Life in modern England part 23 – “Bite your tongue”

Branco di coglionazzi, eccovi un altro articolo scritto nel vano tentativo di spiegare qualcosa riguardo alla cultura e alla mentalità britannica.

 

Appena arrivato in UK, ho cominciato a frequentare gente di destra civilizzata e a esprimere le mie idee di destra in maniera estremamente dettagliata e colorita. Una delle prime cose che mi è stata detta in UK è stata: “If you want to live in UK learn to bite your tongue.” Cosa significa questa frase, miei piccoli mongolucci tanto tanto speciali?

SIGNIFICA CHE IN UK VIGE LA DITTATURA DEL POLITICALLY CORRECT

 

Facciamo un esempio pratico. Negli ultimi anni l’UK è stata colpita dal fenomeno delle “Asian grooming gangs“. In pratica sono bande di uomini che si vanno a cercare ragazzine del sottoproletariato inglese, le attraggono regalando alcool, droghe e accessori vari, e poi le ricattano costringendole a lavorare come mignotte. Molte di quelle ragazze vanno dai 12 ai 18 anni e sono costrette a “servire” dozzine di uomini a sera dietro minaccia di morte.

Vari agenti di polizia, assistenti sociali, medici e genitori hanno cercato di intervenire o di coinvolgere le forze dell’ordine. In tutti i casi, sono stati rimproverati, hanno avuto problemi sul lavoro e sono stati accusati di razzismo. Molti di loro sono stati arrestati o costretti a seguire corsi di “sensitivity training” per curarli dalle loro “tendenze razziste”. Eccovi alcuni dei colpevoli dopo la condanna definitiva:

La banda di stupratori di Newcastle. Quella in basso a dx non è Skrillex, ma una donna inglese.

 

Gli stupratori di Rochdale (Manchester)

 

Gli stupratori di Rotherham. Ovviamente sono “Asians”.

 

Gli stupratori di Bristol

 

PER I DEMENTI IN ASCOLTO: qui si parla solo di criminali già condannati. I processi sono già finiti con condanne pesanti. Le violenze carnali sono avvenute davvero, e sono state condannate dal tribunale.

Non notate niente di particolare nei condannati? Proprio niente? Beh, Sarah Champion, una parlamentare di sinistra con la posizione di ministra (all’opposizione) per l’uguaglianza e per i diritti delle donne, ha osato scrivere un articolo in cui diceva che la giustizia inglese ha ignorato per anni le denunce e i rapporti per non apparire “razzista”, e che quelli che provavano a denunciare venivano intimiditi, attaccati, ignorati e accusati di “razzismo”. Secondo il suo articolo, la cultura del Political Correctness aveva coperto gli abusi dei pakistani, perchè era più importante non farsi accusare di razzismo che proteggere delle minorenni dallo stupro. Il suo suggerimento era quello di fornire più supporto e credibilità alle vittime per evitare che fatti del genere possano ripetersi.

L’articolo completo si trova qui.

Ora, provate a immaginarvi cosa sia successo all’onorevole Sarah Champion:

Risposta A) Sarah è stata acclamata per avere osato dire quello che tanti pensano ma non osano dire. Gli inglesi hanno cominciato a smantellare il carrozzone della Political Correctness

Risposta B) Sarah è stata ignorata. Razzismo o non razzismo, quelle persone hanno commesso reati penali che sono stati puniti duramente.

Risposta C) Sarah è stata accusata di razzismo per avere osato parlare male dei pakistani. Il suo stesso partito l’ha pugnalata alle spalle e l’ha costretta alle dimissioni per essere stata RAZZISTAAAAA

Ecco la risposta. Spero ci siate arrivati da soli, ma non credo.

San Nigel aiutaci tu!

Se pensate che l’immagine sia satirica, cliccate qui e avrete una brutta sorpresa.

CONSEGUENZE

Cosa impariamo da ciò? Semplice! In UK non puoi neanche fiatare contro i nostri amici musulmani. Prova a dire una parola contro un musulmano, e la tua carriera è finita. Se una parlamentare donna di sinistra ha avuto la carriera stroncata per avere detto una ovvietà, allora quanto ci metteranno prima di stroncare la carriera a uno di voi? Soprattutto se siete studenti o se lavorate nel campo dell’insegnamento, dire una mezza parola contro un islamico è un suicidio, non importa quanto lui possa avere torto e voi ragione. Le risorse umane (gestite da donne completamente deficienti) e le direzioni scolastiche (idem) vi metteranno in croce solo perchè siete maschi bianchi. Se siete terroni e dite di avere radici middle eastern potete volgerlo a vostro vantaggio, ma è rischioso. In generale, le norme da seguire sono queste:

  • Se dovete dire qualcosa di positivo su qualcuno, dite che è un “Muslim”. Ad esempio, il sindaco di Londonistan è “Muslim”.
  • Se dovete dire qualcosa di negativo su qualche pakistano musulmano del cazzo, dite che è “Asian”. Ad esempio, il vostro padrone di casa ladro e razzista è “Asian”.
  • Non dite mai una parola sull’Islam. Fate finta di non sapere cosa sia. Se qualcuno prova a stuzzicarvi parlando male dell’Islam, fate finta di non sentirlo. Alzatevi e andatevene senza parlare.
  • Ricordate che in caso di contesa al musulmano basta dire: “he is racist!” per avere ragione. Evitate le polemiche perchè non servono a niente.
  • Gli sbirri sono sempre da considerarsi dalla parte del nemico. Anche se molti di loro la pensano come voi, sono la professione più tenuta sotto controllo dal punto di vista della Political Correctness e sono costretti a pesare ogni parola e ogni gesto pena licenziamento. Se dovete avere a che fare con loro non dite una parola senza l’avvocato. Al massimo confermate i vostri dati personali.
  • Evitate di commentare su fatti di cronaca o su avvenimenti. Qualunque cosa vi chiedano, fate finta di non saperne niente. Nessuno potrà mai condannarvi se apparite stupidi e ignoranti. Meglio stupidi e ignoranti che colpevoli di psicoreati!
Il mio atteggiamento verso la Political Correctness

Life in modern England part 22 – la cuntishness

Cari amici, oggi parleremo di uno degli aspetti tipici della cultura inglese, la cuntishness, ossia il comportarsi da cunt. Ma cosa e’ la cunt?

Letteralmente la parola cunt indica la fregna ed è un termine estremamente volgare. Alcuni lo traducono con “stronzo” o “figlio di puttana“, ma la traduzione è imprecisa. Così come il termine terronide “cazzimma” indica generalmente tutto il modo di pensare del terronide saudita mafioso/camorrista e la sua pretesa di credersi più furbo e sveglio di tutto il resto dell’umanità, il termine inglese “cunt” indica proprio il modo di vivere e di pensare degli inglesi. In pratica non si può capire il termine cunt senza avere avuto a che fare personalmente con degli inglesi e col loro modo di vivere e di rapportarsi con l’universo. Sentiamo cosa dice a proposito uno degli arcieri inglesi della battaglia di Agincourt:

In generale, il cunt è il comportamento di quell’inglese proprio stronzo, fastidioso, cattivo, prepotente e offensivo nell’anima. Lo si può tradurre con “tipica strafottenza anglosassone”, ma più che un comportamento è un modo di vivere. I punti più importanti da considerare sono questi:

  • Il cunt non ci guadagna niente a fare il cunt. Le sue offese e le sue cattiverie sono assolutamente gratuite.
  • Il cunt non reagisce a degli insulti o attacchi. Il cunt comincia a comportarsi da cunt appena ti vede per la prima volta, senza nessuna provocazione possibile. Tale comportamento lascia stupefatto lo straniero, che arriva a chiedersi: “ma questo coglione mi ha preso per qualcuno che gli ha fatto uno sgarbo? Io non l’ho mai visto in vita mia!”
  • Il cunt non smetterà mai di fare il cunt, non importa quanto cortese o diplomatico sia quello che lui sta maltrattando.
  • Le prepotenze del cunt spesso sono cosette da niente, vere bambinate che lasciano la vittima stupefatta. Ci si chiede perchè il cunt si dia la pena di fare quelle bambinate, ma non c’è risposta. Cunts will be cunts.
  • Il problema serio è quando il cunt ha una posizione di potere. In tal caso, l’unica cosa da fare è levarsi dalle palle immediatamente. I posti infestati da manager o supervisor affetti da cuntishness sono incredibilmente sgradevoli, anche perchè tutti quelli che non sono masochisti, coglioni o disperati se ne vanno appena possibile.
  • Il cunt si può gestire solo con la violenza. Una minaccia credibile, preferibilmente attuata in un posto tranquillo senza telecamere, renderà il cunt gestibile. In ogni caso, il cunt continuerà ad essere un cunt, si terrà solo più lontano da voi e cercherà di farvi le prepotenze in modo più subdolo.
  • Gli inglesi conoscono benissimo il fenomeno della cuntishness, e lo considerano uno dei tanti fatti spiacevoli ma inevitabili della vita, come la guerra, le tasse, le malattie o i terroni. Lamentarsi con un inglese perchè un altro inglese si comporta da cunt non serve a niente, al massimo si stringerà nelle spalle e vi dirà: “British people are cunts. Get over it.

Ipotesi

Alcuni ipotizzano che il fenomeno della cuntishness venga dal fatto che in UK alcoolismo e tossicodipendenza sono problemi endemici, e che ciò fotta completamente la loro testa. Molti inglesi sarebbero considerati “alcoolizzati seri” se vivessero in altri paesi. In UK è normale vedere gente andare al lavoro con i postumi del doposbronza o direttamente ancora ubriaca dalla sera prima, cosa che in Italia non sarebbe accettata se non tra i muratori veneti.

Un altro problema gravissimo della gente inglese è il consumo enorme di erba, in particolare di una forma orribile di super skunk geneticamente modificata che causa nervosismo, paranoia e aggressività che durano molto a lungo dopo la fumata. In generale fumo ed erba inglesi fanno schifo e hanno un effetto veramente pesante, particolarmente nei cannoni misura cavallo che fumano qui.

Tralasciamo il fenomeno cocaina, per favore. Se vivete a Londonistan avrete già capito di cosa sto parlando. Meno se ne parla meglio è.

Conclusioni

 

Se avrete a che fare con gli inglesi, prima o poi avrete a che fare con un cunt. Non fatevi problemi, sono loro ad essere cunt di natura e non voi ad avere sbagliato qualcosa. Imparate a gestirli e a considerarli parte del paesaggio.

 

Life in modern England part 21 – Le offerte di lavoro

Cari amici, oggi parleremo delle offerte di lavoro in lingua inglese. Come avrete già capito, i nostri amici inglesi hanno una concezione particolare del modo in cui bisogna usare la lingua. Ciò vale particolarmente negli ambiti fighetti corporativi.

Un esempio di tale mentalità viene dalle offerte di lavoro, che usano un linguaggio particolare in modo da ammantarsi di un’aria di professionalità e mistero anche quando stanno cercando personale importante per l’ufficio o stagisti.  Per vostra grande fortuna, oggi il Rettiliano Verace vi insegnerà cosa vogliono dire tutte quelle frasi misteriose che si trovano nelle offerte di lavoro! Non che ve ne fotta niente, siete un branco di coglioni sotto benefits la cui massima aspirazione è servire ò cafè annero nella bettola di Don Ciro ò camorrista… Vabbè, ogni scrittore ha i lettori che si merita.

 

Entry level job

Questo è l’equivalente del nostro “cercasi apprendista con esperienza”. Il titolare ha bisogno di qualcuno che gli faccia un lavoro, ma vuole pagarlo con sputi in faccia e biglietti usati del tram. Se vi assumeranno, pretenderanno che voi ne sappiate più di un esperto, vi pagheranno meno di un lavacessi e vi tratteranno di merda dato che vi stanno “insegnando il mestiere”. Ovviamente, faranno di tutto per spremervi senza insegnarvi niente, non sia mai che iniziate a chiedere una paga decente. Dopo un po’, vi renderete conto che la paga è da entry level, ma il lavoro non lo è. Evitate pure di chiedere un aumento o un contratto decente, è più probabile che il titolare vi faccia trombare sua figlia.

 

Fast-paced environment

Il posto di lavoro è un inferno dantesco, con dieci persone che lavorano nello spazio per cinque persone, con le risorse di quattro persone e facendo il lavoro di venti persone. Sono tutti isterici, urlano tutti come pazzi, sono costretti a fare ore di straordinario non pagato per rientrare nel carico di lavoro, e hanno un bisogno disperato di qualcuno che li aiuti. Il problema è che nessuno ha il tempo per inserire il nuovo arrivato, non ci sono le risorse per farlo lavorare, il budget è già finito e nessuno ha idea di come inserire il nuovo arrivato, dove e perchè. In compenso, se sapete imboscarvi bene e fare finta di lavorare nessuno vi verrà a scassare la minchia finchè il titolare non si farà i conti e non vedrà che essenzialmente non avete portato nessuna differenza sul carico di lavoro. Insomma, il posto perfetto per un parassita furbo con tanta parlantina.

Un’altra caratteristica è il cambiare continuo delle idee e degli obiettivi aziendali a seconda delle liti interne tra i manager. Vi può capitare di passare tutta la mattina a fare un lavoro, e tutto il pomeriggio a disfarlo perchè la moglie del manager ha cambiato idea. Tanto vi pagano uguale, ma per uno che ci tiene a fare un buon lavoro ciò è una tortura.

 

Looking for a self starter

Il titolare aveva una sola persona che sapesse fare andare avanti la baracca a prezzo di sforzi inenarrabili. Purtroppo lo ha spremuto tanto e gli ha rotto tanto i coglioni che quello è finito in manicomio con la camicia di forza, oppure si è licenziato. La risposta del titolare è stata: “Ah, ma chi cazzo ti credi di essere, tanto ne trovo quanti ne voglio che facciano il tuo lavoro!

Adesso, la ditta è in condizioni di emergenza. Il sistema che prima funzionava ora è andato completamente a puttane, e nessuno sa cosa fare. Non ci sono manuali, non ci sono guide, tutto è stato modificato manualmente, e l’unica persona al mondo che potrebbe aiutarvi si trova in una stanza imbottita con un’infermiera che gli sta iniettando le benzo. Oppure, la persona che c’era prima di voi sta benissimo, ma non si sognerebbe mai di aiutarvi perchè vuole solo che la ditta fallisca e il titolare finisca per vendere il culo.

Questa situazione potrebbe volgersi a vostro vantaggio se siete abbastanza esperti da scardinare via il vecchio sistema e costruirne un altro a partire da zero, ma si tratta di un lavoro enorme. Tra parentesi, se quello che c’era prima se ne è andato probabilmente aveva ottimi motivi per andarsene.

 

We work hard, we party harder

L’ambiente di lavoro è un tale inferno che l’unico modo possibile per sopravvivere è farsi di cucaina tutta la settimana e passare tutto il weekend a stordirsi di calmanti o a ubriacarsi fino allo svenimento. Tale situazione è comune tra i venditori, ma si trova anche in altri ambiti.

FATTORI A SFAVORE: Dovete avere a che fare tutto il giorno con gente rincoglionita e paranoide. In poco tempo comincerete a somigliare a Lapo Elkhan. Le emorragie nasali sono fastidiose.

FATTORI A FAVORE: Nessuno si farà problemi quando andrete al lavoro ubriachi e pippati. Di solito c’è anche lo spaccino aziendale. Si fanno dei bei soldi, ma vanno via molto velocemente.

 

Salary up to XXX pounds per year

Pagano a commissione. Devo dire altro?

 

Be your own boss

Pagano a commissione, e devi pure pagare per attrezzature, formazione e altro.

 

Looking for somebody who can commit

Non riusciamo a tenerci le persone, dato che le trattiamo di merda e le paghiamo a sputi in faccia. Tutti quelli che non sono disperati se ne vanno schifati in tempo niente. Gli unici che restano non sanno fare assolutamente niente e hanno mentito come puttane sul CV. Vogliamo qualcuno che rimanga, qualcuno che capisca come lavorare per noi sia un ONORE! Altro che chiedere paga e trattamento decenti! Dovreste essere voi a pagare noi per consentirvi di lavorare in una ditta meravigliosa come questa!

 

Get on with a wide range of personalities

Cerchiamo qualcuno che sappia lavorare in team insieme a un sadico coprofilo, a un uomo che si lava due volte l’anno, a un nu-male femminista e a un cocainomane isterico con gli attacchi di paranoia. Dovete saper fare teamworking, qualunque cosa essa sia.

 

Looking for a motivated individual to start with immediate effect

Non abbiamo tempo e risorse nemmeno per spiegarvi dov’è il bagno. Rispondete solo se siete in grado di iniziare a lavorare immediatamente senza nemmeno un secondo di formazione. Quello che c’era prima se ne è andato sbattendo la porta dopo avere scugnato la faccia al project manager con un cazzotto. A proposito, cerchiamo anche un project manager.

 

An opportunity to join the business at an exciting time of transition

Uno dei vecchi manager se ne è scappato a Capo Verde con i soldi, le puttane e tutta la cucaina che c’era in cassaforte. Metà dei dipendenti si sono licenziati, gli altri non sanno che pesci pigliare. Non ci capisce più un cazzo nessuno, e se chiedete cosa si deve fare vi arriveranno dieci risposte differenti. Non sappiamo neanche se ci sarà ancora la ditta nei prossimi due mesi. I pochi dipendenti che sono rimasti sono scazzati a morte, stressati e impauriti. Non provate a parlarci, o vi prenderanno a sberle.

 

Customer focused

Cerchiamo uno che prenda insulti da parte dei clienti che abbiamo truffato. Si richiede capacità di sopportazione e conoscenza del vernacolo locale. Si consiglia l’acquisto di un giubbotto antiproiettile.

 

Responsibilities include escalating feedback to a senior level

Cerchiamo uno che sappia riparare alle minchiate combinate dal senior manager, ma senza offenderlo e senza farlo sentire un coglione. Insomma, un leccaculi di professione al livello di Smithers dei Simpson.

 

Flexible approach to working hours

Scordatevi di avere una vita fuori dal posto di lavoro. Vi conviene mettere una brandina nel ripostiglio.

 

A unique opportunity to work for a highly prestigious firm

Vogliamo sentirci importanti e credere di lavorare per un posto prestigioso. Se fossimo un posto prestigioso riconoscereste subito il nome della compagnia.

 

Flexible and willing to perform other tasks as assigned

Vogliamo uno schiavo che non si faccia problemi se viene chiamato in continuazione da tutti per fare i lavori di merda che nessuno ha voglia di fare. Non vi potete rifiutare in nessun caso, e se a fine giornata non siete riusciti a finire il vostro lavoro vi tocca prendervi le male parole, restare e finirlo. Solo per veri masochisti.

 

Huge opportunities to grow

Non pagano un cazzo, e vi faranno fare un lavoro con una posizione bassissima, che normalmente non vi sognereste neanche di accettare. Però la ditta è in crescita, e mentre state lavorando come spugnetta per francobolli potrete consolarvi al pensiero della vostra promozione, che arriverà presto se dimostrerete lealtà verso l’azienda. Davvero. Verità, è.

 

High achiever, driven to success

Cercano una testa di minchia che faccia straordinari a gratis e che si accolli anche di pulire i cessi con la lingua in cambio della promessa di una promozione. In fondo, a che servono le domeniche a casa se puoi avere una promozione a vice-assistant-project-nerchia manager appena sarà approvato il nuovo budget?

 

We require 25-30 years of experience with graphene nanotubes forging

Poniamo dei requisiti assurdi per sentirci più importanti, ma lo sappiamo bene che qualcuno con requisiti simili non perderebbe mai tempo in un cagaio di ditta come la nostra. Tranquilli, tanto lo sappiamo bene che il 98% dei CV che arrivano sono falsi e non perdiamo neanche tempo a leggerli. Fate finta di non notare che i nostri requisiti sono assurdi, e noi faremo finta di non notare che avete mentito come puttane sul CV.

 

Extensive knowledge of CAD II, Blender and Wolfram Mathematica

Vedi sopra. Se non siete completamente ritardati bastano pochi giorni per imparare a usare le funzionalità base dei programmi, e questo è quello che basta nel 95% dei lavori. Tanto, lo sappiamo che le funzionalità avanzate non le conosce nessuno e le dobbiamo spiegare noi. Basta solo che non vi presentiate senza avere mai neanche aperto il programma.

 

Strong track record in managing a team of several hundred people from different cultures

Vedi sopra. Uno che abbia questo tipo di esperienza non va a cercare lavoro dato che sono le ditte a fare a pugni pur di prenderselo. Sappiamo bene che non troveremo mai uno con esperienza simile, ma lo cerchiamo lo stesso. Basatevi sulle “trasferable skills” e cercate di spiegare come le vostre esperienze di animatore in un asilo di Codroipo possano aiutarvi nella gestione di un team formato da decine di cardiochirurghi provenienti da vari continenti. Se avete una tale faccia da culo da raccontare una balla simile, allora sarete perfetti per il posto di lavoro.

 

Un altro porco ateo

Cari amici, perdonate la mia assenza ma per ora quella creatura vermicolante detta Dio ha deciso di lasciarmi senza Internet. Eccovi un’altra serie di vignette, le uniche cose del mio blog che vengono lette e copiate da voi branco di merde. Buona lettura, e buona copiatura.

 

 

 

Ah, quasi dimenticavo, vogliamo festeggiare la fine del meraviglioso mese del Ramadan? Su, facciamolo prima che diventi obbligatorio!

 

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea – Libro 2.51 – L’Islam è compatibile con la democrazia?

2.51 L’Islam è compatibile con la democrazia?

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! – Corano, 8.12[1]

L’Apostolo di Allah disse: “Sono stato reso vincitore dal terrore inflitto al cuore del nemico” – Hadith Bukhari[2], Volume 4, Libro 52, Numero 220

Colui che semina il terrore negli altri vive egli stesso continuamente nella paura.” – Claudiano, poeta latino

A volte sono infastidito dal dovere passare un sacco di tempo a confutare l’Islam, un’ideologia malata fino al midollo che dovrebbe essere irrilevante nel ventunesimo secolo. Però c’è un lato positivo: il confronto con l’Islam ci costringe ad affrontare i difetti della nostra stessa società. Ad esempio, ci ha fatto notare come il nostro sistema educativo e i nostri media siano pieni di odio anti occidentale e di idiozie ideologiche, lasciti della rivoluzione culturale degli anni ’60 e ’70[3], che ci hanno reso incapaci di percepire l’Islam come la minaccia che è. Quindi, prima di chiederci se l’Islam sia compatibile con la democrazia, dobbiamo chiederci quali siano le condizioni per fare funzionare un sistema democratico.

Quali sono le forze e le debolezze di un sistema democratico? Cosa sono le “libertà democratiche”? Suffragio universale è sinonimo di libertà? Con “democrazia” si intende la capacità di un popolo di influenzare le politiche del proprio governo tramite mezzi non violenti, ma questa è solo una definizione astratta. Nelle città stato dell’antica Grecia solo un decimo della popolazione aveva diritto al voto. La democrazia descritta nella Repubblica di Platone è vicina all’anarchia. Platone metteva in evidenza i difetti del sistema democratico, senza dubbio seguendo l’esempio del suo maestro Socrate che criticava gli ateniesi quando qualcuno usava i trucchetti retorici per arrivare al potere. Le critiche di Socrate gli valsero un’accusa di avere “corrotto i giovani”, un processo e una condanna a morte. Questa esperienza portava Platone a definire la democrazia ateniese come un sistema di governo ingiusto. Platone vedeva un governo giusto sotto la guida di una casta di filosofi o di un re-filosofo. Nel suo “mito della caverna”, le persone erano incatenate in una caverna con un fuoco dietro di loro. Queste persone scambiavano le ombre sulle pareti della caverna per la realtà. Secondo Platone, il compito del regnante era illuminare le masse e mostrare la realtà dietro le ombre.

Nel suo libro “Politica”, Aristotele[4], criticava il sistema democratico e descriveva i vari metodi di governo:

“Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politica. (…) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.”

Tutti i tipi di governo hanno la possibilità di essere corrotti in tirannie e in abusi di potere. Platone non capiva che sarebbe stato possibile istituire regole per attenuare gli effetti negativi della democrazia, anche se non per eliminarli del tutto. Anche i padri fondatori della costituzione americana erano scettici riguardo alla democrazia diretta e temevano che sarebbe degenerata in un governo della plebaglia. Il loro ideale era una repubblica costituzionale con una democrazia rappresentativa definita dalla costituzione. I cittadini sarebbero stati governati dalla legge, impedendo così alla maggioranza di tiranneggiare sulle minoranze. John Adams chiamava questo governo un “governo dato dalle leggi, non dalle persone”.

La Costituzione americana si era ispirata al pensatore francese illuminista Montesquieu, famoso per la sua teoria della separazione del potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, con sistemi per evitare che ognuno dei tre rami potesse prendere il sopravvento sugli altri. Gli Stati Uniti hanno una forte separazione tra i poteri, mentre gli stati europei hanno democrazie parlamentari con meno separazione in cui il governo (potere esecutivo) dipende dalla legislatura. La democrazia con questi sistemi di controllo ha funzionato decentemente bene, ma come tutte le invenzioni umane non è perfetta. Il sistema ha i suoi critici. Nel suo libro How the West Was Lost[5], Alexander Boot descrive i difetti dell’occidente moderno. Non sono pienamente d’accordo con lui, ma alcuni dei suoi punti di vista sono interessanti.

Ad esempio, per lui nel mondo greco-romano la parola “democrazia” aveva le stesse implicazioni di quello che noi chiameremmo un “governo della mafia”. “I padri fondatori della repubblica americana non hanno mai usato quella parola, così come non l’ha mai usata Lincoln. Un cittadino francese o britannico vive una vita completamente controllata da un governo centrale che agisce al di fuori del suo controllo. Il cittadino paga metà del suo stipendio a uno stato che incrementerà sempre il suo potere pur di estorcergli altri soldi. Lo stesso cittadino apre il giornale e ogni volta scopre che lo stato gliene ha fatta un’altra, che si tratti di distruggere l’educazione dei suoi figli, alzargli le tasse, decimare le forze armate che lo proteggono, chiudere il suo ospedale o lasciare libero un assassino. In breve, se definiamo la democrazia come una condizione che permetta agli individui di esercitare la loro libertà di scelta, allora la democrazia col suffragio universale non mantiene questa promessa.”

Boot descrive il pericolo proveniente dalle leggi censorie del Politically Correct: “Le leggi contro il razzismo non servono a punire atti criminali. Servono ad affermare il potere dello stato nel controllo dei pensieri e delle opinioni dei cittadini, oltre che delle loro azioni. Uno stato capace di perseguire una persona per i suoi pensieri potrà perseguirne migliaia, e lo farà appena sarà abbastanza potente per farlo. Possiamo predire che in una decina di anni sempre più persone in Europa e in Nord America saranno mandate in prigione non per avere fatto qualcosa di sbagliato, quanto per avere avuto un’opinione sbagliata.”

Lee Harris[6], autore di “The Suicide of Reason”, si chiede quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della ragione moderna. La domanda fatta da Johann Herder è:

Quale tipo di cultura ci vuole per creare un pensatore critico come Immanuel Kant? Quando Kant ha scritto la Critica della ragion pura ha demolito sistematicamente tutte le prove tradizionali dell’esistenza di Dio, eppure non è stato fatto a pezzi dai credenti di Koningsburg.”

I cinici potrebbero dire che non lo hanno fatto perchè non hanno capito quella tesi di ottocento pagine, di certo non facili da leggere. Rimane il fatto che Kant ha potuto scrivere la sua tesi nell’Europa ottocentesca, e che sarebbe stato ucciso se avesse provato a scrivere nel mondo musulmano. Questa è una delle ragioni per cui la rivoluzione industriale e la rivoluzione scientifica sono avvenute in Europa e non nel mondo islamico. Quindi, come vengono trattati i liberi pensatori nell’Europa occidentale del ventunesimo secolo? Nel mio paese il garante per l’uguaglianza tra i sessi è diventato il garante contro le discriminazioni. I suoi doveri includono la vigilanza contro le discriminazioni verso altre culture e religioni. Chi viene accusato di queste discriminazioni deve fornire prove della sua innocenza. Questa istituzione è un’inquisizione multiculturalista, la negazione della verità in favore di una menzogna ideologica. Galileo Galilei ha dovuto subire lo stesso trattamento secoli fa. L’inquisizione moderna non potrà uccidere, ma potrà rovinare una carriera e una vita professionale, il tutto per avere osato affermare che non tutte le culture sono uguali. Cosa è successo alla libertà negli ultimi duecento anni? E’ possibile che Kant, che viveva in uno stato tedesco senza democrazia, potesse criticare gli aspetti basilari della religione locale, mentre nell’occidente del ventunesimo secolo ci sono conseguenze sociali e legali per avere criticato altre religioni e altre culture? La libertà di coscienza e di parola non sono una conseguenza automatica della democrazia. Ci serve un nuovo illuminismo per riempire il vuoto causato dalla Political Correctness.

Ho steso una lista di condizioni per un sistema democratico funzionante:

Ci deve essere un popolo, ossia un gruppo di persone con un legame che prescinda dalla politica. Questo legame deve includere qualcosa in comune tra i cittadini e un rapporto di fiducia tra i governanti e il popolo. Ci deve essere un sistema di sanzioni per permettere al popolo di rimuovere politici incompetenti o corrotti. La crescita delle istituzioni sovranazionali ha indebolito il legame tra i membri dell’elitè e gli stati nazionali che sono chiamate a rappresentare. Il popolo è stato diluito dal multiculturalismo e dall’immigrazione. Nel popolo ci deve essere libertà di parola assoluta, con la possibilità di discutere di tutti gli argomenti. Per vari motivi, questa libertà ora non esiste più. Gli attivisti della sinistra chiedono una censura formale e informale di tutti gli argomenti seri. Nel frattempo, i media non fanno più da contrappeso ai politici dato che sono dalla stessa parte. Nel popolo, la presenza musulmana deve essere minima. L’Islam è nocivo alla società democratica per vari motivi che spiegherò più avanti. Uno di questi è la paura di attacchi fisici contro coloro che criticano l’Islam. Il clima di terrore impedisce ogni possibilità di tenere un discorso libero e civile. Un altro motivo è il risentimento causato dalle continue richieste dei musulmani per leggi speciali e trattamenti di favore. Un altro motivo è dato dalle discriminazioni verso i non musulmani, anche verso quelli che non criticano l’Islam. Questo comportamento aggressivo è parte integrante della Jihad. L’entità territoriale che ospita il popolo deve controllare i propri confini. Una nazione che non riesce a distinguere tra cittadini e non cittadini cesserà di funzionare.

Quello che fa paura di questa lista di condizioni è che ormai nella società europea queste condizioni non esistono più. Non siamo cittadini ma sudditi, vittime di un destino scelto da altri. Siamo cittadini solo se possiamo influenzare il modo in cui si spendono i soldi delle nostre tasse. Siamo sudditi se paghiamo tasse che altri decideranno come spendere. Il controllo dei confini e la sovranità della nazione sono condizioni indispensabili. Non ha senso avere un processo democratico se un’autorità esterna può decidere al posto nostro. Questa nozione di sovranità è stata distrutta dall’influenza delle Nazioni Unite e dalle leggi internazionali. Non si può avere sovranità in un’Europa in cui il settanta per cento delle leggi vengono decise dall’UE. I parlamenti nazionali sono ridotti a figure insignificanti. Si può affermare che le nazioni europee non sono più democrazie in senso stretto. Gli europei hanno diritto al voto, ma non hanno democrazia e non hanno nemmeno un poco di libertà.

Come mai l’Unione Europea non è democratica? Primo, per la sua estensione, secondo per l’enorme strato di burocrazia che si porta dietro. Nel suo libro The Road to Serfdom, lo scrittore F.A. dichiara che[7]:

Come possiamo preservare la democrazia o portare avanti lo sviluppo se le decisioni vengono prese da un’organizzazione troppo grande per essere compresa dalla persona media? La democrazia funziona solo se c’è una possibilità di autogoverno locale per i cittadini e per i leader locali. Quando la scala della politica diventa così grande che le conoscenze richieste per capirla sono appannaggio esclusivo della classe burocratica, essa perde di vista il senso di responsabilità verso i problemi dell’uomo comune.”

Non è solo una faccenda di dimensioni, dato che lo stesso sistema funziona meglio negli USA. La causa principale per la perdita della democrazia in Europa è la mancanza di freni al potere degli organi UE. Nel 2006[8], la European Court of Auditors, ossia il garante finanziario UE, si è rifiutata di approvare il bilancio UE dato che era pieno di ruberie e di errori. Ciò è avvenuto per dodici anni di fila. [9]. Metà dei progetti finanziati dalla Commissione Europea non sono stati monitorati correttamente. Queste storie di corruzione non appaiono nei media europei. La Commissione Europea è il “governo” UE, ossia il governo di circa mezzo miliardo di persone in tutta Europa, eppure non è riuscita a tenere i conti del bilancio per dodici anni di fila. Una cosa simile sarebbe stata impensabile negli USA. La Commissione Europea riesce a evitare di rispondere dei propri errori dato che non è controllata da nessuno, ed è stata progettata così fin dall’inizio. Così come il Politburo della vecchia URSS, la Commissione non deve rendere conto a niente e nessuno. Ovviamente è più facile mantenere una democrazia in uno stato piccolo e trasparente che in uno stato più grande. Nonostante ciò la Svezia, il paese europeo con le tasse più elevate, è la nazione più dittatoriale di tutte e non ha libertà di parola. Il problema della Svezia non è dato dalle sue dimensioni, quanto dal suo enorme apparato statale. Forse la democrazia ha bisogno di un limite all’influenza dello stato e della burocrazia. In uno stato tradizionale preindustriale, il regnante non aveva il consenso popolare, ma lasciava i cittadini in pace finché pagavano le tasse. Ciò non vale nelle nostre nazioni democratiche. Le nostre scuole sono piene di corsi che disprezzano la nostra cultura ed esaltano la “tolleranza” verso l’Islam. Abbiamo il divieto di insegnare la nostra cultura e i nostri valori ai nostri figli. Questa la chiamate libertà?

Øystein Djupedal[10], ex ministro dell’educazione e ricerca del partito socialista di sinistra norvegese, ha affermato pubblicamente che: “Penso che sia sbagliato dire che i genitori debbano crescere i figli. Hilary Clinton diceva che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma io penso che il villaggio dei nostri tempi sia l’asilo nido.” In Norvegia il ministro dell’educazione si occupa di tutta l’educazione, dagli asili alle università.

C’è una ragione cruciale per la mancanza di democrazia nell’Unione Europea, ossia l’inesistenza di un popolo “europeo”. Le persone in Europa si definiscono italiane, inglesi, polacche, spagnole e così via, ma non europee. Invece gli statunitensi si considerano prima di tutto americani, anche se il multiculturalismo incoraggia le doppie culture come la cultura afroamericana o asiatico-americana. Questo tipo di tribalismo culturale rappresenta una minaccia verso la democrazia americana. Se la maggioranza bianca decidesse di considerarsi europeo-americana ci sarebbe il crollo del paese. Il politico Carl I. Hagen[11] del Progress Party critica il fatto che un cittadino straniero sia alla guida dell’ufficio per l’immigrazione in Norvegia. Eva Joly, magistrato francese nata in Norvegia e nota per le sue battaglie contro la corruzione, critica Hagen: “Dare per scontato che la cittadinanza o la nazionalità di una persona influiscano sulla sua capacità di svolgere un compitò è un modo di pensare superato. Non pensiamo più in termini di nazione, quanto in termini di Europa o di mondo. Abbiamo il dovere di assumere gente da altri paesi.” La Joly ha cittadinanza francese e norvegese, ma si considera europea. Quando incarichiamo qualcuno di svolgere un compito importante, gli chiediamo di prendersi cura dei nostri interessi e non dei cosidetti “interessi globali”. Come possiamo dare la fiducia a qualcuno che non ha alcuna lealtà verso il nostro paese? Secondo il filosofo inglese Roger Scruton, i membri delle elites liberali non soffrono di xenofobia, ma di oikofobia, ossia paura e odio morboso verso la propria casa. Scruton scrive nel suo libro The West and the Rest: Globalization and the Terrorist Threat, che la caratteristica dell’occidente è la nostra idea di Stato[12]:

Lo stato personale è caratterizzato da una costituzione, dalle leggi e da rappresentanti con un mandato fisso. Le decisioni arrivano tramite un processo che può non essere completamente democratico, ma che include ogni cittadino e che ogni cittadino può influenzare. Gli Stati preferiscono negoziare piuttosto che costringere, e sono portati alla pace più che alla guerra. Lo Stato deve rispondere ai propri cittadini, e i suoi cittadini devono rispondere delle sue decisioni dato che hanno partecipato al processo politico.

Per fare funzionare questo processo democratico ci devono essere un legame e un’identità che vadano oltre il colore politico. Ci deve essere una comunità con degli interessi in comune. Ciò non vale nei paesi islamici, dove l’ideale è la comunità globale dei fedeli musulmani (Ummah) e il Califfato. I concetti come stato nazionale o integrità territoriale non hanno corrispondenti nella giurisprudenza islamica, cosa che spiega la difficoltà nello stabilire la democrazia nei paesi musulmani.

Secondo Scruton, lo stato personale occidentale è sotto attacco da due fronti. Le istituzioni sovranazionali stanno distruggendo il senso di comunità dall’alto, mentre l’immigrazione selvaggia lo sta distruggendo dal basso. L’UE, tra le altre istituzioni, sta “distruggendo velocemente le giurisdizioni territoriali e le identità nazionali che hanno legittimato gli stati europei fin dall’Illuminismo, senza sostituirle con qualcosa d’altro.” Anche se per gli individui del terzo mondo ha senso trasferirsi in Occidente, tale immigrazione sta distruggendo ciò che erano venuti a cercare:

I vantaggi politici ed economici che portano le persone ad immigrare in Occidente sono dovuti alle sovranità nazionali. Purtroppo tali sovranità possono resistere solo fino a che i confini sono controllati. Le legislazioni sovranazionali, insieme alla cultura del ripudio delle sovranità, stanno mettendo fuori uso le condizioni che rendono possibili le libertà occidentali.”

Scruton commenta che per la prima volta da secoli l’Islam si sta comportando come “un singolo movimento diretto verso uno scopo” e che “il fattore principale in questa unità è il processo di globalizzazione diretto dalla civiltà occidentale.” Secondo lui ciò è il risultato della prosperità occidentale, del sistema legale occidentale, del commercio bancario occidentale e del sistema di comunicazioni occidentale che ha permesso a gente da tutto il globo di comunicare le proprie idee. E’ ironico come la civiltà occidentale dipenda da un’idea di cittadinanza che non ha niente di globale, anzi si basa sulla sovranità territoriale e sulla giurisdizione locale, mentre l’Islam militante (del tutto sconosciuto in Occidente fino a pochi anni fa) dipenda da un’idea globale. La globalizzazione “permette all’islam militante di fare ciò che voleva fare fin dai tempi della sconfitta degli Ottomani.” Grazie alla globalizzazione ora esiste “una Umma globale, che si identifica attraverso i confini in una forma globale e che si attacca come un parassita alle istituzioni e alle tecnologie prodotte dal mondo occidentale.”

Scruton si pone due domanda difficili: La globalizzazione ha reso possibile una comunità musulmana globale, da sempre un ideale irrealizzabile per i musulmani? La globalizzazione ha messo in difficoltà le integrità territoriali degli stati nazionali? Se la risposta a queste domande è positiva, allora la globalizzazione ha aiutato l’Islam e indebolito le democrazie occidentali. Queste due domande sono difficili, ma per la nostra sopravvivenza dobbiamo trovare una risposta ad esse.

La globalizzazione non ha garantito la vittoria all’Islam. Alla lunga, è probabile che le possibilità di comunicare e l’esposizione alle critiche riescano a distruggere l’Islam, anche se potrebberlo renderlo ancora più pericoloso nel breve termine. L’Islam è compatibile con la democrazia? Il ministro di grazia e giustizia Piet Hein Donner[13] dice di no, chiedendo la messa al bando dei partiti che vogliono la legge islamica nei Paesi Bassi: “Per me è chiaro, se due terzi della popolazione volessero introdurre la Shariah domani, potrebbero averla.”

Questo dilemma si può risolvere affermando che la nostra piorità non è la democrazia intesa come elezioni in cui un voto vale uno, ma la libertà di opinione e di parola, il rispetto per i diritti di proprietà e delle minoranze, il diritto alle armi e all’autodifesa, l’uguaglianza davanti alla legge e lo stato di diritto (inteso come stato secolare), oltre ai principi di controllo del potere dei governanti e di approvazione popolare. Le elezioni possono essere un mezzo per arrivare a ciò, ma non sono di importanza vitale. Non dobbiamo confondere il fine con i mezzi.

Nella Sharia ci sono due concetti centrali, la blasfemia e l’apostasia, entrambe punite con la pena capitale. Queste leggi sono incompatibili con le idee fondamentali dell’occidente, ossia libertà di parola e di pensiero. La Shariah è la negazione della democrazia. Inoltre, la Shariah è nemica del concetto di eguaglianza di fronte alla legge, dato che pratica l’ineguaglianza tra musulmani e non musulmani, uomini e donne, liberi e schiavi. Inoltre, la Shariah non fornisce alcuna protezione per le minoranze religiose, dato che i non musulmani sono costretti a essere disarmati e a vivere alla mercé dei capricci dei musulmani. Anche se l’Islam accetta l’idea di shura, il consulto, non lo ha mai formalizzato. Ciò significa che i governanti non hanno alcun limite al loro potere. Un despota islamico può fare assolutamente quello che vuole, a parte rifiutare apertamente l’Islam.

Secondo Salim Mansur[14], professore associato di scienze politiche presso l’università di Western Ontario, in Canada, “La democrazia in senso culturale è un’espressione del mondo liberale moderno, che pone l’individuo al centro morale della politica e della società (…) E’ il concetto di diritti inalienabili dell’individuo, diritti che devono essere protetti, curati e resi in condizione di funzionare. Ciò rende la democrazia un sistema moralmente differente dagli altri sistemi. Da questo punto di vista liberale, l’errore più comune quando si parla di democrazia è credere che sia un sistema di governo basato sul volere della maggioranza. Al contrario, la democrazia protegge i diritti degli individui, delle minoranze e dei malcontenti.” Questa definizione è l’opposto di una democrazia illiberale, una finzione di democrazia propagandata da una piccola élite al potere per legittimarsi e conservare la propria autorità

Il fatto che i musulmani vengano abituati fin dalla nascita all’idea che un non musulmano non possa godere degli stessi diritti dei musulmani è un grosso ostacolo alla fondazione di una democrazia in un paese musulmano. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo[15] intitolato “Reviving Mideastern Democracy: We Arabs Need the West’s Help to Usher in a New Liberal Age” a opera di Saad Eddin Ibrahim, presidente del Ibn Khaldun Center for Development Studies nel Cairo, arrestato varie volte per il suo impegno verso la democrazia in Egitto. Mr. Ibrahim pensa che ci siano buone possibilità di avere una democrazia in Medio Oriente:

“Nei decenni precedenti le autorità dicevano che la Germania, il Giappone, i paesi slavi e persino le società cattoliche non sarebbero mai state democratiche. Non sto parlando dei pregiudizi popolari, ma dell’opinione informata di studiosi di alto livello. Interi gruppi di esperti pensavano onestamente che ci fosse qualcosa nelle società tedesche, giapponesi, slave, o addirittura nel cristianesimo, che fosse radicalmente ostile alla democrazia e ai valori democratici.”

Secondo le parole del grande storico del quattordicesimo secolo Ibn Khaldun: “nelle comunità musulmane la guerra santa è un dovere sacro, data la natura universale della missione musulmana e dell obbligo alla conversione volontaria o forzata di tutta l’umanità.” Secondo Ibn Khaldun, nell’Islam la persona al comando della struttura religiosa deve occuparsi delle “politiche di potere”, dato che l’Islam ha l’obbligo di guadagnare il potere sulle altre nazioni (Muqaddimah[16], trans. Rosenthal, p. 183). Secondo Robert Spencer “queste non sono parole di tolleranza e di democrazia. Queste parole sono ancora vive nel mondo musulmano.”

Ibn Khaldun diceva riguardo ai cristiani: “Pensiamo di non dovere sporcare le pagide di questo libro [Muqaddimah] con discussioni riguardo alle miscredenze [cristiane]. In generale, esse sono conosciute. Tutto riguardo a loro è miscredenza. Ciò è stabilito nel nobile Corano. Discutere o confutare queste cose non è per noi. E’ loro destino scegliere tra la conversione all’Islam, il pagamento della tassa, o la morte.”

Secondo il Dr. Andrew Bostom nel libro The Legacy of Jihad (pagina 29), “Nella legge del governo islamico al-Mawardi (d. 1058), esamina le leggi relative alle terre e alle popolazioni infedeli sottomesse dalla Jihad. Questa è l’origine del sistema dei Dhimmi. La popolazione nativa infedele deve riconoscere la sovranità islamica sul territorio, sottomettersi alla legge islamica e accettare il pagamento della tassa. Al-Mawardi ricorda l’aspetto più significativo di questa visione della tassa sugli infedeli nella giurisprudenza islamica: la connessione tra essa e la Jihad. “Il nemico presenta un pagamento in cambio della pace e della riconciliazione.” Al-Mawardi distingue due casi: il primo è quando il pagamento è immediato e viene considerato come bottino di guerra, cosa che non previene la dichiarazione di un’altra Jihad nel futuro. Il secondo è il pagamento annuale e costituisce un tributo continuo che garantisce la sicurezza del pagante. La riconciliazione e la sicurezza valgono solo fino a che il pagamento viene continuato. Al cessare del pagamento, la Jihad ricomincia.

Ci sono anche altre limitazioni per i Dhimmi. Nel 2005[17] è stato rilasciato il permesso di costruzione per la prima chiesa cristiana nel Qatar dal settimo secolo. La chiesa è stata fondata su un terreno donato dall’emiro riformista, e non avrà una croce o un campanile, nel rispetto delle leggi islamiche che proibiscono l’esposizione della Croce da parte dei cristiani. Clive Handford, il vescovo anglicano del Golfo annuncia da Nicosia (Cipro) che “Siamo gli ospiti di un paese musulmano e dobbiamo essere rispettosi dei padroni di casa. Ma una volta che si entri nel centro, sarà inequivocabile che si tratti di un centro cristiano.” Il cristianesimo è stato spazzato via dagli stati del Golfo nei secoli successivi alla conquista islamica.

Persino in Malesia[18], un paese a maggioranza musulmana definito “moderato e tollerante”, centinaia di fedeli indù sono stati costretti ad assistere terrorizzati mentre operai musulmani hanno sfondato il soffitto del loro templio e hanno fatto a pezzi le statue delle divinità portate dagli immigranti indiani. “Siamo poveri, il nostro unico conforto era il nostro templio e ci hanno tolto anche quello.”, dichiara Kanagamah parlando in Tamil, la lingua parlata dai malesi di origine indiana e fede induista.

Le demolizioni sono indiscriminate, illegali e contro tutte le garanzie costituzionali di libertà di religione”, dichiara l’attivista per i diritti umani P. Uthayakumar. I templi e le altre strutture demolite erano abusive, ma le autorità hanno reso impossibile avere i permessi di costruzione per nuove strutture. Una comunità cattolica ha dovuto aspettare trent’anni prima di avere il permesso di costruire una chiesa. Cosa ci dice ciò riguardo alla libertà di culto? In verità, le autorità musulmane continuano a ragionare secondo le vecchie logiche Dhimmi, in base alle quali i non musulmani non possono costruire nuovi edifici di culto o riparare quelli esistenti.

Secondo Sita Ram Goel[18], l’Imam Hanifa “ha raccomandato che gli indù, anche se idolatri, vengano accettati come gente del libro e trattati alla stregua di ebrei, cristiani e zoroastriani sotto la legge dei Dhimmi. Ciò ha rappresentato un miglioramento per gli induisti, che hanno potuto salvarsi la vita e parte delle loro proprietà, anche se non l’onore e i luoghi di culto. Come Dhimmi, gli induisti potevano sopravvivere accettando il pagamento della tassa e condizioni di cittadini di seconda classe. Gli altri tre grandi Imam islamici, Malik, Shafi e Hanbal, fondatori delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, offrivano solo la scelta tra la conversione e la morte.”

Alcuni apologeti occidentali insistono nel dire che nel subcontinente indiano le ostilità sono reciproche. In questo caso, come mai i non musulmani in Pakistan sono stati spazzati via? Come mai i pochi cristiani e induisti rimasti soffrono abusi e oppressioni continue? La popolazione del Bangladesh[19] aveva circa un trenta per cento di non musulmani fino a pochi decenni fa. Oggi la percentuale è attorno al dieci per cento. Aggiungete il fatto che la forte natalità delle famiglie musulmane in India ha fatto si che il numero dei musulmani aumentasse. Secondo voi queste statistiche indicano “ostilità reciproche” o semplice persecuzione degli infedeli?

Nella provincia pakistana del Sindh i musulmani hanno l’abitudine di rapire ragazze di fede induista[20] e costringerle alla conversione. Le comunità induiste si sono ridotte a fare sposare prestissimo le loro figlie, oppure a farle emigrare in India, Canada o altrove.

“Avete mai sentito di una ragazza musulmana costretta a convertirsi all’induismo?[21] I musulmani stanno vincendo tramite l’intimidazione, stanno abbattendo una cultura terrorizzandola. I rapimenti delle ragazze costringono le comunità a scappare o a sottomettersi ai musulmani.”, dichiara l’attivista per i diritti umani Hina Jillani. In Pakistan gli induisti e i cristiani sono discriminati e costretti ad accontentarsi di lavori di basso livello e a non aspirare ad altro. Il complesso di superiorità dei musulmani è molto radicato: nel suo libro Milestones[22], l’egiziano Egyptian Sayyid Qutb scrive che “il cuore del credente deve essere sempre in uno stato trionfale”, anche di fronte alle avversità. “Significa sentirsi superiori agli altri anche quando si è in pochi, poveri e deboli, non solo quando si è in tanti, ricchi e potenti.”

“Quando il credente osserva gli insegnamenti dell’uomo antico e moderno e li paragona al suo sistema, gli appaiono come il brancolare dei ciechi o i giochi dei bambini al confronto con la perfeszione della legge islamica. Quando osserva con compassione gli errori e le sconsideratezze del resto dell’umanità, prova senso di trionfo verso i loro errori. Le condizioni cambiano, i musulmani perdono il loro potere e vengono conquistati, ma non perdono la consapevolezza di essere superiori. Se il credente rimane tale, guarda il suo conquistatore dall’alto in basso, sicuro del fatto che la sua condizione è temporanea e che la fede è come un’ondata inevitabile”

Oltre all’idea di supremazia musulmana, esiste anche un’idea di supremazia araba. Secondo Qutb[23], “Cosa sarebbero gli arabi senza l’Islam? Che ideologia potrebbero dare all’umanità se abbandonassero l’Islam? L’unica ideologia creata dagli arabi è la fede islamica, che li ha elevati al rango di signori dell’umanità. Se abbandonassero l’Islam non avrebbero più alcun valore nella storia. Ovviamente ci sono quelli che direbbero che Sayyid Qutb è “solo un estremista,” dato che le sue opere come Milestones o In the Shade of the Qur’an[24] hanno ispirato tantissimi jihadisti fin dalla sua esecuzione capitale per mano del regime di di Gamal Abdel Nasser nel 1966. Le idee di Qutb’s riguardo alla supremazia musulmana sono una delle basi dell’Islam.

Secondo Hugh Fitzgerald[25], “nell’Islam, una religione che afferma di essere universale e di trattare tutti i musulmani in maniera uguale, c’è un posto speciale per gli arabi.” Il Corano è scritto in arabo ed “è stato rivelato agli arabi, il popolo eletto. Il migliore degli uomini, Muhammad, era un arabo così come i suoi compagni. In teoria il Corano non andrebbe letto se non in Arabo (la versione originale dell’Arabo, non l’Arabo moderno o semplificato.) La recitazione coranica avviene in Arabo. Gli studenti in Indonesia o in Pakistan imparano a memoria versetti in Arabo, lingua che non conoscono o che conoscono male. Eppure, c’è gente che si fa guidare nella vita da un arabo del settimo secolo. (…) In Arabia Saudita vige la separazione: le cose sono separate tra “per musulmani” e “per non musulmani”, ma le cose per musulmani sono separate tra “per arabi” (prima classe) e “per non arabi (seconda classe). Ciò è evidente per tutti i musulmani non arabi che vivono in Arabia Saudita.”

Questo razzismo arabo è un’arma contro l’Islam che molti infedeli non conoscono: “Mostrare ai musulmani che l’Islam è solo un’invenzione araba volta a distruggere le altre civiltà è un modo per indebolirlo. Questo è particolarmente efficace verso i molti iraniani che non ne possono più della Repubblica Islamica, ossia quasi tutti.” In Marocco, gli attivisti si lamentano della poca influenza berbera[26] sulla politica e sull’economia: “Non siamo arabi, dateci la nostra vera storia”, cantavano centinaia di berberi marocchini durante le marce del primo maggio. I loro slogan erano scritti in lingua Tamazight con l’alfabeto berbero Tifinagh. I Berberi sono gli abitanti originari del Nord Africa, da prima dell’invasione araba del settimo secolo. La costituzione marocchina dice che il paese è arabo e che la religione è l’Islam. Non si conosce la percentuale di berberi, ma fonti indipendenti dicono che siano la maggioranza assoluta. Si stima che ci siano circa venticinque milioni di berberi in tutto il mondo, concentrati in Algeria, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria e Tunisia.

Le idee razziste dell’Islam stanno già venendo esportate in Europa. Nel 2005, a Copehagen, due uomini sono stati uccisi durante una rissa tra immigranti di seconda generazione. Secondo l’imam Abu Laban[27] (poi ritenuto responsabile per avere scatenato le violenze dei fanatici durante il caso delle vignette su Muhammad del giornale danese Jyllands-Posten) la sete di vendetta potrà essere spenta solo tramite il pagamento di 200,000 corone da parte della famiglia dell’assassino, un risarcimento paragonabile a quello stabilito da Muhammad nel Corano. L’idea di “legge del taglione” viene descritta nel versetto 2.178 del Corano: O voi che credete, in materia di omicidio vi è stata prescritta la legge del taglione: libero per libero, schiavo per schiavo, donna per donna. E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo: questa è una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene, chi di voi, dopo di ciò, trasgredisce la legge, avrà un doloroso castigo.

Politiken, un giornale di sinistra multiculturalista danese, ha provato a scrivere che si dovrebbe considerare l’applicazione della legge del taglione. Per fortuna, l’opinione pubblica è stata contraria alla proposta. Ci sono almeno due problemi riguardo a questa forma di “giustizia” islamica. Il primo è che è un sistema in cui la giustizia si amministra tra famiglie, clan e tribù, non un sistema in cui la legge è regolata dall’autorità. Il secondo è che coinvolge i clan e le famiglie anche in faccende che riguardano i singoli individui. Avevamo un sistema di vendette tribali in Europa tempo fa, ma ce lo siamo lasciati indietro e i musulmani dovrebbero fare lo stesso. Il problema si ha quando tale sistema tribale cerca di infiltrarsi nel sistema giuridico europeo e i cittadini si trovano costretti a seguire le leggi tribali per difendersi. Molti danesi non capiscono che la legge del taglione non è solo antica e collettivistica, ma è anche profondamente ingiusta. I maschi musulmani sono gli unici membri a pieno titolo della comunità musulmana. Tutti gli altri valgono meno, e le differenze tra i pagamenti della legge del taglione lo dimostrano. Un tribunale saudita ha dichiarato che il valore della vita di una donna vale quanto il valore della perdita della gamba di un uomo. Il tribunale ha ordinato a un saudita di pagare il prezzo per l’omicidio della moglie di un siriano e per la perdita di entrambe le sue gambe. Il pagamento è stato tredicimila dollari per la vita della moglie e lo stesso ammontare per la perdita delle gambe dell’uomo. Sotto la Shariah la vita di un ex musulmano non vale niente dato che si tratta di un traditore e di un apostata che può essere ucciso impunemente. Il 9 Aprile 1992 il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si elencavano i prezzi di sangue per l’omicidio in Arabia Saudita:

100,000 riyals per la morte di un uomo musulmano
50,000 riyals per la morte di una donna musulmana
50,000 riyals per la morte di un uomo cristiano
25,000 riyals per la morte di una donna cristiana
6,666 riyals per la morte di un uomo induista
3,333 riyals per la morte di una donna induista

In un libro di scuola media saudita[28], si dice che “Il prezzo di sangue per un infedele libero è la metà del prezzo per un musulmano, sia che appartenga a uno del popoli del Libro o no. (…) Il prezzo di sangue per una donna è metà di quello di un uomo della sua stessa religione.” Come dice Ali Sina [29], “Secondo questa gerarchia, la vita di un uomo musulmano vale quanto quella di 33 donne induiste. Tale gerarchia si basa sulla definizione islamica di diritti umani presa dal Corano e dalla Shariah. Come possiamo parlare di democrazia se nell’Islam non esiste il concetto di eguaglianza?” Secondo Ali Sina, il sistema di governo islamico è paragonabile a quello fascista:

Centralizzazione dell’autorità sotto un dittatore assoluto investito da un dio.
Controllo socioeconomico su tutti gli aspetti della vita dei soggetti, anche quelli di fede diversa.
Opposizione soppressa tramite terrore e censura.
Belligeranza verso i non credenti.
Separatismo religioso.
Disprezzo verso la ragione.
Imperialismo.
Oppressione.
Dittatura.

Secondo Sina, “L’Islam è politica e l’islam politico è fascismo.” A Toronto, in Canada, i musulmani hanno mostrato il loro complesso di superiorità presso la Ryerson University [30]. Il gruppo studentesco più grande del campus, la the Muslim Students’ Association, ha preso il controllo della sala multiconfessionale. Eric Da Silva, presidente della Catholic Student Association, ha dichiarato che il gruppo ha cercato di usare la sala per dire Messa, ma gli è stato detto che la sala è stata data in “gestione continuata” agli studenti musulmani. Secono Da Silva “Nessuno si arrischia a mettersi contro i musulmani.” Il gruppo cattolico ha trovato un altro spazio dove dire Messa e il conflitto è stato risolto. La sala multiconfessionale è divisa tra maschi e femmine ed è decorata in stile islamico in modo da accogliere solo musulmani. Un gruppo universitario di controllo sulle discriminazioni culturali e religiose ha esaminato il campus, ma si è occupato solo dell’islamofobia. Raymond Ibrahim[31], bibliotecario presso la biblioteca del Congresso, parla dei fondamentalisti musulmani dal Los Angeles Times:

“Durante i giorni precedenti la visita di Papa Benedetto XVI presso Hagia Sophia a Istanbul, i musulmani e i turchi hanno espresso rabbia, paura e ansietà. Secondo il giornale turco Vatan, il rischio era che Benedetto avrebbe potuto causare un’ondata di furia fanatica in tutto il mondo musulmano se avesse provato a riappropriarsi un un centro del mondo cristiano caduto in mano musulmana. Sembra che solo l’atto di farsi il segno della croce o compiere un atto di devozione cristiana nella basilica di Hagia Sophia sia un sacrilegio. Tale basilica, costruita nel sesto secolo, è stata la chiesa più grande e più importante di tutta la cristianità. Dopo secoli di attacchi da parte degli arabi Costantinopoli è stata saccheggiata dai turchi e rinominata Istanbul. Le croci di Hagia Sophia sono state abbattute, le icone vandalizzate.”

I turchi hanno avuto poco di che preoccuparsi. Il Papa si è comportato come un bravo dhimmi durante le sue visite in Turchia. Ibraim crede che “L’Occidente fa di tutto per confermare queste idee. Facendo autocritica, offrendo scuse e concedendo accordi, tutte cose che il mondo islamico deve ancora fare, l’Occidente conferma che l’Islam gode di uno stato di privilegio.” La mancanza di consapevolezza riguardo al complesso di superiorità islamico rende impossibile esportare la “democrazia” in paesi islamici come l’Iraq.

Nel settembre 2005, il patriarca caldeo di Baghdad[32] ha dichiarato alle autorità irachene il suo timore per la possibilità di abusi contro i non musulmani. L’articolo 2.1(a) della costituzione afferma che: “Nessuna legge può andare contro le regole indiscutibili dell’Islam.” Il patriarca ha affermato che: “Ciò rende possibile approvare leggi che siano ingiuste verso i non musulmani.” Glyn Ford, europarlamentare britannico, ha unito la sua voce a quella dell’editore del Tribune Mark Seddon e a quella di Andy Darmoo, segretario di Save the Assyrians, per dare l’allarme riguardo alle condizioni dei cristiani assiri[33]: “I cristiani assiri non possono votare alle elezioni, hanno avuto le loro terre occupate, le loro chiese bombardate e le loro famiglia assalite. Non è il momento per la comunità internazionale di mobilitarsi per i loro diritti e i diritti delle altre minoranze?”

Un gruppo di musulmani ha rapito un bambino mandeo di sette anni[34], appartenente a una setta gnostica irachena, lo ha annaffiato di petrolio e arso vivo. Mentre il bambino urlava tra le fiamme, i musulmani cantavano “Brucia, lurido infedele!” Molte donne medico, poliziotte, giornaliste e reporter sono state uccise, dichiara Rajaa al-Khuzai, presidentessa del Iraqi National Council of Women. Le donne sono bersagli facili, specialmente quelle di alto profilo come lei. L’oppressione delle donne e dei non musulmani è sancita dalla Shariah ed è un fatto comune.

Anche se i cristiani sono meno del 4% della popolazione, sono il gruppo di maggioranza tra i rifugiati arrivati ad Amman in Giordania durante i primi mesi del 2006. In Siria, il 44% dei rifugiati iracheni sono cristiani. Questi rifugiati scappano da omicidi, rapimenti e minacce di morte. Il vescovo cattolico di Baghdad, Andreos Abouna, ha dichiarato che metà dei cristiani iracheni sono scappati dal paese dal 2003 a ora. In vent’anni non ci saranno più cristiani[35]. “Gli americani e gli inglesi avrebbero potuto proteggerci mentre le nostre chiese venivano bombardate, sarebbe stato un atto storico, ma non lo hanno fatto. Se ci avessero dato aiuti economici avremmo potuto proteggere tutte le famiglie cristiane a Mosul.”

Il presidente americano George W. Bush[36] ha dichiarato che se gli iracheni avessero votato un governo islamico lui lo avrebbe accettato: “Ne sarei dispiaciuto, ma la democrazia è democrazia.” Davvero, Mr. Bush?

Questo ci riporta alla critica platonica della democrazia come una forma di governo della plebaglia. Senza un sistema di controlli e di tutele, tale definizione è corretta. Benjamin Franklin diceva che: “La democrazia è quando due lupi e un agnello votano per decidere chi deve essere mangiato. La libertà è quando l’agnello è armato e contesta il voto!” Questo è il motivo per cui lui e i padri fondatori volevano che gli USA fossero una repubblica costituzionale, non una democrazia diretta. Stranamente, gli USA volevano esportare in Iraq un modello ingenuo di democrazia, lo stesso che era stato rifiutato dai padri fondatori dato che non assicurava abbastanza diritti e protezioni a minoranze e individui. Inoltre, non avevano neanche tenuto conto dell’Islam, religione che perseguita minoranze e individui per principio.

I non musulmani e le donne irachene stanno pagando questo errore con le loro vite[37]

Nel 1970 il futuro presidente bosniaco Alija Izetbegovic[38] stendeva una dichiarazione islamica in cui si diceva che “in generale un musulmano non esiste come individuo. Se vuole vivere come musulmano, deve creare un ambiente, una comunità, un sistema. Deve cambiare il mondo o farsi assimilare. La storia non ricorda alcun movimento veramente islamico che non fosse anche un movimento politico.”

Franz Rosenthal, studioso americano di questioni islamiche, diceva che “un islamico deve subordinare la sua libertà alle credenze, alla moralità e alle tradizioni del gruppo a cui appartiene (…) L’islamico non si deve aspettare di poter fare alcuna scelta su come sarà governato. In generale, il governo non consente a nessun cittadino di partecipare e non gli concede alcuna libertà effettiva.”

L’apostata ex musulmano iraniano Ali Sina[39] afferma che “la spersonalizzazione è caratterizzata da una diminuzione della coscienza del sé e dell’individualità. Nell’Islam l’individuo viene negato e la sua vita è integrata nella Umma. La spersonalizzazione riduce le inibizioni e le regole di comportamento dell’individuo, e contribuisce ai comportamenti collettivi delle folle urlanti, delle bande di delinquenti e delle rivolte urbane.” Secondo Sina, “è ironico come la natura brutale, repressiva e completamente irrazionale dell’Islam sia ciò che gli ha consentito di sopravvivere così a lungo.

Come scrive lo scrittore F.A. Hayek nel suo The Road to Serfdom:

“La nostra generazione rischia di dimenticare che la moralità non è solo una necessità della condotta individuale, ma che può esistere solo in un ambiente nel quale l’individuo è libero di scegliere volontariamente di rinunciare a vantaggi personali per una regola morale. Non si può essere buoni o cattivi in un ambiente nel quale non si è liberi di scegliere se sacrificare i propri desideri in cambio di ciò che è giusto. Le nostre decisioni hanno valore morale solo quando siamo liberi di sacrificare i nostri interessi per provare le nostre convinzioni. Anche se ci sono buone intenzioni o un’organizzazione efficiente, non si può mantenere la moralità in un ambiente in cui non ci sono responsabilità e libertà personali.”

Secondo un rapporto della polizia inglese[40] ci sono dieci volte più casi di corruzione tra gli agenti di polizia di cultura musulmana che tra i loro colleghi non musulmani. Secondo il rapporto, i pakistani in Inghilterra vivono in una cultura in cui assistere economicamente la propria famiglia è considerato un dovere, e in cui è normale prestare grosse somme di denaro tra parenti e amici. La conclusione è stata l’assegnazione di addestramento speciale anti corruzione per gli agenti di origine pakistana.

In Pakistan e in molti altri paesi musulmani, pochi cittadini pagano le tasse. Secondo la loro filosofia, che non da alcun valore all’individuo, il clan è tutto e lo stato è il nemico. Questa mentalità è alla base del comportamento degli immigranti da quei paesi, e porta nei paesi non musulmani la corruzione e la violenza tribale associata al mondo musulmano. Ali Sina[41] scrive che: “Abu Hamid Al-Ghazali, (1058 – 1111 CE) è probabilmente il più grande tra gli studiosi islamici. Nel suo libro ‘L’incoerenza dei filosofi’, attacca violentemente Aristotele, Platone, Socrate e gli altri pensatori greci definendoli come miscreditenti e corruttori della fede islamica. Per lui, Avicenna, il grande filosofo e fisico persiano dell’undicesimo secolo, era un razionalista che prendeva spunto dagli antichi greci. Ghazali ricordava l’incompatibilità tra fede e ragione, e l’impossibilità del sottomettere la fede alla ragione. Ghazali lodava la fede senza pensiero e la stupidità eletta a sistema di pensiero.”

I razionalisti islamici come i Mutazili ponevano la ragione al di sopra della rivelazione, ma la loro scuola è stata attaccata e distrutta dai fondamentalisti islamici del gruppo Ashariyya, a cui appartenevano i poeti al-Ghazali e Rumi. Rumi prendeva in giro i razionalisti e dichiarava nei suoi versi che il razionalista ha le gambe di legno.”

Secondo Sina[42] le “ basi della democrazia sono libertà di pensiero, libertà di parola, rispetto per le minoranze e separazione tra stato e religione.” L’occidente deve sostenere la libertà di parola e di pensiero sia sul proprio territorio che all’estero. “La gente deve avere la possibilità di criticare le idee della maggioranza senza temere per la propria vita. Non ci può essere democrazia senza libertà di espressione o senza opposizione. Prima di portare la democrazia nei paesi islamici bisogna proteggere quella che abbiamo a casa.”

Secondo Ibn Warraq, un altro apostata ex islamico[43], “L’islam è una ideologia totalitaria che vuole controllare la vita religiosa, politica e sociale di tutta l’umanità. Le vite degli islamici sono completamente controllate, e le vite dei non islamici controllate a tal punto da rendergli impossibile interferire con l’Islam. Non accetto alcuna distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico o terrorismo islamico. Data la natura totalitaria della legge islamica, l’Islam non da alcun valore all’individuo, che si deve sacrificare per il bene della comunità islamica. L’Islam è una ideologia collettivista.”

Molti ex musulmani come Ali Sina e Ibn Warraq scrivono sotto falso nome perchè l’Islam è una religione talmente ostile all’individualismo e alla libertà di parola, che il crimine peggiore per un musulmano è quello di cambiare religione e criticare l’Islam. Lasciare l’Islam è un atto punito con la pena capitale. Lo scrittore Ibn Warraq scrive nella sua antologia Leaving Islam – Apostates Speak Out[44](p. 31):

L’apostasia è un tradimento ideologico, che viene dall’ostilità e dall’ipocrisia. Il destino di una persona nata con un handicap è diverso da quello di uno che ha dovuto subire un’amputazione per via di una malattia. L’apostasia di un musulmano nato in una famiglia musulmana è una malattia pericolosa, contagiosa e incurabile per il corpo della comunità (umma), che minaccia la salute delle persone. Gli apostati sono come degli arti infetti che devono essere amputati.”

La pena di morte per gli apostati è confermata dai testi islamici, Hadith e Corano. Il versetto 4:89 dice che:

Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati,

Il commento al Corano di Kathir (1373) di questo versetto conferma la pratica dell’uccidere gli apostati, dato che sono miscredenti che hanno manifestato la loro miscredenza e meritano la morte. Le hadith accettano la pena di morte senza problemi. Ad esempio, nella raccolta delle hadith di Bukhari, Mohammed afferma “uccidete chi cambi la sua religione.” Secondo il Dr. Andrew G. Bostom, tutte e quattro le scuole di giurisprudenza Sunnita[45] (Maliki, Hanbali, Hanafi, e Shafi’i), sono d’accordo con i giuristi Sciiti nel dire che gli apostati vanno messi a morte. Il filosofo aristotelico e giurista malikita Averroè dava la sua opinione legale riguardo al trattamento da riservare agli apostati (vol. 2, p. 552):

“Un apostata deve essere giustiziato immediatamente, dato che il Profeta ordinava di uccidere chi cambiava la sua religione. Prima dell’esecuzione si deve chiedere all’apostata se intende pentirsi.”

Questa opinione non è limitata alla giurisprudenza medievale. Il manuale di legge islamica del 1991 Umdat al-Salik, approvato dalla Islamic Research Academy di Al-Azhar, il centro culturale più importante del mondo sunnita, afferma che:

Lasciare l’Islam è la forma di miscredenza più brutta e la peggiore. Se una persona adulta e sana di mente lascia volontariamente l’Islam, deve essere uccisa. In questo caso è obbligatorio chiedergli se vuole pentirsi e ritornare nell’Islam. Se accetta, dovrà essere risparmiato. Se si rifiuta, deve essere ucciso immediatamente.”

Ne 2003, la scrittrice egiziana Dr. Nawal Al-Sa’dawi[46], nota per il suo nazionalismo arabo e per le sue idee femministe, ha chiesto la revoca dell’articolo della Costituzione egiziana che dichiara l’Islam come religione di stato, dato che “abbiamo i cristiani copti tra noi. La religione è una faccenda tra uomo e Dio, quindi nessuno ha il diritto di imporre la sua fede, il suo Dio e i suoi rituali su altri.” Secondo lei, la cosa più importante è la lotta politica e militare contro gli USA e contro Israele.[47]

Ci sono state varie reazioni contro i commenti della Sa’dawi, ma il capo del fronte dei chierici di Al-Azhar, il Dr. Abd Al-Mun’im Al-Berri, ha dichiarato che “lei deve avere tre giorni per pentirsi di quello che ha detto. Se continuerà con le sue idee, dovrà essere punita secondo le regole della Shariah per chi abbandona l’Islam. Il regnante, ossia il capo di stato, dovrà eseguire la sentenza.” Lo sceicco Mustafa Al-Azhari ha spiegato che “la punizione per chiunque combatta contro Allah e il suo Profeta è la morte, la crocefissione, l’amputazione di due arti opposti o l’esilio” Daveed Gartenstein-Ross[48] afferma che “anche se i processi ufficiali contro gli apostati sono abbastanza rari – sicuramente perchè molti mantengono il silenzio sulla loro decisione – l’apostasia viene punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen. L’apostasia è illegale anche in Giordania, Kuwait, Malesia, nelle Maldive, in Oman e in Qatar. (…) Gli apostati sono minacciati non solo dallo stato, ma anche da privati cittadini che decidono di farsi giustizia da soli. Ad esempio, nel 2003 in Bangladesh un evangelista cristiano di origine musulmana è stato accoltellato a morte mentre tornava a casa dopo aver partecipato alla visione di un film sul Vangelo di Luca. Un altro apostata del Bangladesh ha dichiarato al Newswire americano che se un musulmano si converte al cristianesimo non può vivere qui. I fondamentalisti sono sempre più forti.”

Nel 2004 il principe Carlo di Inghilterra[49] ha cercato di tenere un incontro tra leader cristiani e musulmani per fermare le condanne capitali verso gli apostati. Il gruppo musulmano ha intimato al principe e ai leader cristiani di non parlare pubblicamente della proposta. Un membro del gruppo cristiano si è detto molto insoddisfatto dei risultati. Patrick Sookhdeo, direttore internazionale del Fondo Barnabas che si occupa di proteggere i cristiani oggetto di persecuzioni nel mondo, ha chiesto al principe e ai leader delle comunità musulmane inglesi di condannare apertamente la legge sull’apostasia, chiedendone l’abolizione. Secondo Sookhdeo, “l’importanza morale della libertà di scelta individuale è una delle basi della società secolare. Nell’Islam tale scelta non è possibile. Non si può decidere quali aspetti della religione accettare e quali no, dato che sono tutti ordine divino. Allah ha dato gli ordini, e l’uomo deve ubbidire.”

Anthony Browne[50] ha scritto un articolo sul London Times riguardo a Mr Hussein, un infermiere di 39 anni di Bradford che ha rischiato non solo l’ostilità della famiglia e della comunità, ma anche il rapimento e l’omicidio per avere lasciato l’Islam. Mr. Hussein ha dichiarato che: “E’ orribile. Questa è l’Inghilterra, dove sono nato e cresciuto. Non mi sarei mai aspettato che un cristiano potesse soffrire in tale modo.” La polizia non ha effettuato arresti, ma ha suggerito a Mr. Hussein di lasciare la città. Si stima che almeno il quindici per cento dei musulmani in Occidente abbia perso la fede.

Anwar Sheikh, ex insegnante in una moschea in Pakistan, è diventato un ateo dopo essersi trasferito in UK. Sheikh si è trasferito a Cardiff, in una casa piena di allarmi anti intrusione dopo avere ricevuto minacce per avere criticato l’Islam in una serie di libri. “Ho ricevuto 18 fatwa. Mi hanno chiamato al telefono, non si arrischiano a mettere niente per iscritto. Ho ricevuto l’ultima chiamata due settimane fa. Mi hanno detto di pentirmi o di prepararmi ad essere impiccato”, dichiara Hussein, “Credo in quello che ho scritto e non me lo rimangerò. Ne soffrirò le conseguenze. Se questo è il prezzo, lo pagherò.” Anwar Sheikh è morto di morte naturale nella sua casa in Galles, nel Novembre del 2006.

Aluma Dankowitz[51], direttore del Middle East Media Research Institute (MEMRI) Reform Project, descrive le accuse rivolte agli intellettuali, agli artisti e agli scrittori musulmani di “miscredenza”, detta “takfir”. Tale accusa è frequente nel mondo islamico, e viene punita con la morte come veniva fatto nel periodo seguente alla morte di Mohammed, quando il suo successore Abu Bakr combatteva le guerre contro le tribù che avevano abbandonato l’Islam. Lo Sceicco Yousef Al-Qaradhawi, uno dei chierici più importanti del mondo sunnita, descrive la differenza tra i due tipi di apostasia: “La ridda è l’apostasia di chi lascia l’Islam ma non è interessato a parlarne con altri. Tale tipo di apostasia è punito con l’inferno dopo la morte. L’altro tipo di apostasia [ridda] è l’apostasia di chi chiama gli altri a lasciare l’Islam, creando un gruppo di persone che non segue il percorso della società islamica. Questi individui mettono tutta la società in pericolo e sono come gli apostati [murtaddoon] che hanno combattuto contro il primo Califfo e i compagni del Profeta.”

In altre parole, chi lascia pubblicamente l’Islam costituisce una minaccia per il morale della comunità islamica, come un soldato che diserta da un esercito, e quindi deve essere punito prima che avvenga una diserzione di massa. Al-Qaradhawi conferma la necessità di trattare i musulmani che lasciano l’Islam secondo la tradizione: “la società musulmana deve combattere contro la ridda in ogni sua forma se vuole mantenere la sua esistenza. I saggi musulmani concordano nel dire che la punizione per il murtadd [apostata] è la morte.”

Nei paesi islamici c’è un’enorme pressione sociale contro l’espressione di dubbi riguardo alla religione islamica. Razi Azmi[52], uno dei giornalisti più esperti del Daily Times Online pakistano, ha menzionato questo problema:

“Immaginiamoci un musulmano in un paese musulmano che si converta al cristianesimo o, che il cielo non voglia, all’induismo o al buddismo. E’ una cosa inimmaginabile. I chierici delle varie scuole islamiche concordano nel dire che un apostata deve essere messo a morte, l’unica discussione è se la condanna deve avvenire immediatamente o dopo aver dato una possibilità di pentimento. La punizione è così dura e la pressione sociale e familiare è così forte, che è impensabile che un musulmano possa esprimere un dubbio sulla propria religione, figuriamoci convertirsi a un’altra o praticare l’ateismo o l’agnosticismo.”

L’ostilità islamica verso la libertà di parola non è rivolta solo ai musulmani, ma anche verso tutti quelli che osino criticare minimamente l’Islam. I musulmani hanno già iniziato a boicottare la libertà di parola nelle nazioni occidentali attraverso l’uso di battaglie legali o di intimidazione fisica. Il giorno 2 Novembre 2004 Mohammed Bouyeri[53], un musulmano di Amsterdam di origine marocchina, ha assassinato il regista olandese Theo van Gogh perchè aveva diretto un film di critica verso l’Islam insieme all’apostata ex musulmano Ayaan Hirsi Ali. Bouyeri ha sparato a van Gogh mentre andava al lavoro, lo ha inseguito, gli ha tagliato la gola e lo ha trafitto con due coltelli, di cui uno con una lettera di cinque pagine. Stingendo il Corano al petto, Bouyeri ha dichiarato ai giudici di averlo fatto per la sua fede, dato che van Gogh aveva insultato l’Islam.

L’orientalista Hans Jansen[54] dell’università di Leiden ha scritto un’analisi della lettera[55] di Bouyeri, in cui diceva che “il parlamentare Ayaan Hirsi Ali, così come tutti gli altri parlamentari, non ha voglia di morire per difendere il suo seggio al Parlamento. I musulmani come Bouyeri, invece, sono felici di dare la loro vita per quella che credono essere la giusta causa. Ciò è un vantaggio strategico dell’Islam contro i suoi oppositori. Quelli che non credono nel martirio non hanno alcuna voglia di diventare martiri, cosa che influisce nel conflitto tra Islam e non musulmani.”

Uno studio del 2006[56] ha rivelato che il quaranta per cento dei giovani marocchini nei Paesi Bassi rifiuta i valori occidentali e la democrazia. Il sei o sette per cento è pronto a usare la forza per difendere l’Islam. La maggioranza di loro si oppone alla libertà di parola per le affermazioni offensive, particolarmente le critiche verso l’Islam. Si suppone che i musulmani degli altri paesi abbiano idee simili.

Questo tipo di intimidazioni ha dato i suoi frutti. Nel novembre 2006, l’editore Scholastic Australia ha deciso di smettere di pubblicare il suo libro Army of the Pure[57] dopo che le librerie hanno smesso di venderlo dato che il “cattivo” della storia era un terrorista islamico, due personaggi erano di origine araba e la trama parlava di un gruppo di terroristi islamici. Questa decisione è ancora più strana se paragonata alla scelta di pubblicare The unknown terrorist di Richard Flanagan e Underground di Andrew McGahan in cui i terroristi erano rappresentati come vittime di malvagità da parte dell’occidente. The Unknown Terrorist descrive Gesù come il primo attentatore suicida della storia. In Underground, i musulmani vengono massacrati o deportati nei ghetti mentre l’Australia viene devastata dalla guerra al terrorismo.

Il poeta siriano Ali Ahmad Sa’id, noto con lo pseudonimo di Adonis[58], scriveva che “se gli arabi sono così inetti da non riuscire a essere democratici da soli, allora non lo saranno mai tramite gli interventi degli altri. Se vogliamo essere democratici, dobbiamo diventarlo per conto nostro.” Secondo Adonis, la struttura stessa della società araba è basata sulla schiavitù e non sulla libertà: “Alcuni hanno paura della libertà. Quando sei libero, devi affrontare la realtà, il mondo intero. Devi risolvere tutti i problemi da solo. Invece, gli schiavi possono stare tranquilli e non doversi gestire i problemi. Così come Allah risolve tutti i nostri problemi, così tutti i nostri problemi sono gestiti dal dittatore.”

Ciò è vero, ma questa paura della libertà non è prerogativa dei musulmani. Nel suo libro The True Believer, il filosofo Eric Hoffer scrive:

La libertà causa quanti problemi quanto ne risolva. La libertà di scelta piazza tutta la colpa dei nostri fallimenti sulle nostre spalle. Dato che con la libertà si possono fare tanti tentativi, si possono anche ricevere fallimenti e frustrazioni. (…) Ci uniamo a un movimento per sfuggire alle responsabilità individuali oppure, come dicevano i giovani nazisti, per essere liberi dalla libertà. I gerarchi nazisti si sono dichiarati non colpevoli dei crimini che hanno commesso, e non lo hanno fatto per ipocrisia. Loro stessi si sentivano indignati quando si provava a fargli assumere la responsabilità degli ordini che seguivano. Loro si erano uniti al partito nazista proprio per essere liberi dalle responsabilità.”

Secondo Adonis, “Perdonatemi se lo dico, ma il musulmano di oggi con la sua interpretazione dei testi religiosi è il primo a distruggere l’Islam, mentre quelli che criticano l’Islam, per quanto li si chiami infedeli o miscredenti, sono quelli che percepiscono nell’Islam la vitalità che potrebbe adattarlo alla vita. Questi infedeli servono l’Islam meglio dei credenti.”

Non sono sicuro se sono d’accordo. Anche se forse la paura della libertà è un tratto comune, sembra più frequente nelle società islamiche. Forse questa mentalità da schiavo di cui parla Mr. Adonis è causata proprio dall’Islam?

Ibn Arabi (d. 1240), il “più grande tra i maestri Sufi,” chiamava hurriyya [libertà] “la schiavitù perfetta verso Allah”. Il sito islamico Islam Q & A[59] definisce la nozione di schiavitù nell’Islam:

Lo al-’aabid, è uno che ubbidisce ad Allah e ne segue gli ordini. Tale termine si usa solo per i credenti, perché il credente è il vero schiavo di Allah e si sottomette solo a Lui e Lo riconosce dai Suoi Nomi e dai Suoi Attributi, e non associa niente a Lui. Essere schiavi di Allah è un onore, non un’umiliazione. Chiediamo ad Allah di prenderci tra i Suoi schiavi.”

Se i musulmani sono gli “schiavi di Allah”, allora per loro gli apostati sono schiavi fuggitivi da rintracciare e punire, come veniva fatto per gli schiavi fuggitivi del passato. Il Dr. Younus Shaikh[60], razionalista pakistano e fondatore dell’organizzazione dei razionalisti del Pakistan, è stato condannato per blasfemia, un crimine che in Pakistan viene punito con la pena capitale. Tale accusa deriva dal fatto che ha affermato che Muhammad non è diventato musulmano fino ai quarant’anni, nel 610. I suoi genitori, invece, non sarebbero stati mai musulmani dato che sono morti prima che l’Islam nascesse. Grazie alle pressioni internazionali la condanna è stata revocata e adesso Shaikh vive in esilio in Svizzera.

Secondo il Dr. Shaikh, “L’Islam è un crimine organizzato contro l’umanità!” Queste potrebbero essere parole brusche, ma ha tutto il diritto di dirle. Come dice Mr. Adonis, “Non ci può essere una cultura vivente se non è possibile criticarne le basi, ossia la religione.” Ciò significa che i musulmani devono imparare ad accettare le critiche alla loro religione prima di poter avere una società libera. La libertà di parola è la più importante di tutte, ed è necessaria per una società democratica. Il mondo islamico non conoscerà mai la libertà fino a che i musulmani non potranno criticare apertamente la religione o lasciarla senza timore per le proprie vite. Questa libertà deve essere valida non solo in posti come la Svizzera o gli USA, ma anche in Pakistan, Iran o Arabia Saudita. Tale idea rimane ancora un’illusione all’orizzonte. Molti musulmani cercano di inventarsi un’interpretazione distorta dei concetti islamici nel tentativo di renderli compatibili con la democrazia. Tale interpretazione non ha niente a che vedere con la versione originale del Corano o delle Hadith.

Muhammad Al-Mukhtar Ash-Shinqiti[61], direttore del centro islamico del Texas, afferma che: “Un altro dei valori importanti è il sistema di controlli con cui i poteri sono distribuiti e separati in modo che ognuno sia indipendente e possa tenere gli altri sotto controllo. Nella terminologia coranica, ciò si chiama al-mudafa’ah, un concetto islamico molto importante dato che protegge la società dalla corruzione. L’onnipotente Allah dice Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature. (Corano, 2:251)”

Questa idea del porre gruppi di persone in opposizione non ha niente a che fare con l’idea occidentale di una serie di leggi e regole scritte in una Costituzione. Con “corrotta” in questo caso si intende dire “inquinata da influenze non islamiche”, non “soggetta ad abusi di potere”.

Un altro di questi concetti è lo shura, traducibile come “consultazione”, e si trova nel versetto 42:38, “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…” e nel versetto 3:159 “… Consultati con loro sugli ordini da impartire …” Secondo Ja’far Sheikh Idris[62], professore di studi islamici a Washington, “in generale, la democrazia è la stessa cosa dello Shura.”

In realtà, lo shura non è mai stato formalizzato. Anche i dittatori più autoritari e brutali, come Stalin o Mao, si “consultavano” con alcuni di tanto in tanto. Anche Genghis Khan si “consultava” con qualcuno mentre massacrava mezza Asia. Il fatto di “consultarsi” di per sé è senza senso. La “consultazione” è solo retorica, se non ci sono regole formali che costringono il dirigente a tenere conto del bene del popolo e sanzioni che lo colpiscano se non lo faccia.

I Sunniti parlano dei quattro califfi ortodossi, Abu Bakr, Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib, tutti quanti ex amici personali di Muhammad. Il loro regno terminò con l’assassinio di Ali nel 661. A questo punto il Califfato passa da Medina alla dinastia Umayyid a Damasco. Nel 750 la dinastia Abbasid a Baghdad prende il Califfato, dove rimarrà fino al saccheggio di Baghdad da parte dei Mongoli. Formalmente, il califfato resterà vivo per secoli, anche se i califfi non avevano alcun potere vero e proprio. Nel 1924 il leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk lo abolirà formalmente.

In un saggio pubblicato sul giornale The Guardian[63], Osama Saeed, portavoce della Muslim Association of Britain proponeva la restorazione del califfato, affermando che tale istituzione sarebbe perfettamente compatibile con le istituzioni democratiche:

“Per ora la visione di un nuovo califfato riconosciuto dai musulmani di tutto il mondo sembra un’utopia. Persino l’idea di instaurare un’area di libera circolazione di merci e personale attraverso gli stati islamici sembra troppo estremista. Però è un’utopia che ci serve, e che dovrebbe essere sostenuta dal supporto americano e britannico, se vogliono veramente aiutarci nello sviluppo del mondo musulmano. La rinascita di una civiltà musulmana sarebbe un miglioramento per tutto il mondo.

Irfan Husain[64] ha criticato il saggio di Saeed nel giornale pakistano Dawn. Secondo lui ci sono delle grosse omissioni:

“Intanto, chi deciderebbe qual’è il candidato più adatto? Un indonesiano ha poco in comune con un turco, a parte la fede. In verità, la religione è solo uno degli aspetti dell’identità di una persona. Esistono altri fattori altrettanto importanti, come la lingua, il gruppo etnico, le condizioni socioeconomiche e tante altre cose. Non ha senso dare per scontato che solo perchè uno è un musulmano dovrebbe ubbidire a una persona dall’altra parte del mondo solo perché si fa chiamare Califfo. Forse ci si dimentica di quanto fosse tenue l’autorità di molti dei Califfi.”

The Christian Science Monitor[65] ha intervistato un gruppo di seguaci di Hizb ut-Tahrir, il partito della liberazione in Giordania. Secondo loro, un singolo stato islamico che vada dall’Indonesia al Marocco porterebbe la prosperità ai musulmani e gli permetterebbe di conquistare l’occidente. “L’Islam obbliga i musulmani a raggiungere posizioni di potere in modo che possano intimidire, non dico terrorizzare, i nemici dell’Islam”, dichiara Abu Mohammed, un attivista di Hizb ut-Tahrir. “Se dopo le discussioni e le negoziazioni continuano a rifiutarsi, la nostra ultima risorsa sarà una Jihad per la diffusione dello spirito islamico e del dominio islamico”, continua sorridendo. “Questo è nell’interesse di tutte le genti, per liberarle dall’oscurità e portarle verso la luce.”

Durante una conferenza in Australia del gennaio 2007, Ashraf Doureihi[66], ha sottolineato l’importanza della fondazione di uno stato islamico:

“E’ importante che ci si muova in tutto il mondo musulmano per arrivare a questo cambiamento, anche se ciò richieda una rivolta urbana o un colpo di stato militare.” Secondo Wasim Durie, portavoce di Hizb ut-Tahrir la conferenza era rivolta alla discussione di metodi per la creazione di un’entità sovranazionale islamica. “Quello di cui stiamo discutendo oggi non è solo il destino del mondo islamico, ma di tutta l’umanità.” Il governo australiano si è rifiutato di rendere illegale il gruppo, nonostante esso incitasse varie volte alla guerra civile [67].

E’ facile dire che si tratta solo di estremisti, ma come dice Robert Spencer[68], anche se questi estremisti non hanno alcuna possibilità di fondare un califfato non vuol dire che non siano pericolosi:

“Il fatto che l’URSS non avesse alcuna possibilità di diffondere il comunismo in tutto il mono non vuol dire che non fosse pericolosa. Queste persone così istruite non hanno capito che Al-Qaeda e gli altri gruppi sono in grado di causare problemi enormi e gravissimi nel loro tentativo di fondare un califfato mondiale. Il fatto che non abbiano alcuna possibilità di successo non vuol dire che non possano causare danni.”

Lo scrittore Abid Ullah Jan ha scritto un libro chiamato The End of Democracy, molto popolare nel mondo islamico. Jan cita al-Mawardi, un giurista islamico dell’undicesimo secolo che descriveva i doveri del Califfo (pagina 189):

“Second Al-Mawardi, i doveri del Califfo sono la protezione della religione islamica, la soppressione dell’eresia, l’interpretazione e applicazione della legge islamica, la gestione di eserciti alle frontiere per la difesa dell’impero, la promozione della causa islamica tramite l’apostolato verso i non musulmani o la guerra, la gestione di un sistema finanziario efficiente, la nomina e la paga di ministri, governatori, esattori, giudici e altri pubblici ufficiali e infine la supervisione di tutti i dipartimenti dello stato.”

Abid Ullah Jan cita anche il teologo del ventesimo secolo Abul A’la Mawdudi, fondatore del Jamaat-e-Islami in Pakistan (pagina 132):

“Lo stato islamico deve manipolare tutti gli aspetti della vita e delle attività in concordanza con le norme morali e le riforme sociali. In uno stato simile nessuno può dire di avere degli affari privati e personali. Nonostante tutto, questi concetti non rendono lo stato islamico uno stato autoritario o fascista, dato che esso è totalmente differente da uno di quegli stati.” Secondo Mawdudi: “La libertà individuale non viene soppressa e non ci sono segni di dittatura, anzi prende il meglio dei due mondi e rappresenta la società migliore che sia mai stata creata.”

Secondo Jan, “Non vogliono darci la possibilità di sederci con calma e creare uno stato islamico solo perché lo stato islamico ha le potenzialità di mostrare a tutti quale deve essere una società giusta e con tutti i vantaggi che gli stati democratici promettono e basta.”

Qualcuno potrebbe dire che forse il motivo è che lo stato islamico, come Jan stesso dice, ha l’obiettivo di uccidere, sottomettere o convertire tutti i non musulmani del mondo. Inoltre, Jan ammette che non è mai stato trovato un modo adatto per eleggere il Califfo (pagina 191):

“Il Profeta non ha designato un successore e non ha mai suggerito un metodo per eleggerne o deporne uno, agendo in conformità col Corano che non dice assolutamente niente al riguardo.”

Muhammad, nonostante avesse tante mogli, non ha mai generato un erede maschio e non ha neanche designato un successore, oltre a non avere mai ordinato un modo per designarlo. Per questo motivo, alla sua morte i primi musulmani si divisero. Alcuni volevano che il comando passasse ad Husayn, nipote di Muhammad per via di sua figlia Fatima. Husayn diventerà il primo imam degli Sciiti.

Per quanti gli apologeti moderni cerchino di indorare la pillola, è difficile vedere il Califfato se non come una dittatura imposta per diritto divino. Il principio di Montesquieu della separazione dei poteri è del tutto sconosciuto, anzi sarebbe considerato eretico. Anche se con qualche dissenso, l’opinione generale dei giuristi islamici è che fino a che il califfo segue le regole islamiche deve essere ubbidito, dato che una dittatura è sempre meglio dell’anarchia. Anche se il Califfo ha il dovere di “consultarsi” con altri riguardo agli affari di stato, è comunque libero di ignorare i loro consigli. La natura primitiva del governo islamico è terrificante.

Forse gli storici del futuro si chiederanno come mai i leader dell’UE abbiano potuto essere così stupidi nel creare l’Eurabia. Alcuni risponderanno che lo hanno fatto perchè glielo hanno permesso.

Ho sentito alcuni comunisti dire che il sistema sovietico avrebbe potuto funzionare, se non fosse arrivato al comando uno come Stalin. Questa idea è fondamentalmente sbagliata, perché è stato il sistema stesso a invitare leader come Stalin o Mao. Non ci sono leggi e regole che limitino il potere del leader in un sistema comunista. Lo stesso principio vale per il califfato. Secondo Lord Acton: “Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.” Il sistema islamico porta per forza a corruzione e abuso di potere.

Nel 2006 la Commissione Europea[69] (il governo della CE) ha annunciato che avrebbe inviato le proposte per le leggi europee ai parlamenti nazionali per i commenti, ma ha reso chiaro che Bruxelles avrebbe solo “preso nota” dei commenti dei parlamentari nazionali. Il concetto di “consultazione” della UE è che i popoli o i loro rappresentanti possono dare i loro “consigli” e che i governanti possono anche ignorarli. L’UE sarà in grado di integrarsi perfettamente col Califfato, dato che funzionano secondo gli stessi principi.

Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) cita il Dr. Shaker Al-Nabulsi[70], intellettuale giordano, nella critica all’affermazione di Yusuf Al-Qaradawi’s che “la democrazia è l’essenza dell’Islam.”

Secondo Nabulsi, “Lui è uno di quelli che dice che lo Shura [consultazione] significa dare un consiglio al regnante ma non obbligarlo. [Secondo Al-Qaradhawi] il regnante non deve essere deposto nemmeno se pecca o se opprime il popolo, e deve essere ubbidito anche se ti picchia o ti rapina. Il Califfato è rimasto lo stesso dal 632 al 2004, è una forma di governo tribale in cui i potenti si alleano al sovrano, un sistema dispotico, antidemocratico e sanguinario, a parte per i 12 anni in cui hanno regnato Abu Baker e Omar Bin Al-Khattab [primo e secondo califfo]. Dal 661 al 1924 il califfato islamico è stato sanguinario e violento, e il governo di molti paesi islamici è così ancora oggi.”

Nabulsi cita al-Qaradawi dicendo che: “Ci sono quelli che dicono che la democrazia è il governo del popolo, ma il popolo vuole in governo di Allah. Sayyid Qutb nel suo libro The Milestones scrive che l’autorità è quella di Allah, non quella del popolo e che il sovrano è solo il segretario di Allah e il suo rappresentante sulla terra.”

Hassan al-Banna ha fondato la Muslim Brotherhood nel 1928 con l’obiettivo della restaurazione del Califfato. Secondo alcuni, il suo discepolo e successore Yusuf al-Qaradawi non ha cambiato obiettivo. Durante un’intervista col settimanale tedesco Der Spiegel[71], Qaradawi ha dichiarato che: “L’Islam è una sola nazione, esiste solo una legge islamica e tutti i musulmani pregano un solo Dio. Prima o poi, tale nazione diventerà una realtà politica. Rimane da vedere se sarà una federazione di stati, una monarchia o una repubblica islamica.”

In un altro articolo[72], Al-Qaradawi afferma che: “Una società cristiana può accettare la separazione tra Stato e Chiesa, ma una società islamica non può. Il cristianesimo non ha una Shariah o un sistema legislativo a cui i fedeli debbano aderire.” Secondo la legge del Nuovo Testamento, la società cristiana deve: “Dare a Cesare quel che è di Cesare.” (Matteo 22:21).

Invece dato che l’Islam ha un sistema di devozione (’ibadah) e un sistema legale (Shari’ah), accettare la separazione tra Stato e Chiesa significa abbandonare la Shari’ah e per un musulmano ciò equivale all’ateismo e al rifiuto dell’Islam. Accettare la separazione tra Stato e Chiesa invece della Shari’ah è un atto di riddah [apostasia]. Accettare un sistema di leggi secolari e l’uguaglianza di fronte alla legge tra musulmani e non musulmani equivale all’apostasia, e l’apostasia è punita con la morte.

L’intellettuale iraniano l Amir Taheri[73] scrive che, “Nelle lingue musulmane non è esistita una parola per democrazia fino al 1890. I musulmani sono stati costretti ad adottare la parola greca per indicare il concetto:democrasi in Persiano, dimokraytiyah in Arabo, demokratio in Turco. Non è un caso se i musulmani dell’antichità hanno tradotto molti testi greci, ma non quelli sulla politica. Il grande Avicenna ha tradotto la Poetica di Aristotele, ma nessuno ha tradotto la Politica in Persiano fino al 1963.” Secondo Taheri, il concetto che causa più problemi è quello dell’uguaglianza di fronte alla legge: “Questa è un’idea inaccettabile nell’Islam, in cui l’infedele non può essere uguale al fedele.”

“Democrazia significa governo del popolo, oggi detto sovranità popolare. Nell’Islam il potere appartiene solo ad Allah: al-hukm l’illah. L’uomo che esercita questo potere è detto Khalifat al-Allah, il reggente di Allah. Nemmeno il Califfo può dettare legge, la legge è quella di Allah. (…) L’Islam ha il concetto di consultazione, ma solo per i casi specifici e non per l’andamento generale della società.” La sua conclusione è che “L’Islam è incompatibile con la democrazia.” Eppure, in un altro dei suoi saggi, Amir Taheri chiede agli europei la restaurazione dell’Impero Romano[74]:

“Il nord Africa, con le sue spiagge tra le più belle del Mediterraneo, potrà diventare come la Florida, il luogo adatto per i vecchi pensionati europei che vogliono godersi la pensione. In cambio, milioni di giovani potrebbero emigrare verso nord per fornire la forza lavoro necessaria alle economie europee (…) Unire la tecnologia e la ricchezza del nord con la forza lavoro del sud potrebbe rendere la zona euromediterranea l’economia più grande e prosperosa del pianeta.”

Questa idea esiste già, si chiama “Eurabia” ed è già in fase di realizzazione, come dimostra la Bat Ye’or[75]. Non è stata una buona idea. Se Taheri stesso ammette che l’Islam è incompatibile con la democrazia, quale sarà l’impatto di masse di persone con ideologie incompatibili con la democrazia sulle democrazie? In generale Amir Taheri scrive brillantemente, ma in questo caso ha perso la coerenza. Secondo il sito Islam Online[76], “L’Islam non è una religione nel senso moderno e corrotto del termine, ossia una che rientra solo nella sfera privata dell’individuo. L’Islam è uno stile di vita, ossia qualcosa che influisce su tutti i campi dell’esistenza. L’Islam offre una guida per tutti gli aspetti della vita, individuale e sociale, materna e morale, economica e politica, legale e culturale, nazionale e internazionale.”

Una frase comune tra i musulmani è Din wa Dawlah, religione e Stato. Nel 2005, dopo le elezioni parlamentari, Younus Qanooni[77], membro fondatore dell’alleanza afghana che ha aiutato gli USA ad abbattere il regime talebano nel 2001, ha dichiarato che il suo paese non avrà mai una democrazia secolare. “Gli afghani non accetteranno mai un sistema secolare o liberale. L’Islam è il sistema presente e futuro dell’Afghanistan.” Nonostante ciò, ci sono soldati che rischiano la vita e civili che pagano le tasse pur di fondare tale sistema.

Questa idea così ingenua di democrazia è la regola, non l’eccezione. In un memo, il dipartimento di stato americano[78] ha ordinato all’ambasciata al Cairo di stabilire un dialogo con i gruppi religiosi, dato che scontrarsi con loro porta solo ad altri attacchi contro gli interessi americani. Inoltre, hanno consigliato Washington di fare pressione sul governo egiziano per la concessione di più potere politico alla Muslim Brotherhood. Tutto questo, nonostante molti dei peggiori terroristi al mondo siano stati addestrati dalla Muslim Brotherhood. Il Dr. Ahmad Al-Rab’i[79], ex ministro dell’educazione del Kuwait, ha dichiarato che “I fondatori dei gruppi fondamentalisti sono stati addestrati dalla Muslim Brotherhood, e quelli che hanno lavorato con Bin Laden e Al-Qa’ida sono stati sostenuti dalla Muslim Brotherhood.”

Anche lo scrittore Tarek Heggy, dichiara che: “La Brotherhood si oppone alla nozione di uno stato democratico, chiedendo invece un governo islamico basato sulla Shura (assemblea costituente), la venerazione del sovrano e l’investitura di una Guida Suprema. In questo, sono vicini al modello stabilito dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini in Iran. (…) La Brotherhood chiede un sistema costituzionale e legale basato sui principi della Shariah, incluse le punizioni corporali (lapidazioni, frustate, amputazioni.)

L’unico luogo dove c’è stato un movimento verso un Islam democratico è la Danimarca. Tra tutte le nazioni occidentali, la Danimarca è quella che ha organizzato maggiore resistenza popolare contro l’islamizzazione. Il parlamentare di origini siriane Naser Khader[80] ha lanciato una rete chiamata Democratic Muslims, i cui membri devono firmare una dichiarazione in cui affermano di opporsi alla Shariah. Secondo Khader “La libertà di parola è l’anima della democrazia, e se la togli la democrazia muore.” Sembra che l’impegno di Mr. Khader sia sincero. Il problema è che i suoi oppositori musulmani siano altrettanto sinceri nelle continue minacce di morte che gli hanno inviato. Un documentario francese girato con telecamera nascosta[81] ha ripreso un imam mentre suggeriva che se Khader fosse stato nominato ministro per l’integrazione avrebbe potuto attrarre un attentatore suicida. Raggiunto in un secondo momento, l’Imam ha detto che stava scherzando. La rete ha delle buone idee, tra le altre i Dieci Comandamenti della Democrazia[82], tra i quali:

1. Separazione tra politica e religione, in cui la religione non sia sopra le leggi della democrazia.

2. Rispetto per l’uguaglianza di fronte alla legge, quale che sia il sesso, il gruppo etnico, l’orientamento sessuale o le credenze religiose.

3. Nessuna incitazione all’odio, e nessun odio nei nostri cuori.

4. Nessun incoraggiamento alla violenza, non importa quanto sia grande la frustrazione o giusta la causa.

5. Rispetto verso tutte libertà di espressione, anche per quelle che non ci piacciono.

Il problema è che solo una piccola minoranza[83] dei membri dei Democratic Muslims sono musulmani. Gli altri sono tutti non musulmani. Inoltre, i musulmani in Danimarca sono più interessati ad approfittare del sistema democratico che nel sostenerlo. Secondo il Copenaghen Post[84], Wallait Khan è stato eletto consigliere per il Liberal Party a Copenaghen, solo per passare al the Socialist People’s Party, cosa che gli ha permesso di fondare una coalizione di sinistra. Khan ha fatto campagna elettorale anche in Pakistan. Secondo Khan ci sono state sei persone elette in Pakistan nonostante avessero residenza in Danimarca. “Noi pakistani in Europa abbiamo una competizione tra chi ha più posti di sindaco tra città in Danimarca, in Norvegia e in Inghilterra.”

Il European Council for Fatwa and Research, comandato da Yusuf al-Qaradawi, sta scrivendo una costituzione musulmana per l’Europa[85], con legislazione sovranazionale. Secondo Tina Magaard dell’università di Aarhus, ci sono decine di anni di lavoro dietro queste ambizioni. Sono anni che i gruppi islamici cercano di stabilire il controllo tra le comunità di immigranti, e in alcuni casi hanno ottenuto il supporto dei governi locali. Secondo la Magaard, “Gli imam e gli islamici considerano questa cooperazione come un trasferimento di poteri. Ora sono loro a comandare.”

Anche senza l’Islam, una democrazia diretta senza regole non è sempre una buona idea. Ad esempio, si può ottenere il voto di una grossa fetta della popolazione promettendogli di dargli i soldi appartenenti ad un’altra fetta della popolazione. Appena arrivato al potere, un presidente può dissolvere le regole e fare in modo da ottenere una rielezione assicurata. Nel febbraio 2007, il presidente venezuelano Hugo Chavez[86] ha avuto il comando per decreto presidenziale, in modo da creare uno stato socialista. Secondo alcuni, ciò manderà il Venezuela in uno stato di dittatura. Il presidente dell’assemblea nazionale Cilia Flores ha applaudito con le parole “Patria, socialismo o morte”, mentre centinaia di seguaci di Chavez sventolavano striscioni con su scritto “Il socialismo è democrazia”.

Bruce Bawer[87], autore del libro While Europe Slept, ha notato che il The Economist Intelligence Unit ha assegnato il titolo di paese più democratico del 2006 alla Svezia. Secondo Bawer, “Per chi conosce la situazione, ciò non è solo sbagliato, è orribilmente male informato. Anche se due terzi degli svedesi non credono che l’Islam sia compatibile con la società occidentale, non si può parlare pubblicamente di questo argomento.” Per citare il commentatore Jonathan Friedman, “non si può parlare di immigrazione perché i politici svedesi si rifiutano semplicemente di farlo.”

Secondo Bawer, la città di Stoccolma ha “organizzato un sondaggio tra gli studenti delle medie nel sobborgo di Rinkeby, prevalentemente musulmano. I risultati hanno mostrato che il 17% dei ragazzi ha commesso molestie sessuali, il 31% ha mandato qualcuno in ospedale e il 24% ha commesso furti o ha rubato da un’auto parcheggiata. Queste statistiche sono eccezionali, ma sono state nascoste al pubblico. La Svezia è l’unico paese europeo in cui non c’è nemmeno un membro di un partito critico verso l’immigrazione in tutto il Parlamento.”

I membri del partito Sweden Democrats, che critica le politiche di immigrazione incontrollata, non possono tenere incontri pubblici senza essere attaccati. Ciò avviene da anni, con l’approvazione silenziosa dei politici svedesi. Il giornale svedese Expressen avverte riguardo alla situazione di terrorismo causata dagli estremisti di destra e di sinistra. Il dottore di scienze politiche Peter Esaiasson ha fatto delle ricerche su tutti i movimenti elettorali in Svezia dal 1866 a oggi. Secondo lui, gli attacchi organizzati durante i comizi elettorali del 2006 non hanno precedenti nella storia contemporanea.

Oltre alla censura a livello nazionale, c’è il fatto che le decisioni importanti ormai vengono prese da un’élite di burocrati UE. Se “democrazia” significa un regime in cui i cittadini possono votare per decidere il futuro, allora la Svezia non è una democrazia ma una dittatura multiculturale. Si può votare per un partito piuttosto che per un altro, ma alla fine sono tutti a favore di multiculturalismo e immigrazione incontrollata. Gli svedesi hanno poca influenza riguardo al loro futuro, e non esiste libertà di parola. La Svezia ha solo l’aspetto formale della democrazia, ossia le elezioni. Ciò ci deve ricordare che avere le elezioni non porta automaticamente a una società libera.

Nel 2007 lo storico Bernard Lewis[88], che sembra avere influenzato le decisioni americane di portare la democrazia in Iraq, ha dicharato al The Jerusalem Post that Islam che probabilmente l’Islam sarà presto la forza dominante in Europa[89] e ha consigliato democraticamente di assistere l’islamizzazione tramite “immigrazione e democrazia.”

Nel dicembre del 2006 le autorità austriache[90] hanno fatto rimuovere i Babbi Natale dagli asili. Secondo le autorità, ciò è stato fatto per non fare intimorire i bambini da un estraneo barbuto in piedi davanti all’ingresso, ma molti li hanno accusati di cercare il favore della popolazione musulmana. La battaglia di Vienna del 1683, in cui una coalizione guidata da Re Jan III Sobieski di Polonia ha battuto i turchi Ottomani, è stata l’ultima volta in cui i musulmani hanno minacciato l’Occidente tramite tecniche di guerra tradizionali. Dopo la sconfitta, l’Impero Ottomano sprofondò nella povertà data l’arretratezza tecnologica, causata dal disprezzo musulmano verso il libero pensiero che fa da base per la scienza. La loro mancanza di curiosità è il loro tallone d’Achille, e forse loro hanno trovato il nostro. Questa volta sono già dentro le mura di Vienna.

Alla fine, i musulmani sono stati più bravi nell’infiltrarsi pacificamentre nell’occidente democratico che nel combattere militarmente l’occidente prima della democrazia.

Ibn Warraq avverte che gli islamici vedono la nostra società aperta come un mezzo per infiltrarsi, e teme che finiremo con l’islamizzare la democrazia piuttosto che con il democratizzare l’Islam. Walid al-Kubaisi[91], norvegese di origini irachene e critico della Shariah, crede che Yusuf al-Qaradawi sia più pericoloso di Osama bin Laden:

“In Europa, la Muslim Brotherhood ha scoperto un’opportunità unica, la democrazia. Il sistema democratico lascia spazio alla libertà di religione e di parola, al punto da finanziare le comunità religiose e le organizzazioni religiose. Questo sistema è stato usato dalla Muslim Brotherhood per infiltrarsi nelle comunità musulmane, reclutare membri e costruire la rete di contatti islamici che abbiamo oggi.” Dove Bin Laden usa le bombe, al-Qaradawi usa la democrazia come un cavallo di Troia. La Brotherhood si fa finanziare dai governi europei e usa i finanziamenti per infiltrarsi nel sistema democratico.

Patrick Poole[92] descrive la discussione di un documento chiamato “The Project”, finora riservato ai leader delle agenzie di spionaggio europee. Solo grazie al lavoro di Sylvain Besson, un intrepido reporter svizzero, che le informazioni relative al The Project sono state rese pubbliche. Il documento, trovato durante una perquisizione in una villa di Campione, in Svizzera il 7 Novembre del 2001, include una strategia su dodici punti per una gestione a lungo termine dell’invasione culturale dell’occidente. Tra le strategie raccomandate ci sono:

coinvolgere musulmani idealisti tramite le istituzioni occidentali.

Coinvolgerre governi, ONG e organizzazioni private.

Mettere istituzioni occidentali al servizio dell’Islam

istituire alleanze con organizzazioni progressiste occidentali con obiettivi simili.

Sylvain Besson e Scott Burgess forniscono grossi paralleli tra l’opuscolo di Qaradawi, Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase del 1990, e il The Project. I due documenti sono simili. Nel frattempo, Yusuf al-Qaradawi è stato definito come un “moderato” da gente come il sindaco di Londra Ken Livingstone, durante le cerimonie di una conferenza in UK. Tutto ciò nonostante Qaradawi avesse difeso gli attentatori suicidi, si fosse vantato di come l’Islam avrebbe conquistato l’Europa e avesse incitato l’odio durante le rivolte per i fumetti danesi del 2006. Mohammad Mahdi Akef, leader della Muslim Brotherhood, ha dichiarato di avere fede completa nella conquista islamica di Europa e America. Secondo il Dr. Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, la Brotherhood e le sue organizzazioni satellite usano la strategia della flessibilità:

“Questa strategia richiede che un gruppo di minoranza di musulmani usino tutti i mezzi legali per infiltrarsi nelle istituzioni secolari non musulmane, a partire dalle università. Come risultato, ci saranno laureati musulmani o a favore dell’Islam nella forza lavoro, che si tratti del governo, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, dello spionaggio, delle forze armate e delle istituzioni finanziarie.”

Lorenzo Vidino scrive riguardo alla conquista della Muslim Brotherhood: “Fin dai primi anni ’60, i membri e i simpatizzanti della Muslim Brotherhood hanno cominciato a trasferirsi in Europa e a fondare una rete di moschee, associazioni caritatevoli e organizzazioni islamiche. La cosa assurda è che il fondatore della Muslim Brotherhood, Hassan al-Banna, sperava di usare questi metodi per diffondere il potere dell’Islam in Egitto. Al-Banna non si sarebbe mai sognato che la sua visione sarebbe diventata realtà anche in Europa.”

Douglas Farah nota che una delle attività più importanti tra i gruppi islamici è l’acquisto di beni immobili: “Noi non abbiamo un piano. Loro lo hanno. La storia dimostra che quelli che pianificano, anticipano e hanno una strategia coerente di solito vincono. Noi non stiamo vincendo.”

Nel 2006[93], un giornale norvegese di ispirazione cristiana, il Magazinet, ha ristampato le vignette danesi su Muhammad. Dopo che il leader della Muslim Brotherhood, Yusuf al-Qaradawi, ha incitato agli attacchi verso le ambasciate danesi e norvegesi in Siria con i suoi proclami infiammatori sulla TV araba, il ministro del lavoro e delle politiche sociali norvegese Bjarne Håkon Hanssen ha indetto una conferenza stampa a Oslo. Durante la conferenza Velbjørn Selbekk, editore di Magazinet, ha chiesto perdono in maniera umiliante per avere ristampato quelle vignette. Al suo fianco c’era Muhammad Hamdan leader del consiglio islamico norvegese, che ha accettato le scuse e ha chiesto la cessazione delle ostilità. Il giornalista Bruce Bawer[94] ha scritto che sembrava una scena uscita da una corte di giustizia islamica.

Trond Giske, ministro della cultura e degli affari religiosi, ha incontrato Mr. Muhammad Hamdan pochi mesi dopo e ha annunciato che i finanziamenti statali verso il consiglio islamico sarebbero stati portati da 60,000 corone all’anno a mezzo milione. Ciò rappresenta un incremento del 700% in un anno, e di certo i musulmani lo hanno visto come il pagamento di una jizya. In pratica, le autorità norvegesi hanno riconosciuto formalmente che il paese è sotto dominio islamico. Successivamente, il ministro per il lavoro Bjarne Håkon Hanssen del Labour Party ha dichiarato che l’incremento dell’immigrazione dal Pakistan verso la Norvegia sarebbe favorevole per l’economia. Nel 2005, la maggioranza dei musulmani norvegesi ha votato per il suo Labour Party in 2005, e l’83% di loro ha votato a sinistra. Samira Munir[95], membro del consiglio comunale della città di Oslo, ha avvertito che durante la campagna elettorale c’è stata cooperazione tra i partiti socialisti e le comunità musulmane. “I capifamiglia e le moschee hanno deciso come fare votare le comunità di immigranti, vendendo letteralmente i voti in cambio di finanziamenti. Tali accordi sono sempre avvenuti con i partiti di sinistra.”

La Norvegia è una nazione incredibilmente ingenua. Anche se non tutte le infiltrazioni musulmane sono così, in generale i fatti avvenuti in Norvegia sono simili a quelli successi in molte nazioni democratiche. Forse l’idea più geniale dei partiti di sinistra è stata quella di riinventarsi dopo la Guerra Fredda e trasformarsi in partiti multiculturali e importare i votanti dall’estero[96]. Comprarsi i voti promettendo ai votanti i soldi dei non votanti è una pratica antica, ma che diventa ancora più pericolosa se combinata con l’immigrazione selvaggia. L’immigrazione musulmana può trasformare le democrazie europee in sistemi fallati che crolleranno perchè i nativi non credono di esserne rappresentati.

Il governo turco ha provato a influenzare le elezioni olandesi del 2006 tramite email inviate ai turchi residenti in Olanda. Secondo Paul Belien del The Brussels Journal[97], “Ciò ha creato una situazione in cui gli immigranti nei paesi occidentali sono diventati cavalli di Troia pieni di nazionalismo straniero e di fanatismo religioso.”

Nel 2007, il primo ministro indiano Manmohan Singh, un Sikh, ha dichiarato che le minoranze, in particolare i musulmani, devono avere la precedenza nella distribuzione delle risorse per fare si che i benefici dello sviluppo economico li raggiungano allo stesso modo degli altri. Singh si è dimenticato di dire che quello che gli interessa è il successo elettorale del suo Congress Party, che sta corteggiando il voto degli islamici fin dai tempi del Mahatma Gandhi e di Nehru. I musulmani sono economicamente poveri dappertutto, dall’Europa alla Malesia, cosa che fa pensare che la loro povertà sia dovuta alla loro arretratezza culturale.

I musulmani in India hanno la licenza di praticare una forma ridotta della Sharia[98], e hanno richiesto la possibilità di fare abbassare l’età minima per il matrimonio[99] e per fare decidere le dispute familiari tra musulmani secondo la loro legge. Nel gennaio 2007, il governo indiano ha dato la possibilità di stabilire corti di giustizia islamiche per risolvere dispute tra loro, e che le fatwa emesse da quelle corti non sono in contrasto con le leggi indiane.

Lo studioso K.S. Lal[100] ha analizzato la demografia indiana nel periodo tra l’anno 1000 e il 1525, e ha stimato che durante quel periodo circa 80 milioni di indiani hanno perso la vita durante le guerre con gli islamici. Secondo lo storico N.S. Rajaram[101], “L’India è il luogo dove il dominio islamico ha inflitto tante di quelle ferite sulla classe politica e sulle persone istruite che si continua a vivere in uno stato di terrore continuo (…) L’India ha la libertà politica ma non quella spirituale, i politici e le persone di cultura continuano a comportarsi come sudditi oppressi e non hanno il coraggio di affrontare la verità del loro passato coloniale.”

F. Gregory Gause III, professore associato di scienze politiche presso l’università del Vermont, scrive nella rivista Foreign Affairs[102] che non ci sono prove del fatto che la democrazia riduca il terrorismo, e a tale scopo indica il gran numero di attacchi terroristici in India:

Si può dire che molti di questi attacchi sono stati commessi da pakistani, particolarmente nel Kashmir, ma non tutti gli attentatori erano stranieri. Molti degli attacchi terroristici in India sono avvenuti fuori dal Kashmir e sono stati causati da frizioni tra il governo locale e quello centrale.”

Nonostante i musulmani abbiano massacrato decine di milioni di non musulmani in India negli ultimi mille anni, i musulmani in India godono di diritti speciali e possono seguire una legge religiosa in un paese apparentemente secolare. L’India è stato uno dei primi paesi a bandire i Versetti Satanici di Salman Rushdie dopo la fatwa dell’Ayatollah Khomeini issued nel 1989, censurando la libertà di parola di quasi un miliardo di non musulmani per il timore della violenza dei musulmani.

L’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra era al centro di molte controversie, ma certo che i suoi disaccordi con la comunità musulmana hanno contribuito molto al colpo di stato che lo ha rimosso dal potere nel 2006. Buona parte degli abitanti della Thailandia sono buddisti, ma le provincie meridionali adiacenti alla Malesia hanno una maggioranza musulmana che ha sfollato molti buddisti dalle loro case, decapitato monaci e ucciso insegnanti. Il governo è stato costretto a chiudere circa un migliaio di scuole pubbliche dopo un’ondata di attacchi incendiari e l’omicidio di dozzine di insegnanti[103]. Intanto, un volantino distribuito nella zona[104] dichiarava che “Questa zona dovrà essere liberata e posta sotto il dominio islamico. Questa terra non appartiene alla Thailandia, ma è una zona di guerra come la Palestina e l’Afghanistan. I credenti e i non credenti devono vivere separatamente.” Chulanont Surayud, ufficiale, primo ministro pro tempore e capo della giunta militare che ha deposto il governo regolare nel 2006, ha chiesto pubblicamente scusa[105] per gli eccessi del governo precedente e ha promesso di concedere una legge islamica al sud, particolarmente per il diritto familiare. A giudicare da quello che è successo in India, è poco probabile che concedere la Shariah ai musulmani calmerà le violenze verso i non musulmani. E’ più probabile che i buddisti thailandesi [106] finiranno come profughi nel loro stesso paese mentre il loro governo si piega di fronte ai musulmani, proprio come è successo con gli indù del Kashmir.

Alcuni hanno commentato che “Appena i musulmani saranno una maggioranza, indiranno le elezioni e voteranno per la Shariah.” Tutto il contrario, la Shariah arriva molto prima. Le minoranze organizzate e agguerrite possono ottenere grandi concessioni dalle democrazie. La Shariah è stata già parzialmente stabilita in India, Thailandia, nelle Filippine e in UK. L’aggressività dei musulmani pretende che i non musulmani si sottomettano a loro pur di evitare la guerra civile.

Nel Policy Review, lo scrittore Lee Harris commenta il libro di Andrew G. Bostom’ The Legacy of Jihad. Harris vuole avvertire quelli che non credono nella minaccia della Jihad verso l’occidente, data l’inferiorità tecnologica del mondo musulmano:

“I musulmani non sono interessati a vincere nel senso comune del termine. I musulmani possono vincere semplicemente rendendo impossibile fare funzionare il sistema democratico, creando condizioni tali che la democrazia non possa più funzionare e costringendo l’occidente a scegliere tra il sottomettersi alle loro pretese o la discesa nell’anarchia e nel caos. Si potrebbe chiamare questa situazione come uno scontro tra civiltà.”

Seconod Harris, “In questo tipo di scontro il nemico di un ordine non ha bisogno di essere forte ed efficiente quanto il sistema che vuole combattere, ma gli basta impaurire abbastanza l’ordine da impedirgli di usare il suo potere per il timore di una guerra civile. Si può usare la paura dell’anarchia per paralizzare il sistema politico al punto da rendergli impossibile il controllo del suo stesso territorio.”

Nel settembre del 2006, il professore di filosofia francese Robert Redeker ha pubblicato un articolo in cui dichiarava che: “A differenza di Ebraismo e Cristianesimo, l’Islam è una religione che esalta odio e violenza nei suoi testi sacri e nei suoi rituali.” Per avere affermato che l’Islam è violento, il professor Redeker ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto andare a vivere in incognito con tutta la sua famiglia. Secondo lo scrittore Christian Delacampagne[107], “ci sono parecchi intellettuali e politici francesi che sono disposti a discutere di tutto, tranne che dell’Islam. Riguardo all’Islam, la libertà di parola non esiste più.”

L’avvocato Seyran Ates, ha subito anni di minacce da tedeschi di origine turca per avere difeso in tribunale mogli che accusavano i loro mariti di violenza domestica, e ha dovuto lasciare il suo studio di Berlino perché era diventato troppo pericoloso. La parlamentare italiana Daniela Santanché ha ricevuto minacce di morte per la sua opposizione al velo islamico. In Spagna lo scrittore Gustavo de Arístegui[108], portavoce per il Partido Popular, vive sotto protezione della polizia per aver ricevuto minacce dopo essere stato dichiarato un nemico dell’Islam. Con l’immigrazione musulmana arriva anche una cultura di minacce, denunce e intimidazioni che si diffonde gradualmente nei paesi non musulmani. Quando i musulmani non possono vincere tramite la spada, lo fanno tramite avvocati pagati da finanziatori sauditi. Pochi se la sentono di affrontare un processo lungo e costoso solo per avere criticato l’Islam.

Nel 1998, in Canada, Mark Harding[109] è stato condannato a 340 ore di lavoro socialmente utile (indottrinamento) sotto la guida di Mohammad Ashraf, segretario generale del Islamic Society of North America a Mississauga, Ontario. La sentenza del giudice Sidney B. Linden, motivata dalle leggi canadesi riguardo all’incitamento all’odio, definiva Harding colpevole di “diffusione di notizie false riguardo agli aderenti all’Islam, studiate in modo da diffondere odio e paura tra i non musulmani.” Il crimine di Harding è stato quello di aver distribuito volantini fuori da una scuola pubblica in cui si elencavano atrocità commesse dai musulmani nei paesi islamici e avvertimenti come: “I musulmani che commettono questi crimini non sono diversi da quelli che vivono qui.” oppure “Toronto è sulla loro lista nera.” Nel 2006 la polizia canadese ha arrestato un gruppo di musulmani intenti a pianificare un attentato terrorista contro vari bersagli, tra cui la metropolitana di Toronto. Secondo il controspionaggio, buona parte dei musulmani canadesi coinvolti in attività terroristiche sono nati in Canada.

Il caso di Harding dimostra che ormai dire la verità sui pericoli dell’immigrazione musulmana è un crimine. Queste leggi contro il razzismo sono solo una versione leggera della Sharia, usate per intimidire gli infedeli come Harding quando vogliono criticare l’Islam. La political correctness è solo un assaggio della Shariah che sarà instaurata in occidente. Le leggi contro il razzismo non sono altro che political correctness legalizzata e costituiscono una violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Se si commette lo stesso crimine contro un uomo musulmano si avrà una punizione diversa da quella che si avrebbe attaccando un cristiano, un induista o un ebreo. Alcuni dicono che ciò avviene già nella vita reale, al punto che l’ingiustizia è diventata una cosa comune. Ciò costituisce una perversione della giustizia, simile alla Sharia, che chiede punizioni diverse a seconda della religione e del sesso del colpevole e della vittima. L’Islam è sempre stato ingiusto, e tale ingiustizia sta venendo legalizzata in occidente.

L’omicidio è sempre omicidio, e la vita umana deve essere valutata allo stesso modo. Secondo il multiculturalismo, dobbiamo considerare tutte le culture e le religioni come valide allo stesso modo, anche se non lo sono. Questa perversione dei valori indica che il sistema occidentale di giustizia sta crollando e che il sistema legale sta venendo infiltrato dalla legge islamica.

Zachariah Anani, ex jihadista convertito al cristianesimo, ha tenuto una conferenza a Windsor, in Ontario, sui pericoli dell’estremismo. I gruppi musulmani, tra cui il CAIR (Council on American-Islamic Relations) lo hanno citato in giudizio per avere “diffuso odio nella comunità.” L’ex musulmano Walid Shoebat[110] crede che mettere a tacere Anani crei un precedente legale con conseguenze pericolose sulla libertà di parola in Canada e negli USA. Secondo lo studioso e scrittore americano Daniel Pipes[111], nel 1998 Omar Ahmad, il segretario del CAIR, ha dichiarato davanti ai musulmani californiani che “L’Islam non è in America per essere uguale alle altre fedi, ma dominante. Il Corano dovrà essere la più alta autorità in America e l’Islam l’unica religione.”

Pipes afferma che il CAIR adora fare la vittima [112] ed è “sempre in cerca di offese anti musulmane, che siano reali o immaginarie, spontanee o provocate, grandi o piccole.” Secondo Pipes lo scopo dell’organizzazione è “Rendere gli USA un paese come tanti altri, dove non si può discutere liberamente dell’Islam.” Il CAIR riceve grandi finanziamenti. Nel 2006 i magnati sauditi come il principe Alwaleed ibn Talal hanno contribuito circa 50 milioni di dollari al CAIR. Buona parte di quei fondi sono stati spesi in una campagna mediatica [113] sui media americani. Il CAIR e altre organizzazioni musulmane hanno avuto grande successo nel diffondere il concetto di “Islamofobia” [114] e hanno avuto incontri con rappresentanti di varie istituzioni federali [115], tra cui l’FBI, al riguardo.

Insomma, cosa è esattamente la democrazia? Karl Popper diceva che “personalmente definisco quel tipo di governo che si può cambiare senza la violenza come democrazia, e gli altri come tirannia.” Anche Ludwig von Mises la pensava così: “L’essenza della democrazia non è il fare emettere ed amministrare la legge a tutti, ma il fatto che i legislatori e i dirigenti possano essere cambiati in maniera pacifica senza che avvenga un conflitto.” Storicamente, le democrazie dirette sono state comunità piccole, come le città stato greche in cui è stato coniato il termine. La democrazia più famosa era quella ateniese del quinto secolo prima di Cristo, dove a poco a poco tutti i cittadini hanno avuto diritto al voto (si trattava comunque di una minoranza rispetto a tutti gli abitanti.)

Lo storico John Dunn[116] ha seguito questo processo democratico nel suo libro Setting the People Free: The Story of Democracy, un titolo molto ironico. Secondo Dunn, “Sotto la democrazia i cittadini ateniesi pensavano, a ragione, di governarsi da soli. Le democrazie moderne sono sistemi in cui i cittadini scelgono l’opzione meno sgradevole tra le poche che hanno.”

Platone odiava la democrazia. Aristotele la criticava, ma in modo meno estremista, e approvava il governo dei molti come un buon sistema:

Pagina 47: “Aristotele stesso decise di non chiamaarla democrazia ma politeia, (governo costituzionale). La Politeia si distingueva dalla democrazia non solo da una differenza nello scopo e negli obiettivi (il bene comune, non il bene di un gruppo), ma anche nella struttura.”

James Madison, il primo scrittore della Carta dei Diritti, ha scritto buona parte della costituzione americana e dell’organizzazione del governo, insieme a Thomas Jefferson. Entrambi disapprovavano la democrazia diretta, e Jefferson temeva un “dispotismo elettivo”. Per loro, la forma di democrazia migliore era quella rappresentativa o indiretta. Secondo Dunn, tale sistema non può essere chiamato una democrazia nello stile dell’antica Grecia, dove i cittadini erano coinvolti direttamente nelle decisioni.

Pagina 79: “Non so come si possa chiamare lo stato americano, ma non col nome di democrazia. Un governo rappresentativo è differente da una democrazia non solo nell’autorità che segue, ma anche nei meccanismi istituzionali che lo fanno funzionare nel tempo.”

John Dunn pensa che l’idea del presidente americano Bush di portare la democazia in Iraq e in Medio Oriente per sconfiggere il terrorismo sia un atto di ignoranza ideologica. Forse la parola “democrazia” è diventata così diluita da non avere più senso. Dobbiamo saper fare la distinzione tra la democrazia diretta, che non è sempre un buon sistema, oltre ad essere vulnerabile all’Islam, e la democrazia rappresentativa che deve giostrarsi tra i populismi a breve termine e gli obiettivi a lungo termine.

Nel suo The Case for Sovereignty, Jeremy A. Rabkin descrive come il filosofo tedesco Jürgen Habermas, parla di strutture della legge internazionale e di un’autorità internazionale che controlli e diriga i governi. Rabkin si chiede: “Chi potrebbe controllare o sfidare un’autorità con un potere simile? Anche se ci fosse una Costituzione, chi potrebbe assicurarsi che l’autorità mondiale la segua? Come si potrebbe assicurare la democrazia? Sarebbe giusto se un centinaio di nazioni minori potessero combinare i voti e dettare legge al resto del mondo? Sarebbe giusto se un miliardo di cinesi, un miliardo di indiani e mezzo miliardo di asiatici si unissero in una maggioranza permanente e dettassero legge?”

Nel diciottesimo secolo non esisteva l’ONU o altre leggi sovranazionali. Secondo Rabkin i padri fondatori: “sarebbero stati nauseati al pensiero che il loro governo federale sarebbe stato sottomesso a un’entità internazionale abbastanza potente da dettare legge in territorio americano.” La combinazione di media, legislazioni internazionali e feudalesimo burocratico ha trasformato l’Europa in Eurabia[117]. Ci sono state migliaia di pagine di legislazioni passate senza la conoscenza o il consenso dei cittadini europei. Intanto, l’immigrazione sta cambiando drammaticamente il profilo demografico del continente, nonostante la volontà contraria dei cittadini.

Le rivolte jihadiste in Francia[118] del 2005 hanno dimostrato che ci sono centinaia di ghetti sotto controllo islamico, dove la Francia non ha il controllo del territorio. Lo stato di diritto in Francia è stato seriamente compromesso. I cittadini hanno notato che le tasse che pagano vanno a dei governi che non hanno il controllo delle frontiere, non hanno il controllo del territorio e non riescono nemmeno a offrire un minimo di sicurezza ai propri cittadini.

Bisogna riportare le condizioni necessarie a un sistema democratico, oppure il sistema crollerà. Molti commentatori temono che[119] abbiamo già passato il punto in cui le tensioni possono essere gestite da un sistema democratico e che siamo diretti verso una guerra civile.

La “Racial and Religious Hatred Bill[120]” nell’Inghilterra del 2005 è un esempio da manuale delle vulnerabilità di una democrazia verso l’Islam. Le minoranze possono avere un’influenza spropositata in un sistema democratico, se sono in posizione da fare da “ago della bilancia” in favore di un partito o di un’alleanza. In quel caso, il Labour Party voleva vendere la libertà di parola dei cittadini in cambio del voto dei musulmani. La Camera dei Lords, ossia quella parte del Parlamento inglese che non è stata eletta da nessuno, ha perso sempre più potere negli ultimi decenni ma può respingere le proposte della House of Commons. Alla fine, la Racial and Religious Hatred Bill è passata ma in forma molto diluita grazie all’opposizione della Camera dei Lords. E’ strano come un’istituzione anacronistica e non eletta democraticamente sia quella che si sia comportata in maniera più sensata in questo caso.

I padri fondatori americani temevano un governo della plebaglia, e volevano isolare i rappresentanti eletti in Parlamento da quelli che vedevano come cittadini capricciosi. Capisco questo punto di vista. Dovremmo vedere la democrazia come un mezzo, non come un fine da perseguire religiosamente. Ad esempio, non si dovrebbe basare la legislazione sui capricci di una maggioranza che cambia idea in continuazione. Quello che ci vuole è un sistema bilanciato e ben funzionante. I cittadini non sono sempre stupidi, e la classe dirigente non è sempre intelligente. Sono stati i dirigenti a creare l’Eurabia, non i cittadini. Nel diciottesimo secolo i padri fondatori americani non hanno previsto che i dirigenti stessi potessero decidere di smettere di sorvegliare i propri stessi confini nazionali.

Fino a circa un secolo fa, gli interessi della classe dirigente erano gli stessi delle loro nazioni[121]. In questa società globalizzata, ciò non è più il caso. Molti politici e burocrati non sentono alcun legame sentimentale verso le loro nazioni, ma sono più interessati a corteggiare le organizzazioni sovranazionali e le corporazioni multinazionali, dato che sono quelli che pagano di più. Questa situazione è un fattore importante nella perdita di fiducia tra la classe dirigente e i cittadini di molte nazioni occidentali. Molti cittadini credono, a ragione, di essere stati abbandonati dai loro politici. Il fattore più importante delle democrazie moderne non è il soddisfare i capricci dei cittadini, ma il costringere i rappresentanti dei cittadini a difendere i confini della nazione e a tenere conto della volontà di sovranità popolare da parte della popolazione. Ciò non sarà facile.

Il blogger cinese Ohmyrus[122] (che scrive articoli molto ben informati riguardo all’Islam) scrive sul suo blog “Reforming Democracy” in cui parla dei difetti della democrazia: “Ci sono semplicemente più poveri che ricchi. Ciò significa che i politici possono farsi eleggere semplicemente promettendo di togliere soldi ai ricchi per darli ai poveri. Il risultato è una tassazione ingiusta.” Secondo Thomas Jefferson, “La democrazia cesserà di esistere quando sarà tolta a quelli che vogliono lavorare e data a quelli che non vogliono.” Citazioni come questa, secondo Ohmyrus, mostrano come i padri fondatori della repubblica americana fossero più interessati al concetto di libertà che a quello di democrazia.

Secondo Ohmyrus, le democrazie producono solo soluzioni a breve termine, incapaci di sopportare uno svantaggio momentaneo per avere un vantaggio futuro. In generale, si cerca l’opposto, ossia un vantaggio momentaneo che sarà pagato con brutte conseguenze nel futuro. Le monarchie del diciannovesimo secolo gestivano la macroeconomia meglio dei politici del ventesimo. Le statistiche mostrano come i tassi di interesse, le tasse e l’inflazione fossero più basse, così come il rapporto tra debito pubblico e PIL.

Per lui, ciò avviene percheè i monarchi e i nobili tendono a pianificare sul lungo termine, e non godendo di potere assoluto devono tenere conto della volontà popolare. Il nostro problema non è nei politici, ma nel sistema con cui lavorano. Ohmyrus propone vari rimedi per questa situazione. Ad esempio, il mandato del presidente americano potrebbe essere incrementato a otto anni non rinnovabili.

Secondo il presidente di Singapore Lee Kuan Yew[123], l’economia e la sicurezza del ventunesimo secolo saranno condizionate dalla demografia, non dalla democrazia. Non sono del tutto d’accordo, ma concordo nel credere che nessun sistema politico, democratico o no, può sopravvivere a lungo senza il controllo della sua integrità territoriale e del suo futuro demografico. Tale perdita di controllo è la realtà in molte nazioni moderne. Il pianeta è in mezzo a un’esplosione demografica senza precedenti, oltre che ad un’ondata di migrazioni mai viste prima. Molte nazioni democratiche sono state talmente immobilizzate da leggi senza senso e da ideologie ingenue da avere perso il controllo sulle proprie frontiere. Ciò non potrà durare a lungo senza conseguenze serie.

Un sondaggio del gennaio 2007 ha mostrato che l’82% del popolo inglese credeva che il governo avesse perso il controllo dell’immigrazione, e una percentuale simile di cittadini credeva che il governo stesse mentendo al riguardo. Secondo Sir Andrew Green, presidente del gruppo Migrationwatch[124], ciò rifletteva “un forte risentimento tra il pubblico che sentiva di non avere potuto esprimere le proprie opinioni e di non essere stato consultato su una faccenda di tale importanza per il futuro del paese.” Ciò rappresenta una drastica perdita di fiducia nel governo, particolarmente pericolosa in un momento in cui le autorità stanno ponendo restrizioni sulla libertà di parola. Questa combinazione di fatti potrebbe portare ad un’esplosione di violenza. Come diceva il presidente americano John F. Kennedy, “coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta”,

Anche il blogger Ohmyrus[125] teme questo sviluppo: “Gli europei ci hanno messo un sacco di tempo prima di imparare a risolvere le loro dispute tramite la cabina elettorale. Ciò sta venendo dimenticato a poco a poco. La storia dei cartoni danesi ci mostra che la violenza funziona. Molti governi occidentali si sono fatti intimidire e hanno chiesto scusa o hanno condannato l’autore invece di difendere la libertà di parola. Presto i gruppi che si oppongono all’immigrazione inizieranno a usare la violenza, dato che funziona. Se le democrazie europee non impareranno a gestire le loro tensioni etniche, la democrazia crollerà e si tornerà alla dittatura.”

Alla tirata delle somme, ritengo che il sistema democratico non sia perfetto e che non porti automaticamente alle libertà individuali. Probabilmente le nazioni democratiche dovranno passare attraverso grossi cambiamenti se vorranno sopravvivere come tali. Gli obiettivi da seguire sono:

Un sistema equilibrato e ben funzionante, che garantisca la libertà di parola

Limitazioni al potere dei dirigenti

Una legge uguale per tutti.

Nessuno di questi concetti è compatibile con la Shariah.

I musulmani non temono il voto. Ad esempio, l’organizzazione terrorista palestinese Hamas è arrivata al potere tramite le elezioni. Secondo lo storico Niall Ferguson[126], un sondaggio del 2007 svolto tra diecimila musulmani in dieci paesi differenti ha rivelato che i fondamentalisti islamici sono più a favore della democrazia dei moderati: “più diventano ricchi, più preferiscono il fondamentalismo. I fondamentalisti vedono la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere.”

I musulmani temono la libertà di parola, vogliono intimidire i critici mentre continuano con la loro conquista demografica tramite immigrazione e famiglie numerose. Finora i musulmani hanno avuto successo. Il nostro sistema demografico premia i gruppi con alto tasso di natalità, e i musulmani hanno il tasso di natalità più alto di tutti. Non si può fare funzionare una democrazia in un paese islamico, a meno che con “democrazia” non si intenda il semplice atto del voto senza restrizioni al potere statale e senza protezioni per le opposizioni. Tale forma di “democrazia” è solo una folla urlante. La democrazia nel suo senso vero e proprio include un governo costituzionale, una giurisprudenza secolare, uno stato di diritto e uguaglianza di fronte alla legge, oltre che libertà di parola. La vera democrazia è incompatibile con l’Islam, e cercare di esportarla nei paesi islamici è uno spreco di tempo e di soldi.

I non musulmani hanno sbagliato obiettivo. Cercare di esportare la democrazia in un paese islamico come l’Iraq è inutile. Come dice il blogger americano Lawrence Auster[127], dobbiamo proteggere le nostre democrazie contro l’Islam. La scrittrice Diana West[128] ha scritto che ci vuole una difesa contro la Sharia, non una diffusione della democrazia. L’Islam è incompatibile con tutte le libertà umane, ma è capace di approfittare delle debolezze del sistema democratico e distruggerlo dall’interno.

Ho suggerito una strategia di contenimento globale [129] verso il mondo islamico, includendo la cessazione dell’immigrazione musulmana. Ciò costringerebbe i musulmani ad affrontare i fallimenti del loro sistema culturale. Bisogna sfidare il proprio nemico dove è debole. L’Islam non tollera la libertà di parola, dato che è la sua debolezza più grande. Gli USA sono in condizioni di affrontare questa sfida, hanno ancora una percentuale relativamente bassa di musulmani e un sistema di protezione della libertà di parola. La cosa che i musulmani temono di più in America è il primo emendamento. Questa regola, inclusa saggiamente dai padri fondatori nella Carta dei Diritti, assicura che l’individuo abbia libertà di parola contro la tirannia della maggioranza.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere il loro primato morale, devono sfidare la censura e le intimidazioni dei musulmani. La Cina e la Russia non sono interessate ad aiutarci, e l’India deve gestire la “quinta colonna” dei suoi cittadini islamici. L’Europa è controllata da un’élite Eurabica che non ha voglia e tempo per proteggere la libertà di parola dalle intimidazioni dei musulmani. Questo è il motivo per cui ci sono europei che sono andati a cercare libertà di parola e opinione sui siti americani, come Robert Spencer su JihadWatch.org o Charles Johnson su Little Green Footballs[130].

Proteggere formalmente la libertà di parola è importante, ma va combattuta anche la censura sociale e informale. Insomma, dobbiamo liberarci dalle catene del multiculturalismo e della Political Correctness se vogliamo che il nostro sistema democratico sopravviva agli attacchi musulmani contro la nostra libertà.

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La felicità dell’emigrante (bestemmiante)

Ultimamente ho avuto poco da fare, e ho provato ad occupare il tempo frequentando alcuni gruppi di emigranti italiani.

OK, è stata un’idea degna di Tafazzi, lo ammetto. Contenti?

 

Una cosa che mi ha fatto pensare è il fatto che non tutti tutti sono andati via semplicemente per lavoro, soldi e così via. OK, il lavoro e i soldi sono fondamentali, ma non sono il 100% della vita di una persona (almeno non di una persona con un minimo di umanità). Per molti la scelta di emigrare è anche una faccenda di felicità.

In che senso?

Quando passa la fase iniziale, in cui l’emigrante è convinto di avere trovato il Paradiso, cominciano a venire fuori le magagne del paese in cui si è emigrati. Diciamo la verità, il paese perfetto non esiste, e ci sono paesi con problemi GROSSI. In qualunque paese si vada, ci sarà sempre qualcosa che non andrà bene e che in Italia funziona indiscutibilmente meglio. Per dirne una, qui in UK c’è una cultura decisamente di merda: l’inglese medio è stronzissimo, arrogante, chiuso e vanitoso come se fosse chissà chi. Gli stessi inglesi sono i primi a dire “British people are cunts” e a consigliare di non prendersela troppo quando gli altri si comportano male senza alcun motivo sensato. Se dovessi fare i conti, potrei elencare un sacco di cose che proprio non vanno in Inghilterra:

  • Gli inglesi sono una razza di bevitori, ma non bevitori allegri come i veneti o i polacchi. L’inglese non beve per apprezzare la serata o per godersi la bevuta, l’inglese beve di brutto in modo da stordirsi, vomitare e collassare, magari dopo avere preso a legnate un poveraccio che passava da quelle parti per caso. Avete presente Begbie di Trainspotting? E’un buon esempio di inglese.
  • Se si escludono le grandi città, in generale la provincia inglese è un cagaio post-industriale soffocato da miseria, disperazione e fabbriche dismesse.
  • L’underclass inglese è orrenda, una massa di miserie umane perpetrate da un sistema di benefits che ha dato di matto e ha reso impossibile uscire dalla condizione di povertà e di dipendenza dagli aiuti statali.
  • Il fondamentalismo islamico è una minaccia seria.
  • In città, la qualità dell’aria è tremenda, anche se non al livello di Roma o Milano.

E tante altre che non vi sto a raccontare. Come mai rimango qui, nonostante ci siano tutti questi problemi?

PERCHE’ QUI SONO FELICE, CAZZO!

Questo è quello che conta. Ci sono cose che non vanno ovunque. Se uno dovesse stare a pensare alle cose che non vanno, troverebbe difetti ovunque. Ci sono persone emigrate in posti che hanno problemi gravissimi, oppure in posti oggettivamente più poveri dell’Italia. Ma sono felici, stanno bene, e questo è quello che conta. Ognuno ha i suoi motivi per emigrare (o per non emigrare), e se riesce a trovare la felicità in un altro posto, allora ha fatto bene ad andarsene. Questo è il motivo per cui sono critico verso quelli che se ne partono per emigrare solo per motivi di lavoro. Uno che se ne va solo per il lavoro si troverà malissimo, non si integrerà mai, e appena possibile se ne tornerà in Italia. L’unico che è disposto a sconvolgere completamente la sua vita e a cambiare tutto, è quello che in Italia si trovava male. Vuoi per la corruzione, vuoi per la mentalità della gente, vuoi per la politica, vuoi per il familismo amorale, vuoi per l’ignoranza, vuoi per il calcio, il motivo non conta. Solo l’irrequieto che si è irrimediabilmente scassato la minchia dell’Italia se ne andrà e riuscirà a prosperare. Quello che va via per lavoro, tornerà indietro presto o tardi.

Questo è il motivo per cui si vedono tanti emigranti felicissimi, anche se fanno un lavoro non molto diverso da quelli che facevano in Italia. Probabilmente non tornerebbero in Italia nemmeno se gli offrissero un posto migliore e un costo della vita più basso. Ovviamente, non se la sentono di fare questo discorso agli italiani che sono rimasti in Italia, quindi rispondono sempre di essersene andati via per motivi di lavoro. Ci sono molti italiani che si trovano bene nella cultura italiana, e a questi è inutile spiegare che tale cultura a molti può semplicemente non piacere e apparire come una tortura cinese. Ricordo quando un terrone mi ha detto: “Palermo fa schifo, ma mi ci trovo bene. Qui a Palermo sono felice come un porco in mezzo alla merda!” Mai paragone fu più azzeccato!

In tutte le culture ci sono gli “irrequeti” che non si trovano bene con la cultura locale, o che hanno voglia di provare un altro tipo di vita. Chi si trova bene nella cultura italiana ci starà, anche senza soldi e senza lavoro. Chi ci si trova male se ne vorrà andare, anche se fuori dall’Italia ci sono situazioni brutte e cose che non vanno. Questo significa che gli italiani della “diaspora” non torneranno mai, se non in vacanza.

Conclusioni

Concludendo, finitela di scassare la minchia riguardo all’emigrazione. Chi vuole andare va, e non torna. Chi non vuole andare resta, oppure va via per il minimo necessario. Questa generazione si è persa, la vita in Italia è diventata talmente opprimente che se ne sono scappati tutti proprio perchè gli avete triturato la minchia.

Non avete caputo un cazzo? Vabbè, non preoccupatevi, metto una bella cicciona tettona così almeno vi rifate gli occhi!

Un porco ateo contro cristiani e musulmani!

Mi domando quanti merdosissimi gruppettini di finti atei e di meme tradotte a cazzo di cane si copieranno queste vignette. Sappiate che non me ne fotte un cazzo, non ho neanche messo il watermark alle vignette, quindi potete copiarvele tranquillamente. Ricordate solo che vi considero come la basilica di S.Pietro o come la Kiblah: un buon posto dove cagare!

 

 

 

 

 

 

 

Teste di minchia part 12 – Un dialogo con uno delle Risorse Umane

Cari amici, mi sono trovato a leggere un articolo scritto da uno che lavora nel campo delle Risorse Umane.

Premettiamo che da tecnico ho sempre avuto un rapporto particolare con quelli delle Risorse Umane (HR). Mentre il tecnico parla di macchinari, di costi, di pezzi di ricambio e di consumi energetici, lo HR ammorba la minchia con cose utilissime tipo sinergia, empowermentnetworking e domande stile “che tipo di dinosauro vorresti essere?” Forse avrete capito che il mio rapporto con le HR è problematico. Mettiamola così:

 

Questo sono io
Questi sono gli addetti alle HR. Chiaro, no?

 

 

L’articolo in questione era questo:

https://nichilismomonamour.wordpress.com/2017/03/25/il-lavoro-e-la-forza-dei-legami-deboli/

Per chi non avesse lo stomaco di leggerlo, in generale dice che la raccomandazione è una cosa buona e giusta, dato che una percentuale molto alta di raccomandati viene chiamata al colloquio di lavoro, oltre ad avere più successo al colloquio.

Ma in nome di San Giuseppe santo patrono dei mariti cornuti e dei segaioli, siamo nel ventunesimo secolo del cazzo e mi trovo a leggere puttanate simili? Proviamo a fare opera di carità, facciamo finta di trovarci di fronte a un addetto alle HR e di dovergli spiegare come funzionano le cose al di fuori dei suoi sogni malati causati dallo sniffare continuo di bianchetto e di toner da stampante.

Il dialogo

Addetto alle HR

Ciao, sono Gianpiero Brambilla, milanese doc e addetto alle HR! Penso che l’inserimento dei raccomandati sia una cosa buona, dato che le statistiche mostrano che i raccomandati hanno più successo ai colloqui. Abbiate pietà di me se non ho capito un cazzo delle statistiche, sono laureato in Psicologia! E’ già tanto se so contare fino a dieci!

Lavoratore non raccomandato

Tranquillo, Gianpiero, siamo qui per aiutarti! Allora, il fatto che i raccomandati vengano ammessi ai colloqui e che li passino più dei non raccomandati vuol dire solo che il Manager (di solito un coglione tale da fare sembrare te una persona intelligente) si fida della raccomandazione e non sa valutare il candidato, o non ha voglia di farlo. Oppure, deve assumerlo perchè sennò quello che gli ha “referenziato” il candidato si incacchia.

Ah, davvero? Rimane il fatto che le referenze vengono usate da tantissime aziende nel mondo anglosassone! Inoltre, nessuno lascia una referenza sbagliata per non fare brutta figura! Il sistema delle referenze è razionale!

La razionalità direbbe che proprio perchè questo sistema viene usato nel mondo anglosassone non andrebbe usato in un paese civile. Ma veniamo al punto: assumere un raccomandato significa trovarsi in ditta uno che non può essere licenziato per non fare uno sgarbo a quello che lo ha “presentato”. Come risultato, avrai un lavoratore che se la prende comoda, che avrà le promozioni e gli incarichi prestigiosi perchè si, e che non potrà mai essere punito o rimproverato quando farà cazzate. Questo aumenta il carico di lavoro su tutti gli altri lavoratori, facendo perdere produttività all’azienda.

Ma ma ma ma… Col sistema delle raccomandazioni si perde molto meno tempo con lo screening dei candidati e dei curricula!

Fare lo screening dei candidati e dei curricula è proprio il tuo lavoro. Capisco che non hai voglia di lavorare perchè sei un obeso di merda e hai a malapena il cervello per laurearti in Psicologia, ma almeno il tuo lavoro, fallo! A parte l’aspetto morale della faccenda, se assumi il raccomandato stai lasciando a casa una persona più qualificata e motivata del raccomandato, facendo perdere altra competitività all’azienda.

Che c’entra? Io faccio il mio lavoro! Non è compito mio rendere l’azienda competitiva!

Ti capisco. Mi rendo conto che ti sei laureato in Psicologia e hai scelto la carriera delle HR proprio perchè sei troppo obeso, stupido e patologicamente pigro per fare un lavoro vero. Fatti dire un’ultima cosa. Secondo te, tutti i lavoratori capaci e competenti che avete lasciato a casa per assumere incapaci raccomandati, dove sono finiti?

Ah, lo sai? Ti prego, dimmelo! Sono mesi che cerco qualcuno che sappia fare il suo lavoro! Metto annunci dappertutto, mi rispondono solo sedicenni con la terza media e laureati al DAMS!

SONO ANDATI TUTTI ALL’ESTERO! E COL CAZZO CHE TORNERANNO! SUCA STA MINCHIA, TU E LA TUA FABBRICHETTA DI MERDA PIENA DI INCAPACI RACCOMANDATI! IL GIORNO IN CUI FALLIRETE E SARETE RILEVATI DAI CINESI PER DIECI EURO IO MI FARO’ LE MIGLIORI RISATE!

Non ho capito un cazzo.

Tranquillo, non mi aspettavo altro da te. Con questo, abbiamo finito. Grazie per l’intervista.

Grazie a te.

Conclusioni

Si dice che le Risorse Umane siano cancro, ma ciò è sbagliato. Non sono cancro, sono cancro misto a Ebola, AIDS e peste bubbonica! Quando il responsabile alle HR dice tranquillamente che preferisce affidarsi alle raccomandazioni invece di smuovere il culone elefantiaco dalla seggiolina e valutare il candidato per quello che vale (ossia fare il cazzo di lavoro per cui viene pagato), vuol dire che si può tranquillamente sostituire il reparto HR delle ditte con uno scimpanzè morto. I rest my case.

Per i laureati in Psicologia qui presenti: sono sicuro che non avete capito un cazzo. Eccovi un bel paio di tettone per distrarvi.

Post Scriptum

Incredibilmente, lo HR mi ha risposto, dicendo che non ho capito la differenza tra il “raccomandato” e il “referenziato”. Secondo lui in un sistema sano il “referenziato” è una cosa differente dal raccomandato, ossia è una persona che ha avuto l’aggancio per entrare ma quando si trova dentro viene trattata alla pari degli altri.

In tanti anni, tutti i “referenziati” che ho visto erano anche dei raccomandati intoccabili che mandavano in merda l’azienda. Ciò vale sia per l’UK che per l’Italia. Non escludo che possa esistere un “referenziato” non raccomandato, e che in caso non sarebbe la sciagura che è. Io non ne ho mai visto uno.

Attacco a Westminster – Il terrorismo Open Source

OK, ragazzi, tanto per cambiare abbiamo avuto un attacco terroristico a Londonistan. Intendiamoci, ritengo Londonistan un tale cagaio che non credo sia possibile peggiorarla se non con un’invasione da parte dei Supplizianti di Hellraiser, ma prendiamo comunque in esame il caso dato che ci tocca un poco tutti.

Il fatto

Il 22 Marzo 2017 il signor Khalid Masood ha noleggiato un SUV Hyundai Tucson ed ha guidato fino a Londonistan. Arrivato al ponte di Westminster è salito sul marciapiedi e ha iniziato a investire pedoni a casaccio. Da notare una rumena che ha fiutato il pericolo e si è tuffata nel Tamigi, salvandosi le chiappe. Come al solito, i rumeni sanno sempre cosa fare quando arrivano i musulmani! Continuando sulla strada Khalid ha girato a sinistra, ha fermato il SUV e ha accoltellato il povero sbirro inglese in servizio al casello d’entrata. Nel caso non lo sapeste, qui in generale gli sbirri sono disarmati. Khalid non ha avuto il tempo di farsi i selfie col cadavere perchè sono arrivati vari agenti in borghese (molto armati) che lo hanno ridotto a un gruviera. Nella foto, le ultime parole del terrorista:

Ciao ciao, Khalid! Che la terra ti sia pesante, e che le 71 vergini siano capre!

L’attentatore

Contrariamente a quanto molti geniacci potrebbero pensare, Khalid non era un immigrato arrivato fresco fresco dal Pakistan, e nemmeno un fanatico religioso. Il nostro amicone è nato e cresciuto in UK, era cittadino UK a tutti gli effetti e aveva condotto una vita normalissima: 52 anni, moglie e figli, convertitosi all’Islam in età adulta e mai coinvolto in attività terroristiche o in episodi di fanatismo religioso. In vita sua aveva avuto varie condanne, ma tutte per reati comuni tipo risse, lesioni personali e possesso di arma da taglio. Insomma, Khalid Masood era tutto tranne che la figura tipica del terrorista, anzi era il prototipo del musulmano occidentalizzato e integrato che se ne fotte altamente dell’Islam e della religione in generale.

Conseguenze

Bene, spero che questo fatto vi sia piaciuto, perchè è meglio se ci facciamo l’abitudine. Gli attacchi del genere saranno sempre più comuni, e non ci si potrà fare mai niente. Khalid era insospettabile fino all’ultimo, anche se un poliziotto lo avesse fermato cinque minuti prima dell’attentato non avrebbe trovato niente di strano in un cittadino inglese di Birmingham che affitta un SUV e va a Londra per farsi i cazzi propri. Anche a perquisirlo, non gli avrebbero trovato addosso nulla di illegale

Mi fanno morire dal ridere quelli che urlano “A E’ COLPA LORO BISOGNA RIMANDARLI TUTI A KASA LORO BASTA KN BUONISMO PADRONI HA KASA NOSTRA”. Ma dove cazzo li vuoi rimandare? Khalid era cittadino inglese nato in UK. Gli attentatori di Parigi erano parigini nati e residenti a Parigi. Che fai, li rimandi a casa? A letto senza cena?

Ci stiamo trovando di fronte un fenomeno pressochè unico nella storia. Di solito gli immigranti delle generazioni successive tendono ad integrarsi e a fregarsene della cultura dei genitori. Invece noi ci troviamo di fronte degli immigranti di seconda o terza generazione assai più radicalizzati dei loro genitori, al livello da rimproverare le loro madri perchè girano senza velo. E’ una generazione perduta, radicalizzata dagli imam locali finanziati dai sauditi, piena di disprezzo per la cultura occidentale e senza neanche la possibilità di tornarsene nei paesi dei loro genitori, con cui non hanno nessun legame.

In pratica, viviamo in una società dove basta veramente un niente per trasformare un cittadino normalissimo in un attentatore suicida disposto a morire, anzi felice di morire, pur di fare danni e andarsene in un lampo di gloria. Come si ferma un nemico del genere? E’invisibile, mortale, e non si fa intimidire da niente e da nessuno. Nessuna condanna penale e nessuna galera lo fermerà nemmeno per un secondo, lui sa benissimo che non ci andrà mai.

Un attentato del genere ha fatto relativamente pochi danni, e nessun danno alle istituzioni. Khalid non è neanche riuscito ad entrare a Westminster. Nonostante ciò, il suo attentato è stato un successo: ha sparso terrore a piene mani, è costato una quantità enorme di soldi e di manodopera allo stato, e ha dimostrato che nessuno è al sicuro. OK, il Parlamento è blindato e non ci entra nessuno, ma non si possono blindare tutte le strade d’Europa e il cittadino europeo ha molta più paura di un terrorista che lo spiaccica per strada che del terrorista che fa saltare in aria il parlamento (anzi, è probabile che nel secondo caso gli darebbe pure una mano).

Il terrorismo “Open Source”

Il cosiddetto terrorismo Open Source è il modo in cui il terrorismo si è adattato alla società blindata e ultracontrollata di oggi. Le forze dell’ordine hanno sventato la quasi totalità degli attentati in grande stile degli ultimi anni. I commandos terroristi con l’appartamento trasformato in officina bombarola vengono arrestati, fatti parlare e incarcerati per anni. I gruppi di terroristi con i capi e gerarchia finiscono SEMPRE per essere scoperti, e i loro capi finiscono SEMPRE in carcere duro. Il terrorista che si organizza da solo senza parlare con nessuno è introvabile. Quello che si scarica i piani per un’arma da Internet è difficile da trovare tra le migliaia che lo fanno, e in ogni caso basta poco per essere introvabili. Quello che usa oggetti di uso comune, come un’auto o un coltello da macellaio è introvabile fino a che non ammazza qualcuno, ma a questo punto il danno è già fatto. Per la cronaca, l’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ciò non è molto credibile.

Alcuni idioti si chiedono come mai il terrorismo colpisce sempre la gente comune e mai “i potenti”. Ma cazzo, che ci vuole a capirlo? Cercare di colpire un potente equivale a farsi seccare dalle sue bodyguards o a farsi mettere in galera appena si pensa di attentare alla vita di un VIP. Un atto di terrorismo che colpisce persone comuni a casaccio spande terrore, e incorre in molti meno rischi dato che le persone comuni sono meno protette dalle forze dell’ordine e non hanno sicurezza privata.

Insomma, non c’è alcuno scampo, a meno che non si trasformi la società in una specie di distopia nazistoide in cui sono tutti controllati ancora più di quanto non siano adesso. Prepariamoci ad un’era di paranoia continua e di panico animalesco, in cui il primo che ti trovi davanti può compiere un massacro senza nessun preavviso e nessun motivo apparente. Siamo nella merda.

Grazie, culona inscopabile!

 

UPDATE

Sembra che il nostro amico sia stato radicalizzato da un predicatore durante un suo soggiorno in galera, ambiente in cui i predicatori wahhabiti amano fare proseliti. Durante il soggiorno al gabbio, sembra che Khalid abbia avuto una “illuminazione” che lo abbia portato a lasciare la moglie, fregarsene delle figlie, andarsi a mettere con una pazza fanatica e dedicarsi all’estremismo. Non sarebbe l’unico ad avere seguito un percorso simile.

 

Fonti

http://www.birminghammail.co.uk/news/midlands-news/khalid-masood-named-birmingham-terrorist-12787878

https://www.theguardian.com/uk-news/ng-interactive/2017/mar/22/westminster-attack-visual-guide-parliament

https://www.theguardian.com/uk-news/2017/mar/23/no-surprise-that-london-attacker-was-born-in-uk