi operai. Ormai l’operaio stile “Tempi moderni” non esiste più se non in Cina o in India. L’operaio di oggi deve essere esperto, qualificato e abbastanza affidabile da dargli in mano i comandi di un macchinario da trecentomila euro.
Insomma, in UK come in Italia, quello che manca sono i diplomati qualificati.

Il lavoratore immigrato in UK

Intanto dobbiamo rendere chiara una cosa. Mentre in italia “immigrante” significa automaticamente “negro che fa lavori di merda in condizioni di illegalità”, in UK esistono immigranti di tutti i livelli, anche quelli più elevati. Il problema è la convalida delle qualifiche professionali. Mentre un immigrante ex-Commonwealth avrà la strada facile, per un italiano le cose tendono ad essere molto rognose. Prima di partire, fate in modo di avere informazioni sicure su cosa fare per rendere le vostre qualifiche compatibili con quelle locali. In molti casi vi converrà prendere una qualifica locale.

Sbocchi professionali

Come ho detto, in UK mancano i lavoratori qualificati. Se non siete qualificati, o se avete la laurea al DOWNS, tanto vale che ve ne stiate a casa. Ciò ovviamente non vale se siete giovanissimi e disposti a mettervi a studiare per bene.
Lasciate pure perdere i lavori da ufficio. A meno che non siate già stati a lungo in UK, non conoscete la lingua e la cultura locale e sarete sempre messi in secondo piano davanti ai locali. Magari con una laurea seria potete avere qualche possibilità, ma preparatevi a vedervi passare davanti l’inglesino semianalfabeta solo perchè lui è stato nell’università fighetta british.
Uno degli sbocchi tipici degli immigranti è il servizio sanitario. C’è una carenza ENORME di personale sanitario. Molti ospedali e molte cliniche sono letteralmente disperate pur di avere infermieri, badanti, e tutto il personale medico vario.
Il personale tecnico è molto richiesto. Ho visto parecchie officine, e sono tutte piene di immigranti. Meccanici, saldatori, tornitori, elettricisti, mulettisti, muratori, carpentieri, idraulici, e tutto il resto del popolo tecnico, sono tutti richiestissimi e ben pagati. Ci si può organizzare con una qualifica italiana, ma è difficile. E’ meglio prendersi una qualifica inglese, ma tanto ne prendi una in sei mesi senza spendere più di qualche centinaio di sterline. In generale, lavorare nell’edilizia o nel campo tecnico è molto redditizio, ma considerato un lavoro da immigranti. Chissenefotte, guadagno tre volte quello che guadagnano i fighetti da ufficio! Ovviamente qui si parla di personale tecnico qualificato. Qui non c’è il muratore annero con la terza elementare, se non tra i pakistani.
L’IT è un campo che non conosce crisi, ma è necessaria una qualifica locale di quelle costose. Programmatori e altri geek del genere sono sempre richiesti, e quello è un ambito in cui gli immigranti sono bene accetti. Ovviamente non ti devi infastidire nel lavorare accanto a Pajeet l’indiano che non usa la carta igienica perchè è “impura”.
Insomma, l’UK non è il paradiso, ma ci sono le opportunità lavorative che mancano in Italia. In molti casi si tratta di lavori da immigrante, cioè lavori di merda, faticosi, pericolosi e con orari di merda, ma se non vi piace siete liberi di restare a Secondigliano a fare i pattumini. Anzi, il mio consiglio è di restare a casa, evitate di emigrare che abbiamo già fin troppi napulielli in giro.

Prospettive a lungo termine

La cosa che più importa sono le prospettive a lungo termine. In Italia puoi ancora sperare di saltellare da un posto di lavoro all’altro, ma ti troverai a 65 anni con gli acciacchi, troppo vecchio per lavorare e senza pensione. Almeno qui in UK il sistema pensionistico funziona ancora, l’assistenza sociale funziona (anche se meno di prima), e l’economia gira ancora. Il futuro è una grossa incognita ma sempre meglio del merdaio assoluto che aspetta coloro che resteranno in Italia!

Post Scriptum

Mi sono arrivate varie richieste di aiuto da tipi che lavorano in un ambito completamente diverso dal mio. Grazie per la fiducia, ma io sono un elettricista, cosa cazzo ne posso capire di altri ambiti? Posso solo augurarvi il massimo del successo nelle vostre carriere di collaudatori di preservativi anali, ma non so proprio come aiutarvi. Al  limite, provate a fare una ricerca con il Jobmatch inserendo il tipo di lavoro che cercate o la zona in cui volete andare. Guardando le offerte vi farete un’idea su quali titoli vengano richiesti, sempre che il tutto non sia troppo complesso per i vostri cervellini sminchiati dal Lexotan!

Post su richiesta, la storia della mia vita!

Non ci crederete, ma mi è arrivata una richiesta: qualcuno ancora più depresso, disperato e annoiato di me mi ha chiesto di raccontargli la storia della mia vita! Accetto volentieri, ma vi avverto che è una noia mortale. A differenza del Sommo io non ho voglia di inventarmi minchiate a raffica, quindi mi limiterò alla triste (e noiosa) verità.
Sono nato in una delle zone più fetide della Terronia Saudita, la Siculia occidentale. I miei erano i tipici impiegati fantozziani, gente di famiglia contadina che si trovava di botta in mezzo alla “città” e ne era completamente spaesata. I genitori di quei tempi erano combattuti tra il fatto di non potere più educare i loro figli secondo i metodi contadini che conoscevano, e la confusione di chi non sapeva proprio cosa fare e a chi rivolgersi. Diciamo che a quei tempi non ci capiva un cazzo nessuno! Alla fine, i genitori mandavano i figli all’oratorio o li parcheggiavano davanti alla TV, la loro grande maestra di vita.
Ho passato una giovinezza di merda, come descritta nell’articolo precendente. Delinquenza, munnezz, solitudine, problemi parecchio gravi di salute. Per fortuna mia madre era una quasi insegnante (mai riuscita ad assicurarsi una cattedra dato che non le andava di emigrare) e aveva riempito la casa di libri. A quei tempi la Terronia grondava eroina, le guerre di mafia avevano ridotto la Siculia a un campo di battaglia, i giovani ammiravano le gesta di condottieri come Provenzano, Riina, Matteo Messina Denaro e volevano diventare tutti come loro. Intanto, Falcone e Borsellino saltavano in aria, tra il sollievo di quelli che prima andavano alla manifestazione antimafia, poi avevano l’amicuzzo in Comune che gli “faceva i favori”. Dalle mie parti si dice che abbiano “ammazzato più persone che conigli”, ed è vero. Intanto i condoni edilizi trasformavano un paesaggio decisamente bello in una desolazione postatomica.

 

Pizzo Sella, a Palermo, la “collina del disonore”. E’ tutto abusivo, tutto!

Fatevi una cultura sugli ecomostri QUI. Leggete e piangete, bestie!

Ho cazzeggiato vivendo alla giornata fino a 29 anni, poi ho dato una svolta radicale. Sono emigrato a Parma, città noiosa se mai ne è esistita una. Il boom economico era ancora in corso, ho fatto un corso ENAIP ed ero già pronto a lavorare. Lo stipendio era ottimo, le condizioni di vita decenti. Per la prima volta potevo iniziare a pensare al futuro e non solo a sopravvivere fino al mese successivo.
Poi c’è stato il crac Parmalat. Mezza Parma campava di indotto per le loro industrie. Il crollo è stato velocissimo, quasi incredibile a vedersi. In pochi mesi, un posto che aveva un tenore di vita pari a quello della Germania è andato a puttane. Ora Parma è diventata un posto povero come la Siculia, ma senza sole e con un costo della vita assurdo.
Dopo avere tentato inutilmente di sistemare la situazione, sono tornato in Terronia per raccogliere le idee. Il mio paese natale non era migliorato, anzi era diventato ancora più fetido, chiuso, provinciale e arrogante

Intendiamoci, NON SONO DI ACERRA, ma la situazione è quella.
Qualche mese dopo ho deciso di tentarmi il tutto per tutto. Alla fine, cosa avevo da perdere? Dopo qualche mese di ricerche su Internet mi sono deciso a emigrare in UK, il paese più praticabile per lingua, vicinanza e possibilità lavorative. Ho dovuto passare qualche mese a studiare per una qualifica locale, dato che le mie qualifiche italiane non valevano e che avevo difficoltà serie con la lingua parlata, oltre che con la loro cultura di imbecilli cronici.
Scene di vita in Inghilterra
Dopo un periodo “instabile” ho trovato un ottimo lavoro e stavo iniziando a sistemarmi di nuovo. Purtroppo, dovevo ancora pagare la pena per essere nato in Terronia: un difetto cardiaco ignorato dai medici terroni mi ha mandato in ospedale. Per fortuna qui mi hanno dato subito l’invalidità civile e mi hanno operato d’urgenza. Il lavoro è andato a puttane, ma almeno le operazioni hanno avuto successo e lo Stato si occupa di mantenermi. Fossi rimasto in italia a quest’ora sarei in mezzo a una strada o molto morto.
Adesso mi trovo qui, a godermi la vita dell’invalido civile fino a che non potrò riprendere a lavorare. Tra tutti i membri della mia vecchia comitiva sono l’unico che se l’è passata bene; tutti gli altri sono morti, in galera, in mezzo a una strada a mendicare, in manicomio o peggio. Alla fine, ho fatto la vita di Mark Renton: me ne sono fottuto di tutti, me ne sono andato lasciandoli nel loro brodo e per questo sono l’unico a essere sopravvissuto. Se avessi avuto un minimo di empatia sarei finito nella merda insieme a loro.
Mark Renton, sei il mio idolo!

 

La mia idea? Per me dio, se esiste, è la geografia. Altrimenti, come mai una persona deve fare una vita di merda, per quanto si sforzi e si impegni, solo perchè è nata in un posto di merda? E perchè un’altra deve avere la possibilità di realizzarsi, di studiare, di farsi una vita piacevole solo perchè è nata in un posto civile? Evidentemente, dio odia le persone nate nei posti sbagliati e le vuole fare soffrire, riuscendoci benissimo. Un dio del genere non merita preghiere e non necessita di bestemmie, dato che fa soffrire o gioire le persone solo in base al luogo di nascita. Già il fatto che io sia davanti a un computer e con la panza piena dimostra come dio mi voglia più bene di come ne voglia a buona parte della popolazione terrestre. Evidentemente ero un feto buono e devoto!
Le mie conclusioni? Sono l’unico sopravvissuto a un massacro. Non ho empatia, non ho umanità, non ho alcun legame e non me ne fotte niente di niente. Non venite a chiedermi aiuto e consiglio, vi manderò a cagare (a meno che non mi chiediate come suicidarvi).
Questo sono io. Il mondo mi brucia davanti, io me ne fotto!
Cosa dico di me stesso? Non sono uno dei “buoni”. Ho fatto un sacco di cose orribili, disgustosamente immorali e decisamente illegali, e le rifarei tutte. Molte le ho fatte perchè erano la mia unica possibilità di sopravvivenza, ma molte altre solo perchè ci avevo preso gusto. Ho smesso di farmi illusioni su me stesso e sul resto dell’umanità già da molti anni.
Il Survivor Guilt è una cosa seria.